Parrocchia San Giuseppe Lavoratore - Scalea

 

Home.


Diario di Viaggio    

3 dicembre - E' incredibile da credere ma devo comunicarvi che purtroppo siamo già a dicembre, con tutto ciò che questo cambio di mese comporta. Neve sulle alture anche a bassa quota, per cui conseguentemente clima freddo, pioggia stabilizzata, vento impetuoso e tutto ciò che genera l'inquietudine dell'uomo viandante, ma che concorre fortunatamente al riposo della terra e all'armonia della natura, quindi ogni tipo di erba alta e piante che si preparano ad esplodere. Insomma siamo in inverno ed è bello poterlo vivere come tale, l'uomo che combatte il freddo senza particolari patemi d'animo, almeno per me, poi certamente se alziamo lo sguardo e andiamo oltre il nostro uscio, ci rendiamo conto di tante povertà che ci sollecitano e che, per come possiamo, proviamo a fare nostre.

 

     A tutto questo, è importante aggiungere la serenità che ci viene donata dalla celebrazione della Novena all'Immacolata. Questa ricorrenza è celebrata in tutte le comunità cristiane, almeno dalle nostre parti, dove l'aspetto devozionistico della fede permette alle parrocchie di vivere e trasmettere, un afflato spirituale che va molto oltre le cose da preparare e da fare. La novena diventa un momento di affidamento interiore che nessuno può possedere come una cosa propria,ma che coinvolge ed emozione, certamente incoraggia ad andare oltre se stessi nella certezza di comprendersi amati dal Signore e accompagnati e sostenuti dalla Vergine Santa,  alla quale Gesù ci ha affidati e che ha affidato a noi come nostra madre, nel momento più fragile della sua esperienza terrena, il momento della sua morte sulla croce.

 

    I giorni della novena sono perciò giorni da vivere affidati a lei, nella certezza che lei non si distrae dalle nostre fragilità e ci sostiene, ma anche avendo la certezza che grazie alla sua presenza, noi non ci chiudiamo in noi stessi, ma cerchiamo di aprirci all'amore di Dio e in questo abbraccio mistico all'amore verso gli altri. Quella che viviamo è una fase che affettivamente ci rende tutti più bisognosi di abbracci e di attenzioni. Non riuscire a vivere le gestualità ordinarie di affetto con i propri cari, impoverisce anche nelle relazioni esterne. Questo vale per noi adulti, per i giovani per i ragazzi che spesso reagiscono in modo nervoso a questo distacco forzato. Anche per questo la preghiera deve recuperare la sua dimensione vicaria,  essere sempre attenta a tutti coloro che non riescono più a farlo, perché comunque avvertano nella loro vita questo abbraccio spirituale, che dona armonia e genera serenità interiore e relazionale.

 

29 novembre - A questo punto non possiamo che ringraziare Dio per il dono della pioggia, che con abbondanza e pazienza sta irrigando le campagne e colmando le sorgenti inaridite, il dono della neve dovrebbe accompagnare e completare questa fase climatica, che in parte riequilibra il caldo eccessivo che si è accompagnato fino a qualche giorno fa alla nostra vita. Non tutti ne comprendono la preziosità, però questi giorni di pioggia sono un vero dono dell'amore con il quale Dio si accompagna alla nostra vita terrena e apre alla gioia di un avvento più sereno e ricco di speranza per i frutti della terra. Contemporaneamente ci rallegriamo con i passi festosi della vita di comunità che non manca di camminare con entusiasmo sforzandosi di trasmettere la gioia della vita comune e del servizio verso gli altri.

 

 

     Come sempre tutto parte dalla vita liturgica della comunità. Questa Domenica è stata accompagnata e animata dalle Piccole orme, un piccolo gesto per ricordare questo appuntamento per il ritorno alla vita ordinaria della partecipazione comunitaria è stato il dono del Rosario da portare al braccio per i bambini. Come sempre in queste occasioni contigentate la chiesa diventa immediatamente piccola per accogliere tutti gli invitati alle nozze dell'Agnello. Certo dispiace ma è bene continuare a invitare al banchetto festivo, anche per restituire a Gesù la centralità della nostra festa che altrimenti corre il rischio di limitarsi alle cose da condividere sulla tavola e ai regali da ricevere. Come ripeto spesso il regalo sono i nostri figli e la gioia nasce dalla possibilità di incrociare i loro occhi e i loro sorrisi. Virgulto autentico della festa cristiana.

 

     Poi abbiamo la volontà di trasmettere la gioia attraverso l'abbellimento degli ambienti pastorali, e i Talent&Art si sono messi all'opera in modo connaturale alla loro età, è evidente anche in questo caso che gli ambienti sono gioiosi quando ci sono loro, per cui a sprazzi diventano luminosi, ma anche i segni del loro passaggio parlano sempre di generosità e di attenzione agli altri. Abbiamo ripreso con entusiasmo gli incontri con le famiglie, nella certezza di poter aggregare o comunque diventare un riferimento, anche occasionale, per coloro che hanno esigenza di vita relazionale e avvertono l'esigenza di stare insieme per affrontare e concorrere a costruire la vita di comunità. Come sempre tutto è affidato alla gioia di essere dono per gli altri che spesso apre ad attese disilluse e a delusioni difficile da colmare, la dinamica cristiana esige una maturità nel donare che non prevede mai un essere ripagati in alcun modo, se non nella possibilità di continuare a essere dono per gli altri.

 

     Insomma per come ci è donato, non lasciamo nessuna pista inesplorata, come sempre il Signore ne apre sempre di nuove, molte di queste ultime facciamo anche fatica a intravvederle, ma d'altra parte non tutto è dato perché noi lo comprendiamo. Per la gran parte delle esperienze possibili, non dobbiamo fare altro che indicarne il sentiero da percorrere orientandolo alla vita di comunione, avendo anche l'umiltà e la capacità  e tirarci indietro, per evitare di essere d'impaccio agli altri. Per cui non posso che augurare buon cammino a tutti coloro che avvertono l'esigenza di mettersi in gioco. Intanto a me sembra che anche la neve abbia voglia di visitare le nostre montagne, per cui oggi caminetti accesi e buona Novena dell'Immacolata, magari anche domestica, a tutti.

 

27 novembre -  Cambiando il colore dei miei pensieri, faccio una leggera violenza al calendario liturgico e vi invito ad entrare già adesso nel clima di Avvento. Al di là di quello che viene trasmesso dall'allerta meteo, che caldeggia il rosso fisso e incoraggia a sospendere ogni iniziativa, vuole essere liturgicamente un tempo di pace interiore e di attesa ricca di speranza della realizzazione del progetto di Dio. Insomma, siamo incoraggiati a guardare con fiducia verso il cielo, avendo la certezza che la realizzazione del progetto di Dio non delude le attese dei suoi fedeli. Contemporaneamente ci viene chiesto di operare con impegno per collaborare alla crescita di quanto il signore ci ha affidato. Gli autori sacri non sono distratti dalla condizione degli uomini che spesso presentano situazioni drammatiche, ma hanno la certezza che Dio è attento, viene incontro e sostiene le fragilità dei suoi servi. Questa fiducia alcune volte potrebbe sembrare, illusoria secondo la mentalità attuale, che prevede il tutto subito, ma il cammino della fede è lento e, in ogni sua fase, merita il nostro impegno fiduciale. Come altre volte avrete avuto modo di ascoltare, lo strumento privilegiato è la disponibilità del cuore visitato dalla grazia di Dio e ricco di affetto verso ogni creatura, il tempo della preghiera da vivere con sempre maggiore intensità e la dedizione alla vita di carità che deve caratterizzare ogni nostra azione, sia dal punto di vista sociale che nel campo spirituale.

 

     Questa particolare dedizione alla comprensione del piano di Dio,  esige una particolare sensibilità verso coloro che il Signore ci ha posto accanto, soprattutto verso le situazioni più deboli, verso costoro dobbiamo maturare una intensa dedizione del cuore e del nostro tempo. Altre volte ho affermato che dobbiamo trovare il tempo delle relazioni di fraternità, questo concorre a generare vita di comunità e a trasmettere fiducia attorno a noi e nella vita di comunità. L'Avvento merita di essere vissuto con la leggerezza spirituale che deve caratterizzare la nostra vita, liberi dalle pesantezze del quotidiano, che merita di essere vissuto con entusiasmo e gioia condivisa. Ma soprattutto occorre dedicare maggiore spazio alla vita di preghiera per se stessi e con coloro che ci sono accanto. Questo atteggiamento incoraggia a leggere in profondità le nostre azioni, non tanto nelle cose che facciamo e che pure sono preziose, ma nelle motivazioni che le guidano e le sostengono.

 

     Per coloro che ne coltivano l'azione  formatrice l'Avvento è anche il tempo della scrutatio delle scritture, nelle quali dobbiamo cercarci come l'oggi del progetto di Dio e trovarvi i segni che devono guidare il nostro cammino e anche la vita della comunità. Le due cose, il nostro cammino e la vita di comunità non devono mai essere disgiunte, avendo coscienza che noi siamo manifestazione vera del progetto di Dio, e che questo progetto dobbiamo rendere presente con le nostre azioni d ogni giorno, questo significa anche che ci rendiamo disponibili a rimuovere tutto ciò che si oppone al piano di salvezza che ci è stato affidato. Alcune volt emi si dice, ma è difficile. E' vero, ma nella nostra vita anche altre cose sono difficili, eppure con perseveranza le affrontiamo e le superiamo. Lo strumento privilegiato della nostra partecipazione al progetto salvifico di Dio è la preghiera. Perciò pronti a metterci in cammino, senza incertezze o tentennamenti, con gioia ascoltiamo e seguiamo il Signore.

 

 

     Ieri sera abbiamo ospitato un momento culturale, sul valore e le devianze del Desiderio che fa seguito al convegno con il Prof. Aceti, la speranza è che a Scalea continuino le opportunità di aprire la mente ed il cuore alla cultura, nel senso più puro del termine. Può essere una mia impressione ma troppo spesso gli ultimi libri che sono stati letti appartengono al periodo della propria preparazione professionale e questo non aiuta a leggere l'oggi, perciò ben vengano occasioni per incoraggiare le menti ad andare più in profondità alla ricerca delle proprie potenzialità non sempre valorizzate pienamente. Intanto Scalea mostra la bellezza del suo volto invernale, la scogliera immersa nelle onde che si susseguono generando un moto armonico e disuguale di sensazioni volte alla contemplazione e al timore. Mentre le montagne circostanti del Cozzo del Pellegrino e Montea, si presentano finalmente con le cime innevate, insomma siamo incoraggiati a vestire i panni invernali, tutto secondo tradizione, molto bello e attinente il periodo liturgico che andiamo a vivere. Allora coraggio, prepariamo i caminetti, proviamo a mobilitare la famiglia attorno al papà e alla mamma, prepariamo qualche piatto nostrano e buona giornata a tutti.

25 novembre – Come dire che lentamente ci si avvia a completare anche questo tassello del calendario, novembre ha deciso di lasciarci, un po’ alla chetichella, ha avuto il suo inizio circa venticinque giorni fa e adesso si avvia a completare il suo percorso. Voi direte che sono cose che sappiamo già, è vero ma alcune volte è importante intrattenersi sulle cose scontare per vivere in modo rilassante la lettura. Insomma anche il cervello ha bisogno di momenti rasserenanti, in questo modo poi riprende il suo impegno attivo con più entusiasmo. Con più gioia? Non penso, la gioia non è legata al relax, ma alle situazioni che si vivono, spesso dipende anche dalle persone con le quali si vive. La gioia è una sensazione bellissima, anche se non sempre abita la mia vita in questi ultimi anni.

