Parrocchia San Giuseppe Lavoratore - Scalea

 

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Diario di Viaggio

27 maggio - Una scena molto particolare che appartiene al mondo dei bambini, alle emozioni che solo loro riescono a vivere e a trasmettere, quando riescono a vivere da bambini. E' lunedì sera, siamo al Parco degli Angeli, ormai è quasi buio, oltre me erano rimasti una mamma e una bambina ritengo di circa tre anni, i suoi amichetti erano andati via già da un po'. La mamma insisteva nel tornare a casa e la figlia non ne voleva sapere, finché ad un certo punto ha deciso di ascoltare la mamma, però parlando ad alta voce ha detto che doveva salutare Biancaneve e sette nani. Per cui è andata ad abbracciare Biancaneve e poi ad uno ad uno mentre la mamma le diceva i nomi, lei ha voluto baciarli tutti e sette, anche quello che era scappato all'estero ed è tornato totalmente trasformato. Rimangono scene un po' anomale per il nostro tempo, totalmente dominato dalla tecnologia, però aiutano a comprendere come nel cuore dei nostri bambini continua ad albergare un modo fiabesco di leggersi nella realtà, che è anche bello ammirare e per alcuni aspetti imparare ad imitare.

     Insomma i bambini sono un dono esclusivo per vitalizzare la speranza dell'emozione. Per come vi dicevo Domenica sera, abbiamo bisogno di maggiore entusiasmo nella fede e di un rinnovato amore per la comunità. Non so se riesco a farmi comprendere, però almeno ci provo. Erano i due slogan della missione Uniti in Cristo e Donate voi stessi, per come io leggo la vita di comunità è come se questo impegno fosse stato appiattito, non tanto nel cuore degli Ultras che ritengo ancora vivono una generale dedizione per la vitalità della parrocchia, ma per quella partecipazione popolare che deve essere incoraggiata a riprendere con linearità la gioia di essere comunità parrocchiale. Entusiasmo della fede appartiene non a chi ritiene di aver acquisito una sua stabilità nell'incontro e nella relazione con Dio quanto a coloro che avvertono via l'esigenza di renderlo presente a tutti coloro che camminano a tentoni, non è tanto un guardare a se stessi quanto un andare verso l'altro che mi è accanto in famiglia, nel condominio, nel quartiere.

     Su questo andare a me sembra che ancora si stenta a innestare la marcia giusta, insomma si deve ripartire, ma ancora si fa fatica. Certamente molto è determinato dall'incertezza generale che alberga nella realtà sociale, ma non so' se possiamo permetterci tempi lunghi di ripresa dal punto di vista spirituale, semplicemente perché l'Avversario, opera instancabilmente e genera sfiducia, relazioni conflittuali, poca disponibilità alla vita di preghiera e via seguire con tutto  ciò che questo genera, a cominciare dalle relazioni di rispetto verso gli altri per arrivare alla comprensione del valore della persona come manifestazione della presenza di Dio. L'entusiasmo della fede genera passione, amore verso l'altro e incoraggia a leggerlo parte integrante della propria vita. Come dire meglio, non aspetto che l'altro mi cerchi, sono io a cercarlo con affetto e dedizione non mia personale, ma con quella passione che mi deriva dalla fede cristiana è devo cogliere come un dono dello Spirito Santo. Non è per me, ma è per gli altri.

     L'amore per la comunità, ritengo sia l'anello più fragile per la nostra parrocchia. Ho già detto tante volte che è una comunità trapiantata, per cui mancano sostanzialmente i legami basilari delle relazioni affettive parentali, per cui necessariamente molto del nostro stare insieme è legato esclusivamente alla vita di fede nella comunità. Insomma si entra in parrocchia da estranei e si deve operare l'azione che ci trasforma nella realtà di percepirsi fratelli in Cristo. Anche questa azione esige una sequenza di atteggiamenti e di impegni che in questi mesi non è stato possibile vivere, per cui necessariamente la gioiosità dei legami in Cristo si sono affievoliti. Occorre anche riflettere che allo stato attuale non è ipotizzabile darsi dei tempi per la ripresa dei ritmi naturali della comunità, ecco perché sarebbe necessario che ciascuno si ingegni per creare occasioni innovative, altrimenti ricucire a lungo andare diventa sempre più complesso e aggiungerei con l'esigenza di tempi più lunghi per il recupero del livello dal quale si era partiti.

     Lo so', voi mi direte che avete problemi esistenziali da affrontare, ai quali pensare e per qualche aspetto anche da risolvere, ma che volete ognuno ha i suoi problemi, i miei sono legati alla vita di comunità, anche perché vivo da solo, per cui la mia famiglia siete voi, e quando la famiglia non si ricompone negli appuntamenti che le sono propri, io non posso vivere sereno, in attesa dei tempi lunghi che possono essere necessari o che più semplicemente ci sono richiesti. Certo non è facile passare da uno stile di comunità programmatica a una dinamica carismatica, ma proprio questo oggi siamo chiamati a vivere. Lo dico a voi ma in realtà me lo ripeto continuamente, nel vano tentativo di convincermi nell'orientare in modo diverso la dinamica pastorale. L'amore per la comunità deve generare entusiasmi sempre nuovi capaci di generare passione verso l'altro, nella tensione a fare in modo che ogni fratello  o sorella si senta cercato e amato. Per la nostra parrocchia, è un po' più difficile che non altrove, ma proprio questo occorre amare, amare, amare.

     Un altro aspetto che vado sperimentando, anche se con difficoltà, è che in questa fase è necessario semplicemente pregare, senza guardare troppo ai risultati, senza guardare alla partecipazione dei fedeli, si correrebbe il rischio di restare delusi ed è importante che questo non accada.  E' importante cercare conforto nell'amicizia con il Signore, cercare l'intimità con Dio e non tanto guardare a come gli altri corrispondono alle sollecitazioni. Anche per questo è importante vivere le liturgie in modo lineare, composto, senza troppi artifizi liturgici che correrebbero il rischio di distrarre dall'essenziale che è il sentirsi amati da Dio e amare in nome di Dio. Questo permette di vivere con grande entusiasmo anche la solitudine, nella certezza mai sopita di quanto Gesù ci ha promesso: io non vi lascerò mai soli. A tutto questo occorrerebbe aggiungere la pressione del mondo, per come Gesù sollecita nella liturgia. Le tribolazioni del mondo sono il vuoto amministrativo in un momento importante per la nostra città, e la ripresa economica che dobbiamo sostenere e incoraggiare. Preghiamo, speriamo, amiamo. 

25 maggio - Il giorno dopo, qualche riflessione meditata sulla ripresa delle celebrazioni con la partecipazione della comunità. Al di là delle mie impressioni, che necessariamente preferisco mantenere ancora riservata per qualche anno, ciò che ritengo si possa cogliere come nota positiva in assoluto è la voglia di protagonismo vissuto con serenità e con gioia di Jacopo e di Aurora, che hanno animato per come era stato loro chiesto la liturgia Con le Piccole Orme. Una dedizione esemplare che è andata molto oltre ciò che hanno inteso vivere, insomma dobbiamo ringraziare il Signore per queste presenze così serenamente disponibili, con una maturità difficile da cogliere alla loro età. Ho voluto comunicarlo semplicemente perché è importante che nessuno si senta trascurato, sopratutto quando vive le prime esperienze in autonomia, sono le più significative ed è bene valorizzarle. Grazie ancora per la vostra dedizione. I ragazzi mi sono sembrati molto bloccati, per il loro primo ritorno in parrocchia.

     E' stato bello vederli, ma sarebbe stato bello poterli liberare di più nel loro modo ordinario di comunicare, ma purtroppo in questa fase non ci è concesso. Ci siamo guardati negli occhi, Don Francesco ha cercato di coinvolgerli attivamente, hanno anche accennato uno sblocco nel canto animato, questo è quanto il Signore ci ha donato di vivere. Fu sera e fu mattino, primo appuntamento con i gruppi, positivo. Nel frattempo non mancano gli impegni per organizzare la vita della comunità e anche la gioia degli appuntamenti legati alla vita personale, nella foto l'incontro gioioso del team per il compleanno e l'onomastico di Rita. Molto positivo anche il momento organizzazione del servizio d'ordine in parrocchia per queste Domeniche, tutti presenti i convocati, in realtà ne manca uno, ma non sempre gli invitati corrispondono alle attese. E' stato un incontro interattivo, che è seguito a quello con gli animatori e i catechisti, insomma evitiamo di impigrirci eccessivamente. Come dire, si varia nel servizio, aggiungendo iniziative pastorali alla nota stabile  della carità.

     La prova del nove, dal punto di vista organizzativo è stata Domenica. Diciamo che tutto si è svolto con serenità, insomma troppe preoccupazioni, la gente è cosciente del tempo che viviamo e si comporta di conseguenza. La partecipazione alle celebrazioni è moderata, ma soprattutto è composta, al punto che non c'è bisogno fare interventi. Anche alle esequie della cara Anna,  le persone hanno valutano l'opportunità di entrare o di restare fuori, vivendo sia all'interno che all'esterno della Chiesa tutto con maturità. Il servizio è stato svolto con maturità in modo puntuale. Insomma possiamo guardare avanti con fiducia e serenità. Anche la liturgia al Parco ha visto un coinvolgimento positivo in sincero spirito di preghiera. Certo non è facile leggere la comunità dei credenti dovendo velare il viso con le mascherine, mantenere le distanze di almeno un metro gli uni dagli altri, però almeno stiamo insieme con Gesù, il resto ritengo che verrà gradualmente in seguito, nella speranza che tutto proceda per il bene.

    Sono giorni che scorrono nel clima primaverile, con la natura che esprime al meglio le sue potenzialità, gli uccelli sono uno spettacolo e nello spettacolo la novità della presenza delle rondini, che da qualche tempo non volteggiavano più da queste parti. A tutto questo non posso che aggiungere al naturalezza dei giovani che si cercano e si organizzano per stare insieme, in realtà senza troppe distanze tra loro e con grande disinvoltura, come è nel loro stile, ma almeno rimuovono il silenzio assordante delle settimane precedenti. Anche la società gradualmente si scuote dalla paura e, una dopo l'altra riaprono le tante attività commerciali, nella speranza che tutto possa concorrere a vitalizzare la nostra città. Cerchiamo di essere attenti, osservare, incoraggiare, dare fiducia, questo ci compete. Il resto ritengo verrà se ci si relazionerà rispettandoci nei ruoli e nelle competenza, senza cedere alla tentazione di approfittare dell'altro nei suoi bisogni.

     Insomma come sempre è importante maturare un grande rispetto della persone, semplicemente perché ogni persona merita di essere rispettata. Adesso mi sono ricordato che volevo approfondire quanto ho sottolineato ieri sera sui temi: l'entusiasmo nella fede e l'amore verso la comunità. Magari ve ne parlo domani, per oggi va bene così. Voglio anche ringraziare una carissima amica di altri tempi, non dico il nome altrimenti mi rimprovera, che oggi è venuta a trovarmi, donandomi qualche momento di gioia e di ricordi condivisi. Generalmente non do' molta importanza, in realtà sono sempre felice quando mi rileggo nei tempi che furono, soprattutto quando continuano anche se in modo diversifica ai nostri giorni. Insomma si precede affidati totalmente al Signore, confidenti nella vita di comunità e zelanti nella vita di carità.

22 maggio - Che dire, per la prima volta dopo molto tempo, Santa Rita mi ha donato di respirare aria di parrocchia. A parte la mascherina, il resto incoraggiava a leggere la gioia della vita di comunità, dobbiamo ascrivere ai meriti di Santa Rita questa possibilità che ci è stata donata, attorno all'altare con la gioia di condividere le rose a lei donate. Tutto con grande ordine e correttezza relazionale, diciamo che la comunità vive con rispetto gli orientamenti che ci sono richiesti. E nell'incontro orientato a coordinare il servizio d'ordine con gli adolescenti e i giovani, per alcuni aspetti, anche la vitalità della comunità parrocchiale. Insomma volti sorridenti, per alcuni aspetti atteggiamenti spontanei e gioiosi, per sottogruppi è emersa anche la voglia di stare insieme più a lungo. Che dire qualche difficoltà relazionale va accentuandosi, il che non è bene, ma appartiene ai limiti della crescita spirituale  e all'amore per la vita comunitaria.

     Ma su questo dobbiamo darci il tempo necessario per la ripresa ordinaria delle attività, viviamo ancora di flash e volevo solo comunicarvi che oggi è stato abbastanza illuminante, anzi per essere più precisi il più illuminate da molto tempo, per cui non posso che ringraziare Dio per avermi donato di poterlo vivere con voi. Intanto ci si prepara alla Domenica, la festa della comunità da vivere in modo totalmente nuovo ma non per questo sarà meno bella. Sento di potervi dire già adesso che certamente sarà bellissima. Intanto oggi abbiamo preparato per issare la Croce accanto alla Roccia del Consiglio, d per caratterizzarla meglio come Altare nel Parco degli Angeli. Per come è previsto, domani mattina la isseremo, quale segno visibile  dell'amore di Cristo che deve caratterizzare,o almeno orientare il nostro stare insieme.

    In realtà, mi rendo conto di non riuscire ad esprimere i sentimenti di gioia che ho avuto modo di vivere, ma sono contento di averli vissuti, poi diciamolo pure, alcuni sentimenti sono personale, sono legati alla maturità spirituale, alle emozioni dell'attesa, alla novità che si percepisce, insomma è un problema di innamoramento personale per la vita pastorale, e non sempre si possono comunicare. E' stata una giornata veramente luminosa, domani lo sarà ancora di più, perché avremo maggiori motivi per ringraziare il dono del Signore e comprendere la grande opportunità che Lui ci dona di sperimentare. Certo questo dobbiamo sempre ripetercelo è tutto dono del Signore, solo questo ci permette di vivere nella dedizione verso gli altri e di cogliere la bellezza delle relazioni di fraternità.

19 maggio - Come dicevo ieri sera è importante anche comunicare qualche emozione che si accompagna al graduale, ma costante incontro con i parrocchiani, sono sostanzialmente incontri contratti, quasi in nulla sporadici, ma sono gli incontri che in questo periodo il Signore dona di vivere e per i quali dobbiamo ringraziarlo. Durante questi lunghi giorni di solitudine ho avuto modo di riflettere sulla preziosità della vita di comunità, e in che cosa il Presbitero corrisponde alla sua vocazione di pastore senza poter avvicinare, relazionarsi con l gregge a lui affidato. Ritengo di non affermare nulla di particolarmente nuovo dicendo che il virus ci ha donato di sperimentare un altro tipo di vocazione, che in qualche modo abbiamo anche esercitato con passione, ma che in nulla coincideva con la dedizione connaturale al mio servizio sacerdotale. Ancora adesso sono cosciente che i tempi del recupero della vita di comunità, nel senso pieno del termine, saranno ancora lunghi, non sarà facile stanare dal cuore la paura dell'incontro con l'altro, ma ritengo sia ancora più complesso restituire alla vita di comunità la gioia dell'incontro pieno con il Signore.

     La parrocchia è il cuore della città, è nella parrocchia il cuore che rende vive le membra sono coloro che, in comunione con la Chiesa, si pongono con umiltà e dedizione al servizio degli altri. Una disponibilità spesso semplice e nascosta, ma assolutamente preziosa perché la comunità esprima pienamente la propria vocazione di essere manifestazione dell'amore con cui Dio ci ama. Per rispettare gli orientamenti per la tutela della salute siamo stati invitati ad abbandonare lo zelo pastorale e cercare di cogliere il bene della tutela della vita come il bene sul quale investire ogni energia. Adesso lentamente ci stiamo restituendo alle relazioni di comunità. Ritengo che non sia ozioso restituire alla parola comunità il senso che gli è proprio, cioè la presenza di Cristo in mezzo all'umanità, che è molto diverso dal celebrare delle liturgie, o ancora percepirsi migliori degli altri in virtù di una particolare dedizione a questo o a quel servizio pastorale. Il Signore ci deve dare forza, il resto è affidato al nostro amore per la parrocchia, che poi diventa gratuità, dono di Dio per tutti coloro che hanno bisogno di sentirsi amati, cercati, preziosi agli occhi di Dio e ai nostri occhi.

     La parrocchia è questo insieme di persone che si sentono visitate dall'amore di Dio e avvertono pregnante l'esigenza di donare amore, perché semplicemente io mi sento amato. Come potete comprendere non è un problema di protagonismo personale, ma semplicemente come restituire la signoria della mia vita a Dio. Come fare in modo che Lui riesca ad esprimersi, nonostante e attraverso i miei limiti e le mie frammentazioni spirituali e affettive. In questi casi semplicemente occorre camminare con pazienza e con gioia incontro a Lui in compagnia dei fratelli e delle sorelle che mi pone accanto, certo fare tutto questo igienizzandosi continuamente le mani, indossando guanti, mascherine protettive non è il top per generare relazioni di fraternità, ma è quello che ci viene concesso pere tentare di reimpostare qualcosa che possa somigliare alla vita di comunione in Cristo. So bene, che anche prima della pandemia non è che le cose fossero vissute in modo idilliaco, ma almeno si poteva incoraggiare a fare gesti di relazione naturali, adesso tutto è legato agli sguardi e al cuore. Necessariamente per come l'altro riesce a leggerli con la propria maturità spirituale.

     Una parola ritengo sia importante spenderla anche in riferimento alla vita di carità della parrocchia. La carità è il cuore della vita cristiana, intendendo con questa parola tutto il bene che una comunità riesce ad esprimere per sostenere le marginalità che abitano accanto a noi. Ormai dovreste sapere bene che la nostra comunità ha due ambienti che si dedicano a questo servizio insostituibile, il Centro di Ascolto Una Mano Amica e La Mensa di San Giuseppe, sono strutture preziose animate da volontari che a vario livello si dedicano con grande affetto, per come è loro possibile, alle marginalità. Questo lo dico, perché la Caritas non è un problema di pacchi da distribuire, ma di cuori che amano e si dedicano, per come è possibile, gratuitamente al servizio degli altri. Insomma on è un problema dell'Europa farsi carico dei nostri poveri, la base di aiuto è fondamentale ma non deve mai essere esclusiva. Ho già detto altre volte, che i poveri si aiutano mettendo le mani nelle proprie tasche e tirando fuori, ciò che posso condividere con gli altri.

     E' un gesto quotidiano che nasce dall'amore verso gli altri che vivono nel disagio, non lo si vive in modo straordinario, ma quotidianamente. Ogni volta che faccio la spesa devo ricordare di prendere qualcosa per i fratelli e le sorelle bisognose, in questo modo il sostegno diventa più colorato, anche più caloroso e coinvolgente. Il cristiano ha un cuore indiviso, ma nel contempo condiviso. In questo modo la parrocchia corrisponde pienamente alla sua vocazione: essere la presenza del Signore, la Chiesa, in mezzo alle case. Come dicevo prima non ci sono pacchi da dare, ma cuori che si aprono all'amore verso l'altro condividendo quanto il Signore ci ha donato. Chi bussa ha bisogno di sentirsi amato, non pesato, accolto non inquisito, sostenuto non rigettato. Magari qualche documento in meno da chiedere e un sorriso in più da donare. Certo poi ci sono i drammi esistenziali, che esigerebbe anche tempi lunghi di condivisione, ma anche la maturità di gestire il rispetto dell'altro per come è l'altro e non per cosa l'altro chiede.  In questo modo la Caritas diventa la Carità di Cristo che urge alla Chiesa. Diciamo così, questi pensieri  è un po' come i Sommari che vengono inseriti negli Atti degli Apostoli, per evitare che ci si senta appagati per i risultati conseguiti nella disponibilità a perseguire traguardi sempre nuovi da conseguire, nella certezza che in questo il Signore manifesta pienamente se stesso.

18 maggio - In questi giorni, esperienze totalmente nuove si accompagnano alla mia vita. Oggi in particolare con l'esperienza della Sanificazione offerta gratuitamente alla parrocchia dalla società WeCare, sono quelle disponibilità che nascono dal cuore delle persone e diventano un bene per tutti. Io posso solo pregare e ringraziare il Signore per aver posto accanto a me persone così generose. Ritengo che mai nessuno avrebbe potuto pensare a una situazione simile, ma un mondo che genera avvelenamento sistematico dell'ambiente ci sta educando a non stupirci di quanto malessere si può generare per la vita delle persone. Per cui non dobbiamo stupirci di quanto va accadendo, facendo i dovuti scongiuri dovremmo anche prepararci a fronteggiare, se con cambia in modo più rispettoso il relazionarsi all'ambiente, situazioni simili. E vide che era cosa molto buona, recita il Genesi parlando dell'azione creatrice di Dio, nella Sua visione dell'opera compiuta e affidata all'uomo. Da allora certamente tante cose sono cambiate, non sempre in meglio, senza però sconfinare nel sempre in peggio. D'altra parte è risaputo che nel cuore dell'uomo, di ogni uomo, c'è il bene ed il male.

 

   Speriamo solo di riuscire a emancipare il bene e a combattere sempre il male, non sempre è facile ma quello che conta è provarci con l'aiuto di Dio. In questa ottica, Domenica mattina, mi sono arrischiato a perfezionare la campagna che mi farà compagnia in questa fase della vita, insomma di buzzo buono mi sono improvvisato contadino. O almeno ci ho provato. Già sabato mattina, mi sono dato da fare per acquistare ciò che poteva servire per innaffiare, per zappare, per tagliare, per rastrellare. Così sabato sera mi sono dedicato ad innaffiare le piante, relax perfetto, anche se stancante. Ma il meglio doveva ancora venire. Domenica mattina, mi sono detto, perché non proviamo a togliere della sterpaglia, ne parla spesso Gesù nei vangeli, rimuovere ciò che è di ostacolo alla crescita armonica delle piante. A me è sembrato di aver dato una decina di zappettate, dopo di che ho ritenuto che fosse più che sufficiente per la dignità del terreno, ma soprattutto per la mia stabilità fisica. Insomma che dirvi, mi sono creato una attività diversificata ed ho riposto la zappa nel ripostiglio, in attesa di tempi migliori. Nel frattempo i vicini, quelli Verbicaro, mi avevano portato il caffè, già sul presto.

     Mi hanno anche donato una pianta da trapiantare, a me è sembrata la pianta della felicità, non chiedo troppo, per non essere commiserato eccessivamente per la mia ignoranza in materia, rientrava comunque nelle zappettate di cui prima, spero faccia fortuna altrimenti me la sento sulla coscienza. Ho avuto anche modo di riflettere sul perché la gente di Domenica se ne va in campagna invece di venire in parrocchia, in effetti per chi ha impegni lavorativi è l'unico giorno disponibile per arieggiare la mente, liberarsi dal soffocamento quotidiano, non dico il corpo, perché se uno non ci e portato fisicamente, non ne esce tanto bene. Ho anche segato un ramo secco del limone, per me un'opera non indifferente, per molti magari sarà banale, d'altra parte ognuno ha la sua vita. Poi relax, anche perché è arrivato il secondo caffè che ho avuto modo di sorseggiare all'ombra delle piante di albicocca. Altro aspetto innovativo è il dono del vicinato, disponibili ad ogni cosa e attenti a tutte le azioni che compio, non sempre lo danno a vedere ma cercano di non trascurarmi. Domani mattino abbiamo l'idraulico, la pompa del pozzo non tira molto bene, per cui è meglio che mi organizzi altrimenti mi trovo impreparato. Buona serata a tutti voi.

    Avete ragione voi, avrei dovuto parlarvi delle impressione del primo giorno del ritorno dei fedeli in chiesa. Ma ormai è andata così, magari recupero domani, come sempre mi capita spesso di inseguire le attività, non sempre riesco a rendere presenti nel presente, i fatti che vivo.

15 maggio - La preghiera nasce dal cuore e ci apre alla vita in Dio, rimane una verità da non trascurare anche se spesso è fatta di formule da recitare, però ciò che spinge a pregare, deve sempre essere l'amore per gli altri avendo la certezza che Dio ci sostiene nelle nostre tante difficoltà. La coscienza della presenza di Dio nella nostra vita è una energia che non deve mai venire meno, solo questo fa di noi degli operatori instancabili, ma soprattutto fa di noi cristiani una energia spirituale inesauribile di fronte ai drammi dell'umanità. E' una verità fondamentale, non dobbiamo mai perdere di vista l'umanità, questo ci vieta di chiuderci nei nostri orticelli e ci restituisce alla missione universale di salvezza che Gesù ci ha affidato. Dobbiamo sempre guardare avanti con fiducia, dobbiamo imparare a trasmettere fiducia anche agli altri, sempre senza mai dubitare dell'aiuto di Dio, Lui ha dato la vita per noi e certamente non ci abbandona nel momento delle difficoltà, nel momento della prova. 

    La preghiera serve ad alimentare questa fiducia, che alcune volte manca nella nostra vita e nella capacità di vivere con coraggio nelle difficoltà, troppo spesso la paura ha il sopravvento, diventiamo incapaci di futuro, sommersi nelle ansie che il presente ci scarica addosso ogni giorno. Il cristiano deve essere questo supplemento di speranza che non ci appartiene, non è nostra ma ci è stata affidata e gli altri ne hanno bisogno. Capita alcune volte che invece di trasmetterla facciamo argine, facendo sommergere il fratello accanto che ci chiede aiuto, spera nella nostra disponibilità e noi restiamo chiusi nelle nostre paure incapaci di varcare la soglia del nostro cuore, che chiede di amare e di donare sempre sull'esempio di Gesù che ci ha amato fino alla fine. SI va a riprendere una nuova fase della nostra vita, abbiamo tutti bisogno di scuoterci, di cercare motivazioni nuove per aprirci alla vita, alla gioia di viverla insieme agli altri.

     Abbiamo bisogno di trovare coraggio nella fede che sin da bambini si accompagna alla nostra vita, è anche vero che non sempre ha lo spazio per poter esprimere le sue potenzialità, la Grazia di Dio deve sostenere le nostre insicurezze, troppo spesso non osiamo andare oltre il nostro naso, allora per questo dobbiamo pregare con intensità, chiedendo al Signore un supplemento di irrazionalità, di gioia di vivere e di vivere insieme con gli altri, per essere pienamente al servizio del Regno di Dio.  Tutto questo non appartiene alle nostre potenzialità, ma ci è stato dato dall'alto, è volontà di Dio che noi cooperiamo alla diffusione del bene, dicevo all'inizio un bene che abbraccia tutti, soprattutto i più disagiati e abbandonati, in questo modo ci renderemo conto della nostra forza, non in virtù delle nostre potenzialità ma immersi nel mistero dell'amore di dio che ci dona di rialzarci sempre in modo nuovo, sempre con maggiore entusiasmo.

     In questa nuova fase di avvicinamento sociale si cercano sicurezze, ma l'unica sicurezza che ritengo possiamo donare è la fiducia che l'altro è parte di me, e con l'altro in qualche modo devo costruire il futuro della società in questi giorni, forse in modo totalmente diverso per come ero abituato a fare ma questo mi viene chieste ed è in questo modo che io devo cooperare a realizzarlo. Ricominciare in modo nuovo? é la stessa domanda che fede Nicodemo a Gesù, agli inizi del vangelo di Giovanni, come spesso accade in questo Vangelo Gesù risponde incoraggiando a riflettere con il cuore e non con la mente. Ritengo che anche per noi, che abbiamo la responsabilità di guidare gli altri alla vita di fede e di comunione, viene chiesto di emancipare il cuore, di amare, di donare, oserei dire anche di rischiare un po' di più altrimenti si resterà bloccati sulle proprie ansie e paure ancora per molto tempo.

     Nella convinzione che con alcune paure dobbiamo imparare a convivere, non per nostra scelta ma semplicemente perché la nostra è una società non sempre rispettosa della persona. Impariamo a convivere con i tossicodipendenti, con i poveri abbandonati a se stessi, con le varie mafie che dilapidano il territorio della sicurezza, con le istituzioni spesso distratte dal loro impegno di tutela del cittadino, con i femminicidi, con le tante violenze che ci camminano accanto, con le malattie gravi che cambiano di nome, tumore, aids, covid 19, lebbra, diabete, anoressia, le guerre, la fame  e tante altre, ma hanno lo stesso obbiettivo distruggere la vita dell'uomo. Ci conviviamo, sono accanto a noi, alcune volte sono nelle nostre case, altrimenti non dovremmo più vivere insieme agli altri, ma stare chiusi nelle nostre case, nelle nostre false sicurezze, come purtroppo spesso siamo incoraggiati a fare. In tutto questo è sempre la preghiera l'unica forza che orienta alla fiducia la nostra vita, alla gioia di cercare l'altro le nostre relazioni di fraternità.

11 maggio - Sono giorni intensi di fraternità mediatica, ho già detto delle mie perplessità, ma per adesso resta l'unico modo di relazionarsi anti Covid 19, nel senso che non si corre alcun pericolo. In realtà si cominciano a intravvedere anche le persone, con ritmi radi, sporadici per quel che è consentito dalle famiglie. Soprattutto è importante e da segnalare il ritorno dei bambini, sono tornati chiassosi anche se non numerosi nel Parco, con gravi traumi per gli uccelli che ritenevano di averne ormai il possesso. L'uccelletto che fa il bagno in libertà forse non lo rivedremo facilmente. Le celebrazioni le viviamo sempre con lo stesso gruppo di fedeli, per cui tutto è agevolato nei ritmi e nello svolgimento liturgico, senza grandi sorprese, tutto comunque molto intenso e dignitoso. Soprattutto in questo periodo, siamo totalmente affidati alla Vergine Santa. Gli adolescenti vanno recuperando spazio nel territorio, in stile liberty, mi sembrano già alla fase tre del progetto governativo, insomma vivono in modo estroverso la gioia della loro età.

   

     Qualche preoccupazione in più la percepisco nei giovani, troppe attese svilite,  progetti avviati e ad un certo punto mancati, la gioia condivisa connaturale alla loro età venuta meno, diciamo che la situazione di choc non è stata ancora del tutto superata, magari qualcuno comincia a provarci ma che sarà dura. Vorrei continuare ma ritengo prudente chiudere qui, anche perché vorrei che fossero loro a parlarne, anche se è difficile dialogare su questo argomento. Insomma qualcosa in più nella dinamiche delle energie da esprimere, anche in ordine alla carità e alla solidarietà in senso ampio, forse si poteva rischiare. La mia percezione, leggendo il clima generale  per come si prospetta sui social  è che si tende a scavalcare questo periodo con tutto ciò che ha comportato, cercando di ricominciare da dove si era interrotto il modo di leggere con entusiasmo la vita. Questo appare evidente anche sui media, l'argomento virus è praticamente sparito dalle Home, e purtroppo sono riapparsi i soliti volti noti, con le argomentazioni annoianti di sempre.

     Personalmente il problema virus l'ho subito sin da quando è venuta meno la possibilità di vivere la missione parrocchiale, doveva rappresentare un momento forte di entusiasmo comunitario invece ha introdotto un lungo periodo di rilettura dell'impegno pastorale, ha eliminato tutte le manifestazioni della vita di comunità. Ancora oggi, si stenta a ricucire qualche relazione in Cristo, ricorrendo ai pensieri e alle tante situazioni di affetto che si accompagnano, si cercano, si incrociano nel cuore del pastore. Non sempre si coglie la differenza, che per me è sostanziale, non si tratta di riavviare le attività che potrebbero anche sortire risultati positivi, ma si deve ripensare e rilanciare in modo nuovo il progetto di comunità, avendo la coscienza di una situazione totalmente nuova delle persone e del loro modo di leggere la vita. Lo so, non è facile da capire ma è questo il problema centrale che si accompagna alla solitudine, fisica non spirituale o pastorale, di questi miei giorni e alla mia preghiera.

     E' come se fosse venuto meno il tempo, per poter fare in modo giusto, le cose che era necessario realizzare per la vitalità della comunità. Certo in qualche modo si va a riprendere, ma non è la realizzazione di quanto si riteneva di dover portare avanti. E quindi? Niente, ci si deve adeguare alla legge del tempo che passa, per alcuni aspetti perfino subirla, nella speranza che la gioia non venga meno e con la gioia anche l'entusiasmo di portare avanti, quanto il Signore ci dona di vivere per la Sua gloria. Certo tutto quello che facciamo è perché il Signore sia reso presente nella vita dei nostri ragazzi anche se non sempre questo si riesce a comprenderlo in pienezza, gioca molto la relazione affettiva che si instaura nell'attività educativa, niente di particolarmente negativo, siamo tutti strumenti nelle mani di Dio. Ad un certo punto dell'esistenza, gli strumenti vengono meno e rimane Lui, il Signore, il Creatore, l'Eterno.

8 maggio - Sono le ventuno, poco fa è arrivato il pesce, poco dopo è arrivato il pane manca solo la folla che aveva fame, che però in gran parte è venuta ieri sera e in parte abbiamo ospitato nel pomeriggio. Diciamo così, con gli orari non siamo sincronizzati sempre come nei Vangeli. Quando uno legge i racconti della moltiplicazione del pane e dei pesci sembra che tutto sia già stato preparata anche le risposte dei discepoli sembrano armonizzarsi bene anche nella negatività della comprensione. Ecco, si, il finale può essere simile, dei pezzi avanzati ne rimasero molti da raccogliere in realtà nessuno dice che fine abbiano fatto, per cui per essere sicuro, non vorrei sbagliare troppo, io ho messo il pesce in frigo e il pane in dispensa. Ormai è diventata una abitudine serotina, il pescatore viene dal mare dopo una giornata pesante, insomma chi sono? Chiaramente Pietro e Andrea prima che Gesù li chiamasse alla Sua sequela, e comunica ciò che spetta ai bisognosi, il fornaio vien dal forno è porta quanto mette a disposizione degli altri. in questo caso i Vangeli non mi aiutano con la descrizione di chi aveva i cinque pani portati a Gesù, alcuni dicono i discepoli, insomma era della cassa comune.  Io non posso fare altro che ringraziare a nome della comunità, ogni tanto assaporo qualcosa, ma evito eccessi, semplicemente  perché la bilancia non perdona.

 

     Oggi è la festa della Madonna di Pompei e i ragazzi hanno inteso onorarla con la loro presenza gioiosa, io ho detto loro che non potevano stare così vicini ma loro niente, tutti disubbidienti, attaccati gli uni agli altri attorno alla Santa Madre di Dio, poi diciamolo pure, quando che la Madonna non c'è molto da fare. L'altra immagine appartiene al libro dei sogni, quante volte vorrei che i giovani stessero accanto a me, però alcune volte le immagini si concretizzano è come quando, a me alcune volte è capitato,  uno desidera talmente tanto un avvenimento che gli sembra di viverlo concretamente. Al punto che qualcuno comincia a gridare all'assembramento illegale. Poi si rende conto che è un sogno semplicemente perché vede che i pezzi diventano restano staccati l'uno dell'altro è come se il bellissimo quadro non si riuscisse  a comporre, come se uno vivesse una esperienza evanescente, concreta e illusoria nello stesso tempo. Poi spariscono gradualmente fino a lasciarti nuovamente tutto solo, come Gesù sul monte. E tu resti a pensare su che cosa può essere accaduto veramente senza riuscire a venirne a capo. Oggi si è pregato serenamente, la Madonna deve accompagnarci e sostenerci sempre.  

     Da quando è scoppiato il Covid 19 arrivano sul computer immagini molto variegate, si muovo da sole, ci sono canti, scene che a me sembra di aver vissute un tempo e infine delle preghiere legate ai vari momenti liturgici, che in questa fase facciamo fatica a vivere pienamente. Di certo il Signore vuole comunicarmi qualcosa, ma io faccio veramente fatica a comprenderne i contenuti. e poi perché usa questi espedienti? Una volta si metteva con la pazienza e parlava al cuore, oppure nei sogni, o ancora attraverso la natura, i fulmini, le nuvole, quante cose abbiamo studiate sui modi di manifestarsi del Signore, ma di questo modo non ne ho mai sentito parlare. Parla ha deciso di parlare attraverso Power Director, sarà un profeta della nuova generazione, io nella Bibbia non l'ho mai incontrato. Quante volte l'ho pensato e anche detto in qualche occasione, tenete a bada lo Spirito Santo altrimenti quello ce ne combina una di troppo. Ma chi ti ascolta ed ecco un'altra opera da interpretare e comprendere, si lo comprendo bene l'immagine è quella materna di Maria, la Madre del Signore, ma tutto il resto? Come la mettiamo. Ho capito a voli piace e va bene, nessuno vieta niente quanto non si può.

   

     Se mi permetto di chiedere qualche spiegazione mi dicono è tutto chiaro e si comprende benissimo. Io zitto, che devo dire. Buon proseguimento nell'opera del Signore per come il Signore suggerisce e dona di vivere e di esprimere. Una giornata luminosa e raggiante. Scusate ma questa non posso trascurarla, ieri mattina entrando in chiesa mi è sembrato di riconoscere una figura amica, alla quale farei fatica a dare un nome immediato. Mi sono avvicinato in modo distratto come faccio spesso per non far preoccupare, mi è sembrata una figura storica della parrocchia, mi sono detto è incredibile come l'esperienza del Covid 19 trasforma le sembianze. Mentre mi stato allontanando mi sono sentito chiamare ed era proprio lei, non posso dire il nome. Ma era proprio lei, e questo vi deve bastare. Poi ne pomeriggio, la gioia dell'abbraccio di Francesca, una intensità incredibile di affetto. Forse è mancato proprio questo ai tanti sofferenti di questo periodo, un po' più di affetto. Infine questa sera, ancora un abbraccio vigoroso, abbasso il capo e cosa vedo? La gioiosa presenza di Giulia, che vedremo presto accanto alla sua mamma che ha superato la difficoltà per la quale abbiamo pregato spesso.

     Tanti i pensieri, qualcuno anche tormentato, semplicemente perché le difficoltà non mancano, ma oggi è giorno di gioia ed è bene fare festa accanto alla Madre del Signore. Tante le emozioni, qualcuna ho dovuto saltarla ma è come se ci fossi stato, sono persone che appartengono alla mia vita e anche se non sempre riesco a condividere la loro festa ai nostri giorni. Ci si accontenta dei ricordi, neanche da condividere troppo, semplicemente perché l'oggi esige una attenzione piena. La gioia vera deve essere in ciò che oggi il Signore ti dona di vivere, è nell'oggi la bellezza della salvezza che è ogni giorno la novità della presenza di Dio nella nostra vita. Ogni giorno è una presenza nuova, nessuno nostalgia della bellezza del passato vissuto spesso in modo esuberante, sempre con lo sguardo proteso al futuro. Il Signore cammina avanti a noi, ci indica il cammino da percorrere e come percorrerlo in Sua compagnia. Non sempre esuberanti? Appartiene alla realtà delle cose, ma sempre con gioia piena. Lui solo è la nostra gioia ed è la nostra pace. 

5 maggio - Il tempo fa il suo corso, anche la liturgia fa il suo corso, la natura fa il suo corso. Noi siamo chiamati a vivere in modo diverso  il nostro corso. Dobbiamo fare le cose di sempre, che poi non sono mai le stesse, ma dando loro un significato diverso, una maggiore profondità, fino a raggiungere tutti coloro che non vediamo. Ancora di più fino a relazionarci con coloro che non vediamo. Riuscire a creare intimità, essere di consolazione, donare conforto, cercare gioia relazionale, vivere l'affetto. Se vogliamo è come quando una volta, partiva la persona amata e tu dovevi far comprendere tutto, le emozioni, l'affetto, la gioia, i ricordi e via a seguire, attraverso una lettera. In qualche modo dobbiamo far emergere in noi ciò che ordinariamente è assopito, perché certamente c'è però la possibilità di poterci incontrare non ci fa esercitare su queste potenzialità che ci appartengono a livello emozionale e che in questo periodo sono le uniche risorse che abbiamo per poteri relazionale spiritualmente e socialmente. Anche l'aspetto psicologico merita la nostra attenzione, semplicemente perché la materialità che si identifica nel toccare, non è certamente più importante della comprensione della vicinanza interiore dell'altro, da cogliere pienamente mediante il pensare.

4 maggio - Il cristianesimo è un incontro tra le persone, non tra le masse, al punto dal poter affermare che io devo avere la possibilità di chiamare tutti per nome. Insomma è una relazione tra piccoli gruppi, che si caratterizzano nel ricercarsi vicendevolmente, trovando gioia nello stare insieme, condividendo le proprie cose in semplicità. Così viene semplificata la vita delle comunità dei seguaci di Gesù negli Atti degli Apostoli, nella nostra società globalizzata il rischio è quello di cedere alla spettacolarizzazione delle relazioni di massa, al punto che io corro il rischio di mi immergermi in una realtà nella quale stento a riconoscere qualcuno, ma della quale mi sento parte perché abbiamo tutti la stessa maglietta, o cantiamo lo stesso slogan, o peggio inneggiamo allo stesso leader. Che cosa ci insegna Gesù? Il buon pastore conosce tutti per nome, li chiama ad uno ad uno, li osserva mentre li porta al pascolo, li tutela da ogni pericolo.

     Tutto ciò che non coincide con questo diventa altro. La vita cristiana deve orientare alla gioia della ricerca dell'altro, del dialogo con l'altro, della gioia di stare insieme con l'altro. Non con gli altri, quando ci si relazione al plurale tutto diventa più difficile e corre il rischio di diventare spersonalizzante. Certamente non sempre e tutto si riesce a vivere in semplicità, però è bello che il Signore guidi i nostri atteggiamenti e i nostri sforzi incoraggiandoci a comprendere la bellezza dello stare insieme in Cristo. Cercare Gesù, sentirlo presente nel nostro stare insieme, comprendere al bellezza di una amicizia semplice caratterizzata dalla gioia della vita comune in lui, non abbiamo bisogno di altro. Quando tutto questo questo non ci basta, può anche accadere che si cerchi altro che non la gioia di costruire la vita della comunità dei cristiani. Insomma semplicità, gioia degli sguardi che si incontrano, bellezza affettuosa dei cuori che si relazionano, Grazie Gesù, del Tuo amore.

1 maggio - Con oggi abbiamo completato un cammino molto intenso di preparazione, totalmente diverso rispetto agli altri anni, ma non per questo meno interessante e per alcuni aspetti anche pesante. Al punto da poter affermare, d'altra parte ve ne accorgete dagli intervalli dei Pensieri,  che le giornate scorrevano e anche io con esse, senza riuscire a fare pausa. Non chiedete quello che potrebbe essere sulla punta della lingua, e poiché educatamente non l'avete chiesto, io non avverto l'esigenza di rispondervi. Situazioni nuove, sensibilità nuove, sorprese nuove, messaggi nuovi, modo di comunicare la gioia della festa totalmente nuovo. insomma tutto il contrario di ciò che la festa patronale è nella vita della comunità. Intanto come potete constatare continua imperterrita l'opera dei tormentoni orientati a tener sveglio l'interesse sulla tappe della vita comunitaria. In realtà ce ne sono anche altri, ma essendo video dovete cercare di incrociarli dove sono stati caricati dagli educatori.

 

     Io intanto guardo con attenzione alle foto cercando di cogliere in che modo i ragazzi stanno crescendo, perché è chiaro che il tempo passa anche per loro. Immediatamente penso di poter affermare che non hanno subito in modo grave l'intemperanza del tempo attuale. Insomma a me pare che i volti siano sorridenti, anche i capelli molto ordinati, intravvedo qualche zazzera ma solo tra le ragazze. Ritengo siano tutti fisicamente più sviluppati, insomma mi sopravanzano, nulla di particolarmente negativo, a me è servito per una ricarica di sorrisi e di gioiosità emozionale. Ne ho approfittato per  riqualificare la bacheca della parrocchia che dal fatidico otto marzo, prima comunicazione sul Covid 19 non vedeva cambiamenti negli avvisi. Diciamolo pure c'era veramente poco da scrivere e poi a dirla tutta, chi dovrebbe leggere. Con lo slogan tutti a casa, pian piano deve passare il cattivo tempo e allora torneremo luminosi rischiarati dalla luce del sole, io in realtà sono abbastanza abbronzato, forse è meglio dire son l'unico leggermente scuro, togliendo dal confronto gli extracomunitari.

    La festa come sempre ricarica di energie, però contemporaneamente, più si va avanti con l'itinerario della novena, esige nella preghiera un abbandono alla volontà del Signore. Ed è così che mi è stato donato di viverla anche quest'anno, totalmente immerso nella preghiera, leggendo i problemi che si prospettano nella vita della comunità, guardando i volti pieni di speranza e di luce dei nostri figli, mi sono ritrovato all'interno di un profondo combattimento interiore, totalmente caratterizzato dalla esigenza di dare coraggio e dal bisogno personale di ricevere coraggio. Ritengo di averne donato e anche di averne ricevuto, come sempre il ritorno per me è sempre maggio che non il dono di me, con il Signore è sempre così, purtroppo si riceve sempre di più, per cui non posso che donare sempre di più. Volendo dire qualcosa di sintetico ma certamente non innovativo: è stata una incredibile carica di umanità e di gratuità gioiosa.

     Quanti volti si sono accompagnati alla preghiera? Tantissimi e sempre nuovi, da ogni parte del mondo e nella volontà di incontrarli tutti, per non correre il rischio i trascurarli o di farli sentire abbandonati. Ci sono riuscito? Ritengo di no, mai. Ma è sempre così, ritengo che accada lo stesso anche a voi, sono troppe le immagini che abitano la nostra mente, per la gran parte sono esperienze vissute in modo estemporaneo, per breve tempo però restano stabilizzate nei nostri ricordi, e così quasi all'improvviso si ripresentano chiedendo la nostra attenzione, di essere rispettate. Nel frattempo mentre cerchi di fare mente locali si sovrappongono altre esperienze, stessa esigenza, allora conviene come normalmente faccio, azzero ogni pensiero riflettuto e lascio portare dai pensieri non gestibili, soprattutto quelli spirituali.

L'immagine può contenere: 7 persone, tra cui Sara Silvestri, notte e testo

     Solo in questo modo recupero serenità e anche armonia con la mia storia, che devo ammettere è stata ed è anche attualmente vissuta con grande intensità, e grande soddisfazione personale nella speranza che tutto nasca dalla volontà di Dio e che conduca a rendere presente l'amore di Dio. Pensieri guidati direte voi, è vero. Poi abbiamo quelli liberi: Kadhim che aiuta al Parco degli Angeli, le Suore che zappano con grande impegno nel giardino loro affidato, il sole che rischiara in modo sempre nuovo e intenso il purpureo Callistemon, un sacerdote che prega invocando la misericordia e la benevolenza di Dio sulla comunità a lui affidata. Ancora più liberi, i colombi non beccheggiano più serenamente al Parco perché c'è una Pica che non da loro pace. Totalmente innovativo il volteggiare libero di alcune rondini nel pomeriggio, non so se sono quelle alle quali avevo chiesto di fare una foto. Poi abbiamo il lavoro zelante delle formiche ormai in piena attività per rifornire il loro formicaio. Qualche bambino in giro, ma sono ancora veramente pochi.

      Infine Serena con il suo compleanno, adesso è toccato a lei il protagonismo della scena. Chi è? Dai, ma ormai lo sapete che non faccio nulla senza pensarla. Allora cerchi le foto vai su FB e non trovi nulla, vai su Instagram e non trovi nulla, che devi fare ti rivolgi all'interessata magari in modo maldestro e qualcosa ottieni. La crescita dei nostri giovani trova nella celebrazione annuale, mi sembra che accada una volta l'anno, essi trovano in queste occasioni uno dei punti di forza che io stento a comprendere nella preziosità che loro danno. Ohhhh quanto ci tengono che tu faccia gli auguri, io devo scrivermelo e quando qualcuno, perché saltano in realtà spesso, apriti celo e un disastro epocale, l'abbandono della fiducia, lo svilimento del protagonismo e via a seguire. Sia come sia, è tutto bellissimo, perché non devo fare altro che osservare la loro gioia e in qualcosa divento gioioso anche io, in cosa? Domanda difficile a quest'ora per cui evito di rispondere. Nella loro vita è tutto totalmente bello. A proposito cercavo un'altra foto, ma niente da fare. Ho scoperto che quando si fidanzano qualcuno toglie le immagini dalla rete, mah chi sarà mai?

28 aprile - Le giornate scorrono serene, anche abbastanza intense, in cammino con San Giuseppe nella novena a lui dedicata. Poi come sempre il tempo da dedicare alle tante marginalità, agli affetti, al ricordo affettuoso dei bambini, qualcuno comincia a intravvedersi, ieri tre in tutto. Ad un tratto ti rendi conto che il tempo passa anche se non sempre ci si rende conto, ma le due foto messe a confronto delineano qualche differenza, sia a livello estetico ma soprattutto nella volontà di essere costruttori del proprio futuro. Scene comunque belle da rileggere per l'intensità dell'affetto che e accompagna ma anche per la possibilità di restituirci alla gioia della vita comune, almeno nei ricordi di appuntamenti festosi, alcune volte non guasta purché non appesantisca il cammino verso il futuro. Diciamo che in altezza immediatamente sembrerebbe che qualcosa sia cambiato, magari è solo una impressione al primo sguardo, al secondo è anche peggio.  Le foto sono storicizzare la volontà e la gioia di continuare a camminare insieme ancora no, per adesso poi si sa la vita ci chiede di guardare più da lontano coloro che avevamo sempre accanto, ma anche così non è male. Il Signore ci deve sostenere.

     Poi c'è il grande lavoro di coinvolgimento che viene veicolato dagli Animatori/Catechisti e Don Francesco  nei vari gruppi di formazione, è un impegno prezioso che magari non mi emoziona molto, perché è risaputo che noi ultrasessantenni siamo gli immigrati della rete, per cui per le comunicazioni, le relazioni  ne usiamo ma non ci sentiamo pienamente a nostro agio. Per cui ancora una volta i Talent&Art hanno elaborato un sussidio, che vede il protagonismo dei nostri giovani e aspiranti tali nel campo della cucina, vissuto come sorgente di gioia e di armonia familiare. Sarebbe a dire che non sempre mi emoziona pienamente relazionarmi con gli altri mediante i social, per questo il Signore ha posto accanto a me, persone fortemente motivate e qualificate che ringrazio sentitamente e che sopperiscono pienamente alla mia pigrizia. Quello che è importante  è che riescano ad emozionare sui temi della comunità cristiani coloro che guardano a loro come ai modelli da imitare, insomma è bello vederli operare in modo per me incomprensibile con la sola gioia di sapere che operano con tutto il loro cuore, rendendo presente il Signore nella vita dei ragazzi e dei giovani.

     In un convegno organizzato dalla CEI alcuni anni fa sulla comunicazione al tempo dei social, ci veniva spiegato che il disagio e l'incapacità di valorizzarla pienamente è legata alla disponibilità a mettersi in gioco in questo modo totalmente nuovo di dialogare e di cercarsi, insomma molto è valorizzato dal sentirsi parte di questo mondo, certamente diverso da quello reale, ma non per questo meno vero. Anche se il relatore fu molto contestato sulla possibilità di vivere relazioni autentiche a livello mediatico, devo ammettere che allora fui d'accordo con la sua analisi delle potenzialità della comunicazione sui social. Come spesso accade, anche nella vita di fede, si coglie la bontà della proposta ma non vi si da sequela con le opere. Su questo tema ritengo, ma solo per pigrizia intellettiva, in me prevale la mentalità dell'uomo vecchio. Della serie ho sempre privilegiato la comunicazione cartacea, anche nel mio uso di comunicare mediante la rete, non uso il linguaggio della rete ma la mortifico con i ragionamenti degli umani.

     E' vero, però questo lo dicevo già alcuni anni fa, ho incontrato tante persone che mi hanno veramente voluto bene e che nel mio camino sacerdotale hanno rappresentato un segno vero di speranza e di gioia. Però, poiché ho sempre avuto il gusto del cambiamento, nella mia vita pastorale, alcune volte ne ho smarrito le tracce nello scorrere degli anni. Qualcuno osa ripresentarsi in modo più stabile, altri in modo più sporadico. Nei giorni scorsi ho ricevuto una chiamata da un tale Gilda, che probabilmente non vi dirà nulla, mentre per me subito si accende la videoteca è tiro fuori i tanti ricordi che si accompagnano a quella persona. Ritengo sia inutile dire che non la vedo da circa dodici anni. Per farla breve parlando del più e del meno chiedendole a cosa dovevo questa reminiscenza, mi ha detto che voleva fare una offerta per i bisognosi della parrocchia. Lo dico solo per far comprendere che la memoria del bene vissuto incoraggia a perpetuare il bene pin coloro che hanno bisogno di condivisione, anche nei momenti più impensabili, il cuore è così palpita e anima la realtà che ha bisogno di amore.

26 aprile - Intanto ci prepariamo a vivere la terza Domenica di Pasqua, è una giornata splendida, calda, luminosa come possiamo immaginare il giorno di Pasqua a Gerusalemme. Come possiamo immaginare la vita dei nostri giovani che si aprono alla gioia di fare festa, di correre, di esprimersi. Insomma una Domenica da ammirare e da contemplare nella sua intensità liturgica e climatica. Alla constatazione provata che il crocifisso era risorto, consegue per i discepoli e, a seguire, anche per noi battezzati,  l'impegno di renderlo presente con la propria testimonianza e con l'evangelizzazione. Certamente il cristianesimo è una religione di proselitismo che esige l'impegno di aiutare a comprendere l'importanza della presenza di Gesù nella vita degli altri. Fin dagli inizi della presenza cristiana a Gerusalemme è stato così, poi via, via si è diffusa in tutto l'impero greco/romano, e nel mondo orientale, quindi tra i popoli slavi e ancora in Europa e nel mondo attuale.

     L'evangelizzazione è ancora in atto semplicemente perché non sono mancati contrasti con le altre forme di spiritualità presenti nel mondo, ancora oggi accade che la violenza nei rapporti religiosi preda il posto dell'amore. E sulla volontà di dialogo prevale la contrapposizione. In tutte le religioni c'è in radice una volontà di pace, però non sempre emerge nella quotidianità della testimonianza, dobbiamo ammette che anche negli ambienti cristiani, senza scomodare le grandi guerre dei secoli scorsi tra le diverse confessioni, non mancano contrapposizioni, odi relazionali e incomunicabilità tra i vari componenti.  Alla domanda come mai accade questo, dobbiamo affermare con semplicità che la potente presenza del male, al di la di come viene percepito o definito, è sempre presente nel cuore dell'uomo, di ogni uomo, in ogni tempo e capita spesso che la faccia da padrone nella vita di ciascuno di noi. Dovremmo essere alla conclusione del periodo nel quale alla Chiesa è stato chiesto di vivere una fase criptica, tombale.

     Semplicemente innaturale in riferimento alla sua vocazione che è quella di aggregare le persone, incoraggiare allo stare insieme, esprimere la propria vitalità con la testimonianza delle grandi assemblee liturgiche, abbiamo vissuto una quarantena in silenzio, in solitudine, assaporando e cercando rumori ed esperienze di gioia anche se venivano da lontano, abbiamo cercato di essere presenti per come ci è stato concesso. Abbiamo anche cercato non senza imbarazzo tecnico di entrare nella vita delle famiglie, è stata una Pasqua Social. Adesso sembra che ci si avvia sulla strada del ritorno dall'esodo, qualunque esse sia, esigerà sempre una interpretazione nuova di quanto si viveva e esigerà un adeguarsi a modi nuovi di leggere quanto il signore ci ha affidato di celebrare. Una fase intermedia impostata sulla prudenza dello stare insieme, cercando di fare della fraternità visibile quanto fino ad oggi abbiamo dovuto vivere in modo percepibile.

     Ritengo che non sarà più facile di quanto abbiamo vissuto fino ad oggi. Ma oggi è una bella Domenica, i nostri giovani ci chiedono di fare festa con loro che hanno voglia di fare festa, finché ci sono loro, ci sarà anche la gioia di affrontare in modo nuovo ogni situazione. Diciamo così che anche loro si rendono conto di dover vivere in modo mortificato la loro gioia, sperando che tutto questo serva ad aprire una farse più euforica e vivibile, insomma più adatta alla loro età e anche alla nostra voglia di vederli insieme in parrocchia, nelle tante attività che ci aiutano ad accogliere i ragazzi e le famiglie. Quando i due discepoli che avevano fatto l'esperienza dell'incontro con Gesù, tornarono da Emmaus, ritengo abbiano vissuto con qualche difficoltà l'aiutare gli altri, ancora sostanzialmente timorosi, di quanto andava accadendo e che era importante prendere una decisione innovativa. Insomma non si poteva restare chiusi nel cenacolo mentre Gesù incoraggiava a percorrere le vie del mondo. Intanto Buona Domenica.

