Parrocchia San Giuseppe Lavoratore - Scalea

 

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Il Parroco

29 Agosto 1953 Nasce a Sicilì di Morigerati (SA)

20 Settembre 1953 E' Battezzato nella Chiesa Santa Maria Assunta in Sicilì (SA)

28 Marzo 1971 E' Confermato nella Chiesa San Nicola in Plateis a Scalea (CS)

24 Giugno 1981 E' ordinato Diacono nella Chiesa San Nicola in Plateis a Scalea dal Vescovo Mons. Augusto Lauro

06 Giugno 1982 E' ordinato Presbitero nella Basilica Patriarcale di San Pietro Apostolo in Roma, da S.S. Giovanni Paolo II

 

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23 giugno 2019 - Solennità del SS. Corpo e Sangue del Signore

    Il Pane viene spezzato, il Calice del Vino condiviso è il gesto che ogni giorno ogni sacerdote vive nelle comunità  a lui affidate e per la vita spirituale delle comunità. Sono gesti semplici codificati nei primi anni della comunità cristiana per come San Paolo oggi ci ricorda nella sua lettera ai Corinzi, poiché in quelle comunità erano in atto anche delle devianze sociali, lui avverte l'esigenza di comunicare come si doveva vivere il memoriale della Cena del Signore, quella che noi chiamiamo celebrazione Eucaristica.

Nessun abbellimento rituale solo e semplicemente i Gesti  e le Parole fatte e dette dal Signore in occasione dell'ultima Cena a Gerusalemme: Io ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso: il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: «Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me». Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: «Questo calice è la Nuova Alleanza nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me». Ogni volta infatti che mangiate questo pane e bevete al calice, voi annunciate la morte del Signore, finché egli venga.  Come si può vedere la cornice è quella drammatica del tradimento, la realtà è quella dell'amore condiviso, lo sguardo è proteso in avanti nell'attesa del risorto. E' importante vivere il tutto con grande attenzione e raccoglimento, il silenzio interiore ed esteriore è indispensabile.

     La comunità dei cristiani, vivendo in modo coinvolgente questa realtà. avverte da sempre la presenza di Gesù Cristo risorto e vivo, non il ricordo di ciò che non è più ma l'esserci sempre e ogni giorno per condividere con Gesù i gesti del suo amore e l'impegno di camminare accanto a Lui nel tempo. Anche nei racconti delle apparizioni del Risorto, i discepoli di Emmaus e le apparizioni sul lago,  sono questi Gesti e queste parole a farlo sentire il protagonista vivo della comunità. Ancora oggi nella crescita spirituale, tutto dipende dal come si vive la celebrazione dell'Eucaristia. E' attorno all'Eucaristia che si cresce nel legame affettivo, che si avverte l'importanza di essere parte di un tutto.

E' grazie al cibo eucaristico che ci apriamo alla speranza eterna, ancora è sempre grazie al nutrimento eucaristico che avvertiamo dentro di noi la presenza di Gesù che salva  che apre a una speranza infinità. Poi il tempo passa e spesso si è passati, quando la Chiesa mostrava i muscoli e non tanto il cuore,  anche ad un uso strumentale di questo gesto di amore. Non mi soffermo su quanto nei secoli è accaduto, in persecuzioni e guerre tra le religioni e le confessioni cristiane,  ma di certo ancora oggi, anche grazie al processo di purificazione rituale fortemente voluto dal Concilio Vaticano II noi abbiamo la possibilità di attingere con intensità alla fonte rigenerante della nostra vita di comunità la comunione con il Signore.

    Nella vita spirituale tutto è da perfezionale e da scoprire in modo sempre nuovo, quello che conta e guardare sempre più in profondità nella vita di fede e sempre più con attenzione avere lo sguardo fisso su Gesù, questo ci permette di sentirci rinnovati interiormente dalla Sua presenza e fortificati nella testimonianza della carità e della misericordia dai suoi atteggiamenti, che non lasciano spazi a dubbi e a incertezze: occorre amare tutti, occorre amare donandosi, nel donare amore sentirsi amati sempre dalla sorgente dell'amore che è il Signore.

Ecco perché questa solennità del SS. Corpo e Sangue del Signore è insostituibile ed è impagabile per l'amore che riesce a trasmettere e a generare nei cuori delle persone e della vita di comunità. Come ho già detto altre volte nulla è magico nella vita di fede, tutto esige un coinvolgimento maturo ed emotivo perché possa conseguire gli obbiettivi che il Signore pone davanti ai nostri occhi. Allora non possiamo che incamminarci in questo cammino processionale che il Signore stesso guida per le strade della nostra Città, Lui apre la strada e noi lo seguiamo con docilità nella preghiera e nella disponibilità allo stupore per tutto ciò che riesce ad alimentare nei cuori dei fedeli.

Come gli Apostoli anche noi osservando gli sguardi e gli atteggiamenti di coloro che si accompagnano a questa manifestazione di fede, non possiamo che stupirci del dono della Sua presenza e come loro anche noi, di fronte a tutto ciò che ancora oggi riesce ad operare, constatiamo e affermiamo: è il Signore.

9 giugno 2019 - Pentecoste dello Spirito

Pentecoste, il cinquantesimo giorno dalla Pasqua, è il tempo del raccolto del grano e quest'anno corrisponde molto bene a questa vocazione, il clima è quello giusto del raccolto del grano, caldo secco, sole alto e rovente, oggi si pensa al mare, una volta semplicemente si andava a mietere il grano. In realtà non si riesce ancora a trovare il tempo per il mare, la Pentecoste incoraggia a leggere i doni del Signore e soprattutto come poterli valorizzare.

E' una grave responsabilità non disperdere quello che il Signore ha raccolto, ritengo che sia difficile per tutti, leggere i cuori non è facile per nessuno e poi, è risaputo, che il Signore accoglie tutti. Lui non fa differenza d'altra parte ha dato la vita per tutti, per cui come farebbe a lasciare indietro qualcuno? Noi generalmente siamo più funzionali, cosa sa fare, come lo fa, riesce a stare con gli altri e via a seguire, le domande sono molte. E' importante che ci siamo i bambini, loro aprono a una comprensione più vera della vita, impostata su relazioni di immediatezza e autenticità relazionale, anche se. mi viene detto che non sempre e con tutti è così. 

    Concorrere a costruire la vita di comunità, pone una domanda di fondo: di chi è la comunità? Risposta facile è di Gesù. Da chi è composta? Da tutti coloro che lo cercano. Come potete constatare tutto è molto semplice e lineare. Il valore entro cui questa realtà così complessa e dinamica si muove è l'amore. Una parola molto ampia che esprime un valore semplice, la propria appartenenza agli altri, quale dono del Signore.

Siamo chiamati per questo, siamo mandati per questo, rendere presente il Suo amore per tutti coloro che lo cercano, i motivi possono essere i più variegati, non sempre siamo capaci di vivere questa dedizione, anche per questo all'interno della comunità si creano le aggregazioni, non dovrebbero mai essere staccate le une dalle altre, semplicemente perché dovrebbero concorrere al bene comune, in realtà questo viene vissuto con distrazione, generalmente ognuno persegue dei programmi propri, al punto che per molti la vita di comunità diventa marginale.

    Niente di particolarmente anomalo, la nostra è una società fortemente contrassegnata dalla esigenza di individualità, al punto da farlo diventare valore assoluto e interpretativo di ogni relazione.  Può anche essere che la vita di comunione non debba essere intesa per come la si comprende in modo rigoroso in ambito cattolico, forse Gesù la leggeva più connaturale nella dinamica delle relazioni occasionali, anche molto diversificate. Insomma i carismi da intendere non come arricchimento collettivo ma come caratterizzazione di piccole esperienza di comunità.

Può anche starci, però l'obbiettivo deve sempre essere quello di costruire il bene comune, fin dalle origine è emersa questa tendenza a valorizzare la diversità e aumentando il numero dei fedeli necessariamente si stabilizzava in relazioni più assolutizzanti. In questo atteggiamento  la sottolineatura della Chiesa nei secoli, è stata molto diversificata, al punto da orientare in modo molto diversificato da comunità a comunità. Certamente la speranza è che tutto sia composto in unità, valore centrale per il quale il Signore ha dato la vita. Ma che cos'è l'unità, dando per scontato che non può essere intesa come uniformità.

   Nella comprensione del valore che ne danno gli scritti del nuovo testamento è un modo di relazionarsi molto più elastico, rispetto a come viene inteso nel linguaggio ecclesiale attuale, diciamo così il Vaticano II aveva imboccato la strada della comunione sia dal punto di vista liturgico che da quello canonico, ma un po' per paura,  un po' per pigrizia si tende sempre ad accentuare un atteggiamento più rigoroso con le categorie della lettera e dello spirito conciliare.

Proprio adesso il Santo Padre ha comunicato che: la libertà delle proprie idee o degli atteggiamenti personalizzati non può mai essere arma contro altri che la pensano o vivono diversamente. Ma nell'era della comunicazione totale  come gestire tutto questo? Anche all'interno della Chiesa, nonostante la tradizionale solidità del magistero, molte volte  si fa fatica ad armonizzare le diversità sul piano della comunione, per cui spesso diventano contrapposizione.  

    Certo l'avvento dello Spirito Santo nella Pentecoste, per come viene narrata dagli scritti neotestamentari, apre a molteplici modi di intendere la partecipazione all'unica salvezza operata da Gesù Cristo. La prudenza incoraggia a percorrere vie più lineari, contrassegnate dalla volontà dei consensi e dell'equilibrio, ma in se si dovrebbe riuscire a cogliere l'amore del Signore come unica categoria interpretativa della vita di comunità.

Più facile a dirsi che a farsi, è vero però nel fare non è opportuno dimenticare del tutto il dire, altrimenti se corre il rischio di percorrere vie proprie  e non tanto quello che il Signore ci chiede di vivere. Diciamo così è importante personalizza, caratterizzare con il proprio l'impegno pastorale ma non è opportuno farlo diventare categoria interpretativa del modo di proporre la fede a tutti.

21 aprile 2019 - Paqua di Resurrezione

Sta per concludersi questo giorno di Pasqua e non posso che ringraziare il Signore per quanto ci ha donato di vivere in questo secondo appuntamento del cammino liturgico, la Santa Visita, adesso la Settimana Santa e da domani la Novena per la Festa patronale a San Giuseppe Lavoratore. Le attività vanno sempre guardate nella loro complessità e bellezza, per come il Signore ci dona di viverle e di animarle. Ho detto altre volte che il fare non è fine a se stesso, ma è orientato a rendere presente l'azione di Dio che in queste settimane ci ha portato a vivere la gioia di sentirci Chiesa diocesana attorno al nostro Vescovo, con i responsabili della società civile del territorio, abbiamo goduto la gioia di metterci in ascolto dei nostri giovani con la GMG, e adesso il Signore si è accompagnato alla vita della comunità prendendoci per mano e aiutandoci a seguirlo nelle tappe salienti della sua esistenza terrena.

Ritengo sia inutile ribadire che sono state esperienza memorabili e, per alcuni aspetti, indimenticabili, d'altra parte l'opera di Dio è sempre orientata a stupire coloro che si lasciano coinvolgere nella Sua chiamata.  Ma questa Settimana Santa ritengo di poterla descrivere come un momento magico di celebrazione liturgica, poiché mai come quest'anno ho avuto modo di coinvolgermi in quasi totale assenza, l'affermazione non deve essere vista come una contraddizione, poiché per vivere pienamente la liturgia occorre che sia essa stessa a guidare i movimenti e i pensieri di chi vi partecipa. Per cui si deve preparare tutto con cura, in modo puntuale e fare in modo che tutto scorra con linearità, senza intoppi o sbavature formali.

Dio opera secondo un progetto e senza bisogno di fronzoli. Insomma la liturgia della Chiesa ha un suo linguaggio, per cui quando lo si lascia esprimere comunica in se la bellezza di essere coinvolti dal Signore nel Suo progetto di amore, orientato alla  fraternità  e a generare la pace nel cuore dell'uomo. Questo significa che nulla deve essere trascurato nella preparazione, ancora di più esige che chi deve coinvolgere gli altri non si distragga in nulla dal come si ritiene si debba procedere. E' inutile dire che di tutta questa preparazione quasi nulla viene colto dalla gente che partecipa occasionalmente alle liturgie, dico di più meno se ne rende conto e più è positivo il lavoro fatto per la preparazione della liturgia. 

    I movimenti da fare sull'altare, i canti da eseguire, la gioia con cui si vive tutto questo, la cure del luogo liturgico, la preparazione della suppellettile sacra, i segni da usare lungo lo svolgimento della celebrazione, tutto esige tempo, esige disponibilità. Però perché la liturgia consegua pienamente il suo obbiettivo esige una flessibilità della mente orientata a incarnare pienamente il momento per come viene proposto, forse è questo l'aspetto più difficile da incarnare, anche perché oggi come oggi siamo troppo presi dalle nostre emozioni, dai nostri sentimenti per cui non è sempre facile dare spazio a quanto il Signore sollecita di ascoltare, riflettere e testimoniare.