     Quando sono in mezzo ai ragazzi diventa più immediatamente spontanea, vivibile; ma quando mi restituisco al mondo delle relazioni ordinarie non è veramente facile essere gioiosi, diciamolo pure alcune volte resto sommerso nei tanti drammi che si accompagnano alle persone marginalizzate e non sempre reagisco positivamente scaricando le loro difficoltà, per cui qualcosa rimane sulle mie spalle. Insomma qualcosa oggi, qualcosa domani cumulato per tanti anni, il peso diventa abbastanza gravoso.

    Avrete compreso subito che è stata una giornata bellissima, rimane il fatto che non riesco a trovare il bandolo della matassa per poterla trasmettere in modo adeguato. Allora mi distraggo dall’oggi e provo a cominciare da ieri sera. Ad un certo punto della serata decido di portarmi in quel di Belvedere, che come sapete appartiene a quel nucleo di ricordi belli che ogni tanto è bello ripercorrere. Si è vero sono andato per un incontro ufficiale ma non mi intrattengo su questo altrimenti è meglio tornare a oggi, già da tempo avevo deciso di ripercorrere il territorio della Palazza attorno alla cappella di Santa Gemma, pensato tante volte ma mai realizzato, ieri sera è stata la volta buona.

     Lo so, voi non sapete dove si torva, ma lo so io e questo vi deve bastare. Insomma era buio e mi sono inerpicato dalla stradina che incrocia il frantoio e porta poi al pianoro, tutto come immaginavo, un leggero vento si accompagnava ai miei passi, ma per il resto avrei potuto suonare a qualunque campanello avendo la certezza di incrociare gli occhi di chi vi abitava. Naturalmente non ho fatto nulla di questo, semplicemente ho sostato per qualche tempo nei pressi della cappella, ho controllato l’integrità dei luoghi e poi ho ripreso il mio cammino verso la marina. Però ci sono stato, nel frattempo sono passati solo sedici anni dall’ultima volta che vi ho celebrato la festa.

     D’altra parte ogni età ha i suoi interessi, quante serate trascorse nei pressi del canale Cozzandrone, adesso mi sarebbe realmente difficile immaginarlo possibile. Effettivamente il silenzio aiuta molto a penetrare negli ambienti e nei cuori, aiuta anche a comprendere la vita al di là di come ci viene presentata, anche per questo è importante che nel parlare ci sia sempre qualcuno disposta ad ascoltare. Il Sinodo, almeno nel documento di indizione, raccomanda di fare i primi passi, in ascolto delle persone che ci sono accanto, invece anche negli incontri di preparazione non si fa altro che parlare delle cose da fare.

     Alcune volte accade anche peggio, si cerca di leggere le persone non per quello che sono ma per quello a cui possono essere utili. Insomma che dire, coraggio, si va avanti con entusiasmo. Che cos’è il cambiamento? Intanto è una parola che destabilizza, per cui fa leggermente paura, altre volte rimane alla stregua di una parola e allora è anche di moda, infatti tutti parlano dell’esigenza di cambiare, purché non si tocchi nulla. Ah, già ci eravamo soffermati sul silenzio. E’ importante educarsi a questo atteggiamento, anche perché da più spazio alla mente che alla lingua, nel silenzio è maggiormente valorizzato anche l’udito per cui ti riesce di ascoltare voci che altri non intendono, perfino la voce del cuore, diventa comunicativa, ma questo esige grande allenamento e sensibilità. In realtà occorre avere anche amore, altrimenti ci si relaziona in modo superficiale e tutto scivola senza penetrare in nulla nella propria vita.

     Voglio dire, che si può parlare per ore senza che ne resti traccia alcuna. Tutto è legato alla voglia di relazionarsi seriamente e rendersi disponibile alla comprensione della vita dell’altro, che però deve avere la volontà di comunicare sinceramente sé stesso. Da questa tensione alla vicendevole relazione deriva la crescita della vita di comunità, altrimenti si può anche stare insieme per anni e restare dei perfetti sconosciuti, nel senso che si è deciso che ognuno resta sulle proprie posizioni, che è poi l’atteggiamento più ordinario dello stare insieme, in tanti ambienti di vita nel nostro tempo. Da dove nasce il desiderio della comunicazione di sé? Questa è una domanda semplice, dalla voglia di costruire una relazione sull’amore vicendevole. Nulla è automatico, è importante volersi leggere nell’altro e cogliere l’altro parte di sé.

     Nel senso che altrimenti mi sento solo, incapace di gioia. Questo non riguarda solo gli innamorati, ma tutti coloro che comprendono la preziosità della vita comune. La vita della comunità è fatta di relazioni convergenti e di intenti complementari, evito di usare il condizionale nel senso che quando questo non accade, non si genera comunità ma semplicemente comunella. Conseguentemente non un ambiente nel quale tutti si trovano a loro agio e si sentono rispettati nelle loro idee, ma una dinamica pettegola che alla base pone una superficialità di relazione. Insomma nulla a che vedere con quanto il Signore ci ha insegnato e ci chiede di testimoniare.

    Anche in tempo di pandemia, dove sembra che ognuno vada maturando la gioia di stare per i fatti propri, dobbiamo restituirci alla bellezza della vita comune. Avete ragione, che centra il Signore in queste cose, Lui deve restare in chiesa, quando usciamo i signori siamo noi e guai chi ci contraddice. Magari non è proprio così, infatti alcune volte è peggio ma altre volte è anche molto meglio. Tutta la nostra vita è fatta di momenti lieti e di momenti più tristi e fin qui tutto va abbastanza bene, per alcuni si attua una forma di accanimento difficile da accettare, per cui il rischio che potrebbe correre è quello di voler rispedire tutto al mittente. Cosa peraltro impossibile da realizzare.

    Allora forse è meglio leggersi nella via di mezzo, comprendere ogni momento in modo complementare, senza mai assolutizzare una determinata esperienza, ma complessizare sempre ogni cosa. No, non significa complicare, ma semplicemente leggere il fatto accaduto dai vari punti di vista, talora anche in parametri contrapposti. Quanto questo procedimento è attuato con serenità, allora la verità ci si rende conto assume tante sfaccettature e diversificazioni, quando non accade sempre che ogni cosa sia monolitica e immutabile.

     Allora la gioia? La si vive quando ci si rende conto del dono ricevuto senza meritarlo, naturalmente non si parla di cose, ma di relazioni tra persone, di amore donato al quale è bello corrispondere, di esperienze da vivere e da trasmettere, di occhi luminosi da contemplare, di dolore da assumente su d sé per permettere anche a chi ne porta il peso di sorridere un poco. Insomma genera gioia la capacità di leggersi nella disponibilità a camminare insieme, come il dono più prezioso che ci fa il Signore.

20 novembre - Ci prepriamo a vivere questa ultima tappa dell'Anno Liturgico con serenità nella speranza di condividere la gioia della Tappa del Credo con i ragazzi del cammino di preparazione per la Prima Comunione. Dobbiamo ammettere che c'è una grande confusione nella testa dei genitori, che quasi in nulla si lasciano coinvolgere nell'impegno della educare alla fede i figli, troppe distrazioni da inseguire che evidentemente emozionano di più dell'incontro con Gesù. Ammettendo in tutto questo di essere ancora fortunati per il gran numero dei ragazzi che comunque partecipano, anche se siamo pienamente coscienti che senza un maggiore coinvolgimento delle famiglie si corre il rischio di costruire il classico castello sulla sabbia. Intanto godiamo della gioiosità dei ragazzi che fa sempre bene, dobbiamo ammettere che nel cuore di molti adulti alberga una forma di depressione latente che ha bisogno di essere corretta con il sorriso dei bambini e la gioia dei ragazzi.

    Dopo la celebrazione dei Sacramenti, è la prima volta che invitiamo i ragazzi a partecipare alla celebrazione festiva, dobbiamo solo vedere il coinvolgimento che ne consegue, che io ritengo abbastanza buono. Insomma lentamente proviamo ad uscire dalle ansie della pandemia, nella speranza che tutto proceda per come il Signore ci va donando, come sempre affidiamo tutto alla grazia di Dio, nella speranza di saper valorizzare il dono che ci viene affidato. L'Avvento sarà così sostenuto da un clima liturgico nuovo, più conforme alla preparazione della gioia del Santo Natale. Accogliere Gesù, circondato dall'esuberanza delle nuove generazioni, necessariamente prepara qualcosa di totalmente spettacolare. Intanto abbiamo vissuto ancora una giornata primaverile, ricca di colore e di calore, di gioia  e anche di qualche attesa inevasa. Della serie il Signore non abbandona il suo popolo.

     Come sempre il Sabato sera è caratterizzato dalla celebrazione Neo Catecumenale, un momento intenso e prolungato di ascolto della Parola e delle preoccupazioni dei fedeli. Il campetto è rimasto chiuso per la manutenzione, ma anche perché stentiamo a coordinare bene in modo più ordinato il suo utilizzo. Insomma i ragazzi sono inquieti, ma senza qualche adulto corrono il rischio di vivere una aggregazione diseducativa anche per i valori cristiani. Come vedete qualche tormento nei pensieri non manca mai, qualcuno dice che pretendo troppo, ma a me sembra di chiedere solo impegni ordinari, insomma nulla di straordinario. Ma quello che preoccupa di più è la dispersione della mente, si fa fatica a mantenere la concentrazione sui valori orientati alla vita di fede, anche tra coloro che devono testimoniarne più pienamente i contenuti,  entrano in competizione troppe dispersioni.

     E' vero, questo è il nostro tempo, costantemente orientato da spinte centrifughe, per cui può capitare di far fatica a leggerne il senso di orientamento, ma non dovremmo stancarci di tentare di orientarne il cammino. Sempre in avanti per costruire la speranza del futuro e sempre verso l'alto per rendere visibile l'amore con il quale Dio continua ad amarci. Immediatamente può sembrare tutto abbastanza semplice, magari lo è anche, non dobbiamo fare altro che essere vigilanti, magari anche forti, come dire un po' più di energia non guasta mai. Ritengo sia la preoccupazione di tutti, quella di orientare la speranza nel futuro che poi altro non è se non dare fiducia ai più giovani, non perderli di vista, provare a seminare il Vangelo nei cuori, senza mai aver la presunzione di raccogliere qualche frutto.

     In questo modo tutto prosegue per come il Signore ci insegna,  noi stessi ne godiamo la contemplazione, ma mai il raccolto. Questa è la via maestra che non genera mai delusione, ma sempre e solo disponibilità a continuare con entusiasmo verso l'infinito, una nota importante ritengo sia quella che si si troverà nell'infinito senza neanche rendersi conto di aver attraversato in modo definitivo il finito. Insomma ci si apre all'inconosciuto senza rendersene conto, almeno spero che sarà così. Intanto preghiamo e operiamo per come ci è donato dal Signore, cercando di generare la comunione tra i componenti della comunità, con tutte le incomprensione che questo atteggiamento vissuto con temperanza comporta, in società che fa dell'inquietudine il senso del proprio protagonismo apparente. Ammettiamolo stare con i ragazzi non ci si annoia mai, nella speranza che non siano loro ad annoiarsi nello stare con noi.

17 novembre - Necessariamente l'impegno per la costruzione del futuro esige una grande dedizione interiore, altrimenti ci si chiude sempre più in se stessi, totalmente dimentichi dei dono del Signore. Questo significa che spesso anche chi dice di operare per gli altri corre il rischio di operare per se stessi, ma forse è meglio dire, ci si illude di operare per se stessi, poiché se non si opera per gli altri non si costruisce nulla neanche per se stessi. Ma il mondo è così, alcune volta si colora di protagonismi senza altro traguardo se non la gioia di se. La dinamica del Regno di Dio esige una dedizione affettuosa per gli altri, è in questa dedizione gratuità gioiosa che riusciamo ad incidere in un modo che economizza oggi relazione e fa piegare sempre più su se stessi anche coloro che dovrebbero aiutare gli altri a guardare con fiducia al futuro, per impegnarsi alla costruzione del futuro.

