Parrocchia San Giuseppe Lavoratore - Scalea

 

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Diario di Viaggio

21 maggio - Come sempre sono tante le emozioni che il Signore mi dona di vivere. Continuano le viste alle famiglie, oggi ho continuato sul Quartiere Arenile e ho fatto una puntatina in quello della Madonnina, come dire mi porto avanti il lavoro per i prossimi giorni. Se tutto procede per come penso, la settimana prossima posso chiudere questo pellegrinaggio nella comunità. Come sempre tanta cordialità, qualche assenza di troppo a motivo del lavoro, del servizio ai bambini e dei tanti impegni legati alla vita sociale delle famiglie stesse. Però sostanzialmente mi hanno atteso con pazienza, come sempre la terra dei Chemi non delude. A me non sembra che ci siano situazioni particolari da comunicare, anche le realtà di sofferenza sono seguite con dedizione dai familiari e/o dalle badanti, forse può essere un rilievo di colore la situazione di una cara signora, che mi è stata data per moribonda più volte, e che invece ho trovata pimpante nei suoi ottanta anni, mentre si accinge ad andare a Firenze per il matrimonio del figlio.

     Per il resto tutto sufficientemente  lineare e cordiale. Devo ammettere che la stanchezza dopo alcune ore si fa sentire, io resiste, ma non troppo, cinque ore al giorno e non di più, per evitare crolli strutturali. Non bisogna dimenticare che ci sono sempre gli impegni ordinari della vita di comunità, con le pene e le gioie che comunica. Domenica mattina abbiamo avuto la Confermazione presieduta dal nostro Vescovo, è stato un momento molto partecipato e coinvolgente, d'altra parte la presenza del Vescovo è quella del papà che visita la comunità e necessariamente tutto diventa più bello e significativo. I primi ad arrivare in chiesa sono stati i fotografi, qualche malcontento per come procede l'economia e non avendo altri con cui sfogarsi qualcuno  lo ha fatto con me. Lentamente sono arrivati i ragazzi, quindi è iniziata l'azione liturgica, molto emozionante,raccolta e coinvolgente. Anche i genitori quasi tutti molto rispettosi delle indicazione trasmesse loro in ordine alla liturgia, insomma c'è una certa correttezza relazionale che aiuta a vivere bene tutti i momenti proposti per la crescita nella fede dei loro figli, purtroppo sono qui totalmente disubbidienti sull'impegno da vivere in famiglia sulla trasmissione della fede.

     Ma questo accade con regolarità anche nelle famiglie dei praticanti, vivono con grande zelo la fede in parrocchia ma a casa non sempre riescono ad essere per i propri figli sempre incisivi, Insomma anche nelle migliori famiglie, non sempre tutto procede con entusiasmo e linearità in ordine alla fede. Nel pomeriggio ho partecipato in quel di Diamante a un momento di grande emozione popolare per il ritorno alla Casa del Padre di Ernesto, candidato a Sindaco per le imminenti amministrative comunali. E' stato certamente un dramma per tutti anche per l'opposizione, è risaputo che in occasioni delle amminitrative non sempre ci si relaziona nel rispetto vicendevole, ma in occasione della morte tutto cambia. Ernesto era naturalmente un politico, insomma lo viveva con grande passione e generosità, come ho dotto non lo spingeva l'interesse personale ma l'amore per la propria città, questo lo rendeva prezioso e nello stesso tempo scomodo, semplicemente perché non era ricattabile. Insomma una persona affidabile ma dalla quale mantenere le giuste distanze per i politici di carriere che amano gli equilibri.

     Lui era uno che viveva in mezzo ai cittadini ed è per questo che alle esequie quasi tutti hanno avvertito di essere nuovamente accanto a lui. Come sempre tanti volti nuovi e tutti totalmente assorti, solo uno dei commentatori finali è andato totalmente fuori tema, troppo arroccato su se stesso e le proprie categorie interpretative dell'esistenza. Insomma troppo se stesso e molto poco gli altri, se stava zitto non ne avremmo avvertito il vuoto. Molto ernestiano l'intervento di Micio. Capita alcune volte che ci si riconcilia con il mondo politico, senza grave peso per la propria serenità interiore, questo è stato una di quei momenti molto belli, perché la comunità ha intenso sentirsi tale e solidale.    Si va contemporaneamente inseguendo e organizzando tutto ciò che può concorrere alla vitalità e al coinvolgimento dei ragazzi. Per cui, come sempre tanti incontri con i ragazzi, Anche gli animatori non mancano di coinvolgersi con particolare entusiasmo nella formazione e nella vita di comunità.  Poi ieri sera per riposare sono stato a Scalea. non accadeva dalla pasquetta, Insomma mondi sempre molto diversificati e nuovi davanti agli occhi e nel cuore, elemento dominante la riflessione e il silenzio. Magari anche i ricordi, d'altra parte le foto necessariamente ti riportano in altri tempi, vissuti con grande entusiasmo e gioia.

     Posso dirlo? Con meno stanchezza sulle spalle e nella mente, il cuore regge bene sua l fronte della salute che su quello della gioia. E' una fase così preferisco mantenermi staccato anche da molte attività, questo mi permette di leggerle meglio nel loro protagonismo e mi aiuta a riflette in modo più staccato sul da farsi e sul come orientare il cammino pastorale. Probabilmente daremo una sterzata ambientale alla vita della parrocchia dando maggiore risalto all'impegno caritativo nei confronti dei poveri, insomma San Giuseppe come polo dell'accoglienza per tutti. Ci si può riuscire se si aprono i cuori, verso tutti coloro che guardano con attenzione alla nostra esperienza di comunità. Fermo restando che la perfezione appartiene al Paradiso e che sulla terra necessariamente siamo assoggettati alla dinamica del peccato. Insomma come dice Gesù dobbiamo stare attenti, non dormienti,  a chi semina zizzania e non dobbiamo avere fretta per toglierla, questo  per non correre il rischio di sradicare anche il grano buono che comunque, al di là delle nostre analisi alcune volte pessimistiche,  è presente in tutti.

17 maggio - E' stata una giornata complessa, ma vissuta in semplicità di cuore, d'altra parte il Signore ci chiede  di cogliere il dono della Grazia di Dio nelle azioni che ci dona di compiere. E allora anche una volta si da spazio alla Sua presenza benedicente con la preghiera, con la gioia del ringraziamento, con il pellegrinaggio tra le famiglie della comunità. Diciamo che oggi ho percorso ambienti domestici, ve ne ho già parlato altra volte è la terra dei Zito, dove da adolescenti passavamo molte ore del nostro tempo per lavare le lenzuola degli operai della Sogene. Chiaramente a lavare era mia madre nelle acque dei canali di bonifica, io è mio fratello sopportavamo il peso del portare da casa e del riportare a casa, il resto era affidato a mia madre per ore e ore piedi e mani nel canale. Certo a dirlo è abbastanza facile, ma a farlo per giornate intere non si riesce neanche a pensarlo. Oggi ci ritorno per incontrare le figlie sempre cordiali e accoglienti, anche con loro parliamo degli anni giovanili, insomma un momento dedicato ai ricordi.

   Poi proseguendo verso l'MD entro con gioia in una casa totalmente disadorna, insomma le casette rurali di un tempo, è abitata da una signore minuta della quale ho parlato alle esequie della signora Cristina, quando ho detto che a Scalea ci sono alcune signore consumate dal lavoro e dai sacrifici. Lo si comprende semplicemente a guardarla, ed è bello osservarla perché ci riconcilia con la nostra città troppo spesso descritta in modo negativo per i suoi abitanti. Naturalmente lo può affermare solo chi non conosce queste sorelle, ma anche tanti fratelli che non conoscono ne' ferie ne' vacanze, ma solo lavoro per portare avanti la famiglia. La vita di tanti nostri fratelli e sorelle e contrassegnata da questo stile comportamentale, sarebbe veramente bello imparare da loro a costruire il futuro.  Poi proseguendo entro in una famiglia di origine Morgiratese, a voi non dice molto ma Morigerati è il comune del quale fa parte Sicilì, il mio paese di nascita, come tanto volte si fa esperienza il mondo è sempre più piccolo.

    Questi sono gli ambienti che è bello visitare poiché sai bene chi trovi nelle case e che vita conducano, insomma sono gli ambienti delle persone note, non necessariamente praticanti, ma li conosci ed è questo ciò che conta. Potrei continuare ancora ma correreste il rischio di stancarvi, ed è per questo che ad un certo punto della mattinata me ne sono tornato in parrocchia. Pochi passi al Parco degli Angeli dove aggiungiamo il ricordo di altri due fratellini Emma e Dario, poi una bella notizia, chiaramente non per me, ma per la comunità solidale che per adesso non posso comunicare. Il pomeriggio è stato dedicato ai ragazzi, alla sistemazione artistica del tabernacolo, agli animatori. Quindi un po' di tempo a cercare di capire ciò che non si può proprio comprendere, quando accade tra persone adulte. Infine preparazione al battesimo, chiusura ufficiale della giornata.

15 maggio - Per come era stata organizzata tutto è proceduto in una intensità serena e dialogica. In scaletta: Santo Rosario, Celebrazione Liturgica, Formazione Biblica, incontro con i Sacerdoti dell'Unità Pastorale, breve riposo, Esequie di Cristina, Santa Messa per Lina, intrattenimento con i custodi. Serata domestica, dono del Signore, in sostituzione dell'incontro  con gli scout a Cetraro. Nulla di particolarmente stancante, ma tutto vissuto con intensità, si cerca anche di capire come organizzare la mensa per i poveri, cosa non facile da definire logisticamente, ci siamo dati appuntamento a lunedì, nella speranza che si riesca ad essere operativi in favore della marginalità. Ma non tutto dipende da noi. Sono momenti da vivere con grande attenzione alle emozioni, cercando di trasmettere per come si riesce il senso di attenzione della Chiesa verso il dolore dell'uomo, anche in questo caso è importante uscire da se stessi e coinvolgersi nel dramma dell'altro.

    Anche in riferimento alla Formazione Biblica sarà opportuno rileggere il metodo e i tempi della proposta, in modo da ripartire con una maggiore stabilità dei partecipanti, altrimenti corre il rischio di essere un optional formativo che non concorre alla crescita dei destinatari. Insomma siamo in una fase di rilettura, ed è opportuno che tuta la proposta sia riletta e riorganizzata, come dicevo in modo da snellire le attività e renderle più incisive per chi sceglie di viverle partecipandovi. Vedremo, non è opportuno avere fretta, come pure cercare soluzioni legate ai desiderata di questo o di quello. E' cambiato da qualche tempo anche il ritmo dei partecipanti alla Caritas, è diminuita la richiesta da parte degli utenti, è un momento o una tendenza irreversibile? Vedremo. E' opportuno che anche la mia presenza possa essere garantita con continuità, insomma anche negli orari degli incontri devo essere più attento ai miei impegni onde evitare vuoti formativi.

    Lo sguardo è agli ultimi appuntamenti ordinari, ma l'attenzione va già spostandosi sulle iniziative estive. Costato e comunico che la popolazione della parrocchia è praticamente raddoppiata in virtù della presenza dei cani in quasi tutte le famiglie.  La fontana del parco degli Angeli è stata aggiustata per il suo funzionamento ordinario, senza causare spargimento di acqua. Certo dobbiamo sempre sperare che i soliti tecnici fai da te non ci mettano mano. Ho ricevuto una visita estemporanea di una carissima amica che si è candidata alle amministrative di un comune limitrofo, alla ricerca di conforto e di apprezzamento che ritengo di non aver fatto mancare, i giovani che si impegnano nella vita sociopolitica devono essere sempre incoraggiati. Intanto chiudo questo giorno, ringraziando il Signore che con insistenza ha visitato e benedetto con la Sua pace la Comunità.

14 maggio - Completo una giornata particolarmente intensa trasmettendovi qualche pensiero, un po' triste che ho raccolto qual e la nel mio pellegrinaggio tra le famiglie della parrocchia. Non che ci siano giorni totalmente gioiosi, questo mai però generalmente preferisco tenere per me gli aspetti più negativi e trasmettervi quelli più belli, festosi. Ma una volta tanto lasciate anche a me il grave compito di comunicare la tristezza che si accompagna alla missione del pastore della comunità e, conseguentemente, anche vostro. Una nota costante che abita i cuori dei fedeli tra i trenta e i cinquanta anni, anno più anno meno, è la delusione di come vive, che nella gran parte dei casi diventa amarezza e in non pochi casi genera il giudizio, spesso anche temerario, sugli altri. Come mai tutto questo, ritengo che la lettura sia abbastanza immediata. Prima di tutto gli anni che passano senza aver realizzato quanto si sperava di poter vivere, purtroppo in molti casi peggiorando la propria condizione di vita. Ma tutto questo rientra nel clima di crisi economica generale, non può essere letto come un fenomeno locale, quello che penalizza di più questa fasce sociale che è poi quella che dovrebbe dare stabilità alla vita sociale. sono il vuoto spirituale e la solitudine relazionale.

    Il vuoto spirituale incide molto perché viene meno l'energia interiore che incoraggia a riprendere sempre con entusiasmo anche nelle fasi difficili, genera la fiducia nel futuro e dona energia sempre rinnovata, mediante la preghiera,  nelle proprie possibilità di riprendere con entusiasmo a lottare. Pesa in modo drammatico la sensazione di solitudine che si accompagna alla vita ordinaria della nostra città, essendo formata per la gran parte da persone trapiantate da altri comuni ci si guarda attorno e non si intravvedono i volti amici della propria crescita, i familiari bisogna sempre andarli a cercare altrove e quando si cammina, si ha l'impressione di essere sempre tra estranei. Se a questo aggiungiamo un tipo di edilizia che non ha previsto gli spazi di socializzazione il quadro è abbastanza completo per leggere una leggera tendenza alla depressione che inficia molti che non hanno realizzato i progetti per i quali si erano portati ad abitare a Scalea. Spesso questa lettura del fallimento personale, diventa astio vero l'Amministrazione, verso le Istituzioni in genere e, perché no, anche verso la Chiesa.

     A sentir parlare tutti sanno come dovrebbero comportarsi gli altri perché le cose possano andare meglio, ma quasi nessuno riesce a fare autocritica. Insomma la colpa è quasi sempre degli altri,  è difficile trovare persone che iniziano dicendo: ho sbagliato io, e perché le cose vadano meglio adesso devo cambiare. Generalmente ci si impigrisce nelle proprie corazze spesso fatte di finzione e si va avanti fino al crollo ineludibile, più si vive con difficoltà più si preferisce far credere agli altri che tutto procede benissimo. Ma come dicevo prima, la cosa che necessariamente non contribuisce al proprio bene e tantomeno al bene degli altri è una esasperata e gratuita critica all'agire dell'altro, variamente utilizzata come tutela di se stesso e delle proprie fragilità comprese o ignorate. Il tutto quasi mai viene verificato con le persone interessate, anche perché è evidente, che il proprio agire e il parlare non è ordinato alla costruzione della verità, ma alla distruzione di questo o di quello, nel disperato e vano tentativo di far emergere se stessi o, più semplicemente di velare i propri fallimenti.

    Se questi atteggiamenti di vuoto relazionale li estendiamo al sessanta per cento della popolazione giovanile, ci rendiamo conto come il malessere relazionale genera in queste persone una incapacità diffusa di vivere cristianamente, che esige l'esatto contrario. In compenso abbiamo il quaranta per cento di questa fascia che vive un singolare impegno in ordine alla gratuità, al servizio, vive in modo spassionato il senso del perdono, la disponibilità alla riconciliazione, la gioia della vita comune, la bellezza del sostenere il più debole, la vita di misericordia ricevuta e condivisa, insomma molti dovrebbero ricominciare daccapo, ma tanti lasciano ben sperare. Ma allora verso dove camminiamo? Niente di particolarmente grave, le difficoltà di cui sopra interessano meno del trenta per cento della popolazione complessiva, poi ci sono i bambini, i ragazzi, i giovani quelli veri tra i diciotto e i venticinque anni, molte famiglie, gli anziani su questi fronti recuperiamo molto in gioiosità e voglia di sentirsi vivi, di concorrere alla voglia di stare insieme, di sostenere gli altri in difficoltà, perfino nella capacità di rispettarsi vicendevolmente riescono a darci delle lezioni di civiltà che è sempre utile osservare e valorizzare.

    Certo dispiace, perché è la fasce professionalmente più incisiva nella dinamica politico sociale del territorio, che potrebbe concorrere a incidere in profondità sull'andamento e il cambiamento della realtà cittadina. Era importante dare visibilità anche a questo malessere con il quale devo continuamente fare i conti nel mio relazionarmi con i fedeli e i non fedeli della comunità. E' inutile ricordare che l'amarezza si supera solo con l'amore viscerale verso tutti, quello che il Signore ha coniugato con l'atteggiamento della misericordia. Mentre la solitudine relazionale si vince con il costruire relazioni innovative verso tutti. Insomma strumenti che, mediante la vita di Grazia,  sono alla portata di tutti coloro che hanno voglia di costruire, partendo da se stessi, modi totalmente diversi di leggere gli altri gareggiando nella virtù tipica della vita cristiana che è l'umiltà e non l'arroganza, la sincerità e non la falsità, non ascoltare solo se stessi ma prima di tutto gli altri. Ma forse è ancora più importante comprendere che nell'altro c'è tanto bene da conoscere e da valorizzare, almeno quanto ne posso trovare in me stesso.

13 maggio - Necessariamente il giorno di oggi richiede una riflessione sulle apparizioni a Fatima. Siamo verso la fine della Prima guerra mondiale, una strage immensa in vite umane, il Portogallo viveva una dura dittatura massone, insomma vivere la fede era praticamente vietato, chi lo faceva si vedeva precluso tutti i ruoli pubblici. Come sempre l'intervento di Dio avviene in situazioni di vita cristianamente  impossibili e improponibili. In questo scenario per molti aspetti drammatico, avviene quella che noi chiamiamo l'apparizione della Vergine a Fatima. In un'area adibita a pascolo, tre fanciulli Lucia di 10 anni, Jacinta di di 7 anni e Francisco di 9 anni, comunemente chiamati pastorelli, sono i protagonisti di questa scelta del Signore, poter contemplare la Vergine, che il 13 maggio 1917 affida loro la missione di renderle testimonianza, in riferimento alla misericordia di Dio e all'impegno della preghiera verso tutti i peccatori. Come accade spesso inizia un pellegrinaggio che da tutte le parti del mondo ancora oggi vede questa sconosciuta Cova di Irìa, meta di pellegrini in preghiera. E' l'opera di Dio che non smette mai di stupire e che sollecita anche noi a coglierne la presenza negli ambienti nei quali anche noi siamo chiamati a convertirci all'amore verso i peccatori e a dare testimonianza del Suo amore che abbraccia ogni uomo in modo sempre nuovo. Potenza di Dio, dolcezza della Vergine Maria, semplicità dei fanciulli, gioia per i fedeli. E' proprio l'opera di Dio.

     Non possiamo non ricordare il tentativo di uccidere San Giovanni Paolo II, in piazza San Pietro, accaduto proprio in questo giorno. Fu un avvenimento che segò profondamente il pontificato del Santo Padre, certo chi ricorda? Si sono susseguiti tanti avvenimenti, più o meno importanti per cui diventa qualcosa che appartiene al passato, e come spesso accade viene trascurata.  Insomma è una giornata speciale voluta dal Signore, per cui è da vivere in modo speciale. Come sempre si comincia con la preghiera e poi ci si incammina nel pellegrinaggio per incontrare le famiglie, l'immagine che fa da sfondo a questo cammino è quella di Gesù che incontra la sua famiglia, i discepoli, nel Cenacolo, li benedice, dona loro la pace e li invia in missione perché portino il perdono e la pace agli altri. Certo nel mio vivere l'esperienza della visita alle famiglie, non è che tutto coincida con lo sfondo, ma per quanto è possibile ognuno cerca l'incontro con Gesù, come anche da parte mia c'è la volontà di renderlo presente nelle case dove la famiglia si incontra e dove ogni battezzato spende la propria vita nei sacrifici della vita quotidiana e nella gioia della condivisione. Non è sempre facile guardare oltre ciò che appare, ma forse non è neanche richiesto sempre, di certo dai battezzati ricevo molto più di quello che riesco a donare loro. Certo non sempre le energie mi sostengono, ma cerco di non arrendermi.

     Dovrei dire che non imparo mai abbastanza, che l'opera è di Dio, per cui io non devo fare altro che viverla con docilità. In realtà capita spesso che io voglia metterci del mio facendo regolarmente la figura del miscredente, vi ho raccontato altre volte quanto avvenne in quel di Cirella molti anni fa però l'errore, nella diversità delle situazioni, è sempre lo stesso, fare di alcuni atteggiamenti personali un modello comportamentale da ripetere. Ritengo che abbiate capito, però diciamo che anche oggi ci sono ricaduto, spero solo di non ripeterlo in seguito. Il resto della giornata è scivolato nel tentativo di recuperare le energie, le esequie della cara Lina, con una buona partecipazione di fedeli provenienti anche da Maierà, che il Signore ha chiamato a se, poi altri momenti liturgici e di incontro nel Signore. Ancora adesso i neocatecumeni lavorano per la formazione delle nuove leve e vanno organizzandosi con uno sguardo al futuro, mentre l'Azione Cattolica dovrebbe aver terminato la celebrazione del Santo Rosario in casa di una nostra sorella. Contemporaneamente si prepara la liturgia della Confermazione, mentre le Piccole Orme gioiosamente riflettono il dono del Rosario nel racconto dei pastorelli di Fatima. I custodi del parco, non ho ancora capito come, mi hanno bloccato la fontana, la speranza è che in qualche modo si riesca a rimetterla  in moto.

     Dopo il pranzo di qualità consumato oggi, questa sera si cucina, pastina in brodo per tutti, cioè solo per me. non era male male, diciamo che non sapeva di niente, poi ho messo il formaggio e sapeva di formaggio.  Per me cucinare è un momento di relax, insomma mi rasserena e mi dona pace. Non guardo quasi mai alla qualità, per questo basta chiamare le cuoche specializzate e mi arrivano le pietanze di livello superiore, quando cucino io mi accontento di quello che riesco a fare. Intanto in serata qualcosa è cambiato in riferimento al programma di domani, per cui potrò valorizzare meglio il mio tempo in riferimento a quanto avevo preventivato. Mi dedicherò al recupero degli ambienti perduti, ma soprattutto a preparare il matrimonio, gli sposi esigono più tempo. Il clima? E' pazzo come al solito, mattinata soleggiata, pomeriggio orientato alla pioggerellina, in serata tende a diventare fresco/neve, insomma proprio tutto come è tipico del mese di maggio, il mese delle rose. Come dire, è stata una giornata molto variegata, contrassegnata dalla bellezza degli incontri, volti che esprimono alcune volte sofferenza portata con dignità, ma soprattutto volti che lottano perché la voglia di vivere prevalga sempre sulle difficoltà. Volti che cercano il volto dell'altro ed esprimono soddisfazione quando  riescono ad incrociarne lo sguardo.

12 maggio - Questa è una Domenica che non prevede altri impegni oltre quelli liturgici, insomma sostanzialmente di riflessione e di preghiera. Per trovarne una simile occorre risalire il calendario ai primi di marzo, da allora in poi è stato tutto un susseguirsi di appuntamenti più o meno impegnativi che comunque hanno esigito molto tempo e molte energie sia da me, come anche da parte di coloro che cooperano al bene della comunità. Cose alle quali adesso si guarda con distacco, ma hanno pesantemente influito spero positivamente sulla vita di comunità, d'altra parte ogni cosa è orientata al bene comune, anche se non sempre si riesce a cogliere il bandolo della matassa in modo spassionato e lineare. D'altra parte quando si lavora con le persone ritengo che sia necessariamente sempre così, ogni persona è un mondo da scoprire, per cui quando si rende disponibile ad essere letto è anche bello coinvolgersi, per come è possibile tenendo sempre in debito conto le necessarie differenze dei punti di vista e delle emozioni con le quali si vivono le medesime esperienze. Occorre sempre ricordare che è un mondo bello da scoprire e da condividere, quando lo si legge al negativo forse è perché lo si conosce poco.

    Oggi è la giornata delle vocazioni e necessariamente ho parlato della dedizione affettuosa che occorre maturare per rendersi disponibili verso coloro che il Signore ci affida. Gesù ha utilizzato l'icona del buon pastore, non quella solita ella pecorella che si smarrisce, ma una più complessa e intricante orientata a coinvolgere nel mistero di amore anche la sua identità con il Padre, senza trascurare lo sguardo verso l'eternità verso la quale incoraggiare a leggersi nella disponibilità a coinvolgersi nel mistero dell'amore di Dio. Insomma non male per trattare un tema così personale quale è la vocazione. Io ho scelto di coniugarlo con una immagine più familiare e spendibile, iconograficamente, quale è la dedizione con la quale le nostra mamme ci hanno accolto e ci hanno accudito. Senza trascurare l'impegno di ogni giorno che ancora oggi ciascuno vive per dare dignità ai propri figli. Non dovremmo distrarci da questo impegno, quotidiano, avremmo così la capacità di leggere più positivamente le persone che il Signore ci ha posto accanto e che operano con umiltà, nel nascondimento per portare avanti la dignità della vita familiare.

    Avrei voluto accennare anche alla presenza non sempre edificante dei papà nella dinamica educativa, ma sarebbe stato eccessivamente penalizzante per la componente maschile. Insomma ho evitato di accentuare questo aspetto, anche se non sarebbe male incoraggiare un maggiore protagonismo maschile nella vita familiare. Soprattutto in riferimento ai tanti figli non più piccoli che navigano  in libertà per casa, sotto l'ombra e la tutela della sola mamma. E' un tema difficile, mai affrontato con serietà, anche il legislatore sembra abbia un unico problema quello di trovare qualcuno sul quale scaricare la responsabilità delle azioni penali. Anche in questo caso non si può mai fare di ogni erba un fascio, però capita che di fronte ai problemi esistenziali non sempre si ha la forza di assumersi e proprie responsabilità. Può anche essere legato in questo caso al fatto che si è cresciuti in modo deresponsabilizzato, pensando a dedicare le proprie energie ad altro, però una inversione di tendenza non sarebbe male. D'altra parte in molti casi i problemi dei figli premono e qualcuno in famiglia deve proprio farsene carico. Come sempre si va dicendo ai livelli di vertice pensante, siamo a uno snodo epocale, ma è uno snodo che portiamo avanti già da decenni senza avere un quadro definitivo verso cui orientare il cammino per uscirne.

    Intanto sono venuti i ragazzi per giocare e questo mi ha restituito all'impegno prezioso che ha la parrocchia in questa porzione del territorio di Scalea. Dobbiamo leggerci come periferia semplicemente perché si è pensato a costruire solo case, non esiste nessuna struttura di accoglienza e di socializzazione altrimenti è evidente che la posizione è centrale con una buona convergenza di persone che avvertono il bisogno di socializzare. Basta pensare che il campetto, peraltro di dimensioni ridotte, accoglie ogni giorno decine e decine di giovani e di ragazzi. Anche l'altro spazio che abbiamo creato quello del Parco degli Angeli aggrega buona parte del mondo della prima infanzia e anche oltre. Insomma voglio dire che basterebbe poco per riqualificare in modo sociale il territorio e incoraggiare le persone a festeggiare stando insieme e non necessariamente stando da soli. Ritengo sia inutile dire che stamattina a messa non c'era quasi nessuno dei ragazzi, le motivazioni come sempre sono le più varie, però di fatto è così.

    In compenso si sono lasciati godere i giovani e gli animatori che in fatto di entusiasmo non sono da meno. Oltretutto sono da ammirare, è la fase dell'innamoramento, insomma sono uno spettacolo, lo erano già prima ma adesso ancora di più, diciamo che danno quel tocco in più alla loro personalità che li rende necessariamente interessanti. Ma qualche problema lo danno, no, nessun problema, magari i genitori sono leggermente preoccupati o forse lo fanno, magari sono contenti anche loro. D'altra parte gli anni passano e i ritmi delle relazioni esigono dinamiche di maggiore disponibilità vicendevole. Ma Don Cono, la vita spirituale come la vivono? Io penso molto bene, sono sereni, gioiosi, propositivi, partecipi. Perfino comunicativi, insomma hanno l'esigenza di raccontarsi anche sui temi spirituali, forse la proposta viene mortificati a favore delle cose da preparare, d'altra parte sono molto bravi in tutto, ma quando vengono coinvolti sui contenuti della vita di fede si dedicano senza essere trascinati.

    Sto' percorrendo la parrocchia per la visita di Pasqua alle famiglie, diciamo che siamo oltre le quattrocento famiglie, il che significa quasi la metà. C'è chi è contento, chi fa fatica ad accogliere, chi rifiuta con educazione, d'altra parte tanta componente della parrocchia dobbiamo leggerla non necessariamente praticante, la gran parte è credente ma i due livelli non sempre si incontrano. Va ampliandosi il numero di coloro che si dicono evangelici nelle sue varie componenti, altre famiglie sono Testimoni di Geova molto impegnate nella evangelizzazione, poi abbiamo i nuclei familiari di tradizione islamica. Insomma la casistica è molto diversificata, per cui quando busso alla porta non sempre posso cogliere quale può essere l'atteggiamento di chi apre. Mi sforzo di vivere anche le contrarietà con disponibilità alla fraternità, d'altra parte la mia è una vocazione ecumenica, per cui mi viene naturale ringraziare e proseguire. Dovrei parlarvi dei matrimoni, della prima comunione di alcuni ragazzi, ma più semplicemente anche dei tanti volti che incontro.

    Per stasera basta, d'altra parte sarebbe lunga da narrare, anche in questo caso ogni nucleo familiare è un mondo da conoscere, ma ancora di più da scoprire. Insomma non basta una breve visita, come in ogni cosa ci vorrebbe più tempo, ma dove si compra il tempo? Generalmente mi viene risposto da nessuna parte e allora devo dividere quel poco che ho a disposizione, quando mi rendo conto che c'è bisogno di una parola in più mi siedo con calma, d'altra parte vengono prima le persone e dopo gli impegni. Facile a dirsi difficile da realizzare, ma almeno ho chiaro quello che il Signore vorrebbe da me, non sempre ci riesco, ma certamente non è per la mia cattiva volontà. Domani proseguo cercando una boccata d'aria nell'area rurale, insomma abbandono i condomini e i palazzi e, tempo permettendo, mi immergo nella natura. Certo i protagonisti sono sempre le persone ma il modo di percorrere il territorio cambia, insomma respiro meglio. Come glielo dico ai ragazzi che devono andare via. E poi, diciamolo pure, dove devono andare a quest'ora. Beh, mi faccio coraggio, buona notte.

6 maggio - Altra colonna di marmo del periodo imperiale è posizionata come Calvario in Piazza Giovanni XXIII, quando la misero al tempo di Don Tolentino c'ero anche io, d'altra parte abitavo nei paraggi su via Oberdan, ed era per noi un voler valorizzare la Piazza, da allora necessariamente si abbandonò la tradizione di andare per le Palme al precedente Calvario che era, dove si può vedere ancora adesso, in piazza Spinelli. Per altre memorie storiche dovremmo scalare qualche secolo, ma ritengo che possa bastare per uscire dal solito chiacchiericcio sul tempo che fa, per valorizzare maggiormente l'ambiente nel quale il Signore ci ha donato di vivere. Anche nella dinamica dei segni catechistici, non sarebbe male, far sperimentare ai ragazzi la gioia di scoprirsi nelle memorie di coloro che ci hanno affidato la fede da trasmettere agli altri anche attraverso una migliore comprensione della storia di chi ci ha preceduto. Non posso che ringraziare Don Giacomo per la preziosa disponibilità ad accoglierci anche in un orario leggermente scomodo, d'altra parte insieme a Don Franco sono i custodi della memoria storica della nostra fede a Scalea. In realtà devo aggiungere anche Don Leonardo che, come famiglia, ha la proprietà e la tutela dell'Ospetale.

     Intanto continua il clima leggermente autunnale, che rallenta non poco l'impegno della visita alle famiglie, Grosso modo ho terminato la visita dei Quartieri Fischia e San Giuseppe, salvo recuperi estemporanei, appena posso esco per la visita del quartiere Cutura. Nel pomeriggio di Sabato abbiamo vissuto la gioia del primo turno della Confermazione, è stato un momento di festa vissuto con semplicità ed intensità. Diciamo che c'era un po' di confusione in alcuni momenti della celebrazione, legata anche a dei bambini che in fondo alla Chiesa hanno animato instancabilmente dell'area del'aula liturgica. Diciamo che le liturgie scivolano con naturalezza, anche grazie alla maturità della preparazione. Non penso sia esagerato affermare che anche i ragazzi vivono con una buona padronanza il protagonismo della loro responsabilità nell'aula liturgica. In alcune occasioni li vedo intervenire in modo intimidito, anche in atteggiamenti che in altri ambienti vivono con grande naturalezza.

     Mentre gli adolescenti si sentono decisamente a loro agio, si è vero, come direte voi, sono certamente più grandi ma ritengo che sia la padronanza di ciò che devono fare a renderli più armoniosi nello stare insieme, insomma è un modo diverso di vivere lo stare insieme, anche negli ambienti liturgici. Intanto andiamo avanti con serenità incontro al Signore che cerca l'incontro con noi, anche se non sempre lo riconosciamo, d'altra parte accadeva anche ai discepoli di non coglierne sempre la presenza. Diciamo così, ciò che più immediatamente lo manifesta è l'amore con il quale ci si relaziona. Quando non c'é l'amore, la dedizione del cuore, anche le cose più belle corrono il rischio di essere vissute in modo poco emozionante, senza speranza nel futuro.

     A tutto questo si può sopperire con un sincero spirito di ringraziamento, qualora non bastasse si può sopperire con la preghiera personale, quello che è importante è togliere il lamento perpetuo come atteggiamento stabile della propria giornata. Poi abbiamo le tante situazioni di povertà, loro si hanno il diritto di lamentarsi, anche perché purtroppo la situazione economicamente stenta a decollare, per cui si cerca di sopperire alle tante criticità del territorio per come possiamo, anche grazie alla generosità di molti fratelli e sorelle che non fanno mancare il loro sostegno.  Dal punto di vista economico dobbiamo ammettere che è soprattutto con l'aiuto della diocesi che si riesce a restituire un sorriso, a chi arriva regolarmente a fine mese e non si trova i soldi per la bolletta, per il fitto e via a seguire. Decisamente non è sempre facile, ma è importante non scoraggiarsi e non generare sconforto.

5 maggio - La Consegna del Credo impone sempre una ricerca sulle origini della fede nella nostra città di Scalea, d'altra parte è risaputo che la fede l'abbiamo ricevuta da chi ci ha preceduto e ci ha inserito in Cristo con il Battesimo, per cui prima di tutto i nostri genitori e poi a ritroso tutti i testimoni della fede che hanno abitato questo nostro territorio, nel bene e nel male hanno permesso alla fede cristiana di arrivare fino a noi. Ma quando la fede in Gesù Cristo è arrivata a Scalea? Le prove monumentali, ruderi di chiese e altre testimonianze ci permettono di arrivare al sesto/settimo secolo insomma nel periodo della presenza bizantina, nel periodo dell'area monastica/governativa del Mercurion. Potremmo rischiare di ipotizzare il periodo romano, nulla vieta di pensare che alcuni cristiani abbiano sostato a Scalea nel periodo imperiale, è la fase della presenza della stazione di posta denominata Lavinium, era posizionata nell'area della Fischia, ma tutto è stato distrutto così bene dai costruttori che non abbiamo testimonianze storiche per cui, poiché non si può affermare ciò che non si può dimostrare. e che la  storia non si fa sulle deduzioni del cuore, preferiamo attestarci al periodo Bizantino/Longobardo, prima dell'arrivo dei Normanni.

     In questa fase si ipotizza la sosta del Vescovo di Blanda fuggitivo dalla sua città distrutta a motivo delle invasioni barbariche, che trova rifugio nel complesso della SS. Annunziata che,  riqualificata con i normanni sarà donata all'Abbazia di Cava dei Tirreni. Sono presenti a Scalea tracce visibili che hanno superato l'opera dei barbari recenti, Santa Lucia dei Taorminesi  lungo il Canale Basso, San Cataldo, restaurata malissimo, in alto nell'area della marina. La più preziosa traccia visibile è il monastero di San Nicola dei Siracusani in seguito adibito a Spetale, prima ospizio per i pellegrini, poi anche trappito e probabilmente mille altre cose prima di essere rivalutata nella sua esclusiva specificità storica,  in alto nei pressi di Santa Maria d'Episcopio. All'interno della Chiesa abbiamo tracce di affreschi nella Cappella di San Francesco. Mentre rimane tutta da studiare e da rivalutare la cripta di San Nicola in Plateis, che con la Chiesa parrocchiale  sovrastante rappresenta uno splendido esempio delle varie fasi culturali della nostra città. Tutti tesori d'arte dei quali si conosce veramente poco, al punto che gli stessi ragazzi delle scuole stentano a trovarsi a loro agio in mezzo a questi monumenti, che conoscono poco e dei quali non parla loro nessuno.

 

   Certo il cuore governativo e spirituale di queste presenze anche significative era il Papasidero o, in alcune fasi storiche successive alla fase normanna, l'Orsomarso, ma certamente Scalea non era da meno sempre in riferimento alla sua posizione geografica a ridosso della marina, che diventava naturale approdo per i navigli, d'altra parte coloro che fuggivano alle conquiste islamiche mediorientali necessariamente arrivavano dalle nostre parti per mare. Adesso mi scuserete, ma sono troppo stanco per procedere, su questi temi culturalmente molto impegnativi. Spero di riuscire a riprendere domani, buona notte.

3 maggio - Invenzione della Santa Croce, così recitava il calendario liturgico indicando in questo giorno il ritrovamento miracoloso della croce del Signore a Gerusalemme. Erano ormai trascorsi circa tre secoli dalla morte del Signore, quando la madre dell'imperatore  Costantino, la Regina Elena, si recò in Terra Santa e sui luoghi della vita terrena di Gesù, della sua Passione e Resurrezione fece costruire le splendide basiliche che ancora oggi ne caratterizzano la localizzazione. La Grotta della Natività, il Sepolcro, il Cenacolo, l'Eleona alla piscina di Betzatà, San Giovanni nella Spianata del Tempio e molte altre. Rimaneva da localizzare la reliquia più preziosa la Santa Croce, nei pressi della zona presunta del Calvario, fu scoperta una discarica piena di decine di croci dismesse, ricordo che era un patibolo molto utilizzato al tempo dell'impero romano, rimaneva il problema non secondario di scoprire quale poteva essere quella utilizzata per crocifiggere Gesù.

    Nei secoli si svilupparono varie narrazione sul come venne identificata, tra i quali questo: alla presenza della regina Elena, si decise di ricomporre le croci e di stenderle per terra, sulle croci fecero adagiare degli ammalati gravi, la croce dalla quale ci si rialzava guariti, fu deciso che era quella del Signore. Da allora le reliquie furono mandate in tutti i luoghi santi più famosi. Ma la croce nelle sue componenti più importanti rimase a Gerusalemme in una cappella sulla collinetta del Maryirium posta all'interno della grande basilica del Santo Sepolcro, voluto da Costantino, dove si ipotizza si elevasse la roccia del Calvario. Ogni tanto mi ripasso qualche contenuto di liturgia classica, per esercitare non tanto la mente quanto il cuore, poiché la liturgia comunica più con il cuore che con la mente.

 

    A questo proposito, mi riferisco al valore della croce, penso che il volto  degli statuanti esprima bene lo sforzo sostenuto per portare al statua lignea di San Giuseppe Lavoratore per i sette chilometri che caratterizzano il percorso attuale della processione nei Quartieri. Non posso che apprezzare e affidare alla protezione di San Giuseppe coloro che che si fanno carico di questo impegno insostituibile, alcuni invocano la possibilità di mettere delle ruote, tipo carrello, ma a me non piace proprio anche se in alcune comunità lo hanno già adottato. D'altra parte può anche essere l'ultima volta che l'abbiamo vissuta con questa lunghezza di itinerario, forse è opportuno spezzarla in due parti da percorrere in anni alterni. Ma ogni cosa a suo tempo, l'anno liturgico è ancora lungo per cui si vedrà e c'è tutto il tempo di deciderà con calma. Come era ampiamente prevedibile sono state giornate molto intense sia dal punto di vista liturgico che sociale, la liturgia della novena e la visita alle famiglie mi permettono di fare esperienza nella sua complessità della situazione della comunità parrocchiale.

    Tanta gioia da condividere, ma anche tante sofferenze da affidare allo zelo caritativo della comunità e al conforto del Signore. Ci sono anche situazioni di vera disperazione per le quali ritengo ci sia veramente poco da fare, altre che si possono affrontare con uno sforzo comune. Altre ancora sono sostenute stabilmente in modo anonimo, ma con grande affetto da familiari. Come sempre, quanto si tratta della vita di comunità le diversità nelle situazioni familiari incoraggiano ad analizzare sempre tutto con grande prudenza e umiltà, possibilmente privilegiando l'ascolto e mai il giudizio. Intanto gli anni passano, siamo insieme dal 25 novembre 2012, Solennità di Gesù Cristo Re dell'Universo. Il Vescovo, dovendo sopperire alla dipartita del compianto Don Michele, poiché altri due avevano rifiutato mi chiese di lasciare l'Immacolata di Diamante per servire il Signore in questa porzione della comunità di Scalea, dedicata a San Giuseppe Lavoratore.

    Come sempre ogni distacco è doloroso, ma gradualmente ci si affeziona ai nuovi ambienti, alle persone e via via si opera in modo familiare, per come è possibile nella nuova comunità che mi era stata affidata. Mi sono reso conto quasi subito di conoscerla veramente poco, ma lentamente grazie anche al conforto dei collaboratori particolarmente generosi nella dedizione pastorale, le cose sono andate avanti. Socialmente mi sono trovato in un periodo appesantito dall'operazione Plinius e dagli anni di commissariamento, scelte politiche che ha indebolito il territorio di molte energie di immagine, penalizzando in modo grave Scalea dal punto di vista turistico, che rimane attualmente la fonte più stabile dal punto di vista delle risorse economiche. Ai nostri gironi, anche se ancora storditi socialmente da quanto accaduto, la città prova a fare i primi passi della riprese, ma si procede molto lentamente. Voi chiederete, ma Don Cono la parrocchia come procede? E' vero, il mio ambito di analisi troppo spesso ingloba il territorio come parte ineludibile per una comprensione più vera della situazione.

     D'altra parte la parrocchia vive in mezzo alla gente, ma soprattutto vive con la gente che abita il territorio, per cui anche coloro che in chiesa non mettono mai piede, per la gran parte comunque ci osservano con rispetto, con una buona disponibilità a sostenere le opere che portiamo avanti per una migliore vivibilità della collettività. Voglio dire che le offerte alla parrocchia non vengono solo di praticanti, ma anche e forse maggiormente dai non praticanti, che nelle poche volte che si trovano a dover vivere i servizi liturgici proposti dall'ambiente Chiesa, ci sostengono con generosità. Certo alcune cose devono necessariamente cambiare, forse abbiamo una elaborazione pastorale troppo articolata per cui cui in alcuni ambiti può essere snellita senza gravi problemi per la funzionalità dei servizi, diciamo così più persone operano sullo stesso ambiente il che necessariamente genera confusione. Abbiamo difficoltà a seguire tutto con attenzione, i tempi del parroco non sono gli stessi di chi collabora, per cui capita che non sempre si proceda per alimentare la dinamica della comunione, ma si corre il rischio di generare divisioni, conflittualità.  

    Anche l'impostazione dei Quartieri, per come ho già detto molte volte, non decolla per come dovrebbe in ordine alla quotidianità pastorale, restiamo sostanzialmente legati a determinati appuntamenti annuali, mentre il Quartiere dovrebbe essere il cuore degli impegni formativi della comunità, insomma una missione permanente, da veicolare nella partecipazione alla vita di comunità. Come vedete i problemi da reimpostare non mancano, ma come sempre tutto viene analizzato con serenità, nelle cose buon che meritano comunque attenzione, nelle cose negative che devono essere rimosse perché tutto scorra senza distrazioni e per il bene delle anime. Nel frattempo stiamo articolando meglio il servizio dell'Oratorio soprattutto nella maggiore attenzione al segmento degli adolescenti e dei preadolescenti, per evitare eccessiva dispersione post sacramentale. Devo anche fare i conti con gli anni che passano, diciamo che qualche ruggine sembra introdursi con stabilità nei ritmi fisici delle varie attività, insomma privilegio lo stare seduto alla dinamica del movimento penalizzandole, il che non va bene.

    Intanto stiamo percorrendo il settimo anno del servizio pastorale a Scalea, non sono pochi. Certo Don Michele c'è stato ventidue anni, quando lui venne io ero a Cirella, poi sono andato a Belvedere, poi a Diamante e adesso sono qui. Il dopo? E' nelle mani di Dio, Non sono mai stato in una comunità oltre i nove anni, per cui oserei dire che siamo prossimi. Verso dove?  E' veramente una domanda difficile. Alla quale d'altra parte non devo rispondere io, come sempre lascio al Vescovo questa incombenza che è affidata dal Ministero , io devo ubbidire  e ritengo di poterlo fare ancora per un mandato pastorale con serenità e gioia, tenendo certamente conto dei distinguo di cui sopra, legati ai problemi di salute. E' una analisi serena della situazione, non abita in me nessuna tristezza, però devo ammettere che è viva la coscienza del tempo che passa. Ma intanto ci prepariamo a vivere con grande entusiasmo questi giorni, sostenuti dalla presenza materna della Vergine Santa e arricchiti dalla grazia sacramentale, battesimi, prime comunioni, confermazioni, matrimoni e poi ancora tante celebrazioni di ringraziamento per tutto quanto il Signore ha inteso donarmi fino ad oggi, anche grazie alla vostra collaborazione ed affetto.

24 aprile - Dopo i giorni della festa intensi, emozionanti, gioiosi, ognuno è naturalmente tornato alle sue faccende quotidiane. Appartiene all'ordine delle cose, il mondo ha le sue esigenze alle quali comunque occorre dedicare del tempo. Ma i discepoli di Gesù come vissero la loro esperienza di credenti dopo la Resurrezione del Signore? Non è una domanda facile, in realtà la domanda è facile, ma sono le tradizioni apostoliche che a questo punto si diversificano alcune volte anche in modo sostanziale. Certo non voglio fare una disgressione storiografica, non è il luogo adatto, diciamolo pure che forse si potrebbe generare un po' di disorientamento. Comunque qualcosa vado a scrivere. Secondo la narrazione che ci ha donato Matteo il Signore Risorto, nel messaggio dato dall'angelo alle donne, in questo caso Maria di Magdala e l'altra Maria, incoraggia i discepoli ad andare in Galilea dove apparirà loro e darà loro il mandato missionario di evangelizzazione universale. In Marco, tutto si conclude con la visione  di un giovane  alle donne, in questo caso Maria di Magdala, Maria di Giacomo e Salome, che poi scappano impaurite e non dicono nulla a nessuno. Il resto, per come oggi leggiamo la conclusione del Vangelo, è stato aggiunto dai redattori in tempi successivi, per cui questo autore non ha interesse a narrare che cosa accade in seguito.

    L'Evangelista Luca si caratterizza per una schiera di donne che erano scese con Gesù dalla Galilea, ne nomina solo tre Maria di Magdala, Giovanna e Maria di Giacomo, tutte si recano al sepolcro vedono due giovani sfolgoranti ricevono l'annuncio lo trasmettono ai discepoli ma che non credono loro. Nella narrazione che ci dona Giovanni tutto è più elaborato, al mattino presto al sepolcro abbiamo solo Maria di Magdala che vede la tomba vuole e corre a dirlo a Pietro e a Giovanni, i due corrono alla tomba e constatano che non c'è il corpo e che tutto è bene ordinato, se ne tornano al Cenacolo, mentre Maria di Magdala rimane addolorata nel giardino è vive l'incontro con Gesù risorto, che le chiede di andare a portare l'annunzio della resurrezione ai discepoli. Intanto mi sono accorto di non aver centrato l'obbiettivo che mi ero prefisso, cosa hanno fatto dopo i discepoli. Ma da quello che ho scritto dobbiamo constatare la difficoltà di narrare in modo univoco le emozioni vissute nei primi momenti frenetici all'alba del primo giorno dopo il Sabato. Ci vengono donate anche le apparizioni del risorto ad Emmaus in Luca. L'apparizione sul lago di Tiberiade, dove prepara da mangiare ai discepoli che erano a pescare in GIovanni. Ancora ci viene detto che appare in Galilea a più di cinquecento persone in Matteo. Mentre Luca ci dice che i discepoli non si allontanato da Gerusalemme in attesa dello Spirito.

   Ritengo possa bastare per ricomporre lo schema armonico con il quale ci vengono narrati questi avvenimenti con il timore di non creare confusione o disarmonia tra i testi. Timori che le prime comunità sembra non considerassero viste che ciascuna di esse ha voluto conservare caparbiamente la propria tradizione anche se immediatamente in contrasto con le altre. In realtà queste conflittualità concettuali emersero tardivamente (secondo o terzo secolo) perché inizialmente ogni comunità seguiva il Vangelo che era stato annunciato loro e lo custodiva gelosamente, tutti sappiamo che vi erano anche altri Vangeli con comunità che ne conservavano i testi, ogni tanto qualcosa emerge dalle sabbie del deserto, o da anfore nascoste nelle gotte. Questo deve aiutarci a riflettere che la verità su Gesù è sempre complessa e non è mai univoca, quando si cerca di omologarla codificandola la si impoverisce e non si rende giustizia ai tanti martiri che hanno dato la fede per rendergli testimonianza secondo la fede che avevano ricevuto dalla narrazione dei discepoli nella diversità dei contenuti e delle tradizioni.

    Tutto questo deve alimentare in noi la voglia di cercare la verità su Gesù nelle diversità dei modo per come  ci sono narrate nei Vangeli, non disdegnando di cercare in modo più complesso anche quanto narrato nei Vangeli apocrifi, cosa che è sempre stata fatta a livello popolare e che in alcune situazioni è stata accolta nella liturgia della Chiesa, per come possono concorrere a completare una visuale sempre da ampliare e da comprendere in modo nuovo. Per chiudere voglio dire che non bisogna mai correre il rischio di imbalsamare Gesù in modo frettoloso. Gesù ancora oggi vuole essere la novità dell'uomo del nostro tempo, che avverte l'esigenza di incontrarlo nelle mille situazioni concrete che uno è chiamato a vivere. Nella chiesa post conciliare tutto questo si caratterizza nei doni dello Spirito Santo, i carismi, che incoraggiano a cercare l'incontro con Gesù nei modi più diversificati, mai conflittuali ma sempre e comunque da leggere in modo innovativo. L'incontro con Gesù anche nel periodo della Sua vita pubblica non è mai codificabile in atteggiamenti standard, ripetitivi. D'altra parte la Sua azione cerca di sempre coinvolgere le persone che incontro nel dialogo con Dio e la persona è sempre totalmente diversa dall'altro.

   Anche nella trasmissione della fede alle comunità del nostro tempo non dobbiamo mai avere paura di mostrare la novità permanente del Signore. Chi ne fa esperienza deve sentirlo vivo accanto a se, non relegato tra le pagine di un libro, anche per questo è opportuno educare al dialogo personale, non codificabile. Questo vale per nell'educazione sia per i bambini quanto per gli adulti. Questo esige che l'educatori cerchi sempre nuove vie per aiutare a vivere l'incontro con Dio, più ci riesce e più immediatamente coloro che ricevono la proposta di fede si sentono protagonisti insostituibili, in quanto destinatari esclusivi di quella particolare manifestazione dell'amore del Signore. Nessuno è uguale ad un altro nel piano della salvezza ma si può affermare  anche in natura è così, anche se la solitudine, o  la paura o a motivo delle dinamiche di insicurezza molto diffuse nel nostro tempo, spesso si preferisce intrupparsi, non è un male in se ma spesso lo diventa perché il più violento, o il classico carrierista corre il rischio di soffocare quanto di bello e di originale è presente nell'altro che il Signore mi ha posto accanto.

    Ma anche agli inizi è stato così, ammettiamolo ogni tanto emergono incomprensioni, Pietro non sempre è in linea con Paolo, Giacomo resta molto legato alle tradizioni giudaiche e via a seguire la casistica è molto variegata. Con il tempo si è cercato di armonizzare le relazioni conflittuali nel vincolo sacro della misericordia e della comunione. Come vedere il tempo scorre e non si arriva da nessuna parte, per cui chiedo scusa se vi ho fatto perdere tempo, spero solo che non vi stanchiate mai di sentirvi preziosi e insostituibili agli occhi di Dio, se ci sforziamo di camminare per come il Signore ci chiede. Nella vita di fede non c'è noia, nella ricerca di Dio dobbiamo amare la novità della Sua presenza senza mai correre il rischio di codificarlo facendolo diventare una devozione personale, una immaginetta da conservare nel taschino, è sempre Lui che deve coinvolgere noi e per alcuni aspetti possederci, quando tentiamo di fare il contrario non facciamo altro che cancellarlo dalla nostra vita. Coraggio, il bello è che  con la Sua presenza si ricomincia in modo sempre nuovo, non ci si annoia mai.

21 aprile - Sta per concludersi questo giorno di Pasqua e non posso che ringraziare il Signore per quanto ci ha donato di vivere in questo secondo appuntamento del cammino liturgico, la Santa Visita, adesso la Settimana Santa e da domani la Novena per la Festa patronale a San Giuseppe Lavoratore. Le attività vanno sempre guardate nella loro complessità e bellezza, per come il Signore ci dona di viverle e di animarle. Ho detto altre volte che il fare non è fine a se stesso, ma è orientato a rendere presente l'azione di Dio che in queste settimane ci ha portato a vivere la gioia di sentirci Chiesa diocesana attorno al nostro Vescovo, con i responsabili della società civile del territorio, abbiamo goduto la gioia di metterci in ascolto dei nostri giovani con la GMG, e adesso il Signore si è accompagnato alla vita della comunità prendendoci per mano e aiutandoci a seguirlo nelle tappe salienti della sua esistenza terrena. Ritengo sia inutile ribadire che sono state esperienza memorabili e, per alcuni aspetti, indimenticabili, d'altra parte l'opera di Dio è sempre orientata a stupire coloro che si lasciano coinvolgere nella Sua chiamata.

     Ma questa Settimana Santa ritengo di poterla descrivere come un momento magico di celebrazione liturgica, poiché mai come quest'anno ho avuto modo di coinvolgermi in quasi totale assenza, l'affermazione non deve essere vista come una contraddizione, poiché per vivere pienamente la liturgia occorre che sia essa stessa a guidare i movimenti e i pensieri di chi vi partecipa. Per cui si deve preparare tutto con cura, in modo puntuale e fare in modo che tutto scorra con linearità, senza intoppi o sbavature formali. Dio opera secondo un progetto e senza bisogno di fronzoli. Insomma la liturgia della Chiesa ha un suo linguaggio, per cui quando lo si lascia esprimere comunica in se la bellezza di essere coinvolti dal Signore nel Suo progetto di amore, orientato alla  fraternità  e a generare la pace nel cuore dell'uomo. Questo significa che nulla deve essere trascurato nella preparazione, ancora di più esige che chi deve coinvolgere gli altri non si distragga in nulla dal come si ritiene si debba procedere. E' inutile dire che di tutta questa preparazione quasi nulla viene colto dalla gente che partecipa occasionalmente alle liturgie, dico di più meno se ne rende conto e più è positivo il lavoro fatto per la preparazione della liturgia. 

    I movimenti da fare sull'altare, i canti da eseguire, la gioia con cui si vive tutto questo, la cure del luogo liturgico, la preparazione della suppellettile sacra, i segni da usare lungo lo svolgimento della celebrazione, tutto esige tempo, esige disponibilità. Però perché la liturgia consegua pienamente il suo obbiettivo esige una flessibilità della mente orientata a incarnare pienamente il momento per come viene proposto, forse è questo l'aspetto più difficile da incarnare, anche perché oggi come oggi siamo troppo presi dalle nostre emozioni, dai nostri sentimenti per cui non è sempre facile dare spazio a quanto il Signore sollecita di ascoltare, riflettere e testimoniare. Significa, per essere più esplicito, che devo vivere l'incontro con il Signore nella disponibilità a cogliere la preziosità della Sua presenza e l'importanza dell'annullamento di quanto appartiene alla nostra vita personale. Per cui cerchiamo l'incontro con Dio ma facciamo fatica a spogliarci delle nostre emozioni, dei nostri problemi, dei nostri pensieri, in questo caso il rischio che si corre è quello di non fare sinergia di intendi per cui si esce per come si è entrati in Chiesa.

    Poi ci si apre alla magia, che è l'azione di Dio nel cuore dei fedeli, inizia così il pellegrinaggio dell'anima.  Tutti si mettono in cammino per lodare e ringraziare il Signore,  forse perché abituati, magari per guardare come è cambiato il luogo di culto, altri perché lo hanno sempre fatto sin da bambini, altri ancora per affidare al Signore i loro cari, le loro sofferenze, magari per vivere un momento di gioia, per alimentare la speranza nelle difficoltà che la vita non fa mancare a nessuno. Altri soprattutto i giovani ma non solo, vivono  forme diverse di pellegrinaggio, intanto tornano alle loro famiglie con tanta nostalgia dai luoghi di lavoro o di studio. Non pochi avvertono anche l'esigenza di restituirsi ad incontri sporadici con la memoria della loro fede, altri ancora più semplicemente cercano la gioia dell'incontro. Prevale spesso la gioia, la voglia di fare festa. Anche per questo non disdegnano del tutto la Chiesa come luogo dell'incontro, luogo dove fare festa. Anche loro non sempre trovano il tempo dei saluti, ma sono giorni frenetici e il tempo è realmente poco, comunque è sempre un piacere anche solo intravederli.

    In tutto questo il Parroco? Difficile da esprimere, troppe emozioni da vivere e da animare, per cui molto riflessivo  e metodico nella proposta. Certamente gioioso per ciò che il Signore gli dona di vivere, magari molto teso a motivo della volontà di fare sempre meglio e di non vederlo possibile. Accontentarsi? Che parola è. Ritengo che adesso può iniziare la fase di rasserenamento anche se gli impegni sono sempre pressanti. Evito di memorizzarli, così arrivo agli appuntamenti in modo più sereno e spensierato. Intanto questa sera abbiamo posizionato la statua d San Giuseppe che ci accompagnerà con la celebrazione della novena in questi giorni. Per cui non posso che affidare a Lui il prosieguo del nostro impegno pastorale nella certezza che tutto sarà vissuto per come a Lui piace nella semplicità e nella gioia della vita di fraternità. Avremo anche modo di pregare e fare festa con l'Azione Cattolica accogliendo la Madonna pellegrina martedì pomeriggio ultima tappa della Su permanenza i n diocesi. E poi a seguire per come viene, primo fra tutti quest'anno l'impegno di visitare le famiglie che spero di fa con maggiore continuità rispetto agli altri anni. Insomma da queste parti non c'è il rischio di annoiarsi.

    Ritengo giusto completare questi pensieri del giorno di Pasqua con il ringraziamento che ho inviato ai vari gruppi della comunità, ma che può essere esteso a tutti, soprattutto ai bambini che sono il dono più grande che il Signore fa alla nostra parrocchia: Nel tramonto di questo giorno così bello e significativo per la nostra vita di cristiani, non posso che ringraziare tutti coloro che hanno espresso con umiltà e dedizione il loro impegno per aprire i cuori all’incontro con il Signore Risorto. Tutte le celebrazioni hanno visto una partecipazione significativa della comunità e sono state animate e vissute con affetto e gioia. Come ogni cosa umana non sono mancate le difficoltà, ma il Signore deve dare pace a tutti. Grazie per il vostro impegno e la vostra preghiera, il Signore è la nostra forza. Buona Pasqua a tutti voi e alle vostre famiglie.

14 aprile - Come sempre questi giorni sono caratterizzati da molteplici emozioni, alcune spirituali, altre affettive, altre semplicemente sociali ma non per questo meno rilevanti. se vogliamo la Pasqua da sempre ha convogliamo in questa parola tutto ciò che appartiene al vissuto del'uomo nella sua complessità. La parola stessa, come ogni parola di tradizione ebraica è ricca di significati anche molto diversi tra di loro, passare oltre, saltellare, soffrire e via a seguire c'è solo l'imbarazzo della scelta, d'altra parte il mondo biblico è un cumulo di tradizioni che cambiano a secondo del punta di vista con il quale le osserviamo. E' l'opera di Dio che in nessun modo può essere limitata o identificata con quanto appartiene all'azione dell'uomo, insomma più lo lasciamo agire più può penetrare in profondità nella nostra vita e generare stupore e vitalità nella comunità.  In questi giorni la prima azione da fare è quella di stare fermi cercando di contemplare quanto il Signore opera attorno a noi e nella nostra vita. Allora osserviamo le rondini che tornano ai loro nidi, lo fanno con naturalezza come se non fossero mai partite, si ritrovano a loro agio nei luoghi di sempre. Rientrano dalle università, dagli ambienti di lavoro, perfino dai luoghi di svago, altri semplicemente rientrano in se stessi.

     Insomma la prima azione da compiere è quella di rientrare, riappropriarsi di se stessi, del proprio tempo, dei propri spazi, delle relazioni amiche, del cercare la voglia di esserci nuovamente, dimenticavo c'è anche una gioia mai espressa pienamente di abbracciarsi in modo sempre  nuovo. Insomma è la primavera, può anche essere non totalmente se stessa, però certamente trasforma orientandolo al bello, il modo di stare insieme. Quello che è importante è che tutto sia pronto per la festa, la mente deve essere libera, non ci devono essere attorno persone che pensano di avere cose più importanti da fare, d'altra parte l'opera è del Signore per cui diamogli spazio è il modo migliore di valorizzarne la presenza. Tutti dobbiamo essere invisibili, la Sua azione deve essere nitida, Lui non ama la confusione, l'arrangiamento, Lui ama e vuole essere amato per cui è bene che ci sia attorno a Lui un clima bello, affettuoso. Non musi lunghi, gente lamentosa o peggio ancora distratta in altri interessi. D'altra parte sono i giorni nei quali lui compie i prodigi della liberazione dalla schiavitù, da tutte le schiavitù, sono i giorni del  dono della vita eterna, la morte non esiste più, insomma tutto ciò che in nulla appartiene alla capacità e alla potenza dell'uomo. E' l'opera di Dio, che si deve manifestare con libertà ed evidenza.

  

   Certo in tutto questo non si deve dimenticare la dinamica del peccato che non abbandona mai la persone, per cui alcune volte anche le idealità più belle sono contrassegnate, da interessi personali, da bassezze relazionali, certo la speranza è sempre quella che non diventino meccanismi di odiosità, ma in questo può uscirne vincitore solo chi coltiva la dinamica della preghiera e la gioia di vivere l'affidamento al Signore. Come dico spesso, in tutto questo nulla va inteso in chiave automatica, molto è determinato dalla volontà di fare del servizio il modo di leggere la propria vita, questo vale anche per noi sacerdoti che abbiamo la grave responsabilità di pascere il gregge nella scia della croce. Si deve ammettere che non mancano le situazioni di devianza e alcune volte perfino di opposizione alla Croce del Signore. Questo non deve stupire, anche nella comunità dei discepoli sono accadute situazioni difficili da coniugare con gli insegnamenti del Maestro, Gesù stesso in queste situazioni ci insegna come rispondere per non dare spazio al male dentro di noi. Si risponde sempre e solo con l'amore,con la donazione di se stessi e con la gioia di vivere al servizio degli altri.

 

   In che cosa l'uomo viene coinvolto con le proprio potenzialità, diremmo meglio con i doni dello Spirito, nell'azione della salvezza? In realtà su questo tema ci sono molti studi particolarmente qualificati, c'è chi afferma che l'amore per la bellezza salverà il mondo, altri affermano che la salvaguardia del creato salverà il mondo, altri ancora la stabilità della famiglia e via a seguire, della seria ognuno per come può, cerca di valorizzare le proprie attenzioni a questo o a quell'ambiente educativo. A questo punto, nella pochezza della mia esperienza educativa, ritengo di poter affermare che i ragazzi e i giovani salveranno il mondo. Certo è importante dare loro lo spazio per potersi esprimere, comunicare le loro idee, realizzarle senza interpolazioni o interessi estranei alla loro vita ai loro ambienti, se vengono rispettati, se si sentono amati sapranno ripagare con il sorriso, la gioia della vita comune. la voglia di essere vivi, l'entusiasmo di giocare, la tensione ad amare, ma soprattutto con la capacità di cambiare ogni cosa e ogni ruolo. Certa chi accetta tutto questo?  Siamo nella Settimana Santa, è anche il tempo delle pulizie di primavera, beh, allora coraggio rimuoviamo le eventuali incrostazioni di pigrizia, ricominciamo, perché la presenza del Signore Risorto  ha bisogno della novità dei cuori e di più spazio nella mente.

11 aprile - Ci si alza e si è immersi in un clima paradisiaco, colori intensi, alberi per tutti i gusti, una natura che ti fa sognare, il sole che incoraggia a contemplare le sue mille sfumature, insomma che dire tutto ciò che si ha bisogno per vivere in modo gioioso il camminare, lo stare insieme, il poter giocare, la bellezza di incontrare gli altri, programmare la vita all'aperto con serenità, pensare ai tanti amici con pazienza nella certezza di poterli incontrare al più presto. Tutto questo esprime semplicemente la gioia di vivere a Scalea, una vera benedizione per tutti coloro che la abitano, o che semplicemente sperano di potervi tornare al più presto. Voi non ci crederete ma sono questi i pensieri che abitano la mia mente e il mio cuore, per cui non ho fatto altro che trasmetterveli nella certezza di trovare in voi un sincero spirito di condivisione. Tutti noi dobbiamo continuare a immaginare la nostra città in questo modo, d'altra parte non ci vuole molto, basta tenere gli occhi chiusi, ed è fatto. Si percorre la via che ci porta alla Santa Pasqua per cui tutto deve essere visto con gli occhi della fede, l'esperienza di chi si è recato al sepolcro deve essere normativa per tutti i discepoli, ci si incammina nella tristezza, nella delusione e si torna colmi di gioia, carichi di una vitalità nuova che non ci appartiene, non è nostra perché ci è stata donata dal Signore, e deve perciò essere trasmessa, condivisa con tutti coloro  che ne avvertono l'esigenza di farne l'esperienza, di poterne godere la freschezza, il senso di novità che l'attraversa, che ne caratterizza il messaggio.

     Il messaggio è antico, ma mai vecchio: Cristo Risorto vuole abitare la nostra vita, i nostri pensieri, colmare il nostro cuore di un amore traboccante, di una speranza che non muore mai. Noi siamo nati in questa proposta di speranza, diciamo che non ci ha mai abbandonato, tutto era orientato a comprenderne la preziosità e anche l'impegno a prepararne gli appuntamenti che la rendevano presente, oggi siamo leggermente soffocati da una società che vuole eliminare il trascendente, per cui viviamo distratti da tante altre cose molte delle quali anche importanti per essere una presenza preziosa nel nostro tempo, per cui anche i tempi di elaborazione dei valori stentano ad essere quelli intensi di chi si impegna a cercare i contenuti da trasmettere agli altri. Capita che ci finisce per fare delle cose, capita che neanche chi prepara le celebrazioni, le tradizioni pasquali comprende pienamente il contenuto. Il lamento emerge vigoroso? Certamente no, dobbiamo sempre partire da una analisi serena dell'oggi per orientare gli impegni cercando di valorizza tutti gli aneliti di vita spirituale che comunque restano presenti nel cuore dei discepoli di oggi, non meno di quelli di ieri.

    La Quaresima? Liturgicamente è scivolata per come era stata programmata, più semplice degli altri anni nell'articolazione delle attività, insomma più adeguata alle nostre possibilità propositive, senza forzature. D'altra parte le cose si fanno non perché lo dice il parroco m perché lo si avverte necessario per la crescita della comunità. Come sempre la gente ha partecipato con gioia ed entusiasmo. Siamo alla fine e ad oggi dobbiamo offrire al Signore tutto quello che Lui ci ha donato di vivere nella speranza che sia a Lui gradito. Fisicamente parlando non ho mai fatto tante analisi e preso tante medicine, ancora di più devo affermare che alcune analisi non le avevo mai fatte in assoluto, con grave scandalo del dottore in oggetto. Questo mi ha fatto entrare nel mondo di tanti ammalati che devono ormai pagare gran parte delle medicine e mi ha incoraggiato a leggere la povertà in modo più reale, insomma allargando il raggio a quanti devono vivere terapie intensive e che non necessariamente riescono a sostenere con la pensione. Anche questo ha dato una svolta al mio modo di nutrirmi, diciamo così mi ha alleggerito di qualche chilo, certo con l'arrivo della Pasqua tutto sarà più difficile, per il ritorno dei salumi  nella dieta, cosa che durante la quaresima mi è stato agevole rimuovere, speriamo di resistere per come è possibile.

    Ma adesso interviene la potenza di Dio,con la Sua volontà di farci comprendere che tutto ha inizio in Lui e si compie in Lui, l'affluenza del popolo dei fedeli si renderà partecipe alla vita della comunità, non perché noi la convochiamo o prepariamo ma semplicemente perché appartiene all'humus dei credenti coinvolgersi maggiormente nella sacralità di questo tempo. Il Signore interviene e incoraggia a ripercorrere i sentieri antichi delle tradizioni della fede, tutti si incamminano con umiltà e con gioia seguendo la voce interiore, l'anelito spirituale. Che cosa cerca il Popolo di Dio? nella diversità dei modi e delle emozioni spirituali semplicemente vivere un momento di incontro con il suo Dio. Ci si incammina con le Palme, gli Ulivi perché la pace e l'anelito interiore ha bisogno di segni visibili e scambiabili, si porta il grano nuovo al'altare perché si avverte l'esigenza di ringraziare il Signore per il dono della nuova stagione e del nuovo raccolto. Si cerca di condividere il pane eucaristico nell'anelito a sentire via la presenza di Gesù nella nostra vita nella nostra giornata. Si cammina con Lui lungo la via della Croce perché si vuole continuare a condividere il dramma dell'uomo di ogni tempo simboleggiato nell'uomo della Croce. Ci si prepara alla notte santa della Resurrezione, perché ancora una volta vogliamo sentirci partecipi di una speranza che non avrà mai fine.

8 aprile - Prima serata mia disposizione dopo molto tempo, sono stati giorni molto intensi contrassegnati dalla presenza del nostro Vescovo, ma anche dalle tante attività coordinate dalla pastorale giovanile diocesana, non secondaria  dalla evangelizzazione del Cammino Neocatecumenale. Ritengo sia inutile ricordare che tutto questo è andato aggiungendosi alle attività ordinaria della vita di comunità e di Unità pastorale. Insomma giorni vissuti nella gioia dello stare insieme con la volontà dominante di fare le cose con impegno. Descrivere tutto questo ritengo sia veramente difficile anche perché le emozioni personali, come sempre, sono inimmaginabili e indescrivibili. Posso affermare che tutto è andato secondo quanto era prevedibile e per come è stato preparato. D'altra parte il nostro Vescovo ci ha educato all'approccio semplice e spontaneo, per cui tutto ciò che è importante è l'autenticità dell'incontro  la gioia di viverlo con colui che si accompagna alla nostra vita pastorale e incoraggia la crescita spirituale. Molto bella anche la cooperazione con i confratelli dell'Unità Pastorale, il Signore ci ha donato di condividere momenti di fraternità durante le liturgie e soprattutto la prolungata gioia di stare con il nostro Vescovo, giorno due aprile, ottavo  anniversario del suo ingresso in diocesi.

          Bello e partecipato anche il momento della Via Crucis, purtroppo non sempre si hanno le energie necessarie perché tutto si svolga per come si è programmato,ma come sempre si lavora con le persone per cui è bene accettare il dono di Dio, anche se non sempre è lineare con la vita pastorale.  Per avere una idea più completa delle tante esperienze, basta andare al Link Foto, e qualcosa in più si riesce a cogliere in riferimento ai miei balbettii esperienziali. D'altra parte è risaputo più le cose sono belle, più diventa difficile descriverle, ma allora se parlo tanto in alcune occasioni è perché le cose sono brutte, certamente no, semplicemente sono meno istituzionali, per cui se ne può parlare con meno preoccupazioni. Una cosa sono le celebrazioni, le ritualità, una cosa diversa sono gli impegni pastorali; per come è ampiamente noto io preferisco le seconde, anche se notoriamente non disdegno le prime anzi ci tengo alla preparazione perché tutto proceda in modo ordinato. L'azione liturgica esprime il coinvolgimento della comunità per cui è bello che sia vissuta per come meglio è possibile.

         L'orologio del Campanile è tornato al suo posto,dignitoso e solenne. Era stato frantumano dalla violenza del vento del mese scorso, già mi preparavo alla disperazione della spesa da affrontare, avverto l'esigenza di sottolineare questo avvenimento perché è stata una operazione indolore grazie all'interessamento attivo di alcuni battezzati che si sono operati per sensibilizza al sostegno economico la Banca del Credito Cooperativo di Verbicaro che non ha mancato a farci pervenire il suo contributo che ha coperto quasi totalmente il costo dell'opera. Ritengo di non fare torno a nessuno se affermo che questa è la prima volta che ci si muove per sostenere i bisogni della parrocchia, è un segno di affetto attivo il che non guasta mai, anche perché molti apprezzano le opere che la parrocchia compie ma, all'apprezzamento verbale,  non sono conseguenziali nell'interessamento a operare per sostenerle. Questo vale anche per il parco degli Angeli, sono centinaia le persone che lo frequentano, e ne apprezzano la preziosità però non riescono ad andare  oltre, per cui necessariamente corre il rischio di subire lo svilimento della qualità del servizio che può offrire.

        Come vedete si torna presto alle problematiche ordinarie, il che significa la programmazione del  Grest, le attività dei campi estivi, ma soprattutto la Settimana Santa, la Festa patronale e nel progetto più a lunga scadenza la missione giovani e via a seguire, con tutto ciò che concerne la riqualificazione degli staff educativi per dare continuità al servizio verso le nuove generazioni. Lo sguardo rimane attento verso i ragazzi e i giovani ma non perdiamo di vista gli adulti, gli anziani, insomma Gesù ci obbliga a non distrarci in nulla da nessuno e per come ci è possibile cerchiamo di corrispondere ai suoi desideri. Una primavere che scorre in modo climaticamente poco lineare, potremmo affermare con una dinamica giovane, non dobbiamo fare altro che accettarla cercando di valorizzarla anche le campagne necessariamente soffrono. Andiamo incontro alla Settimana Santa, a me sembra che tutto sia pronto da vivere, sarà una settimana bellissima non dobbiamo fare altro che seguire ciò che il Signore ci chiede, eviteremo ogni distrazione o dispersione di energie, ritengo che la centralità di Gesù sia sufficiente per catalizzare l'attenzione della vita di comunità.

28 marzo - Quello che più dispiace in questi giorni è la violenza del vento ed il rigore del clima, che per alcuni aspetti vanifica tutto quanto di bello la primavera aveva mostrato di saper fare nei primi giorni  della sua venuta, adesso tutto viene sfigurato e volatilizzato. Qualche foto l'avevo fatta prima, quando il sole sorrideva e i fiori germogliavano sereni e pieni di speranza, con i loro colori festosi. Merita comunque di essere ricordata l'influorescenza delle Calle, di tradizione papasiderota erano state piantate tre anni fa,  avevano prodotto un solo fiore lo scorso anno che era stato letteralmente strappato da una devota, che ho avuto modo di educare al rispetto dei fiori degli altri. Quest'anno sono nel pieno della produzione ma sono incappate nella stagione sbagliata, vorrei coglierle per metterle in chiesa ma non ne ho il coraggio. La mia speranza è che sopravvivano comunque alle inquietudini climatiche, la speranza non delude recita l'apostolo, ma forse si riferiva a qualcos'altro. Mi è venuto il coraggio e adesso sono nella cappella del SS. Sacramento. Ma, direte voi, Don Cono non avete altri pensieri più pastorali per la testa. Se devo essere sincero, devo dire no, anche perché coloro che mi collaborano fanno a gara nel farmi sentire inutile, per cui basta che io indichi un obbiettivo da conseguire e loro mi precedono nel realizzarlo.

 

    Per cui tutto ciò che in questo periodo mi sta particolarmente a cuore: La Santa Visita del Vescovo, il Convegno degli Scout, la Missione dei Giovani, la Vita di Carità, gli Ammalati e le persone sole, è come se tutto fosse già fatto per cui non devo fare altro che viverlo. C'è un problema che va ripresentandosi con una certa insistenza ed è quello di poter accogliere i tanti pellegrini di passaggio che chiedono di volta in volta di essere accolti, di potersi lavare, di poter dormire e ai quali sto rispendendo sempre di no, perché effettivamente non mi è possibile venire incontro a queste richieste e a Scalea dobbiamo ammettere che non esistono strutture di accoglienza, ma forse non sarebbe neanche possibile gestirle con la dignità necessaria. Una cosa è aiutare le persone con i viveri o gli indumenti, una cosa diversa è farli entrare in casa propria e farli sentire a proprio agio. La preoccupazione è sempre quella di non chiudere la porta a Gesù, cioè a dei poveri veramente bisognosi di aiuto per la loro sopravvivenza. Finché si tratta di turisti, di autostoppisti e via a seguire di questa categoria spero che il Signore avrà misericordia delle mie tante inadempienze.

   A che punto è la Quaresima? E' una domanda intelligente, anche importante. E' una domanda che faccio anche a tutti coloro che mi collaborano, perché questo questo tempo merita di essere valorizzato e anche valutato nell'intensità con cui lo si vive. Prima di tutto a che punto è la preghiera? Su questo piano sembra che tutto vada stabilizzandosi nei ritmi che il Signore mi dona di poter vivere con naturalezza ogni giorno e anche nella gioia di cogliere la bellezza di poter stare alla Sua presenza con serenità e nella pace. E' un periodo di intensa vita spirituale che certamente non elimina la fragilità delle mille situazioni di devianze possibili. La capacità di accogliere gli altri? Diciamo che la nostra è una parrocchia aperta in tutti i sensi, dove ognuno si può sentire a casa propria, qualche estemporanea creativa non manca, ma sostanzialmente tutto procede con gioia nella semplicità delle relazioni belle e naturali degli amici che si incontrano nel Signore. Certo alcune volte si maturano delle incomprensioni comportamentali che generano l'esigenza di allentare le relazioni ma tutto sembra appartenere alla naturalezza degli atteggiamenti.

    La capacità di valorizzare i doni dello Spirito? In questo sfido altri a fare discernimento con la stessa velocità e in prospettiva, diciamo così la gente non fa in tempo a saggiare al bellezza dei traguardi che ritiene di aver conseguito che viene subito invitato a incamminarsi verso traguardi nuovi e inimmaginabili. La vita di comunità non è la mera ripetitività delle cose conosciute, ma la capacità che ci deriva dall'amore del Signore che chiede di andare con gioia sempre oltre le proprie possibilità e capacità. Sembra aprirsi la porta per una esperienza Gen, è solo uno spiraglio ma potrebbe realizzarsi senza eccessivi traumi. Adesso però il Signore mi chiede di  maturare l'esigenza di avviare una missione parrocchiale per i giovani, orientata al recupero dei tanti abbandonati che facciamo fatica a cercate con i ritmi ordinari. Molti hanno nostalgia delle esperienze vissute in comunità, ma non riusciamo a trovare le energie per chiamarli, incoraggiarli a rileggersi negli ambienti della loro crescita. Certo ci vorrà del tempo e occorreranno ancora altre energie, ma in questo la parrocchia non ha mai deluso. Per il tempo occorre ponderare bene il quando, bisogna pensare, cercare, guardare e infine partire. Anzi no, prima è importante pregare.

20 marzo - Diciamo così, come preannuncio della primavera non è male, è calata la temperatura ma soprattutto si è alzato nuovamente il vento, che certamente farà un strage di influorescenza, qualcuno direbbe: annamo proprio bene. Ma oggi merita di essere ricordato non per il cambiamento climatico, ma per il quarantacinquesimo compleanno di Emanuele, qualcuno potrebbe dire una vita di sofferenza ma a me piace affermare una vita di dedizione affettuosa della famiglia tutta dedita, di più oserei dire consacrata, al suo dramma umano, che certamente ha permesso anche a lui di vivere in modo festoso tutti questi anni, è vero segnati dalla sofferenza,  ma anche dalla dedizione affettiva dei propri cari Beniamino, Anna, Eros e nel corso del tempo certamente anche le sue nipoti e quanti sono stati capaci di dare continuità alla condivisione della sua crescita. Abbracciato, coccolato fuori misura, baciato ininterrottamente dai propri genitori, sono queste le medicine che gli hanno permesso di sentirsi amato e gli hanno donato la gioia di vivere, è vero non l'ha mai potuta esprimere in pienezza, ma la sua serenità lascia trasparire queste sensazioni che certamente vive interiormente. A tutto questo occorre aggiungere le speranza non conseguite, le difficoltà affrontate e da affrontare, le incomprensioni, anche i momenti di disperazione legati alla stanchezza, ma necessariamente oggi tutto passa in secondo piano, per cui insieme ai tanti che hanno inteso condividere questo traguardo con la sua famiglia diciamo auguroni Emanuele.

 

    Non posso che fare gli auguri anche a Maria, molti di voi diranno ma chi è? Per questo ho messo la sua foto tessera per evitare che si confonda con le altre. Spero che il marito non si arrabbi, essendo reggino, come dire è leggermente geloso. Maria la possiamo categorizzare come una riservista, sempre presente, ma mai in primo piano. Umile, disponibile, gioiosa, attenta e premurosa. Insomma Carmelo è stato proprio fortunato a trovarla in quel di Bova superiore, come avrà fatto è difficile da comprendere, ma l'amore premia i buoni, anche se non sempre ne hanno merito. Anche la nostra parrocchia è stata fortunata a trovarla tra le più zelanti devote di San Giuseppe, non  per le parole che dice ma per l'entusiasmo di servire la comunità con Don Antonio, Don Michele e anche in questa terza gestione. Si sarà fatta rossa, perché lei non ama essere al centro dell'attenzione, ma oggi ci voleva, anche il Signore avrebbe fatto lo stesso. Poi a seguire la festa dei papà con i Giuseppe di circostanza, pizza penitenziale adeguata al clima liturgico, vissuta insieme ad alcune famiglie dopo la bella celebrazione e meditazione presieduta e guidata da parte di Don Ernesto, un vero dono del Signore. Poi abbiamo ragazzi della Confermazione che sistemano il materiale per la Caritas, devono imparare che la Quaresima è carità, anche se nel caso specifico è una carità di elite, costumi e completi da spiaggia.

  Tutto ha inizio con il gesto semplice e umile della imposizione delle ceneri, in questo modo ci si rende conto che nella vita ci sono valori che non appartengono totalmente a se stessi, per cui necessariamente devono essere condivisi con gli altri. Don Cono, ma anche i bambini comprendono questo? Penso di no, loro lo vivono come un gesto totalmente nuovo, per molti è la prima volta, certamente chiederanno il significato ai propri genitori, quale valore ha, sarebbe interessante ascoltare le risposte che ricevono, ma non è facile recuperarne la memoria, intanto è importante che ne abbiano vissuto l'esperienza, crescendo ogni cosa acquista un significato più profondo. E' proprio quello che vanno scoprendo i nostri animatori, in una donazione gioiosa e affettuosa alle varie situazioni di bisogno affettivo della comunità e del territorio. Devo ammettere che farei fatica ad esprimere le emozioni che vivo ogni volta che li vedo entrare in azione, sono semplicemente e naturalmente spettacolari, anche quando stanno fermi e non fanno niente, lo sono semplicemente perché ci sono e ci sopportano. Ma quando si mettono in moto riescono a far ballare e sorridere anche le carrozzelle per i diversamente abili.

    Farei fatica ad aggiungere altro, sono troppo spettacolari, insomma un vero dono di Dio, che riesce a godere solo chi condivide con loro un po' del proprio tempo. No, adesso non è il caso. E' vero, devo ammettere che avete ragione, ma sapete bene che lo dico sempre per cui non dovrei ripetere, lo dire dire? E va bene, pazienza, se proprio debbo devo affermare che tutto questo non sarebbe stato possibile senza il coinvolgimento di tante famiglie che amano la comunità parrocchia e vi si dedicano con generosa passione non come un impegno di ufficio. Questo loro entusiasmo lo hanno trasmesso per contagio ai propri figli e non possiamo godere sereni del loro impegno e della gioia che i giovani riescono a trasmettere, ma ancora di più si vanno coinvolgendo sempre più anche i mariti, e dalle nostre parti non è una cosa da poco. Come dire, uno spettacolo nello spettacolo, tutto vissuto con grande affetto e dedizione reciproca. Intanto abbiamo vissuto la penitenziale con il Cammino Neo Catecumenale, negli ambienti sottostanti il complesso sta preparando per la Giornata Diocesana per i Giovani. Tutto è opera di Dio, tutto semplicemente per la gloria di Dio. Amen

16 marzo - Lentamente i giorni passano e la Quaresima entra nel ritmo delle Via Crucis, ci si incammina per i quartieri per incoraggiare i residenti che non sempre si lasciano coinvolgere in parrocchia a ricordare il tempo penitenziale che stiamo vivendo e pregare insieme. Insomma è un incoraggiamento a  vivere la fede, devo ammettere che la partecipazione è certamente positiva anche perché si coinvolgono anche coloro che lavorano e che farebbero fatica il pomeriggio a partecipare. Certamente  non è facile capire quale valore le persone danno alla croce che percorre le vie dei quartieri, anche perché non si può leggere nel cuore delle persone, ma se considero quello che viene riflettuto nelle meditazioni di chi organizza vi posso garantire che è un passaggio che non lascia indifferenti, potrebbero essere proclamate in ambienti ecclesiali con la certezza di essere ascoltati con grande attenzione. La sofferenza, la solitudine, le difficoltà della vita si intrecciano con i temi della speranza e della gioia della resurrezione, i problemi legati al lavoro, allo sfruttamento, alla condizione giovanile, alle coppie si coniugano con la certezza di poter costruire un futuro migliore grazie all'aiuto di Gesù e alla preghiera.

     Ma in che cosa il Signore può intervenire nella nostra vita per donarci pace, per aiutarci nelle difficoltà? Il Signore certamente incoraggia l'armonia del cuore e la gioia della vita comune. Dona nella preghiera la serenità nell'affrontare anche le situazioni più difficili o, più semplicemente, apre a un modo diverso di leggersi nelle relazioni di comunità. Come dire è un aiuto spirituale, ma anche psicologico che apre a una relazionalità contrassegnata dall'affetto, dal rispetto dell'altro e dalla gioia di sentirsi parte di una comunità. Anche questo aspetto non deve essere trascurato, non è la comunità degli amici, delle persone che mi sono simpatiche ma di coloro che Gesù mi pone accanto e con le quali devo costruire relazioni di comunione che iniziano in Lui e conducono a Lui. Come dire è come se ricevessimo un dono comune, da condividere quasi senza tenere nulla per noi, anche perché ciò che doniamo ci viene ridonato per eccesso, insomma non corriamo mai il rischio di perdere qualcosa o di smarrirci.

    Il cammino della Croce diventa una via luminosa che rischiara ogni situazione della vita, una via che è bello percorre prestando attenzione a Colui che la guida, ma anche a tutti coloro lo seguono, per imparare ad amare e a comprendere che nell'amore tutto viene visto e vissuto in modo diverso. Ritengo sia inutile ritenere che tutto possa essere vissuto in modo semplice e automatico, ogni cosa ha bisogno del proprio impegno personale e della dedizione alla crescita spirituale. Ogni cosa ha bisogno di essere sostenuta con la preghiera, con la gioia di cercarsi nell'altro e di cogliere l'altro parte dello stesso progetto di vita. Ogni altro è stato redento dalla Croce del Signore, Gesù lo ha amato come ha amato noi, per cui non dobbiamo fare altro che rendere presente questo amore nella dedizione vicendevole, senza particolarismi, senza affezioni particolari ma con la gioia interiore di rendere presente il Signore nonostante i nostri tanti limiti.

    E' il mistero della redenzione e della comunione che Gesù ha operato con il dono di se stesso, generando un modo diverso di leggersi nella comunione con Lui e tra di noi. E' la bellezza di sentirsi Chiesa, ma anche la responsabilità di rigenerare la vita della Chiesa. E' l'impegno dei tanti battezzati che nella gratuità più assoluta dedicano la propria vita agli altri per amore del Signore, il volontariato è l'anima della comunità cristiana, la gioia di spendersi per gli altri per come Gesù ci ha insegnato, per come Gesù ci dona di vivere nei doni dello Spirito, come possiamo vedere tutto è sempre deve essere coniugato dall'amore che abita il nostro cuore e che noi dobbiamo testimoniare con semplicità e dedizione per rendere presente la sorgente dell'amore che è il Signore. Come dire è uno svelare ed è un velare, per fare in modo che non ci si sovrapponga mai agli altri e soprattutto che non si diventi ostacolo all'incontro della persona con Gesù.

    La Quaresima è questo tempo di Grazia che il Signore ci affida e al quale siamo affidati nello Spirito, nessuna illusione e nessuna delusione, tutto deve manifestare semplicemente la Grazia con l quale Dio abita la nostra vita orientandolo a un sincero cambiamento spirituale. Il cristiano non può mai restare deluso anche perché semplicemente non ha traguardi da perseguire, che in quale modo possa sentire proprie. SI lascia trasportare dall'azione amante di Dio e in questa azione deve esprimere il proprio protagonismo, non tutto ci appartiene ma quello che il Signore ci affida è totalmente affidato alla nostra responsabilità, perché possa manifestare in pienezza la Sua volontà di essere presente nella nostra vita, ai nostri giorni, nelle nostre casa. Insomma non è una responsabilità da poco, ma ci guida la certezza che comunque Lui si accompagna alla nostra azione e, se non tutto sembra andare per come riterremmo nel fare la Sua volontà,  ci dona pace.

14 marzo - Anche marzo, in perfetta linea con l'inverno rigido che ci è stato donato da vivere,  sembra voglia rispettare i canoni classici della pazzia climatica che gli viene attribuita fin dall'antichità. Un giorno il sole, un altro la neve, un altro il vento e ancora la pioggia, poi il sole poi la pioggia e il vento, insomma ne ha per tutti i gusti. E noi in mezzo cercando sicurezza in chi non ne può dare. Ma oggi è il giorno della fiducia in Dio per cui non si può restare delusi o malinconici per cui sono andato a trovare alcune persone che da troppo tempo aspettavano una mia visita. Come sempre, in questi casi, si scopre di avere accanto a noi e di condividere con loro e grazie a loro una Scalea diversa, fatta di amicizia, di solidarietà e di generosità. Poco conosciuta o troppo spesso svilita dai luoghi comuni della piazza o di una cronaca frettolosa che dipinge e trasmette una Scalea violenta, asociale, dove si vive con difficoltà e le relazioni interpersonali sono difficili da costruire. Su queste tematiche legate alla vivibilità del territorio, in virtù della presenza di una malavita non facilmente identificabile che in modo frettoloso e generico viene identificata con la presenza della 'ndrangheta, Scalea è simile agli altri centri urbani limitrofi, la difficoltà che le è proprio è l'ampiezza del territorio abitativo, la tipologia delle costruzioni,  che esige l'esigenza del cercarsi per potersi incontrare, modulo relazionale tipicamente cittadino.

     Abbiamo detto altre volte che Scalea è andata ampliandosi con una dinamica abitativa che spersonalizza gli ambienti, sono pochi o inesistenti gli spazi pubblici di socializzazione spontanea, ma è una cosa diversa dal l'esprimere un giudizio negativo su chi la abita. Come anche devo constatare che sarà molto difficile venire a capo con la dinamica delle parentele e delle amicizia che lega le persone anche a me molto vicine e che mi  collaborano educativamente per il bene della città. Poi c'è il mondo dei bambini e degli adolescenti che partecipano con grande naturalezza alle attività e della comunità, animandole con la gioia di stare insieme, è una realtà che mi stata crescendo accanto e che cerca di familiarizzare con gli ambienti parrocchiali che ormai leggono come una loro seconda casa. Certo rimane viva l'incognita della loro partenza a conclusione degli studi secondari, nuovo grande impoverimento dei nostri centri cittadini, ma intanto ne godiamo la vitalità e la voglia di cercarsi accanto ai luoghi dove abita anche Gesù. I due non sempre si incontrano, ma ritengo che Gesù sia contento lo stesso di essere circondato da tanti fanciulli e giovani.

    Abbiamo attorno a noi, comunque nel contesto scaleota, molte aggregazione ecclesiali e laicali che spendono il proprio tempo donandosi per gli altri. E' vero alcune sono di ispirazione politica o comunque a sostegno di questo o di quel partito, d'altra parte il nostro tempo in molti ambienti, ma non in tutti, esige in modo evidente o larvato uno schieramento di parte. Non mancano però esempi di totale gratuità e di dedizione sincera ai drammi e ai bisogni delle persone. Forse si avverte una certa carenza di fratelli e di sorelle che si dedicano all'evangelizzazione, ritengo di poter affermare che anche i laici di ispirazione cristiana preferiscono dedicarsi più all'impegno sociale o educativo che non a quello spirituale. Ma Don Cono, questa sera volete spaccare il capello? Assolutamente no, semplicemente ritengo di poter affermare per esperienza che chi vive una carica spirituale riesce a donarsi con generosità in tutti i campi, chi trascura la crescita spirituale orienta in modo personalistico il suo impegno, che comunque rimane valido e prezioso, però stenterà ad essere pienamente oblativo. Insomma ci si radica in alcune certezza, non sempre adeguate all'oggi,  e non ci si sposta neanche se si corre il rischio di andare a  finire in un burrone. 

13 marzo - Anche oggi l'ho vissuto come un vero dono del Signore, purtroppo è l'ultimo che mi è concesso da domani ci si immerge nuovamente nelle tante attività pastorali, che sono sempre opera del Signore però esigono una presenza più attiva da parte di tutti. Posso dire così, oggi è scivolato con una partecipazione migliore rispetto a come avrei immaginato, anche con una compostezza liturgica maggiore rispetto agli altri giorni, insomma forse avrei dovuto inserire un quarto giorno per godere più pienamente l'opera del Signore. In realtà abbiamo iniziato già questa sera con l'incontro di Unità pastorale per preparare l'accoglienza del Vescovo in occasione della Santa Visita, diciamo che la partecipazione delle comunità è abbastanza viva per cui tutto dovrebbe andare per come previsto una esperienza di fraternità e di festa attorno al nostro Pastore. Una piccola novità è rappresentata dall'inserimento nel servizio alla Caritas di alcuni animatori, questo apre a una comprensione più matura della crescita al servizio degli altri. Insomma una Quaresima che si preannuncia foriera di gioia comune e di fraternità ecclesiale. Semplicemente tutto procede per come il Signore soltanto sa donare, per cui non posso fare altro che ringraziarlo per tutto ciò che di bello e di nuovo continua a suscitare nella vita della nostra comunità.

12 marzo - E' proprio così, siamo entrati in Quaresima, con tutto ciò che questo periodo liturgico ci chiede di vivere, la carità letta e vissuta alla luce dell'amore di Dio che si è manifestato nella donazione di Gesù per la salvezza di ogni uomo, la vita di preghiera da intensificare e da incoraggiare nelle sue varie forme per orientare e sostenere il cammino di perfezionamento cristiano, la gioia della vita comune che dona serenità e un sincero spirito di pace nei cuori di tutti i fedeli. Ci sforziamo di dare alla liturgia una dinamica più riflessiva, cosa non sempre facile, anche l'aula liturgica mette maggiormente in risalto gli aspetti penitenziali. Certo è sempre bene ripeterci che la Quaresima non è un tempo penitenziale in assoluto, però devo ammettere che non è facile coniugare la dedizione della Croce con una diffusa volontà di fare festa ad ogni costo. Certo le Domeniche conservano la propria caratteristica di Giorno del Risorto, insomma come dicevo prima equilibrare i contenuti non è facile. Come trasmettere ai ragazzi e ai giovani che fare penitenza è un atto di amore necessario che rende più visibili le necessità degli ultimi, quando non fanno altro che self dalla mattina alla sera della serie quanto sono bravo e quanto sono bello.

     Una volta ritengo fosse tutto più semplice, un po' per la povertà diffusa, un po' per il clima generale fatto di manifestazioni religiose fortemente orientate alla sofferenza del Signore, insomma dal Mercoledì delle Ceneri alla Settimana Santa era tutto un soffrire e un piangere per il sacrificio della Croce. Come sta procedendo? Intanato abbiamo le Quaranta ore, per cui necessariamente tutto procede con una certa intensità spirituale, anche la partecipazione di questi primi due giorni non è male, molti battezzati si sono lasciti emozionare da un maggiore impegno nella preghiera, certo farlo diventare stile di vita è un'altra cosa, ma come sempre occorre accettare come dono quello che il Signore suscita nel cuore dei fedeli. Cerco di orientare a una migliore attenzione alla vita liturgica ordinaria, nella disponibilità all'ascolto della Parola che dà il tema alla giornata di adorazione. Ma incoraggia a riflettere meglio anche le preghiere recitate in assemblea come azione liturgica della comunità. Come sempre si cerca di coinvolgere le famiglie nell'assemblea festive, e devo ammettere che vanno sbloccandosi sia nella dedizione ai bisogni della comunità e anche nell'animare la liturgia con la loro presenza. Non sempre si riesce a coinvolgere con serenità, è evidente in alcuni un certo imbarazzo a parlare davanti ai fratelli e alle sorelle, ma si deve continuare, prima o poi sarà naturale.

    Il lavoro dei diversi gruppi catechistici dell'Oratorio, le attività formative del Gruppo Famiglie e  del Movimento dei Focolari aiutano a creare un clima di relazione che apre all'incontro e al confronto, è vero non sempre e non tutti si coinvolgono, ma sappiamo bene che ogni iniziativa per generare cambiamento esige il suo tempo. Ma anche grazie all'impegno degli educatori e degli animatori, tutto sembra camminare per il verso giusto. Certo la dedizione alla vita di comunità viene vissuta con grande dedizione, quasi da tutti, in questo l'opera del Signore è grande, grande passione, energie da spendere, gioia di stare insieme, tanta voglia di novità da cercare e da cogliere nella vita comune. E' vero siamo solo all'inizio del Cammino Quaresimale ma, come spesso si dice, il buon giorno si vede dal mattino. Non mancano i problemi, le difficoltà, le situazioni di crisi? Ma ditemi voi in quale realtà sociale o di gruppo non ci sono problemi da affrontare e da risolvere per come è possibile. Certo tutto deve essere vissuto con serenità e in un sincero spirito di pace, il resto non sempre ci appartiene per cui possiamo procedere in modo ordinato e con pazienza.