25 aprile - Oggi festa della liberazione dal totalitarismo Nazi/Fascista, è una ricorrenza molto conflittuale anche perché semplicemente il movimento partigiano non ha mai inteso fare autocritica sulle devianze in ordine alla violenza spesso gratuita che si accompagnarono al periodo immediatamente a ridosso della normalizzazione. Questo non aiuta a vivere bene la festa come condivisa, però la storia è scritta dai vincitori, per cui fino ad oggi i buoni sono da una parte e i cattivi necessariamente dall'altra, mentre in realtà sappiamo bene che non tutti sono buoni e non tutti sono cattivi. Fare verità, non vergognarsi nelle cattiverie commesse, questo incoraggerebbe la fiducia negli altri, altrimenti prevarrà solamente un totalitarismo contro l'altro, con quel che ne consegue nell'esigenza di annullare la memoria storica anche delle cose buone che l'altro può aver realizzato. Non è pessimismo, è la realtà che è davanti agli occhi di tutti, purtroppo si avverte sempre più viva anche ai nostri giorni di distruggere l'altro per la  semplice esigenza di affermare se stessi.

   Fino a quando questo atteggiamento abiterà le nostre menti, il cristianesimo non troverà molto posto nella vita sociale ma anche più semplicemente nel cuore dell'uomo. Il cristianesimo è amore verso tutti, non esige un atteggiamento di contrapposizione vicendevole, al contrario scommette sulla capacità di bene anche in chi viene etichettato come cattivo a priori. In questo conteso si inserisce anche il brano del Vangelo di questa Domenica, due dei suoi sono scoraggiati dagli avvenimenti che avevano vissuto e cercano di ritornare in Galilea, a casa propria, alla chetichella. Di uno di essi, conosciamo il nome, Cleopa, immediatamente non ci dice niente, però leggendo di qua e di la ci viene detto della presenza di una Maria di Cleopa, di un Giacomo figlio di Cleopa ma ancora di più ci viene detto che appartenevano alla famiglia di Giuseppe. Ma è importante? A che serve saperlo? Beh, vedete se noi vogliamo sentirci parte del racconto dobbiamo fare in modo che le persone i luoghi ci comunichino qualcosa, altrimenti corriamo il rischio di restare estranei a tutto quanto ci viene narrato nei Vangeli.

    Quello dei Discepoli di Emmaus ritengo sia uno dei brani più narrati del Nuovo Testamento, però non sarei un profeta di sventura se affermo che quasi nessuno si è soffermato a cercare in profondità, che cosa l'evangelista vuole comunicare con questa narrazione. Certo il clima pasquale che continua ad abitare in profondità la liturgia ci vuole ricordare che Gesù è sempre in mezzo a noi, ma questo certamente non basta a cogliere la bellezza del racconto, il resto lo affido alla vostra intelligenza e alla vostra sete di cercare la verità. Lo slogan è conosciuto: resta con noi perché si fa sera e il giorno ormai volge al tramonto. E' una affermazione che apre ai due discepoli scoraggiati una fase nuove della loro vita, la comprensione dell'importanza di camminare accanto a Gesù e non allontanandosi da Gesù. A che punto siamo con il nostro cammino, quale posto occupa Gesù nella nostra vita, riusciamo a comprenderlo come compagno prezioso di viaggio o stentiamo a riconoscerlo come parte della nostra storia?

     Dobbiamo imparare a leggere la storia alla presenza Gesù, che dona credibilità, fiducia  a ogni uomo, anche e soprattutto a coloro che erano in procinto di tradire, di abbandonare. La verità non è legata alla sovrapposizione violenta sull'altro, o peggio a gridare più dell'altro semplicemente perché non si ha niente da dire, la verità si esprime cercando aiutare l'altro a ricostruire in modo nuovo la propria vita, la propria storia. Come si può realizzare tutto ciò? Semplicemente accostando il proprio passo a quello dell'altro, comprendendosi parte della storia diventando suo compagno di viaggio. Per fare tutto questo occorre vivere nell'amore per come il signore ci ha insegnato con la propria vita e i propri insegnamenti, insomma è importante vivere da cristiani. Mai come in questi giorni di profondo cambiamento epocale del modo di vivere si ha bisogno di imparare da Gesù a cogliere il valore della vita in sé e non in relazione alle tante cose nella quali troppo spesso configuravamo le nostre sicurezze.

23 aprile - Abbiamo iniziato la Novena a San Giuseppe, una celebrazione molto intima e vissuta con il cuore. Come ho avuto modo di comunicare la nostra preoccupazione che condividiamo con il nostro protettore è il lavoro dei nostri figli, la possibilità di restituire serenità alle persone e alle famiglie, perché siamo tutti coscienti che se non si riprende a lavorare c'è il rischio del crollo psicologico e sociale della persona. Non possiamo fare altro che pregare, cambiare modo di vivere è facile a dirsi ma non sempre facile da realizzare, quando si è educati a vivere in un certo modo, occorrerebbe una vera conversione per cambiare stile e livello di vita per se e per i propri familiari. Personalmente ritengo che non sarà facile e che pur di non cambiare ci sarà una maggiore disponibilità a delinquere, in senso ampio, perciò è importante che l'esempio che San Giuseppe ci ha dato diventi sempre più modello di dedizione semplice e festoso alla quotidianità della gioia familiare senza troppi fronzoli e dispersioni esteriori. Sarebbe a dire restituiamoci alle relazioni interpersonali superando la dedizione eccessiva alle cose. Facile, difficile? Semplicemente è necessario, per cui prima si comincia meglio è.

     Le immagini ci richiamo momenti di festa che ogni tanto è bello ripercorrere, quando è sempre diventa chiusura alla speranza, semplicemente perché il Signore incoraggia a guardare avanti e non a ripercorrersi. Siamo nel 2018, nella ricorrenza del 40° il nostro Vescovo benedice l'ampliamento dell'Aula liturgica e la realizzazione della Cappella feriale, mi è stata trasmessa e in occasione della novena è bello affidare al nostra Santo Patrono la dedizione ci chi l'ha trasmessa. Due uova dono di Sergeij, spera si scriva così, è uno degli ospiti della Mensa di San Giuseppe, li ha donati in occasione della Pasqua ortodossa che si è celebrata il 19 aprile, un gesto semplice con il quale questo fratello ortodosso, vive qui con la moglie e la figlioletta, ci ha reso partecipi della sua gioia. Infine abbiamo la foto del nostro Santo Patrono circondata dai fiori che i fedeli hanno posto accanto a lui per esprimere la loro dedizione e la voglia di fare festa di tutta la comunità, anche perché questi fiori sono stati portati da molti luoghi della comunità e anche dal lontano Papasidero.

     Ricordo sempre che quando è nata la nostra parrocchia era immersa nella campagna ed ha visto crescere attorno a se i quartieri, che sostanzialmente l'hanno gradualmente circondata fino a renderla una parrocchia cittadina, è una composizione abitativa molto complessa, comunque bella da vivere e da scoprire ogni giorno come la novità di Dio per la nostra vita. Tanti fratelli e sorelle anche se non frequentano stabilmente la vita della comunità hanno contribuito con i loro sacrifici alla realizzazione di quest'opera del Signore, non dobbiamo dimenticarlo mai, dobbiamo pregare perché il Signore li protegga e San Giuseppe resti sempre nei loro cuori come modello insuperabile di dedizione umile e silenziosa alla volontà di Dio. Ed è questi fratelli e sorelle che volgo sempre con attenzione il  cuore e la preghiera, perché possa ricaricarsi di valori cristiani, che nascono da una vita spesa nel nascondimento e nel sacrificio di chi non tiene nulla per se stesso e dona anche se stesso agli altri.

     Dicevo prima sull'importanza di guardare avanti e non indietro, altrimenti il rischio è vivere con il torcicollo, molti vivono in questo modo ricordando quello che hanno fatto, che cosa hanno realizzato, e via a seguire per ore e ore. E' evidente che in loro il futuro non abita, conseguente i loro figli, i loro nipoti, ci sono loro con la loro storia passata da raccontare fino ala noia in modo sempre più esaltante, con nostalgia crescente, anche perché perfino loro si rendono conto che sono situazioni che non tornano, ed è bene che sia così, per cui meriterebbero di restare in un museo con chi li ripresenta come una novità. Ma allora in che cosa il Signore ci incoraggia a guardare al futuro, intanto con la novità perenne della nostra vita da cogliere come Sua presenza nuova ogni giorno, questo ci permette di guardare attorno a noi con fiducia e con gioia, anche nelle situazioni più difficili che la vita ci propone di affrontare.

     Poi, il vero spettacolo del nuovo, sono i nostri ragazzi, i nostri giovani da leggere nella profondità delle loro potenzialità e delle aspettative di futuro che rappresentano e che costruiscono con la loro voglia inesauribile di protagonismo. Se noi dovessimo descrivere la Pentecoste dello Spirito oggi, sullo stile degli Atti degli Apostoli, non dovremmo fare altro che parlare delle grandi opere che i nostri figli realizzano ogni giorno grazie alla loro presenza, ai loro sguardi, i tanti sorrisi, ai loro giochi, ai loro entusiasmi, alla voglia di stare insieme, ma anche alle loro tristezze, alla tanta solitudine, alle delusioni, che non soffoca mai l'anelito alla disponibilità per costruire un modo più giusto più attento ai deboli, più attento alla natura, a tutto la creazione. Come potete vedere, non è necessario andare lontano, chiudersi in qualche luogo, o vivere esperienze particolari per cercare la presenza del Signore, per cogliere la novità del Signore presente accanto a noi.

      E' vero, la nostra è una società materialista che spesso privilegia l'apparire, ancora di più molti affermano se stessi disprezzando gli altri ed educando al disprezzo verso gli altri. Dobbiamo affermare che anche a livello di Chiesa, sbagliando, troppo spesso viene proposta la spettacolarità delle grandi adunate, insomma ciò che riempie gli occhi ma non sempre apre il cuore all'amore. E' la Chiesa mondana, che genera il vuoto  spirituale del quale parla spesso il Santo Padre, magari è capace di generare perfino l'orgoglio di se, la crescita della situazioni massificanti, svilendo troppo spesso il silenzio, la ricerca della santità delle piccole cose. Il Signore ci ricorda che dobbiamo guardare alla realtà con gli occhi dei bambini, stupirci di quanto ci viene dato di vivere ogni giorno, dobbiamo solo imparare a valorizzare maggiormente le persone che ci sono accanto, cercando in loro tutto il bene spirituale e affettivo con il quale il Signore intende sostenere la nostra esistenza.

     Se posso raccomandarvi un atteggiamento prezioso, guardiamo con più attenzione ai nostri cari, se non sono più in mezzo a noi perché il Signore li ha chiamati a se, sforziamoci di fare memoria di come ci hanno cresciuti, quali valori hanno guidato la loro vita. Non ci hanno chiesto mai nulla, noi stessi, spesso non abbiamo ritenuto di doverli ringraziare mai, ma forse il Signore ci dona adesso di Impare a ringraziarli di più e, per quanto oggi ci viene chiesto, ne perpetueremo l'opera costruendo il futuro per i nostri figli e i nostra amici. Anche Gesù ha avuto modo di parare da San Giuseppe e dalla Vergine Maria gli atteggiamenti della fede sui quali ha poi impostato, incarnato  e realizzato la disponibilità a vivere fino in fondo la volontà di Dio. Che sia un giorno di festa, animato dalla gioia di trovarvi accanto i vostri cari e di condividere con loro la gioia dell'amicizia e della fraternità. I loro sorrisi, i loro abbracci, la gioia semplice ed inesprimibile di essere gli uni accanto agli altri.

20 aprile - Una giornata vissuta in chiaro/scuro, per come climaticamente ci è stato proposto e per come ritengo dovrò abituarmi per i prossimi mesi. Il chiaro è rappresentato dalla vita di comunità, che nonostante tutte le ristrettezze imposte dall'emergenza virus, riesce comunque ad esprimere una sua vitalità, perfino gioiosa. Lo scuro è rappresentato dal panorama di tanti adulti, soprattutto extracomunitari stagionali, totalmente disoccupati a motivo del morbo, che sostano con una certa stabilità nei pressi della parrocchia sperando in un aiuto. Devo affermare che non vedo una via d'uscita, anche perché loro vorrebbero riprendere il lavoro per cui si trovano qui a Scalea, ma come è evidente agli occhi di tutti il panorama è totalmente bloccato per cui come si deve procedere? Nella mia vita di pastore vivo questa lotta interiore, devo propendere alla gioia delle soddisfazioni pastorali, che grazie agli operatori pastorali, agli animatori, ai catechisti mantengono viva la gioia e coinvolgono nella dinamica di comunità, o devo guardare con più attenzione le difficoltà di tanta parte del popolo che mi è stato affidato?

     Anche in questo caso la collaborazione della comunità è abbastanza attiva, anche se non tutti colgono la bellezza della generosità, ma come dico spesso ognuno per come il cuore incoraggia e per come la borsa consiglia. Insomma soprattutto in questi tempi nessuno può giudicare l'atteggiamento dell'altro, né tantomeno sostituirsi alle scelte del fratello. La domanda rituale, ma non banale è: cosa conosco della vita del mio fratello/sorella al punto da poter giudicare i suoi atteggiamenti? In questo caso, necessariamente deve prevalere l'atteggiamento di Tommaso che quando vede Gesù risorto lì presente solo per Lui, non deve fare altro che tacere. La scelta che mi sono imposto è quella di non angosciare fuori misura per tutto ciò che mi angoscia, per cui anche questa volta non posso che raccomandare alla vostra attenzione i problemi di una larga fetta della comunità, rappresentata per la gran parte da immigrati, a Scalea sono diverse centinaia, che guarda alla parrocchia sperando di trovare soddisfazione nei suoi bisogni immediati.

     

         La via della luce, è stata molto ricca e soddisfacente. Intanto la missione di tanti che si fanno carico di tante premure orientate a darmi serenità e pace, diciamo pure che non mi fanno mancare assolutamente nulla. Poi la gioia della pioggia che torna per restituire vitalità alla natura. Ancora sono riprese le visioni, ce come sempre sono caratterizzate da ciò di cui si fa esperienza senza però averne una perfetta padronanza, per cui mi è sembrato di avere una visione angelica, che mi parlava dell'Emanuele, era talmente concreta che mi è perfino sembrato di averla abbracciata, cosa assurda soprattutto di questi tempi, eppure le visioni sono date per trasmettere la gioia dell'incontro, e poi questo parlare dell'Emanuele che risuonava continuamente, come se fossimo a Natale invece di essere immediatamente dopo Pasqua. D'altra parte le visioni sono così, accadono e poi vanno codificate, ambientate a dire la verità è come se avessi visto una coppia di giovani che si abbracciavano. Come ho già spiegato altre volte non è sempre facile concretizzare ciò che la visione dona di comprendere.

     Poi mi sono travato immerso in una sequenza di pasticcerie, come se tutti cucinassero cibi uno più bello dell'altro, insomma mi sono trovato a stomaco pieno anche senza aver mangiato, cosa vorrà comunicarmi il Signore con questa visione? Difficile anche solo da pensare, forse mi vuole incoraggiare a stare lontano dai dolci per le conseguenze che potrebbero avere sulla mia salute. Però le pietanze sono offerte con tanta arte che devo ammettere non sarà facile rifiutare sempre. Materializzazione perfetta, dei desideri reconditi presenti nella mente dell'uomo anche quando razionalmente ne rifiuta l'utilizzo a priori. Poi abbiamo la presenza di NIke da un anno in mezzo a noi, totalmente inserita nella sua famiglia, non solo per la sua madrina, capita spesso che non tutto immediatamente si riesca ad inquadrare ma poi gradualmente ogni cosa assume il suo ruolo, il suo valore insostituibile, da significato nuovo agli spazi che occupa e alla sua presenza.

    Poi è sbocciata la prima rosa alla fontana del Buon Pastore, veramente bella, signorile, molto elegante, essendo la prima è anche appariscente. Diciamo che è stata sfortunata per l giornata uggiosa che ci è toccata, altrimenti avrebbe rischiarato ancora di più l'ambiente con la sua fragrante bellezza. Non posso dimenticare il bel ricordo che mi giunge dal Casale sul Diamante, o per meglio dire dai piedi del Timpone della Zannera, tanta affettuosità che va a chiudere una giornata veramente significativa, non è mancata una velatura di tristezza, in ordine alla gioia di ringraziare per tutto quanto il Signore ha inteso donarci. E poi tra una cosa e l'altra va ricordato il tempo perso in ordine a tutto quanto è indispensabile preparare perché le cose più visibili donino il meglio di se stesse. Carte da scrivere, conti da controllare, pulizia degli ambienti, sistemazione dell'altare, telefonate alle quali rispondere, non parliamo dei messaggi innumerevoli a qualcuno, occasionalmente, rispondo senza troppo impegno. Insomma anche oggi il tempo è scivolato tutto in un soffio.

19 aprile - A dirlo sembra una cosa facile, ma cosa significa vivere sedici anni di matrimonio per arrivare a dire il fatidico sono stati necessari dodici anni di fidanzamento più o meno ufficiale. Non è facile vivere da sposati, però è anche bello poter dire che la difficoltà apre alla gioia dello stare insieme, aver dato al mondo dei bambini, sostenerli nella crescita con tutte le difficoltà che la vita matrimoniale comporta. Quanti baci ci si scambia in una relazione tra innamorati, quale valore hanno a secondo degli anni o a secondo delle difficoltà o più semplicemente quelli legati all'euforia del'età. Come pure non mancano le difficoltà da affrontare insieme e meglio, ma magari vanno determinate dalle difficoltà relazionali, non per questo meritano minore attenzione. La vita di coppia è così, merita di essere ricordata e vissuta per come il Signore dona, anzi dovrebbe essere narrata per come si è vissuta e per come l'altro ha avuto modo di cogliere, spesso in modo distorto, nelle emozioni di coppia.

     Poi ci sono i fidanzati fatti tali quasi fin dal grembo materno, innamorati dall'infanzia, sempre alla ricerca dell'attenzione dell'altro che magari era distratto con altri, ma si insiste, si persiste, finché l'altro non si accorge della bellezza di incontrarsi, di stare insieme. Non sempre è facile e non sempre accade, ma quando accade apre a una gioia indescrivibile, che rimane da vivere in modo sempre nuovo ogni giorno ad ogni passaggio di età. L'amore cambia ma non viene meno, in se è qualcosa che rigenera la vita della famiglia, però necessariamente cambia, ci innamora, quale emozione determina quando l'altro dice ti voglio sposare. Quante emozioni, quanti colori nel cuore, quanta euforia inimmaginabile. Così inizia una storia nuova, poi l'arrivo dei figli ancora una nuova storia, ma sempre lo stesso cordone affettivo. Certo è importante cercare e vivere gli equilibri della vita di coppia, si è sempre persone diverse anche se si sta insieme da decenni, insomma è importante leggere la vita dell'altro e per alcuni aspetti accettare anche i limiti che ne potrebbero emergere, d'altra parte si sta insieme per sostenersi non per distruggersi. Chi ama deve farlo con maturità, altrimenti il rischio è il crollo del sogno.

    Può anche accadere, nulla di particolarmente straordinario, se non si accetta la realtà ma si persegue il sogno, può capitare che il sogno uccida la realtà. Perché accade, generalmente è un problema di maturità, è importante esserlo in due. Si è in due a decidere, in due ad amare, in due a costruire l'armonia nella casa. Quando si gioca a prevalere sull'altro può accadere che l'altro giochi ad assecondare allontanandosi dall'altro, o più semplicemente può decidere di chiudere la relazione e camminare in modo totalmente nuovo. Può accadere che lo si faccia restando nella stessa casa o anche abbandonando totalmente il progetto iniziale di vita comune. Poi abbiamo gli innamorati che iniziano in modo nuovo di amarsi e cercano un modo nuovo di amare. Verso dove? Difficile da rispondere, ma bellissimi da osservare per imparare come cambiano gli atteggiamenti ma non cambia il modo di esprimere i sentimenti. Gli sguardi luminosi, le mani che si cercano, la volontà di stringere l'altro a se. La prudenza nel cercare il consenso dell'altro, cogliendo nel suo assenso ciò che mancava alla propria gioia.

     Certo non è ancora il momento del: mi vuoi sposare? Ma ogni cosa ha bisogno del suo tempo ed è bello vivere i vari momenti nel tempo che ci scorre addosso, segnano la nostra vita con le mille emozioni che poi diventano i ricordi da memorizzare e perché no, da raccontare soprattutto in questi giorni, nei quali la famiglia scopre di avere un po' più di tempo da condividere. Ma Don Cono, è successo qualcosa di particolare? Niente di tutto questo oggi è la giornata della misericordia di Dio ed ho inteso leggerla in tutto ciò che ciascuno ordinariamente riesce a vivere nella propria vita che è fatta di mille momenti di misericordia e di riconciliazione. La festa della Divina Misericordia ci viene a ricordare che è il collante di ogni vita familiare, ed è la sorgente di un sempre rinnovato amore al quale attingere nei momenti di insicurezza e di crisi relazionale.

    Ma oggi è anche il giorno nel quale ho avuto modo di vedere nuovamente Nicola e Maria Rosa nella giusta distanza di oltre un metro, sarà la lontananza, sarà la ricorrenza particolare, ma mi sono sembrati più belli e luminosi del solito. Cosa significa? Come recita Papìa in riferimento al Vangelo Ebraico di Matteo, ognuno lo ha letto e interpretato come ha ritenuto e potuto. Per me è stata una grande gioia, come fosse un miraggio, magari per loro era normale ma che volete l'età incide in ordine alle emozioni. Poi mi ha chiamato una coppia indimenticabile di sant'Agata d'Esaro fidanzati dai tempi del liceo a Roggiano dove io insegnavo religione e che poi ho unito in matrimonio, forse dopo venti anni per la concessione straordinaria del parroco/vescovo del tempo Mons. Montalto.

    Merita di essere ricordata anche una coppia fidanzata dalle medie in quel di Santa Domenica Talao, lei mia compagna al liceo e che oggi abita la nostra parrocchia. Niente nomi, posso solo dire che abitano vicino alla Chiesa. Insomma come vedete l'amore non è finito, e merita anche di essere additato come esempio per i nostri figli innamoratissimi e bisognosi di sostegno per continuare ad amare con fiducia. Oggi è anche il giorno nel quale il Signore chiamò a se mio padre, fu uno dei momenti più drammatici della mia vita, tutto affidiamo al Signore perché la Sua presenza ci dia conforto. E il conforto non manca, semplicemente perché tutti voi mie siete vicini e mi donate pace. Voglio solo che siate felici con le vostre famiglie e che pensiate ogni tanto anche a me che vi penso sempre innamorati di tutto quello che vivere e che perseguite con particolare impegno e sacrificio. Tutto merita di essere vissuto nella confidenza dell'amore di Dio che non abbandona mai, ci sostiene e ci dona serenità interiore e relazionale.

18 aprile - Il cammino della Pasqua continua con l'esigenza del Risorto, di aiutare i suoi discepoli, quindi anche noi,  a comprendere ciò che è accaduto. Opera non facile, lo si comprende dall'insistenza con la quale il Risorto deve accompagnare la difficoltà ad accettare una verità assolutamente innovativa nella vita dell'umanità: non esiste più la morte, e questo è accaduto grazie alla disponibilità a fare la volontà del Padre di Gesù di Nazareth, che tutti sapevano rifiutato, condannato, morto sulla croce e che adesso dovevano comprendere nella Sua nuova realtà di Risorto. Non è stato facile neanche per gli evangelisti, mettere ordine nelle tante narrazioni di apparizioni del Risorto, certamente dovevano essere state molte di più le testimonianze delle persone che attestavano di averlo visto Risorto, come sempre accade è necessario scegliere, selezionare le più credibili, comporle in modo organico, armonizzare le incongruenze. No, non è stato proprio facile, infatti leggendo ancora oggi, tutti questi racconti facciamo fatica a coglierne un tutto organico.

     Per cui dobbiamo semplicemente comprendere quello che loro hanno inteso trasmetterci di quanto hanno ritenuto importanti e in tutto questo entra in campo la nostra fede e la nostra volontà di comprenderla come il tutto di quanto il Signore intende donarci per comprendere meglio, per come Lui stesso ci dona,  l'importanza di Gesù nella nostra vita oggi. Dobbiamo sempre ripeterci che la fede non è uno studio su ciò che è accaduto in passato ma ciò che, alla luce della fede, accade in me ogni giorno. Alcuni punti di non ritorno, necessari per ricominciare in modo nuovo ogni giorno. E' Gesù che cerca l'incontro con noi, per cui non dobbiamo fare altro che aprire i nostri cuori all'incontro con Lui. Gesù ci cerca perché troviamo pace in Lui, non viene per accusarci, per criticarci anche perché semplicemente conosce i nostri pensieri che sono molto più importanti delle nostre azioni. Se Gesù avesse deciso di giudicare i discepoli per le azioni che avevano commesso, non avrebbe dovuto perdonarli mai.

     Ma Lui sapeva che non avrebbero voluto, poi subentra la paura, la fragilità umana, e ancora tante sensazioni per come accade spesso anche a noi. Capita così di affermare di amare Gesù, mentre poi viviamo come se Lui non esistesse o più semplicemente rinnegando il Suo insegnamento. Ma Gesù non si scompone più di tanto, leggiamo domani nel Vangelo che cogliendo la resistenza di Tommaso non fa fatica a ritornare per convincerlo ad essere più disponibile alla verità di fede, anche senza avere una comprensione piena della fede, nella quale gli viene chiesto di credere. L'atteggiamento di Tommaso: Mio Signore e mio Dio, riceve da Gesù un incoraggiamento a credere che vale per tutti noi: Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto! Gesù ha dato la vita per noi, non può che aiutarci a comprenderlo, Lui ci ama di un amore che non prevede rinnegamenti o abbandoni, e se a noi capita, non è uno che se lo lega al dito, ma ci incoraggia sempre a ricominciare contando sempre sul Suo amore che non viene mai meno.

     Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Anche questa affermazione merita di essere colta nella sua intensità, i Vangeli non vogliono essere una raccolta di avvenimenti esaustivi sulla vita di Gesù, ma si propongono solo come una sequenza di catechesi orientate a incoraggiare la fede del lettore, o forse è meglio dire del credente che viene così introdotto a una migliore comprensione della fede in Gesù nella quale già crede. Ci è stato trasmesso da più parti che accanto ai testi canonici abbiamo altre raccolte di avvenimenti e di interpretazioni delle azioni di Gesù che non son state riconosciute canoniche dalla Chiesa, ma non per questo sono state mai rigettate del tutto. Da alcune di queste scritture abbiamo tradizioni sulla vita di Gesù che ci chiedono  di allargare la conoscenza sulla Sua vita domestica, sui familiari e parenti che comunque incontriamo anche se in modo anonimo negli ultimi avvenimenti della Sua esperienza terrena.

     Forse in questi giorni, nei quali abbiamo del tempo in più da spendere nella lettura, potremmo sforzarci di conoscere meglio l'ambiente di vita di Gesù, è un po' come entrare tra i componenti della Sua casa. Se dobbiamo accogliere Maria come nostra madre nelle nostre case, per come ci chiede Gesù, occorre anche sapere come a lei piace essere accolta.

16 aprile - Siamo quasi arrivati alla classica quarantena, che precede ogni grande avvenimento della rivelazione, per cui dovremmo riuscire a intravvedere l'obbiettivo per il quale ci è stato chiesto di viverla. Ogni cosa a suo tempo, anche chi la vive stenta a comprenderne i contenuti lungo il cammino, è solo quando si perviene alla conclusione che ci si volta indietro, si carca di capire che cosa il Signore ci ha donato di sperimentare. Quante volte, nel cammino del deserto, gli ebrei liberati dalla schiavitù egiziana assillavano Mosè con la domanda: Ma quando arriviamo alla Terra Promessa? Purtroppo il tempo fugge e io con il tempo, intanto si è fatto notte, avevo iniziato con la luce del mattino, questo è un altro aspetto che vado constatando spesso, le giornate sono più corte, insomma non durano a lungo. Certo tutte impressioni direte voi, può anche essere, ma ho come la sensazione che mi alzo ed è già arrivata la sera, insomma la giornata è finita prima di cominciare. Vi posso garantire che non c'è il pericolo di annoiarsi.

 

    Oggi poi abbiamo riprese con un tentativo di riqualificazione del parco degli Angeli, ritengo perfettamente riuscito. Contemporaneamente c'è chi è andato a fare la spesa, chi ha distribuito il pane, chi ha cominciato a cucinare, chi riqualifica la struttura della Caritas, poi il dono dei buoni da parte del comune per le Caritas di Scalea. Quindi arrivano gli ospiti per il pranzo, in numero di trentacinque. In questo modo, tra il preparare e il distribuire, passano altre due ore. Ah, già eravamo arrivati con le ansie nel deserto. Mo, non ci sono ansie da queste parte, solo la voglia di affrontare il combattimento di ogni giorno con la speranza grazie a quanti mi sostengono, di uscirne vincitori ogni giorno in modo nuovo. Certo non deve essere stato facile per Mosè, alzarsi ogni giorno con tutti questi lamenti da affrontare in modo sempre nuovo ma soprattutto in ambienti sempre nuovi, e della pazienza di Dio che cosa possiamo dire, forse neanche Lui se lo aspettava di dover intervenire così spesso lungo l'esodo, altrimenti magari li faceva restare nella schiavitù. Ma questi ragionamenti possono riguardare tutti noi, chi mette al mondo dei figli, limita di molto la propria storia, chi pianta una vigna non ha più pace e via a seguire.

    Poi abbiamo le videochiamate gli incontri di formazione mediante i video, insomma chi se lo aspettava che avremmo dovuto usare tanto il cellulare. Fortunatamente c'è anche chi se la spassa in bici, quando l'età lo permette perché no, in questo caso in realtà l'età non lo permetterebbe molto. Ma si sa ognuno ha l'età che sente di avere. Poi è da comprendere, per festeggiare il compleanno (gli anni non si dicono) si è concesso un giro in bici, di questi tempi è proprio un lusso per pochi. La natura continua a sollecitarci nella contemplazione della bellezza e della delicatezza con la quale caratterizza i nostri ambienti, la Mensa diventa occasione di incontri, di dialogo e anche di foto ricordo, sono momenti, quelli della carità gratuita, che meritano di essere immortalati. Il resto lo vivo con la coscienza della responsabilità di Mosè che doveva condurre il popolo di schiavi attraverso il deserto verso la speranza del futuro, spero tanto che il Signore viva nei miei confronti la stessa pazienza e disponibilità che ebbe con Mosè, perché la situazione non è proprio facile.

13 aprile - Una pasquetta bellissima (sarebbe meglio dire Lunedì dell'Angelo ma si sa come vanno le cose), coronata da una luminosa giornata di sole, insomma l'ideale per stare in campagna. Mah, Don Cono il decreto che vieta di uscire e via a seguire? Vi ricordo che la parrocchia ha in custodia il Parco egli Angeli, che considero parte integrante degli spazi di vita della parrocchia, per cui attraverso e mi immergo. In realtà in questa fase va diventando Parco Natura, sarà dura convincere i simpatici animaletti che prima o poi dovranno dare spazio anche ad altri. Ma intanto se lo godono loro uccelletti, colombi, formiche, api e via a seguire. Per non parlare delle erbe sempre più invasive e anche molto colorata da variegati fiori naturali. Però diciamo che hanno soffocato il ricordo dei primi destinatari del Parco e cioè i nomi dei bambini dei quali qui conserviamo la memoria. Allora ho deciso, ci pensavo già da ieri, occorre fare un po' di pulizia. Questa mattina ripercorrendomi nell'esperienza di andare a raccogliere l'erba che si è accompagnato alla mia età preadolescenziale, in quegli anni ormai lontani io e mio fratello dovevamo dividere il tempo tra la scuola e il provvedere al mantenimento dell'allevamento domestico dei conigli leparigni e suricigni.

     Il che significava armarsi di un sacco e trovare erba, generalmente andavo verso la Torre Talao, ma anche lungo la strada, prima che la soffocassero con le costruzioni. Questa mattina mi sono messo in tuta e armato di buona volontà, che non manca quasi mai, ho cominciato a togliere l'erba. Il primo problema era rappresentato dal fatto che l'erba era per terra per cui necessariamente si raccoglie in ginocchio o piegandosi, avrei anche potuto farlo da coricato sul fianco, ma mi sono reso conto che non era molto efficiente. Insomma ho preso un cartone e ho cominciato a sradicare ginocchioni. La prima iscrizione è stata liberata subito, ma quando sono andato per alzarmi, diciamo così qualche difficoltà è emersa nelle giunture, anche se stò facendo danza, però non avverto tanta stanchezza. Per chiudere le ho pulite quasi tutte quelle nella rotonda centrale, nel frattempo fortunatamente, sono arrivati quelli della Mensa San Giuseppe che mi hanno liberato da questa incombenza, restituendomi a una dignitosa mobilità eretta. Ogni cosa a suo tempo, è vero, ma alcune volte bisogna fare supplenza in qualche modo.

    Pomeriggio sereno e assolato, tutto è scivolato in modo armonico, il Campo Sportivo, la Piazza, il Parco, il Cortile con unici protagonisti gli uccelli, infine abbiamo vissuto il Santo Rosario e la celebrazione della Santa Messa. Siamo nel lungo giorno della Pasqua per cui siamo stati incoraggiati a rileggerci nella scena della Tomba vuota che abbiamo riflettuto nella Veglia della Notte, con l'aggiunta del protagonismo delle Guardie che erano state poste al sepolcro per vigilarlo. Di certo le varie narrazione risultano complesse e anche molto diversificate, ho già detto altre volte che questo non deve stupire era un avvenimento troppo innovativo per essere colto in modo univoco. Anche le aggiunte esplicative devono essere legate agli ambienti esistenziali nei quali i testi hanno preso forma. Ogni cosa ci viene ricordato è vincolata alla vita di preghiera e alla fede personale, le uniche chiavi di lettura che ci permettono di essere parte del racconto ed entrare a nostra volta da protagonisti nella scena narrata.

    Intanto ritengo che la gran parte dei pasqualini è rientrata nelle proprie case, anche perché in giro non c'è nessuno. Devo ammettere che gli altri anni c'era più confusione, forse quest'anno hanno privilegiato l'andare a piede anche perché non ho sentito al rumore di macchine. Ogni anno si cambia stile, quello che conta che è ci sia divertiti senza che alcuno si sia fatto male. Quasi quasi chiudo anche io la Chiesa, non penso che si incamminino proprio adesso a fare i pellegrini, magari per ringraziare Gesù per questa bellissima giornata di fraternità e di pace. A scanso di lungaggini non previsti dichiaro chiusa la giornata. Voi direte, ma è presto. Ognuno sa le sue cose. Buon proseguimento nelle vostre case.

12 aprile - Qualcosa è cambiato se siamo passati al colore rosso e abbiamo abbandonato il viola? Quale significato vogliamo dare a questo cambiamento? Non ci riuscite? Allora vi aiuto io, d'altra parte sono qui per questo. Oggi è scoppiata la Pasqua del Signore, anche se non sempre riusciamo a comprenderlo, ma con questo avvenimento è cambiato tutto. Nella tradizione biblica siamo al primo giorno dell'anno, nel primo mese dell'anno, insomma noi la chiamiamo primavera ma è più giusto comprenderla con il mistero del risveglio della natura e con la natura, la novità che Dio ha preparato perché l'uomo abbia a risvegliarsi dalla sua condizione mortale. Gesù ci è stato donato perché anche noi potessimo partecipare alla vita eterna per la quale siamo stati creati e che non sempre riusciamo a mettere al centro della nostra vita. La parola di Dio continua a ripeterci che l'uomo non è stato creato per la morte ma per la vita, Dio non gode per lo smarrimento delle sue creature, ma vuole che si salvino, tutte queste verità possiamo sintetizzarle in questo modo: è la Pasqua del Signore.

    Beh, direte voi, come è andata quest'anno? Ho capito, voi siete tra coloro che non hanno seguito la celebrazione, pazienza come recita la normativa vigente, un atto di contrizione perfetto elimina il persistere nella condizione di peccato. Come tutti dite è leggermente diverso rispetto agli altri anni, possiamo dire meglio, totalmente diverso. Al punto che se guardiamo gli aspetti esteriori potremmo andare in crisi, ma se riflettiamo le azioni della Grazia allora non è cambiato nulla, se non il modo di vivere questo dono di Dio. Insomma le liturgie ci hanno accompagnato tutta la Settimana Santa, ritengo alcune volte in modo invasivo, anche perché era possibile vivere diverse celebrazioni, anche contemporaneamente. In chiave gerarchica si comincia con quelle del Santo Padre in Vaticano, e viva via a scalare quelle di Lourdes, quelle di San Giovanni Rotondo, quelle del Santuario di Pompei, fino alle tantissime possibilità di seguire le celebrazioni parrocchiali.

     Ritengo che mai come quest'anno la rete è stata invasa dalle liturgie della Chiesa. A determinate ore non si trovavano che celebrazioni, alcune anche molto belle, altre per come era possibile, l'emergenza è per ogni cosa. Poi è indispensabile aggiungere i teologi opinionisti con le varie scuole di pensiero, i gruppi di catechesi, i filoni di formazione spirituale, le catene di preghiere, le esternazioni dei mistici per una migliore comprensione del virus, e via a seguire canti, poesie, preghiere estemporanee, come vedete  la casistica è molto variegata, ma ritengo che voi ne conosciate molto più di me. Per gli ultras di questo genere di argomentazioni perfino interessante, a mio modesto parere leggermente soffocante la vita familiare. Però ciò che si persegue è il bene, quindi la presenza di Gesù nelle case, per cui necessariamente ciascuno poi sceglie per come ritiene per il bene della propria famiglia.

     Io? Nulla di particolare o di straordinario, ho scelto la via del silenzio. Come ha preferito fare il Santo Padre nella celebrazione di oggi. Non perché non si abbia nulla da comunicare, ma per comunicare qualcosa di sensato in questi casi, in mezzo a queste tragedie, occorre comprendere prima qual é il piano di Dio,  per poi cercare di leggerlo nella vita delle persone che riusciamo a raggiungere, qualora abbiano bisogno di comprendere meglio quello che il Signore chiede di vivere. Noi siamo ancora in mezzo al guado e dobbiamo organizzare la traversata non fare i teoremi di intervento, ci sarà il tempo per poi tirare le somme orientandole a secondo degli umori del condottiero che decide, come d'altra parte è accaduto per gli autori sacri che restano comunque la massima espressione del progetto di Dio sulla nostra vita.

     L'opera straordinaria che Dio va compiendo attraverso gli sforzi della comunità, è certamente da comprendere il servizio che La Mensa di San Giuseppe offre con continuità a molte persone, perfino oggi i volontari hanno inteso mettersi al servizio di questi fratelli, farli sentire a loro agio nel giorno della Festa di Pasqua. Come non va trascurata l'opera che Dio compie attraverso i volontari di Una Mano Amica hanno vissuto in questi giorni verso oltre un centinaio di famiglie, in molti casi fratelli e sorelle di altre religioni o confessioni religiose accomunate dallo stesso problema quello del pane quotidiano. Ecco se dovessi indicare in che cosa questa Pasqua è diversa da quelle degli altri anni indicherei l'ambito pastorale della carità che va sviluppandosi in modo totalmente innovativo rispetto alla prassi ordinaria.

     Tutto il dono dell'amore parrocchiale Dio lo realizza attraverso una dedizione sincera, totalmente gratuita e nascosta, nessuno avverte l'esigenza di farsi notare sui social, di tanti volontari ammirevoli per l'amore con il quale corrispondono alla propria vocazione di battezza in Cristo, io non posso che ringraziarli e invocare su di loro la benevolenza del Signore, perché li protegga da ogni male. Ma questo è reso possibile anche per la presenza affettuosa e qualificata di Don Francesco che si rende, con i carismi e sono tanti che lo Spirito Santo alimenta in lui, totalmente disponibile al servizio di quegli ambiti della pastorale giovanile e delle catechesi. Ultimo e prezioso lavoro oggi abbiamo ricevuto la bella rassegna pasquale con i nostri ragazzi e le loro famiglie nelle attività della pasquali familiare, è la sua presenza rasserenante e progettuale che permette a me di dedicare più tempo agli  altri impegni, verso le marginalità sociale che purtroppo si accentuano in questo periodo.

     Non posso trascurare la presenza di Don Sandrino, anche se lo vediamo per vari motivi di meno nella vita di comunità. Dobbiamo pregare, perché viva con serenità accanto alla sua famiglia, non mancherà il tempo della missione anche per lui e il Signore opererà in modo mirabile anche attraverso al sua dedizione al Regno. Tutto è stato molto bello, tutto si è svolto in modo ordinato e solenne, tutto abbiamo vissuto per la gloria di Dio e per il bene delle anime. Poi oggi è stata una giornata veramente memorabile, per le centinaia di messaggi con i quali avete inteso rendervi presenti nella mia vita personale. Tutti messaggi affettuosi e pieni di gioia e di speranza nel futuro, il che depone bene per la ripresa quando il Signore vorrà e per come il Signore vorrà.

     Come Gesù aveva i suoi amici particolari a Betania anche per me non mancano le amicizia particolari alle quali umanamente dedico del tempo in più, prima di tutto i miei tanti Angeli Custodi con i quali il Signore protegge la mia vita, e poi i giovani che sono la mia pace e mia serenità. Potrei fare mille esempi, ma tanto per fare un esempio nel pomeriggio mi è arrivato una piccola cena, semplicemente per sei persone, tanto è l'affetto con il quale si guarda alla mia persona, alcuni mi vedono sciupato. Potrei continuare per molto tempo, ma scadrei nel rischio di farvi perdere del tempo prezioso e questo non è giusto, dovete stare con le vostre famiglie. Per cui ancora una volta grazie a tutti voi, per avermi fatto trascorre una Pasqua spettacolare e indimenticabile.

10 aprile - Oggi è il Venerdì Santo, memoria della passione e della morte del Signore. Al plurisecolare silenzio liturgico della Chiesa in questo giorno santo, quest'anno si aggiunge il silenzio del mondo. Nessuna macchina, non schiamazzi dei bambini, negozi chiusi perfino la chiesa è incoraggiata a non accogliere i fratelli e le sorelle, chiedendo loro di vivere a casa propria quanto sin da bambini abbiamo vissuto come esperienza di comunità cristiana. E' una Pasqua  da vivere con serenità, leggendo in modo totalmente nuovo il proprio rapporto con Dio nel sacrificio della Croce. Senza correre il rischio di dire una bestemmia, posso affermare che andrebbe colto come un dono della Grazia del Signore, questo poter vivere in tempi più lunghi la riflessione del significato del sacrificio della Croce di Cristo. Direbbe Chiara Lubich è il dono della contemplazione del Cristo abbandonato che apre a una comprensione diversa della propria vita, che chiede di mettere sempre al primo posto il dono di sé, prima ancora della realizzazione di sé.

     Ecco perché vi chiedo di non essere operativi o avere la tentazione di vivere in modo eccessivamente attivo questo giorno, ma vi incoraggio a fare esperienza di contemplazione, dobbiamo educarci al dominio di se, imparando che anche l'immobilità fisica appartiene all'azione della ricerca di Dio. L'impegno maggiore che dobbiamo perseguire con i pensieri e con il cuore e sforzarsi  di comprendere l'azione che Dio sta compiendo in questi giorni. Se ci riusciamo, ma è un po' difficile, cerchiamo di eliminare le tante preoccupazioni lavorative che soffocano la nostra mente e non incoraggiano l'amore verso le persone che abbiamo accanto e che guardano a noi con attenzione, con fiducia, vogliono sentirsi amati. Anche se non siamo educati a questo, però è importante vederci, accanto alla Vergine Santa, ai piedi della Croce nei momenti più drammatici della nostra  salvezza, che ha avuto l'esigenza di far vivere il sacrificio della Croce al Figlio di Dio. Se noi riusciamo a comprendere e a far comprendere ai nostri figli, la bellezza perenne e drammatica di questo dono, riusciremo a comprenderci sempre nell'atteggiamento del ringraziamento, perché Dio non avrebbe potuto fare di più che donare se stesso per la nostra salvezza.

     Siamo all'Ora Terza della giornata di Gesù narrata  dai Vangeli, è una narrazione molto diversificata a secondo del testo che leggiamo, quest'anno l'Evangelista Matteo, ci aiuta a leggere tutti questi avvenimenti come la realizzazione di quanto i profeti aveva preannunciato. Noi siamo lì, da qualche parte in questa scena drammatica e guardiamo a Gesù che viene trattato come un delinquente, alla fine viene giudicato colpevole. Anche noi siamo lì, come viviamo tutto questo? Il rischio è vivere in modo distratto, annoiato, inseguendo le novità del giorno. Per questo vi chiedo di lasciarvi emozionare dal silenzio e interiorizzare leggendo in famiglia il testo del Vangelo, non altri sussidi o delle cose da fare. Oggi dobbiamo dedicarlo alla contemplazione dell'opera di Dio, tutto il resto non ha molto valore e corre il rischio di svilirla, di non aiutarci a comprenderla pienamente. La Croce di Cristo comunica qualcosa alla nostra vita? Ci incoraggia al ringraziamento, apre all'anelito dell'incontro con Lui? Ci dona il coraggio di poterlo servire nei fratelli e nelle sorelle che bussano con insistenza alle nostre porte?

8 aprile - Siamo già al tradimento di Giuda, in questo pellegrinaggio silenzioso verso l'intenso triduo pasquale. La cena in casa di amici a Betania, le perplessità dei discepoli e le promesse non mantenute, adesso il contratto su Gesù, i famosi trenta denari dati a Giuda di cui tanto si è parlato. Così la scena va animandosi di tensioni, di false attesa, di cuori tormentati di amori inespressi, tutto accade sotto la luce intensa e nuova della prima luna piena di primavera, siamo  più semplicemente nel Primo mese dell'anno del calendario ebraico,o nel mese di Nisan come verrà chiamato al ritorno dalla deportazione babilonese, la luna della liberazione dalla Schiavitù egiziana, la luna che rischiarerà la scena del tradimento, dell'arresto della passione e della resurrezione del Signore. Stiamo vivendo i giorni sacri della tradizione giudaica, i giorni nei quali il Signore avverte l'esigenza di celebrare al Pasqua con i suoi discepoli, cogliendo in pienezza quanto stava accadendo e che lo avrebbe visto quale nuovo agnello immolato per a nuova alleanza tra il popolo e il suo Dio. E' il mistero perenne della Croce del Cristo, che tante volte vediamo sulla nostra strada ma che non sempre comprendiamo nel protagonismo che ne caratterizza e ne determina  il dramma e la speranza.

     Ma se vogliamo è anche il mistero della nostra vita, ogni giorno rappresenta il mistero della volontà di Dio di offrirci una nuova possibilità di allearci con Lui, ogni giorno siamo chiamati a contemplarci nel mistero della nostra croce vissuta in comunione con quella di Cristo e in questa comunione di partecipazione, ogni giorno ci sentiamo segno della comunione della gloria del Risorto, che rischiara tutto e tutti nella disponibilità ad amare e a sentirsi amati da Lui. Questa è la fase dell'Agnello immolato per i peccati della comunità, lo ricordava Giovanni ai suoi discepoli, indicandolo già all'inizio del ministero sulle rive del Giordano come: l'Agnello, colui che prende su di se i peccati del mondo. E' lì, nel deserto di Giuda che inizia lentamente giorno dopo giorno la missione di dare inizio a una fase nuova del dialogo tra Dio e l'uomo. Da qual giorno quanti avvenimenti, quante discussioni, alcune volte scontri, tante incomprensioni, manifestazioni potenti dell'opera di Dio, quanti segni per far comprendere il significato della Sua presenza in mezzo a noi. Ma tutto questo anche per coloro che stavano sempre con Lui non sempre riusciva ad alimentare al gioia dell'appartenenza, della sequela. Era come se qualcosa si frapponesse e diventasse ostacolo a una comprensione piena della missione di Gesù.

     Ci prepariamo a vivere questi giorni, immersi nel silenzio questo rende più naturale, immediata  e viva, la presenza di Dio, siamo leggermente angosciati per una situazione che, al di là dei tanti fratelli e sorelle che non sono più in mezzo a noi, stenta a delinearsi positivamente, questo soffoca ogni speranza di futuro, non tanto in noi, ma in quanti anelato a costruire nei sacrifici il loro protagonismo. Ci si apre a una fase nuova della storia dell'umanità, questa volta contrassegnata non tanto dalla gioia di riscoprirsi entusiasti nella vita che ci è data di vivere quanto nella difficoltà di poterla vivere per come vorremmo. Ci viene chiesto di essere felici in modo contratto. Ma il vero problema non è questo, quanto il vedere crescere accanto a noi la povertà nelle famiglie e con la povertà non sempre è facile trasmettere e far vivere la gioia della Resurrezione del Signore. Ma anche questo appartiene alla dinamica del Regno di Dio, nei vangeli Gesù ci viene presentato quasi sempre in contatto con questa fascia dell'umanità, effettivamente chi cerca Gesù, chi avverte pienamente il significato della Sua presenza salvifica sono gli strati più deboli della popolazione che a suo tempo erano gli orfani, le vedove, gli ammalati e i tanti emarginati sociali.

     Questi sono giorni che i dedico soprattutto a costoro, insomma vivo l'esperienza della fede per come Gesù ha ricevuto la notorietà che ancora oggi annunciamo a tutti, consolare gli affamati, accogliere i più abbandonati, guarire i malati, liberare dal male. Devo però ammettere che ho una grande nostalgia dei fanciulli e dei giovani, dei loro sorrisi, della loro gioia di stare insieme. Nostalgia di ciò che non è possibile? Penso di no, semplice desiderio del papà di stare con i suoi figli e prima o poi accadrà, questo deve consolare e dare pace. Intanto oggi abbiamo accolto trentuno ospiti alla Mensa di San Giuseppe, abbiamo distribuito il Pane che ogni giorno alcuni panifici donano alla comunità, abbiamo distribuito alimenti ad alcune famiglie, ieri sere erano più di quaranta, insomma è preannuncio di ciò che accadrà nei prossimi mesi. Anche per questo dobbiamo ricevere forza dal Signore, nella speranza di riuscire a donare pace a tutti coloro che ne hanno bisogno. Nel frattempo è nato Alessandro che ha donato nuova gioia a nonna Pina, auguri alla famiglia del bebè e tanta gioia.

7 aprile - Il tempo scorre e la Pasqua è ormai vicina, per cui è importante fare in modo che in questi ultimi giorni tutto sia pronto, dobbiamo fare in modo che i ragazzi maturino la coscienza dell'importanza di partecipare da protagonisti a questo avvenimento molto particolare dell'anno liturgico. Ogni tanto mi informo sull'andamento delle attività oratoriali e catechistiche, vedo che i laboratori e le menti sono totalmente impegnate nelle attività più variegate, test di comprensione, disegni da elaborare e colorare,  dialogo con i genitori, alberi di palma da completare con il cero, e poi ancora uova di pasqua per le famiglie delle Caritas, colombe da far svolazzare a Pasqua, fiori colorati da regalare agli amici. Per non parlare degli abbracci e dei baci, che ci si scambia intensamente insieme ai saluti e agli incoraggiamenti. Insomma, non posso lamentarmi di come i team formativi mantengono un ritmo intenso e creativo, per non parlare delle catechesi in video conferenze, nella varietà degli strumenti, nei quali sempre più ciascuno di noi è incoraggiato a specializzarsi.

     Su queste iniziative, non posso che ringraziare tanti confratelli più giovani, che in modo veramente ammirevole dedicano tanta parte del loro tempo a trasmettere catechesi, adorazione, variegate liturgie, strumenti operativi, che i catechisti assumono a metodo di lavoro innovativo ma anche molto interattivo. Insomma è un buon esercizio anche per loro. Quindi grazie alle sorgenti elle idee e dei progetti formativi, anche i sacerdoti giovani, generalmente, sono un altro mondo. Ma allora questo tempo contrassegnato dal silenzio e dall'ascolto non produce altri frutti oltre le attività formative? Certamente il lavoro maggiore e i frutti più intensi si ottengono sul piano interiore e spirituale. Va maturando una migliore comprensione di se, dei propri rapporti con gli altri, certamente non è un processo da generalizzare, abbiamo già detto spesso, che la persona è un mondo individuale e non collettivo. Però vanno segnalati casi totalmente innovativi in ordine alla maturità della comprensione del dono della famiglia e della gioia della vita comune.

     Non voglio creare una situazione illusoria, anche perché vanno maturando anche situazioni di non accettazione della nuova situazione che va generandosi in ordine alla disoccupazione e alla costruzione della speranza della gestione armonica della vita familiare. Per non parlare delle inattività forzate che vivono, forse è meglio dire subiscono i nostri giovani,  certamente sarà necessario un lungo periodo di assorbimento su molti fattori, noi cerchiamo di non restare inattivi, ma non tutto dipende dalla nostra volontà. Cosa possiamo fare più, in riferimento a quello che stiamo cercando di portare avanti per sostenere la vita familiare e i disagi che vanno determinandosi. Non penso si possa progettare altro, anche perché è sempre bene tenere i piedi per terra, e devo ammettere che già adesso in riferimento alle energie disponibili, siamo sovraesposti. Anche io ho dovuto cambiare totalmente veste pastorale, è devo ammettere che non è sempre facile, dalla proposta educativa sono passato alla dinamica del mondo del lavoro che ha regole totalmente diverse, ed esige atteggiamenti e disponibilità, senza parlare delle energie necessarie, che forse non appartengono più alla mia età.

     Nonostante tutti questi interrogativi si resiste e si va avanti, cercando di non essere troppo di intralcio, il Signore ci deve dare forza e dobbiamo avere la certezza che solo Lui è la nostra forza, dobbiamo confidare in Lui. Cercare energie spirituali che abbiamo ma che non sempre emergono naturalmente, cercare la presenza di Dio anche in coloro che non conosciamo, amare con intensità tutto quanto ci viene affidato. Non sempre ci si riesce? Può essere, ma di certo ci si prova con dedizione e affetto. In tutto questo, ancora e sempre un ringraziamento a quanti mi sono accanto, tutti si sforzano in ogni modo di rendere presente l'amore di Dio con tutta la passione che hanno nel cuore e nelle braccia. Concludo questi pensieri con i pensieri di altri, anche per incoraggiare a comunicare tutto quanto di bello il Signore ci dona di sperimentare e di comunicare.

Da stamattina,  siete così un po' il mio pensiero, sembrerà strano ma capita spesso di pensarvi..... c'è da dire che mi mancate tutte,eppure, non avrei scommesso un centesimo che potesse succedere, proprio voi, il team che non avrei mai voluto oggi mi manca, non voluto, non perché siete cattive persone, non eravate miei amici, tutto qua. Oggi mi sono resa conto, che gli amici, sono il contrario di come sei tu, è l' unico modo che hai per riconoscere te stesso, nella diversità dell'altro!!!!! e io ho riconosciuto tante cose in me, atteggiamenti sbagliati, ma anche scatti parole che non mi appartengono, con la vostra pazienza, mi avete dato tempo, sicuramente avrete pregato per questo!!!!! Oggi vi dico che non potevo lavorare per il bene dei ragazzi con persone migliori. Ognuno speciali a modo suo. Comunque andranno le cose, nel nuovo anno CATECHISTICO, nulla toglie che vi porto sempre nel cuore. Con l'augurio di riabbracciarci presto vi dico che VI VOGLIO TANTO TANTO BENE ❤

5 aprile - Come è nella liturgia della Chiesa, oggi Domenica delle Palme ci siamo introdotti nella Settimana Santa. Come abbiamo già detto è un tempo prezioso nel quale cogliere viva l'azione di Dio, dove il nostro compito rimane quello di non perdere nulla dei doni che ci vorrà fare, doni che accompagnano e sostengono il nostro impegno pastorale. Se vogliamo la Settimana Santa è anche un tempo che ci è donato per rivisitare la nostra fedeltà a Gesù e nei tanti momenti liturgici rileggerci nei personaggi che si accompagnano ai momenti decisivi della vita terrena del Signore. Ci viene quasi chiesto di comparare la nostra vita alla loro e comprenderci negli atteggiamenti che privilegiamo, comprendendoci più o meno vicini alle attese che il Signore ripone su di noi. E' un tempo privilegiato da donare al discernimento, un lavoro semplice, individuale che in questi giorni possiamo vivere in modo più armonioso per i tempi lunghi che ci è dato di avere. Non dobbiamo fare altro che cercare dentro, quello che il Signore ci ha dato, lo ha dato a noi e non ad altri, e capire fino a che punto lo valorizziamo. Una celebrazione niente male, quasi solenne nella bellezza dei protagonisti e per come il tutto si è svolto, è stata bella soprattutto per la grande partecipazione virtuale e spirituale del popolo. E poi quello che mi stupisce in modo sempre nuovo e che ritengo di non avere più il tempo di comprenderlo pienamente, qualora si potesse, è l'entusiasmo con il quale i giovani animano e vivono la voglia di leggersi nel protagonismo ecclesiale. Certo non quello che vorremmo noi, ma quello che più è importante, quello che si attende Gesù da loro. 