     L'energia scatenante la gratuità rimane sempre la preghiera che alimenta la fede in colui che ha dato la vita per noi, solo nell'impegno di camminare dietro a Gesù troviamo la capacità di superare i nostri limiti e i nostri desideri per aprire al mente e il cuore al dono di se stessi e alla gioia di essere un dono per gli altri. Ma perché devo vivere impegnandomi per gli altri? Domanda semplice, perché l'altro è parte di me. Al punto da poter affermare che quanto più colgo l'altro in me, tanto più riesco a leggere la mia stessa vita che non può sussistere senza gli altri. Nel frattempo novembre comincia ad esprimere con intensità il suo umore inverale e incoraggia a indossare abiti più consoni a questa stagione. Insomma si aprono gli armadi e si cerca qualcosa di pesante, come vedete nulla di particolarmente grave, anche perché viviamo nella società del benessere, per cui non dobbiamo fare altro che scegliere tra le tante alternative che aspettavano da tempo di essere valorizzate.  

    Come sempre al di là delle considerazioni di intrattenimento  espresse, le giornata vengono vissute in modo impegnativo e intenso. La stabilità delle attività educative che dona la gioia dell'incontro con i bambini, il servizio quotidiano alla Mensa che fa incontrare le persone più sole e poi tante sollecitazioni ad ascoltare quanti cercano ancora oggi nel sacerdote un momento di conforto e di armonia spirituale. Un ritornello che esprime con una certa intensità è il senso della stanchezza che abita la mia vita in questa fase della crescita. Come sempre cerco di resistere, di vivere la frontiera, anche perché la parrocchia sollecita ad esprimere energie sempre più intense, diciamo che se riuscissi, magari dovrei provarci di più, ad essere più giovane certamente le cose andrebbero molto meglio. Per adesso non rallentiamo in nulla anzi cerchiamo di rendere ancora più complesso per come la vita di comunità esige la proposta educativa nella speranza di valorizzare al meglio i tanti carismi che lo Spirito Santo dona di valorizzare.

     Questa settimana è stata anche caratterizzata da momenti di gioioso pellegrinaggio in quel di Verbicaro e ai piedi della nostra Patrona su al Castello. Come capita in queste occasioni, diventano momenti della memoria, nei quali mi ripercorro nelle tante emozioni vissute nei decenni precedenti condividendoli con coloro che vogliono trovare conforto nelle tradizioni spirituali, nelle quali si è cresciuti e grazie alle quali sono stati superati tanti momenti difficili, per se stessi e per le proprie famiglie. Qualcosa ne faccio partecipi i fedeli, ma tanto altro resta nel segreto del mio cuore semplicemente perché non tutto di se stessi si può comunicare. Però certamente sono momenti nei quali sperimento le tante gioie che il Signore mi ha donato di vivere e di condividere con coloro che mi ha posto accanto. Per farla breve nella vita del parroco ogni cosa merita di essere conservato, poiché ogni cosa è un dono da condividere, per cui ancora grazie a tutti di ogni cosa e buona serata con le vostre famiglie.

10 novembre - Gli effetti del tempo della pandemia, sono evidenti anche nelle relazioni interpersonali sempre più assolutizzanti ed esclusive. Certamente la domanda che più si accompagna alla mia vita e che mi compete è: a che punto è la fede in Gesù e fino a fino che punto incide negli atteggiamenti e nelle scelte che la persona compie? Domanda necessariamente da cogliere complessa e risposta inesistente, perché quando entriamo nel mondo della persona, di ogni persona, tutto merita di essere inquadrato in modo articolato e quasi mai si riesce ad esprimere una risposta di sintesi. Qualcuno ci riesce? No, se qualcuno dice di si è solo per togliersi in fretta fuori dalla difficoltà infinita dell'analisi. Ma allora come ci si regola nei rapporti, nelle relazioni? Ritengo che alla base di ogni incontro ci debba sempre essere la preghiera, quanto con questo termine voglio intendere, cogliere nell'altro l'azione di Dio.

     Tradotto significa guardare al bene possibile, che ogni persona comunque compie. Anche la persona più cattiva in assoluto, intendendo con questo il modo di pensare a se stessi e agli altri, deve sempre compiere per vari motivi azioni positive. Ritengo che la missione che oggi viene affidata al battezzato sia proprio quella di far emergere, far conoscere quanto di buono è presente nella vita del fratello, anche perché a far emergere il male si è già in tanti a cominciare dai social che troppo spesso intossicano e avvelenano le relazioni, con la volontà di scandalismo, ma anche di distruzione dell'altro, che si accompagna al bisogno di audience. Certo voi direte, ma Don Cono, voi avete quasi settanta anni, non avete vissuto situazioni distruttive lesive della vostra persona, delle vostre ambizioni? In questo caso la risposta è semplice, certamente si, ma non per questo mi hanno coinvolto in quella dinamica di reazioni a catena che generano odiosità e rancore all'infinito, tante volte anche nei rapporti intrafamiliari. 

     Ma allora che cos'è il bene? semplicemente donare se stessi, sempre, per come si riesce a tutti coloro che ci guardano nell'esigenza di ottenere qualcosa. Certo non è possibile lasciarsi possedere, ma donare certamente ci appartiene e allora, proviamo a leggere la nostra vita come un dono infinito, inesauribile. Per noi cristiani il modello di tutto questo è l'icona della Croce di cristo, crocifisso per amore. Per coloro che non credono in Gesù basta aprire il proprio cuore agli aneliti positivi che comunque vi abitano sempre, senza guardare ai propri interessi, ma al proprio bene. Anche questa sintesi identificativa tra il bene e gli interessi appartiene alla falsità del nostro tempo, la verità è che più pensiamo agli interessi che ne possono conseguire più il bene viene meno, anche nella nostra vita personale.

     Oggi? Una giornata serena, piena di affetto, si dovrebbe sempre cominciare caricandosi dell'affettuosità delle persone amate, che ci sono accanto e poi si comincia. Non sempre è possibile? Ma quando si può, si deve, questo permette di affrontare la giornata con la certezza di non essere soli nell'affrontare le difficoltà che comunque ci camminano accanto e che siamo chiamati ad affrontare con entusiasmo. L'importante è non farci travolgere, la via da seguire concretamente potrebbe essere una di quelle tracciata dal Siddharta: niente entusiasmi e niente fallimenti tutto è pace interiore. E' un po' come tenere sotto controllo la pressione. Camminiamo nell'estate di San Martino e tutto lascia presagire che avremo giorni di luce e di gioiosi colori nella natura che ci circonda. Attualmente il colore dominante è il verde delle compagne, che caratterizza con la sua presenza la gioia della terra di essere stata irrorata dalle acque del cielo.

     Poi il tepore del sole autunnale, compie il resto del miracolo creativo, restituendo alla natura la pausa necessaria che le permetterà di riprendere il ciclo produttivo che è proprio di ogni arbusto, di ogni fiore, di ogni pianta. Tutti noi viviamo perché tutto questo procede, al di là della violenza che comunque produciamo con il ritmo della vita che conduciamo e per come consumiamo senza rispettare l'ambiente.  Sappiamo bene che è un lusso che non potremmo più permetterci, eppure si procede a discapito dei nostri figli che pure amiamo e che faranno fatica a vivere la gioiosità in mezzo a una natura danneggiata, che non riesce ad esprimere più il ritmo armonioso che il Creatore le aveva affidato.

     Procediamo comunque con fiducia ed entusiasmo, portiamo nel cuore i nostri ragazzi, soprattutto quelli che sono nella sofferenza, sia spirituali, sia quelle sociali, che quelle fisiche, la loro difficoltà deve incoraggiare la gioia del nostro essere presenti nella loro vita. Non sempre ci si riesce? E' vero, ma non per caso spesso siamo malinconici. Per cui, con coraggio, riprendiamo l'impegno di accogliere i più abbandonati e bisognosi. Buona giornata a tutti. Il Signore, deve darci forza.

6 novembre – Il mese di novembre si è introdotto nella nostra vita con una tonalità autunnale, in modo poco lineare e sempre bisognoso di essere codificato in modo nuovo. Oggi è una giornata climaticamente nervosa, dominata dallo scirocco sia per il vento che per la pioggia di terra che l’accompagnava a intermittenza, ma per il resto molto intensa e meritevole di essere vissuta nella gioia, come ci hanno insegnato i ragazzi che sono stati ininterrottamente a giocare al campetto dalle 9:30 alle 19:45, hanno anche consumato un veloce pasto, sempre nei dintorni per poi riprendere a giocare senza perdere tempo.

     Non mi chiedete delle famiglie, farei fatica a rispondere, di certo loro hanno deciso che, almeno in questa fase della loro vita, la famiglia dinamica nella quale si identificano, sono loro stessi e non riescono proprio a staccarsi né tantomeno a stancarsi. Esprimono una energia incredibile e ammirevole, ma è anche bello vedere il legame che va generandosi tra di loro, comprendendo in questo gruppo anche quattro o cinque ragazze che giocano niente male e anche loro con grande impegno. Insomma il mondo va cambiando sotto i nostri occhi, ma ritengo che non riusciremo mai a leggerlo pienamente sia nei suoi mutamenti, sia nei nuovi valori che lo caratterizzano.

     Tema complesso quello dei valori, semplicemente perché correrei il rischio di giocare a fare l’opinionista qualunquista, perché ritengo che non si possa parlare in chiave generale. Anche se è difficile/impossibile tutto meriterebbe di essere analizzato nelle diverse età che compongono il mondo che ci circonda e che sollecita la nostra attenzione, quai sempre distratta in altre cose, peraltro importanti da portare avanti ma che generano una distrazione verso le persone anche di quelle alle quali siamo affettivamente più legati, almeno oggi, poiché domani magari si cambia capitolo e anche impostazione di vita.

     Insomma, il nostro tempo è caratterizzato da una realtà profondamente cangiante, alla quale faremo bene a non abituarci, ci apriremmo ad analisi fallimentari. Poiché ogni persona è sempre più un mondo a sé, fa di tutto per differenziarsi dalle altre, e quando si codifica in cordata e/o si inserisce in un gregge, anche questo cangiante, spesso è solo per convenienza sociale o economica. La nota dominante individuale, è la bellezza di essere se stessi, quella nella quale si è codificati è l’essere in un gruppo che sia assimilabile con ampi margini di diversità, ma che abbia contemporaneamente valori identificativi comuni.

     Anche coloro che si coinvolgono nell’impegno ecclesiale, pur appartenendo a una specie umana differente, devono comunque fare i conti con la relazionalità che la vita sociale impone a tutti. Storia antica, già presentati nella Didachè, cittadini di due mondi, quello spirituale e quello materiale, la tensione verso ideale che guarda al cielo e la vita da spendere quotidianamente sulla terra. Ma la bellezza dell’oggi è la complessa categorizzazione della comprensione del cielo e la variegata dinamica dell’appartenenza alla terra. Questo concerne sia i valori che gli obbiettivi, sia gli strumenti che i modi per conseguirli, ma soprattutto esige come dicevo precedentemente la maturità di non vivere l’illusione di fare categorizzazioni assolute, definitive; questo genererebbe solo individualità o, più banalmente, la presunzione di se in riferimento al pensare degli altri.

     Come dice qualche autore, leggersi nella fluidità del tempo, esige la gioia di stabilizzarsi in nulla e di riposizionare il proprio pensato fino a farlo diventare condizione stabilizzata nella novità del cambiamento perpetuo. Volendo scomodare una immagine biblica anche per evitare di essere definito funambolico, è lo stesso contesto che accompagnava Abramo mentre saliva sul monte Moria per sacrificare Isacco. Ciascuno deve leggersi in questo contesto di sicurezza ideale che accompagna l’esperienza, aperta al fallimento totale nella sua ipotetica realizzazione, ma che comunque merita di essere perseguita con coerenza e insicurezza, onde evitare di diventare un fallimento.