    Abbiamo avuto dei momenti di confronto con gli operatori della Carità, forse non tutto procede per come vorrebbe il Signore, della serie chi non ha bisogno non deve attingere alla sorgente dei poveri, ma non tutto è facile da leggere per come potrebbe sembrare. Però è necessario correggere per evitare ingiustizie sociali e per incoraggiare la disponibilità a sostenere le povertà, insomma non è piacevole sostenere le finzione di povertà. Il Cammino con alterne fortune sta portando avanti l'evangelizzazione, l'impegno è tanto, si spera di poter proseguire anche se i numeri non sono totalmente positivi, ma di questo abbiamo già trattato per cui non voglio ripetermi. Dovrei parlare anche di altro, ma di totalmente innovativo abbiamo questi due ambienti pastorali. Il resto di cui non ho trattato, prosegue tra difficoltà, incomprensioni, voglia di esserci per educare alla gioia, finzioni e difficoltà relazionali. Anche per questo è importante pregare, d'altra parte è risaputo, meno si prega più difficoltà si hanno a camminare insieme, a tutto questo va aggiunta anche al tentazione illusoria di poter camminare anche da soli. Insomma la casistica è molto complessa. Anche per questo è opportuno che la Quaresima sia vissuta con grande dedizione interiore. Per camminare meglio come slogan vi propongo: Il Signore ha dato la vita per noi e noi dobbiamo dare la vita per gli altri. 

4 marzo - Però vi lascio con alcune immagini che hanno caratterizzato la Domenica, Catechisti, Animatori ed Educatori sono andati alla formazione diocesana, per cui i  mariti di alcune Catechiste hanno pensato di stare a pranzo insieme al parroco. Ritengo sia inutile sottolineare, d'altra parte è ampiamente risaputo, che il livello della cucina degli uomini è decisamente di livello alto, diciamolo pure decisamente le attese non sono state deluse. Ci siamo relazionati con le foto, a me sembra che tutte e due i gruppi abbiamo vissuto momenti di serenità e di armonia, della serie stare da soli ogni tanto male male non è. Diciamo così, il Signore sta creando attorno alla vita della comunità, tutta una serie di relazioni di interesse innovative, che non lasciano deluso nessuno. Ogni giorno faccio esperienza della presenza dinamica del Signore, io cerca di navigare per come mi è possibile e posso garantirvi che non ci si annoia. Bambini, ragazzi, giovani adulti, anziani tutti si sentono a proprio agio, anzi vorrebbero fare sempre di più. Loro sono tanti e io sono solo, direbbe Giorgio Gaber, qui ci vuole la tirannia e invece tutto scorre nel rispetto delle competenza, ogni tanto intervengo di autorità, ma molto raramente, anche perché ognuno vive in modo responsabile il suo impegno.

    Ritengo che sarebbe necessario più tempo da dedicare alla preghiera, per dare più profondità ai contenuti da trasmettere, ma la perfezione è del Paradiso per cui cerchiamo di godere dei doni del Signore per come ci è dato riceversi. Intanto anche oggi è passato tra le riunioni e la preparazione della Quaresima, ritengo che quest'anno sarà vissuta con intensità nella preghiera e nella solidarietà, ai ritmi ordinari quest'anno si aggiunge la Santa Visita del nostro Vescovo che non mancherà di creare maggiore vivacità pastorale  qualora se ne avvertiva l'esigenza. Come dico sempre non tutto è deve essere dato per scontato anche perché ogni persona è un mondo, ma per quanto ci è dato di fare cerchiamo di non mancare in ordine alla preparazione all'appuntamento dell'inizio il Mercoledì Santo. In realtà è opportuno prepararsi interiormente con un giorno di anticipo, il cammino da percorrere è lungo, perciò è opportuno prepararsi in modo puntuale e metodico. E' il cordone alla Torah, che voleva poi significare una tutela maggiore delle regole, atteggiamenti di prudenza più accentuati,  per evitare di incorrere nell'infrazione del comandamento.

    La Quaresima deve essere vissuta come un tempo di conversione e di ricerca interiore, non ha bisogno di particolari segni esteriori anche perché il cammino è interiore, si tratta di rimuovere dalla propria vita, dalla propria giornata  tutto ciò che distrae dall'incontro con il Signore. E' facile, è difficile ogni fedele deve adeguare il percorso di perfezione alle sue esigenze di testimonianza cristiana. Insomma non è opportuno fare grandi proclami, o darsi ipotetici livelli di perfezione che poi non si riesce neanche a scalfire con un dito, semplicemente occorre leggersi nelle devianze e fare in modo che siano rimosse. Giorno dopo giorno, con linearità semplice e metodica in modo da comprendersi più armonicamente cristiano e sereno nelle relazioni con tutti. Come sempre, è opportuno che al centro ci sia la contemplazione di Gesù Cristo, da leggere nel Suo amore verso di noi e anche in questo caso cercare di imitarlo nei limiti della nostra dedizione e fragilità umana. Domani incoraggio a restare in silenzio, in modo da riflettere meglio su quello che il Signore desidera da ciascuno di noi e poi cominciamo con coraggio questo cammino di santità e di riconciliazione, di solidarietà e di condivisione, da con semplicità quotidiana vivere nella preghiera in un sincero spirito di pace e di armonia.

1 marzo - Poi ti rendi conto che gli anni passano e non solo per te stesso ma anche per le tante cose con le quali ritenevi di aver familiarizzato e che adesso ti appaiono in modo diverso. Le persone? No, con le persone è diverso perché si cresce insieme e per alcuni aspetti tutto procede verso le stesse mete, certamente in modo diversificato ma non in modo traumatico. Nel senso che potrei dire che si procede a memoria senza eccessivi traumi, vicendevolmente. Per quanto concerne l'impatto con nuove persone cerco di far scorrere il tempo necessario per poi relazionarmi serenamente, guardando con attenzione ai loro atteggiamenti e non tanto alla loro buona volontà. Sotto esame? Neanche per idea, gli esami sono naturalmente per me, che devo sempre cercare di capire il perché, il come, il dove insomma devo esercitare la prudenza e la pazienza, diciamo che sto imparando anche perché generalmente io sono irruento e determinato. Tale resto, nel senso che prima di partire voglio che tutto mi sia chiaro, però nelle relazioni con gli altri temporeggio e procedo per come è possibile.

     Adesso andiamo incontro alla Grande Quaresima, i giorni di spiritualità mi hanno permesso di riflettere e di cercare con serenità il verso dove. Vedremo fin dove riusciremo a proseguire, in comunione di intenti, nella diversità dei sentieri che il Signore propone di percorrere nella vita di comunità. Certo uno degli impegni più immediati e la Visita pastorale del nostro Vescovo, momento bello che si innesta nella dinamica della Quaresima e che, necessariamente, orienta alla vita di santità. Saranno giorni di fraternità anche con gli altri parroci, ci si incontra più spesso, si coopera insieme per come ci è possibile, ma soprattutto cercando di testimoniare l'unità della vita di comunità, non guasta mai vedere i sacerdoti che pregano insieme e si rispettano vicendevolmente. Su questo piano certamente vivremo giorni gioiosi, anche in riferimento alla comprensione di Scalea al di là di come la percepiamo avremo modo di relazionarci con ambienti poco conosciuti e frequentati. Insomma mondi paralleli con i quali condividiamo lo stesso territorio, spesso gli stessi ragazzi, ma con i quali sembra difficile creare una relazione di dialogo, un progetto comune.

    La Quaresima incoraggia a percorrere il deserto, tutti sappiamo che incamminarsi nel deserto esige grande coraggio, ma anche la certezza di non camminare da soli, il Signore ci precede, ci accompagna e sostiene i nostri passi verso una meta che solamente Lui conosce pienamente. Noi percorriamo le vie del mondo, sforzandoci di valorizzare gli ambienti e i momenti che il Signore mi dona di attraversare. Santuario di Dipodi, c'ero già stato altre volte, la prima volta, ormai trentacinque anni fa, con il rettore del Teologico Mons. Augello, ancora una volta a piedi con gli Scout in una Route regionale, a piedi è una esperienza irripetibile, un vero pellegrinaggio, adesso è stato diverso posso ritenerlo un sano momento di ricarica spirituale riflettendo sul dono dell'unità e dell'abbandono alla Grazia di Dio, d'altra parte ogni momento è relazionato al momento che si vive. La scogliera di Scalea è un vero luogo di ricerca interiore e di riflessione quando riesco a trovare il tempo ci vado anche io per respirare il mare e per rivivere la gioia dell'adolescenza, è lo scoglio dell'Orologio, ai miei tempi bisognava nuotare per arrivarci adesso va insabbiandosi.

     L'Agnello Immolato, oggi come oggi, rappresenta il cuore dell'aula liturgica, non tutti se ne rendono conto e lo valorizzano per come si dovrebbe, d'altra parte la distrazione sui contenuti iconografici è parte integrante dell'esperienza del praticante abitudinario, sarà il tema biblico della Quaresima di quest'anno, proviamo a far entrare nella spiritualità del'ambiente chiesa, l'anima del  luogo, ma non sempre ci riesco. Infine questa foto della nostra chiesa parrocchiale, veramente bella, se non fosse per il fatto che fa intravvedere il vuoto dell'orologio nel campanile. Il vento di questi giorni ci ha fatto visita ed ha chiesto anche a noi di pagare il prezzo della sua irruenza. Dobbiamo comunque avere la capacità di ringraziare il Signore, perché al di là dei molti danni materiali, sopratutto nelle campagne e ai lidi, chi riesce a percorrere Scalea a piedi si rende conto che  è tutto un cantiere di riparazione, non ha fatto danni alle persone e questo non deve essere trascurato. Certo dovrei parlare dei veri protagonisti della comunità, i bambini che si godono i brevi  squarci di primavera tra le giostre del Parco degli Angeli, i ragazzi dell'Oratorio, i giovani e i tanti educatori, i custodi del parco.

    Saranno giorni bellissimi illuminati dalla presenza del Signore, d'altra parte la Quaresima esige che si metta il Signore al centro della propria giornata, Non tutti lo fanno? Nulla di particolarmente strano, è il mondo che spinge a dare attenzione ad altro e non al Signore. Diciamolo pure un po'dipende anche dalla nostra immaturità spirituale, come sempre altri suppliscono alla pigrizia di alcuni, insomma quello che è importante è non abbassare il ritmo dell'impegno dell'evangelizzazione. Ultima novità, vero dono del Signore,  adesso si aggiungono anche i mariti che rivendicano, io aggiungo giustamente, i diritti condominiali sulle loro mogli e intanto, dato che le loro assenze formative  sono sempre più frequenti e piacevolmente prolungate, chiedono di sostituirle e di occupare i loro spazi abituali. Insomma non c'è pericolo di restare soli. Come sempre Tutto è Grazia, per cui non posso fare altro che ringraziare il Signore.  Come dire non è facile scuotere uno scoglio, ma il mare lentamente riesce a riformularne l'immagine. Anche la luce riesce a farlo leggere in modo totalmente diverso a secondo dell'ora del giorno, perfino durante la notte la luna riesce a farne cogliere dei tratti di poesia inenarrabili.

   Le mie cuoche di un tempo, allora ragazze impertinenti ed esuberanti, lentamente sono cresciute, potrebbe sembrare strano ma è solo il corso della storia, adesso sono due splendide signorine, bravissime in quasi tutto, dico quasi anche perché non conosco tutti i loro interessi personali, di certo non mi fanno mancare il loro affetto. Comunque devo stare attento perché i loro fidanzati sono gelosissimi, loro dicono di non avere interessi esterni a se stesse, ma si sa alcune volte basta uno sguardo, un sorriso, un battito di ciglia e tutto cambia. Inoltre i beni informati comunicano cose interessantissime. Insomma poiché il Signore mi circonda di tutto ciò di cui posso avere bisogno per non intristirmi, non posso che  guardare sempre a tutti con gioia e simpatia. Il Signore ci dona forza, per cui dobbiamo lottare con energia per dare speranza a coloro che ne hanno bisogno, il resto non mi appartiene per cui ciò che non riesco a cogliere o a fare non mi angoscia, potrei dire di più neanche mi impensierisce. Ma Don Cono la tristezza, il digiuno, la sofferenza? Beh, che dire, la Quaresima ancora non è cominciata perché anticiparla. Intanto buona notte a tutti, riposate sereni. Possibilmente fate sogni a colori e che siano a lieto fine.

28 febbraio - Ogni cosa ha un principio e una fine. Eccoci di ritorno dopo alcuni giorni di silenzio e di preghiera, vissuti con grande serenità interiore. Ritirarsi. Staccarsi, ogni tanto, dagli ambienti di impegno ordinario aiuta la ricerca dei valori, tutto si guarda da una angolazione diversa, per cui tutto diventa anche diverso. Anche la realtà nella quale ci si immerge aiuta ad uscire dal modo ordinario di leggere la propria vita, d’altra parte l’età lo impone, occorre razionalizzare le risorse, andare oltre se stessi, cercare il senso di se stessi cercandosi nei valori che accompagnano il proprio impegno e non tanto nelle cose che si fanno. Da non trascurare è stato anche un tempo nel quale ho riposato di più, il che non guasta. E adesso? Si riprende con un po’ più di serenità interiore, con la voglia della dedizione agli altri, con la gioia di poter condividere la fede con tutti coloro che incontro. Proverò a sorridere un po’ di più è a lamentarmi di meno. Proverò, come vedete mi mantengo prudente.

     La preghiera? La vita è preghiera, donarsi è pregare, stare insieme è pregare insomma anche in questo ho maturato un valore più spirituale da dare alle tante azioni che compiamo. Ho avuto modo di ascoltare tante esperienze che mi hanno convinto, qualora ne avessi bisogno, che la Calabria è una terra ricca di dedizione sociale e si gratuità. Quante esperienze esistono, che noi non conosciamo, spesso andiamo per santuari, ma sarebbe anche utile andare per cooperative, cercando il bene che Dio opera attraverso questi nostri fratelli e sorelle, spesso sono attorno a noi ma stentiamo a coglierne la preziosità. Come sempre il rientro è carico di emozione, si riprende con entusiasmo, con una maggiore serenità interiore, sono partito all’indomani della tempesta di vento che ci ha donato il Signore, rientro con un clima primaverile. Il Signore guarda con gioia al Suo popolo e noi dobbiamo concorrere a questa gioia per come possiamo.
 

     È vero alcune volte la natura fa sentire il grido di dolore a motivo delle ferite che la società le fa, ma normalmente genera armonia in coloro che sono capaci di dedicarle del tempo. Il sospiro del vento, l’ondeggiare degli alberi, il calore del sole, la luminosità fioca delle stelle che obbligano la persona ad immergersi verso l’alto, la brezza con l’odore di sale del mare aprono a sensazioni nuove, nuove anche perché non sempre si riesce a trovare il tempo per poterle vivere. Sono i doni che il Signore pone accanto a noi, sono a nostra disposizione per trovare armonia, per sentire il linguaggio della pace, che la creazione trasmette a tutti coloro che si pongono in ascolto della sua voce. Che dire, certamente,  mancano gli schiamazzi dei ragazzi, i tanti problemi degli adulti, le preoccupazioni per le interrogazioni e gli esami dei giovani, gli sguardi curiosi e civettuoli dei bambini, ma da oggi in poi mi sommergeranno, anche perché ognuno ha diritto al suo spazio nei miei pensieri e nel mio cuore.

23 febbraio - Era difficile solo ieri pensare a una coda di inverno di questo livello , però oggi  il Signore ha messo a dura prova il coraggio di uscire dalle proprie case, per vivere la ordinarietà degli impegni pastorali. Soprattutto un vento impetuoso e violento ha fatto di tutto per stroncare ogni tentativo di gioiosità esterna, costringendoci a restare relegati nelle nostre case, dove il suo sibilo non è mancato dalle prime ore di questa mattina. Poi con la pazienza che contraddistingue l'azione del Signore ci è stato donato, prima una emozione infantile con la neve, poi la pioggia, anche qualche raggio di sole che, in trasparenza meritava di essere letto, con le gocce ghiacciate che arrivavano trasportate dal vento fino a noi dalle montagne circostanti. Insomma giornata da vivere, in famiglia, vicino al caminetto rigorosamente acceso, con la classica coperta addosso, incoraggiati alla pigrizia del sonnecchiare. Non tutti hanno questa possibilità, ci sono quelli che devono andare in ospedale per controlli, quelli che devono uscire per lavorare, quelli che si impegnano per le attività educative questa volta a ranghi ridotti,  e via a seguire come sempre la casistica è molto variegata. D'altra parte la vita è bella anche per questo, i fedeli non amano cogliere la bellezza di rischiare per ringraziare il Signore, per cui si celebra sempre con grande entusiasmo con due o più, per come insegna Gesù.

    La liturgia resta il momento più sereno della giornata del presbitero, ma ritengo sia lo stesso anche per i fedeli, per cui è bello viverlo in modo puntuale e metodico. E' uno dei pochi momenti della giornata nella quel ci si affida totalmente al Signore, avendo la certezza che il protagonismo della dinamica della salvezza è assolutamente suo. Tutto il resto è affidato a noi, ma la salvezza è un Suo dono esclusivo anche per questo noi non possiamo fare altro che ringraziarlo. Come ho detto altre volte, ricevere il dono della Grazia di Dio esige da parte nostra la disponibilità ad accoglierlo con docilità e con spirito di dedizione. In questo modo il dono diventa luce, lievito, diventa il germe del Regno che dobbiamo custodire e condividere. Il dono non deve essere colto per se stessi ma perché tutti ne possano godere la presenza. Ieri sera abbiamo condiviso con il Consiglio Pastorale le mie preoccupazione per la porzione del Regno che il Signore mi chiede di custodire e di animare, forse chiedo troppo a coloro che mi collaborano, ecco è proprio questa parola che a mio parere non va molto bene, il Signore chiede di vivere un protagonismo individuale anche rischiando su stessi, sul proprio modo di vedere l'impegno pastorale, insomma di dare spazio all'azione dello Spirito Santo senza temere di poter sbagliare.

    Volendo completare il mio pensiero, ritengo che la gran parte del Consiglio Pastorale vive con grande dedizione il proprio impegno al servizio della parrocchia, però facciamo fatica a leggerci comunità inserita nella società scaleota e perciò impegnata a leggere l'azione evangelizzatrice oltre ciò che immediatamente ciascuno vive con grande entusiasmo. Per cui ancora grazie per quanto il Signore ci dona di condividere nel Suo nome e con il Suo aiuto, però dobbiamo tendere in modo costante ad andare oltre noi stessi, dobbiamo  cercarci oltre noi stessi, affidarci di più all'azione dello Spirito Santo che oggi soffia in modo particolarmente irruento le tante iniziative siano sempre orientate ad emozionare e ad entusiasmare chi cerca di costruire speranza oltre i nostri ambienti. Insomma facciamoci coraggio è ancora grazie a tutti per il prezioso impegno che il Signore ci dona di condividere a gloria del Suo nome. Inizia un periodo molto intenso, che vedrà la comunità impegnata sui vari fronti nella testimonianza cristiana e nell'impegno di evangelizzazione. Certo tutto deve essere affrontato con serenità e con sincero spirito di pace. L'opera che il Signore ci affida è necessariamente più grande della nostra disponibilità a viverla, senza il Suo aiuto non si va molto lontano.

     Intanto dobbiamo pregare per tutti coloro che hanno attività esterne, la speranza è che ciascuno abbia provveduto a tutelare i beni esposti, insomma tutto ciò che è all'aperto, perché adesso il vento è particolarmente violento, anche una delle porte di vetro della parrocchia si è rotta, qualcuno l'ha fatta sbattere e giustamente non è venuto ad avvisarmi, alcune volte si è un po' superficiali, ma mi è venuto di pensare a quanti hanno ombrelloni e altro per strada, per non parlare dei mondo della campagna che in questi giorni ha proceduto a piantare ogni cosa in prospettiva della primavera, questo vento irruento è freddo corre il rischio di vanificare la speranza di chi guarda alla campagna come a un dono del Signore, non possiamo che pregare e sperare che tutto torni calmo anche se le previsioni dicono altro. Con questo clima tutto diventa più difficile, anche perché non siamo abituati a fronteggiarlo, dobbiamo anche pregare per chi ci amministra, anche per loro non è facile far fronte a queste difficoltà. Ci prepariamo alla Domenica della misericordia, quale elemento base della relazione tra i cristiani,  con l'attesa dell'arcobaleno, come ai tempi di Noè non possiamo che sperare che il Signore appenda l'arco alle nubi, torni nelle nostre strade, nei nostri campi, sulle nostre spiagge, nei nostri visi  e nei nostri cuori il sereno. 

17 febbraio - Non tutto procede per come si vorrebbe, ma questo appartiene all'ordine delle cose. Certo l'ambiente ecclesiale può essere colto nella comunità degli uomini come un momento di pace che il Signore dona ai suoi figli, si vivono momenti di gioia e di fraternità, soprattutto si ringrazia il Signore per i sorrisi dei nostri bambini, che amano essere accolti, vogliono giocare e sono affezionati ai loro catechisti e animatori.  Appena si ritorna alla vita ordinaria occorre fare i conti con una società tormentata, contraddittoria e in alcuni tratti, anche nei nostri ambienti, violenta. In realtà tutto scivola in modo eccessivamente ovattato, ma la violenza la si percepisce nelle situazioni di potenza, insomma negli economati forti della nostra realtà, nella loro non volontà di perdere i propri privilegi. Poi abbiamo coloro che veleggiano sostenuti, forse è meglio dire poggiandosi agli ambienti ecclesiali, sono potenziali difficili da leggere e da proporre anche perché non sempre trasparenti nella gestione delle loro cose, o anche perché più semplicemente dicono essere molto più di quello che sono in realtà.

     Tra le novità che si accompagnano al nostro tempo è l'aumento delle ragazze madri, si verifica soprattutto tra gli stranieri immigrati, il che significa che aumentano le situazioni di bisogno e di marginalità. Ordinariamente queste ragazze sono abbandonate al momento della dichiarazione di maternità con quel che ne consegue per chi è incinta, normalmente deve fare i conti con l'impossibilità di mantenersi da sola.  Come parrocchia facciamo quel che possiamo però le esigenze aumentano e vanno oltre le nostre capacità di sostegno, è inutile ricordare che siamo da soli come parrocchie, il fronte amministrativo fa fatica a farsi carico delle sue competenze. Poi abbiamo tutta una realtà di immigrazione clandestina che emerge solo quando esplode qualche situazioni di violenza, ma che abita alla porta accanto, normalmente invisibile agli altri residenti del palazzo. Di tutte queste situazioni sociali penalizzanti il territorio non ne parla praticamente nessuno, insomma sembra che il tema della marginalità sociale non riesce ad incidere nel dibattito politico.

    Anche le associazioni che dicono di impegnarsi su questi temi raramente sollecitano una maggiore attenzione ai problemi del territorio, diciamo così, preferiscono veleggiare molto alto, insomma sui problemi e su dati internazionali,  questa scelta di campo evita anche di sporcarsi le mani con coloro che chiedono maggiore attenzione ogni giorno. Insomma i temi sono particolarmente importanti ma faresti fatica a cogliere le situazioni nelle quali puoi leggere l'oggi di Scalea. Perché questa introduzione? Semplice per comunicare che comunque non siamo distratti dalla realtà che ci circonda e che non ci si illude di essere in una situazione paradisiaca. Non è facile leggere in modo obbiettivo la realtà,  anche perché gli schieramenti politici di parte sono molto delineati, per cui l'obbiettività va ricercata ma non è facile coglierla neanche fra i mass media locali. Allora come ci si deve regolare, direbbe il Santo Padre ascolta la voce della coscienza e procedi con serenità e gioia, così dobbiamo fare. Leggere con più attenzione la realtà, cercare la via del bene e perseguirla con particolare attenzione verso i più poveri e abbandonati.

     D'altra parte i poveri del Vangelo sono sempre accanto a noi e sollecitano la nostra attenzione anche se non sempre si riesce a donare loro sollievo, incoraggiare alla speranza del futuro come riusciva a fare Gesù, abbiamo sempre bisogno di  imparare ad accoglierli in modo nuovo e di metterli al centro della nostra giornata. Certo anche loro non sempre sono collaborativi, alcune volte sono la folla che cerca, altre volte diventano il resto di Israele da cercare. Territorialmente non viviamo una fase serena, d'altra parte l'inverno è caratterizzato da una disoccupazione generalizzata, per cui chi ha famiglia stenta a donare gioia e sicurezza ai propri cari. Bollette da pagare, fitto, e tutto ciò che oggi concorre alla dignità dei propri figli. E' vero non è facile dare speranza a tutti. Anche per questo è importante procedere a piccoli passi, sono i passi del povero che si accompagna al fratello e alla sorella che il Signore gli dona di incontrare lungo la strada, sono i piccoli passi dell'umiltà e dell'impegno condiviso, sono i passi della pace che Gesù ha percorso prima di noi, Lui ci chiede di seguire con fedeltà le sue orme, di stare dietro a Lui, grazie Gesù. 

13 febbraio - I giorni scorrono sereni e impegnati, avrei tante cose da narrare ma alcune volte preferisco che le notizie scorrano portate dal vento, senza doverle necessariamente trattenerle con le parole, questo aiuta l'immaginazione e incoraggia la partecipazione. D'altra parte sarebbe veramente impossibile trasmettere cosa prova una ballerina nei suoi volteggi, o un bambino nella sua voglia di sorridere e ancora di più un musicista che libera nelle note che sostengono il canto dei vari gruppi. Ma la cosa che più stupisce è la libertà dei movimenti coordinati da un sincronismo individuale che genera una armonia generalizzata. Chiudo con lo stupore determinato dalla volontà di cercare i colori che hanno completato la coreografia generale. Tutto quanto affermato riguarda il momento dello spettacolo ma anche la gioia della condivisione che accompagna ordinariamente la vita della comunità. Io vivo tutto questo con un certo distacco cercando di cogliere, per come riesco, la bellezza del dono che ci viene dal Signore, ho imparato che nulla mi appartiene per cui non posso che accompagnare la creatività di tutti con la mia presenza, spero rasserenante. Sono belli gli occhi che mosseggiano, i movimenti complessivi, le ombre della notte lungo il cammino, la creazione delle scene, la voglia di Francesco di seminare i fiori ai piedi dell'albero. Come sempre il Signore benedice il suo popolo e gli da' gioia.

     Della serie qui non ci si ferma mai, per cui il giorno dopo è tutto un programmare il prosieguo della settimana, le giornate sulla neve, l'incontro dei Focolarini, il cammino formativo di catechesi sacramentale, la programmazione delle attività quaresimali e della festa patronale, insomma, come sempre chi più partecipa più ne vive. C'è come una euforia collettiva che fa vivere con naturalezza anche le cose più difficili. Certo non tutto procede con lo stesso ritmo, con la stessa intensità. Delle difficoltà nella pastorale dei quartieri ho già scritto, la formazione biblica rimane una attività occasionale per pochi ultras della Parola di Dio, l'AC stenta ad aggregare, anche il Cammino Neo Catecumenale cresce con difficoltà, questi sono gli ambiti più penalizzati anche se l'impegno non manca. Per il resto l'Oratorio procede sereno e gioioso nei vari gruppi che lo compongono, le Famiglie vivono bene la loro proposta, anche i Focolarini si confrontano in armonia, il Coro va stabilizzandosi in modo magmatico, mediato in modo ottimale dalla componente degli strumentisti, anche il gruppo degli animatori fa ben sperare per l'entusiasmo che trasmette, perfino i custodi aggregano oltre il dovuto, poi ci sono gli atleti del campetto aggregazione spontanea interparrocchiale.

    Non so se ho dimenticato qualcuno. Certamente tutti coloro che, in nome della carità evangelica, nel nascondimento e nella quotidianità servano in modo velato la comunità nelle sue marginalità, nelle sue sofferenze. Insomma Tutto è Grazia per cui non posso che ringraziare Dio e sforzarmi di farlo progredire per come Lui vuole. Camminare con lo zaino sulle spalle aiuta a leggere la realtà in modo diverso, lo stesso ambiente percorso mille volte in macchina cambia di significato, acquista più valore, trasmette emozioni nuove, alcune volte si fa anche esperienza della paura vera o presunta che si accompagna alla nostra vita. Siamo troppo educati a gestire al realtà, ad avere sempre la luce a disposizione per cui quando è la realtà a gestire i nostri passi, oppure il buio circonda l'ambiente non sempre riusciamo a cogliere i valori che vogliono proporci. Per cui nella vita reale spesso ci costruiamo delle finzioni di realtà, anche su noi stessi, che poi corrono il rischio di sparire nelle situazioni concrete che la vita ci chiede di affrontare.

    Dobbiamo imparare ad andare sempre oltre noi stessi, cercandoci nella condizione di insufficienza il che significa non accontentarci di quello che sappiamo fare, ma rischiando sulle situazioni che mettono a dura prova le nostre certezze. Questo atteggiamento aiuta a cercare la verità oltre quello che appare, nelle parole da ascoltare e non solo da sentire, negli sguardi da amare e non solo da guardare, nelle cose da studiare e non solo da leggere, nei nostri figli da cercare e non solo da amare, nelle immaturità che accompagnano la nostra vita e non solo nella presunta maturità che alcune volte falsifica le relazioni interpersonali. In poche parole è bello stupirsi di se stessi, andando per come ci è possibile oltre se stessi. Per chi ama stare con i giovani è l'esperienza che loro ci donano quando si sentono a loro agio, il che significa quando si sentono accolti, ascoltati, amati.

9 febbraio - E così, giorno dopo giorno siamo arrivati alla grande vigilia della Festa della Pace, per molti aspetti è la espressione più virtuosa della creatività dei giovani della comunità di Scalea. Potrei persino dire che questa volta la sentono più loro di me, diciamo meglio per loro la gioia per me i dolori. O forse loro sono il tutto ed io il niente. Come sempre esagero, in realtà tutto questo mi rallegra perché io sono in loro e loro in me, è una frase presa in prestito ma non è male, per cui la viviamo con la stessa intensità. Ma al di là di questi interrogativi della vigilia, tutto sommato narcisistici, rimane il grande interrogativo: quale valore vogliano dare, cosa ci si attende. Certo la presunzione dello slogan: (A) Social, il tempo è nelle tue mani incoraggia a comprendersi protagonisti e arbitri della propria vita. Vogliamo anche incoraggiare a non lasciarsi dominare dai mezzi di comunicazione sociale, insomma non stare sempre con il cellulare tra le mani, cercare di restituirsi ai rapporti tra le persone e non solo con i messaggini. Certo viene anche drammatizzata la realtà dei persuasori occulti, insomma c'è una economia mondiale che orienta a scardinare i valori delle relazioni tra le persone, per cui non sempre è facile vivere da persone libere in una società fortemente orientata alla schiavitù del tempo che non ci appartiene più.

 

     In questo caso i giovani della parrocchia ci vanno insegnando che: è la condivisione del tempo con gli altri a tenderci felici. Posso affermare che è una favola a lieto fine, insomma si riesce a instaurare un rapporto armonioso tra la comunità social e quella reale in un clima festoso e gioioso per come solo i giovani sanno fare, d'altra parte ci viene sempre ripetuto che solo sono i nativi di questa comunità noi vi entriamo, ma  come degli immigrati. Un aspetto che ritengo sia importante sottolineare è la bellezza dei contenuti, degli atteggiamenti e dell'impegno che i giovani esprimono quando non ci sono adulti a guidarli in modo pressante, insomma è bello per loro sentirsi protetti ma è bello che questa protezione non diventi soffocante ma ordinata alla loro libertà di espressione, restituendo a questa parola tutta la ricchezza che le è propria. L'altro aspetto non meno importante è la pazienza con la quale i contenuti ipotizzati vengono sostenuti nella partecipazione dei circa 150 ragazzi dell'oratorio. E' un lavoro prezioso vissuto con pazienza e con grande dedizione del proprio tempo, è bene non dimenticare che sono quasi tutti studenti a diversi livelli e anche impegnati in altre attività sociali. Insomma se ci lasciamo guidare dall'amore non ci ferma nulla.

     E' una nota difficile da trovare nei negozi e anche in tante realtà aggregative, l'affetto con il quale si coinvolgono e che trasmettono a tutti coloro che incontrano. E' una gioiosità contagiosa che coinvolge, ma per alcuni aspetti è anche selettiva, insomma è tutto un mondo da scoprire e più vi si dedica del tempo più lo si comprende prezioso per la vita della comunità, ma anche per la vita del parroco che trova in questo modo di vivere la pastorale quella vitalità, che alcune volte siamo abituati a vedere sono in altri ambienti educativi. Troppo spesso le nostre realtà aggregative sono arroccate su baluardi storicizzati e idealizzati che non comunicano più con le presone concrete, della serie ci si parla addosso tra i presunti migliori, gli altri, i nuovi che incappano nella volontà di sentirsi protagonisti del cambiamento spirituale, sociale devono semplicemente ascoltare e imparare.  Un idealismo perfetto eccessivamente idealizzato corre il rischio di diventare un carcere dove la novità dell'uomo sull'uomo soffoca. Al punto da determinare  una fuga verso ambienti dove si respira di più, non necessariamente migliori, però la persona si percepisce nella possibilità o nell'illusione di essere se stesso. E' quello che va accadendo a livello politico con la fuga dalla idealità e l'innamoramento di tutto ciò che viene presentato come novità.

     Le foto successive raccontano un po' della mia infanzia,  anche se per breve tempo ho inteso ripercorrermi negli anni preziosi del tempo andato, ho ripercorso il sentiero che porta al Santuario della Madonna dei Martiri, alla fine del quale c'è un pozzo per far dissetare i pellegrini assetati. E' conservato ancora nelle sue fattezze artigianali in pietra. Infine la classica foto panoramica che rende presente nell'immaginario collettiva la staticità della storia che non cambia, sembra immutabile, mentre invece cambiamo noi. E' il classico ambiente fantastico degli itinerari educativi, ogni pietra ha il suo valore, ogni strada i suoi ricordi, anche le montagne raccontano magie antiche di popoli in cammino, per non parlare della notte che sprigiona odori antichi e difficili da trasmettere altrove. Ritengo che ciascuno di noi abbia il suo ambienta fantastico dove recuperare energia, ricaricarsi di affetto per riprendere in modo nuovo, ma i nostalgico, il cammino che oggi il Signore ci chiede di percorre per rendere presente l'amore per se stessi, l'amore per gli altri, l'amore per il creato nelle strade che oggi percorriamo riproponendo i nostri passi in modo diverso da come li percorrevamo da bambini, ma sempre nella capacità di essere la novità di chi oggi vuole mettersi in cammino.

30 gennaio - Ritengo di poter affermare che anche questa giornata va completandosi. Una giornata molto gioiosa, vissuta in pace con tutti,  condivisa quasi totalmente con Gesù, per cui la serenità interiore è garantita dalla Sua presenza. Ho ripreso la celebrazione delle Giornate Eucaristiche che avevo interrotto quando lasciai la parrocchia dell'Immacolata a Diamante, adesso riesco a gestire meglio il mio tempo e perciò è opportuno che Gesù abbia più spazio nella vita pastorale della parrocchia. La comunità non riesce ancora a cogliere la bellezza della vita in comunione con il Signore, resta per adesso una iniziativa per gli ultras, ma non c'è da dubitare prima o poi la parrocchia si metterà in cammino e ogni cosa sarà vissuta con più intensità. Con Gesù è così ogni cosa ha bisogno del suo tempo ma poi diventa difficile da vivere, per cui ci dovrà necessariamente pensare Lui, io mi limiterò a organizzare bene i servizi, cercando di comprendere per tempo quello di cui Gesù può aver bisogno per entrare meglio in contatto con i fedeli.

    C'è una empatia immediata tra Gesù e i fedeli, d'altra parte è risaputo che cercano Lui, è vero spesso si fermano a parlare con me, ma forse sono troppo in mezzo agli ambienti liturgici, quando non mi vedono vanno sempre direttamente da Lui, e si sentono certamente meglio. Certo stare per tante ore in Chiesa esige anche la disponibilità alla riflessione, ma questa non mi manca, come anche sono tante le situazioni che devo cercare di rendere presente nella preghiera, c'è molta sofferenza attorno a me, è mio dovere tentare di alleviarla con la preghiera. Intanto piove con insistenza e intensità, il che significa in montagna neve in abbondanza, tanto per compensare la bellissima giornata di ieri, che ha determinato qualche imprudenza, in questo periodo il Signore, come sempre, protegge ma rispetta le esigenze che clima che non perdona gli abbigliamenti superficiali. Meno male che le crocerossine non abbandonano il territorio per cui tutto rientra in tempi brevi, da trentotto e mezzo a trentasei in ventiquattro ore. 

    La mensa ha avuto inizio con piatti rurali caserecci, poi si è passati a quelli popolari per terminare con quelli nazionali, tutti a base di brodo, ma molto variegati e salutari, insomma guarigione garantita. Mi è dispiaciuto per i novizi che non hanno potuto sopportato la mia presenza. Pubblicazioni di matrimonio, per una coppia luminosissima che ha portato i dolci che io ho condiviso con coloro che sono venuti per gli alimenti. Domenica di fraternità con i Testimoni di Speranza, dopo il gioioso momento del pranzo caratterizzato da patatine fritte e wurstel sono salito per il risposo rituale, quando sono sceso ho notato che erano sui tavoli molte specie di dolci, mi sono detto adesso celebro e poi qualcosa assaggio per constatarne la bontà, hanno lasciato di tutto ma non è rimasta nemmeno una crepes alla nutella, non mi si venga a dire che le hanno consumate i ragazzi, perché i ragazzi lasciano sempre qualcosa. Certo lo hanno fatto per il mio bene, si sa che io non devo mangiare dolci.

    Per il resto una giornata pensosa, gli ammalati, i fratelli e le sorelle che ci hanno lasciato, alcuni volti troppo trasformati per non avere problemi gravi da affidare al Signore, ma non sempre si riesce a parlare con tutti coloro che vorrei incontrare, per cui prego e mi sforzo di capire. Non sempre ci riesco, ma lo sforzo lo faccio. La dinamica dell'amore come chiave di lettura per l'avvento del Regno nei cuori delle persone, alcune volte genera incomprensione o scandalo nei benpensanti, ma è ciò che il Signore ci chiede di vivere con gioia e grande dedizione, senza fare troppo calcoli, né avere paura, il dono è compensativo in se, per cui è bene viverlo senza alcuna ansietà. Il dono che ricevi è sempre più importante di quello che fai, ma è sempre vero. Certamente anche se non sempre riesco a comprenderlo.

    Proprio per questo è importante pregare, sono nella dedizione ad andare oltre se stessi si riesce a cogliere la bellezza di essere diversi da come ci si percepisce, ci viene donato di essere oltre noi stessi, nella chiara coscienza di non conoscerci bene, quando spesso affermiamo di conoscere bene gli altri. Dovrei parlare anche delle tante celebrazioni che hanno come cuore il Porcus, ma preferisco calare un velo pietoso su queste manifestazione di pace familiare che esigono grande disponibilità dello stomaco, insomma non sempre sono praticabili, ma lo si fa solo per affetto, per amicizia. E' vero non sempre chi riceve il dono riesce a ricambiare, ma se lo facesse il dono stesso perderebbe valore, per cui è bello donare senza ricevere alcuna ricompensa. Lo so, non tutti sono d'accordo su questo principio, ma alcune volte il tutti incoraggia il disimpegno per cui è bene esserne convinti personalmente e questo deve bastare per cominciare. Ma cominciare cosa? Semplicemente ad essere se stessi, nient'altro essere se stessi senza avere la paura di camminare in solitudine. Purché il cammino sia orientato al bene, per come il Signore chiede e non per come lo si ritiene.

    Le migliori soddisfazioni? Come sempre vengono dai giovani, chi fa il compleanno, chi vi partecipa, chi sostiene con enfasi gli esami e li supera, come? Sono quasi tutti ammalati, allora è proprio vero che io sono giovane, infatti sono ammalato anche io. Purtroppo sono già guarito, ma loro perché non guariscono? Ma sono giovani veramente non per illusione psichica, o per presunzione o ancora più semplicemente per missione. Chi è parroco  a San Giuseppe deve essere giovane, non lo si può fare per finzione, dai frutti li riconoscerete dice il Signore, altrimenti fa violenza alla comunità. Molto creativa e totalmente orientata al futuro. Chi non la vive farà sempre fatica a leggerla, è molto complessa ed è anche cangiante, insomma è caratterizzata dalla gioia della novità permanente, chi è orientato alle abitudini stenterà a comprenderne la preziosità e la bellezza. Ma Don Cono voi come la definireste? Bellissima e irripetibile.

25 gennaio - Giorno di preghiera e di riflessione accanto al nostro fratello Palmiro, sono stati giorni intensi ricchi di emozioni e di testimonianze, abbiamo potuto toccare con mano che anche l'impegno politico può essere vissuto con onestà e generare fiducia e ammirazione intorno a se. Dalla comunicazione del so decesso a Roma è stato un susseguirsi di pensieri, alcuni legati al nostro trascorso negli scout e negli incontri avuti da adulti io parroco e lui impegno in politica, o ancora io parroco e lui papà di due splendidi figli Carmine e Marco. Ma anche marito di Emilia, una ragazza piena di fiducia e di gioia di donarsi per il bene degli altri come Palmiro è stato tutto un dono per il bene di Scalea. Sempre attenti alle marginalità e zelanti nel sostenerle per come era possibile ma anche rischiando qualcosa sull'impossibile per gli altri ma non per loro. Su tutto questo grava l'incognita della fragilità del cuore, che giorno dopo giorno manifesta inquietudine, per mesi fino a questi giorni si è vissuti nell'incertezza del domani, ma in nulla tutto questo ha generato scoraggiamento, incapacità di speranza. Una tempra ideale forte, incapace di compromessi, sempre pronto a spendersi per il bene dell'ambiente e degli altri. La caratteristica era la lotta per i valori con il sorriso, anche quando la sofferenza cominciava a prevalere non ha mai inteso deludere i suoi elettori assentandosi dal suo impegno amministrativo per assecondare i giochi politici di circostanza.

    Tutti coloro che ne hanno parlato hanno avuto modo di mettere in risalto il suo impegno disinteressato e totalmente gratuito. Insomma un vero modello di politico che opera per la costruzione della pace e della solidarietà. Abbiamo vissuto momenti di preghiera con la famiglia, gli amici non hanno mancato di far sentire la loro solidarietà, sia il circolo delle amiche di Emilia, sia i familiari sia gli amici delle medie e del liceo per i figli. Abbiamo anche vissuto un momento di comunità particolarmente bello durante l'adorazione di giovedì sera, vissuta in modo insolito con la partecipazione di centinaia di persone testimoni silenti del suo impegno e del suo affetto. Tutto molto bene, d'altra parte dal bene scaturisce amore. Diciamo così, è bello che a Scalea ci si scopra capaci di idealità, di fraternità, della gioia essere dono per gli altri, che si riesca ad essere solidali. Quindi cominciamo a convincerci che non è vero che ognuno pensa solo ai propri interessi.  Se oggi avessi voluto fare delle foto, avrei fatto fatica a scegliere i soggetti, tutti erano ugualmente commossi e partecipi, Palmiro continua ad animare entusiasmo e voglia di stare insieme per la costruzione del bene comune. In questo ritengo abbia letto bene il cuore di chi abita la nostra città.

     La gran parte degli Scaleoti portano avanti con grande sacrificio la propria famiglia e, per quanto gli è possibile, quando ne avvertono le urgenze, condividono con gli altri le proprie povertà. Per la famiglia ritengo siano stati giorni molto lunghi nella continua disponibilità ad accogliere la solidarietà al loro dolore di migliaia di persone. Certo adesso è importante intensificare il dopo, che non è fatto tanto di cerimonie o di attestati pubblici, ritengo che sia convinzione comune che Palmiro non ne avvertirebbe le esigenza, quanto di discreta vicinanza affettiva alla sua famiglia, una famiglia sana, piena di vitalità, con la chiara coscienza di aver una missione da portare avanti ed è l'amore verso Scalea che Palmiro e il suo papà Carmelo hanno vissuto con grande entusiasmo. Attorno alla moglie, c'era già prima come un cordone ombelicale di protezione e di condivisione, che ritengo si sia stabilizzato e rinvigorito in questa circostanza. Tutte donne che non la lasciano mai sola e che coinvolgono gli altri in questo impegno, anche questo è un dono di Dio che vive latitante le nostre parrocchia, ma sempre come un bene insostituibile. Spesso i loro figli danno gioia al nostro servirli, ma non voglio generare angoscia per cui lascio vivere in libertà sufficiente la loro partecipazione. E' proprio così la sofferenza genera solidarietà, questo è un grande bene e fa guardare al futuro con serenità.

    Da parte mia ho vissuto il tutto con grande emozione cercando di cogliere, come mi accade sempre in queste circostanze, il dono della grazia di Dio che si manifesta con grande intensità nella sensibilità dei cuori, nella voglia di essere partecipi e di condividere il cammino percorso insieme. Anche la celebrazione esequiale è stata molto bella, sia come partecipazione che come animazione, diciamo tutto preparato in tempi affrettati con la coscienza che comunque tutto sarebbe andato bene. Significativa la partecipazione dei Sindaci del territorio e dei Parroci delle altre parrocchie di Scalea, è importante leggersi nella dinamica della solidarietà, nella complementarietà delle responsabilità, anche chi governa avverte l'esigenza di manifestare la condivisione nel dolore o più semplicemente l'attenzione verso la famiglia che lo vive. Spero tanto che la preghiera vissuta e condivisa possa concorrere a donare serenità alla Famiglia di Palmiro, tutto il resto lo farà il tempo e l'affetto della comunità, che deve essere incoraggiata a non trascurare l'impegno dell'attenzione da continuare nel tempo. Io ho potuto constatare le grandi risorse note o ignote che abitano la nostra città, come anche le difficoltà che viviamo come aggregazioni ecclesiali a valorizzarle pienamente rispettandone le caratteristiche e gli strumenti formativi.

    La mia impressione, è solo la mia impressione è che siamo troppo ingessati, ritualizzati, incontri standardizzati con serie difficoltà innovative, per cui corriamo il rischio di aggregare sempre gli stessi e di cercare sempre gli stessi. Mentre attorno a noi c'è tutto un mondo di dinamiche educative innovative che corrono il rischio di far surclassare quella che un tempo era l'unica forma di aggregazione, quella ecclesiale, non sempre ci rendiamo conto che il mondo si allontana dal fatto religioso inteso come l'ombelico del mondo e anche coloro che vivono l'incontro con Gesù vorrebbero viverlo emozionandosi per come l'incontro con Gesù vuole trasmettere. Ci si deve preoccupare? No, semplicemente occorre lavorare con la banda larga, altrimenti ci si ritrova tra i lamentosi insomma, o ti mangi questa minestra o ti butti dalla finestra, che non sono male ma è opportuno che siano in piccolo gruppo e non il tutto della vita di comunità. La comunità è molto bella anche se non sempre si riesce a valorizzarla nelle tante componenti che la compongono e la animano. Ringraziando Dio non tutto è affidato a noi, lo Spirito Santo agisce come vuole e per come ritiene per il bene di tutti. Anche questo è un esercizio bello, guardare l'opera dello Spirito Santo cercando di non essergli troppo di intoppo, evitando di istituzionalizzare coloro che Lui aggrega alla vita di comunità.

21 gennaio - Mi sto' riprendendo adesso, ma i fatti sono accaduti venerdì sera, d'altra parte è risaputo che ogni cosa esige il suo tempo. Che sta succedendo in Canonica? Ad un certo punto alcune animatrici dell'oratorio mi hanno chiesto di usare la cucina, nulla di strano anche altre volte è successo, mi sono detto staranno preparando la Pasqua ebraica con i ragazzi e vogliono fare il pane azzimo. Sono venute per tempo, hanno pulito e sistemato ogni cosa, Poi hanno cominciato a portare tutte una serie cose che loro dicevano di voler cuocere, scatolette, buste e via a seguire a me sinceramente mi era sembrato che fossero eccessive. Con le donne, si sa, non sempre si riesce a parlare, per cui osservavo, cercavo di capire, intanto nessuno mi dava retta e così lentamente sono entrato nel ruolo dei mariti a casa che ritengo si trovino spesso in queste situazioni. Diciamolo pure io non riuscivo a cogliere le cose nei particolari per cui ho lasciato fare,  insomma mi sono allontanato alla chetichella impegnandomi per altre attività, ogni tanto ricevevo delle foto che mi confermavano fino ad un certo punto nei miei convincimenti. Stranamente ho visto arrivare anche i principini e le principessine, chi sono? Chiaramente i loro figli, nessuno è al disotto del livello del sangue blu con quel che consegue in atteggiamenti e attenzioni di circostanza. Tutto molto bello e istruttivo, per me che vivo avulso dagli ambienti familiari.

    Preparano la pasta, le teglie per il forno, hanno anche chiesto di portare su un'altra bombola per paura di restare senza fuoco,  poi hanno cominciato a mettere del sugo e questo per quanto io ricordi non rientra nel rituale ebraico. Come dire mi è venuto qualche sospetto sulle reali intenzioni degli astanti, ma come glielo chiedevo, unico uomo della serata, allora mi sono messo in un angolo cercando di capire qualcosa del menage ordinario della vita domestica. Quando tutto era ormai all'epilogo per come pensavo di aver capito, ho mangiato qualche pezzo di pizza tutto nella gioia della condivisione del gruppo di amici che condivide la tavola. Poi sono arrivati i Neo Catecumeni, per cui mi sono staccato da loro avendo la consapevolezza che non li avrei trovati dopo la riunione. Abbiamo avuto modo di programmare la evangelizzazione della Quaresima con la presenza del gruppo dei catechisti di Diamante, tutti amici di vecchia data, come sempre tanti ricordi e anche la gioia di incontrarci di nuovo, infine i saluti e via in cucina per vedere se mi avevano lasciato qualcosa da mangiare. Che dire tutto molto composto, nessuno aveva lascito il proprio posto, vita di famiglia a tutti gli effetti, grande naturalezza, disponibilità al dialogo, gioia di condividere la fraternità.

   Ma soprattutto nessuna voglia di togliere le tende in tempi vivibili. In realtà in queste situazioni io leggo male la mia posizione, nel senso che corro spesso il rischio di guardare l'orologio, non per mettere ansia ma so' che non è molto piacevole per chi mi osserva, potrebbero pensare che voglio mandarli via. Da una parte c'erano i giovani che vivevano, in modo molto creativo, come al solito il loro modo di comunicare, diciamo che tra loro contano più gli sguardi e i messaggi che non le parole, ad un certo punto hanno cominciato a spostarsi nel salone, non ho osato chiedere per fare cosa. l'ho capito dopo dalle foto, avevano bisogno semplicemente di essere se stessi. Dall'altra parte c'erano le mamme che cominciavano a pulire e a ordinare la cucina, per evitare che mi chiedessero di essere aiutate, non si sa mai, ho dato la buona notte e me ne sono salito. Però ho avuto modo di fare delle considerazioni su come è facile parlare di vita familiare senza viverla pienamente, ma sinceramente l'esperienza mi è servita a riflettere sul ruolo del marito nella gestione della vita di famiglia, sul suo ruolo. Don Cono ma le conclusioni della riflessione? Ritengo sia più opportuno stare zitti, voglio capire meglio per adesso è troppo poco, ci risentiamo alla prossima occasione.

15 gennaio - Oggi è una giornata luminosa che lascia presagire ogni bene dal Signore, per cui guardiamo con fiducia a questo nuovo giorno che ci è donato di vivere. Dobbiamo educarci a cogliere il bene che ciascuno può fare, il che significa mettere un po' da parte i libri, i sussidi, le circolari e mettere al centro se stessi, le emozioni che si vivono le azioni buone che si compiono, insomma tutto quanto aiuta a comprendere il proprio protagonismo in ordine alla pace da costruire nella vita ordinaria. Spesso sono piccole azioni che si compiono nel nascondimento, per come insegna il Signore, ma alcune volte è opportuno far conoscere altrimenti agli occhi degli altri si finisce per non essere colti nella preziosità di una presenza ma nella evanescenza di una assenza. Il che vuol dire che per come è impostata la nostra società, spesso è opportuno far conoscere per aiutare a comprendere l'importanza di una presenza orientata a trasmettere la fede nell'amore di Dio che si manifesta attraverso il proprio impegno a costruire una società più solidale, più giusta, aperta all'accoglienza del fratello, ma anche disposta a mettersi in cammino alla ricerca del fratello per come amava fare il Signore.

   Certo tutto questo non si realizza in tempi brevi, per come ci viene trasmesso dai mass media al problema il rimedio, magari da amplificare attraverso i Social in modo che tutti sappiano che nell'ambiente c'è chi si impegna, o forse dice solo di impegnarsi, ma lo dice nel modo giusto, nei luoghi giusti per cui risulta un impegno vero ma forse è solo una finzione. Della serie raccoglie più seguaci più una menzogna ripetuta che non una verità mai detta. Questo è vero, per cui nel nostro tempo è importante la capacità di comunicare per affermare se stessi e par velare la comunicazione degli altri. In tutto questo noi cristiani spesso facciamo la figura degli ignavi, perché siamo chiamati a operare senza far sapere, anzi di fare tutto per quanto è possibile nel nascondimento per cui può capitare che aiutiamo centinaia di persone come parrocchie, ma anche come singole persone,  in modo stabile e continuativo, ma poiché non lo facciamo sapere è come se non facessimo nulla, e chiunque non fa nulla può accusarci di indifferenza di poca attenzione al sociale, ai bisogni delle povertà nel territorio.

   Dobbiamo ammettere che Gesù ci chiede anche di essere scaltri, tenendo presente che i violenti si impossessano del Regno, insomma ci vuole equilibrio, è opportuno far sapere ciò che si riesce a fare senza enfatizzare il fare, avendo a cuore la dignità delle persone e soprattutto, non avendo campagne elettorali da portare aventi,  la gioia di farlo senza dover curare un proprio tornaconto. Alcune volte si tratta di condividere delle lacrime, anche perché non sempre si può fare di più, capita allora che ci si ascolta, si cerca di capire, si apre il cuore per quanto è possibile vicendevolmente. Alcune volte sono anche storie difficili da raccontare, sono comunque storie difficili da esprimere e anche più semplicemente da interiorizzare. Capita di ascoltare situazioni di malattia, altre volte di sofferenze sociali, la cosa più positiva è il volerle narrare, la cosa più difficile per me è quella di potervi entrare emotivamente, troppo spesso cerco di non caricarmi eccessivamente di questi drammi, un po' per l'abitudine ad ascoltarli, un po' perché difficili da cogliere nella loro gravità esistenziale per le persone che sono chiamate a sopportarle.

    Eravamo partiti così bene, direte voi. E' vero, però dobbiamo leggerci nella realtà e lo stare bene con gioia non deve mai essere avulso dalla realtà che il Signore ci chiede di sostenere con la nostra presenza, e alla quale dobbiamo comunque trasmettere speranza e voglia di vivere. Intanto la giornata va a completarsi, i colori del tramonto sono come sempre molto belli, narrano anche situazioni di vita particolarmente affettuose, è l'ora nella quale ci si prende per mano, si cerca il conforto dell'altro che mi è accanto. Ma è anche l'ora della preghiera, tanti ci chiedono di essere sostenuti dal Signore e, per quanto ci è possibile cerchiamo di venire incontro alle loro richieste di aiuto e di conforto dall'alto. Il Signore deve darci forza, il Signore è la nostra pace. per la nostra parrocchia è l'ora della carità tanti fratelli e tante sorelle guardano con fiducia al pellegrinaggio che li conduce agli ambienti della solidarietà, a queste istanze cerchiamo di corrispondere per come ci è possibile. Ma è anche l'ora della formazione cristiana, per cui tante mamme si incontrano per preparare il dono dell'incontro con Gesù per i ragazzi impresa non sempre facile, alla quale comunque ci si dedica con grande entusiasmo.

10 gennaio - In tutti gli incontri, nei documenti, in ogni itinerario formativo si sottolinea la preziosità del coinvolgimento dei genitori, papà e mamma, nell'azione educativa orientata alla crescita dei figli, però alla luce dei  fatti, nella vita della comunità, ci si rende conto che non sempre si aiuta a vivere questa responsabilità condivisa. Dobbiamo ammettere che i genitori non sollecitano quasi mai un maggiore coinvolgimento, però come sempre la responsabilità è di chi ha una maggiore coscienza del cammino da proporre e dei traguardi da conseguire. Come riuscire a codificare un coinvolgimento stabile? Il primo impegno degli educatori deve essere quello di conoscere la vita della famiglia alla quale i ragazzi appartengono, questo aiuta gli educatori, i catechisti, gli animatori a comprendere meglio i loro atteggiamenti, sia quelli positivi che quelli negativi che mai possono essere letti in modo maturo seguendoli nel breve corso degli incontri formativi. Non sempre i genitori vivono in modo dialogico la relazione con gli educatori, quasi sempre si vive un rapporto frettoloso, purtroppo alcune volte orientato a velare le negatività che si accompagnano alla relazione familiare.

    Certo noi viviamo la proposta formativa con volontari che tolgono tempo alla propria famiglia, con una dedizione totalmente gratuita, la speranza è quella di riuscire a  creare tra i coetanei un modo di relazionarsi più armonica e fraterno, questo aiuta anche i propri figli a vivere in modo gioioso le relazioni di quartiere, degli altri ambienti educativi e via a seguire. Insomma è importante generare una dinamica virtuosa di relazioni positive, in modo da uscire spensierati, di poter camminare serenamente nei vari ambienti cittadini, aiuta a incontrare le persone con la certezza di essere ascoltati, aiutati e guardati con simpatia. Non dobbiamo dimenticare che accanto a noi ci sono anche persone che vivono con cattiveria, che vogliono speculare sui nostri figli, sugli altri orientando alla devianza sociale la loro crescita. Tutto diventa più armonico mediante una sinergia relazionale dove ognuno mette al servizio del bene comune il meglio di sé, poco o molto che sia. Perché questo si realizzi occorre creare spazi di coinvolgimento, anche perché può capitare che nella propria presunzione uno possa pensare di poter sopperire da solo al bisogno della vita comune evitando o rifiutando il coinvolgimento di altri.

    L'incontro con il Signore educa alla collegialità, possiamo affermare che la missione del Signore ha sempre coinvolto, spesso loro malgrado,  coloro che aveva chiamato alla sequela per l'annuncio del Regno, ma anche altri che con entusiasmo si sono lasciati emozionare dalla Sua presenza, basti pensare alle donne che accompagnavano e sostenevano la comunità dei discepoli e delle quali rimangono pochi sprazzi nella memoria dei Vangeli canonici. Ma ha valorizzato anche persone in modo occasionale, per una azione determinata, che poi non lo hanno seguito. Insomma Gesù vuole che tutti ci si senta preziosi nell'opera del Regno, i bambini, i lebbrosi, i ciechi, i pagani, i dissidenti per ognuno ha avuto una proposta di impegno che Lui ha sostenuto ed ha aiutato a comprendere. Insomma tutti dobbiamo sentirsi necessari perché il regno cresca e cammini verso il suo compimento. La componente essenziale, il collante rigenerante e qualificante,  come tutti sappiamo bene è l'amore. In questi giorni la liturgia propone con insistenza che siamo amati per quello dobbiamo amare, che ci è donato e per questo dobbiamo donare. Che siamo cercati e per questo dobbiamo cercare.

     Intanto, come potete notare, con lo scorrere del tempo tante cose cambiano attorno a noi, anche dentro di noi. Ma intanto parliamo delle cose attorno. Questa mattina gli angeli si sono risvegliati circondati dalla neve, si guardavano attorno stralunati, non si erano accorti di nulla, ma come è possibile. Difficile da spiegare forse perché anche loro chiudono gli occhietti di tanto in tanto. E ad un tratto voilà, fiocco dopo fiocco, tutto è imbiancato. Accanto un'opera di quelli della notte, anche in questo caso mentre gli altri chiudono gli occhi c'è chi lavora e in qualche modo riqualifica quanto è stato abbandonato. I soliti bene informati mi aggiornano dicendomi che è dedicato a un ragazzo disabile che loro affettuosamente chiamano ZIO, da questo nasce l'idea progettuale. Ultima novità in ordine di tempo è il ritorno di Mammolo tra i nani di Biancaneve, come potete notare anche voi è totalmente cambiato. Con i giovani è sempre così partono in un modo e ritornano alla moda. Gli altri nani lo guardano di traverso, io pensavo fosse rimasto in miniera a lavorare e invece era in Germania, lui dice per svago. In via prudenziale l'ho sistemato accanto a Biancaneve in attesa che tutto torni tranquillo. Non c'è pace neanche al Parco degli Angeli.

7 gennaio - Ma allora la Befana? Esiste, esiste come tante altre realtà create ad hoc per sopperire a delle povertà in modo più concreto. Forse non è facile da ricordare ma l'ultima volta che appesi la calza al caminetto dovevo avere dieci anni ed eravamo in quel di Mezzana, alle pendici del Pollino. Ricordo che pulimmo anche il caminetto, perché se doveva passarvi la befana non doveva sporcarsi. La mattina dopo via al caminetto per vedere come era andata. Generalmente vi trovavamo delle caramelle, cosa rara in quegli anni, però non mancava mai la cenere e carbone per ricordarci che qualcosa meritava di essere perfezionato. Erano proprio altri tempi, quest'anno la Befana si è ricordata di me, anche se sono un po' stagionato, però devo ammettere che è venuta incontro ai miei desideri, perché oltre i dolcetti rituali vi ho trovato anche dei fichi, cosa di cui in mattinata mi ero lamentato  con me stesso per non averne ricevuti. Si erano semplicemente fichi secchi, non infornati, ma sono proprio questi che alimentano i ricordi preistorici.

    Dovete sapere che quando ero piccolo, ma proprio piccolo me ne ricordo come in una favola dovevo avere  quattro o cinque anni, avevamo un terreno che chiamavamo la Fornace, pieno di alberi di frutta, come dire era la nostra dispensa. Nel mese di maggio generalmente ci spostavamo per raccogliere i fichi da mettere a seccare al sole, erano un po' le attività da smartphone dei nostri anni, che divertimento! Ma il momento più gioioso era quando le infornavamo, stavano qualche giorno e per tirarle fuori mia madre ci spogliava, e così pilitrischi entravamo le forno e le raccoglievamo. Gioie del passato, difficili da proporre ai nostri ragazzi, ma ogni tanto è bello leggersi nella loro spensieratezza. A dir la verità a me sembra che i ragazzi siano contenti anche oggi senza andare in campagna e fare cose rurali, ogni tempo ha i suoi giochi.

    Ma la cosa più bella era la scritta alla calza: il ragazzo più buono. Mi sono detto forse hanno esagerato, poi mi è venuto il dubbio: ma non è che fosse per il giovane Don Pierpaolo? Effettivamente erano due le calzette befanare, ma ormai sono aperte, che faccio gliela do, evitiamo, è meglio riparlarne  l'anno prossimo. Ma quando le avranno portate? A domanda difficile nessuna risposta, le hanno portate il che vuol dire che mi sono comportato bene, addirittura due, per cui ancora di più, meglio. Oggi si va a smobilitare, via le luci  dal cortile, via il presepe, oggi lascio ancora  il bambinello perché trasmette calore e affetto, ho come l'impressione che tutto sia scivolato in modo più veloce degli altri anni. Intanto molti giovani hanno ripreso il loro ritmo universitario e/o lavorativo, come dire un po' ci si abitua ai ritmi stabilizzati del nostro tempo, ieri sera non trovavi una persona in giro senza a pagarla a peso d'oro.

    Diciamo che la tradizione della Befana, fa respirare qualche negoziante, nella speranza che tutto proceda sempre meglio. Di certo le cose economicamente non vanno molto bene, i negozianti sono certamente persone di fede, perché avviare una attività oggi esige una grande dose di ottimismo, ci si prova per se stessi e per le proprie famiglie. d'altra parte occorre sostenere i figli. La gente lavora con molto impegno e anche con grandi sacrifici, non sempre i risultati premiano, ma si è educati a stringere la cinghia per cui in qualche modo si va avanti. Giusto per sfatare il modo di pensare che la gente non fa niente e vuole solo lo stipendio, in realtà tanti lavorano e frequentemente senza stipendio adeguato, insomma si lavora per la pagnotta di giornata. Torniamo al lamento della povertà invasiva del nostro tempo. No, troppo presto, magari lo farà nel clima quaresimale. Oggi mi sento più libero dagli impegni per cui lavoro in modo più sereno. Insomma si riprende con gioia il ritmo lavorativo, in un sincero spirito di pace.

6 gennaio - Oggi incoraggiato dal clima più mite, mi sono deciso ad andare a Messa, è un po' di tempo che non ci vado, perché? Beh, diciamolo pure ci sono tante cose da fare, in questo periodo sono tornati i ragazzi ed è proprio bello stare insieme, a fare cosa? Niente semplicemente a stare insieme.  Per cui  il tempo è veramente poco. Però oggi ne avvertivo l'esigenza, mi sono fatto forza e sono entrato in Chiesa, sono arrivato un po' prima per cui c'era leggermente freddo e un grande silenzio. Insomma ho avuto modo di guardarmi intorno, ho visto che hanno fatto il presepio, c'era anche un bambinello deposto sulla paglia, ho visto anche una lampada accanto alla paglia non dovrebbe mai accadere è risaputo che paglia e fuoco non vanno mai d' accordo, ma tant'é poi guardando in modo leggermente curioso ho notato che sull'altare hanno posto sei o sette lumini, qual'é il loro significato, mi sono chiesto, per me era veramente difficile da capire.

     Lentamente sono entrati alcuni con gli strumenti, sono arrivati anche dei giovani, mi sono sembrati gioiosi. Poi a seguire molto gradualmente sono entrati anche i fedeli, ho notato che invece di cercarsi per stare insieme si disperdevano nell'aula liturgica, chi da una parte, chi dall'altra. Era così strano, io pensavo che la gente entrasse per stare insieme. Al punto che io sono rimasto praticamente da solo. Poi ho capito, o almeno ritengo, sommetto che gli spazi vuoti li occuperanno i bambini, d'altra parte è risaputo che l'Epifania è la loro festa, in verità loro dicono la befana, ma ritengo sia la stessa cosa. Insomma i minuti passano, vengono accese le luci e si va a cominciare, ma di bambini niente forse sono andati in altre chiese. Si tutto come mi aspettavo i canti, l'attenzione, in realtà c'erano dei bambini che facevano la giostra ma essendo solo due non creavano grande diversificazione alla proposta liturgica centrale.

    L'omelia o come diciamo noi la predica, è stata abbastanza lunga e articolata, non ho capito se voleva rimproverare di qualcosa o voleva incoraggiare a fare qualcosa. Insomma diciamo che si è mantenuto in mezzo al guado. Poi ho capito i lumini, perché ha parlato della luce di Betlemme che è Gesù, della luce della cometa che ha guidato i Magi, della luce rappresentata dai nostri figli ma non ce n'erano. Ha cercato anche di accarezzarne uno ma è fuggito subito. Poi ha parlato delle stelle e degl'innamorati, ma la giovane interrogata con gli occhi su questo tema si è scansata immediatamente dalla prospettiva, almeno così mi è sembrato, insomma era un tema che non la coinvolgeva. Poi ha fatto una serie di domande sullo stupore che doveva derivare dall'aver vissuto questo tempo accanto a Gesù. Lui chiedeva in che cosa siamo rimasti stupiti durante il Natale, nella Divina maternità di Maria, per l'Epifania. A questo punto non ho seguito più niente perché mi sono immerso nelle tante attività familiari che abbiamo vissuto in questi giorni.

    Forse se ne è accorto che stavo per i fatti miei, per cui ha smesso con la domanda: che cosa vi ha stupito? Ho guardato gli occhi dell'assemblea. che dire non mi sembravano occhi particolarmente stupiti, erano attenti ma adombrati. Ma se volendo dare un seguito a tutto questo, mi ha stupito il gran numero di defunti per i quali abbiamo pregato in questo periodo di Natale. la caparbietà di alcuni giovani nel portare avanti un progetto di pace che esige tanta energia, mi ha stupito anche il freddo di questi giorni, e che dire dell'impegno dei catechisti nell'animare i ragazzi sui temi della gioia e della carità, mi ha stupito anche la volontà di caratterizzare in modo sempre diverso l'aula liturgica anche se non sempre ci siamo riusciti. Certamente è fonte di grande stupore l'affetto con il quale molti giovani, nonostante i loro tanti impegni,  si accompagnano con affetto alla vita della comunità.

    Non è da trascurare l'impegno degli adulti che nella totale dedizione si accompagnano ai bisogni più variegati della parrocchia. nessuno può fare a meno degli altri e tutto questo nasce dal bambino nato a Betlemme tanti secoli fa, si passa accanto, lo si osserva, magari non lo si adora come fecero i magi, però non si resta indifferenti davanti alla Sua presenza. Quante centinaia di persone, nelle tante e diverse liturgie, in questi giorni hanno cercato in Lui un momento di conforto? Voi direte ma è una statuetta, è vero ma abbiamo imparato da tempo che l'immagine emoziona e a secondo della dedizione con la quale la si osserva e la si venera. Insomma tutto è legato alla sensibilità della persona e a ciò che la persona ritiene di poter trovare in ciò che rappresenta. La domanda non era impropria, nella speranza che molti l'abbiamo applicata alla propria vita.

    Comunque si io ritengo che uno vada a Messa per stare in santa pace, per i fatti suoi,  insomma uno cerca un po' di intimità, per molti aspetti riesce anche a riflettere sulla propria vita e non per arrovellarsi il cervello. Ma allora tutti questi auguri in questi giorni? Ritengo siano sinceri, nel cuore della gente c'è una voglia di pace e cerca di condividerla con gli altri. Non sempre si riesce a dare continuità a questi aneliti, ma se vogliamo quasi nulla, umanamente parlando, è per sempre. Tutto è dono di Dio e dobbiamo cercare di viverlo per come Lui vuole donarlo.  Beh, adesso è ora di uscire dalla Chiesa, devo ancora cucinare per la famiglia io non ho chi mi prepara menù previsto oggi rigatoni alla bolognese, questa sera baccalà alla papasiderese, ma Don Cono dove lo prendono il baccalà a Papasidero, boh, lo ascriviamo tra i misteri di questo periodo dell'anno.  Molto come abbiamo visto è affidato alla nostra disponibilità, i pastori, i magi, la stessa, gli angeli e via a seguire tutto concorre ad alimentare e a stimolare la gioia interiore e incoraggia a condividerla. Auguri, auguri a tutti voi. Meglio andare altrimenti questo non la smette più.

5 gennaio - Lentamente siamo arrivati alla festa dell'Epifania, la rivelazione di Gesù ai gentili, i popoli senza il Libro. I Magi che si incamminano con la guida della stella rappresentano i popoli orientali della tradizione di Zoroastro, che dedicano la loro ricerca sul valore della vita e dei fatti che vi accadono all'astronomia/astrologia. Per noi non è sempre facile comprendere il valore di questi ricercatori, però per secoli, o meglio per millenni l'uomo ha cercato se stesso nelle costellazioni leggendo la propria vita  negli spazi celesti. Tanto per aiutare a comprendere meglio di questo oggi rimane qualcosa nell'oroscopo. Quindi degli studiosi e non dei re, che cercano il senso di ciò che hanno scoperto mettendosi in cammino guardando i movimenti degli astri, tutto questo li porta all'incontro con Gesù in Betlemme, non è stato un viaggio semplice, non sono mancati i pericoli non ultimo l'incontro con il Re Erode, che di certo non ha apprezzato il fatto che fosse alimentata l'idea della presenza del messia all'interno del suo Regno. Era un re molto violento e potente che non sopportava nessuna ombrosità di concorrenza regale attorno a lui.

    Nella narrazione, che ci viene fatta dalla tradizione in Matteo, ormai sono passati mesi o meglio alcuni anni dalla nascita di Gesù e proprio in virtù di questo avvenimento, la Sacra Famiglia deve prendere la via dell'esilio verso l'Egitto. La stessa vita di Betlemme viene segnata dalla violenza di Erode, con la strage degli Innocenti, tutti i bambini che potevano avere la stessa età di Gesù. I Magi hanno lasciato dei doni a Gesù, l'evangelista Matteo ci ricorda che sono Oro, potenza di Dio, Incenso segno della sacralità e Mirra che richiama il dolore che si accompagna alla vita di ogni persona. Insomma è un modo per sottolineare l'unicità di questa nascita in ordine al piano di Dio orientato al suo progetto di salvezza. Dopo questo avvenimento sia dei magi che riprendo il cammino verso le loro terre, che  della Sacra Famiglia si perdono le tracce per anni, si suppone che restassero per anni presso le comunità ebraiche molto numerose in Egitto e al rientro andarono a vivere in quel di Nazareth, in Galilea. Un prosieguo di questi avvenimenti lo troviamo nei Vangeli apocrifi che si sforzano, tardivamente, di integrare i fatti legati a questi anni di nascondimento.

    La narrazione della vita di Gesù subisce un impietoso stop, abbiamo un sommario sulla vita rituale della Sacra Famiglia, un breve flash cronicistico su Gesù nello smarrimento in mezzo ai maestri della Torah nel tempio a dodici anni, completata da una sintesi rasserenante sulla sua crescita armoniosa, poi tutto tace nel nascondimento di Nazareth. Non abbiamo più nessuna informazione fino ai trenta anni circa, quando lo ritroviamo tra i discepoli di Giovanni il Battezzatore lungo le rive del Giordano, ma siamo già alla vigilia della sua attività pubblica. Beh, tutto sommato, è come accade per i personaggi importanti ci si accorge di loro quando diventano famosi, quando vengono colti nella loro preziosità, per cui tutto quello che hanno fatto prima ha una sua importanza, però quello che merita di essere memorizzato e trasmesso è dal momento dei fatti pubblici della Sua attività messianica, in questo caso specifico, tutto ha inizio con la comprensione salvifica della Sua morte e resurrezione da parte dei discepoli, con la diffusione dell'annuncio salvifico legato all'incontro con Lui. Sono passati circa trenta anni, ciò che era accaduto alla nascita prima viene recuperato ma molti anni dopo, lo stile narrativo non è quello della cronaca, ma quello della libertà della memoria per come le tradizioni narravano.

    Per noi tutto resta legato alla luminosità che la nascita di Gesù ha donato al mondo. Una luce che vuole coinvolgere ogni uomo, una luce che rischiara la vita di ciascuno di noi riceve fin dal momento battesimale. Certo il nostro tempo cerca in ogni modo di spegnerla? Ma ciò che conta è volerla mantenere viva, nonostante le intemperie che si accompagnano alla nostra vita. La luce di questa presenza ha delle caratterizzazioni che non vanno mai trascurate. Prima di tutto la gioia che deve abitare la persona che vive in comunione con Gesù. Poi certamente la ricerca della bellezza, che ha una sua componente fondante esteriore e interiore, insomma tutto nella vita della persona deve essere letto con questa categoria interpretativa, il bello del vivere il proprio stato è parte integrante del proprio rendersi presente agli altri nel Signore. Poi non va trascurata la luminosità dello sguardo che deve trasmettere fiducia e speranza alle persone che incontriamo lungo il cammino. Così come non deve essere trascurato l'impegno di cercarsi oltre le proprie sicurezze, oltre ciò che sembra invalicabile. Questo andare oltre è l'atteggiamento dei Magi che rischiamo l'avventura di cercare ciò che loro stessi non pensavano di vivere e di scoprire.  

    Come si sia passato da tutto ciò alla storia della Befana, è tutto da scoprire resta legato certamente alla voglia di dare doni e di chiudere ancora una volta con un personaggio spendibile e per alcuni aspetti svolazzante. Per cui apriamo questo periodo di feste con Babbo Natale con la sua slitta magica, quindi la Befana con le sue scope volanti. Il contenuto è sempre lo stesso i doni da portare. Inizialmente forse era anche un principio buono perché i doni si portavano a coloro che ne avevano bisogno, ma forse adesso si è invertita la tendenza per cui si donano a che già ne ha. Mondo a rovescio? Niente di particolarmente complesso è il nostro mondo. Per cui non posso che completare questo periodo donando auguri a tutti di serenità e di pace. La temperatura sta aumentando, insomma l'aria è più mite,  per cui la Befana può svolazzare in libertà  e inforcare i camini giusti per i doni da lasciare. Mi raccomando appendiamo le calze altrimenti niente doni né ai buoni, né ai cattivi.

4 gennaio - Oggi neve su tutte le alture che che circondano Scalea, e clima freddo per noi, tutto molto bello e rigenerante. Certo sarebbe bello vivere tutto questo in montagna, invece stiamo comodi tra la chiesa e la canonica e si cerca di lavorare, insomma l'intemperanza climatica si vive a sprazzi,  ma senza coglierne pienamente il valore. Solo alcuni anni fa mi è capitato di viverla in tenda e in accantonamento, devo averne scritto a suo tempo. Come nota di colore abbiamo il ghiaccio alla fontana del Parco degli Angeli, il che significa che la temperatura di questa notte è andata vicino allo zero, diciamo che alcuni concittadini questa notte non sono stati molto a loro agio. Avremmo voluto vivere un momento di solidarietà in quel di Potenza, ma, a motivo della nevicata abbondante, abbiamo dovuto desistere dall'impresa. Si spera di poterlo in vivere in giorni migliori.

    Ieri sera ho avuto una visione, mi è sembrato di scorgere nella penombra Carmela, una catechista  della parrocchia. Diciamo pure che mi è sembrato ma non può essere perché mi ha detto che viene con la befana, così deve essere perché non l'ho più vista. Alcune volte il desiderio di incontrare le persone care, alimenta l'immaginazione. Ho la possibilità e la gioia di vivere una fase riflessiva particolare, altrimenti impossibile da cogliere nella sua preziosità. Momento di conforto e di dialogo molto rigenerante con chi, evidentemente, ha modo di donare conforto e ha voglia di dialogare, mi è di aiuto per capire meglio la dinamica familiare e la gioia di condividere nell'amore la propria esperienza affettiva, serve anche a leggere la bellezza della relazione coniugale nella sua complessità. Come sempre il viaggio è lungo, complesso e, nello stesso tempo, molto bello e interessante. D'altra parte quando si parla di relazione affettiva tra le persone nulla è semplice, anche perché è caratterizzato dall'emozione dello stare insieme e dalla bellezza di essere famiglia, non caratterizzando l'esperienza in modo limitato ad alcune sensazioni.

     Che giorno è oggi? Oltre alla riflessione sulla fragilità e la precarietà della vita che sta accompagnando questo periodo di Natale a motivo dei tanti defunti per i quali siamo chiamati a pregare e a celebrare come comunità, nel mio lungo ministero sono ormai trentasei anni di sacerdozio, non mi era mai capitato di pregare per sette defunti in nove giorni. Oggi voglio parlarvi della sofferenza che caratterizza la vita quotidiana della comunità, la sofferenza di coloro che ci sono accanto e condividono con me la responsabilità di testimoniare e trasmettere la fede cristiana alle nuove generazioni. Non ne parlo quasi mai, per non intristire la vostra vita, che già di suo ha tante pene sulle quali riflettere. Nella vita di comunità tantissime persone sono afflitte da problemi molto seri, non sempre emergono per i motivi di cui sopra, ma quando vengono espressi sono già n una fase difficile o grave, per cui non possiamo fare altro che pregare, nella speranza che i medici facciano il loro lavoro con coscienza e impegno. Nel pomeriggio mi sono portato al camposanto, ogni tanto vivo l'impegno di percorrere le vie dell'eternità, con i miei familiari e con i tanti fratelli e sorelle, più o meno conosciuti, che mi hanno preceduto nell'incontro con la misericordia di Dio.

    Alcune volte riguarda gli anziani, altre volte gli adulti soprattutto le mamme, altre volte ancora i giovani, anche in questo caso la casistica si accompagna maggiormente alla vita delle fanciulle. Poche volte ma in modo drammatico il problema ha riguardato e riguarda alcuni bambini. L'impegno è sempre quello di stare vicino alle persone interessate, alle loro famiglie. Devo ammettere che non sempre ci si riesce, anche perché ognuno giustamente, ama il riserbo e questo non sempre si riesce a tutelare. Un po' per amore di solidarietà, altre volte per curiosità qualcosa sfugge e l'anello di confidenza che si era aperto si interrompe, diciamolo pure che spesso non si vuole che si sappia, io non riesco a capire il perché, però è così, le famiglie vivono il problema al loro interno finché non vogliono o non possono che farlo sapere agli altri. In tutti i casi la situazione merita grande rispetto e condivisione, perché comunque determina momenti di disorientamento all'interno della famiglia e soprattutto per le persone interessate.

    Certo vivere questi problemi dall'esterno non necessariamente riesce a far cogliere il dramma nella sua gravità, anche perché la sofferenza dell'altro non può mai essere la propria sofferenza. Però un aspetto merita di essere sottolineato, quando questo accade sembra che le persone  riscoprano meglio la preziosità di che è accanto, come dire ci si abbraccia più volentieri, anche se non è auspicabile che mi renda conto della bellezza della persona  che il Signore mi ha messo accanto quando questo fratello o questa sorella vive una situazione di disagio materiale, sociale, spirituale. La bellezza dell'altro è da accogliere e valorizzare nella quotidianità della vita. Insomma ogni giorno merita che ci sia attenzione e dolcezza verso l'altro. Questo discorso non deve essere colto come qualcosa di ideale, ma reale e vale anche per la vita di comunità. Ogni fratello o sorella devono essere colte nella loro  preziosità davanti a Dio e lo devono essere anche per coloro che vivono accanto sempre o in modo occasionale.

    Ogni volta che sono chiamato a celebrare o ad accompagnare la sofferenza di qualcuno cerco di leggere che cosa vive in quel momento e di che cosa può avere bisogno dal Sacerdote, come dicevo già inizialmente non sempre è facile, però mi sforzo di entrare nella loro vita, cercando di cogliere in che cosa si va incrinando la speranza. Non c'è solo la persona immediatamente coinvolta ma ci sono anche i familiari, i bambini che forse fanno finta di non capire, i giovani che vedono la situazione nella sua gravità, è importante essere attenti a tutti, ma non è facile, purtroppo non è proprio fragile. In questo sono sereno, nel senso che quello che posso lo vivo, quello che non riesco a vivere lo condivido con i miei collaboratori della Caritas, della Preghiera, Delegati dei Quartieri interessati al problema, insomma con color che più immediatamente condividono i drammi della vita di comunità.  Diventiamo più poveri? Forse più ricchi, anche questo non è facile da definire e poi, come dicevo prima, dipende dai punti di vista io sono quello che guarda e legge dall'esterno, per cui non necessariamente sempre e tutto viene colto in pienezza.

1 gennaio 2019 - Proviamo a ripartire in modo nuovo, è un modo di dire, anche perché tutti i momenti e le situazioni devono essere vissute in modo nuovo. Altrimenti diventano tradizioni, abitudini. Anche la celebrazione della Santa Messa potrebbe correre il rischio di essere vissuta come una abitudine, se non fosse vissuta come la novità perenne della presenza di Dio nella nostra vita. Un giorni vissuto in modo celebrativo, praticamente sono rimasto sempre accanto all'Altare, Prima messa celebrante con gli auguri di buon anno, seconda messa animatore del coro mancando la titolare si fa supplenza, terza messa presiedo la liturgia esequiale per Oreste, un bravo giovane che è incappato nei briganti e non ha avuto la fortuna del passaggio del samaritano, quarta messa al Parco Juliano per la cara sorella Medina sbarcata a Scalea dalla Repubblica Dominicana, anche in questo caso non tutto è andato per come aveva sperato. In tutto questo c'è la vita della parrocchia, con i suoi entusiasmi e i suoi abbandoni. Ripropongo quanto ho avuto modo di comunicare negli auguri ai miei preziosi e insostituibile collaboratori: Non posso che augurarci di crescere nella comunione, nella disponibilità alla pace e nell'entusiasmo di testimoniare la presenza di Gesù nella propria famiglia, nei quartieri nei quali viviamo e soprattutto con i poveri e gli emarginati del nostro tempo. Sinceri auguri di buon 2019 a tutti. Prima le scrivo le cose e poi mi arrabbio quando mi ubbidiscono, mi hanno preso in parola oggi buona parte dediti alla famiglia.

 

          Cosa sono questi emblemi, è partita l'operazione Mese della Pace e molti si avventurano nel campo minato dei logo, secondo me è evidente che il più bello è l'ultimo, semplice, immediato, comunicativo insomma chi lo guarda comprende subito tutto. Chi lo ha fatto? non si dice, perché andrà ai voto e non debbo condizionare la scelta. Però è il più bello. Certo c'è l'incognita pr il fatto che voteranno i giovani, sappiamo tutti che hanno dei gusti strani. Beh, che dire anche gli altri non sono brutti, ma sono complicati da leggere, troppo sofisticati, vanno spiegati, insomma belli si ma poco spendibili. Io sono sicuro che voteranno tutti l'ultimo, d'altra parte è un classico gli ultimi saranno i primi. Direte voi, ma Don Cono di cosa stiamo parlando? Domanda difficile, a quest'ora la risposta è negata, anche perché solo domani avrò il quadro completo di ciò che accadrà, per cui tutto è rinviato a domani, o quando sarà. Intanot auguri a tutti di una buona serata con le vostre famiglie e che il Signore, anche se non sempre si sente cercato in modo sufficiente, vi doni gioia e pace.

31 dicembre -  E' proprio il vivere da innamorati che spinge a donare la propria vita oltremisura, senza lamentarsi mai, con una donazione sincera di se stessi verso le persone che si accompagnano di volta in volta alla nostra vita. Sono le persone con le quali Dio ci chiede di condividere la nostra storia nell'amore, con affetto sincero, questo ci permette di non lamentarci di nessuno e di dare a ciascuno la possibilità di esprimere pienamente se stesso. Certo non sempre e non tutto procede per come vorremmo, ma l'opera non è nostra per cui dobbiamo sempre chiedere se piace a Dio. Come dite? E meglio non chiedere? E' meglio, è meglio anche perché agli occhi di Dio tutto è letto con la misericordia del Padre che cerca, che ama, per cui sereni meglio chiedere a Lui che ai vicini. A proposito nel Suo amare ci ha donato la neve, è tutta attorno a noi sulle cime della Dorsale Appenninica. Non avete ancora aperto gli occhi, non vi siete ripresi dalla nottataccia, niente fretta non si scioglierà tanto presto per cui prepariamoci ad andarle incontro, quest'anno l'inverno corrisponde, anche se in modo altalenante,  pienamente alla sua vocazione di stagione fredda.

    Intanto ci prepariamo a chiudere quest'anno ringraziando il Signore, le lenticchie, lo zampone, ma chi la fa da padrone è il pesce, la tavola deve essere imbandita con i colori della festa. Come? faccio confusione di Mensa? Può darsi, ma gli altri fedeli si dedicano tanto alla mensa domestica che alcune volte capita anche a me di riflettere quanto amore hanno le mamme in questa dedizione, alcune volte anche i papà si lasciano coinvolgere. Voi dite che in alcune case è solo il papà, bene, bene il protagonismo dell'uomo non ha limiti e  d'altra parte  è risaputo che i migliori cuochi sono uomini. Io mi dedico alla Mensa Eucaristica, dobbiamo ringraziare il Signore, lo faremo con la celebrazione del Vespro durante l'Adorazione Eucaristica. poi ci ripercorreremo nel cammino che il Signore ci ha donato di vivere e infine la benedizione Eucaristica. E' vero non saremo molti attorno alla Mensa del  Signore, non tutti colgono la bellezza di stare insieme in comunità. 

     La gran parte preferisce la celebrazione domestica, dove tutti in modo assoluto devono essere presenti. Il Signore è scontento? Non penso, vedendo tanta gioia nelle famiglie non può che essere contento dei suoi figli che si ritrovano attorno alla stessa mensa, magari a fare una preghiera all'inizio non ci starebbe male. Non posso che augurarvi ogni bene nel Signore, sarà una giornata di riflessione contrassegnata dall'amore che il Signore vive nei nostri confronti. In mattinata vivremo gli incontri di preparazione della liturgia e poi si va a celebrare. Giornata breve per me, ma lunga nelle famiglie, per cui gioiosa serata e tanta fraternità soprattutto con i figli. Che sia una serata di pace e di amore sincero, la famiglia è un dono troppo prezioso agli occhi di Dio, dovete essere fieri di cooperare a costruire e condividere questo dono del Signore nella gioia di viverlo intensamente. Che tutto sia fatto con amore intenso, totale e gioioso

30 dicembre - Andiamo a chiudere l'anno solare in modo molto nervoso, climaticamente parlando, classico temporale di stagione con conseguente impigrimento generale, nessuno esce dalla propria casa. Oggi festa della Sacra Famiglia con una buona partecipazione delle famiglie alla vita liturgica, quando dico famiglia dobbiamo dare a questo termine il valore ampio con il quale oggi va a determinarsi. Il che vuol dire oltre in gran numero le coppie regolarmente comprese dal punto di vista canonico, molti Single perché separati, altri separati ma risposati, o ancora coniugati ma separati in casa e via a seguire. Come si può vedere il nostro tempo va colorandosi di una casistica coniugale molto interessante e coniugabile con la parola così attuale di Famiglie Arcobaleno. A guardare bene l'atteggiamento di fondo, che caratterizza tutte queste unioni, è comunque l'amore coniugale.

    E' vero sembra difficile poter leggere in modo comunionale tanta diversità, però ritengo che è proprio questo quello che viene chiesto in prospettiva di tempi che vedranno sempre più situazioni diversificate. E' quello che in ambito ecclesiale viene definita la disperazione della carità, che poi sarebbe a dire quando non si riesce a far quadrare il cerchio vorrà dire che il cerchio deve essere guardato come se fosse un quadrato. Come sempre la celebrazione si è svolta in modo molto sereno, perfino gioioso. Tutte le celebrazioni sono state preparate in modo complesso e diversificato, per uno come me che le ha fatte tutte o quasi vi posso garantire che non mi è stato dato modo di annoiarmi. Purtroppo oggi è serpeggiata una voce disorientante, che non mi ha permesso di vivere con la dovuta serenità questo appuntamento molto bello e significativo. Ma poi ogni cosa si è dissolta nel nulla delle parole portate dal vento.

     La vita della comunità si è arricchita della presenza dei giovani di San Marco Argentano in missione con il loro parroco don Fiorino  e con la presenza di don Alessandro, sacerdoti giovani e volenterosi, che arricchiscono con il loro impegno creativo la gioia di vivere al servizio del Signore. Breve sosta, il tempo della Santa messa e di vedere per un saluto veloce Maria, poi pranzo e ripartiti alla volta del Centro diocesi. Intanto le tante attività del santo natale lentamente vanno completandosi e ci si prepara al mese della Pace che per l'oratorio significa un mese di laboratori orientati ad esprimere le tante potenzialità dei ragazzi. Quest'anno è la prima volta che non lo oriento per come vorrei, hanno presso il sopravvento gli animatori, mi hanno chiesto più spazio e io gliel'ho lasciato.

    Perché no, sono bravi per cui lasciamoli esprimere. Diciamo che mi hanno buttato fuori dalla camera di regia, mi sopportano nelle consultazioni, Scherzo, va tutto molto bene, l'impegno dei giovani è quello che ho sempre sperato ci fosse, quest'anno il Signore è venuto incontro al mio desiderio con una squadre incredibilmente innovativa e dinamica. Per non parlare della media età, è impossibile bloccarle. Speriamo bene. Intanto il temporale ha smesso di fare paura, diciamo così più rumore che altro, la serata si presenta serena e armonica, ognuno ama restare a casa propria ed è anche giusto che sia così, io avrò modo di godere un po' di silenzio e di pace familiare nel senso con me stesso, d'altra parte non c'é nessuno, si è vero potrei andare in mille famiglie diverse, ma preferisco stare per i fatti miei magari cucinerò qualcosa, o meglio ricucinerò qualche vaschetta dei festeggiamenti precedenti.

     Stasera proviamo molengiane avanzate venerdì nel sugo alla bolognese che è congelato da più di un mese, avanzi della cena con i custodi del parco degli Angeli, funzionerà? Poi, se sopravvivo, si studia. Lascia sempre a desiderare nei risultati l'impegno della pastorale dei quartieri, è forse l'anello più debole, diciamolo pure si cammina lentamente, ma come sempre forse ho fretta. Non lo so, di certo l'accoglienza nelle famiglie è molto bella ed intensa, quello che lascia a desiderare è il coinvolgimento del quartiere, insomma si fa fatica a generare rete, relazione tra i vicini. Scalea si è sviluppata con una edilizia che non favorisce lo stare insieme, nell'area di sviluppo mancano quasi totalmente gli spazi di aggregazione sociale. Per cui si può vivere nello stesso spazio abitativo senza mai poter corrispondere all'esigenza di relazionarsi con gli altri. Questo aspetto rende tutto più difficile, ma una volta compreso il problema, lo si dovrebbe affrontare con coraggio e dedizione.

    Invece si è stabilizzato un atteggiamento di autosufficienza che non genera entusiasmo di incontrarsi, di stare insieme. Nella vostra innocenza battesimale potreste chiedere: ma Don Cono non potemmo lasciare pascere il gregge in pace e aspettare che vengano loro, quando ritengono o hanno bisogno all'incontro nella parrocchia? La risposta è facile anche perché il quesito è costruito ad arte. Proprio oggi che è la festa della Sacra Famiglia. Ma senza la ricerca di chi ama, chi si sposerebbe mai, voi direte ma si cercano tutti è due. E' vero ma non allo stesso modo, nella vita di coppia c'è sempre chi ama di più, che cerca di più, che tira di più. Insomma è necessario un amore maggiore capace di entusiasmare un amore più pigro. L'amore è da Dio  conduce a Dio ma anche nella parrocchia ci deve essere chi ama di più, per coinvolgere coloro che amano di di meno. Ad amare, amano, amano sempre, ma un calcio di sollecitazione, sempre affettuoso, per molti non fa male. 

28 dicembre - Che situazione incredibile, in giro non riesco a incontrare nessun giovane almeno di quelli che conosco, i loro genitori mi dicono che sono partiti da questa mattina, hanno requisito tutte i carri da traino, c'era con loro anche un rabbino molto giovane con la barbetta, similis cum similibus, beata gioventù. Mi hanno spiegato che vanno  al Vulcano e a guardare le luci, io non capisco molto probabilmente sono luoghi e attività lavorative legate alle feste romane del Sole invincibile, mi dicono che attirano molto, soprattutto i giovani, tutti vogliono parteciparvi. Devo ammettere che Betlemme è proprio cambiata, non mi ci ritrovo più, una volta si pensava a pascolare il gregge e basta, d'altra parte è l'attività commerciale più produttiva, la vicinanza di Gerusalemme, i sacrifici da offrire al Tempio è un continuo andirivieni di pellegrini che li scelgono per portarli  con se a Gerusalemme. Anche oggi bellissima giornata di sole, il clima è mite.

    No, Maria oggi non è voluta uscire, è alle prese con Gesù, a me sembrano un'unica persona vivono l'uno per l'altro. Si mi dà un po' di fastidio, diciamolo pure mi sento un po' trascurato, probabilmente ci farò l'abitudine. Intanto cammino inutilmente, oggi avrei dovuto incontrare qualche giovane, un aiuto per iniziare i lavori, l'età si fa sentire non posso fare tutto da solo. Ma non trovo proprio nessuno, perfino la sinagoga è chiusa, magari conviene che me ne torni a casa. Comunque è bello percorrere le viuzze, guardare le case, certo quando andai via le case erano veramente poche, adesso è un villaggio, ma è molto più grande di Nazareth, insomma la vicinanza della città crea occupazione, anche la gente la vedo molto impegnata. Non devo dimenticare che è la città di Davide e noi siamo qui perché siamo della sua discendenza. Qualcuno direbbe nobiltà decaduta, è vero ma il sangue non mente, come dire in alcune occasioni mi sento molto regale, con la nascita di Gesù accade quasi ogni giorno. Intano ancora pochi passi e sono arrivato.

    Ma che ci fa tutta quella gente, forse non avrei dovuto allontanarmi spero non sia accaduto nulla al bambino, scusatemi anche alla mamma, devo abituarmi a non lasciarli soli in modo spensierato. Mentre mi avvicino mi corrono incontro, mi abbracciano mi prendono per mano, è difficile da capire. Entro e guardo in modo stranito gli ambienti, quanta gente in poco spazio, un momento che apro una finestra, ecco è tutto più chiaro. Le famiglie dei giovani che sono partiti hanno avuto la brillante idea di venire a cucinare per noi, hanno saputo della nascita di Gesù e non hanno voluto che si sentisse solo, abbandonato da tutti, si, c'erano anche i miei parenti, così hanno recuperato sulle difficoltà ad accoglierci vissute all'inizio. Maria è tutta con loro come se si conoscessero da sempre, non c'è nulla di meglio di un cibo fatto con il cuore di mamma, che odori incredibili e quanti piatti diversi, certo mi ricordano quando stavo qui da piccolo, tutto è molto bello, è vero il Signore non abbandona, continua a sostenerci.

   Intanto discutiamo delle preghiere da elevare al Signore, chissà come mi vedono ci sono quelle per la famiglia, per l'imperatore, per gli impiegati che governano la nostra provincia di Giudea, ci sono anche quelle per i bambini, per i ragazzi, per i giovani, per gli sposi, devo ammettere che sono molto organizzati, e poi ci tengono molto, tutto deve essere fatto in modo preciso, anche a tavola è tutto ordinato, io non riesco a dire molto sono tutto confuso, mi stanno capitando cose inimmaginabili, non pensavo assolutamente a tutto questo quando siamo partiti in modo anche trepidante. Mi rendo conto che nella vita nulla è facile, ma poi il Signore aggiusta ogni cosa. Forse è il momento di lasciarvi, il pomeriggio è intasato per cui ritengo che non ci si incontrerà, dopo un pasto così farei fatica a mettermi in cammino. Ma non è detto, intanto il vociare è diventato più tenue, vuol dire che è quasi tutto pronto. Buon appetito anche a voi.

     A questo punto non saprei proprio cosa aggiungere, eravamo rimasti che non sarebbe uscito, per cui me la sono presa comoda. Invece quando sono arrivato per ascoltare il suo racconto non l'ho trovato, qualcuno ha detto che sono tornati a Nazareth tanto con questi festeggiamenti in corso, qui non avevano altro da fare. Altri invece dicono che sono andati in Egitto, così all'improvviso, lui ha avuto dei sogni strani, premonitori di un pericolo per Gesù, non ha voluto rischiare. Che dite? Lo so, non sono ancora arrivati i Magi, ma il censimento lo hanno fatto? Aveva detto che sarebbe salito a Gerusalemme, ma ci è andato? Anche io avrei voluto fargli tante altre domande, anche perché nei Vangeli è generalmente silenzioso, che vi devo dire magari ne parleremo l'anno prossimo. Io adesso non posso fare altro che diventare silenzioso come San Giuseppe e andare via, tanto loro non ci sono e nessuno sa quando e se  torneranno mai a Betlemme.

27 dicembre - Una giornata veramente spettacolare, climaticamente mite, insomma l'ideale per mettermi in cammino e arrivare alla casetta periferica. Ho camminato proprio con la gioia di ripercorrere i miei anni infantili, ogni angolo mi richiamava dei ricordi. Ha voluto accompagnarmi anche Maria, per lei è tutto una novità, penso di aver parlato per tutta la strada, quanti ricordi, quante emozioni. Lei come sempre preferisce ascoltare in silenzio, ha fatto solo alcune domande riguardanti la possibilità di andare in Sinagoga per circoncidere Gesù. Si, stamattina siamo entrati, ma c'erano solo alcune donne che approfondivano la Torah e pregavano, il rabbino non c'era, passeremo un altro giorno, anche perché mi sa che dovremo sostare più a lungo del previsto, perché in questo periodo i romani festeggiano Zoroastro, una divinità orientale legata la culto del sole, per cui le operazioni dei censimenti sono state momentaneamente sospese.