   

     Tutti molto entusiasti della celebrazione, quello che abbiamo vissuto insieme non è bastato loro, ma hanno avvertito l'esigenza di incontrarci anche nel pomeriggio. Molto bello, così ho avuto modo di osservarli meglio, più da vicino. Rita l'innamorata folle, molto determinata, con il suo mondo di sogni in attesa di mettersi in contatto con il suo principe azzurro. Li ho reincontrati poco fa su Instagram con il suo amore, erano molto rilassati e giustamente mielosi. Alessia, ha un mondo tutto suo, dove quello che conta è che le cose vadano per come ritiene lei, è molto equilibrata, non ama il centro della scena,è quasi sempre sorridente, tenerle testa? uno non deve neanche pensare di poterlo fare. Chiara ama la penombra almeno in queste situazioni, la sua scena è il palco dove può esprimere in pienezza le sue potenzialità creative e armoniose, tutto ciò che raramente comunica con le parole. Nelle relazioni ordinarie usa molto lo sguardo e questo deve bastare, all'occasione si esprime con linguaggio molto creativo e colorito. Serena, mi è molto affezionata, tutto merito suo, come per gli altri io sono semplicemente un orso sostanzialmente buono, lei no è molto dolce, diciamo così ottiene sempre ciò che pensa di dover conseguire, ancora non è uscita pienamente dal guscio, insomma ne vedremo delle belle. Giulia è a buon punto con la pienezza dell'affermazione di se, caratterialmente molto determinata, coraggiosa lottatrice non sempre ritiene opportuno essere dialogici, la sua vita è caratterizzata dalla volontà di trasmettere la gioia di volteggiare di sentirsi protagonisti senza toccare troppo la terra o meglio, il tappeto. Luca è un ragazzo incredibilmente intelligente, questo gli permette di guardare con grande fiducia alla sua vita, anche nelle difficoltà ha imparato a non abbattersi e ad esprimere con estrema duttilità in tutti gli ambienti di vita la sua voglia di esserci da protagonista. La punta di diamante di questo gruppo è Gennaro, eclettico dal punto di vista artistico, riesce a coinvolgere ogni persona che gli è accanto in una dinamica di realizzazione, è molto sicuro delle proprie potenzialità. Dalla freschezza del viso ho potuto dedurre che durante la messa ha dormito in santa pace, niente di male, quello che conta è la gioia di stare insieme.  Maria Rosa è entrata in punta di piedi e si mantiene in punta di piedi, caratterizza la sua presenza con interventi di prudente sapienza, non è mai invasiva molto competente nei campi di conoscenza che le appartengono, insomma dona stabilità e sicurezza. Nicola è un giovane che si è accompagnato alla vita pastorale della comunità  in molti ruoli, anche molto diversificati, oggi vive con grande dedizione quello che gli viene affidato in diversi campi e ha maturato una piena coscienza anche della sua responsabilità familiare. Diciamo così potrebbe essere più ... purtroppo non sempre posso dire tutto. Ma prima o poi accadrà. Antonio ha una potenza incredibile, e una coscienza delle sue potenzialità, sta uscendo lentamente dal guscio e lo fa poggiando bene i piedi per terra. Non da importanza al fatto che altri lo applaudano, semplicemente è coscienza di poter conseguire i traguardi che si prefigge e vive tutto questo con grande gioiosità e continuità. Di me non ne parlo, posso solo affermare che mi rilassa guardarli e ascoltarli, la loro stessa presenza, anche se non fanno niente, è per me motivo di armonia interiore. Francesca è una delle ultime arrivate nella vita di questa porzione della comunità, ha tutto un suo mondo e un modo molto personale di leggerlo e di proporlo, è diventata riferimento naturale per molti del gruppo, il suo carisma più immediato? ritengo sia quello di riuscire a catalizzare il consenso, non lo fa mai per se stessa, anche in situazioni molto complesse. Infine, ma solo perché è in questa posizione nel quadro fotografico, la  Miriam, ha una profonda coscienza della complessità della vita che non sempre avverte l'esigenza di comunicare, per parlare deve avere la certezza di essere ascoltata e per alcuni aspetti anche compresa, per la sua  dolcezza ci si innamorano facilmente di lei, anche molti bambini avvertono l'esigenza di condividere con lei i loro affetti.

     Ritengo sia inutile dire che sono solo impressioni estemporanee, su un mondo che è bellissimo e che meriterebbe tutto il mio tempo, ma come si fa e poi quale grado di sopportazione dovrebbero maturare? Uno diverso dall'altro uno più bravo dell'altro ognuno nel proprio campo specifico. Oggi è il giorno da dedicare ai giovani, e ho voluto rilassarmi in loro compagnia, anche perché quando io penso a loro ne ricevo grande serenità del cuore. Sono tutti terribilmente affettuosi, diciamo che stiamo percorrendo insieme un tratto della nostra vita, sono pieni di sensibilità e di generosità nei confronti della vita di comunità. Uno più bravo dell'altro, dicevo, è vero ma se è possibile ancora di più nella continua ricerca di essere oltre l'essere più bravi. Con potenzialità infinite, anche per questo, ritengo che noi più grandi, non dobbiamo fare altro che dare loro il modo di poterlo esprimere, avendo la certezza che con le loro potenzialità si vive in modo più bello e si cammina verso mete contrassegnato dal rispetto delle relazioni interpersonali e dalla gioia di costruire nella fraternità più vera la vita di comunità. E io che ci faccio in questo quadro così bello? Cerco di non essere invasivo, cerco di confondermi con la cornice, per evitare inutili brutture, ma soprattutto non mi stanco di ammirarli nella vana ricerca di imparare qualcosa di nuovo per la mia vita. E' inutile ricordare che, per quanto concerne l'armonia esistenziale, la gioia di vivere, loro mi donano tutto senza che io chieda nulla.

3 aprile - La vita i carità è l'impegno pastorale dominante di questa quaresima, anche questa mattina hanno portato il pane da distribuire nelle famiglie e per la mensa, hanno portato già adesso degli alimenti pronti per cucinare, insomma andiamo a preparare i pasti quotidiani e a sostenere le famiglie a casa nelle loro esigenze basilari. Ieri sono arrivate tante scatole con le merendine pronte per i ragazzi delle scuole, poiché le scuole restano ancora chiuse rimane il problema, per le ditte fornitrici, di consumare queste cassette di alimenti. Purtroppo non tutto è sostenuto con le scadenze lunghe per cui occorre distribuire in fretta per chi può desiderarne l'uso nella propria famiglia. Poi è bello anche l'affetto con il quale il tutto viene vissuto, forse è la componente più importante, poiché è gratis non dovrebbe mancare miei.

    Poi c'è l'affetto verso il parroco, che a mio parere è sempre eccessivo. Una delle mie cuoche personali ha preparato per me i biscottini per la colazione, sono buonissimi e una bella torta, mi ha detto con poco zucchero, che consumerò insieme agli ospiti della mensa di oggi. Meglio condividere perché l'egoismo fa ingrassare. Intanto stiamo preparando l'aula liturgica per la Settimana Santa, nulla di particolare semplicemente, secondo tradizione, la orniamo con l'ulivo per la liturgia delle Palme. Anche in questo caso sono necessarie le disponibilità delle persone, poche è vero ma comunque necessarie, perché la dignità di questi giorni non resti mortificata dalla trascuratezza. In serata mi sono pervenute le preghiere per Domenica preparate dagli animatori dell'Oratorio, ritengo sia inutile dire che è un altro mondo, ma non anticipo nulla altrimenti Domenica, dovrei fare una ripetizione dei contenuti. Ogni cosa a suo tempo

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    Forse ve ne siete già dimenticati, d'altra parte è stata sconfessata, ma oggi doveva essere la fatidica data della ripresa graduale delle attività, mi era sembrata molto lontana e invece e arrivata e purtroppo non è cambiato nulla. Tutto continua per adesso fino alla Pasqua del Signore. Poi vedremo, quali novità ci saranno comunicate. Una giornata complessa, tra il nuvoloso, il fresco, il caldo, la volontà di piovere, l'esigenza di rasserenarsi, insomma come i nostri pensieri di questi giorni un insieme di cose diffidi da districare in modo netto. Una novità positiva in assoluto ieri ho visto delle rondini, sono le prime di questa primavera avevo chiesto loro di fermarsi per fare una foto, ma mi sono sembrate troppo gioiose di svolazzare dalle nostre parti per comunicare a tutti che la primavera è veramente arrivata.

1 aprile - Con molta gioia, anche se in tono riservato continuiamo a fare i preparativi per la Settimana Santa. Sono i gesti che da sempre si accompagnano alla vita della comunità cristiana. Il primo segno è l'ulivo, richiama il Monte degli Ulivi, meglio dire la Collina, luogo di molte memorie della vita di Gesù e non solo della notte della preghiera di abbandono alla volontà del Padre, dell'arresto e della passione. L'ulivo è universale segno di pace e di fraternità, ed è il segno centrale della Domenica verso la quale liturgicamente ci incamminiamo. Sono i segni della devozione popolare, tanta gente attende con ansia questi giorni per riscoprirsi in questi segni parte della comunità, è attorno a questi segni che la comunità rivive la propria vita attorno ai momenti drammatici dell'esistenza terrena di Gesù. Come in ogni comunità anche nella nostra ci sono coloro che sono delegati a preparare la festa, sempre pronti a mettersi all'opera. Ieri sera a conclusione della celebrazione abbiamo abbiamo benedetto la Croce, che questa mattina insieme a Tommaso e Giovanni abbiamo intronizzata al Calvario della nostra comunità. Certo sappiamo che Domenica non avremo l'appuntamento con il popolo, perciò abbiamo preparato tutto per tempo, perché i segni hanno un linguaggio proprio ed è bene renderli visibili per coloro che li osserveranno e sapranno comprenderne il valore.

     Le altre immagini, come comunicare nel tempo del Coronavirus, non possiamo incontrarci e allora i social vengono incontro alle esigenze di comunione, anche di programmazione e di formazione, non sono certamente sostitutivi, ma se non si può fare diversamente almeno permettono di confrontarsi e di salutarsi. Certo vi renderete conto come non tutto risplende per come ordinariamente ci si presenta, insomma la non frequenza dei parrucchieri, degli estetisti e via a seguire lascia il segno, cosa volete ci si arrangia in modo domestico, ma il risultato non è lo stesso. Devo però ammettere che qualcuno ci va guadagnando nell'immagine di se, insomma, come dire sembra, non avvertire la pena del prepararsi, altri subiscono in modo micidiale questa fase, nella speranza di incorrere in tempi migliori. Come potete notare il giovane Don Francesco, vive coccolato tra i suoi, per cui stenta a cogliere lo stress che si accompagna alla vita di comunità. Di Don Sandrino non abbiamo neanche una immagine da mostrare, totalmente sepolto in quel di Bonifati, prima o poi lo coglieremo accanto al sepolcro nella volontà di partecipare pienamente alla gloria della Resurrezione.

     Tanto per svilire l'eventuale pensiero perverso di qualcuno, vi posso garantire che in parrocchia non ci si annoia neanche in questo periodo, certo tutto è incentrato attorno alla vita di carità. La distribuzione degli alimenti ma soprattutto la Mensa San Giuseppe, continua a coinvolgere con grande dedizione i volontari nel servizio ai più emarginati. Giorno dopo giorno instancabilmente si producono circa venti pasti al giorno, cercando di esprimere pienamente in questo modo l'amore perso gli emarginati. Certamente non mancano le preoccupazioni di alcuni, d'altra parte non stiamo parlando di qualcosa di aleatorio, ma di un problema vero, anche molto grave, però vi posso garantire che la dedizione dei volontari è veramente totale ed è da ammirare. Questo chiaramente lo posso fare io, che sono qui tutti giorni,  il Signore mi dona  di osservare all'opera i suoi servi e di ringraziarlo in pienezza vedendo l'entusiasmo con il quale si mettono al servizio degli altri, ma anche la fraternità che ne deriva tra loro.

    Ma allora, in che cosa è cambiata la vita di comunità? Quasi in tutto. Intanto quando entro in Chiesa ho come l'impressione di entrare in una clinica, prima c'era quel bel profumo di incenso che Luca diffondeva e che profumava tutta la settimana la Chiesa, adesso si avverte un intenso profumo di alcool e di disinfettanti, che genera un disorientamento al punto da far pensare di avere sbagliato ambiente. Poi tutto il giorno, se va bene, entrano una ventina di persone, ma sto' veramente esagerando. Di bambini neppure l'ombra, ogni tanto mi viene trasmessa qualche immagine e devo accontentarmi, mentre i genitori se li godono egoisticamente. Io che in qualche modo sono loro padre, niente, devo sperare nei tempi nuovi. Intanto ogni tanto sbircio nelle loro vite mediante i social e sono contento perché li vedo ancora abbastanza interattivi e gioiosi. quello che conta e che mantengano un clima festoso nelle loro famiglie, d'altra parte si vive per loro. Il mio amore gelosissimo, è contento perché così non incontro nessuno, conseguentemente fedeltà del pensiero assicurata ad oltranza.

31 marzo - Inizio così questo giorno che si prevede laborioso, sul piano della carità e della serenità interiore. Come era largamente prevedibile la situazione sociale va peggiorando a vista d'occhio, cresce anche il nervosismo determinato da questa duratura instabilità economica. Lo percepisco dalle tante chiamate di urgenze alimentari, ma devo necessariamente pensare che le situazioni siano molto più ampie e articolate. D'altra parte non c'è alternativa, in una realtà come la nostra dove quasi ogni risorsa economica è legata alla possibilità di movimento degli abitanti del territorio, stabilito che bisogna restare a casa, non si deve fare altro che prepararsi all'emergenza che ne deriverà. Lo so', voi direte è talmente ovvio che non tutti lo comprendono, ma è il mistero di una società che vive vicina ed è così lontana. Anche i mass media continuano a generare informazioni sull'emergenza virus ma non danno grande spazio al come affrontare le problematiche sociali che ne derivano, perciò è ancora di più da applaudire e ritengo importante l'iniziativa di alcuni cittadini di Scalea di creare un comitato di sensibilizzazione sociale a sostegno delle famiglie, che dovranno affrontare in modo nuovo questa fase della loro vita, sarà necessaria una economia creativa e un sostegno esterno.

     Come la gente risponderà, parlo per quello che ho sperimentato fino ad adesso, Scalea corrisponde molto bene nelle emergenze umanitarie, soprattutto con gli alimenti, lo ha sempre fatto ordinariamente tutto l'anno, anche se non tutti ne hanno coscienza. Su piano economico, è più difficile, prima di tutto perché ogni famiglia deve fare i conti con le spese da contenere e poi perché chi potrebbe sembra leggermente distratto dai problemi veri della città, inseguendo maggiormente la visibilità di un proprio protagonismo, anche a livello politico devo ammettere che fino ad oggi abbiamo avuto una quasi totale distrazione dai temi sociali che le parrocchia, tute le parrocchie fronteggiamo ogni giorno nella riservatezza e con grande dedizione. Questa è una situazione straordinaria, però ripeto non dobbiamo sempre fare riferimento sulle persone della comunità, ma si dovrebbero scuotere dal loro torpore sonnolento, quanti guadagnano e vivono sulla comunità, noi speriamo che tutto nella loro vita proceda bene e in onestà, ma vorremmo che si prendessero maggiormente cura della nostra città, perché è qui che costruiscono il loro futuro e non altrove, ed è verso queste famiglie, questa comunità che devono avvertire dei doveri, devono vivere azioni di solidarietà e di condivisione.

     Sì, lo so' molti dicono che debbono nulla a nessuno, che si sono fatti da soli, e altre sciocchezze del genere. E' solo un modo di guardare con distacco la città nella quale si sono stabilizzati economicamente rimuovendo ogni sentimento di riconoscenza dai loro cuori. Perché certo, tutti abbiamo dei sentimenti, purtroppo non sempre vi abita la generosità e la gioia di donare agli altri, senza riceverne nulla in cambio. I politici di turno, veri o presunti che siano cominciano ad appellarsi al governo, dovrebbero, sarebbe più esemplare però cominciare a mettere nel mani nelle proprie tasche, invece che cercare in quelle del classico e carnevalesco Pantalone, che già da tempo sono piene di ragnatele e sono piene di debiti che abbiamo caricato sulle spalle dei nostri figli e dei nostri nipoti e forse anche oltre. Questo vuol dire che ogni persona vive la generosità, non quando da ciò che gli danno altri da amministrare, in questo caso si è onesti; ma quando prende da ciò che è suo, che gli appartiene e lo condivide con i più poveri o semplicemente i tanti che bussano alle nostre porte. E' vero ci sono anche i professionisti del chiedere, un po' di accortezza non guasta mai in ogni cosa. Bene, signori miei, è ora di cominciare la nostra giornata, la carità bussa con insistenza e io devo aprirle le porte.

28 marzo - Ci apriamo alla quinta Domenica di Quaresima incamminandoci, anche quest'anno, in modo deciso verso la Pasqua del Signore, la casistica della novità di quest'anno la lascio agli opinionisti, che non mancano anche tra i credenti. Una novità che certamente appartiene alla comprensione di tutti è quella del Santo Padre, che cerca di scuotere le coscienze incoraggiando a rileggere la propria vita con gli occhi della fede. Cerca di incoraggiare, sempre i credenti , a restituire alla fede in Gesù Cristo la centralità, che attualmente stenta ad avere nei cuori e nelle menti dei battezzati. Prima nel cuore, quale localizzazione biblica dell'amore, tutto ciò che noi amiamo deve avere inizio in Cristo e deve completarsi in Cristo. Questa capacità di centralità ognuno deve cercarla nella propria esistenza, non in quella degli altri, semplicemente perché la vita di ognuno è totalmente diversa da quella del fratello e della sorella, anche se abitiamo nella stessa casa è totalmente diverso l'approccio all'esistenza.

     Poi nella mente, significa leggere tutto ciò che riflettiamo, che elaboriamo avendo a cuore il progetto di Dio e non ciò che piace a noi. Ha sottolineato più volte, ma a mi parere non è una novità nei suoi insegnamenti che dobbiamo vestire i panni del servo e non quelli del padrone, cogliendo in questo modo il valore insostituibile che ha ogni persone, ma anche la creazione tutta che è poco rispettata dall'uomo, subisce ogni tipo di violenza, per non parlare dell'attenzione ai popoli in guerra, ai profughi non accolti, alle donne che subiscono violenza e ancora tante situazioni di cui sottolinea la non esistenza, la non visibilità nella nostra società tutta votata la consumo, ai numeri, alla crescita economica, incapace totalmente del rispetto dei deboli. Ho letto molti commenti, anche di praticanti, purtroppo devo ammettere che il magistero del Santo Padre non è molto seguito, perché ho parlava di cose assolutamente ordinarie negli orientamenti del suo pontificato.

    Una cosa diversa è certamente il contesto scenografico, si è voluto mettere in risalto il vuoto, il silenzio, l'impossibilità delle relazioni. Potremmo scomodare nell'icona che lui stesso ha scelto: la solitudine del Cristo crocifisso. Ci viene chiesto di vivere una esperienza esistenziale, che in nulla appartiene al progetto di Dio. In quello che è il racconto della creazione dell'uomo viene sottolineato che non è stato creato perché sia solo ma perché intessa delle relazioni con gli altri e con il creato. Se voi prendete qualunque libro di terza elementare dei nostri figli, in questi giorni di pigrizia forzata mi è capitato di prenderne uno e perfino di sfogliarlo, potrete notare che tutto questo orientamento relazionale per la cultura del nostro tempo non sussiste. I nostri bambini vengono educati fin dalla più tenera età e leggersi frutto del caso, ma forse è meglio dire tra i sopravvissuti alla violenza del processo evolutivo che esige uno spirito di lotta per esistere e per resistere alle contrarietà. Insomma tutte le nuove generazioni, culturalmente, sono educate al sovrapporsi, all'affermarsi ad ogni costo.

    Questa è la cultura dominante, con frange ancora più distruttive che educano all'eliminazione del genere nelle relazione tra i sessi, ma questo ci porterebbe molto lontano. In tutto questo scenario abbastanza catastrofico e violento, che è di ogni giorno il virus sta mettendo in luce solo alcune conseguenze, è la barca sballottata dalle onde della quale il Santo padre ha delineato i protagonisti nell'esaltazione e nel fallimento a secondo della fiducia nella presenza del Maestro. Questa scena nei Vangeli viene  inserita dopo in un momento di esaltazione, avevano appena vissuto l'entusiasmo della moltiplicazione dei pani e dei pesci, uno dei momenti messianici più intensi ed esaltanti dei racconti evangelici. Mai avrebbero pensato i discepoli di correre il rischio di poter perire da lì a poco. Ma questo nella storia della salvezza capita spesso, dopo il trionfo vero o presunto che sia, occorre stare sempre attenti perché il rischio è sempre il fallimento.

     Non dobbiamo avere paura, finché Gesù è accanto a noi, non abbiamo nulla da temere. Ecco è proprio così è necessario che Gesù ci sia accanto, altrimenti ogni cosa, la nostra stessa vita, corre il rischio di ribaltarsi, di smarrirsi, di distruggersi. Nell'esistenza nulla è da considerare stabile per sempre, ogni momento merita un particolare equilibrio, siamo invitati ad essere sempre vigilanti. Chi ha dimestichezza con il mare sa che l'onda violenta distruttiva,può essere determinata da molti fattori e il marinaio deve sempre essere pronto a navigarla senza subirne gli effetti nefasti, devastanti che ne potrebbero derivare. Niente di particolarmente proibitivo, quello che è importante è vigilare, è l'impegno che deve vivere ogni papa e ogni mamma perché non si possa dire non mi ero accorto/a del pericolo, questo significherebbe solo che uno non fa bene il proprio lavoro, non vive bene il proprio ruolo. Insomma c'è ancora la possibilità di ricominciare, anche la coda della  Quaresima merita di essere vissuta con intensità.  

27 marzo - Che giornata è? Necessariamente bellissima, semplicemente perché è un dono del Signore, e i doni, come abbiamo già detto altre volte, vanno accolti con riconoscenza. Siamo nel clima dicembrino, freddo che ci è dato dalla neve sulle cime della Dorsale Costiera, che ci è tanto mancato in questo inverno primaverile. Una volta dicevamo che sono saltate le stagioni, oggi possiamo dire che si sono incartate, con quello che consegue, di certo ne soffrono le piante in avanzata influorescenza. Anche loro avranno ormai capito, che in natura tante cose, ormai da tempo, non funzionano in modo ordinato. Ancora non si sono viste le rondini nel loro volteggiare gioioso ed esuberante, si comportano in modo prudente e rispettoso degli orientamenti governativi: restano anche loro a casa. C'è un accenno di schiarita, ogni tanto il Signore dona una tregua, fa respirare, non abbiamo ancora la possibilità di ammirare l'arcobaleno, ma prima o poi arriverà per la nostra serenità,per una migliore armonia con il creato.

     Ancora una volta il Santo Padre invita alla preghiera, oggi è venerdì e in ogni parrocchia, privatamente, viene celebrata la Via Crucis. Questo pio esercizio è dato alla spiritualità cristiana per aiutarci a cogliere, nella sofferenza di Gesù che dona la vita per noi, la nostra dedizione per la vita degli altri, anche nella sofferenza se ci viene chiesto. Nella vita di ogni giorno, ciascuno il papà, la mamma, i nonni e via a seguire, donano la vita per gli altri, evitando però, per quanto è possibile, la sofferenza. Questi sono giorni nei quali a molti, ma non a noi per adesso, non è concesso di donarsi senza soffrire, necessariamente dobbiamo imparare a cogliere il dono della vita nella sua fragilità estrema. Non sempre ci riusciamo, nulla di particolarmente grave, lo impareremo nostro malgrado, intanto lo sperimentiamo leggendolo nei fratelli e nelle sorelle che ci scivolano invisibili accanto senza poter cogliere quanto sta loro accadendo.

     Non sono giorni di catechesi o di lezioni sapienziali di dottrina cristiana o di altre spiritualità, ritengo siano giorni da dedicare alla vita spirituale e alla preghiera, intendendo con questo termina tutto ciò che concorre all'armonia della vita della persona e le permette di guardare con fiducia a se stessi e all'incontro con gli altri. Tutto ciò che incoraggia a guardare con fiducia al futuro, anche se i giorni si presentano ripetitivi e alcune volte tenebrosi. E' accaduto spesso che la morte abbia avuto, in alcuni frangenti, di farla da padrone nella storia del mondo, questo che viviamo adesso è uno di quelli lo avvertiamo di più perché percorre la nostra storia, coinvolge anche quella delle nostre famiglie. Se la stessa situazione fosse accaduto in altre nazioni anche vicine, non avrebbe necessariamente attirato la nostra attenzione, abbiamo vissuto nei nostri decenni di vita altri drammi che hanno determinato migliaia e migliaia di vittime, guerra in Iraq, terrore dell'Isis in Siria e in altre nazioni, ancora ai nostri gironi il dramma degli immigrati nei campi di detenzione dei quali non parla nessuno, restano notizie del telegiornale che comunque non coinvolgono, non emozionano.

     Oggi allora lo dedichiamo alla preghiera, non ai discorsi o agli esperimenti di artifici spirituali, poiché, come ha insegnato Gesù: ci sono alcuni demoni che si possono vincere solo con la preghiera. Occorre leggersi alla presenza di Dio, avere la certezza che Dio può intervenite nella nostra vita e darci la pace necessaria per poter affrontare le difficoltà che ci accompagnano in questi giorni. Non dobbiamo mai disperare del Suo aiuto, Lui non ci abbandona. Tutto questo oggi lo leggiamo, sempre n silenzio, ponendo davanti a noi la Croce mediante la quale il Suo figlio Gesù dice a ciascuno di noi: Io ti amo di un amore infinito, non devi temere. Interiorizzare questo momento di contemplazione con coloro che più immediatamente sono coinvolte nel dramma dell'esistenza, il Signore sa chi può averne bisogno, vogliamo solo concorrere a questa preoccupazione della Chiesa, che coinvolge anche la purificazione della persona in preparazione della Pasqua del Signore. Tutto questo è un dono totalmente gratuito dell'amore con il quale, anche oggi, Dio guarda alla nostra fragilità, alla nostra sofferenza. Il Santo Padre chiede il nostro aiuto e la nostra solidarietà spirituale coraggio, sosteniamolo. Che sia per tutti un giorno di pace e di armonia. Concludo con questo messaggio di alcuni nostri giovani: Dobbiamo sorridere lo stesso alla vita, perché abbiamo tante cose da vivere 

25 marzo - Sono quattro mesi che la Mensa San Giuseppe a Scalea ha avviato la sua attività di accoglienza, verso gli ospiti che il Signore ogni giorno non manca di far arrivare e che attendono di essere aiutati ad affrontare il problema del pane di ogni giorno. Fino ad oggi abbiamo preparato circa millecinquecento pasti, molti dei quali, come ci ha indicato il Vescovo, portati a casa perché alcuni sono ammalati o anziani soli. Tutto questo è reso possibile dall’impegno di tanti fedeli che in modo spesso anonimo, continuano a portare alimenti o a sostenere in altri modi questo servizio.

     La Mensa è attiva per ospitare le esigenze di venti/venticinque ospiti, vive questo periodo dell’emergenza con servizio a domicilio e di asporto per le esigenze particolari legate alle difficoltà obbiettive di movimento. Tutto questo è possibile grazie alla disponibilità di circa quaranta volontari,  che anche in questo clima di ansia sociale con grande dedizione continuano il servizio alle marginalità del territorio. Come continua a ricordarci il Vescovo, la Mensa è aperta a tutto il territorio ed esprime pienamente il suo valore quando l’accoglienza è vissuta con dedizione, con discrezione, ma soprattutto con amore. Scalea è un riferimento abitativo per molti immigrati Senegalesi, Marocchini, Albanesi, Ucraini, Russi, Rumeni che sperano di costruire qui il loro futuro, altri provengono dalle periferie urbane, nella speranza di vivere in modo più sereno il loro essere anziani, questi fenomeni esigono un monitoraggio permanente sui bisogni ai quali venire incontro di volta in volta. Tutto è affidato alla Divina Provvidenza che deve incoraggiare la generosità a sostegno dell’opera e sostenere i volontari nel vivere con gioia la dedizione alla carità.      

 

     Questo tempo quaresimale, ci incoraggia a restituire a questo termine il valore che gli è proprio, un periodo di riflessione e di ricerca interiore, di scelta vocazionale necessario per tutti coloro che devono affrontare una nuova fase della propria vita. Ritengo sia inutile affermare che ogni giorno merita la sua Quaresima per essere affrontato con serenità e nella pace. L'avventura di servizio alle marginalità che coinvolge la nostra comunità e nella quale vorrei coinvolgere anche voi, è sostenere la Mensa di San Giuseppe. La Mensa attualmente è sostenuta dalla Diocesi nei suoi bisogni essenziali con un fondo specifico. Anche in questi giorni abbiamo ricevuto dalla Caritas diocesana viveri a sostegno di questo tempo particolare di emergenza, che vede l’aumento delle povertà a motivo della non possibilità di avviare attività lavorative e certamente le cose peggioreranno. Questo appello è per coloro che ritengono di sostenere con aiuti alimentari, o altre forme di sostegno, questa porta aperta all'amore verso gli ultimi della Città.

     La Carità di Cristo non può restare a casa. Questo principio incoraggia tanti volontari delle aggregazioni, e cittadini, che con umiltà e nell’anonimato  continuano a vivere il loro servizio, anche nella trepidazione che la paura del contagio determina. Non è sempre facile fare discernimento tra gli orientamenti governativi e l’attenzione alle tante marginalità che guardano a noi, spesso unici presidi rimasti sulla frontiera della povertà,  con la fiducia di essere accolti e aiutati. Tutti dobbiamo ascoltare e vivere quanto ci viene chiesto in ordine alla prudenza e al rispetto delle leggi degli uomini, ma non dovremmo chiuderci del tutto all'incoraggiamento del Signore che chiede di vivere l'amore vicendevole nel Suo nome, ognuno lo viva per come riesce, per come può, nessuno deve essere giudice del fratello, tutti dobbiamo crescere nella pace e far crescere la pace in noi e attorno a noi. Che ci sia pace in tutti.

     Come parroco della Comunità e coordinatore dell’Unità Pastorale di Scalea sottolineo la preziosità dell'iniziativa e l’insostituibile esigenza di altri volontari. Ricordo che congiuntamente viene portata avanti dalle Caritas di Scalea Una Mano Amica e Con-Tatto la distribuzione degli alimenti a oltre cento nuclei familiari,  e la richiesta del servizio va ampliandosi. Alcune volte, questa è una di quelle, nelle quali siamo chiamati a rischiare un po’ di più sulle nostre sicurezze, per permettere agli altri di sopravvivere.  Lo stanno facendo il personale sanitario a livello nazionale e oltre, ma anche tanti sacerdoti e volontari che donano in disponibilità, un po’ di più di quanto potrebbero, in alcuni casi anche la propria vita, perché tutto si svolga al meglio perché allo scarto della nostra società, per come ci insegna il Signore, sia restituita dignità e voglia di vivere.

23 marzo - Ed eccoci qui, dopo essere sopravvissuti al terribile freddo siberiano che ha imperversato per circa tre ora, in questo principio di primavera. In realtà, a dirla tutta, io la Siberia me la immaginavo leggermente più fredda. Ma si sa, che con il tempo tante cose cambiano, però ciò che è importante e che siamo qui raccontarlo, per cui è di buon auspicio per il prosieguo della nostra avventura sulla terra. Giornata molto più serena di ieri, come mai? Una risposta me la sono data, secondo me è perché la Domenica per me ha un valore particolare legato all'incontro quasi fisico con la comunità, gli altri giorni no, sostanzialmente è una relazione con i piccoli numeri, per cui in questa fase viene sublimata dalla mensa che riempie abbastanza la mia giornata. Preghiera, quindi spesa settimanale per la mensa, poi fruttivendolo per i dettagli e il companatico. Infine il macellaio, un po' di sostanza non deve mancare sulla tavola. Infine dimenticavo il fornaio, è la realizzazione della preghiera del pane quotidiano, che in questi casi è d'obbligo. Insomma sembra che ci sia tutto, manca solo un dettaglio le molliche per gli uccelli nel Parco degli Angeli, voi capite che per donare la mollica io devo mangiare il resto,  sono i doveri di stato che adempio con puntualità maniacale tutti i giorni.

     Dopo di che mi metto a studiare, ho ripreso con grande interesse ad approfondire la Parola di Dio, che rimane il cavallo di battaglia della crescita cristiana di ogni battezzato, lo so bene che non tutti amano questo intrattenimento, ma a me è sempre piaciuto per cui la gran parte del tempo la dedico all'approfondimento biblico. Rilassa e aiuta a guardare con più fiducia all'azione di Dio e all'incontro con Dio. Poi si comincia con i doveri di accoglienza degli ospiti alla mensa, e devo ammettere che al di la, della paura che necessariamente si accompagna alla vita di tutti in queste occasioni, sembra che tutto proceda con grande dedizione e dignità verso gli ospiti, che si sentono amati e serviti con gioia. Anche loro vivono il tutto con dedizione e attenzione, insomma speriamo di poter continuare al di là delle ansie che caratterizzano questo tempo. Ma la cosa più innovativa e destabilizzante che imperversa oltre le comunicazioni tempestive del nostro premier Conte, sono le chiamate interattive, praticamente tu rispondi serenamente al cellulare e ti vedi piombare in casa, persone che ritenevi di ricominciare a vede il mese prossimo. Insomma generano ansietà, perché fanno tante di quelle domande, fanno le faccine tutte insieme alle quali è impossibile fare fronte. Poi se ci hanno detto che dobbiamo stare a casa, lo dobbiamo fare senza usare strumenti sostitutivi.

     Spero che nella prossima comunicazione governativa vengano vietate queste comunicazioni invasive della privacy. Però a tutto questo ho imparato a porre rimedio, già dai tempi di Belvedere, mi fu suggerito, per mantenere attivo e dinamico il cervello di applicarlo a qualcosa che non avevo ma fatto prima. Da allora ho cominciato a studiare l'inglese, e devo dire che non è poi così difficile per come lo avevano descritto, insomma qualcosa senza alcuna presunzione di dialettica  vado imparando. Poiché in questi giorni il Signore ci dona immeritatamente di avere tanto tempo a disposizione, ho deciso di dedicarmi alla danza. Veramente ho cominciato a pensarci il giorno nel quale Elena, una fanciulla gioiosa dei nostri gruppi, è venuta a proclamare all'Ambone e vedevo come impostava l'appoggio dei piedi, voi direte quanto ne vai guardando. Alla fine le ho chiesto ma come mai questa impostazione, lei subito con grande candore, è il candore che genera invidia, mi ha risposto: ma io faccio danza. Come a dire non è per te, non ci pensare nemmeno.  Detto fatto, mi sono informato da chi andava a lezione e saputo che era è la carissima Giulia, una ragazza ricca di temperamento, molto calma e disponibile, ho chiesto di ricevere qualche lezione anche io.

    Purtroppo dopo il secondo incontro siamo stati bloccati a motivo di questa emergenza, però continuo con gli allenamenti, perché lei ci manda le lezioni in video, quella che vedete nella foto è la mia interpretazione, certamente esatta e conforme agli insegnamenti, dell'allenamento sulla trave. Ancora non sono molto sicuro nel poggiare i piedi, ma sto maturando già adesso più eleganza nel portamento, comunque vi posso garantire che, anche in questo caso, pensavo che l'apprendimento fosse molto più difficile. Insomma ve lo consiglio anche perché è molto rasserenante e dona sicurezza nel camminare. Il viso sorridente? Una carissima amica, diciamo così, è l'unica che in questo periodo riesco a vedere più volte al giorno, quando sono nervoso e non la guardo, si rattrista ma generalmente è gioiosa e la trasmette anche a me. Non sempre, alcune volte anche lei non è di genio. Chi è? La domanda è d'obbligo, ma non posso rispondervi del tutto anche perché potrei suscitare delle piccole invidie, un aiutino ve lo do' inizia con la F al centro del nome è un N e il tutto termina con una A. Il Santo omonimo era molto amico degli animale, della natura e si chiamava da battezzato Giovanni. Più di questo è impossibile.

22 marzo - Buona Domenica a tutti, così tanto per dare una nota di colore primaverile, insomma tutto ciò che sta accadendo accanto e che, per forza di cose, facciamo fatica ad ammirare nella sua bellezza. Ne colgo alcuni scatti e ve li propongo, anche perché probabilmente, quando ci sarà concesso di mettere il naso fuori dalla porta, di tutto questo non resterà molto, d'altra parte è risaputo, la primavera è un momento magico della natura e va contemplato nel tempo che le è donato. Giornale della Letizia recita la liturgia, ma climaticamente parlando è piuttosto la Domenica della melanconia, vorrebbe piovere ma non lo fa, dovrebbe far freddo ma non si decide insomma una via di mezzo su tutto il fronte. E tutti noi in mezzo, cercando di capire come poter affrontare la giornata, per restituirle la bellezza di essere parte della nostra vita. La cosa migliore è fare una passeggiata, ma sembra che in questi giorni sia diventata un'azione criminale contro la sicurezza pubblica. Però due passi al Parco degli Angeli li faccio tanto per sgranchire le gambe, un po' di relax, oggi ho camminato veramente poco, forse ho fatto 70/80 passi, poi ha cominciato a piovere per cui necessariamente si deve rientrare, oltretutto a me sembra che invece del freddo siberiano atteso, sia un mite scirocco con quel che ne consegue in pioggia del Sahara.

 

    Un vento facilmente identificabile, che ci porta qualcosa di ciò che altre nazioni vivono ordinariamente. Ci sono realtà continentali in Africa dove veramente tutto è solo sabbia, caratterizzazione da non generalizzare, ci sono anche nazioni lussureggianti, ricche di acqua, di foreste. Insomma è un continente, anche molto diversificato nella sua composizione, antropologicamente complesso, non un paesino per come tante volte lo immaginiamo. Oggi avremmo terminato la Missione con gli Oblati, insomma insomma, cosa dobbiamo pensare. Inimmaginabile una simile situazione, ma purtroppo vera. Tutto si è sgretolato davanti ai nostri occhi, fra poco avremmo iniziato il pellegrinaggio ai piedi della Vergine del Carmelo, quante volte lo immaginato, come se lo avessimo già fatto. Invece il Signore ci chiede di essere sostegno gli uni degli altri nel nascondimento delle nostre case, quasi in condizione di persecuzione dove nessuno deve poter partecipare all'Eucaristia, Tutto il rapporto con Dio, deve essere animato e deve svolgersi rigorosamente nella liturgia familiare. Il papà che presiede il ringraziamento, la mogie che prepara come sempre, da secoli ogni cosa, i figli che in qualche modo vengono coinvolti loro malgrado alla comprensione di ciò che non appartiene più al loro modo di leggere la vita.

   

    Ma forse è sempre stato così, poi gradualmente nella crescita, si coglie la bontà anche di ciò che non si comprende pienamente e vi si trova serenità interiore, voglia di sperare, incoraggiamento a guardare oltre se stessi. Nessuna nostalgia, semplicemente ci viene chiesto di fare altro, voltiamo pagina, con serenità nella disponibilità alla volontà di Dio. Proprio oggi la liturgia ci ricordava che è Lui a tracciare la strada, noi dobbiamo cercare di seguirla, per cui nessuno sforzo nel fare,  quello che lui ci chiede di vivere. Questo significa in questi giorni essere più attenti ai nuovi poveri, quelli che portano avanti la famiglia lavorando alla giornata e che adesso, ormai è un mese, si trovano a non poter lavorare, mentre le loro famiglie hanno comunque bisogno di andare avanti con dignità. Questo lo dico per capire io stesso ed incoraggiare gli altri a capire che i nostri problemi, veri o presunti che siano, sono marginali, aleatori di fronte a chi deve affrontare i problemi esistenziali, la vita di ogni giorno cercando le energie per quel giorno non potendo contare su stipendi fissi o sostegni pensionistici. Insomma è sempre un invito a guardarci attorno con attenzione per evitare di annegare nel bicchiere d'acqua, mentre altri, che comunque abitano accanto a noi, devono affrontar il mare con mezzi più essenziali dei nostri.

     E' vero non mi era mai capitato di passare il mio tempo così, le mie giornate totalmente svuotate di attività, ma anche in questo caso guardandomi attorno a libello ecclesiale mi rendo conto che la vita degli eremi è gestita in questo modo, sempre come servizio a Dio, magari solo nella preghiera, è vero la mia è una vocazione pastorale, ma magari il Signore mi chiede in questa fase di stare di più con Lui, anche perché devo ammettere che pur di servirlo con impegno spesso mi è capitato negli anni, di saltare la relazione spirituale che fa da collante ineludibile con il Titolare dell'azienda. Ci è fatto divieto anche di guardare avanti con la certezza del tempo a disposizione e anche questo ci trova spesso impreparati, perché siamo educati a programmare per tempo le attività, adesso invece sembra che tutto sia evanescente, impossibile da pianificare. Ritengo che anche in questo caso non ci sia nulla di particolarmente apocalittico, semplicemente si procederà per come si può e non per come si vorrebbe, nell'attenzione alla gioia dei ragazzi e e delle famiglie, molte delle quali, terminato questo tempo di precarietà assoluta, avranno veramente bisogno di fare festa con i propri figli.

20 marzo - Riprendiamo della recita del Santo Rosario che ritengo abbia accompagnato la serata di ieri sera, credenti e non, in molte famiglie italiane. Il Santo Padre a me è apparso particolarmente afflitto, stanco nella lotta contro i mali si accompagno al nostro tempo, non penso sia solo il Covid-19. il male contro il quale lui deve lottare e pregare ogni giorno. Poi abbiamo pregato, come  tutti, cercando di riflettere che cosa possiamo esprimere alla presenza di Dio che Lui non conosca già. Certo abbiamo voluto solidarizzare con una buona porzione dell'Italia che vive in modo drammatico questa esperienza, abbiamo cercato di leggerci nel protagonismo del silenzio e della preghiera che ci viene chiesto di esercitare. Forse corriamo il rischio di trasmettere una idea di Chiesa che non è totalmente vera in confronto a quanto oggi essa rappresenta nella vita delle comunità italiane e nelle famiglie stesse. Forse si poteva far testimoniare, rendere più visibile, anche in un momento di preghiera la vita della Carità che anima tanti cristiani nel sostenere le povertà, le marginalità che questa emergenza sta creando. Insomma dove sono le preghiere dei bambini che esprimono ansietà ma anche speranza e desideri semplici da elevare al Signore, la gioia delle mamme che li abbracciano, l'affetto verso i sofferenti che hanno bisogno di sentirsi cercati, pesi per mano, amati.

   La Chiesa deve scuotersi e deve scuotere, mettendo sempre alla base la vita di preghiera, ma non può essere il tutto della sua vitalità in questi giorni.  In tutte le tante, o forse troppe, celebrazioni che stiamo trasmettendo sui social non corriamo il rischio di presentare una chiesa ripiegata su se stessa, che stenta a trasmettere la speranza della quale solo lei è depositaria per la Grazia di Dio. Come nelle stesse comunità parrocchiali viene vitalizzata la gioia della quale comunque i ragazzi e i giovani avverto naturalmente l'esigenza. Insomma come ci si attiva perché le tante attività formative oratoriali e catechistico continuino in modalità diversa valorizzando i social, e tutti gli strumenti a nostra disposizione, interagendo con loro nelle case? Insomma aiutando le nostre comunità a leggersi nel protagonismo della speranza che il Signore chiede di testimoniare anche quando siamo chiamati a vivere intensamente la sequela della Croce? Insomma la mia impressione è che abbiamo smesso di pensare da parroci e siamo tornati a fare in modo quasi esclusivo i sacerdoti, con tutto ciò che questi termini vogliono esprimere nel bene e nel male del ruolo nel quale ci si identifica.

     Questo è un pensiero quaresimale, restituendo a questo termine il valore che gli è proprio, un periodo di riflessione e ricerca interiore, necessario per tutti coloro che devono affrontare una nuova avventura. Ritengo sia inutile affermare che ogni giorno merita la sua quaresima per essere affrontato con serenità e pace. L'avventura che coinvolge la mia persona e nella quale vorrei coinvolgere anche voi, è il sostegno alla Mensa di San Giuseppe. E' un servizio alle persone che a vario titolo hanno bisogno di aiuto nella Città di Scalea. La Mensa è stata realizzata per volontà del Vescovo Mons. Leonardo Bonanno ed è attualmente sostenuta dalla Diocesi nei suoi bisogni essenziali. Questo appello è per coloro che ritengono di sostenere con aiuti alimentari, o altre forme di sostegno, questa porta aperta all'amore verso gli ultimi della Città. Attualmente sono circa quaranta i volontari che quotidianamente, lo stanno facendo con qualche difficoltà in più anche in questo giorni di emergenza, concorrono così al buon funzionamento del servizio ai 15/20 ospiti che quotidianamente ci danno la gioia di farsi incontrare per ritirare i pasti, o per portare loro i pasti. Potremmo aggiungere i tanti volontari delle aggregazioni, che continuano a vivere il loro servizio, anche nella trepidazione che la paura del contagio determina.

 

    Insomma non ci si può fermare, educativamente parlando, arrendersi senza proporre, restare in attesa del bel tempo. In questo senso penso di poter incoraggiare la bontà delle iniziative oratoriali che hanno permesso ai Talent&Art, agli Animatori e spero presto anche ai Popoffini di esprimersi artisticamente nei talenti che il Signore ha donato loro, spero siano seguiti al più presto anche dagli altri. Come pure è importante che le celebrazioni festive siano animate mediaticamente dai vari gruppi, con le preghiere fatte dalle aggregazioni, insomma dobbiamo fare la lettura del foglietto liturgico? Preparare le monizioni ambientali. Proprio perché entriamo nella famiglie facciamolo in modo comunitario, perché tutta la famiglia cristiana si senta coinvolta, si emozioni. La Chiesa è vitalità e soprattutto nei momenti di disperazione e di insicurezza, deve trasmettere mediante tutti i mezzi a disposizione, la serenità che dona la presenza di Cristo nella vita dei credenti e anche dei non credenti. Il dramma che scorre davanti ai nostri occhi non deve mai ottenebrare la speranza derivante dalla fede. Come anche dobbiamo sperare che smettano i cronisti a cercare la notizia ad ogni costo creando ostacolo a coloro che lavorano instancabilmente perché il bene, la guarigione dei contagiati trionfi. Non è possibile che si cerchi sempre la notizia, in modo invadente, perché anche questo modo di fare comunicazione non fa un po' di Quaresima?

19 marzo - Questa riflessione  sulla vita di San Giuseppe e la sua devozione la scrissi circa tre anni fa, ma ritengo bene riproporla in questo giorno così intenso di vita spirituale e di difficoltà ecclesiale e sociale da affidare alla sua intercessione.  Il Signore ci chiede di valorizzare il suo papà terreno Joseph bar Jacob. Giuseppe figlio di Giacobbe viveva a Nazareth o a Betlemme? Non è facile comprenderlo dai Vangeli canonici, che abbiamo a disposizione. In verità anche da quelli apocrifi non si riesce a cogliere in modo definito il luogo di origine. Possiamo affermare che doveva avere parenti a Betlemme, e che poi al rientro dall’Egitto decise di stabilizzarsi a Nazareth. Anche la figura di Miryam, la sua sposa, alimenta difficoltà interpretative, dagli apocrifi possiamo dedurre che forse abitava vicino a Gerusalemme, per questo fu inserita nel servizio al Tempio fino all’età adolescenziale, quando poi fu affidata a Giuseppe, sempre secondo la tradizione degli apocrifi era in seconde nozze, per cui Giuseppe doveva avere altri figli e figlie da un precedente legame matrimoniale, dei quali parlano i Vangeli: Giacomo, Joses, Simone, Giuda .

    Come tutti sappiamo Luca ambienta tutto su Nazareth, anche se utilizza come sfondo le teofanie del Tempio; mentre Matteo valorizza di più nella dinamica delle origini i dintorni di Gerusalemme. D’altra parte questi racconti, che appartengono alla memoria dei testimoni, inizialmente, per decenni, sono stati trasmessi oralmente,  sono stati scritti molti anni dopo i fatti narrati (sessanta, settanta anni) per la redazione definitiva anche di più, mentre per la redazione degli apocrifi, per alcuni aspetti integrativa delle narrazioni canoniche, arriviamo oltre il cento dopo Cristo.

     Per gli autori dei Vangeli non è stato facile trovare testimoni vivi capaci di ricordare particolari sui fatti narrati, in una situazione storica anche molto diversa. C’era molta, o forse è meglio dire solo,  distruzione dopo la guerra giudaica contro i romani. Anche percorrere il territorio alla ricerca degli ambienti da descrivere, per loro non è stato agevole, per cui molte cose sono state descritte per ipotesi concettuali. Questo è bene ricordarlo anche per non stupirsi troppo delle varie tradizione, alcune volte molto diverse tra loro.

     Ma noi siamo nel 2017, anche per noi la situazione è molto cambiata rispetto ai primi anni nei quali è stata fondata la Chiesa oltre trenta anni fa, Scalea era teatro dello sviluppo edilizio e tutto lasciava presagire una crescita inarrestabile e una economia turistica capace di dare benessere al territorio e ai suoi abitanti. Il terreno sul quale è stata costruita la Chiesa, dono dell’Amministrazione era al limite del territorio cittadino del tempo, quasi una frontiera nel deserto.  Proprio in riferimento ai tanti cantieri che operavano in quel tempo fu scelto come patrono San Giuseppe Lavoratore, inizialmente era Operaio, anche l’agricoltura aveva un suo rilievo, per non parlare delle tante falegnamerie. Insomma era tutta un’altra realtà sociale ed economica che si aprì ai bisogni della comunità e contribuì con generosità alla realizzazione della Chiesa parrocchiale.

     Noi arriviamo quasi quaranta anni dopo e il panorama socio economico è molto cambiato, rimane una comunità parrocchiale molto variegata e complessa per la lettura sociale e spirituale, la città vive una profonda crisi politica ed economica. La ricorrenza della Festa di San Giuseppe  la viviamo nel contesto di una crisi di insicurezza mondiale che mette a dura prova la disponibilità della testimonianza comunitaria.  Tutto questo ci incoraggia a sostare ai suoi piedi per comprendere come vivere la fedeltà alla volontà di Dio, con serenità e fraternità nella gioia della vita comune, anche nelle difficoltà che la vita propone ai nostri giorni.

    All’immagine del Santo, abbiamo aggiunto, dal 2016, il figlioletto Gesù per far comprendere l'importanza della partecipazione dei giovani alla costruzione della vita di comunità, ma anche per esprimere meglio la realtà domestica di Nazareth, dove Gesù concorreva in modo attivo alla vita della sua famiglia, dando gioia con il proprio affetto e impegno a colui che tutti ritenevano il suo papà. I figli ieri come oggi sono la gioia della casa. L’immagine di San Giuseppe  rimane una presenza austera, silenziosa, attenta e leggermente preoccupata. Come sono preoccupati, per i loro figli, tanti genitori del nostro tempo. Una grande preoccupazione è determinata anche dalla diffusa disoccupazione, tanti sacrifici e poi? Dal diffuso sfruttamento dei giovani, in un mondo profondamente segnato da ingiustizie retributive. Oggi poi l'insicurezza, la disperazione del tempo presente e la fragilità emergono in modo generalizzato.

     Dobbiamo imparare da lui, vero maestro di vita spirituale, che l’ascolto silenzioso della Parola e la ricerca del bene orientano sempre al rispetto dell’altro, soprattutto dei più poveri ed emarginati. La capacità e la volontà di difendere e di costruire il futuro dei propri figli, trovano in san Giuseppe un modello di vita che ai nostri giorni non avrebbe avuto il risalto delle prime pagine, ma certamente ha contribuito a far crescere Gesù in un ambiente familiare contrassegnato dalla povertà, dall’essenzialità ma contemporaneamente sereno e laborioso.

    Perciò, nella preghiera familiare, ci affidiamo alla sua protezione perché i nostri figli crescano con gioia nell’amore della propria casa. Lui ci chiede di  concorrere con umiltà, ogni giorno, per come possiamo anche al bene comune della nostra città di Scalea, lottando contro le ingiustizie, proteggendo i nostri giovani dalle devianze. Dobbiamo concorrere a incoraggiare la speranza anche nelle difficoltà determinate dalla disoccupazione, crescere nella vita spirituale, rispettarci reciprocamente e impegnandoci a testimoniare la fede nel Suo Figlio Gesù che i nostri genitori ci hanno donato e che ha tanto bisogno di essere evangelizzata.

    Nel vivere la festa al  Santo Patriarca  invitiamo sempre a percorrere la via dell’attenzione verso la persona, nella certezza che non abbiamo bisogno di chiasso, di esposizioni spettacolari per proporre la memoria del padre putativo di Gesù. Dalle poche scene che narrano la sua  vita nei Vangeli, ci viene mostrato sempre riflessivo, attento alla volontà di Dio, profondamente legato al culto, immerso nella preghiera, attento al bene della famiglia. Per cui possiamo affermare che non amava la confusione, il divertimento, possiamo affermare che aveva tante difficoltà a portare avanti ordinariamente la famiglia.

    Abbiamo la certezza che il Santo Patriarca è il modello che ci è stato dato perché anche noi lo seguiamo e ci sforziamo di  imitare. Il Signore ci deve donare pace, e San Giuseppe deve intercedere perché questo accada, per cui mi  auguro di vero cuore che abbiate vissuto una giornata di festa con le vostre famiglie e vi incoraggio, questa sera, a vivere la gioia della preghiera comune.

18 marzo - La notte scorsa è nata Beatrice, figlia tanto attesa ed amata, un po' da tutti. La posizione esprime bene la coscienza dell'impegno che l'attende e già adesso esprime grande pazienza nella disponibilità ad affrontarla con coraggio. Auguri di gioia piena ai genitori e a tutti i familiari. Ieri è stata una giornata dedicata totalmente alla carità, come sempre dopo la preghiera ho fatto la spesa, poi si è presentato, come sempre, in largo anticipo Franco e con la Sua serenità ha iniziato a cucinare, poi sono arrivati gli aiuti Anna Maria e Giuseppe, per cui la mia presenza si è resa inutile del tutto, lo era anche prima, ma un po' di solidarietà solo verbale può essere anche importante. Preparazione delle  vaschette, tutto molto bene abbiamo distribuito in tutto 18 razioni. Breve riposo, relax del caffè e ci si prepara al vero impegno della giornata che è la distribuzione degli alimenti. Elenco per famiglie: tre pachistani, due rumeni, cinque marocchini (due da Marcellina), cinque di Scalea, due albanesi, due nomadi napoletani, due russi, una moldava. Insomma è tutto un mondo diverso che gravita attorno alla nostra vita e chiede di essere sostenuto nei bisogni basilari delle loro famiglie. Per quanto ci è possibile e ci è concesso, cercheremo di venire incontro alle loro esigenza. Se i problemi li avvertiamo noi con le nostre sicurezze materiali nelle quali ci chiudiamo immaginiamoci come vivono loro questi giorni alla totale mercé del lavoro quotidiano che in questi giorni, per ovvie ragioni, stenta ad emergere con continuità.

 

     Dopo questo impegno la celebrazione eucaristica, offerta le tante povertà in particolare per gli ammalati, ma anche le tante superficialità e irresponsabilità comportamentali delle persone, che concorrono a far diventare dramma un male che poteva essere affrontato con più serenità da parte di tutti. Poi si chiude la Chiesa tanto è tutto un deserto, per cui, cosa mai successa, alle 19,00 a chiesa è chiusa. Probabilmente sarà così anche per i prossimi giorni, tutto intorno è già deserto totale molto prima. Ieri sera mi sono concesso una estemporanea culinaria, anche per valorizzare quanto vado imparando in questa nuova esperienza pastorale che la grazia di Dio ha donato alla comunità. Già nel primo pomeriggio avevo tolto dal congelatore la pasta fatta in casa da cucinare, guarda caso Strozzapreti, ho messo a bollire l'acqua ho calato la pasta, poi ho preparato il sugo di pomodoro con i peperoncini e un po' di formaggio, ho mescolato il tutto ed ecco due porzioni da consumare. Perché due? Beh, sulla quantità ancora non mi regolo bene, però razionalizzo a tavola per cui è pronta anche la cena di stasera. Prima o poi sarò pronto per cucinare anche io alla mensa San Giuseppe, magari quando non c'è nessuno a mangiare.