     Non so se sono riuscito ad essere più esplicito, ma è chiaro che la vita del credente ai nostri gironi somiglia molto all’esperienza primitiva di Abramo. Sempre alla ricerca di traguardi nuovi, in mezzo a città fortificate pagane ma non per questo da evitare, nella costante riqualificazione del modo in cui vivere comunque la fedeltà a Dio. Tutto questo esige un grande serenità interiore, che ti permette anche di accettare eventuali fallimenti o scelte umanamente disorientanti. Ritengo che la cosa più importante, anche nelle difficoltà più evidenti, sia il non tirarsi mai indietro o cedere alla tentazione di non proseguire lungo la strada che si è scelta di percorrere, senza però mai avere la presunzione assoluta che non ci sia anche altre vie possibile, ma per adesso si è scelto di proseguire in questo modo.

     Poi è sempre da valutare il tempo che si riesce a donare a coloro con i quali si percorre la strada e che esigono giustamente di essere sostenuti e incoraggiati nel proseguire il cammino. Qui cominciano a delinearsi in modo evidente la diversificazione tra ciò che si vorrebbe e ciò che si può fare. Quali situazioni esigono la priorità e a quali realtà dare maggiore attenzione. In questi casi gioca una valenza importante, oserei dire insostituibile, la fede personale e le motivazioni che spingono all’impegno, la maturità con la quale si perseguono e si testimoniano i valori.

     Insomma si entra nel mondo molto variegato e necessariamente personale della maturità spirituale, nel quale unico maestro insindacabile è solo Dio, noi siamo tutti apprendisti stregoni. Questo non svilisce il nostro protagonismo, ma esige anche la disponibilità profonda all’umiltà per non scadere nell’errore di codificare gli altri sul modello di sé stessi. Insomma l’altro è un altro è non necessariamente deve fare come faccio io, anzi se sono mediamente bravo devo incoraggiarlo a seguire una strada tutta sua, d’altra parte lo Spirito apre a una comprensione sempre nuova e diversa della realtà. 

     Questo ci incoraggia fare un uso intelligente dei social che non dovrebbero diventare uno strumento per coinvolgere gli altri per il consenso di sé, ma un modo per universalizzare la propria diversità e specificità, che non è mai il pensare di essere al di sopra degli altri. Purtroppo è davanti agli occhi di tutti un uso teatrale di questi strumenti preziosi, che raramente emancipa la persona nei suoi ideali, e che troppo spesso è una mera ricerca di consensi, sempre più e troppo spesso contro altri.

     È stata una giornata terribilmente intensa e arricchente proprio in ordine alla diversità degli incontri e alla volontà di orientarli in modo unificante. Poi magari tutto questo non riusciamo sempre a comunicarlo, ma non è poi così importante, quello che conta è lasciare spazio a Dio, che è il vero collate del nostro agire troppo spesso bellissimo e inenarrabile. Anche in questo caso non dobbiamo tendere a possedere quello che ci viene donato di vivere, ma viverlo pur non cogliendo pienamente quanto noi stessi viviamo spesso in modo irriflessivo. 

     Nel frattempo, ancora una volta il vento prevale sulla volontà e il desiderio di pioggia e allora non possiamo fare altro che lasciarci trasportare per come lui soffia. Il vento mi trasporta in di quel di Bova, dove una cara signora, ultra novantenne, continua a ricordarsi di me, prega per me e mi sostiene affettuosamente con la preziosa tradizione culinaria, che solo i nostri anziani sanno conservare e trasmettere. Non posso che ringraziare il Signore per tanto affetto e attenzione.

1/2 novembre - Questi sono i giorni della riflessione, dei ricordi e dell'attenzione agli affetti più cari che si sono accompagnati alla nostra vita. E' vero tutti affermiamo che dobbiamo volerci bene quando siamo in vita, ma capita spesso che il tempo fugge via comunque e all'improvviso di rendiamo conto di non avere più accanto le persone che ci hanno amato di più. Magari sarebbe meglio dire: coloro che avremmo dovuto amare di più. E' comunque bello avere alcuni giorni da dedicare e quando ci riusciamo, slavo facendo tutti coloro che anche in questi giorni hanno ansietà nel dover comunicare qualunque altra cosa, viviamo l'esperienza del sentirci presi per mano, essere accolti egli affetti più cari e ci restituiamo alla serenità della vita domestica. Il nostro cuore vive esperienze semplici e autentiche di fraternità e di pace interiore.

     Sono giorni da dedicare alla preghiera, alla visita al camposanto. ma anche alla cura estetica delle tombe, che per alcuni aspetti diventano uno dei luoghi più cari da valorizzare nei propri ricordi, alla ricerca sincera di relazioni autentiche e sempre attuali di vita condivisa e di sacrifici, grazie a questa dedizione il Signore ci ha donato di vivere valorizzando le nostre potenzialità, ma sempre grazie ai sacrifici dei nostri cari e alla loro volontà di aiutarci in ogni modo a conseguire i traguardai ai quali abbiamo anelato in modo peraltro incostante, al punto dal poter affermare che i più stabili, nel volerli conseguire spesso erano proprio loro. Almeno per la mia esperienza è stato proprio così, non si davano pace se non portavo risultati adeguati nell'attività che portavo avanti, come se fossero stati loro al mio posto.

     A tutto questo, che potrebbe sembrare connaturale delle relazioni familiari, occorre aggiungere le centinaia di persone che il Signore mi ha donato di incontrare negli anni del mio ministero e che hanno sempre espresso nei miei confronti un rispetto e una attenzione incredibile al punto da farmi sentire in ogni realtà dove ho vissuto il mio ministero sacerdotale: Verbicaro, San Marco Argentano, Cirella, Belvedere Marittimo, Diamante, A questi incarichi devo aggiungere, anche se per periodi più brevi  Maierà, Sangineto, Grisolia Scalo, San Nicola Arcella  e adesso a Scalea, dappertutto sempre mi sono sentito accolto come a casa mia. Dico questo per aiutare a comprendere come per me è praticamente impossibile corrispondere concretamente al grande affetto che ho avuto modo di sperimentare negli anni.

    Centinaia e centinaia di persone sempre attente, affettuose, disponibili, generose e io sempre leggermente scontroso quasi a dover contenere tanto affetto. E' importante valorizzare i momenti e gli incontri quotidiani non solo quelli celebrativi e alla diventa un fiume infinito di sorrisi, di gioia , di amore affettuoso che si è accompagnato al mio essere il riferimento della comunità. Tutti i volti mi scivolano davanti agli occhi e se rivivo, anche se per brevi momenti in questi ambienti, le situazioni vissute e le esperienze è come se ancora oggi fossimo insieme, insomma nella dedizione di amore il tempo non passa mai. Certamente non deve essere affetto possessivo, ma oblativo, il che significa che ogni persona è importantissima, nessuno può essere percepito come estraneo alla mia gioia e anche al mio cammino spirituale.

     Come vedete sono i giorni dei ricordi e del ringraziamento, come è possibile fare tutto questo, semplicemente pregando per tutti, sia quelli ancora vivi sia per coloro che il signore ha chiamato a sé. L'altro esercizio è ancora più semplice, si resta in silenzio e si rileggono i momenti vissuti insieme, tutti belli anche se spesso si sovrappongono e generano confusione. Allora i volti stessi si inseguono negli anni trascorsi ed è un esercizio complesso collocarli al posto giusto per rileggermi in età diverse e con entusiasmo ed energie diverse, per come in quegli anni mi era donato di vivere. Ma oggi a che punto siamo? Come sempre tutto molto bello e bisognoso di essere pienamente valorizzato, semplicemente è tutto dono di Dio, per cui è opportuno che nulla vada disperso di quanto mi è stato affidato. Allora non posso che augurare anche a voli la gioia del ricordo e la consolazione della speranza dei tempi nuovi che siamo chiamati a percorrere con i nostri figli. Coraggio, il Signore ci sostiene e ci dona forza.

    Intanto è arrivata anche la desiderata pioggia, ma i ragazzi continuano imperterriti il loro impegno, inzuppati ma felici. Vorrei vedere i volti dei loro genitori al rientro a casa, ma forse è meglio immaginarli felici di rivedere i loro ragazzi bagnati e gioiosi. Ogni età ha le proprie gioie e i propri interessi, meglio, così non ci si annoia. Sono tanti pensieri che si accompagnano a questa serata di Tutti i Santi, ma come ho già detto prima adesso prevalgono i valori di chi ci ha dato la vita e ci ha sostenuti, per cui auguri anche a tutti voi la gioia di una serata serena e festosa in famiglia, se vi riesce magari anche voi lasciate un po' di spazio ai ricordi, questo non guasta mai. Anche se in alcuni casi si è portati a dimenticare in fretta il bene ricevuto. D'altra parte come dicevo prima è un mondo che aiuta spesso a disperdere e non sempre a conservare, insomma ci si deve dedicare, ma sempre e solo nella preghiera.

25 ottobre - Invece della desiderata pioggia, arriva il temuto vento. Capita anche in natura che non tutto proceda per come si vorrebbe, allora è importante accettare le contrarietà educandosi a contrastarli per come può essere possibile con altri strumenti alla nostra portata che non hanno quasi mai la stessa intensità, ma è quello che ci è concesso di poter fare. È un po’ come nella vita di comunità, si vorrebbe che le cose andassero in un certo modo, ma è importante accettare come il bene possibile anche tutto ciò che ci è donato appesantito dai limiti esuberanti di chi pensa di aver fatto un dono.

    Per come ci trasmette la Bibbia, possiamo affermare che anche a Dio non tutto piaccia di quanto Lui stesso ha determinato all’esistenza. In effetti anche Lui ha cercato di rimediare per come gli è stato possibile rispettando sempre la libertà dell’uomo, qualcosa è riuscito a farla, ma grazie a eroiche disponibilità e sacrifici, altre cose le sopporta con pazienza. Se vogliamo, questo vento impetuoso che periodicamente interviene nella storia dell’umanità, un po’ disorienta sia nel campo spirituale che in quello naturale. Fin dall’inizio della creazione il vento aleggiava sulle acque, da quell’immagine di serena stabilità è iniziata l’azione creatrice con tutto ciò che questo ha comportato.

     Anche all’inizio della chiesa un vento impetuoso scosse l’ambiente del Cenacolo, insomma è un elemento naturale che esige una forza ideale e una disponibilità interiore a mettersi in gioco, educarsi a superare la prova. Quante volte, pur vivendo in ambienti protetti, ciascuno di noi si è messo a gareggiare, o più semplicemente si è messo a camminare, controvento per verificare la propria forza, il proprio coraggio.  Anche ieri sera mi è stata data la possibilità di poter gareggiare in modo gioioso con questi atteggiamenti dei bambini, ritengo di aver superato la proba in modo brillante. Ma al di là dei risultati possibili, la vita come sempre fa il suo corso, procede per la sua strada, per cui anche le piante devono accettare di essere scrollate per bene, nella speranza che questa azione le irrobustisca.

     Anche oggi le esigenze dei bisognosi superano le difficoltà legate alla impetuosità del vento e si rendono presenti in modo costante alla porte della parrocchia, ieri pomeriggio come sempre, per come riusciamo abbiamo accolto cercando di non deludere le loro attese. La vita di comunità continua il suo corso con andamento morbido e costante, il che tradotto significa che si cerca di evitare pericolosi scossoni, e si attende ancora una stabilizzazione per riprendere un impegno più spericolato e aperto all’animosità dei nostri tempi. Nel frattempo si privilegia la formazione e si incoraggia la vita di fraternità, non dimenticando mai che la forza della parrocchia ha le sue radici nella gioia di stare insieme. Camminare da soli è sempre pericoloso, per sé stessi e per gli altri, ma soprattutto non si costruisce vita di comunità.