     I romani hanno il calendario solare e fanno coincidere con questa festa l'inizio del nuovo anno. in queste feste perfino i servi si possono concedere delle leziosità nei confronti dei loro padroni, l'altra caratteristica di questi giorni è lo scambio dei regali, sono proprio strani i romani ma penso che sia una tradizione che finirà presto, quando verrà il messia li cacceremo dalla Terra Santa e potremo vivere in pace per come il Signore ci dona.  Noi lo viviamo il 14 di Nisan in occasione del plenilunio di primavera, il Signore ci ha chiesto di celebrarlo in famiglia a ricordo della liberazione dalla schiavitù. Mentre camminavo pensavo a tutte queste cosa, finalmente siamo arrivati, Gesù ha dormito per tutto il tragitto, i bambini sono così, quando c'è la mamma sono sereni i sorridenti, chissà a cosa pensano, di certo a qualcosa pensano perché il loro volto, di tanto in tanto, cambia espressione.

    Che dire non poteva andare meglio, sono stati molto gentili e accoglienti, altro che i parenti, hanno reso disponibili una stanza vicino all'ingresso e una stanza caverna, da usare come deposito, che l'abitazione ingloba. Glielo ho detto subito, noi soldi non ne abbiamo, però mi sono impegnato a riqualificare tutta la casette, le finestre, le porte, la muratura e via a seguire, un artigiano di qualità non si trova dietro l'angolo neanche a Betlemme, per cui hanno accettato volentieri. Abbiamo anche la fortuna di avere la fontana a due passi, insomma devo dire che alla fine ci siamo organizzati proprio bene. Anche questa sera fa leggermente freddo, ma possiamo accendere il fuoco e bollire qualcosa di caldo, in questo Maria è veramente brava, con poche cose fa dei cibi veramente buoni.

    Poi come sempre arrivano i pensieri del domani, questa sera sono gioiosi anche perché domani andiamo in giro con i giovani, abbiamo rimosso le tante preoccupazioni, tutto è organizzato perché si svolga in modo sereno e con entusiasmo. Ma mi viene un dubbia quanti giovani dovevano esserci in quel di Betlemme, forse se mi metto alla loro ricerca riesco a convincerli a lasciare i loro impegni ordinari e passare così una giornata insieme. Ma che faccio tutto un giorno insieme ai giovani? Io devo solo osservarli, non mi stano mai di leggere i loro volti, i loro occhi, la gioia del loro relazionarsi, anche la voglia testardi di conseguire i traguardi significativi della loro crescita, ma l'aspetto che a me piace di più è osservare le tante potenzialità che esprimono quando sono tra d loro, una energia veramente incredibile, che raramente esprimono quando ci siamo noi adulti. Tanto per noi non sanno fare niente o quasi, per cui perché sforzarsi.

26 dicembre - Devo ammettere che speravo di avere maggiore fortuna, ho passato tutta la giornata in giro tra i familiari, ma forse non mi crederete, ho fatto fatica a riconoscerli, sono proprio cambiati. Le loro case sono piene di bambini, quando chiedo di accoglierci con mia moglie e il bambino Gesù mi guardano in modo strano, o non vogliono o non possono, loro stessi sono più anziani, pieni di preoccupazioni, decisamente la vedo difficile. Diciamola tutta, sono cambiato anche io, mi guardano incuriositi e stentano a vedere in me il Giuseppe che loro conoscevano pieno di vitalità, sempre sorridente, compagni di giochi, aggiungerei spensierato. Sono tanti anni che non tornavo a Nazareth, generalmente ogni anno salivo a Gerusalemme per i sacrifici al Tempio, ma a Betlemme mai, d'altra parte che ci tornavo a fare. Così adesso praticamente, è vero,  sono un parente, ma sconosciuto a tutti.

    Nel tardo pomeriggio un mio conoscente mi ha dato una speranza, fuori dal villaggio c'è una casette, è abitata da una coppia che non può avere figli, magari loro trovano lo spazio per accoglierci. Ma ormai è tardi per arrivarci, se ne parla domani mattina.  Adesso è meglio tornare alla grotta, di certo Maria si starà preoccupando, d'altra parte sono in giro da stamattina, spero di non trovarla troppo spaventata. Neanche a parlarne, era totalmente gioiosa, sempre con Gesù in braccio, sembra che non le manchi proprio nessuno nulla e che non si preoccupi di nulla. E' vero, me lo avevano detto che quando nasce un figlio il marito passa in secondo piano, ma almeno un saluto affettuoso, sono tutto trafelato per aver fatto in fretta la via del ritorno e lei non mi ha degnato nemmeno uno sguardo. Forse pretendo troppo, magari semplicemente le voglio troppo bene. Meglio non pensarci, la lascio alle sue attenzioni io me sto all'ingresso della grotta, questa sera si avverte un po' di freddo provo ad accendere un fuoco, così la grotta è protetta anche dagli animali, non si sa mai.

    Eccola che arriva, Gesù dorme e lei ha avuto anche il tempo di prepararmi un piatto caldo da mangiare, non chiedetemi cos'è, farei veramente fatica a spiegarvi. Però ci voleva proprio adesso mi sento veramente meglio. Mi ha detto che durante il giorno sono venuti altri pastori, portando qualcosa da mangiare per noi e per il bambini, la gente è buona e mostra anche tanta attenzione per noi, certo i familiari potevano essere più disponibili. Ad un certo punto ha cominciato a parlare di una visione di angeli, che annunciavano pace in terra per tutti coloro che sono amati da Dio, devo capirla abbiamo vissuto troppe emozioni in pochi giorni, la lascio parlare, è proprio stanca adesso si è addormentata accanto a Gesù. Sembra che io debba proteggere due bambini, chi me lo avrebbe detto, se fossi più giovane farei meno fatica, sia come sia io non mi tiro indietro. Per adesso resto ancora un poco all'ingresso, alimento il fuoco, questa notte il cielo è stellato, comincio ad avere anche io qualche visione mi è sembrato di vere una stella totalmente diversa dalle altre, sarà la vecchiaia direte voi può anche essere.

    L'aria è fredda, quasi, quasi mi metto a dormire qui acanto al fuoco, beata gioventù e poi domani chi c'è la fa ad alzarsi, meglio entrare, dentro è più riscaldato, un po' le pecore, un po' il fuoco penso di riposare molto meglio. Domani andrà molto meglio, ho quella casa fuori dal villaggio come punto di riferimento, certamente domani sera potremo dormire sotto un tetto più dignitoso. Chi se lo aspettava questo tran tran, però non è stato particolarmente difficile da affrontare, qualcuno dice che è solo l'inizio, io non mi preoccupo molto, ne ho passate di peggio, ho solo tanto desiderio di tornare a Nazareth al più presto. Alla mia bottega, c'è tanto lavoro da fare, è vero ci sono gli altri familiari che ci lavorano ma ho tanta nostalgia, ho voglia di ricominciare la mia vita di sempre. Spero che con il censimento non la tirino troppo alla lunga, ho bisogno di lavorare, adesso le bocche da sfamare sono aumentate. 

25 dicembre - Certamente il viaggio da Nazareth a Betlemme non è stata una passeggiata, poi dovevo stare particolarmente attento a Maria che era prossima al parto. Questo benedetto censimento forse dovevamo farlo dopo la nascita di nostro figlio, ma ormai ci eravamo messi in viaggio, per cui ogni considerazione diventa inutile. Certo nascere a Betlemme non è come nascere a Nazareth, Betlemme è pur sempre una città con tradizioni regali, non è certamente un villaggio sperduto come Nazareth. Devo ammettere che anche io spero nella promessa messianica, d'altra parte perché non dovrebbe essere lui il Messia di Israele. Maria ha avuto una visione di angeli, me lo ha spiegato per filo e per segno più volte, come dir il beneficio dell'inventario è sempre dietro l'angolo, ma intanto siamo da poco ripartiti da Gerico, per cui dovremmo arrivare in serata a Betlemme, speriamo bene con questo andirivieni di persone non sarà facile trovare alloggio.

    E' vero ho dei parenti, ma orami non li incontro da decenni, di certo non li riconoscerei se li incontrassi lungo le strade. Si anche Maria ha dei parenti da queste parti, però i suoi familiari sono sulle colline subito dopo Gerusalemme, insomma è tutta un'altra strada, magari ci andiamo dopo che ha partorito.  Intanto comincia a imbrunire e ancora Betlemme non si intravvede, dovremmo esserci appena dopo la prossima altura, si, sono quelle case rischiarate dalla luce dei fuochi, la sere è freschetto per cui stare accanto al fuoco sarebbe l'ideale, speriamo bene. Adesso chiedo dove posso trovare rifugio. Non c'è posto per voi,  è la decima persona alla quale chiedo, tutto quanto a saputo dirmi e di portarmi fuori dal villaggio nell'area delle gotte e lì rivolgermi hai pastori, di certo qualche cosa troverò. Intanto si è fatto buio, diciamolo pure non è il massimo, ma è tutto quello che sono riuscito a trovare, qui attorno è tutto pieno di greggi,  stranamente ci sono anche molti soldati, sarà a motivo del censimento.

    Siamo riuscita a trovare alloggio di fortuna in una stalla, la paglia è pulita, ci sono anche delle signore disponibili ad aiutarci, non dobbiamo fare altro che aspettare il momento della nascita. C' è un gran silenzio tutt'intorno, quanti pensieri si accompagnano a questi momenti decisivi, forse accade a tutti in queste situazioni, mi sento leggermente nervoso e impossibilitato a fare qualunque cosa. Certo che nella vita ne h passate tante ma non mi era mai capitato di vivere un momento così importante in tanta precarietà. A me è sembrato di sentire un vaggito, ma ancora non si muove nulla, per cui resto in attesa. Ad un tratto come un urlo, da una delle donne  mi viene detto è nato un bambino, quale è il suo nome? Già bisogna dare il nome, ho deciso lo chiameremo Gesù, Dio salva il suo popolo, è un nome benaugurante per se stesso e per il popolo di Dio. Adesso però dobbiamo proprio riposare, domani sarà dura soprattutto per la madre, per chiudiamo tutto e via a dormire.

     Che succede, è notte che volete. Niente da fare, insistono, mi devo proprio alzare. Non mi fanno nemmeno parlare, sono un gruppo di pastori e vogliono vedere la Madre e il Bambino, mi dicono che hanno sentito delle voci e vogliono vedere se è vero ciò che è stato detto loro, è inutile insistere sulla non opportunità, d'altra parte Maria si è già preso il bambino in braccia e lo mastra con orgoglio di madre ai pastori. Loro non sanno fare altro che inginocchiarsi, neanche loro riescono a spiegare il perché, però avvertono l'esigenza di farlo. Maria compie tutto con pazienza, è sorridente, il sorriso è stanco ma è accogliente, non si stanca di ascoltare quello che dicono i pastori. Forse non comprende sempre tutto, ma a me sembra molto contenta di questo fatto totalmente nuovo. Sul tardi vanno via tutti, alcuni hanno lasciato dei doni per il bambino, non è male anche perché manchiamo di ogni cosa.

21 dicembre - Il Natale è Solidarietà - Non volendo convocarvi per un incontro di spiritualità, per non turbare i vostri impegni familiari così preziosi per gli affetti fugaci che vi viene donato di vivere in tempi sempre brevi, ma anche per donare la possibilità di vivere una pausa meditativa familiare di ricerca spirituale in questo tempo liturgico così intenso di emozioni e di esperienze. Come vedere anche io sono caritatevole alcune volte, ma devo ricordo sempre a tutti e prima di tutto a me stesso, che per noi cristiani  fare festa non coincide con il fare vacanza.  Questo è il pensiero che deve accompagnare ogni giorno la nostra vita,  tutto nasce dalla Festa della natività del Signore Gesù, quale gesto di solidarietà che Dio nutre verso di noi suoi figli, radice di ogni nostro atteggiamento solidale.

    Devo ammettere che in questo cammino di Avvento il Signore ci ha sostenuto e accompagnato, ci ha dato forza  donandoci di vivere in un sincero spirito di servizio, di gratuità e, anche se non sempre e con tutti accade, di fraternità cristiana. Ecco perché mi permetto di sottoporre alla vostra attenzione attraverso questo  messaggio il mio ringraziamento a Dio e a tutti voi.  Voglio mettere in risalto  il dono della solidarietà che la comunità vive con naturalezza dai più piccoli nelle attività formative oratoriali, visitare le persone sole, ammalate, portare alimenti, vestiti e giochi alla Caritas è ormai un gesto ordinario della formazione cristiana. Ma voglio sottolineare alla vostra attenzione anche la gioia di molti, che pur non vivendo l'esperienza parrocchiale, gioiscono nel sostenerla e nel condividerla.

 

     Oltre l'impegno ordinario di sostegno ai bisognosi che è portato avanti dalle attività Oratoriali e degli Scout, devo segnalare il dono che abbiamo ricevuto dalla Cooperativa Filo d'Erba della Scuola Media G. Caloprese, come anche è preziosa l'offerta di panettoni da parte dei nipoti della Sig.ra Rosy che hanno inteso condividere con i nostri bisognosi la gioia del Natale. Non posso non ringraziare gli operatori del Banco delle Opere, che sostengono con sensibilità e puntualità la nostra Caritas Una Mano Amica. La Carità della comunità è l'opera che ogni battezzato deve vivere a sostegno delle povertà del territorio, chi bussa alla porta della parrocchia deve avere la certezza che gli si apra e che che lo si aiuti per come ci è possibile, per come, grazie a tutti voi riusciamo a fare.

     Dietro a tutto questo ci sono le centinaia di sostenitori anonimi che non si tirano indietro nel mostrare la loro dedizione affettuosa alle necessità della vita di comunità. Avverto anche l'esigenza di ringraziare il lavoro che va facendosi nei quartieri  della comunità, per sensibilizzare alla vita spirituale e anche all'amore verso la vita cristiana, che deve portare alla gioia di condividere la propria esistenza con gli altri battezzati. Ogni dedizione animata dal Signore deve nascere dall'amore verso la parrocchia, altrimenti corre sempre il rischio di diventare falso protagonismo e appagamento illusorio di bisogni personali.

    Ritengo di poter raccomandare a tutti una maggiore dedizione alla preghiera, il fare senza pregare demotiva e disillude. Tutto nasce dalla comprensione del progetto di Dio che si sforziamo di rendere presente con tutti i nostri limiti colmati dal Suo amore, ma anche dalla coscienza di quanto il Signore ci chiede di vivere altrimenti corriamo il rischio di camminare e anche con impegno, ma senza una meta definita. Solo curando con puntualità la nostra vita di preghiera, non corriamo il rischio di smarrimenti interiori o devianze individualistiche.

     Il Signore ci ha fatto dono della vita di fraternità ed è camminando con Lui che noi ne comprenderemo in pienezza il suo valore. Non vuole essere la predica del vogliamoci bene, ma l'incoraggiamento a perfezionare la propria crescita interiore e il proprio affetto verso la parrocchia. Proprio negli incontri dei Centri di Ascolto nei quartieri emerge la difficoltà che hanno molti di sentirsi accolti da noi animatori della comunità, il rischio è quello del disorientamento, dell'intimismo o peggio della ricerca in altre forme religiose la ricerca di ciò che noi non riusciamo a trasmettere nell'affetto relazionale. Ricordo che il fare, e tutti facciamo molto in tutti gli ambienti pastorali, deve sempre essere sostenuto dal pregare. Questo vale a maggior ragione per i giovani, i nostri figli, che potrebbero orientare il proprio impegno soprattutto al conseguimento di traguardi personali, trascurando il dono della fraternità e la costruzione con la loro voglia di esserci del bene comune.

   In particolare, oltre a pregare per l'armonia della vita familiare, che in questo periodo si colora di gioiosità sempre nuova, vi invito a non dimenticare le tante situazioni di sofferenza legare all'età, ma soprattutto per alcune situazioni di giovani che purtroppo  sono afflitti dal dolore e dalla impossibilità a vivere con gioia la loro crescita. Vi incoraggio ad avere nel cuore le loro famiglie che faranno fatica a sperimentare la gioia della venuta di Gesù senza la nostra vicinanza spirituale e, se ci è possibile, relazionale. A questo punto sono io a pregare per tutti voi, il Signore mi ha donato operatori totalmente dediti alla vita di comunità, per le vostre famiglie che si coinvolgono sempre con più affetto nell'animazione del bene nella parrocchia, per tutti coloro che io non riesco a ricordare e che pure mi cercano con insistenza e affetto, è evidente che Dio spinge all'amore e al rispetto verso il Pastore che ha inteso donare in questo periodo alla nostra comunità.

    Allora, vivendo la trepidazione della Vergine Santa, che nella divina maternità si prepara a donare il Figlio di Dio, invocando l'intercessione di San Giuseppe nostro celeste patrono che ci incoraggia a lavorare sempre il Regno di Dio, sinceri auguri a tutti e che il Signore vi doni di vivere sempre ogni momento nella pace del cuore.

 

18 dicembre - Ho resisto alla voglia di andare al Parco degli Angeli, per impigrirmi in mezzo al creato che oggi si lascia ammirare in tutte le sue espressioni più belle. Come sempre una giornata di sole riconcilia con tutto ciò che ci circonda e dona la gioia di essere ancora vivi e attivi su questa terra. Oltretutto chi riesce a trovare il tempo avrà modo camminando di assaporare l'aria da neve che si staglia sulla faccia, donando una sensazione di vitalità innovativa raramente sperimentabile nei ritmi ordinari. Anche ieri, che pure ha scaricato acqua in abbondanza, non è stata male, come sempre mi sono concesso una passeggiatina ed è stato veramente bello sfidare ancora una volta il clima avverso. Diciamo pure che la giacca si è leggermente inzuppata, forse non sarebbe dovuto succedere ma i prodotti oggi sono per come ti vengono dati. Insomma sono sopravvissuto alla volontà di fare esperienza di avventura. Insomma tutto molto bello e accattivante, si avverte il clima spirituale del Santo Natale ed è importante non banalizzarlo, il canto della Novena del Bambinello ci introduce al mistero della nascita di Gesù nella semplicità di Betlemme ma anche nella intensità del mistero salvifico del quale è depositario e che Lui manifesta in questa essenzialità. Forse non tutti se ne rendono conto, ma con questo Natale posso comunicare ufficialmente che è nato concettualmente e operativamente  l'Oratorio, ormai tutto si prepara mediante tecniche di animazione orientate a coinvolgere attivamente i ragazzi, danze, drammatizzazioni, preparazione dei pannelli, qualificazione dell'aula liturgica o degli ambienti di catechesi. Insomma, facendo imparando.

   Posso affermare che cominciano a spaventarmi per la creatività con la quale si cerca di trasmettere i contenuti della fede.  Per non parlare degli animatori che vanno liberamente oltre quanto io ritengo di poter proporre ma che evidentemente a loro sembra qualcosa di vecchio, non adeguato ai nostri giorni. Nessuno riesce a stare fermo, però devo decidermi io a stare un po' più fermo altrimenti farò fatica a preparare dignitosamente la programmazione, oltretutto cominciano a farmi notare in modo puntuale le mie défaillances progettuali che, alla luce dei fatti non sono poche. Come mai accade? Troppe cose da seguire e poco temo per sostenerne la realizzazione. Insomma è il solito problema dell'inseguimento e non dell'attesa, a lungo andare genera stress concettuale e poca chiarezza nell'espressione del proprio pensiero. Insomma devo organizzare un riposo più prolungato, per poter servire in modo più sistematico e puntuale. Alle tante attività dell'oratorio lette in chiave catechistica, con la formazione dei catechisti e degli animatori si aggiungono le iniziative degli scout orientate alla sensibilizzazione sociale, al campismo e al rapporto con la natura. Poi ci sono i vari gruppi degli adulti, ai quali si aggiunge la formazione biblica che è l'aspetto più liberante. Certamente non sono da trascurare le attività formative e liturgiche nei quartieri. Insomma tutto concorre a generare vitalità nella vita di comunità. La preghiera,vissuta in modo ininterrotto e instancabile sostiene ogni cosa e dona a tutti gioia e pace nel servire il Signore nella gratuità.

    Il tutto si manifesta con intensità nelle liturgie festive che diventano delle vere fucine di creatività orientate a trasmettere al gioia di stare insieme con il Signore, e in questo un ruolo fondamentale certamente è ricoperto dal Coro, ma i vari gruppi fanno letteralmente a gara, perché tutto sia manifestazione dello Spirito, e sostegno alla comunicazione della Parola di Dio. Abbiamo appena vissuto i Lucernari dell'Eucaristia e della Confermazione di Avvento ed è stato uno spettacolo di colori e di emozioni, molto bella e coinvolgente la partecipazione delle famiglie. Insomma tutto molto bene? Certamente, tutto questo non elimina i tanti problemi che comunque vengono vissute nelle famiglie, le tante difficoltà lavorative dei nostri giovani, che non soffoca la loro voglia di esserci e di vivere da protagonisti la loro età. Un lavoro prezioso è portato avanti dall'azione caritativa della parrocchia, raccolta di alimenti a sostegno di quanto ricevuto dalla Comunità Europea, alla quale la comunità risponde in modo generoso.  La raccolta degli indumenti, e in questa occasione natalizia anche la raccolta dei giocattoli per i bambini delle famiglie bisognose. Una parrocchia che vive in modo attento e puntuale con grande generosità la propria dedizione verso i poveri. Non posso non narrare il senso del dono che si accompagna a una nostra sorella che, pur vivendo altrove, per la seconda volta ha voluto esprimere la sua solidarietà ai bisogni della nostra parrocchia. Ha chiamato lei, quasi risentita per non averla coinvolta, per cui anche quest'anno arriveranno i panettoni per le famiglie. Tutto è dono, solo il Signore riuscirà a compensare questa ondata di generosità e di gratuità nell'impegno solidale.

14 dicembre - La giornata è iniziata con una luminosità bellissima che però  adesso va ottenebrandosi, tanto per riportarci alla condizione climatica che si addice di più al mese di dicembre. Oggi in parrocchia festa della pulizia, con tutto ciò che concorre alla dignità dell'ambiente liturgico, il tutto vissuto con semplicità e gioia, qualcuno magari lo vive perfino pregando, il che non guasta mai. La gioia dei bambini è la nostra gioia ed è l'energia ordinaria per la nostra comunità. Ci si prepara al Santo Natale e non possono mancare i veri protagonisti che sono proprio loro i nostri figli, i nostri giovani. I laboratori sono a pieno ritmo, giochi, doni, alimenti, panettoni insomma tutto quanto può essere espressione dell'attenzione della parrocchia verso coloro che possono averne bisogno perché anche per loro il Natale sia vissuto con gioia vera. Magari c'è un po' di affanno, d'altra parte i ritmi sono intensi già nei giorni ordinari, ma ognuno vuole esserci per il conforto solidale. Il tempo del Natale continua ad essere un tempo di magia, nella diversità delle forme in cui viene espressa, anche nei dubbi e nelle incertezze della fede. Però per alcuni aspetti la festa scavalca il valore storico della ricorrenza iniziale.

     Un po' è legata alla voglia di cambiare pagina, un po' all'esigenza di vivere in modo diverso questo periodo cosiddetto delle feste di fine anno. Insomma è tutto un agitarsi, che emoziona e coinvolge; per qualcuno a tutto questo si aggiunge la ricorrenza della nascita di Gesù, però sappiamo bene che questo periodo di feste contrassegnato dallo scambio dei regali è precedente alla Sua nascita in mezzo a noi, e fare le cose per parare i problemi non dura per sempre. Insomma dobbiamo anche accettare una rivincita della storia sulla volontà della comunità cristiana di colorarla e di viverla su un unico ideale. Il mondo è diventato più piccolo grazie ai media, ma nel contempo estende all'infinito ogni spazio e ogni valore per cui tutto deve essere coniugato nella bellezza della varietà della proposta.  Se ci si riesce allora viviamo la festa con tutti altrimenti ci chiudiamo al punto che anche tanta parte delle nostre famiglie non ci si coinvolge più. Un altro aspetto che generalmente viene trascurato è l'evangelizzazione della propria famiglia, anche di quelle che praticano ordinariamente la vita parrocchiale.

     Appena posso continuo, intanto buon appetito. Eccomi, mentre di là ci sono gli operatori del Fotovoltaico, uno studia teologia, esegesi, morale, e via a seguire dopo cinque anni prende il baccellierato sulla cosmogenesi in Theillar de Chardin, ancora tudia studia  per licenziarsi in dogmatica e poi finisce per doversi interessare del fotovoltaico, che forse non ha molto a che vedere con quanto approfondito per anni. Ritengo sia la vita di ogni sacerdote che studia discipline che non appartengono all'uso ordinario della vita della nostra società, anche tra coloro che vivono con impegno non emerge molto la volontà di approfondire quanto trasmettono quanto il poterlo fare in modo adeguato alla comprensione che ne possono avere i ragazzi. I più fortunati sono coloro che possono dedicare il proprio tempo agli studi, ma è un piccolo gruppo che corre sempre il rischio di non essere valorizzato pienamente neanche negli ambienti ecclesiali. E' vero non sto continuando su quanto avevo iniziato, ma il natale esige misericordia verso tutti,per cui alcuni temi magari li riprendo dopo il periodo delle feste.

    Però ad essere sinceri tutto nasce nella semplicità di una natività, molto povera e in emergenza, lì nella grotta di Betlemme. Un angolo sperduto del mondo di allora in mezzo ai pastori alla ricerca di un minimo di dignità per una avvenimento che da sempre ha caratterizzato la missione di ogni donna, che è quella di mettere al mondo dei figli, partecipando in questo modo all'opera creatrice di Dio, che sempre si rinnova e propone dinamiche nuove, vagiti nuovi, pianti nuovi, dolori sempre innovativi, emozioni nuove, preoccupazioni nuove perché ogni cosa possa corrispondere sempre meglio e con immediatezza alla serenità della creatura, vera presenza di Dio in quel momento particolare in quel luogo particolare. La vita del mondo si caratterizza con intensità nella novità della comprensione dell'avvenimento e anche in questo caso sono state innumerevoli le interpretazioni che si sono accompagnate alla nascita di questo bambino. Ancora oggi stentiamo a coglierne pienamente il significato, ancora oggi lo si esprime in modi totalmente innovativi. E' il Natale del Signore, sempre nuovo, sempre da scoprire, sempre da trasmettere in modo nuovo.

11 dicembre - Incredibile a dirsi, ma stasera mi sono imposta di comunicare qualcosa e riesco a farlo. Altre volte ho provato, ma un po' la stanchezza, un po' gli impegni no stop ho trascurato la gioia di comunicare le emozioni che la vita parrocchiale non manca di comunicare, ogni giorno. Certo poi i giorni passano e molto va a finire nel dimenticatoio, ma per quanto posso sono quei a rendere giustizia agli sforzi di coloro coloro che mi collaborano nell'impegno pastorale. Siamo nel tempo di Avvento e l'impegno che più stabilmente si accompagna alla vita della comunità sono le tappe di Iniziazione Cristiana e i Centri di Ascolto nei quartieri che compongono la comunità parrocchiale. Per adesso abbiamo vissuto solo quella dell'Iscrizione del Nome, ha riguardato i ragazzi delle Piccole Orme e dei Lupetti,  è stato un momento molto bello per la partecipazione dei genitori dei ragazzi ma anche per come è stato coordinato dal team dei catechisti. In queste occasioni emergono i problemi riguardanti la variegata composizione dei team familiari che non mancano di creare alcune difficoltà organizzative, ma la gran parte cercano di relazionarsi in modo che i figli possano vivere con serenità questi appuntamenti.

    Non va certamente trascurata l'attività vissuta con gli animatori in quel di Rota Greca, un atto dovuto alla giovane Serena e ai suoi familiari che ne parlano sempre con grande entusiasmo, ma anche all'arte culinaria che si accompagna nella vita del parroco alle loro escursioni nella terra natia, insomma ogni volta, quando più, quando meno  qualcosa arriva per arricchire la mensa della parrocchia. che non ha mancato di suscitare grandi entusiasmi per l'accoglienza che ha accompagnato questa giornata veramente unica, Classico paesino collinare, siamo stati accolti con entusiasmo dal nonno di Serena, poi abbiamo partecipato alla Messa della comunità, dove si avvertiva qualche situazione difficile, ma non abbiamo indagato più di tanto per non rovinarci il soggiorno. Al termine abbiamo vistato il Palazzo Ducale che pur versando  in uno stato di grande degrado strutturale, conserva l'aspetto solenne delle case patrizie cinquecentesche. Poi il momento più solenne l'accoglienza culinaria della classica nonna di famiglia alla quale si sono aggiunte le zie della sopracitata Serena.

     Insomma per farla breve un interminabile andirivieni di piatti, uno più saporito dell'altro,  al quale abbiamo cercato di corrispondere per non deludere l'impegno che certamente è stato intenso. Tutto è stato condito con un parlare gioioso delle cose più impensate e della vita della comunità Rotese. Gioiosità relazionale, gusto dei piatti, voglia di ricordare, relazioni spontaneamente significativa, ma come nelle migliori famiglie ogni cosa ha il suo finire e si si deve proseguire altrove. Foto ricordo, interminabili self, poi formalmente appesantiti, non senza le classiche scorte alimentari di riserva si riparte alla volta di Cosenza. Chiaramente io ne avrei fatto a meno, ma decisamente i giovani hanno fatto comprendere, senza giri di parole,  che per loro il Centro Commerciale, era una visita indispensabile. Per cui si va sotto l'acqua ma con grande gioia per loro, perché io stanco morto. Mentre i giovani facevano shopping io ne ho approfittato per recuperare un po' di riposo. Sia come sia, ad un certo punto, siamo riusciti a ripartire e siamo rientrati, loro parlavano delle attività notturne di danza o degli impegni scolastici, io pensavo all'incontro con le famiglie che si stava svolgendo negli ambienti pastorali. ognuno i suoi problemi e i propri impegni.

     I Centri di Ascolto nei quartieri sono vissuti con una  certa maturità e per alcuni aspetti c'è una buona attesa in molte famiglie, devo affermare che in alcuni quartieri si stenta ancora a coordinare questo di impegno di evangelizzazione. Però dobbiamo essere soddisfatti perché le famiglie accolgono con gioia e vivono con serenità perfino il dialogo sui valori spirituali. Insomma qualcosa della primitiva diffidenza è andata eliminata e adesso, almeno in coloro che si coinvolgono, non manca l'interesse di esprimersi sugli argomenti  proposti e anche nel porre quesiti sulle tematiche dei temi proposti. Tutto è molto innovativo, certo non era pensabili alcuni anni fa la presenza della Chiesa nelle case,ordinariamente erano le persone che is mettevano in cammino verso il luogo di culto, adesso siamo sollecitati come Chiesa a valorizzare le case come ambienti ordinari di evangelizzazione. Perché tutto possa proseguire è necessario che i laici a questo deputati colgano la preziosità del loro protagonismo come evangelizzatori e come catechisti della comunità della componente adulti. A che punto siamo? Solo all'inizio e anche per questo molti, anche bravi e partecipi, diniegono l'incarico di animatori non cogliendo pienamente che questo è proprio ciò di cui oggi si ha maggiormente bisogno.

    Per il resto è un continuo inseguire il tempo che scorre con grande intensità e fretta, non si riesce quasi mai a vivere con la serenità necessaria i tanti impegni che animano la vita di comunità. In realtà pensavo che liberato dagli impegni diocesani tutto sarebbe stato più agevole, ma in realtà non è così. Ogni giorno è un susseguirsi di attività tutte ugualmente belle e significative, per cui c'è solo l'imbarazzo di ciò che devo saltare. Necessariamente perdendo il filo conduttore di ciò che si va portando avanti con gioia ed entusiasmo da parte degli animatori oratoriali, dei catechisti, dei capi scout insomma è un bel coinvolgersi in modo sempre più creativo ed emozionante. Per non parlare delle tante attività formative portate avanti dalle aggregazioni  di adulti che stabilmente si incontrano per pregare, per lavorare sugli itinerari formativi. Abbiamo perfino trovato il tempo di perfezionare gli ambienti pastorali e liturgici con le caratterizzazioni del tempo natalizio. Tutto è illuminato, gioioso, ma quello che da più luminosità ad ogni cosa sono gli occhi dei ragazzi, dei giovani perfino degli adulti che non disdegnato di entusiasmarsi nei vari servizi che vi sono prima di tutto quello della Caritas parrocchiale e certamente l'animazione liturgica con il coro che da il la giusto ad ogni celebrazione.

    Si riesce a seguire il tutto con continuità, certamente no, sono troppi i gruppi e gli ambienti pastorali da animare. Devo solo ringraziare il Signore per i tanti laici che si rendono disponibile all'azione di Dio e che mi permettono di vivere con grande serenità, gioia e stanchezza la missione che mi è stata affidata. Devo ammette che alcune volte vedo anche in loro i segni della stanchezza ma non lo danno  a vedere, per cui mi rassereno della loro presenza, il lavoro non manca non per nulla siamo San Giuseppe lavoratore e chi viene sa che deve operare con impegno. Nessuno si tira indietro per cui possiamo guardare avanti con grande armonia spirituale. La nostra forza è la preghiera per cui non dobbiamo temere cedimenti impossibili da essere riproposti, il Signore non fa mai mancare energie nuove necessarie per la vitalità della comunità. Andiamo incontro al Natale del Signore, non dobbiamo fare altro che proseguire con serenità e armonia, il Natale è la festa di tutti e Gesù viene in mezzo a noi per dare pace a tutti. I giorni sono tutti molto belli da vivere e si susseguono con intensità in un sincero clima di festa, non dobbiamo fare altro che proseguire come il Signore ci chiede, sempre nella gioia di vivere alla usa presenza e al suo servizio.   

7 dicembre -  Non riesco a trovare il tempo necessario per comunicare qualcosa su una realtà bella e intensa come la nostra parrocchia però non voglio lasciarvi senza un momento di riflessione in occasione della Festa all'Immacolata Concezione di Maria,  per cui vi propongo questo testo della Novena all'Immacolata, composta in Terra Santa nel 2008 e che da allora mi accompagna nella celebrazione della Solennità dell'Immacolata. 

I - Nazareth: il nascondimento della Vergine Maria

      O Vergine dell’Ascolto e del Silenzio, siamo davanti a te per affidarci alla tua intercessione e per invocare il tuo aiuto. Con le parole dell’Angelo, anche noi ti acclamiamo: “Rallegrati, piena di Grazia,il Signore è con te”. Tu ci insegni che, se viviamo accogliendo la Parola, faremo esperienza del mistero di amore con il quale Dio: Di generazione in generazione manifesta la sua misericordia.  O Vergine Santa, fa che imitando le tue virtù e vivendo una piena disponibilità alla volontà di Dio, possiamo essere anche noi, nella vita di ogni giorno, segno della Grazia che abbiamo ricevuto fin dal nostro Battesimo.

      O Fiore Immacolato di Galilea, il tuo sguardo benevolo e sereno, volto verso il cielo, dona consolazione e incoraggia a guardare con fiducia a Dio. Tu ci doni la certezza che in ogni difficoltà, fisica o spirituale, saremo sempre sostenuti dalla presenza del Padre che ci ama.  Donaci la gioia di poter sempre vivere nella totale fiducia in Dio, e così, facendo nostre le tue parole, potremo anche noi dire: “Ecco la serva del Signore, avvenga per me, secondo la tua parola”.

II - Betlemme: è nato l’Emmanuele, il Dio con noi

      O Maria, Vergine e Madre, il mistero della tua Divina Maternità è pari a quello della tua Immacolata Concezione. E’ la manifestazione dell’unico progetto di Dio che nella tua nascita ha creato la nuova Eva; madre del nuovo Adamo che, generato da Dio, tu ci hai donato:  Gesù Cristo.

      Contempliamo in te il mistero dell’umanità nuova, mistero di povertà, mistero di semplicità, mistero di amore, mistero di luce, mistero di pace per tutti coloro: “Che sono amati da Dio”. Il Signore ti ha Benedetta e, nel benedire te, ha voluto accogliere anche noi, poichè con la nascita di Gesù  ci ha reso partecipi di una gioia infinita: tutti siamo stati visitati dalla Grazia di Dio.

      Meditando sulla nascita di Gesù, nella povertà della grotta di Betlemme, siamo incoraggiati  ad accogliere la vita sempre, perché la vita è dono di Dio. L’esempio dei Magi che: “Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono”, ci insegna che anche la notte più buia, illuminata dall’amore di Dio,  si rischiara di luminosità nuova.

III - Cana: Gesù ha restituito la gioia agli sposi

      O radiosa Donna della Gioia e della Festa, il nostro atto di devozione nei tuoi confronti è occasione privilegiata per rinnovare la totale fiducia in Dio. Sappiamo che solo Lui dona la serenità del cuore e la capacità di non disperare. La breve frase con la quale hai restituito la gioia agli sposi: “Qualsiasi cosa vi dica, fatela”, ci dona la certezza che   tu sei attenta alla nostra povertà anche quando non ce ne accorgiamo. La tua presenza materna ci ricorda che non siamo mai soli, perché Gesù, grazie alla tua premurosa intercessione, non ci abbandona mai alla disperazione, al fallimento.

      Si è vero, il tempo nel quale viviamo ci chiede di fare tutto in fretta, di consumare tutto subito, e così non sempre ci rendiamo conto che, come è accaduto a Cana per gli sposi, anche nella nostra esistenza la gioia di vivere può venir meno.

      Tu ci chiedi di fare sempre la Sua volontà anche quando, a motivo della nostra povertà spirituale, non comprendiamo pienamente le mete verso le quali chiede di orientare il nostro cammino di santità. Tu ci incoraggi a guardare sempre con fiducia a Dio e conseguentemente a fare della nostra vita una manifestazione della festa che nasce dall’incontro con Lui.  

IV -  Gerico: in pellegrinaggio verso la Città Santa

      Santa Madre di Dio, nel pellegrinaggio della vita ci sei vicina come modello insuperabile della ricerca interiore e del dialogo con Dio.  Il tuo costante pellegrinare, durante la vita terrena per le strade di Palestina e oggi in tutto il mondo, ci insegna che avremo serenità e pace solo se ci metteremo in cammino ogni giorno, docili all’ascolto della Parola di Dio e pienamente disponibili alla  testimonianza della fede.

     Nel deserto della vita tu sei la nostra ancora di salvezza, dona a tutti la grazia di imitarti aumentando lo zelo della carità.  Donaci la capacità di metterci in cammino sempre, illuminati e guidati dalla fede, così, ne siamo certi, vivremo, ogni giorno, con rinnovato entusiasmo.  Noi, ci presentiamo a te, come pellegrini, fa in modo che sia Dio stesso a guidarci, camminando accanto a noi e sostenendoci con il dono dello Spirito Santo.

      Con la Santa Famiglia, ogni anno: “Vi recavate a Gerusalemme per la Pasqua”.  Fa che anche noi, seguendo il vostro esempio, ci mettiamo in cammino con le nostre famiglie, per scoprire la novità della presenza di Dio che si manifesta nei fratelli e nelle sorelle che  ci dona di incontrare nel pellegrinaggio della vita e che attendono da noi gesti coerenti di amore cristiano.

V - Gerusalemme: dramma della Croce, gioia della Resurrezione

      O Donna del Dolore e Madre della Chiesa, la tua serena accettazione della morte di Gesù ti rende modello insuperabile di totale fiducia nel Signore, anche quando la fede viene provata dal dolore e dalla morte.  Vergine Immacolata, è vero noi concorriamo con i nostri peccati a perpetuare le sofferenze del tuo Figlio, ma converti il nostro cuore, perché anche noi vogliamo vivere l’amore che dona sempre senza ricevere nulla in cambio, l’amore che Gesù ci ha insegnato donandosi fino alla morte in croce per noi.

      Ti preghiamo, donaci la certezza di essere tuoi figli. Gesù, sulla croce per la nostra salvezza, ci ha legati con un legame che nessuno potrà mai sciogliere: “Donna ecco tuo figlio, e al discepolo: ecco tua Madre”.  Ti vogliamo accogliere nelle nostre case, nel nostro cuore, quale madre premurosa che si accompagna alla vita e ai problemi dei suoi figli. Tu ci chiedi di vivere, con più umiltà e più disponibilità la dedizione alla preghiera. Siamo certi che confortati dalla tua materna protezione riusciremo ad essere coraggiosi testimoni del Risorto.

        Donaci la capacità di camminare instancabilmente verso: “un cielo nuovo e una terra nuova” dove insieme con te e con tutti i Santi, vivremo in eterno, contemplando il mistero di comunione della Santissima Trinità.

PREGHIAMO

Padre Onnipotente, che nel mistero della Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria, apri la nostra mente e il nostro cuore a una comprensione nuova della vita, fa che guardiamo con fiducia a Gesù Cristo, che con la sua morte e resurrezione, ci chiama  a una speranza che non ha fine.

Dona a tutti noi, per intercessione della Beata Vergine Maria, nostra celeste patrona, di vivere sempre come figli della luce. Possa lo Spirito del Risorto, alimentare in noi l’anelito alla santità, per essere così partecipi della gloria eterna nei cieli, nella quale per la sua Immacolata Concezione la Vergine Maria ci ha preceduti. Per Cristo nostro Signore. AMEN

28 novembre - Prima giornata in stile invernale, si comincia a sentire qualcosa del nevischio che cade chissà su quale montagna e portata dal vento si avverte nell'aria qui da noi. Nulla di particolarmente grave, ma è un avviso che quasi ci siamo, è di buon augurio per un Santo Natale legato alla tradizione del caminetto per chi ce l'ha, ma anche più semplicemente alla gioia dello stare insieme. Oggi Giornata Eucaristica, diciamolo pure stenta ad entrare con stabilità nel calendario ordinario delle persone, stare con Gesù, restare con assiduità alla Sua presenza, cercare in Lui quello che spesso manca alla nostra vita è ancora di là da venire per molti. Per qualcuno comincia ad essere uno stile ordinario di vita cristiana. Quest'anno veicolo in questo atteggiamento anche la formazione biblica, per aiutare a capire che la parola di Dio non va  usata solo come un libro da studiare, ma anche e soprattutto come un dialogo con la persona Gesù che contempliamo presente nell'Eucaristia. Insomma è importante educare i cultori di scienza biblica ad andare oltre ciò che immediatamente è scritto nei tanti libri che compongono la Bibbia, cercando in essi la Persona che da un valore nuovo,una prospettiva nuova alla nostra vita.

     Semplicemente sarebbe meglio dire alla mia vita, anche perché ciascuno ha un percorso personale con il Signore, che non può mai essere letto cumulabile o assimilabile in toto con quello degli altri. La preziosità dell'assiduità alla scrittura è propria quella di restituire a ogni individuo un protagonismo tutto suo che in nulla può essere omologabile con quello che vivono altri. Troppo spesso siamo portati ad appiattire la partecipazione alla vita della comunità, questo significa non valorizzare pienamente le individualità sia dal punto di vista dei carismi che da quello dei ministeri. Anche per questo è opportuno mettersi in ascolto dello Spirito Santo che soffia in libertà assoluta, suggerendo sempre vie nuove di dialogo e di comprensione della preziosità che ha altro nella vita di comunità. Troppo spesso stentiamo a cogliere l' importanza di operare in team anche a livello presbiterale, in questo modo necessariamente si corre il rischio di far prevalere il pensiero unico, che inficia e uccide la persone nelle varie forme di totalitarismo, e non la molteplicità e varietà delle voci dello Spirito.

    Dobbiamo perciò educare le persone che si dedicano all'ascolto della Parola di Dio, a sentirsi sempre libere, a cercarsi nel testo sacro e a cercarsi sempre oltre ciò che immediatamente pensiamo di poter essere. E' come vivere una gara con se stessi a non cogliere i limiti con i quali necessariamente dobbiamo fare i conti della vita di ogni giorni, però non dobbiamo mai perdere di vista che la meta alla quale tendiamo non ci appartiene ed è conseguibile solo liberandoci per come ci è possibile a noi stessi, dalle nostre paure, perfino dai nostri limiti, ci si deve aprire al dono di Dio e a saper cogliere in Dio il tutto di noi stessi. In questa ricerca e comprensione innovativa della nostra vita la parola di Dio è il solo libro sempre nuovo, che ci incoraggia ad essere novità perfino per noi stessi nella nostra vita di ogni giorno e ne nostro progetto di vita complessivo.

     Per vivere tutto ciò occorre abbordare il testo sacro con l'impegno dello studioso che non lascia nulla al caso, ma poi liberarsi totalmente da questo atteggiamento che correrebbe il rischio di uccidere la novità che il testo propone e immergersi totalmente in ciò che andiamo ad approfondire leggendoci parte integrante del racconto che andiamo ad approfondire, nel quale però non dobbiamo mai sentirsi sommersi ma sempre in grado di leggere il tutto in modo più complessivo e innovativo per come il Signore stesso ci dona. Ad alcuni questo modo di procedere genera disorientamento perfino in coloro che ritengono di essere innovatori cultori di scienza biblica. Quando questo accade ci si trova di fronte a persone che pregano poco, è opportuno ricordarsi sempre che prima di tutto il testo sacro è un incoraggiamento alla preghiera, ed è importante leggerlo con un atteggiamento orante altrimenti correremmo il rischio di leggerlo come un libro di cronaca, legato a un determinato popolo e ad un periodo particolare della storia dell'uomo, nei fatti che vengono raccontati e nel periodo che esse accadono.

26 novembre - Era un po' che non cucinavo ma questa sera, sarà anche per il clima rigorosamente autunnale, ho avvertito 'esigenza di rimettermi ai fornelli, come sempre nulla di particolarmente innovativo ma da sempre la possibilità di liberarsi dai pensieri negativi, anche perché comunque devi pensare a quello che stai facendo. Sarà l'abbondanza delle circostanze di questi giorni che ci hanno visto spesso a tavole come comunità, ma le cuoche hanno inteso alleggerire il loro impegno a sostegno del parroco ed è meglio così.  Non comunico il contenuto della padella per non subire gli strali degli/delle esperte di turno, diciamo che era un piatto semplice, casareccio e tipicamente autunnale. E' vero, quando piove tutto è più lineare anche perché sei chiamato a riflettere con più intensità, quanti pensieri riescono ad abitare in modo innovativo la tua mente. Anche cose date per dimenticate all'improvviso sollecitano la tua disponibilità a riflettere nel Signore quanto ti è stato donato di vivere con entusiasmo e gioia. Possiamo affermare questo che nei pensieri nulla è totalmente passato e ancora meglio tutto è terribilmente presente. Per cui se vuoi rivivere una esperienza non devi fare altro che rileggerti in ciò che a suo tempo ti è stato dato di vivere.

    Certo non vuol dire che riesci a rileggerti nelle emozioni che l'esperienza ti ha donato, ma certamente è un tassello che si aggiunge all'oggi della tua vita restituendole entusiasmi necessariamente nuovi. Questo vale per l'intensità gioiosa e ricca di fraternità, di immersione nell'infinito che si vive durante una celebrazione. Vale certamente per tutte le volte che approfondisci seriamente quanto il Signore ti dona di riflettere nella Sua parola, una pagina la puoi leggere tante volte ma è sempre nuova, per te che la leggi ma anche  per coloro che fanno esperienza di ciò che ne deriva nei tuoi atteggiamenti. I volti sono ancora più ricchi rispetto alle situazioni, perché le situazioni possono anche essere rituali, istituzionali ma i volti sono sempre originali, belli da vedere e da ricordare, se poi ti riesce di renderli presenti è ancora più significativo, tutto ciò appartiene a chi ne vive l'esperienza anche perché per quanto ci si sforzi di presentarla ad altri sarà terribilmente difficile comunicare loro l'emozione, è una sensazione che appartiene sono alla singola persona. Vuol dire che possiamo essere in cento, mille a vivere la stessa esperienza ma ciascuno ne riterrà delle sensazioni totalmente diverse.

     Vale anche per la disponibilità con la quale ti poni in ascolto dei confratelli che vengono a trasmettere il proprio entusiasmo di servire il Signore. In questi giorni ho avuto modo di godere delle voci nuove ce il Signore mi pone accanto quale presente e futuro della nostra comunità diocesana, Don Paolo Viggiano, Don Ernesto Piraino, Don Antonio Pappalardo, Don Pierpaolo Lippo, Don Paolo Raimondi tutto nella loro vita e nel loro parlare è orientato a dare speranza ma anche a vivere con entusiasmo l'impegno di comprendersi nella gioia di servire il signore e la comunità dei credenti per come viene chiesto a persone che si dedicano con gran passione alla missione. La nostra è una diocesi che costruisce con serenità e gioia la pace del Regno, anche se non sempre e non tutto concorre a stabilizzare quanto il Signore dona, però certamente possiamo definirci fortunato di come si cerca di corrispondere all'amore di Dio nell'amore da testimoniare verso i fratelli che lui stesso ci pone accanto. Io li guardo e li ascolto sempre con grande interesse, cercando di cogliere tutto ciò che manca alla mia formazione ma anche facendo in modo che siano apprezzati e ascoltati, come dire mettendomi da parte per quanto mi è concesso di fare.

     Vale ugualmente per l'affetto irripetibile, sempre orientato a cercare situazioni nuove, motivazioni nuove verso la persona amata. Tutto incomunicabile sarebbe inutile provare a raccontarlo,  ogni volta con intensità nuova ed emozione nuova. Non è facile vivere con cuore indiviso quando si ama veramente. Ogni affettiva esige il suo tempo e la sua attenzione, per molti aspetti e atteggiamenti assoluta nel suo genere. Per non parlare per l'amore verso i figli, che tradotto per me significa guardare sempre con grande stupore e instancabile dedizione la loro capacità di essere una vera novità che necessariamente va oltre ciò che io riuscirei ad immaginare possibile per la loro crescita e il loro futuro. E' impensabile quanto il Signore ha posto in loro per il loro bene, la loro crescita e la gioia che sono chiamati a trasmettere semplicemente con la loro presenza. Vale perfino quando percorri una strada, chiaramente a piedi, in macchina non te ne rendi neanche conto, puoi fare tante volte lo stesso sentiero, ma cambia la stagione, cambiano i colori, cambia la capacità di leggerne i segni. E' la bellezza del tempo che scorre non senza lasciare traccia in tutto ciò che ti dona di vivere in quel momento e in quella situazione.

    Vale anche per una bellissima giornata piovigginosa come quella di oggi, è veramente bello poter constatare che l'autunno riesce a mantenere i suoi ritmi nonostante la destabilizzazione delle stagioni della quale tanto si parla. La pioggia da sempre il senso del pulito, è bello anche camminare sotto la pioggia anche se la prudenza degli anni sconsiglia questo esercizio. Quando posso mi lascio tentare dall'imprudenza ed è comunque bello scoprire che si riesce ancora ad essere irrazionali al punto di rischiare un raffreddore che comunque non arriva quasi mai, se non quando me lo trasmettono coloro che stanno sempre rintanati per paura di ammalarsi. La pioggia per alcuni aspetti ti chiede di restare in casa ed è occasione per incontrare tutte quelle persone che ordinariamente non incontri perché magari sei sempre in giro e quelli che ti cercano stentano a incrociare il proprio parroco.  Dovrei caricare delle foto, ma vi invito a cercarle dove attualmente si trovano in attesa di un riscontro ideale, insomma giovane, su ciò che il Signore ci ha donato di vivere in questi giorni.

    Però voglio concludere questa riflessione con un tratto giovanile che chiaramente non mi appartiene, per cui non può essere mio, ma di chi chi vive questa età in modo connaturale, cara Francesca questa sera chiudiamo con la tua riflessione affettuosa e amabile: "Oggi celebriamo in senso pieno, proprio e assoluto che lui è il Re. Cristo Re. La Chiesa chiude l’anno Liturgico. La fine che segna un nuovo e immutato inizio. La fine che egli stesso ha sancito, decidendo di non indossare le insegne regali: né corona, né mantello, né scettro. Donando la sua stessa Vita per l’inizio della nostra.  Come fosse il più debole tra gli uomini, anche se il più innocente, si è lasciato processare. Per rendere testimonianza della verità è nato e venuto al mondo. E’ il Re dell’Amore, della Pace e della Giustizia, ci chiama anche questa domenica ad ascoltare la sua voce. La voce del Cuore. Gesù nella sua vita ha scelto sempre di essere l’ultimo, il più povero. Colui che cerca di innalzare l’uomo, fino a farlo centro del suo amore. Lui ha voluto essere tra noi con genuina semplicità. Non per imporre un potere, ma per amarci. Ci ha raccolti fra le sue braccia per ricordarci che la nostra pace è custodita nelle sue meravigliose parole. Nei suoi insegnamenti, gesti e passi. Nella sua pura preghiera. Il rimedio che pervade le nostre anime, la nostra umana società. E attraverso queste preghiere, nella nostra comunità di Scalea, ha esclamato: “Benvenuto Don Pierpaolo!’  Come una lunga catena, stringiamo la tua mano alle nostre, ti accogliamo e ti auguriamo di scrivere un nuovo inizio, una nuova avventura.  Di colorare i giorni e gli anni con spirito giovane e armonioso. Far scorrere nuova linfa. Mostrarci come le lancette dell’Orologio del Tempo diano senso alla vita che oggi celebriamo. Gesù Cristo, che è principio e fine, ci è necessario per essere uomini degni e veri nell’ordine temporale. Uomini salvati ed elevati nell’ordine soprannaturale".

23 novembre - Una schermata delle attività che caratterizzano i ritmi straordinari della vita parrocchiale e che impreziosiscono la presenza di questo luogo, in questa fase storica, cuore della città di Scalea. La celebrazione della Virgo Fidelis coordinata dall'Arma dei Carabinieri che ha visto la presenza delle altre componenti Militari e Amministrative che mantengono l'ordine nella nostra Città e nel territorio dell'Alto Tirreno cosentino. Nell'omelia Mons. Vescovo ha sottolineato l'abnegazione dei militi e la loro dedizione al servizio spesso velato, altre volte incompreso ma totalmente prezioso per la nostra serenità sociale. Anche per questo ha inteso coinvolgere in questa celebrazione anche i parroci del territorio che comunque cooperano ad alleviare le piaghe sociali con le quali siamo chiamati a relazionarci ordinariamente nel nostro ministero. La novità è che agli extracomunitari, e alle famiglie del luogo, adesso vanno aggiungendosi coppie giovani che vengo dall'hinterland cittadino e sperano di costruire il loro futuro a Scalea. Il mio parere è che sarà una impresa difficile,ma intento vengono per essere sostenuti, anche in questo caso per quanto è possibile non ci si tira indietro. Ma anche se è una frase fatta, sono gocce nel mare della vita, aiutiamo a non disperare del tutto. Ma avrebbero bisogno di altro per guardare con fiducia al loro futuro, per se e per i propri figli.

    L'altra immagine è segno della celebrazione che la comunità polacca presente a Scalea ha voluto vivere ieri sera. Una esperienza di internazionalità sostenuta anche dall'amministrazione, che con tutti i limiti economici che la città vie cerca di essere presente per quanto le è possibile alle esigenza di queste minoranze. La comunità polacca è rappresentata quasi tutta da donne che erano venute a cercare lavoro in Calabria, parliamo ormai di molti decenni fa, sono state le prime badanti del territorio. Attualmente sono tutte accasata, non tutte sposate ma sistemate si, per come vedo io in modo anche abbastanza stabilizzato con figli e varie attività che le vedono protagoniste nell'ambito commerciale. Chiaramente di tradizione cattolica, i loro figli partecipano tutti alla attività di catechesi nelle varie parrocchie di Scalea. Ieri sera è venuto a celebrare un sacerdote polacco che vive il ministero a Paola, decisamente il polacco è una lingua che è difficile da abbordare per noi neolatini. Una bella liturgia vissuta in semplicità e con tanta emozione da parte loro, insomma appartiene alla universalità, alla bellezza e alla varietà della comunità cristiana. Chissà quanti ricordi nelle loro menti, ci si è dato appuntamento per Natale, cercheremo di condividerlo nella gioia delle loro variegate famiglie.

     Poi abbiamo il Noviziato dei Corbezzoli, insomma significa che è una gioiosa novità, fatta di colori, di sorrisi, di fraternità  e di scoperta di se. In realtà il tempo del noviziato è n periodo educativo che viene dato per rileggersi nella capacità di vestire in modo più adeguato il metodo scout, alla nuova situazione che devono affrontare. Insomma una fase intermedia nella quale cercarsi nella dimensione socialmente più matura del proprio impegno da giovani attivi e capaci di sacrificio orientato a servire per come viene richiesto. La caratteristica di tutte e tre le foto è il sorriso, mi è riuscito perfino a me, che generalmente mi mantengo in una posa serena, ma riflessiva; quando si riflette non si riesce a sorridere molto. Certo dentro ciascuno di noi c'è la voglia di sorridere anche se la vita spesso rende difficile esprimere questo atteggiamento, però in occasione di uno scatto fotografico generalmente si riesce a rimuovere tutto ciò che potrebbe ottenebrare il viso e si riesce ad esprimere un sorriso liberatorio. Poi magari si riprende immergendosi nei problemi ordinari, ma comunque è bello avere avuto la possibilità di sorridere.

    Dopo i giorni della pioggia che hanno bagnato con intensità la campagna, oggi il Signore si è ricordato della Sua alleanza con Noè e ci ha donato il sole, che rischiara e riscalda con grande impeto ogni cosa. A tutto questo si è accompagnato il gruppo della pulizia della Chiesa che vive tutto con grande gioia e tanti sorrisi, poi gli affetti più cari che ogni tanto si ricordano del parroco, tanti messaggi per coordinare le attività, infine il pranzo cucinato con il cuore, ch sull'abbondanza non conosce misura, ma anche sulla qualità non ci sono limiti. Insomma tutto è pronto per sedersi a tavola, la prudenza, di fare almeno due razioni, ma so già che man mano vado avanti nel mangiare finisco tutto, per cui evito di fare propositi che poi non riesco a rispettare. Come sempre i ritmi della parrocchia hanno la loro autonomia, per cui ormai ogni giorno per i fatti loro gli animatori si organizzano per qualificare sempre meglio gli ambienti pastorali, d'altra parte hanno quasi tutte le chiavi di accesso per cui cosa vieta di fare. Si non è male per come la giornata è iniziata, certamente continuerà con grande intensità e impegno, a seguire formazione con l'Azione Cattolica, Catechesi con Testimoni di Speranza, celebrazione della Santa Messa, incontro con il team degli animatori per Domenica, infine per chiudere in allegria Staff di Comunità Capi. 

    Non dovete pensare che tutto si svolga in modo così lineare, necessariamente si inseriranno altri appuntamenti, eventuali certificati da preparare, il caffè con i custodi del Parco degli Angeli, eventuali intermezzi con gli opinionisti di turno, oggi è venerdì per cui dovrebbe passare anche Maria al rientro dalla terapia, e via a seguire. Della serie, il bello della diretta è senza limiti ed è imprevedibile. Ma Don Cono cosa vi hanno portato per pranzo? Sinceramente non lo so, e neanche chiedo, so che me lo portano, io lo salgo in cucina mi siedo e mangio con gioia e semplicità, La grazia di Dio merita di essere accolta senza riserve, vi garantisco che quasi mai sono rimasto deluso. Generalmente il mio stare a tavola dura un dieci minuti per cui tutto scivola velocemente, un'altra cosa che non riesco ad imparare è il mangiare lentamente, pur sapendo che dovrei farlo. Ma dovrei avere ancora qualche anno per cui posso anche perfezionare. Buon appetito anche a voi, che il Signore vi doni la stessa gioia che si accompagna alla mia vita, anche se sorrido poco.

18 novembre - Appena posso ci provo adesso, ma non so se arrivo in fondo, diciamo che sono già stanco.  Comincio a ripercorrere questi giorni veramente straordinari che mi hanno fatto assaporare la generosità e la gioia di vivere nella nostra città. La generosità non è legata a questo o a quello ma ritengo di poter affermare che la percepisco in tutti coloro che si accompagnano con energia alla vita della parrocchia e concorrono con la loro gioia condivisa a trasformare ogni esperienza  di vita in momenti difficili da descrivere. La prima serie di immagini è legata alla Domenica per i poveri fortemente voluta dal Santo padre ma non so da quanti viene vissuta secondo lo spirito che lui stesso ha indicato in un messaggio bello e appassionato nel quale chiede di restituire il protagonismo delle nostre attività all'azione di Dio e all'attenzione verso i poveri, avendo la certezza che in questo duplice atteggiamento è radicata la bellezza della nostra fede e la certezza di rendere presente Gesù, ancora oggi in mezzo a noi. La giornata è stata vissuta in un crescendo di emozioni e di partecipazione che ha avuto due momenti veramente memorabili, il primo è la colletta alimentare che Gesù stesso ha mobilitato accogliendo i doni presso l'Altare, la generosità non è venuta meno in una processione che è continuata in questi giorni anche con il tempo inclemente. Come sempre la comunità non si è lasciata ripetere due volte la sollecitazione e, come è già accaduto altre volte, ha donato per come ha potuto con generosità.

     Il secondo momento è stato il pranzo che abbiamo condiviso con alcuni fratelli e sorelle che ordinariamente sosteniamo con i beni alimentari della Caritas parrocchiale. Inizialmente per come è naturale, c'è stato un po' di imbarazzo, ma poi gradualmente tutto ha imboccato il sentiero della gioia di stare insieme in modo molto naturale e festoso, anche grazia all'animazione che i nostri giovani dell'Oratorio non hanno fatto mancare. Devo ammettere che anche i loro genitori hanno fatto la loro parte e questo è un aspetto ormai stabilizzato della vita della parrocchia è tutto un coinvolgere tutti, per cui non ci si annoia e soprattutto non ci si stanca di stupirci per come il Signore anima i cuori e coinvolge in modo festoso anche le persone più riservate e staccate. Certo la Domenica occorre anche rispettare i tempi delle famiglie, per cui necessariamente qualcuno viene meno nella partecipazione, ma è un turnover che non lascia vuoti nel servizio e nella gioia di stare insieme. Il tutto è sempre vissuto in modo spensierato e con grande naturalezza relazionale. Per cui si parte dall'incenso alla Mensa Eucaristica, al canto da proporre che coinvolge tutti, le tante affettuosità di piccoli e grandi che non mancano di lasciare benevolmente stupiti in alcuni atteggiamenti, che in altri ambienti farebbero gridare allo scandalo. il mondo è pieno di bempensanti, veri  falsi che siano. Non poteva mancare la foto di gruppi che ci ha accomunati ancora una volta alla fine del pranzo. Debbo ammettere che questa volta è mancata la danza corale di orientamento digestivo, sarà per la prossima occasione.

  

     Si lavora e ci si diverte, certamente questo è dovuto allo spirito napoletano che anima qualche componente del gruppo giovani, ma a me sembrano un po' tutti napoletanizzanti. Tutta al comunità si è coinvolta con grande dedizione e interesse, anche i catechisti con i ragazzi dei vari gruppi dell'Oratorio per abbellire in modo festoso la sala da pranzo  e anche l'Aula liturgica. Adesso basta, della serie chi si esalta sarà umiliato. E al Signore è sempre opportuno dare retta, per cui grazie Signore alla prossima. Ma allora perché tanti parlano negativamente della comunità di Scalea? Io ritengo siano soprattutto coloro che guardano prima ai loro interessi e poi se hanno tempo al bene della comunità o della città  la casistica sarebbe molto variegata anche all'interno delle parrocchie non sono mai mancate persone che perdono di vista volentieri il bene della comunità per perseguire interessi propri. Certo è importante che ciascuno segua i carismi di cui è stato adombrato dallo Spirito, ma è anche importane che il proprio carisma non diventi soffocante il carisma del Fratello o della Sorella che è acconto e vorrebbe vivere con la necessaria libertà il dono del Signore. Per non parlare la bellezza di collaborare con coloro che non ispirandosi a principi di fede intendono comunque concorrere nella gratuità più assoluta  allo stesso al bene, alcune volte questi nostri fratelli sono totalmente ignorati ed è chiaramente un errore anche perché ormai concorrono all'educazione di tanti nostri ragazzi che stanno più con loro che negli ambienti parrocchiali.

    Certamente è importante avere sempre più persone disponibili a collaborare perché la parrocchia non si inaridisca in una sequenza di incontri che non portano molto lontano nell'impegno di evangelizzare e corrono solo il rischio di istituzionalizzare la proposta evangelica. Si negli statuti è sempre tutto molto chiaro e lineare, ma nella prassi quello ha gli acciacchi, l'altro ha la vigna da curare e via a seguire, al punto che può capitare che se dovessi portare avanti la parrocchia solo con alcuni stenterei a trovare delle disponibilità vere e soprattutto continue. Insomma si procede con grande rispetto verso la disponibilità di tutti, con gioia nella speranza che il Signore benedica tutti e doni sempre pace con la sua presenza. Ogni realtà merita la sua attenzione, ma nessuna realtà deve tendere a monopolizzare gli altri, soprattutto quando, per come viene potata avanti, è evidente la difficoltà a essere una proposta adeguata al nostro tempo. Ogni attività esige il suo tempo, non possiamo che chiedere al Signore di darci del tempo suppletivo per corrispondere sempre meglio all'accoglienza dei ragazzi, dei giovani e sopratutto delle persone sole e in difficoltà. Adesso vi saluto, non posso che ringraziarvi nuovamente e che il Signore doni a ciascuno di voi di potersi addormentare con un sorriso nel cuore, è stata una giornata troppo bella per essere vanificata da umori negativi. Grazie a tutti e sempre avanti e insieme con grande entusiasmo.

13 novembre - Non è sempre facile fare il punto della situazione, anche perché molti vivono le situazioni senza mai un punto di riferimento e poiché il nostro impegno deve essere condiviso con tutti non sempre è facile far quadrare il cerchio. E' vero della serie continua per al tua strada, ma ha un senso fare il cammino da soli quando perfino il Signore di tanto in tanto si fermava per aiutare a capire il vero significato del suo andare verso Gerusalemme? La risposta al quesito sarebbe semplicissima: comunque sulla via del Calvario c'era Lui da solo.  Il che vuol dire che lo sforzo di persuasione si deve vivere ma comunque, contemporaneamente occorre proseguire con entusiasmo personale in linearità verso la meta da conseguire, il che spesso genera solitudine. Non si deve avere paura, ma occorre educarsi  alla volontà e alla capacità di poter camminare da soli. Sinceramente parlando il più delle volte il percorso lo si fa da soli con gioia, di tanto in tanto ci si ferma per condividere con altri i traguardi conseguiti, ma poi comunque è importante con rallentare, per evitare di correre il rischio di sentirsi appagati del cammino fatto senza aver percorso molta strada, ma solo per il semplice fatto di essere leggermente più avanti degli altri.

    Ancora più grave è la situazione di chi per innalzare se stesso svilisce o criminalizza gli altri. Generalmente questo accade quando si ha qualcosa da velare, per evitare che altri lo facciano emergere si butta del fango un po' su tutti, in questa azione denigratoria si trovano molti compagni di viaggio, l'obbiettivo comune è l'affermazione di se stessi i modi sono necessariamente diversi, ma purtroppo i risultati sono pietosi. Nel senso che non portano da nessuna parte, oltre all'obbiettivo temporaneo di aver illuso se stessi di essere dei protagonisti del proprio incompreso fallimento personale. Certo, perché alla prova dei fatti, tutto ristagna, non sempre è facile andare oltre se stessi se si guarda solo a se stessi e ai propri interessi. L'azione costruttiva parte sempre da una seria autocritica, nella quale si riesce sempre a cogliere i propri fallimenti e anche i propri limiti per cui necessariamente viene generandosi l'esigenza di aver altri con i quali camminare sostenendosi vicendevolmente. Il Santo padre recita che il Tutto è superiore alla Parte, per cui se una parte si legge come un tutto ci si trova solo di fronte a un poveretto che fa fatica a guardare oltre se stesso.

    E' sempre importante leggersi nel Tutto, magari in una comprensione infinitesimale, più ci si comprende piccoli più si riesce a operare per far emergere qualcosa che comunque non ci appartiene ma è stato affidato a noi, perché abbia la possibilità di rendersi presente. Sempre se si vuole contribuire a generare speranza o comunque a perfezionare quanto ci circonda, lo so capita che tutto questo immediatamente non paga, ma a onor del vero anche la Croce del Signore immediatamente era sembrata il fallimento dell'opera di redenzione che Gesù portava avanti, ma il risultato vero è davanti agli occhi di chi riesce a vedere ancora ai nostri giorni. Anche ai nostri giorni molti strumentalizzano la Chiesa per i propri fini, anche questo è vero, ma ci si trova sempre davanti a persone veramente fallite, che quindi hanno un estremo bisogno di essere presi per mano con grande prudenza anche per non correre il rischio di essere trascinati a propria volta nel fallimento. Insomma la via della prudenza, non deve mai incoraggiare a rallentare l'impegno, ma non deve neanche generare un impegno poco rispettoso degli altri.

    E' molto bello vivere la gioia di camminare insieme con tante persone che riescono con grande umiltà a vivere la donazione di se stessi, senza guardare in nessun modo ai propri interessi. Sono veramente tanti che vivono la gioia di essere al servizio degli altri, in una gratuità assoluta, non mi stancherei mai di lodarli di ringraziarli se ne avessi il tempo, ma preferisco osservarli in azione, per cui per i ringraziamenti ci penserà qualcun altro dopo di me, per adesso pensiamo a lavorare senza parlare troppo alla continua ricerca del bene per come il Signore dona a coloro che lo cercano con cuore sincero e gioioso. Intanto il tempo scorre e mi trovo on una settimana di ritardo sulla tabella di marcia. Insomma pensavo di avere a disposizione ancora una settimana e invece ci si trova già a ridosso della fine dell'anno liturgico. Nulla di irrimediabile ma bisogna accelerare per organizzare i Centri di Ascolto nei quartieri, per prepararsi all'Avvento e con tutto ciò che ne consegue in ordine alle Tappe dell'iniziazione cristiana. La vita scivola armoniosa, anche le giornate sono molto belle e luminose ma l'esigenza della comunità preme perchè sia intensificato il ritmo dell'impegno pastorale. Per cui coraggio e avanti con entusiasmo.

9 novembre - Alcune volte si vorrebbe fare tutto, anche il contrario di tutto, ma non sempre è possibile. Occorre sempre scegliere tra le tante cose da fare, ma anche questo rattrista, perché scegliere significa anche evitare ciò che si vorrebbe. La vita anima questa dinamica di selezione nella quale occorre comunque dibattersi. Quando si fissano gli appuntamenti, si determina il calendario delle attività, tutto è semplice e bello anche perché il foglio è senza alcun appuntamento, poi man mano i giorni scorrono, il calendario va riempendosi di impegni e, sono da salvaguardare soprattutto quelli con le persone meno conosciute. Insomma chi ci va di mezzo generalmente sono gli amici. La vita di comunità esige sempre la valorizzazione dei lontani a discapito dei più vicini, si potrebbe dire ma allora ci si mortifica negli affetti, sbagliato, occorre amare tutti con intensità ed è importante che si  sentano amati soprattutto coloro che pensano di essere amati di meno. 

    L'estate d San Martino si fa largo nei variegati cambiamenti climatici novembrini donandoci una bellissima schermata di luminosità. La natura ci viene presentata nella bellezza indescrivibile dei suoi colori, per cui è bello restare a contemplarli con semplicità, non è possibile narrarli anche perché esprimono in pienezza l'amore di chi li ha creati e l'amore di ci ne può godere. In tutto questo si innestano alcune preoccupazioni che si conservano nei cuori nella tensione a renderli presenti nella preghiera. In questi giorni nessuno deve sentirsi appesantito da preoccupazioni impossibili da sopportare, nessuno deve sentirsi solo. Anche se alcune ti guardi attorno e non vedi accanto a te la persona che vorresti, nulla di particolare basta chiudere gli occhi e tutto si ricompone in armonia. E' vero non sempre e tutti ci riusciamo, ma in mancanza di meglio perché non provare. Allora uno, due e tre fatto! E' tutto un'altra cosa, meno male che gli occhi si possono chiudere quando si vuole.   

5 novembre - In che cosa il Signore apre allo stupore? Non lo si riesce a vivere mai abbastanza. Semplicemente dovremmo recuperare la bellezza di restituirci all'infanzia, almeno in alcuni tratti della nostra giornata, o meglio dire della nostra esistenza, ma non sempre ci riusciamo, anche per questo perdiamo molto dei valori e delle situazioni che il Signore ci trasmette e possono essere vissuti solo stupendoci di quanto accade. Forse è il dramma peggiore che ci viene costruito attorno, l'incapacità di stupirci, d'altra parte il processo di razionalizzazione ha sortito l'effetto desiderato siamo programmati e viviamo in un razionalità esasperata, insomma tutto deve essere ponderato, analizzato, legiferato, categorizzato e via a seguire, al punto che spesso di fronte all'esperienza della vita ci si deve chiedere se ho vissuto veramente quella determinata situazione oppure semplicemente ho adempiuto a una norma che mi chiede di fare questo, di vivere in questo modo, di non trascurare quest'altro? Insomma alla fine la domanda deve essere: Ho vissuto veramente oppure mi sono lasciato vivere? E' un grave dilemma esistenziale? Certamente no, perché comunque il tempo passa, questo potrebbe anche lasciarci indifferenti, se non comportasse il fatto che con il tempo corriamo il rischio di passare anche noi.

    Capita che accanto a noi ci siamo persone che vivono di meno, questi giorni di commemorazioni ci hanno incoraggiato a riflettere il tempo breve di vite spezzate a venti anni o giù di lì, riflettere la guerra, la violenza che determina le conseguenze che ne derivano, di certo non dobbiamo pensarla come qualcosa che appartiene al passato. Tutto attorno a noi ci sono situazioni che esigerebbero una maggiore riflessione, siamo in mezzo a situazioni di violenza ordinaria, anche se non sempre ce ne rendiamo conto. Quante giovani vittime determina l'uso della droga? Quanta violenza si accompagna allo spaccio della droga. Quante vittime genera l'alcolismo. Quanta disperazione è davanti ai nostri occhi distratti di fronte al degrado dell'equilibrio naturale determinato dallo sfruttamento delle energie. Quanto tempo della nostra giornata riusciamo a dedicare a questi problemi esistenziali? In una società inficiamo dai meccanismi di deresponsabilizzazione certamente pochi. La frase classica è: io non posso farci nulla. Conseguentemente conviene che continui a pensare in modo disimpegnato a come impiegare il tempo della mia giornata.

   E' una bellissima giornata di novembre, il clima è quello classico della stagione di San Martino. Insomma tutto è orientato alla bellezza e alla luminosità, non manca nulla per cogliere tutto ciò di cui potremmo avere bisogno per leggerci nella positività di quanto comunque merita di essere valorizzato perché possa corrispondere sempre meglio alle esigenze dei nostri ragazzi, dei nostri figli. Questo è sempre bene sottolinearlo, sono vite diverse che è opportuno spendere in modo diversificato. Tutto quello che viviamo è orientato alla loro gioia, ai loro sorrisi, alla loro crescita. Appartiene al progetto di Dio lo spendersi per coloro ai quali doniamo la vita e che guardano a noi perché possano viverla con grande entusiasmo, energia e vitalità. Deve essere una presenza discreta, che si accompagna ma non si impone, una presenza che ama con totale intensità, oserei poter dire che si ama pienamente amando gli altri. Che cos'è l'egoismo, che cos'è l'altruismo? Nella dinamica dell'amore è uno spartiacque difficile da definire, ma forse non esiste in sé.

    Uno è cosciente dell'amore con il quale si dona ed è felice di poterlo fare, se questo apre alla gioia di chi si sente amato dovremmo trovarci di fronte all'amore che si dona. Quando per amore si soffoca il protagonismo dell'altro, o peggio ancora si cerca semplicemente  l'affermazione di se stessi, dovrebbe categorizzarsi in modo diverso. La verità è più semplice quando si parla dell'amore si devono abbandonare le categorie riflessive altrimenti si corre il rischio di viverlo e leggerlo in modo strumentale. Troppo spesso le leggi sono state orientate a proteggere l'amore ma hanno avuto quasi sempre come conseguenza quello di imprigionarlo in modo più o meno rigido, al punto da riuscire a soffocarne la grande virtù della donazione di se. Come vivere l'amore in una società categorizzata in modo rigido o strutturale, fino a che punto si riesce a leggersi positivamente in questa disponibilità? C'è un po' il rischio di non riuscire ad esprimere pienamente questi valori, anche perché nella nostra società si riesce a cosificare e far inaridire anche gli affetti, per cui si preferisce non far emergere la bellezza dei sentimenti che troppo spesso sono letti come debolezze personali.

2 novembre - «Gli uomini? Ne esistono, credo, sei o sette. Li ho visti molti anni fa. Ma non si sa mai dove trovarli. Il vento li spinge qua e là. Non hanno radici, e questo li imbarazza molto». Così il Piccolo Principe rileggeva il suo modo di guardare con interesse distratto alle persone che occasionalmente riusciva ad incontrare, forse è meglio dire intravvedere, ma con le quali raramente riusciva a intessere un discorso serio, programmatico. Capita spesso anche a noi, di stare con migliaia di persone ma di incontrarne solo alcune e neanche necessariamente con la possibilità o l'esigenza di conoscerle pienamente.  Però questo ci incoraggia a leggere meglio il tempo che viviamo e alcune volte è anche bello rileggerlo dopo alcuni anni per capire in che cosa la realtà è cambiata, in che cosa corrisponde alle tante attese, o ancora in che cosa si può restare delusi. La giornata della Commemorazione dei Fedeli Defunti si presta a comprendersi in un itinerario di cambiamento e di riflessione, allora cerchiamo di comprenderci, per come è bello sognare, di essere capaci di letture profonde e significative della realtà nella quale viviamo.

          Il terzo millennio è iniziato con un radicale stravolgimento: la crescente interdipendenza economica, scientifica, culturale e politica, che rende la società sempre più multietnica e multiculturale. Le occasioni di commercio, di viaggio e di comunicazione su scala mondiale modificano profondamente gli orizzonti culturali di tutti i soggetti e gruppi sociali dei Paesi coinvolti. Le enormi disparità, i fondamentalismi religiosi e politici, le guerre, lo squilibrio fra Paesi ricchi e poveri, continuano a causare un crescente aumento di mobilità degli esseri umani. Peraltro, la globalizzazione dei mercati, l’apertura delle frontiere economiche e finanziarie, le nuove tecnologie dell’informazione ingenerano momenti di confronto, d’incontro e di scontro fra persone diverse sul piano etnico, linguistico, culturale e comportamentale.

          La società nella quale viviamo è caratterizzata da continui e repentini mutamenti, concernenti vari ambiti e campi. A livello sociale, in questi ultimi anni si è registrato un consistente processo migratorio; l’Italia, da terra di emigrazione, è mutata in Paese di immigrazione e la nostra società, è diventata di fatto multietnica e multiculturale. La convivenza fra culture diverse non è una cosa da poco ed è tutt’altro che facile, non mancano, infatti, atteggiamenti di indifferenza, esclusione, intolleranza, razzismo, discriminazione e paura. Vivere in una società multietnica e multiculturale, tuttavia, significa pensare al plurale ed esige una nuova sensibilità.  Ogni persona è detentrice di un’identità unica e irripetibile e solo la conoscenza dell’altro conduce ad una reale e autentica comprensione e identificazione. Conoscendo l’altro, si può scoprire che tra le diversità esistono, pur sempre, delle affinità, dei tratti in comune. Solo promuovendo un diverso approccio con l’altro, accrescendo la disponibilità, interagendo e dialogando con il diverso, ogni identità, ogni cultura può esplicarsi, dimostrare le proprie peculiarità scoprendo e conoscendo quelle degli altri. Disponibilità, accoglienza e dialogo diventano, in tal modo, parole chiave per una convivenza democratica, all’interno della quale si possono scoprire le numerose somiglianze e le sorprendenti differenze, demolendo stereotipi e pregiudizi che annebbiano il nostro modo di vedere e pensare l’altro.

           Le istituzioni, in primis la scuola in quanto luogo privilegiato di incontro, possono e devono guidare i ragazzi in un cammino di comprensione dell’altro, di valorizzazione dell’individualità di ogni persona, nella considerazione e consapevolezza che la diversità è valore e scambio reciproco. L’Italia cambia, l’immigrazione sta cambiando l’Italia. È questo un momento delicato e cruciale. Le istituzioni educative sono di continuo sollecitati da cambiamenti profondi, indicazioni da mettere in pratica, proposte da realizzare. Questo scenario è reso complesso dalla presenza, in forte incremento, dei bambini e dei ragazzi che vengono da lontano.

           Si può affermare che, dal punto di vista strutturale e pedagogico - didattico, l’inserimento scolastico degli alunni stranieri è una delle trasformazioni più significative e profonde che la scuola italiana abbia mai attraversato. Una modificazione destinata a durare e a consolidarsi nel tempo e a diffondersi. Insegnare e apprendere in una classe multiculturale sta diventando dunque sempre di più un fatto normale e consueto. La scuola è un’istituzione che si trova in mezzo alla società che sta mutando e se la società attuale, diventa sempre più multiculturale, la scuola deve, di conseguenza, insegnare come vivere in questa nuova realtà. Il compito fondamentale è quello di educare il bambino a riconoscere pari diritti e dignità ad ogni essere umano ed a tutte le culture. Come si può promuove l’interesse, la curiosità nei confronti dell’altro? Cosa fare? Come dobbiamo comportarci e come dobbiamo atteggiarci in una società in evoluzione? Una risposta è l’educazione interculturale, un’educazione che valorizzi, l’interazione umana.

          «Con l’educazione interculturale si vogliono creare le condizioni interiori che facilitano la comunicazione, la pacifica convivenza e il reciproco arricchimento culturale tra persone e gruppi con identità culturali diverse, partendo dal presupposto che non interagiscono delle culture, ma delle persone che sono portatrici di diverse esperienze culturali. Queste persone per convivere sullo stesso territorio con reciproca soddisfazione hanno bisogno di acquisire una mentalità, degli atteggiamenti e dei comportamenti che vengono definiti interculturali e che si manifestano nella capacità di entrare nella mentalità degli altri, di decentrarsi dal proprio punto di vista e di percepirsi con gli occhi degli altri».

    Pensiamo, dunque, ad una pedagogia impegnata ad integrare le differenze, valorizzando le esperienze culturali di ognuno. Ma cos’ è l’intercultura? L’intercultura è un progetto, che ha come fine lo sviluppo, il confronto e il dialogo tra le diverse culture.  Essa «presuppone la capacità e la volontà di promuovere situazioni di analisi e comparazione di idee, valori, culture differenti alla ricerca di “intese” e di punti di incontro che non annullino le differenze ma che le esaltino, attraverso un intreccio dialettico di scambi necessari per il reciproco riconoscimento». Dobbiamo educarci all'interculturalità: essa "è un movimento di reciprocità, e dunque superamento del processo unidirezionale di trasmissione del sapere. Si dà interculturalità quando la ricerca non è un viaggio a senso unico ma con l'altro e verso l'altro, con l'attenzione al suo punto di vista, alla sua memoria storica, alle sue fonti, alle sue narrazioni, al suo sistema di attese rispetto al futuro."

    La società nella quale viviamo, sta cambiando a vista d’occhio e questo mutamento attraversa la quotidianità di tutti noi. Dobbiamo aprirci all’altro, interagendo con l’altro, portatore di nuova cultura, di nuove idee e pensieri. L’altro non è solo lo straniero, la persona proveniente da un altro paese e quindi diverso da noi. L’altro è unicità, irripetibilità e originalità: «Non vi è niente di più centrale del Volto dell’Altro».  La ricerca non è un viaggio a senso unico ma con l'altro e verso l'altro, con l'attenzione al suo punto di vista, alla sua memoria storica, alle sue fonti, alle sue narrazioni, al suo sistema di attese rispetto al futuro. Dobbiamo allora essere pronti e ben disposti all’accoglienza di una cultura altra.

           La diversità culturale, va pensata e vista come una risorsa positiva, di reciproco scambio e arricchimento, e vissuta in un clima di accettazione di rispetto e di riconoscimento dell’identità dell’altro, valorizzare e far interagire le diverse culture, allontanando qualsiasi pregiudizio e stereotipo. Per conoscere l’altro, sia negli aspetti comuni sia nelle differenze, è necessario prendere consapevolezza e gestire le barriere e gli ostacoli causati da stereotipi e pregiudizi. Poiché il pregiudizio non è congenito, bensì acquisito durante i primissimi anni di vita, dipende anche dagli educatori se i ragazzi sviluppano un pensiero chiuso, rigido o prevenuto, piuttosto che aperto e rispettoso delle diversità. Bisogna praticare l’educazione alla pace e alla gestione dei conflitti. Un’educazione alla pace intesa non come assenza di contrasti, non come finzione diplomatica, non con il qualunquismo del “tutto va bene”, ma come atteggiamento attivo di gestione dei conflitti e dell’aggressività.

    Poiché non è possibile eliminare i conflitti dalla vita (specie nelle società complesse e multiculturali), è necessario educare a gestirli senza ricorrere alla sopraffazione, alla violenza o alla distruzione. Bisogna educare alla comprensione, all’ascolto, al dialogo, all’interazione, all’altruismo, alla responsabilità e al rispetto della dignità e dell’uguaglianza di tutti gli esseri umani. Insomma ad una convivenza democratica, riconoscendo pari diritti e dignità ad ogni essere umano ed a tutte le culture. Dialogando e confrontando la propria con le altre culture si allargano e sconfinano gli orizzonti della conoscenza, della cultura e del sapere e si prepara il terreno alla costruzione di interazioni, connessioni e legami costruttivi. Bisogna costruire un pensiero che sia dialogico, relazionale ed educare alla differenza ed al confronto. L’educatore, dunque, ha il compito di aiutare il bambino o il ragazzo e condurlo alla consapevolezza che l’incontro con l’altro è un momento di scambio, di reciprocità di culture, esperienze e conoscenze. In questo modo, l’incontro con l’altro, diventa momento di crescita e arricchimento personale, culturale e sociale.

     Come educare alla differenza ed al confronto? Iniziando, primariamente da noi stessi, analizzandoci ed impegnandoci ad elaborare un pensiero critico, solo la capacità di decentramento, cioè la capacità di uscire dal proprio modo di guardare e di interpretare il mondo, rende possibile la comprensione e l’ascolto, l’apertura e la solidarietà, e rende concretamente operativi il rispetto ed il dialogo, il confronto e lo scambio con l’alterità su un piano di autentica parità. Analizzare quindi, prima di tutto, noi stessi e consecutivamente rivedere, rivalutare e ridimensionare l’Altro che spesso, viene visto e considerato un nemico, un estraneo, una minaccia; ma ognuno ha diritto di essere rispettato e accolto in quanto uomo, riconoscendogli la medesima dignità che riconosciamo a noi. Il cambiamento sociale non deve mai generare la paura dell'accoglienza del fratello o della sorella diversa da noi, devo sono incoraggiarci a vivere un sincero spirito di fraternità che genera gioia relazionale ed entusiasmo nella comprensione che la diversità arricchisce, certo dobbiamo imparare a dialogare e non tanto a giudicare, cosa che purtroppo facciamo troppo spesso con estrema superficialità. 

    Tutto questo può anche essere letto come un idealismo, un sogno difficile da realizzare, ma è quello che ritengo il Signore ci chiede di costruire nella tensione a renderlo presente con semplicità nella vita quotidiana. E' importante riproporselo, semplicemente perché può capitare che prevalgano atteggiamenti di di emarginazione e non di accoglienza, di pretese e non di servizio, di arroganza e non di umiltà. Anche tra i fratelli e le sorelle con le quali viviamo e condividiamo la Mensa Eucaristica capita di non riconoscersi nei valori sui quali dibattiamo e sui quali riteniamo di spendere le poche o molte energie che il Signore ci ha donato. E' vero la scuola oggi più che mai è il banco di prova della crescita sociale del territorio, anche perché è nella scuola che si catalizza la convergenza di ogni aggregazione e conseguente di ogni azione o reazione attiva o passiva nella disponibilità alla testimonianza della fede e al rinnegamento dei valori che la fede propone. Buon lavoro, oggi più che mai il Signore chi chiede di essere gioisi testimoni del suo Vangelo (annuncio gioioso) di misericordia, di fraternità  e di pace.

28 ottobre - Questa Domenica, ultima del mese missionario, vogliamo dedicarla alla comprensione della vita e del creato come dono del Signore, che si accompagna instancabilmente alle nostre giornate, donando loro un significato sempre nuovo e da scoprire in modo nuovo. Non dobbiamo mai stancarci di leggere la realtà che ci circonda nella novità che vuole rappresentare, in questo modo ci rendiamo conto di quanto ci ama il Signore e di come la comprensione sempre nuova e piena di questo amore, diventa la vera novità della nostra vita. E' vero alcune volte ci alziamo la mattina accompagnati dalla stanchezza, come se non avessimo riposato per ore, poi all'improvviso ci sentiamo ricolmi di vigore e di energie nuove, il Signore ci scuote dal torpore, dalla sonnolenza, dalla pigrizia e ci incoraggia a vestire la corazza del vigore e della forza. Così ci introduciamo nella nostra giornata avendo la certezza che ciò che facciamo non appartiene alla nostra capacità, ma ci viene donato perché rendiamo presente un amore che non è nostro ma del quale l'umanità avverte un grande bisogno.

     E' l'amore di Dio, senza il quale ci chiudiamo nel nostro egoismo e stentiamo a cogliere la bellezza del fratello e della sorella che il Signore ci pone accanto. Alcune volte la bellezza è stata velata cogliendo in essa una condizione spiritualmente negativa, ma forse non è per questo che è donata. La bellezza è parte integrante della manifestazione amante di Dio e in essa cogliamo la vitalità e la novità della Sua presenza nel mondo, anche nel nostro tempo che sembra contrassegnato dalle brutture e dalle violenze. L'amore di Dio si manifesta prima di tutto nei giovani, nella loro volontà di sentirsi vivi, di mostrarsi anche agli altri vivi e bisognosi di amore, di affetto, di essere rispettati nelle loro potenzialità, è bellissimo osservarli nella capacità che solo loro hanno di fare le faccine più strane, ma soprattutto in quella loro volontà di essere al perenne novità di se stessi, di cui  non sempre riusciamo ad accorgerci anche perché, per dirla tutta, a molti da' perfino fastidio. Ma loro, in queste situazioni, ci guardano con atteggiamenti distratti, quasi indifferenti  anche perché sanno di essere preziosi, di essere il futuro, ma soprattutto di essere capaci di ogni innovazione personale e nella relazione con gli altri.

    L'unico problema che abbiamo noi adulti è, come fare in modo che loro abbiamo spazio sufficiente per esprimere pienamente le loro potenzialità. Sono potenzialità sempre nuove per cui gli spazi esigono di essere perennemente riqualificati nella impostazione, nei colori, negli arredi essenziali, insomma ogni ambiente deve poter esprimere in pienezza la loro voglia di novità, di festa, di gioia e, perché no anche di riflessione e di ricerca interiore. Questo anno possiamo godere in parrocchia di una armonia e di una creatività particolare, come dire insomma si sono sbloccati, si sentono a casa propria e vivono gli spazi parrocchiali e il loro servizio con grande naturalezza e spontaneità. Come può accadere tutto questo? Semplice, prima di tutto con la collaborazione piena di fiducia delle loro famiglie, Ci son famiglie in parrocchia che hanno scommesso sulla vita cristiana e garantiscono anche il loro sostegno educativo, pastorale e spirituale. Non sono poche, anche se il loro sostegno necessariamente è a livelli diversi e con una intensità diversa. I problemi nelle famiglie non mancano, ma molte famiglie della comunità hanno compreso che con l'aiuto di Dio lentamente tutto si risolve, nella dedizione coerente della propria vita ai figli e alla comunità.

     Senza il sostegno delle famiglie ogni azione educativa è votata al fallimento, anche perché la nostra è una società che vuole il monopolio dei nostri figli, ne ha bisogno perché rappresentano un mercato economicamente non trascurabile, anche per questo è opportuno restituire loro la dignità di essere persone e non di essere oggetto dei desideri di altri. con la loro gioia di stare bene insieme, con gli spazi sempre a loro disposizione che la parrocchia offre a tutti non solo ai più impegnati. Non per ultimo con l'azione instancabile e piena di energia che il Signore anima in modo innovativo in ogni liturgia. La grande dedizione degli educatori e degli animatori necessariamente ha la sua sorgente in Dio, anche perché vediamo che altre esperienze sempre nella parrocchia stentano ad esprimere la stessa dedizione ed energia spirituale, potremmo anche dire che vanno inaridendosi. Eppure pregano, si confrontano, si dedicano alla carità. E Allora?  Devo ammettere che è difficile da esprimere, ma io ritengo che dipenda dal fatto che si cerca di costruire qualcosa partendo dalle proprie affezioni personali e non dalla gratuità totale, che il Signore esige perché l'opera pure generosa degli aderenti sia alimentata e vitalizzata come innovazione della Sua presenza per il bene della comunità.

    Ringraziare il Signore, è vero, devo proprio ringraziare il Signore. Prima di tutto per la comunità che mi è stata affidata, per la generosità con la quale sostiene gli impegni pastorali quelli caritativi e anche quelli più estetici. Certamente neanche io mi tiro indietro, ma senza l'impegno costante e occasionale della comunità non si va molto avanti. Devo ringraziare il Signore per i giovani che occasionalmente e stabilmente di affiancano al mio impegno io cerco di imparare da loro e loro non mi allontanano, ma alcune volte sollecitano perfino una mia maggiore complicità. Li voglio ringraziare perché mi rendono partecipi dei loro amori e dei loro fallimenti affettivi, questo genera in me la gioia di sostenerli ma anche l'umiltà di capire come sono le relazioni affettive nel loro mondo. Devo necessariamente ringraziare il Signore per tutti coloro, sposati e non, che spendono instancabilmente il proprio tempo per la parrocchia, in modo incredibilmente creativo, sostenendo spesso anche le spese con dedizione veramente ammirevole. Ritengo che molti mariti non saranno solidali con questa dedizione, ma ormai ho imparato che loro sopportano volentieri con grande pazienza,  purché in casa non ci siano problemi, Necessariamente devo sopportare anche con la pazienza con la quale vengono accolte le direttive e anche le intemperanze del parroco, questo esprime grande fiducia, ma anche un notevole amore vero la parrocchia nella quale stiamo crescendo e con la quale camminiamo incontro al Signore che viene. 

27 ottobre - Il mese va completando il suo ciclo e, gradualmente ci conduce quasi prendendoci per mano a celebrare i giorni sacri dei Santi e dei Defunti. Dobbiamo ammettere che per noi è stato un mese benedetto, clima mite, poca pioggia, in alcune fasi quasi primaverile. Purtroppo altrove non sono mancati danni anche gravi. Ma ormai si deve  solo sperare nella Divina provvidenza per non incappare in queste intemperanze climatiche, le quali esprimono bene l'inquietudine degli equilibri atmosferici, che però non preoccupano eccessivamente chi ritiene di dover continuare a gestire e depauperare in chiave economica ed egoistica le risorse del pianeta. A me piace guardare ai ragazzi e ai giovani che sono i nostri figli, rappresentano il nostro futuro. Alcune volte resto dispiaciuto per il fatto che non riusciamo a preparare per loro quanto altri ci hanno donato, altre volte mi consolo riflettendo che ogni epoca ha risorse diverse, risorse  che comunque permettono a chi le vive di adeguare il proprio modo di vivere alle situazioni nelle quali deve cercare se stesso e comprendersi positivamente anche in prospettiva futura. Insomma ciascuno è chiamato a costruire con il proprio protagonismo e anche con qualche rischio il futuro per se stesso e per gli altri. Forse è capitato anche a noi, anche se immediatamente non ce ne siamo resi conto, non ci abbiamo fatto caso.

    Magari continuiamo a farlo ancora adesso, ma con grande naturalezza. E' cambiato il modo di relazionarsi, il modo di vivere, il tenore della vita, la capacità di fare sacrifici, ci siamo adeguati ai mass media, usiamo con una certa naturalezza i cellulari, ma soprattutto è cambiato totalmente il modo di relazionarci tra le generazioni, tra i sessi, è cambiato anche il modo di pregare, anche il modo di camminare insieme con i giovani è cambiato, erano loro ad adeguare il loro passo e i loro pensieri ai nostri, adesso ci sforziamo di camminare senza perdere troppo il loro ritmo di vita.  Si è vero dalla vita ci si attenderebbe sempre qualcosa in più, è così difficile accontentarsi di ciò che ci viene donato, della serie buon viso a cattivo gioco? E' vero capita alcune volte, ma il più delle volte occorre semplicemente imparare a ringraziare. Forse è meglio dire reimparare, perché quando eravamo piccoli ringraziavamo sempre, adesso che abbiamo molto di più riusciamo a farlo con più difficoltà. Con gli anni abbiamo imparato la via del diritto e trascurato quella dei doveri, invertire la rotta non è facile ma è evidente che è un impegno che riguarda non soltanto noi cristiani, ma tutta l'umanità. Tutti abbiamo dei doveri da rispettare solo in questo modo, vivremo con più serenità i doni della Grazia che comunque e sempre il Signore ci elargisce con abbondanza.

24 ottobre - Tutto procede per come il Signore dona e viene colto come un dono della Sua presenza in mezzo alla comunità. Certo non sempre riusciamo a coglierne e a valorizzarne il progetto di amore, ma ritengo che tutti ci si sforzi per come riusciamo e per come Lui stesso ci dona di vivere. Le emozioni pastorali si susseguono al punto da non riuscire ad emozionarsi per come dovrei, ma forse vado maturando un cuore eccessivamente razionale, o più semplicemente sono veramente troppe per poterne apprezzare la bellezza e la ricchezza, gli ambienti, i volti, i sorrisi, gli sguardi, come fare a valorizzarli tutti nella loro intensità. Poiché io personalmente non ci riesco, mi limito ad osservarli e a non farli sentire trascurati o inutili nella loro volontà di esprimere la loro presenza attiva e gioiosa. In una giornata così luminosa tutto acquista un significato diverso, più intenso, i colori sono più vivaci, sono da ammirare fin quasi a volerli possedere, ma chiaramente è un desiderio impossibile da realizzare, ed è opportuno che sia così, quando pensiamo di possedere corriamo sempre il rischio di distruggere.

    Intanto ci si prepara a cambiare Vicario parrocchiale, per fine mese Don Orea andrà via e dal primo novembre  subentrerà Don Pier Paolo, niente di particolarmente traumatico. Certo Don Orea è stata la sponda di riferimento per il sacramento della Penitenza, abbastanza fedele in questo impegno anche se il popolo ama la novità anche della persona, per cui con il tempo i penitenti hanno allentato la loro richiesta di grazia e di misericordia. Ha rappresentato una presenza serena e gioiosa, cosa rara di questi tempi, d'altra parte appartiene all'immenso continente indiano dove tutto è complesso, tutto è da scoprire, tutto merita attenzione, tutto è intricato. Ritengo che neanche gli indiani conoscono quante religioni si accompagnano alla loro vita di popolo, anche questo rappresenta la bellezza di una umanità che stenta a leggersi pienamente compresa e ha bisogno di scoprirsi  cercata e scoperta sempre in modo nuovo. Necessariamente anche chi abita questa immensità si legge nella dolcezza di ciò che passa in modo lento, riflessivo, senza particolari traumi, questo anche nei momenti più traumatici, almeno per noi occidentali che viviamo tutto in modo eccessivamente passionale.