   Oggi sarà caratterizzato dall'offerta di Laghani e Cici fatta da un famiglia in onore di San Giuseppe, il tutto coronato da salsicce e patate, per i mussulmani saranno rigorosamente di pollo. Certo un bicchiere di vino non sarebbe nel posto sbagliato, ma poi si sa un bicchiere tira l'altro, per cui questo dettaglio è affidato alla scelta e alla buona volontà degli ospiti. Nelle altre immagini, come si presenta Scalea nella sua vita quotidiana in questi giorni, non sono fatte per piangere ma per far cogliere il senso di responsabilità che sta' accompagnando questa fase di quarantena che tutti siamo chiamati ad osservare, qualora ce ne fosse bisogno ancora una volta la nostra città sta dando lezioni di senso civico a molti altri comuni dove i sindaci fanno seguire proclami a proclami, certo come sempre molto è orientato a dare visibilità alla propri azione politica, ma in questi casi sarebbe più utile operare che parlare. Nella nostra città, in silenzio, ognuno si è fatto carico delle proprie responsabilità e osserva con grande rigore gli orientamenti che questa emergenza esige.

    Purtroppo non posso dire al stessa cosa per i proprietari dei cani, che con grande disinvoltura non raccolgono gli escrementi che i loro animaletti lascino un po' dappertutto. Questo stile di disimpegno civico e di mancanza di rispetto per l'ambiente, non lega bene con la volontà di ricevere affetto da queste creature che avete scelto quale compagnia inseparabile, per la vostra solitudine e la vostra gioia. Vi incoraggio ad amare di più l'ambiente, soprattutto i pochi parchi che abbiamo e nei quali i cagnolini amano scorazzare liberi dal guinzaglio, le aree verdi attrezzate, la Passeggiata, tutti ambienti nei quali anche i vostri cagnolini e i gattini, vivono e interagiscono con le altre persone, con i bambini e con gli altri animali. Insomma non siamo mai soli e tutti dobbiamo concorrere a vivere bene con gli altri. Buona giornata a tutti e che sia gioiosa e non lamentosa. E' una bellissima giornata di primavera anche se non vedo ancora le rondini.

16 marzo - Una giornata sostanzialmente serena, della serie la primavera è già arrivata, questo nella giornata,  poi la sera godiamo di una arietta fresca che incoraggia a indossare qualcosa di pesante, anche per evitare fastidiosi starnuti che in questo periodo sarebbero letti come forieri di malanni peggiori. Tutto sommato è stata abbastanza armoniosa,  famiglie che si ricompongono con amore nuovo, volti amici da incontrare in segreto, in un momento di scambio di esperienze, ma nulla di particolarmente innovativo anche perché è difficile programmare il futuro per cui godiamo il bello dell'essere attivi oggi. Capita che la preoccupazione aumenti nella vita familiare, anche per questo ho ritenuto opportuno limitare ancora di più le attività pastorali, anche nella distribuzione dei viveri che esigono un contatto diretto con i bisognosi. E' un privilegio che riserverò a me nella speranza che il Signore mi protegga da ogni male. Come vuole Lui, d'altra parte la mia vita è stata già molto intensa, insomma può anche bastare senza alcun rimpianto. Poi come sempre la dedizione alla Mensa San Giuseppe, che rimane l'impegno più intenso della vita di comunità.

     E' stato veramente spettacolare guardare come i cuochi hanno saputo trasformare in cibi di qualità quanto nei giorni scorsi ci era stato donato. Devo affermare che non smetterò mai di imparare abbastanza, per la mia sopravvivenza. Certo è necessario avere tempo, tanta pazienza ma è indispensabile anche la capacità di rendere nuovo ogni elemento della cucina. Come sempre la distribuzione è stata fatta con le vaschette, insomma mezz'ora in tutto, per rendere felici coloro che avvertono l'esigenza di un pasto caldo è sanno di poterlo trovare in parrocchia. Devo anche segnalare, purtroppo, la presenza di persone che abusano della carità. Un gruppo familiare rumeno, molto complesso, che assilla in continuazione sull'avere e non avverte mai l'esigenza di ringraziare il Signore per tutto ciò che riceve. In realtà visita anche tutte le parrocchie del territorio, li ho visti personalmente a Diamante e a Belvedere, forse in questi casi la Carità non è positiva, meglio cambiare registro per come è possibile.

    Purtroppo sembra che aumenti la scostumatezza sui social e sembra ad alcuni molto importante generare odio nei confronti delle idee dell'altro, non importa se è il parrucchiere, il Presidente della repubblica, il lattaio, il Papa o chiunque esso sia. Viene denigrato con gli epiteti più irriguardosi e certamente questo con concorre alla crescita della solidarietà sociale della quale avremmo tanto bisogno in questo periodo. Un altro aspetto fortemente deleterio è l'incapacità della stampa di mettere in risalto gli eroismo con i quali molti professionisti vivono il loro impegno professione, nonostante le difficoltà di questi giorni. Quanti eroismi velati nelle famiglie che meriterebbero le Home, le teste ma niente non si riesce proprio a dare più visibilità al bene, che certamente è tantissimo, purtroppo si ha bisogno ancora oggi di notizie di morte, di disperazione. La lettura di questo virus come un avviso per i presunti potenti del mondo ritengo debba essere proposto con più intensità, un modo impazzito a motivo dell'egoismo dell'uomo non è più governabile neppure da gran potenze. Insomma occorre restituirsi all'umiltà di un rispetto maggiore nei confronti del creato.

     Abbiamo anche un altro elemento di novità, che è rappresentato dall'importanza della preghiera nella vita del parroco, aumentando il tempo a disposizione aumenta anche la possibilità di avere più tempo per la vita spirituale. Come al solito, dopo il pranzo, una lunga camminata disintossicante e quindi la celebrazione Eucaristica che resta il momento più intenso della vita quotidiana.  Poi cala la notte, il silenzio del giorno è accompagnato anche dal  buio della notte, per cui nasce spontanea l'esigenza di chiudere anche l'esperienza che il Signore ci ha donato di vivere oggi. In che cosa è stato diverso dagli altri giorni? Intanto la comprensione della bellezza del silenzio, che genera maggiore confidenza con gli elementi della natura, posso anche affermare che ancora non riesco a collegare il creato al suo creatore, d'altra parte abbiamo ancora del tempo. Poi ho avuto modo di cogliere una crescita del timore del contagio anche in coloro che erano i collaboratori più attivi, l'altra novità assoluta, in realtà è già da un po' di tempo me lo hanno fatto notare anche alcuni giovani, è che faccio fatica a sorridere.

     Anche questo è importante, nulla di particolare, ma è evidente che le ansietà tagliano le gambe al coinvolgimento emotivo, d'altra parte il coraggio non si compra al mercato, che oltretutto è deserto, insomma cambia ogni interesse e anche il modo di vivere. Meglio così, questo deve aiutarci a comprendere quali sono i veri valori e quali quelli aleatori. Nel cuore la vita dei ragazzi con le loro famiglie e poi, per quanto è possibile in questi gironi, l'attenzione ai bisognosi, che cercano nella parrocchia un sostegno alla loro solitudine. Potrei essere smentito anche domani semplicemente perché tante cose non sono legate alla mia persona ma all'impegno dei collaboratori che il Signore mi ha donato, Io spero di non soffocare del tutto la speranza di accoglienza che caratterizzava l vita del comunità, ma non è facile, cogliendo il limite dell'entusiasmo anche in coloro che più immediatamente ne davano  alla dinamica comunitaria. E' vero non è facile costruire il futuro, quando tutto scivola davanti a te.

    Sostanzialmente mi mantengo sereno e attivo, per come è possibile. Come ho già detto buona parte del tempo la dedico allo studio, quindi all'ascolto, poi all'osservazione, è importante cercare di capire verso dove il Signore ci conduce, di certo verso traguardi nuovi che non sempre cogliamo, gli occhi non sempre vedo ciò che il Signore compie. Ma il Signore lo compie ugualmente. Totalmente nuova l'esperienza di questa mattina con un fedele che chiedeva una maggiore attenzione al momento presente, alla luce della intercessione dell'Immacolata. Tutto molto bello, perfino passionale, ma anche abituale per chi affidare regolarmente alla Vergine Immacolata tutte le azioni del giorno. Insomma procediamo con fiducia, cercano anche di dare serenità ai collaboratori che non devono sentirsi in colpa per questa fase di inattività forzata. Tornerà il tempo dell'euforia, dell'azione ed è importante ritrovarci tutti insieme, per vivere e generare entusiasmo nell'azione del Signore ci affiderà da vivere.

15 marzo - Quante volte accade che nella vita si abbia paura? Ritengo tante volte,quando si intraprende un impegno nuovo, quando deve nascere un figlio,quando si fanno esperienze mai vissute, più semplicemente quando si incontrano persone non conosciute, quando si resta senza lavoro. La casistica potrebbe continuare all'infinito.  Che cosa sconfigge la paura, la certezza dell'aiuto dell'altro. Un altro mi è vicino, mi può dare una mano, posso contare su di lui. In questo caso viene cancellato proprio l'altro, del quale devo diffidare, perché potrebbe essere portatore del contagio. Il problema centrale è proprio questo non posso contare sull'aiuto dell'altro, per cui ci si ritrova da soli ad affrontare le difficoltà, come anche il lottare contro i pensieri negativi che abitano stabilmente la nostra mente, sommergendo quasi del tutto le tante positività che comunque continuano ad essere vissute stabilmente ogni giorno, però stentano ad emergere. Prevale la paura del contagio, occorre cambiare modo di vivere, viene tolta la gioia di stare insieme, di cercare l'altro, di condividere parte del proprio tempo con l'altro. Insomma siamo incoraggiati a far prevalere il senso della solitudine. Ritengo si possa affermare che quando uno si sente solo stenta ad affrontare le difficoltà, soprattutto nel nostro tempo, nella società globalizzata è importantissimo recuperare il proprio protagonismo e leggersi nella condizione di poter lottare contro ciò che determina paura.

    Ho riposato in campagna dolcemente cullato dagli uccelletti, rientro in parrocchia apro regolarmente al Chiesa e mi godo il relax nel Parco, di certo sarà dura riprendere con i ritmi ordinari della parrocchia. Intanto ricevo le immagini di Rita e di Corinne, sono le gioiose sentinelle del confine sud della parrocchia, beh almeno le godo nella loro esuberanza e affettuosità nelle foto, per adesso va bene così, in mancanza di meglio.  Spero solo che riescano  a trasmettere sempre la bellezza e l'amore per la vita. Stranamente ho visto passare anche alcuni giovani che alla chetichella entravano nel campo sportivo, i giovani si sa hanno bisogno di sfogare le energie, ho riflettuto meglio così, che nella devianza. Erano le 17,00 e allora mi sono detto, perché non cominciamo a cucinare? Detto fatto, come fanno le brave massaie, ho messo la pentola sul fornello e ho messo gli ingredienti per la cena, per la prima volta in assoluto imitando le massaie della Mensa San Giuseppe ho messo anche gli odori, compreso le cipolle. No, non mangio adesso ma ricordo che una prima cottura deve essere fatta in anticipo, poi viene riscaldata prima di mangiare quando è ora. Quando rientro in chiesa per accendere le luci mi è sembrato di scorgere il movimento dei Carabinieri,  forse hanno inteso interropere l'allegro sfogo dei giovani che inseguivano il pallone. Ma che devono fare questi poveretti. Dura lex, sed lex recitavano i classici, la multa a quanto ammonterà per aver trasgredito il divieto? Il rispetto delle regole è parte integrante della vita sociale, deve valere per tutti, solo in questo modo vivremo nella certezza di essere rispettati nei nostri diritti e nei nostri doveri.

     Si, lo so, manca la mattinata. Sveglia al solito come in tutte le giornate ore 6,30 apro la Chiesa e comincio a camminare, un po' di qua e un po' di la, a quest'ora ho totalizzato  12.000 passi circa, mi mantengo nella media giornaliera dei 10.000. Breve sosta al Parco degli Angeli, dove alcune piche camminavano e beccavano nel prato qualcosa che solo loro conoscono. Poi mi incammino verso il Monticello per andare a trovare una signora anziana e capire di cosa potrebbe avere bisogno. Al rientro preparo per la celebrazione, come sempre c'era tantissima gente. praticamente nessuno, la liturgia come sempre è molto bella ed edificante, qualcosa del messaggio di questa Domenica ho scritto sulla Home. Tante immagini, tanti ricordi, tanti volti, tanti sorrisi, tante emozioni, tutte nell'immaginazione, davanti a me solo i banchi ben puliti, in ordine, insomma tutto molto ordinato ed elegante se il genere piace. Avrei voluto scrivere un messaggio ai vari gruppi, ma poi mi è sembrato eccessivo, d'altra parte siamo solo alla prima settimana, necessariamente devo fare gli auguri a Gennaro, decuplicati con i messaggi nei tanti gruppi della parrocchia. E' un modo di stare insieme, per i giovani deve essere una esperienza veramente difficile, non potersi incontrare, ma anche non andare a scuola e via a seguire.

    Le altre immagini con la Maestra e la discepola mi incoraggiano a leggere le potenzialità, la creatività che il Signore mi ha messo accanto, nella certezza che sono sempre maggiori rispetto alla mia capacità di valorizzarle, però sinceramente ci provo in tutti i modi. Ancora qualche immagine del Parco degli Angeli, luogo di serenità e di memoria, di pace e di sofferenza. Proprio adesso alcuni genitori liberavano dalle erbacce la targhetta che ricorda la loro bambina. Tutto nasce dal progetto di Dio, è Lui che li ha chiamati a se, cerchiamo di tenerne viva la memoria che a me dona tanta serenità interiore, mi sento veramente protetto dalla loro presenza e dai ricordi, non molti, che riesco a conservare negli incontri avuti con loro. Alcuni di loro sono parte della mia famiglia, li ricordo ogni giorno e spero che anche loro si ricordino di me e di tutti i ragazzi e i giovani della comunità. Questa mattina abbiamo celebrato ricordando Chiara Lubich nel suo incontro con la misericordia di Dio, possa sempre accompagnare e sostenere la speranza nei nostri cuori e donare gioia alle vostre famiglie. Lei incoraggia a pregare e a guardare al futuro, dei nostri figli, con fiducia. Ma abbiamo anche ricordato Nicola, a un mese del suo ritorno alla Casa del Padre, il Papa incoraggia ad essere attenti alla sofferenza delle persone e, per quanto ci è possibile, contemplando la croce dobbiamo corrispondere all'amore che Gesù ci ha mostrato nella Sua vita terrena.

     Poi centinaia di messaggi che a vario titolo e con diverse intonature, cercavano di attirare l'attenzione su questo o su quel valore. Come sempre rispondo poco a queste sollecitazioni ma per quello che trasmettono non trascuro e se posso integro con la mia presenza o più semplicemente con la preghiera. Ho imparato, grazie ai giovani, che il girono del compleanno per loro è importantissimo, mentre io lo trascuro totalmente, se il Signore mi concederà ancora qualche tempo dovrò imparare molte cose che mi aiuteranno a comprendere meglio la gioiosità di chi mi ha posto accanto.   Questi giorni? Serenamente vissuti come se fossi in un ritiro spirituale e e ritengo che proseguirò in questo modo. Più preghiera, ho ripreso a studiare con impegno, mi concedo tanto silenzio, dedico i sensi alla osservazione della realtà che mi è accanto. C'è tanto da scoprire e questi giorni sono troppo preziosi perché io li svilisca con atteggiamenti di distrazione. Domani torniamo alla ferialità del servizio ai bisognosi, agli ammalati e vi garantisco che sono in tanti ad avere bisogno del Signore, ma anche delle nostre disponibilità.

14 marzo - Una giornata trascorsa quasi interamente tra il Parco degli Angeli e la Chiesa, d'altra parte le varianti possibili non sono molte. Per quanto riguarda la Chiesa parrocchiale, ne vado perfezionando le inquadrature, rimuovo gli ostacoli, sistemo le foto nelle sale e via a seguire, si tutto da solo anche perché diciamolo pure è pochissimo frequentata, insomma l'invito del governo è stato assunto per come è a motivo esistenziale dominante, per cui tutti gli ambienti pastorali e liturgici sono frequentati praticamente solo da me per gran parte della giornata. Durante il momento liturgico diventa il tutto della mia vita, per l'intensità con la quale rendo presente la comunità nelle sue varie componenti e devo ammettere che questo mi riesce abbastanza bene, per cui questa sera la celebrazione vigiliare è durata fino alle 19,00 senza che me ne sia reso pienamente conto. Al centro del Presbiterio è dominante l'immagine del Crocifisso, di certo una Quaresima così era difficile da programmare. 

     Insomma, il Signore mi dona di vivere un'altra dimensione e mi incoraggia a leggere questa esperienza come qualificante la mia vita sacerdotale. Quale significato vogliamo dare al fatto che la Chiesa è aperta tutto il giorno, se  ai fedeli viene prudenzialmente e responsabilmente chiesto di restare a casa propria? Sono tante le cose alle quali non sempre riesco a dare una risposta, però un significato deve averlo, anche se io non lo comprendo immediatamente. D'altra parte non mi si chiede di comprenderlo, ma semplicemente di farlo e penso di corrispondere a questa richiesta con grande affetto. In alcune situazioni quello che conta è vivere la responsabilità degli atteggiamenti che il ruolo da vivere ti impone, anche se l'aspetto vocazionale esula da queste azioni quotidiane. Molto significativo anche il proporre liturgie in diretta su molti canali e modalità, come anche momenti di preghiera e di animazione, insomma tutto quanto concorre a interiorizzare la speranza deve abitare la vita delle persone, interagendo dove le persone vivono.

  

    Ma Don Cono, se siete d'accorto perché... come dire... Ho capito, ho capito, perché non lo fate anche voi, è questo che vorreste dire. Il perché è semplice, non colgo ancora il verso dove orientare l'attenzione delle persone, non il modo ce ne sarebbero tanti, ma dobbiamo solo riempire degli spazi o dobbiamo dare un orientamento esistenziale? In questa fase cerco di capire come reagiscono i giovani, i bambini nella loro spettacolarità, per gli adulti sembra prevalere la responsabilità e il timore. Trasmettere una Santa Messa certamente è edificante, ma non ne abbiamo già abbastanza in rete? O vogliamo scadere anche in questo nel campanilismo del chi ha più ascolto? Diciamo che ci sono anche cose molto bizzarre ed estemporanee. Ritengo sia importante interagire in rete, ma senza essere invasivi e dozzinali. Ma allora? Ogni cosa a suo tempo, senza fretta. Intanto, come sempre, ringrazio quanti si rendono disponibili alla vita di preghiera personale, una particolare dedizione del mio pensiero ai bambini perché non vivono con angoscia, ma valorizzino la gioia di avere accanto a se i genitori, anche nella diversità dei modi nei quali le famiglie sono articolate. E' importante farli vivere sereni per come è loro possibile.

     Certamente questa fase della nostra vita ci fa affezionare alla natura, d'altra parte abbiamo più tempo per osservare e valorizzare le bellezze del creato, che sono sempre accanto a noi ma a motivo della frenesia con la quale spendiamo le nostre giornate, non sempre abbiamo il modo di goderne e di apprezzarne i cambiamenti e le armonie. Oggi ho avuto modo di osservare che i passerotti scendono nel prato nella mezza mattinata, quando la brina è asciugata, mentre per la prima volta ho intravisto le formiche, in realtà poche e per poco tempo  come in avanscoperta. In compenso le api sono già pienamente in attività nella loro ricerca di nettare nei fiori. Ho anche cominciato a capire perché la gente si affeziona ai cani, in questo caso specifico è una femmina, intanto non devono portare la mascherina anche nei periodi difficili, poi li puoi abbracciare e ti si buttano addosso per giocare senza remore o riguardi per alcuno e infine  ti fanno compagnia sempre con grande dolcezza, anche quando tutti gli altri ti abbandonano.

13 marzo - Meglio dare spazio al futuro, altrimenti ci si ancora al passato e non ne vale la pena, anche perché non piace al Signore. Lo stile del Signore è sempre quello di creare cose nuove, poi per pigrizia lo imprigioniamo in tradizioni, in cose ripetitive, ma Lui ci sta stretto e appena può si libera e va oltre le nostre abitudini. E' vero, alcune cose le avrebbe volute anche Lui, ma ormai sono saltate e tanti saluti a tutti. Ma il lavoro fatto, i soldi spesi? Tutto consegnato alla storia adesso guardiamo avanti altrimenti mi fate perdere la bellezza dei colori con i quali i nostri ragazzi cercano di trasmettere fiducia nel futuro, anche perché il futuro sono loro e non so se mi spiego, loro certamente ci tengono e si impegnano e farlo capire a tutti. Tutto andrà bene continuano a ripeterci e, se lo dicono loro che sono i prediletti del Signore, dobbiamo crederci.

 

     In mattinata sono andato in escursione in quel di San Marco Argentano, più che altro per liberare la mente dai pensieri negativi, mi sono concesso di ripercorrere questo pellegrinaggio abituale negli anni passati, adesso salgo solo in occasioni particolari, come quella di oggi contrassegnata dall'impegno di consegnare il bilancio annuale, purtroppo leggermente in passivo. Quanti ricordi, tanti amici, ma soprattutto tanti momenti gioiosi, ogni tanto mi rileggo ma non mi ci affeziono. Sono stato fermato, sia all'andata che al ritorno da un posto di blocco in quel di Guardia Piemontese, al ritorno mi hanno chiesto di pregare per loro. Traffico molto leggero, quasi inesistente, da Guardia a San Marco ho incrociato solo una macchina, in compenso tutti i bar delle stazioni di servizio erano aperti. In Italia le leggi devono essere interpretare e giustamente ognuno le applica per come riesce a comprendere, sempre e solo guardando al bene comune. Ancora una giornata contrassegnata da momenti primaverili, tutto molto bello e rilassante.

    E' andata meglio di come avevo pensato, per cui sono rientrato per tempo alla Mensa San Giuseppe che come sempre è un momento di rigenerazione e diventa sempre più esperienza di fraternità. Ieri molti dolci, oggi abbiamo avuto un dono di frutta e di verdura, insomma siamo stati riforniti per la prossima settimana. E' il cuore della città che non si dimentica di chi può avere bisogno di qualcosa. Nel pomeriggio quasi integralmente vissuto in Preghiera, Santo Rosario, Via Crucis meditata, Santa Messa in privato. Insomma clausura dalle ore sedici alle ore diciannove. Preghiera e riflessione, lì il Signore mi ha ripetuto quello che aveva già detto tante altre volte,  a Samuele in riferimento a Saul, a Ezechiele in quel di Babilonia e via a seguire, anche a me lo ha ripetuto tante altre volte. Guarda avanti e non indietro, se uno guarda indietro corre il rischio di invecchiare prima del tempo, ma soprattutto non valorizza il dono di Dio che è per l'oggi del storia e non un mero ricordo di ciò che è stato.

    Certo l'altro aspetto è che mi mancano i sorrisi, il chiasso dei bambini e dei ragazzi, gli abbracci un po' di tutti, la gioia di stare insieme praticamente sempre, le tante attività formative. Ma il Signore mi ha detto: caro Cono, mi tratta come uno della famiglia, non è che ti stai abituando troppo male, non sarebbe meglio vivere con più distacco le relazioni, non è che ti sei affezionato troppo a troppe persone? E mi guardava diritto negli occhi, io un po' cercavo di sgamare, ma con Dio c'è poco da scherzare. Magari questo tempo lo puoi valorizzare per cercare rapporti diversi. Insomma mi ha incoraggiato a rileggere tante cose negli atteggiamenti, nelle parole, nelle idee. Vedremo che ne verrà fuori, ma intanto approfitto di questo tempo per rileggermi e riposizionarmi. Anche la Via Crucis è stata molto bella, tante immagini e pensieri in riferimento alle persone che soffrono e non solo, anche alla solidarietà.

     Come tutti sapete ormai da alcuni mesi ho lasciato Scalea e mi sono trasferito all'Arenile, è stato un passaggio necessario al quale ancora stento ad abituarmi. Certo ho lasciato la scogliera, il paesaggio sul mare e pian piano mi sto abituando alla vita di campagna, anche se non sempre riesco a riposare bene, non mi capitava di abitare a piano terra da quando ero alle Medie in via Oberdan e mi ci dovrò riabituare, come dire sembra di dormire per terra, ancora peggio di poter cadere. Diciamo così, ho ricevuto una sessantina di messaggi, magari qualcuno in più, sembra di aver risposto quasi a tutti. Quello più inatteso è bello è quello di mia nipote Antonella che lavora da sempre  nel Regno Unito a Londra, poi tanti altri tutti rasserenanti e gioiosi, insomma hanno compreso il momento di crisi e cercano di distrarmi. Per non parlare delle video chiamate che decisamente gestisco molto male, poi ti comandano mettiti così, mettiti colà io poi vengo male nelle foto e sono costretto a non pubblicarle. Fanatico? Per niente. Scherzoso? certamente si. Almeno per stasera. Auguri di una Santa Notte a tutti, se permettete mi ritiro anche io.

12 marzo - Decisamente il Parco degli Angeli è il luogo che frequento di più in questi giorni, inizio la mattina presto per stare in compagnia dei passerotti, oggi ho intravisto anche un pettirosso, nessun colombo. Sono momenti di silenzio e di armonia con il creato, questo fa capire che eliminati i tanti rumori lentamente la natura riequilibra la propria dinamica esistenziale. Io resto lì seduto senza muovermi, cercando di osservare e di capire, non chiedete che cosa perché farei fatica a rispondere. Certo non sempre avrò tanto tempo a disposizione, lo spero, per cui adesso mi è donato di restituirmi all'ascolto e alla riflessione. Non penso di poter dire la preghiera, perché non mi sembra di riuscire a raggiungere naturalmente quel livello, generalmente riesco meglio  il momento dopo quando mi fermo in chiesa in silenzio. Per le persone l'appuntamento è con gli operatori dell'Ecoross, che adempiono alle loro mansioni in modo puntuale. Qualche battuta estemporanea, alcuni saluti ai familiari e riprendono il loro impegno lavorativo, io resto ancora un poco al Parco e poi cerco di dare inizio alla mia giornata. Certo la Chiesa è già aperta regolarmente alle sette, tutto è pronto per accogliere i fedeli, non molti in realtà, quelli che il Signore manda. Sono giorni da vivere così. Anche in Chiesa, per la gran parte della giornata, è tutto silenzio e non si muove nulla, se non l'alito da percepire dello Spirito Santo che anima ciò che non sempre riusciamo a percepire e apre alla speranza della novità della Sua presenza che non abbandona e genera vitalità alla Chiesa. Nella tarda mattinata abbiamo vissuto, insieme agli altri parroci,  un incontro abbastanza positivo con il Commissario sull'emergenza in atto. 

 

     Il momento attivo della giornata è quello della mensa, sto facendo spesso la spesa delle cose ordinarie, anche questo è un mondo che conosco poco. Non mi era quasi mai di girare per negozi, però anche questo mondo merita di essere conosciuto, tanti parrocchiani vi operano e trascorrono in questo modo la loro giornata. Ritengo sia inutile dire che quasi tutti gli operatori pastorali sono più bravi di me, nel contrattare e nel comprare, ma non posso scomodarli sempre e spero che prima o poi imparerò anche io. Come ho già detto abbiamo cambiato l'impostazione della Mensa San Giuseppe privilegiando l'asporto e ritengo sia stata una scelta giusta da perseguire anche in seguito per alleggerire l'ambiente mensa che correva il rischio di diventare altro rispetto a una mensa dei bisognosi. Insomma non tutto il mal vien per nuocere. Anche se con qualche ansietà, naturalmente parlando comprensibile,  il mondo Caritas continua a svolgere il suo ruolo di accoglienza sia per l'ambiente della Mensa sia per quel che concerne la distribuzione dei viveri alle famiglie. Questo ritengo sia molto importante, facendo riferimento a coloro che non possono restare a casa. Sono oltre duecento le persone che attingono alla Carità della parrocchia, lo dico per accennare una risposta a coloro che su FB si interrogano a come la Chiesa sostiene questa fase di sacrificio. Certo la gente dovrebbe essere più attenta a tutta l'azione della Chiesa, non solo a ciò che viene proposta ordinariamente e adesso è praticamente fermo. Ma l'intelligenza non sempre incoraggia la ricerca e allora in alcuni prevale la superficialità dell'analisi, scadendo di fatto nel giudizio temerario.

     Breve passeggiata digestiva, il riposo pomeridiano che oggi ho vissuto con una certa intensità, quindi nuovamente al Parco degli Angeli, nessun bambino, tutto tace.  Anche di pomeriggio ormai l'area è ampiamente frequentata dagli uccelli.  Poi il momento più intenso e anche più anomalo della giornata la Celebrazione del Santo Rosario e dell'Eucaristia in privato, tutto scivola senza particolari novità, la liturgia è un dono da vivere per come è proposta. Ancora camminata e oggi ho fatto circa ventimila passi, sempre in solitaria, senza incrociare nessuno, sempre immerso nei pensieri. Certo arrivano molti messaggi, questa è la vera e unica variante ella mia giornata. La mia vita da quando avevo circa diciannove anni l'ho sempre vissuta stando da solo, sempre lontano dalla vita familiare e da ogni affezione particolare, forse è azzardato dirlo, ma a me pare che solo adesso comincio a comprendere cosa significa stare da solo. Anche perché le mie giornate erano talmente piene da lasciare solo il tempo necessario per riposare. Adesso invece è tutto molto diverso, insomma una fase nuova che probabilmente mi è donata per incoraggiarmi a leggere meglio il futuro e non affezionarmi a quanto probabilmente non mi apparterrà più. Come sempre, sono pensieri espressi in libertà che valgono per il tempo nel quale li trasmetto.

     Un altro pensiero che si accompagna a questi giorni, e siamo solo all'inizio, è questo: Molti dicono che stiamo vivendo come in una guerra, un combattimento. Probabilmente hanno ragione, ma ne consegue un altro, difficilmente dopo un combattimento tutto rimane come prima, o meglio tutto riprende in modo naturale. Questo un po' preoccupa la mia ansia pastorale che legge la non operosità di questo tempo, il più impegnativo dell'anno liturgico, con preoccupazione. Nessun dramma e nessuna disperazione, semplicemente è saltato tutto quanto si era pensato di vivere per rendere presente l'opera del Signore nella vita di comunità. Non posso che augurare a tutti di riscoprire la gioia della vita familiare, io vi penso con grande nostalgia e vi leggo nell'impossibilità di corrispondere pienamente ai vostri desideri che non sono molto diversi dai miei, ma in questa fase il Signore ci chiede di viverli in modo molto diversificato. Questo deve farmi pensare su che cosa il Signore ritiene di fare della nostra gioia di vita comunitaria. Intanto si prega perché tutto finisca bene e finisca presto, per come è possibile. Oggi ho avuto la gioia di intravvedere Giulia con il suo papà, è stato un vero dono del Signore. Il clima è bellissimo, il mare è bellissimo, i sorrisi che restano nelle vostre case sono bellissimi. Io sono qui a riflettere e pregare per tutto questo, in attesa di giorni migliori, con serenità nella pace, per come e quando il Signore vorrà.

10 marzo - Tra i tanti messaggi inutili che troppo spesso vengono trasmessi ci sono comunicazioni che risollevano il morale e aprono alla speranza del futuro. Uno di questi, direbbe qualcuno, capita a fagiolo, i giorni che viviamo non sono molto sereni, anche io faccio fatica a leggere la situazione positivamente eppure mi viene chiesto di dare coraggio di trasmettere serenità. Per cui anche se immediatamente lo avrei relegato tra i messaggi da rigettare in questa fase, ritengo di non poter iniziare questi pensieri, se non  con quanto ci ha donato questa giovane fanciulla Antonia LONARDO ispirandosi all'azione misericordiosa di Papa Francesco, che  nella sua sapienza di Padre universale vive fino in fondo i drammi dei suoi figli.

Stasera prima di addormentarvi pensate a quando torneremo in strada.
A quando ci abbracceremo di nuovo, a quando fare la spesa tutti insieme ci sembrerà una festa.
Pensiamo a quando torneranno i caffè al bar, le chiacchiere, le foto stretti uno all'altro.
Pensiamo a quando sarà tutto un ricordo ma la normalità ci sembrerà un regalo inaspettato e bellissimo.
Ameremo tutto quello che fino ad oggi ci è sembrato futile.  Ogni secondo sarà prezioso.
Le nuotate al mare, il sole fino a tardi, i tramonti, i brindisi, le risate. Torneremo a ridere insieme.Forza e coraggio. Ci vediamo presto!

     Certo la sua visione degli avvenimenti che stiamo vivendo, è più profonda della nostra, in queste parole semplici che nascono dal cuore,  è evidente che avverte vivo il dovere di trasmettere speranza a tutti, soprattutto a coloro che vivono la frontiera di questo dramma del nostro tempo. gli ammalati prima di tutto, ma anche il personale sanitario in ogni sua tipologia che combatte in prima linea contro questo male E' vero non è opportuno disperarsi, né fare dei propri atteggiamenti il prototipo da trasmettere agli altri, ogni persona è un mondo ed è bello che sia considerato tale. Il che significa che nessuno può essere modello per gli altri. Certo, ognuno può essere di aiuto per gli altri, non mandando messaggi di qua e di la ma cercando di comprendere come si può fare argine al virus, o ancora meglio come sostenere coloro che stentano a vivere tutto questo con serenità. Insomma la frontiera non è fatta solo per il personale sanitario, ma per tutti coro che comprendono il dono delle proprie potenzialità da condividere nella disponibilità a costruire la speranza nel cuore degli altri.

    Voglio dire che tutti dobbiamo sentirci sulla frontiera cogliendo nel proprio modo di vivere la possibilità di dare ad altri la speranza del futuro. Stare a casa? E' certamente un dono, per chi può farlo. Chi ha uno stipendio fisso, può forse godere di questo privilegio ed è bene che lo viva. Ma purtroppo non tutti possono stare senza andare a lavorare per ricavare l'elemosina con la quale portare qualcosa a casa propria, o più semplicemente senza trovare qualcuno che lo aiuti nei bisogni essenziali, è il problema di chi ha bisogno dei vivere essenziali, ancora di più di chi è ammalato. Insomma, come sempre, occorre guardarsi attorno cercando di cogliere come rendersi utile verso coloro che mi sono accanto. Anche io sono tra coloro che possono stare a casa, ma dovrei chiudere ogni iniziativa di accoglienza, ogni disponibilità verso i sofferenti, i poveri, le persone sole. Ma non sono sicuro che il Signore ne sarebbe contento.

    Di certo il Signore mi ha chiamato perché io stia sulla frontiera anche se purtroppo può accadere che una delle prime pallottole mi colpisca, è facile, difficile. Non è facile per nessuno, però capita che alcune volte ci venga chiesto di non metterci da parte e di lottare con coraggio rimuovendo la paura che abita in ciascuno di noi. Soprattutto nei momenti di difficoltà c'è bisogno dei valori cristiani, se non li esprimiamo con la nostra testimonianza chi può renderli presenti in mezzo alle marginalità, che oggi si chiamano i più deboli? Ci devono pensare gli altri. Mi capita di sentire spesso questa affermazione, anche molti praticanti la pensano così. Bisogna farsene una ragione, non sempre e tutti amano rischiare se stessi per aiutare il fratello che tende la mano ed ha bisogno di essere aiutato. E' bello guardare alla frontiera come il luogo dove è bello sostare, è il mio posto e non intendo cederlo ad un altro, anche se per pochi momenti, merita di essere colta come lo spazio più prezioso della mia vita.

    Una giornata sostanzialmente primaverile scivolata in modo atipico, per il mio modo di vivere il sacerdozio, ma sembra che ci si dovrà fare l'abitudine. Si respinge l'oziosità a priori, per cui preghiera come sempre anche se in solitario, secondo atto formazione biblica anche se essenzializzata. Quindi mi sono dedicato alla preparazione della mensa vissuta godendo del grande entusiasmo di due care testimoni della sofferenza della comunità. Prima frontiera: arrivano gli ospiti cerca venti, e distribuiamo loro gli alimenti da portare a casa, misura innovativa che snellisce le operazioni e evita i contatti tra le persone. Avverto già adesso un certo nervosismo in riferimento alla loro precarietà. Nel pomeriggio lunga passeggiata verso la scogliera pensando ai nostri giovani, la realtà più emozionante ed entusiasmo che si accompagna attualmente alla mia avventura sacerdotale. Quindi nel tardo pomeriggio, l'altra frontiera con pochi soldati per la distribuzione degli alimenti alle famiglie. 

     Tutto si completa con la celebrazione dell'Eucaristia in solitudine relativa, accanto a me Don Francesco e Giulio. Io posso restare a casa? Poi leggi che un sacerdote è stato denunciato perché celebrava con alcuni fedeli, che vien fatto il divieto di suonare le campane, perché nessuno deve sapere che si celebra, e ancora tanti messaggi che fanno pensare; ma verso dove camminiamo, cosa stiamo cercando di costruire? Nessun problema particolare, quando si genera il panico è sempre difficile gestire le reazioni. SI procede con serenità e semplicità per come ci viene chiesto, nella speranza che certamente questo è il bene per la persona, ma forse il bene della relazione tra la persona e la chiesa avrebbe bisogno di altro. La relazione tra la persona e Dio come viene coltivata, in questi drammi la fede non è marginale. Non chiedetemi come e cosa, farei fatica a rispondere. Si va avanti con coraggio, oserei dire perfino con gioia, guardando al bene, nella speranza di non deludere nella vocazione che mi è stata donata dal Signore e nel ministero che mi è stato affidato dalla Chiesa.

9 marzo - Diciamo che da oggi è iniziata la vera Quaresima, che per un parroco è l'amore sofferto verso una comunità che non può incontrare, non più il vociare dei ragazzi e i loro sorrisi, non più la bellezza della sonorità liturgica, non più il ritmo frenetico delle iniziative pastorali che si susseguono rendendo vivi gli ambienti che sono posti al centro di un'area periferica che vive anch'essa gli stessi silenzi. Non sarà facile? probabilmente è così, ma non per ciò che andavo affermando prima, ma semplicemente perché la situazione è grave e si stenta ad invertire la tendenza della diffusione del Virus. La scelta della Chiesa è stata coraggiosa anche se immediatamente impopolare, occorre educare al non incontro, allo stare isolati. Un segnale in questo senso era stato dato con la scuola, ma ancora più forte è quello dato dalla chiesa che si ferma nella sua connaturale animazione del territorio e si chiude in una preghiera silenziosa orientata all'intimità e a una comprensione diversa del proprio protagonismo adombrato, in questo tempo liturgico, dalla Croce del Cristo.

     Devo affermare che rimosso il ruolo delle persone come servizio viene riscoperto sempre il ruolo della persona in quanto persona, fratello o sorella che il Signore ti pone accanto per una crescita comune. Questo aspetto non è meno importate del primo, ricordandoci sempre che chi ci dona di incontrarci è il Cristo e che tutto quanto viviamo ha un solo obbiettivo, rendere presente il Cristo nella nostra vita e in quella degli altri. Allora ben venga questa sosta prolungata, dal punto di vista pastorale, delle attività se ci dona di scoprire al bellezza delle persone che l Signore ci ha posto accanto. Non celebravo a porte chiuse da quando studiavo a Napoli, dove ordinariamente si celebrava privatamente nelle cappelle degli studi accademici. Certo necessariamente mancherà l'intensità relazionale con una componente essenziale della vita di Chiesa che è la comunità, ma aiuterà a comprendere il dramma della comunità nella intensità spirituale della celebrazione.

    Anche oggi non ha lascito respirare molto, dopo la preghiera ha assorbito del tempo l'organizzazione dell'asporto per questa nuova fase della mensa. Dobbiamo evitare la condivisione degli spazi ristretti per persone così diversificate, l'unica via è stata quella di far portare tutto a casa. Ritengo che l'esperimento meriti di essere continuato anche in seguito, questo permetterà di essere più attenti, di dare più spazio, negli ambienti della mensa, alle persone veramente bisognose. Poco riposo pomeridiano, quindi incontro con il team delle Piccole Orme, molto sereno e aperto al confronto, Come accennavo, non si è parlato delle attività, ma di come il serio aiuta a maturare la crescita di chi lo vive. Poi è iniziata la lunga serata fatta di silenzio e di solitudine, tutto tace, nulla si muove, insomma è calato il buio nel senso più pieno in questa area di Scalea. Adesso esco per vedere se le altre zone sono più vive. Insomma non sarà facile, ma l'esperienza mi insegna che certamente il Signore ci donerà da vivere qualcosa di totalmente nuovo.

8 marzo - Una Domenica vissuta nella tensione determinata dal susseguirsi di comunicati stampa, l'ultimo dei quali è arrivato adesso. Che dire non era mai successo di dover sospendere ogni liturgia, ho chiesto delucidazioni, vi comunicherò appena ricevo spiegazioni. La partecipazione alle liturgie è stata molto intensa, questa intensità nel raccoglimento, ha compensato il numero necessariamente essenzializzato dei fedeli presenti. La Parola ci ha incoraggiato a vivere staccati dalle cose del mondo, per esprimere nel sacrificio, una maggiore adesione a Cristo crocifisso e risorto per la nostra salvezza. Questo significa anche leggersi nello stile del nomade che rischia la speranza del proprio futuro fidandosi di Dio e affidandosi a Dio. Nella volontà dello scrittore sacro si vuole rendere presente una nuova creazione, contrassegnata dalla benedizione di Dio e orientata all'eliminazione della maledizione derivata dal peccato dell'uomo.

     Ancora una volta Dio sceglie il coinvolgimento di un uomo, Ab Ram (Padre nobile) che, con tutti i suoi limiti, si rende disponibile ad incamminarsi in questa avventura che coinvolge ancora oggi tutti noi. Nessuno sa verso dove il Signore conduce la storia, è importante lasciarsi guidare in modo docile, per molti aspetti tormentato, avendo comunque la certezza di essere sostenuti dalla Sua presenza. Difficile da leggere anche se immediata nelle immagini l'avvenimento della Trasfigurazione, un fatto che stravolge la vita dei testimoni oculari e li immerge nel mistero che Gesù rappresenta. Anche in questo l'autore coglie la povertà del vocabolario a sua disposizione e si affida a tutte le immagini di avvenimenti  biblici dei  quali riesce a valorizzare la memoria. Il Sinai in quanto monte, la nuvola quale Gloria di Dio, Elia e Mosè segno della profezia e della legge, le Capanne che richiamano il lungo cammino nel deserto. Ma tutto si conclude con Gesù che prende per mano i suoi discepoli e li restituisce alla vita di ogni giorno.

    E' quello che accade anche a noi, ogniqualvolta partecipiamo alla celebrazione dell'Eucaristia. Sono momenti magici di riflessione, di preghiera e di fraternità. Istanti di pace che ci fortificano, ci donano energie sufficienti per poter affrontare le difficoltà della vita, avendo la certezza di avere sempre Gesù accanto a noi. La mattinata è scivolata così, liturgia dopo liturgia, contemplando il volto del Signore. Il pomeriggio è stato leggermente più articolato con relazioni personali adulti, bambini, la celebrazione serale certamente più serena, la preparazione del menù per la mensa, infine un momento di sintesi nella riflessione del grande dono che è la Domenica per tutti noi. Intanto sono arrivate le comunicazioni esplicative, in realtà non molto belle per chi cerca conforto nel Signore, che vi sintetizzo sulla Home.

7 marzo - Certamente tutto diventa più difficile anche in virtù delle contraddittorietà del nostro tempo, per cui ciò che in alcuni ambienti è vietato in altri è ordinariamente concesso. Ma il mondo cammina in questo modo e noi nel mondo, cercando di far maturare la comprensione di quanto ci è donato di vivere, ma anche il modo corretto di viverlo nel rispetto degli orientamenti che ci viene chiesto di vivere e di trasmettere. Tutto questo immediatamente impoverisce la vita di comunità, perché la comunità è fatta di emozioni, di affetto, ma alcune volte è accaduto, accade ancora, che la comunità sia contrassegnata dal dolore e dalla condivisione del la sofferenza. Abbiamo iniziato questa giornata con il canto di Isaia: Ora è tempo di gioia. così il profeta cerca di incoraggiare gli esiliati nel loro rientro nella Terra dei Padri.  Non perché non ci fossero difficoltà da affrontare, ma perché il Signore era accanto al Suo popolo e gli aveva donato di percorrere i luoghi della fede e della speranza.

    Quanta sofferenza si è accompagnata a questo avvenimento, erano passati circa quaranta anni di servitù in Babilonia, ma adesso  tutto deve essere vissuto con la certezza che il Signore non abbandona, il Signore sostiene e dona pace. E' la missione del Profeta che deve sempre incoraggiare ad andare oltre ciò che immediatamente viene vissuto dalla comunità, ha il compito di pregare e di incoraggiare alla preghiera. Devo ammettere che non è sempre facile fa tutto questo, ma la fora viene dal Signore e non certamente dalle nostre deboli energie umane e spirituali. L'obbiettivo è quello di scuotere il popolo dal suo stare bene, molti rimasero felici e contenti in Babilonia anche dopo la liberazione, i traguardi che il signore chiede di perseguire non sempre trovano le energie in coloro che devono impegnarsi per conseguirli, d'altra parte se non ci si mette in cammino si corre il rischio di restare sulle proprie posizioni, incapaci di leggere il bene che il Signore pone avanti a noi.

    Nulla di particolarmente innovativo, ogni cosa esige il suo tempo ed esige  anche persone che con grande entusiasmo riescano ad affezionarsi all'opera del Signore, quando questo non accade, è importante pregare, cercare la serenità interiore, leggersi attorno rendendosi conto che la creazione comunque continua il suo corso. Insomma tutto ciò che concorre all'armonia del creato non necessariamente passa attraverso ciò che riteniamo sia importante per camminare impegnati nella realizzazione del Regno. Come ripeto spesso, l'opera è del Signore noi dobbiamo esercitarci nel leggere la Sua volontà impegnandoci a sostenerla con la nostra testimonianza e il nostro impegno. Anche in un giorno pieno di malinconia climatica, come oggi, non sono mancati gli squarci di luminosità donati dal Signore. Il Volto del Signore deve rischiarare il nostro cammino, per il resto dobbiamo sostenere quanti stentano a vivere le difficoltà con serenità e gioia.

     A questa serenità nella vita di comunità, certamente concorrono persone che vivono con grande dedizione la preghiera, devo ammettere che abbiamo delle anime veramente dedite al sostegno della vita di comunità con la loro dedizione per ore e ore, instancabilmente nella preghiera. Di certo io non chiedo su quali tematiche, ma ritengo che il bene della comunità sia tra le prime preoccupazioni. Questo mi fa stare bene. Capite che spesso debba essere io a chiedere loro di andare via, perché chiudo la chiesa. Così è capitato anche adesso, altrimenti questa persona sarebbe ancora lì davanti al tabernacolo a invocare la misericordia di Dio per tutti noi. Mi preparo adesso a vivere l'eucaristia con il Cammino Neocatecumenale, sarà un ulteriore occasione per ringraziare il Signore per tutti i doni di Grazia che elargisce a sostegno della comunità, dobbiamo anche pregare perché cresca la fede in Dio e la volontà di rendere testimonianza al Suo amore per noi.

     C'è tanta disperazione attorno a noi, gli scontri di frontiera tra Turchia e Grecia, la guerra civile interminabile nello Yemen, il Corona Virus, tutto ciò che accade sui migranti nei campi lager in Libia, le tante situazioni di estrema povertà e di guerriglia in mote nazioni africane, la disperazione di intere popolazioni sotto la dittatura in America latina e in Asia. Per non parlare le piccole e grandi  violenze familiari, tutte argomentazioni che non riescono a trovare spazio sufficiente nell'informazione ordinaria. Insomma la casistica è molto variegata, come anche l'esigenza di pregare per tutti e per ciascuno. Noi credenti di tutte le religioni non dobbiamo allentare sul tema della speranza, è la missione che il Signore ci affida e noi dobbiamo portarla avanti con coraggio. Un ultimo pensiero per i nostri giovani che sono sempre nel mio cuore e vorrei averli più spesso davanti agli occhi, ma non è facile neanche per me trovare il tempo della disponibilità, però sono la gioia per il mio cuore e la mia preoccupazione centrale nella preghiera di ogni giorno.

5 marzo - Capita, alcune volte, che la vita per alcuni realmente sia vissuta nelle difficoltà esistenziali, la cosa che stupisce è che in queste persone c'è  una grande volontà di vivere, di essere accolti, ma forse ancora di più quella di essere di aiuto, dare conforto, sostenere. Per cui, si va per donare e si torna avendo ricevuto l'insperato. Diventa allora importante stare in mezzo alle persone che soffrono, perché nella loro sofferenza riescono a dare un senso diverso anche alla mia vita di pastore che deve farsi carico delle difficoltà di tutti e che non sempre riesce a comprendersi in questa disponibilità. E' proprio così la vita del parroco deve spendersi in mezzo a coloro che non sempre riescono ad emergere socialmente, in questo modo si riesce a cogliere la presenza di Dio che conforta, che consola, che dona pace. D'altra parte è questa la missione essere un dono senza ricevere alcun dono immediatamente parlando mentre in realtà ogni esperienza deve essere colta come un dono, certo non sempre ci si riesce ma lentamente il Signore dona la capacità di leggersi in modo nuovo e di comprendere la bellezza di non essere se stesso ma gli altri in se stesso.

     Decisamente, solo per amore, non vengo aiutato a vivere bene questa quaresima al punto da non riuscire a leggermi nello stile penitenziale che la dovrebbe caratterizzare, insomma la gente mi sta troppo addosso, vuole dialogare con me, per cui stento a trovare il tempo della riflessione e della solitudine. E' grave? Ritengo di no, anche perché tanta parte della mia giornata è vissuta in solitudine, soprattutto le serate si riempiono di ricordi, delle tante immagini vissute velocemente durante la giornata, la sera diventa il tempo prezioso per rileggerle, coglierne meglio i particolari, i colori, gustando così la bellezza delle sensazioni, la gioia di averle vissute. Certo occorre rendersi conto che la storia, percorre il suo corso, ordinariamente va sempre oltre se stessi, quando si comprende questa verità oggettiva si vive meglio e si riesce a propria volta ad andare oltre se stessi, le proprie convinzioni, i propri obbiettivi. Si comprende che non si cammina da soli, ma insieme. Questa verità merita di essere colta nella sua intensità anche perché ti permette di accettare anche i limiti che le esperienze impongono.

    Che dire, bisogna pregare di più, come dice il Signore: alcuni demoni si sconfiggono solo con la preghiera. Alla domanda, ma è proprio necessario sconfiggere tutti i demoni? Probabilmente nessuno potrebbe dare la stessa risposta, anche perché semplicemente ognuno percorre il sentiero che il Signore gli indica, indica a lui e a nessun altro. Come anche è individuale il modo di percorrere il sentiero, la fatica che lo accompagna, le energie necessarie per percorrerlo. Alcune volte sembra che tutto sia particolarmente facile, altre volte si stenta a fare un passo in più. E' la vita, che esige una grande dedizione alla novità del protagonista che è sempre la singola persona, insostituibile nel piano di Dio spesso strumentalizzata in mezzo agli uomini. E' la missione della Chiesa dare spazio al protagonismo di ogni persona, perché ogni persona è insostituibile per la realizzazione del piano di Dio. Perché il progetto si realizzi, occorre avere pazienza, disponibilità all'ascolto, capacità di rivisitare le proprie idee, disponibilità alla preghiera, perché ci sia il bene, si costruisca il bene, deve sempre prevalere la Sua volontà.

     Oggi è stata una giornata incredibilmente luminosa contrassegnata dai tanti volti dei bambini che non andando a scuola hanno ritrovato il gusto di dare gioia al parco degli Angeli, con la loro voglia di correre e di giovare, di sorridere, insomma quanto di più bello il Signore potesse donarci per le finalità per le quali il parco è stato realizzato. Memoria del dolore e volontà di dare gioia, non sempre le due cose camminano da sole ma in questo ambiente, per chi riesce a comprenderne il senso tutto questo viene armonizzato in modo sereno. Non tutto riesce sempre a trasmettere l'armonia di questa contrapposizione, questo non deve preoccupare d'altra parte è vita è complessa e, come dicevo prima, ognuno ha un suo modo di percorrere la via. Comprendersi in cammino è il modo giovane di camminare ritenere di essere arrivati è il modo adulto di smettere di cercare obbiettivi nuovi, valori nuovi, sensazioni nuove. In qualche cosa è importante riuscire ancora a rileggersi e a riprendere con maggiore entusiasmo il cammino che viene indicato, che non sempre è quello che si vorrebbe scegliere. insomma si riprende e si continua.

4 marzo - Questa sera parlo del mio rapporto con i sacerdoti, ne avrei voluto parlare più volte, ma adesso siamo in Quaresima e vivo tutto con più distacco,  per cui è il tempo giusto per il ringraziamento.  Comprendo bene che tutti sarete alle prese con la preoccupazione di come affrontare l'emergenza virus, ma orami avevo deciso cosa scrivere e se permettete lo faccio comunque, questo magari mi dà la certezza che non susciterà molta attenzione. Ritengo di dovere ringraziare il Signore per avermi donato di vivere in questo presbiterio, con i suoi pro e suoi difetti ho avuto modo di sperimentare al grande disponibilità e generosità pastorale verso le anime loro affidate, ma anche una grande sensibilità, l'attenzione umana verso di me. Nei miei tanti impegni diocesani non ho mai avuto modo di dovermi lamentare di mancanza di rispetto o di rifiuto agli orientamenti che i vari Vescovi andavano esprimendo per la crescita della diocesi e in parte veniva affidato a me la possibilità di renderli intellegibili nelle tante attività formative che orientavano la crescita e la formazione.

 

     Parliamo di decenni formativi, conseguentemente centinaia di persone incontrate, sostenute, non necessariamente e sempre in atteggiamenti dialogici però relazioni sempre contrassegnata da una grande carica affettiva verso il Signore e verso le comunità. Da dove deriva tutto questo? Semplicemente dalla serenità e dalla gioia che mi derivano dall'impegno pastorale e dall'affetto dei parrocchiani a me affidati che non è mai vento meno in ogni realtà dove il Signore mi ha posto come sostegno della formazione spirituale dei fedeli. Questa carica affettiva è stata una energia a tutt'oggi mai esaurita e sempre dispensata con grande generosità. Il mio riferimento principale necessariamente è stato Don Tolentino, mio parroco per tanti anni e anche per molti aspetti mio modello sacerdotale, soprattutto in riferimento all'obbedienza al Vescovo e al rigore con cui vivere la celebrazione dell'Eucaristia. Molto essenziale e austero nei suoi rapporti, ma sempre con il cuore aperto a una fede intensa che lo ha sempre sostenuto anche nei momenti più difficile che non sono mancati neanche a lui.

   

     Diciamo che il mio modo di leggere la vita è leggermente naif, molto colorato, in parte fiabesco e quasi totalmente orientato alla gioia da vivere e da trasmettere, ripeto che tutto questo lo debbo certamente a quanti mi restano accanto con affetto, donandomi la loro gioia e anche tanta energia. Molto, in ordine all'amore verso la natura,  certamente l'ho ereditato dalla mia esperienza con gli scout. Ho avuto la fortuna di vivere al servizio della diocesi per trenta anni, sempre accanto al Vescovo, in ascolto, nella disponibilità anche se necessariamente personalizzavo gli orientamenti per come nella pastorale venivano emergendo. Di certo nessun Vescovo, in virtù dei propri impegni, può avere il polso della comunità, proprio per questo è importante creare attorno ai suoi insegnamenti una rete di collaboratori che animino e incarnino la sua dedizione pastorale. In questo ho avuto modo di sperimentare quanto ho affermato inizialmente in ordine alla dedizione e all'impegno pastorale del presbiterio diocesano.

