Parrocchia San Giuseppe Lavoratore - Scalea

 

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Diario di Viaggio

27 febbraio - E proprio così, siamo entrati nuovamente nella grande quaresima, tempo di riflessione, tempo di pace, tempo di ricerca, tempo di dono insomma, se uno la vive con intensità, è pienamente il tempo di Dio che cerca di farsi spazio nella frenesia della nostra vita quotidiana. Qual'é lo spazio di Dio? Semplice: l'ascolto dell'altro, l'attenzione ai sofferenti, la ricerca del bene, la vita spirituale, l'intensità della preghiera personale, una migliore comprensione del progetto di Dio nella propria vita. Da quanto affermato è evidente che la Quaresima è un tempo prezioso per la nostra crescita e per una vita vissuta in armonia, con se stessi e gli altri. Tutto questo è dono di Dio, noi lo ricambiamo solo dedicandogli del tempo in più. Dio vuole dialogare con noi e per farlo ha bisogno del silenzio. La nostra è una società avara di silenzio, noi stessi alcune volte ci convinciamo che per essere vivi dobbiamo parlare, sembrerebbe che per affermare le proprie idee sia importante soprapporsi agli altri.

     In realtà per essere vivi, non è una tecnica sempre facile da incarnare, è importante osservare, capire e, per quanto ci viene donato in questo ascolto, trasmettere i valori che ci vengono dalla fede. Potrei dire così non dovremmo avere bisogno di parlare, per comunicare la volontà di Dio, dovremmo semplicemente viverla. Come vedete in via prudenziale uso il condizionale, semplicemente perché mai come in questo ambito: tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare.  La Quaresima ci è donata per esercitarci a vivere da persone libere sull'esempio di Gesù, il Suo sostare per lungo tempo in solitudine nel deserto, è il modello da seguire ogni giorno nella nostra vita. E' importante trovare sempre il tempo della solitudine interiore ed esteriore. Questo ci aiuterà a comprenderci capaci di gioia interiore ma anche di vivere per come il Signore si attende da noi. E' anche il tempo delle tentazioni, della sopportazione delle prove.

     Ma questo è il tempo di ogni giorno, la Quaresima è il tempo dell'armonia con Dio ed è a questo atteggiamento che dobbiamo dedicare momenti preziosi, per evitare di correre il rischio di correre invano o più semplicemente di restare fermi, incapaci di orientare le nostre scelte. Questi quaranta giorni ci sono dati per fare il punto della strada, direbbe qualcuno. Insomma dobbiamo cercare di capire spendiamo la nostra vita, quali valori riusciamo a trasmettere, come comunichiamo con gli altri, in che cosa il Signore è reso presente attraverso le nostre azioni. Non dovrebbe essere particolarmente difficoltoso, anche perché è la radice della nostra gioia interiore, è anche una occasione privilegiata per leggerci costantemente alla presenza Dio, l'amico che vuole abitare la nostra vita ma che non sempre ci trova disponibili al dialogo con Lui. Allora con coraggio leggiamoci in questa dedizione affettiva, cerchiamo la Sua presenza più spesso, questo ci donerà serenità e pace. Ci farà diventare messaggeri di serenità e di pace, presenza di Dio nella comunità. 

24 febbraio - Il terrorismo mediatico, invade in modo sistematico la privacy della persona ed è finalizzato  a orientare e sconvolgere i convincimenti e gli atteggiamenti. Viene utilizzato da tutti coloro che fanno della comunicazione il loro lavoro e devono per necessità economiche attirare l'attenzione alle vere o presunte presunte news che comunicano, possono anche essere false ma per alcuni momenti, le cosiddette fake news, diventano per questi operatori mediatici un momento di gloria. Certo è importante cavalcare l'onda avendo la certezza che la gente non ha sempre la coscienza della verità, ma troppo spesso si lascia coinvolgere dalla dinamica del nulla, per cui si tratta semplicemente di rendere credibile una informazione e poi il gioco è fatto. Purtroppo dobbiamo anche affermare che la gente stenta ad usare i cellulari con la maturità necessaria, per cui capita che si lascino accalappiare dalla dinamica del tormentone del giorno. Ritengo sia inutile di re che in questa fase storica l'argomento che coinvolge ogni emozione umorale è il corona virus, per cui su questo argomento ogni sciocchezza diventa notizia.

     Necessariamente non voglio affermare che la prudenza non debba essere esercitata, è un problema internazionale e ogni precauzione è indispensabile per isolare e sconfiggere il morbo, voglio solo dire che è opportuno non credere agli eventuali untori del nostro tempo. Che in nome del diritto di informazione, diffondono spesso falsità, avendo come obbiettivo attirare l'attenzione degli utenti. Insomma cerchiamo di essere seri, sia nel prevenire che nell'informare, questo permette di vivere con serenità anche nelle situazioni difficili, come evidentemente è questa fase della nostra vita. L'arma in più che ci è stata donata è la preghiera, appare strana l'informazione delle chiese chiuse per timore della diffusione del morbo, ma allora la fede nella potenzia di Dio è una semplice pubblicità televisiva? Magari relegata all'ambito della TV dei ragazzi? Ma ancora di più quale importanza ha la preghiera nella vita dei credenti? Quanti interrogativi, direte voi. Effettivamente è proprio così, sarebbe utile eliminarne qualcuno ed avere così più fiducia nell'amicizia con la quale Dio segue e protegge la nostra vita.

    Restituiamoci un poco alla vita di comunità. Nel progetto parrocchiale che spero tutti abbiamo letto  e riflettuto è scritto che da quest'anno cambia il modo di operare nella vita di comunità, mettendo da parte i battitori libero, che pure sono stati molto preziosi nella loro disponibilità a rendere presente la parrocchia nelle periferie esistenziali della comunità,  sarà privilegiato il lavoro delle aggregazioni laicali. Capita che quando faccio le verifiche con le varie articolazioni formative della comunità di rendermi conto che, molti, non leggono le finalità delle attività che portiamo avanti e alcuni ritengono di essere valorizzati nelle proprie tensioni personali e non tanto per ciò che concorre al bene della vita comunitaria. Necessariamente chi la pensa in questo modo va incontro a delusioni, perché non è importante il fare delle attività ma la finalità per le quali le attività vengono proposte e vissute. Non hanno alcun valore  i limiti con i quali si comunicano, quello che conta è perseguire gli obbiettivi che la comunità si sforza di portare avanti.

     Abbiamo avuto la possibilità grazie alla dedizione armoniosa e bella degli animatori di vivere molti incontri sul valore della pace, ritengo che siano stati tutti particolarmente curati e proposti in modo molto bello anche dal punto di vista comunicativo, però è mancato il coinvolgimento della comunità. Non è certamente colpa di chi ha organizzato i vari momenti, ma era la finalità principale delle manifestazioni, coinvolgere la comunità in questo cammino di preparazione alla missione. Purtroppo, quasi a conclusione del percorso, debbo affermare che la comunità parrocchiale stenta a comprendere la preziosità di quanto la Chiesa chiede di riflettere e conseguente stenterà a camminare per come la Chiesa chiede di orientare i propri passi. Voi direte, ma Don Cono aveva delle illusioni su questo? Illusioni no, l'età che ho me lo vieta, ma speranza si, ogni tanto vorrei che la comunità parrocchiale si emozionasse di più e si coinvolgesse di più nella proposta educativa e nei contenuti della Chiesa universale.

    Ma allora siete deluso? Certamente no, semplicemente devo constata alla prova dei fatti che oltre la cerchia dei più stretti collaboratori, che non sono pochi, facciamo fatica a comunicare. O più semplicemente la gente stenta a seguire la volontà di cambiamento che cerco di portare avanti su quanto la Chiesa universale propone per il bene dei fedeli. Semplicemente si continua a lavorare, affidando tutto al Signore. Lui conosce molto meglio di me, i cuori dei fedeli e sa come sollecitarli a un maggiore entusiasmo verso il bene della Sua presenza. Io non devo fare altro che dare il tutto, per come riesco, nulla devo pretendere e nulla devo chiedere, tutto devo donare. il resto appartiene all'azione dello Spirito Santo. Solo Lui sa come operare per penetrare nel mistero di Dio e per fare in modo che l'amore di Dio orienti il bene della vita comune. Allora con coraggio, tutti affidati al Signore e totalmente confidenti nella Sua misericordia, il resto non ci appartiene. Buona notte a tutti.

21 febbraio - In tutto questo complesso modo di leggere la realtà, ci si inserisce la forza della preghiera. Anche in questo caso, molto è determinato dalla fede personale, certo in una società come la nostra, fortemente contrassegnata dal materialismo, dire che la preghiera è la vera forza potrebbe essere inteso semplicemente come una affermazione di taglio decisamente gratuito. Magari sarebbe più facile affermare che la vera forza è il denaro, o più semplicemente avere amici che ti spalleggiano, o ancora il carrierismo, o potrebbe anche essere accettato dare sfogo alle proprie ambizioni. Ma affermare che è la preghiera, decisamente sembra fuori da ogni contesto contemporaneo, eppure è proprio così, il cristiano riceve una energia insostituibile nell'ottica della serenità, solo dal Signore.

     Dicevo già nelle riflessioni precedenti che questo apre necessariamente alla solitudine, alcune volte anche alle contrapposizioni gratuite, ma questo non deve generare paura o più semplicemente ansia di cooperazioni improprie, bisogna solo metterlo nel conto possibile da pagare nella dinamica del Regno, sul cammino della croce che Gesù incoraggia a vivere, senza incertezze o devianze dietro a Lui. In queste affermazioni non c'è presunzione, so bene che la fragilità spesso diventa dominante nella vita del credente e anche nella mia vita, però so che il Signore mi ha chiamato per vivere in modo diverso dagli altri, per quanto è possibile senza distrarmi troppo dal suo modo di vivere. In questa ottica ci si rende conto che senza una preghiera intensa tutto diventa più difficile da testimoniare, insomma si perde la serenità, si cercano i compiacimenti, le amicizie interessate, insomma tutto quanto possa garantire una stabilità materiale.

    Certamente tutto questo non deve essere demonizzato, appartiene all'ordine delle cose che ciascuno tenda a garantire la propria serenità per come gli è possibile, ma forse il Signore si attende altro da noi, che siamo poi chiamati a orientare verso di lui il cammino della fede. La fede esige la preghiera abbiamo già detto e la preghiera deve essere vissuta aprendosi al dono dello Spirito Santo. Il che significa non privilegiare questo o quel modello, questa o quella aggregazione ecclesiale, ancora di più non orientare in modo mirato la propria ricerca interiore ma aprirsi in modo sempre nuovo a quanto lo Spirito riesce ad alimentare nella propria vita interiore. Ci si presenta sempre vuoti davanti al Signore e si vive con pazienza la Sua azione orientata a colmarci della Sua presenza, non dobbiamo mai avere fretta, nulla deve essere più importante che non il sostare davanti a Lui. Sono momenti preziosi che ci liberano dalla frenesia del fare e dalla voglia di apparire.

   Poi ci restituiamo al mondo colmi della presenza del Signore e con la Sua compagnia cerchiamo di avvicinarci agli altri, di renderlo presente agli altri, di comprenderne la presenza negli altri. Questa è la vita del cristiano, un continuo combattimento mediale tra la vita dello Spirito e la dinamica del mondo. Nella capacità di vivere questo equilibrio diventiamo preziosi per il fratello o la sorella che cercano il Signore attraverso di noi. Però devono cercare il Signore, altrimenti necessariamente potremmo deluderli nelle loro aspettative, o ancora correremmo il rischio di assecondare i loro desideri, le loro passioni. Torna nuovamente l'azine del discernimento, ma come è difficile farlo con persone che cambiano continuamente orientamento alle proprie scelte e che stentano a dare linearità conseguenziale alle loro azioni. Questo è il nostro tempo, non dobbiamo arrenderci mai alla possibilità di poterlo orientare secondo il progetto di Dio, senza alcuna illusione, senza alcuna delusione. La preghiera è la nostra forza.

18 febbraio - Ed è così che alcune volte il Signore stesso, incoraggia a rileggere la propria vita, donando momenti di disorientamento, ma anche una grande pace interiore se il tutto diventa vita vissuta. D'altra parte la volontà del Signore e anche la missione che gli ha affidato il Padre, era ed è quella di dare all'uomo la coscienza del proprio protagonismo nella storia della salvezza, e anche la coscienza della preziosità del proprio esserci come tassello insostituibile. Insomma nessuno può prendere il posto di un altro, il Regno di Dio non è una catena di montaggio che comunque fa il suo lavoro, ma dobbiamo intenderlo in parte come la realtà armonica che vive bene se tutti ci coinvolgiamo, ciascuno per il suo verso, per come ci è donato dallo Spirito Santo. Anche per questo la vita di comunità, è bella quando la gran parte si emoziona nella gioia di stare insieme e si lascia amare nella condivisione dei momenti della vita di comunione.

     Chiaramente non parlo solo dell'azione liturgica, ma della vita sociale nella sua complessità, nel senso che cammino per strada e incontro solo amici e amiche con i quali discutere, confrontarmi, anche in modo vivace, ma alla fine è importante cogliere la preziosità di quanto l'altro mi ha comunicato e io riesco a continuare la mia vita proprio arricchito da quanto l'altro ha voluto trasmettermi. Come può accadere tutto questo? Solo mettendo al centro del proprio interesse l'altro per come è, e non per quello che fa, o peggio ancora per ciò che può servire ai miei interessi. Questo modo di leggere vale per i ragazzi, per i giovani, per gli adulti e anche per gli anziani, anche se non tutte le età riescono ad esprimere pienamente le proprie energie e le proprie potenzialità. In realtà è la cultura del nostro tempo a generare elite improprie e debacle sociali precostituite. Insomma è importante liberarsi dal pensiero comune e restituirsi al progetto di Dio, questo permette a ciascuno di comprendersi nella preziosità della propria esistenza.

    Nella vita ecclesiale tutto questo dovrebbe essere scontato, anche perché la missione che il Signore ci affida è quella di vivere al servizio della persona, di ogni persona e come continuamente ci viene ripetuto dal Santo Padre partendo dai più abbandonati e dallo scarto della società del nostro tempo. Ho usato il condizionale anche perché ritengo che non tutti i servitori del Regno colgono la bellezza di essere al servizio dei fratelli e delle sorelle che il Signore ci dona come Sua presenza accanto a noi. Ripeto sempre, che in questo non abbiamo una novità assoluta, anche perché viene semplicemente ripetuto con inusuale insistenza quello che Gesù ha vissuto e ha insegnato durante la Sua vita terrena. La vera differenza rispetto a coloro che lo hanno preceduto è la scelta di campo sociale e non quella dottrinale, questo un poco lascia disorientati ma solo gli sprovveduti o i carrieristi che anche nella chiesa non mancano.

    Alcune volte ci si appella alla paura di generare disorientamento, certo se Gesù fosse un leader politico, un sovranista potremmo anche avere ragione. Ma poiché nel Suo modo di fare liberty riuscì a scandalizzare anche i discepoli di Giovanni il battezzatore, non dovremmo mai avere paura di relazionarci nella diversità complessa degli atteggiamenti avendo a che fare con la moltitudine del Regno che necessariamente esprime la sua bellezza nel modo individuale di cercare Dio, come anche negli atteggiamenti totalmente diversificati gli uni dagli altri. Tutto questo non è mai confusione ma semplicemente dare spazio all'azione dello Spirito Santo nella coscienza che la libertà dell'altro necessariamente altro non è se non la diversificazione con la quale Dio manifesta se stesso in tutti. Nello stesso tempo è il modo naturale di comunicarsi di Dio nella Sua immensità a ciascuno di noi nella nostra finitezza, che ci rende incapaci di comprendere in pienezza la Sua grandiosità.

    In questa diversità di relazione non dobbiamo sentirsi avviliti in nulla, semplicemente dobbiamo ringraziarlo per la passione con la quale si rende disponibile alla nostra volontà finita di dialogare comunque con lui che è infinito. Siamo troppo fortunati ad essere persone di fede, cerchiamo di non svilire questo dono prezioso che hanno vissuto e hanno voluto donarci con grande passione i nostri genitori. E' il dono che fa intravvedere l'eternità, ed è un dono che non passerà mai, come anche noi non passeremo mai. Cosa avrebbero potuto donarci di più prezioso, altre averci donato la vita? Buona notte a tutti e non trascurate di pregare e di ringraziare sempre chi si è sacrificato per noi.

17 febbraio - Di certo a volontà del Signore è quella di aprirci ad un modo diverso di vivere rispetto allo stile di vita di ogni tempo. La diversità non consiste nell'osservanza di questa o di quella norma che comunque hanno a che fare con i ritmi del tempo e delle azioni umane, coordinate all'interno di sistemi politici e sociali più o meno perfettibili. La novità, alla quale il Signore incoraggia a volgere il nostro sguardo, è l'attenzione alla persona, ad ogni persona cominciando e mettendo al centro i più deboli e abbandonati da ogni società e di ogni tempo. E' una scelta di campo sociale ed è, allo stesso tempo, un impegno personale, neanche quando la Chiesa gestiva con pieno potere le cose del mondo si è riuscito ad incarnare. Da sempre il mondo ha alcuni valori suoi che prescindono da chi ne gestisce gli orientamenti e la valenza politica, sono valori legati al potere e alla gestione del mondo che necessariamente esulano dalla coscienza spirituale che deve caratterizzare la relazione tra le persone nella vita cristiana.

     Certo nel contempo possiamo affermare che in ogni tempo abbiamo avuto persone che hanno corrisposto con grande enfasi agli insegnamenti del Signore, anche quando contemporaneamente altri cristiani stentavano a vivere il minimo degli insegnamenti del Regno di Dio. E' la condizione della fragilità umana che caratterizza la vita di ogni persone, nessuno è totalmente in Dio, nessuno è totalmente lontano da Dio. Certamente si può anche dire che molto dipende dalla propria disponibilità a rendersi disponibile alla correzione dei propri atteggiamenti e delle proprie scelte. Occorre un cuore docile alla correzione onde evitare di intestardirsi in atteggiamenti conflittuali o totalmente contrari ai valori che si afferma di professare. La disponibilità ad assecondare la grazia permette di rimuovere le devianze e orientare la propria vita al bene che Dio ci chiede di rendere presente con la nostra vita.

    Alcune volte capite di affermare che è difficile, che il mondo chiede di percorrere strade diverse, dovremmo più autenticamente esprimere la nostra paura di corrispondere più pienamente alla volontà Dio, preferendo seguire strade più comode o almeno così sembrano immediatamente, salvo poi ripensarci quando ormai potrebbe essere particolarmente difficile rimediare. Dobbiamo anche affermare che una grande povertà in coloro che scelgono di percorrere la via della Croce e la difficoltà di mettersi in discussione nelle proprie scelte e nel proprio modo di vivere gli insegnamenti di Gesù. Capita di incontrare persone che si reputano incontestabili, che me se avessero delle investiture dall'alto, non hanno bisogno di intermediari, sono loro che devono decidere ogni cosa, la nostra è una società che d'altra parte genera leader ad ogni piè sospinto, sostanzialmente sono espressione del potere di turno, e necessariamente durano il tempo nel quale quel potere riesce a veicolari consensi, sostanzialmente poco.

     Però non mancano di fare danno a se stessi, e questo non sarebbe particolarmente grave, purtroppo coinvolgono nella loro illusione di novità, molti animi semplici che hanno bisogno di nuovi orizzonti nei quali poter confidare e si ritrovano spesso nelle profondità del mare. Tornando al valore della persona, accade di sentirsi senza l'ascolto delle folle e la comunicazione dei media, insomma potrebbe sembrare che si voglia percorrere vie dove l'uomo deve essere usato e non posto al centro. Può anche essere vero, proprio per questo è bello stare insieme tra coloro che colgono la bellezza di cercare nell'uomo della Croce la novità perenne per costruire la dignità dell'uomo di ogni tempo. La persona come valore e non per quello che sa fare o per il ruolo che riveste nella società. E' questa la via che ci ha indicato Gesù, ed è percorrendo questa via, peraltro certamente non nuova che corriamo il rischio di diventare la novità, la speranza per l'uomo di oggi.

     Certo un certo tipo di  folle magari acclameranno altri, questo non dovrebbe preoccuparci, di certo dobbiamo comprendere la bontà del cammino che percorriamo, questo ci darà gioia e ci incoraggerà a proseguire senza paura.  Anche al tempo di Gesù, il plauso della folla era molto mutevole, anche per questo non è opportuno fare le cose per cercare applausi, ma solo per servire la persone, in questa ottica, potrà anche essere che gli applausi saranno pochi, ma almeno avremo la coscienza serena di chi ha operato per il bene e non tanto e solo per il proprio bene. Potrà anche assalire il dubbio di aver sbagliato tutto, magari perfino la tentazione di voler sfruttare il proprio ruolo, è vero può accadere anche per questo è opportuno non addormentarti sui veri sui presunti allori conquistati e continuare a lottare sulla frontiera della società. La frontiera generalmente è più rischiosa del palazzo, ma almeno hai la coscienza di poter decidere e vigilare sulle azioni del nemico di turno.

    Che dire oggi è andata così, sostanzialmente serena, spesa quasi totalmente per il Regno, condivisa con i compagni di sempre, vissuta con il giusto entusiasmo, insomma è stata meditabonda. Nulla di particolarmente esaltante, nulla di debilitante, una buona intensità nella preghiera liturgica e nel confronto di comunità. Ho ricevuto perfino qualche buona notizia, che non condivido perché è personale per cui ritengo più opportuno  essere riservato. L'altra buona notizia è che fra poco dovrei perfino andare a riposare, per cui spero che anche voi abbiate vissuto una buona giornata, non posso che augurare a tutti buon proseguimento di serata.

10 febbraio - La giornata di ieri è stata caratterizzata, dall'impegno per la missione, dopo le celebrazioni come sempre molto intense e gioiose, nel pomeriggio abbiamo avuto modo di completare, si fa per dire, il momento programmatico. Comunque, di fatto, abbiamo completato il programma e sembra abbastanza lineare nelle sue molteplici articolazioni. Dovrebbero essere giorni da vivere senza respirare molto, segnate dalla gioia della vita comune e dal percorrere la comunità nei suoi quartieri. Non dovremmo avere la preoccupazione del risultato, perché questo appartiene al Signore, che sempre viene incontro e sostiene coloro che confidano in Lui. La disponibilità degli operatori come sempre è abbastanza matura, come anche le preoccupazioni. Ma tutto andrà benissimo, fermo restando che con avendo obbiettivi specifici da conseguire, si opererà semplicemente per la riscoperta della fede e della gioia di scoprire la vita comune. Può sembrare strano, ma la nostra parrocchia può essere analizzata da più parti, cogliendone sempre aspetti totalmente innovativi.

     Anche nell'incontro di ieri tanti volti nuovi, che in occasione della missione sono stati coinvolti nell'avventura del Regno, per diventeranno nostri compagni di viaggio nei giorni della missione. E' il dono della fraternità che Gesù genera nei suoi seguaci e che caratterizza la gioia di condividere il dono della fede in Lui. Trasmettere la fede, può sembrare una parola grossa, anche perché la fede non si può quantificare, allora è più opportuno dire semplicemente che condivideremo ciò che nella fede ci viene donato di sperimentare. Ci guida la certezza che nulla ci appartiene, tutto ci è stato donato non dobbiamo fare altro che donarlo, cercando di farlo con amore, insomma semplicemente come Gesù fa con noi. Se vogliamo tutti i giorni è così, solo in questo modo riusciamo ad essere sereni e gioiosi nella semplicità delle azioni che compiamo per rendere presente al pace che il Signore dona ai suoi figli. In mattinata abbiamo vissuto dei momenti di fraternità presbiterale, non sempre ci si riesce, per cui quando accade è anche bello conservarne il ricordo per alcuni momenti.

     Come tante cose anche questa giornata volge al completamento del suo corso, certo sono passati tanti giorni e ogni giorno merita di essere memorizzato, ma come si fa a ricordare le tante emozioni che ogni giorno il Signore ci dona di sperimentare? Come sempre solo qualcosa, tanto per non dimenticare. Intanto la gioia che ci hanno trasmesso i ragazzi ieri sera, quando entrano in scena le Piccole Orme non si pensa tanto ai contenuti quanto alla gioia di stare insieme nel sorriso spontaneo che a questa età si riesce ancora a condividere, per il resto tutto per come il Santo Padre incoraggia a riflettere sull'importanza di tutelare la natura, come a dire il futuro dei nostri figli, con l'azione semplice e personale della raccolta differenziata dei rifiuti. Posso affermare che a Scalea male male non va, anche se il lamento è d'obbligo dalle nostre parti, ma vi garantisco che ci sono ambienti molto più qualificati dove le cose vanno molto peggio.

     Mi ero anche ripromesso di cominciare a scrivere sulle azioni quasi eroiche che alcune famiglie vivono per rendere serena l'esistenza di è profondamente provato dalla sofferenza, ma per oggi, stento a trovare il tempo necessario e soprattutto la capacità di interiorizzare gli atteggiamenti e gioia della dedizione. Però è un capitolo importante capace di donare armonia alla vita della comunità, semplicemente perché la donazione della propria esistenza genere sempre uno spirito di carità e orienta alla dedizione alla santità la propria esistenza. Insomma incoraggia ad andare oltre se stessi, il che non guasta mai. Però è un impegno che porterò avanti semplicemente per capire che anche in mezzo a noi abbiamo fratelli e sorelle che meritano di essere al centro della nostra attenzione e che con la loro deidizione certamente edificano la gioia della vita cristiana.

4 FEBBRAIO - E' parte integrante del panorama generale, l'animazione e il coinvolgimento liturgico del mondo degli adulti, voi direte, ma non sono quasi mai nelle Home. Diciamo pure che certamente non ci tengono, almeno la gran parte e poi nessuno fa foto, io presiedo gli incontri ecco perché finisce per essere una presenza importante ma non sempre visibile nei Media. Come ho avuto di dire in alcune occasioni le aggregazioni degli adulti rappresentano la stabilità della vita pastorale, mentre la dinamica dei giovani è la sequenza delle esuberanze che rendono inenarrabile la vitalità creativa della comunità, insomma è il colore senza il quale non sempre si coglierebbe la bellezza del tutto, ma sappiamo tutti che il colore ha bisogno di poggiare sulla parete o sulla tela,  altrimenti cola e non si compone in arte. Ecco che mentre gli animatori e i responsabili vivevano la formazione e l'animazione a Tortora, noi celebravamo la Presentazione di Gesù Bambino al Tempio o, per far capire i più, la Candelora. Si inizia con l'accensione delle candele, gesto liturgico che apre la processioni iniziale, ci ricorda che Gesù è la luce che rischiare le tenebre, capita occasionalmente di essere avvolti nelle difficoltà, alcune volte si accompagnano anche alla nostra vita.