    Che cosa determinerà il cambio? Ritengo praticamente nulla, di certo dovremmo avere una maggiore incisività pastorale e una maggiore attenzione al mondo giovanile, ho usato il condizionale solo perché anche Don Pier Paolo deve completare gli studi, per cui la sua presenza in mezzo a noi sarà necessariamente legata ai ritmi della facoltà e degli esami. Ritengo che anche per questo sarà colto più vicino al loro mondo dai giovani che vivono con particolare impegno questa esperienza. L'approfondimento della conoscenza, non sempre riesco a coglierlo come un bene prezioso, ma quando posso cerco di andare oltre ciò che immediatamente appartiene al mio bagaglio conoscitivo. Devo però ammettere che preferisco dedica più tempo alla relazione psicologica con le persone che non alla comprensione del sapere in se. D'altra parte dal momento in cui Dio stesso ha scelto di assumere la nostra condizione umana in Gesù di Nazareth è evidenziato maggiormente quanto è prezioso l'uomo agli occhi di Dio. Insomma una migliore comprensione dell'uomo dovrebbe necessariamente portare a una più profonda conoscenza di Dio che manifesta pienamente se stesso in ogni uomo.

    Intanto i colori vanno sfumandosi, il sole lentamente si avvia sull'orizzonte occidentale e ci incoraggia ancora una volta a voltare pagina. Anche questo giorno di grazia che il Signore ha inteso donarci sta scivolando verso la sua chiusura e ci si prepara necessariamente alla fase più riflessiva della giornata che è quella della sera e a seguire della notte. Quanti pensieri nella nostra mente, non tutti espressi e non tutti realizzati, ma tutti ugualmente capaci di esprimere pienamente la nostra personalità nelle cose positive e in quelle negative. Non tutti possono essere comunicati, spesso sono proprio i più belli che non vengono trasmessi, forse perché sono letti e intesi in chiave trasgressiva. Capita che tutto ciò che più intensamente genera emozione viene colto come impossibile da vivere pienamente e allora lo si pensa, lo si riflette, alcune volte lo si sogna, ma non necessariamente lo si riesce a vivere. Che dire, oggi è il compleanno di Luca, un caro compagno di vita che da molti anni si va accompagnando al mio ministero di parroco. Prima di tutto è studente, intelligente pieno di entusiasmo, ma riesce a fare anche con grande passione il ministrante, è la passione semplice di chi vive intensamente ogni cosa, anche ciò che altri più immediatamente ritengono inutile.

     Insomma anche n questo caso siamo di fronte a un vero dono del Signore, non solo per me ma anche per tutta la comunità, forse non tutti se ne rendono conto, ma lo so io e questo può anche bastare. E' vero non sempre amo coinvolgere altri nelle mie emozioni, ma a dirla tutta non ci tengo nemmeno, anche perché è bene che ognuno viva con la maturità che gli è propria. Certo la giornata è stata molto intensa, ma ogni giorno lo è dobbiamo solo imparare a leggere tutto con più attenzione, donandoci il tempo della riflessione e in questo modo, nulla ma veramente nulla è inutile. Abbiamo ancora molto da imparare, la speranza è di avere il tempo, ma è propri il tempo che fugge e spesso ci lascia nell'impossibilità di perseguire pienamente ciò che vorremmo vivere con più intensità o, fare con più naturalezza senza complicarci troppo la vita. Ci riusciamo, non ci riusciamo, non sempre e tutto dipende da noi, però devo ammettere che comunque è bello esserci, anche semplicemente restando a guardare o cercando di capire anche senza riuscirci sempre, o forse è meglio dire quasi mai. Diciamolo pure non è che io mi sforzi più di tanto, forse è pigrizia ma ritengo più vero una gioiosa contemplazione di quanto il Signore mi dona di vivere. Tutto opera Sua, per cui io evito di dare fastidio.

21 ottobre - La Domenica della Carità ordinariamente si caratterizza con la raccolta delle offerte da devolvere a sostegno della Chiesa per le missioni. Ma come sempre a quelle che sono le intenzioni generali si aggiungono tante sottolineature pastorali legate alla vita della comunità, per cui questa Domenica nell'ordine della Carità, abbiamo voluto dedicarla a coloro che vivono il loro impegno con dedizione e umiltà al servizio della propria famiglia e della comunità parrocchiale. Necessariamente parliamo del servizio che le donne, fatta qualche debita eccezione, vivono quotidianamente nella gratuità assoluta e spesso nella incomprensione nella propria casa e anche nella vita della comunità cristiana. La gran parte dei catechisti è formata dalle donne, le assemblee liturgiche per la maggioranza sono formate da donne, perfino nella iniziazione cristiana i più assidui agli incontri di formazione sono le ragazze. Diciamo che la proporzione rimane sostanzialmente 80/20%. Insomma parliamo di una chiesa che veste sempre più spesso il grembiule (non quello di cui parla Don Tonino Bello invitandoci a indossarlo più spesso,  e non i pantaloni, anche se quasi tutte le donne ormai portano i pantaloni.

     Però ritengo che quando si va a trattare della pulizia dell'aula liturgica è veramente difficilissimo trovare qualche presenza maschile. Oggi vivremo la carità di ringraziare il Signore per tutte quelle donne che, nella semplicità della loro dedizione, fanno in modo che entrando in Chiesa non ci si debba preoccupare della polvere, poiché non se ne trova neanche un granellino. Ma oggi vivremo anche i passaggi del gruppo scout, anche della preziosità di questa presenza non sempre tutti ne hanno coscienza anche perché si caratterizza per un modo di leggere la fede molto legata al campismo e all'amore per il creato, che non è molto di moda, per cui rimane una attività per ultras ma non per questo meno preziosa per la vita di comunità. Ieri pomeriggio i Lupetti hanno pulito il Parco degli Angeli, gli Esploratori e le Guide sono partiti per il pernottamento alla Pineta di Grisolia, mentre il Clan si è incamminato lungo la strada dell'Abatemarco inerpicandosi fino alle pendici di Pantanelle a Grisolia. Ognuno in modo diverso, con entusiasmo diverso, anche con difficoltà diverse ma verso la stessa meta si cresce per cui si passa ad altra esperienza. Tutto viene colto e vissuto nella sua preziosità?

     Come sempre tutti cercano di vivere e proporre al meglio il dono di essere al servizio del creato, ma necessariamente, in una società fortemente tecnologica e segnata dalla sedentarizzazione una proposta di nomadismo e di relazione con la natura non è di casa, per cui non sempre tutto viene colto nella sua bellezza. Intanto Don Orea, che lascerà la nostra comunità alla fine di questo mese, eleva con la comunità più stabile della parrocchia il ringraziamento per questa Domenica che ci viene donata, fortemente contrassegnata da un clima primaverile, che aiuta a vivere bene la vita all'aperto ma non appartiene a questa stagione, per cui non possiamo rallegrarcene e dobbiamo invitare il Signore a restituirci più freddo per la nostra serenità e per la campagna che ha bisogno di un clima autunnale più rigido. Intanto viviamo e ringraziamo per come il Signore ci dona. Sentiamoci benedetti e amati dal Signore con le nostre famiglie. Il Signore ci chiede di vivere la sequela senza gelosie e senza voglia di primeggiare ma con la gioia di poter stare accanto a Lui nella vita di ogni giorno, per cui  buona Domenica a tutti.

17 ottobre - Per chi non se ne fosse accorto sta trascorrendo il mese missionario e stiamo percorrendo la quarta settimana che dopo la Contemplazione, la Vocazione, l'Annuncio ci porta alla tappa della carità. Qualcuno anche dei praticanti potrebbe chiedere, ma Dono Cono che cos'è questo mese missionario? Nulla di particolarmente strano, anche perché non è che nelle parrocchie si organizzi molto di innovativo, di straordinario per sensibilizzare all'impegno di evangelizzazione che deve caratterizzare questo periodo dell'anno liturgico. Un tempo generalmente in questo mese arrivavano nelle parrocchie i missionari che ci parlavano delle situazioni di povertà e delle difficoltà che vivevano  le popolazioni presso le quali loro testimoniavano con la loro presenza l'annuncio del Vangelo. Ai nostri giorni sono sostituiti dagli avvisi murali, per cui chi entra in Chiesa dovrebbe trovarli nelle bacheche. Il mese viene diviso in cinque settimane che normalmente iniziano con l'ultima settimana di settembre, ogni settimana ha il suo slogan che incoraggia ad atteggiamenti di perfezione cristiana anche perché adesso la missione si è spostata nelle nostre comunità che hanno tutte bisogno di essere rievangelizzate.

     Cosa si fa a questo proposito, ritengo che ciascuno faccia quello che riesce a proporre perché dobbiamo sempre fare  i conti con le disponibilità dei laici, certo è opportuno andare nei quartieri per evangelizzare porta a porta, altro impegno potrebbe essere quello di fare degli incontri nelle tante periferie delle parrocchie, ancora con i ragazzi del catechismo compiere opere di carità e di attenzione alle marginalità. Insomma tutto ciò che concorre a generare la Chiesa in uscita della quale tanto parliamo fin dai tempi di Giovanni Paolo II, allora lo slogan in uso era la Nuova Evangelizzazione, ma il contenuto era lo stesso ed era determinato dalle stesse motivazioni. La comunità dei praticanti si allontanava dalla vita ecclesiale e dalla pratica religiosa. Questo fenomeno è proseguito e oggi possiamo parlare di scristianizzazione diffusa anche negli ambienti più tradizionalisti o forse, come qualcuno giustamente corregge, di abbandono della pratica  ecclesiale, poiché per molti versi Gesù riesce ancora ad essere presente anche in coloro che non avvertono più l'esigenza di  vivere la testimonianza della fede nella comunità dei credenti.

    Ma a Scalea come vanno le cose? Non peggio che in altre realtà, ma neanche meglio per cui è opportuno che ciascun battezzato riscopra la gioia di essere apostolo del Signore e si impegni a renderlo presente con la propria vita nelle attività feriali che si compiono nella ordinarietà. Il maggiore impegno deve essere dedicato alle famiglie, anche a quelle più giovani, forse prese dai tanti oneri sociali si trascura gradualmente ma costantemente la formazione spirituale, per cui abbiamo accanto a noi giovani molto sensibili ma nello stesso tempo felicemente lontani dall'impegno della pratica cattolica. Questo ha chiaramente un influsso anche nelle case per cui i bambini semplicemente non avvertono l'esigenza di dare seguito al Battesimo che hanno ricevuto da piccoli. Possiamo affermare che diventa difficile trasmettere loro i valori del Vangelo in una società quasi totalmente impostata su valori diversi e spesso contrastanti. Vivere nel bene, generare fraternità, vivere il perdono, il rispetto verso l'altro anche se ti offende, non odiare, guardare alla carità come a un valore ineludibile valori fondanti la presenza cristiana nella società, sono fortemente contrastati per cui si ha sempre bisogno di giustificarne la necessità, il valore per la costruzione di una società che parla sempre più e solo di interessi, di rancore, di violenza, di possesso.

    Questa è la missione che ci viene affidata e che dobbiamo portare avanti con entusiasmo e con gioia, guardando alla volontà del Signore e non tanto ai risultati, altrimenti si corre il rischio di scoraggiarsi e di tirarsi indietro. Questo esige anche da parte dei cristiani praticanti un impegno costante nella riqualificazione della propria fede adeguandola alle esigenze del nostro tempo, per evitare di guardare sempre all' passato con nostalgia, mentre il Signore ci chiede di guardare avanti con interesse e con grande gioia da ricevere e da donare nel Suo nome. Vi precederò in Galilea, diceva ai suoi Apostoli e così dice anche a noi, il che significa che non dobbiamo cercarlo nelle cose anche belle che abbiamo vissuto ma dobbiamo cercarlo in tutto ciò che di nuovo Lui ci chiede di vivere per renderlo presente alle nuove generazioni, che poi altro non sono che i nostri figli i nostri familiari. La nostra realtà ci chiede di operare con impegno perché la presenza del Signore possa essere colta come il bene del quale tutti abbiamo bisogno. Riusciamo ad essere credibili, riusciamo a vivere il dono di noi stessi nell'amore, riusciamo ad essere segno della gratuità con la quale il Signore visita la nostra vita e ci sostiene e ci dona pace?

15 ottobre - Oggi è un giorno particolare, perché nel1984 feci il mio ingresso ufficiale nella parrocchia della Madonna delle Grazie a Verbicaro. In realtà ero già lì dal 1 settembre, però chiesi a Mons. Lauro di darmi il tempo di organizzare qualcosa, anche perché la parrocchia era essenzializzata nelle sue strutture di servizio, niente canonica, un po' di sedie in Chiesa, piccola sacrestia dietro l'Altare, insomma l'essenziale c'era, per il resto ci si doveva organizzare. Per l'occasione salirono molti da Cirella con Don Egidio, ero stato lì due anni come Vicario parrocchiale mentre studiavo a Napoli per la licenza. Chiaramente salirono anche i miei familiari, mia madre avrebbe voluto che papà venisse a stare con me per i primi giorni ma lui giustamente era restio, per cui restai sempre da solo e così è stato dovunque sono stato. I parrocchiani organizzarono anche un buffè al Pantano, La liturgia non andò male male, certo i canti erano sul tradizionale andante anche perché i giovani della comunità gravitava molto attorno all'Asilo con le suore e sulla Chiesa Madre. Sin dal primo mese andai ad abitare in una casa popolare, perché gli assegnatari erano in Francia a lavorare, io mi impegnai a pagare per loro la quota annuale.

     La comunità era sostanzialmente formata da famiglie giovani, con lavoro precario con quel che ne consegue in ordine alla stabilità sociale. Ero circondato da gente molto affettuosa, sempre disponibile e, gradualmente, sempre più entusiasta della vita di comunità. Tra tutti necessariamente dovrei ricordare Za' Carminedda, Pittapane ma anche tanti altri che mai hanno trascurato di sostenermi con le preghiere e con le risorse alimentari. Diciamo pure che anche io non mancavo di entusiasmo a trenta anni tutti è necessariamente letto e vissuto in modo diverso. Rimasi in quella Parrocchia, che nel frattempo cambiò il nome in Sacro Cuore di Gesù, quattro anni, come attività esterna lavoravo negli scout nel gruppo di Scalea, a livello regionale e  zonale.  Poi il Vescovo mi trasferì a San Marco Argentano in Seminario e, accanto a tanti sacerdoti ricchi di entusiasmo e di passine per la crescita della Chiesa  iniziai il mio lungo servizio in Diocesi con i giovani di Azione Cattolica. Ogni tanto mi capita di ritornare per altre attività a Verbicaro e l'affetto per le persone e per i ricordi rimane immutato, la gente è stata troppo buona con me perché io me ne dimentichi.

14 ottobre - Scansato pericolo, fatta la verifica tutto è superato in modo brillante, alcune volte sono più le ansie che l'analisi della realtà, tutto è rientrato nella normalità, per cui Buona Domenica a tutti. Che dire, la Domenica è sempre la novità di Dio in mezzo al Suo popolo, lo accoglie, lo rincuora, lo scuote, lo incoraggia gli apre orizzonti sempre nuovi di perfezione evangelica, gli dona pace. E' sempre così uno magari inizia come se fosse un giorno normale, poi incontra Lui e tutto cambia, per questo occorre fare in modo che tutti vivano la Domenica come il giorno del Signore, soprattutto i ragazzi e i giovani, se vogliamo che si scuotano dall'atteggiamento di apatia degli entusiasmi spirituali che pian piano abbandonano la loro vita, orientandola così sempre più a traguardi esclusivamente terreni. Non è una impresa facile, ma poiché a noi le cose facili non piacciano, non ci spaventa in nulla, comunque esige una maggiore attenzione. Ma questa Domenica che cosa chiede alla nostra vita? Valorizzare l'intelligenza fino a farla diventare sapienza, discernimento, capacità di analisi. Valorizzare la Parola perché penetri in profondità nella nostra vita, la rischiari, elimini le situazioni ombrose con le quali alcune volte conviviamo.

     Orientare la nostra vita all'eternità, senza paure,  senza prevedere soste intermedie, appaganti ed esaustive. Tutto facile? La risposta immediata potrebbe essere che nulla è facile per chi vuole vivere stando in piedi, per cui ci si deve solo armare di energia interiore e guardare avanti con entusiasmo, ma soprattutto guardare a se stessi con fiducia. Certamente non posso andare avanti se non percepisco belle le tante energie che ho dentro di me, e le tante gioie che il Signore mi ha posto accanto. Persone che mi vogliono bene, realtà con le quali devo vivere in modo armonico, la capacità e la volontà di essere sostegno per gli altri. Se vogliamo la gioia alla quale tendere e della quale essere testimoni non orienta mai i passi verso se stessi, ma sempre verso gli altri. Se uno ha i piedi storti, deve correggerli per rieducarli a camminare su vie diritte e non tortuose. Da soli non ci si riesce, ecco perché il Signore non si stanca di ricordarci che Lui non ci abbandona mai. Ci è accanto con la Parola, ci nutre con l'Eucaristia, ci fa sentire meno soli con il dono dei fratelli, si rende presente negli emarginati e negli ammalati, si mostra premuroso con il dono del creato nel quale viviamo e che dobbiamo imparare a rispettare sempre più.

     Insomma non siamo soli ad affrontare il combattimento della vita. Tutto questo la Domenica ci viene donato di viverlo con più intensità e naturalezza, riusciamo a coglierne la bellezza? Gli occhi dei bambini che cercano il significato di quello che proponiamo di vivere liturgicamente, i volti dei giovani immersi nelle loro preoccupazioni, i loro cuori spesso innamorati in modo pazzo, le coppie che cercano se stessi in un amore da rinnovare per essere più credibili nel loro stare insieme e agli occhi dei propri figli, poi coloro che vengono per trovare consolazione per i loro cari, i tanti adulti che vogliono vivere un momento di preghiera e di abbandono fiduciale al Signore. Ma anche adulti e giovani impegnati nella evangelizzazione che cercano motivazioni nuove per continuare a seminare la speranza cominciando da se stessi.  Forse non sempre tutto questo riesce a diventare centrale nella vita di comunità, anche per questo la Domenica non è una sola, ma ci viene riproposta nell'intensità della sua freschezza e bellezza ogni settimana, per iniziare una storia sempre nuova e bella, sempre luminosa e capace di futuro per se stessi e per la comunità.

12 ottobre -  Terra? Terra! Terra. Con queste grida e tantissima gioia, alcuni secoli fa la i marinai al seguito di Cristofaro Colombo furono svegliati, quanta ansia, quante paure furono fugate in un momento, erano mesi che attraversavano il mare  con la convinzione di circumnavigare il globo e di approdare da occidente alle Indie. Noi sappiamo che non tutto era andato secondo le previsioni, ma ritengo che loro non se ne accorsero ed erano contenti così. Noi avremmo meno motivi di rallegrarci, perché da allora cambiò il corso della storia, così come cambiò il baricentro del mondo non più tutti attorno al bacino del Mediterraneo ma ci si orientava verso lo sconfinato Atlantico verso quelle che poi saranno chiamate le Americhe. Alcune volte non ci vuole molto a generare uno squilibrio, quasi sempre chi lo determina non se ne rende neanche conto, perché è troppo felice di aver conseguito quella che per lui era la meta agognata, ma gli altri dovranno cambiare ogni cosa, ogni atteggiamento, perché nulla è più come prima. Troppo spesso le conseguenze di quello che viviamo sono difficili da cogliere, però per quanto è possibile è meglio essere prudenti nell'agire e di valutare sempre con attenzione ogni cosa. Meglio prevenire che rimediare, anche perché non sempre ci viene poi concesso di poterlo fare.

    Intanto mi rendo conto di essere sorvegliato da qualcuno o da qualcosa. Cerco di capire, mi muovo con circospezione ma non riesco a rilevare nulla di particolarmente sospetto, Insomma capita alcune volte di avere delle sensazioni sbagliate. Ma ad un tratto ho capito tutto, mentre mi alzavo stamattina, ho visto per terra un oggetto che uso poco, però faceva ogni sforzo per allontanarsi da me, cos'era? Era la bilancia. Forse teme che io vi salga per controllare il peso e lei probabilmente non ne reggerebbe l'impatto. Certo non riesco a darle torto. Domenica fusilli, lunedì fusilli, martedì fusilli e carne, mercoledì  tanti contorni e gattò di patate, giovedì pranzo a Cetraro, mentre la sera gnocchi della festa carne arrosto e verdurina dietetica. Ho cercato di rasserenarla in realtà anche io la guardo con sospetto, è vero a tentazione di verificare la debordazione del peso c'è ed è evidente, ma per adesso ritengo sia saggio non rischiare il panico, per cui rinvio ogni cosa alla prossima settimana. Il peso rimano stabilmente sospetto in eccesso, ma alcune volte diventa insopportabile. Certo basterebbe restituire alla parola digiuno una certa dignità e tutto potrebbe cambiare. Vedremo. Vedremo il risultato delle analisi, poi come capita spesso, di necessità, virtù.

     Certo annunciare resta il cuore di questa settimana, ma come vivere l'annuncio oggi nella nostra comunità? Alcune volte ci poniamo dei limiti o più semplicemente stentiamo a cogliere i margini delle potenzialità che la parrocchia offre. Necessariamente la mente ci riporta a tempi nei quali sembrava tutto più immediato e possibile, siamo cresciuti no mondo delle favole e sostanzialmente nella nostra infanzia anche Gesù ci è stato presentato come appartenente  a questo mondo. Nella comunicazione della fede è sempre prevalso l'atteggiamento miracolistico, ancora oggi i santi o le apparizioni della Vergine Maria che vanno per la maggiore nel cuore dei fedeli, sono quelli che compiono più miracoli. Nulla di particolarmente anomalo la fede è per lo più allo stadio infantile e necessariamente mette in risalto lo stupore rispetto ai limiti umani suscitato dalla potente azione di Dio. Forse ne abbiamo bisogno, ma era proprio quello che Gesù aveva più volte tentato di evitare, peraltro invano, proibendo loro di parlare degli avvenimenti straordinari che compiva sugli ammalati e via a seguire.

    Guardare Biancaneve e i sei nani, il settimo è rimasto a lavorare nella miniera visto che gli altri non hanno tanto voglia di collaborare imbambolati come sono dalla bellezza di Biancaneve.  con Bambi che li osserva stupito perché stabilizzati nel suo ambiente naturale, che cosa suscita nei nostri cuori, che cosa alimenta dei nostri ricordi. Penso tante emozioni, ma nulla di particolare, ogni cosa ha il suo tempo e anche le favole per quanto belle, appartengono al tempo andato, non per questo vanno trascurate sono sempre foriere di gioia. Tutto finiva bene, tutti vissero felici e contenti, poi abbiamo imparato che nella realtà qualcosa finisce diversamente. Anche la natura fa il suo ciclo e allora ci viene chiesto di mantenere pulito il giardino, le foglie sono invasive, il metodo è quello antico, si raccolgono veramente lo ha fatto il vento,  poi semplicemente si bruciano, tutto ritorna alla terra, non c'è bisogno di spazzini semplicemente occorre avere pazienza e veder andare in fumo ciò che noi chiamavamo foglie secche, rimane un po' di polvere è viene riposta nel prato quale concime naturale.

    I ragazzi vengono introdotti alla preghiera nella cappella del Misericordioso, non è facile sono tutte cose, esperienze  che non appartengono più all'ambiente  loro crescita. Si anche i nostri ragazzi vivono il mondo delle favole, ma sono favole pragmatiche alcune volte si scatenano scene di violenza, non sono domestiche. Per cui anche la fede è vista come qualcosa di esterno alla loro crescita, che è piena semplicemente di altri interessi. Per cui nulla di particolarmente anomalo, è il loro mondo nel quale noi dobbiamo inserirci, Allora bisogna creare l'occasione, rieducare, alcune volte diventa una azione di cortesia che i i ragazzi compiono nei confronti degli educatori. Chi è Gesù per loro, quale profondità del cuore riesce a coinvolgere? Difficile da cogliere immediatamente. Anche perché non sempre l'adulto è guardato con simpatia.  In realtà qualcuno ha un substrato religioso e allora tutto è più semplice, ma per la gran parte in testa hanno altro. Per cui è necessario un lavoro lento, persuasivo, paziente vissuto con grande dedizione e gioia. Un lavoro semplicemente affidato al Signore, che comunque continua ad accompagnarsi alla loro vita, la speranza è che riescano a coglierlo parte del loro mondo.

9 ottobre - Una giornata che apre nella serenità dell'armonia del creato, tutto concorre alla pace interiore, il silenzio, la luce del sole, la mitezza del clima, i prati verdeggianti, gli uccelli che si dissetano, tutto è bellezza, tutto è pace. Manca solo lo scroscio di un ruscello per completare il quadro paradisiaco che questa mattina il Signore dona, ma per questo mi accontento della fontana al Parco degli Angeli. Certo in questo quadro manca ancora l'uomo (maschio e femmina), sappiamo tutti bene che fu creato per ultimo in modo da rappresentare la perfezione di ogni cosa, ma come può capitare non sempre tutto corrisponde alle attese. In realtà sappiamo bene che in altro racconto l'uomo (maschio e femmina) viene creato per primo, per cui anche per questo il resto del creato è più perfetto perché gradualmente Dio ha rimosso le imperfezioni iniziali. Insomma molto è legato al punto di vista dell'osservatore, come sempre il Signore, nella Sua volontà di lasciarci liberi,  permette la libertà di leggere in modo complesso l'opera creatrice, anche per questo non sempre siamo rispettosi verso il dono della Grazia, anzi concorriamo alla sua distruzione. La Natura come Arcobaleno, ci ricordano i Vescovi nel Messaggio per la Salvaguardia del Creato, ed è bello che resti tale.

    Ecco l'uomo. L'orario è quello dell'entrata a scuola, per cui basta uscire nel piazzale e mi trovo immerso in una porzione del creato totalmente diversa, ma certamente reale è il mondo delle mamme, la gran parte; dei papà, una piccola parte; dei nonni, non molti; che vivono il momento dell'affidamento dei figli e dei nipoti al mondo della educazione e della cultura. Centinaia di saluti, mani che si agitano, abbracci affettuosi, altri più frettolosi. Mi chiedo sempre in queste occasioni: ma quante sono le persone che non conosco e con le quali non mi relaziono educativamente. Tutto questo dura pochi minuti, si riparte per andare al lavoro o, più semplicemente, perché le faccende di casa premono e non sono meno importanti. Da sempre si parla nelle varie tornate politiche di dare una paga alle casalinghe, per premiare in modo adeguato il lavoro domestico, ma alle parole fino ad oggi non sono mai seguiti  i fatti. Con qualcuno ci si sofferma a parlare delle situazioni personali, in questo approccio ci si rende conto di quanto malessere, di quanta fragilità è presente nelle case e in particolar modo nelle giovani generazioni.

     Non si resta sorpresi, anche perché sappiamo bene che il mondo degli adolescenti e dei giovani è un mondo strumentalizzato da troppi interessi, però dispiace perché aiuta a capire come il tanto lavoro che i genitori fanno per sostenerli, spesso corre il rischio di essere vanificato da scelte improvvise e disorientanti. Insomma la libertà che il Signore ha voluto concedere all'uomo (maschio e femmina) porta a dover leggere in modo sempre innovativo l'evoluzione della persona, evitando di stabilizzarsi ai valori incarnati in determinate età dello sviluppo. Insomma dobbiamo evitare di leggere una volta era, e educarci a interpretare l'oggi che apre allo stupore della novità creatrice della mente e del cuore, ma non mancano le note leggermente stonate delle devianze e dei crolli valoriali, psichici, progettuali. Insomma la vigilanza deve essere sempre attiva, onde evitare sorprese non sempre recuperabili in modo immediata. La medicina di fondo insostituibile, è l'affetto dei genitori e la loro vicinanza negli snodi della crescita. Non sempre il lasciar fare perché ormai sono grandi paga, come anche stare vicini non significa in nulla soffocare il loro protagonismo. Insomma il papà e la mamma devono capire ciò che serve e ciò che va rimosso. Questo equilibrio affettivo, è proprio di chi ha generato e non si stanca di continuare a farlo, avendo la certezza che ogni giorno è un nascere a vita nuova.

8 ottobre - Siamo entrati nel vivo dell'autunno, con i suoi scrosci d'acqua accompagnati da un vento che richiamo e fa vivere le vette innevate, ma don Cono oggi è stata una giornata quasi primaverile, si è vero, però è bello leggersi nelle stagioni tradizionali anche se oggi come oggi molto sembra cambiato dei ritmi stagionali. Per cui siamo in autunno per cui devono cadere le foglie, deve piovere, deve soffiare il vento altrimenti le foglie non cadono per bene. Il cielo deve essere nitido, purificato da ogni sozzura totalmente luminoso per come solo la pioggia intensa lo sa rendere. E poi, guardando in basso, abbiamo i prati sempre più verdi, le persone si incappucciano, indossano i maglioni. Qualcuno in realtà stenta a cogliere la gravità della situazione e allora si comincia con la cervicale, i raffreddori, i mal di gola, qualcuno ha perfino la febbre, l'incauto. Ancora si usano poco i cappelli e via a seguire. Ma, come dire, non avete altro di più interessante da comunicare? Abbiamo ripreso le attività su tutti i fronti della formazione, le Piccole Orme a grandi passi, Sorgente di Gioia in modo euforico, i Testimoni di Speranza alla ricerca di frontiere sempre nuove, gli Angeli in Festa sono più di là che di qua, per adesso abbiamo perso per strada Cuore e Carità, mentre sembra più positivo e stabilizzato l'avvia dei giovani animatori, siamo partiti anche con gli scout su tutto il fronte formativo.

     Per gli adulti gli operatori della Caritas non hanno mai interrotto il loro servizio, come anche i Ministri Straordinari della Comunione, il Coro e gli animatori della liturgia,  hanno camminato senza sosta i Neo Catecumenali, sono alla ricerca degli smarriti di cuore quelli dell'Azione Cattolica, le Famiglie riescono a vivere molto bene lo stare insieme anche se non sempre perseguono la meta prefissa, poi abbiamo i Focolarini alla ricerca del loro prezioso spazio nella vita di comunità, infine i devoti di Natuzza che dopo lo smarrimento estivo hanno ripreso la gioia della preghiera. Dai è possibile? Certo, però c'è qualcosa che non funziona, o che comunque cammina in modo lento, magari semplicemente non cammina come io vorrei, direte voi, può anche darsi però devo ammettere di essere preoccupato sia sul fronte dei ragazzi che su quello del coinvolgimento degli adulti. Ma Don Cono siamo solo a ottobre. E' vero, mi si dice che tutto si stabilizzerà a fine ottobre, altre parrocchie non hanno neanche cominciato, può anche essere però non va bene o non va come dovrebbe. A fine ottobre siamo alla fine dell'hanno liturgico, tanti appuntamenti devo essere vissuti adesso non diradati nel tempo del poi.

     Effettivamente è questo che non va, la lentezza per alcuni di riprendere con entusiasmo l'impegno della formazione cristiana, è come se questi fratelli e queste sorelle  si fossero allontanati dalla gioia di camminare con Gesù nella vita attiva di comunità. Non mi devo preoccupare? E perché non dovrei preoccuparmi, sono il responsabile e devo cogliere in chi mi è stato affidato il senso vero del mio stare qui a Scalea. In realtà tutto procede abbastanza bene, e allora. Semplice è bene lamentarsi, altrimenti si corre il rischio di impigrirsi, non ci si incoraggia a perfezionarsi. Certo il Signore incoraggia sempre a operare con prudenza, poggiare bene i piedi, guardare alla realtà con attenzione evitando le situazioni di pericolo che si possono incontrare lungo il cammino. Incoraggia a anche  rimuovere i personalismi, ma anche questo non è sempre facile anche perché ognuno ha la sua storia e necessariamente l'impegno che si esprime ne resta condizionato nel bene  nel male. A tutto questo, occorre aggiungere il problema delle risorse economiche, è un problema non aleatorio anche perché ad ogni attività corrispondono delle spese, che non tute le famiglie riescono a sostenere. E' anche vero che molti di quelli che aiutiamo come parrocchia e piangono difficoltà a portare avanti le famiglie, poi iscrivono i figli ad altre attività abbastanza onerose e via a seguire.

    La vita di comunità è così, occorre operare sulla strada della vigilanza e della carità contemporaneamente, non dimenticando che viviamo in una società dove si va ramificando la menzogna del proprio stato e dove molti chiedono denaro anche a livello associativo, da vari enti arrivano richieste che vedono nella parrocchia un ente capace di erogare denaro, chiedono come se si trovassero di fronte a una banca. Ritengo sia inutile disilludere su questo fronte, la parrocchia vie delle offerte dei fedeli e del parroco, per cui necessariamente gli interventi sono sempre limitati e orientati alle situazioni di estremo bisogno. Questo atteggiamento non è orientato dal volere o non volere aiutare, ma dal potere o non potere aiutare. Fare discernimento sulle situazioni economiche delle persone, non è sempre facile, però con l'aiuto degli operatori i rischi di generare emarginazione si riducono al minimo. E' importante conoscere le persone e le situazioni, questo nelle piccole comunità è più facile in comunità con più di ottocento famiglie tutto diventa leggermente difficile. ecco perché è importante la sensibilità delle relazioni personali prima ancora delle attività da portare avanti. 

   Abbiamo sempre più bisogno di fratelli e di sorelle che si dedicano con affetto a vitalizzare le relazioni nei quartieri, mentre ci accorgiamo che non è facile trovare persone che ritengono di potersi spendere in questo servizio ormai indispensabile per avvicinare e amalgamare persone troppo diverse per sentirsi immediatamente comunità cristiana. D'altra parte la comunità non si crea con la somma delle riunioni che si fanno in parrocchia normalmente con persone che si conoscono da tempo, ma con il tempo che si spende alla ricerca del fratello e della sorella che stenta a comprendersi comunità. Vivere la missione dovremmo aver imparato è semplicemente vivere la gioia quotidiana  da condividere con coloro che incontriamo lungo la strada. Colui che era incappato nei briganti lo si incontra ancora oggi ed è coperto di debiti, si sente abbandonato da tutti, è colui che ha una malattia grave dalla parabola del buon samaritano sappiamo che può capitare che vivano una disponibilità maggiore coloro che stanno meno tempo in contatto con il tempio. Però conosco anche molti fratelli e sorelle della comunità che si dedicano con passione a questa missione e tutto viene vissuto con grande dedizione e pace interiore in nome e con l'aiuto di Gesù Cristo, anche per questo la comunità cammina con entusiasmo anche se i limiti appartengono ad ogni esperienza umana.

Chi riesce a rompere il muro della ufficialità e penetra nell'intimità del cuore del fratello scorge situazioni inimmaginabili ma vere, questo dobbiamo sempre cercare per fare in modo che la vita di comunità sia la vita dell'amore di Dio che si manifesta nell'amore verso i fratelli, quei fratelli che Dio stesso ama e che ci incoraggia ad amare nella certezza che è questa la vera gioia. Ci riusciamo, non ci riusciamo? Non sempre è facile, però è sempre bello non scoraggiarsi prima di provare. Il Signore ci chiede di creare una relazionalità semplice e serena, pacifica e gioiosa, rispettosa dei limiti e orientata a superarli con impeto. Non sempre ci si riesce? E' vero se fossimo noi da soli a doverlo fare sarebbe terribile, per questo è bello avere coscienza che Lui si accompagna alla nostra vita, ci precede nel cammino da percorrere, per cui tutto diventa più agevole ed entusiasmante. Non sempre ne siamo coscienti? Non è importante, quello che conta è la certezza di voler godere della Sua amicizia e della Sua compagnia. La preghiera alimenta questa certezza e la speranza che non siamo mai soli, mai abbandonati ma sempre amati sempre cercati. Sento vivo il desiderio di augurare buona serata a tutti voi, con le vostre famiglie e grazie per la vostra amicizia e la vostra dedizione alla vita della comunità. 

3 ottobre - Oggi riprendiamo la Formazione Biblica, è l'energia quotidiana che nutre la vita spirituale, ritengo non solo dei cristiani ma di tutti coloro che la leggono, porta più frutto in coloro che la leggono con fede, ma ritengo porti ugualmente frutto in coloro che non hanno fede ma la leggono con cuore sincero. Sappiamo abbastanza bene che è la storia del popolo ebraico (dell'oltre fiume, nomadi) letta alla luce della elaborazione successiva e codificante che ne fece il giudaismo. Per noi cristiani nel primo secolo  è stata aggiunta la raccolta delle tradizioni legate agli avvenimenti della vita di Gesù di Nazareth e dei primi passi legati alla diffusione del Suo messaggio. Inizialmente, nei primi decenni ancorata alle tradizioni della Sinagoga e che poi, seguendo di più l'impronta ellenistico/romana sarebbe diventata la Chiesa di Gesù Cristo. Tutto qui. Potrebbe dire più di qualcuno? Certamente no, in questo quadro vanno necessariamente inseriti, per avene una comprensione piena, la volontà da parte di Dio di comunicare il Suo amore attraverso gli avvenimenti di questo popolo, il protagonismo dello Spirito nella redazione dei testi e il messianismo di Gesù, chiave di lettura ineludibile anche per i testi della Prima Alleanza.

    Ma a noi che viviamo in una cultura diversa, in una società diversa, con uno stile di vita diverso, con relazioni familiari diverse cosa può comunicare di tanto interessante? Intanto vuole incoraggiare a leggere la nostra vita orientandola in chiave verticale e non solo, come propone il nostro tempo, orizzontale. Poi educa all'interiorità, cercare valore in se  e non solo nei valori esteriori, incoraggia a vivere e a generare rapporti di fraternità universale con tutti e non solo con coloro che conosciamo, o più semplicemente solo con quelli della nostra casa. Ma soprattutto aiuta a guardare con fiducia sia a coloro che ci sono accanto che verso il futuro in contrasto con il catastrofismo  che quotidianamente viene riversato nelle nostre case. Insomma uno si alza al mattino sostanzialmente sereno e riposato, apre il televisore e i vari telegiornali ci donano una quota di disperazione e di distruzioni dell'oggi nelle varie parti del mondo, poi il cristiano dovrebbe chiudere il televisore e aprire la Parola di Dio per la dose ordinaria di speranza e di amore da vivere e da trasmettere ai propri figli, a coloro che vanno svegliandosi e hanno bisogno di sentirsi amati, per affrontare la giornata con gioia.

    Tutto questo noi lo esprimiamo con la parola preghiera intendo con questo termine tutto ciò che ci permette di andare oltre noi stessi, oltre le nostre forze e vivere un affidamento sereno a Colui che accompagna la nostra vita, ci dona pace e ci incoraggia a continuare sempre sulla via del bene. Se viene meno questo affidamento il rischio che corriamo è quello di non riuscire a vivere sulla via del bene, della dedizione agli altri o più semplicemente di crollare, non riuscendo a cogliere le motivazioni necessarie che ci dovrebbero spingere ad andare controcorrente. La preghiera ha la sua via rituale che chiamiamo liturgia delle ore, che esige ascolto, meditazione, silenzio. Ma poiché ha il suo nucleo portante nell'azione dello Spirito Santo, si può vivere in tantissimi modi diversi e tutti ugualmente validi. Siamo stati educati a parlare dei carismi come via ordinaria della manifestazione della potenza di Dio nella fragilità dell'uomo. Ebbene siamo incoraggiati a percorrere vie diverse, seguendo gli aneliti spirituali che lo Spirito suscita in ciascuno di noi, senza aver paura di disorientarci purché il nostro cuore rimanga affidato al Signore e aperto all'amore verso i fratelli.

    E la Bibbia? Rimane il punto di riferimento ineludibile, ogni qualvolta abbiamo bisogno di ritrovarci realmente, la apriamo e contemporaneamente apriamo  il nostro cuore. Ci possiamo rendere conto, con semplicità e immediatezza, che nella diversità delle situazioni e degli avvenimenti che narra, parla anche di noi e della nostra vita. E' vero parla anche di distruzioni, di tragedie che si accompagnarono alla vita del popolo di Abramo, ma parla anche della consolazione, della compagnia  che Dio donava loro con la Sua presenza paterna e materna, con la Sua volontà di proteggerlo, di non lasciarlo solo nelle difficoltà della vita. In una società come la nostra che genera la paura verso l'altro e un grande senso di solitudine anche all'interno delle proprie famiglie,non possiamo che cercare più seriamente il valore da dare alla nostra vita e da testimoniare anche a coloro che neanche conosciamo ma che comunque ci osservano e cercano in noi quegli atteggiamenti che ormai non sperimentano più da tempo. Tutto questo non è mai automatico, esige sempre uno sforzo mentale e affettivo, occorre rigenerarsi sempre, instancabilmente nei pensieri e nell'amore, perché la presenza di Dio in noi porti i frutti di pace, ai quali tanti anelano ma che non sempre perseguono, anche perché non ne conoscono la via.

2 ottobre - Oggi secondo la prassi storica è il secondo giorno di scuola, mi alzavo più presto, prendevo i quaderni uno a righe e uno a quadretti e scendevo alla piazza dove era ubicato l'edificio o per meglio dire le stanze dove facevamo lezione. Niente cartelle, niente libri almeno per i primi mesi, dovevamo fare le linee (le aste) negli spazi dei quaderni per come ci insegnava il maestro, era uno solo/a insomma tutto più semplice e lineare. Ogni tanto ci portavano a raccogliere gli asparagi, altre volte i funghi da consegnare rigorosamente al maestro che li doveva verificare della loro bontà, insomma ottobre passava così. Oggi è una bellissima giornata, dopo una notte tormentata da una pioggia benefica, era tempo che non pioveva per cui è stata una benedizione per la campagna. Questo giorno è contrassegnato dal ricordo dei Santi Angeli, per cui il ricordo non può che andare ai tanti pargoletti che il Signore ha inteso chiamare a se, prima del tempo convenzionale. Ma è anche il giorno della preghiera per le famiglie che non hanno mai dimenticato il dramma del distacco.

    Insomma un giorno carico di ricordi e di impegni. Ho anche proceduto alla potatura del Cerro dei pensanti, potranno in questo modo sostare meglio senza imbattersi nelle fronde ripiegate sulla panchina. Certo il mondo del parroco per istituzione è sempre leggermente staccato da quello ordinario, più lineare e, se non percorre vie altre,  molto più armonioso nella sua complessità. La famiglia è permeata dagli affetti familiari, dagli equilibri affettivi, dagli impegni economici e sociali che la gestione della vita familiare comporta. Poi c'è il mistero della vita che continua orientata alla crescita, questo obbliga a staccare tanti cordoni ombelicali, aprendo all'autonomia delle scelte e delle situazioni della vita. Non tutti sono educati a questo, alcuni per motivi ancestrali legati alle situazioni della relazionali della propria famiglia, altri per incapacità educativa a comprendere l'importanza di orientare la crescita all'autonomia dei figli. Avendo chiara la coscienza che chi prima chi dopo debbono percorrere strade diverse dall'ambito familiare nel quale si cresce.

     Di fatto però in modo cosciente o incosciente arriva il tempo della migrazione, per cui si parte per studiare, per lavorare, per sposare, alcune volte si parte per fare vacanza ma non è per tutti. Generalmente si parte ogni giorno per andare al lavoro, ed è la costruzione della vita quotidiana che non è meno impegnativa rispetto alle attività straordinarie. Poi c'è il percorso mentale, i peneri camminano in libertà è impossibile trattenerli, allora può accadere che si pensi a cose diverse rispetto a quello che si va facendo. Ritornano visi e situazioni che rallegrano o rattristano a secondo dei ricordi che trasmettono. Questo permette di vivere la gioia anche quando si è al lavoro, anche quando si cerca di portare avanti il dono della famiglia, sono i visi dei propri cari e le tante emozioni che i loro sguardi riescono a comunicare. E' un po' come quando si guarda un panorama, se si ha tempo non si smette mai di contemplarlo, ci sono troppi particolari che meritano la nostra attenzione, Così è anche per la vita, è troppo complessa per essere colta in modo semplificato. Allora non posso che augurarvi un inizio di giornata bellissimo e contemplativo, ogni istante merita la nostra attenzione anche perché, semplicemente, la vita  fatta di istanti che si susseguono, nulla deve essere disperso o trascurato.

28 settembre - Una giornata luminosa, rischiarata da un sole intronizzato e inamovibile, clima fresco che ci richiama le cime del Pollino che avvertono l'esigenza di imbiancarsi con le prime nevicate, ma intanto ci fanno gustare il vento che purifica l'aria e ci dona di respirare a pieni polmoni. Nel frattempo, anche se in modo frettoloso siamo incoraggiati a cambiare indumenti, onde evitare i classici acciacchi dovuti all'assenza delle mezze stagioni. Ma, almeno per adesso, tutto procede con serenità e nella pace. Ci prepariamo a vivere la festa degli Arcangeli con la memoria del mio predecessore Don Michele, non meno importante per noi deve apparire la festa degli Angeli che necessariamente leghiamo alla memoria dei nostri Angeli Custodi che ci accompagnano e ci proteggono con la loro presenza e i loro occhi vispi, alcune volte mi sembrano più smalignati rispetto alla loro innocenza infantile, d'altra parte gli anni passano anche per loro, però a me sembrano sempre sorridenti e bisognosi di essere ricordati dai loro cari e anche da noi che li abbiamo tanto cari per la serenità che ci donano.

    Ci prepariamo a vivere un week end sponsale, due belle coppie, necessariamente molto diverse tra di loro e nelle emozioni che si accompagnano a questa scelta esistenziale, che certamente trasformerà la loro esistenza. Coniugare l'amore vicendevole in un impegno sponsale non è abituale ai nostri giorni. E' prevalsa la mentalità della convivenza, per cui diventa un avvenimento di comunità celebrare questo sacramento. Ritengo che in questa scelta non ci sia nessuna opposizione alla vita di fede, la fragilità della mente umana spesso orienta le scelte per come fanno tutti e ritengo che anche in questo caso valga questo atteggiamento. Lo so è un po' svilente il protagonismo della persona, ma il mondo è così. Come faccio ad affermare questo? Semplice, anche chi convive poi chiede di accedere alla vita sacramentale e di poter vivere gli impegni sacramentali di padrino o madrina. E' evidente che non c'è una comprensione piena degli insegnamenti della Chiesa su queste situazioni, però è il mondo di oggi che stenta a rischiarare di luce vera i meandri del cuore e della mente. Manca la riflessione e soprattutto manca il tempo della meditazione, per cui l'elaborazione e la prassi della dottrina viene generalmente affidata alla memoria di quanto ricevuto negli itinerari sacramentali dell'infanzia e della preadolescenza.

    Intanto è bello il fatto che il tutto accada nella settimana missionaria della contemplazione, per cui sarà una occasione privilegiata per parlare e riflettere la bellezza della contemplazione dell'amore umana, manifestazione dell'amore di Dio, ma caratterizzato dalle mille situazioni che ogni coppia, ogni famiglia riesce a personalizzare e trasmettere nella bellezza della propria vita coniugale. Certo sappiamo bene che ci sono anche tante situazioni di crisi, ci sono anche tanti matrimoni legati ai bisogni sociali, insomma la casistica la conoscete molto meglio di me, però quando accade che si arrivi a un matrimonio contrassegnato dalla passione,  dall'amore, costruito con sacrificio non dobbiamo fare altro che gioirne e pregare perché il Signore gli doni proseguire saldo quale segno dell'amore che Lui nutre verso ciascuno di noi. E quando questo non accade, certamente dispiace però non dobbiamo creare tragedia, la nostra è una società fragile negli impegni del cuore, per cui dobbiamo comunque gioire di un amore condiviso per il tempo in cui riesce ad esprime questo impegno. Quando tutto questo per molteplice motivi viene meno? Dobbiamo incoraggiare al cuore indiviso e al cuore che si dona, in molti casi al bene dei figli e alla gioia di poter continuare a costruire la bellezza della vita familiare.

26 settembre - A dopo. Come sempre, prima o poi, il dopo arriva. Eccoci qua con l'autunno che avanza impetuoso con ampie folate di vento cerca di farsi largo in una estate che faceva fatica a chiudere le porte. Con l'autunno si svuotano le spiagge, le strade e si riempiono le sale, anche le scuole vivono meglio la loro missione, insomma lasciamo le immagini che ci hanno accompagnano nella gioia della festa, accudire i fiori con affetto accanto ai nomi dei nostri angeli, guardare con lo stupore dei bambini un palloncino che si innalza nel cielo, i fiori resi più splendenti dalla luce del sole,   la coccinella che cammina anche se con più preoccupazione sul pollice dell'amico di turno, e varchiamo la soglia di ambienti nuovi che ci chiedono di elaborare in modo nuovo la nostra cultura, di guardarci intorno, di cercare nuovi volti, altri compagni di viaggio. Siamo incoraggiati a vestire i panni più seri e riflessivi di chi deve costruire, con impegno e sacrificio, un altro passo della propria vita. Tutto riprende con una naturalezza sorprendente, d'altra parte ci si era preparati da tempo a questo appuntamento, ma proprio per questo non manca di far emergere sorprese nella speranza che siano sempre positive, per i nostri giovani, i nostri figli. Inizia il tempo della semina, parafrasando l'ambiente rurale, è il momento di preparare il terreno che deve accogliere i semi, i semi sono ciò che  già abbiamo, la certezza è che seminati e accuditi con sapienza porteranno semi nuovi nel granaio della nostra mente. 

     E' il mistero della comprensione e della conoscenza che si dilata e si espande a dismisura, basta coltivarla, farla esprimere, ci sorprenderà sempre perché è troppo ampia, impossibile da possedere, ha la presunzione di poterci possedere anche non sempre accade. Lo stupore della scoperta ci deve guidare e ci deve incoraggiare il resto è opera della elaborazione celebrale, vissuta con la dedizione del cuore. Certo se la conoscenza si lascia visitare dalla sapienza allora l'opera della conoscenza è perfetta, altrimenti certamente il progresso comunque rimane, ma corre il rischio di orientare la vita in modo orizzontale e non verso l'alto, come purtroppo spesso accade. Insomma prevale il progresso economico e non la dedizione spirituale, come tutti possiamo constatare prevale il valore del denaro e non il valore della persona. Nulla di particolarmente negativo, se contemporaneamente ci sono persone che dedicano la propria vita alla crescita spirituale, si genera in questo modo una azione compensativa, complementare, che però non può mai diventare sostitutiva. L'impegno che deve accompagnare l'umanità perché progredisca secondo il disegno di Dio esige che ogni persona concorra al bene comune, altrimenti faremo sempre più fatica a rendere vivibile la terra come ambiente da coltivare e da custodire dove trionfa la giustizia e la pace.

23 settembre - Una giornata bellissima, per meglio dire una Domenica bellissima, che merita il tempo necessario per essere riflettuta e raccontata. E' vero oggi è lunedì, però volendo si riesce a fermare il tempo, per cui arbitrariamente preferisco restare ancora a Domenica, una Domenica spesa per operare per la Salvaguardia del Creato, sostando in mezzo ai ragazzi, mettendo le piante al Parco degli Angeli, cercando un dialogo con le istituzioni, stando insieme con i catechisti che sono il dono più prezioso che il Signore ha fatto a questa comunità. Insomma tutte cose e situazioni che meritano di essere comprese nella loro bellezza e nella loro autenticità. E' inutile ricordare sempre che il dono più bello è la presenza dei ragazzi che tornano con le attività di formazione cristiana alla vita sacramentale, è evidente che la gran parte viene per questo, anche se la proposta formativa attiva può generare maggiore interesse e partecipazione, però alla prova dei fatti anche quest'anno su quarantadue ragazzi della nostra parrocchia che hanno ricevuto la Confermazione, per adesso solo due hanno scelto di continuare il loro cammino di formazione cristiana.

     La statistica è chiaramente passiva, per cui non aggiungo commenti. Lo scrivo non perché dobbiamo flagellarci o capire dove è il fallimento della proposta, io penso che ciascuno faccia pienamente il proprio servizio con grande dedizione e gioia, il problema semplicemente è che la vita della comunità cristiana con i suoi valori, le sue liturgie, i suoi incontri formativi e aggregativi  e via a seguire non attira e non emoziona i giovani, che scelgono altri modi per spendere il proprio tempo e il proprio impegno creativo. E' il processo di scristianizzazione della società che avanza anche dalle nostre parti, ma tutto questo è normale di fronte a una lotta spietata contro la Chiesa che fanno molte potenze economiche e politiche. Di tutto questo non sempre noi credenti siamo coscienti, per questo nelle comunità parrocchiali spesso si assiste alla comica dei litigi tra i laici impegnati, o che si ritengono tali,  i quali invece di dedicarsi alla evangelizzazione ritengono di poter spendere il proprio tempo a litigare gli uni con gli altri.

     Quando questo accade a livelli più altri della gerarchia ecclesiastica, basti pensare ai ripetuti attacchi contro il Papa, la comica diventa tragedia, perché semplicemente a destabilizzare la Chiesa dall'interno e di fronte a questa opera diabolica dobbiamo solo pregare. Ritengo di poter affermare che contrastarla con mezzi umani non è opportuno, semplicemente perché il male è più accanito contro il bene, dobbiamo avere fiducia nell'aiuto di Dio. Confidare in Lui, che è la nostra forza. Ma questo significa arrendersi al male, umanamente parlando certamente potrebbe sembrare così, ma noi siamo cristiani e dobbiamo usare gli strumenti spirituali per combattere il male altrimenti corriamo il rischio diventare anche noi strumento del male, con la falsa giustificazione di farlo a fin di bene.

    Ero partito così bene, ma poi mi vado perdendo nelle mille situazioni dei problemi della Chiesa e del mondo. Il primo impatto del battezzato è con l'aula liturgica, per cui è importante che appena uno entra in chiesa si renda conto di cosa tratta oggi la liturgia. Per cui è stato bello ornare l'altare con l'arcobaleno con tutto ciò che la simbologia biblica ci trasmette in questo segno di alleanza tra Dio e l'uomo, ricordo che l'altare è il segno dell'alleanza in Cristo, che è compimento delle altre alleanze, con Abramo nella circoncisione, con Mosè nelle dieci parole al Sinai, in Isaia con la promessa dell'Emanuele, in Ezechiele con lo Spirito che trasforma il cuore, e ancora altre alleanze che nei secoli Dio ha contratto con l'umanità per manifestargli la sua vicinanza e il suo sostegno. Poi le piante per ornare i nomi degli Angeli custoditi nel Parco, ogni tanto vengono spezzate, ogni tanto seccano insomma occorre sempre sistemare perché la speranza della vita che continua non venga mai meni o sia semplicemente trascurata. Le cose non si fanno una volta per sempre ma devono necessariamente essere sempre riproposte, per diventare l'oggi della comunità e non correre il rischio di restare il ricordo della comunità.

    Infine la vera gioia è la partecipazione gioiosa dei ragazzi che non sono una cornice ma semplicemente sono insostituibili perché tutto diventi festa, semplicemente stando insieme. Bella anche la dedizione alla vita comune dei catechisti e degli animatori. Certo la perfezione è del Paradiso, ecco perché non mancano occasionali screzi o più semplicemente atteggiamenti di disamore, anche in questo caso è opportuno non dare eccessivo peso e incoraggiare alla crescita della vita spirituale. Semplicemente perché tutto nasce dal non riuscire a fare propria la volontà di Dio, in questo modo si corre il rischio di appassionarsi eccessivamente alla propria storia, nella speranza che resti un atteggiamento occasionale, non del cuore ma semplicemente della mente. La propria storia alcune volte è bella, in questi casi non dovrebbero sorgere ombre verso nessuno, altre volte è semplicemente ombrosa, per cui ogni altra situazione non fa altro che aumentare le ombre interiori. Insomma viene chiesto di  esercitare la pazienza, certo  se l'ombra diventa eccessiva al punto da non far fiorire le altre piante si interviene con la potatura, per fare in modo che tutti coloro che il Signore chiama possano vivere la gioia della vita di comunità. Il cuore indurito si cura con la preghiera, mettendosi in ascolto della Parola e con il discernimento spirituale.

    Merita una sottolineatura anche la disponibilità del Signor Sindaco a incoraggiare l'iniziativa di ripulire alcuni quartieri di Scalea, e di immondizia ne abbiamo raccolta abbastanza, l'obbiettivo è sempre quello di sostenere l'opera dell'amministrazione non di questo o di quello per responsabilizzare gli atteggiamenti dei cittadini. Anche tra i partecipanti all'iniziativa c'è una comprensione sbagliata dell'azione dell'amministrazione, per quanto è possibile cerchiamo, non sempre con fortuna, di aiutare a capire che non siamo noi a dire al Sindaco quello che deve fare o non fare, ma per quanto riesce possibile dobbiamo essere noi a capire e a intervenire in che modo possiamo aiutare e sostenere a gestire la cosa pubblica. Dalla comprensione piena della cittadinanza attiva deriva la coscienza delle proprie responsabilità e della proprie competenze in ordina a quanto possiamo e non possiamo fare perché Scalea possa contare su migliaia di persone e non solo sugli impiegati comunali.

    Allora buona giornata, vi garantisco che ieri è stata molto bella, chi c'era ritengo sia totalmente d'accordo, ma oggi stento a renderla presente, penso una cosa e ne scrivo un'altra, voi direte ma non è possibile, invece è proprio così. Evidentemente non sempre la gioia si perpetua e la volontà di esprimerla viene assecondata, oggi ha prevalso la lettura delle linee di fondo e non tutto ciò che immediatamente meritava di essere ricordato. La preoccupazione del bene esige che si accentui la vigilanza e più è bello il bene, più occorre stare attenti perché corre sempre il rischio di essere distrutto dal male che è nelle stesse persone che vogliono fare il bene. E' un equilibrio delicato che non si deve mai trascurare, questo è il compito del pastore vigilare e sostenere i deboli, vigilare e cercare gli smarriti, vigilare e e conservare l'armonia delle cose create, vigilare nella gioia  per quanto il Signore gli ha affidato di pascere. Alla fine ho scritto quello che pensavo di comunicare. Buon lunedì, e in bocca al lupo soprattutto a quanti fanno i piccoli passi di una nuova esperienza chiamata università. Il Signore vi benedica, vi doni pace  e vi protegga sempre.

20 settembre - Ieri giornata spesa per i giovani, o meglio, i giovani mi hanno dato la possibilità di stare a lungo con loro. Come sempre la mia preoccupazione è entrare nel loro mondo, mentre la loro è quella di tutelarsi da ingerenze esterne. In questo velarsi e svelarsi il rischio che si corre è quello di raccogliere i cocci che nel frattempo vanno a crearsi. Perché la nostra è una società che usa i giovani e quelli deboli corrono sempre il rischio di restare stritolati. Per cui lo sforzo quest'anno sarà orientato a farli crescere come gruppo, non tanto perciò un gruppo che fa delle cose ma un gruppo che sta bene insieme e costruisce un proprio protagonismo diventando una proposta anche per gli altri giovani. Non sarà una impresa facile, ma è la scommessa giusta per restituire alla parrocchia il ruolo che le deve essere proprio, il luogo di fraternità e di accoglienza dove ciascuno, specialmente i giovani, deve sentirsi a casa propria.

     Lo Spirito e la Sposa dicono vieni, è in questa dinamica che deve operare la comunità parrocchiale, fare in modo che i battezzati (la Sposa) che la abitano provenienti da molteplici comunità, regioni e nazioni diverse possa sentirsi accolto nella propria volontà di andare incontro a Gesù (lo Sposo). Che cosa si può opporre a questo connubio di amanti, semplicemente la nostra incapacità di essere pienamente accoglienti, di non riuscire o non volere amare per come ci ama il Signore, ma soprattutto la non capacità di generare figli, frutto naturale dell'amore coniugale e speranza del futuro di ogni famiglia e di ogni comunità. L'amore dello sposo verso la sposa naturalmente è orientato alla nascita dei figli, quando questo no accade si corre il rischio di indebolire la ricerca affettiva e ancora di più arrivare all'incapacità di amare gli altri, fino alla conseguenza di rifiutare l'amore dell'altro, orientando in modo diverso perfino all'egoismo la propria carica affettiva.

    La vita di comunità, famiglia delle famiglie, deve avere alla base la gioia di donarsi, di stare insieme, di cercarsi nel dolore e nella solitudine, di sostenersi nelle difficoltà, di trasmettere pace a tutti coloro che ritengono di averne bisogno. L'amore è un dono dell'uno all'altro e quanto più questo dono è totale, senza riserve tanto più esplode la gioia di stare insieme in modo disinteressato, di non riuscire a fare a meno dell'altro. Ma l'amore esige anche attesa, sacrificio, farsi carico delle debolezze dell'altro, sopportarsi vicendevolmente. Quello che alcune volte non viene vissuto bene nelle coppie giovani è la capacità di vivere la gioia della novità nella ripetitività delle relazioni e degli affetti, anche perché è evidente che la vita affettiva è fatta soprattutto di relazioni che si ripetono nello loro quotidianità e se uno ha bisogno di cosificare in modo nuovo la novità farà sempre fatica a leggere la condizione coniugale come espressione della perenne novità della vita.

18 settembre - Se vuoi sentirti libero cerca dentro te stesso, in fondo al tuo cuore, dentro le tue emozioni, nei tuoi sentimenti ... senza pretendere però la totale libertà, perché chi è completamente libero, spesso, è anche completamente solo. "Bisogna stare attenti nell’allacciare rapporti umani più credibili, più veri. Basati sulla contemplazione del volto. Rapporti umani basati sull’etica del volto, dello sguardo. Dobbiamo sviluppare l’etica dell’altro, arricchirci della presenza dell’altro. Ecco allora la ricerca del volto del prossimo come fondamento, allenamento di pace. Ricerca del volto, non lettura della sigla. Contemplazione del volto, non gelida presa d’atto della funzione. Accarezzamento del volto, non adulazione cortigiana del ruolo. Rapporto dialogico tra volto e volto, non litigiosità feroce tra grinta e grinta... Riconciliamoci con i volti. Col volto di ogni fratello, scrigno di tenerezze e di paure, di solitudini e di speranze. Col volto del bambino che vive già nel grembo materno. Col volto rassegnato del povero, sacramento del Crocefisso. Col volto fosco del nemico, redento dal nostro perdono. Ci riconcilieremo così col volto di Dio, unica terra promessa dove fiorisce la pace". (Don Tonino Bello)

    Iniziamo così la nostra riflessione e anche la nostra giornata. Come sempre i pensieri nascono dal cuore che riflette con amore la realtà nella quale il Signore ci pone, e con la quale dobbiamo crescere nell'amore verso tutto ciò  e verso tutti coloro che Signore ha creato per il nostro bene. Tutto quanto ci viene chiesto è quello di crescere nell'amore e di rispettare con amore ogni cosa, questo genera armonia e ricerca dell'altro. Questo ci aiuta a stare bene con l'altro, con tutti gli altri perché manifestazione della presenza di Dio, incontro con Dio stesso che nell'altro si manifesta per tutto ciò che a me manca e per molti aspetti mi è estraneo.  Possiamo affermare con serenità che la non ricerca dell'altro o la non volontà di camminare insieme con gli altri e rifiuto dell'incontro con Dio, oltre che denota un senso di paura che si accompagna alla propria vita e che spesso ci ci vieta di cogliere nell'altro il dono per il quale il Signore lo pone accanto a noi, Alcune volte noi stessi ci rifiutiamo di vivere come un dono per gli altri.

     E' una giornata molto bella, che merita di essere vissuta con intensità. Anche in questo caso non possiamo che assaporare con semplicità tutto quanto il Signore ci dona e cercare di non distruggerlo con atteggiamenti presuntuosi e o eccessiva signoria sulle cose, gli animali e le persone. Dobbiamo imparare a rispettare in modo sempre nuovo ogni forma di creatura, tutte sono manifestazione della bellezza di Dio, e se vogliamo che il mondo cresca nella contemplazione della bellezza non dobbiamo trascurare nulla di quanto ci vien donato di guardare e cercare in profondità non in modo superficiale. Di toccare con delicatezza senza distruggere senza lasciare segni del nostro passaggio, la relazione deve essere sempre armoniosa e rispettosa della delicatezza della realtà con la quale vivo e nella quale mi inserisco anche occasionalmente. Nulla deve essere distrutto di quanto esiste, perché tutto concorre al bene e alla gioia di vivere.

    La speranza è che ciascuno di noi, nella semplicità della vita di ogni giorno, possa maturare una comprensione sempre piena di tutto questo, crescendo nella valorizzazione sempre più matura dei doni che ci vengono affidati e che noi stessi siamo. Riprendendo quanto affermato inizialmente dobbiamo curare di non assolutizzare troppo il nostro modo di leggere la vita, insomma è importante sposare al di là del valore della propria personalità anche una via mediale, altrimenti il rischio della solitudine è sempre in agguato, o peggio ancora, il desiderio di isolarsi dagli altri con la presunzione che tanto io sto meglio da solo, o ancora io sono migliore degli altri. Lo stare insieme è parte integrane del disegno creatore di Dio, quanto più maturiamo questa comprensione tanto più riusciamo a generare la pace che nasce dal rispetto dell'altro e dalla volontà di camminare sempre insieme con gli altri. Questa è la vita di comunità che tutti siamo chiamati a cercare, amare, costruire. Grazie a tutti per il vostro impegno e buona giornata.  

16 settembre - Ma allora quello che conta è fare delle cose, impegnarsi nel sociale, dedicare la propria vita agli emarginati? In modo immediato, potremmo dire che Gesù sottolinea con enfasi questa dedizione, e anche nella lettera di Giacomo che oggi abbiamo ascoltato nella liturgia festiva, ci è stato ricordato questo impegno. Non dobbiamo però ricordare che in entrambi i casi ci troviamo alla presenza di persone che hanno dato la vita per testimoniare la fedeltà, nella diversità dei modi e dei valori, alla missione loro affidata, Voglio dire che se non è supportata da una forte dedizione ideale e dalla preghiera il rischio che si corre è che il senso della gratuità, che deve accompagnare questa dedizione si possa inaridire, venir meno. Conosco molte persone che pure hanno vissuto intensi cammini formative e iniziative caritatevoli, oggi vivono totalmente incapaci di dedizione, totalmente chiuse nel loro vissuto e alquanto timorose di vivere la donazione nei confronti degli altri. Questo non deve mai scoraggiarci, appartiene all'esistenza della persona che si attraversino varie fasi esperienziali, certo tutto dovrebbe scorrere in una continuità crescente, quanto questo non accade è semplicemente perché la preghiera non sostiene l'entusiasmo della donazione di sé.

     Allora è importante mettere ordine negli entusiasmi che comunque devono accompagnare la nostra vita, senza l'entusiasmo di vivere sarà sempre difficile scuotersi dal torpore dell'apatia che si accompagna all'impegno sociale nel nostro tempo. Anche il cristiano deve fare opera di armonia in se stesso, non ci si butta nelle attività perché piace farle, ma perché lo chiede il Signore, non ci si disimpegna dalle attività perché non piace o non si ritiene più farle, ma perché questa è la volontà di Dio. Che cos'è la volontà di Dio? Domanda semplice per una risposta semplice e immediata, tutto ciò che concorre al bene, non al proprio bene ma al bene. In questi casi direbbe il Santo Padre è sempre bene fare discernimento in modo da percepire nitida, per questo questo è possibile, qual'é la volontà di Dio. Come si fa discernimento: prima di tutto preghiera intensa, poi ricerca interiore, quindi trasparente confronto esterno infine si decide in sé e non in relazione.

     Tutto semplice, tutto complicato? Tutto per come si riesce a maturare la testimonianza della propria appartenenza alla comunità dei credenti, amare se stessi, amare coloro che ci amano e che il Signore ci ha messo accanto, amare tutti coloro che hanno bisogno del nostro amore per costruire al fiducia del futuro. Imparare, abbiamo tanti esempi ai quali ispirarci, prima di tutto i bambini che il Signore ha chiamato a sé e noi abbiamo sempre davanti agli occhi nei loro nomi custoditi nel Parco degli Angeli. Poi sono nostri maestri i bambini che giocano in modo assurdo incapaci di stanchezza sempre carichi di gioia, che guardano alla nostra vita con affetto e donano grande affetto a tutti. Poi sono nostri esempi nell'entusiasmo e nella fragilità, della dedizione e nell'incostanza i giovani che si accompagnano e animano in modo sempre nuovo la vita della comunità. Non mi stanco mai di osservarli e di stare per quanto mi è possibile con loro, non sempre li comprendo e non è necessario, nessuno me lo chiedo a me basta che mi sopportino. Voi mi direte ma Don Cono, ci siamo anche noi. Si, è vero ci siamo anche noi per imparare, nella speranza di essere alunni diligenti e non pigri. Dobbiamo dare loro sicurezza, aprire loro la strada del futuro sostenendo i loro sforzi di autonomia. Buona Domenica a tutti.

14 settembre - Ordinariamente siamo abituati a comprendere la parola Angeli con la categoria iconografica presente nelle nostre Chiese, come dei  dei bimbetti  con le ali, vestitini azzurri o rosacei, oppure vestiti della purità che li caratterizza in atteggiamento di gioiosa contemplazione della figura dei santi e/o parte della stessa gloria di Dio. Nella Parola di Dio è una categoria che appartiene al cielo e che generalmente viene valorizzata da Dio nella sua volontà di dialogare con gli uomini, questa funzione acquista valori molto variegati a secondo della cultura nella quale viene elaborata la situazioni nella quale gli angeli sono inseriti. Ricordiamo che la Bibbia è stata articolata in relazione con la cultura cananea, aramea, egiziana, babilonese, greca e necessariamente ne ha assimilato, personalizzandole nella dinamica monoteista, tutte le tradizione che nella proposta religiosa che queste culture vivevano, in tutte queste culture era profondamente diffuso il culto degli angeli e dei demoni. Ancora di più, potremmo affermare che prima di vivere l'approccio con questi popoli, nella tradizione religiosa ebraica Dio, il Signore a secondo delle parole utilizzate per descriverne la presenza, amava parlare direttamente con gli interessati.

     Le categorie angeliche sono molteplici e variegate a secondo della cultura alla quale si fa riferimento, diventano particolarmente articolate in categorie celesti a contatto con il mondo spirituale ellenista. In questa realtà il mondo celeste viene letto come una gerarchia di purità che Gesù stesso dovrà attraversare sia per incarnarsi che nell’Ascensione per tornare al Padre, sono le sfere celesti degli Angeli, degli Arcangeli, dei Principati,  delle Dominazioni, delle  Virtù e delle Potestà, dei Troni, dei  Cherubini e  dei Serafini,  questo semplificando al massimo occorre ricordare che ogni sfera celeste aveva degli incaricati che avevano la loro potestà sulla categoria angelica.  Insomma è tutto un mondo che a noi sfugge nella sua bellezza e complessità ma anche nelle mansioni che di volta in volta Dio affidava loro. Noi conosciamo solo alcuni dei quali più famosi sono certamente Michele, Gabriele e Raffaele. Mi fermo qui anche perché ad un certo punto della storia della salvezza compaiono le figure che noi qualifichiamo con la comprensione del male, della morte, del rifiuto di Dio lungo il cammino della storia della salvezza sono denominate in modo molto diversificato, ma entrare in questo argomento esigerebbe tanto tempo.

     Purtroppo siamo stati educati a semplificare la codificazione dei termini all'unisono dei contenuti ma in realtà non è così, poiché ogni parola ci trasporta in un mondo religioso diverso che merita la nostra attenzione e la nostra ricerca culturale e spirituale. Voi mi direte ma Don Cono come vi è venuto? In realtà il problema è legato al fatto che non posso concludere perché la giornata è finita, però il discorso era collegato alle foto, vedete se riuscite a completarlo voi.

10 settembre - Ma aprirsi significa anche percorrere strade nuove, conseguire traguardi insperati e mai immaginati, aprirsi a esperienze che si vivono con entusiasmo anche se scomodano dalle abitudini del fare ciò che si è sempre fatto. Tutto questo esige un leggere la vita e le esperienze che ci chiede di vivere in modo sempre innovativo, con una particolare sensibilità al nuovo che la storia propone, chiaramente senza perdere di vista ciò che appartiene ciò che negli anni abbiamo maturato e che rappresenta la nostra sicurezza, ma non deve diventare un peso per gli altri. Ciò che per me è esperienza per gli altri potrebbe diventare soffocamento dei carismi e questo non appartiene al progetto di Dio ma al mantenere sotto controllo gli spazi che reputo parte della mia competenza. Insomma è espressione di pigrizia spirituale ed educativa ritenere di doverci essere per forza, il mondo cammina e con il mondo i giovani che crescono e con i giovani un modo totalmente nuovo di leggere la realtà e anche la nostra stessa presenza.

    A me capita in occasione degli incontri del Clero di guardarmi attorno e rendermi conto di essere uno dei più grandi nel clero diocesano, ma non è questo il problema, mi capita di dubitare di poter essere di aiuto ai sacerdoti più giovani, magari posso anche essere di ostacolo alla manifestazione delle loro capacità, insomma può accadere che anche in questo caso l'esperienza soffochi i carismi. Diciamo pure che ormai potrei essere il direttore spirituale dei sacerdoti giovani ma non ritengo di poter essere per loro un motivo di esortazione, di stimolo  pastorale. Può anche non essere vero, ma il fatto di guardare gli altri sempre nell'esigenza di perfezionarsi mentre poterei ritenermi una stabilità certamente non è quanto il Signore afferma nel suo intervento orientato all'aprirsi.  Non è una brutta giornata anche se è orientata a una comprensione nuova delle azioni da compiere, insomma la si può capire meglio se ci si impegna a leggerla per come vuole essere e non per come immediatamente si mostra.

    Intanto è una giornata libera dall'emozione dell'attesa, per cui si lascia gestire in modo più libero più dinamico, diciamo così, dona la sensazione di potersi muovere in libertà senza avere particolare impegni da vivere e per i quali devi sentirti bloccato, devi aspettare. Alcune volte si vive in modo soffocato, magari sono troppi gli impegni, oppure, più semplicemente,  ritieni di dover vivere emozioni impossibili. Oggi no, tutto è sereno, perfino il cielo nuvoloso di da il senso della pace, del dono, dell'armonia. Abbiamo cominciato con un'alba rosacea, insomma di buon auspicio, poi i soliti impegni, la riflessioni mattutina, oggi si innaffia il prato, dall'alto non scende nulla e allora dobbiamo provvedere dal basso. La preghiera, ecco la preghiera è insostituibile, anche perché i problemi non mancano e le persone interessate chiedono di essere sostenute con perseveranza. I momenti più drammatici sono i problemi legati al tumore, ma non mancano i drammi della vita familiare, la grave situazione del lavoro, le tante marginalità sociali e spirituale. 

    Nella cultura popolare circolava un proverbio, adesso lo sento di meno, beati i preti, che non devono fare niente. E' vero proprio il contrario, certo può accadere che qualcuno viva questa beatitudine, ma la gran parte di coloro che io frequento e ritengo di essere parte anche io di questa categoria combattono dalla mattina alla sera con la seria preoccupazione di non riuscire mai a conseguire i traguardi sperati. La vita del presbitero ai nostri giorni è molto diversa rispetto a quelli che ci hanno preceduto, tra i quali comunque non è raro trovare modelli autentici di dedizione cristiana. Oltre la vita spirituale che deve essere sempre il cuore vero di ogni impegno pastorale si caratterizza con una forte componente sociale, i poveri nelle diverse accezioni che questo termine può inglobare, ci circondano e non dobbiamo fare finte di non vederli, non sempre si riesce a far fronte alle tante richieste dalle quali siamo sollecitati, però è dovere di ogni comunità non deludere coloro che bussano alla porta e aspettano di essere accolti e non di essere rigettati.

     Insomma è il macromondo che ti chiede di uscire dal micromondo e smarrirti in questa universalità che troppo spesso, poiché non siamo educati a queste immersioni,  può generare disorientamento. Dobbiamo imparare a riemergere con bracciate vigorose e armoniche, respirare, sentirsi purificati da questa immersione che apre al senso del vuoto e incoraggia emozioni sempre nuove, inimmaginabili. Smarrirsi senza perdersi ma semplicemente provare ad aprirsi a tutto quanto sollecita di essere ascoltato e chiede un confronto dialogico, attento orientato alla comprensione del dramma vero o presunto dell'altro, che chiede di essere ascoltato, desidera parlare, ma capita spesso che nel nostro tempo nessuno abbia la capacità o più semplicemente il tempo di ascoltare. Ma aprirsi esige una riflessione anche nell'ambito dell'amore, poiché il parlare, l'ascoltare comprende anche queste emozioni di vita affettiva che merita di essere approfondita, proverò a parlarne domani, oggi può bastare così.

9 settembre - Effatà, in italiano corrente Apriti, con molte altre sfaccettature e interpretazioni possibili. Ma prendiamo il suo significato più diffuso e immediato. Cosa vuol dire aprirsi, in che modo e perché, con chi si può, perché farlo. Tutte domande che immediatamente potrebbero essere lette al di fuori dal contesto nel quale Gesù ha espresso questa volontà, Lui aveva di fronte un sordomuto ed ha avvertito l'esigenza messianica di restituirlo alla visione e all'ascolto della realtà che lo circondava. Questa parola riassume in sé tutta la missione di Cristo perché Gesù ci rende “capaci di vivere pienamente la relazione con Dio e con gli altri”. In una società come la nostra dove immediatamente sembra prevalere l'incomunicabilità, abbiamo tutti bisogno di vivere l'incontro con Cristo, creando relazioni in Cristo di fraternità, di comunione avvertiamo l'esigenza innata di relazionarci con gli altri senza falsità e con trasparenza. Soprattutto guardandoci negli occhi cercando la verità del cuore, la sola che spinge all'incontro e alla ricerca della'altro. Guardare per vedere, osservare, cercare; ascoltare per sentire, capire e quanto spesso manca al nostro stare insieme.

    Non dobbiamo mai stancarci di guardare la realtà che il Signore ci pone di fronte, perché nella sua contemplazione possiamo cogliervi tutta la bellezza  le sfaccettature possibili, perché concorra a edificare e a rivitalizzare la nostra esistenza nella ricerca personale e nella vita di comunione, quella comunitaria e quella coniugale, nulla deve essere trascurato di quanto ci viene  donato di cogliere nell'altro e nel creato. Così anche è per l'ascolto, non dobbiamo abituarci al parlare dell'altro ma dobbiamo sempre cercarvi valori e significati nuovi, emozioni nuove nella certezza che è il Signore che vuole dialogare con noi e vuole aprirci alla comprensione sempre nuova del valore che l'altro deve rappresentare. Anche nella disponibilità ascolto non dobbiamo mai dimenticare che oltre le persone sono da ascoltare anche il silenzio che ha un linguaggio che si comprende solo immergendovisi, così le tante creature della creazione anche quelle che alcune volte riteniamo fastidiose, la bellezza dei fiori nei loro mille messaggi, il cinguettio degli gli uccelli, il rumore dello sciacquio del mare, lo scorrere dell'acqua del fiume e via a seguire per come la nostra sensibilità riesce a maturare e a valorizzare.

    Una condivisione passiva delle nostre relazioni ci rende gradualmente estranei e incapaci di relazioni affettuosi, totalmente presi dalle cose da fare che pure sono importanti, ma distratti dalla esigenza di cercare l'altro che mi è accanto ed ha bisogno della mia attenzione e della mia disponibilità all'ascolto.  E' una Domenica molto bella, da vivere nella gioia della vita comune e nelle proprie famiglie, sono i doni preziosi con i quali dobbiamo fare esperienza dell'amore di Dio che ce li ha donati e corrispondervi perché chiede a noi di valorizzarli pienamente. E' un esercizio che non dobbiamo trascurare mai, è il cammino della perfezione evangelica che viene sottoposto alla nostra attenzione per diventare segno anche per gli altri di ascolto e attenzione. La vita cristiana diventa preziosa per tutti quando è testimoniata nella sua autenticità, perché tutti abbiamo bisogno di sentirsi ascoltati e di sentirsi valorizzati. Allora vi auguro di lasciarvi coinvolgere da questa attenzione che Gesù esprime nei nostri confronti e di vivere con grande entusiasmo la gioia di corrispostevi pienamente. Buona Domenica a tutti.

6 settembre - Come iniziare la nostra giornata? Prima di tutto facendo gli auguri a chi ha superato i test universitari, fermo restando che chi è sicuro di farcela, a mio parere, dovrebbe lasciare il posto a chi non ci riesce. Ma intanto ci godiamo i sorrisi e la gioia dei prima passi di tanti giovani, tra i quali anche i giovani che gravitano con entusiasmo nostro e loro negli ambienti parrocchiali,  che si immettono in un mondo totalmente nuovo ma totalmente loro, quello della cultura. Quanto studio c'è nella nostra vita e in quella dei nostri figli, quante nozioni, quanti corsi, quanti studi, quanti incontri e aggiornamenti, poi ad un tratto sembra che i libri non appartengano più alla nostra vita. Anche per questo è bello leggerci in continuità nelle loro potenzialità in molti di noi sopite o distratte da altri interessi. Il primo gruppo non sembra immediatamente di giovani, però si cerca di imitarli, per cui serata di relax con il team dei Custodi del Parco degli Angeli. Il secondo gruppo ritengo si legga immediatamente come la luce nuova che rischiara, con una certa stabilità, il cammino della parrocchia. stanno festeggiando gli 'enta Ne abbiamo anche altri che appartengono ad altre esperienze pastorali, ma questi sono gli Animatori, basta la parola. Qualcuno si affaccia alla vita di comunità e, con i suoi occhietti vispi, cerca di capire in che mondo viene immessa mediate il battesimo. Poi abbiamo un gruppo che festeggia gli 'anta, farei fatica a dire chi dei tre è la festeggiata, per cui fate voi.

     Momenti di serenità e di gioia familiare nella comprensione più bella della parrocchia quale: famiglia di famiglie. Ma la vita della comunità è fatta anche di sofferenza e di solitudine, di drammi familiari. Proprio in questi giorni il Signore ha chiamato a se Raffaello, un papà che dopo una lunga e dolorosa lotta contro il tumore ha ceduto alla pressione di questo male, ancora una volta la famiglia delle famiglie ha avuto la capacità di stringersi attorno al dolore dei suoi cari in una corale preghiera di conforto e di sostegno. In queste occasioni dai visi, traspare tutta la gravità della responsabilità che si accompagna alla vita di chi deve costruire e custodire la vita familiare. La nostra è una società violenta che non rispetta la vita, non rispetta la persona per cui, chi mette al mondo dei figli, sa bene di doversi preparare al combattimento quotidiano della difesa della loro dignità e alla lotta per procurare il pane quotidiano che assorbe quasi totalmente le energie di ogni papà e di ogni mamma, nella diversità dei ruoli e degli impegni quotidiani. Molte famiglie hanno bisogno di essere sostenute, dal punto di vista  spirituale, ma anche da quello economico. Come parrocchia più di una volta il cuore dei fedeli si è aperto ai bisogni gravi della comunità, mi ha fatto capire che la gente, se sollecitata, è sensibile ed è disponibile ai bisogni dell'altro. 

     Anche la vita del parroco, che è il papà di tutti, deve essere divisa tra la gioia e il dolore, nel sorriso e nel pianto. Insomma deve educarsi ad essere partecipe di ogni esperienza di vita che si accompagna alla responsabilità di custodire e pascere la comunità che viene a lui affidata. Tutte cose risapute, ma è bene ripetersele anche perché si può correre il rischio di vivere questa missione come impiegati di un ufficio pubblico, che non mette al centro tanto la persona con la quale e per la quale pregare, da servire, da cercare, da amare ma carte da produrre e relazioni istituzionali da rispettare. Come ogni realtà molto è legato al carisma della persona alla quale viene affidato un incarico, un ufficio, un ministero può vivere l'incarico da burocrate oppure da servo, tutto qui come qualcosa da fare o con il cuore di farlo con dedizione e gioia. Tutto sommato è una giornata calma, da vivere con serenità. La comunità dei credenti si sta preparando alla Festa della Madonna del Lauro, a Scalea da molti decenni patrona dei marinai, ancora una celebrazione mariana che apre alla comprensione della vergine Santa come una presenza attiva che apre alla speranza e alla pace interiore soprattutto per coloro che corrono il rischio di dover vivere in mezzo alle tempeste della vita.

    Il cuore, non sempre è positivo ragionare con il cuore. Però è con questi atteggiamenti che si maturano le esperienze più belle, puoi leggere il bene dove tutti dicono il male, puoi costruire pace e armonia dove tutti vorrebbero distruggere, non hai mai come punto di riferimento i tuoi interessi ma quelli degli altri, puoi amare e perdonare anche chi ti odia. Infine scopri tantissimo bene e affetto anche in persone che non conosci e che comunque ti cercano e ti trasmettono tanto amore. Ma amare non apre anche a delusioni, fallimenti? Certamente no, se lo si vive nella gratuità vera, senza finzione, se non si cerca il proprio tornaconto o il ricambio. Insomma deve essere l'amore gratuito che ci ha insegnato Gesù con la Sua dedizione nei nostri confronti fino alla donazione di se sulla Croce. Ma se gli altri ti tradiscono, ti offendono, ti disprezzano, Gesù lo dice con largo anticipo: prima di voi lo hanno fatto a me. Sono parole che donano pace e aprono alla certezza che il bene è infinito e non verrà mai meno anche grazie alla nostra piccolissima e debolissima ma insostituibile testimonianza. Come avrete capito è una giornata positiva, perciò auguri di ogni bene a tutti voi.

31 agosto - Il Signore ci dona una luminosa giornata di sole e di clima mite, insomma ci stiamo addentrando nell'estate settembrina. Una stagione sottovalutata nella sua bellezza, anche perché i ritmi lavorativi impongono l'abbandono delle spiagge e impongono il rientro a quanti sosterebbero volentieri nei luoghi di relax e di vacanza. Certo potremmo approfittarne noi residenti, ma un po' la stanchezza dell'estate, un po' i conti che non sempre si trovano,un po' gli impegni dei figli che riprendono con rinnovato vigore, insomma il mare e il clima mite vengono messi da parte e ci si immerge negli impegni della vita ordinaria che sono immediatamente più pressanti. La vita di comunità scorre con serenità nella preparazione ai ritmi ordinari della vita oratoriale, che caratterizzano la nostra parrocchia e ne esaltano la presenza nel territorio. Ho già detto altre volte che chi rende bello sostare e operare a San Giuseppe Lavoratore, oltre la bellezza dei mosaici che incoraggiano a leggere la propria vita in Gesù, sostenuti dai nostri Angeli Custodi, è certamente la presenza di tanti bambini, ragazzi e giovani che alimentano stabilmente la gioia e incoraggiano per quanto è possibile la vita comune,  da condividere con una certa stabilità.

    In questo contribuisce in modo abbastanza stabile anche il Parco degli Angeli diventato ormai un attrattore di vita familiare, per cui sin da bambini si abituano a vedere la parrocchia come un luogo di vita e di pace per la vita familiare. Come vedo questo anno pastorale che va ad iniziare? Bellissimo. Ma Don Cono ci saranno dei problemi, delle difficoltà? Niente di insuperabile, sarà bellissimo. Oltretutto avrò modo di poterlo vivere meglio, con più stabilità e anche con più continuità, il resto come sempre lo deve fare il Signore. Noi lavoriamo per Lui e non abbiamo nulla di nostro da tutelare. L'opera è del Signore noi, per quanto ci è possibile, evitiamo di fare dei danni particolarmente gravosi per la vita di comunità. Devo ammettere che il Signore non trascura e non abbandona ma sempre dona energie nuove per la vitalità della vita di comunità. Come sempre alla verifica emergono difficoltà, situazioni di stanchezza, possibili vuoti nel servizio educativo ma poi interviene il Signore, di certo Lui non usa l'estate per fare vacanza,  e tutto si riequilibra diventa particolarmente sereno, si affronta con gioia, guardando con simpatia anche ai volti nuovi che si inseriscono nella vita di comunità, che per adesso hanno un sorriso e non sempre un nome ma di certo diventeranno parte della nostra grande famiglia con i loro nomi e i loro sorrisi.

    Certo tutto questo deve essere sostenuto dalla preghiera, in questo ringrazia quanti si sono resi disponibili per rendere costante al preghiera nella nostra parrocchia, li incoraggio a perseverare perché ne abbiamo tutti bisogno. Dalla preghiera dipende la nostra serenità, la gioia di servire la comunità, ma soprattutto la generosa disponibilità al servizio verso i più poveri e abbandonati. La preghiera è l'elemento naturale che alimenta ogni disponibilità ed è sempre la preghiera che ci garantisce che la gratuità di persone sempre nuove,  disponibili a operare per il Regno di Dio, non verrà mai meno. La preghiera rende viva e operante l'azione del Signore che apre alla riconciliazione e alla gioia di condividere la propria storia, con quella dei fratelli e delle sorelle con i quali il Signore ci chiede di vivere la gioia della vita comune. L'importanza della vita di preghiera non sempre viene colta da tutti, anche per questo è opportuno che nella comunità ci siamo persone che con dedizione sincera preghino per il bene e la vitalità di tutta la parrocchia, per ogni necessità del territorio dove si vive e si testimonia la fede. Oggi? Un po' di vita familiare, un po' di relax, un po' di disponibilità per la pastorale più ampia.

    Le cose del mondo? Procedono sostanzialmente bene, va stabilizzandosi la settorialità degli impegni, stiamo cercando di evitare le classiche Vacche di Fanfani, il che vuol dire poche persone per tanti impegni e, come dicevo prima grazie agli interventi dall'Alto ci stiamo riuscendo abbastanza, malumori e malesseri relazionali? Ritengo che tutto questo avrà forse fine solo con il giudizio universale. D'altra parte il compito del parroco è anche questo, tamponare i malumori individuali o collettivi e orientarli in equilibrio relazionale. Certo perché tutto abbia un minimo di speranza di poter riuscire occorre avere fiducia nel parroco, fermo restando che ognuno può avere il confessore che ritiene e il direttore spirituale che sceglie,  il rapporto con il parroco proprio o di adozione come accade spesso ai nostri giorni deve essere quello istituzionale e non altri, a nessun livello, altrimenti si corre il rischi di fare confusione, ci si agita tanto, magari si lavora anche tanto ma non perseguendo il progetto parrocchiale nel quale ci si deve inserire e al quale occorre dare il contributo del proprio impegno, altrimenti  non si conseguono i risultati desiderati. Il primo dei quali ineludibile in ogni impegno parrocchiale è la piena comunione con il proprio parroco ed è la ricerca di sincera comunione con gli altri componenti della parrocchia.

   I problemi emergenti nell'azione educativa, è sempre opportuno non farli incancrenire altrimenti si corre il rischio di fare un danno peggiore, erché se il battezzato che opera in parrocchia non viene corretto in itinere il rischio è che si convinca della bontà della sua azione e coinvolga anche altri nei propri errori. Ancora di più si può correre anche il rischio di far crescere comunelle di amici e non comunità di cristiani, della serie Cicero pro Domo sua. Insomma è importante essere vigilanti e curare con attenzione gli interventi correttivi, questo eviterà di far vivere a scossoni la parrocchia. Certo è importane vivere la parrocchia, perché la parrocchia viva con serenità la propria dedizione alla evangelizzazione e alla comunione, sono questi i doni che rendono preziosa la parrocchia nel territorio, sono doni che contribuiscono all'armonia sociale e alla gioia delle relazioni di fraternità, non solo tra i cristiani ma anche con tutti gli uomini di buona volontà, o che dir si voglia che Dio ama, che abitano il territorio. Il nemico da combattere è il male che ci cammina accanto e che alcune volte abita anche la nostra vita, ricordiamoci sempre che il male non ama il bene e fa qualsiasi azione perché venga eliminato anche dai nostri cuori.

    Chi può aiutarci a sconfiggerlo è solo la fede in Gesù, colui che ha dato la vita per noi. Noi dobbiamo imparare da Lui a dare la nostra vita per gli altri. Dobbiamo concorrere a diffondere il bene solo così il male viene sconfitto o comunque tenuto lontano da noi, dalla nostra città, dalla nostra famiglia. Per cui l'incoraggiamento è questo, non perdiamo di vista il vero nemico della fede ed eliminiamo le tante inimicizie, rancori, odiosità che abitano il nostro cuore, facciamo in modo che grazie alla presenza del Signore nel nostro cuore abiti stabilmente il bene, la nostra mano sia tesa nella generosità e nella fraternità, i nostri occhi sappiano cogliere tutto quanto di buono e di bello  il Signore ci ha posto accanto e ci dona  osservare e di fare esperienza. Il resto per piacere aggiungetelo voi, che siete veramente bravi. Adesso inizia la mia giornata eterna per cui vi libero dai miei pensieri e mi libero dalla preoccupazione della vostra presenza. Buona chiusura di agosto a tutti e felice giornata.

30 agosto - Nel pieno della notte uno scampanellio insistente obbliga ad alzarsi,  immediatamente ho pensato a una emergenza pastorale, poi dal clima chiassoso che percepivo, ho pensato ai giovani che si intrattengono fino a notte inoltrata sugli scalini della chiesa, invece ho potuto e dovuto appurare che erano gli Animatori dell'oratorio nella loro esuberanza giovanile venuti per animare l'inizio del mio 66 anno. Come sempre ai giovani non si può dir di no e allora in qualche modo sono sceso e sono rimasto in mezzo a loro, tutto organizzato per bene: il canto tanti auguri a te, la torta augurale, la bottiglia da stappare, il regalo per le prossime attività oratoriali, ma soprattutto volti sorridenti e gioiosi a differenza del mio che era stanco e assonnato. Tutto molto bene per un ora circa ci siamo goduti un momento di esuberanza e di fraternità, poi come sempre l'arrivo della squadra delle pulizie e poi tutti a riposare. La prima foto? il Team di evangelizzazione del parco chi incappa nell'orario di punta non può che restare estasiato per la dialettica portata avanti nelle discussioni, altrimenti nei momenti di calo, si procede a mantenere e a mettere ordine dove altri stentano a rispettare le regole. Per adesso va bene così.

28 agosto - L'immagine del Misericordioso comincia a delinearsi nella Cappella Feriale, quale cornice ideale per una comprensione più intensa del valore del Tabernacolo, luogo della presenza di Gesù nel Pane Eucaristico, spazio liturgico privilegiato per la preghiera personale e per la ricerca dell'intimità con Dio, Lui è la nostra pace. La Misericordia di Dio è la chiave di lettura della nostra vita e delle nostre relazioni con il mondo, anche se il tempo che viviamo stenta ad emancipare questo valore, però la missione che il Signore ci ha affidato ruota tutta attorno a questo dono, che Lui vuole essere per tutta l'umanità: ogni uomo deve sentirsi amato da Dio, deve sentirsi cercato da Dio, deve trovare in Dio armonia e bellezza. Anche come cristiani spesso viviamo una dinamica diversa, ci piace fare i giustizialisti, chiaramente per gli altri, ma in questo forse il Signore non è molto d'accordo con noi. Anche per questo è importante orientare a Dio il nostro impegno di evangelizzazione, i fedeli devono cercare Lui, noi potremmo sempre deluderli con i nostri atteggiamenti, Lui non delude mai. Troppo spesso ci presentiamo quali interlocutori ineludibili per coloro che cercano l'incontro con Dio, anche per questo molti si allontanano dalla pratica ecclesiale, i fedeli voglio incontrare Dio, Dio stesso li chiama all'incontro con Lui, certo noi battezzati dobbiamo fare in modo che questo incontro sia caratterizzato dall'autenticità e dalla coerenza. 

    Il Parco degli Angeli, alle prime luci dell'alba, splende di una luminosità armonica che esalta i colori e manifesta una vitalità che non è visibile nell'arco della giornata. Vuole essere un angolo di armonia per gli animali e per i bambini, certo tutto deve essere vissuto nel rispetto di tutte le forme di vita che lo abitano. La presenza degli uccelli che vi si nutrono e vi si dissetano. le api che curano il loro alveare, le formiche che lavorano quasi incuranti di tutto ciò che li circonda, i colombi che tubano festosi, alcune volte si intravedono anche i gabbiani e le piche, insomma è tutto un'armonia di presenze molto diverse ma tute ugualmente interessanti. E' una scena bella da osservare con discrezione perché esprime l'armonia con il creato che non dobbiamo mai dimenticare di vivere e rispettare. Tutto è opera di Dio, anche noi, per cui tutto è orientato al bene, all'amore, tutto è luminosità e gioia se vissuto avendo coscienza della presenza di Dio. Certo tutto ha bisogno di manutenzione, è soggetto alla perfezione, e anche alla voglia di trasgressione delle regole, anche quelle più basilari di convivenza sociale, che è molto presente in tanti noi adulti. In realtà fino ad oggi dobbiamo solo lamentare una carenza del sostegno economico, insomma anche coloro che lo apprezzano e lo frequentano non si coinvolge nella gestione del Parco degli Angeli, forse perché si ha la comprensione che ogni cosa deve scendere dal cielo.

 

     Ciò che più immediatamente è in contrasto con l'amore è la violenza, la voglia di affermarsi a tutti i costi sull'altro,  la prevaricazione, la presunzione, l'esigenza di desiderare nei diversi modi possibili la morte dell'altro. E' una dinamica sociale molto presente nel nostro tempo che si può vivere da soli o più naturalmente soprattutto per i giovani e gli adolescenti in  Branco che, altro non è se non il gruppo entro il quale io identifico ed esprimo al meglio me stesso nel bene e nel male. Per alcuni aspetti la dinamica del Branco orienta alla spersonalizzazione di coloro che ne fanno parte, come anche alla deresponsalizzazione delle azioni individuali poiché tutto tutto si deve fare insieme e tutti devono compierlo altrimenti si viene esclusi dal gruppo o, peggio, si viene a propria volta perseguitati. Generalmente il Branco è coordinato da capi più grandi o semplicemente più violenti, coloro che vi aderiscono generalmente vivono una condizione di disagio sociale o affettivo. Non si può definire la categoria sociale di appartenenza è una condizione che può coinvolgere tutti, ricchi e poveri. E' un mondo che noi adulti  guardiamo con sospetto, anche perché i nostri figli corrono tutti il rischio di essere inglobati o esclusi da questa dinamica di vita comune.

    Quando inizia questa dinamica di appartenenza? Molti affermano che è diffusa già nella scuola primaria, ma si radicalizza nella crescita: preadolescenza, adolescenza. Si nutre e si articola  nella solitudine e nella mancanza di affetto, vera o presunta che sia, queste sensazioni sono personali e raramente gli altri, anche tra le persone più care, ne condividono o ne avvertono la condizione. Di fatto ad un certo punto ci si rende conto di avvertire il piacere sottile di fare del male all'altro,o perché più bravi nelle varie competizione e affermazioni didattiche, o semplicemente perché antipatiche, o anche semplicemente per il gusto del dispetto. Dentro ciascuno di noi è presente la tentazione, o il desiderio che dir si voglia, di vivere il male ma lo esprime come elemento di  gioia di chi vive un fallimento interiore, che raramente si percepisce presente  o lo avverte la persona interessata. Poi accadono i fatti eclatanti che fanno emergere con violenza questo malessere interiore. 