    E' una relazione di rispetto che continua in molti ancora adesso, in altri necessariamente distratti da altri pressanti impegni qualcosa è cambiato, ma quello che conta è che non è cambiato il mio affetto verso tutti i presbiteri verso i quali avverto di dover vivere una riconoscenza che appartiene al fratello che si sente debitore verso il fratello. In questa fase del mio ministero, cerco di mantenermi defilato nella partecipazione agli  impegni, mi dedico alla mia formazione spirituale con particolare attenzione a quanto i giovani presbiteri vanno realizzando. I giovani, sono il futuro ed è bello vedere in che cosa e come il Signore li incoraggia a vivere, per renderlo presente con un linguaggio maggiormente attento al nostro tempo.  Anche in parrocchia cerco di non essere invasivo, dando più spazio possibile ai laici che esprimono il loro impegno con grande dedizione e affetto verso la comunità, ma è sempre stato così, io osservo, sorrido, raramente intervengo, collaborato splendidamente da Don Sandrino e da Don Francesco. Insomma, si continua in una fase totalmente diversa rispetto agli impegni precedenti.

     Beh, adesso vi lascio, così mi dedico alla lettura dei tanti messaggi che vanno accumulandosi sul cellulare che ritengo di sapere già di cosa trattano, nulla di particolarmente nuovo, ma è la preoccupazione giusta per un problema che va esplodendo in modo sempre più tumultuoso, e che per alcuni aspetti è sfuggito di mano alle istituzioni. Adesso si cerca di rimediare in qualche modo. Collaboriamo per come ci viene chiesto, senza ansietà, con la gioia di dare speranza a tutti e soprattutto con l'esigenza di generare fiducia nell'azione del Signore. Non è certamente facile governare una nazione dove ognuno opera con grande libertà nell'incoscienza di quanto può determinare negli altri la propria ansia di libertà personale. Forse è sempre stato così, anche per questo viviamo in emergenza quasi stabilmente e questo ci permette di non abbatterci anche in questo caso.

     Adesso vi auguro ogni bene nel Signore, e che il sonno vi doni riposo, silenzio interiore e pace, prima di tutto con le vostre famiglie e poi con tutti coloro che amate e che vi amano. Un poco pensate anche al vostro parroco, che vi pensa quasi sempre..

3 marzo - Oggi mi sono concesso del tempo straordinario da dedicare all'ascolto, quasi una giornata intera. Non accadeva da almeno un anno, quello scorso grosso modo lo stesso periodo, a pensarci bene sugli stessi contenuti, e a guardare meglio con le stesse persone. Ancora di più nello stesso luogo. Ma ne valeva la pena? Certamente si, è sempre opportuno interrompere i ritmi ordinari per vivere qualcosa di straordinario. Che cosa ho vissuto? Come sempre ho preparato gli ambienti liturgici, avendo però la certezza che oggi non vi avrei celebrato, quindi ho goduto la compagnia di Padre Raffaele e di Antonio, un suo accompagnatore, con loro sotto una pioggia battente siamo andati in quel di Dipodi nel lametino per una giornata di spiritualità. Lo scorso hanno ne avevo fatto due, devo ammettere che ho una forma di allergia a questi incontri dalla formulazione eccessivamente lunghi, però il giusto merita di essere goduto e valorizzato. Diciamo così, mi sono concesso un pre/ritiro di Quaresima.

     Così mi sono proposto di viverlo, sono stato quasi sempre in silenzio lungo il viaggio. Totalmente in silenzio durante la meditazione, totalmente in silenzio durante il confronto in assemblea. Ho ripreso a parlare durante il pranzo, ed ho parlato sempre di storia locale con Antonio lungo il viaggio di ritorno. Al rientro, ho salutato i custodi sempre vigilanti sugli ambienti di comunità, sono salito per riposare un poco, poi resto in attesa di mio cugino, non mi chiedete il nome,  Frate Cappuccino che ha un incontro con i terziari francescani nella Chiesa Madonna del Lauro. Leggermente intontito dalla sonnolenza, mi sono restituito brevemente alla vita di comunità. Nel frattempo di sotto preparavano per la Via Crucis nel Quartiere Madonnina, poi sono andato nell'aula liturgica per salutare il Signore, nel frattempo ho salutato anche alcuni passanti in macchina.  Che dire, ho liberato la mente dagli impegni ordinari della vita pastorale. Penso che da domani l'argomento ordinario del nostro stare insieme sarà: Uniti in Cristo, donate voi stessi.

     La missione  bussa alle porte, mi ha chiamato anche il Vescovo per avere conferma degli appuntamenti, gli operatori si stanno impegnano molto più di me, perché tutto proceda secondo le finalità che siamo proposti di conseguire. Producono gli elenchi dei partecipanti, gli indirizzari dei Centri di Ascolto, si informano sui servizi che i giovani devono animare, come organizzare la mensa in questo appuntamento straordinario. Io osservo il loro impegno, sono rasserenato e mi concedo ancora momenti di riflessione sull'impostazione generale. Due i punti salienti rivitalizzare il valore della fede battesimale che tutti ci accomuna in Cristo. Vivere al gioia di essere, secondo quanto il Signore ci chiede nei suoi gli insegnamenti,  un dono per gli altri. Sarà semplice, difficile. Certamente è molto bello averlo pensato possibile da proporre a Scalea, poi, come mi dicono i giovani, non dobbiamo renderlo difficile con le nostre preoccupazione di elaborazione complesse, ma semplicemente viverlo man mano che la settimana scivola.

     Sarà certamente una esperienza travolgente, ne avevamo proprio bisogno. Il resto lo comunicherò man mano viene portato avanti. Il Signore ci chiede di essere coraggiosi testimoni del Suo amore, di crescere nella vita di comunione, di costruire l'unità nella vita di comunità. Tutti valori che sono parte integrante dei nostri impegni quotidiani e che in questa settimana saranno proposti a quanti incrociamo spesso in modo distratto. Insomma, guarderemo con più attenzione attorno a noi e, certamente, il Signore ci donerà di scoprire la Sua presenza in tantissime persone che aspettano di poterlo incontrare anche grazie alla nostra disponibilità nel renderlo presente. Nelle nostre piccole disponibilità  si realizzano le grandi opere del Signore, grandi dal punto di vista spirituale forse umanamente parlando corrono il rischio di restare poco visibile, capita che molti guardino in modo distratto perfino a se stessi, alla vita dei propri cari. Avvertiamo viva l'ansia di dare visibilità a ogni persona, perché è un dono del Signore. Ogni persona, è un dono troppo grande per se stessa e per gli altri. 

2 marzo - Certo la missione di dare speranza deve spesso fare i conti con la realtà nella quale si vive e, alla luce dei fatti di cronaca, ci si rende conto che a Scalea diventa un'opera fortemente meritoria, anche perché deve combattere con molte  situazioni moralmente difficili da leggere e da comprendere. Però è la nostra comunità, per cui non possiamo fare altro che rimboccarci le maniche, cercando di non ripercorrere gli stessi errori di cui ci si stupisce negli altri. D'altra parte è risaputo che la corruzione è parte integrante del sistema Italia, quindi non solo di Scalea, come anche è risaputo che è un sistema che finzione come un orologio a tempo. Qualcuno lo gestisce con scadenze che influiscano pesantemente sulle scelte civile, con regolarità il tutto accade in occasioni delle tornate elettorali. Serve un po' ad eliminare avversari scomodi. Ma scomodi per chi? Questo è veramente difficile per uno come me, che guarda con difficoltà al mondo politico del territorio, qualora si possa parlare di attività politica.

    E' vero può essere tutto letto come una nostalgia di un passato che ormai non è più presente, però non è male ripercorrere tempi nei quali c'era un maggiore gusto per scommettere sul proprio protagonismo per costruire la società e la storia del territorio. Forse non necessariamente rea proprio così, però è così che ne conservo il ricordo. Per costruire speranza non si deve fare altro che abbandonare gli ambienti dei palazzi che contano e guardare con più attenzione al mondo dei giovani, dei ragazzi, delle marginalità insomma a tutto ciò che socialmente non è immediatamente spendibili, ma diventa significativo per vivere la gioia e trasmettere entusiasmo alla vita. Nei giorni scorsi parlavo degli eroismo che vengono vissuti in molte case, dove tante persone si dedicano con vera passione alle gravi difficoltà dei loro cari. Ma allora è necessario guardare a coloro che piangono per poter sorridere? Certamente no, sarebbe terribile, dover vivere in questo modo. 

    Allora diventa importante leggere il mondo dei giovani, non facile data la sua complessità ma, ai giorni nostri, non si deve mai avere la presunzione di essere esaustivi.  Oltre le tante devianze legate al fumo nelle sue diverse gravità, all'alcool nelle sue varie dipendenze, al gioco che per alcuni aspetti è una novità del nostro tempo, rimane il mondo del tutto inesplorato dei cuori amanti, degli studiosi ad oltranza, dei naturalisti, dei volontari e via a seguire. Ritengo che non ci si stancherebbe mai di analizzare al passione con quale i giovani vivono la gioia della loro età e la passione di voler esprimere, per come viene loro consentito, la caratterizzazione della loro persona. Ciascuno ritiene di dover essere se stesso, è vero sembrerebbero fotocopiati, ma se uno osserva meglio si rende conto che nella fotocopia nessuno è totalmente identico all'altro.

     I giovani vogliono essere se stessi, ed in questo non hanno alcun timore di deragliare nei confronti delle attese degli altri. Certo non è male tenersi pronti a raccogliere i cocci, ma finche non accade è bello leggerli nelle loro azioni, mai annoianti, perché sempre innovative. Trovare il tempo, rimane il tempo di questo tempo liturgico, a Gesù fu chiesto di trovare il tempo per vivere il deserto. Stare in silenzio, cercare di capire, guardarsi attorno, osservare con maggiore attenzione, cercare dentro di se in che cosa perfezionare le relazioni, gli atteggiamenti, la gioia di vivere, la voglia di cominciare. Prepararsi a lottare perché vivere non è mai stato facile, lasciarsi vivere esige meno sforzo, ma chi deve portare avanti una missione deve potersi preparare con cura, perché le tentazioni non mancano, come anche la voglia di mandare tutto l'aria per limitarsi ad agire come fanno tutti. Sono le difficoltà di sempre, pensare al mangiare, avere potere, verificare le proprie forze nell'affermarsi sugli altri.

    Per me, è un periodo molto positivo, potrei dire particolarmente luminoso ed esaltante, necessariamente è da vivere in modo stancante perché le energie non sono adeguate alla voglia di fare. In realtà questa volontà è sollecitata stabilmente da una comunità che non resta seduta ad aspettare ma cerca sempre stimoli nuovi per corrispondere alla sua vocazione di essere una comunità ponte tra il passato e il futuro, per cui necessariamente il presente scivola in modo veloce al punto che si stenta a percepirne la bellezza. Io stesso non riesco che a percepirne che alcuni bagliori, perché immediatamente distratto da bagliori ancora più grandi, se vogliamo, anche i momenti di gioia sono un continuo susseguirsi, in qualche modo non riesci ad assaporare quello che ti è donato di vivere. Intanto giorno dopo giorno il tempo passa e di tutto questo tu conservi frammenti, tutti ugualmente belli e meritevoli di essere conservati nel ricordo. 

27 febbraio - E proprio così, siamo entrati nuovamente nella grande quaresima, tempo di riflessione, tempo di pace, tempo di ricerca, tempo di dono insomma, se uno la vive con intensità, è pienamente il tempo di Dio che cerca di farsi spazio nella frenesia della nostra vita quotidiana. Qual'é lo spazio di Dio? Semplice: l'ascolto dell'altro, l'attenzione ai sofferenti, la ricerca del bene, la vita spirituale, l'intensità della preghiera personale, una migliore comprensione del progetto di Dio nella propria vita. Da quanto affermato è evidente che la Quaresima è un tempo prezioso per la nostra crescita e per una vita vissuta in armonia, con se stessi e gli altri. Tutto questo è dono di Dio, noi lo ricambiamo solo dedicandogli del tempo in più. Dio vuole dialogare con noi e per farlo ha bisogno del silenzio. La nostra è una società avara di silenzio, noi stessi alcune volte ci convinciamo che per essere vivi dobbiamo parlare, sembrerebbe che per affermare le proprie idee sia importante soprapporsi agli altri.

     In realtà per essere vivi, non è una tecnica sempre facile da incarnare, è importante osservare, capire e, per quanto ci viene donato in questo ascolto, trasmettere i valori che ci vengono dalla fede. Potrei dire così non dovremmo avere bisogno di parlare, per comunicare la volontà di Dio, dovremmo semplicemente viverla. Come vedete in via prudenziale uso il condizionale, semplicemente perché mai come in questo ambito: tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare.  La Quaresima ci è donata per esercitarci a vivere da persone libere sull'esempio di Gesù, il Suo sostare per lungo tempo in solitudine nel deserto, è il modello da seguire ogni giorno nella nostra vita. E' importante trovare sempre il tempo della solitudine interiore ed esteriore. Questo ci aiuterà a comprenderci capaci di gioia interiore ma anche di vivere per come il Signore si attende da noi. E' anche il tempo delle tentazioni, della sopportazione delle prove.

     Ma questo è il tempo di ogni giorno, la Quaresima è il tempo dell'armonia con Dio ed è a questo atteggiamento che dobbiamo dedicare momenti preziosi, per evitare di correre il rischio di correre invano o più semplicemente di restare fermi, incapaci di orientare le nostre scelte. Questi quaranta giorni ci sono dati per fare il punto della strada, direbbe qualcuno. Insomma dobbiamo cercare di capire spendiamo la nostra vita, quali valori riusciamo a trasmettere, come comunichiamo con gli altri, in che cosa il Signore è reso presente attraverso le nostre azioni. Non dovrebbe essere particolarmente difficoltoso, anche perché è la radice della nostra gioia interiore, è anche una occasione privilegiata per leggerci costantemente alla presenza Dio, l'amico che vuole abitare la nostra vita ma che non sempre ci trova disponibili al dialogo con Lui. Allora con coraggio leggiamoci in questa dedizione affettiva, cerchiamo la Sua presenza più spesso, questo ci donerà serenità e pace. Ci farà diventare messaggeri di serenità e di pace, presenza di Dio nella comunità. 

24 febbraio - Il terrorismo mediatico, invade in modo sistematico la privacy della persona ed è finalizzato  a orientare e sconvolgere i convincimenti e gli atteggiamenti. Viene utilizzato da tutti coloro che fanno della comunicazione il loro lavoro e devono per necessità economiche attirare l'attenzione alle vere o presunte presunte news che comunicano, possono anche essere false ma per alcuni momenti, le cosiddette fake news, diventano per questi operatori mediatici un momento di gloria. Certo è importante cavalcare l'onda avendo la certezza che la gente non ha sempre la coscienza della verità, ma troppo spesso si lascia coinvolgere dalla dinamica del nulla, per cui si tratta semplicemente di rendere credibile una informazione e poi il gioco è fatto. Purtroppo dobbiamo anche affermare che la gente stenta ad usare i cellulari con la maturità necessaria, per cui capita che si lascino accalappiare dalla dinamica del tormentone del giorno. Ritengo sia inutile di re che in questa fase storica l'argomento che coinvolge ogni emozione umorale è il corona virus, per cui su questo argomento ogni sciocchezza diventa notizia.

     Necessariamente non voglio affermare che la prudenza non debba essere esercitata, è un problema internazionale e ogni precauzione è indispensabile per isolare e sconfiggere il morbo, voglio solo dire che è opportuno non credere agli eventuali untori del nostro tempo. Che in nome del diritto di informazione, diffondono spesso falsità, avendo come obbiettivo attirare l'attenzione degli utenti. Insomma cerchiamo di essere seri, sia nel prevenire che nell'informare, questo permette di vivere con serenità anche nelle situazioni difficili, come evidentemente è questa fase della nostra vita. L'arma in più che ci è stata donata è la preghiera, appare strana l'informazione delle chiese chiuse per timore della diffusione del morbo, ma allora la fede nella potenzia di Dio è una semplice pubblicità televisiva? Magari relegata all'ambito della TV dei ragazzi? Ma ancora di più quale importanza ha la preghiera nella vita dei credenti? Quanti interrogativi, direte voi. Effettivamente è proprio così, sarebbe utile eliminarne qualcuno ed avere così più fiducia nell'amicizia con la quale Dio segue e protegge la nostra vita.

    Restituiamoci un poco alla vita di comunità. Nel progetto parrocchiale che spero tutti abbiamo letto  e riflettuto è scritto che da quest'anno cambia il modo di operare nella vita di comunità, mettendo da parte i battitori libero, che pure sono stati molto preziosi nella loro disponibilità a rendere presente la parrocchia nelle periferie esistenziali della comunità,  sarà privilegiato il lavoro delle aggregazioni laicali. Capita che quando faccio le verifiche con le varie articolazioni formative della comunità di rendermi conto che, molti, non leggono le finalità delle attività che portiamo avanti e alcuni ritengono di essere valorizzati nelle proprie tensioni personali e non tanto per ciò che concorre al bene della vita comunitaria. Necessariamente chi la pensa in questo modo va incontro a delusioni, perché non è importante il fare delle attività ma la finalità per le quali le attività vengono proposte e vissute. Non hanno alcun valore  i limiti con i quali si comunicano, quello che conta è perseguire gli obbiettivi che la comunità si sforza di portare avanti.

     Abbiamo avuto la possibilità grazie alla dedizione armoniosa e bella degli animatori di vivere molti incontri sul valore della pace, ritengo che siano stati tutti particolarmente curati e proposti in modo molto bello anche dal punto di vista comunicativo, però è mancato il coinvolgimento della comunità. Non è certamente colpa di chi ha organizzato i vari momenti, ma era la finalità principale delle manifestazioni, coinvolgere la comunità in questo cammino di preparazione alla missione. Purtroppo, quasi a conclusione del percorso, debbo affermare che la comunità parrocchiale stenta a comprendere la preziosità di quanto la Chiesa chiede di riflettere e conseguente stenterà a camminare per come la Chiesa chiede di orientare i propri passi. Voi direte, ma Don Cono aveva delle illusioni su questo? Illusioni no, l'età che ho me lo vieta, ma speranza si, ogni tanto vorrei che la comunità parrocchiale si emozionasse di più e si coinvolgesse di più nella proposta educativa e nei contenuti della Chiesa universale.

    Ma allora siete deluso? Certamente no, semplicemente devo constata alla prova dei fatti che oltre la cerchia dei più stretti collaboratori, che non sono pochi, facciamo fatica a comunicare. O più semplicemente la gente stenta a seguire la volontà di cambiamento che cerco di portare avanti su quanto la Chiesa universale propone per il bene dei fedeli. Semplicemente si continua a lavorare, affidando tutto al Signore. Lui conosce molto meglio di me, i cuori dei fedeli e sa come sollecitarli a un maggiore entusiasmo verso il bene della Sua presenza. Io non devo fare altro che dare il tutto, per come riesco, nulla devo pretendere e nulla devo chiedere, tutto devo donare. il resto appartiene all'azione dello Spirito Santo. Solo Lui sa come operare per penetrare nel mistero di Dio e per fare in modo che l'amore di Dio orienti il bene della vita comune. Allora con coraggio, tutti affidati al Signore e totalmente confidenti nella Sua misericordia, il resto non ci appartiene. Buona notte a tutti.

21 febbraio - In tutto questo complesso modo di leggere la realtà, ci si inserisce la forza della preghiera. Anche in questo caso, molto è determinato dalla fede personale, certo in una società come la nostra, fortemente contrassegnata dal materialismo, dire che la preghiera è la vera forza potrebbe essere inteso semplicemente come una affermazione di taglio decisamente gratuito. Magari sarebbe più facile affermare che la vera forza è il denaro, o più semplicemente avere amici che ti spalleggiano, o ancora il carrierismo, o potrebbe anche essere accettato dare sfogo alle proprie ambizioni. Ma affermare che è la preghiera, decisamente sembra fuori da ogni contesto contemporaneo, eppure è proprio così, il cristiano riceve una energia insostituibile nell'ottica della serenità, solo dal Signore.

     Dicevo già nelle riflessioni precedenti che questo apre necessariamente alla solitudine, alcune volte anche alle contrapposizioni gratuite, ma questo non deve generare paura o più semplicemente ansia di cooperazioni improprie, bisogna solo metterlo nel conto possibile da pagare nella dinamica del Regno, sul cammino della croce che Gesù incoraggia a vivere, senza incertezze o devianze dietro a Lui. In queste affermazioni non c'è presunzione, so bene che la fragilità spesso diventa dominante nella vita del credente e anche nella mia vita, però so che il Signore mi ha chiamato per vivere in modo diverso dagli altri, per quanto è possibile senza distrarmi troppo dal suo modo di vivere. In questa ottica ci si rende conto che senza una preghiera intensa tutto diventa più difficile da testimoniare, insomma si perde la serenità, si cercano i compiacimenti, le amicizie interessate, insomma tutto quanto possa garantire una stabilità materiale.

    Certamente tutto questo non deve essere demonizzato, appartiene all'ordine delle cose che ciascuno tenda a garantire la propria serenità per come gli è possibile, ma forse il Signore si attende altro da noi, che siamo poi chiamati a orientare verso di lui il cammino della fede. La fede esige la preghiera abbiamo già detto e la preghiera deve essere vissuta aprendosi al dono dello Spirito Santo. Il che significa non privilegiare questo o quel modello, questa o quella aggregazione ecclesiale, ancora di più non orientare in modo mirato la propria ricerca interiore ma aprirsi in modo sempre nuovo a quanto lo Spirito riesce ad alimentare nella propria vita interiore. Ci si presenta sempre vuoti davanti al Signore e si vive con pazienza la Sua azione orientata a colmarci della Sua presenza, non dobbiamo mai avere fretta, nulla deve essere più importante che non il sostare davanti a Lui. Sono momenti preziosi che ci liberano dalla frenesia del fare e dalla voglia di apparire.

   Poi ci restituiamo al mondo colmi della presenza del Signore e con la Sua compagnia cerchiamo di avvicinarci agli altri, di renderlo presente agli altri, di comprenderne la presenza negli altri. Questa è la vita del cristiano, un continuo combattimento mediale tra la vita dello Spirito e la dinamica del mondo. Nella capacità di vivere questo equilibrio diventiamo preziosi per il fratello o la sorella che cercano il Signore attraverso di noi. Però devono cercare il Signore, altrimenti necessariamente potremmo deluderli nelle loro aspettative, o ancora correremmo il rischio di assecondare i loro desideri, le loro passioni. Torna nuovamente l'azine del discernimento, ma come è difficile farlo con persone che cambiano continuamente orientamento alle proprie scelte e che stentano a dare linearità conseguenziale alle loro azioni. Questo è il nostro tempo, non dobbiamo arrenderci mai alla possibilità di poterlo orientare secondo il progetto di Dio, senza alcuna illusione, senza alcuna delusione. La preghiera è la nostra forza.

18 febbraio - Ed è così che alcune volte il Signore stesso, incoraggia a rileggere la propria vita, donando momenti di disorientamento, ma anche una grande pace interiore se il tutto diventa vita vissuta. D'altra parte la volontà del Signore e anche la missione che gli ha affidato il Padre, era ed è quella di dare all'uomo la coscienza del proprio protagonismo nella storia della salvezza, e anche la coscienza della preziosità del proprio esserci come tassello insostituibile. Insomma nessuno può prendere il posto di un altro, il Regno di Dio non è una catena di montaggio che comunque fa il suo lavoro, ma dobbiamo intenderlo in parte come la realtà armonica che vive bene se tutti ci coinvolgiamo, ciascuno per il suo verso, per come ci è donato dallo Spirito Santo. Anche per questo la vita di comunità, è bella quando la gran parte si emoziona nella gioia di stare insieme e si lascia amare nella condivisione dei momenti della vita di comunione.

     Chiaramente non parlo solo dell'azione liturgica, ma della vita sociale nella sua complessità, nel senso che cammino per strada e incontro solo amici e amiche con i quali discutere, confrontarmi, anche in modo vivace, ma alla fine è importante cogliere la preziosità di quanto l'altro mi ha comunicato e io riesco a continuare la mia vita proprio arricchito da quanto l'altro ha voluto trasmettermi. Come può accadere tutto questo? Solo mettendo al centro del proprio interesse l'altro per come è, e non per quello che fa, o peggio ancora per ciò che può servire ai miei interessi. Questo modo di leggere vale per i ragazzi, per i giovani, per gli adulti e anche per gli anziani, anche se non tutte le età riescono ad esprimere pienamente le proprie energie e le proprie potenzialità. In realtà è la cultura del nostro tempo a generare elite improprie e debacle sociali precostituite. Insomma è importante liberarsi dal pensiero comune e restituirsi al progetto di Dio, questo permette a ciascuno di comprendersi nella preziosità della propria esistenza.

    Nella vita ecclesiale tutto questo dovrebbe essere scontato, anche perché la missione che il Signore ci affida è quella di vivere al servizio della persona, di ogni persona e come continuamente ci viene ripetuto dal Santo Padre partendo dai più abbandonati e dallo scarto della società del nostro tempo. Ho usato il condizionale anche perché ritengo che non tutti i servitori del Regno colgono la bellezza di essere al servizio dei fratelli e delle sorelle che il Signore ci dona come Sua presenza accanto a noi. Ripeto sempre, che in questo non abbiamo una novità assoluta, anche perché viene semplicemente ripetuto con inusuale insistenza quello che Gesù ha vissuto e ha insegnato durante la Sua vita terrena. La vera differenza rispetto a coloro che lo hanno preceduto è la scelta di campo sociale e non quella dottrinale, questo un poco lascia disorientati ma solo gli sprovveduti o i carrieristi che anche nella chiesa non mancano.

    Alcune volte ci si appella alla paura di generare disorientamento, certo se Gesù fosse un leader politico, un sovranista potremmo anche avere ragione. Ma poiché nel Suo modo di fare liberty riuscì a scandalizzare anche i discepoli di Giovanni il battezzatore, non dovremmo mai avere paura di relazionarci nella diversità complessa degli atteggiamenti avendo a che fare con la moltitudine del Regno che necessariamente esprime la sua bellezza nel modo individuale di cercare Dio, come anche negli atteggiamenti totalmente diversificati gli uni dagli altri. Tutto questo non è mai confusione ma semplicemente dare spazio all'azione dello Spirito Santo nella coscienza che la libertà dell'altro necessariamente altro non è se non la diversificazione con la quale Dio manifesta se stesso in tutti. Nello stesso tempo è il modo naturale di comunicarsi di Dio nella Sua immensità a ciascuno di noi nella nostra finitezza, che ci rende incapaci di comprendere in pienezza la Sua grandiosità.

    In questa diversità di relazione non dobbiamo sentirsi avviliti in nulla, semplicemente dobbiamo ringraziarlo per la passione con la quale si rende disponibile alla nostra volontà finita di dialogare comunque con lui che è infinito. Siamo troppo fortunati ad essere persone di fede, cerchiamo di non svilire questo dono prezioso che hanno vissuto e hanno voluto donarci con grande passione i nostri genitori. E' il dono che fa intravvedere l'eternità, ed è un dono che non passerà mai, come anche noi non passeremo mai. Cosa avrebbero potuto donarci di più prezioso, altre averci donato la vita? Buona notte a tutti e non trascurate di pregare e di ringraziare sempre chi si è sacrificato per noi.

17 febbraio - Di certo a volontà del Signore è quella di aprirci ad un modo diverso di vivere rispetto allo stile di vita di ogni tempo. La diversità non consiste nell'osservanza di questa o di quella norma che comunque hanno a che fare con i ritmi del tempo e delle azioni umane, coordinate all'interno di sistemi politici e sociali più o meno perfettibili. La novità, alla quale il Signore incoraggia a volgere il nostro sguardo, è l'attenzione alla persona, ad ogni persona cominciando e mettendo al centro i più deboli e abbandonati da ogni società e di ogni tempo. E' una scelta di campo sociale ed è, allo stesso tempo, un impegno personale, neanche quando la Chiesa gestiva con pieno potere le cose del mondo si è riuscito ad incarnare. Da sempre il mondo ha alcuni valori suoi che prescindono da chi ne gestisce gli orientamenti e la valenza politica, sono valori legati al potere e alla gestione del mondo che necessariamente esulano dalla coscienza spirituale che deve caratterizzare la relazione tra le persone nella vita cristiana.

     Certo nel contempo possiamo affermare che in ogni tempo abbiamo avuto persone che hanno corrisposto con grande enfasi agli insegnamenti del Signore, anche quando contemporaneamente altri cristiani stentavano a vivere il minimo degli insegnamenti del Regno di Dio. E' la condizione della fragilità umana che caratterizza la vita di ogni persone, nessuno è totalmente in Dio, nessuno è totalmente lontano da Dio. Certamente si può anche dire che molto dipende dalla propria disponibilità a rendersi disponibile alla correzione dei propri atteggiamenti e delle proprie scelte. Occorre un cuore docile alla correzione onde evitare di intestardirsi in atteggiamenti conflittuali o totalmente contrari ai valori che si afferma di professare. La disponibilità ad assecondare la grazia permette di rimuovere le devianze e orientare la propria vita al bene che Dio ci chiede di rendere presente con la nostra vita.

    Alcune volte capite di affermare che è difficile, che il mondo chiede di percorrere strade diverse, dovremmo più autenticamente esprimere la nostra paura di corrispondere più pienamente alla volontà Dio, preferendo seguire strade più comode o almeno così sembrano immediatamente, salvo poi ripensarci quando ormai potrebbe essere particolarmente difficile rimediare. Dobbiamo anche affermare che una grande povertà in coloro che scelgono di percorrere la via della Croce e la difficoltà di mettersi in discussione nelle proprie scelte e nel proprio modo di vivere gli insegnamenti di Gesù. Capita di incontrare persone che si reputano incontestabili, che me se avessero delle investiture dall'alto, non hanno bisogno di intermediari, sono loro che devono decidere ogni cosa, la nostra è una società che d'altra parte genera leader ad ogni piè sospinto, sostanzialmente sono espressione del potere di turno, e necessariamente durano il tempo nel quale quel potere riesce a veicolari consensi, sostanzialmente poco.

     Però non mancano di fare danno a se stessi, e questo non sarebbe particolarmente grave, purtroppo coinvolgono nella loro illusione di novità, molti animi semplici che hanno bisogno di nuovi orizzonti nei quali poter confidare e si ritrovano spesso nelle profondità del mare. Tornando al valore della persona, accade di sentirsi senza l'ascolto delle folle e la comunicazione dei media, insomma potrebbe sembrare che si voglia percorrere vie dove l'uomo deve essere usato e non posto al centro. Può anche essere vero, proprio per questo è bello stare insieme tra coloro che colgono la bellezza di cercare nell'uomo della Croce la novità perenne per costruire la dignità dell'uomo di ogni tempo. La persona come valore e non per quello che sa fare o per il ruolo che riveste nella società. E' questa la via che ci ha indicato Gesù, ed è percorrendo questa via, peraltro certamente non nuova che corriamo il rischio di diventare la novità, la speranza per l'uomo di oggi.

     Certo un certo tipo di  folle magari acclameranno altri, questo non dovrebbe preoccuparci, di certo dobbiamo comprendere la bontà del cammino che percorriamo, questo ci darà gioia e ci incoraggerà a proseguire senza paura.  Anche al tempo di Gesù, il plauso della folla era molto mutevole, anche per questo non è opportuno fare le cose per cercare applausi, ma solo per servire la persone, in questa ottica, potrà anche essere che gli applausi saranno pochi, ma almeno avremo la coscienza serena di chi ha operato per il bene e non tanto e solo per il proprio bene. Potrà anche assalire il dubbio di aver sbagliato tutto, magari perfino la tentazione di voler sfruttare il proprio ruolo, è vero può accadere anche per questo è opportuno non addormentarti sui veri sui presunti allori conquistati e continuare a lottare sulla frontiera della società. La frontiera generalmente è più rischiosa del palazzo, ma almeno hai la coscienza di poter decidere e vigilare sulle azioni del nemico di turno.

    Che dire oggi è andata così, sostanzialmente serena, spesa quasi totalmente per il Regno, condivisa con i compagni di sempre, vissuta con il giusto entusiasmo, insomma è stata meditabonda. Nulla di particolarmente esaltante, nulla di debilitante, una buona intensità nella preghiera liturgica e nel confronto di comunità. Ho ricevuto perfino qualche buona notizia, che non condivido perché è personale per cui ritengo più opportuno  essere riservato. L'altra buona notizia è che fra poco dovrei perfino andare a riposare, per cui spero che anche voi abbiate vissuto una buona giornata, non posso che augurare a tutti buon proseguimento di serata.

10 febbraio - La giornata di ieri è stata caratterizzata, dall'impegno per la missione, dopo le celebrazioni come sempre molto intense e gioiose, nel pomeriggio abbiamo avuto modo di completare, si fa per dire, il momento programmatico. Comunque, di fatto, abbiamo completato il programma e sembra abbastanza lineare nelle sue molteplici articolazioni. Dovrebbero essere giorni da vivere senza respirare molto, segnate dalla gioia della vita comune e dal percorrere la comunità nei suoi quartieri. Non dovremmo avere la preoccupazione del risultato, perché questo appartiene al Signore, che sempre viene incontro e sostiene coloro che confidano in Lui. La disponibilità degli operatori come sempre è abbastanza matura, come anche le preoccupazioni. Ma tutto andrà benissimo, fermo restando che con avendo obbiettivi specifici da conseguire, si opererà semplicemente per la riscoperta della fede e della gioia di scoprire la vita comune. Può sembrare strano, ma la nostra parrocchia può essere analizzata da più parti, cogliendone sempre aspetti totalmente innovativi.

     Anche nell'incontro di ieri tanti volti nuovi, che in occasione della missione sono stati coinvolti nell'avventura del Regno, per diventeranno nostri compagni di viaggio nei giorni della missione. E' il dono della fraternità che Gesù genera nei suoi seguaci e che caratterizza la gioia di condividere il dono della fede in Lui. Trasmettere la fede, può sembrare una parola grossa, anche perché la fede non si può quantificare, allora è più opportuno dire semplicemente che condivideremo ciò che nella fede ci viene donato di sperimentare. Ci guida la certezza che nulla ci appartiene, tutto ci è stato donato non dobbiamo fare altro che donarlo, cercando di farlo con amore, insomma semplicemente come Gesù fa con noi. Se vogliamo tutti i giorni è così, solo in questo modo riusciamo ad essere sereni e gioiosi nella semplicità delle azioni che compiamo per rendere presente al pace che il Signore dona ai suoi figli. In mattinata abbiamo vissuto dei momenti di fraternità presbiterale, non sempre ci si riesce, per cui quando accade è anche bello conservarne il ricordo per alcuni momenti.

     Come tante cose anche questa giornata volge al completamento del suo corso, certo sono passati tanti giorni e ogni giorno merita di essere memorizzato, ma come si fa a ricordare le tante emozioni che ogni giorno il Signore ci dona di sperimentare? Come sempre solo qualcosa, tanto per non dimenticare. Intanto la gioia che ci hanno trasmesso i ragazzi ieri sera, quando entrano in scena le Piccole Orme non si pensa tanto ai contenuti quanto alla gioia di stare insieme nel sorriso spontaneo che a questa età si riesce ancora a condividere, per il resto tutto per come il Santo Padre incoraggia a riflettere sull'importanza di tutelare la natura, come a dire il futuro dei nostri figli, con l'azione semplice e personale della raccolta differenziata dei rifiuti. Posso affermare che a Scalea male male non va, anche se il lamento è d'obbligo dalle nostre parti, ma vi garantisco che ci sono ambienti molto più qualificati dove le cose vanno molto peggio.

     Mi ero anche ripromesso di cominciare a scrivere sulle azioni quasi eroiche che alcune famiglie vivono per rendere serena l'esistenza di è profondamente provato dalla sofferenza, ma per oggi, stento a trovare il tempo necessario e soprattutto la capacità di interiorizzare gli atteggiamenti e gioia della dedizione. Però è un capitolo importante capace di donare armonia alla vita della comunità, semplicemente perché la donazione della propria esistenza genere sempre uno spirito di carità e orienta alla dedizione alla santità la propria esistenza. Insomma incoraggia ad andare oltre se stessi, il che non guasta mai. Però è un impegno che porterò avanti semplicemente per capire che anche in mezzo a noi abbiamo fratelli e sorelle che meritano di essere al centro della nostra attenzione e che con la loro deidizione certamente edificano la gioia della vita cristiana.

4 FEBBRAIO - E' parte integrante del panorama generale, l'animazione e il coinvolgimento liturgico del mondo degli adulti, voi direte, ma non sono quasi mai nelle Home. Diciamo pure che certamente non ci tengono, almeno la gran parte e poi nessuno fa foto, io presiedo gli incontri ecco perché finisce per essere una presenza importante ma non sempre visibile nei Media. Come ho avuto di dire in alcune occasioni le aggregazioni degli adulti rappresentano la stabilità della vita pastorale, mentre la dinamica dei giovani è la sequenza delle esuberanze che rendono inenarrabile la vitalità creativa della comunità, insomma è il colore senza il quale non sempre si coglierebbe la bellezza del tutto, ma sappiamo tutti che il colore ha bisogno di poggiare sulla parete o sulla tela,  altrimenti cola e non si compone in arte. Ecco che mentre gli animatori e i responsabili vivevano la formazione e l'animazione a Tortora, noi celebravamo la Presentazione di Gesù Bambino al Tempio o, per far capire i più, la Candelora. Si inizia con l'accensione delle candele, gesto liturgico che apre la processioni iniziale, ci ricorda che Gesù è la luce che rischiare le tenebre, capita occasionalmente di essere avvolti nelle difficoltà, alcune volte si accompagnano anche alla nostra vita.

     Poi è seguito tutto quello che vi ho detto ieri, giornata caratterizzata dal mio pellegrinaggio in quel di Sicilì, il mio paesello di origine, piccolo scrigno, ormai semideserto, che conserva gelosamente i ricordi della mia infanzia e di tanti momenti di gioia e di festa. Visita breve ma significativa per rinverdire gli affetti e i ricordi. Ho avuto modo di incontrare le mie zie, ultime memorie della famiglia dei miei genitori. Sono stato al Camposanto, visitando tutti gli altri parenti che il Signore ha chiamato a se. Ho celebrato ai piedi di San Biagio e dopo il pranzo preparato con grande affetto da zia China, mi sono messo in viaggio per una sosta da zia Commare per il caffè,  quindi sono ritornato in parrocchia ripercorrendo mentalmente tutte le volte che accompagnavo mio padre o mia madre in questo pellegrinaggio per loro molto più significativo e carico di significato. Sono arrivato a Scalea giusto in tempo per  una celebrazione molto intensa per i miei doveri pastorali legati alla benedizione della gola dei fedeli. La festa di San Biagio ricorda anche questo gesto di protezione, al quale i fedeli sono molto legati.

    Oggi è scivolato in modo intenso, ma senza particolari patemi d'animo, come sempre si tratta di recuperare il ritardo pastorale che si somma agli impegni ordinari che oggi erano legati alla formazione biblica. La partecipazione al pranzo con i bisognosi, dei quali ormai sono parte anche io, poi un po' di qua e di la, mi ritrovo a chiudere una giornata sostanzialmente armonica. Purtroppo anche oggi il Signore ha chiamato a se una nostra sorella, Rachela di origine verbicarese, così saliamo a sei defunti in otto giorni. diciamo che il Signore sta' bussando con insistenza alle porte della nostra comunità in questo inizio di anno, debbo affermare che le età sono quasi tutte invidiabili, però si sa che la morte lascia sempre dei vuoti, per cui vale l'invito del salmista: consolate il mio popolo. Poi ci sono i pensieri per coloro che sono in ospedale, alcuni mi aggiornano altri si velano, per coloro che sono nei loro letti di dolore, per i familiari che ne condividono i drammi. Non ci si annoia, anche perché, proprio nella liturgia di oggi, il Signore ci chiedeva di donare sempre conforto, in modo attivo o in modo passivo,  a coloro che ne hanno bisogno.

3 FEBBRAIO - Come accade spesso nella vita pastorale, anche quest'anno si cambia formula. D'altra parte cambiano le persone, cambiano le situazioni, cambia la preoccupazione del Santo Padre espressa nei suoi messaggi, per cui necessariamente devono cambiare anche le sottolineature della proposta educativa, questo va fatto semplicemente per evitare che una proposta formativa alla pace diventi una tradizione rituale, sostanzialmente basata sul folclore dei colori. Il problema dei colori e del valore della bandiera della pace fu sottolineato già in occasione della guerra in Iraq quando in molte chiese furono esposte in grande evidenza, allora la Conferenza Episcopale sottolineò che il simbolo della pace dei cristiani era, per eccellenza, il crocifisso e che la Chiesa non aveva bisogno di altri simboli per trasmettere al mondo la sua vocazione a essere una presenza di pace per ogni uomo. Ma il magistero si sa non è da tutti seguito per cui regolarmente, anche in manifestazione ecclesiali capita di vedere trascurata  la croce e issare altri segni di pace, che con tutto il rispetto possibile, certamente non hanno la stessa valenza universale di donazione di se e di amore gratuito verso tutti.

    Quest'anno cerchiamo di coinvolgere tutti i gruppi della comunità, ciascuno con il suo specifico carisma. In questo modo il mese della pace si allunga leggermente però è veramente vissuto in modo significativo e specifico. L'ecologia, l'ambiente giungla, la fraternità universale, le difficoltà relazionali, l'impegno politico per la costruzione della città, la voglia di sentirsi liberi, la capacità di essere protagonisti di unità, la gioia di sentirsi vivi nella comunità parrocchiale. Mi direte. Ma di tutto quello che viene proposto, che cosa si riesce a ritenere per sé? Personalmente ritengo che non si dovrebbe ritenere quasi nulla , semplicemente si ha l'opportunità di vivere dei momenti di riflessione dove i protagonisti sono i ragazzi e i nostri giovani, la loro voglia di vivere e di essere ascoltati, per quel che mi riguarda l'unica preoccupazione che mi anima e la gioia di vedere la loro gioia, e in molti caso il volto sereno dei loro genitori, il resto è un dono da fare al Signore che ci ricolma di doni. D'altra parte abbiamo imparato da tempo che i doni del Signore non vanno posseduti ma ammirati nel donarli a nostra volta.

 

   Dare spazio ai carismi, significa respirare alla presenza dello Spirito santo e per quanto è possibile nulla deve essere trascurato, semplicemente perché tutto ci è affidato, solo in questo modo restituiamo la dignità di vivere al mondo nella certezza che il mondo vivrà meglio se tutti saranno rispettati nel dono della Grazia del quale sono depositari. La vita della parrocchia diventa esclusiva proprio perché da spazio in modo gratuito a queste potenzialità, l'energia, la vitalità con la quale i ragazzi ne esprimono la bellezza rende il tutto esclusivo e da ammirare per come in quel momento il Signore dona. E' un po' come la manna nel deserto, si doveva mangiare al momento senza conservarne, per il domani altrimenti imputridiva. Quando riusciamo a vivere in questo modo le nostre relazioni allora ci rendiamo conto che ogni attimo è irripetibile e merita di essere vissuto in quel momento, non avendo poi la possibilità di riviverlo, allo stesso modo, con le stesse persone, con la stessa intensità.

31 GENNAIO - Proviamo a chiudere questo mese primaverile, per dirla tutto lo abbiamo chiuso, essendo ormai tutto in silenzio, ciascuno nella propria casa a organizzare l'inizio di febbraio, che altro non è se non la quotidianità, però la vita sociale chiede di diversificare i giorni e tutto il resto per cui non possiamo che adeguarci ai ritmi convenzionali del tempo. La memoria liturgica di San Giovanni Bosco, necessariamente impone un pensiero particolare ai ragazzi e ai giovani, che come ho detto altre volte, sono il dono più bello che il Signore ha fatto a questa comunità. Come sempre tutto è legato alla gioia delle scelte esistenziali, altrimenti diventa un peso insopportabile, perché saltano dappertutto, non si fermano mai,   corrono continuamente, obbediscono con grandi difficoltà. Insomma è il loro mondo così diverso da come era il nostro alla loro età. E' semplicemente la storia del tempo che scorre inarrestabile e noi che cerchiamo di leggerne il senso e la gioia di valorizzarlo.

   Questo sacerdote ci ha insegnato che il tempo dei giovani è il tempo di Dio e avere la possibilità di condividerlo ci permette di percorrere la via della santità, perché nel loro cuore abita la potente azione di Dio. Ha dedicato tutta la sua vita ai giovani, in tempi molto difficili, ma i tempi sono tali per come uno riesce a gestirli, per lui erano tempi bellissimi perché spesi nell'amore di Dio. Certo non sempre è possibile dedicare tutto il proprio tempo ai giovani, esige uno status sacerdotale particolare, quello del parroco è un tempo da condividere con tutti, basti pensare che abbiamo avuto cinque defunti in questa settimana, anche loro con i familiari esigono il mio tempo, è vero le giornate terminano velocemente, ma non c'è assolutamente modo di rallentarle. Può anche essere che la vita merita di essere vissuta in questo modo, insomma si insegue, si prende fiato, si riparte, si cerca di dare un senso compiuto a tutto questo, quando è possibile si cerca perfino di riposare.

    La parrocchia è vita condivisa, più è viva più esige condivisione, ritengo sia inutile dire che non sempre si riesce a seguire tutto, ma proprio per questo è importante avere laici che spendono parte del loro tempo a sostegno delle povertà pastorali della comunità. Tutto è affidato al dono del Signore che non abbandona il Suo popolo e lo sostiene per come ha bisogno. E' vero non sempre e tutti riescono a dare il meglio di se stessi, d'altra parte i problemi non mancano nella vita di nessuno, ed è anche bene che tutto sia vissuto nel ringraziamento, ma con grande gioia, perché il dono del Signore deve essere accolto e donato ad altri, Insomma nulla ci appartiene, e se provi a trattenerlo corre il rischio di svanire. Ma occorre che il dono sia vissuto soprattutto nei confronti delle persone più emarginate, più abbandonate. Certo è un atteggiamento controtendenza, ma è quello che certamente preferisce il Signore.

     A Lui riusciva con naturalezza, a noi non sempre riesce ed esige una particolare attenzione, corriamo sempre il rischio di seguire il mondo nei suoi atteggiamenti, nella sua volontà di primeggiare. Insomma siamo ancora alla scuola di base, prima o poi ci promuoveranno al grado superiore. La speranza è che non siano necessarie le prove di appello, potremmo arrivare in ritardo sulla tabella di marcia. Nulla di particolarmente negativo, ci da una mano Gesù, d'altra parte Lui è venuto in mezzo a noi per questo. Ma allora è tutto in discesa, non esige uno sforzo? Certo, è necessario tutto l'impegno di questo mondo, purché sia vissuto con gioia, senza lamenti eccessivi, insomma il signore ama le persone che riescono a trasmettere serenità a tutti. Posso dire che non sempre è facile? L'ho detto, ma non per scoraggiare, semplicemente per aiutare a capire che comunque, anche quando tutto sembra difficile. si è in buona compagnia.

    Il mondo? Sembra che percorra strade leggermente storte, ma forse è una impressione che danno i media, certo non sempre riescono a trasmettere notizie gioiose, ma basta guardare un bambino negli occhi e tutto diventa particolarmente bello. Certo anche negli occhi di qualche bambino si scorge occasionalmente un po' di tristezza, che possiamo fare in queste situazioni? Solo abbracciarli, magari dire qualche sciocchezza per incoraggiarli a sorridere, abbiamo troppo bisogno dei loro sorrisi, per affrontare le situazioni che la vita ci popone di vivere. Accogliere i fanciulli è l'invito che ci viene direttamente da Gesù, per cui non corriamo mai il rischio di restare delusi. Con gli adulti non sempre tutto è facile, ma tutti abbiamo bisogno di serenità, per cui è importante capire in cosa la vita non prosegue per il verso giusto, o forse in cosa non riesco ad orientare la vita vita in modo giusto. Per adesso chiudo qui, meglio fermarsi ai bambini.

27 gennaio - Alcune volte capita di sentirsi particolarmente piccoli di fronte agli snodi della storia, eppure dobbiamo avere la chiara coscienza del nostro protagonismo, altrimenti corriamo il rischio della delega che troppo spesso si accompagna alla storia della nostra regione, ma anche più immediatamente in molte situazioni nei nostri ambienti, dove invece di scegliere ci si astiene o si delega ad altri ciò che compete a noi. Insomma l'esercizio della libertà non sempre viene colto nella sua bellezza e preziosità. Oggi è la Giornata della Memoria, a me sembra che non abbia avuto grande rilievo nei nostri ambienti, d'altra parte le scuole sono chiuse a motivo delle elezioni, per cui forse non tutti hanno avuto modo di essere sollecitati alla comprensione del dramma che si è accompagnato alla vita di milioni d persone, e che ancora caratterizza ampie aree della terra anche ai giorni nostri. Uccidere per la razza, uccidere per l'appartenenza religiosa, uccidere per i l'espansione territoriale, uccidere per tanti altri motivi magari perfino futili aiuta a comprendere come il rispetto per la vita umana tende a scemare.

     Di fronte a tutto questo noi dobbiamo prima di tutto pregare perché con l'aiuto di Dio le relazioni umane siano restituite al Suo progetto originario di fraternità e di pace. Poi dobbiamo operare perché anche nelle nostre famiglie e nei nostri ambienti si tutto un fervore di riconciliazione e di fraternità. Lo so non sempre nei nostri ambienti si riesce a cogliere tutto questo, ma anche per questo è bello poterlo pensare possibile e cogliere in questo sforzo tutto quanto il Signore ci chiede di incarnare e di testimoniare. In realtà anche tra coloro che dovrebbero essere segno di unità e di comunione avverto un senso di superiorità rispetto agli altri, o più semplicemente come un desiderio di staccarsi dal contesto nel quale il Signore ci ha posto a vivere, e nel quale vivono anche i nostri figli. Tutto questo non concorre a generare collante nella vita del territorio, che corre perciò il rischio di essere sempre più abbandonato a se stesso. Chiaramente chi ne paga le spese sono maggiormente i più deboli e i più abbandonati. D'altra parte in una società dove si gareggia a far vedere chi è più forte o più importante, anche i cristiani corrono il rischio di gareggiare ad essere considerati i primi della classe.

    Così può accadere che chi cerca di vivere con una certa coerenza il dono della fede viene deriso e compatito come non adatto al ruolo che ricopre, ed è quello che sta accadendo al Santo Padre, dobbiamo ammettere che in molti ambienti ecclesiali l'azione dello Spirito Santo non viene letta come una benedizione ma come un peso da rimuovere, meglio stare comodamente seduti sulle tradizioni secolari di solennità e di potere che riempiono gli occhi e rasserenano il cuore. E' vero non è facile, ma è quello che il Signore ci ha chiesto proprio Domenica nella Parola che ci ha donato di ascoltare: conversione e amore per la persona. Dobbiamo provarci, non sempre ci si riesce, ma è bello pensare che Dio ci è accanto e ci sostiene anche e soprattutto quando sembra che tutto proceda leggermente al contrario. Alcune volte tutto va totalmente al contrario, in questi casi non rimane altro che essere disponibili a donare la propria vita per amore della verità sulla persona e per la dignità di ogni uomo.

     Anche ieri è stata una Domenica particolarmente bella, il coinvolgimento dei ragazzi nella celebrazione della liturgia ha reso in chiave innovativa ciò che appartiene alla tradizione secolare della chiesa. La gioia dei ragazzi, l'animazione dei momenti liturgici, la voglia di sentirsi attivi in chiesa ad ogni età e non solo spettatori, non sempre riusciamo a valorizzarla, ma quando ci si riesce anche se in extremis tutto diventa più significativo e gioioso. Poi la bellezza della coreografia, l'albero della vita di comunità che raccoglie e protegge, 50 anni di matrimonio vissuto con passione e grande sacrificio, ancora i 100 anni della cara signora Maria, poi la caccia dei lupetti, la festa vissuta con i genitori. Non voglio neanche trascurare i momenti di dolore che si stanno accompagnano alla vita di comunità, tutto appartiene alla volontà di Dio, anche se non sempre è bello doverla accettare, ma la vita scorre oltre i nostri desideri per cui dobbiamo viverla sempre con grande passione e dedizione.

     Poi arriva il silenzio che sembra assorbire ogni cosa, dà un significato diverso ad ogni cosa, incoraggia a vivere in modo più intenso ogni esperienza, tutto merita di essere riflettuto più a lungo, conservato in modo più colorito. O più semplicemente in bianco e nero, esercizio che però riesco a fare poco. Il silenzio si accompagna per lunghe ore al nostro vissuto quotidiano e incoraggia a cercare i valori che devono caratterizzare la nostra vita. Allora affidiamo anche il vissuto di questa giornata al silenzio, questo amico che non ci abbandona e che ci chiede di leggere meglio ogni momento che il Signore ci ha donato di vivere, ripercorrere con più attenzione le esperienze che ci è stato donato di vivere, ma soprattutto rileggere gli errori compiuti che non aiutano di chiudere con serenità la giornata accompagnandola con aneliti di fraternità e di amore verso tutti.  Il Signore è buono e misericordioso, Lui deve darci pace.

21 gennaio - Come sempre sono tante le attività che caratterizzano lo svolgersi ininterrotto delle giornate, al punto da far sembrare che tutto sia vissuto ad libitum in modo totalmente diverso, ma essendo tante le situazioni che si inseguono, purtroppo non sempre si riesce a valorizzarle, ritengo che non sia un problema solo mio, forse è il modo ordinario di vivere di tutti ai nostri gironi. Tanto per: si comincia con la preghiera del santo rosario, poi la celebrazione eucaristica, quindi la formazione biblica, poi break per preparare l'aula liturgica, quindi alla mensa ci si organizza per il servizio, primissimo pomeriggio liturgia per la cara Rosa, poi altra celebrazione, quindi camminata distensiva, poi riunione scout, cena. per chiudere riepilogo delle attività, elaborazione e preparazione del prosieguo e riassunto del tutto al computer. In tutto questo qual'é il valore centrale?

     Semplicemente l'importanza di avere accanto tante persone, la gioia di condividere con loro la fede e la vita di comunità, la volontà di continuare a farlo anche con coloro che non conosco se non occasionalmente. D'altra parte tutto è dono del Signore e al dono ricevuto si risponde con un grazie, mantenendosi pronti a ricominciare con gioia. In realtà non sempre riesco ad essere pronto, per cui capita ormai spesso di inserirmi nelle attività proposte a memoria, non avendo la possibilità di approfondire le tematiche con coloro che le coordinano. Niente di particolarmente negativo, almeno per adesso, i responsabili lavorano con grande dedizione e anche in modo rispettoso del bene comune, insomma per come il Signore indica nei suoi insegnamenti. Io devo solo pregare perché la mano del Signore sia benedicente anche su coloro che in questa fase vivono nella prova.

     Diciamo che la preoccupazione maggiore non è la dinamica ecclesiale, che a me sembra prosegua in modo benedetto, ma quella sociale dove ogni cosa sembra procedere in modo confuso, senza alcun riferimento istituzionale. Un po' mi sono tornati nei pensieri i giorni difficili vissuti dalla nostra città alcuni anni fa, dove l'immagine biblica più immediata era quella di Daniele che nell'esperienza dell'esilio babilonese avverte l'esigenza di pregare il Signore perché scenda in soccorso del popolo di Israele. Della serie tra coloro che son sospesi, la speranza a tutt'oggi elusa è che lentamente le cose possano stabilizzarsi in modo positivo. Ma non è detto che questo accada in tempi brevi. D'altra parte se i cittadini privilegiano lo stare a guardare dal punto di vista politico, d'altra parte non tutti avvertono questa vocazione di impegno sociale come prioritario nella loro vita. Ma se è così nessuno può pretendere che i problemi personali li risolvano altri.

    Dobbiamo esortare, incoraggiare, cercare volti nuovi capaci di suscitare fiducia, insomma occorre entusiasmare perché il bene comune sia privilegiato da tutti coloro che si dedicano alla costruzione della città. Forse non sempre ho l'entusiasmo necessario, per cui anche io stento a cogliere la bellezza della novità dell'opera di Dio in coloro che si propongono come presenza del bene nel nostro territorio. Ma come fare, se non si hanno alternative costruttive? E' vero, potrei anche io ripiegarmi su me stesso, curare meglio i miei interessi che non vanno assolutamente bene, diciamo che semplicemente non mi interessano molto. E' allora in questa situazione corro il rischio di stabilizzare una leggera amarezza nella mia vita di ogni giorno, con l'aggravante di coinvolgere anche altri in questa lettura non totalmente positiva. Che dire, affrontiamo con coraggio la notte nella speranza di poter riprendere con più vigore il combattimento del domani, nella certezza di poter dare il proprio contributo per la crescita del bene. Il Signore ci deve aiutare.