     Magari si possono fare anche cose molto belle, ma non coinvolgono, non emozionano, non creano la gioia della vita comune. Anche in questo caso la pazienza è lo strumento necessario per il conseguimento del bene comune, diciamo pure che lo spirito aleggia con vigore, cercando di orientare sempre alla dinamica di comunione anche i cuori più ribelli e individualistici. In questa fase l’azione educativa primaria è quella di coinvolgere le famiglie nell’impegno della testimonianza cristiana, sia nelle proprie famiglie che nella parrocchia. Insomma dovremmo uscire dalla fede individualistica, e farla diventare irradiazione di valori da condividere con tutti, come ansia del bene, non tanto da ritenere solo dentro di sé, quanto da trasmettere a tutti.

     Non è una azione semplice e neanche spontanea, ma solo perché non siamo stati educati a fare questo, per semplificare voglio dire che è più facile cogliere il bene nel fare dell’altro che non nel dire dell’altro. Più nel dono che faccio che nel dire che vivo. In questa ottica è importante avere il tempo di leggere le azioni, che spesso sono in netto contrasto con le parole che si dicono e si sentono. Ordinariamente si vive nel bene, ma si parla come se tutto fosse veicolato dal male, si compiono azioni buone ma si mettono in risalto quelle cattive. Diciamolo pure, in tutto questo anche i social sono orientati in questo senso, fa notizia, audience il male, il dramma, solo per questo ritengo che il bene non conquisti mai la home, ma nelle informazioni è reso presente solo nelle notizie di coda.

    Noi cristiani dobbiamo leggerci nel protagonismo di questa inversione di tendenza, dobbiamo vedere ed educare al bene che è sempre presente in ogni azione, anche in quelle presentate in modo più drammatico, semplicemente perché ha come protagonista la persona. In ogni persona abbiamo il bene e il male, dobbiamo leggere complessivamente ogni azione per comprendere quali meccanismi facciano emancipare il male in persone sostanzialmente buone, che hanno sempre vissuto nella bontà e che per determinate situazioni, alcune volte occasionali altre volte indotte, si trovano a compre il male mai pensato e mai desiderato. In questo dinamismo conflittuale possiamo leggere la vita di ciascuno di noi, totalmente orientata al bene ma sempre assoggettata alla possibilità del male. Insomma dobbiamo essere vigilanti, perseveranti, gioiosi e sempre disponibili a vivere la lotta con noi stessi e le tante tensioni che abitano il nostro cuore e la nostra mente.

20 ottobre - Tutto procede per come il Signore dona, con grande dedizione degli operatori e grande animosità dei ragazzi, forse sarebbe necessaria un po' di preghiera in più per i quadri operativi, per evitare che tutto vada compreso come un protagonismo, comunque e sempre necessario, che non dona molto spazio all'azione di Dio. E' sempre importante aiutare a comprendere che alla stanchezza spirituale spesso corrisponde anche una disaffezione relazionale, quando non si determina una devianza dai valori della vita di comunità e del rispetto per l'altro. Insomma la preghiera dona un margine di accettazione dei propri limiti e incoraggia a leggere l'altro necessario per la propria vita e per la vitalità della comunità.

     Stiamo leggermente avviandoci con grande prudenza verso un modo ordinario di comprendere l'impegno pastorale, anche se ancora siamo lontani dai ritmi capaci di generare entusiasmo e la gioia di incontrarsi, ma intanto godiamo del dono del Signore che poi, come sempre è rappresentato dai ragazzi e dai giovani che ci crescono accanto, fino a conseguire i primi traguardi sociali che che li qualificano nelle loro potenzialità e li inseriscono nel mondo degli adulti. L'appuntamento epocale con il diciottesimo anno celebrato da tutti in modo memorabile, il conseguimento del diploma delle superiori che li incoraggia, con la scelta universitaria, a prendere il volo verso altre mete che spesso diventano stabilizzanti il loro futuro.

     Poi arriva  il dottorato, in questi giorni abbiamo gioito con Maria Rosa e oggi con Andrea, momento epocale da incorniciare perché aiuta a leggersi nel protagonismo e nelle qualità esclusive delle quali ciascuno diventa depositario e che sempre più qualificherà la loro presenza nella società. Questo significa assunzione di nuove responsabilità, ma immediatamente anche una grande gioia per i genitori, quasi una esplosione dei cuori, che hanno tanto atteso questo momento. Non si tratta certamente una esigenza di vanagloria, ma semplicemente la coscienza di aver generato una apertura al futuro dell'uomo che apre alla crescita dell'umanità che è fatta direbbe qualcuno, più santo di me, di tante piccole gocce che si uniscono fino a diventare un oceano di voci e di sguardi, spesso luminosi altre volte opachi, o ancora totalmente sognanti traguardi sempre nuovi.

     Ma allora la preghiera? Eravamo partiti da questo vuoto. Eccomi a voi. Il silenzio è l'ambito naturale di questo valore, ma non è un silenzio orientato al nulla ma a una intensa ricerca della presenza del tutto, è nel silenzio della preghiera che ci si sempre più immediatamente vivi respirando con il respiro del mondo intero. Si prega quando si cerca dentro ciò che immediatamente non si riesce a sperimentare. SI prega quando si riesce a leggere con intensità la propria vita orientandola alla gioia da condividere con tutti. SI prega ancora se non si tiene nulla per se stessi e si vive con ansietà la possibilità di fare della propria vita un dono di amore. Si prega quando per amore si superano tutte le barriere strutturale che spesso ci vengono imposte dalla società e si riesce a cogliere ogni altro come un fratello e una sorella da amare.

     Si prega quando si riesce a perdonare l'altro che il Signore mi ha posto accanto, soprattutto quando commette degli errori. Si prega anche quando la gioia dell'altro diventa la mia gioia, al punto da riuscire a sentirla e a comunicarla come parte della mia vita. Ancora è preghiera la gioia di contemplare il creato, dalle realtà più piccole a quelle più grandiose. Si prega anche quando ci si immerge negli occhi dei bambini, ma anche in quelli degli ammalati, cogliendo in essi tutto ciò che genera pace e armonia in noi. Si riesce a pregare anche donando serenità ai cuori inquieti, ma anche semplicemente prendendo la loro mano per far capire loro che non sono assolutamente soli. Si prega quando al nulla della coscienza di noi stessi supplisce la coscienza del tutto che io non riesco a cogliere ma percepisco presente e questo mi dona tanta pace.  

15 ottobre - E' un tema sul quale mi soffermo poco ma purtroppo, nella vita del Parroco, è uno degli ambiti pastorali più delicati sia per le famiglie ma anche per la mia stessa persona, con i quali in particolare quest'anno ci si deve relazionare. Ad un certo punto della vita capita spesso che la sofferenza bussi alle porte di casa, e un po' più in avanti, per come direbbe Frate Francesco, arriva anche sorella morte. Essendo parroco da quasi nove anni, la gran parte di coloro che vivono questa realtà esistenziale sono parte integrante della mia vita. Vivendo, anche se in modo frammentato, a Scalea dagli anni settanta molti di questi fratelli e sorelle sono stati miei compagni di gioco o più semplicemente persone con le quali sono cresciuto guardandoli spesso dal basso in alto, ma comunque come esempi da seguire per come il Signore mi ha donato. Tutto questo aiuta a comprendere che nessuno toccato dalla sofferenza o dal ritorno alla Casa del Padre, umanamente parlando, mi è totalmente estraneo.

    Naturalmente il mio impegno è principalmente orientato alla preghiera, al sostegno spirituale per la persona interessata ma anche e soprattutto per i familiari che si trovano a dover continuare la propria esistenza, con un vuoto esistenziale sia interiore che relazionale. Nella sofferenza è importantissimo che la famiglia resti sempre accanto alla persona che soffre o che perde l'autonomia dei movimenti, ogni altra cura è importantissima, ma è soprattutto prezioso che l'ammalato avverta l'affetto dei propri familiari accanto a se. Anche questo potrebbe essere superficiale affermarlo, ma nella realtà spesso subentrano gli interessi di parte, per cui non è raro che comincino i litigi in famiglia sia per l'eredità che per il sostenere economicamente l'ammalato. Ritengo che sia inutile sottolineare la sofferenza che questo comporta e anche il disagio all'interno di parsone che sono cresciute insieme generalmente portati avanti con grandi sacrifici dai propri genitori, magari adesso si stenta a fare i sacrifici necessari per ricambiare in qualche modo qualcosa di quanto ricevuto.

    In tutti questi anni spesso ho visto una vera abnegazione di se e una totale dedizione da parte di alcuni familiari, al punto da vivere spesso come segregati, insomma un atteggiamento ammirevole anche se non sempre valorizzato pienamente come modello esistenziale. Però vi posso garantire che io stesso non ho potuto fare a meno di ammirarli per lo zelo della dedizione affettiva. Purtroppo ci sono anche altre situazioni dove al centro di ogni cosa viene posto il guadagno da ricavare, per cui necessariamente tutto è più inaridito a livello affettivo, insomma le cose si fanno non per affetto ma per tornaconto. Quando visito gli interessati è facile rendersi conto della situazione reale, il che non significa molto se non per il fatto di poter essere leggermente più accanto al sofferente e incoraggiare i familiari, ma questo non sempre viene concesso, di essere più affettuosi verso il familiare che soffre.

    Oggi è la festa di Santa Teresa d'Avila, me ne ricordo perché in questa occasione feci l'ingresso nella prima parrocchia a me affidata, quella di Verbicaro e anche per il canto che spesso si accompagna alla nostra preghiera: Nada te turbe. Vivere un totale affidamento al Signore, in questo dobbiamo crescere tutti noi che ancora abbiamo dei giorni da spendere su questa terra. Vivere affidati all'amore di Dio, incoraggia a leggerci amati e nella disponibilità ad amare sempre, tutti. Poi, ad un certo punto la sorgente dell'amore ci chiede di stare con Lui e ogni cosa viene restituita alla sua verità più autentica. In coloro che rimangono prevale lo scoraggiamento, altre volte la speranza, altre volte una più intensa vita spiritualità, altre volte la difficoltà di guardare con fiducia a Dio.

     Come dire, ogni vita ha una sua storia e merita di essere ricordate per come il Signore ha donato di viverla. In questo caso il compito del parroco rimane molto delicato ed è quasi sempre orientato a comprendere il bene che Dio ha operato attraverso la vita di questi fratelli e di queste sorelle. Proprio perché il loro ricordo permanga come coloro che hanno contribuito a generare speranza alla vita di comunità e alla città. Certamente tutto è particolarmente agevole, anche perché al di là dei luoghi comuni, posso attestare che non esiste una persona totalmente negativa, della quale non si possa narrare qualcosa di buono. Ancora di più posso affermare che la gran parte delle persone offrono una grande testimonianza di bontà, anche se pubblicamente non sempre sono letti in questo modo.

    E' anche molto importante il coinvolgimento della comunità, poiché la prima medicina per le persone colpite dalla solitudine e dalla sofferenza è proprio quella di sentirsi amati, cercati da tutti coloro che vivono con entusiasmo la fede e la disponibilità di essere un prezioso conforto per coloro che sono nel dolore. La vita è molto variegata come anche il modo di viverla e di concluderla, ciò che conta per i cristiani è spenderla nel bene e nella condivisione dell'amore, avendo la certezza che questo ci consente di vivere i tanti momenti, anche quelli più drammatici con una particolare attenzione agli altri, soprattutto ai più fragili, e non tanto a se stessi. Come si riesce? Molto semplice, basta leggere con attenzione la vita degli altri, parlare poco, pensare molto, riflettere con intensità, pregare sempre per tutti e perché si diffonda sempre più l'amore nei cuori. Nada te turbe. 