     Poi è seguito tutto quello che vi ho detto ieri, giornata caratterizzata dal mio pellegrinaggio in quel di Sicilì, il mio paesello di origine, piccolo scrigno, ormai semideserto, che conserva gelosamente i ricordi della mia infanzia e di tanti momenti di gioia e di festa. Visita breve ma significativa per rinverdire gli affetti e i ricordi. Ho avuto modo di incontrare le mie zie, ultime memorie della famiglia dei miei genitori. Sono stato al Camposanto, visitando tutti gli altri parenti che il Signore ha chiamato a se. Ho celebrato ai piedi di San Biagio e dopo il pranzo preparato con grande affetto da zia China, mi sono messo in viaggio per una sosta da zia Commare per il caffè,  quindi sono ritornato in parrocchia ripercorrendo mentalmente tutte le volte che accompagnavo mio padre o mia madre in questo pellegrinaggio per loro molto più significativo e carico di significato. Sono arrivato a Scalea giusto in tempo per  una celebrazione molto intensa per i miei doveri pastorali legati alla benedizione della gola dei fedeli. La festa di San Biagio ricorda anche questo gesto di protezione, al quale i fedeli sono molto legati.

    Oggi è scivolato in modo intenso, ma senza particolari patemi d'animo, come sempre si tratta di recuperare il ritardo pastorale che si somma agli impegni ordinari che oggi erano legati alla formazione biblica. La partecipazione al pranzo con i bisognosi, dei quali ormai sono parte anche io, poi un po' di qua e di la, mi ritrovo a chiudere una giornata sostanzialmente armonica. Purtroppo anche oggi il Signore ha chiamato a se una nostra sorella, Rachela di origine verbicarese, così saliamo a sei defunti in otto giorni. diciamo che il Signore sta' bussando con insistenza alle porte della nostra comunità in questo inizio di anno, debbo affermare che le età sono quasi tutte invidiabili, però si sa che la morte lascia sempre dei vuoti, per cui vale l'invito del salmista: consolate il mio popolo. Poi ci sono i pensieri per coloro che sono in ospedale, alcuni mi aggiornano altri si velano, per coloro che sono nei loro letti di dolore, per i familiari che ne condividono i drammi. Non ci si annoia, anche perché, proprio nella liturgia di oggi, il Signore ci chiedeva di donare sempre conforto, in modo attivo o in modo passivo,  a coloro che ne hanno bisogno.

3 FEBBRAIO - Come accade spesso nella vita pastorale, anche quest'anno si cambia formula. D'altra parte cambiano le persone, cambiano le situazioni, cambia la preoccupazione del Santo Padre espressa nei suoi messaggi, per cui necessariamente devono cambiare anche le sottolineature della proposta educativa, questo va fatto semplicemente per evitare che una proposta formativa alla pace diventi una tradizione rituale, sostanzialmente basata sul folclore dei colori. Il problema dei colori e del valore della bandiera della pace fu sottolineato già in occasione della guerra in Iraq quando in molte chiese furono esposte in grande evidenza, allora la Conferenza Episcopale sottolineò che il simbolo della pace dei cristiani era, per eccellenza, il crocifisso e che la Chiesa non aveva bisogno di altri simboli per trasmettere al mondo la sua vocazione a essere una presenza di pace per ogni uomo. Ma il magistero si sa non è da tutti seguito per cui regolarmente, anche in manifestazione ecclesiali capita di vedere trascurata  la croce e issare altri segni di pace, che con tutto il rispetto possibile, certamente non hanno la stessa valenza universale di donazione di se e di amore gratuito verso tutti.

    Quest'anno cerchiamo di coinvolgere tutti i gruppi della comunità, ciascuno con il suo specifico carisma. In questo modo il mese della pace si allunga leggermente però è veramente vissuto in modo significativo e specifico. L'ecologia, l'ambiente giungla, la fraternità universale, le difficoltà relazionali, l'impegno politico per la costruzione della città, la voglia di sentirsi liberi, la capacità di essere protagonisti di unità, la gioia di sentirsi vivi nella comunità parrocchiale. Mi direte. Ma di tutto quello che viene proposto, che cosa si riesce a ritenere per sé? Personalmente ritengo che non si dovrebbe ritenere quasi nulla , semplicemente si ha l'opportunità di vivere dei momenti di riflessione dove i protagonisti sono i ragazzi e i nostri giovani, la loro voglia di vivere e di essere ascoltati, per quel che mi riguarda l'unica preoccupazione che mi anima e la gioia di vedere la loro gioia, e in molti caso il volto sereno dei loro genitori, il resto è un dono da fare al Signore che ci ricolma di doni. D'altra parte abbiamo imparato da tempo che i doni del Signore non vanno posseduti ma ammirati nel donarli a nostra volta.

 

   Dare spazio ai carismi, significa respirare alla presenza dello Spirito santo e per quanto è possibile nulla deve essere trascurato, semplicemente perché tutto ci è affidato, solo in questo modo restituiamo la dignità di vivere al mondo nella certezza che il mondo vivrà meglio se tutti saranno rispettati nel dono della Grazia del quale sono depositari. La vita della parrocchia diventa esclusiva proprio perché da spazio in modo gratuito a queste potenzialità, l'energia, la vitalità con la quale i ragazzi ne esprimono la bellezza rende il tutto esclusivo e da ammirare per come in quel momento il Signore dona. E' un po' come la manna nel deserto, si doveva mangiare al momento senza conservarne, per il domani altrimenti imputridiva. Quando riusciamo a vivere in questo modo le nostre relazioni allora ci rendiamo conto che ogni attimo è irripetibile e merita di essere vissuto in quel momento, non avendo poi la possibilità di riviverlo, allo stesso modo, con le stesse persone, con la stessa intensità.

31 GENNAIO - Proviamo a chiudere questo mese primaverile, per dirla tutto lo abbiamo chiuso, essendo ormai tutto in silenzio, ciascuno nella propria casa a organizzare l'inizio di febbraio, che altro non è se non la quotidianità, però la vita sociale chiede di diversificare i giorni e tutto il resto per cui non possiamo che adeguarci ai ritmi convenzionali del tempo. La memoria liturgica di San Giovanni Bosco, necessariamente impone un pensiero particolare ai ragazzi e ai giovani, che come ho detto altre volte, sono il dono più bello che il Signore ha fatto a questa comunità. Come sempre tutto è legato alla gioia delle scelte esistenziali, altrimenti diventa un peso insopportabile, perché saltano dappertutto, non si fermano mai,   corrono continuamente, obbediscono con grandi difficoltà. Insomma è il loro mondo così diverso da come era il nostro alla loro età. E' semplicemente la storia del tempo che scorre inarrestabile e noi che cerchiamo di leggerne il senso e la gioia di valorizzarlo.

   Questo sacerdote ci ha insegnato che il tempo dei giovani è il tempo di Dio e avere la possibilità di condividerlo ci permette di percorrere la via della santità, perché nel loro cuore abita la potente azione di Dio. Ha dedicato tutta la sua vita ai giovani, in tempi molto difficili, ma i tempi sono tali per come uno riesce a gestirli, per lui erano tempi bellissimi perché spesi nell'amore di Dio. Certo non sempre è possibile dedicare tutto il proprio tempo ai giovani, esige uno status sacerdotale particolare, quello del parroco è un tempo da condividere con tutti, basti pensare che abbiamo avuto cinque defunti in questa settimana, anche loro con i familiari esigono il mio tempo, è vero le giornate terminano velocemente, ma non c'è assolutamente modo di rallentarle. Può anche essere che la vita merita di essere vissuta in questo modo, insomma si insegue, si prende fiato, si riparte, si cerca di dare un senso compiuto a tutto questo, quando è possibile si cerca perfino di riposare.

    La parrocchia è vita condivisa, più è viva più esige condivisione, ritengo sia inutile dire che non sempre si riesce a seguire tutto, ma proprio per questo è importante avere laici che spendono parte del loro tempo a sostegno delle povertà pastorali della comunità. Tutto è affidato al dono del Signore che non abbandona il Suo popolo e lo sostiene per come ha bisogno. E' vero non sempre e tutti riescono a dare il meglio di se stessi, d'altra parte i problemi non mancano nella vita di nessuno, ed è anche bene che tutto sia vissuto nel ringraziamento, ma con grande gioia, perché il dono del Signore deve essere accolto e donato ad altri, Insomma nulla ci appartiene, e se provi a trattenerlo corre il rischio di svanire. Ma occorre che il dono sia vissuto soprattutto nei confronti delle persone più emarginate, più abbandonate. Certo è un atteggiamento controtendenza, ma è quello che certamente preferisce il Signore.

     A Lui riusciva con naturalezza, a noi non sempre riesce ed esige una particolare attenzione, corriamo sempre il rischio di seguire il mondo nei suoi atteggiamenti, nella sua volontà di primeggiare. Insomma siamo ancora alla scuola di base, prima o poi ci promuoveranno al grado superiore. La speranza è che non siano necessarie le prove di appello, potremmo arrivare in ritardo sulla tabella di marcia. Nulla di particolarmente negativo, ci da una mano Gesù, d'altra parte Lui è venuto in mezzo a noi per questo. Ma allora è tutto in discesa, non esige uno sforzo? Certo, è necessario tutto l'impegno di questo mondo, purché sia vissuto con gioia, senza lamenti eccessivi, insomma il signore ama le persone che riescono a trasmettere serenità a tutti. Posso dire che non sempre è facile? L'ho detto, ma non per scoraggiare, semplicemente per aiutare a capire che comunque, anche quando tutto sembra difficile. si è in buona compagnia.

    Il mondo? Sembra che percorra strade leggermente storte, ma forse è una impressione che danno i media, certo non sempre riescono a trasmettere notizie gioiose, ma basta guardare un bambino negli occhi e tutto diventa particolarmente bello. Certo anche negli occhi di qualche bambino si scorge occasionalmente un po' di tristezza, che possiamo fare in queste situazioni? Solo abbracciarli, magari dire qualche sciocchezza per incoraggiarli a sorridere, abbiamo troppo bisogno dei loro sorrisi, per affrontare le situazioni che la vita ci popone di vivere. Accogliere i fanciulli è l'invito che ci viene direttamente da Gesù, per cui non corriamo mai il rischio di restare delusi. Con gli adulti non sempre tutto è facile, ma tutti abbiamo bisogno di serenità, per cui è importante capire in cosa la vita non prosegue per il verso giusto, o forse in cosa non riesco ad orientare la vita vita in modo giusto. Per adesso chiudo qui, meglio fermarsi ai bambini.

27 gennaio - Alcune volte capita di sentirsi particolarmente piccoli di fronte agli snodi della storia, eppure dobbiamo avere la chiara coscienza del nostro protagonismo, altrimenti corriamo il rischio della delega che troppo spesso si accompagna alla storia della nostra regione, ma anche più immediatamente in molte situazioni nei nostri ambienti, dove invece di scegliere ci si astiene o si delega ad altri ciò che compete a noi. Insomma l'esercizio della libertà non sempre viene colto nella sua bellezza e preziosità. Oggi è la Giornata della Memoria, a me sembra che non abbia avuto grande rilievo nei nostri ambienti, d'altra parte le scuole sono chiuse a motivo delle elezioni, per cui forse non tutti hanno avuto modo di essere sollecitati alla comprensione del dramma che si è accompagnato alla vita di milioni d persone, e che ancora caratterizza ampie aree della terra anche ai giorni nostri. Uccidere per la razza, uccidere per l'appartenenza religiosa, uccidere per i l'espansione territoriale, uccidere per tanti altri motivi magari perfino futili aiuta a comprendere come il rispetto per la vita umana tende a scemare.

     Di fronte a tutto questo noi dobbiamo prima di tutto pregare perché con l'aiuto di Dio le relazioni umane siano restituite al Suo progetto originario di fraternità e di pace. Poi dobbiamo operare perché anche nelle nostre famiglie e nei nostri ambienti si tutto un fervore di riconciliazione e di fraternità. Lo so non sempre nei nostri ambienti si riesce a cogliere tutto questo, ma anche per questo è bello poterlo pensare possibile e cogliere in questo sforzo tutto quanto il Signore ci chiede di incarnare e di testimoniare. In realtà anche tra coloro che dovrebbero essere segno di unità e di comunione avverto un senso di superiorità rispetto agli altri, o più semplicemente come un desiderio di staccarsi dal contesto nel quale il Signore ci ha posto a vivere, e nel quale vivono anche i nostri figli. Tutto questo non concorre a generare collante nella vita del territorio, che corre perciò il rischio di essere sempre più abbandonato a se stesso. Chiaramente chi ne paga le spese sono maggiormente i più deboli e i più abbandonati. D'altra parte in una società dove si gareggia a far vedere chi è più forte o più importante, anche i cristiani corrono il rischio di gareggiare ad essere considerati i primi della classe.

    Così può accadere che chi cerca di vivere con una certa coerenza il dono della fede viene deriso e compatito come non adatto al ruolo che ricopre, ed è quello che sta accadendo al Santo Padre, dobbiamo ammettere che in molti ambienti ecclesiali l'azione dello Spirito Santo non viene letta come una benedizione ma come un peso da rimuovere, meglio stare comodamente seduti sulle tradizioni secolari di solennità e di potere che riempiono gli occhi e rasserenano il cuore. E' vero non è facile, ma è quello che il Signore ci ha chiesto proprio Domenica nella Parola che ci ha donato di ascoltare: conversione e amore per la persona. Dobbiamo provarci, non sempre ci si riesce, ma è bello pensare che Dio ci è accanto e ci sostiene anche e soprattutto quando sembra che tutto proceda leggermente al contrario. Alcune volte tutto va totalmente al contrario, in questi casi non rimane altro che essere disponibili a donare la propria vita per amore della verità sulla persona e per la dignità di ogni uomo.

     Anche ieri è stata una Domenica particolarmente bella, il coinvolgimento dei ragazzi nella celebrazione della liturgia ha reso in chiave innovativa ciò che appartiene alla tradizione secolare della chiesa. La gioia dei ragazzi, l'animazione dei momenti liturgici, la voglia di sentirsi attivi in chiesa ad ogni età e non solo spettatori, non sempre riusciamo a valorizzarla, ma quando ci si riesce anche se in extremis tutto diventa più significativo e gioioso. Poi la bellezza della coreografia, l'albero della vita di comunità che raccoglie e protegge, 50 anni di matrimonio vissuto con passione e grande sacrificio, ancora i 100 anni della cara signora Maria, poi la caccia dei lupetti, la festa vissuta con i genitori. Non voglio neanche trascurare i momenti di dolore che si stanno accompagnano alla vita di comunità, tutto appartiene alla volontà di Dio, anche se non sempre è bello doverla accettare, ma la vita scorre oltre i nostri desideri per cui dobbiamo viverla sempre con grande passione e dedizione.

     Poi arriva il silenzio che sembra assorbire ogni cosa, dà un significato diverso ad ogni cosa, incoraggia a vivere in modo più intenso ogni esperienza, tutto merita di essere riflettuto più a lungo, conservato in modo più colorito. O più semplicemente in bianco e nero, esercizio che però riesco a fare poco. Il silenzio si accompagna per lunghe ore al nostro vissuto quotidiano e incoraggia a cercare i valori che devono caratterizzare la nostra vita. Allora affidiamo anche il vissuto di questa giornata al silenzio, questo amico che non ci abbandona e che ci chiede di leggere meglio ogni momento che il Signore ci ha donato di vivere, ripercorrere con più attenzione le esperienze che ci è stato donato di vivere, ma soprattutto rileggere gli errori compiuti che non aiutano di chiudere con serenità la giornata accompagnandola con aneliti di fraternità e di amore verso tutti.  Il Signore è buono e misericordioso, Lui deve darci pace.

21 gennaio - Come sempre sono tante le attività che caratterizzano lo svolgersi ininterrotto delle giornate, al punto da far sembrare che tutto sia vissuto ad libitum in modo totalmente diverso, ma essendo tante le situazioni che si inseguono, purtroppo non sempre si riesce a valorizzarle, ritengo che non sia un problema solo mio, forse è il modo ordinario di vivere di tutti ai nostri gironi. Tanto per: si comincia con la preghiera del santo rosario, poi la celebrazione eucaristica, quindi la formazione biblica, poi break per preparare l'aula liturgica, quindi alla mensa ci si organizza per il servizio, primissimo pomeriggio liturgia per la cara Rosa, poi altra celebrazione, quindi camminata distensiva, poi riunione scout, cena. per chiudere riepilogo delle attività, elaborazione e preparazione del prosieguo e riassunto del tutto al computer. In tutto questo qual'é il valore centrale?

     Semplicemente l'importanza di avere accanto tante persone, la gioia di condividere con loro la fede e la vita di comunità, la volontà di continuare a farlo anche con coloro che non conosco se non occasionalmente. D'altra parte tutto è dono del Signore e al dono ricevuto si risponde con un grazie, mantenendosi pronti a ricominciare con gioia. In realtà non sempre riesco ad essere pronto, per cui capita ormai spesso di inserirmi nelle attività proposte a memoria, non avendo la possibilità di approfondire le tematiche con coloro che le coordinano. Niente di particolarmente negativo, almeno per adesso, i responsabili lavorano con grande dedizione e anche in modo rispettoso del bene comune, insomma per come il Signore indica nei suoi insegnamenti. Io devo solo pregare perché la mano del Signore sia benedicente anche su coloro che in questa fase vivono nella prova.

     Diciamo che la preoccupazione maggiore non è la dinamica ecclesiale, che a me sembra prosegua in modo benedetto, ma quella sociale dove ogni cosa sembra procedere in modo confuso, senza alcun riferimento istituzionale. Un po' mi sono tornati nei pensieri i giorni difficili vissuti dalla nostra città alcuni anni fa, dove l'immagine biblica più immediata era quella di Daniele che nell'esperienza dell'esilio babilonese avverte l'esigenza di pregare il Signore perché scenda in soccorso del popolo di Israele. Della serie tra coloro che son sospesi, la speranza a tutt'oggi elusa è che lentamente le cose possano stabilizzarsi in modo positivo. Ma non è detto che questo accada in tempi brevi. D'altra parte se i cittadini privilegiano lo stare a guardare dal punto di vista politico, d'altra parte non tutti avvertono questa vocazione di impegno sociale come prioritario nella loro vita. Ma se è così nessuno può pretendere che i problemi personali li risolvano altri.

    Dobbiamo esortare, incoraggiare, cercare volti nuovi capaci di suscitare fiducia, insomma occorre entusiasmare perché il bene comune sia privilegiato da tutti coloro che si dedicano alla costruzione della città. Forse non sempre ho l'entusiasmo necessario, per cui anche io stento a cogliere la bellezza della novità dell'opera di Dio in coloro che si propongono come presenza del bene nel nostro territorio. Ma come fare, se non si hanno alternative costruttive? E' vero, potrei anche io ripiegarmi su me stesso, curare meglio i miei interessi che non vanno assolutamente bene, diciamo che semplicemente non mi interessano molto. E' allora in questa situazione corro il rischio di stabilizzare una leggera amarezza nella mia vita di ogni giorno, con l'aggravante di coinvolgere anche altri in questa lettura non totalmente positiva. Che dire, affrontiamo con coraggio la notte nella speranza di poter riprendere con più vigore il combattimento del domani, nella certezza di poter dare il proprio contributo per la crescita del bene. Il Signore ci deve aiutare.

20 gennaio - Possiamo affermare senza ombra di smentita che per la nostra parrocchia il mese di gennaio, al quale quest'anno si è aggiunto anche febbraio, è il mese più pazzo e intenso di attività pastorali dell'anno. E' il mese della pace, ma per la nostra parrocchia è come se fosse la festa patronale, tutti hanno l'esigenza di comunicare qualcosa ad altri, questo rende molto attiva e frenetica la gestione degli spazi pastorali a nostra disposizione, al punto che ci sono momenti nei quali tutto sembra insufficiente. Quest'anno qualcuno ha suggerito di rimuovere il momento comunitario conclusivo, per dare più spazio a quello dei gruppi e delle aggregazioni. Ne è venuto fuori un calendario di iniziative che ci porta diritto a ridosso della missione con gli Oblati, il che è veramente molto bello e ci dona la possibilità di evitare di respirare fino a Pasqua. Ritengo sia inutile sottolineare che tutto questo è possibile perché sono accompagnato e sostenuto da responsabili e animatori che donano il cuore per la vitalità della vita della comunità parrocchiale.

 

     La prima foto? Non dovete lasciarvi ingannare da ciò che vedete, tutto è nato da una incomprensione pastorale di attività formative che poi sono venute meno, ma intanto tutto era stato organizzato e non poteva essere rinviato, per cui ci siamo ritrovati con i mariti delle catechiste e degli animatori con l'aggiunta si altri operatori pastorali per un momento di fraternità e di comunione.  Come si vede dai visi sono tutti particolarmente immersi nel ruolo loro assegnati e lo onorano con grande dedizione. Devo anche segnalare che non tutti hanno potuto onorare l'impegno preso, ed è proprio per questo assente che i calici sono levati in alto, perché si riprenda e il Signore gli doni di continuare il suo servizio alla comunità. Prima di tutto il ricordo degli assenti. Certo poi qualcosa abbiamo gustato, senza appesantirci troppo, ma anche senza trascurare nulla, il gruppo è formato da professionisti della tavola, per cui tutto deve essere onorato fino in fondo.

     L'altra immagine è la vera energia di ciò che accade in Angeli in Festa, come potete notare in non figuro quasi mai anche perché ho coscienza che il futuro non mi appartiene e intanto mi godo il presente che è molto bello da guardare e da sostenere non posso che augurare ogni bene a tutti coloro che si dedicano al futuro della comunità. Intanto segnalo la nuova tappa ministeriale che interesserà Don Francesco, giorno 11 febbraio diventa novello diacono della nostra diocesi. Io ogni tanto mi leggo nella dedizione a cogliere la bellezza del presente, è molto bello stare in mezzo a i ragazzi nell'illusione di riuscire ad essere coinvolgenti, sia come sia, per adesso mi è concesso e lo faccio volentieri. Il problema non è tanto essere in mezzo, quanto il risollevarsi per restituirmi alla dignità dello stare in piedi, ma grazie al loro aiuto mi riesce anche questo. Intanto come potete notare dalle foto anche Ai Vy diventa sempre più parte integrante del panorama parrocchiale. Certamente verranno giorni nei quali sarà lei a coordinare le attività. ed è bellissimo vederla totalmente spaesata ma coinvolte nello stare insieme con i ragazzi.

   Certo dovrei parlarvi anche dell'incontro avuto con padre Fabio e padre Alessandro per organizzare la missione, ma evito anche perché non mancherà occasione di trattarne man mano ci troveremo a ridosso di questo momento di grazia che il Signore ci donerà di vivere, A me sembra che tutto proceda per il meglio, oltretutto senza eccessivo stress, della serie se ciascuno fa qualcosa, quello che gli è stato assegnato di fare, ogni cosa viene fatta con serenità e gioia. Non merita di essere trascurato neanche l'amore che nasce e viene vissuto nelle relazioni tra i giovani della comunità, Tutto molto bello ed edificante anche perché caratterizzato dalla gioia di stare insieme e vivere momenti di entusiasmo affettuosi e di fraternità. Va bene così, d'altra parte il Signore ha fatto l'uomo e la donna perché stiano insieme nella gioia della relazione di coppia e, quanto questo accade, non possiamo che lodarlo  e ringraziarlo,non c'è nulla di più bello che vedere l'amore per come il Signore dona.

13 gennaio - E' proprio così c'è una Scalea laboriosa, onesta, instancabile nella dedizione alla vita familiare e per molti aspetti anche alla comunità cristiana, forse sarebbe necessario dare più protagonismo, più visibilità  a questa parte della città e certamente cambierebbe il nostro modo di leggerci nel territorio e di comprendere la bontà di quanto il Signore ci ha affidati. Questa componente della città che rappresenta la gran parte dei domiciliati nel territorio, purtroppo non ha il vezzo della visibilità, presa com'è dagli impegni quotidiani, per cui corriamo il rischio di identificare il territorio con quella minoranza di cittadini che hanno il desiderio della gestione delle cose, al punto che anche le persone, quelle di cui parlavamo prima, corrono il rischio di essere considerate cose da gestire per il proprio tornaconto. Come si esce da questa situazione che debilita e non entusiasma? Non è facile anche perché chi gestisce la cosa pubblica ha interesse a mantenere ai margini gli altri, per cui nessuno opera per il coinvolgimento del cittadino, nel senso di emancipare la partecipazione libera, ma asseconda solo la composizione di cordate di potere asservite ai propri interessi.

     In tutto questo anche la Chiesa corre il rischio di restare ai margini, poiché la Chiesa, cercando di incarnare con molti limiti gli insegnamenti di Gesù, mette al centro la persona, la dignità dell'individuo e soprattutto dell'emarginato, corre il rischio di restare emarginata, o nella tentazione della strumentalizzazione, essa stessa dal protagonismo della città. Insomma si svolge un grande lavoro formativo che però non incide sostanzialmente nell'orientamento sociale del territorio. Meglio che pensi alle celebrazioni e alla gestione delle feste religiose, alle quali istituzionalmente tutti si incolonnano in processione, alla cosa pubblica ci devono pensare altri ed è quanto mai opportuno che le comunità cristiane restino estranee. Questo accade semplicemente perché lo specifico dell'agire cristiano, l'attenzione alla persone e l'attenzione agli emarginati,  spesso non ha molto a che vedere con i programmi delle aggregazioni sociali, orientati a gestire la città. Si riuscirà a rimuovere questa situazione? Può anche accadere, purché coloro che vivono l'impegno politico lo facciano per servire la città e non per servirsi della città a proprio piacimento.

     E' in questo contesto che il consenso diventa la libera espressione del cittadino che cerca il bene e coglie la tornata elettorale come il momento propizio per orientare in modo costruttivo la vita pubblica, sarebbe anche opportuno che invece di restare a guardare dalla finestra il politico di turno, che potrebbe anche essere semplicemente quello del turno precedente, ci si decidesse a mettersi in gioco rischiando un po' di più su se stessi e le potenzialità sociali che molti hanno, ma che guardano bene dal mettere a disposizione del bene comune. La democrazia corre il rischio della deriva come sistema politico di partecipazione, è questo non è un problema che riguarda solo Scalea, per il semplice fatto che la gran parte dei cittadini vive il proprio impegno delegando in tutto gli altri nella gestione della cosa pubblica, salvo poi lamentarsi quando le cose non vanno per come si desidera. Insomma il contesto comunitario esige la partecipazione collettiva e cosciente al bene da costruire, e le eventuali deleghe vanno date alle persone oneste e non all'amico occasionale che ti promette di essere lì per agevolarti, perché magari potrebbe operare in modo disonesto.

    Insomma il bene è collettivo e non può essere personale, non è un problema di idealismo ma è importante aiutare coloro che vivono il bene pubblico per agevolare il bene personale che non può contare sul consenso di quanti sgobbano dalla mattina alla sera e vorrebbero semplicemente continuarlo a farlo con un po' di sicurezza in più, nella disponibilità a voler continuare a lavorare onestamente per il bene di tutti e non solo di se stessi o per gli amici. Certo non ci si illude, ci sono le cordate di potere, magari anche degli interessi legati al malaffare. Dobbiamo semplicemente sperare che l'orientamento al bene disinteressato abbia una maggiore incidenza nel cuore delle persone. La democrazia esige la partecipazione e non lo stare a guardare. So bene che tutto questo non necessariamente è la cosa più facile da fare, ma è importante anche semplicemente provarci per poter uscire in modo sereno perfino da se stessi e cogliere nell'altro l'amico con il quale riuscire a sorridere, non solo qualcuno con il quale coltivare i miei interessi. Insomma la logica non deve essere quella: il mio migliore amico è il cliente,  ma quella: il mio migliore amico è che opera per il bene degli altri.