    Fatti eclatanti, malessere interiore, violenza istintiva sono termini impropri, perché ogni cosa ha una sua sedimentazione, perché maturi esige il suo tempo, ma in una società distratta come la nostra, che assorbe totalmente la vita orientandola al denaro al guadagno come valore primario, necessariamente marginalizza la persona e i suoi problemi che vengono declassati a impegno secondario. Questo accade a tutti i livelli istituzionali ed educativi, perfino la famiglia o la composizione sociale che chiamiamo famiglia in troppi casi non si capisce da chi è composta realmente, stenta a comprendere che il vero impegno di questa piccola società domestica è la cura della crescita dei propri figli. Troppo presi da troppe cose, poi nel momento del dramma comprendiamo, per alcuni momenti  che abbiamo sbagliato, ma passata l'emozione purtroppo ci si immerge nuovamente in questa società che esige tutto se stessi e dona solo cose, di certo troppo spesso criminalizza l'amore, la misericordia, la gioia del dono di se. Insomma tutti quei valori che rendono bella la vita e meritevole di essere vissuta rispettando gli altri.

    Meritevole in questo caso l'azione dei Parroci di Diamante che hanno voluto incoraggiare l'opinione pubblica e le autorità cittadine su un dramma vero, quello dell'uccisione violenta di Francesco che per alcuni momenti ha interrotto il ritmo ordinario dell'estate. Il mondo della notte ha esigito  ancora una volta il suo tributo di sangue e gli è stato donato. Questa volte è toccato a questo giovane ma poteva capitare ad altri in un luogo qualunque, anche perché è un orario ed è un periodo dove alcool, droga, esaltazione di se abitano in modo stabile su tutto l'alto Tirreno, come accade tutto questo? Semplice per amore di guadagno che genera l'inosservanza delle regole. E' estate e questo genera l'eliminazione di ogni ordinaria regola di vita familiare, molti genitori vivono come un dramma e con grande apprensione, ma impotenti, questo tempo e queste situazioni.

    Nel suo messaggio ai giovani Mons. Vescovo ha ricordato che questa notte Francesco non è tornato a casa, all'affetto dei suoi cari, la speranza è che incoraggi a riflettere e a correggere stili di vita che non orientano al rispetto dell'altro le proprie energie e i valori esistenziali. In questi momenti ci si rende conto dei valori veri che abitano il cuore dell'uomo, in silenzio camminando si riflette, si dialoga interiormente, si cerca  di capire, si prega per i propri figli, si spera e si desidera fortemente di poter vivere  in un modo  migliore. Poi ci sono le parole, le analisi, la cronaca dei fatti tutto sostanzialmente inutile orientato a generare clamore, troppo spesso i media si nutrono dei drammi delle persone che propongono come spettacolo per intrattenere gli utenti possibili, più il dramma è gridato più è seguito. La verità delle cose è più semplice i giovani sono fragili e hanno bisogno del nostro tempo, del nostro affetto, della nostra presenza. Hanno bisogno del nostro amore sia Francesco, sia colui nel quale si è scatenata una violenza omicida, tutti e due appartenevano e vivevano come popolo della notte.

26 agosto - Può anche essere che tutto sia accaduto per esaltare la bontà, quale via privilegiata di fedeltà cristiana, della vita consacrata, però di fatto la scelta della famiglia non ha goduto nei secoli cristiani della necessaria valorizzazione in quelli che sono i doni che le sono propri: piccola comunità di fede, luogo naturale della nascita dalla vita, cellula fondamentale della società umana. Solo negli ultimi decenni si vanno valorizzando i santi divenuti tali nella condizione sponsale, cominciando dallo stesso San Giuseppe che Papa Benedetto XVI ha inserito stabilmente nei Canoni della Chiesa Cattolica come Suo Sposo riferito a Maria la Madre di Gesù. Anche di alcuni Santi sposati nell'iconografia tradizionale non sono mai raffigurati con la propria famiglia Marito Moglie e Figli, ma sempre da soli, trascurando il fatto che la Santità si vive insieme e si consegue insieme con i propri familiari. Però la via è stata intrapresa per cui sarà necessario il trascorrere dei secoli, ma San Gioacchino sarà sempre più visibile accanto alla moglie Anna, certo faremo più fatica a trovare San Pietro e gli altri Apostoli con le rispettive Mogli e i loro Figli visto che quasi tutti erano sposati, a parte Paolo fariseo e scapolo che pur arrivando dopo, in qualche modo li mette tutti in fila.

     Quanti papà e mamma hanno dato la vita per la fede nei tanti periodi di persecuzioni dall'inizio della presenza cristiana fino ai nostri giorni, impossibile da conoscere, ma dovrebbe essere impossibile anche da dimenticare. Dovremmo anche inserire i genitori dei santi ma anche tanti papà e mamma che hanno speso la loro vita nel nascondimento e nei sacrifici, ritengo che mai nessuno si prenderà la briga di avviare la causa per la loro santificazione ufficiale. Ritengo che lentamente  molti saranno inseriti nelle litanie delle varie devozioni, ci vuole del tempo ma gradualmente tutto sarà reso più reale e visibile a tutti. Ma come mai questa riflessione prolungata sul valore della famiglia? Semplicemente perché in questi giorni la Chiesa riflette a Dublino questa presenza preziosa e questo dono insostituibile per l'umanità presente fin dalle origine dell'uomo nel progetto di Dio: Creò l'umanità, maschio e femmina li creò. perché grazie a questa comunione insostituibile dell'amore fosse continuata l'opera della creazione. Nei secoli, milioni di coppie si sono rese disponibili, perché l'opera di Dio fosse resa presente in ogni tempo e in ogni luogo.

    Lo slogan che si accompagna a questo convenire da ogni parte del mondo è: Il Vangelo della famiglia: Gioia per il mondo. Illumina la missione della famiglia di luminosità nuova caratterizzando l'unione sponsale di quella pienezza di valore universale, che oggi molti tentano di disconoscere, ma è una affezione di miopia che fa fatica a comprendere il valore di questa presenza in ogni tempo, in ogni luogo. Nel nostro secolo questa presenza già significativa in sé, si va arricchendo sempre più di un valore aggiunto rappresentato dalla coscienza del valore della donna nella dinamica della coppia. E' qualcosa che ancora non manifesta pienamente il proprio carisma ma emergerà con vigore nel tempo, proprio per l'impegno più dinamico e creativo dell'affermazione di se stesse che il mondo femminile va perseguendo a tutti i livelli e in tutti gli ambienti. Certo non mancano sacche di resistenze anche all'interno del mondo ecclesiale e in quello laico, questo genera devianze e violenze verso le donne. Ma la verità si fa sempre luce nella vita e nel cuore dell'uomo, la verità che andiamo sperimentando è proprio questo modo nuovo di relazionarsi nella vita della coppia, che orientato al bene non potrà che manifestare più pienamente la volontà e l'amore di Dio.

Buon appetito a tutte le famiglie e che il Signore possa donarvi sempre gioia e pace.

24 agosto - Oggi il Signore ci dona una giornata da spendere nella riflessione, fresca, nuvolosa, qualche goccia di pioggia qua e là, insomma tutto incoraggia a vestire i pensieri più seri, visitarli con calma ed elaborarli pensando al bene che si può donare quali bravi testimoni dl Signore. Ci viene chiesta una testimonianza domestica, accoglienti verso coloro che ci sono accanto il marito, la moglie, i figli. Accoglienti anche verso se stessi vivere la bellezza di sentirsi vivi e anche, perché no,  bisognosi di attenzioni. Una carezza affettuosa, un bacio tutto ciò che concorre a stare meglio, di certo una affettuosità vissuta bene aiuta a vivere con grande entusiasmo la propria vita e anche la gioia di sentirsi vivo in mezzo agli altri. Tutto questo in mezzo ai giovanissimi è quasi atteggiamento normale anche perché generalmente si sentono cercati e amati, come anche fanno di tutto per non trascurarsi ed essere trascurati. Anche per questo è bello stare con loro ti aiutano a cogliere il lato bello e dinamico della vita che loro vivono ancora con grande naturalezza ed entusiasmo.

    Per alcuni di loro è questo il tempo della partenza verso altre mete e altri stili di vita. Ne hanno già fatto esperienza in modo estemporaneo ma adesso lo devono fare in modo continuativo,insomma cambia il loro modo di vivre e passano gradualmente alla categoria di coloro che guidano la propria vita staccandosi dal molo familiare al quale fino ad oggi sono rimasti fortemente ancorati. Sono diventati giovani, protagonisti della speranza e della gioia del mondo di domani. Noi li guardiamo con ammirazione e con stupore rendendoci conto in alcuni tratti delle loro potenzialità non sempre espresse pienamente nella speranza che siano sempre rispettati nei loro aneliti e nella loro voglia di costruire il bene che le famiglie hanno loro insegnato e testimoniato. Poi abbiamo noi adulti, a mio parere c'è una grande povertà affettiva, molti non si sentono amati per come vorrebbero, per cui conseguentemente diventano poco disponibili ad  amare in modo armonioso gli altri.

    Cosa vuol dire armonioso? Vuol dire semplicemente  con naturalezza, cogliendolo parte di se stessi, vivendo questo sentimento con gioia, avvertendo l'esigenza di stare con l'altro, di cercare l'altro con cui stare. E' inutile ricordare sempre che quando comincio a pensare che l'altro debba in qualche modo somigliarmi comincia l'opera di spersonalizzazione dell'altro per cui anche se sono insieme, in realtà sto' solo con me e con coloro che la pensano come me o fanno finta di pensarla come me. Nella carenza affettiva si accentua oltre misura l'esigenza di farsi notare, di imporsi nei confronti degli altri, non si riesce a vivere con serenità la gioia, si ha sempre bisogno di altro nell'illusione che in questo si riesca a configurare la vitalità di se stessi. La comprensione di essere non è riferibile mai a quanto l'altro mi valuta ma a quanto io mi valuto. Per cui la relazione con altri è vissuta naturalmente dialogica e mai impositiva. Quando prevale stabilmente l'atteggiamento della maestrina, devi fare così e colà, devi fare come faccio io e via a seguire, necessariamente c'è qualche fragilità in se stessi da velare o qualche carenza di affettuosità da colmare.

    Ma l'affetto, come lo posso vivere con equilibrio? Il primo ambiente della vita affettiva è necessariamente quello familiare, famiglia in senso ampio con i propri genitori, i fratelli, le sorelle, le loro famiglie.  Famiglia in senso più ristretto marito moglie e figli. E' importante vivere sempre con tutti in armonia, voi mi direte ma non sempre è facile, questo è vero ma non deve accadere il contrario che cioè vivo stabilmente il rifiuto dell'amore familiare e cerco consolazione in altre realtà, anche in impegni sociali o ecclesiali. Tutto deve nascere dalla gioia di vivere in famiglia e questa gioia anche educativa deve essere trasmessa con affetto negli altri ambienti di vita. Se non vivo questa armonia relazionale vivrò sempre in modo squilibrato anche la mia dedizione verso glia altri. Semplicemente perché cercherò di costruire e di vivere negli altri ambienti di vita quello che solo la vita familiare, con la sua armonia gioiosa mi può dare. L'affetto appartiene alla dinamica familiare anche per questo non si deve mai trascurare di coltivarlo e di farlo crescere nel rapporto dialogico con i figli e nell'affettuosità, bella e festosa, con il proprio marito e/o la propria moglie.

     L'amore deve caratterizzare la propria casa nelle relazioni tra coloro che la abitano, ma anche nella gioia di renderla sempre vivibile e adorna, entrare nella propria  casa deve generare sempre una gioia insostituibile per i componenti della famiglia. Devono sentirsi amati, accolti, serviti, ma devono anche amare, accogliere  e servire. Insomma nella casa deve sussistere un vero scambio di relazioni affettuose tra amanti, sempre ad ogni età non ci si deve stancare di amare con entusiasmo sempre nuovo le persone che il Signore ci pone stabilmente accanto. E' vero può accadere che non sempre tutto proceda per come si vorrebbe, però non bisogna avere fretta a suonare la ritirata, tutti a casa propria. I problemi si superano con sacrificio, con gradualità, con la propria dedizione, con una intensa vita di preghiera, insomma ogni cosa ha bisogno del proprio tempo per essere ricomposta in unità. E' la cosa che i figli cercano con più passione, la comunione di amore nella propria casa.

    Dovrei parlare del dono della vita con il quale il Signore accompagna la vita di amore della coppia, ma mi porterebbe a trattare temi che non sempre si riesce a riflettere e a comunicare con la necessaria serenità. Alcuni vivono come un dramma il non avere figli, altri vivono come un'angoscia la possibilità di averne ancora. La casistica realmente è molto variegata, perché ai nostri giorni si hanno quelli generati in laboratorio, quelli acquistati per mezzo di azioni più o meno legali, abbiamo anche quelli adottati, ma anche in questo caso lo stress per le pratiche di adozione non è minore. Come non sempre è facile l'equilibrio da generare nella relazione educativa dei ragazzi. Però non è di questo che volevo parlare ma semplicemente dire che generare i figli è il momento più bello della relazione affettuosa tra i genitori, e quando lo si riesce a vivere con entusiasmo l'amore nella famiglie si alimenta in modo sempre nuovo. Lo so' anche questo esige maturità, però nell'amore è la verità della relazione matrimoniale. Buona giornata a tutti, ed è una giornata ideale per vitalizzare l'amore in famiglia. 

18 agosto - E' chiaro che la visione che ha il parroco della realtà, necessariamente è diversa da come la colgono e la vivono i battezzati che la compongono. Il parroco deve guardare alle esigenze di tutti, deve essere attento a rendere presente il Vangelo per come è possibile in tutte le situazioni. Prima di tutto deve vivere alla luce del Vangelo, nella povertà, nell'esercizio della carità, nell'accoglienza di tutti. Chiaramente non è uno sprovveduto, nel senso che deve anche guardare al bene della parrocchia anche dal punto di vista economico, insomma ci sono impegni istituzionali che non vanno trascurati, quali il decoro dell'aula liturgica, delle strutture pastorali e via a seguire. Per cui deve anche sollecitare la generosità dei fedeli che spendono regolarmente per il parrucchiere, per gli alimentari, per le attività anche ludiche dei figli, ma normalmente tendono a risicare le offerte per il mantenimento della Chiesa nella complessità della sua presenza nel territorio. Totalmente inserito come presenza dell'amore di Dio in mezzo alla comunità, deve vivere ed esprimersi in modo equilibrato, esercitando la temperanza, troppo spesso si assiste a veri e propri panegirici narcisistici, mi è capitato poche volte anche a  qualche squilibrio,  da sacerdoti che evidentemente hanno perso di vista il proprio essere al servizio della comunità.

    Anche per questo è opportuno che il parroco viva da solo, circondato dal silenzio, la solitudine aiuta a riflettere e a leggere meglio la vita della comunità. Non perda troppo tempo nella confusione ordinaria che si accompagna alla nostra vita, neanche con i propri familiari, correrebbe il rischio di essere implicato in cose distanti dal Regno e questo non è opportuno per la propria crescita spirituale e per il cammino di perfezione evangelica in riferimento alla equità sociale. E' anche opportuno che non faccia eccessiva distinzione di meriti tra coloro che gli collaborano, nessun privilegio con nessuno, anzi è opportuno il contrario, chi è più vicino interiormente deve essere sollecitato a lavorare di più, deve vivere con più sacrificio la propria dedizione alla vita di comunità. Nel nostro tempo è in diffusione il chiacchiericcio a tutti i livelli ecclesiali, sociali, politici, si parla tanto per parlare per cui è meglio essere taciturni e per quanto è possibile proprio silenziosi, questo permette di capire se l'altro parla tanto per parlare oppure vuole comunicare qualcosa di se stesso.

    Questo equilibrio è difficile da incarnare? Assolutamente no, basta fare il parroco e non il capocordata degli interessi di questo o di quelli, chiaramente occorre non avere interessi personali se non quelli legati alla diffusione del Regno di Dio. Direbbe l'Apostolo non deve essere soggetto a ubriacature, né coinvolto in compagnie chiassose di perditempo. Altra caratteristica non deve abbandonare la comunità parrocchiale per ogni motivo, il papà abbandona i suoi figli sono per sostenerli meglio e non per capriccio o peggio, divertimento. Inoltre è opportuno che i figli sappiano sempre dove trovare il proprio papà in ogni momento della giornata, oserei dire anche nella notte. Avverto l'esigenza di ricordare che il primo a sostenere l'azione caritativa della parrocchia deve essere il parroco, ricordando che tutto ciò che riceve non è dato per se stesso, o per i propri parenti e amici ma per i bisogni della comunità. E' inutile ricordare sempre, anche perché lo fa ampiamente il Santo Padre, i migliori amici del parroco sono i più poveri della parrocchia, gli ammalati, le persone sole, coloro che si sentono abbandonati da tutti. Gli altri, ugualmente preziosi cristianamente e umanamente parlando, possono mettersi in fila e aspettare che abbia esplicato gli impegni principali del suo ministero.

17 agosto - Dopo la classica tropia di agosto, l'aria è più nitida e anche più fresca, siamo nel clima giusto per avviarci a ritmi più miti e ordinari di vita, la sera si esce con il maglioncino sulle spalle, diciamolo pura si prega anche meglio, insomma senza sudare troppo. Il Signore ci dona di stare bene e di vivere con gioia al Suo servizio. Tutto procede con serenità, lentamente cerco di incontrare coloro che mi collaborano nel servizio alla parrocchia, pur incontrando qualche spigolosità diciamo che ci si avvia al nuovo anno pastorale con il conforto della presenza di Dio e della disponibilità gioiosa dei fratelli e delle sorelle. Alcuni volti storicizzati che danno stabilità non voluta alla vita di comunità. Alcune assenza preziose, ci ricordano come  i doveri familiari premono, anche di salute alcune volte non sostiene la voglia di esserci. Capricci? Non eccessivi. Solo problemi relazionali. E' una categoria di atteggiamenti che appartengono ad ogni forma di vita comune a cominciare dalla famiglia, per cui nulla di particolarmente innovativo, certo l'anelito della fede dovrebbe surrogare le fragilità personali, ma anche in questo è bello ricordarci che non siamo robot, ma persone ognuno con il proprio ritmo, con i propri entusiasmi, con i propri fallimenti, con umori totalmente diversi gli uni dagli altri. e via a seguire. Alcuni volti nuovi che naturalmente accogliamo come un dono del Signore, ci ricordano come l'azione di Dio, il dono dello Spirito Santo continua a operare anche durante le cosiddette vacanze. Insomma è una fase riflessiva che esige i suoi tempi, e io la vivo senza fretta, per come merita di essere vissuta.

16 agosto - Come sempre, giorno dopo giorno anche questo mese è oltre la metà e incoraggia a guardare, anche se ancora da lontano, agli impegni che cominciano a profilarsi all'orizzonte con i ritmi settembrini. E il tempo il Signore assoluto che da sempre governa la nostra esistenza, giorno dopo giorno lentamente scorre quasi in modo impercettibile, ma intanto non riesci a fermarne il moto, anche perché lui ti guarda da troppo lontano, diciamo che è quasi inavvicinabile. Vive questo ruolo in modo apatico, non si emoziona in questo ruolo di trascinatore del mondo, semplicemente è il suo incarico, veicolare la storia del mondo e lo fa con grande determinazione, ma senza alcun coinvolgimento personale. La nascita  di Gesù in mezzo a noi, in parte ha determinato un disorientamento di questa signoria, l'affermazione della religione del Risorto ha scardinato il ritmo secolare e implacabile del tempo con la fede nella resurrezione, per cui il tempo non è un ripetersi anonimo di avvenimenti ma acquista un obbiettivo definito, lineare non circolare, progressivo e non ripetitivo.

     Ha un inizio con la nostra nascita ed ha una fine, l'incontro definitivo con la Misericordia del Padre. Anche lo scorrere dei mesi ha acquistato una valenza legata non solo ai ritmi della natura, le stagioni, ma incoraggiante ad uscire da essa per tendere maggiormente al cielo. Questo è il valore che dobbiamo dare alle feste nella vita religiosa, al centro non mettiamo persone finite, ma situazioni e persone che non hanno mai fine. Questo deve generare una costante tensione verso l'infinito, un processo di liberazione da tutto ciò che correrebbe il rischio di opprimere e di soffocare la persona. Non sempre ci si riesce, non sempre è facile ma la venuta di Gesù deve incoraggiare a sconfiggere la paura legata allo scorrere del tempo e deve incoraggiare il protagonismo di ogni persona nel tempo, in ogni tempo, nel tempo che il Signore ci dona di vivere.

12 agosto - Ritengo che più di qualcuno abbia avuto modo di partecipare mediaticamente all'incontro del Santo Padre con i giovani a Roma. Dico mediaticamente perché di Scalea a quell'incontro non ha partecipato nessuno, almeno per quello che so io. Come mai i nostri figli, così bravi e così belli, si mantengono a debita distanza dall'impegno della testimonianza della Fede e dell'appartenenza alla Chiesa? E' una domanda che certamente deve abitare la mia mente, ma ritengo debba fortemente essere presente anche nel cuore di tante famiglie che fanno sacrifici perché i figli esprimono al meglio le loro potenzialità, tra queste non deve essere considerata meno importante quella della crescita spirituale. Però quando poi si passa al fare i sacrifici per dire che ci sono anche io, ci si guarda intorno e come capita spesso anche a Gesù si corre il rischio di leggere il deserto. Tutti hanno cose più importanti da fare? Tutti pressati da impegni esistenziali? O più semplicemente si ritiene che la testimonianza della Fede non meriti la parte migliore di me. Ognuno faccia i suoi conti, la casistica è molto variegata e, quando si parla dei giovani, diventa particolarmente complessa e interessante.

    Di fatto, la Chiesa continua nel suo sforzo di animare di energie nuove il futuro della vita cristiana. Necessariamente i nostri giovani rappresentano la bellezza di Gesù Cristo per le nuove generazioni, per cui occorre operare sempre con coraggio e con sforzi maggiori perché i nostri figli si scoprano protagonisti nella vita della parrocchia, al punto che la loro presenza è insostituibile, quando noi proviamo a farlo scimmiottiamo una presenza che non può essere rappresentata se non da loro solo. Ma poiché i giovani si mantengono per buona parte latitanti dall'impegno ecclesiale, come la mettiamo? Chiariamo subito che i giovani non sono da sostituire concettualmente con i giovanissimi. i giovanisssimi sono in crescita, per molti aspetti e in modo diversificato sono abbastanza presenti nell'impegno comunitario, mentre  i giovani sono la stabilità o almeno dovrebbero essere questo. Dobbiamo intendere con questa parola le coppie giovani, i laureati, alcune volte i disoccupati ma anche coloro che vivono con gioia il loro primo impiego, coloro che vivono di sport e via a seguire.

    Normalmente ne cogliamo la presenza per i matrimoni, emozionata e coinvolgente; più stabilmente vengono in parrocchia per i battesimi dei propri figli, o ancora bussano con grande rispetto e gioia per essere ammessi al ruolo di padrini ai sacramenti. Voglio dire che ancora un certo contatto occasionale si riesce ad avere, nulla a che vedere con la volontà di impegnarsi per la crescita della vita comunitaria. Posso affermare di più, tutti coloro per i quali ritengo di avere speso molte energie educative in questi anni di ministero pastorale e alle quali gli stessi hanno partecipato con grande gioia ed enfasi, quando li ritrovo giovani nelle parrocchie che mi vengo affidate li leggo nolenti e poco disponibili a fare per gli altri quello che noi abbiamo fatto per loro. Questo un po' dispiace, ma la realtà non si costruisce  con le sensazioni di un momento ma con il coinvolgimento attivo, stabile e anche contrassegnato da grandi sacrifici, la vita comunitaria è così, molto bella ma anche bisognosa di impegno e di partecipazione.

    I nostri giovani sembrano essere tutti distratti dalla ricerca dell'impegno lavorativo, di cui quasi tutti lamentano la non corrispondenza alle attese. Poi si dedicano con un certo zelo ad altre attività sociale, questo non è male, d'altra parte ciò che conta è costruire il bene nella variegate forme nelle quali può manifestarsi. Rimane il grande enigma della testimonianza della fede, che merita i nostri sforzi di analisi, ma anche più semplicemente l'impegno per un coinvolgimento più maturo e sistematico. Lo sforzo lo viviamo, questo ci dona pace ma non soddisfazione anche perché i frutti stentano a rendersi presenti. E' vero, i frutti appartengono al Signore, allora ci veliamo il campo e con grande umiltà continuiamo l'impegno lavorativo da contadini, con passione, amore per la comunità e instancabilmente il resto o lasciamo a chi compete. Certo magari c'era anche uno scaleoto, magari si è trovato a passare da quelle parti, sarebbe stato tutto più bello, naturalmente doveva essere della nostra parrocchia. Buona Domenica adesso ci prepariamo a ringraziare il Signore, che ci vuole troppo bene.

5 agosto - In questa  Domenica,  la Liturgia della Parola ci chiede di vivere  con particolare attenzione l'ascolto degli insegnamenti di Gesù che vogliono incoraggiare ad approfondire il valore delle sue azioni, purtroppo come accade ancora oggi in molte situazioni si genera una relazione tra sordi. Da una parte Gesù che incoraggia a capire meglio dall'altra parte coloro che lo cercano e quindi anche noi, che stentano o non intendono coinvolgersi totalmente nel sua missione basata sull'amore gratuito e totale, che abbiamo imparato a chiamare sin da piccoli la via della Croce. Intanto indica con vigore la meta del suo essere presente in mezzo a noi, che è la vita eterna. Poi ci dona gli strumenti per perseguirla con linearità e coerenza la preghiera, la fede in Lui e il pane della vita. Infine chiede di leggere tutte le azioni compiute da Dio nella prima alleanza come sue azioni nell'operare del padre. A questo punto la gente che lo cercava per altre finalità chiede ma tu chi sei? Dimostraci la tua forza, o forse con più linearità potrebbe affermare: chi credi di essere?  Di fronte a questi incertezze dell'uditorio Gesù non desiste dall'affermare l'origine divina delle sue azioni, generando ancora più disorientamento, ma questo testo ci verrà proposto Domenica prossima per cui non ne parlo adesso. Può bastare la domanda: chi è per noi Gesù, cosa siamo disposti a a donare della nostra vita per Lui.

   Capita nell'esperienza della vita smarrirsi, perdere il sentiero che ci porta alla meta, in queste situazioni è importante non scoraggiarsi mai, anzi è proprio in queste occasioni che uno deve esprimere al massimo le proprie competenze e i doni che ci vengono da Signore. Occorre emancipare tute le risorse perché molti guardano a noi e non è un buon servizio per la loro crescita scoraggiarli, aprendoli ad una esperienza fallimentare. Certo tutto questo esige una maturità, ma anche più semplicemente l'importanza del proprio ruolo all'interno della comunità e della società. Capita che alcune volte prevalga un senso di paura, l'esigenza di deresponsabilizzarsi, anche per questo spesso vanno avanti non coloro che vivono e propongono idealità che poi sono la gran parte, ma coloro che perseguono interessi personali, sono una piccola minoranza ma trovano lo spazio necessario per portare avanti i propri intrallazzi, anche perché semplicemente chi coltiva idealità e gratuità si mantiene per i fatti suoi, generando un grande vuoto che possono riempire con facilità, insomma nessuno li ostacola. Allora se noi invece di  percorrere la frontiera e combattere contro il male e i maligni, pensiamo a litigare e distruggerci tra noi, perché ci lamentiamo degli altri invece di lamentarci del nostro disimpegno?

4 agosto - Oggi Festa di San Giovanni Maria Vianney, un umile parroco della campagna francese, indicato da Papa Benedetto XVI quale modello di vita sacerdotale per il mondo intero. Nella Chiesa capita spesso di esaltare cloro che nella vita sono stati caratterizzati da una particolare umiltà di vita. Appartiene al piano della salvezza innalzare gli umili e abbassare i superbi, questo aiuta a ricordare che il protagonista dell'opera della salvezza è sempre il Signore, e che questa opera si manifesta particolarmente nei cuori che si aprono all'amore di Dio, diventando a loro volta segno dell'amore di Dio verso tutti gli altri, cominciando dai più deboli ed emarginati. Sono i destinatari della storia della salvezza al punto da poter affermare che dobbiamo averli sempre nei nostri pensieri e nelle nostre azioni. Ma coloro che stanno bene, e quindi anche noi? Semplicemente costruiamo e operiamo che loro trovino nella comunità motivo di conforto e di consolazioni di fronte alle tante prove della vita che vengono date oro da affrontare con coraggio e troppo spesso nella solitudine. Capita alcune volte di chiedersi, ma la comunità cristiana dov'è, quando uno è ammalato, è nella povertà, nella solitudine, quando uno si sente perseguitato.

    Naturalmente nessuno è totalmente esente da queste stesse condizioni, ma la sapienza cristiana incoraggia a guardare per quanto riusciamo a chi sta peggio di noi, e sono veramente tanti nel mondo a stare peggio di noi, per evitare di diventare piangenti, persone totalmente ripiegate su se stesse, incapaci di vivere con gioia e di trasmettere la gioia di vivere. E' sempre un problema di fede,è sempre legato al tempo che dedico alla preghiera, troppo speso guardiamo più agli altri che al Signore e, posso garantirvi che in questo atteggiamento i conti non tornano mai, perché la consolazione, la forza, la gioia vengono dal Signore e non dagli altri. Viviamo perciò sforzandoci di fare la volontà di Dio e incoraggiamoci a perseguirla con coerenza, non sempre ci si riesce? Per questo si prega e si chiede l'aiuto del Signore che ci ha chiamato alla Sua sequela. Troppo presto per guardare ad agosto, anche perché sono stato fuori in questi giorni, per cui faccio fatica a leggere la realtà turistica di Scalea in questo periodo. Preghiamo sempre perché tutto proceda bene, senza particolari patemi d'animo sia per i turisti che per i residenti. 

    Ci prepariamo alla Domenica con la celebrazione del Vespro, quindi le Celebrazioni  Vespertina e quella  con Rito Neo Catecumenale, poi domani mattina la bella e matura partecipazione alle prima liturgia, poi quella più frettolosa e di servizio nella tarda mattinata. Infine la Celebrazione Pro Populo Dei che chiude e solennizza il ringraziamento della Comunità cristiana al Signore, per tutto quanto ci dona di vivere. La celebrazione di domani era si arricchirà della presenza dell'oratorio con i ragazzi e i giovani ch durante questo periodo raramente avvertono l'esigenza di stare accanto a Gesù come partecipazione alla vita di comunità. Ma ogni tanto proviamo a scomodarli e qualche volta con qualcuno ci si riesca anche. Come ripeto annoiando la presenza dei nostri figli e la misura dell'opera della evangelizzazione e il segno di un futuro cristiano per le nostre comunità. L'assemblea domenicale in questo periodo è frequentata da centinaia e centinaia di persone ma si fa fatica a cogliere nell'assemblea la presenza festosa e gioiosa dei nostri figli, questo un po' rattrista ma di fronte alla realtà alcune volte dobbiamo chinare il capo e affidarci al Signore che non delude, ma chiede anche un nostro maggiore impegno. Buona Domenica a tutti.

29 luglio - Con gradualità e con forse eccessiva animazione sociale il mese di luglio va scivolando verso la conclusione. Si è caratterizzato per un clima diversificato, ma sostanzialmente positivo, turisticamente parlando, economicamente parlando non deve essere andato molto bene almeno a sentire degli operatori turistici, d'altra parte ci si attende sempre di più, nell'illusione che la congiuntura economica non incida nelle spese aleatorie. In realtà non so se il lamento continuo degli esercenti sia veritiero o semplicemente rituale. insomma un lamento di circostanza. Oggi ho avuto modo di vivere una maggiore dedizione al mondo della spiaggia, come anche ho cercato di ascoltare quali sono gli umori e le attese di coloro che vengono a vivere le vacanze a Scalea. Tutti hanno una grande voglia di divertirsi, per cui si spostano sulla costa alla ricerca di proposte diversificate, insomma aggrega di più chi è più creativo. La frequenza ai lidi era abbastanza intensa, certo mi direte è sabato, è l'ultima settimana del mese. Questo non vuol dire nulla, semplicemente occorre valutare il fatto che molta gente popola i nostri lidi, e lo fa con gioia ritengo anche che non lo faccia gratis, per cui i conti sono facili a farsi. Poi un altro aspetto che ritorna frequentemente, a Scalea il mare è sporco, guarda coso ogni volta che sono sceso io il mare era pulitissimo, devo pensare che c'è una forma di autolesionismo che serpeggia in molti scaleoti che vivono con la gioia di criminalizzare turisticamente il territorio. Ma poi ditemi voi come può l'acqua mantenersi trasparente come è ogni mattina quando vi si immergono migliaia di turisti e non cosparsi di creme e di quant'altro capace di stordire perfino i vicini di ombrellone.

Invece la gran massa di coloro che vengono in mezzo a noi, parliamo di migliaia e migliaia di persone vivono con grande entusiasmo il loro stare a Scalea, il vivere l'estate a Scalea, partecipano con grande gioia alle iniziative dei vari lidi, ginnastica, turismo sulle motonavi per visitare le coste bellissime dell'alto tirreno cosentino. Per non parlare dei giovani e dei giovanissimi che vitalizzano le notti scaleote, discoteche, fuoco a mare, locali notturni fino all'alba, e via a seguire anche andando fuori misura, ma questo appartiene alla loro esuberanza naturale, molti dicono ma fanno chiasso, meno male il che significa che sono sani e non ammalati.  Don Cono ma la fede sulla spiaggia a che livello viene vissuta? Gesù ne faceva uno degli ambienti di evangelizzazione privilegiati? A me nessuno chiede di parlare di fede, magari non mi riconoscono nemmeno, comodamente sdraiato sul lettino in costume per prendere il sole. Come dicevo nei giorni scorsi vengono a parlarmi volentieri dei loro problemi ma di fede stenterei a trovare qualche interrogativo meritevole di citazione. Una signora questa mattina ne ha parlano della fede personal in riferimento ad un avvenimento da lei vissuto, ma non mi è sembrato che gli altri ne fossero rimasti estasiati.

    Essendo una mattinata di indagine mi sono guardato spesso attorno e mi è sembrato di non riconoscere nessuno di origine scaleota, ma anche nessuno di coloro che abitano scalea da decenni, quasi del tutto erano dell'interland napoletano, quattro o cinque ombrelloni erano abitati da russi oltretutto molto silenziosi. Generalmente gli scaleoti di antica tradizione  che possono permettersi di andare a mare, vi posso garantire che sono veramente pochi preferiscono la scogliera dell'Ajnella, come ho già detto altrove la gran parte degli scaleoti di tutte le età in questo periodo lavorano, cercando di guadagnare quanto è possibile per mantenere le loro famiglie. D'altra parte, chi viene in qualità di turista ha imparato a fare i conti e generalmente non va oltre il lecito, per cui il servizio deve essere buono e gli introiti restano normali, insomma nulla di particolarmente esuberante e questo riguarda anche gli introiti delle parrocchie. Anche in questo caso è importante aiutare a capire che se una parrocchia non fa nulla qualcosa rimane, ma se ci si impegna in opere strutturali si può cominciare a piangere, perché il popolo fa fatica a sostenerle. Insomma occorre operare con prudenza, i debiti sono tali anche per le Chiese e vanno onorati. Comunque chi si lamenta ritiene di dover spendere i soldi che non ha, ed è opportuno che non lo faccia altrimenti si ritrova poi a inseguire la speranza che come tutti sappiamo è cieca, ma io non l'ho mai vista guardare indietro.

 

     Questo è molto positivo, appartiene ai doveri del cittadino onesto pagare i debiti. Chi non lo fa,  ricorre ad altri espedienti per far quadrare il bilancio che non regge agli sprechi eccessivi. Da questo deriva il sottobosco del mercato della droga,i furti all'arrembaggio, la richiesta di sostegno economico caritativo, richiesta di alimenti da parte delle famiglie che sono in vacanza. Insomma la casistica è molto variegata, ed è anche ripetitiva, poiché date le leggi che regolano il nostro vivere sociale attualmente  sono tutelati più coloro che trasgrediscono le leggi che non coloro che subiscono il danno. Purtroppo c'è un nucleo di persone, abbastanza giovani  abitanti a Scalea, che sono abitudinariamente portati in galera per il loro modo di saccheggiare la proprietà degli altri e che trovi quasi immediatamente di nuovo tra i piedi,  E' un gruppo noto alle forze dell'ordine, ma verso i quali non si può fare altro che portarli regolarmente in galera per voi vederseli quasi subito tra i piedi, poiché le leggi permettono loro di vivere delinquendo. A questo occorre aggiungere un certo lassismo nella visibilità della Polizia Municipale e delle istituzioni preposte al controllo del territorio, legato a molteplici motivi primo fra tutti il numero degli agenti assolutamente non adeguato alla popolazione estiva. Insomma siamo obbligati a stare sempre sul chi va là, magari dato l'orientamento dei nostri governanti nazionali saremo costretti anche alla giustizia fai da te, per intenderci all'americana. Perfino io quando uno entra in chiesa se è un devoto che vuole pregare o un desideroso della roba altrui che si guarda attorno alla ricerca di qualcosa di utile per se.

    Per il resto la vita della comunità continua con impegno nella preparazione ai campi con i ragazzi dell'oratorio, nell'attenzione verso le povertà, nel prosieguo delle attività spirituale che ne sono il sostegno ineludibile, nell'animazione adeguata della vita liturgica,  senza la preghiera non si va avanti. Dobbiamo veramente ringraziare il Signore per lo zelo con il quale i laici supportano anche durante l'estate ogni ambito della vita pastorale. Anche i più impegnati sono presi da molte altre attività a sostegno della vita familiare prima di tutto, e poi anche qualche momento di relax da dedicare a se stessi. Non è male cercare un po' di ristoro per se e le proprie famiglie. Camminare, cercare la fraternità di coloro che incontro, anche se i volti non è facile memorizzarli, celebrare, fare direzione spirituale, guardare con distrazione la preparazione ai campi, anche perché vedendo l'impegno con cui vengono preparati non mi preoccupo. Poi in azione alcune volte la musica cambia, ma ritengo che a questo siano abbastanza abituati. A proposito dei volti difficili da ricordare. L'altro giorno è venuta in parrocchia una signora a portare degli indumenti alla Caritas, per le povertà della parrocchia. A me sembrava di conoscerla, ma sono andato in confusione tra due situazioni simili e per non sbagliare mi sono mantenuto bloccato, gentile ma senza esuberanza. La signore ha provato a scuotermi, o almeno a me è sembrato così, però poiché avevo vissuto un precedente di entusiasmo improprio ci siamo salutati con cordialità. La sera parlando casualmente con alcuni amici ho chiesto delucidazioni in merito e mi sono reso conto della confusione che si era creata. Insomma ho ritenuto di dover chiedere scusa per il mio atteggiamento apatico, l'ho fatto e adesso mi sento molto meglio. 

24 luglio - Il Signore benedice con la Sua presenza la vita della comunità, una comunità molto diversa da quella abituale, molto più numerosa e complessa nella sua conformazione e nel suo modo di vivere la fede. D'altra parte è risaputo che durante l'estate Scalea è abitata da tante persone che provengono da luoghi molto diversi, per alcuni è un ritorno gioioso in quella che ritengono la loro parrocchia estiva, per altri è una presenza estemporanea ma non per questo meno importante per la vita di fede. Quello che più caratterizza questo stare insieme è la varietà dei volti che esprimono l'anelito dell'incontro con il Signore. La gran parte molto ispirati e orientati alla ricerca, certo non mancano volti turistici che si guardano continuamente intorno, certamente anche loro cercano ma in modo disorientato e disorientanti. D'altra parte la nostra è una società sembra fatta per creare disorientamento, complessità, esigenza di varietà. A tutto questo come risponde la nostra comunità? Cerchiamo di sopperire alla tante esigenze liturgiche e spirituali con energia, la solita e anche qualcosa in più. Purtroppo necessariamente a ranghi ridotti per variegati motivi, c'è chi tira i remi in barca per motivi di lavoro, c'è chi lo fa perché è estate, altri per motivi familiari veri o presunti che siano d'altra parte chi ha bisogno di intimità familiare è bene che la viva, però chi continua a frequentare e ad animare la vita parrocchiale non si vive certamente l'impressione del tutti a casa.

     Necessariamente i ritmi sono più intensi di quelli invernali e anche molto diversi nei contenuti. In questa fase oltre la vita liturgica, che esige grande energia, si vanno preparando i campi che certamente non sono una attività secondaria, diciamo che vanno letti come una prova del nove, di venerata memoria, della formazione oratoriale. I catechisti vi si stanno dedicando con grande dedizione, anche in mezzo ai tanti problemi e imprevisti che la vita comporta ogni giorno. Abbiamo la fortuna di avere una migliore disponibilità di alcuni animatori, che hanno concluso questa fase degli impegni scolastici, per cui tutto può essere programmato con più serenità e gioia. I campi andranno benissimo, ma non è questo quello che conta, intanto abbiamo la possibilità di avere i ragazzi di cresima che altrimenti dovremmo già cercare con il cannocchiale, poi è tutto l'impianto educativo che può essere vissuto con tempi più lunghi e articolati. Insomma è necessario vivere queste attività per capire se quello che viene proposto in parrocchia funzione, ma anche per capire ciò che deve essere modificato. Educare è l'azione più delicata dell'evangelizzazione, non è un problema del saper fare e del non saper fare, è un problema del cuore. Quanto amore ho per il Signore, come vivo la mia dedizione  alla parrocchia, quanto amore ho verso gli altri operatori pastorali, come cerco e vivo la comunione con tutti? Queste sono le domande alla  radice di ogni impegno ecclesiale che comunque poi deve fare i conti con la competenza del fare. Però la competenza viene dopo il cuore che deve amare sempre tutto e tutti.

     Un pezzo di cuore mi è stato strappato, poiché impunemente mi è stato sottratto un Bambinello di Betlemme, per sostenere le spese di viaggio per i campi. Chiaramente l'ho offerto volentieri, io avevo proposto la Menorah, ma i supervisori operativi hanno scelto lui, che si accompagnava dando pace al mio riposo  da oltre dodici anni. Pazienza però se poi divento più nervoso non lamentatevi. Devo anche dire che i risultati sono stati abbastanza lusinghieri, è evidente che la generosità dei fedeli ha bisogno di essere incoraggiata anche dai segni. Sono tante le esperienze che si accompagnano al tempo estate tutte abbastanza significative e gioiose dal punto di vista della fede. Una costante di questo periodo è la esigenza di confessarsi o comunque di dialogare sui problemi spirituali da parte di molti che scelgono la parrocchia San Giuseppe Lavoratore come il luogo della loro confessione periodica, con alcuni si crea perfino una familiarità spirituale, insomma sono da evitare, con altri è come una forma di liberazione in ordine all'ascolto delle loro problematiche. Insomma è l'estate, poi ci sono i dialoghi estemporanei con quelli che si incontrano a mare, dove vado ormai raramente, ma per alcuni è una occasione per parlare al parroco dei loro problemi e lo fanno a lungo e volentieri. E io devo ascoltare con pazienza, insomma l'esercizio della carità in ogni ambiente è parte integrante del ministero.

   Questa esigenza di direzione spirituale ha generato il lamento di coloro che amano sostare nella Cappella Feriale per la preghiera, pronto ecco il nuovo luogo della confessione posizionato nell'aula liturgica. Della serie si fa quel che si può e per quanto tu faccia non è possibile accontentare tutti. Sempre per questo è importante non perdere di vista ciò che chiede il Signore, per il resto quando si può perché no. Non posso non descrivere alcune emozioni vissute in quel del Castello sabato scorso per il matrimonio di Juan e Lena, una giovane coppia argentina con loro parenti a Calabaja. Celebrare un matrimonio è sempre una grande emozione anche perché mi aiuta a riflettere che l'amore riesce ancora spinge a   insieme delle persone, lui di tradizione cattolica e lei di tradizione ebraica. Lei entra in chiesa con in mano una bellissima corona del Santo Rosario, al momento degli impegni matrimoniali lui legge la parte non cattolica e lei quella cattolica, al momento della comunione voleva farla anche lei ma non era battezzata. Insomma nella vita dei giovani di oggi la vita di fede è modellata sul tipo di vita che si intende affrontare, anche se non sempre riusciamo a vivere la flessibilità necessaria. Forse è meglio dire che i canoni non ce lo permettono, ma Gesù come si sarebbe comportato? Alcune volte questa domanda, si accompagna al mio ministero abbastanza austero e rigido. Evito di darmi delle risposte anche perché sarebbero particolarmente semplificanti. 

19 luglio - Che giornata sarà: l'analisi è semplice, climaticamente caldo torrido, spiritualmente molto intensa, socialmente in relax fraterno, personalmente gioioso e rilassato. Insomma sono previsioni estemporanee che certamente avremo modo di verificare lungo lo svolgimento della giornata. Verso dove orientare i passi della comunità è questa la preoccupazione pastorale più pressante sulla quale elaboro il mio pensiero, le sollecitazioni del magistero sono fortemente orientate sulla tematica della santità, questo cercheremo di proporlo con i centri di ascolto. L'altro tema necessariamente da mettere in primo piano è il valore formativo della Parola di Dio per la crescita nella fede. Sono temi che immediatamente potrebbero sembrare connaturali nella vita cristiana, ma in realtà non sempre è così. Ritengo di poter affermare con serenità che nella parrocchia a me affidata quasi nessuno faccia un uso quotidiano della Parola di Dio, quindi la vita di fede viene vissuta ed alimentata dai momenti rituali e dalle tradizioni devozionali o, più semplicemente, da una prassi cristiana stabilizzata che non avverte l'esigenza di immergersi maggiormente nel mistero di Dio. D'altra parte siamo cresciuti in uno stile diffuso di vita cristiana, per cui abbiamo consolidato dei valori e degli atteggiamenti che riteniamo sufficienti per corrispondere alla nostra fede.

    Ma allora la Parola di Dio a cosa potrebbe servire? E' strano ma la prima azione della Parola di Dio è proprio quella di scuotere queste sicurezze acquisite. Scorrendo la Parola si scopre che tanti nostri atteggiamenti, tanti modo di pensare, non sono radicati nella parola, e anche le relazioni non sempre hanno la loro radice in quello che il Signore ci ha insegnato. Alla domanda perché fai questo, o fai quello generalmente la risposta dei fedeli è: perché mi piace. Quasi nessuno dice: lo vuole Signore. Anche gli ultras si programmano il più delle volte sulle loro esigenze e non tanto sulla volontà di Dio, niente da criminalizzare semplicemente è lo specchio di una comunità cristiana che non si nutre della parola ma corrisponde alle esigenze della parrocchie secondo le sensibilità personali.  Salvo restando le esigenze familiari, di lavoro, di salute che necessariamente vengono prima della disponibilità verso la comunità. Quando una persona vive da seduto, ritiene di non avere bisogno di altre sicurezze, se non quella di rinvigorire il luogo sul quale è poggiato. Solo se decide di camminare, di uscire, di cercare si guarda meglio attorno per evitare di vivere situazioni nelle quali potrebbe trovarsi con difficoltà.

     Questo è un altro aspetto legato alla disponibilità come vocazione, la mia vita è incentrata su di me o è orientata ai bisogni degli altri? Se vivo in modo autoreferenziale chiaramente mi interessa solo ciò che mi coinvolge, se vivo una dedizione sincera verso l'altro alloro imparerò a guardarmi attorno a 360 gradi, con tutto ciò che questo comporta in ordine alla formazione e al sacrifico che comporta il dover corrispondere alle attese di chi mi sta accanto. Ritengo che la Parola di Dio serva proprio per uscire da se stessi e di camminare in modo sempre più coerente guardando al mondo, alla società per sforzarsi di orientarli ai valori del Regno di Dio che Gesù è venuto ad insegnare e che ci ha affidato. Come vede non centra nulla il mio piace questo o mi piace quello, semplicemente dobbiamo dedicarci perché il Signore si attende che noi corrispondiamo e rendiamo presente il suo amore verso tutti e in ogni realtà, dovunque viviamo. Sono affermazioni già fatte però la nostra fede è ancora troppo impaludata nella Chiesa parrocchiale e negli ambienti circostanti, gli slogan: Chiesa in uscita, chiesa missionaria, la Nuova Evangelizzazione dei quali tanto si parla nei documenti e negli incontri ecclesiali di formazione, stentano proprio a diventare quotidianità nella gran parte della vita dei battezzati.

     Allora occorre disperarsi, sentirsi dei falliti, rimettere i remi in barca? Certamente no, semplicemente non ci si deve illudere, occorre lavorare con più impegno, fare in modo che il Signore sia sempre presente da Protagonista assoluto nella vita di comunità. Occorre pregare con impegno, cercare la Sua volontà, non sentirsi mai appagati dei traguardi conseguiti anche perché certamente Lui ne ha posto altri più in là. Il Signore rilancia sempre e quando noi ci fermiamo semplicemente significa, o che per noi è già troppo quello che facciamo e che abbiamo bisogno di vitamine spirituali altrimenti ci sentiamo appagati e non avvertiamo l'esigenza di impegnarci maggiormente. Insomma moto dipende dal livello di dedizione che si vuole esprimere nell'adesione alla fede in Gesù. La Parola di Dio è il Maestro interiore che parla continuamente al proprio cuore e indica quotidianamente  il cammino da percorrere in compagnia del Signore. Si, è vero non dobbiamo trascurare il dialogo spirituale con il parroco o con altri direttori spirituali, ma è bene partire sempre da Gesù altrimenti si corre il rischio di camminare in modo disordinato, a secondo degli innamoramenti spirituali della guida di o del confessore di turno.

18 luglio - Abbiamo vissuto con grande intensità, ma anche con una certa stanchezza  fisica le celebrazioni della nostra Festa Patronale, Tutto molto bello ed entusiasmante, la partecipazione dei fedeli, la gioia di essere ai piedi della nostra madre celeste, la presenza delle istituzioni cittadine, delle associazioni, in realtà ne mancavano molte e non solo quelle laicali. Sono stati giorni di esultanza, che certamente non hanno velato le preoccupazioni ma hanno aiutato a viverle con serenità e nella preghiera. Tutto inizia dall'altare del Signore ma poi si dirama nelle mille manifestazioni di affetto e di gioia. Anche quest'anno non è mancata la gioia dei tanti Carmelo e Carmela che hanno inteso condividere con gli altri questa occasione di vita spirituale e di fraternità.  Anche la squadra dei custodi del parco ha voluto gioire con Carmelo per il suo giorno onomastico/compleanno, in verità è stato lui ad invitarci. Nella nostra società quando è possibile è bello ed opportuno fare festa. E’ stata molto intensa anche la liturgia con gli ammalati e on gli anziani, anche se ha messo in risalto una bassa partecipazione, certamente dovuta al disimpegno delle Associazioni, delle Caritas che dovrebbero incentivare questi momenti di solidarietà e di preghiera con il proprio coinvolgimento nella solidarietà e nel sostenere con un adeguato servizio questa presenza significativa delle nostre comunità, di quelli serviti ordinariamente nelle parrocchie, sono circa 180, in piazza erano una ventina, oltre quelli ospitati nella struttura di accoglienza, che rappresentavano la gran parte dei presenti.

    

    Sono le carenze di comprensione tra la disponibilità a identificarsi in questo o in quell’organismo ecclesiale  e non, con la capacità di mettersi in gioco rimboccandosi le mani nella disponibilità vera al volontariato, quando c’è bisogno non quando uno a tempo. Certo rimangono le tante incombenze del nostro tempo, ma se uno dice di essere disponibile… Molti hanno tante cose che ritengono certamente più importante, o più semplicemente danno più visibilità, che non gli ammalati e i bisognosi di cui pure tanto si parla negli statuti e nei regolamenti. Insomma come sempre il mondo del volontariato è abitato da tante presenze troppo spesso contrassegnate da una visibile assenza. Si può fare meglio? Certamente facendo crescere le persone nella coscienza del significato di una adesione. In questo ambito non ci sono obblighi, neanche di coscienza, quello che conta è la maturità degli interessa5ti senza la quale non c’è molto da fare. Certo quello che possiamo fare è evitare di dare troppa visibilità a chi vive con poca coerenza gli impegni che sottoscrive, però qui prevale la logica del Vangelo che dice: Chi mi ha fatto giudice tra te e tuo fratello? Alcune volte la Parola del Signore è disarmante, il che non deve  incoraggiare il disimpegno, ma deve generare semplicemente un amore viscerale verso tutte le persone, verso la realtà, chiaramente anche verso se stessi.

     Questa è la via maestra della correzione fraterna che apre alla gioia della vita di comunità. E’ inutile ricordare sempre che il tutto deve essere sostenuto da una robusta vita di preghiera e da una autentica ricerca interiore. Tutti coloro che ritengono di mettersi in qualche modo al servizio degli altri devono cogliere la bontà dell’umiltà e della gioia di essere semplicemente dono del Signore per gli altri. Nessun ringraziamento, nessun ricambio di favori, nessuna ricerca dei primi posti, nessuna sete di potere; lo so è più facile a dirsi che a farsi, però è questo il sentiero da percorrere se si vuole contribuire al bene della realtà nella quale il signore ci ha posto.  Questo vale anche per i non credenti, il bene è universale non può essere parcellizzato, quando questo accade aiuta a capire che chi lo fa non opera per il bene, ma semplicemente per il proprio bene. Che può essere anche ammantato di gesti clamorosi, di grandi cerimonie, di intense preghiere, di parole altisonanti ma rimane sempre e semplicemente il proprio bene. Ma allora non c’è speranza, il Signore ci ricorda che davanti agli uomini è così, ma alla presenza di Dio e con la potenza di Dio tutto cambia in positivo, tenendo sempre presente che i tempi e i modi di agire di Dio sono diversi dai nostri.

     Siamo in estate, bella novità direte voi, è vero la novità è che è un’estate leggermente censurabile dal punto di vista della serenità per le attività balneari. Insomma non tutto corrisponde alle attese, non parlo delle attività storicizzate che hanno i magazzini forniti, ma di chi intraprende con grande coraggio e, alcune volte, in modo superficiale questa via per stabilizzare l’economia della propria famiglia, d'altra parte non sempre si ha l'opportunità di poter scegliere. Non sempre si trovano alternative praticabili, ma i debiti sono una brutta compagnia per la vita familiare e per la propria serenità personale. Dobbiamo sempre incoraggiare alla speranza, altrimenti le persone  rischiano di crollare coinvolgendo in questo anche le proprie famiglie, da tempo ho imparato a non spendere i soldi che non ho, me lo insegno un commercialista, e aveva ragione. Per cui coraggio ma, in questo campo occorre imparare a muoversi con piccoli passi, con grande prudenza.

    In questo periodo anche la parrocchia ha una veste nuova, a parte gli ultras si perdono di visti i volti dei quadri, i ritmi estivi sono dettati anche dalle esigenze delle famiglie, dagli impegni lavorativi. Comunque restano sommersi da centinaia e centinaia di volti sconosciuti ma belli da ammirare e anche da leggere, il Signore si comunica attraverso gli sguardi anche di quelli che per noi sono sconosciuti. Non sono né bagnanti, né turisti sono la presenza di Dio nei fratelli e nelle sorelle che in questo tempo incrociamo lungo il cammino della fede. Tutto lavoro in più. Tutta gioia in più, tutto conforto in più, è la grazia di Dio che alimenta, benedice e dona pace.

13 luglio - Anche oggi è stata una giornata vissuta con grande intensità nella cordialità delle relazioni che si vanno stabilizzando attorno alla parrocchia, in una disponibilità gratuita e gioiosa nel servire i fratelli instancabilmente con grande entusiasmo. Molte persone ormai colgono gli spazi parrocchiali come quelli della loro casa e questo è molto bello perché fanno comprendere come la parrocchia accoglie tutti, e nessuno si sente escluso dalla vitalità della comunità. Debbo ammettere che mancano ancora delle figure stabili per i giovani, mentre nel campo degli adulti c'è una nutrita schiera di persone orientate al martirio. Per i bambini e i ragazzi il Signore ci benedice oltre ogni misura, sia per la dedizione che per la qualità del servizio, per cui l'unica vera e grande preoccupazione rimane la pastorale giovanile. Vedremo se con il nuovo anno pastorale il Signore saprà suscitare entusiasmo nuovo e programmatico in persone orientate a una maggiore attenzione verso questo segmento della pastorale che esige tanta attenzione e dedizione. Diciamo che i giovani al servizio della comunità con diversificata intensità non mancano, ma manca la loro proposta innovativa che deve sempre rappresentare l'anelito alla  novità dello Spirito in ogni parrocchia.

     La giornata è stata contrassegnata dal caldo ordinario di un luglio che si lascia desiderare in qualche sua componente di carattere turistico, per il resto tutto molto bello. La Festa della Vergine del Monte Carmelo ci coinvolge in un clima di spiritualità mariano più intenso, che incoraggia a fare della preghiera lo strumento privilegiato per la nostra serenità e la nostra gioia. La presenza della Vergine Santa nella vita del cristiano è insostituibile,  ci fa sentire veramente figli di Dio, fratelli e sorelle di Gesù, ma soprattutto ci fa avvertire la presenza premurosa e affettuosa della madre che ci accoglie e ci protegge da ogni difficoltà. Insomma è un tempo privilegiato di sensazioni nuove dal profondo carattere familiare, però di quella familiarità che con appartiene alla terra ma al cielo, che non ci lega alle cose che passano ma a quelle che orientano alla vita eterna. Questo non significa svilire il mondo con gli impegni che ci chiede di vivere ogni giorno, ma ci aiuta a capire che ogni cosa ha i giorni contati ed è opportuno non darle una importanza eccessiva. La speranza cristiana della resurrezione dai morti è un costante incoraggiamento a valorizzare ogni istante perché è irripetibile, ma a cogliere la bellezza dandole la centralità che merita, di ciò che non passa mai: la nostra amicizia e la nostra vicinanza con Dio.

     Una serata armoniosa con tante persone che cercano l'incontro con il parroco, e la gioia di condividere con loro alcuni brevi momenti. Dialogo spassionato sul più e il meno, qualche incontro più serio in riferimento a problemi personali, altri incontri riferiti a celebrazioni liturgiche, saluti affettuosi anche da parte di molti turisti che si sentono più parrocchiani dei parrocchiani. Le gioiose note del GrEst che oggi ha concluso la sua animazione dei pomeriggi parrocchiali, come sempre danze, giochi e tanti ricordi, perfino qualche pianto di nostalgia. Insomma tutto ciò che aiuta a comprendere che ogni persona, anche tra i bambini e con i bambini,  vive in modo diverso lo stare insieme. Abbiamo rivisto quasi in formazione perfetta il Gruppo degli Animatori che preparano il campo in quel di Moccone in Sila, basta la loro presenza par restituire vitalità agli ambienti pastorali, ciò che per altri esige sforzo per loro diventa connaturale. Infine la gioia di accogliere Maria negli ambienti della comunità, salutata da bambini, devo ammettere che questa sera era abbastanza serena anche lui. Ultima news da non trascurare è il rientro di Carmela in comunità, è un po' come una icona della parrocchia, appare, scompare, però adesso è qui, magari non era lei ma una che le somigliava molto, per cui se sei tu,  ben tornata in mezzo a noi.

11 luglio – Oggi è San Benedetto, Patrono d’Europa, monaco vissuto a ridosso del V secolo,  al di là della comprensione che ne possono avere i più, certamente è da annoverare tra i fondatori del monachesimo latino. I monaci benedettini nel chiuso dei monasteri, che erano da considerare delle vere e proprie cittadelle fortificate, con il loro impegno nel lavoro, nello studio e nella preghiera, hanno tutelato la cultura classica latina e cristiana in un periodo funestato da distruzioni, da disperazione e dispersione a motivo delle invasioni barbariche e dalla instabilità politica e sociale dei territori. Anche in questo caso molti storici preferiscono parlare di migrazioni dei popoli, che abbandonavano le terre di origine e si andavano stabilizzando nelle terre fertili e più vivibili dell’Impero Romano. Insomma un benefattore dell’umanità, anche se nella distrazione con cui si vive attualmente, nella cultura dell’effimero, tutto sembra evanescente.

     Intanto si è conclusa anche l’esperienza del campo di Reparto, che ho cercato di vivere con continuità ma necessariamente a sprazzi, ormai si procede stabilmente sulle doppie attività, per cui in parrocchia gioiosamente procede l’esperienza del Grest per i più piccoli. Al campo, come sempre la partecipazione dei ragazzi è stata molto intensa e anche creativa, purtroppo la nostra è una società che esige il suo tempo, per cui l’azione educativa non sempre si è potuta garantire con continuità. Almeno per come la intendo io, E' stata una bella esperienza di fraternità, in virtù del gemellaggio con il Belvedere,  che ha fatto nascere sinceri gesti di amicizia ed ha incoraggiato i ragazzi a scoprire dimensioni diverse e più intense  della vita.  insomma si procede con coraggio cercando di dare il tutto di ciò che si può dare. Dall'ascolto dei ragazzi è emerso che c'è stata una bella disponibilità a partecipare alle proposte educative e alla gioia della vita comune.

    Come sempre vige il proverbio: di necessità, virtù. Molto bello  l’ambiente e i proprietari che hanno accolto con grande dedizione l’esperienza, ideale per un campo di reparto, immerso nel verde, a ridosso del fiume, isolato dal contesto cittadino insomma tutto ciò che gli esploratori e le guide avvertono come loro ambiente di vita. Un momento significativo per alcuni è stato l’Hyke, vissuto con grande passione emotiva, come sempre ha portato a una migliore coscienza dell’appartenenza a un gruppo che esige il sacrifico di tutti per conseguire i risultati educativi che i prefigge.

    Lunedì sera, abbiamo avuto anche modo di rendere omaggio alla Madonna del Carmelo, con il pellegrinaggio che ci ha visti in preghiera dalla Chiesa di San Giuseppe a quella di Santa Maria d’Episcopio. Quando propongo questi momenti ho sempre dei dubbi in riferimento all’accoglienza dei battezzati (la distrazione, la stanchezza, il caldo, il tempo) ma poi il Signore provvede a rimuoverli sollecitando la partecipazione della comunità che, anche quest’anno, è stata molto bella. E’ sempre un segno per coloro che ci vedono, troppo spesso e da parte di troppi fedeli, si vuole che la statua attraversi le strade, ma non sempre la gente si coinvolge in un pellegrinaggio a piedi.   Camminare insieme, percorrere la città, pregare fa molto bene alla persona, ma anche all’ambiente troppo spesso criminalizzato gratuitamente. Molti dicono che è troppo lontana la Chiesa del centro storico, magari non hanno mai provato a raggiungerla a piedi, in realtà ci sono voluti solo cinquanta minuti, camminando senza eccessiva fretta. Anche i bambini del Grest si sono accompagnati al pellegrinaggio e a conclusione hanno vissuto un momento di affidamento alla Vergine Varia e la gioia della fraternità, condividendo il pasto offerto dalla parrocchia negli ambienti pastorali

    Il Signore si va accompagnando al nostro cammino, incoraggiandoci a vivere la dinamica dell’amore. Lui stesso si definisce amore e si propone come la sorgente dell’amore vero, un amore capace di coinvolgere ogni persona. Non è facile parlare dell’emozione dell’innamoramento a persone che da tempo non ne vivono l’intensità, anche per questo troppo spesso le nostre assemblee liturgiche non riescono ad esprimere sentimenti affettuosi. Alcune volte si cerca più se stessi che gli altri che il Signore mi pone accanto come un dono. In questo caso la parola conversione deve essere colta come un impegno a cambiare il nostro modo di leggere le relazioni di fraternità, alla base delle quali dobbiamo mettere l’amore gratuito e vicendevole perso tutti.   Ritengo che il Signore chieda qualcosa in più, dobbiamo vivere da innamorati, il che significa che tutto ciò che ci circonda esige la nostra attenzione, va colto con delicatezza con affetto, insomma è un dono da valorizzare. Non solo chi vogliamo noi, ma tutti e tutto ciò che il Signore ci pone accanto. Siamo tutti compagni di viaggio per cui dobbiamo essere rispettosi delle cose, degli animali, delle piante, dell’ambiente.

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     Capita anche che di fronte agli ambienti dell’infanzia, qualcuno riscopra la bellezza di sentirsi bambino, sì, è vero i cartelli chiedono di riservarli ai bambini ma come resistere alla tentazione anche se le misure non sempre consentono la gioia di poterlo vivere. Inutilmente il bambino ha cercato di spiegarlo. Certo con un po’ di sforzo  i risultati non sono proprio negativi. Il compleanno di Miriam, è una festa del cuore che purtroppo non si vede, ma non sempre è necessario far vedere agli altri ciò che si vive. Anche se nella società dell'immagine si è portati a mettere in mostra anche ciò che non si vive. Il popolo estivo non delude, come anche coloro che sono impegnati nella crescita e nell’accoglienza della comunità. Il mare lo vedo poco, non mi viene concesso il tempo di poterne godere la presenza, come purtroppo accade anche a molti bambini a motivo degli impegni lavorativi dei propri genitori. Certo per alcuni aspetti meno male, ma i ragazzi che fanno tutto il giorno soli, soletti? Però oggi ho creato una pausa artificiale e mi sono concesso il dono del Signore che caratterizza la nostra cittadina. Un po' di sole e un po' di mare. Tutto sommato è una moda del nostro tempo, un tempo non lontano nessuno ne avvertiva l'esigenza. Ma la gioia di una persona  è legata  alla possibilità di vivere il proprio tempo altrimenti si scade nell'atteggiamento di chi ricorda il passato e stenta a cogliere il valore del presente.

 

     E’ una società strana, rispetta poco  le persone e soprattutto i più deboli. In riferimento a questo ho avuto un incontro inconsueto ieri sera, una reminiscenza di molti anni fa totalmente distrutta e impossibile da comprendere come ordinaria, però purtroppo è così quando non c’è la serenità della mente non ci si cura neanche di se stessi, cerco di consolare, di incoraggiare per come posso, ma vi posso garantire che non sempre è facile. Intanto è nata Viola, non dico nulla di più legge sulla privacy. Ogni nascita è una festa, questa volta anche di più, perché si riteneva che non potesse avere bambini, alcune volte le analisi degli organi competenti sono smentite dai fatti e meno male. Per cui auguri all’interessata, anche perché non ha inteso arrendersi. Ronaldo alla Juventus? Non riesco a gioire, girano troppi soldi per poter parlare di evento sportivo, preferisco pensare ai tanti parrocchiani che anche con questo caldo lavorano instancabilmente dalla mattina presto fino a notte inoltrata, senza neanche avere la certezza che economicamente tutto proceda per come sperato.  Alcune volte sono lavori molto pesanti e fisicamente estenuanti, non posso che pensare, gioire e pregare nella speranza che il Signore doni loro sempre la possibilità,  la salute, la pace e la gioia di lavorare per mantenere onestamente le loro famiglie.

7 Luglio - Così è il cammino della vita, lungo, sembra impossibile da percorrere, ma poi lo si intraprende e lentamente, in modi molto diversi si va avanti con gradualità,  un passo dopo l'altro, per come il Signore dona e fino a quando il Signore dona. Una immagine di un'area verde sconosciuta ai più nella zona della Bruca, molto bella e rilassante insomma ti aiuta a vivere immersi nel verde praticamente sottocasa. Grandi piantagioni di diverso tipo e tanto tanto silenzio per chi ama riflettere. Insomma uno dei tanti doni che il Signore ci ha donato e che  non sempre riusciamo a valorizzare e ad apprezzare pienamente, presi come siamo dai ritmi di una società confusionaria nella quale bisogna agitarsi  ad ogni costo per essere percepiti dagli altri e per alcuni per sentirsi vivi, importanti. I sorrisi dei bambini, la loro voglia di giocare, di correre, ma anche la spontaneità del piangere senza alcuna inibizione ci richiamano una stagione della vita che appartiene alla mia preistoria e della quale conservo nella mente solo qualche immagine. Stare con i bambini è una esperienza esaltante di ricarica energetica positiva, è importante condividere la loro storia quando ce lo permettono, abbiamo molto da imparare dal loro mondo e dal loro modo di vivere. Almeno così ci insegna Gesù, non sempre ne comprendiamo il motivo ma se lo dice il Signore dobbiamo credergli e cercarne anche di viverlo.

     Con i ragazzi è già un'altra storia, un altro modo di vivere, tanti i problemi da risolvere e da affrontare. Il tempo della preadolescenza è un tempo prezioso per la scoperta del proprio protagonismo e per gli educatori è un tempo della ricerca per cogliere le potenzialità del protagonismo di chi si affida a noi, alle nostre competenze per affrontare la stagione della stabilizzazione dei valori e delle energie. Meno tempo per il gioco, più esigenza di capire e di confrontarsi, alcune volte si fa esperienza di solitudine. Non tutto procede per come si vorrebbe. Si impara ad accettare le contrarietà della vita, capita anche che si reagisca male in modo improprio, appartiene agli umori personali e alla maturità della crescita. Mai come in questo caso dobbiamo essere il loro punto di riferimento, non con la prosopopea di chi sa già tutto della vita, ma con la delicatezza di poter essere un riferimento per la loro crescita, questo dona loro sicurezza. La certezza di poter perfino correre il rischio di sbagliare qualche passaggio senza doverne sempre subire le conseguenze, che spesso a secondo dei ceti sociali di appartenenza sono devastanti. Educare è un dono, che non sempre si riesce a vivere con la necessaria serenità, tutto diventa più complesso quando si perde di vista il protagonismo dei ragazzi e si mette in primo pino il proprio, allora diventa un guaio anche perché si perde di vista la crescita vera del ragazzo e si tende ad emancipare la propria esperienza, vera o presunta che sia, i propri metodi, i propri modi di vere, insomma è un guaio. purtroppo capita spesso di dover raccogliere i cocci causati da educatori che avevano bisogno di essere rieducati.

    Un mondo che ci cammina accanto e che è trasparente ai più è il modo rurale, i contadini, coloro che lavorano la terra, che spendono la loro giornata nelle serre, nelle campagne. Raramente si vedono in chiesa forse anche per questo si stenta a cogliere la preziosità della loro presenza nelle nostre comunità. D'altra arte il lavoro dei campi non prevede vacanze e assorbe tutta la giornata dall'alba che poi sarebbero le cinque di mattina fino a sera inoltrata con le esigenze della famiglie che comunque non vanno trascurate. Io stesso faccio fatica a identificarli e a quantificarli, però l'economia di Scalea deve molto al mondo dei contadini. E' vero generalmente guardiamo al mare e tutto ciò che concorre a una economia turistica, ma vi posso garantire che parte dell'economia della nostra città è legata alla campagna e a i contadini. E' quella parte della società della quale parla Gesù nelle parabole dei Vangeli che sarebbero per loro più immediatamente comprese anche perché si parla dei lavori del campo, dei frutti dei campi che tante volte cerchiamo di spiegare a persone che non hanno mai preso la zappa in mano per cui fanno veramente fatica a comprenderne il senso.

    Alcune volte la parola di Dio incoraggia a guardare al contadino per imparare la pazienza con la quale affronta le attese della vita ma anche la perseveranza dell'impegno  che alcune volte la vita comporta. Come ve li immaginate i contadini? Sono coppie giovani che scommettono sul lavoro dei campi, e sulla loro disponibilità a spendere la propria vita nei sacrifici, con loro ci sono i figli spesso sono i bambini del catechismo dei quali conosciamo poco pur avendo la presunzione di educarli alla fede. Certo devono avere molta pazienza quando noi parliamo di cose che non conosciamo e che appartengono al loro vissuto quotidiano. Una migliore e più attenta conoscenza di questi ambienti mi aiuta a comprendere la preziosità delle colonie estive, anche perché altrimenti la gran parte dei nostri ragazzi resterebbe chiusa nelle proprie case, comunque molti dei nostri ragazzi vedono solo raramente il mare. E' chiaro che quando parliamo della vita a Scalea, del lavoro a Scalea non parliamo quasi mai di loro, dei loro sacrifici, in realtà anche nelle preghiere dei fedeli non si parla mai dei contadini,  forse ma anche senza forse chi frequenta la Chiesa non ne conosce questa realtà,  nessuno parla di ciò che non conosce.

    Dobbiamo imparare a leggere la realtà nella quale viviamo a 360 gradi, altrimenti corriamo sempre il rischio a vivere ripiegati su se stessi, piangersi addossi e vivere nell'incapacità di ringraziare il Signore per il nostro stare bene, con una vita spesa nei ritmi ordinari della giornata. Ma il rischio più grave che possiamo correre è quello di banalizzare la ricchezza interiore  delle presenze di persone e di esempi da seguire che il Signore ci pone accanto e che noi stentiamo a cogliere come un bene assoluto. Proprio per questo viviamo in modo litanioso, lamentoso, ripetitivo, incapaci a leggere la speranza che ci cammina accanto e che vorrebbe incidere nella monotonia della nostra vita. Dicevo inizialmente dobbiamo imparare dai bambini, stare di più con loro, uscire dalle nostre stanze che alcune volte sanno di muffa, di ricordi improponibili e cercare di cogliere nella voglia di vivere dei nostri figli e dei nostri nipoti tutto ciò che può generare anche in noi la voglia di futuro della quale loro stessi hanno tanto bisogno, coraggio abbiamo ancora qualche giorno da vivere per sperare di poter cambiare.

1 Luglio - Luglio ci dona il primo giorno con una luminosità veramente estiva, per cui non posso che ringraziare il Signore per aver dato gioia piena, almeno spero, ai tanti gestori di lidi e attività turistica, che aspettavano con ansia questo clima. Non ne ho il tempo, ma vorrei fare una verifica se almeno qualcuno ha la capacità e la volontà di ringraziare il Signore. Certo proprio oggi la Parola di Dio ci ricorda che il modo di guardare di Gesù è diverso dal nostro, in fin dei conti quello che conta veramente è il suo modo di osservare il cuore dei fedeli. Per cui affidiamo a Lui, tutti coloro che possono avere bisogno di conforto e di gioia, in particolare alcuni giovani afflitti da gravi malattie. Ma affidiamo all'amore del Signore anche i tanti giovani che vivono con entusiasmo la speranza del lavoro estivo, invochiamo per loro il rispetto di una retribuzione adeguata al loro impegno. Ma le cifre che sento nei contratti lasciano molto a desiderare, ma sono pagati in nero? No sono tutti Euro non in moneta africana. Da noi non si scherza, vige il principio che la legalità viene prima di tutto.

    Le foto aiutano a capire le situazioni di vita che ogni giorno si accompagnano e alimentano la gioia dello stare insieme. Sono i fiori più belli, ma anche fragili per cui difficili da coltivare e da tutelare. Al centro di ogni interesse è l'amore, si innamorano con grande interesse ed energia, anche con qualche speranza purtroppo regolarmente disillusa ma molti non ci danno peso, altri ci rimangono troppo male, insomma la casistica è individuale. L'impegno per la testimonianza della fede? Domanda alla quale potrei rispondere con semplicità e immediatezza ma evito, non è opportuno rovinare una giornata così bella. Poi ci sono gli ultras della cultura, una categoria irragiungibile, sostanzialmente coniugata al femminile, non mancano le eccezioni maschili  ma la proporzione non regge. Sono totalmente immerse nella ricerca di valori nuovi al centro dei quali necessariamente è la loro volontà di esprimere pienamente le loro potenzialità, anche per questo nella nostra società l'uomo stenta a tenere il passo.

 

     Tre persone della terza età no, non li conosco assolutamente, che dialogano tra loro animatamente, ma don Cono sono al cellulare? Sapete bene che il modo ordinario di relazionarsi è questo strumento di non comunicazione, a noi adulti piace spesso scimmiottare i pargoli, però vi posso garantire che non c'è nulla da invidiare loro. Insomma si fanno esercizi di giovanilismo, facilmente smontabili dall'analisi dei modelli usati, dal come vengono utilizzati, dall'esigenza di guardare la tastiera prima di schiacciare, cosa che per i giovani autentici va in automatico. Soprattutto quando si è al volante  quasi tutti/e siamo con il cellulare all'orecchio. Purtroppo è vero anche io non sono un buon esempio. Chiaramente sono comunicazioni urgenti e importantissime, peccato che sia assolutamente vietato dalla legge, la speranza è che non accada mai nulla di grave. Ma al di là di questo, dovremmo imparare a rispettare maggiormente la legge. Basta osservare le macchine che passano tutti gli utenti sono con il cellulare in mano, affidiamo questo periodo di grandi viaggi a San Cristofaro se ricordo bene è il patrono di coloro che si mettono in viaggio.

    Poi abbiamo una scena di vita comune, pubblicazioni di matrimonio per i carissimi Anna e Valerio, meglio dire Valerio e Anna così diamo importanza all'uomo, almeno in questa fase poi si sa che la donna prende il sopravvento, ma almeno nei documenti l'uomo ha una sua priorità istituzionale. Foto previa con preparazione estetica, non eccessiva ma necessaria in queste occasioni, insomma fanatica al punto giusto. Sarà un matrimonio bellissimo,  per adesso ci godiamo la loro gioiosità semplice e contagiosa, magari anche i dolcetti che hanno portato al parroco per gli auguri. Tutto molto semplice e bello da ammirare anche il come stanno costruendo mattone dopo mattone la casa nella quale abiteranno, ritengo anche con molti sudori. Poi ci sono i giorni della gioia e della vita di comunione familiare che stabilizzano e danno pace alla vita di coppia. Certo non li chiameranno a testimoniare il loro amore in televisione, lì chiamano solo quelli falliti, ma vi assicuro che celebreremo con grande gioia nella comunità  il loro sì.

    

 

    Ancora Mosaici, al lavoro negli ambienti parrocchiali per la riqualificazione oso dire definitiva del pannello artistico nel presbiterio, lo avrete già notato alleggerito di alcune immagini, La Madonna del Carmine riproposta in posizione penitente all'ingresso occidentale e l'Angelo offerente naturalmente posto vicino al Tabernacolo, adesso manca l'ultimo ritocco, il cuore del tutto,  che penso inseriremo nella settimana prossima. Ma sappiamo tutti bene che in una casa non si finisce mai di aggiustare, ritengo accada così anche per voi. Poi la scene degli staff che si incontrano per preparare le attività oratoriali, il Grest è alle porte per cui bisogna preparare tutto in fretta. Ombreggiare, preparare e mettere il manifesto di invito, gli striscioni per l'ambiente fantastico, i giochi, le danze, i canti e via a seguire. Senza trascurare la pulizia degli ambienti da utilizzare. Insomma un grande impegno. Come? Non vi sembra che stiano lavorando? Se devo essere sincero, anche io  vedendole ho avuto delle perplessità, come dire mi sono sembrate leggermente in relax, oltretutto manca quella che è stanca prima ancora di cominciare. Quale? Vogliamo generare imbarazzo? Ma vai a discutere con le donne, se ci riuscite fate voi io avrei poche chance, anche perché sono inadempiente per il cantiere pulizia.

28 giugno -  Pur sapendo che gli esami non finiscono mai, dobbiamo rallegrarci per come molti nostri giovani stanno vivendo questo tornata, questo è uno dei casi nei quali  il segmento rallegra e il tutto vanifica. Certo Aristotele ha ucciso un po' dappertutto, ma il resto sembra scivolare secondo le più rosee previsioni. Anche i saggi di danza non mancano di dare soddisfazione agli artisti del momento, dico così anche perché all'impegno costate e festoso di oggi so che seguiranno preoccupazioni diverse che porteranno a interrompere una attività che per anni li ha coinvolti in un turbinio esaltate di attività. Ma quando arriva l'Università con il suo mondo tutto viene annullato e assorbito da interessi diversi. Bei ricordi, tanta gioia vissuta, nessuno li può cancellare ma bisogna guardare avanti e, generalmente, i test di accesso alle varie facoltà non prevedono queste argomentazioni artistiche e creative. Intanto abbiamo avuto modo di godere una pagina di festa e di gioia in quel del Teatro dei Ruderi di Cirella. Sorrisi, musiche, danze, gioia preoccupazione per la pioggia, insomma tutto ciò che concorra a fare di una serata normale qualcosa di particolare. Non è mancata tra gli spettatori una certa goliardia accompagnata dalla voglia di picnic di fine settimana e di fine serata, un panino non guasta mai e poi la lunga attesa, lo spettacolo molto elaborato, insomma ci sta.

    La vita pastorale della parrocchia? Continua con le attività estive con molta dedizione degli operatori, tutto viene vissuto in modo gioioso da coloro che si sono resi disponibili a viverle. Dopo l'esperienza del Branco, adesso ci prepariamo al campo del Reparto e alle attività del Grest. Qualche affanno, qualche inseguimento ma sopravviveremo con gioia a questi doni del Signore, stare con i bambini, con i ragazzi certamente stanca, almeno alla mia età, ma ricarica di energia positiva e nello scambio certamente è un valore positivo non negoziabile. Di certo non va neanche trascurato il rapporto con la natura, essere immersi in ambienti nuovi, in modo nuovo esige un cambiamento nel proprio modo di agire e di relazionarsi. ti dona anche di camminare di più, di sederti per terra, di rialzarti con tutte le difficoltà che questo gesto comporta per coloro che sono robusti come me. Esige anche molti adulti continuino a vivere il proprio impegno senza stancarsi di servire il Signore nei giovani rampolli della comunità cristiana. Ma Dono Cono, scusate, chiese l'interessata con una voce flebile e timorosa, e le vacanze, il riposo? Non una sola risposta, ma solo uno sguardo dolce e contemporaneamente severo, della serie: chi vuol comprendere comprenda.

     Oggi? Giornata fresca ma vivibile dal punto di vista turistico, certo quest'anno i gestori dei lidi hanno poco di cui rallegrarsi almeno per adesso, a seguire si vedrà. Questo non è un aspetto trascurabile anche perché gran parte dell'economia di Scalea, il che significa la serenità sociale delle famiglie,  ormai dipende dall'andamento dell'economia estiva. Altri cespiti sostanziali non ce ne sono, l'altro capitolo di energia economica per il territorio, è quello degli impiegati statali ai vari livelli, infine abbiamo i professionisti che assurgono in alcuni ambiti quasi al rango degli intoccabili della tradizione Indù, in altri si barcamenano per come possono guardando al bene della famiglia, infine abbiamo i commercianti che sono fortemente penalizzati dalla presenza di supermarket che assorbono nella quasi totalità i potenziali acquirenti. La risorsa universale è rappresentata dai turisti o, come dicono alcuni, dai bagnanti che guardano ancora con fiducia alla nostra cittadina, la vitalizzano con la loro presenza e per come possono concorrono alla crescita dell'economia del territorio. Altre volte ho già detto, che la loro presenza nella vita liturgica della comunità, in questo periodo esprime una testimonianza cristiana molto significativa.

    Dobbiamo affermare che nonostante la buona volontà degli amministratori la nostra città stenta a corrispondere alla sua vocazione di attrattore turistico per i centri vicini, per la carenza ormai storicizzata di momenti spettacolari capaci di veicolare interesse, la gestione di una economia in chiave domestica stringe la cinghia per se stessa consuma ciò che produce e stenta a cogliere il fenomeno turistico con interesse progettuale. Insomma senza fondi esterni non si veicola spettacolo, come mai accade questo? Difficile da capire, però il lamento è abbastanza generalizzato. Finché il mare tiene tutto è stabilizzato, ma non può generare euforia. Possiamo affermare che il livello dell'ordine pubblico è abbastanza positivo, insomma tutto ciò che ha criminalizzato Scalea per anni, pesando profondamente sulla sua immagine turistica ed economica  sembra sopito nell'oblio delle notizie giornalistiche di un tempo per chi le osserva con distrazione, per chi è stato coinvolto continua la Via Crucis per se stessi e le loro famiglie. Per come era facilmente visibile già nella prima ora è stata una operazione spettacolo che avrebbe dovuto coinvolgere poche persone ed è diventata la criminalizzazione generale e gratuita di molta parte della Città. Non posso che continuare ad incoraggiare a stare vicino alle loro famiglie e soprattutto ai figli delle persone coinvolte, loro malgrado, in questa volontà distruttiva.

    Per il resto, la vita di comunità prosegue tra le tante iniziative che i vari gruppi portano avanti. Nessuna esperienza pastorale interrompe le proprie attività formative e liturgiche per cui tutto concorre alla costruzione del bene per se stessi e per gli altri. I custodi del parco hanno potenziato il servizio, la liturgia viene proposta con la ricchezza dei presbiteri che sono qui a fare vacanza. Strutturalmente si prosegue per il completamento della Cappella feriale che va delineando le caratteristiche artistiche che ne caratterizzeranno l'ambiente. Io cerco di seguire con serenità il protagonismo dello Spirito Santo che è il primo operatore pastorale, come anche preziosi sono i testimoni della preghiera quotidiana che sostengono con affetto gli sforzi pastorali della comunità. Qualche lamento arriva da lontano, si sa che se ci si allontana da Scalea non si vive bene, per cui non posso che incoraggiare a un ritorno in tempi brevi per un abbraccio liberante. Non sempre si ha coscienza di quanti sacrifici sono necessari per costruire il futuro attraverso la propria persona, troppo familismo non educa all'autonomia; poi gradualmente si deve imparare sulla propria pelle. Insomma la crescita continua e, per alcuni aspetti,  inizia in modo nuovo quando ci si allontana fisicamente dalla propria famiglia.

15 giugno - Una bellissima giornata settembrina, con pioggia intensa a tratti intervallata con sole radioso, insomma un clima assolutamente insolito. Però, poiché il Signore ci dona questo, noi non possiamo che ringraziarlo per questo dono. E' una fase pastorale intermedia, l'interruzione dei ritmi ordinari e l'attesa  e la preparazione degli impegni estivi, comincia il Branco a Santa Domenica Talao, quindi abbiamo in parrocchia  il Grest con le Piccole Orme dal 2 al 13 luglio, poi seguono Cuore e Carità a Fagnano Castello dal 30 luglio al 1 agosto e L'Oratorio a Moccone in Sila dal 30 luglio al 2 agosto. Nel frattempo per non perdere il ritmo, stiamo analizzando con i catechisti  l'andamento dell'esperienza oratoriale di quest'anno, nel primo incontro è emersa sostanzialmente la bontà del metodo di lavoro, qualche difficoltà legata all'interazione con l'itinerario di iniziazione cristiana, la eccessiva variegazione dell'impostazione dei team che vivono con qualche difficoltà l'impegno ritenuto da alcuni troppo intenso. Certo molto è da riformulare, a cominciare dalla composizione dei team, dove è necessario un clima di armonia e di comunione anche perché il lavoro è molto intenso e ha bisogno di una intensa naturale e non forzata. Passare dall'insegnante unico a un team di educatori non è stato facile neanche nella scuola pubblica, però vissuto bene con la dinamica dell'intercambio esperienziale le cose non dovrebbero essere vissute in modo proibitivo.

    Anime diverse, spiritualità diverse non sempre è prevalente in tutti la voglia di impegnarsi, qualcuno accusa l'età e le difficoltà legate agli impegni familiari, insomma la casistica è molto variegata e potrebbe continuare a dismisura. Io semplifico e insito su due cardini una intensa vita di preghiera e l'amore verso la parrocchia. Non verso l'impegno che vive, ma verso la parrocchia nella quale il Signore chiama a testimoniare l'impegno educativo o altro, a secondo di ciò che uno coglie come il carisma che si accompagna alla propria vita di battezzato. La comunità parrocchiale esprime la bellezza dello stare insieme proprio nella complessità e diversificazioni delle proposte che riesce a rendere presente con l'entusiasmo dei battezzati, d'altra parte lo Spirito Santo è inarrestabile ed è innovativo, insomma nello Spirito ciascuno deve imparare ad essere la novità di Dio per gli altri ogni giorno e in modo sempre diverso. E' la Chiesa poliedrica di cui si parla in tanti documenti del magistero di Papa Francesco, voi mi direte ma chi li legge i documenti. Beh, intanto li leggo io e questo mi dona grande serenità, anche perché lo Spirito Santo corre sempre il rischio di generare smarrimento, proprio per la sua irruenza che spesso corre il rischio di stravolgere i nostri progettini di chiesuola domestica e addomesticata. Insomma non mi deve scomodare più di tanto, della serie: ho cose più importanti da fare.

    Per noi l'estate è un tempo di laboratorio spirituale anche perché a Scalea si riversano migliaia di turisti, o di bagnanti come dicono alcuni, che stravolgono totalmente, chiaramente in meglio, i nostri ritmi liturgici e chiedono un supplemento di lavoro non indifferente. E' uno spettacolo che merita di essere colto nella sua bellezza, anche perché aiuta a cogliere la certezza che l'opera del Signore è inarrestabile, come anche è molto sentito l'impegno di rendergli testimonianza. Noi speriamo solo che tutto questo concorra a rendere più vivibile la nostra Città di Scalea, che per il notevole flusso turistico e le difficoltà ad offrire servizi adeguati stenta spesso  mostrare il meglio di se. Intanto, sempre per non annoiarci, cerchiamo di definire in modo stabile l'aula liturgica e la cappella feriale. Nell'aula liturgica ritengo che stiamo raggiungendo un equilibrio abbastanza armonico anche se necessariamente ancora non completo, abbiamo snellito l'ornamento del presbiterio che si arricchirà di un Agnello Immolato più solenne che ne diventerà il cuore. Va necessariamente inserito il Confessionale chiuso per il riserbo dei penitenti, devono essere valorizzate meglio le statue che vi si venerano, il resto va bene. Per quanto concerne la Cappella feriale, dopo aver collocato in modo centrale il Tabernacolo e collocato l'angelo con i doni eucaristici accanto, adesso si deve procedere con il mosaico del Gesù Misericordioso che ingloberà il tutto. Ci vorrà del tempo, intanto la Cappella è animata dalla preghiera personale, insomma occorre dire che è molto valorizzata anche da oranti occasionali.

    Intanto mi preparo a vivere questa settimana veramente atipica che mi porterà spesso lontano dalla vita della comunità, l'aggiornamento del clero in Sila, l'incontro regionale a Catanzaro, l'Ordinazione sacerdotale di Don Roberto, la concomitanza delle Vacanze di Branco. Il non ritorno di Don Orea che stenta a rientrare, ma come dargli torno l'India non è dietro l'angolo. Colgo l'occasione per ringraziare Don Timoty che è stato in mezzo a noi in questi giorni, una presenza gioiosa piena di vitalità spirituale, certo se si fermava anche questa settimana male non sarebbe stato per me e per la parrocchia, ma come dico sempre dobbiamo accontentarci del dono del Signore. Come vivrò questi giorni? Semplice in modo disastroso con il corpo da una parte e la testa da un'altra, stancante perché dovrà spostarmi in continuazione, per i contenuti non penso di incontrare grandi difficoltà anche perché devo solo riattivare i file mentali l'impostazione dei contenuti è abbastanza codificata e regge ancora. Però parto avvantaggiato, poiché già lo so, non devo fare altro che allenarmi per essere pronto la settimana prossima. Certamente i problemi non mancano in parrocchia e nelle varie parrocchie, ma tutto facilmente abbordabile e superabile con la preghiera e l'amore verso la Chiesa, quello che chiedo agli altri necessariamente lo devo viere prima io, altrimenti non sarei molto credibile.

    Diciamo così sarà una settimana difficile ma non mi spaventa, piuttosto mi dispiacerà non poter vivere i vari momenti con la necessaria serenità e i tempi lunghi necessari per godere la presenza di tanti amici, che il Signore mi donerà di incontrare e che, con grande rammarico, potrò solo vedere scivolare accanto. Rimpianti? Tanti e nessuno, vorrei certamente vivere diversamente ma per adesso è così. Troppe cose gravitano sulla stessa persone, è una situazione che non faccio vivere a nessuno di coloro che mi collaborano per la diffusione del bene che il signore ci chiede di testimoniare, ma a me tocca consumarmi senza poter gioire eccessivamente. Intanto peniamo dei mali per nobili, i denti una volta li curavano solo i ricchi, conservo tante belle foto dei miei nonni sdentati, perché poveri. Oggi magari ci indebita, ma i denti devono essere perfetti. Allora vuol dire che anche io ho cambiato categoria sociale? Forse si, anche perché non mi sono indebitato, certo il dolore persiste, in realtà il dolore no, ma solo il gonfiore, diciamo pure che esteticamente lascio molto a desiderare per cui ne avrei fatto volentieri a meno.  Pensieri a fondo perduto di fine giornata. Come ultima riflessione rasserenante tutto il resto, a Teggiamo si dice: Brutto come San Cono, il che è tutto un programma, necessariamente non sembra un complimento.

13 giugno - Oggi è la festa di Sant'Antonio di Padova, una devozione universale che si accompagna alla vita della comunità cristiana da molti secoli. Ci si affida a lui per ogni esigenza, e lui viene incontro con benevolenza alle invocazioni di soccorso per come il Signore gli consente. Però c'è una devozione particolare che non tutti conoscono, l'affidamento alla sua intercessione per trovare fidanzati/e nelle situazioni più disperate. La procedura è semplice, ma deve essere vissuta con linearità senza alcuna distrazione.  Occorre organizzare un pellegrinaggio a Lisbona, celebrare nella sua casa natale, scrivere la situazione difficile da risolvere con il nome degli interessati, farla sottoscrivere a tutti i pellegrini,almeno un gruppo di cinquanta altrimenti le possibilità diminuiscono, metterlo dietro al quadro posto al lato destro dell'altare e aspettare. Come sempre non si prega per se stessi ma per altri. Funziona, non funzione? A me è andato bene, potrei dire nome e cognome ma non è opportuno comunque è nato un matrimonio felice grazie all'intercessione del santo più miracoloso della Chiesa Cattolica. In quella stessa occasione, senza dirmi niente, alcuni avevano pregato per un'altra situazione difficile, ma è andata male erano solo tre, che si erano dissociati dalla mia intenzione. Meno male che eravamo cinquantacinque. Provare per credere.

    I giovani, dopo molte peripezie e rinvii legati alle interrogazioni di fine percorso e preparazione agli esami, stage di formazione varia e rappresentazioni teatrali siamo riusciti a incontrarci per un momento di fraternità con gli animatori dell'Oratorio, l'ultimo scoglio da superare era la finale di Amici ma ho garantito un mega schermo per cui tutti sono convenuti all'incontro, in realtà ne mancava una, ma lei non smette mai di studiare perché deve sfondare agli esami. Avevamo anche altri ultras dello studio ma li ho convinti a desistere per alcune ore. Quando mi dicono che i giovani non hanno voglia di fare niente, so di avere a che fare con persone che non stanno mai con i giovani studenti.  Insomma  tutto moto bello e dialogico lo si evince dalla prima foto, ci si è confrontati sulle varie situazioni nel frattempo sono arrivate le pizze, insomma tutto molto bel ... lascio in sospeso perché ad un certo punto lo schermo si è  illuminato e la scena delle relazioni è totalmente cambiata, tutti fortemente coinvolti da quello che accadeva nello schermo, a mio parere una grossa ingiustizia, ma lo spettacolo è anche questo.

    Ma come mai ad un certo punto tutti quei sorrisi e quei volti gioiosi? Perfino Alessia che in questa fase è molto immersa nelle preoccupazioni degli esami ha sfoderato una luminosità da innamorata. Semplice, finalmente è andato via il parroco e loro si sono sentiti liberati da una presenza così invasiva. Come li capisco, a pensarci bene forse nella mia crescita non sono mai stato in pizzeria con i miei parroci, comunque almeno sopportandomi mi hanno donato alcuni momenti di spensieratezza e di gioia adolescenziale che è totalmente diversa da quella di noi adulti. Non la spiego perché non ne sarei capace, però vi garantisco che è fortemente rigenerante e apre alla speranza radiosa nel futuro, anche perché il futuro sono proprio loro con la loro voglia di impegnarsi e  la gioia che esprimono nello stare insieme anche nella disponibilità verso la parrocchia e servendo gli altri.

10 giugno - Si eleva in mezzo all'assemblea un luogo alto, perché tutti possano vederlo,  su di esso si alternano i lettori per proclamare le Legge di Mosè, tutta l'assemblea resta in piedi ascolta e approva. Parafrasando il testo, in qualche modo, è questo che nel libro di Neemia, indica come procedere attorno all'Ambone o Leggio, all'educazione del popolo  che era tornano dall'esilio di Babilonia e, per la gran parte, non aveva più dimestichezza con gli insegnamenti della Torà. Diciamolo pure, anche il nostro tempo vive una deportazione, infatti viviamo quasi tutti lontani dalla legge del Signore e tutto quanto i tanti Signori del nostro tempo ci propongono come verità da seguire, corriamo il rischio di assumerlo come se fosse la parola di Dio e non quella degli uomini che devono cercare Dio, ma non ne hanno troppa voglia. Questo purtroppo accade spesso anche nella Chiesa. Il Santo Padre, nuovo Neemia in quanto legislatore per il nostro tempo, traccia un cammino da seguire, ma molti tra noi cristiani preferiamo il narcisismo spirituale, la via della mondanità, la comodità dei faraoni, la chiusura verso lo scarto della nostra società. Nel frattempo la venuta di Gesù in mezzo a noi ci ha insegnato che non possiamo perseguire la realizzazione del progetto di Dio come fece Esdra in modo legalistico, e anche con la fermezza militare, ma solo con la testimonianza personale e l'impegno della formazione delle coscienze.

    Questa è l'opera che persegue l'azione  catechistica con molti sacrifici e dedizione da parte degli operatori pastorali, che si rendono disponibili alla trasmissione della fede alle nuove generazioni. Diciamo sempre che è indispensabile l'opera dei genitori, ma sappiamo bene di operare con genitori distratti sulla testimonianza della fede, sostanzialmente appartenenti alla categoria dei credenti e non praticanti. E' una categoria che merita grande rispetto anche perché si rende disponibile e si coinvolge in una proposta formativa che non sempre coglie come parte integrante della propria vita. E' un atteggiamento sincero che comunque comporta per loro il trovare del tempo da mettere a disposizione della formazione dei propri figli. Però è difficile trasmettere i contenuti, anche in questa tappa,  che ha tra gli obbiettivi l'aiutare a capire che ogni ragazzo cristiano deve avere la propria Bibbia come riferimento sicuro per la ricerca della volontà di Dio e la conoscenza di Gesù, ci si rende conto che una parte sempre più ampia passa la stessa Bibbia da un figlio all'altro o ancora peggio si va a prendere qualche testo, rispolverandolo da trascorsi ormai antichi. La cosa buona è che sono totalmente nuovi, il che significa che nell'uso che ne è stato fatto negli anni c'è stato molto rispetto, al punto che alcune bibbie molto stagionate risultavano totalmente nuove.

 

    Banalizzo, però il fatto è grave anche perché già Giovanni XXIII lamentava lo scarso uso della Parola che veniva fatto all'interno delle comunità cristiane, sono passati oltre cinquanta anni ma la situazione non è cambiata di molto. E' vero l'uso è più diffuso e anche la gestualità liturgica ha assunto una cittadinanza nella vita dei fedeli che certamente anni fa con aveva a motivo di una chiesa fortemente clericale, però il lavoro da portare avanti è ancora enorme, ed indispensabile per donare ai credenti una stabilità nella fede e la gioia di testimoniarla in tutti gli ambienti di vita. Molti gesti vissuti in questa tappa dai bambini, sono quelli che liturgicamente fanno in esclusiva i ministri ordinati, è un bene, è un male? Della serie ai posteri l'ardua sentenza. I bambini portano e intronizzano la Parola di Dio all'Ambone. A seguire ogni bambino porta la sua Bibbia, dicevo già prima che è importante che sia quella propria di ogni bambino,  ai piedi dell'Ambone per rendere visibile a tutti il proprio coinvolgimento attivo all'ascolto dell'azione di Dio.