20 gennaio - Possiamo affermare senza ombra di smentita che per la nostra parrocchia il mese di gennaio, al quale quest'anno si è aggiunto anche febbraio, è il mese più pazzo e intenso di attività pastorali dell'anno. E' il mese della pace, ma per la nostra parrocchia è come se fosse la festa patronale, tutti hanno l'esigenza di comunicare qualcosa ad altri, questo rende molto attiva e frenetica la gestione degli spazi pastorali a nostra disposizione, al punto che ci sono momenti nei quali tutto sembra insufficiente. Quest'anno qualcuno ha suggerito di rimuovere il momento comunitario conclusivo, per dare più spazio a quello dei gruppi e delle aggregazioni. Ne è venuto fuori un calendario di iniziative che ci porta diritto a ridosso della missione con gli Oblati, il che è veramente molto bello e ci dona la possibilità di evitare di respirare fino a Pasqua. Ritengo sia inutile sottolineare che tutto questo è possibile perché sono accompagnato e sostenuto da responsabili e animatori che donano il cuore per la vitalità della vita della comunità parrocchiale.

 

     La prima foto? Non dovete lasciarvi ingannare da ciò che vedete, tutto è nato da una incomprensione pastorale di attività formative che poi sono venute meno, ma intanto tutto era stato organizzato e non poteva essere rinviato, per cui ci siamo ritrovati con i mariti delle catechiste e degli animatori con l'aggiunta si altri operatori pastorali per un momento di fraternità e di comunione.  Come si vede dai visi sono tutti particolarmente immersi nel ruolo loro assegnati e lo onorano con grande dedizione. Devo anche segnalare che non tutti hanno potuto onorare l'impegno preso, ed è proprio per questo assente che i calici sono levati in alto, perché si riprenda e il Signore gli doni di continuare il suo servizio alla comunità. Prima di tutto il ricordo degli assenti. Certo poi qualcosa abbiamo gustato, senza appesantirci troppo, ma anche senza trascurare nulla, il gruppo è formato da professionisti della tavola, per cui tutto deve essere onorato fino in fondo.

     L'altra immagine è la vera energia di ciò che accade in Angeli in Festa, come potete notare in non figuro quasi mai anche perché ho coscienza che il futuro non mi appartiene e intanto mi godo il presente che è molto bello da guardare e da sostenere non posso che augurare ogni bene a tutti coloro che si dedicano al futuro della comunità. Intanto segnalo la nuova tappa ministeriale che interesserà Don Francesco, giorno 11 febbraio diventa novello diacono della nostra diocesi. Io ogni tanto mi leggo nella dedizione a cogliere la bellezza del presente, è molto bello stare in mezzo a i ragazzi nell'illusione di riuscire ad essere coinvolgenti, sia come sia, per adesso mi è concesso e lo faccio volentieri. Il problema non è tanto essere in mezzo, quanto il risollevarsi per restituirmi alla dignità dello stare in piedi, ma grazie al loro aiuto mi riesce anche questo. Intanto come potete notare dalle foto anche Ai Vy diventa sempre più parte integrante del panorama parrocchiale. Certamente verranno giorni nei quali sarà lei a coordinare le attività. ed è bellissimo vederla totalmente spaesata ma coinvolte nello stare insieme con i ragazzi.

   Certo dovrei parlarvi anche dell'incontro avuto con padre Fabio e padre Alessandro per organizzare la missione, ma evito anche perché non mancherà occasione di trattarne man mano ci troveremo a ridosso di questo momento di grazia che il Signore ci donerà di vivere, A me sembra che tutto proceda per il meglio, oltretutto senza eccessivo stress, della serie se ciascuno fa qualcosa, quello che gli è stato assegnato di fare, ogni cosa viene fatta con serenità e gioia. Non merita di essere trascurato neanche l'amore che nasce e viene vissuto nelle relazioni tra i giovani della comunità, Tutto molto bello ed edificante anche perché caratterizzato dalla gioia di stare insieme e vivere momenti di entusiasmo affettuosi e di fraternità. Va bene così, d'altra parte il Signore ha fatto l'uomo e la donna perché stiano insieme nella gioia della relazione di coppia e, quanto questo accade, non possiamo che lodarlo  e ringraziarlo,non c'è nulla di più bello che vedere l'amore per come il Signore dona.

13 gennaio - E' proprio così c'è una Scalea laboriosa, onesta, instancabile nella dedizione alla vita familiare e per molti aspetti anche alla comunità cristiana, forse sarebbe necessario dare più protagonismo, più visibilità  a questa parte della città e certamente cambierebbe il nostro modo di leggerci nel territorio e di comprendere la bontà di quanto il Signore ci ha affidati. Questa componente della città che rappresenta la gran parte dei domiciliati nel territorio, purtroppo non ha il vezzo della visibilità, presa com'è dagli impegni quotidiani, per cui corriamo il rischio di identificare il territorio con quella minoranza di cittadini che hanno il desiderio della gestione delle cose, al punto che anche le persone, quelle di cui parlavamo prima, corrono il rischio di essere considerate cose da gestire per il proprio tornaconto. Come si esce da questa situazione che debilita e non entusiasma? Non è facile anche perché chi gestisce la cosa pubblica ha interesse a mantenere ai margini gli altri, per cui nessuno opera per il coinvolgimento del cittadino, nel senso di emancipare la partecipazione libera, ma asseconda solo la composizione di cordate di potere asservite ai propri interessi.

     In tutto questo anche la Chiesa corre il rischio di restare ai margini, poiché la Chiesa, cercando di incarnare con molti limiti gli insegnamenti di Gesù, mette al centro la persona, la dignità dell'individuo e soprattutto dell'emarginato, corre il rischio di restare emarginata, o nella tentazione della strumentalizzazione, essa stessa dal protagonismo della città. Insomma si svolge un grande lavoro formativo che però non incide sostanzialmente nell'orientamento sociale del territorio. Meglio che pensi alle celebrazioni e alla gestione delle feste religiose, alle quali istituzionalmente tutti si incolonnano in processione, alla cosa pubblica ci devono pensare altri ed è quanto mai opportuno che le comunità cristiane restino estranee. Questo accade semplicemente perché lo specifico dell'agire cristiano, l'attenzione alla persone e l'attenzione agli emarginati,  spesso non ha molto a che vedere con i programmi delle aggregazioni sociali, orientati a gestire la città. Si riuscirà a rimuovere questa situazione? Può anche accadere, purché coloro che vivono l'impegno politico lo facciano per servire la città e non per servirsi della città a proprio piacimento.

     E' in questo contesto che il consenso diventa la libera espressione del cittadino che cerca il bene e coglie la tornata elettorale come il momento propizio per orientare in modo costruttivo la vita pubblica, sarebbe anche opportuno che invece di restare a guardare dalla finestra il politico di turno, che potrebbe anche essere semplicemente quello del turno precedente, ci si decidesse a mettersi in gioco rischiando un po' di più su se stessi e le potenzialità sociali che molti hanno, ma che guardano bene dal mettere a disposizione del bene comune. La democrazia corre il rischio della deriva come sistema politico di partecipazione, è questo non è un problema che riguarda solo Scalea, per il semplice fatto che la gran parte dei cittadini vive il proprio impegno delegando in tutto gli altri nella gestione della cosa pubblica, salvo poi lamentarsi quando le cose non vanno per come si desidera. Insomma il contesto comunitario esige la partecipazione collettiva e cosciente al bene da costruire, e le eventuali deleghe vanno date alle persone oneste e non all'amico occasionale che ti promette di essere lì per agevolarti, perché magari potrebbe operare in modo disonesto.

    Insomma il bene è collettivo e non può essere personale, non è un problema di idealismo ma è importante aiutare coloro che vivono il bene pubblico per agevolare il bene personale che non può contare sul consenso di quanti sgobbano dalla mattina alla sera e vorrebbero semplicemente continuarlo a farlo con un po' di sicurezza in più, nella disponibilità a voler continuare a lavorare onestamente per il bene di tutti e non solo di se stessi o per gli amici. Certo non ci si illude, ci sono le cordate di potere, magari anche degli interessi legati al malaffare. Dobbiamo semplicemente sperare che l'orientamento al bene disinteressato abbia una maggiore incidenza nel cuore delle persone. La democrazia esige la partecipazione e non lo stare a guardare. So bene che tutto questo non necessariamente è la cosa più facile da fare, ma è importante anche semplicemente provarci per poter uscire in modo sereno perfino da se stessi e cogliere nell'altro l'amico con il quale riuscire a sorridere, non solo qualcuno con il quale coltivare i miei interessi. Insomma la logica non deve essere quella: il mio migliore amico è il cliente,  ma quella: il mio migliore amico è che opera per il bene degli altri.

12 gennaio - Anche se in anticipo di qualche ora, entriamo nella ordinarietà del tempo, per recuperare una vivibilità che la festa necessariamente assorbe su di se. Vuol dire semplicemente che indossiamo i panni di ogni giorno e ci restituiamo a una vivibilità che ha bisogno di una lettura attenta alla realtà, possibilmente ripulita dagli abbellimenti e dagli ornamenti che la festa impone. Non è facile, anche perché sono stati giorni veramente belli, però visto che ogni cosa passa, li accettiamo come un dono prezioso che il Signore ha inteso farci, nel frattempo ci prepariamo a farli fruttificare il più a ungo possibile in questo tempo che dedicheremo alla missione riflettendo il dono messianico per eccellenza che è il dono della pace. Tutti sappiamo che non ci si improvvisa uomini e donne di pace, ma ci si prepara lungo la vita ponendo grande ascolto e cercando di dare testimonianza al modello della pace che, almeno per noi cristiani, è Gesù.

     Anche questa sottolineatura non è opzionale, infatti coloro che non credono, ma anche tra i credenti non sempre Gesù viene colto come riferimento necessario per realizzare la pace, molti preferiscono scorciatoie e più semplicemente le armi, di ogni tipo. Si comincia con la lingua, poi si passa alla diffamazione con i media, infine, perché no, se è necessario per la propria affermazione, si procede con l'eliminazione fisica del cosiddetto nemico da eliminare in tutti i modi. Voi mi direte, qual'é la novità? Si è sempre fatto così, purtroppo devo darvi ragione, uscendo dalla festa è proprio scontato che tutto prosegua in questo modo. Anche per questo i giorni vissuti diventano particolarmente preziosi, perché l'accoglienza del Signore in mezzo a noi ci ha chiesto di stare di più con Lui, e di sentirlo sempre presente nel nostro cuore, insomma l'amico fidato senza il quale tutto cambia. Qualche immagine da ricordare, da memorizzare? Diciamo che il puzzle è bello nella sua compagine complessiva per cui non è opportuno togliere o selezionare. Ancora grazie a tutti di tutto, e questo può bastare, anche se è brutto dover cambiare scena.

     Tutta la vita della comunità cristiana deve essere impostata sulla disponibilità alla pace, d'altra parte Gesù è venuto per questo. Per cui non c'è un tempo nel quale si opera per altro necessariamente tutto quello che facciamo deve essere orientato alla realizzazione del Regno che, appunto è regno di riconciliazione, di conversione e di pace. Ma allora, chiederete, come mai anche tra i cristiani, ci sono violenza, odio, inimicizia, si sono combattute tante guerre, anche nelle piccole comunità, perfino in molte famiglie ci si relazione con insofferenza, diciamolo pure l'amore non sempre è di casa. Ritengo sappiamo tutti bene che questo non appartiene ai valori cristiani ma alla difficoltà che molti incontrano nel renderli presenti con la propria vita, oppure alla volontà di strumentalizzare il fatto religioso per finalità individualistiche, o più semplicemente per gestire il fatto religioso come potere mediante il quale togliere la libertà agli altri. Dobbiamo affermare che questi atteggiamenti spesso sono stati vissuti anche nella chiesa, ma allora? Semplicemente è importante provare a cambiare modo di vivere la fede avendo la certezza che l'esperienza vissuta non sempre ci è di aiuto.

     Anche se molti ci diranno che tanto non serve a niente, che la storia è sempre andata avanti così, che gli altri vanno per altre via, la fede ci deve sostenere nella volontà di dare maggiore visibilità a Gesù nella nostra vita, renderlo presente con le nostre azioni, cercare la Sua presenza perfino nei nostri fallimenti, avendo la certezza che Lui non ci abbandona mai. Ammettiamo la bontà dell'idea, ma a cosa serve se non riusciamo a farla diventare dominante? Semplicemente a cogliere la soddisfazione di essere riusciti a rendere presente il progetto di Dio anche se in radice o come amavano dire i profeti come un Germoglio, nella dinamica del Resto di Israele. Gesù stesso ad un certo punto nei suoi insegnamenti dirà che: il Regno dei Cieli è simile a un granello di senape, insomma non deve spaventare il fatto che i risultati sono lenti a evidenziarsi, quello che conta è che la pianta sia radicata bene, che i valori siano incarnati con linearità, magari non ci si riesce sempre, ma è importante anche ammettere le proprie devianze la propria incoerenza, insomma non sempre si può stare a pontificare sugli altari, è bello anche stare in semplicità nella fragilità in mezzo agli altri.

     E' in questa dinamica che abbiamo inteso cambiare la formula del cammino formativo della proposta di pace, non manifestazioni o spettacoli capaci di veicolare l'emozione di un momento, che comunque non guasta mai quando ci si riesce, ma un lavoro più meticoloso e semplice legato all'impegno formativo che ciascuno porta avanti  quotidianamente, arricchito con i doni spettacolari dei ragazzi. Non possiamo che restare stupiti per come i nostri giovani hanno delle potenzialità inespresse che non sempre riusciamo a cogliere nella loro bellezza. Per cui, quando si degnano di mettere a nostra diposizione le loro capacità, è anche bello fermarsi e restare stupiti. Sarà così che proveremo a leggere questo tempo, nel protagonismo dei nostri figli, alcuni già provati dalla sofferenza, per molti non è facile narrarsi con entusiasmo ma comunque lo fanno con intensità e naturalezza. Certo il nostro problema è sempre quello di trovare il tempo necessario da poter dedicare loro, perché quando lo facciamo ci viene comunicato di tutto, dobbiamo ammettere che non sempre dedichiamo il tempo necessario ad ascoltarli, troppo spesso partiamo dalla presunzione di conoscerli bene, ma è un errore.

    Non sarebbe male vestire i panni, non ci sono connaturali,  di chi ha del tempo da perdere per stare ad ascoltare in silenzio i bambini, i ragazzi e i giovani. Ci si relaziona troppo alla pari, perdendo così di vista la vita reale di chi ci camminava fianco e ad un certo punto comprende che non gli conviene per cui sceglie di camminare per i fatti propri, tanto nessuno gli dava ascolto. Solitudine per solitudine, tanto vale viverla per come viene. Ma fino a quando pensi di riuscirci? Già adesso per me è molto difficile, però vi garantisco che quanto è possibile ne trovo grande giovamento e soddisfazione interiore, inutile nascondere che data l'età molte argomentazioni che per loro sono preziose, innovative,  per me sono scontare questo un po' le svilisce l'emozione con la quale si raccontano, ma cerco di non darlo a vedere. Ci riesco, non ci riesco, chi può affermarlo? Quello che è importante è che trovo ancora interesse a cogliere la preziosità dei ragazzi e dei giovani nella mia vita, senza svilire il dialogo alla pari che però cerco sempre di orientare all'accoglienza e al servizio verso le giovani generazioni che ineludibilmente sono il nostro futuro. 

7 gennaio - Capita che il giorno dopo scivoli senza particolari fatti meritevoli di sottolineature, i giovani sono partiti per le mete dei loro impegni lavorativi e scolastici, occorre rimuovere i Presepi che hanno ornato le chiese e le casa nel periodo natalizio, insomma sembra che tutto sia vissuto nella ovvietà delle cose da fare oggi e non domani. A tutto questo aggiungiamo la gioia della condivisione del pasto alla Mensa San Giuseppe ed eccoci alla conclusione della giornata caratterizzata dalla Caritas  per la distribuzione degli alimenti, dalla condivisione delle esperienze giovanili dei custodi del Parco degli Angeli. Se vogliamo leggerla in serenità la vita del parroco è abbastanza armoniosa, quando non intervengono drammi particolari legati alle difficoltà che le persone incontrano nell'affrontare la propria vita. Una giornata spesa nella riflessione delle cose da fare per il mese della pace, nelle cose da organizzare perché la Mensa San Giuseppe vada avanti con serenità, necessariamente il tutto vissuto con il sostegno del Signore, che dona sempre la serenità necessaria per affrontare gli avvenimenti in modo armonioso. Buona notte a tutti..

6 gennaio - Epifania (rivelazione) del Signore alle genti, tanto per chiarire che con la Befana questa festività dei Magi non ha nessuna parentela. Mentre certamente incoraggia a cercare i segni della presenza del Signore oltre le mura del tempio, di qualunque tempio o religione si parli. Il Signore ci chiede di cercarlo,per cui l'atteggiamento che dobbiamo sempre privilegiare è il pellegrinaggio, che significa semplicemente mettersi in cammino, provare ad uscire oltre se stessi o forse è meglio dire cercarsi oltre se stessi, rimuovere le proprie sicurezze, andare oltre ciò che si ritiene di aver conseguito come traguardo di sicurezza per la propria vita. E' una festa che incoraggia a vivere l'esodo, l'affidamento a Dio, la gioia di incontrarlo nella persona che ci viene donata di incontrare, ma ancora di più siamo incoraggiati a donare tutto noi stessi in chi ci è dato di incontrare. Cogliendo in esso la presenza vera di Dio. Facile, difficile, vero, falso, possibile, difficile tutto è legato alla propria determinazione nel lasciarsi coinvolgere in questa dinamica di ricerca.

    Se vogliamo l'incontro con il Signore è sempre così, totale affidamento a Lui nella certezza di orientare la nostra vita in modo nuovo, chi guida deve sempre essere Lui. Forse non sempre ci si riesce, ma quando ci riusciamo cambia tutto, al punto che anche noi stentiamo a riconoscerci. Intanto i giorni della festa sono passati intensamente l'uno dopo l'altro, per cui questa sera la Chiesa alla chiusura di questo giorno santo,  incoraggia a spegnere le luci della festa e riprendere l'ordinarietà quotidiana della nostra dedizione al Signore. Io obbediente ho spento le luci del Presepio, ho rimosso la Luce della Pace di Betlemme, ho tolto il Bambinello, perfino i candelabri solenni, insomma tutto ciò che rendeva particolarmente gioioso l'ambiente liturgico, per restituire all'aula liturgica la dinamica dell'impegno quotidiano, da vivere sempre con l'aiuto e alla presenza del Signore, ma incentrando di più l'attenzione su se stessi.

    Sono stati giorni molto belli contrassegnati da una gioia forse eccessiva, però ritengo di poter affermare che il signore veramente ci ha donato di vivere momenti di grazia e di fraternità insperata e inimmaginabile. Tutto è grazia, diceva Bernanos, per cui non possiamo fare altro che ringraziare per tutto quanto il signore ha inteso donarci per la nostra gioia e la nostra serenità spirituale. Ho messo solo alcune della tante foto possibile, per dare una idea dell'opera di Dio che agisce attraverso la nostra povertà affidata a Lui donandoci di fare esperienze che riempiono il nostro cuore di gioia vera e semplice, perché non legata ai nostri interessi particolari ma solo alla volontà di rendere gloria a Dio. E adesso? Mo vediamo, diceva il pellegrino. Riprendiamo a percorrere con un passo umano i passi divini che abbiamo celebrato necessariamente non tutto potrà coincidere, ma quello che è importanti è che siano i passi fatti dal Signore. Grazie sinceramente a tutti, che il Signore vi benedica nei vostri desideri e nelle vostre azioni.

4 gennaio - A me sembra che questi primi giorni di gennaio stiano scivolando più veloci del solito, sarà una mia impressione però andiamo a chiudere il periodo festivo con l'Epifania. Nel mondo, da parte di molti governanti anche di casa nostra, trionfa l'esposizione muscolare, con una gran de voglia di far vedere chi è più forte, per cui possiamo solo pregare e sperare che prevalga il senso del rispetto tra i popoli e le persone. Per il resto c'è come una forma di violenza latente che vorrebbe emergere in molti cuore in modo prepotente, meglio godersi questi giorni di pace e di fraternità, cogliendo ancora nel Bambino Gesù tutto ciò che l'umanità ha bisogno per continuare a sperare in giorni di serenità e di gioia. E' stato un giorno di vera gioia cristiana, con tanti appuntamenti che meritano tutto la nostra attenzione. Questa mattina incontro programmatico per il Mese della Pace con i catechisti e gli animatori, è stata anche occasione per presentare anche la Domenica della Parola, buona la partecipazione, l'esigenza di dialogare e la volontà di vivere il tutto in preparazione alla missione.

     In conclusione breve incontro con responsabili dei T&A per fare il punto della situazione in riferimento al Campo e a come viverlo, si è anche parlato della vita e della crescita del gruppo. Nel pomeriggio, Uno dei momenti più belli è certamente stato quello della gioia di poter contribuire alla festa di tanti nostri fratelli e sorelle con la distribuzione degli alimenti, che ha visto una buona partecipazione ma soprattutto tanti sorrisi. Poi lo stare insieme degli Angeli in Festa, come sempre si continua per come è possibile a fare esperienza di vita comune, per dare un significato più vero al fare festa nel Signore. Merita tutta l'attenzione anche il laboratorio di cucina portato avanti dal T&A per sostenere le esigenze delle attività e della parrocchia, molto significativa  preziosa anche la partecipazione di Padre Alessandro. Poi prove di canto per vivere nella gioia liturgica questi gironi di festa che si accompagnano al tempo di Natale. Molto bella anche l'esperienza di ieri sera vissuta a casa di Nicola per stare un po' in compagnia con il suo papà, spero sia stato un momento di gioia e di festa.

    Vivere al Carità è il significato più autentico da dare alla nostra vita cristiana, avendo la certezza di poter corrispondere pienamente, in questo modo, alla nostra vocazione. Gesù è venuto nel mondo per rendere presente la misericordia del Padre, e noi corrispondiamo pienamente alla Sua volontà quando ci relazioniamo con la stessa intensità di donazione che Lui ha avuto nei nostri confronti. Certo questa parola deve essere spogliata in modo definitivo da tutto ciò che l'assimila alla elemosina e deve essere colta nella bellezza di ciò che vuole esprimere in riferimento al dono di se e alla gioia di donarsi totalmente per gli altri. Possiamo dire così, la radice della nostra gioia è legata alla capacità che il Signore dona di vivere non appartenendosi, ma donandosi. E' vero, spesso le problematiche del mondo soffocano la gioia della gratuità, ma quando riusciamo a farlo, certamente ne recuperiamo in serenità e in spirito di pace. 

     L'Epifania possiamo leggerla come la festa del dono, o forse è meglio dire, come lo svelamento del dono al mondo dei non credenti. I Magi sono emblema di tanti nostri fratelli e sorelle che cercano ciò che per loro è velato, ma sono poi capaci di stupirsi, una volta conseguita la meta,  coinvolgendosi totalmente in ciò che avevano cercano con tanto impegno. Nella storia della salvezza, accade spesso, che i lontani colgano prima dei vicini il progetto di Dio, e si mettono al suo servizio pur non credendo pienamente in esso, alcune volte osteggiati dagli stessi credenti. L'opera di Dio ha bisogno di tutti, ma non sempre tutti lo comprendiamo pienamente. Dio ama operare con libertà, anche se spesso cerchiamo di mettere dei recinti di appartenenza attorno, che Lui scavalca in modo agevole, magari senza che noi ce ne accorgiamo. D'altra parte ha imparato, ormai da tempo, che coloro che dovrebbero servirlo troppo spesso preferiscono servirsene.

1 gennaio - Una giornata vero dono del Signore, che ho imparato ad apprezzare, in realtà dopo alcuni anni, per la estemporanea complessità della composizione dell'assemblea liturgica. Oggi i pastori che si sono avviati verso la grotta per contemplare il Signore Gesù, provenivano da Padova, Treviso, Mantova, Roma, Latina, Napoli, Taranto questi erano in gruppi, certamente ce ne erano altri alla spicciolata. Era presente anche una rappresentanza della comunità parrocchiale, sia quella attiva che quella passiva,  ipotizziamo il numero cinquanta, gli altri come sempre sono andati in pellegrinaggio dappertutto, la nostra è una parrocchia nomadica. Però come è ormai scontato da alcuni anni tutto è scivolata con intensità e partecipazione spirituale. Insomma come sempre è il Signore che guida il Suo popolo ed è anche bello non deluderlo. Una bella celebrazione di inizio del nuovo anno, sostenuta in qualche modo dalla riflessione sul documento del Santo Padre per la Pace.

     Climaticamente è stata una bella giornata, insomma ha aiutato il camminare e la gioia dello stare insieme. Poi abbiamo la dinamica augurale dei messaggi che si accompagnano in modo eccesivo alla vita di questi giorni, diciamolo pure male non fanno, ma se ci si è visti un momento prima è proprio necessario mandare gli auguri sul cellulare? Per alcuni si, insomma ognuno ha la sua dinamica di relazione. Esco da questo periodo di pasti forzati con due chili e mezzo in più, ritengo che sarà dura rientrare nel peso forma che avevo conseguito con tanti sacrifici e rinunce. Ogni cosa a suo tempo recitava il saggio, e io accetto volentieri il suggerimento. Non posso che esprimere il ringraziamento al Signore per i motivi che ho ampiamente narrato in occasione del Natale e del Te Deum che per alcuni aspetti hanno reso questo anno unico. Insomma ritengo di essere  pronto ad affrontare il nuovo anno. Ancora auguri e buona ripresa di ogni cosa.

     Oggi è la chiesa celebra la Solennità della SS. Madre di Dio, ritengo che se chiediamo alla gran parte dei battezzati ci dirà che è semplicemente Capodanno, questo per ricordarci sempre che l'evangelizzazione, ma non meno importante la formazione liturgica è da vivere con intensità. L'anno liturgico è come un alveo fluviale entro il quale siamo incoraggiati a seguire la corrente, che ci porta alla meta che è l'incontro con Cristo celebrato nella diversità delle sue manifestazioni terrene, vivere bene l'anno liturgico aiuta a comprendere l'esclusività della presenza di Gesù e ci incoraggia a valorizzarne gli atteggiamenti e le situazioni che ha vissuto nel suo stare in mezzo a noi. Tutto questo non deve essere colto come un semplice ricordo ma come un camminare oggi accanto a Lui. Se ci riusciamo allora ci sentiamo più immediatamente protagonisti con Lui della storia della salvezza che passa anche attraverso la nostra vita. Tutto questo non è facile da far comprendere ma è quello che la chiesa celebra e incoraggia a vivere nella liturgia.

     Per fare tutto questo occorrerebbe semplicemente rimuovere tutto quanto è stato aggiunto ed appesantisce il valore di questi giorni in ordine alla dinamica consumistica, ma anche a quella più immediatamente culinaria che certamente distoglie energie cattoliche dalla preparazione liturgica del tempo del Natale del Signore, d'altra parte il tempo è quello o lo dedico alla preparazione dei cibi abbondantissimi in questi giorni, o lo dedico alla preparazione della liturgia. Ritengo sia inutile dire che cosa, tanti nostri bravi fratelli e sorelle scelgono come impegno primario. Di chi è la responsabilità? Diciamo così, certamente è mia, per cui è opportuno chiudere qui questo capitolo penoso della vita di comunità. Intanto nel pomeriggio abbiamo avuto la presenza degli atleti della Palestrina, che si sono dedicati a esercizi di smaltimento rifiuti organici, insomma alleggerire i grassi.

 Poi abbiamo ospitato gli esploratori e le guide che stanno preparando la tombolata per domani sera. Ritengo sia inutile chiedere loro che festa la Chiesa celebra oggi, mi avrebbero guardato semplicemente di traverso. Per dire che ogni età ha i suoi interessi e forse è anche bello che sia così. Andiamo a chiudere questo giorno intensamente vissuto all'insegna delle relazioni augurali, devo aver risposto, rigorosamente nel pomeriggio e in serata, a oltre duecento messaggi augurali, insomma ognuno ha il diritto di leggersi nei pensieri positivi del parroco. Ogni tanto mi incuriosisce il cosa fa una famiglia nella vita ordinaria, ma non ho il tempo di indagare per cui lo lascio nell'ambito dei desideri inespressi. Intanto con la liturgia di oggi è terminata l'Ottava del Santo Natale, adesso dovrei spiegare cos'è l'Ottava, magari lo farò il prossimo anno. Ancora Auguri e buon proseguimento di serata.

30 dicembre - Tutto sommato è stata una giornata vissuta all'insegna della semplicità e delle attività serena nella vita della parrocchia. Della serie è calato il grande freddo, che si è lasciato desiderare a lungo ma finalmente si è inserito anche nella nostra vita. Insomma neve sulla Serra, freddo abbastanza rigido, e poi per buon peso un vento irruento che genera poca disponibilità a mettersi in movimento. Nonostante tutto questo gli ambienti della parrocchia sono stati abbastanza vissuti, la mensa che come al solito non perde un colpo, i catechisti di Sorgente di Gioia in preparazione al mese della pace, il discernimento sull'uso dei pupazzi, gli Scout del reparto in preparazione alla tombolata, il resto del coro per la celebrazione di fine e di inizio anno. Tutto sotto la temperatura di 7°. Come è evidente che quando si ha a cuore una iniziativa non c'é tempo che tenga. insomma tutto abbastanza dinamico. A tutto questo bisogna aggiungere i dispersi nella neve, che si mettono in cammino aspettando i soccorsi stradali, insomma non ci si annoia.

    Tutto molto bello e gioioso, dobbiamo andare a chiudere l'anno e non è opportuno farlo in modo negativo. Ieri abbiamo vissuto un bella celebrazione con le famiglie, ma anche la serata non è stata male, abbiamo avvertito l'esigenza di rinnovare il patto coniugale e spendere un pò del nostro tempo nella comunione del pasto condiviso. Anche i Talent&Art hanno avvertito l'esigenza di fare il punto in previsione del campo estivo e delle iniziative da avviare per sostenerlo economicamente. D'altra parte la gente avverte l'esigenza di stare insieme, e perché no' anche di giocare insieme. Io non lo faccio da molti anni, ma mi compiaccio del fatto che altri riescano a viverlo con naturalezza e gioia. La gran parte della comunità certamente ha avuto modo di oziare (certamente dinamico) all'interno della propria famiglia, deve essere molto bello stare insieme con i propri figli per alcuni momenti a conclusione dell'anno.

    Con l'Azione Cattolica questa mattina abbiamo avuto modo di vivere il primo Consiglio dopo le elezioni, insomma si va a riprendere cercando di essere presenti con entusiasmo, magari anche in modo nuovo,  nella vita della comunità. Come sempre tante emozioni nella dinamica della vita di comunione. In questa dinamica relazionale non va svilita neanche l'iniziativa della Confraternita che ha avvertito l'esigenza di portare il Gesù Bambino per vivere un momento di preghiera,  ad alcune  persone sole di tutta la città, della serie: eppur si muove. Nella diversità dei modi, nei carismi loro propri, ciascuno cerca di vivere la gioia del Natale condividendo quanto il Signore ci dona di cogliere nella bellezza della Sua presenza in mezzo a noi. Per cui non possiamo che concludere affermando: Sia benedetto il Nome del Signore. Intanto continua a imperversare il vento abbastanza irruento, diciamo che dopo il mare è quello che dobbiamo temere di più nelle sue intemperanze stagionali.

28 dicembre - Lentamente e serenamente stanno passando i giorni del Natale del Signore, perché il Natale gode dell'ottava, per cui abbiamo tempo per poterlo celebrare con calma sotto le sue diverse sfaccettature. La gloria, il martirio, l'amore, il dolore, la famiglia e via a seguire. Insomma sono giorni da vivere con intensità e riflessione. Perché la venuta del Signore in mezzo a noi ha la presunzione di cambiare la nostra vita per renderla più immediatamente conforme al Suo progetto di salvezza. Insomma Lui vuole coinvolgerci, non vuole che restiamo a guardare mentre Lui opera per noi. Alcune volte sembrano parole impegnative, avulse dal nostro contesto di vita, ma poi a ben guardare è tutto ciò che caratterizza con naturalezza per il bene la nostra esistenza. Tutto ha inizio con il nostro Battesimo, non ha una età definita, per lunga tradizione lo riceviamo durante l'infanzia ma non mancano le eccezioni, per esempio stasera abbiamo battezzato Aurora che si prepara a ricevere la Comunione.

     Inizia un cammino segnato dalla Grazia di Dio che ci rende attenti ai Suoi doni, così diventa bello e motivo di gioia prendere in braccio e abbracciare il bambinello del presepe, o ancora scambiarsi i regali caratterizzando questi giorni con i donni di Babbo Natale, del Bambinello e infine della Befana, sono le tradizioni che irrompono nella vita di fede e la arricchiscono con ciò che appartiene da sempre a questi giorni di pace e di gioia. Un particolare legame richiama il luogo della nascita del Signore Betlemme, che viene resa presente con la Luce della Pace, elemento di conforto e di consolazione per tanti che vivono nella prova e nella sofferenza. Infine siamo introdotti all'ascolto e all'annuncio della Parola, che non significa altro che ascoltare Gesù e parlare di Gesù agli altri. Insomma naturalmente si parla degli amici e si avverte la preziosità di sentirli nel proprio cuore per vivificare la propria vita. Abbiamo anche dei giorni per sentire Gesù accanto a noi, e per dedicargli un po' del nostro tempo. Buona serata.

25 dicembre - La gioia del Natale sia nei vostri cuori. Come augurio non è male, ma è più bello poter affermare la gioia del Natale è nei nostri cuori. Fin dalla nostra infanzia questi giorni sono stati caratterizzati dalla volontà di cercare un modo nuovo di relazionarci , mettendo al centro della nostra giornata una maggiore disponibilità a vivere insieme, devo anche affermare che per quanto ricordi non si pregava molto, ma si stava insieme nei mille modi che il tempo riusciva a proporci con giochi essenziali e soprattutto con la gioia di stare più a lungo per strada o comunque uscendo dagli schemi soliti della vita di ogni giorno. Buona parte della giornata giocavamo a tombola, ma forse era già la fase giovanile qui a Scalea gli ambienti privilegiati erano le case dei Bergamo e dei Garreffa, qualche volta stavamo anche dai Forestieri.

     Ciò che facevamo a Mezzana durante l'infanzia mi riesce difficile da ricordare. Ricordo vagamente che stavamo per strada a inseguirci, o scivolavamo con carretti di fortuna fatti da noi stessi, o ancora giocavamo con le biglie, ricordo anche il gioco di inseguimento con i tappi delle bottiglie. Era molto diffuso il gioco della fionda. Ho già raccontato di quando, come avvenimento straordinario del quale si parlò per giorni, rimase bruciata la stessa di carta velina che nella notte di Natale attraversava attaccata ad un filo la navata della Chiesa, non esisteva ancora il televisore e le nostre menti non erano invase dalle tragedie globali. Insomma si viveva meglio. Come spesso si dice, più povertà complessiva ma anche condivisa, per cui non pesava troppo la difficoltà a non avere ciò che non si conosceva. Stavamo sempre per strada, questo lo ricordo bene, ma diciamo pure che le nostre erano case essenzializzate con spazi realmente stretti. Insomma per muoversi bisognava stare per strada.

    Adesso che sono più stagionato e responsabilizzato cambia ogni cosa, al punto che i ricordi di cui sopra sembrano assolutamente appartenere al mondo delle favole. A proposito nella fase giovanile, che ho trascorso sostanzialmente in quel di Cermenate nel comasco, era il tempo delle ferie dal lavoro e io, da bravo emigrante, ne approfittavo per tornare qualche giorno a casa per stare con i miei familiari.  Adesso vivo in modo grave la responsabilità di guidare la vita della comunità, e poiché socialmente Scalea vive con difficoltà il proprio protagonismo politico, sono costretto ad intervenire per dare serenità sociale anche su temi che io eviterei volentieri. Ma devo ammettere questi interventi non sortiscono sempre l'effetto desiderato semplicemente perché se non ci si collabora, si opera magari anche positivamente, ma manca l'interlocutore indispensabile. Andiamo incontro a una nuova fase non facile da decifrare, ma evidentemente è questo il Signore ha preparato per la nostra crescita di coinvolgimento politico. Vedremo verso dove, attualmente non è facile da decifrare.

   Intanto godiamo il bene che il Signore ci ha donato nella preziosa disponibilità dei laici che si sono coinvolti con grande maturità nella evangelizzazione dei quartieri, nulla è naturalmente codificabile per cui l'opera è del Signore ed è bene leggerla con gli strumenti e alla presenza del Signore che parla di pazienza, di costanza, di attesa e di luminosità che viene dall'alto. Insomma siamo invitati a guardare alla Sua azione attraverso di noi e non tanto e solo alla nostra azione nel Suo nome. Ma soprattutto siamo invitati a stabilizzare la vita familiare che ha tanto bisogno di serietà al suo interno nella relazione con i figli, ma anche per i rapporti tra i coniugi. Una famiglia unità è garanzia di stabilità per la vita di comunità e per la formazione della comunità cristiana. Diciamo che quest'anno ho sottolineato maggiormente proprio il ruolo della famiglia nella vita cristiana e nella evangelizzazione.

    Per esigenza di verità, non posso non evidenziare la testimonianza eroica di molte famiglie che, per accudire i propri cari, mortificano totalmente se stessi pur di far vivere loro la serenità e l'affetto di cui necessariamente hanno bisogno, per continuare a sperare pur nella loro condizione stabile di sofferenti. E' una testimonianza vera che edifica la vita della comunità e che è opportuno indicare come modello di dedizione a tutta la comunità. Anche in mezzo a noi abbiamo cristiani che vivono pienamente la loro vocazione di attenzione totale ai propri cari, mortificando ogni loro libertà per dare loro la gioia della vicinanza affettuosa della famiglia. Il sofferente è Gesù, per cui come Gesù bambino dona conforto a coloro che lo contemplano perché trovano nel sofferente la serenità e la gioia di vivere che alcune volte manca a quanti ritengono di percorrere la vita. Sono pochi, sono molti? Non è opportuno fare statistiche perché in queste situazioni quello che conta è l'amore donato e ricevuto che ordinariamente travalica ogni valutazione materiale.  

    Termina qui la giornata del Natale del Signore, ritengo di poter affermare che abbiamo avuto dei vuoti di partecipazione in coloro che avrebbero potuto fare la differenza in virtù della loro preparazione, ma anche più semplicemente, perché nella vita di comunità sono dei riferimenti stabili di coinvolgimento per gli altri. Dobbiamo essere contenti, abbiamo visto molte famiglie cogliere la bellezza di essere presenti come famiglia della comunità è questo è un segno molto positivo e maturo di appartenenza e di testimonianza. La vita di solitudine che si accompagna stabilmente alla mia vita. sono da solo praticamente sempre a esclusione dei momenti formativi attivi, per cui non mi manca il tempo per riflettere sulle situazioni della vita di comunità e sul modo in cui le persone rendono testimonianza al Signore. Questo da una parte è positivo perché evita che io mi distragga in altre attività e situazioni, d'altra parte genera un po' di tristezza perché mentre tutti sono alle prese con i giochi di società, che in questo periodo come accade da sempre, aiutano la vita di fraternità io me ne sto da solo a elaborare, a riflettere, e cercare. Insomma a interiorizzare quello che il Signore mi ha donato di vivere in questo giorno di grazia.

22 dicembre - Il Natale è anche solidarietà, proprio così una incredibile gara di solidarietà si va realizzando in questi giorni a sostegno delle opere a sostegno delle marginalità del nostra città. Alcune azioni sono vissuto in modo corporativistico, altre in modo privato, però ho l'impressione che nessuno voglia restare staccato dalle emergenze sociali del territorio. Come sempre la solidarietà assume diversi colori, quelli del portare gioia con un sorriso, o ancora condividere i viveri, o solidarizzare condividendo un po' del proprio tempo con coloro che soffrono. E' evidente che vivere il Natale è un uscire da se stessi cercando di cogliere la bellezza di camminare insieme con gli altri. L'esempio ci è stato donato dal Signore che è venuto in mezzo a noi, per condividere le nostre povertà ma soprattutto per generare vitalità nuova, speranza nuova in coloro che ne avevano bisogno. Diciamolo pure il clima che ci accompagna è leggermente, uso un eufemismo, inclemente ma questo non ci deve scoraggiare nell'accogliere e nel trasmettere gioia.  Come sempre sono solo alcune immagini scritte, sarebbe impossibile trasmettere tutte le emozioni che questi incontri determinano nel mio cuore di padre della comunità.

     La vita della comunità cristiana si esprime perciò nella dedizione sincera di se stessi agli altri. E' quello che sta accadendo con grande naturalezza in questi giorni, La festa con i bambini della Scuola Madre Clarac ha comunicato con vivacità inesprimibile con la luminosità degli occhi dei bambini e i loro riflessi in quelli dei genitori. Devo ammettere che non tutti gli occhi dei genitori erano luminosi, forse neanche tutti quelli dei bambini ma a questi non ho fatto molto caso, purtroppo ci sono tante difficoltà in molte famiglie, al punto che neanche la gioia dei propri figli riesce a rimuovere la tristezza del cuore. Per come posso cerco di alleggerire i pesi, prima di tutto con la preghiera ma anche e soprattutto con la vicinanza, con le relazioni di fraternità. Non sempre ci riesco e non con tutti, ma ritengo sia naturale, neanche a Gesù riusciva di restare accanto a tutti, ma non per questo ciò che ha operato in alcuni è stato inutile. Poi abbiamo auto la gioia di condividere il Tabor, è una occasione privilegiata per godere e condividere lo stare con i giovani nello sforzo non sempre riuscito di proporre i valori spirituali a sostegno della loro crescita. Che dire, ci vuole più passione e magari anche tempi più lunghi di proposta.

 

     Sabato mattina abbiamo ospitato oltre un centinaio di bambini della scuola di primo grado, che, sull'esempio dei Magi del Vangelo, hanno inteso portare doni per le necessità della comunità, è stato un momento molto bello e semplice, hanno avuto anche modo di visitare la mensa e la cucina. Ho cercato di far capire loro che la parrocchia non è solo celebrazioni ma anche accoglienza, attenzione alle marginalità. Altre immagini narrano dell'emozione che ha suscitato la vita dei centri di Ascolto nelle famiglie, una vera grazia del Signore per molte famiglie della parrocchia. A seguire l'arrivo delle Luce della Pace di Betlemme a Scalea, che quest'anno ha coinvolto gli Scout ma anche i ragazzi della Confermazione e gli animatori. Clima tempestoso, ma i giovani sono guerrieri e hanno portato a termine la missione di portare in parrocchia e riflettere il segno della presenza di Gesù, principe della pace, a Scalea. Come sempre molti hanno acceso un lume a questo segno di fraternità e certamente avranno modo di custodirlo e alimentarlo con la preghiera personale e di gruppo nelle famiglie che hanno ammalati da accudire.

    Con il Cammino Neo Catecumenale, questo sabato come sempre di sera, abbiamo inteso lodare e ringraziare il Signore a Casa di Valestro, è stata una esperienza di preghiera molto significativa  orientata alla solidarietà verso coloro che soffrono da un po' di tempo. Forse sarebbe più opportuno ospitare nelle case in modo più stabile l'esperienza dei gruppi, soprattutto i momenti di preghiera, di certo aiuterebbe a vivere meglio la missione di evangelizzare la comunità, ma anche più semplicemente  a conoscere meglio la comunità. Questa mattina il gruppo Angeli in Festa ha animato la quarta Domenica di Avvento mettendo in risalto la gioia di vivere una maggiore attenzione verso gli emarginati. Nel pomeriggio auguri di Natale con le famiglie degli Scout, una bella celebrazione che ha aggregato abbastanza nonostante il cattivo tempo che si va accompagnando a questa giornata di festa nel Signore. A seguire una pesca di beneficenza il cui ricavato sarà devoluto a sostegno della Mensa Caritas. Infine non potevo non mettere il biglietto augurale di chi ormai d anni si accompagna con la gioia del panettone ai nostri bisognosi. Insomma siamo entrati nel natale del Signore con semplicità e intensità.   

20 dicembre - Quale è il posto, il valore da dare alla preghiera in tutto questo? Come sempre è opportuno restituire alle parole il valore che è loro proprio, altrimenti si corre il rischio di scadere nel rubricismo,  nel ritualismo con tutto ciò che questo comporta in ordine alla abitudinarietà ed alcune volte anche all'assuefazione agli atteggiamenti e alle situazioni, per cui i frutti non sono quelli che la preghiera dovrebbe generare. Possiamo affermare che la preghiera nel senso più autentico del termina esige un moto dell'animo orientato al bene che tende a superare sempre i limiti che naturalmente noi potremmo cogliere in noi stessi. Andare oltre significa leggersi nella possibilità di non arrendersi mai alla realtà, cercando in questa dedizione energie che generano gioia, speranza ed entusiasmo per il futuro. Insomma la persona che prega vive una condizione di amabilità, di preziosa compagnia e di disinteressata dedizione fraterna.

    Chi prega ha una positiva coscienza di se stesso, e una grande dedizione a cogliere la preziosità dell'altro che diventa naturalmente compagno di viaggio, salvo restando la dedizione dell'altra a vivere lo stesso entusiasmo e la stessa dedizione. Condivisione, solidarietà, gioia, pace sono le parole che più immediatamente devono caratterizzare questi giorni. Quando si è in due a decidere non si può pensare di camminare per i fatti propri, è importante tener sempre conto del passo dell'altro e sopportarlo (sostenerlo) nei momenti di fragilità e di stanchezza. Il Natale sostanzialmente si nutre e vive con questa dedizione del cuore che ordinariamente viene chiamata la poesia del Natale. E' inutile ripetere che a tutto questo si aggiungono le mille tradizioni sociali e culinarie che vengono vissute in questo periodo, però quello che conta è che non sommergano, non diventino invasive in riferimento alla vita spirituale, alla contemplazione, alla gioia delle relazioni, che non significa mangiare sempre, pensare solo a divertirsi, più immediatamente può incoraggiare alla ricerca del fratello più debole da aiutare,  dal camminare prendendosi per mano, dallo stare insieme cercando di cogliere la preziosità della presenza dell'altro.

    Sono valori che ci vengono proposti naturalmente nell'immagine del Presepe che orna e caratterizza i luoghi liturgici, possono essere grandi i piccoli, elaborati o essenziali tutto questo non ha grande importanza, quello che conta è trovare il tempo per riflettere sulla volontà di Dio che realizza nel bambino Gesù la salvezza per ciascuno di noi. Meditare, riflettere, ascoltare, cercare osservare sono gli atteggiamenti che la Vergine Maria ha vissuto con la presenza silenziosa, attenta e il sostegno di San Giuseppe, e che ci chiede di vivere, per essere partecipe come lei di accogliere nella nostra vita, nella nostra casa del grande dono del Figlio di Dio che viene ad abitare in mezzo a noi. Ma è anche il periodo dei ricordi di quanti si sono accompagnati alla nostra vita e che il Signore ha chiamato a se. E' bello che ritornino nei nostri pensieri e nelle nostre preghiere, certamente saranno motivo di rinnovata gioia, sono veramente tanti e certamente sono molti di più anche perché è difficile fare memoria di quanti abbiamo incontrato, di quanti ci hanno aiutato nella crescita. 

19 dicembre - Qual'é il dono con il quale la comunità può rendere vivo, sostenere il dono dell'amore del Signore? Certamente con la vita di comunione e la dedizione alla comunità, prima di tutto quella familiare e per estensione quella parrocchiale, la famiglia delle famiglie. E' un obbiettivo lento da costruire anche perché la nostra società genera frammentazione a cominciare dalle famiglie, per cui ci si presenta e si vive la vita comunitaria in modo individuale, come se non avessero una famiglia con la quale costruire la storia della comunità. Non è facile operare per ricomporre il tutto anche perché manca la coscienza della propria vocazione matrimoniale alla vita di comunione. Ripeto, poi il nostro tempo non aiuta a comprendersi in comunione, insomma non è facile combattere con strumenti inadeguati contro i mulini  a vento che ti soffiano contro.

     Come sempre non ci viene chiesto di compiere un'opera titanica ma di comprendere il senso di quello che siamo ciascuno dal proprio verso, nella propria vita da spendere con umiltà nella dedizione alla famiglie e alla gioia che si riesce a trasmettere e che certamente è ricambiata dai figli nella dedizione verso i genitori. Capita che alcune volte non basti tutto questo e allora si cercano diversivi capaci di compensare i vuoti di desiderio e può accadere di svuotare i valori mercificandoli, sostituendoli con le passioni. Insomma si va in confusione. Di chi è la colpa? Siamo nella società nella quale si cerca sempre la colpa negli altri, per cui farei fatica a leggermi nel codazzo dei tanti giudici che si accompagnano alla nostra vita. Dico solo che, per quanto è possibile, è importante leggersi nella propria vocazione.

17 dicembre - Torniamo ai temi natalizi, anche per restituire il valore che ha il progetto di Dio di fronte alle tante difficoltà che il mondo ci chiede di affrontare, ma sempre con il Suo aiuto e per renderlo presente con la nostra vita. Il canto della novena si accompagna e anima le celebrazioni dell'eucaristia, mentre i volontari della Mensa e della Caritas continuano in modo regolare il loro servizio a sostegno delle povertà. Insomma le difficoltà non mancano ma è importante non scoraggiarsi e soprattutto è importante continuare con ritmo ordinario gli impegni che il Signore ci dona di vivere. In questi momenti sono in corso i Centri di Ascolto nei quartieri Madonnina e Calvario, mentre è terminato da poco quello nel quartiere San Giuseppe. Insomma la parrocchia viene sollecitata a vivere con entusiasmo la gioia di sentirsi cercata a e amata dal Signore, tutto questo in un clima di fraternità contrassegnata dalla gioia dell'incontro. Cercare il fratello, vivere nelle case la vita di comunione che il Signore ci chiede di testimoniare, sentirsi parte d un solo progetto della diversità delle situazioni esistenziali, è quello che molti sperimentano per la prima volta, altri sono più esperti ma non per questo meno segnati dall'esperienza che si sta vivendo.

     Nel frattempo mio fratello è ripartito oggi per la sua patria adottiva, la Svizzera, io mi ritrovo alle prese con il trasloco dell'abitazione e con i conti di fine anno della parrocchia, per cui arrivo a sera molto stanco. Insomma sono nella condizione di chi avverte l'esigenza di restare in silenzio cercando di capire meglio quello che il Signore chiede e dona di vivere per essere anche quest'anno la buona novità per le anime dei fedeli. Alcune cose necessariamente non vanno per come si poteva ritenere, nulla di particolarmente problematico, però bisogna stare attenti anche perché tutto deve essere valorizzato e non svilito. E' una cosa non sempre facile, ma mi sforzo di restare vigilante su tutti i fronti. Quello più innovativo come sempre è quello dei giovani con Animatori, Popoffini e Talent&Art, che sono sempre molto battaglieri e attivi nella loro volontà di sentirsi protagonisti con il loro modo di crescere e di vivere. Costruire il futuro esige imparare a leggere il senso della vita con la loro energia e la loro voglia di esserci. E' una impresa che non è sempre facile sostenere, ma è quanto il signore chiede per cui è opportuno portarla avanti con coraggio e dedizione.

   Ci sta ancora accompagnando un clima  primaverile, totalmente anomale ma reale, per cui possiamo valorizzarlo cercando nella novità della natura che non smette di stupirci con i suoi colori e le sue variazioni, come va accadendo da un po' di tempo vivo all'inseguimento delle attività, per cui i ritmi si accavallano e si susseguono senza interruzione. D'altra parte precedentemente avevo la sosta del pranzo adesso con la mensa anche quella pausa personale è eliminata, insomma devo riequilibrare i miei ritmi ordinari. Sarà un Natale molto bello, ricco di sorrisi e di gioia, il rientro dei nostri giovani per le feste non potrà che portare entusiasmo nuovo e vitalità alla vita di comunità. Certamente il Signore ci chiede di essere per loro un riferimento festoso di serenità e di speranza, cercherò di non deluderli. Poi si prega, cercando nella presenza del Signore quello che alcune volte manca nella esperienza di comunità. Dobbiamo vivere rischiarati dalla fede, senza esigere conferme in ciò che crediamo.

    Alcune problematiche di difficile soluzione rimangono quale sottofondo penitenziale, quello che conta e che non emergano eccessivamente. E' importante in questo periodo vivere con gioia e trasmettere la gioia di vivere. Non significa dimenticare le sofferenze,i problemi, significa semplicemente affrontarli con energia, insomma per come il Signore ci chiede di viverli. Lui ci deve sostenere per essere segno di pace con tutti e per educare alla vita di pace, non sempre tutto scorre sereno nei rapporti interpersonali, l'arrivo della Luce della Pace da Betlemme, non è solo rituale ma vuole essere un impegno ad attingere da Gesù quello che manca alla nostra vita di pace. Riusciremo ad essere segno dell'amore di Dio nella comunità, io ritengo di si, magari non necessariamente tutti se ne accorgeranno, anche perché molti saranno alle prese con altre preoccupazioni, il clima politica comincia ad essere incandescente, però è certamente bello sentirsi investiti da questa vocazione orientata a generare e a far crescere la vita di fraternità.

16 dicembre - Come difendere Scalea dalla cattiveria e dalla volontà di distruzione, che alcune volte sembra caratterizzare il suo vissuto. Certo la nostra Città ha per vocazione naturale, a motivo della posizione nella quale è collocata l'essere il centro del territorio dell'Alto Tirreno cosentino. Essere a centro necessariamente comporta situazioni di invidia da parte di coloro che abitano in chiave periferica, ma che conservano interessi di gestione anche nella nostra area. Certo si fa un gran parlare della 'ndrangheta e si fa bene, anche perché è una presenza capillare e ramificata, ma è evidente a tutti coloro che guardano con attenzione e disinteresse la nostra realtà, che non è la sola a coltivare interessi attivi nel territorio. La corruzione ad ampi livelli è molto generalizzata, coinvolge professionisti di molti ambiti lavorativi, però non se ne parla. Nel senso che si ha interesse a lasciar vivere una dinamica di arricchimento illegale, purché non diventi orientativo di consensi politici capaci di capillarizzare attenzione tale da distogliere voti dai leader dichiarati del territorio.

     Qualora questo accadesse, scatta il meccanismo della detronizzazione dell'interessato, questo comporta ogni tipo di azione e di coinvolgimento, sembra un meccanismo sperimentato e utilizzato perciò con grande ordinarietà. Non importa quali conseguenze possa avere sulla vita dell'interessato, della sua famiglia, dell'ambiente di vita. Quello che conta è eliminare l'eventuale dispersione dei consensi. Stiamo ancora cercando di dare speranza e di costruire la crescita di tanti nostri fratelli e sorelle colpiti con l'operazione precedente, si tratta d rimuovere dalla loro vita, dai lori ricordi immagini traumatiche e per alcuni aspetti devastanti, ma questo non interessa e non coinvolge molte persone. Certo coinvolge la vita di quelli che erano bambini o ragazzi e hanno visto i loro genitori trattati come malviventi di alto livello, possiamo parlare di vite bloccate e in alcuni case realmente spezzate.

     Ma dobbiamo parlare anche della vita di coloro che sono stati coinvolti passivamente o attivamente, costretti poi a condividere esperienze che mai avrebbero pensato di dover vivere nella loro esistenza. Mi dispiace dover parlare di questo in preparazione al Santo natale del Signore, ma lo faccio anche perché Gesù stesso nel venire in mezzo a noi, si trovò coinvolto subito nelle dinamiche di potere che orientano gli umori dei potenti e che purtroppo caratterizzano ogni tempo della storia dell'uomo. Dobbiamo fare i conti sempre con chi ama il potere e non nasconde la sua volontà di esercitarlo a discapito dei più deboli o di coloro che si trovano loro malgrado in attività che fanno ombra ad altri. Come vivere tutto questo mantenendo la serenità del cuore? Non è certamente facile, ma è proprio questo il motivo per il quale il Signore è venuto in mezzo a noi, trasmettendo ai cuori più semplici la gioia di cercarlo e di incontrarlo nella semplicità e nella gioia di una scena familiare.