12 gennaio - Anche se in anticipo di qualche ora, entriamo nella ordinarietà del tempo, per recuperare una vivibilità che la festa necessariamente assorbe su di se. Vuol dire semplicemente che indossiamo i panni di ogni giorno e ci restituiamo a una vivibilità che ha bisogno di una lettura attenta alla realtà, possibilmente ripulita dagli abbellimenti e dagli ornamenti che la festa impone. Non è facile, anche perché sono stati giorni veramente belli, però visto che ogni cosa passa, li accettiamo come un dono prezioso che il Signore ha inteso farci, nel frattempo ci prepariamo a farli fruttificare il più a ungo possibile in questo tempo che dedicheremo alla missione riflettendo il dono messianico per eccellenza che è il dono della pace. Tutti sappiamo che non ci si improvvisa uomini e donne di pace, ma ci si prepara lungo la vita ponendo grande ascolto e cercando di dare testimonianza al modello della pace che, almeno per noi cristiani, è Gesù.

     Anche questa sottolineatura non è opzionale, infatti coloro che non credono, ma anche tra i credenti non sempre Gesù viene colto come riferimento necessario per realizzare la pace, molti preferiscono scorciatoie e più semplicemente le armi, di ogni tipo. Si comincia con la lingua, poi si passa alla diffamazione con i media, infine, perché no, se è necessario per la propria affermazione, si procede con l'eliminazione fisica del cosiddetto nemico da eliminare in tutti i modi. Voi mi direte, qual'é la novità? Si è sempre fatto così, purtroppo devo darvi ragione, uscendo dalla festa è proprio scontato che tutto prosegua in questo modo. Anche per questo i giorni vissuti diventano particolarmente preziosi, perché l'accoglienza del Signore in mezzo a noi ci ha chiesto di stare di più con Lui, e di sentirlo sempre presente nel nostro cuore, insomma l'amico fidato senza il quale tutto cambia. Qualche immagine da ricordare, da memorizzare? Diciamo che il puzzle è bello nella sua compagine complessiva per cui non è opportuno togliere o selezionare. Ancora grazie a tutti di tutto, e questo può bastare, anche se è brutto dover cambiare scena.

     Tutta la vita della comunità cristiana deve essere impostata sulla disponibilità alla pace, d'altra parte Gesù è venuto per questo. Per cui non c'è un tempo nel quale si opera per altro necessariamente tutto quello che facciamo deve essere orientato alla realizzazione del Regno che, appunto è regno di riconciliazione, di conversione e di pace. Ma allora, chiederete, come mai anche tra i cristiani, ci sono violenza, odio, inimicizia, si sono combattute tante guerre, anche nelle piccole comunità, perfino in molte famiglie ci si relazione con insofferenza, diciamolo pure l'amore non sempre è di casa. Ritengo sappiamo tutti bene che questo non appartiene ai valori cristiani ma alla difficoltà che molti incontrano nel renderli presenti con la propria vita, oppure alla volontà di strumentalizzare il fatto religioso per finalità individualistiche, o più semplicemente per gestire il fatto religioso come potere mediante il quale togliere la libertà agli altri. Dobbiamo affermare che questi atteggiamenti spesso sono stati vissuti anche nella chiesa, ma allora? Semplicemente è importante provare a cambiare modo di vivere la fede avendo la certezza che l'esperienza vissuta non sempre ci è di aiuto.

     Anche se molti ci diranno che tanto non serve a niente, che la storia è sempre andata avanti così, che gli altri vanno per altre via, la fede ci deve sostenere nella volontà di dare maggiore visibilità a Gesù nella nostra vita, renderlo presente con le nostre azioni, cercare la Sua presenza perfino nei nostri fallimenti, avendo la certezza che Lui non ci abbandona mai. Ammettiamo la bontà dell'idea, ma a cosa serve se non riusciamo a farla diventare dominante? Semplicemente a cogliere la soddisfazione di essere riusciti a rendere presente il progetto di Dio anche se in radice o come amavano dire i profeti come un Germoglio, nella dinamica del Resto di Israele. Gesù stesso ad un certo punto nei suoi insegnamenti dirà che: il Regno dei Cieli è simile a un granello di senape, insomma non deve spaventare il fatto che i risultati sono lenti a evidenziarsi, quello che conta è che la pianta sia radicata bene, che i valori siano incarnati con linearità, magari non ci si riesce sempre, ma è importante anche ammettere le proprie devianze la propria incoerenza, insomma non sempre si può stare a pontificare sugli altari, è bello anche stare in semplicità nella fragilità in mezzo agli altri.

     E' in questa dinamica che abbiamo inteso cambiare la formula del cammino formativo della proposta di pace, non manifestazioni o spettacoli capaci di veicolare l'emozione di un momento, che comunque non guasta mai quando ci si riesce, ma un lavoro più meticoloso e semplice legato all'impegno formativo che ciascuno porta avanti  quotidianamente, arricchito con i doni spettacolari dei ragazzi. Non possiamo che restare stupiti per come i nostri giovani hanno delle potenzialità inespresse che non sempre riusciamo a cogliere nella loro bellezza. Per cui, quando si degnano di mettere a nostra diposizione le loro capacità, è anche bello fermarsi e restare stupiti. Sarà così che proveremo a leggere questo tempo, nel protagonismo dei nostri figli, alcuni già provati dalla sofferenza, per molti non è facile narrarsi con entusiasmo ma comunque lo fanno con intensità e naturalezza. Certo il nostro problema è sempre quello di trovare il tempo necessario da poter dedicare loro, perché quando lo facciamo ci viene comunicato di tutto, dobbiamo ammettere che non sempre dedichiamo il tempo necessario ad ascoltarli, troppo spesso partiamo dalla presunzione di conoscerli bene, ma è un errore.

    Non sarebbe male vestire i panni, non ci sono connaturali,  di chi ha del tempo da perdere per stare ad ascoltare in silenzio i bambini, i ragazzi e i giovani. Ci si relaziona troppo alla pari, perdendo così di vista la vita reale di chi ci camminava fianco e ad un certo punto comprende che non gli conviene per cui sceglie di camminare per i fatti propri, tanto nessuno gli dava ascolto. Solitudine per solitudine, tanto vale viverla per come viene. Ma fino a quando pensi di riuscirci? Già adesso per me è molto difficile, però vi garantisco che quanto è possibile ne trovo grande giovamento e soddisfazione interiore, inutile nascondere che data l'età molte argomentazioni che per loro sono preziose, innovative,  per me sono scontare questo un po' le svilisce l'emozione con la quale si raccontano, ma cerco di non darlo a vedere. Ci riesco, non ci riesco, chi può affermarlo? Quello che è importante è che trovo ancora interesse a cogliere la preziosità dei ragazzi e dei giovani nella mia vita, senza svilire il dialogo alla pari che però cerco sempre di orientare all'accoglienza e al servizio verso le giovani generazioni che ineludibilmente sono il nostro futuro. 

7 gennaio - Capita che il giorno dopo scivoli senza particolari fatti meritevoli di sottolineature, i giovani sono partiti per le mete dei loro impegni lavorativi e scolastici, occorre rimuovere i Presepi che hanno ornato le chiese e le casa nel periodo natalizio, insomma sembra che tutto sia vissuto nella ovvietà delle cose da fare oggi e non domani. A tutto questo aggiungiamo la gioia della condivisione del pasto alla Mensa San Giuseppe ed eccoci alla conclusione della giornata caratterizzata dalla Caritas  per la distribuzione degli alimenti, dalla condivisione delle esperienze giovanili dei custodi del Parco degli Angeli. Se vogliamo leggerla in serenità la vita del parroco è abbastanza armoniosa, quando non intervengono drammi particolari legati alle difficoltà che le persone incontrano nell'affrontare la propria vita. Una giornata spesa nella riflessione delle cose da fare per il mese della pace, nelle cose da organizzare perché la Mensa San Giuseppe vada avanti con serenità, necessariamente il tutto vissuto con il sostegno del Signore, che dona sempre la serenità necessaria per affrontare gli avvenimenti in modo armonioso. Buona notte a tutti..

6 gennaio - Epifania (rivelazione) del Signore alle genti, tanto per chiarire che con la Befana questa festività dei Magi non ha nessuna parentela. Mentre certamente incoraggia a cercare i segni della presenza del Signore oltre le mura del tempio, di qualunque tempio o religione si parli. Il Signore ci chiede di cercarlo,per cui l'atteggiamento che dobbiamo sempre privilegiare è il pellegrinaggio, che significa semplicemente mettersi in cammino, provare ad uscire oltre se stessi o forse è meglio dire cercarsi oltre se stessi, rimuovere le proprie sicurezze, andare oltre ciò che si ritiene di aver conseguito come traguardo di sicurezza per la propria vita. E' una festa che incoraggia a vivere l'esodo, l'affidamento a Dio, la gioia di incontrarlo nella persona che ci viene donata di incontrare, ma ancora di più siamo incoraggiati a donare tutto noi stessi in chi ci è dato di incontrare. Cogliendo in esso la presenza vera di Dio. Facile, difficile, vero, falso, possibile, difficile tutto è legato alla propria determinazione nel lasciarsi coinvolgere in questa dinamica di ricerca.

    Se vogliamo l'incontro con il Signore è sempre così, totale affidamento a Lui nella certezza di orientare la nostra vita in modo nuovo, chi guida deve sempre essere Lui. Forse non sempre ci si riesce, ma quando ci riusciamo cambia tutto, al punto che anche noi stentiamo a riconoscerci. Intanto i giorni della festa sono passati intensamente l'uno dopo l'altro, per cui questa sera la Chiesa alla chiusura di questo giorno santo,  incoraggia a spegnere le luci della festa e riprendere l'ordinarietà quotidiana della nostra dedizione al Signore. Io obbediente ho spento le luci del Presepio, ho rimosso la Luce della Pace di Betlemme, ho tolto il Bambinello, perfino i candelabri solenni, insomma tutto ciò che rendeva particolarmente gioioso l'ambiente liturgico, per restituire all'aula liturgica la dinamica dell'impegno quotidiano, da vivere sempre con l'aiuto e alla presenza del Signore, ma incentrando di più l'attenzione su se stessi.

    Sono stati giorni molto belli contrassegnati da una gioia forse eccessiva, però ritengo di poter affermare che il signore veramente ci ha donato di vivere momenti di grazia e di fraternità insperata e inimmaginabile. Tutto è grazia, diceva Bernanos, per cui non possiamo fare altro che ringraziare per tutto quanto il signore ha inteso donarci per la nostra gioia e la nostra serenità spirituale. Ho messo solo alcune della tante foto possibile, per dare una idea dell'opera di Dio che agisce attraverso la nostra povertà affidata a Lui donandoci di fare esperienze che riempiono il nostro cuore di gioia vera e semplice, perché non legata ai nostri interessi particolari ma solo alla volontà di rendere gloria a Dio. E adesso? Mo vediamo, diceva il pellegrino. Riprendiamo a percorrere con un passo umano i passi divini che abbiamo celebrato necessariamente non tutto potrà coincidere, ma quello che è importanti è che siano i passi fatti dal Signore. Grazie sinceramente a tutti, che il Signore vi benedica nei vostri desideri e nelle vostre azioni.

4 gennaio - A me sembra che questi primi giorni di gennaio stiano scivolando più veloci del solito, sarà una mia impressione però andiamo a chiudere il periodo festivo con l'Epifania. Nel mondo, da parte di molti governanti anche di casa nostra, trionfa l'esposizione muscolare, con una gran de voglia di far vedere chi è più forte, per cui possiamo solo pregare e sperare che prevalga il senso del rispetto tra i popoli e le persone. Per il resto c'è come una forma di violenza latente che vorrebbe emergere in molti cuore in modo prepotente, meglio godersi questi giorni di pace e di fraternità, cogliendo ancora nel Bambino Gesù tutto ciò che l'umanità ha bisogno per continuare a sperare in giorni di serenità e di gioia. E' stato un giorno di vera gioia cristiana, con tanti appuntamenti che meritano tutto la nostra attenzione. Questa mattina incontro programmatico per il Mese della Pace con i catechisti e gli animatori, è stata anche occasione per presentare anche la Domenica della Parola, buona la partecipazione, l'esigenza di dialogare e la volontà di vivere il tutto in preparazione alla missione.

     In conclusione breve incontro con responsabili dei T&A per fare il punto della situazione in riferimento al Campo e a come viverlo, si è anche parlato della vita e della crescita del gruppo. Nel pomeriggio, Uno dei momenti più belli è certamente stato quello della gioia di poter contribuire alla festa di tanti nostri fratelli e sorelle con la distribuzione degli alimenti, che ha visto una buona partecipazione ma soprattutto tanti sorrisi. Poi lo stare insieme degli Angeli in Festa, come sempre si continua per come è possibile a fare esperienza di vita comune, per dare un significato più vero al fare festa nel Signore. Merita tutta l'attenzione anche il laboratorio di cucina portato avanti dal T&A per sostenere le esigenze delle attività e della parrocchia, molto significativa  preziosa anche la partecipazione di Padre Alessandro. Poi prove di canto per vivere nella gioia liturgica questi gironi di festa che si accompagnano al tempo di Natale. Molto bella anche l'esperienza di ieri sera vissuta a casa di Nicola per stare un po' in compagnia con il suo papà, spero sia stato un momento di gioia e di festa.

    Vivere al Carità è il significato più autentico da dare alla nostra vita cristiana, avendo la certezza di poter corrispondere pienamente, in questo modo, alla nostra vocazione. Gesù è venuto nel mondo per rendere presente la misericordia del Padre, e noi corrispondiamo pienamente alla Sua volontà quando ci relazioniamo con la stessa intensità di donazione che Lui ha avuto nei nostri confronti. Certo questa parola deve essere spogliata in modo definitivo da tutto ciò che l'assimila alla elemosina e deve essere colta nella bellezza di ciò che vuole esprimere in riferimento al dono di se e alla gioia di donarsi totalmente per gli altri. Possiamo dire così, la radice della nostra gioia è legata alla capacità che il Signore dona di vivere non appartenendosi, ma donandosi. E' vero, spesso le problematiche del mondo soffocano la gioia della gratuità, ma quando riusciamo a farlo, certamente ne recuperiamo in serenità e in spirito di pace. 

     L'Epifania possiamo leggerla come la festa del dono, o forse è meglio dire, come lo svelamento del dono al mondo dei non credenti. I Magi sono emblema di tanti nostri fratelli e sorelle che cercano ciò che per loro è velato, ma sono poi capaci di stupirsi, una volta conseguita la meta,  coinvolgendosi totalmente in ciò che avevano cercano con tanto impegno. Nella storia della salvezza, accade spesso, che i lontani colgano prima dei vicini il progetto di Dio, e si mettono al suo servizio pur non credendo pienamente in esso, alcune volte osteggiati dagli stessi credenti. L'opera di Dio ha bisogno di tutti, ma non sempre tutti lo comprendiamo pienamente. Dio ama operare con libertà, anche se spesso cerchiamo di mettere dei recinti di appartenenza attorno, che Lui scavalca in modo agevole, magari senza che noi ce ne accorgiamo. D'altra parte ha imparato, ormai da tempo, che coloro che dovrebbero servirlo troppo spesso preferiscono servirsene.

1 gennaio - Una giornata vero dono del Signore, che ho imparato ad apprezzare, in realtà dopo alcuni anni, per la estemporanea complessità della composizione dell'assemblea liturgica. Oggi i pastori che si sono avviati verso la grotta per contemplare il Signore Gesù, provenivano da Padova, Treviso, Mantova, Roma, Latina, Napoli, Taranto questi erano in gruppi, certamente ce ne erano altri alla spicciolata. Era presente anche una rappresentanza della comunità parrocchiale, sia quella attiva che quella passiva,  ipotizziamo il numero cinquanta, gli altri come sempre sono andati in pellegrinaggio dappertutto, la nostra è una parrocchia nomadica. Però come è ormai scontato da alcuni anni tutto è scivolata con intensità e partecipazione spirituale. Insomma come sempre è il Signore che guida il Suo popolo ed è anche bello non deluderlo. Una bella celebrazione di inizio del nuovo anno, sostenuta in qualche modo dalla riflessione sul documento del Santo Padre per la Pace.

     Climaticamente è stata una bella giornata, insomma ha aiutato il camminare e la gioia dello stare insieme. Poi abbiamo la dinamica augurale dei messaggi che si accompagnano in modo eccesivo alla vita di questi giorni, diciamolo pure male non fanno, ma se ci si è visti un momento prima è proprio necessario mandare gli auguri sul cellulare? Per alcuni si, insomma ognuno ha la sua dinamica di relazione. Esco da questo periodo di pasti forzati con due chili e mezzo in più, ritengo che sarà dura rientrare nel peso forma che avevo conseguito con tanti sacrifici e rinunce. Ogni cosa a suo tempo recitava il saggio, e io accetto volentieri il suggerimento. Non posso che esprimere il ringraziamento al Signore per i motivi che ho ampiamente narrato in occasione del Natale e del Te Deum che per alcuni aspetti hanno reso questo anno unico. Insomma ritengo di essere  pronto ad affrontare il nuovo anno. Ancora auguri e buona ripresa di ogni cosa.

     Oggi è la chiesa celebra la Solennità della SS. Madre di Dio, ritengo che se chiediamo alla gran parte dei battezzati ci dirà che è semplicemente Capodanno, questo per ricordarci sempre che l'evangelizzazione, ma non meno importante la formazione liturgica è da vivere con intensità. L'anno liturgico è come un alveo fluviale entro il quale siamo incoraggiati a seguire la corrente, che ci porta alla meta che è l'incontro con Cristo celebrato nella diversità delle sue manifestazioni terrene, vivere bene l'anno liturgico aiuta a comprendere l'esclusività della presenza di Gesù e ci incoraggia a valorizzarne gli atteggiamenti e le situazioni che ha vissuto nel suo stare in mezzo a noi. Tutto questo non deve essere colto come un semplice ricordo ma come un camminare oggi accanto a Lui. Se ci riusciamo allora ci sentiamo più immediatamente protagonisti con Lui della storia della salvezza che passa anche attraverso la nostra vita. Tutto questo non è facile da far comprendere ma è quello che la chiesa celebra e incoraggia a vivere nella liturgia.

     Per fare tutto questo occorrerebbe semplicemente rimuovere tutto quanto è stato aggiunto ed appesantisce il valore di questi giorni in ordine alla dinamica consumistica, ma anche a quella più immediatamente culinaria che certamente distoglie energie cattoliche dalla preparazione liturgica del tempo del Natale del Signore, d'altra parte il tempo è quello o lo dedico alla preparazione dei cibi abbondantissimi in questi giorni, o lo dedico alla preparazione della liturgia. Ritengo sia inutile dire che cosa, tanti nostri bravi fratelli e sorelle scelgono come impegno primario. Di chi è la responsabilità? Diciamo così, certamente è mia, per cui è opportuno chiudere qui questo capitolo penoso della vita di comunità. Intanto nel pomeriggio abbiamo avuto la presenza degli atleti della Palestrina, che si sono dedicati a esercizi di smaltimento rifiuti organici, insomma alleggerire i grassi.

 Poi abbiamo ospitato gli esploratori e le guide che stanno preparando la tombolata per domani sera. Ritengo sia inutile chiedere loro che festa la Chiesa celebra oggi, mi avrebbero guardato semplicemente di traverso. Per dire che ogni età ha i suoi interessi e forse è anche bello che sia così. Andiamo a chiudere questo giorno intensamente vissuto all'insegna delle relazioni augurali, devo aver risposto, rigorosamente nel pomeriggio e in serata, a oltre duecento messaggi augurali, insomma ognuno ha il diritto di leggersi nei pensieri positivi del parroco. Ogni tanto mi incuriosisce il cosa fa una famiglia nella vita ordinaria, ma non ho il tempo di indagare per cui lo lascio nell'ambito dei desideri inespressi. Intanto con la liturgia di oggi è terminata l'Ottava del Santo Natale, adesso dovrei spiegare cos'è l'Ottava, magari lo farò il prossimo anno. Ancora Auguri e buon proseguimento di serata.

30 dicembre - Tutto sommato è stata una giornata vissuta all'insegna della semplicità e delle attività serena nella vita della parrocchia. Della serie è calato il grande freddo, che si è lasciato desiderare a lungo ma finalmente si è inserito anche nella nostra vita. Insomma neve sulla Serra, freddo abbastanza rigido, e poi per buon peso un vento irruento che genera poca disponibilità a mettersi in movimento. Nonostante tutto questo gli ambienti della parrocchia sono stati abbastanza vissuti, la mensa che come al solito non perde un colpo, i catechisti di Sorgente di Gioia in preparazione al mese della pace, il discernimento sull'uso dei pupazzi, gli Scout del reparto in preparazione alla tombolata, il resto del coro per la celebrazione di fine e di inizio anno. Tutto sotto la temperatura di 7°. Come è evidente che quando si ha a cuore una iniziativa non c'é tempo che tenga. insomma tutto abbastanza dinamico. A tutto questo bisogna aggiungere i dispersi nella neve, che si mettono in cammino aspettando i soccorsi stradali, insomma non ci si annoia.

    Tutto molto bello e gioioso, dobbiamo andare a chiudere l'anno e non è opportuno farlo in modo negativo. Ieri abbiamo vissuto un bella celebrazione con le famiglie, ma anche la serata non è stata male, abbiamo avvertito l'esigenza di rinnovare il patto coniugale e spendere un pò del nostro tempo nella comunione del pasto condiviso. Anche i Talent&Art hanno avvertito l'esigenza di fare il punto in previsione del campo estivo e delle iniziative da avviare per sostenerlo economicamente. D'altra parte la gente avverte l'esigenza di stare insieme, e perché no' anche di giocare insieme. Io non lo faccio da molti anni, ma mi compiaccio del fatto che altri riescano a viverlo con naturalezza e gioia. La gran parte della comunità certamente ha avuto modo di oziare (certamente dinamico) all'interno della propria famiglia, deve essere molto bello stare insieme con i propri figli per alcuni momenti a conclusione dell'anno.

    Con l'Azione Cattolica questa mattina abbiamo avuto modo di vivere il primo Consiglio dopo le elezioni, insomma si va a riprendere cercando di essere presenti con entusiasmo, magari anche in modo nuovo,  nella vita della comunità. Come sempre tante emozioni nella dinamica della vita di comunione. In questa dinamica relazionale non va svilita neanche l'iniziativa della Confraternita che ha avvertito l'esigenza di portare il Gesù Bambino per vivere un momento di preghiera,  ad alcune  persone sole di tutta la città, della serie: eppur si muove. Nella diversità dei modi, nei carismi loro propri, ciascuno cerca di vivere la gioia del Natale condividendo quanto il Signore ci dona di cogliere nella bellezza della Sua presenza in mezzo a noi. Per cui non possiamo che concludere affermando: Sia benedetto il Nome del Signore. Intanto continua a imperversare il vento abbastanza irruento, diciamo che dopo il mare è quello che dobbiamo temere di più nelle sue intemperanze stagionali.

28 dicembre - Lentamente e serenamente stanno passando i giorni del Natale del Signore, perché il Natale gode dell'ottava, per cui abbiamo tempo per poterlo celebrare con calma sotto le sue diverse sfaccettature. La gloria, il martirio, l'amore, il dolore, la famiglia e via a seguire. Insomma sono giorni da vivere con intensità e riflessione. Perché la venuta del Signore in mezzo a noi ha la presunzione di cambiare la nostra vita per renderla più immediatamente conforme al Suo progetto di salvezza. Insomma Lui vuole coinvolgerci, non vuole che restiamo a guardare mentre Lui opera per noi. Alcune volte sembrano parole impegnative, avulse dal nostro contesto di vita, ma poi a ben guardare è tutto ciò che caratterizza con naturalezza per il bene la nostra esistenza. Tutto ha inizio con il nostro Battesimo, non ha una età definita, per lunga tradizione lo riceviamo durante l'infanzia ma non mancano le eccezioni, per esempio stasera abbiamo battezzato Aurora che si prepara a ricevere la Comunione.

     Inizia un cammino segnato dalla Grazia di Dio che ci rende attenti ai Suoi doni, così diventa bello e motivo di gioia prendere in braccio e abbracciare il bambinello del presepe, o ancora scambiarsi i regali caratterizzando questi giorni con i donni di Babbo Natale, del Bambinello e infine della Befana, sono le tradizioni che irrompono nella vita di fede e la arricchiscono con ciò che appartiene da sempre a questi giorni di pace e di gioia. Un particolare legame richiama il luogo della nascita del Signore Betlemme, che viene resa presente con la Luce della Pace, elemento di conforto e di consolazione per tanti che vivono nella prova e nella sofferenza. Infine siamo introdotti all'ascolto e all'annuncio della Parola, che non significa altro che ascoltare Gesù e parlare di Gesù agli altri. Insomma naturalmente si parla degli amici e si avverte la preziosità di sentirli nel proprio cuore per vivificare la propria vita. Abbiamo anche dei giorni per sentire Gesù accanto a noi, e per dedicargli un po' del nostro tempo. Buona serata.

25 dicembre - La gioia del Natale sia nei vostri cuori. Come augurio non è male, ma è più bello poter affermare la gioia del Natale è nei nostri cuori. Fin dalla nostra infanzia questi giorni sono stati caratterizzati dalla volontà di cercare un modo nuovo di relazionarci , mettendo al centro della nostra giornata una maggiore disponibilità a vivere insieme, devo anche affermare che per quanto ricordi non si pregava molto, ma si stava insieme nei mille modi che il tempo riusciva a proporci con giochi essenziali e soprattutto con la gioia di stare più a lungo per strada o comunque uscendo dagli schemi soliti della vita di ogni giorno. Buona parte della giornata giocavamo a tombola, ma forse era già la fase giovanile qui a Scalea gli ambienti privilegiati erano le case dei Bergamo e dei Garreffa, qualche volta stavamo anche dai Forestieri.

     Ciò che facevamo a Mezzana durante l'infanzia mi riesce difficile da ricordare. Ricordo vagamente che stavamo per strada a inseguirci, o scivolavamo con carretti di fortuna fatti da noi stessi, o ancora giocavamo con le biglie, ricordo anche il gioco di inseguimento con i tappi delle bottiglie. Era molto diffuso il gioco della fionda. Ho già raccontato di quando, come avvenimento straordinario del quale si parlò per giorni, rimase bruciata la stessa di carta velina che nella notte di Natale attraversava attaccata ad un filo la navata della Chiesa, non esisteva ancora il televisore e le nostre menti non erano invase dalle tragedie globali. Insomma si viveva meglio. Come spesso si dice, più povertà complessiva ma anche condivisa, per cui non pesava troppo la difficoltà a non avere ciò che non si conosceva. Stavamo sempre per strada, questo lo ricordo bene, ma diciamo pure che le nostre erano case essenzializzate con spazi realmente stretti. Insomma per muoversi bisognava stare per strada.