13 ottobre - Tutto è perfettamente impostato in clima autunnale, orientato ad accogliere la neve delle cime, che speriamo possa imbiancare presto le vette della Dorsale Costiera. Di certo i fiori restano leggermente impreparati e stupiti, anche perché adesso cominciavano ad assaporare un po' di vitalità grazie alle piogge, ma è evidente che non avranno vita lunga, per cui è bene goderne velocemente la presenza. In natura sembra che ogni cosa abbia un ciclo più fragile, più breve, insomma come recita il salmista al mattino germoglia alla sera dissecca. Forse è così anche per noi, ma magari non ce ne rendiamo conto. Proprio per questo è opportuno non trascurare nulla di quanto il Signore ci dona da ammirare e da valorizzare, certo dovremmo educarci a non possedere, a raccogliere per forza tutto, altrimenti corriamo il rischio di accelerarne la fine.

     Continua la gioiosità dei ragazzi della catechesi, oggi primo anno di Sorgente di Gioia, tanti sorrisi, qualche sguardo perplesso e poi tutto si vive in modo vivace, forse eccessivamente dinamico ma è importante cominciare a prendere le misure. Diciamo così, ogni cosa non potrà che peggiorare. quando i ragazzi si coalizzano si salvi chi può. insomma questi sono i giorni della quiete. Ma è anche importante sottolineare la gentilezza del personale all'Ufficio Postale, voi mi direte, ma è possibile, mi dispiace deludervi ma è proprio così. Una carissima impiegata che io chiaramente non conosco ma probabilmente mi conosce lei, ha fatto tutto lei, insomma incredibile rispetto alle tante critiche che mi capita di dover sentire, ancora di più ha fatto tutto sorridendo. Insomma una esperienza da non dimenticare.

     Necessariamente si prega per le tante situazioni di sofferenza e di dolore che il Signore sottopone alla nostra attenzione. Purtroppo sono veramente tante per cui non posso che tentare di dare conforto con il dono della fede e della solidarietà della vita di comunità. E' vero non sempre ci si riesce pienamente, ma certamente l'impegno non manca. Poi abbiamo la gioia dei tanti traguardi conseguiti dai nostri giovani e meno giovani. ci eravamo lasciati con i diciotto anni di Antonio e siamo già alle prese con il Dottorato di Maria Rosa e di Andrea, per non parlare di chi si prepara a cambiare in chiave professionale, radicalmente. Insomma la vita procede senza interruzioni, diciamolo pure non c'è molto spazio per lamentarsi, ne rimane molto per stupirsi e ammirare.

     Anche in questo caso è importante essere attenti, perché può capitare che presi dai loro impegni e dall'euforia dei traguardi conseguiti, non si rendano conto della tua presenza, ma è importante che tu non dimentichi la loro. Adesso parlo in modo impersonale, diciamo così licenza poetica, nella speranza di non offendere chi ha, anche in questo ambito, conseguito traguardi più ampi. Insomma si resta a riflettere e a ringraziare il Signore per tutti questi doni che mi ha posto accanto. Ho perso un po' di vista il mondo variegato della danza, ma speriamo di poterne ancora ammirare la creatività e l'arte una volta riaperte integralmente le attività educative. Anche in una giornata caratterizzata dal grigio dominante non sono mancati gli elementi di gioia e festa, tutto come sempre ha una sua radice nel Signore e si dirama in mille rivoli, verso tutti coloro che ne sanno apprezzare la ricchezza e la intensa vitalità.

     Il colore più bello, quello dominante necessariamente è il verde dei prati, che si sono restituiti, grazie alla pioggia intensa, alla bellezza del dono della speranza e della serenità che caratterizza questo colore. SI lo so' i colori più belli, sono i volti dei bambini che guardano con curiosità al mondo ecclesiale cercando qualcosa che può essere per loro interessante, comunque al di là dei tanti cellulari che troneggiano nelle loro agili mani, è ancora il pallone a farla da padrone a tutte le età. Direte voi, ma Gesù dove lo mettiamo? Semplice, anche Lui è contento del ritorno dei ragazzi  in parrocchia e li guarda con grande gioia, anche se non tutti si rendono sempre conto della sua presenza, ma si sa' Lui ha dato la vita per noi, è paziente e accoglie tutti con un sorriso.

10 ottobre - La vita cristiana, si vive in semplicità e gioia nell'amore verso il Signore e nella dedizione alla comunità. Oggi è Domenica, il Giorno del Signore e della Comunità, ma non tutti colgono la preziosità ineludibile di ringraziare il Signore e di essere partecipi della vita di comunità in quello che è l'appuntamento privilegiato dell'assemblea liturgica festiva. Questo atteggiamento necessariamente apre a una comprensione individualistica della vita di fede, faccio ciò che a me piace e lo faccio con chi mi è simpatico. Certo, è evidente a tutti , che è un progetto molto diverso da quello che ci affida il Signore, ma spesso la vita della comunità è vissuta in questo modo.

     Niente di particolarmente scandaloso, ci sono situazioni anche molto peggiori da affrontare e con le quali convivere, aiuta solo a capire che il lavoro che il Signore ci chiede di portare avanti comincia da coloro che ci sono più accanto e via, via, va ampliandosi alle tante periferie individuali della nostra città. Tutto è radicato nell'amore con il quale il Signore ci ama, l'emblema di questo amore passionale è la Croce che troneggia in tutti gli ambienti cristiani, come a ricordarci che il nostro modello è solo Lui, ogni altra affezione deve fare spazio a Lui, e deve essere messa a confronto con questo amore, nella certezza che in questo modo contribuiamo a generare il Regno che ha avuto inizio nell'avvento di Gesù e che continua nelle nostre azioni di ogni giorno.

     Come vedete tutto è particolarmente lineare e immediato, certo poi subentrano i distinguo e i personalismi e allora inizi il tran tran dell'inseguire i desideri, il perseguire gusti personali, il cercare diversità assortite, il caratterizzare con il proprium ciò che in Gesù è universale. Semplificando, anche tra noi cristiani, non mancano a me piace di più questo e non quello, io voglio altrimenti no, io non voglio vedere nessuno e via a seguire, insomma la casistica spesso è fatta più sulla diversificazione che non sulla comunione di intenti. E allora, in questi casi come si procede? Tutto molto semplice, si accoglie tutti anche quelli con limiti di comprensione molto vistosi, si prega di più, cominciando da chi ne ha più bisogno, si lavora di più anche per tamponare chi si sforza ma proprio non ce la fa.

     Insomma si fa il parroco, che si dedica con affetto alla comunità che gli è stata affidata senza cercare varianti affettive o disarticolazioni diversificate. Il parroco è la manifestazione testimoniale più immediata dell'Uomo della Croce, è l'uomo che nella comunità si fa carico di ogni fragilità, evita di scansare il lavoro pastorale, vive tutto e accoglie tutti con amore. Cerca di non distrarsi troppo da Gesù, nella cui esistenza non contemplava vacanze, ristori  o stanchezze, ma si è sempre dedicato con amore tutto a tutti. Certo sempre cercando e chiedendo la collaborazione affettuosa e generosa di quanti si sono resi disponibili a condividere le gioie e le fragilità della vita di ogni giorno. Insomma, che dire, buona Domenica a tutti ovunque voi siate.

8 ottobre - Intanto è arrivato l'autunno, in modo impetuoso e sereno. Il clima richiede il classico maglioncino sulle spalle, si indossano le scarpe più alte, ha piovuto per come avevamo desiderato donando ristoro alle piante che avevano tanta esigenza di dissetarsi. Insomma tutto procede per come ha stabilito il Signore, restando salve le scelte affidate agli uomini che ordinariamente gravitano in modo narcisistico, della serie: tutto ruota attorno a me.  Basti ascoltare le affermazioni dei candidati alle elezioni regionali, non ha perso nessuno, sono tutti soddisfatti dei risultati conseguiti, chiaramente nessuno parla di programmi o di obbiettivi per la crescita della regione, quello che conta è il proprio protagonismo. E poi dobbiamo ammettere che il lavoro per gli eletti è da ritenersi realizzato, e per i non eletti una presidenza non mancheranno di riceverla, tra le tante a disposizione. Per come pochi riescono ad affermare è stato sconfitto l'alto Tirreno cosentino, che resta politicamente assoggettato ai desiderata e agli umori dei grandi elettori della città.

     Anche se ci siamo abituati da tempo, dispiace pensare di non poter decidere nulla in proprio e di dipendere anche per le cose essenziali da altri, che certamente faranno fatica a mettere in primo piano questa parte della Calabria. Non mancheranno le carrellate, ma di fatti concreti orientati ad emancipare il territorio soprattutto sul piano sociale,  stenteremo a coglierne. Certo non deve essere difficile che dividendo si perde e che sommando si vince, la democrazia è anche questo, fare le analisi con maturità perché i progetti possano essere realizzabili, ma ciò che è immediato stenta ad essere compreso ed eccoci a guardare un film già visto altre volte, con l'aggiunta delle tante astensioni, che molti colgono come una vera novità invece di leggerla come la naturale conseguenza di un allontanamento della politica dal territorio, per cui i cittadini non si riconoscono in coloro che vengono indicati come loro delegati, rappresentanti delle loro istanze.

     A questo punto il rischio, ma sembra che non ci siano grandi alternative, rimane quello di guardare alla vita di comunità e di perdere di vista il territorio più ampio. Tutto è stato contrassegnato dalla presenza benedicente della Vergine del SS. Rosario che incoraggia alla speranza anche nelle situazioni di pericolo. Devo affermare che continuano in modo intenso le celebrazioni funebri, anche molto dolorose e partecipate. La nota positiva come sempre è il coinvolgimento dei bambini, dei ragazzi e dei giovani, che in modo chiassoso animano i cortili della parrocchia, donando gioia a tutti. Non dovremmo mai stancarci di ringraziarli per la loro esuberanza e la loro voglia di stare insieme. Buono il coinvolgimento delle Piccole Orme e di Sorgente di Gioia, più lento quello degli Angeli in Festa. I più grandi come sempre prendono le misure cercando di comprendere quali spazi recuperare per conseguire buoni risultati con minore partecipazione.

     Ritengo che al di là delle analisi che lascino il tempo che trovano, il problema è legato ancora una volta alle norme restrittive legate alla pandemia, che vietano di vivere in modo naturalmente gioioso lo stare insieme valorizzando la dinamica oratoriale. I profeti direbbero il Signore non tarderà a ricostruire Sion, per cui anche noi operiamo guardando con fiducia al futuro e alla speranza di poterci restituire alla gioiosità dei giochi e delle relazioni di fraternità affettuose. Tutto è ripartito con la serenità interiore degli animatori e dei responsabili, per cui non dobbiamo fare altro che attendere che i nuovi meccanismi vivano la loro dinamica di rodaggio per far esprimere al meglio la vita di fraternità. Nel frattempo ci siano goduti la gioia dei tanti battesimi che si sono accompagnati alle celebrazioni, creano un clima festoso che ha scosso quella patina di sofferenza che alcune volte caratterizza le nostre assemblee.

    Anche la Mensa San Giuseppe esprime con entusiasmo la gioia di essere al servizio degli altri, tutto scorre con serenità sia per la preparazione dei pasti che per l'accoglienza del dono. Insomma nella dedizione agli ultimi sembra che non manchi l'entusiasmo, tutto si svolge con la naturalezza di cogliere questi fratelli e queste sorelle come parte della propria famiglia. Il Signore deve darci sempre la gioia del dono di se stessi, Lui certamente corrisponderà al nostro desiderio di diventarlo, se glielo chiediamo con amore, lo viviamo con il cuore. 