    La speranza, è che la comunità dei credenti impari a vivere sempre con grande entusiasmo la disponibilità a camminare alla luce del Signore senza aver paura delle conseguenze che questo può comportare alla propria vita. Lo so non è facile, ma rischiare ogni tanto genera anche la voglia di vivere in modo più attivo, che alcune volte sembra non appartenere più alla nostra esistenza. Di certo bisogna prepararsi a lottare e a vivere con coerenza i valori che si accompagnano alla nostra vita di fede, altrimenti è più facile essere bersaglio gratuito di chi non vede l'ora di abbatterci. Potremmo dire così, si vive una volta sola, ma proprio per questo è opportuno non chiudere in tempi troppo brevi l'esperienza esistenziale. Purtroppo non sempre tutto dipende d noi, ma è opportuno vivere nella coscienza di poter lottare e trasmettere coraggio a coloro che hanno sempre dato la propria vita per gli altri e che sono accusati di aver pensato sempre solo a se stessi. E' vero non sempre ci si riesce, ma è anche bello averci provato alcune volte. Coraggio.   

11 dicembre - Ieri mattina, dopo aver attraversato la montagna di Fagnano gli occhi si sono spalancati per godere la bella schermata della catena del Pollino e della Dorsale Costiere con le loro cime quasi totalmente innevate. Il cuore si apre alla gioiosità del bambino che ciascuno conserva dentro di se, e che incoraggia a uno stupore sempre nuovo nel vedere che la natura segue il suo corso trasmettendoci tanta bellezza e luminosità. Non dobbiamo mai stancarci di incoraggiare al rispetto della natura, solo il creato, purificato dalle tante sozzure con le quali lo appesantiamo riesce a generare emozione e apre alla contemplazione del Creatore di ogni cosa. Le montagne, le piante, i corsi d'acqua, i fiori circondano da ogni parte la nostra vita, ma troppo sesso non cene accorgiamo sempre chiusi nelle nostre macchine incapaci di aprirci alle meraviglie che il Signore ha posto attorno a noi. Come ci insegna Gesù dobbiamo imparare dai bambini, i nostri figli,  sono il nostro futuro. Insomma è un dono spettacolare che non dobbiamo mai stancarci di ammirare.  E' un dono di Dio per la nostra terra, che genera armonia sempre nuova alla nostra vita.

 

     Ma, in questo periodo, stiamo facendo esperienza di un altro spettacolo, che è bello mantenere più velato, che certamente ha una grande importanza, è il vedere tanti battezzati che instancabilmente bussano alle porte dei fratelli e delle sorelle per incoraggiarli a vivere il cammino verso il Natale del Signore. Tutto viene vissuto nella propria casa, volendo restituire all'ambiente domestico ciò che lo caratterizza in quanto chiesa domestica, dove i genitori sono  i sacerdoti che annunciano e testimoniano la fede con i propri figli. E' un vero dono dello Spirito Santo, cogliere l'entusiasmo con cui vengono preparati e animati i Centri di Ascolto, la missione è già iniziata e dobbiamo ringraziare quanti, animati dalla propria fede, avvertono l'esigenza di coinvolgere le famiglie nella vita di comunità, in questo caso e in questo modo il gruppo diventa lievito che fermenta la pasta. E' proprio così i gruppi, arricchiti dal carisma di cui sono depositari, escono dalla propria esperienza personale e diventano dono di amore per una comunità che ha tanto bisogno di sentirsi amata. Anche in questo caso dobbiamo parlare di un vero dono che il Signore sta facendo alla nostra parrocchia: In Cristo, ci unisce ciò che siamo.

     Il cammino di Avvento è orientato a rivitalizzare la nostra fiducia in Dio, è il Dio della pace, della fraternità universale, della gioia. E' un messaggio antico, che però assume sempre risvolti nuovi ed esaltanti, anche perché cammina con l'uomo di ogni tempo e quindi, anche con l'uomo  del nostro tempo. La società globale esige la disponibilità ad annunciare la speranza con perseveranza anche perché i messaggi di morte assalgono quotidianamente la persona, non sempre è facile in mezzo a tanta disperazione far emergere il messaggio cristiana della fiducia nell'altro, ma soprattutto quello della fiducia in Dio che è la radice del bene, di ogni bene riposto nel cuore dell'uomo. Questa è la grave responsabilità affidata alle nostre forze e al nostro entusiasmo. Generare attenzione verso la persona, verso ogni persona, generare sempre speranza anche tra i più disperati e abbandonati, trasmettere il dono della fraternità non come un bene personale, ma come un dono da trasmettere agli altri. Non sempre riesce facile, ma è comunque bello provarci sempre con tutti.

9 dicembre - Stranamente piove, era un bel po' che non accadeva, d'altra parte siamo a dicembre e la neve bussa alle porte anche delle nostre montagne chiedendo di potersi adagiare, la neve è importante per creare l'aria del Natale, almeno dalle nostre parti il presepe esige le montagne innevate. Qualcuno dice che sta piovendo abbastanza, altri dicono troppo, in realtà nulla di particolarmente eccezionale, appartiene al ritmo delle stagioni che l'inverso si caratterizzi con un clima tempestoso. Per cui non dobbiamo fare altro che attrezzarci con gli indumenti adeguati, di conseguenza e armarci di pazienza e attendere, tanto è risaputo che prima o poi arriverà la primavera. E' una giornata segnata dalla gioia semplice degli avvenimenti della vita di comunità. Come sempre, prima di tutto  la preghiera, poi mi sono intrattenuto in varie iniziative. Non ultima in ordine di importanza, anche perché determina un cambiamento radicale nella mia vita privata,  l'esigenza di posizionarmi come abitazione, in una zona diversa del territorio, per cui posso comunicare che lascio la casa che avevo sulla scogliera a Scalea, intesa nel senso classico del termine, e vado ad abitare nell'Arenile, insomma un'area tradizionalmente semideserta, la classica casa di campagna per gli anziani soli, bisognosi di un pezzo di terra da coltivare e dei piccoli confort necessari per affrontare gli acciacchi determinati dal tempo che passa.

    Poi la sosta culinaria alla mensa, sono  i nuovi parrocchiani con i quali condivido stabilmente il pranzo. Nulla di particolarmente ansioso, per come molti temevano, insomma non abbiamo avuto avuto l'invasione degli ostrogoti, ma un drappello di persone che vivono da sole e avvertono l'esigenza di condividere un momento i familiarità attorno alla stessa mensa. Probabilmente la mia presenza non è ritenuta necessaria per la loro gioia, ma serve a me per restituirmi un accenno di coerenza cristiana accanto alle persone sole della comunità. Tutto sembra procedere per come il Signore ci ha insegnato, con la gioia di accogliere coloro che non vivono l'accoglienza in altri ambienti. Anche la disponibilità dei volontari è vissuta con discrezione e generosità. Insomma ringraziamo il Signore per tutto quanto riesce a suscitare nel cuore delle persone. E' da prevedere un cambiamento con il passare del tempo? Ritengo di sì, anche perché molti amici di coloro che vengono ci osservano con discrezione, cercando di capire come procedono le cose. Insomma il drappello dovrebbe aumentare di qualche unità, restando però nel numero previsto nell'organizzare questo servizio alla comunità. Cerchiamo di sostenere alcune situazioni nelle proprie abitazioni, anche se non sempre è facile, poiché alcuni contesti sociali sono legalmente inavvicinabili.

    Anche ieri è stata una giornata particolarmente intensa caratterizzata nella mattinata dall'animazione liturgica dei Talent&Art, la specificità è che sono i preadolescenti che ordinariamente gravitano ai margini della vita parrocchiale, ma che nella diversità della proposta educativa attuale forse, dico forse, quest'anno riusciremo a stabilizzare nella complessa dinamica formativa all'interno della vita di comunità. in questo segmento del progetto parrocchiale non voglio trascurare, insieme al servizio degli educatori dell'oratorio, la preziosa disponibilità di Padre Alessandro che certamente concorre con il suo impegno alla compattezza spirituale del gruppo armonizzando le sue diverse anime. Domenica nell'omelia accennavo ai tanti doni che si accompagnano al mio ministero pastorale, certo è proprio così troppe persone non fanno altro che collaborare con grande dedizione e gratuità generosità affettuosa. Al punto da non poter leggere quanto il Signore dona senza i loro volti sorridenti, anche se necessariamente i problemi, anche gravi dal punto di vista esistenziale,  si accompagnano alla loro vita, ma non per questo trascurano quanto il Signore chiede loro di vivere, perché la comunità corrisponda più pienamente alla gioia della vita comune. Anche coloro che vivono lontani dalla vita di comunità sono adulti ma anche giovani, non trascurano di farmi sentire il loro affetto e la loro vicinanza spirituale. Tutto è dono del Signore per il bene delle anime.

    Sono in piena attività le iniziative orientate a vitalizzare la pastorale famiglia grazie ai Centri di Ascolto di Avvento che vengono proposti all'interno delle famiglie nei quartieri, attualmente siamo all'animazione di circa venticinque appuntamenti, ma non sono ancora definitivi nel senso che cresceranno che fanno dell'avvento un periodo liturgico di evangelizzazione e di crescita comunitaria. Siamo usciti in modo definitivo dall'incontro occasionale che ha caratterizzato glia anni precedenti e siamo passati a un impegno su tutto il territorio della parrocchia perché il natale del Signore sia preparato, compreso e vissuto più pienamente. Ci unisce ciò che siamo, questo è lo slogan previsto come tema degli incontri ed è vero, siamo uniti in Gesù anche se non sempre questo grande dono che abbiamo ricevuto fin da bambini mediante il battesimo lo viviamo con la coscienza di ringraziare il Signore ma anche i nostri genitori che hanno saputo orientare alla vita di fede la nostra esistenza. Anche in questa azione corale,  è inutile ricordare sempre che non parliamo di trionfalismi inesistenti, sarebbe realmente sciocco fare propri i doni del Signore, ma semplicemente della gioia che nasce dal Signore di comprenderci protagonisti nella evangelizzazione della comunità. Quali saranno i frutti? Questo lo sa solo in Signore, tutto ha inizio in Lui, tutto si completa in Lui. Quello che è affidato a noi, è l'azione di renderlo presente negli ambienti di vita quotidiana, le case, come faceva Gesù con il suo sostare in tutti gli ambienti del suo tempo.

    Ho avuto anche modo di stare un poco con gli scout in quel della Madonna della Neve in Buonvicino è un luogo tra i più sacri della nostra Diocesi, che parla agli occhi, ma parla anche al cuore. Terra di San Ciriaco, d tradizione bizantina legata all'opera dei monaci fino al secolo XVI, è naturalmente un paesaggio bellissimo e variegato che esprime con intensità l'opera creatrice di Dio, è anche area di transito di centinaia di monaci e di pellegrini che nei secoli lo hanno percorso cercando la vita interiore nei vari santuari rupestri del Monte Mula che ne caratterizzano il territorio, il sentiero del fondovalle che lo percorre è un classico itinerario istmico (il Serapotalo) che non cessa di suscitare interesse  voglia di mettersi in cammino per cercare. Cosa? Chi si mette in cammino non sempre è cosciente della meta e ancora di meno delle emozioni che lo accompagneranno, è la bellezza della strada che stupisce sempre e incoraggia per questo a ricominciare con interesse sempre nuovo. Qui ho trovato gli esploratori alle prese con le attività di reparto, è vero non necessariamente hanno coscienza del valore di luoghi che li ospitano ma non tutto si può acquisire nei tempi brevi, la vita per loro è ancora lunga,per buona parte è ancora da vivere, quello che conta è non impigrirsi, avere sempre al gioia di mettersi in gioco. Cercare sempre sempre emozioni nuove da vivere il resto è affidato al Signore che non manca di stupire con la Sua presenza.

4 dicembre - Pronti, partenza, via sono scattati i Centri di Ascolto in tutta la parrocchia. Coso sono? Nulla di particolare, vogliono esprimere la voglia di stare insieme con Gesù nelle famiglie, con le persone del vicinato. L'esperienza è orientata a educare alla testimonianza della fede nella vita familiare e non solo negli ambienti ecclesiali. Insomma la casa come chiesa domestica, dover il papà e la mamma, in questo caso sostenuti da animatori delle varie esperienze ecclesiali riflettono sul dono della fede e sull'importanza di testimoniarlo negli ambienti della vita di ogni giorno. Non è particolarmente difficile, anche perché partiamo da ciò che siamo, siamo tutti cristiani, battezzati, per molti aspetti e appuntamenti praticanti, l'unico problema è che non sempre lo riflettiamo e ne parliamo. Il cammino di Avvento è un tempo propizio per restituire alla fede la gioia della condivisione dell'amore con il quale Dio ci ama, e che Lui incoraggia a vivere nelle nostre relazioni interpersonali.

     E' una esperienza che viviamo da molti anni, non dobbiamo stancarci e dobbiamo continuare a farlo con la convinzione del contadino che ogni anno semina con rinnovato impegno e con maggiore esperienza il seme, nella speranza che ancora una volta il Signore sostenga il suo lavoro facendo nascere la spiga piena di grano nuovo. In questa opera siamo accompagnati e sostenuti dalla Vergine Immacolata che si accompagna nella preghiera alla nostra opera, tutti amiamo il suo figlio Gesù e vogliamo accoglierlo con rinnovato amore nella nostra vita, nelle nostre case. Continua il clima primaverile che rende gioioso il risveglio, anche se disorienta nel modo di affrontare la giornata, è vero il sole non crea mai problemi particolari, come dire sarebbe opportuno almeno un venticello più freddo che prepara ad accogliere la neve. Ma per adesso siamo incoraggiati ad accogliere le rondini, i fiori nei prati, insomma tutto ciò che è colore, vivacità, gioia di uscire, di stare per strada.

    Nuova impostazione al Parco degli Angeli, la pietra/altare è stata posta a ridosso della pianta di ulivo al centro del Parco, insomma la liturgia renderà maggiormente evidente la centralità di ciò che viene celebrato. La mensa continua con discrezione il suo servizio al territorio, e permette anche di leggere meglio le povertà che lo abitano. Come era risaputo non abbiamo particolari situazioni di disperazione esistenziali, ma non meno gravi realtà di degrado sociale che avvertono l'esigenza di essere accolte  sostenute con amore. insomma si va avanti nella certezza della bontà di ciò che il Signore ci dona di vivere in questa fase del nostro ministero pastorale. La novena all'immacolata non ha una grande tradizione nella nostra parrocchia, però ritengo che coloro che vi partecipano lo fanno con molta dedizione interiore, insomma la Madre del Signore deve essere contenta di come viene onorata dalla comunità.

    Forse non vi ho parlato della grande festa che veniva organizzata in galleria a Scalea negli anni '60 oggi, ricorrenza di Santa Barbara patrona dei minatori. Don Tolentino mi chiamava di buon mattino io ero un chierichetto, avevo 13/14 anni e vestito con la talare mi portavo alla Madonna del Lauro, dove ci venivano a prendere con jeep, per portarci nella galleria che oggi chiamano delle croci ma che allora era semplicemente l'imbocco per i lavori del doppio binario tre Scalea e San Nicola Arcella. All'interno della galleria, il livello cambiava ogni anno, veniva celebrata la Santa Messa, venivano raccolte le offerte, distribuite le immaginette e poi a conclusione di tutto, sempre sulla jeep ce ne tornavamo al Lauro. Don Tolentino ci teneva molto a questa ricorrenza, per come riesco a ricordare anche gli operai erano particolarmente partecipi, anche perché purtroppo non mancavano gli incidenti sul lavoro e si avvertiva l'esigenza di sentirsi protetti.

1 dicembre - Si riparte con il tempo di Avvento, tempo di attesa, tempo di coraggio e di ricerca, ma anche di ascolto e di ricerca. Insomma una fase spirituale che ci interpella perché anche noi comprendiamo più pienamente il progetto di Dio cercando poi di aderirvi per come lui stesso ci dona. Ci viene chiesto di prepararci al Santo Natale, non è un impegno di poco conto. Accogliere Gesù nella nostra vita esige sempre una conversione personale. Intanto abbiamo cominciato con la Tappa dell'Iscrizione del Nome all'itinerario di catechesi. Le Piccole Orme e i Lupetti alla presenza delle loro famiglie erano tutti abbastanza emozionati, ma i catechisti hanno lavorato bene e don Francesco ha donato una emozione nuova alla proposta educativa. Abbiamo anche avuto modo di vivere un momento formativo con la Comunità Capi, ritengo che sia stato un momento abbastanza positivo, per come può essere in questa fase della vita del Gruppo scout a Scalea. Ci sono fasi dell'impegno educativo nei quali si è incoraggiati a stabilizzare i passi, insomma si guarda con più attenzione anche alle piccole cose che concorrono a realizzare il progetto che si è chiamati ad incarnare. Sognare non sempre è opportuno, e in questo fase è meglio camminare con gli occhi aperti, e le orecchie attente al grido della realtà per ascoltarne la voce e sostenerne gli aneliti.

 

     Intanto arrivano i commenti, molto calorosi del lucernario che i giovani hanno vissuto a Praia a Mare, come sempre il loro entusiasmo è la mia gioia, voglio sperare che tutto proceda sempre al meglio nella loro vita. Certo dobbiamo mettercela tutta, se vogliamo che non vadano a sbattere contro qualche imprevisto. Il mondo è allegro  e le vittime più immediate sono proprio i giovani. Intanto sui media impazzano le gioiosità del Natale che eludono accuratamente l'atteso, tutto già visto ampiamente, ma come si fa a festeggiare se Gesù viene eliminato a priori. Certo mi direte rimangono le luminarie, il panettone, perché no anche la voglia di stare insieme. Ma senza gli insegnamenti di Gesù, che fine fanno gli emarginati, i più abbandonati?  Oggi viviamo in una società complessa, purché non la si viva in modo confuso, nulla di particolarmente grave, ma per quanto ci è concesso è opportuno non spostare la barra del timone, onde evitare di smarrire la rotta. E' importante coniugare la bellezza con l'amore, devo ammettere che oggi è stata una giornata bellissima proprio perché è stata contrassegnata dall'amore di Dio. 

     Forse si esige troppo amore? Decisamente l'amore non è mai eccessivo, anche se non sempre lo si può trasmettere a tutti coloro che ne avvertono l'esigenza. Si fa per come si può, d'altra parte non è facile essere sempre attenti a tutti, è però importante non essere distratti da coloro che sollecitano maggiore attenzione e affetto. Occorre essere creativi ad ogni costo? Certamente no, molti amano stabilizzarsi nella ritualità. Perché insistere sempre tanto per incoraggiare a scomodarsi, nella medialità è la virtù, non è un adagio tanto per... purché non diventi un atteggiamento di  assuefazione, di stasi esasperata, alcune volte si avverte l'esigenza di pause meditative. Se vogliamo l'avvento è un tempo privilegiato perché tutto questo possa essere interiorizzato e vissuto con serenità. Come dicevano i saggi, non si è mai saputo chi fossero, chi ben comincia è a metà dell'opera, l'Avvento è appena iniziato per cui non dobbiamo fare altro che continuare.

26 novembre - Certamente è importante dare coraggio sempre, aiutare a leggere positivamente la propria vita anche quando sembra che tutto vada storto. Ma soprattutto è importante farlo con le persone scoraggiate, o comunque fragili nelle loro sicurezze vere o finte che siano. Di certo attraversiamo una fase debole a livello sociale, ma anche a livello ecclesiale. Tolte le granitiche certezze che per secoli hanno dato stabilità alla vita della Chiesa, ci presentiamo all'oggi della storia e al futuro dei nostri giovani appesantiti dal relativismo etico e morale anche all'interno della vita ecclesiale. E' vero rimane la certezza della salvezza che Gesù è venuto a donare, ma quanta diversità nel proporla e ancora di più nel viverla. Insomma, chiederete, come dobbiamo procedere? Di certo è necessario avere una grande prudenza comportamentale anche perché, semplicemente, la cattiveria che è presente nel mondo non è una leggenda metropolitana ma sussiste realmente, anche per questo è opportuno guardare con attenzione al mondo che ci circonda. Non basta fare il bene, è importante poter continuare a farlo.

     Certo al bene non c'è alternativa, se si vuole costruire la speranza e generare la fiducia nel futuro. Un amore sicuro lo si vive e lo si trasmette in famiglia, diventa tutto più difficile con quello della porta accanto. Qualche difficoltà in più la si incontro appena si esce per strada. Decisamente stasera stento a rendere presente la gioia di essere la forza disponibile per costruire il futuro a Scalea, però è importante non arrendersi, non desistere cercando di scuotere le tante forze positive che comunque sono presenti nel territorio ma troppo spesse si mantengono barricate nelle proprie case. Quanto amore abbiamo nel cuore? Quanto amore trasmettiamo agli altri? In che cosa l'amore di Dio mi dona pace nelle delusioni che necessariamente incontro nella dedizione al bene? In tutto questo tormento giova molto la comprensione piena del significato con il quale il Signore mi ha amato e continua a donarmi amore. Diciamo così, se guardiamo alle persone ne usciamo più edificati che non se guardiamo alle cose.

     Allora non dobbiamo fare altro che cercare Dio nell'altro, avendo la certezza che un barlume della Sua presenza necessariamente è presente in ciascuno. Possiamo cominciare con i più anziani, coloro che si sono spesi per noi, offrendo totalmente se stessi perché noi potessimo crescere e progredire, o come amavano dire loro fare carriera. Certo l'attenzione era soprattutto alle cose del mondo, ma poi ho imparato che c'è anche una carriera spirituale non meno importante, in ordine alla serenità interiore ed è soprattutto a questa che noi dobbiamo guardare, se vogliamo essere segno dell'armonia con la quale il Signore visita la nostra vita. Non si riesce ad essere forti se non si guarda con attenzione a Gesù, anche per questo è importante dedicare del tempo alla preghiera e per qualche aspetto, trovare il tempo da dedicare alla preghiera rimuovendo dalla nostra giornata altri impegni che pure ci sono presentati importantissimi. Non sempre è facile osare di fare le cose che altri non fanno, ma ritengo sia anche importante non arrendersi prima di aver cominciato a farlo.

    L'Avvento rimane un tempo da vivere in questa disponibilità a cercare vie nuove, cogliendo nel deserto l'ambiente ideale nel quale avventurarci per provare a cambiare la nostra vita e quella degli altri. Quello che è importante è non cedere alla tentazione di sedersi prima ancora di partire, solo in questo modo ci si rende conto della bellezza che anche il deserto riesce a trasmettere con i suoi colori, l'aria che sprigiona libertà, la voglia di cogliere la novità dell'aurora coniugandola con il silenzio. Ma tutte queste sensazioni correrebbero il rischio di restare senza frutto se non sono animate dall'amore verso l'altro, è a questo amore che dobbiamo guardare con fiducia, cercando nell'altro quegli aneliti di pace interiori che condivisi orientano a creare una società più vivibile e armoniosa. Il buio nel deserto è più intenso, più assoluto, ma anche la luminosità si irradia meglio nel cielo e riesce a rischiarare le realtà che ci circondano. Animali, piante persone. No nel deserto non è prevista la presenza di persone, ma forse anche nella nostra vita non ne entrano tante, siamo in mezzo a tenta persone ma quante sono parte di me?

     Il deserto è anche il luogo delle domande inevase, alle quali è bello far rispondere il silenzio che ci circonda. Il silenzio è immenso come il mare, certamente di più, alcune volte spaventa ma non accade se ci mettiamo ad ascoltarlo. Quante voci, quanti visi, quante emozioni, quanta gioia, quanta pace, dobbiamo solo cercare e ascoltare, senza neanche sapere che cosa, però questo apre il cuore e libera la mente, si coglie la bellezza di essere amati e la gioia di poter amare sempre di più. Il silenzio del deserto è diverso dal silenzio del bosco, ma di questo parlerò in altra occasione. Adesso buon proseguimento di serata con le persone che più vi amano e che vi sono accanto. Ci si prende per mano e ci si scopre amanti in modo sempre nuovo, in modo sempre più vivo. Auguri per un amore sempre più giovane, sempre più vivo, sempre più autentico. Il silenzio è lo spazio del vostro amore vero.

25 novembre - Oggi giornata di sensibilizzazione per la violenza sulle donne, è un fenomeno ordinario, anche tra le donne, quello di sparlare delle donne. Ancora di più da un fastidio a pelle, in molti uomini, vedere che le donne riescono a fare carriera, a conseguire posti di rilievo in ogni ambito della società. A tutto questo humus preventivo negativo, si aggiunge una legislazione molto benevola verso l'uomo che commette atti criminosi nei confronti delle donne. Per cui ci si rende conto che occorre tutto un lavoro formativo perché, ancora i nostri giorni, nella nostra società la donna sia rispettata in quelli che sono i suoi diritti basilari di vivibilità e di protagonismo personale. Occorre generare atteggiamenti educativi di maggiore valorizzazione e apprezzamento nelle sue capacità e nella possibilità che ha di poter emergere anche in una società ancora profondamente maschilista, dove ogni concessione sembra avere la caratteristica della grazia concessa per benevolenza e non del diritto acquisito in virtù delle proprie capacità.

    Però sono convinto che tutto questo, esige una conversione delle donne a una maggiore comprensione positiva verso le persone del proprio sesso, nella certezza che a parlarne male e ad agire contro ci sono già quelli dell'altro sesso e questo dovrebbe poter bastare. Come Chiesa non dobbiamo fare altro che rispettare questa preziosa presenza, non tanto e solo come offerta di servizi, ma come la potenziale novità dello Spirito nei doni che lo Spirito stesso ha donato loro di esprimere, perché la comunità cristiana possa crescere nell'amore relazionale, nel servizio vicendevole e verso gli ultimi,  e nella gioia della fraternità condivisa. Anche nell'educazione familiare occorre operare perché i figli crescano con le stesse responsabilità e impegni domestici, insomma è importante uscire dalla categoria interpretativi sintetizzata nelle allocuzioni, lui è maschio e le è donna. Sono semplicemente e meravigliosamente figli con gli stessi diritti e gli stessi doveri.

    Sono anche convinto che a tutto questo clima di violenza concorra anche l'uso che i media, da intendere in senso ampio,  fanno della donna che è valorizzata non tanto come persona, in gran parte il tutto è orientato ad alimentare il desiderio dell'altra e non il rispetto verso la libertà dell'altra, il desiderio del corpo dell'altra e non la valorizzazione della intelligenza dell'altra. Ritengo sia evidente a tutti il cammino per il cambiamento è stato intrapreso, in parte  è stato anche percorso, certamente bisogna continuare senza avere  paura, anche se la cronaca ci presenta un sequenza interminabile di martirii legati semplicemente all'essere donna. Questo fatto non deve scoraggiare, semplicemente deve aiutare a capire che la strada intrapresa è quella giusta. Ripeto, è importante avere un po' di coraggio  in più nel rivendicare i propri diritti  e un po' di corporativismo al femminile.

    A tutto questo dobbiamo sempre esprimere la bontà del Signore che continua ad accompagnare la vita della comunità che ha vissuto la giornata con il Gruppo delle Famiglie a Praia a Mare in preparazione all'Avvento, tutto è stato guidato con grande dedizione pastorale dal Parroco Don Ernesto. Da parte mia ho goduto solo del momento meditativo e della condivisione dell'agape fraterna. Ormai vado abituandomi a dare maggiore autonomia alle varie esperienze, questo permette ai responsabili di comprendere meglio la bellezza di essere al servizio del Signore in prima persona. Mentre in parrocchia abbiamo condiviso la gioiosa celebrazione animata dai Popoffini, l'uscita del Foglio di collegamento curato dai Talent&Art e la gioia della vita comunitaria che non manca mai. Insomma il Signore continua a benedire con la Sua presenza i carismi dei tanti laici che concorrono alla vitalità della comunità. Abbiamo chiuso l'anno liturgico leggermente soffocati dalla pioggia, ma nel cuore c'era spazio solo per la gioia.

22 novembre - Oggi è la memoria di Santa cecilia, per cui necessariamente devo fare gli auguri al coro parrocchiale, perché riesca a cantare sempre con entusiasmo la gloria del Signore e ad emozionare i fedeli con la propria dedizione gioiosa alla vita di comunità. Una giornata vissuta con grande entusiasmo e dedizione alla volontà di Dio. Come sempre si comincia con la preghiera, poi le tante attività orientate alle iniziative comunitarie. Devo anche sottolineare che oggi è il girono delle pulizie della Chiesa e, come sempre, le signore incaricate vi si sono dedicate on grande dedizione. Abbiamo anche contestualizzato in modo dignitoso la targa della Mensa Caritas San Giuseppe, lunedì si apre per cui tutto deve essere al posto giusto. Mattinata serena, pranzo dignitoso e sereno. Le analisi sono molto soddisfacenti. Poi la pausa di mezzogiorno è un periodo che riposo con difficoltà senza motivi evidenti.

    Si riprende alle ore 15,00 come sempre  i primi a impossessarsi della scena parrocchiale sono i Talent&Art, della serie organizziamo la palestrina. Che non ha nulla a che vedere con la Palestina la terra del Signore, è semplicemente un tentativo di stare insieme allenandosi, in quei luoghi moderi che inducano a sforzare il fisico, insomma ci si allena, sono gli spazi moderni della valorizzazione di se stessi. Poi le tante attività parrocchiali, a seguire Santo Rosario, Eucaristia, incontro con i Custodi, incontro con il Movimento dei Focolare, Incontro con gli Strumentisti, chiusura della serata pastorale. Inizia la mia serata privata con la cena che poi sarebbe il pranzo di oggi, con i messaggi, e infine con l'aggiornamento del Sito parrocchiale. Adesso vado a chiudere e vi saluto con gioia nella pace. Tutto sommato è stata una giornata per niente male.

19 novembre - Alcune volte sembra che il Signore si dimentichi dei suoi figli, al punto che si gridi alla sventura, si dia spazio alla disperazione. Ma come recita con versi antichi il Profeta anche a noi viene ripetuto: Può forse una madre dimenticarsi del suo bambino? Quant'anche questo dovesse accadere, Dio mai si dimenticherà dei suoi figli. Alla luce di questi versetti non ci resta altro che cercare di capire che cosa il Signore ritiene di doversi comunicare e in che cosa noi dobbiamo alimentare la fede per corrispondere meglio alla Sua volontà di salvezza. Il punto dolente è proprio questo, che cosa è per noi la salvezza e in che cosa cerchiamo di aderire al progetto di Dio per poterla conseguire. Ordinariamente ritengo che abbiamo altri pensieri e altri impegni, per cui quando il Signore bussa alla nostra vita, ci trova sempre leggermente stupiti e incapaci di comprenderci disponibili  al Suo protagonismo. Insomma, viviamo in modo impropriamente assoluto quanto è necessariamente relativo.

    Una giornata vissuta con serenità e impegno, con qualche apprensione ma anche con grande armonia. Lo so' non tutti ci riescono sempre, ma è anche vero che non tutti preghiamo con intensità. La meditazione, la riflessione non sono una esclusiva delle spiritualità orientali ma sono anche alla base della nostra vita di fede. Solo questo ci permette di affrontare le difficoltà di ogni giorno senza eccessiva agitazione. La preghiera quotidiana, gli impegni lavorativi familiari, la gioia della vita di comunità, la voglia di rendere migliori gli spazi che abitiamo sempre il tutto fatto con umiltà e senza presunzione, per il tempo che ci viene concesso. Certo nella vita di coppia abbiamo anche i tempi dell'affettività che non devono mancare mai, anche perché aiutano a vivere meglio la gioia della vita di comunione nella coppia e nella famiglia, i figli devono avere la certezza che i loro genitori vivono con amore il loro stare insieme, questo dono loro gioia e sicurezza per il domani.

    Intanto ci prepariamo al tempo di avvento, il tempo dell'attesa della venuta del Signore in mezzo a noi. Dono di amore del Padre. insomma tutto ciò che concorre alla gioia dei grandi e dei piccoli. Sono giorni da cogliere nella loro bellezza e nella loro intensità. L'opera di Dio deve sempre essere sempre contemplata  perché possa essere colta pienamente nella bontà della manifestazione del Suo amore per noi. Non dobbiamo stancarci di cercare il sorriso dei bambini, ma è ugualmente significativo quello dei poveri che si sentono accolti, anche se necessariamente non hanno la stessa luminosità. Poi c'è il lavoro di tanti che si sforzano di comprendersi protagonisti della propria vita, cogliendo ogni occasione di lavoro come un dono del Signore, questo è il periodo della raccolta delle ulive, una pianta ritenuta preziosa in tutti i tempi e in tutte le culture, proprio per il caratteristico molteplice utilizzo dell'olio.

     E' un lavoro umile, ma che dona grande soddisfazione a chi lo esercita. devo dire che molti in parrocchia in questo periodo fanno le giornate per la raccolta. Il Signore li deve benedire e deve dare loro la gioia di raccogliere per come si sono sacrificati. Sono molti i lavori umili che vengono praticati con grande dedizione, basterebbe pensare alla pulizia delle scale, fatta anche da molti uomini. La situazioni di crisi economica che si accompagna ai nostri tempi, esige una dedizione al lavoro per come si trova. E' difficile che qualcuno riesca a fare il lavoro per cui si è qualificato con gli studi. Il nostro è un tempo frammentato per cui è opportuno fare quello che si riesce a trovare, per il tempo che si riesce a viverlo. E' fondamentale fare tutto con amore, come se fosse qualcosa di proprio, altrimenti ci si intristisce e non si riesce a vivere l'impegno con entusiasmo, caratterizzandolo con le proprie capacità personali.

18 novembre - Giornata luminosa, la pioggia è necessaria per la vita sulla terra e quando piove ringraziamo Dio perché si ricorda di noi, ma quando esce il sole tutto cambia diventa più bello nei colori che la natura ci dona. Anche questo fine settimana è stato particolarmente intenso, caratterizzato dalla gioia di avere il Vescovo in mezzo a noi per la benedizione della Mensa Caritas San Giuseppe. La conclusione dei lavori era attesa da molto tempo, anche se ancora manca l'operatività a motivo del gas, posso affermare che siamo alla fine dello stress che si è accompagnato alla realizzazione di questa opera. Come ho già detto in altre sedi, tutto nasce dall'amore verso Scalea e dalla volontà di corrispondere al volto nuovo della Chiesa, che deve sempre più diventare il luogo dove i poveri si sentono cercati, accolti e amati. Insomma è un passo in avanti verso la gioia di incontrare Gesù nelle marginalità del nostro tempo. Il Vescovo nell'incontro che ha preceduto la benedizione ha ricordato l'impegno della Chiesa nel realizzare con i proventi dell'8X1000 centri di accoglienza in diverse parti della diocesi per sostenere le tante povertà del territorio, e la sua volontà di valorizzare Scalea come residenza istituzionale del Vescovo. Ha anche parlato delle sue esperienze da parroco sempre attento alle periferie, con discrezione e continuità, grazie ai volontari della Caritas.

    

    Il Parroco ha ringraziato il Vescovo della sua presenza e del suo impegno a volere realizzata quest'opera, sottolineandone la preziosità per tutto il territorio cittadino, hanno partecipato tutti i parroci della città. ha anche ringraziato tutti coloro che concorrono con il loro impegno gratuito a portare avanti con generosità e dedizione l'opera del Signore nella parrocchia. Il Sindaco nel suo intervento, ha ringraziato per la disponibilità a costruire la speranza a Scalea, confermando la sua disponibilità a collaborare e a incoraggiare tutte le aggregazioni per la crescita sociale del territorio. Tutto si è svolto in un clima di serenità e di ascolto, classico il gesto del taglio della torta augurale e la gioia di tutti a condividere un momento di fraternità. Le altre immagini richiamano le altre attività orientate alla crescita della carità come sentimento naturale della vita cristiana. La Tappa della Carità per i ragazzi del primo anno della confermazione, che hanno animato la liturgia e vissuto varie esperienze di solidarietà e di condivisione. Non tutto e sempre procede per come si vorrebbe ma si tratta di orientare in modo nuovo la formazione alla vita cristiana e non tutti ne colgono pienamente il valore.

  

    Infine una giornata intensa è calorosa è stata la Domenica per i Poveri, che ha visto un lungo pellegrinaggio dei fedeli piccoli e grandi che hanno portato ciò che hanno potuto ai piedi dell'altare per condividerlo con le famiglie che attingono per il loro sostentamento ordinario alla Caritas Una Mano Amica e verranno alla Mensa Caritas San Giuseppe. Come sempre ci si è messi in cammino con il cuore aperto all'amore. Ritengo che i risultati siano stati molto positivi in ordine alla generosità della comunità e ai bisogni della parrocchia. Tutto è opera del Signore, è lui che apre i cuori all'amore, è sempre lui che incoraggia alla generosità, è ancora Lui che chiede di farlo come Chiesa, perché la comunità del Risorto corrisponda sempre meglio alla sua vocazione di essere il luogo dove si manifesta l'amore di Dio.  E' stato un Suo dono anche la celebrazione dell'Eucaristia che ha assunto i colori che dovremmo godere sempre, e che non sempre caratterizzano le nostre assemblee festive. La caccia del pelo del Branco ha fatto da sottofondo emozionale a questa Domenica di intensa fraternità e di condivisione.

     La bimbetta che mette in ordine qualche dono che ha portato la mammina, è una nota di colore che non guasta. La presenza dei bambini è sempre un dono del Signore, lo slogan che mi è venuto osservando la scena che che: i Bambini donano gioia e donano con gioia. Questo mi è venuto in un momento quello della missione ancora stenta ad essere espresso pienamente, speriamo bene. Devo anche dire che la comunità non sta collaborando troppo in riferimento allo slogan. Le altre foto? E' il corso per il recupero dei crediti perduti, chi non aveva fatto la tappa della Bibbia ha auto modo di viverla, con la presenza di Don Sandrino e di Don Francesco, chiaramente debitamente preparati dai catechisti. In realtà abbiamo avuto anche l'incontro con i genitori dei ragazzi scout, a me è sembrato molto intenso. Ma spero di poterne trattare nel link proprio.

    Per non dimenticare proprio nessuno, certamente con questa bella giornata di sole la gran parte delle mamme e delle donne in genere, saranno alle prese con la lavanderia domestica.  Auguri, vi auguro di vivere sempre con grande gioia ed entusiasmo il servizio prezioso e insostituibile della quotidianità familiare che non sempre e tutti siamo capaci di apprezzare. Per cui ne approfitto per ringraziarvi a nome dei vostri mariti, qualora qualcuno, troppo preso nei propri impegni lavorativi a sostegno della famiglia,  non lo facesse già ordinariamente di persona. 

12 novembre - Ma è evidente che il Parroco può contare su tanti amici, il Sacerdote ne ha ancora di più tra le due categorie necessariamente c'è una differenza anche perché il ministero sacerdotale si spende in tante parrocchie, per cui ovunque accade che si determino relazioni di amicizia molto belle e significative. Alcune si ricordano, altre restano conservate passivamente nella memoria ed emergono immediatamente al momento, quanto ci si restituisce per alcuni momenti all'esperienza vissuta nell'incontro estemporaneo con le persone e gi ambienti nei quali si è vissuta l'esperienza ministeriale. Diciamo pure che non mancano relazioni conflittuali, d'altra parte sappiamo tutti che nelle comunità spesso si articolano dei veri centri di gestione personale, per cui non tutti sono necessariamente contenti di vedersi rimossi da ruoli vissuti da decenni e in alcuni casi da generazioni, ma posso garantirvi che le situazioni positive superano di gran lunga quelle negative.

     Diciamo pure che il Signore benedice i suoi servi, e li consola con ogni consolazione, avevo pensato di potervi narrare alcune situazioni particolari ma poi ho pensato che avrei fatto torno a mille altre possibili per cui chiudo qui questo discorso orientato a ringraziare il Signore per tutto il bene che mi ha donato, la gioia condivisa nelle tante amicizie che ho vissuto, in questi anni spesi al servizio della Chiesa che è in San Marco Argentano - Scalea e, in qualche occasione, anche oltre. Questa sera ho avuto modo di iniziare la novena della Madonna del Carmine e ho avuto modo di rileggermi in tante situazioni vissute nella mia adolescenza. E' proprio vero, con il salmista non posso che ripetere: Che cosa renderò al Signore per quello che ha dato? Nulla, perfettamente nulla, semplicemente perché il dono del Signore esige la gratuità dell'accoglienza per cui non devo fare altro che valorizzarne l'amicizia e la Sua volontà di continuare a visitare la mia vita.

    Anche oggi è stata una giornata vissuta in modo instancabile, come sempre si comincia con la preghiera, poi la formazione biblica con la Lettera agli Ebrei, quindi problemi tecnici legati al ministero sacerdotale, poi vissuta soprattutto in relazione ai lavori da ultimare alla mensa. Sembra che tutto proceda abbastanza bene anche alcune operazioni non necessariamente saranno ultimate in occasione della visita per la benedizione dei locali del nostro Vescovo sabato sera. Insomma sembra che il più è fatto, per cui ciò che rimane può essere realizzato anche dopo. Climaticamente è stata una giornata nervosa, caratterizzata da molte intemperanze, ma non di intensità calamitosa come da più parti si grida nei vari media. Forse a qualcuno l'inverno fa paura, o più semplicemente si vuole accentuare quel clima di spavento capace di mettere in risalto le notizie, che altrimenti non sono lette da nessuno. insomma la dinamica di impressionare per essere maggiormente seguiti.

    Abbiamo avuto l'attività degli operatori della carità, la partecipazione di tanti che avvertono l'esigenza di essere sostenuti. Poi i giovani leggermente spensierati che si allenano con gioia e serenità, si comincia anche a pianificare la pulizia finale degli ambienti, ma la parola fine non esiste, per cui diciamo di questa fase lavorativa. Ritengo anche di poter affermare che l'operazione adesioni alle attività oratoriali può dirsi conclusa, salvo qualche scampolo finale il numero per adesso è bloccato a 228 adesioni compresi i catechisti/educatori e gli animatori. Non è male, anche se deve essere considerata non positiva una leggera flessione, rispetto all'anno precedente, delle adesioni all'assunzione delle responsabilità formative. Molti hanno paura di mettersi in gioco anche se ne hanno le potenzialità, così come sarebbe sbagliato mettersi in gioco solo per seguire i propri figli, insomma dobbiamo ancora recuperare pienamente il senso vocazionale dell'impegno di educatori alla fede.

11 novembre - Il Signore ci ha donato di vivere ieri l'inizio del cammino di formazione per la missione parrocchiale, dopo un primo momento di confronto assembleare con il racconto breve della propria esperienza ecclesiale, ci si è successivamente divisi nei gruppi guidati per gli adulti da Padre Fabio e per i giovani da Padre Alessandro. Come prima esperienza dobbiamo essere soddisfatti anche se il fronte giovani esige un rinvigorimento nella partecipazione alla formazione. Merita anche apprezzamento l'inserimento nella parrocchia di Don Sandro e Don Francesco, che in modo molto diverso si rendono presenti alle varie attività caratterizzandole con i loro carismi. La missione esige uno sforzo intenso comune, anche perché l'obbiettivo e coinvolgersi nella costruzione della vita di fraternità all'interno della comunità. Insomma si tratta di uscire dal chiuso della propria famiglia e degli amici per vivere sempre con più naturalezza il sentirsi cristiani e fratelli e sorelle all'interno della comunità. Non si ha la presunzione di riuscire a trascendere le difficoltà che si accompagnano al tessuto sociale nel quale viviamo, ma fare azioni che incoraggino la gioia di stare insieme, che alimentino la nostalgia dell'incontro con l'altro.

 

     Tutte le attività della vita di comunità sono orientate a questo obbiettivo, sia quelle con i piccoli che quelle con i grandi, ma adesso ci prepariamo a vivere coralmente un tempo di grazia che certamente, per la intensità della proposta, non passerà senza incidere in qualche modo nella vita delle persone. Intanto vi propongo alcune immagini della Mensa Caritas. Come potete notare siamo strutturalmente a buon punto, come sempre è la parte finale, che esige più tempo per essere definita, ma il grosso è fatto. Per diventare operativi, è necessario il collegamento alla rete del gas e poi via, si parte. Anche il numero delle persone disponibili è abbastanza motivato e qualificato, insomma ci si avvia con serenità a questo appuntamento di fraternità con le marginalità cercando di leggere in questa esperienza ciò che più immediatamente caratterizza la vita cristiana, la gioia di stare insieme con coloro che hanno più bisogno di calore umano, di fraternità. Scalea deve vivere con più intensità la capacità di essere comunità cristiana, una comunità che fa esperienza di gratuità, che vive e trasmette la presenza del Signore.

 

    In realtà molti gruppi e associazioni cristiane, quasi tutti, trattano nei loro progetti del servizio alle marginalità, ma poi non sempre si è conseguenti, troppo spesso si resta sul teorico e sul vissuto di qualche esperienza, la quotidianità è prova di lettura sulla validità di un progetto di servizio.  Speriamo di dare un buon esempio di maturità esperienziale e non solo di dialettica relazionale. Come sempre non tutto dipende da noi, ma di certo dobbiamo affrontare il tutto con una motivazione di fondo, dobbiamo pregare perché il Signore si accompagni alla nostra volontà di testimoniare il Suo amore. Altre volte ho auto modi di dire che Scalea ha assolutamente bisogno di vedere che amare è positivo, amare costruisce speranza, amare dona la gioia di vivere, amare aiuta a stare bene con tutti. Si tratta di inserire nel vissuto della città questa virtù cristiana che è la sola capace di cambiare il modo di relazionarsi e dello stare insieme.

     Occorre dare cittadinanza a Gesù ed è bello poterlo fare negli ambienti pastorali, sono ambienti dove si parla molto di Gesù, ma adesso abbiamo l'opportunità di farne esperienza, di farlo incontrare con gli altri con la Sua premura e l'attenzione che ha sempre avuto verso coloro che ne cercavano il conforto, coloro che avevano bisogno del Suo aiuto. La Chiesa sta attraversando un tempo molto tormentato, anche all'interno della Chiesa sembra abitare un pericoloso desiderio di conflitto, di generare separazione, di svilire l'opera del successore di Pietro, indebolendo così tutto quanto va comunque realizzando in ordine alla comunione e al desiderio di bene in ogni parte del mondo. Che cosa hanno a cuore questi fratelli e queste sorelle che operano in questo modo? Verso dove pensano di orientare la carica di amore che il Signore ha posto anche dentro di loro. Non dobbiamo fare altro che pregare e sperare che la Chiesa riscopra la gioia di camminare in comunione piena e vera, solo in questo atteggiamento ordinario e gratuito può vivere la bellezza di essere strumento del Signore per il bene e la gioia dell'uomo.

9 novembre - Intanto l'anno liturgico va completandosi, ci incamminiamo verso la fase conclusiva caratterizzata dalla festa rurale di San Martino e dalla Domenica delle Povertà. Il Santo Padre ci incoraggia a essere tutti protagonisti nella partecipazione solidale al dramma dell'umanità che stenta a comprendere, questo accade anche per molti battezzati, l'altro come il fratello da amare e da sostenere. Chiaramente per come è possibile, nessuno deve impoverire se stesso, ma neanche deve far finta che l'altro non esiste. Alla base di questo disinteresse necessariamente dobbiamo porre la mancata evangelizzazione della comunità cristiana, ancora oggi la gran parte di noi praticanti vive più di tradizioni religiose, che non seguendo con attenzione gli insegnamenti del Signore. La via del discernimento per orientare alla santità la propria vita, la capacità di dedicarsi agli con impegno e continuità agli emarginati, la gioia di diffondere il Vangelo all'interno della propria famiglia stentano ad abitare il cuore di molti fedeli.

     Non bisogna scoraggiarsi, semplicemente avere coscienza dell'impegno necessario perché la fede in Gesù cristo torni ad essere un riferimento vero almeno per coloro che sono battezzati. Anche la missione che ci avviamo a vivere vuole avere questo obbiettivo, direbbe San Leone Magno: O cristiano, ricorda la tua dignità. Questo esige vivere con più distacco la gioia di essere la comunità dei redenti, una gioia da esprimere anche nei momenti difficili che necessariamente chiedono di abitare anche la nostra vita. La missione chiede ai battezzati di dare più spazio all'impegno di rendere presente il Signore al di fuori degli ambiti ordinari di impegno ecclesiale, insomma non vivere solo la sequenza interminabile di incontri formativi nelle varie sedi, ma mettersi in cammino per cercare il fratello la sorella dei quali ho smarrito la presenza.

     Devo imparare a guardare con gli occhi del Signore, occhi che guardavano con attenzione, in profondità, che aprivano all'amore dell'incontro. Occhi che davano speranza, che trasmettevano la certezza che Dio ci ama, Dio è Padre, Dio che chiama all'incontro con se. Tutto questo forse oggi non è tanto presente nella vita di comunità. Forse è meglio dire che manca in noi protagonisti istituzionali dell'evangelizzazione la gioia di vivificarlo, perché certamente Dio è presente nei cuori, ma non sempre è una presenza che riesce ad emergere con vigore. Perciò dobbiamo chiedere al Signore di incoraggiare l'anelito ad andare verso l'altro, cercando in questo andare la capacità di coglierlo in tutti coloro che incontriamo e che hanno bisogno di sentirsi amati dal Signore e anche da noi. E' vero capita di sentirsi già oberati da troppi impegni, proviamo a togliere qualcosa di meno importante, ma non trascuriamo la gioia di rendere presente Gesù.

8 novembre - Il Sito comincia a diventare difficile da gestire, mi dicono che devo cambiare il programma, ormai storicizzato, intanto mi vieta di trasmettere con la comunità. Anche oggi ho passato alcune ore io a scrivere e lui a cancellare, dopo una rielaborazione programmatica, riprendo ma ormai è un po' tardi per trasmettere con freschezza le idee. Come sempre una giornata particolarmente intensa, oltre gli aspetti liturgici caratterizzati da quattro celebrazioni eucaristiche due delle quali esequiali, che hanno caratterizzato emotivamente questa giornata. La nota saliente e innovativa è il montaggio effettuato della cucina nella Mensa Caritas che comincia ad assumente un aspetto dignitoso, contemporaneamente stiamo anche operando per realizzare il bagno per i disabili. Nel frattempo è stata montata la ringhiera all'uscita di emergenza che adesso è pienamente funzionale. Allora siamo alla fine dei lavori? Penso proprio di no. Però procediamo verso l'attivazione per i quali sono stati aperti. Ho avuto modo di riposare durante le celebrazioni, sostanzialmente caratterizzate da una preghiera intensa, anche perché i partecipanti alle celebrazioni esequiali erano veramente pochi, insomma ho cercato di sopperire con l'interiorizzazione alla carenza di partecipanti.

     Poi ci sono anche altre informazioni di malessere per alcuni fratelli e sorelle, per cui la motivazione per pregare un po' di più certamente non mancano. Chiudo questa giornata sostanzialmente sereno, anche perché il Signore non mi ha fatto mancare niente in ordine alle consolazioni spirituali. Tutto procede secondo quanto andiamo preparando e vivendo, i ragazzi animano gli ambienti dell'Oratorio con lo sport, la musica, la gioia della vita comune, la catechesi e la preghiera. I responsabili dei vari ambiti educativi non si risparmiano in ordine alla programmazione nei team, gli ambienti oratoriali rispondono alle tante esigenza anche in seguito alla loro ristrutturazione. I ragazzi rispondono bene ai ritmi formativi di catechesi di meno alla vita liturgica della comunità, ma forse deve essere così in questo periodo storico. Io mi sforzo di operare in modo sereno anche se la mente è intasata di preoccupazioni non sempre risolvibili, per cui necessariamente corrono il rischio di intasarsi nella mente. In questo la preghiera è un deterrente positivo che aiuta a liberare la mente e incoraggia il cuore ad osare di più sulla via dell'amore disinteressato.

     Certo sta arrivando anche il momento di pagare i lavori ed è anche questo che genera perplessità, anche perché, a motivo delle varianti in itinere, come sempre si parte con 10 e si arriva a venti, senza avere la possibilità di dilatare i fondi a disposizione. Come sempre ci si appella alla Divina Provvidenza, fino ad ora non ha deluso speriamo non decida di cambiare aria.  Nella vita di un parroco la fede nella provvidenza è indispensabile altrimenti altrimenti si corre il rischio di restare bloccati al palo, se uno non rischia non farà mai nulla, anche perché alcune disponibilità nascono dal fare esperienza di emozioni dalle cose tangibili, insomma far vedere l'opera per incoraggiare il coinvolgimento. Ma allora è un problema di spettacolarità, no ma solo un corrispondere alle esigenza della vita di comunità. Esigenze artistiche, esigenze sociali, attenzione ai bisogni della gente e via a seguire. la parrocchia è un mondo complesso ed è bello farlo respirare in ogni ambito.  Non capita spesso di essere sollecitati a guardare con più attenzione alla gente che il Signore ti mette accanto, però quando ci si riesce si torna a casa con il cuore più pieno di amore e di gioia.

     Arrivo all'appuntamento dell'apertura della mensa con più emozione del solito, come il conseguire un traguardo inesplorato. Devo ammettere che ho sempre operato per dare cose, anche abbondanti ai bisognosi, ma non mi è mai capitato di condividere con loro stabilmente parte del mio tempo, per cui lo colgo una vera grazie del Signore poterlo vivere. Certamente sarò costretto a rinviarla almeno di una settimana, anche perché non riusciamo ad essere operativi per il la Domenica della Povertà, che comunque dedicheremo alla raccolta di viveri, ne avremo ancora più bisogno per cui occorre incentivare la gioia di diventare un dono per gli altri. Nel cuore delle persone è profondamente radicata la gioia di donare, ma siamo frenati e deviati da questa società che propone l'egoismo, il carrierismo, l'arricchimento personale come traguardo da conseguire, per cui si va avanti rattristati dal non potere avere tutto ciò che si vorrebbe, è nell'insegnamento di Gesù che dobbiamo cogliere la bellezza di essere vivi per l'eternità e non solo per la breve esperienza terrena. Anche se non sempre e non tutti ci riusciamo, ma semplicemente auguro a tutti di dare più spazio a Dio nella vita di ogni giorno.

5 novembre - Come sempre l'inizio di novembre è caratterizzato dalla memoria dei nostri cari, per cui ritengo di non dire molto se affermo che al centro dei pensieri di tutti ci sono stati coloro che ci hanno dato la vita, ci hanno donato il Battesimo e nel battesimo ci hanno incoraggiato a camminare con Gesù, quale compagno privilegiato per affrontare con coraggio la vita terrena e guardare con grande fiducia alla vita eterna in Dio. Anche io ho cercato di dare più spazio alla riflessione e alla comprensione della vita, insomma un po' più di silenzio personale e la volontà di andare maggiormente in profondità per la comprensione delle azioni e della vita pastorale della comunità. Capita spesso che in questa condizione i risultati che ne escono non necessariamente sono quelli sperati, per cui mi irrigidisco idealmente e la visione che ne esce diventa più negativa e pesante in ordine alla speranza che il Signore ci chiede di annunciare e testimoniare. Percepisco la capacità di leggersi nella dedizione al Signore ma anche la non volontà di andare più in profondità nella dedizione a renderlo presente nella vita di ogni giorno, insomma si corre il rischio di leggerlo importante purché rimanga nella Sua nicchia, insomma non deve diventare una presenza invasiva.

    Eppure le immagini che il Signore mi dona di contemplare non sono negative, come anche non lo sono la dedizione di chi mi collabora con grande dedizione, ma allora cosa non va, dove emerge il problema? Difficile da dire, però non ritengo che sia una mia fantasia mentale, quando leggo la difficoltà è perché c'è, anche se non sempre riesco a renderla visibile immediatamente. Capita che tutto inizi con una scena idilliaca, che merita di essere memorizzata. Il protagonista iniziale è il vento che si accompagna a questa ripresa dell'autunno, scuote gli alberi, fa cadere le foglie e le fa roteare a suo piacimento, tutto diventa filmico e ricco di creatività. Ad un tratto irrompe nella scena una bambina di due o tre anni, arriva al Parco degli Angeli, il clima è abbastanza rigido, insomma freddo tendente alla pioggia. Lei si toglie le scarpette e comincia a correre, naturalmente inseguita inutilmente dalla mamma. Comincia a raccogliere le foglie come se fossero dei fiori e ne fa un mazzetto che tutto ad un tratto avverte di far roteare nel vento, mentre lei riprende a correre questa volta attraversando con grande gioia il prato.