Significa, per essere più esplicito, che devo vivere l'incontro con il Signore nella disponibilità a cogliere la preziosità della Sua presenza e l'importanza dell'annullamento di quanto appartiene alla nostra vita personale. Per cui cerchiamo l'incontro con Dio ma facciamo fatica a spogliarci delle nostre emozioni, dei nostri problemi, dei nostri pensieri, in questo caso il rischio che si corre è quello di non fare sinergia di intendi per cui si esce per come si è entrati in Chiesa.

    Poi ci si apre alla magia, che è l'azione di Dio nel cuore dei fedeli, inizia così il pellegrinaggio dell'anima.  Tutti si mettono in cammino per lodare e ringraziare il Signore,  forse perché abituati, magari per guardare come è cambiato il luogo di culto, altri perché lo hanno sempre fatto sin da bambini, altri ancora per affidare al Signore i loro cari, le loro sofferenze, magari per vivere un momento di gioia, per alimentare la speranza nelle difficoltà che la vita non fa mancare a nessuno.

Altri soprattutto i giovani ma non solo, vivono  forme diverse di pellegrinaggio, intanto tornano alle loro famiglie con tanta nostalgia dai luoghi di lavoro o di studio. Non pochi avvertono anche l'esigenza di restituirsi ad incontri sporadici con la memoria della loro fede, altri ancora più semplicemente cercano la gioia dell'incontro. Prevale spesso la gioia, la voglia di fare festa. Anche per questo non disdegnano del tutto la Chiesa come luogo dell'incontro, luogo dove fare festa. Anche loro non sempre trovano il tempo dei saluti, ma sono giorni frenetici e il tempo è realmente poco, comunque è sempre un piacere anche solo intravederli.

    In tutto questo il Parroco? Difficile da esprimere, troppe emozioni da vivere e da animare, per cui molto riflessivo  e metodico nella proposta. Certamente gioioso per ciò che il Signore gli dona di vivere, magari molto teso a motivo della volontà di fare sempre meglio e di non vederlo possibile. Accontentarsi? Che parola è. Ritengo che adesso può iniziare la fase di rasserenamento anche se gli impegni sono sempre pressanti. Evito di memorizzarli, così arrivo agli appuntamenti in modo più sereno e spensierato. Intanto questa sera abbiamo posizionato la statua d San Giuseppe che ci accompagnerà con la celebrazione della novena in questi giorni.

Per cui non posso che affidare a Lui il prosieguo del nostro impegno pastorale nella certezza che tutto sarà vissuto per come a Lui piace nella semplicità e nella gioia della vita di fraternità. Avremo anche modo di pregare e fare festa con l'Azione Cattolica accogliendo la Madonna pellegrina martedì pomeriggio ultima tappa della Su permanenza i n diocesi. E poi a seguire per come viene, primo fra tutti quest'anno l'impegno di visitare le famiglie che spero di fa con maggiore continuità rispetto agli altri anni. Insomma da queste parti non c'è il rischio di annoiarsi.

    Ritengo giusto completare questi pensieri del giorno di Pasqua con il ringraziamento che ho inviato ai vari gruppi della comunità, ma che può essere esteso a tutti, soprattutto ai bambini che sono il dono più grande che il Signore fa alla nostra parrocchia: Nel tramonto di questo giorno così bello e significativo per la nostra vita di cristiani, non posso che ringraziare tutti coloro che hanno espresso con umiltà e dedizione il loro impegno per aprire i cuori all’incontro con il Signore Risorto. Tutte le celebrazioni hanno visto una partecipazione significativa della comunità e sono state animate e vissute con affetto e gioia. Come ogni cosa umana non sono mancate le difficoltà, ma il Signore deve dare pace a tutti. Grazie per il vostro impegno e la vostra preghiera, il Signore è la nostra forza. Buona Pasqua a tutti voi e alle vostre famiglie.

17 marzo 2019 - II Domenica del Tempo di Quaresima

Il testo della Genesi, in questa seconda Domenica di Quaresima, ci riporta ai riti  ancestrali delle alleanze tribali, l'epopea dei Patriarchi è contrassegnata dalla novità dell'alleanza con Dio e dalle reminiscenze dei riti sacrificali che caratterizzano questa parte delle tradizioni bibliche. Non è facile abbandonare le tradizioni dei padri anche in un contesto di una vocazione religiose totalmente innovativa, da vivere oltretutto lontano dalla propria terra di origine. La storia di Abramo è narrata con questa mescolanza della novità rappresentata dalla chiamata da parte di Dio, del quale ancora non si  conosce il nome/presenza che fu rivelato a Mosè, infatti Ab Ram lo chiama per come le culture che attraversava da nomade lo identificano con la caratterizzazione dell'assolutezza di questa presenza.

Come amicarsi questa presenza? con il perpetuare i sacrifici di alleanza che i padri mesopotamici vivevano sulle alture o sulle terrazze delle zicurrat, i loro templi maestosi. A ogni promessa di Dio, Ab Ram chiede una conferma e si impegna a sua volta come uno dei contraenti dell'alleanza, l'altro contraente è Dio: Signore Dio, come potrò sapere che ne avrò il possesso? Sono promesse da sogno, la discendenza numerosa, una proprietà delle terre immensa, insomma tutto era presagio di grandezza e di speranza nel futuro.

Però di fronte a Dio mai nulla è totalmente gratuito, per cui viene chiesto  di vigilare e di preservare ciò che è offerto a Dio: Gli uccelli rapaci calarono su quei cadaveri, ma Ab Ram li scacciò. Mentre il sole stava per tramontare, un torpore cadde su Ab Ram, ed ecco terrore e grande oscurità lo assalirono. Nella lotta quando non si conosce il termine, spesso prevale la stanchezza, la paura, ma il Signore non abbandona e quando l'uomo non riesce più a lottare passa il Signore che rischiara le tenebre e incoraggia a proseguire il cammino: Quando, tramontato il sole, si era fatto buio fitto, ecco un braciere fumante e una fiaccola ardente passare in mezzo agli animali divisi. Anche le immagini con le quali Dio si rende presente sono totalmente innovative, sono preziose perché nei secoli seguenti saranno spiritualizzate.

L'evangelista Luca ci narra uno degli avvenimenti più eclatanti accaduti durante la vita di Gesù, al punto che molti ritengono che sia una memoria delle apparizioni del Risorto. Ordinariamente viene denominato il Vangelo della Trasfigurazione, anche perché racchiude nonostante la sua brevità il contenuto complessivo della missione di Gesù: In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. Mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. Siamo di fronte a una crisi della comunità dei discepoli, ci sono stati dei fallimenti, delle incomprensioni  e molti cominciarono ad abbandonare Gesù. Oltretutto morto Giovanni il Battista era entrato nel mirino dei perseguitati di Erode Antipa.

Gesù ritenne necessario a questo punto di allontanarsi dalla Galilea e per qualche mese ritirarsi in Fenicia. Insomma esce di scena, anche per capire l'umore che serpeggiava tra i suoi discepoli più fedeli. E' in questo contesto che si inserisce il racconto della Trasfigurazione che va contestualizzato su un alto monte come è accaduto per Mosè ed Elia, il Sinai, l'Oreb. Sono proprio questi due protagonisti della Prima Alleanza che dialogano con Lui: Ed ecco, due uomini conversavano con lui: erano Mosè ed Elìa, apparsi nella gloria, e parlavano del suo esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme. Con questa breve frase l'evangelizza sintetizza tutta la missione di Gesù, far uscire Israele dal deserto verso una nuova meta, il sacrificio della croce in Gerusalemme. Il profetismo in Elia e la legge in Mosè si confrontano e si completano con la Nuova Alleanza che Dio sta realizzando nella morte e resurrezione di Gesù.

E i discepoli? Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; ma, quando si svegliarono, videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui.
Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi essere qui. Facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elìa». Egli non sapeva quello che diceva.
Sono affermazioni lapidarie che i discepoli avranno narrano alle loro comunità nella evangelizzazione, non senza dolore e apprensione. Sono sinceri, esprimono con immediatezza la difficoltà di stare in modo attivo accanto a Gesù, accadrà anche in seguito nel momento drammatico del Getsemani, sono stanchi salire il Monte non era agevole, nella visione di ciò che accadeva non sanno che cosa dire. Però nel loro balbettare la fede e i desideri che ne derivano  esprimono la situazione del deserto nel quale si trovano. Le capanne sono la caratterizzazione dell'esperienza assoluta dell'amicizia con Dio che, nella prova, non abbandona il suo popolo.

Tutto è avvolto dalla nube che ancora una volta suscita in loro incertezza, ma è illuminato dalla voce che scende dal cielo: Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo! E' una voce che abbiamo già sentito in occasione del Battesimo e che Giovanni, nel suo vangelo, ci riproporrà nello svelamento della salvezza ai Greci. Il Padre avverte l'esigenza di confermare quello che i discepoli vedono con i loro occhi, è la nostra fede ed è l'impegno della evangelizzazione che nasce dall'ascolto di Gesù.

Tutto termina probabilmente non è durato molto, non ci viene detto. Adesso prevale il silenzio, non c'è più nulla da guardare se non Gesù che appare loro per come era prima, probabilmente stentano a fare delle domande, loro stesso ancora in stato di confusione non saprebbero cosa comunicare agli altri per cui: Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto. E' l'atteggiamento che accompagna anche noi, quando dopo aver ascoltato il Signore durante una celebrazione,  torniamo alle nostre case, ai nostri impegni quotidiani, troppo spesso prevale il silenzio, il non annunciare quanto il Signore ci ha donato di vivere alla Sua presenza.

10 marzo 2019 - I Domenica del Tempo di Quaresima

    Lentamente i giorni passano e la Quaresima entra nel ritmo delle Via Crucis, ci si incammina per i quartieri per incoraggiare i residenti che non sempre si lasciano coinvolgere in parrocchia a ricordare il tempo penitenziale che stiamo vivendo e pregare insieme. Insomma è un incoraggiamento a  vivere la fede, devo ammettere che la partecipazione è certamente positiva anche perché si coinvolgono anche coloro che lavorano e che farebbero fatica il pomeriggio a partecipare. Certamente  non è facile capire quale valore le persone danno alla croce che percorre le vie dei quartieri, anche perché non si può leggere nel cuore delle persone, ma se considero quello che viene riflettuto nelle meditazioni di chi organizza vi posso garantire che è un passaggio che non lascia indifferenti, potrebbero essere proclamate in ambienti ecclesiali con la certezza di essere ascoltati con grande attenzione. La sofferenza, la solitudine, le difficoltà della vita si intrecciano con i temi della speranza e della gioia della resurrezione, i problemi legati al lavoro, allo sfruttamento, alla condizione giovanile, alle coppie si coniugano con la certezza di poter costruire un futuro migliore grazie all'aiuto di Gesù e alla preghiera.

     Ma in che cosa il Signore può intervenire nella nostra vita per donarci pace, per aiutarci nelle difficoltà? Il Signore certamente incoraggia l'armonia del cuore e la gioia della vita comune. Dona nella preghiera la serenità nell'affrontare anche le situazioni più difficili o, più semplicemente, apre a un modo diverso di leggersi nelle relazioni di comunità. Come dire è un aiuto spirituale, ma anche psicologico che apre a una relazionalità contrassegnata dall'affetto, dal rispetto dell'altro e dalla gioia di sentirsi parte di una comunità. Anche questo aspetto non deve essere trascurato, non è la comunità degli amici, delle persone che mi sono simpatiche ma di coloro che Gesù mi pone accanto e con le quali devo costruire relazioni di comunione che iniziano in Lui e conducono a Lui. Come dire è come se ricevessimo un dono comune, da condividere quasi senza tenere nulla per noi, anche perché ciò che doniamo ci viene ridonato per eccesso, insomma non corriamo mai il rischio di perdere qualcosa o di smarrirci.

    Il cammino della Croce diventa una via luminosa che rischiara ogni situazione della vita, una via che è bello percorre prestando attenzione a Colui che la guida, ma anche a tutti coloro lo seguono, per imparare ad amare e a comprendere che nell'amore tutto viene visto e vissuto in modo diverso. Ritengo sia inutile ritenere che tutto possa essere vissuto in modo semplice e automatico, ogni cosa ha bisogno del proprio impegno personale e della dedizione alla crescita spirituale. Ogni cosa ha bisogno di essere sostenuta con la preghiera, con la gioia di cercarsi nell'altro e di cogliere l'altro parte dello stesso progetto di vita. Ogni altro è stato redento dalla Croce del Signore, Gesù lo ha amato come ha amato noi, per cui non dobbiamo fare altro che rendere presente questo amore nella dedizione vicendevole, senza particolarismi, senza affezioni particolari ma con la gioia interiore di rendere presente il Signore nonostante i nostri tanti limiti.