    Adesso che sono più stagionato e responsabilizzato cambia ogni cosa, al punto che i ricordi di cui sopra sembrano assolutamente appartenere al mondo delle favole. A proposito nella fase giovanile, che ho trascorso sostanzialmente in quel di Cermenate nel comasco, era il tempo delle ferie dal lavoro e io, da bravo emigrante, ne approfittavo per tornare qualche giorno a casa per stare con i miei familiari.  Adesso vivo in modo grave la responsabilità di guidare la vita della comunità, e poiché socialmente Scalea vive con difficoltà il proprio protagonismo politico, sono costretto ad intervenire per dare serenità sociale anche su temi che io eviterei volentieri. Ma devo ammettere questi interventi non sortiscono sempre l'effetto desiderato semplicemente perché se non ci si collabora, si opera magari anche positivamente, ma manca l'interlocutore indispensabile. Andiamo incontro a una nuova fase non facile da decifrare, ma evidentemente è questo il Signore ha preparato per la nostra crescita di coinvolgimento politico. Vedremo verso dove, attualmente non è facile da decifrare.

   Intanto godiamo il bene che il Signore ci ha donato nella preziosa disponibilità dei laici che si sono coinvolti con grande maturità nella evangelizzazione dei quartieri, nulla è naturalmente codificabile per cui l'opera è del Signore ed è bene leggerla con gli strumenti e alla presenza del Signore che parla di pazienza, di costanza, di attesa e di luminosità che viene dall'alto. Insomma siamo invitati a guardare alla Sua azione attraverso di noi e non tanto e solo alla nostra azione nel Suo nome. Ma soprattutto siamo invitati a stabilizzare la vita familiare che ha tanto bisogno di serietà al suo interno nella relazione con i figli, ma anche per i rapporti tra i coniugi. Una famiglia unità è garanzia di stabilità per la vita di comunità e per la formazione della comunità cristiana. Diciamo che quest'anno ho sottolineato maggiormente proprio il ruolo della famiglia nella vita cristiana e nella evangelizzazione.

    Per esigenza di verità, non posso non evidenziare la testimonianza eroica di molte famiglie che, per accudire i propri cari, mortificano totalmente se stessi pur di far vivere loro la serenità e l'affetto di cui necessariamente hanno bisogno, per continuare a sperare pur nella loro condizione stabile di sofferenti. E' una testimonianza vera che edifica la vita della comunità e che è opportuno indicare come modello di dedizione a tutta la comunità. Anche in mezzo a noi abbiamo cristiani che vivono pienamente la loro vocazione di attenzione totale ai propri cari, mortificando ogni loro libertà per dare loro la gioia della vicinanza affettuosa della famiglia. Il sofferente è Gesù, per cui come Gesù bambino dona conforto a coloro che lo contemplano perché trovano nel sofferente la serenità e la gioia di vivere che alcune volte manca a quanti ritengono di percorrere la vita. Sono pochi, sono molti? Non è opportuno fare statistiche perché in queste situazioni quello che conta è l'amore donato e ricevuto che ordinariamente travalica ogni valutazione materiale.  

    Termina qui la giornata del Natale del Signore, ritengo di poter affermare che abbiamo avuto dei vuoti di partecipazione in coloro che avrebbero potuto fare la differenza in virtù della loro preparazione, ma anche più semplicemente, perché nella vita di comunità sono dei riferimenti stabili di coinvolgimento per gli altri. Dobbiamo essere contenti, abbiamo visto molte famiglie cogliere la bellezza di essere presenti come famiglia della comunità è questo è un segno molto positivo e maturo di appartenenza e di testimonianza. La vita di solitudine che si accompagna stabilmente alla mia vita. sono da solo praticamente sempre a esclusione dei momenti formativi attivi, per cui non mi manca il tempo per riflettere sulle situazioni della vita di comunità e sul modo in cui le persone rendono testimonianza al Signore. Questo da una parte è positivo perché evita che io mi distragga in altre attività e situazioni, d'altra parte genera un po' di tristezza perché mentre tutti sono alle prese con i giochi di società, che in questo periodo come accade da sempre, aiutano la vita di fraternità io me ne sto da solo a elaborare, a riflettere, e cercare. Insomma a interiorizzare quello che il Signore mi ha donato di vivere in questo giorno di grazia.

22 dicembre - Il Natale è anche solidarietà, proprio così una incredibile gara di solidarietà si va realizzando in questi giorni a sostegno delle opere a sostegno delle marginalità del nostra città. Alcune azioni sono vissuto in modo corporativistico, altre in modo privato, però ho l'impressione che nessuno voglia restare staccato dalle emergenze sociali del territorio. Come sempre la solidarietà assume diversi colori, quelli del portare gioia con un sorriso, o ancora condividere i viveri, o solidarizzare condividendo un po' del proprio tempo con coloro che soffrono. E' evidente che vivere il Natale è un uscire da se stessi cercando di cogliere la bellezza di camminare insieme con gli altri. L'esempio ci è stato donato dal Signore che è venuto in mezzo a noi, per condividere le nostre povertà ma soprattutto per generare vitalità nuova, speranza nuova in coloro che ne avevano bisogno. Diciamolo pure il clima che ci accompagna è leggermente, uso un eufemismo, inclemente ma questo non ci deve scoraggiare nell'accogliere e nel trasmettere gioia.  Come sempre sono solo alcune immagini scritte, sarebbe impossibile trasmettere tutte le emozioni che questi incontri determinano nel mio cuore di padre della comunità.

     La vita della comunità cristiana si esprime perciò nella dedizione sincera di se stessi agli altri. E' quello che sta accadendo con grande naturalezza in questi giorni, La festa con i bambini della Scuola Madre Clarac ha comunicato con vivacità inesprimibile con la luminosità degli occhi dei bambini e i loro riflessi in quelli dei genitori. Devo ammettere che non tutti gli occhi dei genitori erano luminosi, forse neanche tutti quelli dei bambini ma a questi non ho fatto molto caso, purtroppo ci sono tante difficoltà in molte famiglie, al punto che neanche la gioia dei propri figli riesce a rimuovere la tristezza del cuore. Per come posso cerco di alleggerire i pesi, prima di tutto con la preghiera ma anche e soprattutto con la vicinanza, con le relazioni di fraternità. Non sempre ci riesco e non con tutti, ma ritengo sia naturale, neanche a Gesù riusciva di restare accanto a tutti, ma non per questo ciò che ha operato in alcuni è stato inutile. Poi abbiamo auto la gioia di condividere il Tabor, è una occasione privilegiata per godere e condividere lo stare con i giovani nello sforzo non sempre riuscito di proporre i valori spirituali a sostegno della loro crescita. Che dire, ci vuole più passione e magari anche tempi più lunghi di proposta.

 

     Sabato mattina abbiamo ospitato oltre un centinaio di bambini della scuola di primo grado, che, sull'esempio dei Magi del Vangelo, hanno inteso portare doni per le necessità della comunità, è stato un momento molto bello e semplice, hanno avuto anche modo di visitare la mensa e la cucina. Ho cercato di far capire loro che la parrocchia non è solo celebrazioni ma anche accoglienza, attenzione alle marginalità. Altre immagini narrano dell'emozione che ha suscitato la vita dei centri di Ascolto nelle famiglie, una vera grazia del Signore per molte famiglie della parrocchia. A seguire l'arrivo delle Luce della Pace di Betlemme a Scalea, che quest'anno ha coinvolto gli Scout ma anche i ragazzi della Confermazione e gli animatori. Clima tempestoso, ma i giovani sono guerrieri e hanno portato a termine la missione di portare in parrocchia e riflettere il segno della presenza di Gesù, principe della pace, a Scalea. Come sempre molti hanno acceso un lume a questo segno di fraternità e certamente avranno modo di custodirlo e alimentarlo con la preghiera personale e di gruppo nelle famiglie che hanno ammalati da accudire.

    Con il Cammino Neo Catecumenale, questo sabato come sempre di sera, abbiamo inteso lodare e ringraziare il Signore a Casa di Valestro, è stata una esperienza di preghiera molto significativa  orientata alla solidarietà verso coloro che soffrono da un po' di tempo. Forse sarebbe più opportuno ospitare nelle case in modo più stabile l'esperienza dei gruppi, soprattutto i momenti di preghiera, di certo aiuterebbe a vivere meglio la missione di evangelizzare la comunità, ma anche più semplicemente  a conoscere meglio la comunità. Questa mattina il gruppo Angeli in Festa ha animato la quarta Domenica di Avvento mettendo in risalto la gioia di vivere una maggiore attenzione verso gli emarginati. Nel pomeriggio auguri di Natale con le famiglie degli Scout, una bella celebrazione che ha aggregato abbastanza nonostante il cattivo tempo che si va accompagnando a questa giornata di festa nel Signore. A seguire una pesca di beneficenza il cui ricavato sarà devoluto a sostegno della Mensa Caritas. Infine non potevo non mettere il biglietto augurale di chi ormai d anni si accompagna con la gioia del panettone ai nostri bisognosi. Insomma siamo entrati nel natale del Signore con semplicità e intensità.   

20 dicembre - Quale è il posto, il valore da dare alla preghiera in tutto questo? Come sempre è opportuno restituire alle parole il valore che è loro proprio, altrimenti si corre il rischio di scadere nel rubricismo,  nel ritualismo con tutto ciò che questo comporta in ordine alla abitudinarietà ed alcune volte anche all'assuefazione agli atteggiamenti e alle situazioni, per cui i frutti non sono quelli che la preghiera dovrebbe generare. Possiamo affermare che la preghiera nel senso più autentico del termina esige un moto dell'animo orientato al bene che tende a superare sempre i limiti che naturalmente noi potremmo cogliere in noi stessi. Andare oltre significa leggersi nella possibilità di non arrendersi mai alla realtà, cercando in questa dedizione energie che generano gioia, speranza ed entusiasmo per il futuro. Insomma la persona che prega vive una condizione di amabilità, di preziosa compagnia e di disinteressata dedizione fraterna.

    Chi prega ha una positiva coscienza di se stesso, e una grande dedizione a cogliere la preziosità dell'altro che diventa naturalmente compagno di viaggio, salvo restando la dedizione dell'altra a vivere lo stesso entusiasmo e la stessa dedizione. Condivisione, solidarietà, gioia, pace sono le parole che più immediatamente devono caratterizzare questi giorni. Quando si è in due a decidere non si può pensare di camminare per i fatti propri, è importante tener sempre conto del passo dell'altro e sopportarlo (sostenerlo) nei momenti di fragilità e di stanchezza. Il Natale sostanzialmente si nutre e vive con questa dedizione del cuore che ordinariamente viene chiamata la poesia del Natale. E' inutile ripetere che a tutto questo si aggiungono le mille tradizioni sociali e culinarie che vengono vissute in questo periodo, però quello che conta è che non sommergano, non diventino invasive in riferimento alla vita spirituale, alla contemplazione, alla gioia delle relazioni, che non significa mangiare sempre, pensare solo a divertirsi, più immediatamente può incoraggiare alla ricerca del fratello più debole da aiutare,  dal camminare prendendosi per mano, dallo stare insieme cercando di cogliere la preziosità della presenza dell'altro.

    Sono valori che ci vengono proposti naturalmente nell'immagine del Presepe che orna e caratterizza i luoghi liturgici, possono essere grandi i piccoli, elaborati o essenziali tutto questo non ha grande importanza, quello che conta è trovare il tempo per riflettere sulla volontà di Dio che realizza nel bambino Gesù la salvezza per ciascuno di noi. Meditare, riflettere, ascoltare, cercare osservare sono gli atteggiamenti che la Vergine Maria ha vissuto con la presenza silenziosa, attenta e il sostegno di San Giuseppe, e che ci chiede di vivere, per essere partecipe come lei di accogliere nella nostra vita, nella nostra casa del grande dono del Figlio di Dio che viene ad abitare in mezzo a noi. Ma è anche il periodo dei ricordi di quanti si sono accompagnati alla nostra vita e che il Signore ha chiamato a se. E' bello che ritornino nei nostri pensieri e nelle nostre preghiere, certamente saranno motivo di rinnovata gioia, sono veramente tanti e certamente sono molti di più anche perché è difficile fare memoria di quanti abbiamo incontrato, di quanti ci hanno aiutato nella crescita. 

19 dicembre - Qual'é il dono con il quale la comunità può rendere vivo, sostenere il dono dell'amore del Signore? Certamente con la vita di comunione e la dedizione alla comunità, prima di tutto quella familiare e per estensione quella parrocchiale, la famiglia delle famiglie. E' un obbiettivo lento da costruire anche perché la nostra società genera frammentazione a cominciare dalle famiglie, per cui ci si presenta e si vive la vita comunitaria in modo individuale, come se non avessero una famiglia con la quale costruire la storia della comunità. Non è facile operare per ricomporre il tutto anche perché manca la coscienza della propria vocazione matrimoniale alla vita di comunione. Ripeto, poi il nostro tempo non aiuta a comprendersi in comunione, insomma non è facile combattere con strumenti inadeguati contro i mulini  a vento che ti soffiano contro.

     Come sempre non ci viene chiesto di compiere un'opera titanica ma di comprendere il senso di quello che siamo ciascuno dal proprio verso, nella propria vita da spendere con umiltà nella dedizione alla famiglie e alla gioia che si riesce a trasmettere e che certamente è ricambiata dai figli nella dedizione verso i genitori. Capita che alcune volte non basti tutto questo e allora si cercano diversivi capaci di compensare i vuoti di desiderio e può accadere di svuotare i valori mercificandoli, sostituendoli con le passioni. Insomma si va in confusione. Di chi è la colpa? Siamo nella società nella quale si cerca sempre la colpa negli altri, per cui farei fatica a leggermi nel codazzo dei tanti giudici che si accompagnano alla nostra vita. Dico solo che, per quanto è possibile, è importante leggersi nella propria vocazione.

17 dicembre - Torniamo ai temi natalizi, anche per restituire il valore che ha il progetto di Dio di fronte alle tante difficoltà che il mondo ci chiede di affrontare, ma sempre con il Suo aiuto e per renderlo presente con la nostra vita. Il canto della novena si accompagna e anima le celebrazioni dell'eucaristia, mentre i volontari della Mensa e della Caritas continuano in modo regolare il loro servizio a sostegno delle povertà. Insomma le difficoltà non mancano ma è importante non scoraggiarsi e soprattutto è importante continuare con ritmo ordinario gli impegni che il Signore ci dona di vivere. In questi momenti sono in corso i Centri di Ascolto nei quartieri Madonnina e Calvario, mentre è terminato da poco quello nel quartiere San Giuseppe. Insomma la parrocchia viene sollecitata a vivere con entusiasmo la gioia di sentirsi cercata a e amata dal Signore, tutto questo in un clima di fraternità contrassegnata dalla gioia dell'incontro. Cercare il fratello, vivere nelle case la vita di comunione che il Signore ci chiede di testimoniare, sentirsi parte d un solo progetto della diversità delle situazioni esistenziali, è quello che molti sperimentano per la prima volta, altri sono più esperti ma non per questo meno segnati dall'esperienza che si sta vivendo.

     Nel frattempo mio fratello è ripartito oggi per la sua patria adottiva, la Svizzera, io mi ritrovo alle prese con il trasloco dell'abitazione e con i conti di fine anno della parrocchia, per cui arrivo a sera molto stanco. Insomma sono nella condizione di chi avverte l'esigenza di restare in silenzio cercando di capire meglio quello che il Signore chiede e dona di vivere per essere anche quest'anno la buona novità per le anime dei fedeli. Alcune cose necessariamente non vanno per come si poteva ritenere, nulla di particolarmente problematico, però bisogna stare attenti anche perché tutto deve essere valorizzato e non svilito. E' una cosa non sempre facile, ma mi sforzo di restare vigilante su tutti i fronti. Quello più innovativo come sempre è quello dei giovani con Animatori, Popoffini e Talent&Art, che sono sempre molto battaglieri e attivi nella loro volontà di sentirsi protagonisti con il loro modo di crescere e di vivere. Costruire il futuro esige imparare a leggere il senso della vita con la loro energia e la loro voglia di esserci. E' una impresa che non è sempre facile sostenere, ma è quanto il signore chiede per cui è opportuno portarla avanti con coraggio e dedizione.

   Ci sta ancora accompagnando un clima  primaverile, totalmente anomale ma reale, per cui possiamo valorizzarlo cercando nella novità della natura che non smette di stupirci con i suoi colori e le sue variazioni, come va accadendo da un po' di tempo vivo all'inseguimento delle attività, per cui i ritmi si accavallano e si susseguono senza interruzione. D'altra parte precedentemente avevo la sosta del pranzo adesso con la mensa anche quella pausa personale è eliminata, insomma devo riequilibrare i miei ritmi ordinari. Sarà un Natale molto bello, ricco di sorrisi e di gioia, il rientro dei nostri giovani per le feste non potrà che portare entusiasmo nuovo e vitalità alla vita di comunità. Certamente il Signore ci chiede di essere per loro un riferimento festoso di serenità e di speranza, cercherò di non deluderli. Poi si prega, cercando nella presenza del Signore quello che alcune volte manca nella esperienza di comunità. Dobbiamo vivere rischiarati dalla fede, senza esigere conferme in ciò che crediamo.

    Alcune problematiche di difficile soluzione rimangono quale sottofondo penitenziale, quello che conta e che non emergano eccessivamente. E' importante in questo periodo vivere con gioia e trasmettere la gioia di vivere. Non significa dimenticare le sofferenze,i problemi, significa semplicemente affrontarli con energia, insomma per come il Signore ci chiede di viverli. Lui ci deve sostenere per essere segno di pace con tutti e per educare alla vita di pace, non sempre tutto scorre sereno nei rapporti interpersonali, l'arrivo della Luce della Pace da Betlemme, non è solo rituale ma vuole essere un impegno ad attingere da Gesù quello che manca alla nostra vita di pace. Riusciremo ad essere segno dell'amore di Dio nella comunità, io ritengo di si, magari non necessariamente tutti se ne accorgeranno, anche perché molti saranno alle prese con altre preoccupazioni, il clima politica comincia ad essere incandescente, però è certamente bello sentirsi investiti da questa vocazione orientata a generare e a far crescere la vita di fraternità.

16 dicembre - Come difendere Scalea dalla cattiveria e dalla volontà di distruzione, che alcune volte sembra caratterizzare il suo vissuto. Certo la nostra Città ha per vocazione naturale, a motivo della posizione nella quale è collocata l'essere il centro del territorio dell'Alto Tirreno cosentino. Essere a centro necessariamente comporta situazioni di invidia da parte di coloro che abitano in chiave periferica, ma che conservano interessi di gestione anche nella nostra area. Certo si fa un gran parlare della 'ndrangheta e si fa bene, anche perché è una presenza capillare e ramificata, ma è evidente a tutti coloro che guardano con attenzione e disinteresse la nostra realtà, che non è la sola a coltivare interessi attivi nel territorio. La corruzione ad ampi livelli è molto generalizzata, coinvolge professionisti di molti ambiti lavorativi, però non se ne parla. Nel senso che si ha interesse a lasciar vivere una dinamica di arricchimento illegale, purché non diventi orientativo di consensi politici capaci di capillarizzare attenzione tale da distogliere voti dai leader dichiarati del territorio.

     Qualora questo accadesse, scatta il meccanismo della detronizzazione dell'interessato, questo comporta ogni tipo di azione e di coinvolgimento, sembra un meccanismo sperimentato e utilizzato perciò con grande ordinarietà. Non importa quali conseguenze possa avere sulla vita dell'interessato, della sua famiglia, dell'ambiente di vita. Quello che conta è eliminare l'eventuale dispersione dei consensi. Stiamo ancora cercando di dare speranza e di costruire la crescita di tanti nostri fratelli e sorelle colpiti con l'operazione precedente, si tratta d rimuovere dalla loro vita, dai lori ricordi immagini traumatiche e per alcuni aspetti devastanti, ma questo non interessa e non coinvolge molte persone. Certo coinvolge la vita di quelli che erano bambini o ragazzi e hanno visto i loro genitori trattati come malviventi di alto livello, possiamo parlare di vite bloccate e in alcuni case realmente spezzate.

     Ma dobbiamo parlare anche della vita di coloro che sono stati coinvolti passivamente o attivamente, costretti poi a condividere esperienze che mai avrebbero pensato di dover vivere nella loro esistenza. Mi dispiace dover parlare di questo in preparazione al Santo natale del Signore, ma lo faccio anche perché Gesù stesso nel venire in mezzo a noi, si trovò coinvolto subito nelle dinamiche di potere che orientano gli umori dei potenti e che purtroppo caratterizzano ogni tempo della storia dell'uomo. Dobbiamo fare i conti sempre con chi ama il potere e non nasconde la sua volontà di esercitarlo a discapito dei più deboli o di coloro che si trovano loro malgrado in attività che fanno ombra ad altri. Come vivere tutto questo mantenendo la serenità del cuore? Non è certamente facile, ma è proprio questo il motivo per il quale il Signore è venuto in mezzo a noi, trasmettendo ai cuori più semplici la gioia di cercarlo e di incontrarlo nella semplicità e nella gioia di una scena familiare.

    La speranza, è che la comunità dei credenti impari a vivere sempre con grande entusiasmo la disponibilità a camminare alla luce del Signore senza aver paura delle conseguenze che questo può comportare alla propria vita. Lo so non è facile, ma rischiare ogni tanto genera anche la voglia di vivere in modo più attivo, che alcune volte sembra non appartenere più alla nostra esistenza. Di certo bisogna prepararsi a lottare e a vivere con coerenza i valori che si accompagnano alla nostra vita di fede, altrimenti è più facile essere bersaglio gratuito di chi non vede l'ora di abbatterci. Potremmo dire così, si vive una volta sola, ma proprio per questo è opportuno non chiudere in tempi troppo brevi l'esperienza esistenziale. Purtroppo non sempre tutto dipende d noi, ma è opportuno vivere nella coscienza di poter lottare e trasmettere coraggio a coloro che hanno sempre dato la propria vita per gli altri e che sono accusati di aver pensato sempre solo a se stessi. E' vero non sempre ci si riesce, ma è anche bello averci provato alcune volte. Coraggio.   

11 dicembre - Ieri mattina, dopo aver attraversato la montagna di Fagnano gli occhi si sono spalancati per godere la bella schermata della catena del Pollino e della Dorsale Costiere con le loro cime quasi totalmente innevate. Il cuore si apre alla gioiosità del bambino che ciascuno conserva dentro di se, e che incoraggia a uno stupore sempre nuovo nel vedere che la natura segue il suo corso trasmettendoci tanta bellezza e luminosità. Non dobbiamo mai stancarci di incoraggiare al rispetto della natura, solo il creato, purificato dalle tante sozzure con le quali lo appesantiamo riesce a generare emozione e apre alla contemplazione del Creatore di ogni cosa. Le montagne, le piante, i corsi d'acqua, i fiori circondano da ogni parte la nostra vita, ma troppo sesso non cene accorgiamo sempre chiusi nelle nostre macchine incapaci di aprirci alle meraviglie che il Signore ha posto attorno a noi. Come ci insegna Gesù dobbiamo imparare dai bambini, i nostri figli,  sono il nostro futuro. Insomma è un dono spettacolare che non dobbiamo mai stancarci di ammirare.  E' un dono di Dio per la nostra terra, che genera armonia sempre nuova alla nostra vita.

 

     Ma, in questo periodo, stiamo facendo esperienza di un altro spettacolo, che è bello mantenere più velato, che certamente ha una grande importanza, è il vedere tanti battezzati che instancabilmente bussano alle porte dei fratelli e delle sorelle per incoraggiarli a vivere il cammino verso il Natale del Signore. Tutto viene vissuto nella propria casa, volendo restituire all'ambiente domestico ciò che lo caratterizza in quanto chiesa domestica, dove i genitori sono  i sacerdoti che annunciano e testimoniano la fede con i propri figli. E' un vero dono dello Spirito Santo, cogliere l'entusiasmo con cui vengono preparati e animati i Centri di Ascolto, la missione è già iniziata e dobbiamo ringraziare quanti, animati dalla propria fede, avvertono l'esigenza di coinvolgere le famiglie nella vita di comunità, in questo caso e in questo modo il gruppo diventa lievito che fermenta la pasta. E' proprio così i gruppi, arricchiti dal carisma di cui sono depositari, escono dalla propria esperienza personale e diventano dono di amore per una comunità che ha tanto bisogno di sentirsi amata. Anche in questo caso dobbiamo parlare di un vero dono che il Signore sta facendo alla nostra parrocchia: In Cristo, ci unisce ciò che siamo.

     Il cammino di Avvento è orientato a rivitalizzare la nostra fiducia in Dio, è il Dio della pace, della fraternità universale, della gioia. E' un messaggio antico, che però assume sempre risvolti nuovi ed esaltanti, anche perché cammina con l'uomo di ogni tempo e quindi, anche con l'uomo  del nostro tempo. La società globale esige la disponibilità ad annunciare la speranza con perseveranza anche perché i messaggi di morte assalgono quotidianamente la persona, non sempre è facile in mezzo a tanta disperazione far emergere il messaggio cristiana della fiducia nell'altro, ma soprattutto quello della fiducia in Dio che è la radice del bene, di ogni bene riposto nel cuore dell'uomo. Questa è la grave responsabilità affidata alle nostre forze e al nostro entusiasmo. Generare attenzione verso la persona, verso ogni persona, generare sempre speranza anche tra i più disperati e abbandonati, trasmettere il dono della fraternità non come un bene personale, ma come un dono da trasmettere agli altri. Non sempre riesce facile, ma è comunque bello provarci sempre con tutti.

9 dicembre - Stranamente piove, era un bel po' che non accadeva, d'altra parte siamo a dicembre e la neve bussa alle porte anche delle nostre montagne chiedendo di potersi adagiare, la neve è importante per creare l'aria del Natale, almeno dalle nostre parti il presepe esige le montagne innevate. Qualcuno dice che sta piovendo abbastanza, altri dicono troppo, in realtà nulla di particolarmente eccezionale, appartiene al ritmo delle stagioni che l'inverso si caratterizzi con un clima tempestoso. Per cui non dobbiamo fare altro che attrezzarci con gli indumenti adeguati, di conseguenza e armarci di pazienza e attendere, tanto è risaputo che prima o poi arriverà la primavera. E' una giornata segnata dalla gioia semplice degli avvenimenti della vita di comunità. Come sempre, prima di tutto  la preghiera, poi mi sono intrattenuto in varie iniziative. Non ultima in ordine di importanza, anche perché determina un cambiamento radicale nella mia vita privata,  l'esigenza di posizionarmi come abitazione, in una zona diversa del territorio, per cui posso comunicare che lascio la casa che avevo sulla scogliera a Scalea, intesa nel senso classico del termine, e vado ad abitare nell'Arenile, insomma un'area tradizionalmente semideserta, la classica casa di campagna per gli anziani soli, bisognosi di un pezzo di terra da coltivare e dei piccoli confort necessari per affrontare gli acciacchi determinati dal tempo che passa.