1 ottobre - The day after ...  dal 27 settembre riesco a mettermi al computer solo questa sera. Che giornate sono? Molto belle, ricche di impegni e di incontri gioiosi, la ripresa delle attività catechistiche rigenera la vita della comunità e arricchisce in ordine alla gioia la dinamica comunitaria. certo non tutto è ancora possibile vivere con naturalezza, ma fatto con prudenza la gioia non viene meno nello stare insieme e nell'incontro con i catechisti. Come sempre dobbiamo conciliare le mille attività che fin da bambini coinvolgono i nostri figli, ma lentamente ne verremo fuori senza particolari danni. Tutto questo dicevo, arricchisce e dona luminosità alle già stabilizzare esperienze educative con i fuori quota. Insomma sembra che tutto proceda nel migliore dei modi. Se devo elevare un lamento verso il cielo è per il fatto che non piove da mesi e la terra soffre molto, è accaduto che spesso la pioggia lambisce i confini cittadini e preferisce andare oltre. Prima o poi il Signore mi ascolterà, nella speranza che tutto proceda in modo dolce e senza irruenza. Oggi contempliamo in Santa Teresa di Gesù Bambino la Piccola Via per conseguire la salvezza e per vivere la santità, non dobbiamo fare altro che perseguirla con semplicità e linearità, insomma tutto merita di essere vissuto e valorizzato, perché tutto quello che ci è donato di vivere è dono di Dio.

    Prima di tutto sono un dono di Dio le persone che il Signore ci mette accanto, nella loro crescita nel loro modo di vivere la gioia e nella disponibilità che esprimono a volerla condividere con gli altri. Come vedete è arrivato il 18° anche per Antonio, solo a osservarlo ci si rende conto di quanta incredibile maturità abita nel suo cuore e nella sua mente, una energia potenziale a esponenza imperscrutabile, se uno poi riesce a conoscerlo non può fare altro che ringraziare il Signore per averlo incontrato. Come tutti i giovani necessariamente anche lui è totalmente diverso dagli altri, e ci tiene anche ad esserlo, ma in questo caso oserei esprimere un giudizio positivo in ordine alla maturità con la quale guarda al suo protagonismo nella vita di ogni giorno. Non voglio aggiungere altro, anche perché a lui non piacerebbe, per cui auguri di cuore e sempre avanti con grande entusiasmo e con la gioia di esserci, di essere te stesso.

 

    Non si finisce mai di crescere. Le sisters of charity ne sono un esempio, della serie ogni tanto mi rilasso e leggo la presenza dei volontari che si dedicano con naturalezza e gioia al servizio della parrocchia in modo scherzoso. Perché si possano portare avanti tante iniziative è indispensabile il coinvolgimento e la dedizione di molte persone, che esprimo la gioia di servire gli altri con gratuità nelle tante attività che caratterizzano la nostra parrocchia: la preghiera comunitaria e l'adorazione personale radice dell'amore missionario, il servizio della catechesi e dell'evangelizzazione, l'attenzione agli ammalati, l'accoglienza dei giovani, il servizio alla mensa, la pulizia della chiesa, preparare la celebrazione, proclamare e cantare la gloria di Dio, la distribuzione degli alimenti alle famiglie, i tanti cammini formativi e aggregativi che rappresentano le colonne portanti della crescita cristiana, il coinvolgimento delle famiglie senza le quali non si va molto avanti. Ogni tanto mi ripasso le attività per evitare di trascurare qualcosa.

   

   Di fatto, portare avanti quotidianamente tutto questo, esige una dedizione affettuosa del parroco dalla mattina alla sera, dico il parroco in virtù del carisma della sintesi, ma è evidente che da soli non si va da nessuna parte, occorre aggiungere il dialogo spirituale, e via a seguire tutta la vita sacramentale, della serie vietato riposare e annoiarsi. Tutto deve essere vissuto per la gloria di Dio e nella gioia di vivere al Suo servizio. Magari non sempre ci si riesce, per cui capita, in alcune occasioni, che prevalga l'insoddisfazione, vedendo che nonostante gli sforzi vissuti con il cuore non sempre tutto procede con linearità. Spesso dobbiamo fare i conti con la vita di ogni giorno che orienta altrove tante energie e perfino la vita di comunità. Nessun disorientamento e abbattimento, basta leggersi all'interno delle tante forme di attività per comprendere come l'azione di Dio comunque aiuta a superare le difficoltà e incoraggia la speranza.

     La Piccola Via di Santa Teresina, chiede di dare il tempo anche alle cose che immediatamente potrebbero essere percepite come inutili, superficiali, un sorriso, una carezza, la gioia di un incontro,l'attenzione ai sofferenti, dare del tempo a chi ha bisogno di dialogare, di sfogarsi, ma soprattutto è importante non giudicare mai nessuno, semplicemente perché non conosciamo bene nessuno, forse neanche noi stessi. Per cui è importante vivere nella certezza che tutto è animato dalla Grazia di Dio, apre alla gioia di comprendersi dono per tutti, anche per coloro che non comprendono l'importanza del dono. Diciamo così, troppe persone hanno bisogno di sentirsi amati, per cui non dobbiamo mai stancarci di farlo con la dedizione del cuore, in questo magari si arriva stanchi alla fine di una giornata, ma il Signore dona subito il pieno, per cui si è sempre pronti a ricominciare. L'amore nel SIgnore non si esaurisce mai.

20 settembre – Ne farei a meno per la stanchezza che si è accompagnata alla giornata di oggi, ma anche comunicare è un impegno di evangelizzazione per cui avverto l'esigenza di viverlo, come sempre con gioia e semplicità. Necessariamente e inattesa al momento della esposizione delle foto, la morte violenta del nostro fratello Francesco, con tutto ciò che questo inspiegabile gesto ha determinato nella vita dei propri cari. Ma la vita ci presenta queste situazioni, alle quali non ci si  abitua mai; ma che ormai, nei mille modi possibili, fanno parte del vissuto del nostro tempo. Per questo straordinariamente la Chiesa resta aperta tutta la notte, sotto la tutela dei Carabinieri che vegliano per il loro commilitone. La giornata era iniziata nel migliore dei modi, caratterizzata dai mille colori e schiamazzi dei ragazzi che hanno ripreso il loro percorso scolastico. Quest'anno godiamo anche della presenza dei pargoli più piccoli, le scuole materne per cui molti genitori seguivano attraverso le sbarre i primi passi dei loro figli, necessariamente non sono mancanti i pianti anche ad un certo livello di sonorità, d'altra parte è risaputo che i bambini sanno come farsi sentire. Una scena assolutamente innovativa, è stata quella di una classe che ha iniziato il suo anno scolastico al Parco degli Angeli, non male in ordine alla creatività e alla gioia di destreggiarsi con grande rispetto in mezzo alla natura.

    Diciamo che questi ambienti nati per venire incontro al dolore dimenticato di tante famiglie della comunità, diventa sempre più con naturalezza, il luogo di incontro per fare festa e di svago di tanti pargoletti, ammettiamoli alcuni sono veramente guerrieri della categoria dei guastatori, ma la vita è bella perché è varia e dobbiamo accettare anche coloro che stentano a comprendere l'impegno del rispetto verso gli ambienti naturali. Le conseguenze sono ampiamente visibile sui tanti giochi che comunque resistono alle intemperanze dei pargoletti. Come spesso mi sento ripetere dovrebbero essere più attenti i genitori, ma i ragazzi li portano qui proprio perché loro possano stare spensierati. Insomma che ci sia libertà nel valorizzare le energie inespresse. Che dire la vocazione alla sopportazione non è per tutti, ma i sacerdoti la devono imparare in tempi brevi altrimenti non si va molto avanti. Alcune volte mi rendo conto che anche i nani non sopportano più di tanto le moine fatte attorno a Biancaneve, ma anche loro devono fare buon viso a cattivo gioco, della serie mal comune mezzo gaudio. Non, Gesù bambino se la vive beata la sua natività, fino ad oggi ha subito solo un furto di legname tre anni fa, ma dopo di allora tutto procede in modo ordinato e composto.

     Ci ricorda sempre che ogni cosa nasce dalle cose piccole, umanamente inutili, come sempre è necessario lo stupore dei bambini per cogliere la grandezza dell'amore che Dio nutre nei nostri confronti. Quello che si stupisce di più nel vedere tutti questi bambini che vanno verso la scuole è proprio lui, anche se Luca avrebbe scritto che era la mamma a stupirsi di ogni cosa. Altri tempi altre sensibilità, altri obbiettivi.  Voi mi chiederete ma perché Gesù si stupirebbe? Semplice, perché nei vangeli si afferma che tutti andavano verso di Lui, mentre in questo contesto Gesù deve solo vedere che gli passano davanti, perché tutti vanno oltre. Certo qualcuno si fera e fa delle domande ai propri genitori, ma non chiedetemi delle risposte che ricevono, farei fatica a trasmettervele. Nel frattempo la parrocchia va riprendendo i suoi ritmi ordinari, per cui abbiamo alcune scene celebrative. il primo anno di sacerdozio di Don Francesco nella sua gioiosa beatitudine giovanile, le rose che voglio sentirsi osservate e valorizzare per la loro bellezza.

     Ancora abbiamo i Talent&Art che avvertono l'esigenza di sentirsi presenti per vitalizzare la comunità nella gioia di trasmettere l'amore che li fa incontrare. Certo ci sono anche incontri più impegnativi e programmatici, con i Catechisti, con gli operatori della Mensa San Giuseppe, con quelli della Caritas, domani iniziamo la Formazione Biblica, ma in questi casi nessuno fa foto per cui ci si deve accontentare dei momenti gioiosi e goliardici. In realtà abbiamo anche momenti bellissimi di dialogo spirituale, di preghiera e di confronto pastorale, per non parlare dei tanti volontari che spendono con impegno il loro tempo al servizio dei più abbandonati della comunità. Ma di tutto questo nessuna immagine è possibile, semplicemente dobbiamo avvertire il pensiero di cuori che ci amano, si cercano e si donano. Che dire ho resistito abbastanza, per cui non posso che augurare buona notte a tutti.

11 settembre – Decisamente siamo entrati nel clima settembrino che consiglia prudenza nel vestire e incoraggia a guardare con più fiducia al clima piovigginoso vera manna per la campagna. Insomma chi ama la terra può stare più sereno, perché il Signore benedice, oltretutto in modo giusto e paziente con perseveranza, il clima generale è abbastanza autunnale, insomma umido. È finito il grande caldo. La natura esige il suo tempo, nulla accade in fretta, diciamolo pure su questo atteggiamento, io e la natura non andiamo molto d’accordo. Ma al di là della mia frettolosità tutto va gemmando, il che significa che tutto prosegue per come il Signore dona.  

     Dopo le informazioni meteo che ritengo siano davanti agli occhi di tutti, non posso che comunicare la ripresa delle tante attività parrocchiali. Dopo una lunga fase di riflessione e di preghiera, insomma adesso l’elefante si rimette in movimento, in modo lento ma articolato per cui ritengo che sarà un anno che vivremo con più serenità e continuità, rispetto agli altri due precedenti. Dopo l’incontro con il Consiglio Pastorale, e quello con i Catechisti, ancora prima avevamo avuto l’incontro con il Direttivo dell’ANSPI, e quello programmatico per le attività nelle parrocchie cittadine dei Talent&Art, oggi ho avuto l’incontro con i Ministri Straordinari della Comunione per incoraggiarli a una preghiera più intensa a sostegno degli ammalati e le persone sole.

     Guardando avanti Domenica prossima abbiamo la programmazione con i volontari della Mensa Caritas, quindi la distribuzione degli alimenti alle famiglie, il Consiglio di Azione cattolica, La Comunità Capi per gli scout. Ancora di là da venire il lavoro con le Famiglie e quello con i Focolarini, mentre continua con umiltà e continuità quello della Preghiera, del Coro e quello delle Pulizie. In settimana proviamo a riprendere con la formazione biblica. Insomma si procede per come il Signore dona di poter vivere. Questo è il nostro microcosmo, insomma gli ambienti nei quali possiamo esprimere un protagonismo spirituale, che diventa gradualmente crescita sociale e attenzione alle persone in particolare agli ultimi e ai sofferenti.