   E' il mistero della redenzione e della comunione che Gesù ha operato con il dono di se stesso, generando un modo diverso di leggersi nella comunione con Lui e tra di noi. E' la bellezza di sentirsi Chiesa, ma anche la responsabilità di rigenerare la vita della Chiesa. E' l'impegno dei tanti battezzati che nella gratuità più assoluta dedicano la propria vita agli altri per amore del Signore, il volontariato è l'anima della comunità cristiana, la gioia di spendersi per gli altri per come Gesù ci ha insegnato, per come Gesù ci dona di vivere nei doni dello Spirito, come possiamo vedere tutto è sempre deve essere coniugato dall'amore che abita il nostro cuore e che noi dobbiamo testimoniare con semplicità e dedizione per rendere presente la sorgente dell'amore che è il Signore. Come dire è uno svelare ed è un velare, per fare in modo che non ci si sovrapponga mai agli altri e soprattutto che non si diventi ostacolo all'incontro della persona con Gesù.

    La Quaresima è questo tempo di Grazia che il Signore ci affida e al quale siamo affidati nello Spirito, nessuna illusione e nessuna delusione, tutto deve manifestare semplicemente la Grazia con l quale Dio abita la nostra vita orientandolo a un sincero cambiamento spirituale. Il cristiano non può mai restare deluso anche perché semplicemente non ha traguardi da perseguire, che in quale modo possa sentire proprie. SI lascia trasportare dall'azione amante di Dio e in questa azione deve esprimere il proprio protagonismo, non tutto ci appartiene ma quello che il Signore ci affida è totalmente affidato alla nostra responsabilità, perché possa manifestare in pienezza la Sua volontà di essere presente nella nostra vita, ai nostri giorni, nelle nostre casa. Insomma non è una responsabilità da poco, ma ci guida la certezza che comunque Lui si accompagna alla nostra azione e, se non tutto sembra andare per come riterremmo nel fare la Sua volontà,  ci dona pace.

27 gennaio 2019 - III Domenica Tempo Ordinario

 

Fin dall'antichità, in ogni luoghi, nei modi più diversi Dio ha cercato di dialogare con l'uomo,. In questa Domenica siamo incoraggiati a cogliere la Sua presenza in mezzo ai deportati di Babilonia rientrati a Gerusalemme, nella Sua volontà di dare loro stabilità e di rincuorarli nelle loro fragilità, come sempre l'azione di Dio si esprime attraverso coloro che in quel determinato periodo avvertivano l'esigenza di renderlo presente: In quei giorni, il sacerdote Esdra portò la legge davanti all’assemblea degli uomini, delle donne e di quanti erano capaci di intendere. 


La lettura della Torah, non è solo un atto di devozione ma soprattutto un assimilare i principi basilare dell'appartenenza al Popolo di Dio, per cui è un esercizio che si prolunga nel tempo ed ha bisogno di essere interiorizzato. Esige anche grande disponibilità al silenzio e  all'ascolto, in questo caso è una vera proclamazione assembleare, il popolo ascoltava e accoglieva: Esdra aprì il libro in presenza di tutto il popolo, poiché stava più in alto di tutti; come ebbe aperto il libro, tutto il popolo si alzò in piedi. Esdra benedisse il Signore, Dio grande, e tutto il popolo rispose: «Amen, amen», alzando le mani; si inginocchiarono e si prostrarono con la faccia a terra dinanzi al Signore. 


Anche nelle pagine più severe la volontà d Dio è quella di dare pace e serenità, trasmettere loro la gioia del ritorno e la determinazione di mantenersi fedeli alla Sua volontà. Per questo incoraggia a vivere il tutto in un clima di gioia e di festa: Neemìa disse loro: «Andate, mangiate carni grasse e bevete vini dolci e mandate porzioni a quelli che nulla hanno di preparato, perché questo giorno è consacrato al Signore nostro; non vi rattristate, perché la gioia del Signore è la vostra forza».
La frase con la quale la liturgia conceda questo testo incoraggia a leggere la nostra vita alla presenza del Signore, cogliendo in questa disponibilità la vera forza che sostiene il nostro cammino e incoraggia a guardare avanti con fiducia.
 

In Gesù tutto questo diventa una prassi esistenziale,Lui presenta la propria vita come manifestazione di quanto Dio ha promesso per la gioia del Suo popolo, per cui l'adesione a Lui deve essere colta come un camminare incontro al Signore nella diversità degli atteggiamenti che da sempre aveva proposto di incarnare come disponibilità alla Sua volontà di dare al Suo popolo la pace e la giustizia alla quale ha sempre anelato:  «Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi e proclamare l’anno di grazia del Signore». Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui.

 

      Gesù nei suoi atteggiamenti spesso lascia senza parole, questo deve essere accaduto anche agli abitanti di Nazareth che lo conoscevano da bambino, e adesso il bambino di una volta si presenta come il Messia mandato da Dio e atteso da sempre come il liberatore di Israele: Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato». Certo non è facile da accettare, ma l'affermazione di Gesù è senza possibilità di interpretazioni diverse, nella Sua persona si rende presenta il Messia atteso da sempre. Con la Sua presenza inizia una storia nuova per l'umanità che andrà scoprendosi gradualmente, come Lui riuscire a far comprendere a coloro, apostoli e discepoli, con i familiari e con i tanti che hanno vissuto con Lui incontri occasionali, che ne condivideranno l'esperienza terrena fino alla fine.

In questo modo nuovo di intendere la propria vita, si inserisce il monologo di San Paolo su Cristo capo del  corpo mistico che è la Chiesa, quindi ciascuno di noi. Fin dal momento del nostro battesimo non dobbiamo sentirci staccati gli uni dagli altri ma tutti siamo parte di un unico organismo vivente che interagisce in modo complementare, sostenendosi vicendevolmente nella diversità dei modi, a secondo del ministero o dei carismi o più semplicemente di quanto il Signore chiede a ciascuno di operare per il bene comune: Infatti noi tutti siamo stati battezzati mediante un solo Spirito in un solo corpo, Giudei o Greci, schiavi o liberi; e tutti siamo stati dissetati da un solo Spirito. Nel Corpo di cristo non deve esistere gelosia, ma solo spirito di emulazione nella disponibilità alla carità che è animata dallo spirito Santo per manifestare pienamente l'amore con cui Dio sostiene e si accompagna alla vita del Suo popolo, nelle difficoltà  che deve sostenere quotidianamente nella vita. E nelle tante fragilità, determinate dal peccato, che ne caratterizzano la disponibilità orientata a testimoniare l'amore.

 

 

20 gennaio 2019 - II Domenica Tempo Ordinario

 

Ancora una volta siamo incoraggiati a riflettere l'amore di Dio per il Suo popolo per come il profeta Isaia incoraggia a riflettere. E' una trasmissione passionale dell'attenzione verso le fragilità di Israele che Dio non intende abbandonare. La volontà di Dio è quella di sostenerlo, di donargli pace, ancora di più è quella di fargli vivere la gioia sponsale:  Sì, come un giovane sposa una vergine, così ti sposeranno i tuoi figli;
come gioisce lo sposo per la sposa, così il tuo Dio gioirà per te.

 

Ma in che modo noi dobbiamo corrispondere a questo amore infinito ci viene comunicato dal salmista che ci chiede di Cantare la gloria di Dio, di Annunciare agli altri la salvezza, di Dare a Lui lo spazio che gli compete nella nostra vita, di Prostrarci di fronte a Lui cogliendo nella sua presenza il tutto della nostra vita.

 

Questa stessa sottolineatura ci viene proposta nel racconto giovanneo delle nozze di Cana. Siamo incoraggiati a entrare nella vita terrena di Gesù, nei momenti di gioia e di esaltazione che hanno caratterizzato parte della Sua presenza in mezza a noi. Tutto ha inizio con la narrazione di un avvenimento ordinario, la partecipazione a una festa di nozze: vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. Dobbiamo immaginare una scena caratterizzata da grande euforia, di gioia, di spensieratezza, di musica, di danze, di profumi.

 

Ma tutto questo corre il rischio di essere offuscato da un problema abbastanza grava, stava finendo il vino. Se ne rende conto la Madre di Gesù, non ci è dato sapere come se ne sia accorta, forse si andava creando un clima di agitazione tra gli inservienti, oppure i familiari dello sposo ne parlavano dietro le quinte. Lei avverte l'esigenza di venire incontro in modo deciso a questo disagio, anche di fronte alla titubanza di Gesù: la madre di Gesù gli disse: Non hanno vino. E Gesù le rispose: Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora. Sua madre disse ai servitori: Qualsiasi cosa vi dica, fatela. E in questa insistenza ciò che era una situazione di vita normale, diventa straordinario intervento della potenza di Dio in Gesù, che trasformando l'acqua in vino, restituisce la gioia agli sposi e apre alla fede in Lui i suoi discepoli.

 

  San Paolo incoraggia a valorizzare i carismi, che con libertà nello Spirito abbiamo ricevuto in dono: A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune. Il dono che viene dall'alto:  il linguaggio di sapienza, il linguaggio di conoscenza, la fede, il dono delle guarigioni, il potere dei miracoli, il dono della profezia, discernere gli spiriti, la varietà delle lingue, l’interpretazione delle lingue, non è per se stessi ma per gli altri, è da condividere; nessuno deve farne un vanto, ma semplicemente una responsabilità di servizio che viene loro donata perché la si viva al servizio degli altri.

13 gennaio 2019 - Battesimo del Signore

 E' un atteggiamento che si accompagna spesso alla storia dell'uomo, aspettare che qualcosa accada e guardare ad altri perché la realizzino: In quel tempo, poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo. In questo caso specifico l'attenzione era su Giovanni il Battezzatore, ma lui si schernisce spostando l'attenzione su un altro che sarebbe venuto dopo di lui.

Potremmo dire che Luca esprime in modo frettoloso la sequenza degli avvenimenti successivi, come se fosse un argomento spinoso sul quale riteneva di non dover aggiungere altro, l'evangelista Giovanni è molto più articolato: Mentre tutto il popolo veniva battezzato e Gesù, ricevuto anche lui il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì e discese sopra di lui lo Spirito Santo in forma corporea, come una colomba, e venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l'amato: in te ho posto il mio compiacimento».

Era dai tempi di Malachia che i cieli erano chiusi su Israele, con Gesù  dopo alcuni secoli cieli si aprono nuovamente su Israele e Dio torna a parlare con il Suo popolo, o per essere ancora più puntuali, con il Figlio amato in mezzo al Suo popolo. Tutto accade mentre Gesù era in preghiera, dobbiamo ritenere in disparte, come gli era solito fare nei momenti delle scelte importanti della Sua vita terrena, questo è il momento di scendere in campo e cominciare la missione del Regno.

Il tema dell'Avvento del Regno di Dio torna con insistenza nella tradizione profetica di Israele, in particolare quando si vivono momenti socialmente fragili, c'è un guardare al cielo con più insistenza e attenzione.

Nella celebrazione di questa Domenica viene proposto il Deutero Isaia, con il tema della consolazione, dell'avvenuta espiazione del peccato e con l'impegno di ristabilire la signoria di Dio: Consolate, consolate il mio popolo dice il vostro Dio. Parlate al cuore di Gerusalemme e gridatele che la sua tribolazione è compiuta la sua colpa è scontata, perché ha ricevuto dalla mano del Signore il doppio per tutti i suoi peccati. La consolazione nasce dall'amore di Dio che avverte l'esigenza di emozionare il Popolo incoraggiandolo a percorrere i luoghi del primo amore. 

E' il deserto che deve essere attraversato, un deserto abitato dell'amore di Dio, che aiuta armonizzando le asprezze che lo caratterizzano ma  che comunque esige la disponibilità a mettersi in cammino, a scomodarsi a leggere al propria vita realizzarsi non nelle sicurezze del mondo, ma nell'affidamento al Signore. Non è un itinerario allettante per questo occorre incoraggiare a mettersi in cammino:  «Ecco il vostro Dio! Egli ha con sé il premio e la sua ricompensa lo precede. Come un pastore egli fa pascolare il gregge
e con il suo braccio lo raduna; porta gli agnellini sul petto
e conduce dolcemente le pecore madri».
E' una immagine dolce che mette in risalto l'affetto di Dio, egli non  trascura nessuno e incoraggia con la sua presenza materna

6 gennaio 2019 - Epifania del Signore

Questa Domenica l'Epifania del Signore è caratterizzata da alcune immagini, per come sono state narrate dall'evangelista Matteo, che appartengono alla nostra memoria catechistica, sono legate alla Venuta dei Magi a Betlemme.

Sono delle note storiche definite quelle che ci vengono proposte, Gesù nasce al tempo del re Erode  a Betlemme di Giudea,  questo esige anche una correzione in avanti del calendario cristiano, Gesù è nato tra il 4 e il 6 dopo Cristo. Intanto sono passati alcuni anni dalla sua nascita quando arrivano, alcuni Magi astrologi o astronomi, all'epoca personaggi importanti ma, probabilmente si ritiene seguaci dello Zoroastrismo, una religione astrale, non re. Per oriente dovremmo intendere oltre i confini dell'impero romano, quindi un viaggio lungo e impervio li porta  a Gerusalemme, il motivo lo dicono loro stessi: Dov'è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo.