    Poi la sosta culinaria alla mensa, sono  i nuovi parrocchiani con i quali condivido stabilmente il pranzo. Nulla di particolarmente ansioso, per come molti temevano, insomma non abbiamo avuto avuto l'invasione degli ostrogoti, ma un drappello di persone che vivono da sole e avvertono l'esigenza di condividere un momento i familiarità attorno alla stessa mensa. Probabilmente la mia presenza non è ritenuta necessaria per la loro gioia, ma serve a me per restituirmi un accenno di coerenza cristiana accanto alle persone sole della comunità. Tutto sembra procedere per come il Signore ci ha insegnato, con la gioia di accogliere coloro che non vivono l'accoglienza in altri ambienti. Anche la disponibilità dei volontari è vissuta con discrezione e generosità. Insomma ringraziamo il Signore per tutto quanto riesce a suscitare nel cuore delle persone. E' da prevedere un cambiamento con il passare del tempo? Ritengo di sì, anche perché molti amici di coloro che vengono ci osservano con discrezione, cercando di capire come procedono le cose. Insomma il drappello dovrebbe aumentare di qualche unità, restando però nel numero previsto nell'organizzare questo servizio alla comunità. Cerchiamo di sostenere alcune situazioni nelle proprie abitazioni, anche se non sempre è facile, poiché alcuni contesti sociali sono legalmente inavvicinabili.

    Anche ieri è stata una giornata particolarmente intensa caratterizzata nella mattinata dall'animazione liturgica dei Talent&Art, la specificità è che sono i preadolescenti che ordinariamente gravitano ai margini della vita parrocchiale, ma che nella diversità della proposta educativa attuale forse, dico forse, quest'anno riusciremo a stabilizzare nella complessa dinamica formativa all'interno della vita di comunità. in questo segmento del progetto parrocchiale non voglio trascurare, insieme al servizio degli educatori dell'oratorio, la preziosa disponibilità di Padre Alessandro che certamente concorre con il suo impegno alla compattezza spirituale del gruppo armonizzando le sue diverse anime. Domenica nell'omelia accennavo ai tanti doni che si accompagnano al mio ministero pastorale, certo è proprio così troppe persone non fanno altro che collaborare con grande dedizione e gratuità generosità affettuosa. Al punto da non poter leggere quanto il Signore dona senza i loro volti sorridenti, anche se necessariamente i problemi, anche gravi dal punto di vista esistenziale,  si accompagnano alla loro vita, ma non per questo trascurano quanto il Signore chiede loro di vivere, perché la comunità corrisponda più pienamente alla gioia della vita comune. Anche coloro che vivono lontani dalla vita di comunità sono adulti ma anche giovani, non trascurano di farmi sentire il loro affetto e la loro vicinanza spirituale. Tutto è dono del Signore per il bene delle anime.

    Sono in piena attività le iniziative orientate a vitalizzare la pastorale famiglia grazie ai Centri di Ascolto di Avvento che vengono proposti all'interno delle famiglie nei quartieri, attualmente siamo all'animazione di circa venticinque appuntamenti, ma non sono ancora definitivi nel senso che cresceranno che fanno dell'avvento un periodo liturgico di evangelizzazione e di crescita comunitaria. Siamo usciti in modo definitivo dall'incontro occasionale che ha caratterizzato glia anni precedenti e siamo passati a un impegno su tutto il territorio della parrocchia perché il natale del Signore sia preparato, compreso e vissuto più pienamente. Ci unisce ciò che siamo, questo è lo slogan previsto come tema degli incontri ed è vero, siamo uniti in Gesù anche se non sempre questo grande dono che abbiamo ricevuto fin da bambini mediante il battesimo lo viviamo con la coscienza di ringraziare il Signore ma anche i nostri genitori che hanno saputo orientare alla vita di fede la nostra esistenza. Anche in questa azione corale,  è inutile ricordare sempre che non parliamo di trionfalismi inesistenti, sarebbe realmente sciocco fare propri i doni del Signore, ma semplicemente della gioia che nasce dal Signore di comprenderci protagonisti nella evangelizzazione della comunità. Quali saranno i frutti? Questo lo sa solo in Signore, tutto ha inizio in Lui, tutto si completa in Lui. Quello che è affidato a noi, è l'azione di renderlo presente negli ambienti di vita quotidiana, le case, come faceva Gesù con il suo sostare in tutti gli ambienti del suo tempo.

    Ho avuto anche modo di stare un poco con gli scout in quel della Madonna della Neve in Buonvicino è un luogo tra i più sacri della nostra Diocesi, che parla agli occhi, ma parla anche al cuore. Terra di San Ciriaco, d tradizione bizantina legata all'opera dei monaci fino al secolo XVI, è naturalmente un paesaggio bellissimo e variegato che esprime con intensità l'opera creatrice di Dio, è anche area di transito di centinaia di monaci e di pellegrini che nei secoli lo hanno percorso cercando la vita interiore nei vari santuari rupestri del Monte Mula che ne caratterizzano il territorio, il sentiero del fondovalle che lo percorre è un classico itinerario istmico (il Serapotalo) che non cessa di suscitare interesse  voglia di mettersi in cammino per cercare. Cosa? Chi si mette in cammino non sempre è cosciente della meta e ancora di meno delle emozioni che lo accompagneranno, è la bellezza della strada che stupisce sempre e incoraggia per questo a ricominciare con interesse sempre nuovo. Qui ho trovato gli esploratori alle prese con le attività di reparto, è vero non necessariamente hanno coscienza del valore di luoghi che li ospitano ma non tutto si può acquisire nei tempi brevi, la vita per loro è ancora lunga,per buona parte è ancora da vivere, quello che conta è non impigrirsi, avere sempre al gioia di mettersi in gioco. Cercare sempre sempre emozioni nuove da vivere il resto è affidato al Signore che non manca di stupire con la Sua presenza.

4 dicembre - Pronti, partenza, via sono scattati i Centri di Ascolto in tutta la parrocchia. Coso sono? Nulla di particolare, vogliono esprimere la voglia di stare insieme con Gesù nelle famiglie, con le persone del vicinato. L'esperienza è orientata a educare alla testimonianza della fede nella vita familiare e non solo negli ambienti ecclesiali. Insomma la casa come chiesa domestica, dover il papà e la mamma, in questo caso sostenuti da animatori delle varie esperienze ecclesiali riflettono sul dono della fede e sull'importanza di testimoniarlo negli ambienti della vita di ogni giorno. Non è particolarmente difficile, anche perché partiamo da ciò che siamo, siamo tutti cristiani, battezzati, per molti aspetti e appuntamenti praticanti, l'unico problema è che non sempre lo riflettiamo e ne parliamo. Il cammino di Avvento è un tempo propizio per restituire alla fede la gioia della condivisione dell'amore con il quale Dio ci ama, e che Lui incoraggia a vivere nelle nostre relazioni interpersonali.

     E' una esperienza che viviamo da molti anni, non dobbiamo stancarci e dobbiamo continuare a farlo con la convinzione del contadino che ogni anno semina con rinnovato impegno e con maggiore esperienza il seme, nella speranza che ancora una volta il Signore sostenga il suo lavoro facendo nascere la spiga piena di grano nuovo. In questa opera siamo accompagnati e sostenuti dalla Vergine Immacolata che si accompagna nella preghiera alla nostra opera, tutti amiamo il suo figlio Gesù e vogliamo accoglierlo con rinnovato amore nella nostra vita, nelle nostre case. Continua il clima primaverile che rende gioioso il risveglio, anche se disorienta nel modo di affrontare la giornata, è vero il sole non crea mai problemi particolari, come dire sarebbe opportuno almeno un venticello più freddo che prepara ad accogliere la neve. Ma per adesso siamo incoraggiati ad accogliere le rondini, i fiori nei prati, insomma tutto ciò che è colore, vivacità, gioia di uscire, di stare per strada.

    Nuova impostazione al Parco degli Angeli, la pietra/altare è stata posta a ridosso della pianta di ulivo al centro del Parco, insomma la liturgia renderà maggiormente evidente la centralità di ciò che viene celebrato. La mensa continua con discrezione il suo servizio al territorio, e permette anche di leggere meglio le povertà che lo abitano. Come era risaputo non abbiamo particolari situazioni di disperazione esistenziali, ma non meno gravi realtà di degrado sociale che avvertono l'esigenza di essere accolte  sostenute con amore. insomma si va avanti nella certezza della bontà di ciò che il Signore ci dona di vivere in questa fase del nostro ministero pastorale. La novena all'immacolata non ha una grande tradizione nella nostra parrocchia, però ritengo che coloro che vi partecipano lo fanno con molta dedizione interiore, insomma la Madre del Signore deve essere contenta di come viene onorata dalla comunità.

    Forse non vi ho parlato della grande festa che veniva organizzata in galleria a Scalea negli anni '60 oggi, ricorrenza di Santa Barbara patrona dei minatori. Don Tolentino mi chiamava di buon mattino io ero un chierichetto, avevo 13/14 anni e vestito con la talare mi portavo alla Madonna del Lauro, dove ci venivano a prendere con jeep, per portarci nella galleria che oggi chiamano delle croci ma che allora era semplicemente l'imbocco per i lavori del doppio binario tre Scalea e San Nicola Arcella. All'interno della galleria, il livello cambiava ogni anno, veniva celebrata la Santa Messa, venivano raccolte le offerte, distribuite le immaginette e poi a conclusione di tutto, sempre sulla jeep ce ne tornavamo al Lauro. Don Tolentino ci teneva molto a questa ricorrenza, per come riesco a ricordare anche gli operai erano particolarmente partecipi, anche perché purtroppo non mancavano gli incidenti sul lavoro e si avvertiva l'esigenza di sentirsi protetti.

1 dicembre - Si riparte con il tempo di Avvento, tempo di attesa, tempo di coraggio e di ricerca, ma anche di ascolto e di ricerca. Insomma una fase spirituale che ci interpella perché anche noi comprendiamo più pienamente il progetto di Dio cercando poi di aderirvi per come lui stesso ci dona. Ci viene chiesto di prepararci al Santo Natale, non è un impegno di poco conto. Accogliere Gesù nella nostra vita esige sempre una conversione personale. Intanto abbiamo cominciato con la Tappa dell'Iscrizione del Nome all'itinerario di catechesi. Le Piccole Orme e i Lupetti alla presenza delle loro famiglie erano tutti abbastanza emozionati, ma i catechisti hanno lavorato bene e don Francesco ha donato una emozione nuova alla proposta educativa. Abbiamo anche avuto modo di vivere un momento formativo con la Comunità Capi, ritengo che sia stato un momento abbastanza positivo, per come può essere in questa fase della vita del Gruppo scout a Scalea. Ci sono fasi dell'impegno educativo nei quali si è incoraggiati a stabilizzare i passi, insomma si guarda con più attenzione anche alle piccole cose che concorrono a realizzare il progetto che si è chiamati ad incarnare. Sognare non sempre è opportuno, e in questo fase è meglio camminare con gli occhi aperti, e le orecchie attente al grido della realtà per ascoltarne la voce e sostenerne gli aneliti.

 

     Intanto arrivano i commenti, molto calorosi del lucernario che i giovani hanno vissuto a Praia a Mare, come sempre il loro entusiasmo è la mia gioia, voglio sperare che tutto proceda sempre al meglio nella loro vita. Certo dobbiamo mettercela tutta, se vogliamo che non vadano a sbattere contro qualche imprevisto. Il mondo è allegro  e le vittime più immediate sono proprio i giovani. Intanto sui media impazzano le gioiosità del Natale che eludono accuratamente l'atteso, tutto già visto ampiamente, ma come si fa a festeggiare se Gesù viene eliminato a priori. Certo mi direte rimangono le luminarie, il panettone, perché no anche la voglia di stare insieme. Ma senza gli insegnamenti di Gesù, che fine fanno gli emarginati, i più abbandonati?  Oggi viviamo in una società complessa, purché non la si viva in modo confuso, nulla di particolarmente grave, ma per quanto ci è concesso è opportuno non spostare la barra del timone, onde evitare di smarrire la rotta. E' importante coniugare la bellezza con l'amore, devo ammettere che oggi è stata una giornata bellissima proprio perché è stata contrassegnata dall'amore di Dio. 

     Forse si esige troppo amore? Decisamente l'amore non è mai eccessivo, anche se non sempre lo si può trasmettere a tutti coloro che ne avvertono l'esigenza. Si fa per come si può, d'altra parte non è facile essere sempre attenti a tutti, è però importante non essere distratti da coloro che sollecitano maggiore attenzione e affetto. Occorre essere creativi ad ogni costo? Certamente no, molti amano stabilizzarsi nella ritualità. Perché insistere sempre tanto per incoraggiare a scomodarsi, nella medialità è la virtù, non è un adagio tanto per... purché non diventi un atteggiamento di  assuefazione, di stasi esasperata, alcune volte si avverte l'esigenza di pause meditative. Se vogliamo l'avvento è un tempo privilegiato perché tutto questo possa essere interiorizzato e vissuto con serenità. Come dicevano i saggi, non si è mai saputo chi fossero, chi ben comincia è a metà dell'opera, l'Avvento è appena iniziato per cui non dobbiamo fare altro che continuare.

26 novembre - Certamente è importante dare coraggio sempre, aiutare a leggere positivamente la propria vita anche quando sembra che tutto vada storto. Ma soprattutto è importante farlo con le persone scoraggiate, o comunque fragili nelle loro sicurezze vere o finte che siano. Di certo attraversiamo una fase debole a livello sociale, ma anche a livello ecclesiale. Tolte le granitiche certezze che per secoli hanno dato stabilità alla vita della Chiesa, ci presentiamo all'oggi della storia e al futuro dei nostri giovani appesantiti dal relativismo etico e morale anche all'interno della vita ecclesiale. E' vero rimane la certezza della salvezza che Gesù è venuto a donare, ma quanta diversità nel proporla e ancora di più nel viverla. Insomma, chiederete, come dobbiamo procedere? Di certo è necessario avere una grande prudenza comportamentale anche perché, semplicemente, la cattiveria che è presente nel mondo non è una leggenda metropolitana ma sussiste realmente, anche per questo è opportuno guardare con attenzione al mondo che ci circonda. Non basta fare il bene, è importante poter continuare a farlo.

     Certo al bene non c'è alternativa, se si vuole costruire la speranza e generare la fiducia nel futuro. Un amore sicuro lo si vive e lo si trasmette in famiglia, diventa tutto più difficile con quello della porta accanto. Qualche difficoltà in più la si incontro appena si esce per strada. Decisamente stasera stento a rendere presente la gioia di essere la forza disponibile per costruire il futuro a Scalea, però è importante non arrendersi, non desistere cercando di scuotere le tante forze positive che comunque sono presenti nel territorio ma troppo spesse si mantengono barricate nelle proprie case. Quanto amore abbiamo nel cuore? Quanto amore trasmettiamo agli altri? In che cosa l'amore di Dio mi dona pace nelle delusioni che necessariamente incontro nella dedizione al bene? In tutto questo tormento giova molto la comprensione piena del significato con il quale il Signore mi ha amato e continua a donarmi amore. Diciamo così, se guardiamo alle persone ne usciamo più edificati che non se guardiamo alle cose.

     Allora non dobbiamo fare altro che cercare Dio nell'altro, avendo la certezza che un barlume della Sua presenza necessariamente è presente in ciascuno. Possiamo cominciare con i più anziani, coloro che si sono spesi per noi, offrendo totalmente se stessi perché noi potessimo crescere e progredire, o come amavano dire loro fare carriera. Certo l'attenzione era soprattutto alle cose del mondo, ma poi ho imparato che c'è anche una carriera spirituale non meno importante, in ordine alla serenità interiore ed è soprattutto a questa che noi dobbiamo guardare, se vogliamo essere segno dell'armonia con la quale il Signore visita la nostra vita. Non si riesce ad essere forti se non si guarda con attenzione a Gesù, anche per questo è importante dedicare del tempo alla preghiera e per qualche aspetto, trovare il tempo da dedicare alla preghiera rimuovendo dalla nostra giornata altri impegni che pure ci sono presentati importantissimi. Non sempre è facile osare di fare le cose che altri non fanno, ma ritengo sia anche importante non arrendersi prima di aver cominciato a farlo.

    L'Avvento rimane un tempo da vivere in questa disponibilità a cercare vie nuove, cogliendo nel deserto l'ambiente ideale nel quale avventurarci per provare a cambiare la nostra vita e quella degli altri. Quello che è importante è non cedere alla tentazione di sedersi prima ancora di partire, solo in questo modo ci si rende conto della bellezza che anche il deserto riesce a trasmettere con i suoi colori, l'aria che sprigiona libertà, la voglia di cogliere la novità dell'aurora coniugandola con il silenzio. Ma tutte queste sensazioni correrebbero il rischio di restare senza frutto se non sono animate dall'amore verso l'altro, è a questo amore che dobbiamo guardare con fiducia, cercando nell'altro quegli aneliti di pace interiori che condivisi orientano a creare una società più vivibile e armoniosa. Il buio nel deserto è più intenso, più assoluto, ma anche la luminosità si irradia meglio nel cielo e riesce a rischiarare le realtà che ci circondano. Animali, piante persone. No nel deserto non è prevista la presenza di persone, ma forse anche nella nostra vita non ne entrano tante, siamo in mezzo a tenta persone ma quante sono parte di me?

     Il deserto è anche il luogo delle domande inevase, alle quali è bello far rispondere il silenzio che ci circonda. Il silenzio è immenso come il mare, certamente di più, alcune volte spaventa ma non accade se ci mettiamo ad ascoltarlo. Quante voci, quanti visi, quante emozioni, quanta gioia, quanta pace, dobbiamo solo cercare e ascoltare, senza neanche sapere che cosa, però questo apre il cuore e libera la mente, si coglie la bellezza di essere amati e la gioia di poter amare sempre di più. Il silenzio del deserto è diverso dal silenzio del bosco, ma di questo parlerò in altra occasione. Adesso buon proseguimento di serata con le persone che più vi amano e che vi sono accanto. Ci si prende per mano e ci si scopre amanti in modo sempre nuovo, in modo sempre più vivo. Auguri per un amore sempre più giovane, sempre più vivo, sempre più autentico. Il silenzio è lo spazio del vostro amore vero.

25 novembre - Oggi giornata di sensibilizzazione per la violenza sulle donne, è un fenomeno ordinario, anche tra le donne, quello di sparlare delle donne. Ancora di più da un fastidio a pelle, in molti uomini, vedere che le donne riescono a fare carriera, a conseguire posti di rilievo in ogni ambito della società. A tutto questo humus preventivo negativo, si aggiunge una legislazione molto benevola verso l'uomo che commette atti criminosi nei confronti delle donne. Per cui ci si rende conto che occorre tutto un lavoro formativo perché, ancora i nostri giorni, nella nostra società la donna sia rispettata in quelli che sono i suoi diritti basilari di vivibilità e di protagonismo personale. Occorre generare atteggiamenti educativi di maggiore valorizzazione e apprezzamento nelle sue capacità e nella possibilità che ha di poter emergere anche in una società ancora profondamente maschilista, dove ogni concessione sembra avere la caratteristica della grazia concessa per benevolenza e non del diritto acquisito in virtù delle proprie capacità.

    Però sono convinto che tutto questo, esige una conversione delle donne a una maggiore comprensione positiva verso le persone del proprio sesso, nella certezza che a parlarne male e ad agire contro ci sono già quelli dell'altro sesso e questo dovrebbe poter bastare. Come Chiesa non dobbiamo fare altro che rispettare questa preziosa presenza, non tanto e solo come offerta di servizi, ma come la potenziale novità dello Spirito nei doni che lo Spirito stesso ha donato loro di esprimere, perché la comunità cristiana possa crescere nell'amore relazionale, nel servizio vicendevole e verso gli ultimi,  e nella gioia della fraternità condivisa. Anche nell'educazione familiare occorre operare perché i figli crescano con le stesse responsabilità e impegni domestici, insomma è importante uscire dalla categoria interpretativi sintetizzata nelle allocuzioni, lui è maschio e le è donna. Sono semplicemente e meravigliosamente figli con gli stessi diritti e gli stessi doveri.

    Sono anche convinto che a tutto questo clima di violenza concorra anche l'uso che i media, da intendere in senso ampio,  fanno della donna che è valorizzata non tanto come persona, in gran parte il tutto è orientato ad alimentare il desiderio dell'altra e non il rispetto verso la libertà dell'altra, il desiderio del corpo dell'altra e non la valorizzazione della intelligenza dell'altra. Ritengo sia evidente a tutti il cammino per il cambiamento è stato intrapreso, in parte  è stato anche percorso, certamente bisogna continuare senza avere  paura, anche se la cronaca ci presenta un sequenza interminabile di martirii legati semplicemente all'essere donna. Questo fatto non deve scoraggiare, semplicemente deve aiutare a capire che la strada intrapresa è quella giusta. Ripeto, è importante avere un po' di coraggio  in più nel rivendicare i propri diritti  e un po' di corporativismo al femminile.

    A tutto questo dobbiamo sempre esprimere la bontà del Signore che continua ad accompagnare la vita della comunità che ha vissuto la giornata con il Gruppo delle Famiglie a Praia a Mare in preparazione all'Avvento, tutto è stato guidato con grande dedizione pastorale dal Parroco Don Ernesto. Da parte mia ho goduto solo del momento meditativo e della condivisione dell'agape fraterna. Ormai vado abituandomi a dare maggiore autonomia alle varie esperienze, questo permette ai responsabili di comprendere meglio la bellezza di essere al servizio del Signore in prima persona. Mentre in parrocchia abbiamo condiviso la gioiosa celebrazione animata dai Popoffini, l'uscita del Foglio di collegamento curato dai Talent&Art e la gioia della vita comunitaria che non manca mai. Insomma il Signore continua a benedire con la Sua presenza i carismi dei tanti laici che concorrono alla vitalità della comunità. Abbiamo chiuso l'anno liturgico leggermente soffocati dalla pioggia, ma nel cuore c'era spazio solo per la gioia.

22 novembre - Oggi è la memoria di Santa cecilia, per cui necessariamente devo fare gli auguri al coro parrocchiale, perché riesca a cantare sempre con entusiasmo la gloria del Signore e ad emozionare i fedeli con la propria dedizione gioiosa alla vita di comunità. Una giornata vissuta con grande entusiasmo e dedizione alla volontà di Dio. Come sempre si comincia con la preghiera, poi le tante attività orientate alle iniziative comunitarie. Devo anche sottolineare che oggi è il girono delle pulizie della Chiesa e, come sempre, le signore incaricate vi si sono dedicate on grande dedizione. Abbiamo anche contestualizzato in modo dignitoso la targa della Mensa Caritas San Giuseppe, lunedì si apre per cui tutto deve essere al posto giusto. Mattinata serena, pranzo dignitoso e sereno. Le analisi sono molto soddisfacenti. Poi la pausa di mezzogiorno è un periodo che riposo con difficoltà senza motivi evidenti.

    Si riprende alle ore 15,00 come sempre  i primi a impossessarsi della scena parrocchiale sono i Talent&Art, della serie organizziamo la palestrina. Che non ha nulla a che vedere con la Palestina la terra del Signore, è semplicemente un tentativo di stare insieme allenandosi, in quei luoghi moderi che inducano a sforzare il fisico, insomma ci si allena, sono gli spazi moderni della valorizzazione di se stessi. Poi le tante attività parrocchiali, a seguire Santo Rosario, Eucaristia, incontro con i Custodi, incontro con il Movimento dei Focolare, Incontro con gli Strumentisti, chiusura della serata pastorale. Inizia la mia serata privata con la cena che poi sarebbe il pranzo di oggi, con i messaggi, e infine con l'aggiornamento del Sito parrocchiale. Adesso vado a chiudere e vi saluto con gioia nella pace. Tutto sommato è stata una giornata per niente male.

19 novembre - Alcune volte sembra che il Signore si dimentichi dei suoi figli, al punto che si gridi alla sventura, si dia spazio alla disperazione. Ma come recita con versi antichi il Profeta anche a noi viene ripetuto: Può forse una madre dimenticarsi del suo bambino? Quant'anche questo dovesse accadere, Dio mai si dimenticherà dei suoi figli. Alla luce di questi versetti non ci resta altro che cercare di capire che cosa il Signore ritiene di doversi comunicare e in che cosa noi dobbiamo alimentare la fede per corrispondere meglio alla Sua volontà di salvezza. Il punto dolente è proprio questo, che cosa è per noi la salvezza e in che cosa cerchiamo di aderire al progetto di Dio per poterla conseguire. Ordinariamente ritengo che abbiamo altri pensieri e altri impegni, per cui quando il Signore bussa alla nostra vita, ci trova sempre leggermente stupiti e incapaci di comprenderci disponibili  al Suo protagonismo. Insomma, viviamo in modo impropriamente assoluto quanto è necessariamente relativo.

    Una giornata vissuta con serenità e impegno, con qualche apprensione ma anche con grande armonia. Lo so' non tutti ci riescono sempre, ma è anche vero che non tutti preghiamo con intensità. La meditazione, la riflessione non sono una esclusiva delle spiritualità orientali ma sono anche alla base della nostra vita di fede. Solo questo ci permette di affrontare le difficoltà di ogni giorno senza eccessiva agitazione. La preghiera quotidiana, gli impegni lavorativi familiari, la gioia della vita di comunità, la voglia di rendere migliori gli spazi che abitiamo sempre il tutto fatto con umiltà e senza presunzione, per il tempo che ci viene concesso. Certo nella vita di coppia abbiamo anche i tempi dell'affettività che non devono mancare mai, anche perché aiutano a vivere meglio la gioia della vita di comunione nella coppia e nella famiglia, i figli devono avere la certezza che i loro genitori vivono con amore il loro stare insieme, questo dono loro gioia e sicurezza per il domani.

    Intanto ci prepariamo al tempo di avvento, il tempo dell'attesa della venuta del Signore in mezzo a noi. Dono di amore del Padre. insomma tutto ciò che concorre alla gioia dei grandi e dei piccoli. Sono giorni da cogliere nella loro bellezza e nella loro intensità. L'opera di Dio deve sempre essere sempre contemplata  perché possa essere colta pienamente nella bontà della manifestazione del Suo amore per noi. Non dobbiamo stancarci di cercare il sorriso dei bambini, ma è ugualmente significativo quello dei poveri che si sentono accolti, anche se necessariamente non hanno la stessa luminosità. Poi c'è il lavoro di tanti che si sforzano di comprendersi protagonisti della propria vita, cogliendo ogni occasione di lavoro come un dono del Signore, questo è il periodo della raccolta delle ulive, una pianta ritenuta preziosa in tutti i tempi e in tutte le culture, proprio per il caratteristico molteplice utilizzo dell'olio.