     Per quanto concerne la realtà più ampia, vi sarete accorti che dai social secondo uno stile tutto occidentale di attenzione ai problemi del mondo, sono spariti il dramma dell'Afganistan, come le altre marginalità del mondo. Per cui oltre all’angoscia di dover sopportare ogni giorno, più volte al giorno le statistiche sulla pandemia, siamo sommersi dai messaggi politici, stile campagna elettorale permanente, anche molto ripetitivi e contraddittori, che generano disaffezione all’impegno per la costruzione della società. Insomma ognuno porta avanti se stesso incurante del bene comune e del coinvolgimento dei cittadini. Lo stile è quello del delirio di onnipotenza, della serie nessuno è più bravo di me, e posso fare anche da solo senza nessuno.

     Mentre il Santo Padre ci incoraggia alla sinodalità, che poi significa camminare insieme, collaborare per costruire la gioia della vita di fraternità, ma è ormai evidente a tutti che il mondo politico e quello ecclesiale dialogano raramente, e vivono staccati gli uni dagli altri, negli stessi ambienti sociali. Ritengo sia importante sottolineare sempre la preziosità della disponibilità dei laici, senza i quali la vita pastorale della comunità di potrebbe arenare. Oggi pomeriggio, ho ricevuto anche un messaggio da parte di Madre Filomena e Suor Ernestine, che ringraziano la comunità per tutti ciò che il Signore ha dato loro modo di vivere in mezzo a noi. La loro partenza ha rattristato molti fedeli che si erano affezionati alla loro gioiosità tutta africana di testimoniare la fede. Abbiamo ancora negli alberghi, la presenza di un buon numero di turisti che continuano ad affollare la nostra Chiesa, come sempre donano una buona testimonianza di fede.

     Come parrocchia, per continuare a dialogare con un territorio peraltro socialmente molto complesso, abbiamo l’esigenza di avere più battezzati disponibili all’impegno attivo dell’evangelizzazione, nelle sue varie forme di impegno ecclesiale. Salvo restando la bontà, l’affetto verso la comunità e la generosità di coloro che vivono da molti anni con grande dedizione la loro testimonianza. Comprendiamo tutti bene che la vita parrocchiale comporta anche stanchezza e bisogno di ricambio. Non è facile coinvolgere altri, soprattutto in questa fase di crisi relazionale, spesso ho avuto modo di affermare che il distanziamento diventa sempre più frequentemente allontanamento, ma proprio per questo dobbiamo pregare. Ci guida la certezza che dove non arriviamo noi, con il nostro impegno e la nostra testimonianza, certamente ci riuscirà il Signore.

    Insomma come sempre dobbiamo avere coraggio e vivere la gioia di essere al servizio degli altri. Ognuna dona ciò che gli appartiene come carisma avendo la certezza di contribuire nel proprio piccolo, o anche in grande a secondo dei punti di vista,  a costruire la speranza, cominciando dal mondo dei nostri figli, che hanno tanto bisogno di guardare con fiducia al futuro. Voi siete il loro riferimento più sicuro e autentico, perché loro continuino con entusiasmo a valorizzare le loro enormi potenzialità. Non è una impresa da poco, ne avete oltretutto la gestione in esclusiva, sono troppo belli e anche troppo forti, insomma la loro presenza è la nostra gioia. Buona serata e Auguri.

7 settembre - Oggi siamo chiamati a guardare con più attenzione alla vita della comunità con tutto ciò che comporta il dono di se per gli altri, nelle tante energie che il Signore dona e che, se condivisi con gioia, diventano ricchezza e voglia di vivere per tutti. Tutto questo nasce dal silenzio che alcune volte si accompagna alla vita della persona, spesso capita di fronte a problemi inattesi, altre volte semplicemente si tratta di fare delle scelte esistenziali, altre volte è una scelta orientata al discernimento. Quello che è sicuro, è che il silenzio è parte integrante del nostro essere persone aperte alla fede e alla ricerca del progetto che Dio ha su di noi. Anche per questo non è male trovare ogni giorno uno spazio di solitudine e di intimità con Dio. Alcune volte, questo modo di parlare, può generare disorientamento, come se dovessimo snaturalizzare la nostra vita, mentre si tratta semplicemente di appropriarsene in modo più intenso e maturo.

     Significa cercarsi, tra le tante distrazioni e problemi, veri o presunti che siano, che si accompagnano alla nostra giornata, ma significa anche dare più spazio agli altri, nel senso vero di ascoltare e di elaborare pensieri per interagire, per sostenere con l'esperienza della propria vita quanto l'altro va comunicando, senza avere l'ansia di controbattere per affermare se stessi, ma semplicemente provare la gioia di aver condiviso dei momenti di fraternità e di gioia, con l'atteggiamento semplice di essersi messi in ascolto anche con il cuore di quanto l'altro avvertiva l'esigenza di comunicare. Molta gente avverte l'esigenza di svuotare il proprio carico di difficoltà, di problemi esistenziali, ma non sempre trova interlocutori disponibili all'ascolto, altre volte si corre il rischio di trovare chi specula sulle proprie fragilità, generando dipendenza e/o orientamenti deviati.

     Ma allora? Proprio per questo è importante avere la forza del discernimento, la nostra è una società complessa e per alcuni aspetti orientata alla confusione valoriale, in tutto questo la missione della chiesa e di ogni battezzato rimane sempre quella di essere un riferimento sicuro, nell'impegno di educare alla trasmissione di valori che certamente non sono di moda oggi, ma aiutano a vivere con più serenità e incoraggiano a guardare avanti con serenità, oltre la propria stessa vita. Questo non significa svilire se stessi, le proprie aspirazioni, ma semplicemente dare ad essi dei contenuti più profondi che non cambiano a secondo delle stagioni o delle amicizie, sono i contenuti che derivano dalla fede in Gesù e sono orientati alla vita eterna che Lui ci ha donato con la Sua morte e con la Sua resurrezione. Però tutto questo, non è esplicitato in atteggiamenti di vita automatici, ma ha bisogno di essere elaborato e sostenuto con l'impegno spirituale.

     Ed è così che ci restituiamo alla vita di preghiera e del silenzio orante. Questo è un atteggiamento che apre al sostegno verso tutti e alla solidarietà universale, nella maturità dell'ascolto impariamo a sentire le voci più lontane e cogliamo la bellezza di percepirle parte di noi. Nella preghiera non siamo mai soli e, guardandoci attorno interiormente, ci rendiamo conto di quanti fratelli e sorelle si sentono aiutati da noi. Nella preghiera non c'è differenza di età, di razza, di problemi e via a seguire, ma semplicemente intensità comunionale, insomma ciascuno è parte dell'altro e viceversa io sono frammentato in chiave universale al punto da non riuscire a comprendermi, a cogliere pienamente me stesso se noi leggendomi in questa relazione di fraternità cosmica che ingloba ogni più piccolo atomo di tutto ciò che esiste ed esisterà per sempre e io con esso.

     Tutto questo è un dono inenarrabile che il Signore ci ha fatto, non si riesce a trasmetterlo parlandone ma semplicemente facendone esperienza. Ancora di più io riesco a farne esperienza, immergendomi totalmente nell'altro comprendendo la sua vita intensamente inserita nella mia. Tutto deve essere condiviso e compreso nella dinamica dell'amore che nulla chiede e tutto dona. Questa capacità di essere se stesso nell'altro non alimenta nostalgie di se, ne senso di smarrimento, ma incoraggia sempre a operare più intensamente avendo la certezza che in questo modo si cresce nella comprensione di se stessi e nella maturità di cogliere la preziosità dell'altro. Coraggio, si tratta di avere il coraggio di partire in modo sempre nuovo, ciascuno di noi è capace di novità ogni giorno. Forse è tempo di scoprire meglio queste potenzialità che il Signore ci ha affidato e che non sempre riusciamo a far vivere in noi e nella relazione con gli altri.

4 settembre – Le favole come vi ho già detto in altre occasioni, iniziavano con un c'era un volta... In questa occasione non posso che iniziare con: c'era una volta l'estate. Questa notte il Signore ci ha donato le prime gocce d'acqua, per ristorare la terra e le piante, in modo che tutto sia rigenerato e orientato alla vita nuova dell'autunno. Ritengo sia inutile parlare del ritorno a casa dei tanti fratelli e sorelle che hanno condiviso on noi questo periodo, non parlo di turisti per evitare confusione relazionale e aggiunte redazionali anche negative. Insomma ci si prepara a riprendere in modo più sistematico gli impegni pastorali che il Signore ci chiede di portare avanti con continuità, con prudenza e con grande umiltà. I tempi che ci sono aperti in prospettiva e nei quali ci inseriamo non sono quelli dell'euforia, ma devono essere contrassegnati dall'ascolto, dalla vigilanza e dalla riflessione. Non penso che siano tempi nei quali fare delle conclusioni, dobbiamo solo camminare con prudenza evitando di farci del male, anche perché il Signore non gradirebbe errori di superficialità pastorali. Diciamola tutta, Lui avendo coscienza di essere Figlio di Dio, non sempre era prudente, ma a noi raccomanda di esserlo. Anche l'incontro del Consiglio Pastorale servirà a orientare in questo senso la ripresa delle attività parrocchiali.

      Tutto questo ritengo sia espresso bene nelle foto che vi propongo. Intanto l'incontro inenarrabile della gioia vissuta, anche se per poche ore, con Carmela e con i suoi familiari in quel di Pontelandolfo. Lei rappresenta ancora un punto di riferimento per la gioia e semplicità attiva con la quale ha sempre operato nella parrocchia, anche se la vita le chiede di vivere geograficamente molto lontano da noi, però il cuore, come tutti sappiamo, non subisce le lontananze ma esprime sempre la bellezza e la gioia dell'incontro affettuoso e del pensiero. Poiché è inenarrabile evito di raccontarvelo, il viaggio è servito anche a rileggermi tante pagine di storia non sempre conosciute toponomasticamente ma culturalmente si, Pirro e i suoi elefanti contro i romani, le guerre e la civiltà dei sanniti, il risorgimento e le sue tragedie storicamente nascoste, insomma un territorio ricco di storia e di memoria, oltre che di bellezze paesagistiche e poi, la classica ciliegina sulla torta, c'è Carmela, il che è tutto dire. Insomma sono quelle cose che si fanno una volta nella vita.

     Passo alla secondo che celebra ancora un compleanno della squadra dei custodi, gruppo rigorosamente maschile per tradizione e per origine al servizio del Parco degli Angeli, ormai rituale acquisito di relazione comunitaria semplice e costruttiva, questa volta  auguri ad Antonio. Il bocciolo invece ritengo abbia pensato che questo era il tempo giusto di emergere e di rendersi visibile, visto che l'aria si è rinfrescata deve aver maturato la coscienza di poter durare un po' di più, auguri anche a lui. Settembre è una benedizione per tutti, soprattutto per i fiori. Poi abbiamo le attività del Reparto, i ragazzi sono sempre alle prese con l'esplorazione del territorio e nel mettere alla prova le proprie competenze tecniche. Rapporto di rispetto con la natura vincolante e bello da ricordare. Merita un appunto anche l'incontro programmatico per i Talent&Art che rivisiteranno la loro vita percorrendo il territorio di Scalea, purtroppo non ho immagini da mostrare che comunque certamente avrebbero certamente suscitato il vostro stupore.

 



 

Via Luigi Sturzo, 54  -  87029 Scalea - Cs 

tel/fax 0985/920078

Contatore visite