Non è una prerogativa esclusiva di Gesù leggerne l'importanza della presenza guardando i segni astrali, ne troviamo presenza anche per altre divinità. Essere importanti, come accade spesso, comporta anche preoccupazione in chi ne teme la presenza, alcune volte comporta il desiderio di morte. Erode, era un re violento, non era di quelli che tolleravano la presenza di altri personaggi importanti nel suo regno. Per cui vuole sapere, si organizza, si informa; la profezia di Michea non è una definizione puntuale, per cui ricevendo solo informazioni vaghe, cerca di patteggiare i tempi della ricerca e del probabile intervento.

I Magi continuano il loro cammino di ricerca aiutati dalla Stella, arrivano a Betlemme, trovano la Sacra Famiglia nella casa di Giuseppe e si prostrano in adorazione, l'evangelista sintetizza così il loro atteggiamento: Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra.

Raggiunta la meta del loro viaggio, avvertono l'esigenza di ritornare alle loro terre senza passare a riferire ad Erode dell'avvenuto incontro con il bambino, avevano avvertito nel suo interesse un atteggiamento malvagio. Questo atteggiamento scatenerà la rabbia di Erode che ordinerà l'uccisione dei bambini di Betlemme dai due anni in giù. Gioia e dolore, potenza e miseria si accompagnano alla vita di Gesù fin da bambino, sappiamo tutti che loro stessi, per prudenza andarono via da Betlemme e si portarono in Egitto per alcuni anni.

5 marzo 2017 - I Domenica di Quaresima

E' una Domenica contrassegnata dalla riflessione sul peccato e sulle conseguenze del peccato. Tutto parte dall'azione creatrice di Dio, di certo non ci aveva pensati lontani da Lui, ma poi le cose sono andate diversamente. Il Signore Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare, e l'albero della vita in mezzo al giardino e l'albero della conoscenza del bene e del male. Il racconto mitico, termine da intendersi  quale descrizione di un avvenimento inesplicabile altrimenti,dell'autore della Genesi ci ricorda che l'uomo si è lasciato coinvolgere dalla volontà di contrapporsi al volere di Dio in ordine al discernimento sul peccato e sulla scelte esistenziali legate alla vita. Tutti problemi nei quali ai nostri giorni siamo chiamati a leggere l'azione redentrice di Gesù, ma anche a volontà di staccarsi dall'azione salvifica della Chiesa.  

Si rende presente nella storia della salvezza un altro protagonista, definito con termini molto diversificati a secondo della cultura nella quale l'avvenimento narrato affonda le sue radici: Il serpente era il più astuto di tutti gli animali selvatici che Dio aveva fatto e disse alla donna. Ormai sappiamo che questa narrazione ha la sua origine nella narrazione delle tradizioni babilonesi sulla creazione e sulla morte, la comunità ebraica ne venne a conoscenza in occasione della sua deportazione in Babilonia,  lo fece proprio al suo rientro nella terra dei padri e lo reinterpretò secondo la tradizione dell'azione creatrice dell'unico Dio.

Nasce dalla coscienza di una nuova relazione con Dio purtroppo non conforme a quanto Lui aveva pensato nella sua relazione con l'uomo. Il nuovo rapporto è contrassegnato dalla dinamica del peccato che introduce la morte e la sofferenza quali componenti ineludibili della vita della persona. Come sempre nella tradizione biblica e  in particolare nella salmodia, Dio non abbandona coloro che riconoscono il proprio peccato e dona loro la misericordia e la riconciliazione con Lui: Sì, le mie iniquità io le riconosco, il mio peccato mi sta sempre dinanzi. Contro di te, contro te solo ho peccato, quello che è male ai tuoi occhi, io l'ho fatto.

E' importante riconoscere i propri errori, solo  in questa dichiarazione di disponibilità alla riconciliazione Dio ci restituirà all'amicizia con lui: Rendimi la gioia della tua salvezza, sostienimi con uno spirito generoso. L'apostolo nella Lettera ai Romani si intrattiene in modo articolato sulle conseguenze del peccato e della Grazia incoraggiando la sua comunità a cogliere la benevolenza di Dio che, nonostante il peccato dell'uomo, non lo ha abbandonato ma ci ha donato Gesù quale segno del suo amore e della sua grazia a sostegno della nostra debolezza: Fratelli, come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e, con il peccato, la morte ...  Ma il dono di grazia non è come la caduta: se infatti per la caduta di uno solo tutti morirono, molto di più la grazia di Dio, e il dono concesso in grazia del solo uomo Gesù Cristo, si sono riversati in abbondanza su tutti. E' proprio così, Dio non può rinnegare se stesso e la sua azione creatrice, per cui in Gesù ci restituisce quanto l'uomo aveva rinnegato con il proprio peccato, l'amicizia con Lui e il dono della vita eterna.

Il Vangelo ci chiede di rileggere la nostra vita alla luce degli atteggiamenti e degli insegnamenti di Gesù. Vivere il deserto non è una prerogativa del Maestro ma di tutti coloro che avvertono l'esigenza di perfezionare la propria adesione alla volontà di Dio. Le tentazioni non sono solo per il Signore ma appartengono alla vita di tutti noi. Ogni qualvolta qualcuno cerca di perfezionare la propria esistenza in ordine alla santità, il male si accanisce e cerca di stornare la propria attenzione dalla volontà di Dio: In quel tempo, Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo.  Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Proprio quando sembra che la prova sia superata il tentatore si rende presente.

    Gesù ci insegna che, nel combattimento contro il male, la via da seguire è vivere l'ascolto della Parola di Dio, è in questo atteggiamento che noi troviamo le energie necessarie per combattere il male: Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: Se tu sei Figlio di Dio, di' che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: Sta scritto: "Non di solo pane vivrà l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio". Quello che conta, è aver chiaro, di voler rigettare fino in fondo la volontà di assecondare le tentazioni. Al resto pensa il Signore che sostiene la nostra vita e ci libera da ogni incertezza o tentazione legate alla nostra debolezza: Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano. Tutto viene restituito alla immagine di beatitudine del paradiso terrestre, dove tutto è pace ed è armonia del creato.

26 febbraio 2017 - VIII Domenica Tempo Ordinario

La Parola che ci viene donata da ascoltare questa Domenica, che ci introduce alla Grande Quaresima, possiamo leggerla come la Parola dell’affidamento fiduciale al Signore. Il Profeta Isaia incoraggia a volgere lo sguardo verso il Signore, che si accompagna alla nostra vita in modo affettuoso, materno: Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se costoro si dimenticassero, io invece non ti dimenticherò mai. La Parola è orientata a incoraggiare un popolo tentato di guardare ad altre sicurezze più tangibili, ad altre divinità che apparivano più potenti, mentre il progetto di Dio orientava ad un ritorno dall’esilio nella Terra dei padri,  avvolto nell’incertezza. 

Da questa insicurezza che spesso accompagna anche la nostra vita ci può liberare solo l’affidamento al Signore: Solo in Dio riposa l’anima mia: da lui la mia salvezza. Lui solo è mia roccia e mia salvezza, mia difesa: mai potrò vacillare. E’ la voce del  salmista che ci incoraggia ad elevare lo sguardo verso il cielo, nella certezza che non si smarrirà nel vuoto, ma troverà riscontro in colui che ci cerca da sempre e al quale è bello guardare, per cercare la pace per noi stessi e per le comunità nelle quali siamo inseriti: Il mio riparo sicuro, il mio rifugio è in Dio.

Confida in lui, o popolo, in ogni tempo; davanti a lui aprite il vostro cuore.

Anche Gesù, nel suo parlare ai discepoli, tende a liberarci dalle tante preoccupazioni terrene: Non preoccupatevi dunque dicendo: “Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?”. Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. In realtà sappiamo bene che anche noi credenti mettiamo al centro delle nostre preoccupazioni le cose del mondo.

Probabilmente anche la comunità dei discepoli era angustiata dai problemi esistenziali, che meritano certamente  la nostra attenzione, ma sempre con spirito libero e pieno di speranza nel futuro:  Perciò io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito? Guardate gli uccelli del cielo: non seminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro? E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita? Il parlare di Gesù non vuole svilire le difficoltà che comunque dobbiamo affrontare con grande energia, vuole incoraggiare a essere liberi nelle preoccupazioni del mondo avendo la certezza che il Signore non abbandona, non lascia soli nelle difficoltà di ogni giorno. Certo Lui vede una società che vive di essenzialità non certamente di lusso, di arricchimento ad ogni costo.

Insomma Gesù ci chiede di riflettere su un modo diverso di realizzare la nostra esistenza, che non vuole trascurare i beni materiali, ma che non deve neanche assolutizzarli. Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena. Il Signore vuole dare maggiore importanza alla vita di ogni giorno, capita di trascorrere le proprie giornate senza neanche rendersene conto, oppure dedicandoli più alle cose da fare che al motivo per cui si vivono. Nella vita cristiana al centro deve sempre esserci la persona, il fare è orientato al rendersi presente nella storia non ad annullarsi.

In questa disponibilità a camminare secondo gli insegnamenti del Signore non dobbiamo mai preoccuparci di cosa possano pensare gli altri. L’Apostolo Paolo ci ricorda che chi è convinto delle proprie scelte non dà importanza agli umori, ai giudizi degli ambienti che ci circondano, certo è importante anche essere pronti a pagarne le conseguenze: Ciò che si richiede agli amministratori è che ognuno risulti fedele. A me però importa assai poco di venire giudicato da voi o da un tribunale umano; anzi, io non giudico neppure me stesso, perché, anche se non sono consapevole di alcuna colpa, non per questo sono giustificato. Il mio giudice è il Signore! La Quaresima serve anche a questo ascoltare con più impegno la Parola del Signore, per apprezzare meglio la presenza di tutti come un dono che Signore, anche se non sempre immediatamente ne cogliamo il valore.

19 febbraio 2017 - VII Domenica Tempo Ordinario

Siate santi, perchè io, il Signore, vostro Dio, sono santo. Questa Parola che il Signore dona a Israele chiede anche a noi di mettere la Sua presenza al centro della nostra vita e ci incoraggia di imitarla nella via della  santità. Come vivere la santità ci viene detto dopo, rimuovendo dalla nostra vita tutto ciò che è ostacolo alla fraternità e alla manifestazione della misericordia di Dio. E' il comandamento dell'amore che poi Gesù metterà al centro nell'annuncio del Regno di Dio che Lui è venuto a portare in mezzo a noi. Questa Parola ci ricorda che la nostra vocazione  è quella di partecipare della santità di Dio, avendo la certezza che ci è stato donato  da Lui tutto ciò che ci permette di seguirlo con fedeltà.

Questo anelito alla santità, diventa una condizione connaturale a noi cristiani, in virtù del fatto che in Cristo siamo diventati tempio dello Spirito fin dal momento battesimale: Fratelli, non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi? Se uno distrugge il tempio di Dio, Dio distruggerà lui. Perché santo è il tempio di Dio, che siete voi. L'apostolo paolo ci ricorda che ciascun battezzato ha in sè, sempre come dono di Dio, la potenza stessa di Dio, che ci permette di camminare dietro a Lui con serenità, in un sincero spirito di pace.

Purtroppo in noi opera anche la presenza del peccato, questa tensione tra il bene e il male di cui ciascuno fa esperienza,  non ci aiuta ad essere sempre attenti alla vita di santità, anzi spesso facciamo esperienza di un allontanamento evidente da Dio. Quindi nessuno ponga il suo vanto negli uomini, perché tutto è vostro: Paolo, Apollo, Cefa, il mondo, la vita, la morte, il presente, il futuro: tutto è vostro! Ma voi siete di Cristo e Cristo è di Dio. Concludendo la sua esortazione alla comunità di Corinto l'apostolo avverte l'esigenza di metterci in guardia dalle separazioni di cui purtroppo facciamo esperienza nella vita ordinaria della comunità cristiana, sono la manifestazione evidente del peccato che si accompagna alla nostra vita anche perché Dio è amore è comunione e non separazione, contrapposizione.

Ancora una volta l'evangelista Matteo ci presenta Gesù nell'azione di correggere l'esasperazione di quanto Dio ha affidato alla comunità israelitica, la comunità dei santi. E' un incoraggiamento ad essere più attenti alla persona, alla sua dignità e anche alla sua fragilità: Ma io vi dico: Amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? Il modello di riferimento deve sempre essere l'atteggiamento di Dio, questo ci è stato ripetuto costantemente durante l'anno della misericordia, nel suo slogan Misericordiosi come il Padre e nei tanti atteggiamenti che siamo stati incoraggiati a vivere.

Dobbiamo guardare sempre a Dio e non  come si comportano glia altri: Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste.

Non possiamo che lodare e inneggiare al Signore con il salmista, cogliendo nella presenza e benevolenza di Dio, quanto alcune volte manca al nostro entusiasmino nella testimonianza della fede:  Benedici il Signore, anima mia, quanto è in me benedica il suo santo nome. Benedici il Signore, anima mia, non dimenticare tutti i suoi benefici ... Misericordioso e pietoso è il Signore, lento all’ira e grande nell’amore ... Come è tenero un padre verso i figli, così il Signore è tenero verso quelli che lo temono.