    Poi l'accoglienza della Parola con una danza gioiosa di tradizione ebraica questo aiuta a capire che riceviamo la salvezza in continuità con un altro popolo e un'altra cultura. Quindi la drammatizzazione, quest'anno abbiamo scelto la tradizione lucana, non si ripete mai abbastanza che il tutto deve essere alla portata dei ragazzi che non devono recitare o peggio leggere dei testi ma devono manifestare quello che hanno compreso, su questo siamo ancora molto lontani dal conseguire l'obbiettivo. Infine a ogni bambino viene consegnata la propria Bibbia, forse le famiglie hanno ragione, dovrebbe essere la parrocchia a offrirla proprio per aiutare a comprendere che adesso la loro vita è legata a quella della comunità. Poi si fanno i conti e non ci si trova, però è sbagliato effettivamente per il prossimo anno occorre pensarci per tempo, altrimenti il rischio che si corre è che i ragazzi ricevono ciò che appartiene già a loro. Quest'anno per la consegna abbiamo valorizzato la presenza di Don Timoty, è una vera grazia del Signore proveniente dal Camrum in attesa del ritorno di Don Orea, che in questi giorni si accompagna alla vita della nostra comunità. Tutto si è svolto in modo bello e comunicativo, come ogni cosa merita di essere perfezionato dedicandogli semplicemente più tempo.

    Intorno alla nostra vita serena i problemi non mancano ma in qualche modo cerco di mantenermi distratto, così riesco perfino a trovare del tempo per riscoprire al gioia della comunità con giovani del tempo andato che riescono ancora a sopportare la mia presenza come un momento di festa. Di certo è un dono del Signore, ma è comunque molto bello poterlo vivere con naturalezza e spontaneità. Alcuni momenti mi cadono tra capo e collo perché preparati da altri, che poi all'improvviso neanche si presentano per problemi emersi successivamente, rimangono comunque momenti significativi anche perché mi fanno ripercorrere gli anni iniziali del mio ministero sacerdotale così mi rileggo in quel di Verbicaro, allo scalo di Grisolia, in quel di Cirella, insomma insomma tanti momenti gioiosi da condividere in modo immediato, però manca sempre il tempo di poterli condividere fino in fondo.  Non dico di più altrimenti si scatenano in modo più vigoroso le voci del dissenso, comunque e sempre legati all'affetto verso la mai persona e non ne vale la pena. Anche perché sono veramente troppe le persone che mi vogliono troppo bene.

7 giugno - Oggi di certo troverò il tempo per scrivere, a dopo. Il dopo è già nel pomeriggio, però grazie alla presenza di Don Timoty è un pomeriggio respirabile, per cui si procede con serenità e armonia nella disponibilità ministeriale. Le foto in ordine progressivo, si fanno le prove generali di un ipotetico torneo di pallavolo. Alcune volte abbiamo la presunzione di spodestare il calcio dalla testa dei ragazzi ma è un'impresa difficile, è una ipotesi che alberga nella mente degli animatori e di alcuni ragazzi molto esclusivi.  Comunque è sempre bello provarci e, al di là dei numeri e dei risultati, stare insieme con chi ci sta. Sabato 2 giugno la Guardia Costiera si è ricordata dei bisognosi di Scalea, per cui abbiamo goduto di alcuni tonni sequestrati in quel di Cetraro. Grazie a due volenterose resesi disponibili all'organizzazione e a due volenterosi che hanno messo a disposizione il pulmino e il tempo, i tonnetti sono arrivati a Scalea, Subito facile da distribuire i tonnetti, sempre grazie alle volenterose. Più elaborata la distribuzione del tonno grande, ci vogliono gli strumenti adeguati alla stazza, per noi veramente difficile da gestire,  ci è venuta incontro la pescheria Esposito, per cui tutto si è strasformato in bistecche distribuite il lunedì successivo alla Caritas. Come si può vedere a Scalea non mancano le persone generose, basta chiedere e il cuore si apre alle necessità degli altri.

    Sempre il due maggio abbiamo alcune immagini di un avvenimento unico, a me accade per la prima volta, il parroco deve fare da papà a una sposina. la carissima Maria.  Siamo in quel del  Castello, tutto è legato alla memoria di una tragedia, la morte drammatica del papà quando io ero il parroco a Belvedere Marittimo, oggi si è trasformata in un momento di gioia e di festa, il suo matrimonio. Ritengo sia inutile ripetere dell'emozione che si accompagna al mio pellegrinare, per le stradine percorse in molte occasione, soprattutto per la visita alle famiglie. L'altra riflessione è che a noi sacerdoti che presiediamo a tanti momenti nuziali, generalmente manca il prima e il dopo della liturgia, sono momenti caratterizzati da una particolare euforia, da una ritualità sempre più elaborata, contrassegnata anche da una sembianza velata di superstizione. Comunque sono stati momenti molto belli, sia in riferimento ai ricordi che a quello che stavo vivendo. L'altra cosa che mi è sembrato di capire è che il momento più distratto è quello della predica. Sono comunque momenti da vivere in modo festoso senza dare troppa importanza a questo o a quello, semplicemente è un giorno di festa e questo può anche bastare.

  Poi sempre il due giugno abbiamo la Tappa della Carità, grazie al coordinamento dei catechisti tutti  i ragazzi sono stati coinvolti in momenti di entusiasmo solidale molto diversificati, visita alla casa di accoglienza per anziani, altri sono stati a casa di Francesco ed altri ancora a casa di Fabio. Tutte è tre le esperienze sono state vissute con entusiasmo dai diversi gruppi dei ragazzi. in serata ci si è incontrati a mare. Dopo una festosa agape, abbiamo vissuto la risonanza dell'esperienza attorno al fuoco sulla spiaggia, in molte delle comunicazioni dei ragazzi traspariva l'emozione e la gioia di aver vissuto momenti veramente belli e significativi. La formazione cristiana esce così dal chiuso degli ambienti pastorali e diventa elemento coagulante orientato e orientante al bene del vissuto della città. Certo occorre dedicare del tempo, anche perché le attività non si realizzano per magia,  ma hanno bisogno di essere pensate, elaborate, proposte e vissute con gioia e dedizione, insomma occorre dedicare del tempo, vivere la gioia di stare insieme, trasmettere anche agli altri questa gioia. La fede si trasmette per contagio, per emulazione ci ricorda il Santo Padre.

    Poi abbiamo avuto, il tre giugno la manifestazione del Corpus Domini qui dovrei elevare le dolenti note, ma ne faccio a meno anche perché non abbiamo avuto modo di organizzarci al meglio nella partecipazione per cui è meglio calare un velo pietoso e proseguire accogliendo il dono per come il Signore ci ha donato di poterlo vivere. Mi riprometto per il prossimo anno di dedicare più tempo al coordinamento di questa manifestazione che certamente merita maggiore attenzione organizzativa. Poi arriviamo al quattro giugno con la gioia che hanno voluto donarci le piccole orme con la loro interpretazione dell'avvenimento della creazione del mondo, è stato un momento di festa dove anche se giovanissimi i bambini cominciano a mettersi in gioco per le loro potenzialità e voglia di sentirsi protagonisti. Diciamo che con loro sostanzialmente sono baci e abbracci, sorrisi ed emozioni. Insomma sono un spettacolo che è bello godere per come ci è possibile. A tutto questo occorre aggiungere la ordinarietà delle emozioni che la vita della comunità trasmette, è troppo bello vivere al servizio di quanti cercano la gioia dell'incontro e si rivolgono al parroco avendo la certezza, alcune volte inevasa di essere accolti e ascoltati. A questo proposito ieri, sei giugno, sono trentasei anni che dedico al mia vita alla comunità cristiana e la comunità dei cristiani viene affidata a me come un dono del Signore.

29 maggio - Dei giovani sulla via di San Francesco di Paola per cercare cosa? Intanto non sono dei giovani ma Rover e Scolte, insomma gente strana che va oltre il normale menage ordinario, alcune volte va oltre in tutti i sensi e questo non sempre è un bene. In realtà cercano semplicemente se stessi e ritengono di conseguire questo obbiettivo mettendosi in cammino, vivendo il sacrificio che la strada comporta e lo superano con il convincimento delle loro potenzialità. Ma dove sono gli altri giovani, si chiedeva Joan Baez in una canzone degli anni '60, erano gli anni del Vietnam e la risposta risultava immediata. Ma oggi come oggi? Chi è a casa a studiare, difficile da credere? Vi posso garantire che molti stanno facendo vita monacale per prepararsi alle interrogazioni finali, per non parlare coloro che hanno gli esami a tutti i livelli. Molti  giovani sono così. Gente testarda che ha sete di conseguire gli obbiettivi, avendo la coscienza di poterli conseguire con grande soddisfazione personale. Non dobbiamo dimenticare la metamorfosi che molti nostri giovani sperimentano allontanandosi da casa con gli impegni universitari, però è bello constatare che alla fragilità dei prime esperienze subentra sempre la volontà di riemerge con entusiasmo facendo leva su tutte le loro potenzialità. Auguri di ogni bene anche ai saggisti che non mancano mai, insomma tanta bella gente che mi circonda anche se da lontano ma che merita sempre un pensiero e una preghiera. Preghiamo per tutti per gli universitari, ma anche per quanti stentano a concretizzare i loro sogni, è importante non trascurare nessuno, perché i giovani sono la nostra gioia e la nostra speranza, dobbiamo solo cercare di non deluderli mai. Ne soffrirebbero troppo.

 

     Poi abbiamo le Piccole Orme o familiarmente dette Ormine, loro percorrono i primi passi della vita Oratoriale o per meglio dire ne assaporano l'odore. E' un segmento educativo preziosissimo, perché dal loro entusiasmo deriva la nuova fase educativa dell'anno formativo. Amano sorridere, giocare, saltellare, anche pregare d'altra parte sappiamo bene che sono le preghiere più gradite al Signore, anche per questo è bene che preghino per i loro genitori e per tutta la comunità parrocchiale. Sono molto affettuosi, e avvertono anche l'esigenza di poterlo esprimere con naturalezza. I loro animatori stress stress e paciosa. Quando ci sono loro c'è solo da raccogliere la gioia e la voglia di fare festa che esprimono con naturalezza, per cui non possiamo che ringraziare il Signore per questa presenza di pace e di entusiasmo. Un'altra caratteristica della quale ci hanno fatto dono è la disponibilità all'accoglienza verso tutti, questa caratterizzazione è iniziata lo scorso anno è ha dato frutti di fraternità molto significativi. Non tutti se ne accorgono, lo so', d'altra parte questo è il compito del pastore, non perdere di vista nessuno, nulla e niente. Facendosi carico soprattutto delle situazioni di debolezza e di marginalità.

28 maggio - Cos'è la cittadinanza attiva e in che modo cerchiamo di promuoverla nella vita quotidiana. La prima azione non deve riguardare il cosa fare, ma il fare affezionare i ragazzi, i giovani e gli adulti, alla proposta e all'ambiente nel quale deve essere vissuta. Insomma tutta la famiglia e il quartiere deve essere coinvolto perché si possa sperare in un'opera duratura. Si ha bisogno di tutti, anche perché i tempi di disponibilità al volontariato, nella nostra società,  non sono lunghi per cui è importante coinvolgere ai vari livelli tutti coloro che abitano i luoghi, anche quelli che immediatamente noi scarteremmo a priori. Insomma la selezione deve essere operativa non concettuale, altrimenti si corre il rischio di avviare una attività con i soliti noti, con la presunzione che oltre loro non si possano coinvolgere altri perché non sono capaci. E' evidente che non si riuscirà a fare molto, anche perché sensibilizzare gli altri esige tempo e dedizione. Tutte gli enti presenti nel territorio, prima di tutto la scuola, poi le parrocchie e le aggregazioni laiche ed ecclesiali dovrebbero orientare la formazione ed educare alla partecipazione con questo obbiettivo: nel rispetto delle leggi, il territorio è affidato prima di tutto a chi lo abita.

  Questo modo di pensare, di agire e di educare porta, con i tempi lunghi di ogni azione educativa esige, ad amare la realtà dove si vive e a collaborare per come è possibile alla vivibilità dell'ambiente stesso. Ogni cittadino deve sentirsi protagonista della realtà, spesso è un protagonismo velato ma indispensabile perché la città possa respirare in modo sempre nuovo. Certo non è facile rimuovere l'atteggiamento dello stare a guardare e criticare ciò che gli altri fanno e non fanno, ma il traguardo deve essere proprio questo. Ciascuno deve analizzare il proprio operato per il bene comune e non quello degli altri. Così come è evidente che quello che posso fare io non è necessario che siano altri a farlo. Per questo deve diventare normale che, come attività ordinaria di catechesi, i ragazzi rendano più decoroso lo stare dei loro fratellini con una sana, semplice e gioiosa azione ecologica. Una chiesa in uscita, è prima di tutto  una chiesa che evangelizza e che sollecita attenzione alle verità di fede, che spesso affermiamo di credere ma che non sempre riusciamo a riflettere.

   Anche per questo, la celebrazione della Tappa del Credo ha vissuto un primo momento di sensibilizzazione nei luoghi di socializzazione dove la gente ha accolto con simpatia questi cronisti della fede.  Tutto si è concluso con il coinvolgimento dei genitori al Parco degli Angeli, dove i ragazzi stessi hanno avuto modo di raccontare il tipo di risposta che hanno raccolto dagli intervistati. Lo stare in cerchio, il raccontare attorno al fuoco, un frugale pasto in comune sono gli elementi cari alla tradizione cristiana, se vogliamo Gesù stesso nella sua vita terrena ha vissuto questi momenti e questo modo di alimentare la sete nella ricerca della verità e della fraternità. Anche in questo caso dobbiamo coinvolgere maggiormente nell'azione del preparare, del sostenere, in modo che non si partecipi come a una drammatizzazione teatrale ma a qualcosa che in qualche modo ciascuno ha contribuito a realizzare. Una chiesa che coinvolge, trattando i battezzati come dei fratelli adulti che con tutti i propri  limiti mettono a disposizione degli altri i propri carismi e costruiscono la speranza per la propria famiglia,  per coloro che il Signore ci dona di incontrare è alla base della gioia della partecipazione e della comprensione della propria partecipazione nella costruzione della cittadinanza attiva.

     Poi abbiamo i momenti di formazione con gli adulti, che riteniamo i veri depositari della costruzione del futuro di libertà nelle nostre città. E' assolutamente da rimuovere il pensare che le cose non cambiano mai, che ormai tutti fanno così, che l'impegno non serve a nulla. Questo modo di pensare ha costruito una società apatica e fatalista incapaci di essere essa stessa una proposta di cambiamento. Ma anche per questo è indispensabile continuare senza mai scoraggiarsi per i numeri piccoli della partecipazione. Per avere i numeri grandi basta chiamare qualche personaggio importante, che chiaramente rende meno importanti gli altri, che invece devono essere proposti come importantissimi. Uno degli sforzi valoriali sui quali lavorare di più è certamente quello di far sentire a casa loro coloro che non sono di Scalea, ma vivono ormai da tempo come dei forestieri nella nostra città, è importantissimo operare perché si sentano a casa loro. E' la Scalea del futuro che stena a comprendere la gioia di abitarla e di renderla più viva grazie alla loro presenza e alla loro partecipazione. Sono quelli che indichiamo come di Verbicaro, di Napoli e dintorni, gli extracomunitari e che invece dovremmo e dobbiamo imparare a chiamare con i loro nomi.

    

 

     Poi c'è la frontiera della lotta tra il bene e il male, in questa dinamica dobbiamo fare in modo che vinca sempre il bene, anche se ci viene chiesto di rischiare sulla nostra vita. E' in questo incoraggiamento che sono preziosi i testimoni di giustizia, persone semplici della porta acanto che non sempre cerchiamo tra i nostri vicini di casa. Sono coloro che hanno saputo rischiare sulla loro vita la voglia di mantenersi puliti in una società che viene proposta dai nostri media sempre più corrotta. Probabilmente non è così, la voglia del bene prevalica in modo totalizzante la tentazione del male ma non fa notizia, per questo i nostri giornali e i telegiornali non parlano mai del tanto bene che è comunque presente nella nostra società in tutti gli ambienti, in tutte le famiglie anche le più scalcinate. Tutti vogliamo che i nostri figli crescano in ambienti sicuri, che nelle famiglie ci sa serenità e pace però nessuno parla di queste presenze buone, portate avanti con molti sacrifici nelle nostre città.

    Generalmente si preferisce l'orrore del dramma, purtroppo questa scelta di campo genera emulazione ed è per questo che la città viene colorata negativamente, in ogni città ci sono cittadini che lottano pacificamente per vivere dignitosamente e onestamente. Il nostro impegno deve essere quello di farli sentire soli. E pensiamo di poter continuare con la gioia di vivere al servizio degli altri. Dovrebbe essere questa l'azione ordinaria di chi vive l'impegno politico, ma intanto cerchiamo non senza sforzi  di coinvolgere chi vive l'impegno ecclesiale.

23 maggio - Questo giorno resta una pietra miliare nella storia della lotta alla mafia da parte dello stato,  perché è il giorno della strage che vide la morte di  Falcone, della moglie, della sua scorta, furono uccisi con una carica di esplosivo  in un agguato mafioso, sull'autostrada Palermo/Punta Raisi, appunto a Capaci. Come sempre ci si sforza di non far dimenticare, per cui ci sono state molte manifestazioni orientate a non far cadere nel dimenticatoio un problema che ha le sue radici in Italia, ma che estende i suoi tentacoli in tutto il mondo. Nella diversità dei nomi e delle articolazioni dobbiamo pensare al potere mafioso come una banca mondiale che in qualche modo lavora in concorrenza e in collaborazione con il potere delle banche. Non si nota la collateralità, d'altra parte è difficile vedere in giro i grandi banchieri, quelli veramente grandi, che determinano ogni cose nell'economia mondiale, nella stabilità di una nazione, dei destini dei popoli del progresso e del regresso di intere comunità. Dobbiamo affermare che anche lo IOR è stato interessato per decenni da questa collateralità, sono operatori da non confondere con i i nostri bancari, peones dell'economia che si sforzano di sbarcare il lunario per come possono.   A questa relazione non si da loro grande importanza, però esiste e determina tutto ciò che accade nella dinamica dell'economia mondiale, al centro di tutti loro interessi come sempre c'è il denaro.

     Possiamo chiamarlo traffico della droga, la stessa nuova tratta degli schiavi che si è vissuta sotto i nostri occhi nel Mediterraneo, il mercato delle armi, le multinazionali della pedofilia, il pagamento del pizzo e ogni altro tipo di estorsione,  il gioco di azzardo, il mercato dei bambini per le coppie occidentali, il controllo della prostituzione ma in realtà il denominatore comune è sempre e solamente il denaro. Il denaro è il bene assoluto e a lui deve essere consacrato ogni sacrifico per averne sempre di più. Tutto questo accade non in modo magico, ma con la capillarizzazione di una rete infinita di adepti che la rendono parte connaturale del vissuto ordinario la prassi consolidata dell'illegalità caratterizzata soprattutto da una corruzione che si accompagna alla vita di ognuno di noi. Ogni momento dobbiamo scegliere se vivere legalmente o traslare tra coloro che fanno dell'legalità il modo ordinario di relazionarsi con le leggi e con le istituzioni. Pagare l'iva o non pagarla risparmiando sul prezzo, parlare al telefono mentre si guida o fermarsi e rispondere,  chiedere le raccomandazioni a discapito di chi non può averne, fare la ricevuta per una prestazione professionale o intascare ciò che si richiede senza, parcheggiare dove è consentito o come capita e si ritiene a disprezzo delle leggi, il cane ha diritto alla passeggiata ma mi organizzo perché non lascino alcune traccia del loro passaggio a discapito del pedone?

     La casistica può essere estesa a dismisura, chiaramente siamo al livello del cittadino semplice, poi saliamo di livello quando si imbarchiamo nel livello istituzionale politico/affaristico dello scambio dei favori e/o dei voti in cambia di denaro, degli appalti dati agli amici che ricambiano pagando in modo profumato, fare gli educatori senza osservare le leggi e/o pagando le tasse, o ancora farsi fare lavori in quanto amministratori con il denaro pubblico, preferisco interrompere anche perché ritengo che siate abbastanza esperti e quindi capaci di allungare al casistica a secondo della vostra competenza. E' vero siamo partiti dalla strage di Capaci, ma come si può ritenere di interrompere questo modo di intendere la vita se non si rimuove il marciume che si accompagna al nostro tempo? Come possiamo consegnare ai nostri figli un mondo dove sia realmente bello vivere e non avere paura di uscire di casa? Come guardare con fiducia alla persona accanto senza avere il timore di subire qualche prevaricazione? Come avere la certezza che il marito o la moglie non vivano un desiderio di violenza capace di soffocare la vita anche alle persone più care? La via da percorrere è quella dell'amore verso ogni  persona e dell'amore verso gli ambienti nei quali viviamo e che con il nostro impegno dobbiamo concorrere a rendere più vivibili.

   La società nella quale viviamo e nella quale dobbiamo imparare ad essere sempre più un esempio di rettitudine e di rispetto della legalità, esige un livello di moralizzazione maggiore al centro del quale deve essere restituita alla persone la bellezza di essere il cuore dell'interesse di ogni azione.  So bene che questa è una visione cristiana della storia cosa che ormai non viene condivisa da tante parte dei cittadini di tradizione cristiana. Diciamo così, il lavoro di scristianizzazione della società occidentale va raccogliendo, anche grazia ad un uso totalizzante degli strumenti di  comunicazione gli effetti desiderati e auspicati da secoli di cultura atea e anticristiana. E' il pensiero unico che domina il nostro tempo, il culto del denaro, il dominio sugli altri, il dover apparire sempre e comunque migliore di tutti, il narcisismo che troppo spesso diventa culto della persona. Non si può affermare di combattere le mafie senza combattere contemporaneamente questo stereotipo dominante e assolutizzante dell'uomo contemporaneo. Viene imposta con vigore una cultura di morte, talmente assoluta come pensiero  che è capace di criminalizzare non coloro che la propongono in modo sistematico come atteggiamento dell'affermazione di se, ma colore che ne restano vittime. Molti dicono che viviamo il tempo del grande tentatore apocalittico, ma in realtà con più amore per la verità possiamo affermare che stiamo vivendo l'arretramento e l'impigrimento  della tensione evangelizzatrice, per cui altri operano con estrema libertà senza incontrare alcuna resistenza orientata alla diffusione del bene

     L'immagine più immediata che potremmo usare è quella di un nemico che avanza in modo vigoroso e gli altri cercano di scavare trincee sempre più profonde dove illudersi di generare una sicurezza per se stessi e i propri cari. dimenticando che la sicurezza o è globale e coinvolge tutti o non può essere considerata tale, insomma si sceglie di vivere la grande illusione di potercela fare da soli,  invece di concorrere a costruire insieme la speranza del futuro. Nel nostro piccolo anche a Scalea ci stiamo sforzando di concorrere a scuotere le coscienze e a guardare in modo diverso alle istituzioni, guardando in modo diverso anche al proprio protagonismo. Ad essere sincero potrei ammettere che gli addetti ai lavori invece di orientare la vita della città in modo da coinvolgere attivamente i cittadini sembrano più propensi a non agitare troppo le acque, perché la situazione potrebbe sfuggire di mano, meglio gestire l'esistente sostenendolo con un discreto clamore mediatico. Decine e decine di associazioni vere e meno vere attive o dormienti stentano a comprendersi protagoniste del cambiamento della nostra città e attendono: Ho passato la vita aspettando Godòt, recitava un poema dei miei anni andati.  Altri guardano un po' da lontano sdegnati perché non valorizzati dalle tornate elettorali giocano a fare gli oppositori delle istituzioni e sembra che non siano capaci di fare altro.

    La città è composta da una molteplicità di differenza e non ha mai lottato per l'affermazione dei propri diritti, è stata troppo abituata ai piaceri degli amici, per fa fatica a leggersi protagonista della propria storia e resta a guardare, nel senso che cerca di capire come andrà a finire. Ma la Chiesa? Che fa la Chiesa. Come è difficile dire che non riusciamo a scuotere i battezzati come se dovessimo andare al fronte contro un nemico agguerrito, il rischio è che riusciamo a fare delle   belle liturgie che concorrono a generare temporaneamente pace, per il tempo che durano,  ma stentano a diventare segno di una lotta orientata  a combattere le tante situazioni di illegalità e di malaffare che pure abitano il nostro territorio. E' vero molti dicono che non è compito della Chiesa animare momenti politici, agitare la folla, ma deve pensare a pregare e generare comunione, fraternità. E' vero prima di tutto la preghiera, ma quando il fratello chiede aiuto come possiamo sostenerlo se non siamo capaci di metterci alla sua ricerca oppure, peggio,  non lo facciamo perché dobbiamo fare le nostre belle riunioni che ci permettono di essere attivi stando sempre fermi? Giornata storta? No, è stata una giornata bellissima come tanti momenti gioiosi, con momenti veramente festosi da condividere,  anche tanti sguardi affettuosi, una giornata come tante che il Signore mi dona, però questi pensieri si accompagnano sempre alla mia opera di evangelizzazione, anche nei momenti più belli, non ve ne parlo per non rattristarvi, ma come vorrei che tutto fosse più conforme a quanto il Signore ci ha insegnato in ordine all'amore, alla gioia della fraternità.  al rispetto vicendevole.   

21 maggio - Non sempre all'entusiasmo del fare corrisponde la possibilità di realizzare, anche per questo non posso che ringraziare chi modera l'impulso del mio agire e mi consiglia a vivere la dedizione pastorale in modo più adeguato alle mie possibilità. E' una considerazione che faccio in riferimento alla generosità eccessiva che aveva fatto balenare in me disponibilità impossibili da vivere, fortunatamente  il Pastore della nostra Chiesa diocesana ha bloccato ogni cosa sul nascere e tanti saluti a tutti, donandomi così di vivere in modo più sereno il ministero sacerdotale. La Primavera sembra stabilizzarsi, il che non è male, anche se questo comporterà l'impegno di innaffiare dal quale il Signore quest'anno ci ha esonerato per lunghi mesi, provvedendo lui stesso al bene della vegetazione. Avevo promesso niente polvere da oggi in poi,  invece ci si ritrova a far fronte all'ennesimo impulso creativo che esige un leggero spostamento dell'iconografia della Chiesa. Leggero è lo spostamento degli ambienti spirituali, ma pesante è il lavoro che quasi tutti stentano a comprendere utile, ma poiché ognuno è tenuto a pensare ai propri problemi io penso alla spiritualità che riesce a trasmettere l'aula liturgica. Questi lavori non sempre sono positivi in se, ma è nello sguardo d'insieme dei vari ambienti che tutto viene armonizzato e colto nella sua preziosità. Tutto questo esige del tempo, ma poiché il tempo è tiranno per tutti, si tirano le somme e non sempre ci si trova.

   Siamo nel tempo ordinario, lo si intuisce dal colore dello scritto, il che vuol dire che dobbiamo vivere  i doni che lo Spirito Santo ci ha affidato e che mediante la nostra testimonianza devono vivificare orientando al bene le azioni di ogni fratello o sorella che il Signore ci ha posto accanto. E' un impegno da vivere nella ordinarietà, il che vuol dire senza azioni particolarmente straordinarie, ma rendendo naturalmente straordinarie ogni azione, anche quelle umanamente la più banali, caratterizzandola con la dedizione gratuita e affettuosa dei nostri atteggiamenti per come il Signore ci ha insegnato. Un amore totale, gratuito, sempre orientato al bene, sempre nella tensione di rendere presente l'amore di Dio. Ma Don Cono,  tutto questo a cosa serve? Semplicemente e solo per camminare sulla via dell'eterno incontro con Dio. Certo non è sempre coinvolgente per ogni persone, ma coloro che ne colgono il valore trovano in questo traguardo gli stimoli necessari per vivere con impegno vero la propria dedizione al Signore. Inoltre tutto questo concorre naturalmente a vivere bene insieme agli altri. Per cui non dobbiamo fare altro che concorrere alla gioia della vita di fraternità, in una disponibilità generosa e gioiosa.

    La giornata? Spesa con serenità tra gli affetti, le riunioni, gli incontri con i ragazzi, la gioia della vita comune e la volontà di crescere nella vita di santità. Abbiamo anche avuto modo di vivere un momento di solidarietà con la famiglia del nostro fratello Luigi che, come comunità degli amici,  abbiamo ritenuto di dover sostenere con una partecipazione corale nel loro dolore con la preghiera. Non abbiamo voluto trascurare  la preparazione della festa di Santa Rita, i ben informati mi hanno ricordato che lo scorso anno mi ero perfino dimenticato di mettere il quadro. non dimenticano mai nulla, quest'anno per non correre il rischio di incorrere nello stesso errore ho anticipato di un giorno l'evento. Per cui buon Santa Rita a tutti e in particolare alle tante Rite che costellano in modo brillate il firmamento della nostra parrocchia. Camminare cercando di corrispondere ai doni dello Spirito santo è l'impegno che ci viene chiesto nel tempo ordinario, occorre fare in modo che la vita di ogni giorno sia vissuta sempre in riferimento alla volontà di Dio. Lo so bene, non sempre è facile viverlo, ma il tempo ordinario ha questa missione, aiutarci a crescere giorno dopo giorno nella comprensione della nostra vocazione e anche nella disponibilità a corrispondervi con gioia ad entusiasmo sempre nuovo.

    Le giornate scorrono serene nella gioia delle cose semplici e nella compagnia di persone molto affettuose, alcuni dicono troppo affettuose. Sono le gioie che dona il Signore a coloro che si affidano a Lui, è proprio vero non si resta mai delusi nel camminare alla presenza del Signore. In realtà non si ha bisogno di particolari situazioni per accedere alla gioia che viene dall'alto, basta vivere con semplicità tutto quanto il Signore ci dona di condividere nella comunità dei fratelli e delle sorelle. Per cui ieri fave con elaborazioni domestica molto complesse, oggi ceci alla contadina nel senso che non si capiva bene, forse è meglio dire che io non ho capito bene, ma poiché le dovevo mangiare io le ho immerse nella minestra che era già pronta sulla tavola, quale effetto finale? Poi vi faccio sapere. Abbiamo goduto della stagione delle nespole che ho mangiato in chiave industriale, adesso stiamo vivendo quella delle ciliege che non bastano mai e  si lasciano certamente  desiderare. Come dire che la comunità è attenta ai bisogni culinari del parroco e si sforza di sostenerlo per come può. Vi posso garantire in abbondanza. Non voglio neanche dimenticare il copioso dono dei limoni molto caratteristici e utili per  ... non saprei che cosa però ne sto ricevendo molti e ringrazio.

     Con la Pentecoste chiudiamo un periodo molto intenso per la vita della parrocchia e in questa fase anche se gli impegni non mancano non hanno molto a che vedere con i ritmi impossibile che abbiamo avuto modo di sostenere durante il tempo di Pasqua. Vi sarete accorti anche voi che è un periodo da vivere in relax, anche se ancora non ho visto Eleonora o chi per lei, in realtà non ho visto neanche Alessia, certamente lei troppo immersa, ma prima o poi non mancherà l'occasione. Ho in compenso goduto di Gennaro dopo un po' di tempo, di Miryam che non salta un impegno, d'altra parte deve recuperare. Ho goduto della presenza di Chiara dopo un periodo di malattia e infine, per chiudere in bellezza, perché no, la più brava Rita quella delle realizzazioni delle cose impossibili. Non voglio neanche trascurare la presenza preziosa di Alessia l'altra, quella innamorata e Giuliana la più eclettica in ogni cosa per organizzare i contenuti per il cammino di San Francesco di Paola. Dovrebbe essere in area anche Giulia, si, quella della danza creativa dalla professionalità troppo esagerata. Però mi è stato solo detto, attualmente non ho avuto modo neanche di intravvederla.

15 maggio - Giorni e giorni di grandi emozioni determinate dal coinvolgimento attivo dei ragazzi nella vita di comunità, sono stati i giorni della Prima Comunione. I ragazzi sono stati più presenti negli spazi parrocchiali e quando ci sono loro la gioia è per tutti. Questo ha significato anche un maggiore coinvolgimento degli adulti, che poi sono i loro genitori, c'è stato più spazio per il dialogo interpersonale il che ha significato un maggiore coinvolgimento oltre le luminosità esteriori. Dare conforto non è facile, anche perché alcune volte le difficoltà sono veramente insuperabili. Il fatto stesso che ne parlino anche con libertà esprime bene i clima di fiducia instaurato almeno con coloro che più stabilmente partecipano e si coinvolgono nella vita di comunità. Per tutti gli altri? Niente di particolare, la celebrazione della Prima Comunione dei propri figli è una occasione di fare festa per tutti, per cui ritengo che nessuno sia rimasto in ombra. La festa nasce dal cuore e i figli sono il cuore della famiglia, della serie 2 + 2 fa 5. Vuol dire che ogni tanto si deborda, si va oltremisura, questo razionalmente parlando ma l'amore è irrazionale per cui tutto molto bello e gioioso. Anche per noi sacerdoti sono giorni di festa e di ringraziamento per tutto l'affetto che riceviamo e per come i ragazzi vivono con entusiasmo ed emozione  l'incontro con Gesù.

 

    A tutto questo fanno corona le altre tante attività, perché la parrocchia continua ordinariamente i propri impegni, anche quelli più nascosti come la pulizia della Chiesa, la programmazione delle varie attività, quelle dei campi estivi, il sostegno economico alla vita di comunità, la formazione dei laici che si coinvolgono nei vari ambiti. Ma soprattutto, mi piace sottolineare, che anche se con qualche vuoto nelle articolazioni, abbiamo dato il via alla preghiera per tutti nella cappella del SS. Sacramento. Questo mi fa stare meglio, perché mi sento più protetto e sostenuto nelle tante iniziative pastorali. In realtà deve far stare meglio tutti, perché la preghiera è un sostegno a tutte le necessità della parrocchia. I doni del Signore non si fanno attendere, infatti la disponibilità gratuita degli operatori non lascia a desiderare, e il servizio offerto per il bene delle anime cammina per come il Signore insegna. Insomma come recitano gli Atti degli Apostoli la Chiesa era in Pace. Camminiamo verso la Pentecoste, per cui i doni dello Spirito devono essere vivificati e valorizzati, dalla pienezza della coscienza del dono spesso deriva la disponibilità a viverlo pienamente, con maturità.

    Certamente non sempre accade e non necessariamente in tutti allo stesso modo, anzi necessariamente in modo diverso uno dall'altro. La bellezza dei carismi, la gioia di poterli vivere con libertà, ma anche di riuscire ad alimentarli nella vita di preghiera permettono a tutti di proseguire il proprio cammino con gioia e nella libertà il proprio impegno di servizio e di crescita. La neve su Pollino è quasi scomparsa, questo rende il paesaggio meno poetico, in compenso le nostre colline sono pienamente verdeggianti e aprono alla speranza della nuova stagiona che deve arrivare stabilmente ma nel frattempo propone delle diversificazioni climatiche, che incoraggiano la prudenza nel vestire. Oggi? Una giornata spesa al servizio della diocesi e nel pomeriggio nell'accoglienza di chi ricorda di essere parte di una comunità. Anche se di trapiantati, ma gli stabilizzati colgono bene il valore della loro presenza. Si sta lavorando anche per l'attività di Unità Pastorale sulla Legalità, sembra che qualcosa comincia a maturare anche se anche in questo caso le lingue dello Spirito sono molto diverse, però in coloro che si lasciano coinvolgere l'unitarietà di fondo va stabilizzandosi in quelli seriamente impegnati, certo non mancano i furbetti di quartiere, ma li si trova dappertutto, della serie io sono meglio di tutti, per cui nessuno stupore per il fatto che qualcuno sia anche in mezzo a noi.

    La vita di comunità è fatta di persone che si spendono per gli altri, ciascuno per come sa fare e per il tempo che ha a disposizione. Tutto viene vissuto nella gratuità e nella gioia di essere un dono di Dio per gli altri. Quando questa caratterizzazione viene vissuta con maturità, allora la comunità cresce, quando si accentuano i personalismi o la voglia di primeggiare, tutto diventa più difficile. In realtà ci sono anche situazioni nella quali si lascia usare la parrocchia per interessi personali, ma siamo a questo punto sull'orlo dell'illegalità e questo va sempre combattuto con vigore. Gli interessi personali possono coinvolgere anche i parroci, per cui è opportuno che tutta la comunità cooperi perché tutto sia vissuto con trasparenza o più semplicemente nel rispetto degli insegnamenti della chiesa. E quando accade il contrario? Si deve solo pregare, la bramosia del denaro o del potere solo la preghiera può contrastarle, per cui create un bel gruppo di preghiera e siate instancabili. Coraggio.

    Oltre la vita della comunità, c'è la vita sociale che ha bisogno di essere sostenuta, ha bisogno di un supplemento di spiritualità per camminare nella dinamica del rispetto vicendevole e dell'impegno per la costruzione del futuro. A Scalea questo problema è più accentuato anche perché è una comunità di aggregazione che ha assolutamente bisogno della Chiesa di cui parla Papa Francesco. Per cui i sacerdoti e i fedeli devono imparare a leggersi protagonisti non solo in Chiesa ma anche per strada. Occorre essere attenti alle tante marginalità che si accompagnano alla vita della Città, prima fra tutte l'educare alla legalità, al rispetto delle leggi e degli altri, al pagamento delle tasse, al contribuire al bene comune anche con azioni piccole e quotidiane di civismo. La Città è di tutti non solo di chi governa e tutti dobbiamo contribuirla a renderla più vivibile non solo le istituzioni. Ed è questo che con vigore stiamo cercando di portare avanti perché ci si coinvolga maggiormente nel'animazione dei quartieri, nel vitalizzare incontri di partecipazione e di confronto fra i cittadini. Per alcuni aspetti è un capitolo innovativo, che avrebbe bisogno di un maggiore coinvolgimento del Palazzo, ma per adesso andiamo avanti facendo supplenza, sono anni che lo stiamo facendo, nella speranza che prima o poi qualcosa cambi anche nella mente, nei pensieri e nei modi di agire di chi vive l'impegno politico, ma non sempre concorre ad animare politicamente la Città. 

8 maggio - Oggi il Signore accompagna la nostra giornata con la Sua benedizione, in perfetto stile londinese, una pioggerellina che scende senza infastidire. Non è gradevole per chi opera e allestisce all'esterno ma è gradevole ai prati, alla campagna e a tutti coloro che amano riflettere, interiorizzare, pregare. Ma oggi è anche il giorno della Supplica alla Madonna di Pompei, una devozione molto diffusa soprattutto in Italia meridionale, che a mezzogiorno si concretizza in una preghiera corale  per tutti i bisogni della persona e dell'Italia. Oggi in particolare conviene pregare per l'Italia, tutti colgono la gravità sociale della nostra patria ad esclusione degli uomini politici che giocano a chi è il più forte, il più importante. Di fronte alla crisi complessiva che si accompagna ai nostri giorni, che colpisce soprattutto i nostri giovani, non riescono a fare di meglio che a farsi i dispetti vicendevoli per la leadership in Italia. Loro dicono che operano per il bene del paese, ma chi li guarda stenta a cogliere questo intento. Intanto preghiamo la Vergine Santa, molti affermano la loro appartenenza alla comunità dei credenti, che dia serenità ai cuori, e speriamo che tutto concorra al bene dei nostri figli.

6 maggio - E' proprio vero che il Signore dona forza e incoraggia alla speranza, oggi ho avuto modo di fare esperienza del dono della Sua Grazia e del Suo amore. Mi ero alzato con qualche perplessità data l'intensità delle attività di questa Domenica, ma appena ho visto i ragazzi armati e agguerriti di tutto punto, mi sono reso conto che sarebbe stata una giornata memorabile e così è stata.  Dopo la celebrazione eucaristica tutta impostata sulla gioia della vita di comunità e soprattutto della vicinanza dei giovani e dei ragazzi, i benedetti figlioli e i catechisti si sono scatenati con i giochi più strani, quindi varie colazioni, magari troppe, a sacco completata con lunga camminata all'isola pedonale, necessariamente ci siamo raddolciti il palato con un gelato. Quindi rientro per le prove in chiesa per la Prima Comunione, una vera festa della quale avremo modo di godere Domenica prossima. Ancora non tutto funziona in modo perfetto, ma c'è ancora del tempo per Domenica sarà tutto bellissimo. L'incontro con i genitori è stato semplice e breve, d'altra parte cosa volete che dica loro ogni volta.

     Questa volta ho parlato loro dell'esigenza della pace all'interno della famiglia, ci sono troppe famiglie che vivono con difficoltà la gioia comune di accudire i loro figli, dell'importanza di vivere in modo affettuoso nei confronti dei ragazzi, Anche se non tutti ci riescono ho parlato loro del rispetto vicendevole, anche quando ci si separa i ragazzi devono fare esperienza dell'amore di coloro che hanno dato loro la vita. Ho chiesto a loro di pregare insieme per il bene della famiglia e della nostra città di Scalea. Li ho ringraziati per il dono che per noi i loro figli rappresentano, ho dato la disponibilità per le confessioni giovedì e venerdì dalle 19,00 in poi  insomma dovremmo essere pronti alla grande avventura. A seguire celebrazione e incontro di preparazione per la legalità in tonalità minore, per diversi problemi che si sono accompagnati ad alcuni componenti, sembra tutto abbastanza definito, vedremo quando passeremo all'azione. E' una prima esperienza di cittadinanza attiva per cui ci sta bene anche una non riuscita soddisfacente, quello che conta è far sapere, anche a noi stessi, che qualcosa va muovendosi anche se in modo magmatico.

    Sembra che un po' di stanchezza provi ad assalirmi, per cui è opportuno non tendere troppo la corda. Ritengo di poter solo raccomandare anche a voi una ricerca sincera della gioia da trovare in modo immediato nell'incontro quotidiano con Gesù e in modo mediato nei sorrisi caldi e affettuosi dei bambini e dei ragazzi. Rimane sempre il peccato di on stare abbastanza con loro, ne recupererei di certo in serenità e armonia interiore, ma la vita scorre in questo modo e non ritengo che possa cambiare in tempi brevi.  Una giornata che meriterebbe di essere rivissuta con qualche correttivo, ma come sempre le cose non si ripetono e allora è stato bellissimo viverla per come mi è stato donato. La presenza di Alessia in news look, di Rebecca in versione domestica e associativa con Aldo, abbiamo avuto perfino il capo clan con la mammina, di Filippo e della sua mamma, e poi a seguire Ludovica, Giorgia e via a seguire sarebbe lungo elencare tutti ma potrebbe risultarmi utile per esercitare la memoria.

    Dimenticavo il Gruppo di Natuzza che, come ogni prima Domenica del mese, non ha mancato di riempire di preghiere tutta l'aula liturgica. E come posso trascurare l'affettuosissima Serena che non ha inteso portarmi la cena da Rota Greca. E' una comunità veramente spettacolare, ma come sempre lo spettacolo può goderlo solo chi lo vive pienamente e oggi mi sento veramente pieno. Come sempre il Signore non ha mancato di benedirci donandoci un clima veramente mite, insomma tutto concorre a conservarne un ricordo gradevole. Dovrei anche aggiungere al sosta al parco degli Angeli dove ancora una volta ho potuto assaporare l'affetto dei piccolissimi che si relazionano a me come a un loro compagno di giochi. Certo tutto nasce, per  come Gesù ci insegna dall'amore verso tutti, perché se devo evitare questo o quello perché in disaccordo con loro allora tutto diventa difficile da vivere e da proporre come armonia che deriva dal Signore. Certo si può anche fare finta, ma tutto diventa un'altra storia, che non merita di essere  narrata. Ancora grazie a tutti e buona notte, riposate bene che anche domani in quanto a impegni non si scherza.

5 maggio - E' il primo giorno che ritengo di poter affrontare in modo normale, insomma da semplice parroco. Per cui messi da parte tanti altri impegni cominciamo con la preghiera e poi, almeno spero, posso ultimare la visita alle famiglie altrimenti tutto è rinviato a lunedì. Come sempre la coda è più difficile da completare. Anche il clima viene incontro a questa normalizzazione, la pioggia dei giorni scorsi ha fatto respirare la terra e anche noi, per cui tutto può essere vissuto in modo più sereno e gioioso. Non sempre l'incoraggiamento alla preghiera viene colto nella sua preziosità, molti ritengono che il chiacchierare sia più prezioso del pregare. E' evidente che non è così, diventa evidente nelle situazioni di difficoltà, quando la chiacchiera serve poco è occorre decidere per il bene dei propri cari, cercando nella ricchezza del proprio cuore e nella volontà di Dio,  le energie necessarie per farvi fronte. E' ciò che con insistenza il Santo Padre indica con la parola discernimento. Cogliere la verità, la via del bene, verso dove orientare gli sforzi non è una azione che si può improvvisare, occorre imparare a maturare le scelte ogni giorno con perseveranza per non trovarsi impreparati al momento del bisogno.

    Certo nella nostra società quasi nulla è così lineare, è tutto molto complesso, alcune volte perfino confuso, soprattutto sui valori morali e sociali, ma proprio per questo è opportuno che non si trascurino le energie spirituali, la vita di preghiera, la gioia della solidarietà. Insomma il fare che azione indispensabile per rendere presente il Regno deve essere costantemente sostenuto dal pregare, dal contemplare, dal meditare, altrimenti si corre il rischio di sentirsi vuoti, incapaci di dare speranza e di proporsi come testimoni di speranza. Anche nell'azione educativa che ogni papà, ogni mamma quotidianamente svolge nella formazione dei propri figli è importante avere forza, e agire con prudenza. I bambini, i ragazzi, parafrasando  potremmo dire, sono un giocattolo molto sofisticato per non può essere utilizzato a proprio piacimento ma esige una  particolare attenzione educativa e dedizione affettiva. In realtà, ognuno dal proprio verso, ha bisogno di questa attenzione che non è esigita di meno dai giovani e anche dagli adulti, insomma non c'è un tratto della propria vita dove uno può affermare la propria completa autonomia da tutto ciò che lo circonda, come anche non può pensare che il mondo che lo circonda possa essere sempre attento alle sue esigenze personali.

    Diciamo così all'interno della vita di comunità al di là delle difficoltà che comunque possono emergere, direbbe Gesù, si è sempre all'interno del recinto, i problemi emergono con virulenza quando si opera nel mondo intendendo con questo termine quelli della porta accanto, ma pur abitando vicini spesso sembrano lontanissimi dal proprio intendere il senso della vita. In realtà questo accade anche nella propria casa. Nella stessa famiglia ormai si vive in modo molto diversificato, d'altra parte nella società individualista che viene costruita attorno alla società solidale di ispirazione cristiana e nella quale i nostri figli abitano più stabilmente si procede verso il disprezzo dei valori cristiani e della famiglia stessa.  Per cui chi ritiene di spendersi per gli altri avendo fatto la scelta evangelica del servizio gratuito, non deve perdere tanto tempo a guardare come fanno gli altri, come pensano gli altri neanche della stessa comunità, ma deve cercare sempre il tempo da dedicare alla preghiera, alla ricerca interiore, al discernimento delle proprie azioni. Solo in questo modo non corre il rischio di svuotarsi e di rinnegare anche ciò che che il Signore gli dona di vivere. Allora buona giornata a tutti, nella speranza che il tempo di Dio sia sempre presente a sostegno dei vostri impegni familiari e comunitari.

3 maggio - Intanto i giorni sono trascorsi in modo molto intenso e non ho proprio avuto il tempo di aggiornarvi su tutto ciò che ha caratterizzato la festa patronale. Intanto è passata per cui parlarne adesso può sembrare uno sguardo a ciò che è già stato, sapete bene che a me non piacciono le azioni torcicollo, per cui aggiungo a seguire quanto ho pubblicato sul giornale Avvenire, tanto per conservare qualche memoria. Intanto non posso che ringraziare i mariti di quanti instancabilmente si sono messi al servizio della comunità, per il senso di abbandono del tetto coniugale che certamente hanno sperimentato in questi giorni, spero che lo abbiano già superato avendo ripreso pienamente la vita coniugale con le  loro consorti. Buona giornata a tutti e ancora grazie.

     Domenica 22 aprile con una liturgia solenne presieduta dal nostro Vescovo Mons. Leonardo BONANNO, alla quale hanno partecipato anche le autorità civili e militari,  la parrocchia di San Giuseppe Lavoratore ha dato inizio a una serie di attività orientate alla valorizzazione della presenza di questa Chiesa parrocchiale nella Città di Scalea. Nel benedire la cappella feriale e l’ampliamento dell’aula liturgica, il nostro Vescovo ha sottolineato la preziosità della partecipazione alla vita parrocchiale e l’impegno di essere vicini ai pastori, ha anche messo in risalto l’importanza della preghiera e della dedizione dei pastori per il bene delle anime. Nell’omelia ha inteso ricordare lo zelo pastorale di Don M. Oliva mio predecessore e Vicario Foraneo. Il Sindaco G.Licursi ha ripercorso in modo puntuale il cammino di questa porzione della Città di Scalea con parole di encomio per i parroci che si sono susseguiti nella responsabilità pastorale. La festa di San Giuseppe lavoratore è stata una occasione propizia per delineare gli orientamenti che guideranno il cammino verso il futuro della comunità.

     La vitalità pastorale è animata: dall’azione liturgica del Coro A. Manfredi, dall’impegno della Pastorale Familiare, dalle attività  dell’ Oratorio per valorizzare i ragazzi e i giovani,  dalla dinamica educativa degli Scout che incoraggia al rispetto del creato. La comunità trova la sua stabilità negli adulti, che vivono con grande dedizione il servizio alla parrocchia,  trasmettono serenità ed energia spirituale, nei vari ambiti della Catechesi e della Carità, con gli associati di Azione Cattolica, i fratelli e le sorelle del Cammino Neocatecumenale, il Gruppo delle Famiglie e il neonato Movimento dei Focolari. Durante il novenario articolato da Domenica 22 a Lunedì 30 Aprile sono state ricordate, da loro collaboratori, l’opera pastorale dei Sacerdoti Don Antonio Didona e Don Michele Oliva. Nei gironi 27 e 28 aprile abbiamo ospitato la fiaccola della legalità, che sta percorrendo la Calabria, è stata accolta e ha vissuto esperienze diversificate nelle quattro parrocchie di Scalea. I giovani e il complesso dell’oratorio hanno animato la serata del 28 con le danze e un repertorio di Canti Gen.

    Mentre la serata del 29 è stata animata dal gruppo Biancaluna di Verbicaro, che ha proposto il musical Forza Venite Gente sulla vita di San Francesco.  Nei giorni 28/29/30 Aprile ci ha accompagnato nella riflessione e nella preghiera Padre Mario Madonna, del Convento dei Passionisti di Laurignano. Il momento più significativo è stato la partecipazione del Vescovo Mons. Oliva, oggi Vescovo di Lochi – Gerace, un tempo vicario e fraterno era fraterno amico di Don Michele; la sua presenza è stato un incoraggiamento a rinvigorire la dedizione ecclesiale delle famiglie  nella pastorale della comunità. La serata della vigilia, il 30, è stata caratterizzata da un momento di festa popolare con piatti tipici e la classica crispellata  animato con entusiasmo dalle famiglie, dagli scout e da altri volontari. Hanno solennizzato con la loro partecipazione la festa del primo maggio i componenti dell’Arciconfraternita della Madonna del Carmine. Nel pomeriggio, la festosa processione vissuta per le strade della comunità e nelle aree rurali, ha fatto da corona a questi giorni, vera Grazia del Signore, per la vita della comunità.

    Detta così sembra tutto immediatamente fattibile, ma letta con gli occhi di chi ha vissuto ogni cosa con particolare interesse, la novena è stata vissuta perché ogni componente della pastorale parrocchiale potesse esprimere le proprie potenzialità e caratterizzazioni. Insomma i doni che il Signore ha messo a nostra disposizione sono stati messi al servizio della comunità e ne hanno animato lo stare insieme. Questo significa che tanti adulti sono stati coinvolti ininterrottamente, giorno dopo giorno per onorare San Giuseppe e per dare gioia ai fedeli. Centinaia di ragazzi si sono susseguiti nelle varie fasi della novena. Insomma chi ha vissuto ha gioito pur nell'incertezza determinata da ciò veniva proposto in modo sempre diverso e innovativo.  Chi legge, se ne fa un'idea ma coglie la novità di ciò che è stato proposto, un po' di meno rispetto a chi ha avuto modo di coinvolgersi, comunque trasmette i contenuti  di come si dovrebbe costruire lo stare gioiosamente insieme nel Signore, rompendo lo stile storicizzato delle feste popolari legate alle tante nostre tradizioni religiose.

25 aprile - Le giornate della novena si susseguono intense e gioiose, i ragazzi sono uno spettacolo da contemplare, ma anche i catechisti non sono da meno. Certo non da contemplare ma sicuramente da ammirare per come si dedicano alla preparazione dei vari momenti liturgici. Diciamolo pure immediatamente sembrerebbe una stonatura per una comunità abituata ad incontrarsi per piangere i defunti che vengono ricordati, ma poi gradualmente ci si coinvolge,d'altra parte abbiamo bisogno di essere gioiosi. La nostra è una società che intristisce, per cui quando c'è l'opportunità di sorridere, di gioire è importante valorizzarla e condividerla. I giorni della novena scorrono uno diverso dall'altro, posso dire ancora di più, uno più bello dell'altro. Sono belli i ragazzi e questo è inutile dirlo, ma è bello anche il loro coinvolgimento nell'azione liturgica, salvo quando prendo io la parola al fatidico momento della predica o omelia o riflessione che dir si voglia, perché a questo punto cominciano a sbadigliare e immediatamente mi comunicano che ne hanno abbastanza, prima ancora che io apra bocca. Benedetti fanciulli che ci tengono alla mia voce, per cui mi chiedono di non sprecarla per loro, visto che non avvertono l'esigenza di ascoltarla.

    Oggi è San Marco, per cui non possiamo che ringraziare il Signore per la festa patronale per eccellenza della Diocesi, certamente ce ne sono anche altre, forse anche celebrate in modo più vistoso, ma quella di San Marco per ciascuno di noi deve rappresentare un appuntamento meritevole di essere ricordato con grande solennità. Abbiamo avuto modo di ascoltare dalla voce esile e pacata di Maria un breve testimonianza sull'impegno pastorale di Don Antonio, il primo parroco fondatore della nostra parrocchia. Non è stata male come comunicazione, diciamo che è stata abbastanza rispettosa della stanchezza dei ragazzi. Voi direte, ma Don Antonio ne è contento, io ritengo certamente di no, anche per ché lui era molto roccocò, però va bene così, non tutti potete sapere ma abbiamo corso il rischio di fare flop al primo appuntamento del memorial parrocchiale. Certo non mancavano gli assi nella manica anche più esplicativi, ma va bene così, adesso guardiamo al prossimo appuntamento che certamente non sarà da meno. Intanto è opportuno comunicare alla comunità che ho dato inizio ieri sera a un altro impegno pastorale di carattere diocesano alla Grotta di Praia a Mare, che certamente chiederà un certo impegno e i tempi propri della disponibilità.

    Le energie non sono mai sufficienti, perché comunque la gente avverte l'esigenza di guardare al Signore, anche se non sempre trova la disponibilità dei servi del Regno nel renderlo presente. Possiamo anche affermare che in molti sussiste una grande confusione, forse è meglio dire una certa, tra ciò che è il Regno annunciato dl Signore e le devianze che la comunità dei credenti vive da sempre  in riferimento alla sua infedeltà nei confronti del Regno. La storia appesantisce lo Spirito del Risorto, per cui è facile fare gli scandalisti di fronte alla difficoltà di coerenza sui valori del Regno, l'errore è sottolineare gli errori degli altri invece di guardare ai propri. Insomma si continua a parlare di una Chiesa impersonale anche se ormai da tempo, per come viene insegnato dal Signore,  si va affermando che la Chiesa siamo tutti noi battezzati in Gesù Cristo, la vite nella quale siamo tutti innestati mediante il Battesimo. La visita alle famiglie andrebbe sempre fatta nei giorni di festa, effettivamente oggi ho avuto modo di incontrare molte famiglie, anche se questo ha rallentato il cammino però mi ha dato modo di incontrare i nuclei familiari nella loro interezza. Ho avuto anche modo di toccare con mano la vicinanza di molte famiglie nelle situazioni di sofferenza dei fratelli e delle sorelle della porta accanto, questo serve a sfatare il concetto di città chiusa in se stessa sorda al grido di dolore del fratello.

     Si procede a rilento, anche perché si devono fari conti con la stanchezza e i ritmi imposti dalla novena. Niente ansia il tempo c'è, d'altra parte mancano due settimane per la Pentecoste, per cui non è necessario fare in fretta. Intanto è tutto un laboratorio di iniziative, che coinvolgono decine e decine di ragazzi e adulti, insomma il Signore incoraggia a lavorare e nessuno ha voglia di tirarsi indietro. Come sempre, chiudendo una giornata molto intensa, non posso che ringraziare il signore e tutti coloro che collaborano per la realizzazione del Regno in questa porzione che mi è stata affidata. Cercare la via della santità? E' alla base di ogni iniziativa, anche se necessariamente esige un cammino di perfezione e di particolare dedizione al Signore. Vivere al dedizione al Signore esige una grande disponibilità ad amare e ad essere amati. Dobbiamo anche affermare che non tutti colgono la bontà di fare una verifica senza andare fino in fondo sulla via della santità, ma la storia dell'uomo è costellata di mezze verità, almeno così è per alcuni, per  altri è la verità per tutto ciò che hanno avuto modo di sperimentare. Si va avanti per come è possibile e non sempre per come vorremmo, ringraziamo il Signore per la Sua grande pazienza.

21 aprile - Una giornata incredibilmente intensa dal punto di vista pastorale, ho avuto modo di dedicare l'intera mattinata alla visita alle famiglie, questo mi ha dato modo, qualora ne avvertissi l'esigenza, di constatare quanto affetto nutre parte della comunità nei miei confronti. Dico parte perché naturalmente non mancano anche coloro che per i motivi più variegati hanno qualcosa da contestare, spesso gratuitamente ma comunque meritano il rispetto della libertà delle idee. D'altra parte è risaputo dalle nostre parti che la perfezione appartiene a Dio, per il resto chi più chi meno siamo tutti sotto la fragilità dell'opinabile e del transeunte. Intanto chi viene in canonica questa sera non trova il solito frigo squallido da terzo mondo, ma è pieno di tutto ciò che la campagna produce in questo periodo, in realtà mancano le nespole, che pure ho visto abbondanti in più parti, ma non si può pretendere di avere tutto e subito, come sempre è opportuno esercitare la pazienza. In ordine di quantità industriale: le fave, i piselli, il vino, le uova, gli asparagi, i limoni e la pastiera napoletana, limoncello. Dovrei aggiungere anche le quantità minori, ma ritengo di avervi fatto fare un'idea di come la gente sostiene le necessità del parroco. Come dire mi ricorda la presentazione dei doni in Benin, ognuno dona quello che ha, e lo dona con il cuore.

    Non mancano le difficoltà all'interno delle famiglie, ma oggi sono state poste in secondo piano a favore della gioia dell'incontro e della voglia di stare un poco insieme. Tra i mali più diffusi il tumore nella varietà delle sue manifestazioni, i problemi legati alla deambulazione, la demenza senile, varie forme di depressione oltre quelli più ordinari legati ai mali che la vita nella sua quotidianità propone. Direte voi ma allora? Semplicemente è l'esperienza della vita, che deve essere colta e apprezzata nelle cose positive come anche in quelle negative. Non esiste un giorno totalmente bello, come anche una notte totalmente buia. In queste situazioni giocano un ruolo fondamentale le famiglie che circondano le persone colpite dalle difficoltà con il loro affetto e il loro sostegno. E in tutto questo quale è il ruolo del parroco, certamente quello di conoscere le situazioni, di portare un po' di gioia e di conforto, ma soprattutto quello di pregare senza dimenticarsi delle varie difficoltà.  Personalmente sono convinto che i mali nella loro variegata natura devono essere affrontati con coraggio e con pazienza, tutto come un dono del Signroe orientati a incoraggiare e a percorre la via della perfezione cristiana. Il lamento non concorre alla serenità dell'ammalato e di chi lo deve assistere. Per cui meglio fortificarsi e tendere a trasmettere la gioia di vivere comunque finche il Signore sostiene. 

      Nel pomeriggio mi sono immerso nella preparazione della giornata di domani, la presenza del Vescovo esige sempre una messa degli appuntamenti  comunitari a punto più regolare, il Pastore delle nostre anime ha bisogno anche di godere della serenità delle comunità che visita e  dell'affetto che le comunità riescono a trasmettere al Pastore.  In realtà mi sono ritrovato in una situazione di stanchezza che da una parte mi ha permesso di vivere tutto con grande serenità, d'altra parte ha esigìto di tralasciare gli appuntamenti che pressavano in favore di altri più leggeri. Non è sempre facile reggere i ritmi della vita di comunità, oggi in particolare era tutto un fermento ininterrotto di iniziative educative e sportive, il torneo si avvicina e tutti vogliono parteciparvi con grande impegno. Per cui dato l'entusiasmo dei partecipanti faccio realmente fatica ad alleggerirli, insomma da una parte c'è la coscienza di non sostenere e dall'altra la voglia di continuare con intensità. Della serie finché dura è una bella avventura, prometto che nella prossima parrocchia che mi sarà affidata imposterò il tutto con ritmi adeguati alla mia età. Domani si presenta come una giornata incredibilmente intensa tra celebrazioni, uscite, pasquette di comunità, celebrazioni rurali,  incontri formativi, inizio della novena e via a seguire.

    Anche in questo caso spesso ci si trova a perdere tempo nel convincere le persone di cose sule quali dovrebbero essere naturalmente convinte. La vita delle comunità sedentarie è così, non ci si ritrova ordinariamente soddisfatti di come si vive, ma non si è convinti della bontà di vivere in modo diverso dal come si vive, semplicemente   perché questo esigerebbe uno sforzo, un cambiamento e non sempre si è disposti a sostenerlo.  Ma allora perché ci si lamenta? Per molti è un modo di intercalare che li fa sentire più vivi, sempre pronti a dare consigli su come comportarsi anche  se loro non li vivono mai, tutti specialisti della qualità della vita per gli altri, ma non per se stessi. Ma allora a cosa serve, si spera sempte che il Signore riesca a convertire i cuori, è evidente che solo Lui ha questa potestà noi dobbiamo incoraggiare le persone a cercare l'incontro con Lui, altrimenti non si va da nessuna parte, Per il resto? Giornata bellissima, da condividere e da proporre. Da rivivere? meglio di no, magari stenderei a sopravvivere allo sforzo.  Domani? Ritengo proprio che farò veramente fatica a comunicarvi qualcosa, per cui non posso che augurarvi una santa notte e una bellissima Domenica da vivere con le vostre famiglie, che il Signore vi doni sempre gioia e pace con la Sua presenza.

20 aprile - Ho iniziato le attività pastorali al Casale per incontrare gli amici di sempre, anche se in situazioni di sofferenza, poi ho avuto un  incontro per sensibilizzare sulle povertà e i bisogni del Benin, rientro in parrocchia per una verifica delle operazioni di preparazione alla igienizzazione dell'aula liturgica e gli ultimi adempimenti strutturale per Domenica, ho potuto solo constatare che tutto procede molto bene, infine ho ripreso il pellegrinaggio delle benedizioni e la maggior parte del tempo rimanente  l'ho dedicata alle  visite alle famiglie. Oggi ho percorso via dei Lucani, via dei Bruzi, via dei Catalani la proprietà Zito e le case situate su via Lauro. Devo comunicare che l'accoglienza è stata molto gioiosa, posso affermare che anche la generosità non si è fatta desiderare. Insomma va un po' meglio dello scorso anno, diciamo pure che le operazioni di ampliamento sono sotto gli occhi di tutti, per cui chi può cerca di sostenere gli sforzi economici della parrocchia. Devo dire che una parte dellea generosità è anche legata al Parco degli Angeli dove gran parte delle coppie giovani trova uno spazio bello e gioioso  per portare i propri bambini. Il cammino liturgico incoraggia a leggere con più attenzione l'opera di Dio in Saulo e incoraggia a cogliere il valore della comunione, l'incontro con Gesù che si accompagna alla nostra vita per incoraggiare e sostenere le nostre tante situazioni di fragilità.

    Diciamolo pure anche a Gesù alcune volte riusciva poco il convincere gli altri e il discorso sul suo presentarsi come il Pane della Vita nella Sinagoga di Cafarnao ne è un esempio eclatante. Da quel momento molti decisero di abbandonarlo e se ne tornarono alle proprie case, una specie di fallimento diremmo noi, ma Lui imperterrito continua il suo impegno per come il padre gli aveva affidato. Saulo sulla via di Damasco vive il dramma della cecità e dello svelamento, era partito per ricondurre altri in catene e invece deve essere portato lui per mano, poi sollecitato da Dio interviene un certo Anania che lo introduce alla comprensione di Gesù come il Cristo di Dio e lo fa accogliere, anche se con molte incertezze e paure,  dalla comunità dei credenti che lui era venuto a perseguitare e condurre in arresto a Gerusalemme. Non è facile comprendere il progetto di Dio, ma forse non ci viene neanche richiesto, ciò che conta è seguirlo con docilità cercando di cogliere il bene che Lui vuole farci sperimentare. Nelle famiglie, si accetta un sorriso, si condivide un momento di fraternità, ci si scambia qualora ne avverta l'esigenza le proprie impressioni su questo e su quello, si accoglie con pazienza anche qualche critica.

     Oggi mi è anche capitato di essere accolto da una famiglia di evangelici, non tutti riescono ad accogliere il sacerdote cattolico, però questo aiuta a capire che qualcosa va cambiando nei nostri rapporti interconfessionali, devo dire che mi hanno anche dato l'offerta per i bisogni della parrocchia. Poi necessariamente un po' del nostro tempo abbiamo dovuto dedicarlo ai preparativi per la festa ormai imminente, non molto tempo in realtà anche perché sono pienamente convinto che tutto andrà per come il Signore desidera, necessariamente molto bene. Ho avuto anche modo di dedicarmi alla cucina scoprendo un nuovo piatto a base di verdure, forse ho trovato la formula giusta per preparare le ministre serali. Insomma la giornata è scivolata non senza la sorpresa finale della grande dimenticanza, d'altra parte quando questo accade non c'è proprio nulla da fare, chi mangia mangia e chi digiuna digiuna. E' stata una bellissima giornata di primavera che mi ha permesso di percorrere le aree rurali con grande gioia, le campagne sono verdi e si intravedono le nespole mature, le fave da raccogliere e via a seguire. La natura fa il suo corso, a noi il compito di non trascurare i frutti che vuole donarci.

    Il Signore è buono e grande nell'amore, anche per questo è opportuno non trascurare mai la Sua presenza nella nostra vita. Ieri sera all'Adorazione ho incoraggiato a leggere la vita di preghiera come parte indispensabile e insostituibile dell'azione del credente. Questo aspetto non sempre lo si coglie come necessario, d'altra parte siamo nella società del fare, per cui capita spesso che anche la comunità dei credenti colga il proprio protagonismo più nelle azioni che compie che non nella contemplazione dell'azione del Signore. E' un atteggiamento chiaramente sbagliato ma come farlo capire agli operatori pastorali, è un po' come il tentativo di Gesù nella sinagoga di Cafarnao, necessariamente è orientato al fallimento. Spero che questo non coinvolga  tutti ma per la gran parte dei credenti il problema è sempre che cosa dobbiamo fare. Quando dici loro che devono semplicemente pregare, restano disorientati. E' proprio così si prega veramente poco, anche all'interno della comunità dei praticanti.  Sostanzialmente è per questo che poi ci si ripiega su stessi e si fa fatica a uscire dalle difficoltà, d'altra parte è risaputo che senza la presenza e l'aiuto del Signore tutto diventa particolarmente difficile.

17 aprile - Aumentano le difficoltà, ma forse è meglio dire le attività, per cui è importante fortificarsi perché aumenta anche l'esigenza di affrontarle con coraggio. Ma questo non manca mai, né deve mancare ai seguaci del Signore, altrimenti si corre il rischio antico di abbandonarlo sulla via della croce. E se gli impegni superano la possibilità di portarli avanti? Nulla di particolarmente grave, semplicemente vanno snelliti, tanto per dire qualcosa senza molto senso, in realtà occorre organizzarsi per intensificarli. Qualcosa di particolare? Il Signore ha suggerito altro, oltre quanto si porta avanti per la gloria di Dio? Il Signore suggerisce sempre un modo diverso di vivere la sua sequela, siamo noi che spesso diventiamo pigri nello zelo, correndo così il rischio di appiattire la proposta della fede. Vivere la fede, esige la gioia di testimoniare il Signore della vita con grande entusiasmo, camminando sempre in modo curioso attorno a Lui, non sempre ci si riesce? E' vero, però quando ci riusciamo tutto è veramente più bello e rasserenante. Una giornata spesa in modo complesso, nel dirimere le schermaglie di chi sta troppo bene,  cercando nel contempo di vivere il rispetto dei tempi che abbiamo, per essere pronti agli appuntamenti che ci si è prefissi.

    Quando il linguaggio è ermetico, deve essere evidente che non tutto si può comprendere immediatamente, lo si comprenderà in seguito. Una giornata piena di novità, vissuta in modo energico con la gioia di servire il Signore per come naturalmente dobbiamo fare sempre, alcune volte mi chiedo fino a quando il Signore mi darà la forza necessaria per non deluderlo, come vedete anche io alcune volte perdo il tempo in domande che non possono avere alcuna risposta. Intanto cerchiamo di andare avanti, fino a  quando? Poi si vedrà. Intanto proviamo percorsi sempre diversi, alla volontà di novità del Signore dobbiamo corrispondere con la nostra disponibilità ad accogliere la Sua volontà con grande entusiasmo e vigore. Il salmista avrebbe detto il Signore è la mia forza, non ho timore di nulla. Mattinata in quel di San Marco, poi a seguire in rapida successione la visita alle famiglie, l'impegno di seguire i lavori della cappella feriale, l'accoglienza dei ragazzi, la celebrazione, poi le prove di canto, paninoteca e mentre gli altri preparano suonando  gli spettacoli, io mi preparo a vivere la santa notte.

     E' vero il ricordo dei drammi, delle tante situazioni di povertà che mi capita di sperimentare visitando le famiglie,  alcune volte si accompagna ai miei pensieri, ma per adesso riesco a non lasciarmi condizionare, sforzandomi di orientarli alla speranza che mi deriva dalla fede. D'altra parte i problemi o si affrontano, quando questo è possibile o si orientano in modo diverso, altrimenti il rischio e restare impantanato non sapendo verso dove orientare i pochi o molti sforzi possibili. Ci sono anche situazioni impossibili da affrontare, ed è meglio evitare di restare coinvolti, anche perché le persone che le propongono non hanno il senso della realtà, purtroppo ci sono fratelli e sorelle che vivono costante mente di espedienti per sbarcare il lunario quotidiano per se stessi e per le loro famiglie. Altri si creano delle vite parallele, illusioni di esistenza che percepiscono come reali, che però colgono solo loro. Non è facile restare sereni di fronte a tanti amici che costantemente chiedono di essere sostenuti e tu già sai che è solo una azione aleatoria, tanto si ripresenterà l'indomani con le stesse difficoltà. Non sempre è facile, dicevo, magari posso dire di più alcune volte è proprio difficile,  ma almeno per adesso il Signore mi dona di riuscire a leggere la realtà con pazienza e armonia interiore, insomma  abbastanza bene.

15 aprile - Pace a voi, con queste parole il Signore risorto rasserena il clima tumultuoso che regnava nel Cenacolo. Questa animosità non è solo esteriore ma è soprattutto interiore. Non è solo la prima frase che dona serenità, il Signore si rende conto che regna una certa difficoltà a cogliere la novità della sua presenza viva dopo che lo avevano abbandonato e lo avevano pianto morto e sepolto. Si, è vero c'era stato l'annuncio delle donne, l'andare al sepolcro di Pietro e Giovanni, Gesù era anche apparso alla Maddalena nel giardino, poi ai discepoli Cleopa ed un altro sulla strada di Emmaus, ma era così difficile credere, come ancora oggi è difficile credere pienamente nella risurrezione da morte. La comprensione della vita nella dinamica dell'eternità non è facile da riflettere e da trasmettere, è il cuore della nostra fede, ma probabilmente non della nostra vita quotidiana. Non dico una eresia affermando che si guarda alla morte ancora con una certa diffidenza e al Paradiso con incertezza. L'evangelista Luca si sforza di rimuovere tutta questa dubbiosità in più modi: Gesù mostra le mani e i piedi forati dai chiodi della passione, invita gli astanti a toccare il suo corpo per evitare di pensare di essere alla presenza di un fantasma, ancora di più chiede da mangiare e mangia un pesce arrostito alla loro presenza.

     Simbologia? Tradizioni trasmesse oralmente? Esagerazioni esplicative di un avvenimento difficile da narrare? Certamente le spiegazioni possono essere tante e ancora di più, di certo la nostra fede ha come cuore pulsante la presenza di Gesù Cristo vivo, ancora oggi al centro della comunità dei credenti. La seconda parte dell'incontro nel Cenacolo narrata sempre oggi è forse più immediatamente accessibile mentalmente. La missione di Gesù può essere compresa pienamente solo percorrendo e meditando la Legge di Mosè, i Profeti e i Salmi. Nutrendosi all'interno della comunità dei credenti del Pane spezzato in clima di fraternità, aprendosi al dono della Pace come dono di Dio e impegnandosi nella trasmissione della fede con l'impegno di evangelizzare il fratello che il Signore ci dona di incontrare. Ritengo che ciascun battezzato cerca di corrispondere pienamente a questi impegni per come gli è possibile, come il Signore dona di poter fare con la presenza del suo Spirito, il Paraclito, che viene incontro e sostiene la nostra debolezza. Tutto facile, troppo difficile? Semplicemente tutto da vivere nella semplicità e nella gioia di condividere la vita nella comunità comunità.

    Domenica in parrocchia, tutto molto bello, anche se come ho avuto modo di dire ho ancora in testa i giorni vissuti in Africa. Ma lentamente ogni cosa viene ricondotta al presente e ai tanti impegni che la vita di comunità chiede di affrontare in modo cosciente e non come se tutto fosse un sogno. Anche oggi pasquetta con Angeli in Festa, molto bella è significativa nella semplicità di stare insieme ma anche con la stanchezza che questo comporta dovendo animare un gruppo di ragazzi, in realtà erano animati di proprio, per cui il vero problema rimane come gestire la lor vivacità in modo positivo. Ma, come accade spesso, sembra che tutto sia andato molto bene. Intanto il Vescovo ha comunicato di aver anticipato la sua presenza in mezzo a noi, già Domenica prossima presiederà la liturgia e procederà alla benedizione degli ambienti liturgici, per cui siamo  sollecitati a preparare in modo più frettoloso la gioia del suo stare con noi. Il Vescovo è il Padre della comunità ed è nostro compito non deluderlo nel farlo sentire a casa sua, nella sua famiglia. Ci riusciremo? Spero proprio di sì, gli siamo debitori per tanti motivi non sarebbe bello deluderlo con una accoglienza tiepida o demotivata. Le iniziative per celebrare questi quaranta anni della parrocchia sono molteplici e molto articolate, vedranno il coinvolgimento di tutti coloro che in qualche modo si rendono disponibili attivamente per animare la parrocchia. Già per il fatto di averle pensate possibili, ritengo che tutto andrà bene. Poi per come andranno diamo un po' di responsabilità al Signore, altrimenti non dovrebbe farci pensare tante cose e anche così diversificate.

    E' stata una Domenica sacramentale, abbiamo avuto  un sessantesimo di matrimonio quello di  Agostino e Franceschina, un venticinquesimo quello di Giuseppe e Lidia. Il Battesimo di Gabriela il cui papà è di tradizione islamica, la Confermazione in emergenza di Marcello un cittadino del mondo prossimo al matrimonio, insomma il dono dello Spirito non fa mai mancare la sua presenza, la sua forza e la gioia di vivere la novità de suo calore e del suo amore. Proprio così, è l'amore l'energia che regge l'armonia tra le persone, il rispetto dell'altro al di là delle religioni e dell'appartenenza a questa a o a quella nazione. ciò che conta è che ci si ami, il resto è consequenziale. Certo viviamo anche tempi, proprio in questi giorni,  nei quali sembra prevalere lo squilibrio della violenza, questa purtroppo non manca mai. Proprio per questo non dobbiamo stancarci di fare dell'amore il senso vero della nostra vita, d'altra parte Gesù è venuto per insegnarci ad amare, ha donato la vita per indicarci la via da seguire perché l'amore assuma le caratteristiche del dono di sé, è stato risuscitato per aiutarci a capire, quasi un assenso totale una accettazione obbedienziale, che ciò che è accaduto manifesta la volontà del Padre, un dono vero per la nostra salvezza e per la salvezza di ogni uomo che guarda con fiducia all'uomo della Croce. E' sempre per amore che i catechisti, gli animatori dedicano le loro preghiere, il loro tempo e le loro energia perché la parrocchia cammini e cresca secondo la volontà del Signore. Di tutto questo e di ogni altro dono, grazie Signore.

13 aprile - Ancora non sono del tutto rientrato, un po' perché in confusione per la stanchezza, ma anche perché occorre decidere in modo diverso la propria giornata, con meno distrazioni, insomma passare dal semplice fare, al meditare, al pregare. Occorre dare più profondità alla vita cristiana, che occorre cogliere sempre come un grande dono, che ci viene dal Signore, ma che corriamo il rischio il comprendere e trasmettere in modo superficiale. Dell'esperienza vissuta ho già parlato ampiamente anche se sono convinto che non si può comprendere se non vivendola, per cui alle domande di circostanza come è andata, che cosa si può rispondere se non tutto bene? Di certo noi viviamo un tenore di vita troppo al disopra della media di tanta parte del mondo, per cui la comprensione di ciò che si vive lo si comprende cominciando a vivere in modo più povero ed essenziale. Poi dobbiamo dare più importanza al valore della persone in sé e non tanto per quello che fa. Infine metterei la fede da vivere in modo più autentico in riferimento all'affetto fraterno e alla carità vicendevole. Evitando messaggi inutili e vuoti di senso che appesantiscono e distraggono dagli impegni che ciascuno deve portare avanti con gioia e nella piena disponibilità al Signore.

    La gioia nasce dalla comprensione dell'importanza che riesco a dare all'altro spogliandomi del mio io, dei miei problemi veri o falsi che siano e donandomi per come il Signore mi insegna a donarmi. Non perdendo tempo a fare cose inutili ma dedicandolo a coloro che cercano se stessi e che cercano il Signore, insomma non relazioni superficiali ma autentiche. Non dovendo per forza conseguire dei traguardi ma trovando gioia nel sentirsi in mezzo agli altri. Tra le scelte esistenziali, ho deciso di uscire da tutti i gruppi che diventano invasivi nella vita della persone, anche da FB che ormai è un modo di essere protagonisti del nulla vivendo una comunicazione di contrapposizione e di protagonismo di facciata che spesso diventa altamente offensiva della dignità dell'altro. Dobbiamo ammettere che ci sono persone anche impegnate che non riescono a gestire bene la comunicazione, stanno sempre al cellulare e, anche in questo caso, non per parlare di se stessi  ma con l'esigenza di avere sempre delle news da trasmettere, insomma invece di comunicare, dialogare si diventa media domestici anche molto invasivi della vita privata degli altri.

    Insomma, si va a cominciare un periodo molto intenso per la vita di comunità e mi preparo a viverlo e a farlo vivere nella dinamica della ricerca di senso, d'altra parte i quaranta anni trascorsi nella vita di comunità devono aprire a una comprensione nuova della propria presenza nel territorio. Abbiamo detto già altre volte che Scalea è una città svuotata strutturalmente dai valori basilare di relazioni di fraternità per come ordinariamente sussistono nei nostri ambienti di paese, cambiare il modo di relazionarci costruendo relazioni più vere è la missione che il Signore ci affida. Per fare questo occorre dare importanza alle persone e alle cose senza doverle mostrare agli altri, nella dinamica della crisi che la città vive si inaugurano le panchine, il piantare un albero tutte cose belle e dignitose, ma forse occorrerebbe impegnarsi più seriamente per tentare di dare slancio all'economia del territorio, creare occupazione per come i progetti di sostegno alla aree di povertà prevedono, altrimenti il rischio che corriamo è veder crescere un abbruttimento umano nelle relazioni sociali. Voglio dire facciamole le cose ma con umiltà, senza andare fuori misura generando illusioni di essere mentre si vive e si fa esperienza  del non essere.

     Qualcuno potrebbe dire, ma non sono argomenti per una festa. E' vero da noi fare festa è vivere delle esteriorità, far vedere agli altri, magari su questo è opportuno cambiare, orientare in modo diverso gli sforzi.  privilegiando sempre l'accoglienza, la preghiera, l'ascolto, il silenzio insomma tutto ciò che concorre a comprendere e a restituire serenità e gioia. Stiamo vivendo il cammino della Pasqua ma in che modo il Signore risorto interviene nella nostra vita donandoci di uscire dalla scoraggiamento e aprendoci alla gioia di sentirlo presente in noi. In che modo la speranza della resurrezione che abbiamo condiviso con Gesù ci dona di cambiare la nostra vita. Cambiare il proprio modo di vivere non significa stravolgerlo, però occorre maturare la capacità di eliminare dal proprio vissuto tutto ciò che stenterebbe ad essere colto come azione cristiana, prima di tutto il lamentarsi della grazia di Dio, che non ci fa mancare ciò di cui si ha bisogno per vivere bene ma anche e soprattutto cercare e sostenere la speranza nel fratello. Pregare insieme, costruire relazioni di pace e di comprensione vicendevole. Ci si riesce, non ci si riesce? Intanto si comincia, come sempre l'opera è di Dio e non nostra, ma noi dobbiamo essere disponibili alla Sua volontà anche quando sembra difficile da vivere.

9 aprile - Questa mattina, dopo la colazione, ci siamo portati alla Scuola di teologia per laici, presentazione agli alunni che provengono da tutta l’Africa occidentale e ci siamo incamminati verso Ouidah, una delle sei porte di non ritorno della tratta degli schiavi tra l’Africa e le Americhe. Lungo la strada abituale mercato ambulante, dove ognuno cerca di vendere qualcosa, per come può e a chi può. Avviso utile, non esiste il prezzo fisso per cui si ogni cosa occorre mercanteggiare ad oltranza, chi prima si stanca cede. Man mano ci si avvicinava al mausoleo, cresceva attorno a noi il silenzio, ci si immergeva nel verde dei palmizi con l’esigenza di pregare per le migliaia di vittime di questa tragedia dell’umanità. Abbiamo ascoltato la guida che ci ha introdotto ai modi nei quali la tragedia è stata organizzata e vissuta, poi mi sono concesso un po’ di tempo per riflettere e pregare. Attualmente accanto alla porta vivono alcuni nuclei di africani discendenti degli schiavi brasiliani che hanno voluto fare ritorno nei luoghi dai quali i loro antenati erano stati costretti a partire per essere venduti come schiavi. A seguire siamo stati al Seminario Maggiore, come in altre occasioni saluti al Rettore e ad alcuni professori, quindi rientro a Cotonou.

 

Come capita per le cose del mondo anche questa bellissima e gioiosa esperienza volge al termine. Mi ha arricchito in serenità, ho liberato la mente dalle tante incombenze pastorali, mi ha donato di conoscere qualcosa di totalmente nuovo e per alcuni aspetti non trasmissibile. In altri aspetti, quelli storici e testimoniali, ritengo di essere stato di aiuto a coloro che in questi giorni il Signore mi ha messo accanto. Riprendendo il mio viaggio di ritorno non posso che dire grazie, per ogni giorno che il Signore mi dona di vivere e come riesce a farlo diventare sua permanente novità, nel servizio alla Chiesa, nonostante la mia povertà.

8 aprile - Non avrei mai pensato di vivere una Domenica così lontano dalla parrocchia, ma il Signore non smette di stupire con le sue novità e io cerco di non deluderlo valorizzandole per come posso. Ieri sera ci siamo avviati verso Coutonou ed ho dedicato la serata ha conoscere meglio questa cittadina così diversa da Porto Novo, pochi i chilometri ma diversissimo il modo di vivere. Abbiamo lasciato l’Africa dei villaggi con tutta la sua ricchezza umana e siamo in un centro commerciale con vocazione turistica, con tutto ciò che ne consegue nei cambiamenti sociali. Due realtà agli antipodi, comunque ci siamo portati sulla spiaggia rigorosamente di terra rossa che si estende per chilometri, al di là della carenza di strutture tutto è come sulle nostre spiagge, sport, relax, venditori ambulanti e via s seguire. Tanto per non perderci l’abitudine, alla fine della serata, il classico custode abusivo a chiesto la mancia per aver tutelato la nostra macchina. Come vedete a Cotonou la civiltà dei consumi e l’imprenditoria privata hanno già un buon seguito. Adesso mi preparo per la Celebrazione, la vivremo nella parrocchia di San Michele, poi vi dirò. Bellissima liturgia, ricca di colori e di calore, dei canti e della partecipazione del popolo dovrei solo ripetermi, per cui lascio alla vostra immaginazione. Al rientro giro tra gli amici di don Eugenio e poi a pranzo, sempre nuovo e rigorosamente africano da don Colbert e don Aime’ che vivono una splendida vita di comunione al centro le Chant d’ Oiseau. In serata siamo stati a visitare l’Arcivescovo di Cotonou, il domenicano Roger Houngbedji. con il quale abbiamo parlato di vari argomenti, sui problemi sociali, ha chiesto della situazione politica in Italia, l’argomento centrale è stata e la gioiosa liturgia appena vissuta e l’impegno per l’ospedale di Dango’. E’ stato molto cordiale e disponibile, ma era evidente la stanchezza per gli impegni pastorali, per cui ci siamo intrattenuti poco .

7 aprile  - la giornata si presenta con un clima mite e ventoso, insomma è più vivibile rispetto agli altri giorni. Questa notte c’è stato un temporale che ha rinfrescato l’aria. I suoni sono quelli del pollaio, riserva privata dell’episcopio, poi il traffico già abbastanza vivace. Il resto è pace. Oggi partecipo con il Vescovo a una liturgia crismale nella parrocchia Notre Madame des Graces, sarà un modo per entrare meglio in contatto con la comunità liturgica locale. Tutto colori, sorrisi, danze e suoni, Per uscire dalla liturgia ci sono volute tre ore, per cui la mattinata è fatta. Qui i padrini sono i Catechisti e la festa viene vissuta insieme alle famiglie, al parroco e al Vescovo in parrocchia. Il Vescovo mi ha presentato alla comunità spiegando il significato della mia presenza. Sono due giorni che indosso stabilmente la talare, per cui sauna permanente, ma nulla di particolarmente proibitivo, insomma sopporto bene, sudo in silenzio. Ai doni per il Vescovo, sono stati portati anche un capretto, alcune galline e un tacchino per cui il viaggio di ritorno è stato più dinamico e domestico. Gli ambienti dove sono ospitato sono essenziali, nulla a che vedere con le nostre case, solo cose essenziali, tutto molto dignitoso ma la parola comodità, per come la intendiamo noi non è di casa neanche per gli ambienti del Vescovo. Adesso mi preparo a lasciare la diocesi di Porto Novo che conta 1.830.000 abitanti con 694.00 cattolici e una buona presenta di islamici, ci sono 235 sacerdoti per 96 parrocchie. Domenica della Divina Misericordia,

6 aprile - il clima rimane di agosto inoltrato accompagnato da una brezza atlantica che rende accettabile questa temperatura. La serata di ieri è stata vissuta a Coutounou, ed è stata molto gioiosa, un incontro tra amici che hanno vissuto il ministero nella nostra diocesi. L’accoglienza è stata di una dedizione totale da parte di don Colbert che ha vissuto il ministero a Santa Caterina, a Ioggi, a Sangineto e a Bonifati. Qui gestisce gli itinerari formazione alla vita familiare e una scuola per i formatori al Centro Le Chant d’ Oiseau. Adesso mi devo separare da loro e ci incamminiamo verso Porto Novo, per incontrare il Vescovo Mons. Aristide Gonsallo e per visitare il Complesso ospedaliero a Dango’. Gli orari e gli schemi sono molto elastici, non mi piace dire africani. La realtà ecclesiale nel rapporto sociale e come era da noi negli anni sessanta, molto delle attività sociali è animato dalla vita ecclesiale, che qui gode ancora di grande collaborazione da parte del mondo politico. Dopo la celebrazione della Santa Messa ci siamo portati a Porto Novo, il Vescovo Mons. Aristide ha 52 anni, molto gentile, sorridente, disponibile, fermo e preciso nella liturgia e nella trasmissione della fede. Ci siamo incontrati a un convegno di pastorale familiare per i 150 della evangelizzazione del Benin.

Poi ci siamo portati a quello che io ho sempre chiamato l’ospedale di Dango, suddiviso in vari padiglioni serve un’area di 30.000 abitanti, un quartiere fatto praticamente di strutture molto essenziali. Le foto forse esprimono meglio delle parole la situazione di povertà. Siamo entrati, accolti dalla gentilezza sorridente di alcune suore che ci hanno introdotti al servizio che offrono, poi abbiamo visitato i padiglioni, c’è molta Povertà ed un Essenziale sostegno tecnico, tantissimi pazienti sono presenti in tutti i padiglioni, è evidente la carenza di servizi da noi ritenuti essenziali. Nonostante la grande e generosa dedizione del personale le esigenze  da sostenere sono difficili da Immaginare. Oltre il servizio di prevenzione con le varie vaccinazioni, vengono ospitate le donne in maternità, gli ammalati ordinari, gli ammalati di hiv, c’è un laboratorio per le analisi ed e il più adeguato tecnicamente, c’è anche una sala operatoria che funziona solo d’estate grazie ai medici che scelgono di fare qui le loro vacanze, mettendosi al servizio dei poveri che in quel periodo la struttura accoglie. Insomma tutto è affidato alla carità e all'amore di Dio. Poi abbiamo interrotto la visita dei padiglioni per permettere alle suore di riprendere  il servizio alle persone, ma anche perché ciò che abbiamo visto può bastare per comprendere e trasmettere al nostro Vescovo ciò per cui eravamo venuti in visita al centro. Per rispettare la dignità delle persone non ho fotografato le situazioni più difficili che il personale dell'ospedale ogni giorno affronta con grande amore e dedizione.

Siamo tornati al convegno e abbiamo pranzato. Nel pomeriggio visita al territorio, dove si evidenziano situazioni di rispetto del codice che fanno sembrare i napoletani dei dilettanti. Si danno tutti da fare dai più piccoli ai più adulti, l’attività più praticata e il commercio ambulante nel senso che li trovi dappertutto. Cosa si vende? Pane, frutti di ogni tipo. Benzina a litri, scarpe, l’elenco sarebbe lungo, tutto lungo le Strade o ai bordi delle baracche, che ritengo siano le lo case, questo lo scrivo per sfatare il pensiero molto diffuso in Europa che gli africani non hanno voglia di lavorare. L’altra cosa che si nota è che ciò che e dannoso per noi lo devono usare i poveri, quasi tutti tetti sono in eternit. Anche molta della mobilia che è usata negli ambienti domestici probabilmente viene dalle nostre comunità occidentali. La mentalità coloniale è dura a morire, ma in compenso questo non fa perdere loro la voglia di lottare e di sorridere. Ho fatto un po’ di foto e così abbiamo chiuso la seconda giornata.

5 aprile - E' iniziato il cammino di avvicinamento per Porto Novo. Siamo partiti da Napoli alle 6,20 quindi scalo a Parigi e adesso pronti per andare in Africa. Tutto è stato leggermente contratto di un giorno a motivo degli scioperi in Francia del personale viaggiante. Questa variante ci farà fare una imprevista sosta in Niger. Il motivo della visita il Vescovo Mons. Bonanno ha avuto di chiarirlo più volte ed è quello di intraprendere relazioni di cooperazione in ordine alla carità con il nuovo Vescovo di Porto Novo Mons. Aristide Gonsallo, per continuare a sostenere un ambulatorio voluto fortemente da Mons. Lauro e che la diocesi continua a sostenere con i contributi della Quaresima. Mi è accanto don Eugenio, dono di questa diocesi di Porto Novo e sostegno pastorale per la parrocchia di San Biagio a Diamante. Tutto procede serenamente l’arrivo è previsto questa sera verso le 18,00.

 

3 aprile - E come per ogni cosa prima o poi arriva il suo momento, per cui oggi è il momento di preparare i bagagli, l'enigma è cosa mettere dentro poiché vado sull'Equatore e non per una vacanza ma per rappresentare la diocesi che vuole leggere e tutelare la funzionalità dell'ambulatorio, costruito circa 30 anni fa. Insomma un incarico di rappresentanza che impone l'utilizzo dell'abito ecclesiastico con una temperatura di 30/35 gradi come da noi in agosto. Forse è questa la difficoltà maggiore, il resto si affronterà con gradualità e pazienza per come il Signore dona in questi casi. Ci si pone in ascolto, si cerca di capire, si celebra tutto in francese che almeno per me è una lingua più abbordabile dell'inglese. Poi c'è un altro aspetto che a me piacerà di più ed è quello della comprensione del territorio dal punto di vista storico, qualcosa ho studiato, è la patria del Voodoo ancora oggi molto praticato nel nord, nel settecento e ottocento è stato il luogo di imbarco degli schiavi che venivano deportati nelle americhe, ma percorrerlo avrà certamente un significato più intenso. E' il mio primo viaggio in Africa, so già che ci sono tante afriche, inizio dall'Africa occidentale che per molti aspetti è la più occidentalizzata.

     Incognite, paure? Quando ci si mette in viaggio ci si affida sempre al Signore, anche per quelli più domestici e brevi, non dovrò fare altro che affidarmi a Lui anche in questo caso.  Poi, a ciel sereno, arriva la notizia che a motivo degli scioperi all'aeroporto di Parigi il volo viene  aggiornato a domani, per cui tutto rinviato e contratto di un giorno. Nel frattempo hanno montato la porta della Misericordia alla cappella del SS. Sacramento, si è stabilito che in settimana si faranno i lavori ai servizi della sagrestia, abbiamo perfezionato il manifesto della Festa Patronale. Insomma una giornata abbastanza piena, intanto ha avuto notizia delle grida di dolore che provengono dal lato sud della parrocchia a motivo delle scottature di ieri, c'è chi non si accontenta mai, eppure è evidente anche nelle foto che un raggio di sole impazzito insisteva su di loro, ma loro niente di qui non ci muoviamo si deve spostare lui. Pazienza i giovani si riprendono subito. Intanto Giulia è partita, inquieta e affettuosa, anche Maria Rita è partita gioiosa e affettuosa, Eleonora non è partita ma è venuta a salutarmi. Anche tutti gli altri universitari stanno partendo, chi prima chi dopo, è un mondo molto variegato che non trascura di caricarmi di grande affetto. 

   Comunque sia vado sempre più convincendomi che l'opera di Dio è troppo intensa, noi riusciamo a coglierne solo un piccolo rivolo, per cui dobbiamo stare sempre attenti a non vanificare tutto quanto Lui continua ad operare con una esuberanza giovanile. Ma come Dio non è quel vecchio con la barba bianca che troneggia anche nella nostra Chiesa parrocchiale? Purtroppo le immagini non sempre rendono giustizia alla verità, anche per questo il comandamento del Signore era orientato a non codificare ciò che non può essere categorizzato in immagini. Che sono comunque importanti ma non possono mai rendere presente una realtà inimmaginabile, se non impoverendola della sua intensità e immensità. Ma allora non si genera del disorientamento, certo la speranza è che questo incoraggi la ricerca della realtà che comunque tutti ingloba in un progetto di amore nel quale tutti siamo immersi, anche se non tutti ne siamo coscienti, ne rappresentiamo una parte importante, insostituibile, ma non dobbiamo mai avere la presunzione di essere noi a regolare il progetto. Se impariamo a guardarci attorno con grande attenzione, ci rendiamo conto della bellezza del nostro essere nel mondo e di quanto il mondo abbia bisogno di leggersi in questa bellezza.

2 aprile - Non posso fare a meno di ringraziare il Signore per tutto quanto ci ha donato di vivere in questi giorni. In ordine alla preghiera, in ordine alla carità, nella gioia della fraternità. Sono stati giorni visitati dalla grazia di Dio e questo è accaduto in tutte le parrocchie. La presenza di tanti battezzati che avvertono l'esigenza di lodare e di ringraziare il Signore, è esclusivamente dono di Dio che non dobbiamo fare altro che accoglierli e farli sentire amati da Dio e dalla comunità dei battezzati.  È evidente a tutti che la situazione sociale non è molto positiva, è stata una Pasqua turisticamente molto negativa, non solo per la mareggiata ma anche per una crisi economica che stenta ad essere affrontata con la necessaria determinazione. Può essere, come si dice da più parti,  che non si riesca a fare di più, però non è una bella situazione soprattutto per la realtà giovanile. In tutto questo clima di incertezza la preghiera aiuta  a trovare pace, ecco perché come la Maddalena dobbiamo cercare l’incontro con Gesù, anche quando sembra tutto inutile.  Rispondo in questo modo ai vostri tanti messaggi augurali adesso, quando come per i discepoli di Emmaus si passa dalla delusione delle speranze non realizzate a una rinnovata Speranza determinata dall'incontro con colui che credevano ormai morto e invece appare loro risorto. 

    Perciò anche a Tutti voi invoco auguri di ogni bene e che il Signore possa donarvi pace. Ieri sera volendo chiudere la  chiesa ho trovato ancora persone in preghiera, per cui ho desistito, questo è un segno di speranza perché apre alla ricerca interiore e a una migliore comprensione del proprio protagonismo nella vita di ogni giorno. Ancora auguri e che il Signore possa donarci sempre la gioia di stare insieme per il bene della nostra città. Ma intanto siamo alla sera del giorno dopo, il Signore ha avuto modo di mostrare i prodigi del suo amore, donandoci pace e facendoci vivere in modo impensabile la gioia di essere al suo servizio nella comunità dei credenti e anche oltre. Ho avuto modo di godere in parte la gioia di stare con gli animatori, poi nel pomeriggio li ho lasciati alla loro euforia, io non sono più adatto a condividere fino in fondo la loro presenza, ma quando me lo consentono ne approfitto, è sempre un ricaricarsi di energie e di sorrisi. L'età non lo consente, ma anche una situazione febbrile che si è accompagnati a questi giorni pasquali e che non mi ha permesso di vivere con la necessaria energia la gioia di servire il Signore. L'altra preoccupazione è che ho a che fare con persone di altro impegno scolastico, per cui quando uno parla deve sempre essere attento a quello che dice.