     E' un lavoro umile, ma che dona grande soddisfazione a chi lo esercita. devo dire che molti in parrocchia in questo periodo fanno le giornate per la raccolta. Il Signore li deve benedire e deve dare loro la gioia di raccogliere per come si sono sacrificati. Sono molti i lavori umili che vengono praticati con grande dedizione, basterebbe pensare alla pulizia delle scale, fatta anche da molti uomini. La situazioni di crisi economica che si accompagna ai nostri tempi, esige una dedizione al lavoro per come si trova. E' difficile che qualcuno riesca a fare il lavoro per cui si è qualificato con gli studi. Il nostro è un tempo frammentato per cui è opportuno fare quello che si riesce a trovare, per il tempo che si riesce a viverlo. E' fondamentale fare tutto con amore, come se fosse qualcosa di proprio, altrimenti ci si intristisce e non si riesce a vivere l'impegno con entusiasmo, caratterizzandolo con le proprie capacità personali.

18 novembre - Giornata luminosa, la pioggia è necessaria per la vita sulla terra e quando piove ringraziamo Dio perché si ricorda di noi, ma quando esce il sole tutto cambia diventa più bello nei colori che la natura ci dona. Anche questo fine settimana è stato particolarmente intenso, caratterizzato dalla gioia di avere il Vescovo in mezzo a noi per la benedizione della Mensa Caritas San Giuseppe. La conclusione dei lavori era attesa da molto tempo, anche se ancora manca l'operatività a motivo del gas, posso affermare che siamo alla fine dello stress che si è accompagnato alla realizzazione di questa opera. Come ho già detto in altre sedi, tutto nasce dall'amore verso Scalea e dalla volontà di corrispondere al volto nuovo della Chiesa, che deve sempre più diventare il luogo dove i poveri si sentono cercati, accolti e amati. Insomma è un passo in avanti verso la gioia di incontrare Gesù nelle marginalità del nostro tempo. Il Vescovo nell'incontro che ha preceduto la benedizione ha ricordato l'impegno della Chiesa nel realizzare con i proventi dell'8X1000 centri di accoglienza in diverse parti della diocesi per sostenere le tante povertà del territorio, e la sua volontà di valorizzare Scalea come residenza istituzionale del Vescovo. Ha anche parlato delle sue esperienze da parroco sempre attento alle periferie, con discrezione e continuità, grazie ai volontari della Caritas.

    

    Il Parroco ha ringraziato il Vescovo della sua presenza e del suo impegno a volere realizzata quest'opera, sottolineandone la preziosità per tutto il territorio cittadino, hanno partecipato tutti i parroci della città. ha anche ringraziato tutti coloro che concorrono con il loro impegno gratuito a portare avanti con generosità e dedizione l'opera del Signore nella parrocchia. Il Sindaco nel suo intervento, ha ringraziato per la disponibilità a costruire la speranza a Scalea, confermando la sua disponibilità a collaborare e a incoraggiare tutte le aggregazioni per la crescita sociale del territorio. Tutto si è svolto in un clima di serenità e di ascolto, classico il gesto del taglio della torta augurale e la gioia di tutti a condividere un momento di fraternità. Le altre immagini richiamano le altre attività orientate alla crescita della carità come sentimento naturale della vita cristiana. La Tappa della Carità per i ragazzi del primo anno della confermazione, che hanno animato la liturgia e vissuto varie esperienze di solidarietà e di condivisione. Non tutto e sempre procede per come si vorrebbe ma si tratta di orientare in modo nuovo la formazione alla vita cristiana e non tutti ne colgono pienamente il valore.

  

    Infine una giornata intensa è calorosa è stata la Domenica per i Poveri, che ha visto un lungo pellegrinaggio dei fedeli piccoli e grandi che hanno portato ciò che hanno potuto ai piedi dell'altare per condividerlo con le famiglie che attingono per il loro sostentamento ordinario alla Caritas Una Mano Amica e verranno alla Mensa Caritas San Giuseppe. Come sempre ci si è messi in cammino con il cuore aperto all'amore. Ritengo che i risultati siano stati molto positivi in ordine alla generosità della comunità e ai bisogni della parrocchia. Tutto è opera del Signore, è lui che apre i cuori all'amore, è sempre lui che incoraggia alla generosità, è ancora Lui che chiede di farlo come Chiesa, perché la comunità del Risorto corrisponda sempre meglio alla sua vocazione di essere il luogo dove si manifesta l'amore di Dio.  E' stato un Suo dono anche la celebrazione dell'Eucaristia che ha assunto i colori che dovremmo godere sempre, e che non sempre caratterizzano le nostre assemblee festive. La caccia del pelo del Branco ha fatto da sottofondo emozionale a questa Domenica di intensa fraternità e di condivisione.

     La bimbetta che mette in ordine qualche dono che ha portato la mammina, è una nota di colore che non guasta. La presenza dei bambini è sempre un dono del Signore, lo slogan che mi è venuto osservando la scena che che: i Bambini donano gioia e donano con gioia. Questo mi è venuto in un momento quello della missione ancora stenta ad essere espresso pienamente, speriamo bene. Devo anche dire che la comunità non sta collaborando troppo in riferimento allo slogan. Le altre foto? E' il corso per il recupero dei crediti perduti, chi non aveva fatto la tappa della Bibbia ha auto modo di viverla, con la presenza di Don Sandrino e di Don Francesco, chiaramente debitamente preparati dai catechisti. In realtà abbiamo avuto anche l'incontro con i genitori dei ragazzi scout, a me è sembrato molto intenso. Ma spero di poterne trattare nel link proprio.

    Per non dimenticare proprio nessuno, certamente con questa bella giornata di sole la gran parte delle mamme e delle donne in genere, saranno alle prese con la lavanderia domestica.  Auguri, vi auguro di vivere sempre con grande gioia ed entusiasmo il servizio prezioso e insostituibile della quotidianità familiare che non sempre e tutti siamo capaci di apprezzare. Per cui ne approfitto per ringraziarvi a nome dei vostri mariti, qualora qualcuno, troppo preso nei propri impegni lavorativi a sostegno della famiglia,  non lo facesse già ordinariamente di persona. 

12 novembre - Ma è evidente che il Parroco può contare su tanti amici, il Sacerdote ne ha ancora di più tra le due categorie necessariamente c'è una differenza anche perché il ministero sacerdotale si spende in tante parrocchie, per cui ovunque accade che si determino relazioni di amicizia molto belle e significative. Alcune si ricordano, altre restano conservate passivamente nella memoria ed emergono immediatamente al momento, quanto ci si restituisce per alcuni momenti all'esperienza vissuta nell'incontro estemporaneo con le persone e gi ambienti nei quali si è vissuta l'esperienza ministeriale. Diciamo pure che non mancano relazioni conflittuali, d'altra parte sappiamo tutti che nelle comunità spesso si articolano dei veri centri di gestione personale, per cui non tutti sono necessariamente contenti di vedersi rimossi da ruoli vissuti da decenni e in alcuni casi da generazioni, ma posso garantirvi che le situazioni positive superano di gran lunga quelle negative.

     Diciamo pure che il Signore benedice i suoi servi, e li consola con ogni consolazione, avevo pensato di potervi narrare alcune situazioni particolari ma poi ho pensato che avrei fatto torno a mille altre possibili per cui chiudo qui questo discorso orientato a ringraziare il Signore per tutto il bene che mi ha donato, la gioia condivisa nelle tante amicizie che ho vissuto, in questi anni spesi al servizio della Chiesa che è in San Marco Argentano - Scalea e, in qualche occasione, anche oltre. Questa sera ho avuto modo di iniziare la novena della Madonna del Carmine e ho avuto modo di rileggermi in tante situazioni vissute nella mia adolescenza. E' proprio vero, con il salmista non posso che ripetere: Che cosa renderò al Signore per quello che ha dato? Nulla, perfettamente nulla, semplicemente perché il dono del Signore esige la gratuità dell'accoglienza per cui non devo fare altro che valorizzarne l'amicizia e la Sua volontà di continuare a visitare la mia vita.

    Anche oggi è stata una giornata vissuta in modo instancabile, come sempre si comincia con la preghiera, poi la formazione biblica con la Lettera agli Ebrei, quindi problemi tecnici legati al ministero sacerdotale, poi vissuta soprattutto in relazione ai lavori da ultimare alla mensa. Sembra che tutto proceda abbastanza bene anche alcune operazioni non necessariamente saranno ultimate in occasione della visita per la benedizione dei locali del nostro Vescovo sabato sera. Insomma sembra che il più è fatto, per cui ciò che rimane può essere realizzato anche dopo. Climaticamente è stata una giornata nervosa, caratterizzata da molte intemperanze, ma non di intensità calamitosa come da più parti si grida nei vari media. Forse a qualcuno l'inverno fa paura, o più semplicemente si vuole accentuare quel clima di spavento capace di mettere in risalto le notizie, che altrimenti non sono lette da nessuno. insomma la dinamica di impressionare per essere maggiormente seguiti.

    Abbiamo avuto l'attività degli operatori della carità, la partecipazione di tanti che avvertono l'esigenza di essere sostenuti. Poi i giovani leggermente spensierati che si allenano con gioia e serenità, si comincia anche a pianificare la pulizia finale degli ambienti, ma la parola fine non esiste, per cui diciamo di questa fase lavorativa. Ritengo anche di poter affermare che l'operazione adesioni alle attività oratoriali può dirsi conclusa, salvo qualche scampolo finale il numero per adesso è bloccato a 228 adesioni compresi i catechisti/educatori e gli animatori. Non è male, anche se deve essere considerata non positiva una leggera flessione, rispetto all'anno precedente, delle adesioni all'assunzione delle responsabilità formative. Molti hanno paura di mettersi in gioco anche se ne hanno le potenzialità, così come sarebbe sbagliato mettersi in gioco solo per seguire i propri figli, insomma dobbiamo ancora recuperare pienamente il senso vocazionale dell'impegno di educatori alla fede.

11 novembre - Il Signore ci ha donato di vivere ieri l'inizio del cammino di formazione per la missione parrocchiale, dopo un primo momento di confronto assembleare con il racconto breve della propria esperienza ecclesiale, ci si è successivamente divisi nei gruppi guidati per gli adulti da Padre Fabio e per i giovani da Padre Alessandro. Come prima esperienza dobbiamo essere soddisfatti anche se il fronte giovani esige un rinvigorimento nella partecipazione alla formazione. Merita anche apprezzamento l'inserimento nella parrocchia di Don Sandro e Don Francesco, che in modo molto diverso si rendono presenti alle varie attività caratterizzandole con i loro carismi. La missione esige uno sforzo intenso comune, anche perché l'obbiettivo e coinvolgersi nella costruzione della vita di fraternità all'interno della comunità. Insomma si tratta di uscire dal chiuso della propria famiglia e degli amici per vivere sempre con più naturalezza il sentirsi cristiani e fratelli e sorelle all'interno della comunità. Non si ha la presunzione di riuscire a trascendere le difficoltà che si accompagnano al tessuto sociale nel quale viviamo, ma fare azioni che incoraggino la gioia di stare insieme, che alimentino la nostalgia dell'incontro con l'altro.

 

     Tutte le attività della vita di comunità sono orientate a questo obbiettivo, sia quelle con i piccoli che quelle con i grandi, ma adesso ci prepariamo a vivere coralmente un tempo di grazia che certamente, per la intensità della proposta, non passerà senza incidere in qualche modo nella vita delle persone. Intanto vi propongo alcune immagini della Mensa Caritas. Come potete notare siamo strutturalmente a buon punto, come sempre è la parte finale, che esige più tempo per essere definita, ma il grosso è fatto. Per diventare operativi, è necessario il collegamento alla rete del gas e poi via, si parte. Anche il numero delle persone disponibili è abbastanza motivato e qualificato, insomma ci si avvia con serenità a questo appuntamento di fraternità con le marginalità cercando di leggere in questa esperienza ciò che più immediatamente caratterizza la vita cristiana, la gioia di stare insieme con coloro che hanno più bisogno di calore umano, di fraternità. Scalea deve vivere con più intensità la capacità di essere comunità cristiana, una comunità che fa esperienza di gratuità, che vive e trasmette la presenza del Signore.

 

    In realtà molti gruppi e associazioni cristiane, quasi tutti, trattano nei loro progetti del servizio alle marginalità, ma poi non sempre si è conseguenti, troppo spesso si resta sul teorico e sul vissuto di qualche esperienza, la quotidianità è prova di lettura sulla validità di un progetto di servizio.  Speriamo di dare un buon esempio di maturità esperienziale e non solo di dialettica relazionale. Come sempre non tutto dipende da noi, ma di certo dobbiamo affrontare il tutto con una motivazione di fondo, dobbiamo pregare perché il Signore si accompagni alla nostra volontà di testimoniare il Suo amore. Altre volte ho auto modi di dire che Scalea ha assolutamente bisogno di vedere che amare è positivo, amare costruisce speranza, amare dona la gioia di vivere, amare aiuta a stare bene con tutti. Si tratta di inserire nel vissuto della città questa virtù cristiana che è la sola capace di cambiare il modo di relazionarsi e dello stare insieme.

     Occorre dare cittadinanza a Gesù ed è bello poterlo fare negli ambienti pastorali, sono ambienti dove si parla molto di Gesù, ma adesso abbiamo l'opportunità di farne esperienza, di farlo incontrare con gli altri con la Sua premura e l'attenzione che ha sempre avuto verso coloro che ne cercavano il conforto, coloro che avevano bisogno del Suo aiuto. La Chiesa sta attraversando un tempo molto tormentato, anche all'interno della Chiesa sembra abitare un pericoloso desiderio di conflitto, di generare separazione, di svilire l'opera del successore di Pietro, indebolendo così tutto quanto va comunque realizzando in ordine alla comunione e al desiderio di bene in ogni parte del mondo. Che cosa hanno a cuore questi fratelli e queste sorelle che operano in questo modo? Verso dove pensano di orientare la carica di amore che il Signore ha posto anche dentro di loro. Non dobbiamo fare altro che pregare e sperare che la Chiesa riscopra la gioia di camminare in comunione piena e vera, solo in questo atteggiamento ordinario e gratuito può vivere la bellezza di essere strumento del Signore per il bene e la gioia dell'uomo.

9 novembre - Intanto l'anno liturgico va completandosi, ci incamminiamo verso la fase conclusiva caratterizzata dalla festa rurale di San Martino e dalla Domenica delle Povertà. Il Santo Padre ci incoraggia a essere tutti protagonisti nella partecipazione solidale al dramma dell'umanità che stenta a comprendere, questo accade anche per molti battezzati, l'altro come il fratello da amare e da sostenere. Chiaramente per come è possibile, nessuno deve impoverire se stesso, ma neanche deve far finta che l'altro non esiste. Alla base di questo disinteresse necessariamente dobbiamo porre la mancata evangelizzazione della comunità cristiana, ancora oggi la gran parte di noi praticanti vive più di tradizioni religiose, che non seguendo con attenzione gli insegnamenti del Signore. La via del discernimento per orientare alla santità la propria vita, la capacità di dedicarsi agli con impegno e continuità agli emarginati, la gioia di diffondere il Vangelo all'interno della propria famiglia stentano ad abitare il cuore di molti fedeli.

     Non bisogna scoraggiarsi, semplicemente avere coscienza dell'impegno necessario perché la fede in Gesù cristo torni ad essere un riferimento vero almeno per coloro che sono battezzati. Anche la missione che ci avviamo a vivere vuole avere questo obbiettivo, direbbe San Leone Magno: O cristiano, ricorda la tua dignità. Questo esige vivere con più distacco la gioia di essere la comunità dei redenti, una gioia da esprimere anche nei momenti difficili che necessariamente chiedono di abitare anche la nostra vita. La missione chiede ai battezzati di dare più spazio all'impegno di rendere presente il Signore al di fuori degli ambiti ordinari di impegno ecclesiale, insomma non vivere solo la sequenza interminabile di incontri formativi nelle varie sedi, ma mettersi in cammino per cercare il fratello la sorella dei quali ho smarrito la presenza.

     Devo imparare a guardare con gli occhi del Signore, occhi che guardavano con attenzione, in profondità, che aprivano all'amore dell'incontro. Occhi che davano speranza, che trasmettevano la certezza che Dio ci ama, Dio è Padre, Dio che chiama all'incontro con se. Tutto questo forse oggi non è tanto presente nella vita di comunità. Forse è meglio dire che manca in noi protagonisti istituzionali dell'evangelizzazione la gioia di vivificarlo, perché certamente Dio è presente nei cuori, ma non sempre è una presenza che riesce ad emergere con vigore. Perciò dobbiamo chiedere al Signore di incoraggiare l'anelito ad andare verso l'altro, cercando in questo andare la capacità di coglierlo in tutti coloro che incontriamo e che hanno bisogno di sentirsi amati dal Signore e anche da noi. E' vero capita di sentirsi già oberati da troppi impegni, proviamo a togliere qualcosa di meno importante, ma non trascuriamo la gioia di rendere presente Gesù.

8 novembre - Il Sito comincia a diventare difficile da gestire, mi dicono che devo cambiare il programma, ormai storicizzato, intanto mi vieta di trasmettere con la comunità. Anche oggi ho passato alcune ore io a scrivere e lui a cancellare, dopo una rielaborazione programmatica, riprendo ma ormai è un po' tardi per trasmettere con freschezza le idee. Come sempre una giornata particolarmente intensa, oltre gli aspetti liturgici caratterizzati da quattro celebrazioni eucaristiche due delle quali esequiali, che hanno caratterizzato emotivamente questa giornata. La nota saliente e innovativa è il montaggio effettuato della cucina nella Mensa Caritas che comincia ad assumente un aspetto dignitoso, contemporaneamente stiamo anche operando per realizzare il bagno per i disabili. Nel frattempo è stata montata la ringhiera all'uscita di emergenza che adesso è pienamente funzionale. Allora siamo alla fine dei lavori? Penso proprio di no. Però procediamo verso l'attivazione per i quali sono stati aperti. Ho avuto modo di riposare durante le celebrazioni, sostanzialmente caratterizzate da una preghiera intensa, anche perché i partecipanti alle celebrazioni esequiali erano veramente pochi, insomma ho cercato di sopperire con l'interiorizzazione alla carenza di partecipanti.

     Poi ci sono anche altre informazioni di malessere per alcuni fratelli e sorelle, per cui la motivazione per pregare un po' di più certamente non mancano. Chiudo questa giornata sostanzialmente sereno, anche perché il Signore non mi ha fatto mancare niente in ordine alle consolazioni spirituali. Tutto procede secondo quanto andiamo preparando e vivendo, i ragazzi animano gli ambienti dell'Oratorio con lo sport, la musica, la gioia della vita comune, la catechesi e la preghiera. I responsabili dei vari ambiti educativi non si risparmiano in ordine alla programmazione nei team, gli ambienti oratoriali rispondono alle tante esigenza anche in seguito alla loro ristrutturazione. I ragazzi rispondono bene ai ritmi formativi di catechesi di meno alla vita liturgica della comunità, ma forse deve essere così in questo periodo storico. Io mi sforzo di operare in modo sereno anche se la mente è intasata di preoccupazioni non sempre risolvibili, per cui necessariamente corrono il rischio di intasarsi nella mente. In questo la preghiera è un deterrente positivo che aiuta a liberare la mente e incoraggia il cuore ad osare di più sulla via dell'amore disinteressato.

     Certo sta arrivando anche il momento di pagare i lavori ed è anche questo che genera perplessità, anche perché, a motivo delle varianti in itinere, come sempre si parte con 10 e si arriva a venti, senza avere la possibilità di dilatare i fondi a disposizione. Come sempre ci si appella alla Divina Provvidenza, fino ad ora non ha deluso speriamo non decida di cambiare aria.  Nella vita di un parroco la fede nella provvidenza è indispensabile altrimenti altrimenti si corre il rischio di restare bloccati al palo, se uno non rischia non farà mai nulla, anche perché alcune disponibilità nascono dal fare esperienza di emozioni dalle cose tangibili, insomma far vedere l'opera per incoraggiare il coinvolgimento. Ma allora è un problema di spettacolarità, no ma solo un corrispondere alle esigenza della vita di comunità. Esigenze artistiche, esigenze sociali, attenzione ai bisogni della gente e via a seguire. la parrocchia è un mondo complesso ed è bello farlo respirare in ogni ambito.  Non capita spesso di essere sollecitati a guardare con più attenzione alla gente che il Signore ti mette accanto, però quando ci si riesce si torna a casa con il cuore più pieno di amore e di gioia.

     Arrivo all'appuntamento dell'apertura della mensa con più emozione del solito, come il conseguire un traguardo inesplorato. Devo ammettere che ho sempre operato per dare cose, anche abbondanti ai bisognosi, ma non mi è mai capitato di condividere con loro stabilmente parte del mio tempo, per cui lo colgo una vera grazie del Signore poterlo vivere. Certamente sarò costretto a rinviarla almeno di una settimana, anche perché non riusciamo ad essere operativi per il la Domenica della Povertà, che comunque dedicheremo alla raccolta di viveri, ne avremo ancora più bisogno per cui occorre incentivare la gioia di diventare un dono per gli altri. Nel cuore delle persone è profondamente radicata la gioia di donare, ma siamo frenati e deviati da questa società che propone l'egoismo, il carrierismo, l'arricchimento personale come traguardo da conseguire, per cui si va avanti rattristati dal non potere avere tutto ciò che si vorrebbe, è nell'insegnamento di Gesù che dobbiamo cogliere la bellezza di essere vivi per l'eternità e non solo per la breve esperienza terrena. Anche se non sempre e non tutti ci riusciamo, ma semplicemente auguro a tutti di dare più spazio a Dio nella vita di ogni giorno.

5 novembre - Come sempre l'inizio di novembre è caratterizzato dalla memoria dei nostri cari, per cui ritengo di non dire molto se affermo che al centro dei pensieri di tutti ci sono stati coloro che ci hanno dato la vita, ci hanno donato il Battesimo e nel battesimo ci hanno incoraggiato a camminare con Gesù, quale compagno privilegiato per affrontare con coraggio la vita terrena e guardare con grande fiducia alla vita eterna in Dio. Anche io ho cercato di dare più spazio alla riflessione e alla comprensione della vita, insomma un po' più di silenzio personale e la volontà di andare maggiormente in profondità per la comprensione delle azioni e della vita pastorale della comunità. Capita spesso che in questa condizione i risultati che ne escono non necessariamente sono quelli sperati, per cui mi irrigidisco idealmente e la visione che ne esce diventa più negativa e pesante in ordine alla speranza che il Signore ci chiede di annunciare e testimoniare. Percepisco la capacità di leggersi nella dedizione al Signore ma anche la non volontà di andare più in profondità nella dedizione a renderlo presente nella vita di ogni giorno, insomma si corre il rischio di leggerlo importante purché rimanga nella Sua nicchia, insomma non deve diventare una presenza invasiva.

    Eppure le immagini che il Signore mi dona di contemplare non sono negative, come anche non lo sono la dedizione di chi mi collabora con grande dedizione, ma allora cosa non va, dove emerge il problema? Difficile da dire, però non ritengo che sia una mia fantasia mentale, quando leggo la difficoltà è perché c'è, anche se non sempre riesco a renderla visibile immediatamente. Capita che tutto inizi con una scena idilliaca, che merita di essere memorizzata. Il protagonista iniziale è il vento che si accompagna a questa ripresa dell'autunno, scuote gli alberi, fa cadere le foglie e le fa roteare a suo piacimento, tutto diventa filmico e ricco di creatività. Ad un tratto irrompe nella scena una bambina di due o tre anni, arriva al Parco degli Angeli, il clima è abbastanza rigido, insomma freddo tendente alla pioggia. Lei si toglie le scarpette e comincia a correre, naturalmente inseguita inutilmente dalla mamma. Comincia a raccogliere le foglie come se fossero dei fiori e ne fa un mazzetto che tutto ad un tratto avverte di far roteare nel vento, mentre lei riprende a correre questa volta attraversando con grande gioia il prato.

    Fine della scena, non perché sia conclusa la volontà di giocare della bambina, ma perché io devo riprendere il mio servizio sacerdotale, per cui devo portarmi verso la Chiesa, cambia il panorama, al centro dell'attenzione è la vita di fraternità, la gioia dell'incontro con Gesù, la constatazione che la gran parte dei ragazzi di catechesi stentano a cercare il loro posto tra i banchi ed io che comunque deve animare l'assemblea e la liturgia orientando alla speranza la vita di comunità. E' vero sono sostanzialmente incontentabile, per cui stento a comprendere pienamente la bellezza dei doni con il quali il Signore si accompagna alla mia vita di custode della comunità, ognuno ha il suo carattere, però è vero io devo solo ringraziare e non lamentarmi. Prima di tutto per l'impegno di molti che instancabilmente operano per il bene della comunità, poi per la disponibilità alla sopportazione degli animatori, che cooperano attivamente con la loro caratteristica creatività per la buona riuscita degli impegni da portare avanti. Perfino gli innamorati nella loro follia, caratteristica di questa età, condividono un po' del loro tempo con me.

    Secondo me impoverisce la gioia della vita comune nelle sue tante manifestazioni di affetto la ritualità degli incontri che non sempre aprono a una comprensione spirituale delle attività orientate alla crescita cristiana dei ragazzi e  dei giovani. Voglio dire che tante manifestazioni dovrebbero andare avanti come una routine creativa, ma ormai stabilizzata e invece permane una certa insicurezza di fondo nella dedizione al servizio, che quasi vincola alla presenza anche in situazioni che personalmente ritengo acquisite, questo non mi aiuta a vivere pienamente le emozioni che comunque il signore mi dona nella vita sacerdotale, che purtroppo vengono quasi assorbite immediatamente dalle cose da fare e da preparare. Insomma avrei bisogno di più solitudine, di più silenzio attorno per poter accogliere e assaporare quanto il Signore dona, senza doverlo immediatamente disperdere in questo o quell'incontro. E quindi? Vediamo se si riesce a modificare qualcosa, a far vivere qualche protagonismo in più. Proviamo, dopo vi farò sapere. Certo rimane vivo il problema che io non mi accontento facilmente e questo non concorre a dare serenità attorno. Comunque, adesso buona notte a tutti e grazie.  

28 ottobre - Oggi è la festa dei Santi Simone e Giuda, giustamente molti diranno ma chi sono costoro? Così andiamo a scoprire che anche tra le colonne fondanti la nostra vita di fede, abbiamo Apostoli più noti e altri pressoché sconosciuti. Insomma in ogni categoria esistenziale perfino in quella apostolica, esistono disparità di valutazione e di protagonismo nella comprensione del ruolo. Diciamola tutta, anche io farei fatica a dirvi qualcosa in più su questi discepoli che hanno avuto la fortuna di condividere l'avventura terrena del Signore, probabilmente hanno speso anche loro l'esistenza per al evangelizzazione dei popoli, di Giuda conserviamo anche una Lettera nel Nuovo Testamento, ma per il resto è tutto avvolto in tradizioni ecclesiali che come al solito hanno un loro fondamento storico ma non assurgono al valore di una storia su di loro. Voi direte ma non è proprio molto, è vero, ma alcune volte è importante accettare anche i limiti di conoscenza che le prime comunità cristiane ci hanno lasciato. Per cui facciamo comunque festa e ringraziamo il Signore per la loro presenza accanto a Gesù e nel successivo impegno di diffonderne il messaggio, contribuendo alla fondazione della Chiesa.