12 febbraio 2017 - VI Domenica Tempo Ordinario

La parola del Signore ci chiede di percorrere i sentieri del suo popolo, nella diversità dei luoghi che ha abitato, nei suoi tanti esili o semplicemente fasi di emigrazioni che ha vissuto. Con il Siracide siamo invitati a spostarci in Egitto, dove abitava da secoli una folta colonia ebraica verso la quale orientò i suoi passi anche la Sacra Famiglia nel momento del pericolo al tempo di Erode il Grande. 

Questo testo appartiene alla letteratura sapienziale dell'Antico Testamento e incoraggia a vivere la fiducia in Dio, nella piena libertà di cui ciascuno è dotato: Se vuoi osservare i suoi comandamenti, essi ti custodiranno; se hai fiducia in lui, anche tu vivrai. Egli ti ha posto davanti fuoco e acqua: là dove vuoi tendi la tua mano. Davanti agli uomini stanno la vita e la morte, il bene e il male... Nessuno può far risalire a Dio il male che compie nella sua libertà, così come sceglie da se l'appartenenza a Dio o l'allontanamento da Dio.

Insegnami, Signore, la via dei tuoi decreti e la custodirò sino alla fine. Dammi intelligenza, perché io custodisca la tua legge e la osservi con tutto il cuore. Questa affermazione del salmista incoraggia a leggere la preghiera come una via di perfezione che conduce alla santità. La propria appartenenza al Signore apre il cuore all'ascolto dei suoi insegnamenti e dona la possibilità di camminare alla Sua presenza senza deviare: Beato chi è integro nella sua via e cammina nella legge del Signore. Beato chi custodisce i suoi insegnamenti e lo cerca con tutto il cuore.

Cercare il Signore, camminare alla luce dei suoi insegnamenti esige la nostra familiarità con la Parola di Dio, non tanto e solo la lettera della Parola, quanto la Parola che parla al cuore. Nel discorso della Montagna Gesù si sforza di purificare la Legge di Mosè dalle tradizioni che gli uomini vi hanno aggiunto soffocandola nella sua bellezza e autenticità. Lui si propone come il completamento che era stato insegnato ai padri: Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non son venuto per abolire, ma per dare compimento. In verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà dalla legge neppure un iota o un segno, senza che tutto sia compiuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi precetti, anche minimi, e insegnerà agli uomini a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà agli uomini, sarà considerato grande nel regno dei cieli. Poiché [io vi dico: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.

Questo testo esprime bene l'appartenenza di Gesù al Popolo Ebraico e l'amore che Lui aveva verso la Legge di Mosè, nulla di quanto Mosè aveva insegnato doveva essere trascurato o dimenticato. E' il testo più ebreo che viene conservato nei Vangeli, è anche il testo che rende Gesù figlio del popolo della sinagoga e non in contrasto con essa. Sappiamo tutti che nella fase della stesura dei Vangeli si era innestata una polemica molto vivace tra la sinagoga e la chiesa nascente, per cui altri testi sono stati orientati al superamento della tradizione ebraica, ma questo ha conservato la continuità che sussiste  tra la Torah e il Vangelo.

Certo l'annuncio del Vangelo non si limita a sancire ciò che è scritto nella Torah ma esige un perfezionamento, la disponibilità del cuore che non si limita ad osservare ciò che viene scritto nella lettera ma esige atteggiamenti di perfezione orientati alla santità della vita:  Avete inteso che fu detto ... ma io vi dico ... Non ci si deve mai fermare all'osservanza esteriore degli insegnamenti ma occorre amarli, farli propri e testimoniarli con la propria vita, con il cuore ci vengono donati dal Signore e dobbiamo viverli per come il Signore chiede non per come piace a noi. Il linguaggio degli esempi che Gesù propone è quello del paradosso, per cui colto nel contenuto e non nelle immagini,  ma gli effetti che ne conseguono sono autentici.

Fratelli, tra coloro che sono perfetti parliamo, sì, di sapienza, ma di una sapienza che non è di questo mondo, né dei dominatori di questo mondo, che vengono ridotti al nulla. Parliamo invece della sapienza di Dio, che è nel mistero, che è rimasta nascosta e che Dio ha stabilito prima dei secoli per la nostra gloria. L'apostolo Paolo ci conferma in queste convinzioni, tutto viene donato da Dio e noi godiamo di poter vivere in ascolto di questo dono. Viene raccomandato anche di non vivere questo privilegio secondo il mondo, inseguendo traguardi terreni, mediante atteggiamenti mondani, ma secondo lo Spirito: lo Spirito infatti conosce bene ogni cosa, anche le profondità di Dio.

7 luglio 2016 - XVIII Domenica Tempo Ordinario

Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio. La chiusura del testo del Vangelo di San Luca possiamo cogliere come la chiave di lettura della Parola di Dio che questa Domenica ci viene proposta. Alcune volte mi accompagna l'interrogativo sul valore che i battezzati riescono a dare alla parola del Signore come guida della propria vita. E' evidente che la risposta non mi appartiene anche perché io non riesco a leggere i cuori. Però è importante che ciascun battezzato ne rifletta il valore con la maturità della propria fede, altrimenti il rischio che si corre è non cambiare in nulla i propri progetti e atteggiamenti, anche se il Signore chiede di rivisitare la nostra vita proprio in virtù della sua presenza. 


Vanità delle vanità, dice Qoèlet, vanità delle vanità: tutto è vanità. Certo acquista un significato diverso se viene integrato con la frase di Gesù, per cui il significato diventa chi vive senza Dio corre il rischio di svilire ogni cosa che fa. Ed è ciò di cui facciamo esperienza nella vita di ogni giorno. Si corre e ci si affanna ma senza avere chiara la meta da conseguire. O meglio, sono tante le mete, al punto da diventare illusioni effimere sulle quali investire soldi, scommettere punteggi, dedicare del tempo salvo poi rendersi conto che non ne valeva assolutamente la pena. E' il nostro tempo contrassegnato da luminosità apparente che il più delle volte si trasforma velocemente in tenebra.

E' il salmista a incoraggiare un modo diverso di leggere la propria vita, una vita da spendere nell'attenzione verso se stessi e verso gli altri ma anche nella comprensione della fragilità umana e della precarietà dell'esistenza: Mille anni, ai tuoi occhi, sono come il giorno di ieri che è passato, come un turno di veglia nella notte ... sono come un sogno al mattino, come l'erba che germoglia;
al mattino fiorisce e germoglia, alla sera è falciata e secca.

Potrebbe anche generare amarezza, ma avere coscienza dei propri limiti apre a una migliore comprensione dei traguardi da conseguire e del valore che è importante dare all'esistenza: Insegnaci a contare i nostri giorni e acquisteremo un cuore saggio. Leggere la vita in modo sapiente, nasce dalla coscienza della propria finitezza ma anche della missione che ci viene affidata. Ogni giorno ha la sua preziosità e non è possibile spenderlo nella speranza di poterne recuperare i valori in seguito.

E' l'illusioni di tanti che orientano al rinviare le cose da fare, come se ciò che mi viene chiesto di fare oggi possa comodamente rinviarlo a tempo da destinarsi. A questo atteggiamento Gesù incoraggia a riflettere in modo perentorio: Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà? L'attenzione è sul valorizzare le cose e le persone nel tempo presente, perché il futuro non ci appartiene.

Ma è anche un incoraggiamento a non pensare di poter sempre esprimere una forma di superiorità nei confronti degli altri, soprattutto in riferimento alle cose del mondo:O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi? Tutti sappiamo bene che i mondo ha un modo di leggersi molto diverso dalla vita spirituale, per cui anche se viviamo nel mondo, non è sempre possibile coniugare gli interessi del mondo con la volontà di Dio: Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede. Certo lo sguardo di Gesù è alla vita eterna, ma ai nostri giorni chi rivolge attenzione a ciò che non passa?

E' proprio questa la scommessa dell'evangelizzazione, aprire la mente e il cuore dell'uomo all'incontro con Dio: Se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove è Cristo, seduto alla destra di Dio; rivolgete il pensiero alle cose di lassù, non a quelle della terra. L'Apostolo Paolo alla comunità di Colosse chiede di guardare con più attenzione alla fede personale e comunitaria in Cristo, di leggerci concrocifissi e conrisorti, di guardare con fiducia alle cose che durano in eterno. Rimuovendo tutto ciò che è di ostacolo all'incontro con Dio: impurità, immoralità, passioni, desideri cattivi e quella cupidigia che è idolatria. Per la seconda volta viene riproposta questo termina la cupidigia, l'attaccamento al mondo che diventa una vera e propria religione e il nostro tempo ne è una esperienza evidente. Quasi tutto nella vita e in ogni giornata si fa per affermarsi sugli altri e per possedere più cose.

E' ancora l'Apostolo a rilanciare l'idea di una fraternità universale in Cristo, è una immagine che alcune volte emerge vigorosa, altre volte viene sottaciuta o dimenticate ma è la novità del Regno che Gesù ci ha affidato e che siamo chiamati a testimoniare: Qui non vi è Greco o Giudeo, circoncisione o incirconcisione, barbaro, Scita, schiavo, libero, ma Cristo è tutto e in tutti.

10 luglio 2016 - XIV Domenica Tempo Ordinario

 

Siamo invitati a percorre con i deportati di Babilonia la via del ritorno a Gerusalemme la via del ritorno, rinvigoriti per affrontare le asprezze del cammino dalla parola che il Signore affida al Profeta Isaia: Rallegratevi con Gerusalemme, esultate per essa tutti voi che l’amate. Sfavillate con essa di gioia tutti voi che per essa eravate in lutto. Così sarete allattati e vi sazierete al seno delle sue consolazioni;
succhierete e vi delizierete al petto della sua gloria.
E' una Parola che apre alla speranza che incoraggia la gioia e alimenta la speranza. Il cammino può essere molto difficile ma è il Signore a volerlo e a sostenerlo.

 

Nella parola che i profeti ci trasmettono, ci sono degli incisi nei quali il profeta stesso si assenta totalmente, è una parla che non gli appartiene lui deve solo trasmetterla, è Dio stesso che trasmette il Suo affetto e la Sua benevolenza al Suo popolo: Perché così dice il Signore: Voi sarete allattati e portati in braccio, e sulle ginocchia sarete accarezzati. Come una madre consola un figlio, così io vi consolerò; a Gerusalemme sarete consolati. Non siamo educati a cogliere il Dio dei Padri con queste immagini sostanzialmente materne, però è così, spesso i profeti si sforzano di aiutarci a vivere un affidamento filiale nella disponibilità a comprendersi coccolati da Dio nelle nostre fragilità.

 

Le immagini del Dio burbero che è tutto preso nelle sue azioni troppo importanti per pensare alla miseria dell'uomo che caratterizzano tanta parte dell'iconografia latina, non corrispondono in nulla al messaggio che Dio stesso ci trasmette di se stesso attraverso il linguaggio biblico. Non è sempre facile riqualificare il messaggio catechistico però è opportuno che su questo tema il lavoro sia portato avanti con coerenza nel pieno rispetto della Parola. Così potremo anche noi elevare insieme al Salmista la nostra invocazione fiduciale a colui che viene sempre incontro alla nostra debolezza e ascolta le preghiere: Venite, ascoltate, voi tutti che temete Dio, e narrerò quanto per me ha fatto. Sia benedetto Dio, che non ha respinto la mia preghiera, non mi ha negato la sua misericordia.

Il messaggio della gioia che ci viene trasmesso quale nuova alleanza di Dio con l'uomo attraverso Gesù Cristo incentra tutto sulla missione che ci viene affidata e che dobbiamo vivere contemplando la Croce. E' l'Apostolo che di fronte alla titubanza dei Galati e alla loro difficoltà di aderire pienamente alla fede in Cristo, taglia corto e va al nocciolo della verità sulla quale incentrare la sequela: Fratelli, quanto a me non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo, per mezzo della quale il mondo per me è stato crocifisso, come io per il mondo. Tutto si comprende meglio guardando alla croce che il Signore mi dona da abbracciare ogni giorno per vivere dietro di Lui.

 

L'evangelista Luca incoraggia a spogliarsi delle sicurezze umane, la via della missione esige un procedere snello non appesantito dalle cose del mondo:  non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada. L'annunciatore della Pace del Signore non lo fa attraverso una sapienza umana ma mediante la testimonianza della propria vita. Chi vive la pace trasmette la pace. Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi, beh, forse è un ripetere ma molti cristiani somigliamo più ai lupi che agli agnelli. Ma anche in questo caso non dobbiamo scoraggiarci, il Signore ha bisogno di noi, della nostra disponibilità, ci chiede di operare per il Regno nonostante la nostra debolezza e insicurezza. Anche perché: La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!

 

 L'altra raccomandazione che ci fa è di non guardare troppo ai risultati che si ritiene di aver conseguito mediante le proprie capacità, ma di contemplarci alla presenza di Dio, questa dedizione alle cose eterne determina la nostra armonia interiore e anche la capacità di non scoraggiarci di fronte alle incomprensioni e alle difficoltà che la missione ci pone necessariamente davanti: Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli.