    Fine della scena, non perché sia conclusa la volontà di giocare della bambina, ma perché io devo riprendere il mio servizio sacerdotale, per cui devo portarmi verso la Chiesa, cambia il panorama, al centro dell'attenzione è la vita di fraternità, la gioia dell'incontro con Gesù, la constatazione che la gran parte dei ragazzi di catechesi stentano a cercare il loro posto tra i banchi ed io che comunque deve animare l'assemblea e la liturgia orientando alla speranza la vita di comunità. E' vero sono sostanzialmente incontentabile, per cui stento a comprendere pienamente la bellezza dei doni con il quali il Signore si accompagna alla mia vita di custode della comunità, ognuno ha il suo carattere, però è vero io devo solo ringraziare e non lamentarmi. Prima di tutto per l'impegno di molti che instancabilmente operano per il bene della comunità, poi per la disponibilità alla sopportazione degli animatori, che cooperano attivamente con la loro caratteristica creatività per la buona riuscita degli impegni da portare avanti. Perfino gli innamorati nella loro follia, caratteristica di questa età, condividono un po' del loro tempo con me.

    Secondo me impoverisce la gioia della vita comune nelle sue tante manifestazioni di affetto la ritualità degli incontri che non sempre aprono a una comprensione spirituale delle attività orientate alla crescita cristiana dei ragazzi e  dei giovani. Voglio dire che tante manifestazioni dovrebbero andare avanti come una routine creativa, ma ormai stabilizzata e invece permane una certa insicurezza di fondo nella dedizione al servizio, che quasi vincola alla presenza anche in situazioni che personalmente ritengo acquisite, questo non mi aiuta a vivere pienamente le emozioni che comunque il signore mi dona nella vita sacerdotale, che purtroppo vengono quasi assorbite immediatamente dalle cose da fare e da preparare. Insomma avrei bisogno di più solitudine, di più silenzio attorno per poter accogliere e assaporare quanto il Signore dona, senza doverlo immediatamente disperdere in questo o quell'incontro. E quindi? Vediamo se si riesce a modificare qualcosa, a far vivere qualche protagonismo in più. Proviamo, dopo vi farò sapere. Certo rimane vivo il problema che io non mi accontento facilmente e questo non concorre a dare serenità attorno. Comunque, adesso buona notte a tutti e grazie.  

28 ottobre - Oggi è la festa dei Santi Simone e Giuda, giustamente molti diranno ma chi sono costoro? Così andiamo a scoprire che anche tra le colonne fondanti la nostra vita di fede, abbiamo Apostoli più noti e altri pressoché sconosciuti. Insomma in ogni categoria esistenziale perfino in quella apostolica, esistono disparità di valutazione e di protagonismo nella comprensione del ruolo. Diciamola tutta, anche io farei fatica a dirvi qualcosa in più su questi discepoli che hanno avuto la fortuna di condividere l'avventura terrena del Signore, probabilmente hanno speso anche loro l'esistenza per al evangelizzazione dei popoli, di Giuda conserviamo anche una Lettera nel Nuovo Testamento, ma per il resto è tutto avvolto in tradizioni ecclesiali che come al solito hanno un loro fondamento storico ma non assurgono al valore di una storia su di loro. Voi direte ma non è proprio molto, è vero, ma alcune volte è importante accettare anche i limiti di conoscenza che le prime comunità cristiane ci hanno lasciato. Per cui facciamo comunque festa e ringraziamo il Signore per la loro presenza accanto a Gesù e nel successivo impegno di diffonderne il messaggio, contribuendo alla fondazione della Chiesa.

    Continua la primavera autunnale, clima medio caldo, con desiderio di mare. La gente è serena, la campagna soffre molto per l'assenza di acqua, speriamo in un cambiamento ma non è garantito in tempi brevi. Anche se tanti ne parlano, ma di ciarlatani imbonitori su tutti i media ne abbiamo anche in riferimento al clima, per cui non dobbiamo fare altro che sperare nella volontà di Dio di dare un volto credibile al clima autunnale. Diciamo così la vita di comunità continua come la relazione con il clima, manca necessariamente qualcosa perché il dono della fede porti più frutto. La domanda spontanea è, ma può portare più frutto? Ritengo di si, ma il ritmo della proposta spirituale ha bisogno dell'entusiasmo nella preghiera, perché  solo così la fede riesce a generare nei cuori delle persone aneliti impensabili e incoraggiamento a perseguire traguardi nuovi. Alcune volto mi rendo conto di chiedere troppo, o almeno penso sia così, perché anche le persone più disponibili si attestano sul fronte acquisito, tengono la posizione con difficoltà senza perciò osare un attacco rischioso per provare a sfondare il fronte.

     Non dobbiamo dimenticare di avere a che fare con una società sempre più esigente, che assorbe molte energie. Per cui anche coloro che hanno aneliti inenarrabili nel cuore, poi si ritrovano a poterli esprimere con molto difficoltà nella vita di ogni giorno. C'è sempre il rischio di fare troppe riunione trasformando così la vita di fede in una sequenza interminabile di incontri formativi, mentre dovremmo riuscire a fare quotidianamente esperienze di vita condivisa con i più deboli perché possano fare esperienza dell'amore di Dio che non li abbandona e li cerca in modo instancabile. Nel frattempo ci rendiamo conto che la preoccupazione del futuro abita il cuore dell'uomo, per cui la proposta di amore gratuito che passa attraverso la vita cristiana alcune volte è osteggiata dal problema della sicurezza, del futuro dei figli, del male che si accompagna alla vita di ogni giorno, insomma molti fanno fatica a dare seguito nella vita alla fede nella quale pure credono. Ma come potete rendervi conto stiamo sempre parlando sempre  in riferimento al mondo protetto dalla fede in Dio.

    Poi abbiamo il mondo nel senso più reale e, per alcuni aspetti, triste del termine, se riesco ve ne parlo in serata. Adesso buon appetito. Nella speranza di non essere letto da molti, poiché l'ora è quella della dolcezza familiare, mi capita di dover affrontare da parroco i problemi esistenziali che si accompagnano in modo drammatico alla vita di tante famiglie. Le difficoltà maggiori sono legate alla malattia, che per il dramma che comporta oggi si chiama tumore nelle sue variegate espressioni e tipologie. Però la parola stessa, quando comincia ad abitare la vita delle persone, la trasforma in modo viscerale, non è necessario che ci siano forme gravi ed invasive, basta anche un coinvolgimento marginale, ma tutti sappiamo che questa tipologia è pervasiva ed è difficile da estirpare per cui ci si prepara sempre a una fase successiva. Insomma, in queste situazioni, non è facile gioire e guardare al futuro con fiducia. La casistica diventa più complessa se coinvolge, per come purtroppo accade spesso, i ragazzi e i giovani. In realtà non è così, rimane un dramma che coinvolge tutta la famiglia ad ogni età, si deve solo sperare di non doverne subire la presenza.

    L'altro problema grave che coinvolge i nostri giovani ma si protrae nel tempo anche per gli adulti è la droga nelle sue varie tipologie.  Generalmente si resta coinvolti in età scolare, è un fenomeno legato sostanzialmente agli amici. La droga è molto diffusa in ogni ambienti, ma dove più immediatamente diventa ordinaria è l'ambiente scolastico, da questo si dirama un po' dappertutto. Ho motivo di pensare che non ci sia alcuna remora di farlo in ogni ambiente, ad ogni ora. Spesso gli ambienti nei quali si comincia sono le tante feste che costellano la crescita dei nostri figli, nelle discoteche  m anche negli ambienti di vita ordinaria. Generalmente si ha bisogno di stordirsi, molti lo fanno con l'alcool, altri con il fumo. Nella gran parte dei casi dall'alcool si viene fuori con la crescita, non sempre e non tutti ci riescono. Per quanto concerne il fumo inizia una dipendenza che non è facile interrompere, anche perché si entra a far parte del giro, si è cercati, insomma la persona diventa motivo di guadagno e c'è chi ha grande interesse che uno non smetta mai.

     Tutta la famiglia resta drammaticamente coinvolta anche perché il rischio è l'annullamento delle speranze riposte sul futuro dei propri figli, oltre il grave dispendio di denaro che comunque questo fenomeno comporta. Però per i genitori, diventa una tragedia semplicemente perché non sanno in che modo intervenire e purtroppo non sempre si socialmente si hanno a disposizione strumenti adeguati di interdizione. E' un fenomeno molto diffuso anche nella nostra realtà,  i fatti di cronaca di questi giorni, ci fanno comprendere che il rispetto per la vita dell'altro si abbassa sempre di più ed è fenomeno generalizzato quello di prevalere ad ogni costo sull'altro anche se in modo violento. In un contesto di violenza diffusa le vittime privilegiate sono sempre gli indifesi, cioè i nostri figli. Ad una certa età è difficile trovare dei colpevoli, purtroppo sono quasi tutte vittime bisognose di essere aiutate.

    In molte case tanti fratelli e sorelle piangono questi drammi, è bene ripeterselo spesso, per evitare di lamentarsi troppo invece di ringraziare per tutto ciò che si accompagna alla nostra vita in ordine alla pace e alla serenità familiare. Proviamo a stare loro vicini, come? Attraverso la preghiera ama anche mediante atteggiamenti di amicizia sincera e di disponibilità al dialogo, ritengo che di più si faccia fatica a fare. Non è facile entrare nella vita dei nostri giovani anche per questo è bene seguirli con attenzione e farli maturare con autonomia nella crescita. Devono imparare a vivere la responsabilità delle proprie azioni e anche la comprensione dei drammi che derivano nelle scelte sbagliate che possono compiere.  In molti casi non basta una famiglia sana, occorre anche una famiglia attenta alla crescita dei propri figli, perché altrimenti altri si inseriscono e non sempre per aiutarli a crescere, ma semplicemente per usarli. Non è facile sostenere chi vive questi drammi, ma appartiene a quanto il Signore ci chiede di testimoniare e per quanto ci è possibile è importante farlo con generosità in un sincero spirito di solidarietà.

22 ottobre - Prove di accelerazione per i lavori, qualcosa si muove, ma nulla di particolarmente straordinario, se non altro abbiamo quasi liberato il salone. Insomma gli spazi pastorali diventano più vivibili. La nota saliente di questa giornata è certamente la ricorrenza di Papa Giovanni Paolo II che oggi la Chiesa celebra come Santo del nostro tempo e che noi abbiamo avuto modo di godere nel suo entusiasmo da vivo. Di certo ha dato una sterzata alla pastorale della Chiesa, che all'improvviso si è trovata nella esigenza di comprendersi nel mondo uscendo in modo definitivo dagli spazi protetti, che precedentemente erano quelli propri della vita ecclesiale. Lo si è visto dal giorno del suo insediamento in Vaticano, quando alla fine della celebrazione si è sganciato dal corteo liturgico ed è andato verso la folla, inseguito dalla gendarmeria vaticana che non era preparata a questo fuori programma. Io allora ero uno studente di teologia, la figura di questo Papa si accompagnerà  tanta parte della mia vita sacerdotale. Lo contraddistingue l'empatia che lo relazionava in modo connaturale alle comunità verso le quali viveva gli incontri, ma soprattutto verso i giovani riusciva a creare una dinamica di relazione connaturale, insomma messaggio diretto, trasparente e immediato.

    Lui da il via alle giornate mondiali della gioventù, ma soprattutto rimuove quella patina di già visto, di antico che si accompagnava nonostante il Concilio alla vita della comunità ecclesiale. Un errore storico si è accompagnato al suo ministero petrino, probabilmente legato alla sua vita di cristiano polacco che ha vissuto la grande guerra e immediatamente dopo la dominazione comunista, questo ha determinato in lui la difficoltà a sostenere le comunità latino americane, e il suo schieramento a favore degli Stati Uniti di Regan contro ogni forma di comunismo. Ne pagarono gravemente le conseguenze i paesi latino americani dove era fortemente presente la chiesa impostata sulla teologia della liberazione. Come dire, la perfezione è solo in Dio, ma anche le imperfezioni non sono di ostacolo sulla via della santità. Ma oggi ne celebriamo la disponibilità di affidamento totale a Dio per il bene delle anime e la sua totale dedizione alla Chiesa che i Cardinali gli avevano affidata, ha vissuto anni di intensa dedizione pastorale, poi il lento declino delle energie e con queste anche una gestione parallela delle responsabilità petrine che non sempre ha fatto bene alla vita della Chiesa.

   Per il resto è stata una giornata contrassegnata da molte preoccupazioni, per le persone che chiedono di pregare per i loro problemi, per quanto mi  è possibile cerco di farlo anche se ritengo di essere indegno di chiedere qualcosa al Signore, la speranza è sempre riposta nella misericordia di Dio, che sempre perdona e che ci accoglie nonostante i tanti errori che commettiamo. Quando il cuore dell'uomo vive con sufficienza la relazione con Dio viene meno quell'anelito instancabile del cuore che permette di invocare aiuto con fiducia, insomma si ingenera una dedizione istituzionale che non è alimentata da una comprensione piena dell'aiuto dell'altro. Poi a seguire tante attività lavorative che non mi hanno lasciato libertà neanche nel respirare. Per come si dice generalmente. Ritengo che a seguire sarà sempre così, già precedentemente tutto era molto intenso, ma con l'apertura della Mensa Caritas San Giuseppe ritengo che le cose possono perfino stabilizzarsi in un servizio permanente verso i più bisognosi. Forse è proprio quello che ritengo necessario per qualificare deistituzionalizzando la mia vita.

21 ottobre - Riproviamo a scrivere ma il programma ha già rifiutato di caricare una volta. Stavo narrando di questo autunno estremamente primaverile, che fa desiderare l'acqua alla campagna e che genera disorientamento nel mondo rurale. Non è facile da accettare una stagione totalmente anomale rispetto alle sue caratteristiche salutari per tutto ciò che caratterizza le colture di questi mesi. Prima o poi ci restituirà il vero autunno, è quello che speriamo da più parti. Nel frattempo la comunità cerca di vivere con impegno il mese missionario, e devo affermare che nessuno si tira indietro, per cui non posso che ringraziare il Signore per lo zelo nell'impegno con il quale i battezzati corrispondono alla loro missione evangelizzatrice. Battezzati e Inviati, è questo lo slogan che caratterizza l'impegno di quest'anno, sarebbe a dire avere coscienza del dono ricevuto dal Signore per corrispondervi con estrema dedizione. Qualcuno giustamente avrà modo di riflettere sul disimpegno con il quale molti battezzati corrispondono alla loro responsabilità in ordine alla evangelizzazione, è vero non sempre e tutti, ma probabilmente è stato sempre così nella storia della Chiesa.

     Proprio adesso che tutto sembra filare liscio, mi va assalendo una forma di torpore che incoraggia la ricerca di un letto capace di darmi del riposo. In questa fase vivo da solo in canonica, per cui sono circondato dal silenzio, almeno di notte, durante il giorno è tutta un'altra musica, ma come sempre è opportuno settorializzare le emozioni, per cui in questa fase non è male godersi l'esercizio del'ascolto che per m diventa un esercizio interiore poiché non colgo voci esteriori, anche se probabilmente questo è legato agli impegni serali che non sempre danno spazio al silenzio, alla preghiera, alla ricerca interiore. E' importante cercare dentro di se tutto quanto il Signore ci chiede di trasmettere altrimenti corriamo il rischio di comunicare la fede come dei libri stampati e questo certamente non viene dagli insegnamenti del Signore. Quindi la fede diventa un esercizio di testimonianza che abbiamo appreso con naturalezza dai nostri genitori, ma che oggi stenta non poco ad essere amalgamato in una società agnostica.

     Anche il dono della presenza di Don Sandro e di Don Francesco da parte del Vescovo concorrono alla mia serenità e alla gioia sempre rinnovata di servire la Chiesa in modo nuovo. Come ho avuto modo di dire rappresentano per me la chiesa che si rinnova in ogni tempo, per cui il mio compito rimane quello di permettere loro di leggersi nel protagonismo che il Signore ha loro affidato. Nel frattempo non mi stanco di cogliere la bellezza delle opere di Dio nella bellezza del creato che lascia sempre spazio allo stupore delle cose sempre nuove che il Signore incoraggia a guardare e a contemplare. Come dicevo inizialmente tutto prosegue con grande dedizione. Il silenzio notturno lascia spazio alla riflessione, alcune volte sembra prevalere un senso di paura, sono momenti ma non per questo devono essere trascurati o banalizzati. D'altra parte, ogni emozione merita di essere memorizzata anche perché è parte integrante del mosaico che il Signore tesse grazie alla nostra presenza nel suo piano di salvezza.

    Ho resistito abbastanza, in realtà è presto, ma evidentemente la giornata è stata particolarmente stancante e il sonno insiste nel voler prevalere sulla voglia di continuare a lavorare. Come è andata? Semplice e lineare. Sveglia alle cinque, poi lavoro al computer, quindi aperture delle porte ai cantieri che si accompagnano alla vita della comunità, la mensa Caritas, la riqualificazione del salone, gli acquisti delle suppellettili per il funzionamento della struttura, poi la preghiera, la Santa Messa, dimenticavo la sistemazione del verde attorno alla Chiesa. Da non trascurare le persone e i responsabili delle varie attività che chiedono di essere ascoltate e accolte per le varie necessità che si accompagnano alla loro vita. Quindi aggiornamento straordinario del computer e degli spazi possibili per i campi estivi con i ragazzi. Pranzo straordinariamente leggero, insomma giusto, poi si riprende con l'arrivo dei ragazzi, poi dei giovani al campetto, quindi le pulizie nel salone per preparare la sistemazione degli ambienti per domani. Poi ci sono gli impegni celebrativi della sera, gli incontri con i laici, cena frugale e aggiornamento del sito. Quindi buona notte.

18 ottobre - Nel frattempo è passata una settimana, voi direte quanta pigrizia nello scrivere, in realtà è il computer che rifiuta di caricare quanto esprime, evidentemente non è d'accordo sui contenuti, magari più semplicemente il link deve essere alleggerito, domani faccio una verifica. E' stata una settimana molto intensa e forse con questo non dico una grande novità, la vera novità è che non riesco a rallentare i ritmi operativi della parrocchia, per cui ogni giorno diventa più variegata, oggi i giovani hanno dato dimostrazione di affezione ai loro colori sociali, sta per i loro interessi preferiti, insomma per fare spazio alla palestra hanno smantellato la cucina. Era tutto concordato, ma lasciatemi stupire per l'impegno non indifferente che hanno inteso esprimere. Le attività di iniziazione proseguono con ritmo crescente, con oggi abbiamo dato il via all'esperienza dell'ANSPI, per capirci diciamo un respiro più ampio alla vita della comunità oratoriale, usciamo così dall'ambito territoriale ed entriamo in quello nazionale. La nota positiva è che va stabilizzandosi la presenza degli adolescenti e dei giovani attorno alla parrocchia, è importante questo attorno, non dentro.

     Ma poiché io sto quasi sempre fuori non debbo lamentarmi perché mi permette di incontrarli  e di gustare la loro gioia, il loro innamorarsi, la loro voglia di correre e di sorridere. Ma i giovani veramente sono tutti così? Può darsi anche di no, io li vedo così, magari vogliono farsi vedere così da me, per farmi contento e io lo sono. C'è tanto bisogno di affetto, di sicurezza, di stabilità per il futuro, nei loro cuori  c'è tanta voglia di speranza. Il nostro compito rimane sempre quello di non deluderli, di condividere la loro storia, di accompagnare i loro passi, di cercarci in loro cogliendo nella loro presenza quello che alcune volte manca alla nostra vita. Altre volte ho detto che loro sono il futuro della storia, non dobbiamo fare altro che renderglielo vivibile, possibilmente anche bello. Dobbiamo imparare quasi tutto dai nostri genitori che si sono sacrificati in tutto per fare spazio a noi, non sempre ci riusciamo anche perché ci stiamo abituando a fare i giovani del villaggio, spendiamo quasi tutte le risorse disponibili, per cui per i giovani veri rimane veramente poco. Dovremmo cambiare il nostro modo di vivere, eliminare qualche comodità, forse staremmo anche meglio.

    Intanto si continua a combattere in Siria, si avvallano le pretese di annientamento di un popolo, quello Curdo, per assecondare le mire di possesso dei popoli entro i quali confini da noi europei, dalla fine della prima guerra mondiale, è stato costretto a coabitare: Turchia, Siria, Iraq, Iran. Come sempre a pagarne maggiormente le conseguenze sono gli indifesi, i bambini, i civili, anche perché i militari sonno come relazionarsi tra loro, come combattere e difendersi. Il Santo Padre incoraggia alla preghiera, ed è bene perché questo si può fare, ma dovrebbero essere i potenti della terra, anche essi credenti in varie religioni, a vivere una maggiore disponibilità alla conversione del cuore. Diciamolo pure, anche nelle nostre famiglie non sempre si riesce a vivere la disponibilità alla pace, per come il Signore ci chiede. Alcune volte vorremo che altri facessero quello che noi rigettiamo come pratica. Finché possiamo dobbiamo impegnarci a vivere la disponibilità alla fraternità, alla gioia delle relazioni di comunione, per quanto dipende da noi, verso tutti e quando questo non lo viviamo non dobbiamo stupirci se altri, per interessi certamente più rilevanti, vivono in conflitto.

    Insomma dobbiamo capire, ma ritengo che lo si comprenda con facilità che la pace è legata alle scelte che compiamo ogni giorno in ordine alla fraternità e alla gioia di costruire la vita comune con tutti. Non sempre riusciamo a cogliere la preziosità di questo impegno, forse per questo ci stupiamo di quanto ci accade interno che altro non è se non l'ampliamento di quanto ciascuno vive nel proprio cuore. Insomma per quanto questo ci appartiene ciascuno deve imparare ad amare e a trasmettere amore. Non posso che ringraziare quanti condividono con me la gioia di servire il Signore nella vita di comunità, e invocare dal Signore la pace di cui ciascuno ha necessariamente bisogno. Non posso chiudere senza dare un saluto particolare a quanti oggi, ella ricorrenza di San Luca celebrano la festa, le ricorrenze e tutto ciò che trasmette loro gioia e voglia di sperare in tempi migliori. Auguri comunque a tutti e che il Signore vi conceda, insieme alle vostre famiglie,  la pace del cuore.

12 ottobre - Oggi giornata di serenità e di pace nell'impegno pastorale al servizio della comunità, come sempre cerco di seguire il tutto con dedizione, così generalmente arrivo leggermente stanco alla chiusura della giornata. Già ne primo pomeriggio avverto i sintomi di stanchezza fisica, poi tutto in discesa e devo ancora celebrare con il Cammino Neo Catecumenale. La giornata è stata caratterizzata dai lavori per la Mensa Caritas San Giuseppe, insomma è stata una esperienza positiva che mi ha aiutato a comprendere come i ritmi di lavoro possono essere molto diversificati a secondo dei traguardi da conseguire. Diciamo così, fino ad oggi non avevano mai espresso un impegno così intenso nel portare avanti il lavoro quotidiano. Da una parte sono soddisfatto per come vanno le cose, la speranza è che non rallentino il ritmo, tanto per tornare ai ritmi ordinari. Insomma è stata impostato l'ambiente cucina, fatto il deposito, lo spogliatoio, da completare gli spazi della mensa. Insomma chi entra negli ambienti pastorali stenta a riconoscerli come quelli familiari, nei quali era abituato a vivere le attività formative.

     Dimenticavo è stato ultimato anche l'ingresso con la rampa per l'eliminazione delle barriere architettoniche, inoltre è stata reimposta la recinzione e il cancello esterno. Fermo invece a motivo dei tempi tecnici l'uscita di emergenza dalla Chiesa, posizionata la porta, manca l'antiporta, resta da perfezionare il piano di calpestio e la scale di congiungimento. Nulla è perfettamente ultimato, ma tutto è a buon punto di esecuzione. Insomma, ritengo che i tempi di consegna dei lavori e di apertura della mensa saranno rispettati. Anche la vita pastorale ha assunto i ritmi ordinari il che significa che la parrocchia cammina a pieno ritmo con un potenziale di miglioramento ancora buono, insomma continuano ad emergere energie inespresse il che non può che darmi gioia, e anche preoccupazione perché aumentano i ritmi di impegno. In realtà il mio ritmo rimane sempre più quello di valutare la bontà dell'azione di coloro che si dedicano con tanto amore e gioia alla vitalità cristiana della comunità.

    Sono troppo bravi coloro che il Signore mi pone accanto, sollecitano nuove attività ad ogni ora, sempre in modo nuovo, sempre con persone nuove. Io li ascolto, delego a loro il discernimento dell'impegno e cerco di capire come valorizzare questi nuovi spazi di apostolato. Ormai il ministero pastorale è molto diversificato anche perché cambiano i modi mediante i quali vivere l'approccio soprattutto con i giovani. Tutto è molto legato alla loro gioia di stare insieme, questo non sempre esige momenti comunitari, occorre sempre inserirli di traverso nelle loro attività, ma è importante non perdere il contatto con il loro sorriso e l capacità ritrovata di salutare il parroco. Gesù a che punto è nella loro vita? Domanda difficile, certo rimangono i ricordi della vita sacramentale, scarsa o nulla la conoscenza della Bibbia, non molto intensa la vita di preghiera personale, molto occasionale la partecipazione alla liturgia festiva e potrei continuare, ma ritengo possa bastare per dare un quadro della situazione complessiva.

    Tutto questo no deve spaventare anche perché rimangono sostanzialmente buoni nella loro indole, disponibili alla spontaneità dei rapporti di amicizia, molto innamorati quando scoppia la scintilla, sembrerebbe che il mondo è totalmente per loro. Dico meglio il mondo non esiste, ci sono solo loro. Finché dura, è vero ma finché dura è bello guardarli e gioire della loro gioia di stare insieme. Ma non sono sposati, in realtà ho visto delle coppie molto innamorate anche se sposate, tanto per smentire le malelingue, è ho trovato tanta emozione in coloro che celebrano i 25 anni o i 50 anni di matrimonio. Insomma al di là della pubblicità negativa dei nostri mass media la vita matrimoniale è bella ed è anche bello coglierne i frutti, prima di tutto la gioia dei figli che meritano sempre di essere amati e valorizzati, poi ci sono anche i cani che meritano rivendicano il loro spazio affettivo. Insomma il mondo è bello perché è vario.

9 ottobre - Ma cosa c'è nel cuore delle persone? Nella gran parte degli abitanti certamente c'è la preoccupazione per la propria famiglia, l'impegno del lavoro quotidiano, o più semplicemente gli affetti, sia dal punto di vista religioso che dal punto di vista sociale, sono altrove per cui evitano ad uscire dalla propria vita privata se non ne sono immediatamente  coinvolti. Poi abbiamo le  persone che muovendosi fanno massa, riescono a fare opinione, insomma riescono a impressionare la piazza. Guardando gli ultimi avvenimenti che hanno caratterizzato la nostra Città possiamo affermare senza alcun timore, anche se dispiace doverlo fare, che nel cuore di questa categoria di persone non ci sono le istituzioni, verso le quali viene mantenuto un atteggiamento di distacco, alcune volte si rasenta l'ostilità. Non so' se è una mia impressione, ma ciò che riesce a scuotere il territorio in un movimento di massa, rimane questa sottesa presenza di sottobosco sociale che garantisce una forma di manovalanza oscura, mai visibile eppure tanto presente nel nostro territorio.

    Potrei affermare questo, è l'unica forma di manovalanza che riesce a gestire gli spazi operativi del territorio. In poche parole,il Palazzo di Città stenta a cucire relazioni attive e operative con gli abitanti, per cui viene guardato con sospetto e ancora più spesso come la struttura che esige ma non dona o sostiene nelle necessità, insomma non viene compreso come una presenza amica verso la quale guardar con fiducia per affrontare anche i problemi lavorativi. Le parrocchie per come possono e sostenuti dalla Diocesi cercano di mediare le povertà più gravi e stabilizzate, per cui per le tante famiglie che stentano a gestire i bisogni economici ordinari rimane il vuoto istituzionale. Come mai questa riflessione? E' semplice per trasmettere la speranza alle persone occorre relazionarsi con loro con più stabilità, altrimenti si farà sempre fatica a generare fiducia vicendevole, restano i rapporti istituzionali ma il cuore rimane lontano, ci si affeziona di altro.

8 ottobre - Sono sette anni che Don Michele è tornato alla Casa del Padre, rimane di lui un ricordo vivo di formatore instancabile e di una dedizione affettuosa alla parrocchia. Non possiamo che pregare e ringraziare il Signore per il bene prezioso della sua presenza nella vita di comunità e di quanto il Signore gli ha donato di vivere per il bene dei battezzati. Non  è facile continuare il lavoro che ha iniziato e portato avanti, ma ci provo con tutte le energie, anche se in modo diverso, sostenuto da quanti collaborano con gioia per il bene della comunità. Capita che non sempre e tutti comprendano l'opera che il sacerdote è chiamato a portare avanti nella parrocchia, d'altra parte non è importante, quello che conta è che si operi per il bene delle anime, per come ciascuno riesce a fare nella sincerità del cuore. D'altra parte capita che il proprio pensiero possa essere inficiato da interessi personali per cui ciascuno ha diritto ad essere accolto ed ascoltato, ma ogni cosa deve essere analizzata e valutata con calma alla luce della volontà del Signore per il bene degli altri. é sempre opportuno non operare per il bene delle persone interessata, si corre sempre il rischio del coltivare un proprio tornaconto.

     Molti fingono di accontentare sempre e comunque, anche se sanno che è sbagliato o sanno di non poter fare ciò che viene promesso, Anche se è impopolare andare via senza la sensazione di essere accolti nelle proprie istanze, ma io preferisco essere sincero per come mi è possibile realizzare o per come ritengo sia giusto procedere. E' vero non è un atteggiamento politico, ma almeno comunico con trasparenza. Non sempre piace, ma ritengo importante creare rapporti di autenticità e non di parvenza.  Nei giorni scorsi tutto è stato caratterizzato da una pioggerellina serena che ha fatto tanto bene alla campagna. Oggi splende il sole, la notte è stata caratterizzata da un vento impetuoso, non sempre si riesce a comprendere cosa possa determinare, insomma si aspetta che finisca, nella speranza che non faccia eccessivi danni, sono un pastore caduto e uno dei magi nel presepe all'aperto, insomma non è andata proprio male.  Oggi tutto è più luminoso e sereno, insomma per come piace a tutti. 

7 ottobre - Poiché è la terza volta che provo a trasmettere qualcosa, ed è già due volte che mi cancella i pensieri non posso che arrendermi e salutarvi. Nella speranza di trovare momenti più propizi. Insomma quando il computer me lo consentirà. Intanto buona notte a tutti.

2 ottobre - In parrocchia, continuano i lavori per la Mensa Caritas San Giuseppe, in questa fase viene realizzata la rampa per rimuovere le barriere architettoniche. Quest'opera nasce dalla volontà del Vescovo di sostenere le marginalità sociali della nostra città e si aggiunge all'opera che la nostra Diocesi porta avanti, già da alcuni anni, con il Centro di Ascolto Caritas che quest'anno ha la sua sede presso la SS. Trinità. Per quanto concerne la Mensa Caritas San Giuseppe speriamo di procedere in tempi brevi per fare in modo che possa essere avviato un servizio ordinario dalla metà di novembre, si spera in occasione della Giornata Mondiale delle Povertà.  Tutto è nato in occasione della Visita Pastorale, il Vescovo ha scelto la nostra parrocchia per attivare la Mensa della Caritas nel territorio di Scalea. Da pochi giorni sono iniziati i lavori per la sua realizzazione negli ambienti pastorali. Speriamo, attraverso il coinvolgimento di volontari, in questa dedizione Scalea non ha mai deluso le aspettative, di concorrere a risollevare e dare speranza, a tutti coloro che possono avere bisogno anche di un pasto caldo, ma soprattutto sono bisognosi di accoglienza e di affetto. La Mensa San Giuseppe rappresenterà un’ulteriore attenzione della comunità cristiana, verso le fasce più deboli e spesso ignorate della città, alcune volte sono persone sole, altre volte situazioni di disorientamento sociale e familiare che hanno bisogno di un punto di riferimento.  La Mensa San Giuseppe opererà dal lunedì al venerdì preparando e offrendo pasti per circa venti persone. Cercheremo di operare con servizio a domicilio per coloro che potrebbero avere difficoltà a venire in parrocchia. Contemporaneamente sono stati avviati i lavori per una uscita di sicurezza della Chiesa, tutto procede secondo i piani presiti per una maggiore funzionalità di dell'edificio di culto.

  

    Ma oggi certamente merita di essere ricordato come il giorno della memoria dei nostri tanti angeli custodi. Io faccio veramente fatica a collegare questa festa ai nonni, mi è connaturale comprenderne la preziosità percorrendo quotidianamente il nostro Parco degli Angeli con le tante memorie che conserva. Sono gli angeli che il Signore ci ha donato come protezione, ma sono anche i testimoni della fede che ci hanno insegnato veramente tanto durante la loro breve vita, sono anche i tanti volti legati al dolore delle famiglie che in queste situazioni hanno vissuto momenti di smarrimento spirituale e di dolore. Ma per la nostra comunità sono il luogo della festa e della gioia di tanti bambini che ancora oggi vogliono giocare con loro, cogliendo in questa vicinanza quello che alcune volte manca alla loro felicità negli ambienti di vita ordinaria. Per me sono una occasione di crescita spirituale e di benessere interiore, nel semplice esercizio di condividere le loro storie e di dare dignità l luogo nel quale abbiamo scelto di conservarne il ricordo visto che non tutti riescono a rispettarlo per come sarebbe necessario. Si prega, si coglie la bellezza di sentirli vivi, ma soprattutto di vederli sorridere ai loro coetanei, che hanno un unico desiderio quello di giocare sentendone la presenza accanto.

28 settembre - Come vivere l'impegno dell'evangelizzazione ai giorni nostri? Non è una domanda facile, ma ritengo che Gesù non se la sarebbe posta o, più semplicemente avrebbe risposto con la testimonianza della vita. Lui ci insegna a stare in mezzo agli altri, a vivere il bene verso tutti, condividendo la propria giornata con tutti coloro che lo cercano. Insomma non è un problema di prediche più o meno elaborate e/o qualificate, ma semplicemente si vive condividendo la propria storia in modo ordinario con tutti coloro che incontriamo e che cercano l'incontro con Gesù. Certo questo significa anche rimuovere tanti impegni della propria giornata che ci potano lontani dalla comunità, l'affermazione appartiene al repertorio classico ed è poco di moda ai nostri giorni: il Parroco deve stare in parrocchia. Se vogliamo vivere la nuova evangelizzazione dobbiamo semplicemente condividere la vita delle nostre comunità, il Santo Padre direbbe con una delle sue affermazioni colorite: il pastore deve puzzare delle pecore. Nella vita di una comunità necessariamente ci sono molte fasi, alcune più esaltanti, altre più deboli; se vogliamo questo accade anche nella vita delle singole persone.

     Sono i vari momenti della vita che necessariamente caratterizzano la vita di ciascuno di noi. Però anche in queste situazioni è importante la nota della stabilità, che generalmente è determinata dall'equilibrio di uno dei componenti della comunità, necessariamente il Pastore dovrebbe rappresentare questo riferimento di stabilità. Ho usato il condizionale anche perché può accadere sia difficile trovare il Pastore dove lo si cerca, è la allora tutto diventa più difficile, più problematico. E' come quando nelle casa si stenta a trovare il papà o la mamma, sempre alle prese con altri impegni al di fuori del nucleo familiare. Come mai queste argomentazioni, semplicemente perché la caratterizzazione della vita pastorale di tante comunità è caratterizzata dalla vita liturgica, mentre per la vita pastorale si deve attendere il bel tempo, la bella stagione che è di la da venire. E' un grosso problema? Alcune volte si, dipende dalla salute del gregge, che generalmente ai nostri giorni è febbricitante.  Non è facile praticare questa terapia, ma probabilmente è l'unica capace di porre argine al degrado spirituale del nostro tempo.

     Stare in mezzo, cercare sempre l'incontro, aiutare l'altro a comprendere la via del bene. Vivere l'accompagnamento con la propria vita, è l'esempio che ci dona il Signore che ha preferito donare totalmente se stesso, avendo la comprensione che i miracoli, le parabole per quanto belle e significative non avrebbero sortito il risultato di operare la salvezza del genere umano. Capita alcune volte o magari anche spesso, che perché l'altro possa godere il bene sia necessario morire a se stessi e diventare dono gratuito per chi può averne bisogno, magari è semplicemente, personalmente uno sconosciuto, ma il Signore lo ha posto accanto ed è allora importante non deluderlo, non trascurarlo, sostenerlo. Certamente ciascuno potrebbe accampare mille scuse per non farlo, partendo dalla più reale e immediata, a me nessuno lo ha fatto mai. Certo chi dice così dimentica volutamente o passivamente l'opera del Signore, però in questo modo si sente di poter agire per come ritiene, tanto lui non deve dar conto a nessuno.

    Per come dicevo all'inizio, comunque tutto è legato alle scelte di vita che guidano il cammino di una persona. Non sempre è facile scegliere in libertà, però è bello provare a farlo, non perché si realizzino soddisfazioni personali, ma solo perché è bello sentirsi vivi, non per come vogliono che tu viva ma come ha  deciso di farlo. Questo ti permette di essere soddisfatto per le scelte che compi, e non ti autorizza a lamentarti per come vivono gli altri. Accanto a Gesù anche nei momenti di maggiore esaltazione per le opere che compiva erano in pochi a condividerne totalmente le scelte di vita, ma Lui non si tirava indietro, anche quando gli stessi discepoli erano indecisi avverti l'esigenza di liberarli da qualunque obbligo relazionale: disse loro, volete anche via anche voi? La vita cristiana è così, una scelta di fondo orientata al bene, un riferimento sicuro che è Gesù, una forza insostituibile che non delude mai ed è la preghiera, e quindi in cammino, sostanzialmente sempre da soli, semplicemente perché anche chi ti è accanto,gli stessi amici di cordata, sono guidati da altri obbiettivi da perseguire percorrendo altre vie.

23 settembre - Sono iniziate le lunghe serate autunnali, il che non è male anche perché libera i cortili dalla presenza impetuosa dei ragazzi e dona più tempo per la vita e la riflessione personale. Intanto la giornata di ieri, come sempre la Domenica dà il La alla vita di comunità, e questa volta voglio intendere la comunità reale della parrocchia non quella turistica, non meno vera di quella reale ma certamente molto diversificata in relazione alla realtà ordinaria  della parrocchia. Questa è una fase intermedia, che vede la stabile presenza degli ultras ma ancora non accennano a rientrare i fedeli ordinarii, ancora alle prese soprattutto per quanto concerne l'aspetto mentale, con lo smontare le attività estive. Dei ragazzi e dei giovani si cominciano a intravvedere le ombre e le intenzioni, ma a pretendere di più sarebbe follia, ne frattempo sono partiti in modo definitivo i turisti, sia quelli stagionali che quelli stabilizzati. Insomma torniamo alle assemblee domestiche della comunità nella quale il Signore mi ha posto come pastore e che mi è stata affidata con l'impegno di evangelizzazione. Straordinaria la presenza di Gioele e di Valentino da battezzare, una liturgia gioiosa iniziata in sordina , ma grazie alle estemporanee dei partecipanti è andata vivificandosi fino a diventare particolarmente gioiosa. D'altra parte con il Signore è così, Lui anima l'assemblea, per cui necessariamente tutto diventa molto bello, quello che conta è il non opporre resistenza.

    Nel pomeriggio ho partecipato per come mi è stato possibile ad alcuni momenti del Convegno della Diocesi, ritengo che il programma proposto sia ampiamente vissuto nella nostra parrocchia: la missione dei laici, la vita di carità, l'impegno sociale e politico. Non mi è sembrato di cogliere tematiche sulle quali operiamo in modo distratto, per cui come sempre si tratta di avere una migliore comprensione del bene che il Signore compie attraverso di noi. Forse è proprio questo l'aspetto più delicato e non sempre compreso nella sua preziosità, eppure non è difficile da intendere, è il Signore che opera e noi cooperiamo alla Sua azione. Per molti operatori ciò che viene vissuto sembra appartenere ai propri gusti e alla propria passione, questo certamente apre ai fallimenti personali e, alcune volte, anche al disfacimento delle relazioni educative che nel frattempo si erano costruite. Nulla di particolarmente apocalittico, se l'azione non la si vive cercando di realizzare il progetto di Dio, forse è meglio interrompere e procedere più lentamente invece di vivere l'illusione di camminare restando fermi. E' inutile dire che anche in questi casi l'azione di discernimento non è mai indolore semplicemente perché operiamo con le persone, per cui non sempre si riesce a interagire consensualmente.

    Vi propongo alcune Immagini tra le tante possibili, la prima un momento di relax dei nostri animatori che non ringrazierò mai abbastanza per il dono della loro presenza nella comunità e nella mia vita personale. L'atteggiamento molto compassato e staccato di Miriam, il maneggio ordinario di Chiara sulla tastiera del cellulare, quello che appare come atteggiamento anomalo è lo sguardo ispettivo di Antonio. Farei fatica ad entrare nella sua mente, per cui lascio a ciascuno di voi, la libera interpretazione. Ho inserito alcune immagini di cinque anni fa, gli anni passano e si vede bene. Poi, in serata,  abbiamo vissuto l'incontro pastorale per la presentazione del progetto pastorale, insomma i partecipanti hanno sopportato la mia lettura della vita di comunità. Poi abbiamo la foto di Simone, il primo bambino delle Piccole Orme che ha varcato le soglie dell'Oratorio per la ripresa delle attività catechistiche. Quali pensieri accompagnano i ragazzi in questi primi passi del loro cammino di fede, sarebbe bello poterlo sapere, ma ritengo non facile da elaborare. Intanto ne godiamo la presenza e la gioia che trasmettono. Non meno importante ritengo sia la loro preghiera, elevate da cuori semplici che avvertono la gioia dello stare alla presenza del Signore. Sappiamo bene che il Signore accoglie volentieri le loro invocazioni, per cui dobbiamo incoraggiarli a chiedere con insistenza nella certezza che le loro invocazioni sono ascoltate prima e più di tutte le altre.

21 settembre - Nella vita di un sacerdote, il Signore dona di vivere tantissimi incontri, alcune volte sono momenti sporadici con grandi assemblee, altre volte occasioni prolungate di impegno educativo, che confluiscono in momenti di gioia attorno all'Altare del Signore o anche attorno alla Mensa con i poveri. Sono tutti momenti belli e irripetibili, per cui meritano di essere vissuti con intensità ed entusiasmo, anche perché più semplicemente sono un dono del Signore, è i doni devono essere apprezzati sempre. Diciamolo pure, magari non sempre ci si riesce, ma quando lo facciamo ne ricaviamo una gioia insuperabile. Certo, ogni età ha un suo modo di vivere l'incontro, come anche il proprio protagonismo nell'incontro. Le immagini che vi propongo vogliono ripercorrere momenti di vita attiva particolarmente significativa. La prima mi è stata inviato da Cetraro nei giorni scorsi, siamo a Taizé per vivere una esperienza di ecumenismo, è un luogo dove tanti anni fa, forse ne sono passati quaranta, ho sperimentato che anche i giovani pregano e lo fanno a lungo. Anche per questo sono tornato lì più volte con diversi gruppi.

 

     Nella foto ci sono molti giovani è un gruppo proveniente da tante comunità. Se mi chiedeste chi sono farei fatica a identificarli, alcuni è facile ma la gran parte non lo ritengo possibile. Al centro è tutto più immediato, siamo in Sila area del Villaggio Racise con il reparto ASCI Catanzaro IV tutti volti noti, tante esperienze di campismo condivise, ancora adesso con qualcuno ci si incontra. Come capita spesso altri percorrono altre strade anche molto diverse per interesse rispetto a quelle che ci hanno fatto incontrare. La vita è bella per la sua varietà.  La terza foto trasmette l'oggi della mia vita sacerdotale, nell'impegno che cerchiamo di vivere a Scalea con gli immigrati e le marginalità in genere. Non sempre ci si riesce anche perché non è sempre facile avvicinare questi fratelli, ma lo zelo di tanti operatori e la gioia degli animatori, rendono agevole quello che potrebbe essere immediatamente più difficile da vivere.

    Sembrerebbe che oggi abbia avuto inizio l'autunno, molto settembrino nel senso estivo del termine. Per il resto il clima è orientato bene in riferimento alla natura, è la stagione del raccolto dell'uva e dell'ulivo, per cui è importante non subire intemperanze climatiche eccessive. Possiamo dire che tutto procede nella ordinarietà della ripresa, le scuole che riaprono, gli insegnanti che cercano energie, la parrocchia che incoraggia la ripresa delle attività. le persone che concorrono a leggere in modo dinamico lo stare insieme. I giovani che instancabilmente si accompagnano al campetto per ore e ore. Contemporaneamente si cerca di riqualificare gli ambienti pastorali per renderli più conformi alle esigenze dell'oggi. Insomma come sempre non ci si annoia e si guarda avanti con entusiasmo.

     La novità in senso assoluto sarà l'apertura della Mensa Caritas San Giuseppe, vero dono del Signore, permetterà alla parrocchia di corrispondere più pienamente alla vocazione della Chiesa di essere luogo di accoglienza per i poveri. Detto così tutto sembrerebbe molto lineare e semplice, invece ci sarà bisogno di organizzare il servizio, quindi esigerà la presenza di volontari che stabilmente e con tanta passione prenderanno a cuore le situazioni di marginalità che si accompagnano, magari in modo velato, alla nostra vita quotidiana. Ma quello che più è importante è il valore che viene restituito alla parrocchia casa di accoglienza per i poveri, chi bussa deve essere accolto e per quanto ci è possibile deve poter essere nutrito. Ci riusciremo? io penso di si, fino ad oggi il Signore ha dato energie più che sufficienti per affrontare le emergenze che pone davanti ai nostri passi.

16 settembre - Tutto procede per riprendere in modo attivo con le energie che il Signore ci ha affidato, certo può accadere che ci sia stanchezza, il servizio vissuto in modo totalmente gratuito non sempre è appagante, anche perché coloro che ne dovrebbero riconoscere il valore non sempre sono attenti al dono ricevuto. Questo atteggiamento spesso distratto alcune volte genera scoraggiamento, delusione. Anche per questo è sempre importante non perdere di vista la preghiera come la vera energia capace di generare entusiasmo sempre nuovo nel donare se stessi per amore del Signore. E' importante vivere avendo sempre davanti a se l'esempio che Gesù ci ha donato, in questo modo non si aspetta nulla dagli altri, si dona totalmente agli altri, e si resta sufficientemente disponibili a continuare per come il Signore ci chiede percorrendo fino in fondo la via della Croce. Che tradotto significa la via dell'amore, è opportuno comprendere in questo modo la croce altrimenti, potrebbe abitare i nostri pensieri il desiderio maldestro del mettersi da parte, io ritengo che assolutamente questo desiderio non viene dal Signore, ma dalla concorrenza e cioè dal Maligno, al quale deve dare proprio fastidio vedere persone che gareggiano nel servire gratuitamente gli altri, invece di vivere nel proprio egoismo come lui incoraggia a fare.

     Il lavoro che il Signore ci affida è molto bello, trasmettere la speranza cristiana alle nuove generazioni. Generalmente tutto si volge con grande gioia, stare con i ragazzi e i giovani è il dono più grande che il Signore può fare a un educatore, però è importante mettersi sempre in discussione, sempre alla ricerca della novità che Dio ha affidato ai nostri figli e che noi dobbiamo imparare a cogliere stando con loro. Alcune volte ci si stanca, ma se si ha la costanza di resistere l'incontro non delude e dona gioia vera, il che vuol dire disinteressata e apre a un sorriso che aiuta a vivere meglio anche nelle difficoltà che comunque la vita chiede a tutti di affrontare ogni girono. In alcuni prevale la delusione, anche per motivi rigorosamente personale, la sofferenza le incomprensioni familiari, l'incapacità di affrontare i problemi con entusiasmo, allora possiamo solamente pregare e affidare al Signore ogni singola situazione. La cosa importante è non confondere il servire con il bisogno di essere serviti, altrimenti si resta profondamente delusi, se uno ha bisogno di essere aiutato non colma questo bisogno con il mettersi al servizio degli altri. Servire esige una mente libera e un entusiasmo del cuore, altrimenti diventa un aspettare ciò che non si può sperimentare.

11 settembre - E' un po' che non comunico, ma solo perché mi sto dedicando al nuovo progetto pastorale della parrocchia. Gli anni passano, tante cose sono cambiate ed è importante che l'impegno di coloro che si spendono al servizio della comunità abbia dei riferimenti legati all'oggi della vita di comunità. Poiché la stesura del progetto non è stato ancora completato, ma è in stato avanzato di elaborazione, vi invio la presentazione che fa da cappello al lavoro. Lo slogan che guiderà i nuovi anni del ministero è: Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù . Ritengo sia importante ringraziarvi per la dedizione che mostrate avere nella dedizione alla volontà del Signore, grazie al vostro entusiasmo la comunità cresce nella vita generosa di attenzione ai poveri e verso coloro che hanno bisogno di affetto, lo cercano  e lo trovano nella vita della comunità. Nella vita di alcuni generosi operatori pastorali, sono intervenute difficoltà, per cui vi chiedo di pregare perché il Signore doni loro pace e li restituisca alla gioia del servizio per il bene comune. Ancora grazie a tutti e buon impegno per la crescita del Regno di Dio a Scalea.

     Nel precedente Progetto Pastorale: (Una Chiesa in uscita, Dicembre 2014) cercavo di spiegare perché è importante avere e presentare un Progetto Pastorale alla comunità parrocchiale, tra le altre cose, mettevo in risalto che: la coscienza della missione da portare avanti, rende insostituibile la stesura di un progetto pastorale, che non è la semplice lettura di una realtà colta negli atteggiamenti salienti ed estemporanei del nostro tempo, ma una vera ricerca interiore, alimentata dalla preghiera personale e della comunità, orientata alla valorizzazione progettuale, lineare e sistematica di tutto quando il Signore pone nel cuore dell’uomo per il bene di tutti.

    Nel frattempo sono passati sei anni, durante i quali il Signore ha dato modo di conoscerci meglio, di operare insieme, abbiamo colto vicendevolmente i limiti e gli entusiasmi che il Signore dona di vivere. Abbiamo vissuto momenti anche molto difficili. Insomma abbiamo sperimentato relazioni che ci hanno permesso di vivere la vita di ogni giorno, affidandoci semplicemente al Signore, cogliendo nella sua presenza tutto quanto poteva mancare alle nostre energie materiali e spirituali.  Abbiamo colto anche una novità permanente della vita di comunità, ne faccio esperienza durante il tempo di Pasqua nella visita annuale, mi rendo conto di situazioni familiari e sociali sempre nuove, che chiedono a me e a tutta la comunità più amore verso la comunità, maggiore attenzione e disponibilità alla condivisione delle esperienze e alla vita di comunione.  Significa che la parrocchia, è dinamica, stenta ad assestarsi, e dal punto di vista degli insediamenti abitativi, continua ad essere una realtà in profondo cambiamento, continuano ad arrivare famiglie giovani, nuove che hanno bisogno di inserirsi e di essere accolte, anche di essere aiutate nelle loro povertà spirituali e materiali.   

     Ritengo che l’Inno ai Filippesi sia indicativo degli atteggiamenti che devono animare la nostra vita, negli anni che il Signore vorrà donarci di vivere ancora insieme.  Dobbiamo vivere la totale donazione di noi stessi, in questa disponibilità gratuita all’accoglienza, anche se sembra che non si consegua nessun risultato. Abbiamo imparato da tempo che è il Signore a leggere il valore della nostra azione, per cui non dobbiamo fare altro che: Avere in noi gli stessi sentimenti di Cristo Signore, per il resto dobbiamo operare totalmente affidati a Lui, seguire i suoi insegnamenti, in una disponibilità umile all’ascolto del Magistero della Chiesa che chiede e incoraggia a percorrere con entusiasmo la via della missione. Sappiamo bene che non sempre e tutti, per i motivi più svariati, spesso per i tanti problemi da affrontare ogni giorno, si coinvolgono da protagonisti nella vita di comunità, per cui fanno fatica a rendersi conto della complessità relazionale che esiste all’interno della nostra parrocchia che, colgo e ripresento: ricchissima di esperienze di umanità, complessa nelle relazioni sociali e familiari, bisognosa di una migliore comprensione della vita spirituale e della sua vocazione cristiana.   

    La nostra parrocchia, si è sviluppata in quella che una volta era la campagna di Scalea, non ha monumenti da presentare e da contemplare, per cui ciò che il Signore ci dona e che ci chiede di valorizzare sono il creato, anche se si presenta molto deturpato dall’agire dell’uomo, ma che comunque dobbiamo amare e valorizzare, i ragazzi e i giovani, che dobbiamo cogliere come la permanente novità dell’amore e della gioia di Dio. Lo sforzo da vivere è quello di operare perché i nostri figli colgano la parrocchia come la loro casa, come ambiente ordinario della loro crescita spirituale e sociale, come ambiente di speranza dove poter esprimere pienamente le loro potenzialità e il loro desiderio di futuro.

     Il Santo Padre orienta nell’esortazione Gaudete et Exultate a percorrere, con determinazione e con l’impegno della testimonianza personale, la via della santità. Dobbiamo imparare a cogliere nell’amore, nella donazione di sé, sulla via delle Beatitudini, ciò che concorre alla nostra gioia e alla crescita spirituale nella vita semplice di ogni giorno: Mi piace vedere la santità nel popolo di Dio paziente: nei genitori che crescono con tanto amore i loro figli, negli uomini e nelle donne che lavorano per portare il pane a casa, nei malati, nelle religiose anziane che continuano a sorridere. In questa costanza per andare avanti giorno dopo giorno vedo la santità della Chiesa militante. Questa è tante volte la santità “della porta accanto”, di quelli che vivono vicino a noi e sono un riflesso della presenza di Dio”. (GE7)

      È la missione che il Signore ci affida, essere coraggiosi testimoni della Sua presenza che cerca, che ama, che sostiene, che incoraggia. Questa presenza di Dio è affidata alla nostra testimonianza semplice, autentica, vogliamo affidarci alla Vergine Santa del Monte Carmelo, la Celeste Patrona della nostra Città. Tanti nostri fratelli e nostre sorelle vivono l’eroismo della fede nel silenzio, nella dedizione sincera e quotidiana all’amore di Dio, pregano per noi e ci sostengono nella loro sofferenza. È vero, non sempre troviamo il tempo di coglierne e valorizzarne la presenza, questo ci impoverisce, ma nello stesso tempo ci sentiamo protetti, sostenuti dalla loro attenzione.  Non vi nascondo, che guardando alle attese che abitano il cuore dei fedeli, più volte mi sono sentito inadeguato alla missione che il Signore mi ha affidato, d’altra parte siamo coscienti che è il Signore il vero protagonista e questo ci dona serenità e pace.

Come sempre vi incoraggio a guardare avanti con fiducia, cercando nell’impegno personale con il quale ciascuno, nelle azioni ordinarie di ogni giorno, anche quelle che potremmo considerare inutili, contribuisce alla crescita della vita di comunità: Questa santità a cui il Signore ti chiama andrà crescendo mediante piccoli gesti. Per esempio: una signora va al mercato a fare la spesa, incontra una vicina e inizia a parlare, e vengono le critiche. Ma questa donna dice dentro di sé: “No, non parlerò male di nessuno”. Questo è un passo verso la santità. Poi, a casa, suo figlio le chiede di parlare delle sue fantasie e, anche se è stanca, si siede accanto a lui e ascolta con pazienza e affetto. Ecco un’altra offerta che santifica. Quindi sperimenta un momento di angoscia, ma ricorda l’amore della Vergine Maria, prende il rosario e prega con fede. Questa è un’altra via di santità. Poi esce per strada, incontra un povero e si ferma a conversare con lui con affetto. Anche questo è un passo avanti. (GE16)

     Nell’intraprendere questa nuova fase nel nostro cammino pastorale, Vi auguro di avere sempre questa certezza, se operiamo per come lo Spirito, ci chiede e ci dona, certamente la nostra azione porterà i frutti spirituali di cui tutti avvertiamo l’esigenza per il nostro bene e per il bene dei nostri figli.  Nella famiglia di Nazareth San Giuseppe aveva la missione di dare sicurezza, di sostenere con il lavoro quotidiano la serenità della Sacra Famiglia, probabilmente ha dovuto affrontare anche problemi esistenziali, anche allora i tempi non erano facili. Grazie al suo affetto, alla sua prudenza e al suo impegno Gesù è cresciuto in età, sapienza e grazia.  I nostri figli, sono il futuro della comunità, hanno grande fiducia in noi, ci osservano con attenzione, ascoltano le nostre parole, guardano alle nostre azioni, alla nostra vita, al nostro impegno e vogliono imparare e operare con dedizione e con gioia per costruire il loro futuro.  Voglio ricordare a tutti, che molto della loro gioia dipende dalla serietà del nostro lavoro e della nostra testimonianza cristiana.  Coraggio, il Signore ci ama e non ci lascia soli.



 

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