    In realtà non mi preoccupo molto, però mi rendo conto che camminiamo su livelli di interessi diversi, per cui non voglio ammorbarli con i problemi che mi stanno a cuore distraendoli dai problemi che stanno loro a cuore. Già il fatto che corrispondono ai miei desiderati è un grande dono che io mi sforzo di non trascurare mai. Una giornata impostata sul relax, per cui prima di tutto riposo,  ma anche sulla preparazione del viaggio in Benin, per cui prima di tutto ancora riposo. Ho ripreso il mio impegno pastorale ordinario in serata, sosta al Parco degli Angeli, giovani al campetto, intrattenimento con i custodi e infine incontro estemporaneo con una coppia del Castello che si ricorda sempre di me e, in occasione delle feste, non trascura l'impegno di venirmi a salutare. La signora viene dall'esperienza dei centri di accoglienza di Pantelleria e il marito da una esperienza di studi a Shangai, in mondo diventa sempre più piccolo. Quando l'affetto è radicato in modo disinteressato nel cuore delle persone, non viene mai meno, anche se non ci si vede per lungo tempo. Adesso proviamo ancora a chiudere questo giorno, molto bello, sereno e aperto al futuro. Il futuro sono i nostri giovani e quando trovo il tempo di stare un poco con loro, non posso che ascoltare per imparare verso dove è orientato il cammino della storia.

27 marzo - Sono giorni che scorrono in modo impossibile, sarà anche la pioggia incessante, nel senso che cerco di nuotarci dentro. Me la cavo abbastanza bene ma devo sempre essere pronto alla ripresa del coinvolgimento con vigore nuovo, altrimenti la classica onda di riflusso potrebbe assorbirmi, in cosa? Ritengo in nulla, semplicemente nella non possibilità di orientare il cammino per come vorrei, ma correrei il rischio di subirlo per come orientano le varie onde che cercano di coinvolgermi. Oggi ho avuto modo di fare esperienza di un mondo che generalmente non leggo come parte di mio impegno pastorale ordinario per cui stento a comprenderne la preziosità, è un po' come quando mi capitò di andare nella Questura.  il mondo ospedaliero. Ne sento parlare, mi capita di fare alcune visite, ma raramente mi è capitato di comprenderlo come parte dei miei interessi. Mi ha anche aiutato a comprendere le difficoltà che le persone devono affrontare per la salvaguardia della loro salute. L'occasione è stata data dalla vaccinazione contro la Febbre Gialla necessaria per fare il viaggio, ormai prossimo,  in Benin. Non me ne ero preoccupato troppo anche perché mi era stato detto che tanto la potevo fare presso la sede ASL di Scalea.

    Decido per lunedì,  che poi sarebbe ieri, prudentemente mando una amica fidata per chiedere a che ora potevo salire. Al rientro, leggermente sconsolata, mi ha riferito che a Scalea non si poteva fare ma ci si doveva rivolgere al centro ospedaliero di  Cetraro, le hanno anche dato un riferimento telefonico. Per cui non ho dovuto fare altro che telefonare. Mi risponde il centralino di Praia dicendomi di chiamare il giorno dopo, che poi sarebbe oggi dopo le nove. Comprendendo che la cosa diventava leggermente più elaborata rispetto a quanto previsto, mi sono preoccupato di chiamare ieri pomeriggio a un carissimo amico per garantire la disponibilità del servizio per questa mattina, lui si è  informato e mi ha richiamato assicurandomi di non preoccuparmi: domani mattina dopo le nove sarete servito. A scanso di equivoci mi sono fatta fare l'impegnativa dal mio medico curante. Alle otto e quindici, questa mattina mi sono messo in macchina alla volta dell'ospedale di Cetraro. Il pensiero è che tanto quanto ci vuole a fare una puntura, per cui sarei tornato in tempo per gli appuntamenti presi.  Alle nove meno cinque varco l'ingresso dell'ambiente vaccini, dopo aver incontrato e salutato Bagheera con una parte della sua tribù anche lei  in caccia in questa parte della giungla.

    Devo ammettere che sono stato accolto in modo molto gentile, con una grande disponibilità ma dopo aver controllato il registro allarga le braccia e mi comunica che prima di tutto non ero iscritto tra i prenotati, e che comunque la dottoressa non era in servizio per un imprevisto. Gli spiego che la settimana prossima devo partire,  lui molto disponibile fa una serie di telefonate per comunicarmi alla fine che se proprio devo fare il vaccino potevo tornare venerdì, la dottoressa ha garantito il suo rientro. Mi permetto di ricordargli che forse eravamo al Venerdì Santo e non era proprio il caso che un parroco lasci la comunità che gli è stata affidata per l'ospedale, ancora telefonate e alla fine si decide si può fare, però dovevo andare a Fuscaldo. Lui ha scritto il libretto e mi ha dato anche una borsa frigorifero con il vaccino raccomandandomi di non dimenticarlo mai, mi ha anche spiegato dove potevo trovare questo centro. insomma i suggerimenti necessari per portare a buon compimento l'opera. Mi rimetto in macchina alla volta di Fuscaldo, lentamente per come mi riesce con difficoltà insomma un giorno o l'altro mi daranno la patente nera, arrivo presso il Campo Sportivo ed entro.

     Cucù. Piacevole sorpresa, era il giorno delle vaccinazioni dei bambini, ho fatto finta di trovarmi a mio agio in mezzo a tutte quelle mamme, insomma tra un grido e l'altro ma erano veramente altisonanti, dopo una decina di bambini di varia età infine è arrivato il mio turno, le undici e quarantacinque, tutto molto veloce qualche domanda ritengo rituale, siringa, timbro e firma. Ancora una domanda da parte della dottoressa: poiché dovete aspettare venti minuti potreste confessarmi? Dopo gli adempimenti rituali in macchina accolgo gli alunni della scuola elementare che portano il grano per il Signore. Pranzo, breve riposo e celebrazione delle esequie della cara Carolina, altra celebrazione, prove di canto e aggiornamento delle riflessioni. Leggermente disintossicato, i lavori previsti erano quasi del tutto saltati però devo ammettere che mi sono trovato rilassato, insomma pronto per affrontare la serata in modo armonico, quasi gioioso. Tanto per ho risposto a molti messaggi, insomma il vaccino è a posto, il passaporto è a posto, il visto dell'ambasciata è a posto, domani appuntamento con il Vescovo per le istruzioni di rito  e siamo pronti per partire. Dovrei parlare anche del passaporto avuto in tre giorni, insomma tutto è proceduto in tempi impropri per la nostra Calabria. Ma può anche essere che procede tutto così e sono le malelingue a mettere in giro voci diffamanti sugli impiegati pubblici.

 

 

   Il giorno delle Palme è stato come sempre uno spettacolo indescrivibile, occorre viverlo per comprenderlo pienamente, tutto veramente molto bello ed emozionante, i bambini, i ragazzi, i giovani, gli adulti sembra che l'omelia sia stata particolarmente breve, ma di fronte a questo spettacolo che cosa si riesce a dire oltre che a ringraziare il Signore per il dono della comunità. Sono i giorni che gestisce direttamente il Signore d'altra parte parlano di Lui, mettono al centro la Sua opera di salvezza, noi dobbiamo fare in modo che l'azione millenaria della chiesa sia resa presente nell'oggi della storia coinvolgendo tutte le energie positive, che poi sono tante. Come ho già detto è uno spettacolo che solo il Signore riesce a cogliere nella sua bellezza. Potrei affermare che in questo caso neanche le foto esprimono pienamente la realtà, perché mostrano solo fino ad un centro punto che cosa si riesce a cogliere delle emozioni che la gente vive. Anche la liturgia è scivolato abbastanza in modo lineare, per non parlare dei canti come sempre parte integrante della gioiosa presenza dei giovani, repertorio delle GMG. Alcune iniziative vanno in automatico per non esigono grande organizzazione, fate conto che ho lascito in chiesa il corro e tutto comunque è proceduto in modo gioioso. Sono prove di autonomia che incoraggiano a leggere al presenza di Dio come il vero protagonista della celebrazione.

    Nel pomeriggio mi sono portato in quel di Cetraro per fare esperienza di che cosa significhi combattere le mafie, la presenza e la testimonianza di Don Luigi Ciotti, era troppo preziosa per non arricchirmene. Senza giocare a svilire la manifestazione posso affermare che le presenza e erano molto istituzionali, insomma mancava l'elemento popolare, spontaneo che poi è l'ago di bilancia del coinvolgimento emotivo su un determinato tema sociale. Questa presenza aiuta a anche a comprendere la differenza che passa tra chi dedica realmente la propria vita, fino a diventare anche lui prigioniero di questa idealità alla quale ha votato totalmente la propria vita, a combattere le mafie e chi prova a vivere qualche esperienza di contrasto al malaffare nel nostro territorio. Riesce sempre difficile aprire in modo complessivo lo sguardo sul male che ci circonda, anche perché spesso coinvolge magari in modo marginale anche noi, la corruzione alberga in molti ambienti bene al punto che spesso è difficile fare discernimento. Lui questo impegno  lo vive in modo totale e globale, lo si percepisce nel suo parlare passionale e vigoroso. Abbiamo sempre molto da imparare da chi vive coraggiosamente, semplicemente seguendo l'esempio di Gesù,  la  testimonianza del Vangelo nelle periferie della storia di ogni tempo. Certo uno guarda lui e pensa, poi si guarda attorno e pensa, magari ci si guarda anche dentro, il che non è mai male, ed è importante sforzarsi di pensare anche in questo caso.

     I temi trattati sembrano essere sempre gli stessi, le difficoltà da superare sembrano essere sempre le stesse, i nemici da combattere sono abbastanza delineati nelle analisi, ma allora questo convenire a che cosa serve? Semplicemente a comprendere che c'è chi vi si dedica con tutta la propria vita, questo aiuta e incoraggia, nella speranza di generare emulazione. Non tanto per esaltare la propria presenza quanto per comprendere che la presenza deve trasformare la realtà e orientarla al bene che spesso esige anche una trasformazione della persona, oltre al capacità che la persona pensa di poter esprimere. Insomma occorre mettere sempre da parte i propri interessi e operare nella gratuità di se stessi per il benne di tutti. Molti volti conosciuti, potrei anche dire molti soliti volti, ma può anche essere che siano questi i volti migliori che riusciamo a mettere in prima linea, è una frontiera? Manzoni direbbe ai posteri l'ardua sentenza. Ieri pomeriggio penitenziale con i ragazzi di confermazione, molto bella la partecipazione, bello il coinvolgimento dei ragazzi, bello lo stare con loro. Bello anche l'incontro con i genitori dei ragazzi. Decisamente faccio fatica a trovare delle cose negative nel modo di vivere la vita di comunità, anche questo è un dono del Signore. Spero sia così, però sinceramente ritengo che lamentarsi sarebbe un a bestemmia contro il cielo. Per cui grazie, spero di completare domani, per adesso è tardi e devo ancora cucinare.   

23 marzo - Una coda invernale abbastanza articolata ha invaso lo spazio della primavera, questa notte da noi ha piovuto con intensità, mentre anche in collina si è poggiata pacatamente la neve al punto che questa mattina, aprendo gli occhi, verrebbe connaturale esclamare Buon Natale a tutti. Diciamo così, al di là dei danni che la mareggiata ha causato un po' dappertutto nei giorni scorsi, dobbiamo ringraziare il Signore perché ci prepara un fine settimana abbastanza vivibile e mite. Dobbiamo preparare la Via Crucis di questa sera e tutto, come sempre, è affidato ai delegati di quartiere, come ho già detto la vivremo negli spazi del lungomare, ordinariamente è il luogo più frequentato dai giovani, sarà una occasione per sentire accanto a noi i nostri figli che vivono lontani dalla nostra città, vorremmo  aiutare i tanti gestori dei lidi a ricordarsi più spesso dell'aiuto del Signore. Molti ritengono che la gestione di spazi sulla spiaggia sia il toccasana del lavoro nella nostra area, in realtà per quello che conosco io, proprio in virtù di una gestione allegra del demanio negli anni passati fatta di relazioni tra amici senza guardare troppo alle regole, oggi molti si trovano indebitati al punto da non riuscire a cogliere più il futuro in questa attività fatta di appalti, di sub appalti e via a seguire.

    In virtù di questo gestione allegra molti esercenti sono stati coinvolti, in modo strumentale, nella operazione antimafia che Scalea ha subito negli anni scorsi e sia loro che le loro famiglie ne pagano oggi le conseguenze. dal punto di vista psicologico, morale ed economico. Camminare con la Croce nei luoghi della spensieratezza e della speranza lavorativa vuole anche essere un incoraggiamento a non dimenticare che ogni esperienza esige la sequela della Croce, anche la più gioiosa non manca certo di spigolosità. Ritengo, che la cosa più importante da trasmettere al di là dei limiti mediatici della nostra capacità di comunicare il Vangelo, è rendere presente che Gesù consola coloro che vivono le difficoltà che ogni esperienza della vita chiede di affrontare. Nessuno ha una esistenza totalmente agevole, e il ruolo di Gesù rimane quello di colui che indica la via da seguire, anche se non sempre agevole, anche se non sempre per come la vorremmo, di certo Lui vuole entrare nella nostra vita e darci consolazione nelle difficoltà.

 

     Intanto sono in corso le pulizie dell'aula liturgica, non so se lavorano o giocano io non ne capisco vedete voi. Cantano, sorridono, mi sembrano gioiose, insomma è un lavoro o un momento di relax? ancora una volta devo ringraziare, però non lo dico altrimenti queste accampano diritti. Però dovrei, in qualche modo sarò riconoscente da parte del Signore, ma non è una impresa facile.  San Giuseppe sarà contento l'aula liturgica è totalmente igienizzata, anche lui fa la sua bella figura, devo ammettere che finalmente lo vedo più sereno quasi sorridente. Poi ci sono coloro che sono incaricati di portare i rametti di ulivo per trasmettere al gioia delle Palme, a me sembra sia stato un lavoro essenziale per cui non so se saranno sufficienti. Intanto i lavori sono interminabili, da fare necessariamente la collocazione dell'affresco della Fuga in Egitto della Sacra Famiglia, che richiama gli impegni verso gli immigrati. I servizi per poter ampliare la cappella feriale, la demolizione dei precedenti servizi con la demolizione delle pareti. Poi al di là degli impegni ordinari orientati alla Festa Patronale con quel che comporta in organizzazione festosa, sembra che gli interventi straordinari siano terminati.

22 marzo - Diciamo così, più che il clima primaverile prevale lo stila classico di marzo. Ieri, un mare disastroso ha messo in ginocchio molte attività balneari, dispiace soprattutto per chi intendeva iniziare adesso per dare una svolta alla propria vita. Siamo a ridosso della Settimana Santa ed è risaputo che, in questa occasione, Scalea si popola di vacanzieri residenti. Oggi invece un vento impetuoso rovinerà irrimediabilmente molti raccolti e frutteti. Insomma va così, al clima non si comanda, e si resta assoggettati anche alle tante anomalia che noi umani determiniamo con i nostri atteggiamenti troppo spesso scriteriati e irrispettosi dell'ambiente. Come gesto di sensibilizzazione e di solidarietà la Via Crucis domani sera la vivremo sul lungomare, cogliere la sofferenza del momento con Gesù aiuta ad accettarla come parte della nostra riflessione e partecipazione al piano di Dio. Non sempre tutto viene vissuto per come vorremmo ma è importante fare in modo che l'amarezza non prevalga sulla capacità di reazione.

    In parrocchia tutto procede per preparare dignitosamente la Pasqua del Signore, i lavori sono strutturalmente terminati e in questa fase si è alle prese con gli incontri tra ragazzi dell'Oratorio e Genitori sul Cambiamento quaresimale. Ma Don Cono questa foto di gruppo non parla di attività quaresimale? Che vi devo dire alcune vote è difficile leggere l'azione dello Spirito Santo, abbiamo resistito per come è stato possibile, ma Lui ha insistito  per cui è stato necessario fare festa per Maria, una delle fondatrici pastorali e spirituali della nostra parrocchia. Questa sera abbiamo completato gli incontri tra i ragazzi e genitori della Quaresima, il tema proposto dagli animatori è stato il cambiamento.  La partecipazione è stata abbastanza buona anche delle famiglie, tenendo presente che siamo andati in emergenza avendo già occupate tutte le Domeniche, abbiamo dovuto programmarle nei giorni feriali, tutto molto bello su questo piano il metodo della proposta funziona bene. Tutto prosegue in modo bello  fino al momento in cui il microfono deve passare dai ragazzi ai genitori, il colore dei volti cambia immediatamente dall'essere rilassati e gioiosi diventano timidi e introversi, insomma non è facile coinvolgerli nel dialogo educativo.

 

 

    Diciamo pure che alcune volte i ragazzi fanno domande insidiose, da verifica seria sulla fede e loro, è sembrato di capire, non siano abituati a parlare con naturalezza su questo argomento. Sono stati quattro giorni molto intensi anche per i catechisti, come sempre si arriva leggermente affogati alla Settimana Santa, ma non disperiamo d'altra parte ormai ci siamo abituati. Occorre apprezzare la comprensione dei contenuti e la padronanza nel gestirli da parte dei ragazzi, mi è sembrato di capire da quello che ho avuto modo di ascoltare che si è parlato dell'Altare, del Padre Nostro, della Solidarietà e della Condivisione, della vita di fraternità e della Confessione, della gioia della Carità. Tutto è stato trasmesso attraverso la drammatizzazione, il canto, il dialogo, la danza insomma tutti strumenti che ormai sono parte integrante della comunicazione delle proprie emozioni, ma soprattutto in questa fase per i ragazzi è anche un modo per trasmettere i contenuti in modo diverso dalla trasmissione convenzionale o rigorosamente didattica. Forse è necessario valorizzare maggiormente il gioco, non è male riuscire a imparare i contenuti della fede giocando, dobbiamo vedere se ci si riesce.

     La tradizione dell'oratorio ma anche la spiritualità francescana utilizza molto la voglia di stare insieme giocando e danzando, lo so non appartiene alla tradizione delle nostre comunità parrocchiale, ma forse è anche per questo che tanti nostri giovani privilegiano altri ambienti per la loro crescita, forse i nostri sanno troppo di antico, di tradizioni storicizzati. Mi direte ma a molti piacciono, lo so anche io ma guardiamo all'anagrafe di queste persone così ci si rende conto se la parrocchia guarda al suo futuro o resta ancorata al passato. Anche io potrei orientare la formazione sul già visto, facendo in questo modo la gioia di molti formatori, ma so che intristirei i ragazzi per cui avanti on gioia e sempre con impegno rinnovato. Un altro aspetto positivo e che per tre sere sono rimasto insieme ai ragazzi, altri due appuntamenti erano sovrapposti ad altre attività per cui li ho dovuti saltare. Costruire la gioia in una Scalea che stenta a recuperare al sua armoniosa vocazione turistica, è un traguardo non facile da conseguire ma veire in parrocchia e sostarci con gioia si può e dobbiamo farlo.

     Mi accade sempre con più difficoltà gioire con la bellezza della parrocchia, i nostri ragazzi, anche per questo quando ci riesco sono contento in sé non ho bisogno di altro,  perché è bello imparare qualche nome in più dei tanti ragazzi che mi sorridono e non è male stare accanto alle famiglie, visto che loro stanno volentieri negli ambienti parrocchiali. Il coinvolgimento è stato abbastanza condiviso dai ragazzi che hanno vissuto un bel protagonismo propositivo, insomma metodologicamente sembra che tutto proceda per il meglio, ma dobbiamo aspettare le attività di primavera, il o i campi estivi, prima di tirare le somme. Nell'azione educativa non bisogna mai avere fretta, è importante lasciar scorrere le attività sforzandosi di leggerle nelle varie sfaccettature che esprimono. Questo vale per tutte le età e per tutti i gruppo di formazione.

20 marzo - Come sempre il Signore benedice con la sua presenza la vita della comunità parrocchiale, volendo collegare qualcosa certamente tre giorni di Adorazione diventano pochi in riferimento alla bellezza di poter contemplare la Sua presenza che dona pace. Però sono serviti a riequilibrare la vita della comunità e, cosa più pressante anche quella del parroco,  dopo il periodo di confusione e di stanchezza legato alla realizzazione dei lavori di ampliamento dell'aula liturgica. La partecipazione è stata buona e composta, per cui aggiungerei fruttuosa spiritualmente, senza mai dimenticare che è il Signore che legge i cuori, per cui spetta a Lui la parola finale. Ma come spesso accade nelle favole di un tempo, occorre poi riprendere e tutto diventa più agevole, proprio alla luce di quanto il Signore ci ha donato e ci ha indicato. Certo non significa che non ci sono problemi, ma ringraziando Dio, tutto rientra nella difficoltà delle relazioni ordinarie di differenti opinioni che non sempre si coniugano pienamente, avere idee diverse, visioni diverse appartiene alla complessa differenza che da sempre al Chiesa ha considerato un dono dello Spirito Santo.

    Alcune volte ci sono accenni di rifiuto in quello che il Signore dona,  d'altra parte accadeva anche nella comunità dei discepoli, ecco perché occorre pregare per invocare il sostegno e il discernimento per cogliere il bene di tutti e non tanto e solo di questo o di quello. Non sempre è facile, semplicemente perché tutti vogliono vivere il servizio al bene, che poi è fare la volontà di Dio nella nostra comunità, per cui occorre valutare la maturità spirituale, la volontà di spendersi per la comunità, la capacità che si ha di vivere al servizio degli altri, la maturità spirituale e anche la capacità di accettare i limiti propri e dei fratelli a vivere un determinato servizio. Per grazia di Dio siamo tutti diversi, ma sempre per grazia di Dio Lui ci ha resi fratelli e sorelle in virtù della sua morte e resurrezione e di questo non possiamo che essergli perennemente grati. Le difficoltà più gravi riguardano le povertà, che non concernono tanto i problemi alimentari quanto le tasse, le bollette e via a seguire. Al punto dal poter affermare che il bisogno dei soldi supera di gran lunga quello dei viveri.

    Anche perché è molto più ampio, si estende al problema dei debiti che le famiglie contraggono, all'usura legata ai prestiti contratti, questa situazione riguarda anche una larga fasce delle famiglie giovani, che non sempre valutano in pienezza gli impegni che si assumono economicamente. Tutto ciò genera grande angoscia e falsa gioia, che non si avverte immediatamente nelle persone interessate che si sforzano di velare i problemi, ma si legge bene negli occhi dei figli anche perché di questi problemi si tratta ordinariamente nel dialogo familiare. Altro grave problema è l'instabilità della vita familiare, è molto diffusa e anche destabilizzata al punto che in molte situazioni si stenta a cogliere accenni di stabilità, nel senso che i figli assistono perché coinvolti a scambi educativi con adulti diversi che vivono nella propria casa. Poi abbiamo le povertà dei sofferenti che, ritengo di poter affermare, sono abbastanza accuditi e sostenuti dai familiari e anche accolte con fede dagli interessati.

    Altro grave fenomeno in crescita sono le fragilità mentali, le più difficili da sostenere in una azione pastorale, anche perché esigerebbero una stabilità e una competenza che difficilmente come parrocchia potremmo garantire, in alcuni casi sono appesantite da situazioni affettive fallimentari e purtroppo strumentalizzate da altri. In questi casi le famiglie sono generalmente impreparate per cui non interviene in modo adeguato anche se potrebbe farlo in virtù dei contributi che vengono dati a sostegno di queste situazioni e che magari, a motivo delle tante povertà devono essere  utilizzati per gli altri bisogni delle famiglie stesse. Ritengo che per oggi possa bastare, anche se la casistica è molto variegata e potrebbe estendersi alle disabilità, a coloro che sono vessati dal malaffare, ai tanti drogati, a coloro che fanno del gioco uno scopo di vita. Per oggi mi fermo qui non mancheranno occasioni per approfondire altri temi comunque riguardanti la vita ordinaria della comunità.

     Ogni tanto ne parlo anche per aiutarvi a capire perché non amo le feste, o anche il semplice stare per stare, che comunque in assoluto non guasta ed è anche opportuno in molti casi. Però come sapete anche voi il mondo è difficile da affrontare e comunque ha bisogno del nostro impegno e non della nostra distrazione. Personalmente ritengo che il poco tempo che il Signore mette a mia disposizione meriti di essere speso sempre nell'impregno per la costruzione di una società più giusta e vivibile soprattutto per coloro che si sentono emarginati o abbandonati da tutti. Dopo essermi concesso una pausa per dialogare con voi inizia la mia giornata ordinaria. Preparazione alla Confermazione, vita di carità per alcune situazioni economiche, alimenti per il sostegno ai poveri, visita agli ammalati, andare a prendere i soldi dove so di poterli trovare, pranzo a casa di un caro amico che non vedo da molto tempo e che ritengo si chieda che fine abbia fatto, almeno spero di poter andare. Questo fino a mezzogiorno. Il pomeriggio è nelle mani di Dio e lo affido al sostegno della vostra preghiera.

13 marzo - Secondo giorno di Adorazione Eucaristica, oggi sono riuscito a restare più isolato,insomma spiritualmente è andata meglio, ieri è come se non ci fosse stato, troppe visite problematiche e orientate ad impegni pastorali, oltretutto tutte di fuori Scalea, per cui necessariamente esigono più tempo per una comprensione dignitosa. Anche perché occorre capire che cosa succede, di cosa si parla, quale autenticità può avere. Insomma la preghiera è stata vissuta spiritualmente in un clima dispersivo. Oggi è stato tutto più lineare e raccolto, anche se il tempo è volato, insomma la giornata si è aperta e si è chiusa in tempi brevi. Abbiamo anche avuto le esequie della nostra sorella Rosa, con qualche distrazione di troppo, insomma! Insomma si insegue e non si vive la liturgia. Tutto può anche dipendere dal fatto che a fronte degli impegni parrocchiali e diocesani, ci vorrebbero più giorni di solitudine per equilibrare la vita spirituale, ma come si fa. Già adesso si vanno cumulando gli impegni per cui da giovedì si riparte in modo impetuoso. Non precorriamo i tempi e godiamoci questo nuovo giorno di silenzio e di ascolto.

    Intanto ripercorriamo la bellissima Domenica che il Signore ci ha donato di vivere con la parrocchia che si è distribuita tra le varie comunità di Scalea per un momento di fraternità spirituale, in occasione della consegna del Padre Nostro. La risonanza svela che per i ragazzi è stata una esperienza molto edificante e gioiosa, insomma la ripeterebbero volentieri. Riepilogando per come riesco a quest'ora della sera, i ragazzi dell'oratorio sono andati a San Nicola di Platea i Sorgente di Gioia, al Carmine gli Angeli in Festa, alla SS. Trinità i Testimoni di Speranza, in parrocchia sono venuti i Lupetti con la preziosa presenza di Francesco e di Francesca. Nel frattempo il Reparto era a Praja in quel di Fiuzzi, mentre i Cuore e Carità hanno cucinato in parrocchia e nel pomeriggio sono andati in visita ad alcuni anziani. Contemporaneamente gli Animatori sono andati in quel di Belvedere ad animare nella Clinica di Cascini. In serata c'è stato l'incontro con i genitori delle Piccole Orme nella saletta e del Branco nella Sede Scout.

     Tanto per non farci mancare nulla, a chiusura della giornata l'incontro di UP per preparare la giornata sulla legalità. Insomma una no stop incredibile che comunque ho cercato di vivere con entusiasmo e cercando di trasmettere entusiasmo, magari non sempre ci riesco ma almeno ci provo. Il momento più bello rimane quello della Prima Confessione, nel senso che la si può vivere con grande relax, nulla a che vedere con quelle di noi adulti, ritengo che per molti di loro sia stato un ambiente fantastico nel quale immergersi come in un gioco. L'euforia dei ragazzi è contagiosa ed è irrefrenabile, gli educatori cercano di mantenere il passo e fino ad oggi a me sempre che ci si riesca abbastanza bene.  Certo la tecnica oratoriale esige una disponibilità alla quale non tutti riescono ad abituarsi, certo bisogna pregare perché tutto proceda per come il Signore dona, senza cercare scorciatoie inutili ed educativamente infruttuose. Dimenticavo che in serata abbiamo avuto anche il Battesimo di Miryam che ha coinvolto tutto il Clan di 50 centesimi, un gruppo molto animato, mentre nella mattinata ho avuto modo di iniziare la Domenica le esequie della cara sorella  Maria Francesca alla SS. Trinità, una assemblea molto composita e partecipe per come la famiglia D'Ingianni certamente ha desiderato.

    Vogliamo anche meravigliarci per il fatto della permanenza di una distrazione diffusa nei momenti spirituali? Nella testa circolano sempre tante cose molto diversificate, al punto da poter affermare di non riuscire a gestirle in modo ordinato. Dove non arrivo  affido al Signore nella speranza di non combinare guai eccessivi. Però obbiettivamente avrei bisogno di una pausa vera, ma all'orizzonte vedo sempre maggiori impegni anche perché messa in modo l'azine educativa ognuno si sforza di essere positivamente attivo, per cui occorre cogliere la bellezza dei tanti volti e dei tanti sorrisi nella speranza che la nostra azioni concorra a farli splendere sempre di più. La cosa che stenta ad esprimere pienamente quanto è nelle attese almeno quelle di alcuni e l'impegno per il coinvolgimento sul tema della legalità e della tutela dal sistema mafioso che coinvolge molti cittadini a Scalea, ma la città stenta a scuotersi da una forma di apatia verso la cosa pubblica, per cui il rischio che si corre è quello di lasciare soli color che incorrono nella trappola del sistema mafioso.

    Anche il gruppo di lavoro stenta a trovare il bandolo della matassa e troppe volte si corre il rischio di tornare sulle polemiche politiche e non tanto sul coinvolgimento del cittadino per la costruzione bene comune. A questo punto, ritengo che vi siate stancati anche voi solo nel leggere tanti impegni, a questi occorrerebbe aggiungere le tante telefonate e sollecitazioni di interesse mediante i messaggi. Insomma come promesso chiudo qui e vi auguro una santa notte, anche ai tanti giovani che devono affrontare gli esami e che già stanno valutando le strategia di approccio a questo appuntamento per loro tanto importante. Scusate dimenticavo che sempre Domenica la Comunità Neocatecumenale è andata in quel di Praja, questo per non dimenticare proprio nessuno. Però devo anche comunicare che nonostante questa grande emorragia missionaria, l'assemblea liturgica era particolarmente numerosa e attiva, gioiosa e partecipe come sempre. La nostra  un parrocchia ha il dono di  non subire mai vuoti particolari, non saprei neanche io spiegarvi da cosa può dipendere, però di certo  è un vero dono di Dio.

8 marzo -  The Women Day questo giorno da molte è esaltato, da altre è vituperato, da altri è commercializzato; come sempre e di ogni cosa ognuno ne fa l'uso che ritiene più opportuno. Di fatto c'è ed è opportuno valorizzarlo cercando di cogliere in pienezza il protagonismo della donna che rappresenta la vera novità sociale del nostro tempo. Anche nella chiesa la presenza della donna è sostanziale, sia nella dinamica formativa che in quella partecipativa, molte iniziative della comunità ecclesiali si riescono a portare avanti solo grazie al loro impegno costante, affettuoso e totalmente gratuito, cosa difficilissima da capire nella logica del mercato e del conseguente insostituibile guadagno che si accompagna ai nostri giorni. Allora ringraziamo Dio per averla posta accanto all'uomo, anche se tante immagini che nella Bibbia ci sono proposte della donna non sono immediatamente positive. E' evidente che la competizione uomo/donna presente ancora oggi negli ambienti semitici e in quelli di tradizione araba, ha generato una società  maschilista e ha comportato delle accentuazioni negative sulle donne, per cui invece di manifestare tutta la bellezza e il protagonismo positivo, troppo spesso ne viene messo in risalto l'incapacità di accettazione da parte dell'uomo. In questa dinamica possiamo dire che Gesù rappresenta una vera eccezione anche per gli ambienti cristiani, che generalmente dopo di lui hanno continuato lo stile semitico.

     Detto questo si continua a percorrere la Quaresima, o forse è meglio dire che la Quaresima percorre la nostra vita o si sforza di farlo, nonostante le tante distrazioni che il nostro tempo propone, che ci  fanno deviare da questo tempo di formazione spirituale e sociale. Formazione spirituale perché occorre dedicare più tempo al silenzio, all'ascolto, alla preghiera all'attenzione di chi ci cammina accanto. Attenzione sociale perché siamo invitati a dedicare il tempo e anche le risorse economiche agli ammalati, ai poveri, a tutti coloro che hanno bisogno di essere accolti. Tutto questo viene semplificato nella celebrazione della Via Crucis, che Gesù stesso incoraggia vivere dietro di Lui, seguendo il suo esempio. E' proprio la via della Croce che ci fa incontrare gli ultimi del nostro tempo, prima di tutto ci fa incontrare Gesù che si rende presente in tutti coloro che subiscono ingiuste violenze da parte del potere religioso e politico, in tutti coloro che subiscono le ingiustizie dei prepotenti. Ma ci fa incontrare anche i tanti che comunque cercano di leggere questa violenza per come possono cercando di dare conforto, di alleviarla con la loro presenza.

     Alcune volte accadono dei fatti strani, anche ieri sera per esempio stento a capire cosa possa essere accaduto. Invitato a una festa di giovani, mi sono portato al luogo dell’appuntamento, ma stranamente non ho visto la festeggiata. Se ho capito bene è stata organizzata con una ambientazione di tradizione classica ma stento a cogliere il perché dell’assenza della festeggiata. Mi sono detto forse entrerà in scena alla fine, come nei grandi spettacoli a suggello della serata. In realtà mi hanno presentato una ragazza, certamente per vedere se io ci cascavo, ma era troppo evidente che non era lei. Si, il modello era greco, anche il modo di parlare, ma intanto mi è sembrata più alta dell’originale e poi la guardavo in viso, no, decisamente non poteva essere lei, tutto troppo elaborato, orientato in modo artistico, sembrava una divinità dell’Olimpo. Insomma mi sono intrattenuto sperando di poterla festeggiare, condividendo le relazioni che in questi casi si vivono serenamente, c’era anche tanta gente che generalmente incontro in parrocchia, ma poi sono andato via un po’ deluso, eppure ero convinto di aver letto bene l’invito, ma niente da fare.

 

     Certamente la vedrò in parrocchia, mi hanno mandato una foto nella quale c’erano molti giovani con i quali generalmente la vedo insieme, che dire magari ho sbagliato serata, oppure non ho capito il luogo dell’appuntamento. a me pare che le due foto esprimono gli stessi volti, ma perché in una sono seri e nell'altra tutti gioiosi? Mah, con i giovani è così.  Di buono è che come sempre i giovani si sono divertiti, come solo loro sanno fare, nella gioia di stare insieme, di sentirsi protagonisti nel fare festa. In verità mi sono comunque sentito coinvolto, come tante altre situazioni non riesco a capire il perché, d’altra parte le emozioni non si comprendono, si vivono, però avevo tanto desiderio di incontrarla. Sia come sia, non ne faccio un problema, diciamolo pure forse è stato tutto un sogno, alla mia età capita di percepire realtà ciò che appartiene all’immaginazione. Ciò che conta è che è stato tutto molto bello, da poter vivere o anche solo da immaginare. E invece finalmente ho capito, o almeno credo. Quella che mi è stata presentata era la musa che ispirò Omero quello del: Cantami, o Diva del Pelìde Achille l'ira funesta ... O almeno penso, con i giovani si resta sempre confusi, d'altra parte quando uno è inadeguato!

5 marzo - La prima immagine del progetto di ampliamento della chiesa risale al gennaio 2017, il che significa che ci si lavorava mentalmente dall'estate precedente e precisamente dal giugno 2016, quando sono iniziate le indagini conoscitive degli elementi urbanistici necessari e i primi schizzi progettuali per la realizzazione dell'opera. Un lavoro lungo e appassionata al quale non sono mancati tentativi di  intoppo, nulla di particolarmente grave rispetto a quanto accadde a Don Michele, per quello che conosco io ci sono state solo due lettere anonime, in realtà sono firmate ma ritengo che le persone in firma sono falsificate perché  può averle scritte solo un bravo fedele che abita oltretutto vicino alla chiesa, solo geograficamente. Cosa c'è scritto? Un mucchio di sciocchezze, forse non sa che al centro della nostra preoccupazione pastorale sono le tante situazioni di povertà, che abbiamo fatto il campetto per i ragazzi. ampliato la zona magazzini sottostante, acquistato la canonica del Vescovo per servire meglio i ragazzi e i giovani. Queste sono state le spese maggiori, molti si fermano ai lavori in chiesa che sono aleatori come costo complessivo, per cui  parlano del nulla. 

 

     Oltretutto i nostri bilanci e le spese mensili sono sul sito della parrocchia e ognuno, se interessato realmente, può seguire passo passo le entrate e le uscite. Ma è risaputo che nei nostri ambienti, se vuoi vivere in pace, non avere problemi non devi fare niente e possibilmente  devi farti furbo e intascare i soldi che ti vengono dati. Ritengo sia inutile dire che questo riguarda solo i classici perditempo della piazza o delle chiese, la gran parte dei fedeli spera solo che i lavori finiscano presto per poter godere nuovamente con serenità degli spazi di preghiera e di ricerca interiore. Ne approfitto per comunicare che in parrocchia anche le offerte date per la Santa Messa vanno nella cassa parrocchiale sia quelle date a me che a Don Orea. Il Signore ci da abbastanza per vivere e non vorremmo correre il rischio di diventare ricchi. Ancora una volta avverto l'esigenza di ringraziare quanto si accompagnano con pazienza alla mia azione pastorale, accettando anche scelte molto problematiche e coraggiose che rigorosamente non appartengono alla proposta ecclesiale, ma sono orientate a dare fiducia alla nostra città. Il bene da costruire deve sempre essere condiviso dalla collettività, altrimenti diventa una camminare stano fermi, o più semplicemente un generare protagonismo improprio.

 

     Per quanto concerne i lavori ho il dovere di  esprimere un profondo ringraziamento al Geom. Carmelo Mirto, chi mi conosce sa che non è facile lavorare accanto a me, beh, devo ammettere che a lui riesce benissimo. Grazie al suo paziente lavoro di elaborazione grafica e tecnica siamo arrivati alla possibilità di poter realizzare l'opera, Genio Civile, Sovrintendenza, Ufficio Tecnico del Comune. Nel frattempo abbiamo anche acquisito il parere favorevole della diocesi. A questo punto  mancavano solo i soldi. Ma è un dettaglio sostanziale, direte voi  perché se è vero che senza soldi ai nostri giorni si cantano normalmente le messe, vi posso garantire che senza soldi non si possono fare i lavori strutturali. A questa esigenza è venuta incontro la memoria dei miei genitori, non posso dirvi tutto, però sappiate, che sono loro che hanno reso possibile questo ampliamento dell'Aula liturgica. Sia come sia il 7 febbraio si monta il cantiere e si cominciano i lavori, sono espressi bene nell'elaborazione fotografica per cui ne tratto solo per sommi capi. Poi viene, in corso d'opera l'idea di realizzare al Cappella feriale o almeno quella del Santissimo Sacramento, questa realizzazione è stata più agevole anche perché alla portata delle forze economiche della parrocchia.

    

     Un pensiero particolare devo esprimerlo per  tutte coloro che collaborano alla pulizia praticamente giornaliera della Chiesa, per renderla fruibile  alla celebrazione vespertina, è una dedizione affettuosa verso la parrocchia che viene vissuta con grande dedizione. Lo so' ci sono anche delle attese per adesso rigorosamente inevase, ma prima o poi faremo l'escursione rigenerante in montagna, ogni promessa è un debito. Oggi si è proceduto alla rimozione delle opere artistiche in ceramica, insomma siamo pronti alla rimozione delle porte, alla demolizione definitiva del muro di fondo e alla ricollocazione delle finestre laterali. Ieri gli angeli in marmo che nella tradizione iniziale erano accanto al tabernacolo, mentre con Don Michele erano stati messi sulla porta della sala delle confessioni e della sacrestia, adesso sono stati posizionati a protezione dell'ingresso centrale.  Prosegue anche la realizzazione dell'Agnello immolato che nell'Apocalisse è al centro della visione di Giovanni, e che sarà posizionato al centro del presbiterio.

    Questa dedizione diuturna ai lavori della Chiesa evidentemente non mi distrae dagli impegni pastorali che vedono nella formazione degli operatori oratoriali  il mio impegno quaresimale. Non sempre si riesce da parte di tutti ad apprezzare il lavoro in team, ma la impostazione attuale del cammino formativo lo esige in modo stabile. Sarà mio dovere aiutare a capire che l'impegno educativo non prevede scorciatoie e neanche frettolosità. Ieri giornata di fraternità con la CoCa scout in quel di n'capaddiertu, della serie si stacca la spina per dare luminosità. Come ho detto altre volte è sempre un tornare a casa, trenta anni sono tanti ma è come se non fossero passati, sia negli affetti come anche nella gioia di pregare insieme.  Questa mattina incontro con Sorgente di Gioia, e nel pomeriggio con Testimoni di Speranza. In contemporanea abbiamo ascoltato il grido di dolore di alcuni fratelli del castello che stentano a vivere la gioia dell'oggi. Ci siamo trovati anche nella esigenza di modificare alcune iniziative in corso, difficili da realizzare.  

     Intanto sempre nel pomeriggio è proseguito il lavoro di smistamento da parti degli operatori della Caritas, dei vivere raccolti nella giornata alimentare, che  sembrano soddisfare in modo più rispettoso le attese degli indigenti. in serata ho sostato con gli adulti di AC, quale momento di fraternità e di consolazione vicendevole. La speranza è che tutto possa continuare in questo modo, ma abbiamo imparato da tempo che  il futuro è nelle mani di Dio. Ed è proprio questa verità che dobbiamo trasmettere con impegno, questo ci aiuta a vivere bene i giorni felici e a non trascurare il fatto che potrebbero intervenire giorni più complessi da affrontare comunque con serenità e nella pace che il Signore dona e che solo Lui può donare. Dobbiamo trovare pace in Dio e vivere sforzandoci di trasmettere questa pace che solo Dio riesce a donare. In questa verità compresa e condivisa è la nostra voglia di vivere, in modo sempre innovativo e anche la capacità  di non stancarsi in quello che il Signore sollecita alla nostra dedizione per il Regno.

3 marzo - Oggi la giornata è stata caratterizzata dalla raccolta alimentare coordinata dagli operatori della Caritas, che è sostenuta ordinariamente dagli Scout e dall'Azione Cattolica. E' stata una giornata molto intensa in ordine al dono di se che i cittadini hanno inteso esprimere verso gli indigenti della comunità. Non ne avevo alcun dubbio, perché anche altre volte la città si è messa coralmente nelle situazioni di bisogno. Gli alimenti raccolti oggi nei market Eurospin e Decò si aggiungono a quelli che ordinariamente raccogliamo durante le celebrazioni eucaristiche, a quelli che riceviamo dalla Fidas nella giornata della memoria e a quelle che riceviamo dalla Comunità Europea attraverso il Banco delle Opere di Carità di Cirò Marina. E' un contributo stabile di aiuti alimentari che ci permettono di affrontare con serenità le tante richieste che ci pervengono da oltre novanta famiglie che abitano nella comunità parrocchiale. La gente è generosa, ha solo bisogno di trovare riscontro nella gratuità dell'impegno a sostegno dei meno abbienti senza cercare gli interessi propri. Possiamo dire che troppe volte ha avuto fregature, per cui non sempre si apre per come vorrebbe ai bisogni degli altri.

 

     Ma Don Cono scusate, che fanno quelle due persone sul portone centrale della Chiesa? Siamo arrivati alla fase finale dei lavori di ampliamento, la demolizione del muro che era di fondo e che adesso è diventato intermedio. E' stato ultimato lo strato di tonachino, manca solo sul frontale della chiesa. Anche gli angeli  sono stati riposizionati a tutela dell'ingresso principale e le Via Crucis sono state collocate al loro posto naturale, anche la Cappella del Santissimo per adesso è vivibile, mentre è stato iniziato l'Agnello dell'Apocalisse che sarà incastonato al centro della visione del trono dell'Altissimo nella Gerusalemme celeste. Insomma questa settimana la gran parte del lavoro  progettato in questa fase operativa dovrebbe essere ultimato. I costi? Come sempre lievitano rispetto a quanto programmato, ma nulla di particolarmente apocalittico, tanto per restare nel tema di cui sopra. Insomma sono sereno e anche fiducioso, anche se in modo più lento ma gli eccessi di spesa in qualche modo  rientreranno senza generare particolare ansietà. La comunità è lenta nel dono ma non è distratta nei suoi doveri istituzionali.

    Domani è una giornata particolare, ci sono le elezioni politiche. Certo dispiace a tutti costatare il degrado nel quale versa la nostra democrazia, ma sembra che non si riesca a fare nulla per perfezionarne lo stato di salute, per cui in qualche modo bisogna andare a votare. Alcuni, non sono molti, mi chiedono per chi dovrebbero votare. Della serie so sbagliare da me, per cui evito di dare suggerimenti anche perché non si può aver fiducia anche dei più fedeli dei fedeli, anzi l'esperienza di Gesù incoraggia a riflettere la possibilità di essere traditi e abbandonati proprio da coloro che dicono di volerti stare sempre accanto. Purtroppo occorre ammettere che accade proprio così, anche perché sembra che chi ti è vicini abbia poi il diritto di vantare dei diritti di prelatura e quando questo non accade, con me non è mai accaduto, si sentono traditi e conseguentemente nel diritto di tradire a loro volta. Io semplicemente sono convinto che chi opera, qualunque cosa egli faccia,  lo deve fare per il Signore come io stesso cerco di vivere, anche per i più continui nell'impegno ritengo di essere totalmente libero da ogni dovere, al limite deve essere il Signore, che conosce bene i cuori delle persone a ripagarli per il loro impegno. Quale spazio riesce ad avere oggi il Signore nel cuore delle persone?

    Nella società delle cordate, questo modo di vivere genera solamente isolamento, magari un domani me ne dovrò pentire ma per adesso va bene così. L'altra foto? Venerdì, un gesto di cortesia da parte di Elisa, la mia dietologa. Unitamente a una pazzia da parte mia, programma della radio condotto da adolescenti nel quale sono stato invitato io che potevo sommare l'età di quattro di loro, ma il mondo alcune volte è schizzato. Insomma momento di relax attivo e semiserio, sui tempi del tempo che viviamo. E' riuscito, non è riuscito, mi invitano e io ci provo, non sempre le ciambelle riescono con il buco, riesco a stare al gioco anche perché gli anni passati non scorrono senza lasciare traccia nella mente e nel cuore. Ritengo che proprio grazie ai giovani, mi sforzo di cogliere quanto di bello è in loro e cerco di arricchirmene per come riesco. Diciamolo pure, mi fanno dono della loro presenza e io mi sforzo di non appesantirli troppo con il mio modo di vedere le cose e le persone.

    Nel mondo ci sono tante persone cattive, non è una affermazione ma un interrogativo. M allora perché non usate il punto interrogativo. Perché molti sono convinti che sia proprio così. Personalmente ritengo che ci siano persone che non riescono a sopportare le prove della vita, e reagiscono alle difficoltà in modo immaturo. Si contrappongono a coloro che ritengono siano più fortunati di loro o ancora, a coloro che secondo loro dovrebbero aiutarli e non lo fanno. Questi atteggiamenti maturano all'interno delle famiglie, ma anche frequentemente nella vita di comunità. Ancora di più maturano nelle situazioni di povertà, anche se sostenuti con efficacia  poveri fanno fatica a ringraziare il benefattore, anzi fanno di tutto per dimostrare che tutto gli è dovuto e che loro non devono ringraziare proprio nessuno. Spesso fanno emergere dal loro cuore la cattiveria che invece dovrebbero dominare e contro chi? Proprio contro coloro che li hanno aiutati di più, ma che sanno inoffensivi perché orientano al bene le loro azioni.

    Capita spesso anche tra genitori e figli l'accentuarsi delle contrapposizioni e delle gelosie, o peggio delle rivendicazioni. Insomma invece di ringraziare si vorrebbe pretendere sempre di più. Ma è una giornata bella, per cui non posso che augurare ogni bene a coloro che ritengono di crescere e di affermarsi operando il male. Ma soprattutto auguro ogni bene a coloro che si sentono incompresi, coloro che devono affrontare il futuro e sono osteggiati nelle loro scelte, coloro che compiono gli anni e sono felicissimi del loro cammino di crescita. Color che sin da piccoli devono affrontare i problemi di salute e non sempre ci riescono, anche per questo dobbiamo sforzarci di essere sempre accanto a loro, di non deluderli. E' troppo bello vedere i bambini sorridere e non c'è niente di peggio che farli soffrire o vederli soffrire senza poter fare molto per loro. Possa il Signore donare a tutti la gioia di condividere la propria vita con chi soffre e riuscire a donare loro la voglia di vivere sempre con gioia. Non sempre ci si riesce? Però è anche bello semplicemente averci provato.

27 febbraio - Tutto in un fine settimana molto articolato e diversificato nelle proposte, molto gioioso nel modo di viverle, molto complesso nel modo in cui sono state fatte, diversi anche i luoghi nei quali sono state proposte, tutte ugualmente coinvolgenti ed emozionanti. Insomma è la vita della parrocchia che è troppo creativa per essere monotona, appiattita, ripetitiva e la bellezza di essere una comunità animata dallo Spirito Santo, che non si impigrisce mai perché sostenuta dalla partecipazione di tanti e dalla preghiera di tutti. Lo ammetto, oggi è proprio una bella giornata. Dopo le temute e non realizzate intemperanze climatiche di ieri, la giornata si presenta con un delicato tepore invernale che riconcilia con il freddo e incoraggia a uscire, coprendosi bene. Lo so, non tutti possono rischiare di uscire, non dico il nome ma sapete a chi mi rivolgo, ti raccomando resta a casa e accudisci tua figlia. In realtà la gioia non è determinata dalla situazione del tempo ma dalla gioia che il Signore dona nel vivere le tante esperienze che animano la parrocchia, e che sono portate avanti con determinazione da coloro che si impegnano in modo instancabile perché tutto proceda per come abbiamo definito. Non tutti reggono il passo?

     Niente di problematico, possono anche respirare con calma, ciò che conta è che ognuno dia per come può, il Signore comprende bene le difficoltà e dobbiamo pregare perché doni serenità a chi le vive. Domenica una celebrazione bella sia dal punto di vista dell'animazione che della partecipazione  emotiva, va diventando connaturale leggere l'azione liturgica con un coinvolgimento sempre maggiore dei fedeli e soprattutto dei ragazzi e dei giovani. La cosa più importante è che tutto viene vissuto con naturalezza il che significa che i principi ispiratori sono assimilati bene da chi li propone. Cuore e Carità ha vissuto una esperienza di fraternità in quel di Santa Domenica con i loro coetanei della comunità, anche questa è stata una esperienza positiva, orientata al futuro del gruppo e alla crescita dei ragazzi. La presenza di Don Alessandro ha certamente donato loro la gioia di sentirsi a casa loro. Come sempre si vive, si propone e si guarda avanti. Tra i doni più belli di questa Domenica certamente è questo piatto, dipinto e donato con il cuore da alcuni animatori.

      Diciamo così sono diventato un riferimento di stabilità per la loro crescita, nonostante il mio atteggiamento abbastanza burbero per alcuni della comunità, chiaramente io non merito niente, per cui devo comprenderlo come un vero dono di Dio,che mi aiuta ad affrontare le giornate sempre con il sorriso e la gioia di vivere al suo servizio in questa comunità. Gli animatori dell'Oratorio, sono una potenza inesprimibile sia dal punto di vista creativo che nella volontà di leggersi al servizio della parrocchia. Il merito? Prima di tutto delle loro famiglie che vivono con impegno la gioia di sentirsi comunità, poi il metodo di aggregazione che permette loro di esprimersi in tutte le loro potenzialità, infine aggiungerei anche la preghiera del parroco che non trascura mai di pensare a loro anche se non riesce a condividere sempre la loro presenza in parrocchia. Però al cuore non si comanda e vi garantisco che loro vengono molto prima di me, nella mia disponibilità al bene che posso compiere nel ministero sacerdotale.

     Poi ci sono i tanti problemi che si accompagnano alla vita di coloro che operano per il bene della comunità, sofferenze, malattie personali o dei congiunti, Difficoltà  nella vita familiare. Spesso non se ne parla perché si privilegiano gli impegni da portare avanti, emergono solo quando assumono i caratteri della drammaticità, anche in questo caso è opportuno leggere tutto con il necessario affetto nella disponibilità a sostenere, per come è possibile le persone interessate, dobbiamo sempre ricordarci che vengono prima le persone e dopo gli impegni. In questa ottica alcune immagini comunicano più di quanto mostrano, anche perché trasmettono la gioia del ritorno e la voglia di sentirsi comunque vivi e circondati da affetto. Nella vita della comunità capita che si compiano errori sul piano educativo, per cui chi dovrebbe formare al bene della comunità, per motivi di immaturità personale distrae dalla gioia della vita comune e, in questo caso, i ragazzi si smarriscono.

     Il compito del parroco è quello di recuperare questa dispersione perché, in ultima analisi, la responsabilità è sempre del parroco che affida ad altri le proprie competenze, purtroppo non sempre  riesco a seguire tutto con la dovuta attenzione, però per la gran parte sono rientrati attivamente anche se in modo diversificato nel gregge. Lo so, c'è anche Don Orea, sempre preoccupato per i suoi studi, ma per come gli è possibile trasmette gioia con la sua presenza, è una presenza discreta, serena che ha creato un buon clima di serenità tra i custodi degli ambienti pastorali, con i quali riesce a trovare più tempo del parroco e anche loro si intrattengono volentieri con lui. Insomma per aspetti particolari è anche lui una presenza preziosa per la nostra comunità. Si prima ne facevo un problema, parlo delle Confessioni, ma adesso me ne vado facendo una ragione perché vedo che anche lui su questo tema è diventato disoccupato. Non vuol dire che non colgo le mie responsabilità in riferimento alla poca dedizione affettuosa a questo sacramento, però per il menage ordinario la gente ha bisogno del sacerdote estraneo e non di quelli stabilizzati. Intanto buona giornata a tutti.

    I lavori della Chiesa? Oggi si presenta così e dovrebbe essere l'impianto definitivo, nella dinamica strutturale, il resto sarà tutto abbellimento.  Si procede in modo riflessivo, insomma prima di andare avanti si pensa che si è in una chiesa e si avverte la responsabilità e l'esigenza di meditare. Poi il tempo un po' piove, un po' fa freddo, un po' si pensa che possa accadere. Come in tutte le cose prima o poi ne usciremo, io speravo prima ma sembra che accadrà poi, per cui pace e gioia a tutti. La Cappella del Santissimo è già pronta, manca qualcosa? Ma in questi ambienti manca sempre qualcosa, le persone che pregano in modo permanente, ricordando che il prodotto insostituibile che fa camminare la parrocchia è la preghiera. Il futuro è nelle mani di Dio, per cui sereni e gioiosi in attesa delle grande festa, quale direte voi? Lo so io e può bastare. Ringraziamo il Signore per tutto ciò che  ci dona in abbondanza e facciamo esperienza di pazienza per le cose che non riusciamo a conseguire per come si vorrebbe.

24 febbraio - E se poi comincia a piovere? Lasciarsi bagnare dalla pioggia, sorridenti e felici e assorbire tutta l'acqua che cade giù, ringraziando il Signore per tale dono e benedizione ... dopo tutto chi non ha avuto il desiderio, almeno una volta nella vita, di chiudere l'ombrello, saltellare da una pozzanghera all'altra e lasciarsi coccolare dalla pioggia sottile che cade giù? Si sopporterà e si amerà la pioggia per poi aspettare l'arcobaleno ... quel ponte di colori meravigliosi che donano serenità e rischiarano anche gli animi più tristi e malinconici nel vedere da vicino la bella alleanza e amicizia tra il Cielo e la Terra, tra Dio e gli uomini... E se tutti ti malediranno e diranno ogni male contro di voi, dicendo che siamo dei pazzi, ma senza oltretutto accoglierci nelle proprie casa, lasciandoci al freddo e all'acqua, se riusciremo a ringraziare il Signore per questi fratelli e queste sorelle riuscendo ad amarli con tutto il cuore, San Francesco aggiungerebbe: ivi è perfetta letizia.

     Intanto vi propongo una visione d'insieme della facciata centrale della chiesa parrocchiale, per come si ipotizza anche se ancora è solo la struttura essenziale. Però la pianta essenziale è quella definitiva. Durante la settimana prossima dovrebbero cominciare a spostare le vetrate e i portoni, insomma cominceremo ad entrare nella chiesa ampliata. Vi propongo anche una prima visione della Cappella del Santissimo per come è visibile giù adesso, l'obbiettivo è creare la cappella feriale, spostando i servizi, ma per adesso ritengo che ci ci dovremo accontentare perché, a motivo dei costi non abbiamo la possibilità di proseguire, per cui ci fermeremo qui. Ecco voi direte comincia a lamentarsi delle offerte, è vero, però lo faccio in modo larvato e senza grande insistenza, insomma attendo con la pazienza del saggio che spera nella generosità della comunità ma non impone tasse ad alcuno.

   Ieri sera prima Via Crucis nei quartieri, poiché pioveva, molti mi hanno chiesto se si faceva con la speranza velata che io rispondessi no, ma poiché avevo appena scritto della bontà di camminare sotto l'acqua, potevo forse sconfessare ciò che avevo appena affermato? Ma non tutti i fedeli colgono la bellezza di vivere le esperienze che io propongo come vera gioia e come sequela del Signore, per cui la gran parte ha pensato bene di restare al calduccio nelle proprie case. Anche nel quartiere dove si è svolto il momento di preghiera non molti hanno osato condividere il sacrificio che il Santo Padre chiedeva di vivere per le popolazioni del Congo e del Sudan, insomma il popolo di Dio applaude ma non si emoziona. E' evidente che la comprensione della fede e soprattutto della preghiera non viene colta nella sua bellezza innovativa e sostanziale. Insomma se non si prega e si vivono i sacrifici sarà sempre più difficile convertire i cuore e far trionfare l'amore di Dio che comunque è presente in tanti cuori, ma che stenta ad emergere come caratterizzazione della propria presenza e testimonianza battesimale.

    Come ho avuto modo di affermare più volte il nostro popolo è celebrativo, per cui anche la Via della Croce viene vista più come un momento rituale che come itinerario di conversione. Alla luce della nuova evangelizzazione occorre passare da una testimonianza rituale a una condivisione reale con ciò che si celebra. Il che significa imparare ad amare camminando con Gesù sulla via della Croce tutti coloro che contribuiscono alle nostre tante o poche sofferenze, tutto deve essere vissuto per come Gesù insegna con il suo esempio. Quindi non si tratta di celebrare un rito ma di imparare uno stile di vita nuovo contrassegnato dall'amore verso tutti, fino alla donazione totale di se stessi. La meta è proprio quella la donazione totale della propria vita con tutti, in particolare con coloro che nessuno ama. Tutto e solo per amore del Signore, è già storicizzata la frase di Don Milani che insegnava a servire i poveri senza servirsene. Come sempre il cammino di perfezione evangelica termina per ciascuno con il proprio ritorno alla Casa del Padre, per cui è sempre perfettibile, non dobbiamo scoraggiarci, dobbiamo pregare e, possibilmente, impegnarci maggiormente per testimoniare la nostra conversione. Altrimenti il rischio è l'intiepidimento nell'amore, o peggio ritenere di non poter fare di più.

22 febbraio - Però, a pensarci meglio, si potrebbe anche optare per una bella escursione in montagna invece della SPA o del Convento, giusto per staccare dallo stress della troppa comodità odierna... Scoprire ed assaporare la bellezza della natura... abbandonarsi al solo cammino, emozionandosi passo dopo passo...percorrere il sentiero lasciandosi immergere nel silenzio e accarezzare dalla dolce brezza di un fiume... E se nel salire la fatica e la stanchezza si fanno sentire? Pensare all'emozione che la conquista della vetta darà, raccogliere il proprio coraggio ed affrontare la difficile salita fino ad arrivare su in cima per poi guardare e godersi il mondo dall'alto. E poi? Fermarsi per la notte, per lasciarsi avvolgere dal buio fitto o dall'abbagliante chiarore della luna piena... osservare il cielo e le stelle, e allungare le braccia quasi per prenderne qualcuna tra le mani... E poi? Svegliarsi all'alba per farsi illuminare e riscaldare dai primi raggi del sole e salutare il nuovo giorno che il Signore ci dona. E poi? Rientrare  nella routine e nello stress della comodità odierna...  Voi direte Don Cono è un a scena troppo poeticizzata, e se poi comincia a piovere, magari cala una bella nebbia, può anche imperversare un bel vento di tramontana? E infine, ma non troppo in fondo.

    Siete proprio sicuro che questa brava gente, preziosissima nella sua disponibilità, accetterebbe il cambio del premio produzione? Quante sottigliezze, il problema è che ho fatto una promessa, e in qualche modo devo uscirne mantenendola. L'unica speranza è nella clausola liberatoria, che esige la presenza di Valentina, ma poiché la ragazza in questa fase storica stenta a dare continuità, insomma che dire, è leggermente acciaccata e le clausole devono essere rispettate in toto. Insomma ci sono buone speranze che il contratto si risolva a mio favore.  I lavori procedono anche se nella foto non si nota molto, d'altra parte è finalizzata a rassicurare tutti che esteriormente, nell'impostazione sostanziale non è cambiata molto. Vediamo, vediamo l'obelisco con gli angeli c'è, l'edicola con Natuzza c'è, il Campanile c'è, gli Angeli sul frontale ci sono. Anche le piante sono lì. Sembra che tutto sia come prima, insomma come dire, può anche darsi che non si stia facendo nulla e sia solo una messa in scena per attirare l'attenzione. Intanto ci godiamo la presenza di Miriam, nella versione io ci sono con gioia. Ma a cosa pensa uno quando suona? Pensa a suonare e poi a tante altre cose, altrimenti non riuscirebbe a trasmettere le emozioni che prova nel donare la gioia della propria presenza.

    A sinistra si intravvede la porta orientale o della Natività. Perché? Lo capirete a suo tempo. Nella speranza che sia tale. Alcune volte il Signore dona delle illuminazioni, questa mattina ne ho avuta una veramente bella, alle parole si risponde con le azioni. Insomma non è importante ciò che si dice, ma ciò che si vive. Non è una grande novità? Invece sì, è stato un vero dono del Signore che mi ha donato tanta serenità e mi ha permesso di guardare avanti con grande gioia e pace. Qualcosina in più? Certamente no, d'altra parte l'illuminazione è stata fatta a me non a tutti, a voi deve bastare che l'ho avuta. E' proprio vero la differenza tra la pace e la guerra passa attraverso la volontà e il cuore dell'uomo. La volontà fa decidere in un senso o in un altro, mentre il cuore esprime l'intensità dell'affetto e la gioia dell'amore da condividere. Quando questi due valori si impigriscono allora si gioca ad aspettare, se lo fa lui allora io, e intanto le situazioni si incancreniscono e l'amore si intiepidisce. Non sei né caldo, né freddo e allora io ti vomito, recita l'Apocalisse. Forse voi non mi crederete ma in questo frattempo mi ha chiamato l'innominata, non posso dire chi è altrimenti diventa nominata, la speranza è che sia stata una mia impressione, ma a me era sembrata proprio lei.

21 febbraio - La Quaresima assume sempre più il suo habitat spirituale, per cui tutto il resto perde di significato, quello che conta in questa fase è rendere presente i valori che guidano la nostra vita, e chiaramente al centro è la capacità di rendere presente Gesù con gli atteggiamenti di pace e di fraternità. Altro valore ineludibile di questo periodo è certamente al vita di carità, che poi non è nulla di particolarmente anomalo, ogni cristiano deve mettere al centro della propria vita i poveri e fare in modo, per come è possibile che in nostra compagnia si sentano a casa propria. E' evidente che non sempre ci si riesce anche perché occorre stare attenti ai furbetti che troppo spesso ci marciano, ma sarebbe terribile non fare il bene per paura di sbagliare. Insomma ritengo che Gesù non si intratterrebbe a lungo  in questo dilemma. Il bene se si riesce si deve fare, poi ognuno con la propria coscienza, l'incontro con Dio è un problema con tutto ciò che questo comporta è un problema di tutti non solo di alcuni. Sono giorni contrassegnati da una maggiore intensità spirituale, nel senso che cerco di non distrarmi troppo durante la preghiera e durante le liturgie, in particolare mi sforzo di restare concentrato durante la pia pratica della Via Crucis, durante la celebrazione dell'Eucaristia e via a seguire. Ci riesco sempre, difficile da dire, certamente evito di distrarmi come sempre il resto appartiene al Signore.

     Martedì scorso ho ripetuto il canto della novena di San Giuseppe lavoratore da Scalea a San Marco Argentano e viceversa, è la nuova melodia, che non riuscivo a memorizzare ma adesso ritengo di non avere più alcuna difficoltà a cantarla. Le foto ci ricordano che il ritmo della vita parrocchiale continua imperterrito con le attività catechistiche, però si è arricchito della pulizia quotidiana dell'aula liturgica, alcune mi hanno strappato la promessa di organizzare per loro un week end di riposo, ma magari le mando in qualche convento, di certo avranno modo certamente di riposare ma forse non è ciò che loro si aspettano. Può andare anche meglio, data la loro età magari si dimenticano e tanti saluti a tutti, forse è meglio dire a tutte. Comunque io non sono certo d'accordo nel coinvolgimento delle minori, ma con le donne ormai non si ragione, a me sembra che in casa comandino sempre loro, insomma beati i loro mariti perché vivranno una bella quaresima, per cui è inutile provare a farle desistere da quello che decidono.

     La foto in bianco e nero mi riporta in quel di Cermenate, l'hanno pubblicata su FB, diciamo così sono trascorsi circa quarantacinque anni da allora, i ricordi sono sempre vivi e gioiosi, probabilmente eravamo a una delle tante feste dopo un concerto, voi non potete rendervene conto ma quello con il microfono nel manifesto che si intravvede sullo sfondo ero io. Certo la visione è nella versione giovanile, difficile da ricondurre alle mie mansioni attuali. Di certo, come accade ancora oggi, sono stati comunque momenti irripetibili e belli da vivere e da ricordare. Siamo comunque in oratorio, questo era il gruppo dei giovani, insomma l'anima della comunità, questa è l'immagine che accompagna la mia idea di coinvolgimento giovanile che facciamo tanta fatica a realizzare nelle comunità a Scalea, però non mi stanco di provarci. Sempre con la gioia di godere di ciò che comunque oggi il Signore mi dona di condividere nei volti sorridenti e creativi che animano la nostra vita di comunità.

    Della serie quaranta e più non sono pochi, probabilmente ai nostri gironi anche in oratorio qualcosa sarà cambiato, però i miei anni giovanile da terrone emigrante in Lombardia li ho vissuti in questo clima composto da gente meravigliosa e accogliente. Si stava sempre insieme, eravamo un gruppo molto affiatato ed eterogeneo, certamente innovativo tanto per cambiare dirà qualcuno, devo anche affermare che al parroco gliene facevamo di tutti i colori.  Stavamo sempre in oratorio, ci si incontrava in oratorio, si organizzavano le feste in oratorio, si lavorava per l'oratorio, si facevano spettacoli in oratorio. Insomma era il polo di riferimento della vita di tutto la comunità parrocchiale. Foto finale sguardo sulla quasi definita porta occidentale della nuova impostazione della Chiesa, siamo ancora lontani dalla dirittura finale ma qualcosa comincia a intravvedersi ed è bello seguire i lavori nella loro graduale evoluzione. Poi da questa mattina in rapida successione sopralluogo ai lavori, formazione biblica, incontri con alcune situazioni di povertà della parrocchia e oltre, pranzo e riposo.

    Si riprende con l'incontro con gli operai per il caffè,  poi staff di branco, pulizia dell'aula liturgica io mi faccio solo vedere altrimenti si lamentano, confronto con i catechisti per alcune situazioni particolari, quindi celebrazione del Rosario e dell'Eucaristia, staff di reparto, piccole modifiche al verbale per il convegno sulla giornata della legalità, pizza fatta con il cuore, lavoro di aggiornamento al computer. A tutto questo si devono aggiungere, come ormai ritengo capiti un po' a tutti, le centinaia di messaggi più o meno interessanti che comunque meritano di essere intravisti per non banalizzarli nei loro eterogenei contenuti. Una delle novità di questa giornata è certamente il ritorno a casa di Eleonora, invece di pensare a studiare che è venuta a fare? Boh, non si è vista neanche la mamma oggi, di certo ci sarà qualche avvenimento che riguarda la loro famiglia, a noi non è dato saperlo, pazienza sopravviverò anche a questo. Fine della giornata, poi qualcuno osa dire beati i preti che non fanno niente tutto il giorno. Dovrei parlare anche della Cappella del Santissimo, magari ve ne parlerò domani, adesso è troppo tardi, o più semplicemente sono troppo stanco.

19 febbraio - Eccoci qui, vorrei chiudere una giornata molto intensa e laboriosa con qualche riflessione da condividere. Ma cosa? Magari si può cominciare dal tempo, quando non si ha niente da dire lo si tira sempre in ballo. Il problema è che dopo aver seminato il campo generalmente occorre avere la pazienza di attendere la crescita, per sperare di raccogliere i frutti del lavoro. Certo noi viviamo nella società dove vorremmo avere tutto e subito, ma nella dinamica educativa questo non è proprio possibile a meno che non si usino quei prodotti orientati a una crescita impropria i prodotti, che troppo spesso non concorre al bene delle persone, ma al contrario contribuisce a rovinare la nostra salute. Ma Don Cono siamo in Quaresima e voi ci parlate di cibo. Decisamente non ho molto da comunicare, a meno che non comincio quei temi senza fine che generano angoscia, ma questa sera non ne vale proprio la pena.

    Certo la Quaresima ha il suo ritmo e i suoi valori, ritengo che sarà un tempo molto bello da vivere per come il Signore dona, senza particolare ansietà o preoccupazione. Il pellegrinaggio della Croce nei quartieri, ancora qualche Centro di Ascolto sul valore della solidarietà e della condivisione. Le celebrazioni vissute con grande intensità e pace interiore.  I lavori della Chiesa che procedono per come è possibile, Ho già spostato il luogo del matrimonio del 10 marzo, sarà in San Nicola in Plateis, anche perché a me sembra che i termini di consegna non saranno rispettati, della serie meglio prevenire che subire. Questa limitazione dell'uso dell'Aula Liturgica legata all'impegno dei lavori ha aperto a una collaborazione più intensa con le altre parrocchie per l'utilizzo liturgico degli ambienti parrocchiali, per il resto la collaborazione è già molto intensa e articolata positivamente proprio sabato mattina abbiamo vissuto al Carmine l'Incontro di UP per la programmazione dei momenti comuni di Quaresima, per il Sinodo dei Giovani e delle altre iniziative orientate alla crescita spirituale di Scalea.

Ieri sera abbiamo avuto anche l'incontro con le persone disponibili a coinvolgersi nell'organizzazione per la Giornata sulla Legalità. Intanto abbiamo scelto di proporla il 23 maggio, strage di Capaci, anche per avere più tempo per sensibilizzare e animare il territorio alla partecipazione, abbiamo anche deciso di rivolgerci agli adulti e ai giovani evitando il coinvolgimento istituzionale delle scuole. Il tema sul quale vorremmo coinvolgere la città è l'Amore verso Scalea e un maggiore impegno di tutti per rendere più vivibile gli ambienti della città. La vita di comunità è caratterizzata  dalla gioia di condividere i sorrisi dei ragazzi, la loro voglia di giocare, di partecipare in modo attivo alla vita liturgica, quando vengono. E' il dono più bello che mi ha fatto il Signore, in parte riesco a valorizzarlo, ma non sempre perché la parrocchia ha una dinamica molto complessa per cui si passa da una riunione all'altra, ma quando posso mi soffermo volentieri con i pargoletti. Mi aiutano a stare bene, forse perfino a stare meglio.

    Oltre all'ampliamento dell'Aula liturgica stiamo operando per rendere operativa anche  la Cappella del Santissimo, nulla di particolarmente straordinario, ma certamente sarà funzionale in riferimento alla preghiera personale e comunitaria. E' stata una giornata serena, con tante persone che cercano serenità, altre leggermente fuori dalla dinamica spirituale. Ci sono alcuni che guardano alla parrocchia non come il luogo della crescita interiore, della partecipazione e della preghiera,  ma come a una banca alla quale attingere ad hoc, a comando. Per cui negli orari più impropri spesso ci si trova ad affrontare situazioni molto particolari e purtroppo alcune volte anche dei drammi. Alcuni  hanno bisogno di un momento di confronto, di discernimento per uscire dal proprio stato confusionale. Spesso derivante da una cattiva direzione spirituale, troppo impostata sui riti ancestrali di maharia popolare, spesso su questi temi non si aiutano coloro che ci credono ma si corre il rischio di farli impaludare ulteriormente. Occorre sempre intervenire con grande prudenza anche perché se si rendono conto che tu non ci credi, vanno subito a cercarne un altro più credulone e disponibile, magari ci marcia anche. Purtroppo molte persone sono così hanno bisogno di essere confermati in ciò che ritengono inamovibile dalla loro vita.

 

   Anche se non penso di riuscirci fino in fondo, mi sono imposto di dedicare più tempo alla vita educativa della parrocchia, che è molto complessa ed elaborata,  spero tanto di trovare sempre il tempo per sostenere lo sforzo dei catechisti. Per me è tutto naturale, nel senso che in qualche modo vedo tutto luminoso e lineare, ma per coloro che operano con dedizione accanto a me spesso è veramente difficile comprendere verso dove devono orientare i loro sforzi. Poi ci sono le tante povertà che si accompagnano al nostro tempo, persone agli arresti domiciliari che hanno bisogno di tutto, altri che si sono stabilizzati in una povertà cronica, non è colpa loro ma come si può sostenere solo alcuni, a discapito dei tutti. Non saprei dirvi come avrebbe fatto Gesù, però dobbiamo anche ammettere che non sempre operava la moltiplicazione dei pani e dei pesci. Altre volte la gente si metteva in ascolto dei suoi insegnamenti, altre volte ancora lo seguiva con grande disponibilità. Altre volte lo maltrattava. Insomma la casistica è molto variegata, come d'altra parte accade anche ai nostri giorni.

     Ci sono persone che hanno cancellato la parola grazie dal loro vocabolario, altre che non sanno chiedere scusa e aspettano che il tempo cancelli ogni cosa. Insomma la Quaresima non è inutile, ma dobbiamo imparare a viverla con grande impegno. Cerchiamo di continuare sulla strada della carità, della condivisione e anche i ragazzi in queste iniziative trovano ed esprimono il meglio di se stessi. D'altra parte è la via privilegiata del Regno che Gesù ci ha indicato, è vero non sempre si riesce a seguirla con linearità, ma quello che conta è non perderla di vista. Ancora più significativa è quando cerchiamo di percorrerla insieme con gli altri. Anche oggi la squadra di pulizia ha fatto un intervento puntuale e qualificato, come potrò mai ricambiare tanta dedizione, meglio non farglielo sapere altrimenti che le sente. Certo qualcosa dovrò organizzare come ringraziamento, ma ancora c'è tempo. Intanto buon proseguimento.

17 febbraio - Capita alcune volte che la sottolineature di alcuni concetti venga colta più o meno importante a secondo di chi ne parla, per cui quando Giovanni Paolo II lanciò il tema della Nuova Evangelizzazione tutti ne parlarono in modo esaltante, come adesso alcuni slogan pastorali molto efficaci di Papa Francesco la Chiesa in Uscita, il Discernimento nell'azione educativa vengono proposte anche all'interno della vita ecclesiale come una novità assoluta. Ci si dimentica che la novità della Chiesa per il nostro tempo è il Vaticano II, per cui la esaltazione di questo o di quello fa emergere solo la poca conoscenza da parte dei fedeli ma anche di una certa componente del Magistero, dei documenti conciliari che sono la vera novità della Chiesa per il nostro tempo. E' vero oggi come oggi si ha bisogno di impressionare con le news ad ogni costo, ma nella Chiesa forse non si dovrebbe assecondare il secolo e guardare con più attenzione a Gesù, ma sopratutto alla novità perenne che l'azione dello Spirito Santo suscita anche nei fedeli ritenuti, umanamente parlando, più inutili.

    Nella Parola di Dio ci viene ricordato, già dal tempo della monarchia tribale ebraica che "L'uomo guarda l'apparenza, il Signore guarda al cuore". La Quaresima è il tempo liturgico durante il quale siamo invitati a fare chiarezza, forse è meglio dire perché è di moda in questo periodo ecclesiale dire discernimento,  prima di tutto con noi stessi. Viviamo guidati dallo Spirito ho assecondiamo i nostri capricci? Orientiamo la nostra vita sulla via del bene, della vita o ci lasciamo coinvolgere sulla via del male?. L'ambiente privilegiato che ci viene proposto è il deserto, luogo di armonia, di speciale relazione con Dio, ma anche di tentazioni e di difficoltà esistenziali. Il Deserto deve essere vissuto sull'esempio di Gesù che legge questa esperienza con l'esigenza di rinvigorirsi per affrontare la missione che il padre gli ha affidato. Il Deserto vissuto con serietà apre sempre alla dinamica della missione vissuta in modo entusiasmante, senza tentennamenti, senza paure, sempre con gioia.

14 febbraio - A questo punto dell'anno liturgico non possiamo fare altro che incamminarci sulla via della penitenza, del digiuno e della preghiera. La speranza è che da tutto ciò scaturisca un cuore convertito, aperto alla carità nell'esercizio quotidiano dell'elemosina. I poveri li avrete sempre con voi, ma non sempre avrete me, in questo modo Gesù ammonisce i suoi discepoli che rimproveravano la donna che ungeva i suoi piedi con un unguento prezioso. Vuole essere un incoraggiamento a mettere sempre al centro della nostra vita il Signore, per cui il cuore della Quaresima deve sempre essere la preghiera, fonte dell'energia interiore che ci rende disponibili a una maggiore sensibilità verso coloro che ci sono accanto. Occorre guardare all'altro con gli occhi di Gesù, con l'amore di Gesù, con la dedizione di Gesù, con un cuore aperto alla misericordia e al perdono. E' anche importante privilegiare il silenzio, il raccoglimento, la meditazione tutti atteggiamenti che emancipano la vita interiore e aprono all'incontro con Dio. Dobbiamo esercitare di più la bellezza dello sguardo, il cogliere l'essere osservati, il guardare con attenzione agli altri, leggere di più con gli occhi sappiamo tutti bene che è quello che conta di più, lo sguardo esprime sempre molto di più delle parole.

    Occorre fare digiuno anche degli strumenti mediatici fare poco uso dei televisori, dei cellulari, evitare festeggiamenti,  insomma di tutto ciò che ai nostri giorni invade la vita privata generando distrazione dalla ricerca interiore, dagli affetti familiari, dalla gioia di cercare un senso nuovo da dare alla propria vita. E' anche importante rimuovere l'apatia che troppo spesso si accompagna alla nostra vita spirituale, che ama Dio, chi prega non si può mai arrendere di fronte ai problemi dell'esistenza, non può mai arrendersi dalla capacità e dalla disponibilità a cambiare se stesso, prima ancora di provare a cambiare gli altri. Occorre coltivare il dono di se affidato al Signore, per essere novità di Dio per gli altri. Sono i quaranta giorni di deserto di cui spesso nella rivelazione si parla, questo numero esprime la bellezza della solitudine con se stessi e nella ricerca vera di Dio nella propria vita e come fine della propria vita. E' un tempo di Grazia che ci aiuta a liberarci dal soffocamento al quale siamo sottoposti nel nostro tempo, troppo pressati ogni giorno da troppe cose, generalmente tutte orientate al fare che fa trascurare l'impegno di cogliere la bellezza di tutto ciò che fa maturare l'essere.

    Per molti battezzati questo giorno viene ricordato anche per la bellezza dell'amore, che coniuga lo loro vita in unione affettuosa con altri con i quali condividono la loro storia. E' sempre bello vedere le persone che si amano, esprimono in germe l'amore di Dio verso le creature, non dobbiamo mai trascurare questa gioia domestica, è la vera cellula della speranza, si ha sempre bisogno di affetto per esprimere la gioia di vivere e la gioia di incontrare gli altri. I figli hanno bisogno di questo affetto, la società ha bisogno di questo affetto. Insomma anche a quanti intendono vivere questo giorno cogliendo la bellezza di non essere soli, ma si comprendono nel dono di essere insieme ad altri e colgono la bellezza di condividere l'amore con tutti. Una particolare attenzione in questo giorno voglio dedicarla ai nostri figli con i quali condividiamo parte della nostra storia, non sempre tutti stanno benissimo, anche per questo cerchiamo di essere attenti ai loro problemi che molte volte sono affettivi. Incoraggio sempre le famiglie a non trascurare la loro vocazione di essere la culla dell'amore di cui i primi beneficiari devono essere i figli, devono sempre sentirsi amati al di sopra di ogni altra cosa.

12 febbraio - Certo che a vederli così, sembra tutto molto bello, è come un quadro d'autore, ma provate metterli tutti in movimento. Oltre centoventi bravissimi ragazzi incapaci di stare fermi un momento, molti sono stati sulla neve per la prima volta, insomma ci sono tutti gli ingredienti per generare una esplosione di energia. Magari in una dinamica anche inquieta, per come solo i ragazzi sanno fare e tutto diventa particolarmente interessante, in ordine alla capacità di organizzare le relazioni nella dinamicità irregolare e articolata delle diverse età e della gioiosità che ne deriva. La mattinata io mi sono sganciato per andare a celebrare, per i tanti blocchi messi al traffico in quel di Camigliatello, sono arrivato in Chiesa che la Messa era già iniziata, così da bravo fedele mi sono messo nei banchi. C'era un bravo frate a presiedere, ha fatto leggere il Vangelo anche in inglese perché erano presenti degli immigrati ospiti in case di accoglienza della zona. Per me il momento più delicato è stato quando è passato il cestino per le offerte, allora ho capito le difficoltà che provano i fedeli quando devono decidere quanto offrire, io ho optato per 70,00 centesimi, in realtà mi sono sembrati molto, ma ormai è fatta. Diciamo che mi sento anche soddisfatto per tanta generosità. Dopo essermi scusato con Padre Salvatore per il ritardo mi sono incamminato per raggiungere il resto della truppa. Per noi che non siamo abituati camminare in mezzo alla neve e già di per sé una emozione bellissima.

    Della serie non saprei come definire il panorama, ma tutti correvano, tutti mangiavano, tutti giocavano, tutti si buttavano palle di neve. Insomma tutti facevano tutto, e il contrario di tutto. Questo non tutti lo sanno ma avevo quasi deciso di mandare Don Orea, qualora avessero cominciato a demolire il muro della Chiesa, ma poiché le cose per vari motivi sono andati leggermente a rilento, mi sono convinto ad andare io anche perché alcune catechiste hanno dato forfait per motivi di salute, di lavoro, di stanchezza, per altri motivi insomma la casistica è abbastanza variegata. Fatto sta che è toccato a me coprire i vari vuoti che si sono creati, io il più giovane, il più riposato e via a seguire.  Devo ammettere che, nonostante la buona volontà e le buone intenzioni dei catechisti,  non tutto procede per come vorrei, ma occorre avere pazienza nessuno ha esperienza oratoriale per cui con questa tecnica si lavora passo dopo passo. Nulla di particolarmente problematico ma ci vuole il tempo necessario perché si acquisisca la bontà del metodo e si riesca a valorizzarlo al meglio, senza improvvisazioni e almeno inizialmente  senza personalismi che nella fase di impostazione sono sempre dannosi per se stessi e per gli altri. Insomma ci vuole tempo, fare oratorio esige una dinamica che non si improvvisa, e che esige grande disponibilità e fermezza educativa. Il prima problema da affrontare è il farsi ubbidire dai ragazzi, insomma il rispetto delle regole, altrimenti non si riesce a operare con serenità soprattutto nelle attività esterne.

   Della serie i ragazzi certamente si sono divertiti, e la giornata è stata organizzata soprattutto  per questo, della serie tutto è bene quello che finisce bene. Poi nel pomeriggio ci siamo portata in quel di Cosenza al Centro Commerciale ed è stato il momento di massimo relax, anche perché i ragazzi si sono sentiti particolarmente a loro agio. In serata si rientra rispettando pienamente i tempi di marcia. I ragazzi hanno avuto la capacità di non fermarsi mai neanche nel viaggio di ritorno, l'energia è energia, l'età è età  e proprio in virtù di questa verità  almeno per me, ad un certo punto è scattata una stanchezza infinita. Per cui dopo aver salutato con grande cortesia i genitori, sufficiente cortesia, mi sono concesso al letto che mi ha accolto con grande affetto e mi ha permesso di dormire dalla ore 19,30 alle 7,45 cosa oltretutto rarissima. Ma ormai è andata, insomma mi ha donato di restituirmi alla dinamica giornaliera riposato e festoso, anche se molto pensoso, forse troppo pensoso ma i problemi non mancano. In realtà non so quali sono più pressanti, ma sono quasi tutti innovativi e mi colgono in qualche modo impreparato, anche perché non mi era mai capitato, per cui non avevo  mai pensato di doverli affrontare. Chiaramente non meriterebbero tanta attenzione, perché vengono dall'invidia o più semplicemente dall'immaturità, ma ognuno ha un modo suo di affrontare le difficoltà e il mio modo è la preghiera ed è la riflessione.

    Nella mattinata con i catechisti ci siamo concessi un momento di verifica della giornata sulla neve e di programmazione della Quaresima, un confronto sereno ed energico che esigerebbe più tempo per approfondire le tematiche educative, ma viviamo i tempi che abbiamo. Non tutto è stato definito nei particolari anche se tutto è stato programmato almeno fino a Pasqua. Io penso che non ci siano problemi particolari da affrontare, certo molto dipende dal livello educativo sul quale si ritiene di doversi attestare. E' chiaro che io mi aspetto sempre il massimo anche se dico di accontentarmi di quello che si riesce a fare. Non sono di quelli che si accontentano, caratterialmente per il resto non mi lamento anche perché son che tutti si impegnano per come riescono e questo è un dono di Dio. Devo anche segnalare che nel frattempo abbiamo scoperto che Adalgisa faceva un anno in più, dovete convenire che a una certa età non si sa come si deve procedere, lei ci ha liberato dall'enigma  e ha chiarito che è bene festeggiarlo perché è un dono del Signore.  A seguire qualche lamento di incomprensione lessicale, ma ci sta per i motivi di cui sopra, per cui non do molta retta, magari dispiace che la gente ci soffra ma non ci posso fare niente, anche perché non c'è motivo di soffrire, occorre ringraziare Dio.

    Pomeriggio con la Caritas per verificare il numero degli utenti del sostegno ordinario, possiamo dire che all'elenco iniziale ne abbiamo aggiunto un'altra ventina, niente di che ma in relazione alla convenzione significa molto materiale in più  Per chiudere la giornata mi sono concesso una sosta di preghiera con l'Azione Cattolica, dopo il Vespro ho avuto modo di riflettere con loro il messaggio per la Quaresima del Santo Padre, più severo dell'anno precedente evidentemente la sua comprensione della realtà lo porta a incoraggiare tutti noi  a porre una maggiore attenzione alla iniquità che che cresce accadono attorno a noi. Si prega e si va avanti con coraggio ed entusiasmo. Buona notte a tutti, il Signore ci ama e non ci lascia soli nella prova, pregate per gli ammalati, non dimenticate soprattutto per i bambini.  

10 febbraio -  Sella serie siamo in inverno e non è possibile abituarci al bel tempo. Ringraziamo il Signore quando ne possiamo godere,  ringraziamo il Signore quando prevalgono le intemperie. Lungo la strada mi è capitato di intravvedere qui e là qualche albero di pesco fiorito e questo non depone bene, sappiamo tutti bene che siamo fuori stagione però il clima pazzerellone che si accompagna ai nostri gironi ci chiede di cogliere queste estemporanee come incoraggiamento a riflettere sul male che noi  stiamo facendo all'opera della creazione. Ma si va avanti con pazienza cercando comunque i segni di speranza che non mancano mai. L'impegno maggio re è quello di sensibilizzare per comprendere i mali del nostro tempo in modo adeguato, altrimenti il rischio è quello di affrontarli in modo superficiale senza avere piena coscienza della realtà che siamo chiamati a fronteggiare. La solitudine? Si combatte solo con la coscienza di avere accanto a se Gesù, con la preghiera che favorisce la crescita spirituale, la ricerca di compagni di lotta comporta spesso un abbassamento del livello di impegno, poiché non tutti e sempre sono disponibili a rischiare sulla propria pelle o come dicono alcuni a metterci la faccia o, altri ancora, a sporcarsi le mani o ancora, a rischiare sulla propria pelle. E' importante non perdere mai di vista la propria vocazione cristiana che incoraggia a vivere la testimonianza della Croce, la donazione totale di se per amore di Gesù.

    Solo questa comprensione della vita apre a una donazione piena di se stessi all'altro senza paure e senza tentennamenti, dubbi o incertezze. Certo ognuno deve dare per quello che ha ricevuto, senza avere l'ansia di dovere fare come altri, altrimenti il rischio è quello di godere del dono del Signore ma di rimpiangere sempre su quello che non si riesce a realizzare. E' sempre l'amore di Dio che deve guidare la nostra dedizione gioiosa, anche se può capitare di imbatterci in muri immediatamente insormontabili, forse il nostro compito è quello di non riuscire mai a vedere al di là del muro ma prepariamo il terreno ad altri che probabilmente riusciranno ad andare oltre. Certo questo esige una virtù che non è molto di modo ai nostri giorni, ed è quella della pazienza, senza questa virtù non si va molto avanti. O forse è meglio dire che si pensa di andare avanti ma in realtà si gira intorno a se stessi con la presunzione di essere il massimo della proposta. Effettivamente è così, perché nessun altro può essere migliore di se stessi, ma poi quando si cerca di dialogare con le persone che non appartengono al proprio mondo si corre il rischio di essere colti come appartenenti a un altro pianeta. Di fronte a questo dilemma molti restano disorientati, come dobbiamo relazionarci con gli altri?

    Ritengo non ci sia nulla di particolarmente difficile, occorre restare fortemente saldi sui valori della fede che guida la nostra vita e il nostro impegno ed estremamente duttili nella ricerca degli strumenti da utilizzare perché la proposta sia compresa dal maggior numero di quanti si rendono disponibili all'incontro. E' una mediazione che esige una grande maturità, riesce ad essere umile solo chi è pienamente maturo nella coscienza vocazionale di se, altrimenti prevale la tentazione dell'arroccarsi sulle proprie convinzioni. Questo non è poi tanto male, la cosa triste, sostanzialmente negativa, è che poi si cerca di imporlo agli altri. Insomma perché l'altro sia apprezzato vorrei che diventasse come me. Ma tutto procede in questo modo? Certamente no, la gran parte delle persone vive nell'indifferenza, senza rendersene conto. La dinamica è quella del familismo, tutto ruota attorno a me e alla mia famiglia, il resto non mi emoziona, non mi coinvolge. E' un atteggiamento cristianamente molto negativo, purtroppo è molto diffuso anche tra i battezzati, Questa contraddittorietà aiuta a cogliere la preziosità della evangelizzazione, un battezzato non evangelizzato, corre il rischio di vivere come non cristiano. Appartiene al popolo dei redenti ma non ne coglie la preziosità, il valore e soprattutto non ne vive gli impegni che scaturiscono dal Battesimo.

6 febbraio - E' vero sono passati tanti giorni dall'ultima volta che vi ho trasmesso qualcosa dei miei pensieri, ma vi garantisco che sono stati giorni veramente intensi, in alcuni tratti soffocanti, al punto da sentire l'esigenza di allontanarmi un poco dalla parrocchia per respirare, e così mi sono rifugiato in quel di Sicilì ai piedi di San BIagio.  Un breve momento di familiarità con il resto dei parenti sopravvisuti, sono pochi ma finchè posso incontrarli ritengo che lo farò sempre con grande piacere. Devo affermare che non è stato riposante, ormai aspettano che io vada e mi coinvolgono nei vari momenti liturgici della festa. Gli impegni sono tutto troppo belli per essere trascurati, però capita che, in alcune occasioni, non riesca a reggere il ritmo e allora cerco il senso di ciò che vado facendo nella solitudine. In questi giorni è accaduto un po' di tutto, per cui accenno solamente ai tratti salienti delle emozioni che il Signore ci ha donato di vivere. Intanto sto' assaporando l'esperienza di affidare ai diretti responsabili la guida delle attività programmate. Questo accade già da tempo con l'Azione Cattolica, con il Cammino Neocatecumenale, qualche volta in più con le Famiglie, ordinariamente con i Catechisti dell'Oratorio, stabilmente con il Coro e costituzionalmente con gli Scout, per la pulizia della chiesa non ne parliamo proprio, perfino gli animatori lavorano autonomamente. Insomma chiedo alla parrocchia di essere adulta, responsabile degli incarichi che ciascuno è chiamato a portare avanti. Il parroco deve sostenere i nuovi nati, e non stabilizzarsi con chi già da tempo anima alcuni ambiti della vita di comunità.

     E chiaro che non tutto procede per come vorrei, ho già detto altre volte che sono incontentabile, ma adesso preferisco osservare da lontano e intervengo solo quando ritengo possa esserci bisogno di correggere qualcosa oppure, più frequentemente, quando devo incoraggiare qualche sconsolato. Impegnarsi spesso genera aridità interiore quando il servizio non è sostenuto dalla preghiera. Su questo aspetto non sempre riesco a farmi comprendere, anche per questo alcune volte mi viene chiesto di fare supplenza. Lo faccio volentieri anche perché significa che posso stare un po' di tempo  in pace con Gesù. I visi mi sembrano sufficientemente gioiosi, pieni di vitalità,con tanta voglia di vivere il servizio affidato, rimane per me l'impegno a non trascurare l'essere presente comunque anche se per breve tempo. Le celebrazioni dell'Eucaristia scivolano in modo armonico, così l'Adorazione, il momento più impegnativo è quello della Formazione Biblica che è stata riformulata in chiave pastorale, però esige sempre un tempo di preparazione soprattutto in ordine alla attualizzazione, insomma come renderla presente nell'oggi. D'altra parte Gesù vuole essere tutti i giorni in mezzo a noi e viene affidata a noi la grave responsabilità di non farlo percepire come un oggetto da museo, che di tanto in  tanto viene tirato fuori a uso e consumo degli utenti di turno.

    Il cuore di questo periodo ormai lo sapete il valore della Pace, Domenica è stata una giornata memorabile, sia per la gioia che ha saputo trasmettere, si per il numero dei partecipanti alla manifestazione in piazza. Il resto lo hanno fatto soprattutto i giovani, sempre ricchi di energie e di voglia di protagonismo positivo, ma i bambini e i ragazzi, alcune centinaia, non si sono tirati indietro. Per capire meglio vi rinvio al Link Foto, le immagini sono sempre più eloquenti di ogni parola. La voglia di stare insieme, i sorrisi, la capacità e la voglia di saltare insomma tutto ciò che concorre alla vitalità della comunità radunata in piazza è stato espresso con intensità e gioia. Mancava solo una persona, bloccata dall'influenza, forse è la prima volta che salta un appuntamento, tanta energia via rimasta a riposo, la prossima volta andrà meglio e gioiremo insieme. Ho avuto anche modo di seguire con attenzione la metamorfosi di una nostra sorellina che comunque si impegnava nella partecipazione, ma che adesso va recuperando in tempi brevi la sua capacità di esserci e di farlo sapere anche agli altri, la differenza è immediatamente percepibile anche agli occhi, ancora di più al cuore. Poi tutto si è sviluppato nei quartieri, come sempre bello l'entusiasmo dei ragazzi e anche dei genitori, non bello il coinvolgimento delle persone che stentano ad uscire a sentirsi comunità.

    Dovrei parlare anche del clima generale della nostra comunità diocesana, si lavora molto ma non sempre tutti colgono il bene della comunione e vorrebbero avere a che fare con dei sudditi e non con la comunità, in alcuni vive ancora una forma di monarchianesimo ante litteram, tutti sappiamo che i tempi sono cambiati ma non tutti e sempre  riteniamo di tenerne conto, anche per questo molte  parrocchie si svuotano agevolando in questo modo la fuga lontano da Gesù, il che significa alcune volte lontani anche da se stessi. Insomma è possibile vivere una proposta di fede spersonificata? Devo dire si, è proprio possibile, è una forma di robottizzazione dell'incontro con Dio, ricco di contenuti come in un registratore, ma nell'incapacità permanente di testimoniarlo con la vita, di mettersi in crisi di fronte alla sua proposta di conversione. Guidare una comunità esige sempre grande prudenza, tutti chiedono, alcune volte pretendono attenzione, ma non è possibile poter essere attenti a tutti, necessariamente qualcuno resta deluso, niente di particolare alcune volte è opportuno tenere a bada i volutamente distratti che giocano a mettere in imbarazzo il parroco. Poi ci sono gli ammalati, purtroppo la giornata del parroco alcune volte è vissuta in una corsi di ospedale, mediaticamente, attraverso i cellulari sei costretto e sottoposto a una vera e propria sollecitazione di attenzione su tematiche totalmente al di fuori del ministero. Insomma essere sereni esige una esperienza di equilibrio non indifferente.

    Infine è arrivato il giorno dell'avvio dei lavori alla Chiesa, molti invece di venire per portare qualche offerta, generalmente in questi casi si chiedono contributi in ogni occasione, si organizzano riffe, pesche di beneficenza  per sostenere i lavori.  Io non chiedo niente a nessuno e questi vengono donandomi consigli su questo e su quello, su come devo spendere i soldi, su come impostare il lavoro, insomma vengono a farmi perdere tempo. Ma ringraziando il Signore andiamo a cominciare, come ho già detto l'obbiettivo è rendere più vivibile l'aula liturgica, che in molte circostanze rivela il limite degli spazi interni, perché tutto possa svolgersi in modo dignitoso. In itinere ritengo che si ci sarà un gran parlare, ma alla fine il risultato non dovrebbe essere da rigettare. Intanto piove, il che vuol dire che in montagna nevica, tanto gioia in più in vista della giornata in Sila. Il Signore ci benedice in modo pieno e viene sempre incontro alle nostre esigenze, certo voi direte le programmiamo per tempo, così il Signore può valutare il suo intervento in nostro favore con calma, senza aver bisogno dei classici piani b ai quali ricorrono quelli che non pregano. Intanto la carissima sorella con la quale abbiamo percorso un breve tratto di strada insieme è in attesa, questa notizia mi colma di gioia anche perché è una notizia che dona tanta gioia agli interessati.

    Tante situazioni di cronaca quotidiano intristiscono, ancora di più le parole inutili dei nostri politici che tendono ad addomesticare l'elettorato, anche in questo caso si opera generando l'allontanamento dal bene comune. Spesso la gente è disgustata da come procedono le cose nei nostri ambienti. Di certo dobbiamo incoraggiare alla partecipazione,  comprendere l'importanza del proprio esserci, del non restare a guardare. Si va avanti, si lotta, si prega è la vita di ogni giorno che il Signore ci chiede di percorrere sempre con grande entusiasmo, ricevendo gioia e donando gioia, ricevendo amore e donando amore. Il Signore non delude mai, noi alcune volte si, ma con l'aiuto del Signore riprendiamo sempre in modo nuovo il cammino incontro a Lui. Però la cosa che comunque Lui ci insegna e quella di non illudersi di poter camminare da soli, la strada si fa insieme e insieme si deve conseguire la meta. Arrivare da soli? Serve solo a generare la presunzione di essere più importanti degli altri. Allora prendiamoci per mano e guardiamo sempre avanti con entusiasmo, camminiamo insieme, la meta comune è l'incontro con Dio. La via da seguire? Semplice è Gesù.