 

3 luglio 2016 - XIII Domenica Tempo Ordinario

Questa Domenica il tema che sollecita la nostra attenzione è come corrispondere alla vocazione. Alcune volte mi viene chiesto di narrare qualcosa sulla mia vocazione, generalmente divento evasivo anche perché, a mio parere, non è importante la mia vocazione, ma cosa vuol dire corrispondere a una vocazione. La Parola di Dio è una sequenza di disponibilità vocazionali, per cui, se uno vuole comprendere il senso della chiamata non deve fare altro che aprire il testo sacro.

La vocazione di Eliseo da parte di Dio mediante  Elia, ci propone un tema classico, perché si concretizzi una chiamata occorre l'apporto di un mediatore. Dio non ama intervenire sempre in prima persona normalmente lo fa valorizzando le persone che mostrano avere nei suoi confronti una disponibilità sincera anche se alcune volte fallimentare. In questo caso il protagonista è Elia, già da tempo al servizio del Signore e in virtù di questa disponibilità sincera ha avuto modo di sperimentare molte persecuzioni.

In quei giorni, il Signore disse a Elìa: «Ungerai Eliseo, figlio di Safat, di Abel-Mecolà, come profeta al tuo posto». Partito di lì, Elìa trovò Eliseo, figlio di Safat ... Elìa, passandogli vicino, gli gettò addosso il suo mantello. Quello lasciò i buoi e corse dietro a Elìa, dicendogli: «Andrò a baciare mio padre e mia madre, poi ti seguirò». Elìa disse: «Va’ e torna, perché sai che cosa ho fatto per te». E' un brano carico di tensioni emotive anche perché trasmette al radicalità della scelta e anche gli atteggiamenti definitivi che esigono un abbandono definitivo della vita precedente, questo ai nostri giorni non sempre accade e a anche per questo no sempre riusciamo ad essere credibili. Eliseo comprende che deve cambiare vita staccandosi dagli affetti più cari, ma anche dall'attività lavorativa che faceva precedentemente.

L'Apostolo Paolo, come è nel suo stile radicalizza l'adesione a Cristo nella dedizione all'Amore, ma poi legge nell'autenticità delle situazioni la difficoltà di testimoniare questa dedizione incoraggiando al rispetto vicendevole e alla crescita relazionale della fraternità: Amerai il tuo prossimo come te stesso. Ma se vi mordete e vi divorate a vicenda, badate almeno di non distruggervi del tutto gli uni gli altri! Cristo incoraggia a una vita di libertà, ma è una libertà che non incoraggia il qualunquismo ma la maturità nella dedizione verso il Signore. Insomma che almeno ci sia il rispetto vicendevole.

Quando ci vengono proposti questi testi di Luca, sembra che l'evangelista perda di vista il senso della misericordia che caratterizza questo vangelo. Invece ritengo, voglia incoraggiare a radicalizzare in alcuni momenti della nostra dedizione al Signore, il senso dell'appartenenza a Lui e il distacco da ogni altro affetto. Le risposte definitive di Gesù agli interlocutori occasionali sembrano orientati a scoraggiare una dedizione superficiale: Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo ... Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va’ e annuncia il regno di Dio ... Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio.

Ammettiamolo è proprio questa radicalità che ci attenderemmo dai ministri del sacro e invece dobbiamo relazionarci con una melina e un equilibrismo infinito, forse è determinato dalla falsa coscienza di dover mantenere lo status quo quasi incapaci di percorrere in modo più definitivo la storia, alcune volte la presenza di Gesù invece di orientare le nostre scelte, sembra dover fare i conti con gli umori del potente di turno. Tra questi potenti dobbiamo inserire anche tanti ministri del culto che non sempre colgono la preziosità di essere profeti. Insomma si preferisce l'acquitrino invece dell'acqua limpida che scorre libera e guizzante.

 Il motivo ritengo sia da cercare nell'incapacità di trovare una meta definitiva alla propria vita, anche in questo caso Gesù deve essere il modello:Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, Gesù prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme ... Se la meta non è evidente diventa tutto più difficile da definire, diventano confusi anche gli strumenti da usare:Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?

Come fratelli e sorelle che con tutti i limiti comunque vogliamo vivere al servizio del Signore, non dobbiamo fare altro che affiancarci al salmista che invoca la misericordia e l'affidamento la Signore:Proteggimi, o Dio: in te mi rifugio. Ho detto al Signore: «Il mio Signore sei tu». Il Signore è mia parte di eredità e mio calice: nelle tue mani è la mia vita. Il Signore è la nostra pace e Lui deve donarci conforto.

4 giugno 2016 - X Domenica Tempo Ordinario

La celebrazione festiva ci chiede di rileggere la nostra fede in Gesù Cristo e nella potente azione di Dio che è attento alla sofferenza dell'uomo ed è il Signore della vita. Contemporaneamente ci chiede di fare una analisi della storia del nostro rapporto con Dio, e quale fede abbiamo nella Sua volontà di intervenire nella nostra vita, di darci speranza di restituirci pace. La vedova in Sareptà di Sidone stava perdendo la fiducia nel futuro con la morte del figlio, il corteo funebre di Nain era orientata a generare disperazione in una donna.

Ma la Parola di Dio spesso ci ricorda che: Nulla è impossibile a Dio. La manifestazione della potenza di Dio non è orientata solo a risollevarci dalla condizione di peccato, ma anche a liberarci dai drammi che alcune volte si accompagnano alla nostra via e non sempre ci vedono capaci di elevare lo sguardo verso Dio. Abbiamo bisogno di una fede più forte nella presenza del Signore, questo fa di noi un bene prezioso per ogni uomo, credente e non credente, anche perché Dio nel manifestare la sua misericordia, non fa distinzione di persone.

Se vogliamo maturare una migliore coscienza della nostra vocazione di cristiani, nella nostra dedizione a Dio dobbiamo solo fare spazio a Gesù per permettergli di operare con la libertà che ne contraddistingue da sempre l'azione. Gesù entra nella situazione, si guarda attorno con attenzione, cerca la miseria dell'uomo e la trasforma con gesti di affettuosità e di sincero amore verso l'altro.

Non ha bisogno di essere sollecitato, d'altra porte Lui ci stesso ci ha ricordato che non è necessario fare lunghe preghiere per essere esauditi. Non vuole neanche essere ringraziato, vuole solo trovare spazio nei nostri cuori e vuole che il cuore si apra alla gioia dell'incontro con la misericordia del padre. Lo sguardo di Gesù cerca sempre lo sguardo della persona, anche se ci sono le folle per Lui non ci sono altro che persone da incontrare.

Il cammino della vita per ciascuno di noi presenta molte situazioni di incontro con Dio: celebrazioni, preghiera personale, pellegrinaggi, incontri di formazione. Al centro di ogni celebrazione è sempre l'azione di Gesù. Ma non sempre riusciamo a farne memoria, anche per questo molti legano la loro storia di fede a questa o a quell'esperienza ecclesiale, dimenticando che tutto ha inizio con il proprio Battesimo, ricevuto come un dono prezioso dai nostri genitori fin dalla più tenera età.

E' l'apostolo Paolo in uno scritto molto polemico a ricordarci che tutto si innesta nella fede ricevuta dai padri, è in questa fede coltivata fin dal grembo materno che si inserisce l'azione di Dio orientata a trasformare e a perfezionare la comprensione della propria missione. Nella disponibilità all'azione dello Spirito Santo tutto diventa particolarmente significativo ed esclusivo, ciascuno di noi è depositario di una particolare rivelazione di Dio

Questo ci rende unici e insostituibili davanti a Dio e nella Chiesa. E' una rivelazione che comprendiamo meglio vivendo come Chiesa, è questo il significato che l'Apostolo vive nel confronto con Cefa e Giacomo a Gerusalemme. Ma la propria specificità rimane sempre anche per questo le Chiesa paoline sono diverse da quelle petrine e da quella di Giacomo, diverse ma non contrapposte. E' la bellezza della manifestazione dell'unico spirito nella diversità delle situazioni e delle comunità ecclesiali.

Certo tutto deve essere contrassegnato dall'unità e dalla comunione che nella comunità è rappresentata dal Vescovo. Non tutti e sempre comprendiamo questa verità ed è per questo che alcune volta la comunità ecclesiale vive ed ha vissuto nella sua storia divisioni e lacerazioni. La diversità è diventata contrapposizione, assolutezza di verità legate a questo o a quel riformatore. O più semplicemente a questo o a quel sacerdote. La preghiera costante della Chiesa come quella del Signore è sempre che la comunione venga resa manifesta e sia testimoniata ogni giorno in ogni cuore.

26 marzo 2016 - Veglia di Resurrezione

Ci prepariamo alla Veglia della Notte Santa, la Madre di tutte le veglie celebrate in onore del Signore, è come pervenire ad un traguardo che si è sperato conseguire da molto tempo e, adesso che è a portata di mano, sembra rinviare a nuovi orizzonti totalmente inesplorati. Effettivamente la festa della Pasqua da sempre comporta una disponibilità innovativa, esige il coraggio di tentare una impresa, ma anche la soddisfazione di percepire i frutti di un lungo lavoro.

A cominciare dalla pasqua degli agricoltori, anche se  è improprio chiamarla così, sappiamo bene che questo termine lo riceviamo dall'azione dell'angelo sterminatore che comportò la decisione da parte del Faraone di liberare gli schiavi delle tribù di Israele. Però il periodo è sempre lo stesso, la natura riapre il suo ciclo produttivo e la terra dona le primizie del grano, il mondo rurale si riappropria dell'impegno di valorizzare questo dono del Signore che poi diventerà il nutrimento e la speranza di un futuro.

Gli antichi ritenevano che in questo periodo Dio avesse creato l'Universo, anche per questo la festa dell'incarnazione è stata posta in questa fase dell'anno liturgico, la nuova creazione, nel giorno della creazione originaria. Anche la vita della campagna è un'avventura che esige sempre grande coraggio, dedizione, speranza e infine la gioia di raccogliere il prodotto che il Signore fa crescere. Anche per questo motivo, fin dai tempi più antichi,  si porta al Signore la primizia del grano nuovo.

L'esperienza dell'Esodo non è meno rischiosa del seminare il grano, un lungo cammino iniziato con l'esaltazione delle grandi opere del Signore ma, man mano che procedeva si avvertiva sempre più la fatica di dover affrontare ogni giorno la costruzione del nuovo cammino, e spesso emergeva come un rifiuto dell'opera stessa di Dio, sopratutto quando questo esigeva la partecipazione attiva del popolo di Dio.

Come sempre, Dio è esaltato quando le cose vanno bene, se ne evita l'ascolto e la disponibilità quando esige i nostri sacrifici. E' una storia che tutto sommato si ripete anche ai nostri giorni, ma sappiamo bene e lo apprendiamo proprio dalla Parola di Dio che il cammino non termina mai, per cui ogni traguardo non è altro che il rilancio di una nuova meta.

Per gli ebrei si è trattato della Terra promessa, della monarchia, del profetismo, della deportazione e ancora tante esperienze che sarebbe impossibile elencare e descrivere nella loro bellezza e anche nella loro drammaticità. Ma è la novità permanente dell'azione di Dio che instancabilmente accompagna e guida la storia dell'uomo verso nuovi traguardi sempre più ambiziosi, sempre più contrassegnati dal Suo amore.

Anche quando sembra che l'uomo faccia di tutto per allontanarsi da Lui, non mancano presenze amiche che ne riaccendono l'ardore e la voglia di compagnia. E' in questa dinamica di costante ricerca dell'amicizia con Dio che si inserisce la novità della nascita di Gesù di Nazareth, che proprio negli avvenimenti che questa notte celebriamo, esprime pienamente la potenza gloriosa di Dio che si accompagna stravolgendolo al fallimento e alla volontà di morte dell'uomo.

E' ancora una volta un messaggio innovativo, che genera interesse sempre nuovo per la vita della persone e per l'eternità verso la quale ogni persona orienta il proprio cammino. In Gesù Cristo ogni uomo scopre una vocazione nuova che non si esaurisce nella dinamica delle relazioni terrene, ma ha il suo principio e il suo fine nella potenza e nella contemplazione di Dio.

Purtroppo spesso anche nella vita di comunità si da più importanza alle cose che facciamo noi che non a porre attenzione all'opera che Dio compie a prescindere dalle nostre azioni. E' accaduto anche nella prima comunità, troppa attenzione all'opera dell'uomo che aveva sancito la morte del Figlio di Dio, e poca disponibilità a cercare pienamente il significato di quello che andava accadendo, Dio ha risuscitato il Suo figlio unigenito dalla morte.

E' un incoraggiamento ad aprirci alla potenza dello Spirito Santo, solo nello Spirito noi riusciamo a cogliere pienamente ciò che Dio vuole trasmetterci l che non vuol dire che vi aderiamo pienamente, ma almeno sappiamo verso dove orientare il cammino. D'altra parte l'opera è di Dio e noi dobbiamo avere fiducia che lui ci condurrà nella nostra breve esistenza a comprensioni sempre nuove della Sua volontà amante, che ha bisogno della nostra collaborazione perché possa manifestarsi pienamente e portare speranza soprattutto agli sfiduciati.