    Continua la primavera autunnale, clima medio caldo, con desiderio di mare. La gente è serena, la campagna soffre molto per l'assenza di acqua, speriamo in un cambiamento ma non è garantito in tempi brevi. Anche se tanti ne parlano, ma di ciarlatani imbonitori su tutti i media ne abbiamo anche in riferimento al clima, per cui non dobbiamo fare altro che sperare nella volontà di Dio di dare un volto credibile al clima autunnale. Diciamo così la vita di comunità continua come la relazione con il clima, manca necessariamente qualcosa perché il dono della fede porti più frutto. La domanda spontanea è, ma può portare più frutto? Ritengo di si, ma il ritmo della proposta spirituale ha bisogno dell'entusiasmo nella preghiera, perché  solo così la fede riesce a generare nei cuori delle persone aneliti impensabili e incoraggiamento a perseguire traguardi nuovi. Alcune volto mi rendo conto di chiedere troppo, o almeno penso sia così, perché anche le persone più disponibili si attestano sul fronte acquisito, tengono la posizione con difficoltà senza perciò osare un attacco rischioso per provare a sfondare il fronte.

     Non dobbiamo dimenticare di avere a che fare con una società sempre più esigente, che assorbe molte energie. Per cui anche coloro che hanno aneliti inenarrabili nel cuore, poi si ritrovano a poterli esprimere con molto difficoltà nella vita di ogni giorno. C'è sempre il rischio di fare troppe riunione trasformando così la vita di fede in una sequenza interminabile di incontri formativi, mentre dovremmo riuscire a fare quotidianamente esperienze di vita condivisa con i più deboli perché possano fare esperienza dell'amore di Dio che non li abbandona e li cerca in modo instancabile. Nel frattempo ci rendiamo conto che la preoccupazione del futuro abita il cuore dell'uomo, per cui la proposta di amore gratuito che passa attraverso la vita cristiana alcune volte è osteggiata dal problema della sicurezza, del futuro dei figli, del male che si accompagna alla vita di ogni giorno, insomma molti fanno fatica a dare seguito nella vita alla fede nella quale pure credono. Ma come potete rendervi conto stiamo sempre parlando sempre  in riferimento al mondo protetto dalla fede in Dio.

    Poi abbiamo il mondo nel senso più reale e, per alcuni aspetti, triste del termine, se riesco ve ne parlo in serata. Adesso buon appetito. Nella speranza di non essere letto da molti, poiché l'ora è quella della dolcezza familiare, mi capita di dover affrontare da parroco i problemi esistenziali che si accompagnano in modo drammatico alla vita di tante famiglie. Le difficoltà maggiori sono legate alla malattia, che per il dramma che comporta oggi si chiama tumore nelle sue variegate espressioni e tipologie. Però la parola stessa, quando comincia ad abitare la vita delle persone, la trasforma in modo viscerale, non è necessario che ci siano forme gravi ed invasive, basta anche un coinvolgimento marginale, ma tutti sappiamo che questa tipologia è pervasiva ed è difficile da estirpare per cui ci si prepara sempre a una fase successiva. Insomma, in queste situazioni, non è facile gioire e guardare al futuro con fiducia. La casistica diventa più complessa se coinvolge, per come purtroppo accade spesso, i ragazzi e i giovani. In realtà non è così, rimane un dramma che coinvolge tutta la famiglia ad ogni età, si deve solo sperare di non doverne subire la presenza.

    L'altro problema grave che coinvolge i nostri giovani ma si protrae nel tempo anche per gli adulti è la droga nelle sue varie tipologie.  Generalmente si resta coinvolti in età scolare, è un fenomeno legato sostanzialmente agli amici. La droga è molto diffusa in ogni ambienti, ma dove più immediatamente diventa ordinaria è l'ambiente scolastico, da questo si dirama un po' dappertutto. Ho motivo di pensare che non ci sia alcuna remora di farlo in ogni ambiente, ad ogni ora. Spesso gli ambienti nei quali si comincia sono le tante feste che costellano la crescita dei nostri figli, nelle discoteche  m anche negli ambienti di vita ordinaria. Generalmente si ha bisogno di stordirsi, molti lo fanno con l'alcool, altri con il fumo. Nella gran parte dei casi dall'alcool si viene fuori con la crescita, non sempre e non tutti ci riescono. Per quanto concerne il fumo inizia una dipendenza che non è facile interrompere, anche perché si entra a far parte del giro, si è cercati, insomma la persona diventa motivo di guadagno e c'è chi ha grande interesse che uno non smetta mai.

     Tutta la famiglia resta drammaticamente coinvolta anche perché il rischio è l'annullamento delle speranze riposte sul futuro dei propri figli, oltre il grave dispendio di denaro che comunque questo fenomeno comporta. Però per i genitori, diventa una tragedia semplicemente perché non sanno in che modo intervenire e purtroppo non sempre si socialmente si hanno a disposizione strumenti adeguati di interdizione. E' un fenomeno molto diffuso anche nella nostra realtà,  i fatti di cronaca di questi giorni, ci fanno comprendere che il rispetto per la vita dell'altro si abbassa sempre di più ed è fenomeno generalizzato quello di prevalere ad ogni costo sull'altro anche se in modo violento. In un contesto di violenza diffusa le vittime privilegiate sono sempre gli indifesi, cioè i nostri figli. Ad una certa età è difficile trovare dei colpevoli, purtroppo sono quasi tutte vittime bisognose di essere aiutate.

    In molte case tanti fratelli e sorelle piangono questi drammi, è bene ripeterselo spesso, per evitare di lamentarsi troppo invece di ringraziare per tutto ciò che si accompagna alla nostra vita in ordine alla pace e alla serenità familiare. Proviamo a stare loro vicini, come? Attraverso la preghiera ama anche mediante atteggiamenti di amicizia sincera e di disponibilità al dialogo, ritengo che di più si faccia fatica a fare. Non è facile entrare nella vita dei nostri giovani anche per questo è bene seguirli con attenzione e farli maturare con autonomia nella crescita. Devono imparare a vivere la responsabilità delle proprie azioni e anche la comprensione dei drammi che derivano nelle scelte sbagliate che possono compiere.  In molti casi non basta una famiglia sana, occorre anche una famiglia attenta alla crescita dei propri figli, perché altrimenti altri si inseriscono e non sempre per aiutarli a crescere, ma semplicemente per usarli. Non è facile sostenere chi vive questi drammi, ma appartiene a quanto il Signore ci chiede di testimoniare e per quanto ci è possibile è importante farlo con generosità in un sincero spirito di solidarietà.

22 ottobre - Prove di accelerazione per i lavori, qualcosa si muove, ma nulla di particolarmente straordinario, se non altro abbiamo quasi liberato il salone. Insomma gli spazi pastorali diventano più vivibili. La nota saliente di questa giornata è certamente la ricorrenza di Papa Giovanni Paolo II che oggi la Chiesa celebra come Santo del nostro tempo e che noi abbiamo avuto modo di godere nel suo entusiasmo da vivo. Di certo ha dato una sterzata alla pastorale della Chiesa, che all'improvviso si è trovata nella esigenza di comprendersi nel mondo uscendo in modo definitivo dagli spazi protetti, che precedentemente erano quelli propri della vita ecclesiale. Lo si è visto dal giorno del suo insediamento in Vaticano, quando alla fine della celebrazione si è sganciato dal corteo liturgico ed è andato verso la folla, inseguito dalla gendarmeria vaticana che non era preparata a questo fuori programma. Io allora ero uno studente di teologia, la figura di questo Papa si accompagnerà  tanta parte della mia vita sacerdotale. Lo contraddistingue l'empatia che lo relazionava in modo connaturale alle comunità verso le quali viveva gli incontri, ma soprattutto verso i giovani riusciva a creare una dinamica di relazione connaturale, insomma messaggio diretto, trasparente e immediato.

    Lui da il via alle giornate mondiali della gioventù, ma soprattutto rimuove quella patina di già visto, di antico che si accompagnava nonostante il Concilio alla vita della comunità ecclesiale. Un errore storico si è accompagnato al suo ministero petrino, probabilmente legato alla sua vita di cristiano polacco che ha vissuto la grande guerra e immediatamente dopo la dominazione comunista, questo ha determinato in lui la difficoltà a sostenere le comunità latino americane, e il suo schieramento a favore degli Stati Uniti di Regan contro ogni forma di comunismo. Ne pagarono gravemente le conseguenze i paesi latino americani dove era fortemente presente la chiesa impostata sulla teologia della liberazione. Come dire, la perfezione è solo in Dio, ma anche le imperfezioni non sono di ostacolo sulla via della santità. Ma oggi ne celebriamo la disponibilità di affidamento totale a Dio per il bene delle anime e la sua totale dedizione alla Chiesa che i Cardinali gli avevano affidata, ha vissuto anni di intensa dedizione pastorale, poi il lento declino delle energie e con queste anche una gestione parallela delle responsabilità petrine che non sempre ha fatto bene alla vita della Chiesa.

   Per il resto è stata una giornata contrassegnata da molte preoccupazioni, per le persone che chiedono di pregare per i loro problemi, per quanto mi  è possibile cerco di farlo anche se ritengo di essere indegno di chiedere qualcosa al Signore, la speranza è sempre riposta nella misericordia di Dio, che sempre perdona e che ci accoglie nonostante i tanti errori che commettiamo. Quando il cuore dell'uomo vive con sufficienza la relazione con Dio viene meno quell'anelito instancabile del cuore che permette di invocare aiuto con fiducia, insomma si ingenera una dedizione istituzionale che non è alimentata da una comprensione piena dell'aiuto dell'altro. Poi a seguire tante attività lavorative che non mi hanno lasciato libertà neanche nel respirare. Per come si dice generalmente. Ritengo che a seguire sarà sempre così, già precedentemente tutto era molto intenso, ma con l'apertura della Mensa Caritas San Giuseppe ritengo che le cose possono perfino stabilizzarsi in un servizio permanente verso i più bisognosi. Forse è proprio quello che ritengo necessario per qualificare deistituzionalizzando la mia vita.

21 ottobre - Riproviamo a scrivere ma il programma ha già rifiutato di caricare una volta. Stavo narrando di questo autunno estremamente primaverile, che fa desiderare l'acqua alla campagna e che genera disorientamento nel mondo rurale. Non è facile da accettare una stagione totalmente anomale rispetto alle sue caratteristiche salutari per tutto ciò che caratterizza le colture di questi mesi. Prima o poi ci restituirà il vero autunno, è quello che speriamo da più parti. Nel frattempo la comunità cerca di vivere con impegno il mese missionario, e devo affermare che nessuno si tira indietro, per cui non posso che ringraziare il Signore per lo zelo nell'impegno con il quale i battezzati corrispondono alla loro missione evangelizzatrice. Battezzati e Inviati, è questo lo slogan che caratterizza l'impegno di quest'anno, sarebbe a dire avere coscienza del dono ricevuto dal Signore per corrispondervi con estrema dedizione. Qualcuno giustamente avrà modo di riflettere sul disimpegno con il quale molti battezzati corrispondono alla loro responsabilità in ordine alla evangelizzazione, è vero non sempre e tutti, ma probabilmente è stato sempre così nella storia della Chiesa.

     Proprio adesso che tutto sembra filare liscio, mi va assalendo una forma di torpore che incoraggia la ricerca di un letto capace di darmi del riposo. In questa fase vivo da solo in canonica, per cui sono circondato dal silenzio, almeno di notte, durante il giorno è tutta un'altra musica, ma come sempre è opportuno settorializzare le emozioni, per cui in questa fase non è male godersi l'esercizio del'ascolto che per m diventa un esercizio interiore poiché non colgo voci esteriori, anche se probabilmente questo è legato agli impegni serali che non sempre danno spazio al silenzio, alla preghiera, alla ricerca interiore. E' importante cercare dentro di se tutto quanto il Signore ci chiede di trasmettere altrimenti corriamo il rischio di comunicare la fede come dei libri stampati e questo certamente non viene dagli insegnamenti del Signore. Quindi la fede diventa un esercizio di testimonianza che abbiamo appreso con naturalezza dai nostri genitori, ma che oggi stenta non poco ad essere amalgamato in una società agnostica.

     Anche il dono della presenza di Don Sandro e di Don Francesco da parte del Vescovo concorrono alla mia serenità e alla gioia sempre rinnovata di servire la Chiesa in modo nuovo. Come ho avuto modo di dire rappresentano per me la chiesa che si rinnova in ogni tempo, per cui il mio compito rimane quello di permettere loro di leggersi nel protagonismo che il Signore ha loro affidato. Nel frattempo non mi stanco di cogliere la bellezza delle opere di Dio nella bellezza del creato che lascia sempre spazio allo stupore delle cose sempre nuove che il Signore incoraggia a guardare e a contemplare. Come dicevo inizialmente tutto prosegue con grande dedizione. Il silenzio notturno lascia spazio alla riflessione, alcune volte sembra prevalere un senso di paura, sono momenti ma non per questo devono essere trascurati o banalizzati. D'altra parte, ogni emozione merita di essere memorizzata anche perché è parte integrante del mosaico che il Signore tesse grazie alla nostra presenza nel suo piano di salvezza.

    Ho resistito abbastanza, in realtà è presto, ma evidentemente la giornata è stata particolarmente stancante e il sonno insiste nel voler prevalere sulla voglia di continuare a lavorare. Come è andata? Semplice e lineare. Sveglia alle cinque, poi lavoro al computer, quindi aperture delle porte ai cantieri che si accompagnano alla vita della comunità, la mensa Caritas, la riqualificazione del salone, gli acquisti delle suppellettili per il funzionamento della struttura, poi la preghiera, la Santa Messa, dimenticavo la sistemazione del verde attorno alla Chiesa. Da non trascurare le persone e i responsabili delle varie attività che chiedono di essere ascoltate e accolte per le varie necessità che si accompagnano alla loro vita. Quindi aggiornamento straordinario del computer e degli spazi possibili per i campi estivi con i ragazzi. Pranzo straordinariamente leggero, insomma giusto, poi si riprende con l'arrivo dei ragazzi, poi dei giovani al campetto, quindi le pulizie nel salone per preparare la sistemazione degli ambienti per domani. Poi ci sono gli impegni celebrativi della sera, gli incontri con i laici, cena frugale e aggiornamento del sito. Quindi buona notte.

18 ottobre - Nel frattempo è passata una settimana, voi direte quanta pigrizia nello scrivere, in realtà è il computer che rifiuta di caricare quanto esprime, evidentemente non è d'accordo sui contenuti, magari più semplicemente il link deve essere alleggerito, domani faccio una verifica. E' stata una settimana molto intensa e forse con questo non dico una grande novità, la vera novità è che non riesco a rallentare i ritmi operativi della parrocchia, per cui ogni giorno diventa più variegata, oggi i giovani hanno dato dimostrazione di affezione ai loro colori sociali, sta per i loro interessi preferiti, insomma per fare spazio alla palestra hanno smantellato la cucina. Era tutto concordato, ma lasciatemi stupire per l'impegno non indifferente che hanno inteso esprimere. Le attività di iniziazione proseguono con ritmo crescente, con oggi abbiamo dato il via all'esperienza dell'ANSPI, per capirci diciamo un respiro più ampio alla vita della comunità oratoriale, usciamo così dall'ambito territoriale ed entriamo in quello nazionale. La nota positiva è che va stabilizzandosi la presenza degli adolescenti e dei giovani attorno alla parrocchia, è importante questo attorno, non dentro.

     Ma poiché io sto quasi sempre fuori non debbo lamentarmi perché mi permette di incontrarli  e di gustare la loro gioia, il loro innamorarsi, la loro voglia di correre e di sorridere. Ma i giovani veramente sono tutti così? Può darsi anche di no, io li vedo così, magari vogliono farsi vedere così da me, per farmi contento e io lo sono. C'è tanto bisogno di affetto, di sicurezza, di stabilità per il futuro, nei loro cuori  c'è tanta voglia di speranza. Il nostro compito rimane sempre quello di non deluderli, di condividere la loro storia, di accompagnare i loro passi, di cercarci in loro cogliendo nella loro presenza quello che alcune volte manca alla nostra vita. Altre volte ho detto che loro sono il futuro della storia, non dobbiamo fare altro che renderglielo vivibile, possibilmente anche bello. Dobbiamo imparare quasi tutto dai nostri genitori che si sono sacrificati in tutto per fare spazio a noi, non sempre ci riusciamo anche perché ci stiamo abituando a fare i giovani del villaggio, spendiamo quasi tutte le risorse disponibili, per cui per i giovani veri rimane veramente poco. Dovremmo cambiare il nostro modo di vivere, eliminare qualche comodità, forse staremmo anche meglio.

    Intanto si continua a combattere in Siria, si avvallano le pretese di annientamento di un popolo, quello Curdo, per assecondare le mire di possesso dei popoli entro i quali confini da noi europei, dalla fine della prima guerra mondiale, è stato costretto a coabitare: Turchia, Siria, Iraq, Iran. Come sempre a pagarne maggiormente le conseguenze sono gli indifesi, i bambini, i civili, anche perché i militari sonno come relazionarsi tra loro, come combattere e difendersi. Il Santo Padre incoraggia alla preghiera, ed è bene perché questo si può fare, ma dovrebbero essere i potenti della terra, anche essi credenti in varie religioni, a vivere una maggiore disponibilità alla conversione del cuore. Diciamolo pure, anche nelle nostre famiglie non sempre si riesce a vivere la disponibilità alla pace, per come il Signore ci chiede. Alcune volte vorremo che altri facessero quello che noi rigettiamo come pratica. Finché possiamo dobbiamo impegnarci a vivere la disponibilità alla fraternità, alla gioia delle relazioni di comunione, per quanto dipende da noi, verso tutti e quando questo non lo viviamo non dobbiamo stupirci se altri, per interessi certamente più rilevanti, vivono in conflitto.

    Insomma dobbiamo capire, ma ritengo che lo si comprenda con facilità che la pace è legata alle scelte che compiamo ogni giorno in ordine alla fraternità e alla gioia di costruire la vita comune con tutti. Non sempre riusciamo a cogliere la preziosità di questo impegno, forse per questo ci stupiamo di quanto ci accade interno che altro non è se non l'ampliamento di quanto ciascuno vive nel proprio cuore. Insomma per quanto questo ci appartiene ciascuno deve imparare ad amare e a trasmettere amore. Non posso che ringraziare quanti condividono con me la gioia di servire il Signore nella vita di comunità, e invocare dal Signore la pace di cui ciascuno ha necessariamente bisogno. Non posso chiudere senza dare un saluto particolare a quanti oggi, ella ricorrenza di San Luca celebrano la festa, le ricorrenze e tutto ciò che trasmette loro gioia e voglia di sperare in tempi migliori. Auguri comunque a tutti e che il Signore vi conceda, insieme alle vostre famiglie,  la pace del cuore.

12 ottobre - Oggi giornata di serenità e di pace nell'impegno pastorale al servizio della comunità, come sempre cerco di seguire il tutto con dedizione, così generalmente arrivo leggermente stanco alla chiusura della giornata. Già ne primo pomeriggio avverto i sintomi di stanchezza fisica, poi tutto in discesa e devo ancora celebrare con il Cammino Neo Catecumenale. La giornata è stata caratterizzata dai lavori per la Mensa Caritas San Giuseppe, insomma è stata una esperienza positiva che mi ha aiutato a comprendere come i ritmi di lavoro possono essere molto diversificati a secondo dei traguardi da conseguire. Diciamo così, fino ad oggi non avevano mai espresso un impegno così intenso nel portare avanti il lavoro quotidiano. Da una parte sono soddisfatto per come vanno le cose, la speranza è che non rallentino il ritmo, tanto per tornare ai ritmi ordinari. Insomma è stata impostato l'ambiente cucina, fatto il deposito, lo spogliatoio, da completare gli spazi della mensa. Insomma chi entra negli ambienti pastorali stenta a riconoscerli come quelli familiari, nei quali era abituato a vivere le attività formative.

     Dimenticavo è stato ultimato anche l'ingresso con la rampa per l'eliminazione delle barriere architettoniche, inoltre è stata reimposta la recinzione e il cancello esterno. Fermo invece a motivo dei tempi tecnici l'uscita di emergenza dalla Chiesa, posizionata la porta, manca l'antiporta, resta da perfezionare il piano di calpestio e la scale di congiungimento. Nulla è perfettamente ultimato, ma tutto è a buon punto di esecuzione. Insomma, ritengo che i tempi di consegna dei lavori e di apertura della mensa saranno rispettati. Anche la vita pastorale ha assunto i ritmi ordinari il che significa che la parrocchia cammina a pieno ritmo con un potenziale di miglioramento ancora buono, insomma continuano ad emergere energie inespresse il che non può che darmi gioia, e anche preoccupazione perché aumentano i ritmi di impegno. In realtà il mio ritmo rimane sempre più quello di valutare la bontà dell'azione di coloro che si dedicano con tanto amore e gioia alla vitalità cristiana della comunità.

    Sono troppo bravi coloro che il Signore mi pone accanto, sollecitano nuove attività ad ogni ora, sempre in modo nuovo, sempre con persone nuove. Io li ascolto, delego a loro il discernimento dell'impegno e cerco di capire come valorizzare questi nuovi spazi di apostolato. Ormai il ministero pastorale è molto diversificato anche perché cambiano i modi mediante i quali vivere l'approccio soprattutto con i giovani. Tutto è molto legato alla loro gioia di stare insieme, questo non sempre esige momenti comunitari, occorre sempre inserirli di traverso nelle loro attività, ma è importante non perdere il contatto con il loro sorriso e l capacità ritrovata di salutare il parroco. Gesù a che punto è nella loro vita? Domanda difficile, certo rimangono i ricordi della vita sacramentale, scarsa o nulla la conoscenza della Bibbia, non molto intensa la vita di preghiera personale, molto occasionale la partecipazione alla liturgia festiva e potrei continuare, ma ritengo possa bastare per dare un quadro della situazione complessiva.

    Tutto questo no deve spaventare anche perché rimangono sostanzialmente buoni nella loro indole, disponibili alla spontaneità dei rapporti di amicizia, molto innamorati quando scoppia la scintilla, sembrerebbe che il mondo è totalmente per loro. Dico meglio il mondo non esiste, ci sono solo loro. Finché dura, è vero ma finché dura è bello guardarli e gioire della loro gioia di stare insieme. Ma non sono sposati, in realtà ho visto delle coppie molto innamorate anche se sposate, tanto per smentire le malelingue, è ho trovato tanta emozione in coloro che celebrano i 25 anni o i 50 anni di matrimonio. Insomma al di là della pubblicità negativa dei nostri mass media la vita matrimoniale è bella ed è anche bello coglierne i frutti, prima di tutto la gioia dei figli che meritano sempre di essere amati e valorizzati, poi ci sono anche i cani che meritano rivendicano il loro spazio affettivo. Insomma il mondo è bello perché è vario.

9 ottobre - Ma cosa c'è nel cuore delle persone? Nella gran parte degli abitanti certamente c'è la preoccupazione per la propria famiglia, l'impegno del lavoro quotidiano, o più semplicemente gli affetti, sia dal punto di vista religioso che dal punto di vista sociale, sono altrove per cui evitano ad uscire dalla propria vita privata se non ne sono immediatamente  coinvolti. Poi abbiamo le  persone che muovendosi fanno massa, riescono a fare opinione, insomma riescono a impressionare la piazza. Guardando gli ultimi avvenimenti che hanno caratterizzato la nostra Città possiamo affermare senza alcun timore, anche se dispiace doverlo fare, che nel cuore di questa categoria di persone non ci sono le istituzioni, verso le quali viene mantenuto un atteggiamento di distacco, alcune volte si rasenta l'ostilità. Non so' se è una mia impressione, ma ciò che riesce a scuotere il territorio in un movimento di massa, rimane questa sottesa presenza di sottobosco sociale che garantisce una forma di manovalanza oscura, mai visibile eppure tanto presente nel nostro territorio.

    Potrei affermare questo, è l'unica forma di manovalanza che riesce a gestire gli spazi operativi del territorio. In poche parole,il Palazzo di Città stenta a cucire relazioni attive e operative con gli abitanti, per cui viene guardato con sospetto e ancora più spesso come la struttura che esige ma non dona o sostiene nelle necessità, insomma non viene compreso come una presenza amica verso la quale guardar con fiducia per affrontare anche i problemi lavorativi. Le parrocchie per come possono e sostenuti dalla Diocesi cercano di mediare le povertà più gravi e stabilizzate, per cui per le tante famiglie che stentano a gestire i bisogni economici ordinari rimane il vuoto istituzionale. Come mai questa riflessione? E' semplice per trasmettere la speranza alle persone occorre relazionarsi con loro con più stabilità, altrimenti si farà sempre fatica a generare fiducia vicendevole, restano i rapporti istituzionali ma il cuore rimane lontano, ci si affeziona di altro.

8 ottobre - Sono sette anni che Don Michele è tornato alla Casa del Padre, rimane di lui un ricordo vivo di formatore instancabile e di una dedizione affettuosa alla parrocchia. Non possiamo che pregare e ringraziare il Signore per il bene prezioso della sua presenza nella vita di comunità e di quanto il Signore gli ha donato di vivere per il bene dei battezzati. Non  è facile continuare il lavoro che ha iniziato e portato avanti, ma ci provo con tutte le energie, anche se in modo diverso, sostenuto da quanti collaborano con gioia per il bene della comunità. Capita che non sempre e tutti comprendano l'opera che il sacerdote è chiamato a portare avanti nella parrocchia, d'altra parte non è importante, quello che conta è che si operi per il bene delle anime, per come ciascuno riesce a fare nella sincerità del cuore. D'altra parte capita che il proprio pensiero possa essere inficiato da interessi personali per cui ciascuno ha diritto ad essere accolto ed ascoltato, ma ogni cosa deve essere analizzata e valutata con calma alla luce della volontà del Signore per il bene degli altri. é sempre opportuno non operare per il bene delle persone interessata, si corre sempre il rischio del coltivare un proprio tornaconto.

     Molti fingono di accontentare sempre e comunque, anche se sanno che è sbagliato o sanno di non poter fare ciò che viene promesso, Anche se è impopolare andare via senza la sensazione di essere accolti nelle proprie istanze, ma io preferisco essere sincero per come mi è possibile realizzare o per come ritengo sia giusto procedere. E' vero non è un atteggiamento politico, ma almeno comunico con trasparenza. Non sempre piace, ma ritengo importante creare rapporti di autenticità e non di parvenza.  Nei giorni scorsi tutto è stato caratterizzato da una pioggerellina serena che ha fatto tanto bene alla campagna. Oggi splende il sole, la notte è stata caratterizzata da un vento impetuoso, non sempre si riesce a comprendere cosa possa determinare, insomma si aspetta che finisca, nella speranza che non faccia eccessivi danni, sono un pastore caduto e uno dei magi nel presepe all'aperto, insomma non è andata proprio male.  Oggi tutto è più luminoso e sereno, insomma per come piace a tutti. 