Buona pasqua a tutti, il che vuol dire buon cammino sempre nuovo nel fare la volontà di Dio. Da parte mia non posso che incoraggiarvi alla preghiera per tute le esigenza dei cuori smarriti e per i tanti drammi esistenziali che esigono la nostra solidarietà e la nostra affettuosa attenzione.   

23 marzo 2016 - Mercoledì Santo

Siamo entrati pienamente nella preparazione della Pasqua del Signore, il Mercoledì Santo è uno dei grandi momenti liturgici che cominciano a delineare in modo definitivo  la sorte di Gesù. L'ascolto della Parola di Dio ci propone il dramma del tradimento di Giuda. Non deve essere stato facile per questo discepolo del Signore, uno dei più fidati visto che gli era stata affidata la cassa della comunità, fare questa scelta orientata probabilmente a esaltare in modo definitivo  la sequela e la missione del Maestro.

Certo la relazione dei fatti per come la descrivono i Vangeli canonici non lascia spazio a interpretazioni benevoli, Giuda si è mosso per amore del denaro, Anche in altri brani dei Vangeli non mancano di rimarcare questo suo atteggiamento negativo, Ma le parole di Gesù lasciano spazio a una comprensione più ampia e articolata di questi momenti e del ruolo di Giuda.

Non si tratta di essere buonisti ma semplicemente di cogliere, anche negli atteggiamenti negativi delle persone le motivazioni che non necessariamente sono determinate da volontà omicide, ma troppo spesso sono frutto di messianismi deviati o di traguardi che orientano altrove le proprie potenzialità interiori.

Ritengo che anche i gravissimi fatti che stanno accompagnando la nostra storia recenti si connotano con la stessa matrice, una profonda idealità, la volontà di conseguire dei risultati orientati all'affermazione di se stessi, lottare con accanimento quando sembra che si operi in modo deviato, o comunque distraendosi dai traguardi sperati.

Certo anche in Giuda non deve essere stato facile orientare alla possibilità della morte per il Maestro la sua esigenza di vederlo affermato di fronte alle autorità giudaiche e a quelle romane. Gesù non ne voleva sapere aveva nel cuore un altro modello di potere , quello dell'amore verso tutti e probabilmente questo non coincideva con le motivazioni che lo avevano spinto a seguirlo.

Insomma il cuore dell'uomo è assoggettato a tante passioni e in questo caso sono emerse quelle più definitive. O la va o la spacca, si sarà detto. E quindi si è lasciato trascinare dalla sue passioni e non dal progetto del Maestro, è quello che noi chiamiamo il tradimento ma Gesù non lo rinnega e lo cerca fino all'ultimo istante.

L'amore non diventa mai odio per cui cerca sempre coloro che ne sono destinatari, quindi tutti gli uomini del mondo, compreso Giuda. Questo atteggiamento alcune volte apre alla conversione, altre volte non ci si concede il tempo di cogliere il valore dell'azione di Dio che è così diversa da quella dell'uomo, in questi casi emerge la disperazione.

Dobbiamo affermare che in questi drammi determinati dai kamikaze si esprime tutta la disperazione dell'uomo di oggi, al quale è stato tolto il dono dell'amore di Dio attraverso una campagna sistematica e ormai secolare di ateismo pratico che caratterizza anche molti credenti, ci si afferma credenti ma si vive in modo materialistico.

Anche questi giovani che si fanno esplodere non appartengono alle fede islamica ma al materialismo credente europeo, che radicalizza le proprie convinzioni fino a desiderare la distruzione degli altri che non le condividono. Ne abbiamo già fatto esperienza con le tante mafie che infestano i nostri territori, con le ideologie fasciste, naziste, comuniste, ma per amore di verità dovremmo dire anche imperialiste, colonialiste.

Troppo spesso per presunzione di civiltà ci siamo arrogati il diritto di sterminare intere comunità semplicemente perché appartenenti ad altre culture, ad altre fedi, o  per bramosia di denaro e di potere. Non dobbiamo stupirci che ancora oggi, anche se con motivazioni diverse e ideologia usate in modo strumentale, si cerca di conseguire le stesse finalità come ha cercava di fare Giuda, e sopratutto con gli stessi strumenti. 

27 gennaio 2016 - III Domenica Tempo Ordinario

Ogni Domenica il Signore ci chiede di metterci in ascolto della Parola che Lui ci ha donato come lampada che guida i nostri passi. Ma questa Domenica siamo chiamati a comprendere anche l'ascolto della parola come una bellissima azione liturgica che ci rende presente Gesù in ogni suo momento. Siamo anche incoraggiati a modificare un atteggiamento che ha trasformato le nostre aule liturgiche in centri di lettura, mentre dovremmo educarci ad ascoltare la Parola: Lesse il libro sulla piazza davanti alla porta delle Acque, dallo spuntare della luce fino a mezzogiorno, in presenza degli uomini, delle donne e di quelli che erano capaci d’intendere; tutto il popolo tendeva l’orecchio al libro della legge. Noi cristiani sappiamo che la Parola è Gesù, per cui dobbiamo educarci ad ascoltarlo: I levìti leggevano il libro della legge di Dio a brani distinti e spiegavano il senso, e così facevano comprendere la lettura.

L'autore ci chiede di sentirci parte di questa azione liturgica che i deportati di Babilonia vissero al loro ritorno a Gerusalemme, la situazione era difficile anche perché dovevano riprendere a vivere in una città semidistrutta. Anche per questo si rese necessario accentuare la solennità e il rispetto dell'assemblea liturgica. Ma come accade quando il dolore sembra essere particolarmente vivo nel cuore dell'uomo, neanche gli incoraggiamenti e la la presenza viva di Dio riuscivano a trasmettere gioia:Questo giorno è consacrato al Signore, vostro Dio; non fate lutto e non piangete!». Infatti tutto il popolo piangeva, mentre ascoltava le parole della legge.

Ma la vita deve continuare e anche per questo il tutto viene concluso con un banchetto rituale che noi potremmo comparare con la nostra eucaristia, da condividere con tutti anche con coloro che non potevano essere presenti all'azione sacra:  Neemìa disse loro: «Andate, mangiate carni grasse e bevete vini dolci e mandate porzioni a quelli che nulla hanno di preparato, perché questo giorno è consacrato al Signore nostro; non vi rattristate, perché la gioia del Signore è la vostra forza». E' una frase molto bella che ci aiuta a vivere meglio, noi siamo forti solo quando sentiamo che quello che viviamo è la volontà di Dio.

Nello scrivere la narrazione della sua vita di Gesù, l'evangelista Luca avverte l'esigenza di farlo precedere dalle motivazione che ne hanno determinato la stesura. Da questa introduzione noi impariamo che quando questo evangelista scrive andavano morendo gli Apostoli, che i cristiani avevano bisogno di essere rinvigoriti nella fede e che molti altri avevano già scritto su Gesù. Per cui dobbiamo pensare che Luca avesse davanti agli occhi molti scritti ai quali poter attingere e tra i quali scegliere i racconti che intendeva inserire nel suo Vangelo: così anch’io ho deciso di fare ricerche accurate su ogni circostanza, fin dagli inizi, e di scriverne un resoconto ordinato ... in modo che tu possa renderti conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto.

Poi entriamo nel vivo della scena, Gesù è adulto, ha già ricevuto il battesimo di Giovanni, ha già scelto alcuni discepoli, ha già operato dei segni che lo hanno reso noto in tutta la Galilea. A questo punto avverte l'esigenza di ritornare a Nazareth, capita ancora oggi che quando uno ha conseguito dei risultati avverta l'esigenza di restituirsi al suo ambiente naturale, anche per far conoscere al sua nuova condizione di vita: Venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Il testo esprime la naturalezza delle sue azioni, tutto si svolge per come aveva fatto sempre.

La scena è molto descrittiva per cui possiamo sentirci anche noi presenti all'interno della sinagoga: Gli fu dato il rotolo del profeta Isaìa; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto: «Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio ...». Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. E' come la nostra liturgia della Parola, a questo punto tutti aspettavano che spiegasse ciò che era stato proclamato nel testo del Profeta.

Ed è a questo punto che accade l'imprevedibile, Gesù dichiara pubblicamente che è iniziato con Lui l'avvento del Regno di cui parlava Isaia:  Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato». Anche nella nostra vita ci deve essere questo oggi, così definitivo che determina un cambiamento fondamentale che ci fa uscire dal qualunquismo e dalla abitudinarietà. In virtù di questo oggi ogni momento diventa prezioso anche perché è animato dallo Spirito Santo e aperto al servizio verso gli altri in nome di Dio.

E' proprio questa realtà che si realizza con il nostro inserimento in Cristo, mediante il Battesimo, che ci propone l'Apostolo. Lo fa aiutandoci a comprendere i nostri rapporti interpersonali nella dinamica del corpo articolato in tante membra unite a Cristo che è nostro capo. E' grazie all'inserimento in Lui che anche noi possiamo considerarci figli di Dio, ed è grazie a Lui che noi partecipiamo dalla Grazia di Dio: Fratelli, come il corpo è uno solo e ha molte membra, e tutte le membra del corpo, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche il Cristo. Infatti noi tutti siamo stati battezzati mediante un solo Spirito in un solo corpo, Giudei o Greci, schiavi o liberi; e tutti siamo stati dissetati da un solo Spirito.

Sappiamo tutti bene che non sempre comprendiamo questo dono di essere famiglia cristiana, anche per questo ci sono tante ingiustizie tra le persone e tra i popoli. Ma non dobbiamo desistere, percorrendo la via della santità, a cooperare al progetto di Dio che ci vede come un'unica famiglia visitata e animata dallo Spirito di Cristo:Ora voi siete corpo di Cristo e, ognuno secondo la propria parte, sue membra. Leggerci in questo modo non può che alimentare in noi l'anelito alla comunione e alla realizzazione del regno di giustizia e di pace che Gesù ha iniziato tanti anni fa e che ha affidato a noi tutti.

Il Salmista ci ricorda l'impegno di non distrarre il nostro sguardo dagli insegnamenti del Signore, è in questa fedeltà la nostra pace e la nostra gioia: La legge del Signore è perfetta, rinfranca l’anima; la testimonianza del Signore è stabile, rende saggio il semplice. I precetti del Signore sono retti, fanno gioire il cuore; il comando del Signore è limpido, illumina gli occhi. Avere confidenza nell'aiuto e nella presenza di Dio nella nostra vita fa di noi persone carichi di speranza e aperte alla gioia del dono di se.

20 gennaio 2016 - II Domenica Tempo Ordinario

La ripresentazione del tempo ordinario possiamo caratterizzarla come una particolare attenzione alla costruzione e all'amore verso a città dell'uomo che per noi significa semplicemente amore verso Scalea. E' il profeta Isaia a chiederci di osare di per amore di Dio nella disponibilità a dare speranza alla città del cuore, che per lui era Gerusalemme ma che per noi è la nostra Scalea: Per amore di Sion non tacerò, per amore di Gerusalemme non mi concederò riposo, finché non sorga come aurora la sua giustizia e la sua salvezza non risplenda come lampada. Non dobbiamo darci pace finché non ci sia pace e amore per la nostra città e nella nostra città.

Occorre operare per restituire il protagonismo ai cittadini, cogliendo la possibilità di aprire all'amore la gioia di sentirsi comunità e anche la possibilità di aprire alla vita comune tutte le relazioni che si accompagnano alla possibilità di costruire un modo nuovo di relazionarci. Dobbiamo riuscire a trasmettere la sensazione di sentirsi amati, cercati e non abbandonati: Nessuno ti chiamerà più Abbandonata, né la tua terra sarà più detta Devastata, ma sarai chiamata Mia Gioia e la tua terra Sposata, perché il Signore troverà in te la sua delizia e la tua terra avrà uno sposo.

Sì, come un giovane sposa una vergine, così ti sposeranno i tuoi figli; come gioisce lo sposo per la sposa, così il tuo Dio gioirà per te. Non sempre è facile trasmettere queste sensazioni anche perché i credenti non sempre contraddistinguono la loro disponibilità con la dedizione amante di cui parla il profeta, però è questo che ci chiede il Signore, i cristiani devono concorrere con il cuore e con la testimonianza alla costruzione della fiducia nel futuro e della vivibilità dell'ambiente nel quale il Signore ci ha posti.

Anche l'evangelista Giovanni, incoraggia a cogliere il valore dell'amore  nella disponibilità  essere più attenti, nei confronti  delle difficoltà che dobbiamo affrontare per  restituire la gioia a coloro che hanno bisogno di essere sostenuti. Tutto nasce da una situazione sostanzialmente ordinaria, che l'evangelista ci descrive con la ovvietà della situazione: In quel tempo, vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. E' una normale festa sponsale per cui tutto scorre in un clima gioioso e spensierato, come accade in tanti nostri matrimoni, non quello che si vive in chiesa ma quello che poi si celebra nei ristoranti.