7 ottobre - Poiché è la terza volta che provo a trasmettere qualcosa, ed è già due volte che mi cancella i pensieri non posso che arrendermi e salutarvi. Nella speranza di trovare momenti più propizi. Insomma quando il computer me lo consentirà. Intanto buona notte a tutti.

2 ottobre - In parrocchia, continuano i lavori per la Mensa Caritas San Giuseppe, in questa fase viene realizzata la rampa per rimuovere le barriere architettoniche. Quest'opera nasce dalla volontà del Vescovo di sostenere le marginalità sociali della nostra città e si aggiunge all'opera che la nostra Diocesi porta avanti, già da alcuni anni, con il Centro di Ascolto Caritas che quest'anno ha la sua sede presso la SS. Trinità. Per quanto concerne la Mensa Caritas San Giuseppe speriamo di procedere in tempi brevi per fare in modo che possa essere avviato un servizio ordinario dalla metà di novembre, si spera in occasione della Giornata Mondiale delle Povertà.  Tutto è nato in occasione della Visita Pastorale, il Vescovo ha scelto la nostra parrocchia per attivare la Mensa della Caritas nel territorio di Scalea. Da pochi giorni sono iniziati i lavori per la sua realizzazione negli ambienti pastorali. Speriamo, attraverso il coinvolgimento di volontari, in questa dedizione Scalea non ha mai deluso le aspettative, di concorrere a risollevare e dare speranza, a tutti coloro che possono avere bisogno anche di un pasto caldo, ma soprattutto sono bisognosi di accoglienza e di affetto. La Mensa San Giuseppe rappresenterà un’ulteriore attenzione della comunità cristiana, verso le fasce più deboli e spesso ignorate della città, alcune volte sono persone sole, altre volte situazioni di disorientamento sociale e familiare che hanno bisogno di un punto di riferimento.  La Mensa San Giuseppe opererà dal lunedì al venerdì preparando e offrendo pasti per circa venti persone. Cercheremo di operare con servizio a domicilio per coloro che potrebbero avere difficoltà a venire in parrocchia. Contemporaneamente sono stati avviati i lavori per una uscita di sicurezza della Chiesa, tutto procede secondo i piani presiti per una maggiore funzionalità di dell'edificio di culto.

  

    Ma oggi certamente merita di essere ricordato come il giorno della memoria dei nostri tanti angeli custodi. Io faccio veramente fatica a collegare questa festa ai nonni, mi è connaturale comprenderne la preziosità percorrendo quotidianamente il nostro Parco degli Angeli con le tante memorie che conserva. Sono gli angeli che il Signore ci ha donato come protezione, ma sono anche i testimoni della fede che ci hanno insegnato veramente tanto durante la loro breve vita, sono anche i tanti volti legati al dolore delle famiglie che in queste situazioni hanno vissuto momenti di smarrimento spirituale e di dolore. Ma per la nostra comunità sono il luogo della festa e della gioia di tanti bambini che ancora oggi vogliono giocare con loro, cogliendo in questa vicinanza quello che alcune volte manca alla loro felicità negli ambienti di vita ordinaria. Per me sono una occasione di crescita spirituale e di benessere interiore, nel semplice esercizio di condividere le loro storie e di dare dignità l luogo nel quale abbiamo scelto di conservarne il ricordo visto che non tutti riescono a rispettarlo per come sarebbe necessario. Si prega, si coglie la bellezza di sentirli vivi, ma soprattutto di vederli sorridere ai loro coetanei, che hanno un unico desiderio quello di giocare sentendone la presenza accanto.

28 settembre - Come vivere l'impegno dell'evangelizzazione ai giorni nostri? Non è una domanda facile, ma ritengo che Gesù non se la sarebbe posta o, più semplicemente avrebbe risposto con la testimonianza della vita. Lui ci insegna a stare in mezzo agli altri, a vivere il bene verso tutti, condividendo la propria giornata con tutti coloro che lo cercano. Insomma non è un problema di prediche più o meno elaborate e/o qualificate, ma semplicemente si vive condividendo la propria storia in modo ordinario con tutti coloro che incontriamo e che cercano l'incontro con Gesù. Certo questo significa anche rimuovere tanti impegni della propria giornata che ci potano lontani dalla comunità, l'affermazione appartiene al repertorio classico ed è poco di moda ai nostri giorni: il Parroco deve stare in parrocchia. Se vogliamo vivere la nuova evangelizzazione dobbiamo semplicemente condividere la vita delle nostre comunità, il Santo Padre direbbe con una delle sue affermazioni colorite: il pastore deve puzzare delle pecore. Nella vita di una comunità necessariamente ci sono molte fasi, alcune più esaltanti, altre più deboli; se vogliamo questo accade anche nella vita delle singole persone.

     Sono i vari momenti della vita che necessariamente caratterizzano la vita di ciascuno di noi. Però anche in queste situazioni è importante la nota della stabilità, che generalmente è determinata dall'equilibrio di uno dei componenti della comunità, necessariamente il Pastore dovrebbe rappresentare questo riferimento di stabilità. Ho usato il condizionale anche perché può accadere sia difficile trovare il Pastore dove lo si cerca, è la allora tutto diventa più difficile, più problematico. E' come quando nelle casa si stenta a trovare il papà o la mamma, sempre alle prese con altri impegni al di fuori del nucleo familiare. Come mai queste argomentazioni, semplicemente perché la caratterizzazione della vita pastorale di tante comunità è caratterizzata dalla vita liturgica, mentre per la vita pastorale si deve attendere il bel tempo, la bella stagione che è di la da venire. E' un grosso problema? Alcune volte si, dipende dalla salute del gregge, che generalmente ai nostri giorni è febbricitante.  Non è facile praticare questa terapia, ma probabilmente è l'unica capace di porre argine al degrado spirituale del nostro tempo.

     Stare in mezzo, cercare sempre l'incontro, aiutare l'altro a comprendere la via del bene. Vivere l'accompagnamento con la propria vita, è l'esempio che ci dona il Signore che ha preferito donare totalmente se stesso, avendo la comprensione che i miracoli, le parabole per quanto belle e significative non avrebbero sortito il risultato di operare la salvezza del genere umano. Capita alcune volte o magari anche spesso, che perché l'altro possa godere il bene sia necessario morire a se stessi e diventare dono gratuito per chi può averne bisogno, magari è semplicemente, personalmente uno sconosciuto, ma il Signore lo ha posto accanto ed è allora importante non deluderlo, non trascurarlo, sostenerlo. Certamente ciascuno potrebbe accampare mille scuse per non farlo, partendo dalla più reale e immediata, a me nessuno lo ha fatto mai. Certo chi dice così dimentica volutamente o passivamente l'opera del Signore, però in questo modo si sente di poter agire per come ritiene, tanto lui non deve dar conto a nessuno.

    Per come dicevo all'inizio, comunque tutto è legato alle scelte di vita che guidano il cammino di una persona. Non sempre è facile scegliere in libertà, però è bello provare a farlo, non perché si realizzino soddisfazioni personali, ma solo perché è bello sentirsi vivi, non per come vogliono che tu viva ma come ha  deciso di farlo. Questo ti permette di essere soddisfatto per le scelte che compi, e non ti autorizza a lamentarti per come vivono gli altri. Accanto a Gesù anche nei momenti di maggiore esaltazione per le opere che compiva erano in pochi a condividerne totalmente le scelte di vita, ma Lui non si tirava indietro, anche quando gli stessi discepoli erano indecisi avverti l'esigenza di liberarli da qualunque obbligo relazionale: disse loro, volete anche via anche voi? La vita cristiana è così, una scelta di fondo orientata al bene, un riferimento sicuro che è Gesù, una forza insostituibile che non delude mai ed è la preghiera, e quindi in cammino, sostanzialmente sempre da soli, semplicemente perché anche chi ti è accanto,gli stessi amici di cordata, sono guidati da altri obbiettivi da perseguire percorrendo altre vie.

23 settembre - Sono iniziate le lunghe serate autunnali, il che non è male anche perché libera i cortili dalla presenza impetuosa dei ragazzi e dona più tempo per la vita e la riflessione personale. Intanto la giornata di ieri, come sempre la Domenica dà il La alla vita di comunità, e questa volta voglio intendere la comunità reale della parrocchia non quella turistica, non meno vera di quella reale ma certamente molto diversificata in relazione alla realtà ordinaria  della parrocchia. Questa è una fase intermedia, che vede la stabile presenza degli ultras ma ancora non accennano a rientrare i fedeli ordinarii, ancora alle prese soprattutto per quanto concerne l'aspetto mentale, con lo smontare le attività estive. Dei ragazzi e dei giovani si cominciano a intravvedere le ombre e le intenzioni, ma a pretendere di più sarebbe follia, ne frattempo sono partiti in modo definitivo i turisti, sia quelli stagionali che quelli stabilizzati. Insomma torniamo alle assemblee domestiche della comunità nella quale il Signore mi ha posto come pastore e che mi è stata affidata con l'impegno di evangelizzazione. Straordinaria la presenza di Gioele e di Valentino da battezzare, una liturgia gioiosa iniziata in sordina , ma grazie alle estemporanee dei partecipanti è andata vivificandosi fino a diventare particolarmente gioiosa. D'altra parte con il Signore è così, Lui anima l'assemblea, per cui necessariamente tutto diventa molto bello, quello che conta è il non opporre resistenza.

    Nel pomeriggio ho partecipato per come mi è stato possibile ad alcuni momenti del Convegno della Diocesi, ritengo che il programma proposto sia ampiamente vissuto nella nostra parrocchia: la missione dei laici, la vita di carità, l'impegno sociale e politico. Non mi è sembrato di cogliere tematiche sulle quali operiamo in modo distratto, per cui come sempre si tratta di avere una migliore comprensione del bene che il Signore compie attraverso di noi. Forse è proprio questo l'aspetto più delicato e non sempre compreso nella sua preziosità, eppure non è difficile da intendere, è il Signore che opera e noi cooperiamo alla Sua azione. Per molti operatori ciò che viene vissuto sembra appartenere ai propri gusti e alla propria passione, questo certamente apre ai fallimenti personali e, alcune volte, anche al disfacimento delle relazioni educative che nel frattempo si erano costruite. Nulla di particolarmente apocalittico, se l'azione non la si vive cercando di realizzare il progetto di Dio, forse è meglio interrompere e procedere più lentamente invece di vivere l'illusione di camminare restando fermi. E' inutile dire che anche in questi casi l'azione di discernimento non è mai indolore semplicemente perché operiamo con le persone, per cui non sempre si riesce a interagire consensualmente.

    Vi propongo alcune Immagini tra le tante possibili, la prima un momento di relax dei nostri animatori che non ringrazierò mai abbastanza per il dono della loro presenza nella comunità e nella mia vita personale. L'atteggiamento molto compassato e staccato di Miriam, il maneggio ordinario di Chiara sulla tastiera del cellulare, quello che appare come atteggiamento anomalo è lo sguardo ispettivo di Antonio. Farei fatica ad entrare nella sua mente, per cui lascio a ciascuno di voi, la libera interpretazione. Ho inserito alcune immagini di cinque anni fa, gli anni passano e si vede bene. Poi, in serata,  abbiamo vissuto l'incontro pastorale per la presentazione del progetto pastorale, insomma i partecipanti hanno sopportato la mia lettura della vita di comunità. Poi abbiamo la foto di Simone, il primo bambino delle Piccole Orme che ha varcato le soglie dell'Oratorio per la ripresa delle attività catechistiche. Quali pensieri accompagnano i ragazzi in questi primi passi del loro cammino di fede, sarebbe bello poterlo sapere, ma ritengo non facile da elaborare. Intanto ne godiamo la presenza e la gioia che trasmettono. Non meno importante ritengo sia la loro preghiera, elevate da cuori semplici che avvertono la gioia dello stare alla presenza del Signore. Sappiamo bene che il Signore accoglie volentieri le loro invocazioni, per cui dobbiamo incoraggiarli a chiedere con insistenza nella certezza che le loro invocazioni sono ascoltate prima e più di tutte le altre.

21 settembre - Nella vita di un sacerdote, il Signore dona di vivere tantissimi incontri, alcune volte sono momenti sporadici con grandi assemblee, altre volte occasioni prolungate di impegno educativo, che confluiscono in momenti di gioia attorno all'Altare del Signore o anche attorno alla Mensa con i poveri. Sono tutti momenti belli e irripetibili, per cui meritano di essere vissuti con intensità ed entusiasmo, anche perché più semplicemente sono un dono del Signore, è i doni devono essere apprezzati sempre. Diciamolo pure, magari non sempre ci si riesce, ma quando lo facciamo ne ricaviamo una gioia insuperabile. Certo, ogni età ha un suo modo di vivere l'incontro, come anche il proprio protagonismo nell'incontro. Le immagini che vi propongo vogliono ripercorrere momenti di vita attiva particolarmente significativa. La prima mi è stata inviato da Cetraro nei giorni scorsi, siamo a Taizé per vivere una esperienza di ecumenismo, è un luogo dove tanti anni fa, forse ne sono passati quaranta, ho sperimentato che anche i giovani pregano e lo fanno a lungo. Anche per questo sono tornato lì più volte con diversi gruppi.

 

     Nella foto ci sono molti giovani è un gruppo proveniente da tante comunità. Se mi chiedeste chi sono farei fatica a identificarli, alcuni è facile ma la gran parte non lo ritengo possibile. Al centro è tutto più immediato, siamo in Sila area del Villaggio Racise con il reparto ASCI Catanzaro IV tutti volti noti, tante esperienze di campismo condivise, ancora adesso con qualcuno ci si incontra. Come capita spesso altri percorrono altre strade anche molto diverse per interesse rispetto a quelle che ci hanno fatto incontrare. La vita è bella per la sua varietà.  La terza foto trasmette l'oggi della mia vita sacerdotale, nell'impegno che cerchiamo di vivere a Scalea con gli immigrati e le marginalità in genere. Non sempre ci si riesce anche perché non è sempre facile avvicinare questi fratelli, ma lo zelo di tanti operatori e la gioia degli animatori, rendono agevole quello che potrebbe essere immediatamente più difficile da vivere.

    Sembrerebbe che oggi abbia avuto inizio l'autunno, molto settembrino nel senso estivo del termine. Per il resto il clima è orientato bene in riferimento alla natura, è la stagione del raccolto dell'uva e dell'ulivo, per cui è importante non subire intemperanze climatiche eccessive. Possiamo dire che tutto procede nella ordinarietà della ripresa, le scuole che riaprono, gli insegnanti che cercano energie, la parrocchia che incoraggia la ripresa delle attività. le persone che concorrono a leggere in modo dinamico lo stare insieme. I giovani che instancabilmente si accompagnano al campetto per ore e ore. Contemporaneamente si cerca di riqualificare gli ambienti pastorali per renderli più conformi alle esigenze dell'oggi. Insomma come sempre non ci si annoia e si guarda avanti con entusiasmo.

     La novità in senso assoluto sarà l'apertura della Mensa Caritas San Giuseppe, vero dono del Signore, permetterà alla parrocchia di corrispondere più pienamente alla vocazione della Chiesa di essere luogo di accoglienza per i poveri. Detto così tutto sembrerebbe molto lineare e semplice, invece ci sarà bisogno di organizzare il servizio, quindi esigerà la presenza di volontari che stabilmente e con tanta passione prenderanno a cuore le situazioni di marginalità che si accompagnano, magari in modo velato, alla nostra vita quotidiana. Ma quello che più è importante è il valore che viene restituito alla parrocchia casa di accoglienza per i poveri, chi bussa deve essere accolto e per quanto ci è possibile deve poter essere nutrito. Ci riusciremo? io penso di si, fino ad oggi il Signore ha dato energie più che sufficienti per affrontare le emergenze che pone davanti ai nostri passi.

16 settembre - Tutto procede per riprendere in modo attivo con le energie che il Signore ci ha affidato, certo può accadere che ci sia stanchezza, il servizio vissuto in modo totalmente gratuito non sempre è appagante, anche perché coloro che ne dovrebbero riconoscere il valore non sempre sono attenti al dono ricevuto. Questo atteggiamento spesso distratto alcune volte genera scoraggiamento, delusione. Anche per questo è sempre importante non perdere di vista la preghiera come la vera energia capace di generare entusiasmo sempre nuovo nel donare se stessi per amore del Signore. E' importante vivere avendo sempre davanti a se l'esempio che Gesù ci ha donato, in questo modo non si aspetta nulla dagli altri, si dona totalmente agli altri, e si resta sufficientemente disponibili a continuare per come il Signore ci chiede percorrendo fino in fondo la via della Croce. Che tradotto significa la via dell'amore, è opportuno comprendere in questo modo la croce altrimenti, potrebbe abitare i nostri pensieri il desiderio maldestro del mettersi da parte, io ritengo che assolutamente questo desiderio non viene dal Signore, ma dalla concorrenza e cioè dal Maligno, al quale deve dare proprio fastidio vedere persone che gareggiano nel servire gratuitamente gli altri, invece di vivere nel proprio egoismo come lui incoraggia a fare.

     Il lavoro che il Signore ci affida è molto bello, trasmettere la speranza cristiana alle nuove generazioni. Generalmente tutto si volge con grande gioia, stare con i ragazzi e i giovani è il dono più grande che il Signore può fare a un educatore, però è importante mettersi sempre in discussione, sempre alla ricerca della novità che Dio ha affidato ai nostri figli e che noi dobbiamo imparare a cogliere stando con loro. Alcune volte ci si stanca, ma se si ha la costanza di resistere l'incontro non delude e dona gioia vera, il che vuol dire disinteressata e apre a un sorriso che aiuta a vivere meglio anche nelle difficoltà che comunque la vita chiede a tutti di affrontare ogni girono. In alcuni prevale la delusione, anche per motivi rigorosamente personale, la sofferenza le incomprensioni familiari, l'incapacità di affrontare i problemi con entusiasmo, allora possiamo solamente pregare e affidare al Signore ogni singola situazione. La cosa importante è non confondere il servire con il bisogno di essere serviti, altrimenti si resta profondamente delusi, se uno ha bisogno di essere aiutato non colma questo bisogno con il mettersi al servizio degli altri. Servire esige una mente libera e un entusiasmo del cuore, altrimenti diventa un aspettare ciò che non si può sperimentare.

11 settembre - E' un po' che non comunico, ma solo perché mi sto dedicando al nuovo progetto pastorale della parrocchia. Gli anni passano, tante cose sono cambiate ed è importante che l'impegno di coloro che si spendono al servizio della comunità abbia dei riferimenti legati all'oggi della vita di comunità. Poiché la stesura del progetto non è stato ancora completato, ma è in stato avanzato di elaborazione, vi invio la presentazione che fa da cappello al lavoro. Lo slogan che guiderà i nuovi anni del ministero è: Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù . Ritengo sia importante ringraziarvi per la dedizione che mostrate avere nella dedizione alla volontà del Signore, grazie al vostro entusiasmo la comunità cresce nella vita generosa di attenzione ai poveri e verso coloro che hanno bisogno di affetto, lo cercano  e lo trovano nella vita della comunità. Nella vita di alcuni generosi operatori pastorali, sono intervenute difficoltà, per cui vi chiedo di pregare perché il Signore doni loro pace e li restituisca alla gioia del servizio per il bene comune. Ancora grazie a tutti e buon impegno per la crescita del Regno di Dio a Scalea.

     Nel precedente Progetto Pastorale: (Una Chiesa in uscita, Dicembre 2014) cercavo di spiegare perché è importante avere e presentare un Progetto Pastorale alla comunità parrocchiale, tra le altre cose, mettevo in risalto che: la coscienza della missione da portare avanti, rende insostituibile la stesura di un progetto pastorale, che non è la semplice lettura di una realtà colta negli atteggiamenti salienti ed estemporanei del nostro tempo, ma una vera ricerca interiore, alimentata dalla preghiera personale e della comunità, orientata alla valorizzazione progettuale, lineare e sistematica di tutto quando il Signore pone nel cuore dell’uomo per il bene di tutti.

    Nel frattempo sono passati sei anni, durante i quali il Signore ha dato modo di conoscerci meglio, di operare insieme, abbiamo colto vicendevolmente i limiti e gli entusiasmi che il Signore dona di vivere. Abbiamo vissuto momenti anche molto difficili. Insomma abbiamo sperimentato relazioni che ci hanno permesso di vivere la vita di ogni giorno, affidandoci semplicemente al Signore, cogliendo nella sua presenza tutto quanto poteva mancare alle nostre energie materiali e spirituali.  Abbiamo colto anche una novità permanente della vita di comunità, ne faccio esperienza durante il tempo di Pasqua nella visita annuale, mi rendo conto di situazioni familiari e sociali sempre nuove, che chiedono a me e a tutta la comunità più amore verso la comunità, maggiore attenzione e disponibilità alla condivisione delle esperienze e alla vita di comunione.  Significa che la parrocchia, è dinamica, stenta ad assestarsi, e dal punto di vista degli insediamenti abitativi, continua ad essere una realtà in profondo cambiamento, continuano ad arrivare famiglie giovani, nuove che hanno bisogno di inserirsi e di essere accolte, anche di essere aiutate nelle loro povertà spirituali e materiali.   

     Ritengo che l’Inno ai Filippesi sia indicativo degli atteggiamenti che devono animare la nostra vita, negli anni che il Signore vorrà donarci di vivere ancora insieme.  Dobbiamo vivere la totale donazione di noi stessi, in questa disponibilità gratuita all’accoglienza, anche se sembra che non si consegua nessun risultato. Abbiamo imparato da tempo che è il Signore a leggere il valore della nostra azione, per cui non dobbiamo fare altro che: Avere in noi gli stessi sentimenti di Cristo Signore, per il resto dobbiamo operare totalmente affidati a Lui, seguire i suoi insegnamenti, in una disponibilità umile all’ascolto del Magistero della Chiesa che chiede e incoraggia a percorrere con entusiasmo la via della missione. Sappiamo bene che non sempre e tutti, per i motivi più svariati, spesso per i tanti problemi da affrontare ogni giorno, si coinvolgono da protagonisti nella vita di comunità, per cui fanno fatica a rendersi conto della complessità relazionale che esiste all’interno della nostra parrocchia che, colgo e ripresento: ricchissima di esperienze di umanità, complessa nelle relazioni sociali e familiari, bisognosa di una migliore comprensione della vita spirituale e della sua vocazione cristiana.   

    La nostra parrocchia, si è sviluppata in quella che una volta era la campagna di Scalea, non ha monumenti da presentare e da contemplare, per cui ciò che il Signore ci dona e che ci chiede di valorizzare sono il creato, anche se si presenta molto deturpato dall’agire dell’uomo, ma che comunque dobbiamo amare e valorizzare, i ragazzi e i giovani, che dobbiamo cogliere come la permanente novità dell’amore e della gioia di Dio. Lo sforzo da vivere è quello di operare perché i nostri figli colgano la parrocchia come la loro casa, come ambiente ordinario della loro crescita spirituale e sociale, come ambiente di speranza dove poter esprimere pienamente le loro potenzialità e il loro desiderio di futuro.

     Il Santo Padre orienta nell’esortazione Gaudete et Exultate a percorrere, con determinazione e con l’impegno della testimonianza personale, la via della santità. Dobbiamo imparare a cogliere nell’amore, nella donazione di sé, sulla via delle Beatitudini, ciò che concorre alla nostra gioia e alla crescita spirituale nella vita semplice di ogni giorno: Mi piace vedere la santità nel popolo di Dio paziente: nei genitori che crescono con tanto amore i loro figli, negli uomini e nelle donne che lavorano per portare il pane a casa, nei malati, nelle religiose anziane che continuano a sorridere. In questa costanza per andare avanti giorno dopo giorno vedo la santità della Chiesa militante. Questa è tante volte la santità “della porta accanto”, di quelli che vivono vicino a noi e sono un riflesso della presenza di Dio”. (GE7)

      È la missione che il Signore ci affida, essere coraggiosi testimoni della Sua presenza che cerca, che ama, che sostiene, che incoraggia. Questa presenza di Dio è affidata alla nostra testimonianza semplice, autentica, vogliamo affidarci alla Vergine Santa del Monte Carmelo, la Celeste Patrona della nostra Città. Tanti nostri fratelli e nostre sorelle vivono l’eroismo della fede nel silenzio, nella dedizione sincera e quotidiana all’amore di Dio, pregano per noi e ci sostengono nella loro sofferenza. È vero, non sempre troviamo il tempo di coglierne e valorizzarne la presenza, questo ci impoverisce, ma nello stesso tempo ci sentiamo protetti, sostenuti dalla loro attenzione.  Non vi nascondo, che guardando alle attese che abitano il cuore dei fedeli, più volte mi sono sentito inadeguato alla missione che il Signore mi ha affidato, d’altra parte siamo coscienti che è il Signore il vero protagonista e questo ci dona serenità e pace.

Come sempre vi incoraggio a guardare avanti con fiducia, cercando nell’impegno personale con il quale ciascuno, nelle azioni ordinarie di ogni giorno, anche quelle che potremmo considerare inutili, contribuisce alla crescita della vita di comunità: Questa santità a cui il Signore ti chiama andrà crescendo mediante piccoli gesti. Per esempio: una signora va al mercato a fare la spesa, incontra una vicina e inizia a parlare, e vengono le critiche. Ma questa donna dice dentro di sé: “No, non parlerò male di nessuno”. Questo è un passo verso la santità. Poi, a casa, suo figlio le chiede di parlare delle sue fantasie e, anche se è stanca, si siede accanto a lui e ascolta con pazienza e affetto. Ecco un’altra offerta che santifica. Quindi sperimenta un momento di angoscia, ma ricorda l’amore della Vergine Maria, prende il rosario e prega con fede. Questa è un’altra via di santità. Poi esce per strada, incontra un povero e si ferma a conversare con lui con affetto. Anche questo è un passo avanti. (GE16)

     Nell’intraprendere questa nuova fase nel nostro cammino pastorale, Vi auguro di avere sempre questa certezza, se operiamo per come lo Spirito, ci chiede e ci dona, certamente la nostra azione porterà i frutti spirituali di cui tutti avvertiamo l’esigenza per il nostro bene e per il bene dei nostri figli.  Nella famiglia di Nazareth San Giuseppe aveva la missione di dare sicurezza, di sostenere con il lavoro quotidiano la serenità della Sacra Famiglia, probabilmente ha dovuto affrontare anche problemi esistenziali, anche allora i tempi non erano facili. Grazie al suo affetto, alla sua prudenza e al suo impegno Gesù è cresciuto in età, sapienza e grazia.  I nostri figli, sono il futuro della comunità, hanno grande fiducia in noi, ci osservano con attenzione, ascoltano le nostre parole, guardano alle nostre azioni, alla nostra vita, al nostro impegno e vogliono imparare e operare con dedizione e con gioia per costruire il loro futuro.  Voglio ricordare a tutti, che molto della loro gioia dipende dalla serietà del nostro lavoro e della nostra testimonianza cristiana.  Coraggio, il Signore ci ama e non ci lascia soli.



 

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