Forse per il numero degli invitati, magari perché si era bevuto troppo accade l'impensabile: Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno vino». E Gesù le rispose: «Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora».  Tutto ciò che sembrava scorre in modo ordinario assume la connotazione dell'inquietudine, dettato dall'imprevedibile. Certo potremmo chiederci ma come mai la madre di Gesù sente il dovere di coinvolgersi, essendo semplicemente invitata per cui  non immediatamente al centro dell'attenzione, noi non sapremmo cosa rispondere, però accade questo, la madre di Gesù avverte l'esigenza di intervenite perché gli sposi abbiano modo di vivere con gioia questo girono di festa, ed invoca l'aiuto del suo figlio Gesù.

Lei sa che il figlio non la deluderà, per cui chiede ai servi di essere pienamente disponibili: Sua madre disse ai servitori: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela». Il resto lo conosciamo bene, ciò che a noi può insegnare è che non dobbiamo mai temere di essere abbandona da Dio e quando questo ci accade non dobbiamo fare altro che invocare l'aiuto del Signore, mediante l'intercessione della sua madre Maria. Per l'evangelista Giovanni a Cana inizia l'avvento del Regno di Dio e inizia anche la sequela dei discepoli che da allora non abbandonano il loro maestro: Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.

Dobbiamo ammettere che è meno chiaro quello che è accaduto dopo, ma ormai abbiamo imparato che i discepoli non intendono venire incontro alle nostre curiosità, per cui lasciano sospesi gli avvenimenti immediatamente successivi, alla discesa a Cafarnao, che fecero insieme ai familiari di Gesù, che poi però spariscono dalla scena nella cittadina sul lago. L'apostolo Paolo ci riporta ai nostri impegni ordinari e ci ricorda anche che il protagonista di questi impegni non siamo noi ma lo Spirito Santo: Vi sono diversi carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversi ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diverse attività, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. Insomma nella diversità degli incarichi e delle attività che viviamo al servizio della Chiesa, non dobbiamo mai dimenticare che ogni cosa ha la sua origine nello Spirito Santo di Dio.

Qualora questo non fosse chiaro, evidentemente non lo era come non è neanche ai nostri giorni, lui sottolinea nuovamente che: A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune: a uno infatti, per mezzo dello Spirito, viene dato il linguaggio di sapienza; a un altro invece, dallo stesso Spirito, il linguaggio di conoscenza; a uno, nello stesso Spirito, la fede; a un altro, nell’unico Spirito, il dono delle guarigioni; a uno il potere dei miracoli; a un altro il dono della profezia; a un altro il dono di discernere gli spiriti; a un altro la varietà delle lingue; a un altro l’interpretazione delle lingue. La centralità è data a qual bene comune così poco di moda anche ai nostri giorni. Insomma il Signore ci dona della capacità non per farci esaltare di fronte agli altri ma semplicemente per aprire il nostro cuore al servizio dei fratelli.

 Ed è per questo che ancora una volta il salmista incoraggia a non fare nei narcisismi spirituali ma a cogliere nella lode al Signore il senso più autentico del nostro stare insieme come comunità di fede: Cantate al Signore un canto nuovo, cantate al Signore, uomini di tutta la terra. Cantate al Signore, benedite il suo nome. Annunciate di giorno in giorno la sua salvezza. In mezzo alle genti narrate la sua gloria, a tutti i popoli dite le sue meraviglie.

13 gennaio 2016 - Battesimo del Signore

Il Battesimo del Signore, nel racconto che ne fa l'evangelista Luca, è totalmente essenzializzato nel senso che da per scontato che chi legge sappia da altre fonti i particolari dello svolgimento dei fatti accaduti sulle rive del Giordano. Lui si limita ad affermare che anche Gesù ha ricevuto il Battesimo da Giovanni: Ed ecco, mentre tutto il popolo veniva battezzato e Gesù, ricevuto anche lui il battesimo ... in realtà la sua attenzione è orientata a focalizzare quello che accade dopo: stava in preghiera, il cielo si aprì e discese sopra di lui lo Spirito Santo in forma corporea, come una colomba, e venne una voce dal cielo: Tu sei il Figlio mio, l'amato: in te ho posto il mio compiacimento. E' l'elezione a figlio nella sua condizione mortale, una elezione che coinvolge ciascuno di noi fin dal momento del nostro Battesimo, perché anche noi abbiamo ricevuto o Spirito del Signore e così siamo stati inseriti nel Corpo Mistico di Cristo.

Quanto tempo è rimasto Gesù al Giordano prima di ricevere il Battesimo? i Vangeli non si attardano in questa descrizione solo l'evangelista Giovanni ci viene a ricordare che dopo, anche Gesù battezzava, in un luogo a parte sempre sul Giordano ma è una scena che non ha molta fortuna nella nostra conoscenza della vita de della missione di Gesù. Tutto viene contestualizzato nell'ambito delle attese giudaiche del Messia che ancora una volta chiarisco era molto diversificata, non si identificava totalmente con il Messia guerriero della discendenza davidica, ma anche in quello sacerdote capace di purificare le devianze che venivano vissute all'interno del Tempo di Gerusalemme, o ancora in quello profetico vigoroso e capace di scuotere da un modo di vivere la fede apatico e rituale.

E' in questo contesto che leggiamo il profeta Isaia, il quale è chiamato da Dio  ad incoraggiare i deportati in terra di esilio che fanno ritorno in Gerusalemme. E' una parola di consolazione che il Signore gli chiede di annunciare, ma anche una speranza che devono cogliere nel ripercorrere il deserto per cogliere pienamente il nuovo messaggio di speranza che Dio intende donare loro: Nel deserto preparate la via al Signore, spianate nella steppa la strada per il nostro Dio. Ogni intervento di Dio deve essere colto come un dono, ma anche come una richiesta di impegno, Il signore vuole che i deportati ritornino nella terra dei Padri, ma chiede loro di purificarsi e di orientare meglio verso di Lui i loro cuori e le loro azioni.

Poi si annuncia in modo vigoroso una visione nuova della salvezza, non si parla più di eserciti che si scontrano ma di una presenza velata di Dio che si caratterizza nell'immagine del gregge e del pastore: Alza la voce, non temere: Ecco il vostro Dio! ... Come un pastore egli fa pascolare il gregge e con il suo braccio lo raduna; porta gli agnellini sul petto e conduce dolcemente le pecore madri. E' una immagine che ritorna spesso nel messaggio dei profeti, ma stenta a fare breccia nel cuore dei credenti di allora che erano ebrei, ma anche di oggi per molti tra noi cristiani è difficile cogliere la bontà assoluta di Dio quale strumento basilare per la realizzazione del Regno. Anche per questo molti contestano al Santo Padre una immagine eccessivamente caritativa, molti vorrebbero una Chiesa più integralista, più orientata a mostrarsi potente secondo gli uomini.

Ma questo certamente contraddirebbe la Parola di Dio che è totalmente orientata a mettere in mostra la potente azione di Dio nella Sua  dedizione alla carità, gratuitamente interviene per la nostra salvezza. Troppo spesso l'amore verso Dio viene strumentalizzato per mercatini e interessi personali, accadeva una volta e continua ad accadere ancora oggi. E' evidente che chi lo fa non vive secondo Dio, anche se parla e opera in nome di Dio. L'Apostolo Paolo avverte l'esigenza di trasmettere al discepolo Tito questi insegnamenti: E' apparsa la grazia di Dio, che porta salvezza a tutti gli uomini e ci insegna a rinnegare l'empietà e i desideri mondani e a vivere in questo mondo con sobrietà, con giustizia e con pietà ... Egli ha dato se stesso per noi, per riscattarci da ogni iniquità e formare per sé un popolo puro che gli appartenga, pieno di zelo per le opere buone. Sono parole semplici e immediate che aprono alla comprensione della salvezza quale dono esclusivo di Dio, un dono di cui non dobbiamo mai stancarci di ringraziarlo.

Avverte anche l'esigenza di aiutare Tito a comprendere che la Salvezza esprime l'amore che Dio ha verso di noi, amore al quale dobbiamo corrispondere senza presunzione di eventuali diritti acquisiti in merito alle cose che riteniamo di fare per il Signore: Egli ci ha salvati, non per opere giuste da noi compiute, ma per la sua misericordia, con un'acqua che rigenera e rinnova nello Spirito Santo, che Dio ha effuso su di noi in abbondanza per mezzo di Gesù Cristo, salvatore nostro, affinché, giustificati per la sua grazia, diventassimo, nella speranza, eredi della vita eterna. Non dobbiamo mai perdere di vista l'eternità altrimenti tutto perde di vigore e anche la comprensione del dono rischia di restare svilito nella tante cose da fare ogni giorno.

La speranza eterna ci viene donata fin dal momento del nostro battesimo e dobbiamo vivere cercando di camminare nella via della santità, con grande umiltà e anche attenzione, perché le tentazioni sono tante e anche la possibilità di sbagliare è sempre presente nella nostra vita. Riprendendo il Vangelo ricordo anche a me stesso che Gesù, dopo il Battesimo, era in preghiera. La preghiera rimane la vera e sola energia capace di superare ogni difficoltà. 

6 gennaio 2016 - Epifania del Signore

La celebrazione dell'Epifania chiude questo lungo periodo caratterizzato dalla centralità del mistero di Dio che si  rende presente in mezzo a noi nel bambino di Betlemme. E' un mistero di amore mai esplorato totalmente anche perché contrassegnato da molte iniziative che distraggono dal messaggio di salvezza che il Natale vuole rappresentare per tutti coloro che cercano la speranza e, in qualche modo, ritengono di poterla vivere incontrando Gesù.

E' sempre bene ripeterci che abbiamo troppo istituzionalizzato questa gratuità, d'altra parte è anche un modo per appropriarcene e trasformare così un dono, in una proprietà privata. Per cui se uno vuole incontrarsi con Gesù deve farlo per come noi riteniamo. Forse non era questo il progetto di Dio, anche perché è vero che per realizzarlo ha avuto bisogno di una disponibilità credente piena e matura, ma è anche vero che questa disponibilità ha esigito una rilettura costante proprio in virtù del fatto che la scena davanti ai protagonisti si dilatava a vista d'occhio e anche oltre, in modo inimmaginabile.

L'annuncio a Maria della divina maternità nel segreto di Nazareth, poi la tormentata accoglienza da parte di Giuseppe quale corresponsabile della vita di Gesù, quindi la conferma da parte di Elisabetta con la nascita di Giovanni, il cammino verso Betlemme per il censimento, poi la nascita nella notte santa nel disagio di una grotta, la sorpresa dell'arrivo dei pastori che avevano ricevuto un messaggio di speranza, la presentazione di Gesù a Dio con la profezia di Simeone e la gioia di Anna e infine l'arrivo dei Magi. E' stato un cammino lungo che spingeva a cercare sempre più intensamente il senso della disponibilità iniziale.

Se vogliamo la storia di ogni vocazione è proprio così, si inizia da una disponibilità alcune volte neanche compresa pienamente, poi Dio ti dona di vivere esperienze ma pensate possibili. Ciò che conta è guardare all'azione di Dio con fiducia. L'azione di Dio è semplice nelle sue intenzioni: ogni uomo deve poter conseguire la salvezza. Alcune volte diventa più difficile nella realizzazione, proprio in virtù di quello che dicevo inizialmente. Il problema vivo e sempre attuale è quello di liberare l'azione di Dio dalle interpolazioni e ritualizzazioni umane.

In questo caso la Festa dell'Epifania viene restituita alla bellezza iniziale. Per cui ci viene detto che attraverso il cosmo l'uomo può vivere la Grazia di cercare e di incontrare Dio. Che incontrare Dio nella disponibilità dell'adorazione non significa vivere una qualche sequela istituzionalizzata, ma semplicemente trarne gioia per se stessi e per coloro che ci viene donato di incontrare. E' una gioia di cui noi non siamo proprietari ma verso la quale viviamo una disponibilità, un servizio. In seguito sembrerà che questo non fosse sufficiente e furono aggiunti altri Vangeli (apocrifi) orientati a trasformare i magi in credenti convinti.

Sono stati giorni molto intensi di spiritualità e di preghiera, anche se come ormai va accadendo le nostre chiese non si riempiono di fedeli. Solo il giorno di Natale ha corrisposto all'attesa della comunità che prega e ringrazia per il dono ricevuto. Anche in altre celebrazioni la chiesa ha donato la gioia di accogliere tanti fedeli, ma so che non sono della nostra comunità, non questo era meno bella la celebrazione ma con la comunità i bambini, i ragazzi e i giovani è un'altra cosa. Sarebbe ingiusto elevare il lamento invece dell'inno di gioia, anche perché il Signore ci ha donato di vivere realmente dei momenti di festa.

E' il Natale del Signore, il che vuol dire un momento di pace, di vita familiare, di condivisione nella fraternità, di attenzione agli ammalati, di accoglienza verso i non credenti, di sostegno nei confronti delle povertà, scambio di doni, ma soprattutto occhi che si incontrano nella gioia di stare insieme con semplicità. Nel Natale tutto deve essere semplice, altrimenti non si riesce a cogliere pienamente la bellezza del dono che Gesù rappresenta per tutti. Ma anche la bellezza e l'importanza di essere noi un dono per tutti. Il Santo Padre ci aiutato a capire che il Natale è ciascuno di noi.

 

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