27 gennaio - Il Parco degli Angeli, pieno di bambini, esprime in pienezza la voglia di gioia che questa giornata riesce a comunicare. Molti hanno imparato a chiamarmi per nome e corrono incontro per abbracciarmi appena mi vedono, è una sensazione molto bella, capace di rimuovere tutto ciò che di triste e di problematico si accompagna alle giornate di noi adulti. La gran parte dei problemi è legata ai problemi economici, molte famiglie stentano a portare avanti il menage familiare soprattutto in questa fase di tasse da pagare, ci viene ricordato che i vari servizi hanno un prezzo sempre più elevato, il problema è che non sempre ci sono lavori da fare per affrontare queste spese. Per cui alcuni si rivolgono al Centro Caritas, altri cercano di arrangiarsi onestamente, altri ancora vanno avanti per come possono. Senza parlare di coloro che vivono di malaffare con furti, spaccio di droga, protezione territoriale e via a seguire. Ci sono anche i problemi legati alla violenza nelle famiglie, i figli che fuggono di casa. Insomma la casistica è molto variegata, non ne parlo per evitare di angosciarvi troppo anche perché vi certamente aggiungereste tutte le vostre difficoltà personali, ne verrebbe fuori qualcosa di improponibile. Foto di gruppo attorno alla cara Miriam, il Signore le è stato di sostegno in questo momento di prova, anche noi non abbiamo mai trascurato di sentirci con lei, per cui tutto secondo la dedizione cristiana. Si, è vero Jacopo sembra stare in disparte, per i fatti suoi, ma penso sia coinvolto totalmente anche lui, osserva, memorizza, si impegna insomma è già un punto di riferimento per tutti.

    Miriam è tornata  luminosa e serena come lei riesce ad essere, possiamo dire che sembra aver superato per come le appartiene tutto il dolore e la sofferenza che hanno accompagnato questo periodo, e si restituisce alla nostra amicizia con un sorriso rischiarante. Appendice: Certo il merito è anche della mamma che non l'ha mai abbandonata, lo scrivo per dovere di cronaca. Come capita spesso al momento dell'accoglienza io mi sono trovato a celebrare il ricordo di Don Saverio in altra comunità, ma ho imparato a gioire anche stando lontano, per cui mi è sembrato di esserle accanto anche al suo arrivo mercoledì sera. Poi la sera siamo stati a cena insieme con i familiari, insomma tutto molto bello. Oggi è il compleanno di Rita, a detta di molti la migliare che il Signore ci ha affidato e ci ha posto accanto, io cerco di capire perché tanta ammirazione da parte di tutti, devo ammettere che lo stupore per la sua dedizione naturale alla vita comunità cresce quotidianamente, poi non è che io debba capire necessariamente devo solo ringraziare Dio che l'ha donata alla vita della comunità e pregare Dio perché la protegga sempre nella sua gioiosa crescita. Intanto, per la storia, mi ero dimenticato della ricorrenza, meno male che Nicola ha dato il via alla dinamica degli auguri, per cui mi sono accodato con docilità. Lui sta diventando esperto nella cura degli anziani.

    Anche ieri sera ho condiviso con Don Saverio un momento di preghiera in quella che è stata la sua parrocchia per ventidue anni, una esperienza pastorale vissuta con grande intensità ed entusiasmo spirituale, diciamo che era il parroco ideale per coloro che hanno bisogno di dialogare con continuità con il sacerdote, che deve essere disponibile all'ascolto. Insomma un direttore spirituale, ruolo che ha vissuto instancabilmente con grande passione, al punto che ancora oggi se ne raccolgono i frutti pastorali nella dedizione dei suoi figli spirituali alla vita di comunità. E' stata anche una occasione per dialogare con i giovani rampolli della chiesa diocesana, fa sempre bene stare con loro anche perché ci viene insegnato a gioire della bellezza del ministero e più semplicemente a cogliere nel loro impegno quello che alcune volte manca a noi in entusiasmo, energia e anche nella novità degli strumenti da usare per avvicinare al Signore coloro che ci osservano da lontano. Cercano il Signore e invece incontrano noi, alcune volte presuntuosi, ideologicamente totalizzanti, spesso incapaci di comunione, troppo sesso tendenti al giudizio temerario e gratuito verso gli altri. Vedendo tutto questo, ci osservano un poco, poi se ne vanno altrove nella speranza di poter incontrare Gesù.

    Questa mattina alcune classi delle medie si sono portati al campo di smistamento di Ferramonti, per visitare uno dei luoghi che ricordano agli smemorati il dramma dello shoah. Non sempre è facile far rivivere le devianze della storia, comunque è bene non arrendersi nel tentativo di provarci. Fermo restando il principio, che occorre educare ad avere memoria verso tutte le devianze della storia, quando la violenza si è accanita contro la persona calpestandone la dignità e distruggendone la speranza del futuro. Spesso è accaduto anche nel XX secolo davanti ai nostri occhi il più vicino a noi è stato quello bosniaco, ma abbiamo memoria anche della guerra dei grandi laghi in Africa, della violenza gratuità contro i cristiani in medio oriente, del dramma delle tante guerre in Asia, Iran/Iraq, Stati Uniti/Vietnam, i regimi violenti in Cambogia, la guerra distruttiva Occidente/Iraq, quelle del nord Africa. Insomma l'elenco sarebbe molto lungo per cui evito di proseguire. Le conseguenze di tutto questo sono i drammi umani che milioni di persone vivono o cercano di evitare fuggendo dalle loro terre, alla ricerca di una rinnovata speranza in mezzo a noi.

    Non possiamo che accogliere l'invito del Santo Padre alla preghiera per la Siria, una nazione martire teatro di una impietosa spartizione territoriale, come si è sempre fatto tra le grandi potenze, un pezzo di competenza ciascuno a prescindere dalle esigenze di chi vi abita. Niente di particolarmente scandaloso per chi studia la storia, è stato sempre fatto così, lo so si spererebbe che con gli anni le cose cambino, ma evidentemente non è così. Il mercato domina e chi può lo gestisce a suo piacimento, per i potenti di turno di ogni tempo, anche le persone sono un mercato. Ma Don Cono, la preghiera come soluzione ai drammi dell'uomo nel ventunesimo secolo ha un senso? Certo, se uno ha fede ha un senso anche nel ventunesimo secolo, potrei dire di più, forse è l'unica energia incontaminata del nostro tempo. Dall'amore di Dio, verso Dio attraverso il cuore dell'uomo sempre bisognoso di conversione, ma sempre disposto ad amare, perché da sempre si sente amato da Dio. Per chiudere la giornata mi sono concesso una escursione all'isola pedonale, dove ho avuto modo di incontrare i nostri discepoli dell'iniziazione cristiana, insomma i ragazzi del catechismo. Spettacolo accettabile, si relazionano non male, molto affiatati e anche gioiosi, insomma trasmettono un po' di euforia necessaria al cuore ipotetico della nostra cittadina. 

22 gennaio - Una giornata luminosa ci permette di riassorbire con pacatezza la stanchezza frenetica di ieri, molti saranno alle prese con la biancheria da asciugare, sono quelle incombenze alle quali noi uomini non diamo molta importanza, ma sono parte dell'impegno quotidiano di tanti nostri battezzati. L'Igiene e l'andamento ordinato della casa sono parte integrante del carisma matrimoniale. Io ho percorso in modo riposante il Parco, nell'armonia dei colori che ne caratterizzano questa fase invernale. Qualche interruzione da parte dei passanti bisognosi di sfogarsi con il parroco nelle più diverse situazioni esistenziali che caratterizzano la vita di ogni persona. La Parola ci ha introdotto al mistero delle cose del mondo, che diventano insostituibili alcune, altre passano con i loro protagonisti immediati. Davide è fatto re delle dodici tribù e conquista la patria dei Gebusei che abbiamo imparato a chiamare Gerusalemme, da questo momento in poi è la capitale delle diverse composizioni di stati che le ruoteranno attorno, ancora oggi è motivo di contesa per questa titolarità.

    Davide per i suoi trionfi terreni finisce con se stesso, resta idealizzato e riproposto nelle tante speranza che la grandiosità del Regno ha fatto anelare nel cuore delle generazioni di ebrei che hanno vissuto nei secoli la Terra Santa. Per non parlare del messianismo che coinvolge anche noi cristiani in un modello che deve sempre fare i conti con ciò che Gesù è venuto a incarnare, essere figlio, della discendenza di Davide non sempre significa condividere ciò che Davide ha fatto, né tantomeno proporre Davide come modello di vita spirituale. Alcune situazioni sono da cambiare quasi subito e quando non lo si fa, diventa poi difficile essere la novità di Dio per il suo popolo. Molti di noi stentiamo, alcune volte, a vivere come novità di Dio e finiamo di essere depositari di tradizioni che non hanno molto senso e che dobbiamo sempre sperare perché la gente ormai non ne coglie il significato. Invece la Domenica è stata caratterizzata dalla presenza imponente di Gesù che ci chiama a fare delle scelte, per molti aspetti definitive: Venite dietro a me.

    Ritengo che più volte i discepoli siano stati sollecitati dal Signore alla sequela, avranno anche dato una risposta fragile, debole ma i Vangeli ci descrivono il momento trionfale, la risposta definitiva. Nella vita di ciascuno di noi ci sono dei momenti definitivi, che orientano e cambiano in modo assoluto la nostra esistenza. Forse sono tanti momenti, piccoli segmenti che esigono una lettura sempre nuova e, conseguentemente, un modo diverso di leggere se stessi ed educarsi anche a leggere in modo diverso. E' il linguaggio della vita che ci attraversa e che ci trasforma, rendendoci novità perfino a noi stessi. Non dobbiamo stancarci di cercare la novità di Dio nella nostra vita, questo ci permette di guardare sempre con fiducia al futuro e di andare verso il futuro non appesantiti dal nostro passato, che oltretutto tante volte annoia chi ci ascolta. Educarsi a guardare dentro non vuol dire guardare se stessi, ma il più delle volte esige il liberarsi da se stessi. Più liberi di guardarsi attorno e di cercare aneliti sempre nuovi di gioia da vivere e da condividere.

     A forza di dare gioia agli altri ci si dimentica del debito di gioia che si ha verso se stessi, nulla di particolare, chi dona veramente gioia, riceve passivamente gioia. E se ritiene di non riceverne abbastanza è solo perché non ne dona abbastanza. della serie patti chiari, amicizia lunga. Domenica caratterizzata da una dedizione vocazionale abbastanza intensa e bella, perfino innovativa in alcune sue fasi. La celebrazione Pro Populo Dei è stata caratterizzata dall'animazione dei giovani, nulla di stratosferico che poi significa caratterizzante, ma i giovani sono tali perché lo sono e non perché fanno delle cose, quello che conta è che ci siano, sono il futuro a prescindere. Terminata la celebrazione mi sono portato in quel di Mercurio per un momento di riflessione con altri giovani, il Noviziato. L'obbiettivo è incoraggiarli a comprendere il dono di se stessi, cose non difficile sono molto motivati e affiatati. Far comprendere l'importanza della presenza di Gesù nella loro vita, questo è molto più difficile. Prendiamo sempre di più atto che la vita di fede corre il rischio di diventare latitante, anche nelle famiglie di riconosciuta fede cristiana, i figli in testa hanno altro, e questo altro spesso li porta lontano dal nostro modo di vivere l'appartenenza a Cristo.

     Intanto siamo arrivati alle due, altro spostamento su Praja a Mare per la Caccia del Branco, primo obbiettivo trovare i panini per fare pranzo, conseguito in breve perché messi da parte. Poi abbiamo organizzato e preparato la celebrazione, intanto sono arrivati anche lo staff del Reparto e l'Alta. Intanto a Scalea iniziava il convegno per il Sinodo dei giovani. Mentre a Grisolia il Vescovo presiedeva la celebrazione per don Saverio. La nostra è stata una liturgia molto serena e gioiosa, caratterizzata dall'emozione dei Cuccioli che hanno fatto la promessa. Ma anche la partecipazione delle famiglie non è stata male, insomma altre volte è andata peggio in ordine all'attenzione e al coinvolgimento. Poi mi sono riportato a Scalea e brevemente mi sono intrattenuto ai lavori per il Sinodo. La partecipazione è stata attenta e coinvolgente anche grazie all'elaborazione della proposta educativa di Don Ivan. Ho avuto anche modo di vivere un momento di ricordi al Ducato, diciamolo pure doveva essere un momento di gioia invece è stato un momento di tristezza. Capita purtroppo di dover vivere dei momenti di inattesa solitudine, per cui ciò che era stato sempre pensato e vissuto come un incontro di festa, con il passare gli anni può diventare qualcosa di totalmente diverso, insomma gli anni passano anche se vissuti in ambienti diversi e distanti.

Lo dico, ma poi faccio fatica a convincermene. L'incontro e l'innamoramento deve essere con Gesù, la vita della Chiesa non sempre corrisponde al modello che il Maestro aveva indicato come vita di comunità. Se non c'é testimonianza non c'è incoraggiamento alla sequela. Dobbiamo dire che nei secoli non sono mancati i cattivi esempio nei rapporti tra le chiese cristiane e, alcune volte i nostri libri di storia sono pieni di guerre combattute in nome di Cristo e per volontà di Dio. Tutto sostanzialmente falso, alla base c'erano semplicemente desideri umani, però ha coinvolto i vertici di tutte le chiesa. Tutto questo alle orecchie dei nostri giovani, che poi sono i nostri figli, diventa un motivo in più per allontanarsi dalla pratica religiosa e di cercare obbiettivi diversi da dare alla propria vita. Anche se ai nostri giorni la vita di comunità è stata purificata dalle passioni umane e non vive tensioni sociali o politiche, e nonostante gli sforzi per orientare alla idealità la propria presenza nel territorio, pure non sempre riesce ad essere una attrazione per la crescita dei giovani.

    Che dire una Domenica incredibile, diciamo che ho esposto solo in chiave cronicistica, sarebbe stato più bello farlo in chiave emozionale, ma ci sarebbe voluto molto più tempo. Alcune volte ci si deve accontentare. Per adesso va bene così. Buon appetito se avete finito di lavare, stirare, cucinare e via a seguire. Auguri a Bruno per il suo compleanno, per la gioia e competenza con la quale vive il suo impegno  in tanti ambiti della vita parrocchiale. Un pomeriggio scivolato in chiave perfettamente operativa, dalle tre alle dieci p.m. praticamente sommerso. Prima di tutto e insostituibili le Piccole Orme come sempre affettuose e gioiose. Sostanzialmente è stato contrassegnato  da una no stop di dialoghi, celebrazioni, incontri educativi, attività caritative, momenti di intrattenimento gioiosi. E' tornato anche Giovanni tra i custodi del Parco, e il suo rientro non poteva che essere ricco di novità e generare euforia. In tutto questo ritengo che la cosa importante sia l'incontro con Gesù, per cui molti mi parlano di altro, di tecniche, di strumenti di relazioni ma io cerco solo di capire se Gesù riesce ad essere al centro. Forse pretendo troppo, ma che almeno riesca ad entrare nella vita dei nostri giovani, dei nostri ragazzi.

21 gennaio - Comunico anche a voi  quanto ho espresso in quel di Cetraro, sono contenuti abbastaza noti ma ripetere la lettura non dovrebbe guastare - Il Signore, nei momenti più difficili della vita di una città, chiede a tutti coloro che si sentono dalla parte del bene di  alzare forte la voce, il profeta incoraggia : Non li temete; lottate per i vostri fratelli, per i vostri figli e le vostre figlie, per le vostre mogli e per le vostre case! (Ne 4,6-8) E’ una esortazione alla vigilanza che incoraggia a rimuovere l’illusione che altri si impegneranno al nostro posto, ci viene ricordato che abbiamo una responsabilità verso i nostri figli che ci chiedono di poter vivere e non sopravvivere nella propria terra. Siamo qui anche perché assistiamo al loro abbandono di speranza a motivo delle inequità sociali, e della caduta delle corrette convinzioni etiche e morali.

    Papa Francesco a Cassano ci ha ricordato: Quando non si adora il Signore si diventa adoratori del male, come lo sono coloro i quali vivono di malaffare e di violenza. La vostra terra, tanto bella, conosce i segni e le conseguenze di questo peccato. La ‘ndrangheta è questo: adorazione del male e disprezzo del bene comune. Questo male va combattuto, va allontanato. Bisogna dirgli di no.  La Chiesa, che so tanto impegnata nell’educare le coscienze, deve sempre di più spendersi perché il bene possa prevalere. Ce lo chiedono i nostri ragazzi. Ce lo domandano i nostri giovani, bisognosi di speranza. Per poter rispondere a queste esigenze, la fede ci può aiutare. (Papa Francesco) Questa affermazione del Santo Padre, rivolta proprio a noi calabresi nella sua visita a Cassano Jonio, incoraggia credenti e non credenti, a riflettere, a fare discernimento. Ci viene chiesto di gridare ed  esortare a gridare la volontà di generare e di tutelare il bene, il che significa anche non stare a guardare ma impegnarsi per combattere il male. In particolare quando il male si accanisce contro i più deboli e gli indifesi, contro quei cittadini che con sacrificio e onestà concorrono a costruire il futuro dei propri figli e la speranza nella città.

     Il permanere di una diffusa e organizzata presenza della n’drangheta nella nostra terrà è davanti agli occhi di tutti, dobbiamo prendere atto che come cittadini, associazioni ecclesiali e laiche, non sempre e tutti mettiamo in evidenza nelle tante attività, che comunque portiamo avanti con entusiasmo, il male che la n’drangheta rappresenta e quali vie percorrere per restituirle la vivibilità a cui hanno diritto i nostri giovani, i nostri figli. Come Chiesa vogliamo chiedere a tutti: donne e uomini di buona volontà, che certamente ci sacrifichiamo per costruire il futuro della Calabria, di essere più coraggiosi nell’evidenziare, in modo visibile ed esplicito, l’obiettivo di essere contro ogni tipo di atteggiamento mafioso. E la fede ci deve aiutare. Da credenti che si fidano di un Dio amorevole che per noi si è reso uomo debole e vulnerabile, per insegnarci che la fermezza non è dote da supereroi ma da persone convinte della necessità di “seminare il bene”. E’ importante  ricordare questi principi anche ai familiari di coloro che concorrono a seminare il male tra le nostre case e nelle loro stesse famiglie, occorre isolare anche i propri figli quando concorrono a delinquere legandosi a organizzazioni della n’drangheta. Troppo spesso quando ad essere coinvolti sono i nostri familiari, i nostri amici, diventiamo giustificativi, si fa prevalere l’affetto verso i propri cari sulla verità e concorriamo in questo modo alla distruzione del bene che è presente anche nelle nostre famiglie. Il male è il male e lo è anche quando a compierlo sono i nostri figli, perciò diciamo a tutti, per amore dei nostri figli, che non possiamo non cambiare, la fede la testimoniamo se siamo affidabili non difendendo chi è affiliato alla n’drangheta.

    Vogliamo denunciare altri atteggiamenti di ingiustizia e di illegalità che trovano tacita condivisione ai nostri giorni: il non pagare il salario concordato con gli operai o peggio creare situazioni contrattuali di falsità, come anche arricchirsi alle spalle dei propri dipendenti. Quando a  praticare questa prassi  di ingiustizia sono persone che frequentano attivamente la vita ecclesiale, o i nostri ambienti politici o i salotti buoni dei nostri ambienti sociali emerge con vigore una coscienza deformata che ritiene di poter convivere con il male nella realtà dove deve trionfare il bene, nel contempo si alimenta un allontanamento dalla vita di comunità, che condanna i fratelli vittime di questi soprusi alla solitudine e alla disperazione. L’insegnamento della Chiesa, espresso con chiarezza dai Vescovi calabresi, non da adito a confusione o interpretazioni: La n’drangheta non ha nulla di cristiano. E’ altro dal cristianesimo, dalla Chiesa … la n’drangheta è una struttura di peccato, che stritola il debole e l’indifeso, calpesta la dignità della persona, intossica la società … Chi appartiene a queste forme mafiose si è posto fuori dalla Chiesa … non può rivestire uffici e compiti all’interno della comunità ecclesiale. Al potere mafioso che seduce singoli e istituzioni, come Chiesa dobbiamo contrapporre, raccolti attorno al Cristo, nell’impegno formativo della pastorale ordinaria il Vangelo delle Beatitudini.  E’ l’opera che ogni sacerdote è chiamato a rendere presente con il suo apostolato verso i più deboli e i più abbandonati. E’ questo il servizio che offriamo alle nostre comunità  e che il nostro Vescovo Mons. Bonanno incoraggia e sostiene. Incrementare tutte le iniziative catechistiche ed educative che naturalmente concorrono a combattere la presenza mafiosa. Aiutare  le tante povertà che diventano sempre più presenti nei nostri centri di solidarietà anche a motivo della profonda crisi economica.

     Non dobbiamo dimenticare che nella nostra terra ci sono anche altri poteri occulti, una diffusa corruzione istituzionale, atteggiamenti e situazioni non meno pericolosi di quelli mafiosi e non meno pericolosi anche in ordine alla devianza morale e valoriale. Pensiamo di poter dire a tutti coloro che intendono lavorare per la vivibilità nella nostra terra, e che oggi onorano questo convenire per testimoniare, che coltivare interessi di parte o carrierismi personali, quando si fronteggiano fenomeni mafiosi è semplicemente illusorio. Nessun uomo è forte da solo, ma ciascuno può esser reso tale con la forza della sua fede, la fede sostiene le sue fragilità con le certezze che vengono da Dio. Dobbiamo continuare a dare centralità alla persona, e ci sforziamo di costruire un mondo nel quale ogni persona possa leggersi protagonista e non oggetto di interessi particolari. Dobbiamo operare insieme Chiesa,  Istituzioni Civili e Militari lottare insieme, nella speranza che, anche grazie all’impegno di tutti, emergano tempi nuovi nei quali sperare di poter vivere una democrazia normale e non contrassegnata dalla paura, o peggio veicolata dal consenso mafioso.

20 gennaio - Alcune volte è opportuno porsi la domanda: in che cosa la gente ritiene comunemente che il Sacerdote serva il Vangelo? Se è un uomo di preghiera? Raramente. Se visita gli ammalati, aiuta i poveri, cerca i più abbandonati? Si, c'è una attenzione di nicchia su queste dedizioni tipicamente evangeliche. Se vive una ricerca culturale, educativa orientata ad aggregare i ragazzi e i giovani? Non interessa quasi nessuno. Insomma per farla breve quello che ordianriamente ogni sacerdote fa quotidianemente per portare avanti, far crescere la porpria parrocchia, il che vuol dire cercare di aggregare centinaia di persone, non viene mai comunicato. E' come se davanti agli occhi di tutti non avesse alcun valore, forse è anche epr questo che alcuni decidono di abbandonare l'impegno pastorale. Quello che oggi più immediatamente rimbalza sulle Home di ogni comunicazione, sono le azioni improprie: Corruzione, Pedofilia, qualche coinvolgimento in giri politici o economici, oppure per altri versi se uno diventa vittima di questo o di quel potere forte al momento combattuto. Possiamo afferemare che il mondo cammina in questo equilibrio, finché non mi scoprono certamente io sono altro, quando poi mi scoprono grido all'accanimento. Perché quello che conta è gridare più degli altri, con più mezzi degli altri.

    Occorre anche stare attento a quale potere forte ci si riferisce, altrimenti si corre il rischio di finire nel torchio dell'informazione,  senza neanche rendertene conto, si resta stritolati in lotte di potere che in realtà non dovrebbero esistere nella dinamica del Vangelo, ma Gesù per primo si è dovuto rendere conto che il Suo modo di annunciare e di testimoniare il Vangelo all'interessato, per quanto concerne le cose terrene, non sempre concede di andare molto avanti. Sostanzalmente si è alla ricerca del martire del giorno, e quando non c'è occorre crearlo. Ancora oggi tra i potenti di questo mondo ci si regola così. La prima azione è quella di richiamare l'attenzione su se stessi, necessariamente occorre che accada qualcosa di caratterizzante alcuni atteggiamenti conclamati negativi, ma che comunque si accompagnano alla vita sociale e magari alcuni ci vanno a che a braccetto. Non tanto con i principi, che vanno gridati con vigore ma negli atteggiamenti ordinari. Nel senso che combatto la prepotenza, ma poi per il resto lo sono e non mi metto in discussione, semplicemente perché io stesso sono convinto di essere dalla parte del bene, come d'altra parte lo sono tutti gli altri, ognuno dalla sua parte.

     Fatto questo, occorre creare l'evento, allora è importante che tutti partecipino o che si è organizzato qualcosa al quale qualcuno partecipa, la speranza è che l'altro si emozioni e dica, che bello, adesso vengo anche io. Ma poiché il popolo troppe volte è stato coinvolto in manifestazione che poi non hanno sortito grande effetto sociale, evita di scendere per strada. Allora è importante coinvolgere i professionisti delle manifestazioni. I più costanti sono i giovani delle scuole, per molti di loro il primo obbiettivo è non entrare. A questi si aggiungono le tante sigle di impegno sociale e sindacali, adesso che il lavoro è come il cavolo a merenda, il loro primo obbiettivo è poter dire io c'ero e ho gridato forte. Non possiamo dimenticare il livello istituzionale, che non può sottrarsi alla responsabilità di esserci. Quando ci si garantiti questi livelli di partecipazione, si può dare avvio alla manifestazione. Certo potei continuare, ma non ne vale la pena, personalmente io ritengo che il sacerdote debba lavorare lontano dalle telecamere e per quanto è possibile non dovrebbe mai finire sui giornali, quando questo accade significa che qualcosa viene strumentalizzato da altri e li si lascia fare in modo compiacente.

    La voglia di strumentalizzare la comunità cristiana o alcuni suoi membri è abbastanza diffusa nel nostro tempo, come dicevo prima si è sempre alla ricerca del martire di turno, altrimenti non c'è notizia. Ne fa esperienza anche il Santo Padre, quando parla contro il malcostume presente anche nella Chiesa e soprattutto se riguarda i Vescovi e i Cardinali gode dei titoloni, ma quando mira alla evangelizzazione all'impegno verso i poveri, sparisce in qualche trafiletto interno. Per cui sappiamo tutti che se vogliamo i titoloni dobbiamo essere distruttivi, se vogliamo sparire dobbiamo lavorare con serenità con la gioia dei pastori. Dobbiamo avercela sempre con qualcuno che ci faccia da contraltare, altrimenti non fa effetto, se è della stessa categoria è ancora meglio perché mette in rilevo che io sono più autentico, insomma meglio di me non c'è nessuno. La via del Vangelo è la via spirituale, della coerenza evangelica che non è mai assolutamtne contro l'altro ma sempre è solo a favore della dignità della persona, di ogni persona, anche perché il Signore ci insegna che il giudizio spetta a Dio e nessuno di noi deve elevarsi al di sopra di Lui o in anticipo rispetto a Lui. Farlo? Si, non ce lo vieta nessuno, ma generalmente le conseguenze sono catastrofiche, insomma non si opera nell'ottica della salvezza, ma nella dinamica di un protagonismo personale, che lascia il tempo che trova nell'ottica della realizzazione del Regno.

    Se tutto questo fosse rispettato, nei nostri media si parlerebbe più volentieri delle tante persone che abitano i nostri territori, senza cercare necessariamente le prime donne. Si potrebbero narrare con semplicità la vita di tanti nostri amici che cercano di portare avanti dignitosamente la vita propria e dei propri figli, Si potrebbero descrivere le tante dedizione di volontariato che generano speranza nelle comunità e negli ambienti sociali. Ma soprattutto si potrebbe mettere in risalto al generosità della nostra gente che non si sottrae all'impegno di costruire il futuro in una dedizione silenziosa alla fraternità e alla pace verso tutti. Mi si dice, ma tutto questo non appare sui giornali mai, è vero ma non per questo dobbiamo convincerci che non esiste. Potremmo di di più, quello che appare è sempre da dubitare, perché pilotato da interessi personali, quello che non appare è più autentico perché è vissuto nella gratuità più assoluta. Aprire gli occhi sulla realtà esige sempre una dedizione sincere alla ricerca della verità,  a non aver paura della solitudine, vivere sempre con grande gioia l'amore verso tutti.

18 gennaio -  In tempi brevi mi sono pervenute le informazioni molto significative e attese da tempo, quelle dell'approvazione del progetto di ampliamento dell'aula liturgica. Forse per i primi di febbraio riusciamo a partire, anche se siamo già in ritardo sui tempi di marcia, ma la burocrazia è così ha i suoi tempi. Ne parleremo in Consiglio Pastorale appena siamo alla partenza. Perché tanto riserbo? Prima di tutto perché non è una azione indolore, dovremo mortificare l'armonica esteriorità della nostra Chiesa, con il necessario e conseguente  soffocamento del porticato. Giustamente ognuno è affezionato agli ambienti nei quali è cresciuto nella propria vita di fede. E poiché non mancano le persone che passano il proprio tempo a chiacchierare, criticando anche in modo improprio su questo e su quello, ritengo sia più opportuno  farli cominciare il più tardi possibile. Sulle critiche sono già d'accordo anche io, il prodotto finale per come riesco a vederlo già adesso sarà bello che lo osserva e lo vive dentro,  meno armonico e bello per coloro che sono abituati a guardare le Chiese solo dall'esterno. Insomma dopo i lavori o si entra per le celebrazioni o si soffre il clima esterno non essendoci più la tutela strutturale contro le intemperanze climatiche.

     Generalmente dopo la notte, per quanto lunga possa sembrare arriva la luce del giorno che incoraggia a leggere sempre in modo nuovo la realtà, la propria vita, quella degli altri. Per molti aspetti ti obbliga a distrarti dai tuoi pensieri e ti impone quelli degli altri. Insomma il giorno spesso è gestito dagli altri e tu devi educarti a navigarci dentro, evitando il rischio di restare sommerso, perché questo rischio si corre. Gli altri che ti cercano, hanno sempre il diritto di ... raramente si chiedono tu a che punto sei del giorno. La vita è così, per cui quando non si riesce a sopportare l'ascolto dell'altro, si deve solo chiudere la porta, vi garantisco che è la cosa più semplice, sarebbe molto complicato se non impossibile far capire all'altro che tu puoi essere stanco e forse potresti aver bisogno di essere ascoltato. Oltretutto è una giornata luminosa che segue spazzando ogni dubbio su quella precedente che è stata veramente inquieta, però ha spazzato bene, perché il vento ha rimosso ogni cosa. Sono stati giorni contrassegnati dall'influenza che però non mi ha abbattuto, ho continuato a vivere i tanti ministeri che mi sono affidati, privilegiando però il letto, cosa alla quale ancora non riesco ad abituarmi. Come potete vedere nelle foto in parrocchia tutto procede bene grazie al vostro zelo nell'accogliere i ragazzi e coinvolgerli nella loro crescita. Questo fatto mi da molta serenità e mi permettere di orientate sempre oltre, verso nuovo traguardi, nuove forme di aggregazioni l'impegno di crescita e di evangelizzazione della comunità.

    Devo dire così, è stata una esperienza nuova che mi ha aiutato a valorizzare lo stare coricato per organizzare le iniziative da fare in piedi. A tutto questo devo aggiungere una terapia di riassorbimento legata ai denti, insomma il mio cibo privilegiato, insostituibile in questi giorni  sono i farmaci. Sono stati giorni preziosi per progettare anche la novena del 40° della fondazione della nostra Chiesa, che vorrei far vivere con una intensità maggiore, ma sempre legata alla sensibilità del nostro tempo. Una sintesi non sempre facile, ma quando uno sta a letto è incoraggiato dal Signore a percorrere più vie di pensiero, eliminando ipoteticamente il pensiero unico, che generalmente è quello del parroco. Per adesso abbiamo il Vescovo per le Cresime, il Predicatore/Confessore per il triduo conclusivo, il coinvolgimento dei ragazzi dell'oratorio e degli scout per l'inizio della novena, delle altre associazioni per la conclusione nel triduo. Manca ancora la conferma dello spettacolo e ritengo che ci sia tutto ciò che può servire per fare di questa ricorrenza, qualcosa da ricordare almeno per qualche giorno. Per il resto tutto come sempre, economia al massimo per le manifestazioni esterne, e accelerazione totale per quanto concerne la dedizione del cuore alla carità e alla riconciliazione. Giustamente direte, ma don Cono quando ci sarà dato di conoscere? La risposta è facile, non c'è fretta e poi ogni cosa può anche cambiare, c'è ancora tanto tempo.

     In questi giorni, ho avuto anche modo di dedicarmi in modo più serio e prolungato al mio hobby preferito, i giovani. Fermo restando i limiti legati all'età e all'analisi di un mondo troppo complesso, che giustamente rifiuta ogni possibile omologazione. Il tutto dal punto di vista spirituale è ancora più difficile da approcciare, Anche perché ogni realtà del nostro pianeta ha un mondo giovanile da leggere in modo diverso. Comunque sia, la mia domanda è questa: come mai alcuni riescono a coinvolgere il mondo dei nostri figli che facciamo fatica ad emozionare parlando e raccontando loro di Gesù? Come può un cantautore, un campione qualsiasi aggregare ed emozionare più della speranza cristiana. Ho cercato di entrare nel loro mondo, molti genitori mi dicono mio figlio non esce mai dalla sua stanza. Semplice ai nostri gironi ciascuno ha tutto ciò che gli occorre nella sua tasche, per cui per qualsiasi cosa non ha bisogno di cercarlo altrove. Anche in alcune interviste quando accadono tragedie che coinvolgono le persone, la vita familiare, i propri vicini, spesso la risposta è: non usciva mai di casa.

     Insomma una persona tranquilla. L'dea sottesa è sempre quella che il male lo riceviamo da fuori. Mentre ai nostri gironi non è più così. Il male è dentro la casa o meglio nella propria stanza. Basta seguire i tanti siti accessibili a tutti per rendersi conto di quanto odio viene scatenato contro le istituzioni, contro le persone, in molti casi contro tutti. Chi gestisce il sito si costruisce uno stuolo di discepoli seminando anche odio con gli altri che non la pensano come lui. Molto dei nostri figli, indottrinati a nostra insaputa,  restano affascinati dalla possibilità di fare il male e lo fanno anche all'interno degli ambienti familiari. Generalmente poi si grida allo scandalo, ma questo può farlo solo chi vive in modo distratto. L'incoraggiamento ad essere vigilanti non riguarda solo gli ambienti spirituali, riguarda anche la vita familiare di ogni giorno. Decisamente facciamo entrare  in casa strumenti che non sappiamo gestire e che nessuna istituzione riesce a fermare nella loro proposta di violenza. Sono i servizi e i limiti della comunicazione mediatica, potenti strumenti in mano a persone che non sempre sanno come poterli e doversi gestire.

    Poi mi sono dedicato al ritmo ordinario di comprensione dei messaggi positivi, o almeno più immediatamente spendibili, le emozioni sociali e il coinvolgimento ideale e valoriale. E' morta in questi gironi Dolores una cantautrice irlandese di cui stranamente di fa un gran riserbo nella comunicazione. Questo è molto positivo, il rispetto della privacy, richiesto con vigore dai familiari,  raramente viene vissuto dai nostri media. E' una cantante con milioni di fan al seguito, mi ha incuriosito, così cercando nella sua vita mi sono reso conto che ha subito molte tragedie personali e familiari e i suoi canti, almeno quelli più famosi, narrano di drammi sociali e dell'insicurezza esistenziale. Il più famoso Zombie, parla della morte di due bambini in un attentato terroristico, gli innocenti che subiscono la violenza gratuita dei grandi. Ma la cosa che più immediatamente ha sollecitato il tentativo di dare una soluzione alla domanda iniziale è stato lo sforzo che in questi canti viene dato al protagonismo di chi ascolta. Pensa, cerca, dimmi, perché sono le parole più usate. Questo mi ha fatto riflettere, che a parte tutto l'apparato che concorre a fare di una persona qualunque una star, i giovani sono sollecitati da questo incoraggiamento a cercare dentro di se delle risposte o un sentirsi parte integrante di ciò che viene proposto.

    La proposta di fede invece spesso viene vissuta come se non avesse più incognite da affrontare è come se tutto fosse già definito, per cui per molti aspetti la persona si sente esterna a ciò che viene narrato. La fede chiaramente non è questo, ma il modo di proporla spesso è simile all'uso che facciamo delle medicine, prendi questo e starai meglio. In poche parole Gesù non viene presentato e non viene colto come colui che interpella la mia vita in modo insostituibile, ma la percezione è che a prescindere dalla mia risposta comunque tutto è già definito. Andando ai racconti evangelici di Domenica, Gesù volendo coinvolgere Pietro nell'avventura del Regno, gli chiede se nella sua testa ha delle  domande da esprimere, dei vuoti da colmare. Si propone come un incoraggiamento a farlo insieme, ma non in una sequenza di liturgie da celebra ma nello loro viete da condividere. Ecco, forse noi oggi non sempre siamo capaci di generare la stessa relazione di intenti. Troppo elaborato come ragionamento? A me è sembrato un modo per riallacciare rapporti diversi tra i giovani, non solo quelli che cercano, e Gesù.    

12 gennaio - Dobbiamo dire che non fa molto freddo, è molto nuvoloso con una protensione alla pioggia, le cime dei monti sono nuovamente imbiancate, il che è molto bello, insomma per adesso un inverno tradizionale al quale non ci si era più abituati, da alcuni anni era troppo mite, quasi orientato al caldo. Qualche notizia invernale anche da Roma, gli amici si spera di averli sempre vicino, ma alcune volte occorre abituarsi a sentirli vicino anche stando lontani. Per cui il rientro sarà quando sarà, nella speranza che non siano le classiche calende greche, insomma con Miriam nel cuore e non nella realtà ancora per qualche tempo. La vita di comunità viene vissuta mettendo al centro i valori della pace e ci si prepara alla missione nei quartieri di Scalea, insieme alle altre parrocchie. Se non ci fosse qualche intemperanza malavitosa, che ci rattrista e non può essere diversamente visto l'impegno ecclesiale degli interessati all'azione criminale, si potrebbe dire che abitiamo un paese normale.

    Nulla di particolare da segnalare se non la perenne novità dei volti dei giovani e dei ragazzi, faccio fatica a descriverli anche perchè sono troppo belli e innovativi, per cui ogni descrizione diventa subito superata il giorno dopo, meglio conservare le immagini nel cuore. La squadra di lavoro sta' igienizzando l'aula liturgica; Don Orea è sopra a studiare per preparare la tesi di morale; io sono al computer; oggi mi dovrebbero portare perfino del pane quotidiano, uso il condizionale perché non sempre si ottiene ciò che si chiede; il presepio esterno è sempre vivo, nella proposta permanente della divina nascita a Betlemme. Ci ricorda che tutto ciò che c'è di buono nel mondo nasce come dono di Dio, che non dimentica noi suoi figli nella disperazione, nella solitudine, ma ci consola con la Sua presenza e ci dona pace. Non dobbiamo mi perdere di vista l'immagine della fragilità di tutto questo, perché ci ricorda che non sono le sicurezze terrene a dare stabilità all'esistenza,  ma la volontà e il progetto di Dio che noi dobbiamo cercare di rendere presente nella nostra vita breve o lunga che possa essere.

     Per chi vive intensamente ogni giorno è importantissimo, chi vive in modo distratto banalizza il tempo e rinvia sine die il proprio protagonismo, al punto da arrivare alla fine dell'esistenza senza rendersi conto di averla vissuta. Non per caso il salmista avverte l'esigenza di affermare: insegnaci a contare i nostri giorni per giungere alla sapienza del cuore. La sapienza del cuore indica il metro di misura con il quale dobbiamo relazionarci con gli altri, non nella razionalità o nella valutazione delle conseguenze ma nell'amore, è questa la strada che percorre il Signore ed è questa la strada che siamo invitati a percorrere se vogliano renderlo presente con la nostra vita. So bene che è una strada poco praticata anche da parte di molti credenti, ma non per caso Gesù corre il rischio di essere assente anche in molti ambienti ecclesiali. E' vero parliamo sempre di fraternità, di amocizia, di amore ma quando si tratta di dare per primi la mano, generalmente si preferisce tenerla in tasca e anche quando l'altro tende ad attraversare il fossato, si guarda bene ad accoglierlo con immediatezza in questo gesto, al punto che spesso corre il rischio di restare nel fossato.

    Siamo nel periodo elettorale e, in questo periodo tutto corre il rischio di essere strumentalizzato. Nella nostra cittadina sembra che, dopo un tentativo di frenesia legato al periodo delle feste natalizie,  tutto stia tornando ai ritmi ordinari. Socialmente, politicamente non ci avverte alcuna proposta orientata a scuotere l'ambiente cittadino. Probabilmente arriveremo alle elezioni sollecitando il solito compare a non tradire i piaceri che ha ricevuto o che gli vengono promessi. Tutto  appare fermo, le aggregazioni sociali, gli apparati di partito, le tante associazioni culturali e politiche dovrebbero animare il dibattito pubblico, ma sempre non ci sia nulla in cantiere. I leader assoluti sono praticamente latitanti a parte qualche breve intervento polemico di FB, riguardante questa o quella disfunzione dei servizi nel territorio. Dispiace ma dobbiamo convenire che più di questo non si riesce proprio ad andare, almeno per adesso, può darsi che sia troppo presto, magari gli ultimi giorni a ridosso delle elezioni qualcosa o qualcuno si agiterà nel tentativo di coinvolgere gli elettori.

    La comunità ecclesiale non ha l'energia, e neanche la finalità di intervenite stabilmente nel sociale per cui si prega, si celebra, si anima la vita di carità, si incoraggia l'azione educativa, la formazione cristiana. Ma questi sforzi comunque non generano quel dinamismo che solo l'impegno politico serio e sistematico potrebbe sortire. Dobbiamo anche dire che Scalea ne avrebbe assolutamente bisogno, ma purtroppo non possiamo essere sostitutivi. E' il mondo della politica che ha la responsabilità di fare proposte alla città, ma tutto questo viene vissuto in modo mite, nella dinamica delle relazioni con gli amici del cortile. La missione della Chiesa rimane quella della formazione delle coscienze, è importante educare al rispetto delle regole, evitare la corruzione nella gestione dei beni pubblici e privati, cercare di non appartenere a gruppi di potere legali e non legali. Alla base di ogni azione della persona cristiana e non cristiana ci deve sempre essere il bene comune e non il bene di questo a discapito di quello. Discorso impopolare, poco spendibile in chiave elettorale, lo so ma anche per questo la Chiesa deve mantenersi con le mani libere da ogni intreccio di potere. Non dobbiamo mai dimenticare che Gesù è stato ucciso per una dinamica conflittuale della gestione del  potere, che all'epoca era tra i romani e i giudei. 

    Purtroppo a farne le spese sono coloro che non appartengono ad alcun cortile, altri si esercitano in ambienti impropri, per cui invece di scuotere le piazze spesso si fa esercizio di protagonismo politico nelle aggregazioni o strutture similari. Certo c'é anche chi pensa solo a capitalizzare denaro, grazie ai ruoli che occupa nelle tante articolazioni politiche che ancora funestano il territorio, si parla sempre di semplificare la burocrazia, ma ne usciamo sempre con le ossa rotte, gli itinerari sono colmi di pratiche insormontabile per conseguire sostegno, a meno che non si conoscano i classici  amici. In realtà in questa fase politica è opportuno che siano anche dello stesso schieramento politico altrimenti puoi aspettare con calma. In questi meandri della cosa pubblica ci siamo noi come Chiesa, viviamo quasi in un mondo parallelo, parliamo di cose di cui nei nostri mass media nessuno parla, facciamo cose che al di fuori nessuno coglie come un valore esistenziale da trasmettere. Spesso non se ne parla neanche tra coloro che partecipano alla vita ecclesiale.

    Rimane la sapienza del cuore, e in questo ambito nessuno riesce ad entrare in profondità. Nella dinamica di un pensiero totalitarista che spesso non attinge volutamente ai valori cristiani, rimane l'incognita del cuore. Che è la radice del bene, la radice dell'amore, la radice dell'emozione; non è opportuno guardare alle regole, ai codici, ai canoni che generalmente esprimono una idea di relazione burocratica, ma al centro di ogni nostro parlare, del nostro agire dobbiamo mettere sempre il cuore che è l'habitat del bene. Il bene è presente dentro ciascuna persona. Non sempre è espresso in modo maturo, potrei dire che spesso viene letto come un bene ciò che immediatamente viene colto come il male. Certo se si perde di vista Gesù, il suo insegnamento, il suo agire tutto diventa più difficile. Il rischio che tutti corriamo è mettere al centro l'io. Se non si ha una guida spirituale, o se non si vive una intensa vita di preghiera, oppure se non si esercita il proprio protagonismo nel servizio ai più poveri, come può una persona essere segno del Bene che viene da Dio? Ecco ripresentarsi la dinamica della grotta di Betlemme, una fragilità umana visitata da Dio, che emoziona ancora oggi anche noi. 

10 gennaio - Giornata piena di vitalità animata concettualmente, nella prima mattinata, da coloro che partecipano stabilmente alla formazione biblica. La motivazione di questa scelta nasce dalla esigenza di corrispondere alle loro attese e alla maturità che si accompagna a questo gruppo di credenti. Sono tutti abbastanza maturi nella fede e disponibili nella vita di carità e alla evangelizzazione, però in loro ho sempre riscontrato una certa difficoltà ad aprire se stessi all’altro. Oggi abbiamo trovato la formula giusta, la comunicazione della propria esperienza e anche il momento giusto, la conclusione del tempo di Natale perciò lo abbiamo fatto anche una certa naturalezza e ve lo trasmetto. Ne è venuto fuori un quadro, molto spontaneo e immediato legato soprattutto alle proprie emozioni familiari. Diciamo così, nessuno ha messo in particolare  risalto questa o quella  attività della parrocchia, nelle quali sono tutti molto coinvolti,  ma sempre e soprattutto la gioia che dona il vivere giorni più intensi di vita e di pace familiare.

     La gioia di stare in famiglia per celebrare il Signore. Potrebbe essere San Giuseppe. Ho vissuto con intensità la liturgia, la vicinanza e condivisione. Riflettuto l’essere nella percentuale dei praticanti. La volontà è quella di crescere nella fede. Percentuale del 15 per cento. Simile al pastore che ha visto la nascita di Gesù è ritiene di doverlo testimoniare. La dedizione a educare i ragazzi all’incontro con Gesù.

     Nella mia vita mi riconosco nei pastori che colgono la novità dell’incontro con Gesù, quest’anno è cambiato anche il mio modo di fare il presepe, ho avuto modo di prepararlo  in chiave equo solidale. Il Signore mi ha donato  la capacità di inquadrare anche le sofferenze di ogni giorno nel dono della vita comune. Come sempre non sono mancate le difficoltà intra familiari. Affetto e scontri nelle emozioni relazionali. Anche questo è una novità, non abbiamo vissuto nessun cenone o pranzo speciale.

    Quest’anno ancora una novità, ho vissuto il Natale all’estero, Bruxelles tanta esteriorità ma poca vita spirituale. Lo stare insieme con i miei cari mi ha donato molta gioia,  mi ha liberato dalla tristezza e dalla solitudine che mi stava accompagnando in quest’ultimo periodo. Rientro più sereno e pieno di speranza.

    E’ stato un periodo intenso di vita comune, ma non mi ha trasformato,  l’ho vissuto come un periodo magico. Molto bello l’incontro di catechesi con soli due bambini, hanno avuto modo di farmi molte domande riguardanti i valori di questi giorni.

     Rifiuto del Natale, sin da piccolo per la falsità delle relazioni, saluti auguri ma non necessariamente sinceri, subito dopo tutto riprende come se nulla fosse accaduto. . Per cui preferisco viverlo nella solitudine, ho cercato di approfondire il significato più profondo di questa nascita annunciata, rileggendola negli annunci dei profeti. Ho riflettuto il cammino dell’umanità. Al centro ho sempre messo il valore della Pasqua, e ho cercato di leggere tutto alla luce della resurrezione. Ritengo di essere come i Magi che rischiano per cercare un valore nuovo sul quale reimpostare la propria vita.

     Ho condiviso l’amore con gli altri come valore Centrale. Il Natale porta ansia, ma anche gioia. Al centro ho messo la famiglia, la morte della mamma ha determinato un cambiamento organizzativo, per cui questi giorni non sempre trasmettono solo  luminosità, ma alcune volte prevalgono le tenebre. Il valore della grazia come risorsa. Tra i personaggi del presepio scelgo il bue, sembra dare più calore alla scena della grotta.

    Un Natale diverso, legato al silenzio e all’ascolto. Sempre in famiglia, ho partecipato maggiormente in parrocchia conoscendo persone nuove, ritengo di aver donato maggiore compagnia ai miei familiari e agli altri, condividendo per come è stato possibile un po’ del proprio tempo. La domanda che spesso mi pongo è: riesco a fare spazio a Gesù nella mia vita.

    Troppo spesso sono in attesa del consenso degli altri, ho vissuto liturgicamente tutto in modo intenso. Avevo bisogno di fare festa in semplicità. Il personaggio è l’angelo che annuncia la gioia della nascita, ci riesco? Ho avuto modo di riflettere anche il Giovanni battista: Una voce grida nel deserto. Un Natale sereno e gioioso. Molta riflessione sulla figura di Maria, facendo il presepe mi sono spesso soffermata sulle difficoltà che ha dovuto superare. Questo mi ha dato forza e speranza. Perfezionato anche il rapporto in famiglia, al centro la preghiera e l’accoglienza.

    Quest’anno è stato vissuto con una particolare attenzione ai bambini, pur circondati da tanti problemi si è cecato di tramettere loro il valore e il calore della famiglia. Nelle difficoltà si cerca di generare serenità. L’immagine di riferimento è San Giuseppe nella pazienza delle accettazioni delle situazioni che comunque si devono affrontare. L’incontro Con i bambini nella parrocchia è la famiglia che il Signore mi ha affidato. Il Natale prima di tutto è la gioia della famiglia, tutti insieme. Novità quest’anno, è stato un vero dono del Natale, le relazioni riconciliate all’interno della nostra famiglia, nella fraternità ritrovata si scopre meglio  la presenza della nascita del Signore. Mi identifico o nell’Angelo o in Maria, si cerca e ci ci si incontra nella pace che il Signore dona.

     È stato un momento di serenità, di tranquillità. Siamo riusciti a stare tutti insieme, i problemi si affrontano insieme con Gesù, questo aiuta a superare le difficoltà, anche nella vita di parrocchia tutto si è svolto in modo bello, ci siamo aperti grazie al Signore, all’accoglienza. Chiedo solo maggiore serenità da donare a tutti. L’icona di riferimento sono i pastori che cercano e donano, non sempre ci riesco ma ci provo con più naturalezza. Il Signore mi ha fatto conoscere tante persone che altrimenti non avrei mai incontrato e aiutato.

    Sono giorni che viviamo in modo sempre diverso rispetto agli  altri anni. So bene che nulla potrà essere più come vorremmo, come abbiamo vissuto per molti anni. Nella forza che ritengo di avere cerco di dare forza a chi mi vive accanto, anche in quelli che lo fanno occasionalmente.  Quale umore? Spesso dipende dai giorni, per come il Signore dona. Cerco in Maria l’esempio da seguire, perché ha vissuto la stessa esperienza, la morte del suo figlio aveva la stessa età del mio. Cerco di continuare per come il mio ruolo esige in famiglia, non sempre si riesce anche perché non tutti riescono a condividere il dramma con la stessa fede. Questo crea ulteriori difficoltà, spesso la solitudine pesa in modo eccessivo. In queste occasioni si avverte ancora di più l’importanza della fraternità familiare, dello stare insieme. Per come è possibile cerco di aiutare gli altri. Ho bisogno anche io di essere aiutata.

    Il mio Natale è stato vissuto in famiglia, nella bellezza della completezza, quattro generazioni insieme. Religiosamente leggermente distratta, partecipo sempre anche se non tutti della famiglia si coinvolgono, l’Epifania ha segnato la ripresa dell’esperienza della vita comunitaria. Come in molte famiglie ognuno vive in modo individuale la fede. Questo anno l’ho vissuto con molta dedizione alla preghiera. Anche io penso a Maria come modello da imitare nella disponibilità ad accudire, a meditare e a riflettere sulle tante e varie situazioni che il Signore dona.

    E' stata una bella esperienza di ascolto, mi ha aiutato a capire come le persone che vivono il servizio in parrocchia colgono la preziosità di spendersi per le proprie famiglie, per i propri figli. Anche l'ascolto è stato migliore del solito. Diciamo che c'era una migliore attesa di quanto l'altro avrebbe trasmesso della propria vita. Come accade in ogni esperienza di gruppo si ha sempre bisogno di  conoscersi meglio. Più ci si conosce meglio ci si relaziona. Devo ammettere che le cose vanno molto bene non riesco neanche a rimproverarli, per come si impegnano con passione. Tutto dono del Signore, come sempre spero di non essere di ostacolo alla Sua azione. In questo modo tutto andrà particolarmente bene e oserei dire, sempre meglio.

9 gennaio - La via della fraternità è la via della fede cristiana. Il cristiano non deve mai pensarsi nella disponibilità al rancore o peggio ancora a conservare nel proprio cuore odio verso il fratello o la sorella. Questa situazione generava difficoltà anche ai discepoli del Signore che all'insegnamento di Gesù di perdonare sempre, invocarono: Signore, aumenta la nostra fede. E' proprio così alla prova dei fatti spesso abbiamo paura di essere misericordiosi, o più semplicemente troviamo mille motivi e giustificazione per non esserlo, mentre ogni giorno facciamo sempre esperienza della misericordia di Dio nella nostra vita. Nulla di particolarmente grave, nel senso deleterio del termine perché evidentemente è gravissimo, ma purtroppo siamo in buona compagnia. Anche tra i Presbiteri e ritengo anche nelle sfere più alte, non mancano situazioni di incoerenza in riferimento alla misericordia. La dinamica dell'amore è la carità più grande che il Signore ci chiede di vivere per rendere presente la Sua azione salvifica. Quando non lo facciamo semplicemente rendiamo cattiva testimonianza alla nostra presunta fede in Lui. Ripeto, purtroppo capita spesso a tutti i livelli, ma non è una cosa buona, anche perché per colpa nostra molti si allontanano dalla fede in Gesù.

     Si, sostanzialmente anche questo è un alibi, la fede matura, adulta non può essere legata alla buona o cattiva testimonianza dei credenti, ma è un corrispondere all'amore di Dio. Però è opportuno non dar spazio all'azione del demonio che non manca di inserirsi nella larghe falle dell'incoerenza dei credenti per creare adepti dalla sua parte, dobbiamo preoccuparcene? E' una domanda difficile, però nella prudenza sarebbe opportuno non dargli troppe occasioni. Ma Don Cono siamo appena usciti dal tempo di natale che ci ha incoraggiati a riflettere sull'amore di Dio  e voi ve ne uscite con questi discorsi in parte catastrofici? Devo ammettere che non tutti sanno vivere il natale per come il Signore vuole, troppo spesso il Natale è per i propri interessi e si stenta a cogliere come un dono da donare e da condividere sempre con tutti, soprattutto con coloro con i quali io non vado molto d'accordo. E' un po' la sfida sulla quale dobbiamo imparare a condividere la gioia dei valori per i quali spendiamo la nostra vita, breve o lunga che possa essere.

     Occorre sempre guardare oltre se stessi, guardare  Gesù altrimenti si vivrà sempre in un clima di guerriglia urbana, dove si gareggerà a fare i primi della classe, però sempre calpestando il rispetto per gli altri. Per fare questo, dare spazio sempre alla misericordia occorre maturare una salda vita di preghiera e di ricerca interiore, occorre imparare a mettere da parte se stessi e i propri interessi, cercare sempre il bene che solo il Signore ci può e sa indicare. Quindi perseguirlo con coerenza anche se costa molto a livello personale. Ma il principio che ci guida è che noi passiamo il Signore rimane, il male distrugge il bene rigenera. E' in virtù di questi convincimenti che non dovremmo mai avere dubbi sulla esigenza di accogliere sempre e chiudersi mai nei propri pensieri o presunte verità. In realtà il mistero dovrebbe sempre prevalere, mentre la razionalità dovrebbe essere messa da parte. So bene che viviamo nel tempo della razionalità, ma vediamo anche verso dove ci sta' portando: Alla distruzione della persona, che viene sempre più valutata sempre e solo in riferimento al proprio tornaconto.

     Si accompagnano a queste considerazioni situazioni di degrado sociale che meritano di essere sottolineate, una macchina bruciata sulla super strada, sotto la casa del proprietario. Un capretto ucciso e congelato lasciato sulla macchina di un confratello, molti giocano a minimizzare i segni del malaffare che continuano in modo violento a serpeggia nei nostri ambienti. Sono solo le ultime azioni di una lunga sequenza di azioni malavitose contro privati cittadini, che ha riguardato tutto la nostra area. SI tende a minimizzare, ma questo non è un bene, soprattutto quando a farlo sono coloro che dovrebbero tutelare le persone che subiscono queste azioni. Ma il mondo cammina in questo modo, anche per questo occorre creare rete tra le persone che amano il bene, non lasciare soli o mandare al martirio coloro che più immediatamente cercano l'emancipazione del diritto e non l'avere dagli amici dei piaceri. Anche per questo è un atteggiamento sciocco il perseguire atteggiamenti autolesivi tra coloro che in qualche modo amano il bene e lottano perché trionfi in tutti i cuori.

     Cosa accade a questi nostri amici quando si rendono conto di essere al centro, quali bersagli umani, delle forze malavitose, certamente si guardano attorno cercando il consenso, il sostegno in coloro che affermano di amare il bene, ma se noi giochiamo a farci del male in che modo possiamo sostenerli? E' in virtù di questa esigenza di coesione, il bene comune, che noi dobbiamo sempre imparare a superare i nostri punti di vista, guardandoci attorno nella ricerca anche dei barlumi di bene che possiamo trovare nei fratelli e nelle sorelle che il Signore ci pone accanto. il male si diffonde in modo eccessivo e non sempre è possibile riuscire a fare fronte, certo da soli si riesce solo a trincerarsi in se stessi. E molti cristiani non fanno altro che restare chiusi in se stessi, grandi frasi e parole di solidarietà ma poi concretamente non si riesce a fare granché, anche perché non cercano quasi mai il bene che comunque è presente negli altri, anche se non la pensano allo stesso modo. Ma dobbiamo avere la convinzione che da soli non si va da nessuna parte, non si riesce neanche a fare fronte contro il male, per cui o si cammina insieme o si gioca a fare i perfettini, della serie meglio di me non c'è nessuno,  io sono migliore di tutti, restando però sempre e solo  in casa propria e abbandonando ogni altro al proprio destino.

    Oggi è stato un giorno molto bello, anche i giorni precedenti sono stati particolarmente significativi per la vita di comunità. Domenica abbiamo celebrato l'Iscrizione del Nome, un momento semplice e festoso con i ragazzi dell'Accoglienza. Con i bambini l'ho già detto altre volte il mondo si apre alla gioia della vita comune e della speranza del futuro. Oggi meritava di essere vissuta meglio, come dire con più calore ma alcune volte anche io divento trascurato e faccio fare fuori misura, sì, è vero comunque siamo stati insieme , ma a saperlo sarebbe stata tutta un'altra cosa. Di cosa parlo? Sapete bene che non sempre posso entrare nei particolari, semplicemente alcune occasioni meritano di essere celebrate, e per alcuni appuntamenti occorre trovare il tempo, non far fare ai giovani che in queste cose sono più trascurati di noi adulti, o almeno più trascurati di me. A questi appuntamenti non ho mai dato particolarmente attenzione, però poi mi dispiace, ma ormai è fatta, per cui occorre aspettare la prossima occasione senza lamentarsi troppo.

    Felice serata a tutti, e che il Signore vi doni la gioia della riconciliazione con tutti. Il Natale del Signore deve portarci anche questo dono, la pace con tutti e un vero  dono che non sempre meritiamo, ma il Signore non guarda ai nostri limiti ma alla Sua infinita misericordia per cui, coraggio, non lo deludiamo. Non ne vale proprio la pena. Non posso che augurare una serena notte a questi nostri amici, che vorrebbero essere rispettati nei loro diritti e nella loro esigenza di far trionfare i diritti di tutti, ma ripeto da soli si corre il rischio di essere guardati con aria di scherno, il Don Chisciotte di turno, non è neanche giusto che questo possa accadere, anche per questo è opportuno scuotersi e camminare in modo coeso, senza avere mai la presunzione di potercela fare da soli. Ma soprattutto non facendo mai sentire soli coloro che incappano nei briganti, corriamo il rischio di fare come il sacerdote e il levita troppo presi dai nostri preziosi impegni, ma intanto il malcapitato deve essere aiutato dall'uomo qualunque che semplicemente ha un cuore grande anche se non è apprezzato da nessuno nella società del suo tempo.   

6 gennaio - Epifania: Festa dei  Popoli, quest'anno la comunità parrocchiale  ha  voluto festeggiare l’Epifania in chiave diversa dal solito, coinvolgendo coloro che provengono da altre nazionalità. L’Epifania è proprio la festa degli stranieri che cercano un senso nuovo da dare alla propria vita e si incamminano rischiando su se stessi proprio come fecero i Magi, e come fanno ai nostri giorni migliaia di persone che noi siamo abituati a chiamare profughi, badanti, immigrati, rumeni senza però preoccuparci di entrare nella loro vita, conoscere le loro storie, o anche più semplicemente chiedere loro i nomi.  Alcune volte ne sopportiamo la presenza con un senso di fastidio, proprio per rimuovere questi atteggiamenti lesivi della dignità della persona,  è stata organizzata nel Parco degli Angeli, dalla Parrocchia San Giuseppe Lavoratore la “Festa dei Popoli” che non vuol essere un titolo altisonante, ma l'incoraggiamento a leggere il mondo in modo nuovo, più piccolo, al punto da riuscire a sentirlo più immediatamente coinvolgente, parte della propria storia. 

    Per rendere ancor più gioiosa la festa sono stati coinvolte le aggregazioni presenti nel nostro territorio. I lupetti degli  scout, che hanno animato il significato dell’Epifania drammatizzando il racconto dei Magi. I ragazzi e i giovani dell’Oratorio, che a attraverso la cartellonistica, le danze, poesie e racconti hanno cercato di accogliere per far sentire a casa propria chi non lo è, proteggere facendoli sentire amati, promuovere per metterli in condizioni di realizzarsi come persona, integrare per permettere di partecipare pienamente alla vita di società facendogli vivere la realtà da protagonisti. Ha partecipato anche gli esploratori e le guide che hanno cercando di cogliere valori sempre nuovi sui quali costruire il proprio percorso formativo.  E poi tanta gente , d'altra parte Magi siamo tutti noi e sono tutti coloro che in qualche modo sono bisognosi di incontrare valori nuovi verso i quali orientare la propria vita, anche se per la gran parte provengono da situazioni di vita distanti ed opposte alle nostre. Riteniamo che Gesù è un Dio - con - Noi, e questo Noi  include tutto e tutti.

   

   L’obiettivo dichiarato non è quello di fare opera di proselitismo, convertire al Cattolicesimo di aggregare in modo confessionale i fratelli di altre confessioni cristiane, di altre religioni o più semplicemente atei, ma di far sentire tutte le persone che vivono a Scalea, anche se non stabilmente, a casa loro, a loro agio, accolti e amati dalla comunità, ancora di più farli sentire parte della comunità della quale in questa fase della loro vita sono comunque parte. SI sono resi disponibili in varie forme a questa manifestazione di solidarietà e di condivisione moltissime persone, Don Cono ha dato il benvenuto a tutti i presenti spiegando che l’iniziativa è orientata a familiarizzare e solidarizzare con gli immigrati presenti nel nostro territorio. L’obiettivo è quello di continuare e incoraggiare la Cittadinanza Attiva, nei nostri ambienti non si deve restare ad aspettare che altri facciano per noi, il bene siamo chiamati a diffonderlo operando, per come è possibile in quanto cittadini, per costruire la speranza di tutti.

    La gran parte di chi abita a Scalea non ha origini scaleote, ognuno vi abita da straniero, conservando nel proprio cuore la nostalgia per tutto ciò che appartiene alle proprie origini, anche per questo è opportuno vivere esperienze che aggreghino tutti i residenti.  La comunità si costruisce generando l'emozione nella ordinarietà  dello stare insieme, in modo semplice e gioioso, deve essere una gioia che nasce dal cogliere nell'altro il completamento di se stessi. La festa dell’Epifania incoraggia a vivere il Natale del Signore in questo senso, i Magi percepiscono dei segni di speranza osservando il cielo, e si incamminano per farne esperienza, per trasmetterne esperienza. Dopo la drammatizzazione dell'esperienza dei magi Sono stati presentati e ringraziati coloro  che operano stabilmente nella Caritas parrocchiale, Una Mano Amica, per dare sostegno morale e materiale a questi nostri fratelli. Sono ottantacinque le famiglie che vengono sostenute in vari modi nelle proprie esigenze, grazie alla generosità delle famiglie della comunità parrocchiale, per tutti gli operatori è seguito  il saluto, con occhi di gioia ma anche con tanta commozione, di Pina De Filippo che dedica da volontaria molto del suo tempo a questo servizio di accoglienza e di solidarietà.

     Subito la parola è stata data ai protagonisti della serata. Il primo a dare la sua testimonianza è stato Don Orea, proveniente dall’India e arrivato in Italia da sette anni. Inizialmente non parlava italiano, ha imparato gradualmente, si è sentito subito accolto e ha affermato simpaticamente: “nonostante la crisi, qui in Italia mangio tanto”. L’attenzione passa su Mar Selk, del Senegal. È a Scalea con suo fratello Mor, per motivi economici nei loro paesi c'è molta povertà, sono riusciti a lavorare durante il periodo estivo e con i proventi del loro lavoro cercano di sostenere la famiglia rimasta al loro paese d’origine. Da quando sono in Italia, non hanno mai ricevuto atti di discriminazione, anzi si sentono molto accolti. Infine ha preso la parola Daniela, che arriva dalla Romania. Vive a Scalea con i suoi tre figli già da alcuni anni e lavora come badante. Ha lasciato in Romania la sua mamma ed altri familiari, che cerca di aiutare economicamente, per quanto è possibile. Cerca di andare avanti con le proprie forze, ma in alcuni momenti di grande difficoltà chiede aiuto alla Caritas, ha concluso affermando che nel bisogno è “meglio chiedere che rubare”.

    Con varie motivazioni non hanno inteso prendere pubblicamente la parola i delegati della comunità polacca, della comunità albanese, di quella marocchina e  di quella ucraina, molto numerosi come presenza nel territorio di Scalea. I vari interventi sono stati intervallati dall’animazione dei Giovani dell’Oratorio, e dai canti del coro parrocchiale  inneggianti alla pace e alla fraternità: Scatenate la gioia, Evenu Shalom, Hopes o Peace, We are the World, sono stati momenti fondanti la capacità di coinvolgersi in modo dinamico e fraterno. Nelle  danze sono stati coinvolti anche gli immigrati che hanno partecipato e hanno vissuto tutto con grande gioia, hanno trasmesso tanta gioia con la loro esuberanza anche agli altri presenti alla manifestazione. A conclusione della manifestazione è intervenuto il  Sindaco Licursi che ha sottolineato la preziosità di questa manifestazione, augurandosi di poter sempre sostenere per come è possibile, queste iniziative orientate ad aggregare e a generare fraternità e solidarietà nel territorio di Scalea. Ha anche avuto parole  di solidarietà con il senso di solitudine che si è accompagnato alla comunicazione e alla presenza di questi nostri fratelli e sorelle lontani dalle proprie famiglie e dalle proprie case.

     Ritengo sia anche importante sottolineare che quello che si sta' portando avanti, con non poche difficoltà e incomprensione, rientra  anche nel prezioso lavoro orientato a coinvolgere la città in modo positivo e non politicizzato, che  il Movimento Popolare spontaneo Insieme per Scalea si sforza di generare nella popolazione. E' nella dinamica di  questo coordinamento  che mentre la Caritas ha organizzato la Befana per i bambini degli immigrati, è stato vissuto un momento di aggregazione culinario sostenuto dal Forno Zio Peppe, che pur provato da una grave situazione familiare, ha inteso comunque partecipare per sostenere questo momento di fraternità preparando prodotti tipici, tutto è stato integrato da ciò che le famiglie spontaneamente hanno saputo e voluto condividere per dare gioia a questo momento intenso di fraternità, di condivisione di esperienze e di gioia. Per cui la serata si è conclusa  con con una generosa e apprezzata agape fraterna.

5 gennaio - Intanto ci si avvicina all'Epifania, molti sono già partiti, chi rimane ha ripreso in mano i libri ma non so se li sta usando. In parrocchia ci sto poco ieri in quel di Cosenza per onorare con la preghiera il mio Rettore al Teologico di Catanzaro che il Signore ha chiamato a se. Oggi in quel di San Marco per l'ordinazione sacerdotale di Don Davide, Insomma si riprende con gli impegni esterni e si trascura la vita di comunità. Con la comunità parrocchiale stiamo organizzando l'Epifania come un momento non solo liturgico ma anche caritativo e sociale. D'altra parte la venuta dei Magi a Betlemme leggendo il creato, orienta naturalmente una riflessione su coloro, e sono tanti, che abitano in mezzo alle nostre case e che cercano un senso nuovo da dare alla loro vita e a quella delle loro famiglie.  Festa dei popoli, non è un titolo troppo altisonante e l'incoraggiamento a leggere il mondo in modo nuovo, più piccolo, al punto da riuscire a sentirlo accanto a se. Come avevamo discusso e programmato con i Catechisti e con il gruppo Insieme per Scalea, questa iniziativa è orientata a familiarizzare con gli immigrati presenti nel nostro territorio, possono partecipare tutti coloro che abitano a Scalea.

     Hanno aderito all'iniziativa alcune associazioni e gruppi,  vedrà il coinvolgimento dei ragazzi scout e dell’oratorio che animeranno il significato dell’Epifania nella scena dei Magi. Tutto è coordinato attraverso la Caritas, mentre l'animazione per la trasmissione della gioia è affidata ai giovani. Ha inteso solidarizzare con noi anche il Sindaco. Alla fine il Forno Zio Peppe garantisce un momento di condivisione con prodotti tipici. A questa tavolata finale contribuiscono spontaneamente anche tanti parrocchiali. Giochi canti e animazione gioiosa.  L’obbiettivo è quello di continuare e incoraggiare la Cittadinanza alla partecipazione attiva, non si resta ad aspettare che altri facciano per noi, il bene si diffonde operando per costruire la speranza per tutti.  In questo caso deve crescere nella costruzione di relazioni di fraternità con coloro che vivono a Scalea. Tutti sappiamo che per la gran parte chi abita a Scalea non ha origini scaleote, potrei dire che, ancora oggi, per come è stato affermato nel Consiglio di Unità Pastorale Scalea non ha una propria identità sociale.

    Ognuno vi abita da straniero, anche per questo è opportuno vivere esperienze che aggreghino tutti i residenti. In particolare questo anno diamo maggiore attenzione agli extracomunitari europei e non, perché ci si educhi a cogliere la loro presenza come un dono e un valore da condividere e non da evitare.  La festa dell’Epifania incoraggia a vivere il Natale in questo senso, i Magi colgono dei segni di speranza e si incamminano per farne esperienza. Hanno bisogno di essere aiutati, ma anche loro aiutano. Ritengo che questa immagine possa essere applicata bene in questo giorno anche alla nostra realtà.

  

     Anche i ragazzi che crescono, non sempre ce ne rendiamo conto, ma se li osserviamo con attenzione, li vediamo più autonomi, con la volontà di esprimere le proprie potenzialità e i nuovi traguardi raggiunti. Si muovono da soli mentre fino a qualche giorno fa avevano bisogno di sentirsi presi per mano dai genitori o dal catechista, parlano con libertà mentre erano timidi e inibiti. Insomma cominciano a sentirsi una presenta importante nella vita di comunità e nella storia della società a noi il compito di non banalizzarne la presenza e i carismi. Dimenticavo si innamorano e questo li rende particolarmente euforici, tra le mille preoccupazioni dei genitori. Il valore dei sentimenti meriterebbe tantissima attenzione, magari ne parlerò ma non oggi. Ma le due ragazze in ginocchio? Stanno pregando? Penso di no, la foto successiva sarebbe stata una esplosione di energia per come solo i giovani riescono ad esprimere. Intanto abbiamo un gruppetto di ... ritengo che per la manifestazione aumenteranno, perché in parrocchia non mancano.

 

    Certo non è stata una cosa bella mettere nastro adesivo doble face per stabilizzare i tappeti, è vero non vi è inciampato nessuno, però il lavoro di rimozione è stato pesante. A me sembra che tra coloro che lo hanno messo c'era anche una del gruppo. Però non saprei dire il nome. Per cui silenzio, posso affermare che questa mattina non era di turno. Come potete vedere ognuno si sforza di portare avanti le attività formative, avendo compreso che fare festa non coincide con il fare vacanza, le vacanze sono date per vivere la festa e in questo caso al centro dei nostri impegni  ci deve essere la presenza di Gesù. Sono giornate molto intense e anche molto diversificate per i contenuti, posso dire che non sempre riesco ad essere presente in modo cosciente, capita alcune volte che sono presente fisicamente ma con la mente insegua altre attività. Insomma percepisco che tutto procede bene,  grazie a coloro che mi collaborano. Non mi spreco molto d il tema e tutto si concretizza in modo quasi immediato. Durerà a lungo, non lo so' ma per adesso va avanti così, lo Spirito soffia con vigore e mi dona serenità.

2 gennaio -    Oggi è una giornata piovosa e perfettamente invernale per cui mi sono dedicato agli impegni del cuore, nulla di particolarmente passionale, ma semplicemente visita agli ammalati e a coloro che più immediatamente possono avere bisogno della presenza del parroco e dell'incontro con Gesù. In realtà ho fatto anche una puntata al Casale sempre nella dinamica del conforto spirituale. In realtà ha avuto anche una dedizione al relazione tecnica, ma esigerebbe troppo tempo per cui evito, insomma è un servizio strutturale alla parrocchia. Poi mi sono dedicato al parco degli Angeli anche perché lentamente ma con insistenza il degrado storico dell'illuminazione inficia la bellezza del luogo, un'altro lampione è crollato sotto il epso degli anni. Una volta rimosso il pericolo, grazie alla preziosa disponibilità dell'elettricista Primo, mi sono dedicato a codificare ancora una volta il valore dell'impostazione oratoriale della formazione catechistica della parrocchia. Che penso di aver maturato ad oggi per come segue.

    Le attività oratoriali, nella Parrocchia di San Giuseppe Lavoratore, sono orientate alla formazione cristiana degli iscritti che sono circa duecentocinquanta, sono suddivisi nei gruppi: Piccole Orme, Sorgente di Gioia, Testimoni di Speranza, Angeli in Festa, Cuore e Carità, il Campetto; sono impostate in questa ottica anche la formazione dei Catechisti e degli Animatori. Completa questa opera formativa della comunità l’azione educativa del Gruppo Scout Scalea 1 B. De Bonis che, coi i suoi settanta associati,  interagisce, nella diversità della proposta metodologica alla formazione cristiana dei ragazzi e dei giovani.

    L’ambiente educativo Oratorio ha una secolare tradizione aggregativa, per vari motivi è molto diffuso in tante diocesi ma non è molto presente nella nostra realtà. Generalmente  nel territorio diocesano è stata preferita educativamente la scelta associativa, di certo non è un gruppo come viene proposto e vissuto in alcune parrocchie. L’oratorio esige una lettura aggregativa della comunità parrocchiale, un modo di stare insieme interagendo come parrocchia tutti i giorni, nella gioia della fraternità cristiana. La volontà che ha guidato il cambiamento dell’impostazione per la trasmissione della fede, è nato dalla constatazione che ogni anno alla fine dell’itinerario catechistico i ragazzi di Confermazione regolarmente abbandonavano la vita della parrocchia. In modo naturale senza particolari motivi, semplicemente perché la proposta di altre forme aggregative era più accattivante, più dinamica. Per cui la speranza è che vivendo più intensamente la vita di comunità si riesca ad interrompere questo stile emorragico, e si riesca a generare continuità con il cammino dei giovani e con gli animatori dei vari ambiti della pastorale. O più semplicemente con la loro partecipazione alla vita liturgica anche dopo la Confermazione.

     La proposta viene fatta in modo verticale, come prevede l’itinerario diocesano, per agevolare la responsabilizzazione dei ragazzi e la trasmissione delle nozioni dal più grande al più piccolo. Quest’anno si diversificano da questa impostazione i ragazzi di Cuore  e Carità che hanno una impostazione orizzontale.  Il cammino di Iniziazione cristiana accoglie integralmente i contenuti del Progetto di Catechesi diocesano in chiave Catecumenale e li propone secondo il metodo oratoriale che viene sintetizzato dal motto: Facendo -  Imparando.  Questa impostazione esige una duttilità dei catechisti e degli animatori a operare in modo verticale per le attività ordinarie di formazione, in modo orizzontale per la celebrazione delle Tappe che vengono vissute insieme ai ragazzi  del gruppo Scout.

    L’animazione oratoriale, si arricchisce degli strumenti educativi di tutte le aggregazioni, che possono concorrere all’animazione e alla gioia di state insieme con Gesù nei singoli gruppi di formazione. In particolare del metodo AGESCI e ACR, seguendo lo slogan scout: tutto nel gioco nulla per gioco. Questa caratterizzazione della formazione esige una ricchezza propositiva che va oltre la tradizionale impostazione frontale/didattica sui contenuti della fede, per cui gli itinerari catechistici devono essere sempre trasmessi valorizzando le capacità degli stessi ragazzi  con gli strumenti del canto, del gioco, della drammatizzazione, del disegno, con attività nei quartieri, collaborazione con la Caritas, valorizzando il creato con i campeggi, perseguendo la dinamica educativa dello sport  e via a seguire.

     I contenuti trasmessi durante le attività, sono guidati da slogan da elaborare periodo per periodo. Sono legati all’itinerario diocesano, alle tappe che i ragazzi devono vivere, al tempo liturgico in corso durante la proposta, tengono anche conto delle situazioni che concretamente la comunità cristiana vive e avverte l’esigenza di approfondire.  Questi temi specifici, nei tempi forti vengono proposti e discussi con i genitori, gruppo per gruppo. I ragazzi in questo modo comunicano alle loro famiglie, diventano testimoni della fede, con gli strumenti elaborati durante gli incontri ciò che hanno compreso della proposta di fede ricevuta. Il cammino delle tappe dell’Itinerario diocesano viene preparato e vissuto insieme ai responsabili Scout.  Elaborato e integrato viene celebrato coinvolgendo sempre le famiglie.  Queste celebrazioni sono i  momenti più positivi e aggregativi per la partecipazione alla vita corale della comunità. Riescono a far emergere anche emozione  nei ragazzi, nei catechisti, che nei genitori.

     Ogni cosa che è all’inizio ha bisogno di essere sperimentata, per cui si lavora senza la presunzione di sapere prima che si riesce a trasmettere, non ci sono programmi precostituiti, ma sempre da rielaborare.  Occorre grande pazienza, generosità e gioia, siamo al servizio del Signore e Lui non ci lascia certamente soli. Tutte le attività oratoriali proposte in parrocchia e fuori sono coperte da Assicurazione. Buon appetito con le vostre famiglie e a presto, che poi è domani mattina, coraggio.

    La serata è scivolata con serenità nelle attività della catechesi con il gruppo Sorgente di Gioia. In compenso non ho avuto la possibilità di celebrare la Santa Messa perché non c'era proprio nessuno nell'aula liturgica. Poi abbiamo avuto le prove del coro, molto gioiose in preparazione all'Epifania e all'incontro del pomeriggio nel Parco degli Angeli, nel frattempo gli animatori e i catechisti preparavano il come coinvolgere i partecipanti. Purtroppo non tutti guardano al futuro, molti preferiscono la memoria del passato, insomma la dinamica è meglio il vecchio che l'insicurezza del nuovo, che invece andrebbe colto come il futuro gioioso. A conclusione è arrivato Zio Peppe chiedendo come e cosa organizzare per l'incontro interculturale. Insomma una giornata vissuta cercando il bene di coloro che il Signore ci ha posto accanto, nella disponibilità a comunicare loro gioia e speranza.

1 gennaio 2018 - Non sono più qui, sono andati via. Quante volte lo devo ripetere. Dove sono Andati? Non lo so,  devo pensare al gregge non ho tempo da perdere con i curiosi. Mi è sembrato di capire che il padre, Giuseppe che è della famiglia di Davide, abbia trovato alloggio in casa presso alcuni parenti. E' stato bello vivere questa avventura, anche se non sempre ho capito tutto. Ma adesso è altrove che si è spostata la scena, alcuni dicono che si sono recati al Tempio per il ringraziamento rituale per il figlio maschio, sono voci che io sento in giro, ma non saprei dirvi altro. Di certo ricordo lo stupore della Madre, i tanti racconti dei pastori che parlavano delle voci provenienti dal cielo, come voci di angeli. Ho colto in lei la volontà di non trascurare nulla e nessuno. Del papà ricordo solo che era molto indaffarato a trovare una casa, di dare una abitazione più dignitosa al figlio e alla moglie. Spero adesso di riprendere la vita di tutti i giorni di potermi dedicare in pace al mio gregge, questo iva vai di gente non ha aiutato molto il mio lavoro, a tutti voi buon proseguimento di avventura.

    Chiudiamo così la scena della grotta e della mangiatoia. Probabilmente è andata così, Giuseppe ha trovato un alloggio e vi si è trasferito, per molto tempo? Un anno, forse due anni non ci sono dati più definiti, ed è in questa casa che entrano in scena i Magi, ma questa è un'altra storia, non è bene anticipare i tempi e i fatti accaduti. Oggi come è andata, non male se guardiamo alla vita e alla partecipazione della comunità, bene se guardiamo all'opera di Dio. Abbiamo avuto assemblee liturgiche che hanno permesso di vivere con intensità la riflessione sul mistero della Divina maternità di Maria, sobrie e semplici per come certamente sono piaciute al Signore. Ma Don Cono io non c'ero, molti di voi potranno dire così, non fa niente il Signore vi ha sostituito con altri che cercavano l'incontro con il Lui, posso garantire che hanno espresso una bella dedizione all'animazione della liturgia. Come i Magi sono venuti da lontano, ecco questo immediatamente non va bene, perché hanno anticipato la scena dell'Epifania. Però sono venuti dal ragusano, dal palermitano, dal messinese, dalla terra di Bari e di Taranto, dal reggino tutti avevano nel cuore il desiderio di incontrare Gesù. Ritengo che siano tornati alle loro casa come i Magi con la gioia nel cuore.

    Oggi chiudiamo così, ritengo che anche a Roma tutto sia stato vissuto nella gioia del sorriso e della dolcezza di Miriam, anche di Aurora che oggi ci è mancata tanto al servizio dell'Altare, nella speranza di ritornare presto in mezzo a noi. Abbiamo avuto i saluti del Sindaco, poi ho dedicato del tempo ai miei familiari, prima quasi all'alba alla nipotina Chiara, poi ci siamo intrattenuti con Don Orea dalle mie sorelle, seguendo le sane tradizioni familiari. Breve passeggiata digestiva nel deserto cittadino, ma a quell'ora chi riesce a mettersi in cammino. Adesso andiamo a chiudere questo primo giorno del nuovo anno che incoraggia a conservare nel cuore e a meditare le tante difficoltà e incoerenze che si accompagnano alla vita della comunità. Non sono solo mie per cui le affido alle vostre preghiere. I Giorni Santi devono essere vissuti come giorni da santificare. Il problema da risolvere non è l'assenza dei bambini ma quello degli adulti e dei giovani, per il resto come spesso diciamo l'Opera è del Signore, e a Lui non mancheranno i modi e i tempi di generare affetto nei nostri cuori, affetto per il suo amore e non per le cose del mondo, che a mio parere non meritano tanta dedizione nei Giorni Santi.

    Molti giovani della diaspora non hanno fatto mancare il loro sorriso e il loro saluto, questo mi ha donato tanta gioia interiore. Altri forse troppo coccolati nelle proprie case non hanno ritenuto necessario stare del tempo accanto a Gesù. La speranza è che l'abbiamo fatto nelle proprie case, con le proprie famiglie. Altri ancora, i più affezionati non hanno fatto mancare il loro saluto per il rientro delle attività notturne  mentre sorgeva il sole all'aurora, la speranza è che in parte raddrizzino la rotta, ma è anche bello il ricordo. Questa è la festa del parroco condivisa nella dedizione per come riesce all'amore di Dio tra affetti, attese e delusioni. Ma prevale soprattutto la speranza dei tempi nuovi, non l'illusione ma la speranza. Dio dona sempre pace e incoraggia a perseguire il suo progetto di amore, cerchiamo di essere troppo di ostacolo alla Sua azione.  Mi sono concesso anche il tempo di fare il Verbale del Consiglio di Unità Pastorale vissuto nei giorni scorsi, leggendo il quale è evidente che alcuni problemi sono comuni a tutte le comunità parrocchiali di Scalea.

     Ma Don Cono sono più le speranze o le delusioni, niente di tutto questo, ciò che abita la mia vita dalla mattina alla sera è solo la volontà di rendere presente l'opera del Signore, noi dobbiamo lavorare sempre perché il Signore opera sempre, instancabilmente. Diciamo così, mettendo insieme come in una cordata lo sforzo di tutti, anche di chi è partito per i legami di affetto con le proprie famiglie lontane, l'opera degli operatori diventa instancabile per cui Dio può essere contento del nostro impegno per la crescita cristiana della comunità. Se guardiamo a uno a uno, qualcosa da correggere ci può essere. Ma la perfezione è nemica dell'azione, è del Paradiso, diceva il caro Mons. Lauro, per cui ringraziamo il Signore e continuiamo il servizio che Lui ci ha affidato. La messe è molta ma gli operai sono poco, era un problema delle origini ed è un problema dei nostri giorni. Tutto è nelle mani del Signore, anche la nostra vita, confidiamo in Lui e guardiamo al nuovo anno con fede. Il Signore non delude mai.

31 dicembre - Come sempre questa sera, se vissuta nel silenzio e nella solitudine, è una occasione che il Signore dona per fare il bilancio di quanto può averci donato come segno della presenza accanto a noi. E' stato un anno intenso, contrassegnato dalla benevolenza del Signore. Abbiamo avuto molti momenti di gioia, tanti sorrisi da condividere e, in alcune occasioni, anche lacrime da asciugare. Siamo cresciuti nell'attenzione e nell'accoglienza dei poveri, anche se meriterebbero più spazio nella nostra vita, ma i passi da percorrere sono ancora tanti. Anche la vita dell'oratorio ha bisogno di tanta energia, ma sembrerebbe che su questo camminiamo un po' meglio. Dobbiamo anche ringraziare il Signore per i tanti laici che si impegnano con grande sacrificio nelle associazioni e tutto questo concorre a un vivere meglio insieme. Merita la nostra attenzione e il ringraziamento al Signore anche la dedizione dei ragazzi e delle loro famiglie a una maggiore sensibilità verso i bisognosi. Dobbiamo crescere nella sensibilità verso le attese dei nostri giovani, facciamo ancora molta fatica a far comprendere loro la capacità che hanno di essere la novità cristiana per i tempi nuovi della comunità.

    Quella dei giovani è una frontiera infinita, che ha bisogno di grande sensibilità e anche di molto tempo, ma certamente è quella più bella da vivere, anche perché ci si immerge nel'autenticità e nella gioia dei rapporti interpersonali vissuti in modo sempre più dinamico. Diciamo che non loro non ci si annoia mai. Fanno molto prima loro ad annoiarsi con noi, insomma ci vuole equilibrio nella relazione e nella proposta. Dobbiamo ammettere che è cresciuta anche la sensibilità verso i sofferenti e gli ammalati che trovano grande giovamento nell'incontro con Gesù eucaristico, ma anche in quello con i fratelli e le sorelle che si ricordano della loro solitudine e del loro dolore. Sappiamo tutti bene che le cose avviate hanno bisogno di stabilizzarsi, di persone che vi si affezionano e si dedicano con il cuore e con la preghiera, senza la preghiera corriamo il rischio di fare il fumo non con la legna da ardere ma con la paglia tutto sparisce in brevi momenti, ma solo perché era una illusione. Ma su questo fronte siamo abbastanza fortificati, anche se la preghiera non basta mai.

     Voi giustamente direte e tutti quelli che passano la serata in modo diverso? Semplice dovete chiedere a loro, in che cosa colgono il senso della presenza di Dio e come cogliere questa presenza come un dono da invocare e da ringraziare. Di certo deve essere apprezzata la possibilità di poter vivere insieme una serata con la propria famiglia e anche questo appartiene al progetto di Dio. Insomma se il tempo è speso nella vita di fraternità dona pace e incoraggia a riprendere con gioia e con entusiasmo il nuovo anno. Non posso fare altro che incoraggiare tutti a vivere in modo semplice la serata, cogliendo la bellezza di questa notte nella comprensione del grande dono che il Signore ci fa donandoci di vivere la pace, questo ci permette  di cogliere l'altro che mi è accanto come il fratello e la sorella e non come il nemico da evitare o da distruggere.

    Questo dono di Dio lo apprezzano meglio coloro che cercano di fuggire dai loro paesi in guerra, che ciascuno di noi sappia accoglierli trasmettendo affetto e disponibilità a farli sentire parte della nostra famiglia. Lo so che non è facile ma Gesù è venuto in mezzo a noi anche per insegnarci come fare. Auguri di ogni bene, il nuovo anno sarà senz'altro molto bello, dovremo lavorare molto anche perché il Signore affida a noi  il compito di valorizzarlo pienamente, ma dovremo lavorare più di quest'anno? Certamente sì, altrimenti si corre il rischio di impigrirci e dobbiamo testimoniare l'appartenenza alla comunità di San Giuseppe Lavoratore. Abbiamo anche la grave responsabilità di onorare i quaranta anni della fondazione della Chiesa e certamente il Signore si attende un impegno particolare, come a tutti noi piace un impegno instancabile, creativo, più intenso e via a seguire. Perciò godiamoci questa fase riflessiva. Buona serata con le vostre famiglie.

30 dicembre - The Miriam's day. Una giornata pensata da molto tempo, programmata con il gruppo degli animatori, in realtà organizzata da loro con il mio supporto tecnico/logistico. La lunga attesa di questo intervento orientato a restituire serenità a Miriam, ha coinvolto oltre chiaramente la sua famiglia nella quale mi inserisco anche io,  anche i vari ambienti parrocchiali e scolastici  nei quali esprime le sue potenzialità e la gioia della sua crescita. La data era decisa da tempo, ma il come e con chi è andato maturando lentamente in modo prevalentemente emotivo e poco ragionato. Quando si analizzano troppo le cose da fare, si finisce con il non farle più. Con gradualità e un po' di estemporaneità, cosa che caratterizza il fare dei giovani, quelli autentici, ci si è sentiti pronti e abbiamo razionalizzato i partecipanti alla spedizione di affetto e di gioia. Ad un certo punto dello scorrere dei giorni in questo Natale del Signore vissuto veramente in un clima festoso e sereno per come solo il Signore riesce a donare,  abbiamo deciso, si parte con gli animatori, i loro familiari, alcune compagne di classe e Vincenzo parte integrante del pacchetto organizzativo della parrocchia. Naturalmente c'ero anche io, in alcune iniziative ci tengo ad esserci, in tutto venti più il pacco regalo ventuno.

    Partenza quasi puntuale, alle sei davanti alla Chiesa sotto una tempestata di acqua, vento e grandine che non lasciava presagire nulla di buono per il buon andamento della giornata. Ci hanno accompagnato le montagne innevate in un clima di poesia fiabesca, ma per il resto da Sala Consilina in poi è emerso un sole luminoso e caldo, che ci ha lasciato solo al tramonto. Insomma il Signore non si è mai dimenticato di noi. Viaggio lento e lungo, era un po' che non salivo a Roma, me la ricordavo più vicina, ma i pullman non possono superare i cento per cui siamo arrivati per mezzogiorno all'Ospedale dei Cavalieri di Malta, zona Magliana. Ci hanno fatto entrare tutti, forse hanno saputo che eravamo calabresi e non hanno inteso contrariarci, naturalmente scherzo, semplicemente abbiamo riscontrato una disponibilità all'accoglienza e alla partecipazione difficile da prevedere. Infatti ci eravamo preparati a settorializzare l'incontro con la Miriam, invece ci hanno fatto entrare tutti e siamo stati tutti insieme con le e i familiari, li devo citare sempre altrimenti chi legge potrebbe non sentirsi coinvolta pienamente nella dinamica complessiva dell'avventura.

   Lei aveva appena ultimato la fase della palestra e la stavano medicando, questo ha dato modo ai giovani di preparare con calma ciò che ritenevano necessario mostrare nell'incontro con lei. Nel frattempo tutto intorno ai ragazzi si è andato formando un gruppo di curiosi che non vedevano l'ora di partecipare al gran finale. Ritengo sia veramente difficile esprimere cosa ha attraversato i cuori quando abbiamo visto Miriam venire incontro a noi poggiata a una infermiera, ma  camminando con una certa sicurezza, il sorriso? Sempre lo stesso, ci è sembrata la stessa anche la serenità che traspariva nei suoi movimenti, parole e atteggiamenti. Come avevano stabilito i giovani hanno fatto un canto augurale per il suo ritorno in mezzo a noi, terminato il canto abbracci e pianti a me sono sembrati di gioia, comunque tutto molto belle ed espressivo dell'affetto che si prova verso di lei. Anche la mamma è stata abbracciata lungo da tutti i grandi e anche lei ha avuto modo la gioia di vedere una parte della comunità, che lei serve con grande dedizione e  affetto acconto alla sua famiglia in questi momenti di sofferenza in e attesa del giorno della gioia piena. Vincenzo, il marito era in parte partecipe della scena finale, come sempre c'è bisogno di un complice all'interno, di Rita per chiarire io non sapevo niente,  altrimenti il colpo non riesce pienamente, è stato lui a venirci incontro.

 

     Sono stati momenti di vera fraternità per come dovrebbe sempre accader nella comunità cristiana, si mettono da parte gli affetti personali anche importantissimi e ci si dedica a chi può avere bisogno di consolazione in un momento particolare di fragilità, questo è il Natale del Signore. Non sempre è facile farlo comprendere e farlo vivere ma vi garantisco che molti ci stanno provando gusto, almeno nella dinamica occasionale, farlo diventare stabile è un altro discorso. L'importante è non desistere o distrarsi dall'obbiettivo da conseguire; coinvolgere la comunità nell'amore gratuito con il quale il Signore ha segnato la nostra vita. Devo  riconoscere che il Signore ci ha donato di vivere un bel Natale, tutto vissuto con serenità, sia nella partecipazione alla vita liturgica sia nel valore che la comunità sta imparando a dare al dono di se stessi per gli altri. E' la via della Carità, segnata dalla preghiera e dall'amore del Signore. Una particolare attenzione deve essere data all'impegno della Caritas parrocchiale che, sostenuta con dedizione da tutta la parrocchia, vive con grande gioia il suo servizio alle famiglie bisognose e alle persone sole. Dobbiamo ringraziare, nel Signore, anche i tanti benefattori che instancabilmente vengono incontro alle esigenze dei più abbandonati.

    Certamente voi mi chiederete ma Don Cono le ultime foto sono belle, cosa rappresentano, dove le avete fatta? Il papà cervo  raccontava a Bambi che non tutto si può narrare e comprendere immediatamente, per alcune cose occorre attendere il tempo giusto e non è questo. Ma poi pensandoci bene, non c'è nulla di strano a dirvi che, tornando a Scalea, prima di scogliere il gruppo abbiamo fatto una foto ricordo al Parco degli Angeli. La mia speranza è che  diventi sempre più bello, ma già adesso come vedete si può essere soddisfatti. Sono foto che narrano quanto la bellezza incida sulla vita di una persona, ma aiutano a capire anche quanta stanchezza si può cumulare alla fine di una giornata, meno male che Giulia mi sosteneva altrimenti avrei corso il rischio di restare per terra.  Anche il rientro è stato particolarmente lungo, almeno per me che non ero particolarmente in forma, ma siamo contenti perché l'obbiettivo che ci era prefisso di conseguire è stato perfettamente centrato da tutta l'allegra brigata: portare gioia e ricevere gioia nella semplicità dell'incontro. Lo abbiamo fatto con il sorriso, nella gioia di stare insieme, nella capacità  di trasmettere tutto l'affetto di cui la famiglia di Miriam poteva avere bisogno in questo momento. Diciamo così è stata una giornata vissuta alla luce della magia del natale, non capita spesso, ma questa volta è stato veramente così, abbiamo vissuto una giornata magica.

29 dicembre - In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. Così l'Evangelista Luca descrive la trepidazione di Maria all'indomani dell'annuncio dell'Angelo a Nazareth. La Giovinetta di Nazareth pur avendo affidato la propria vita al Signore, avverte l'esigenza di sperimentare la concretezza della promessa e la prova ineludibile ritiene di poterla trovare in una componente della sua famiglia, in Elisabetta, detta sterile, avanti negli anni e adesso incinta al sesto mese. Certo per mettersi in cammino ci vuole sempre una motivazione, in questo caso era stata una motivazione ineludibile, per restituirsi alla pace interiore e alla gioia di servire il Signore. La Partenza molto spesso è un moto dell'anima più che del corpo, per cui si parte molto più spesso di quando si pensi. Pregare esige una disponibilità a mettersi interiormente in viaggio, chi prega non rimane mai come prima altrimenti significa che non prega, finge? No, non prega e basta. Se pregasse il Signore lo incoraggerebbe a cambiare, se questo non accade, vive una esperienza di ricerca ma forse stenta a rileggersi alla luce del Signore. Nulla di particolarmente anomalo, ogni cosa ha il suo tempo ed è importante non avere fretta nel rileggersi agli occhi di Dio.

    In realtà si parte ogni qualvolta apriamo gli occhi la mattina e riprendiamo la nostra vita con gli impegni quotidiani da portare avanti, ci guardiamo attorno stentiamo alcune volte a stupirci nel constatare di esserci, ma questo appartiene al fatto di pensare ordinario ciò che invece è straordinario. Sarebbe comunque bello anche in questo caso ringraziare il Signore per il fatto di esserci e di poter operare per il bene di coloro che ci ha messo attorno. Anche in questo caso la giornata scorre come un lungo viaggio che esige tante energie e che comunque trasforma la nostra esistenza, anche non ce ne rendiamo conto ma è così, alla fine del viaggio quotidiano siamo diversi, sia in ordine alle energie, sia in ordine alla comprensione di se stessi, come in ordine alla comprensione degli altri. Certo dovremmo essere più riflessivi, imparare a tirare le somme ogni giorno senza saltare i passaggi ritenendo che siano inutili, ogni avvenimento incide profondamente nella nostra vita perciò dobbiamo imparare a valorizzare tutto ciò che viviamo, tutte le persone che incontriamo.

    Alcune le incontriamo di rado, altre le incontriamo più spesso, ad alcune ci si affeziona con altre si vive una relazionalità distratta e via a seguire, alcune sono maggiormente valorizzate nella vita di comunità, altre vivono serenamente la loro vita familiare, per chi lo comprende sono comunque tutte importantissime perché sono un dono di Dio. Anche questa comprensione del valore dell'altro esige la disponibilità a mettersi in cammino, uscire da se stessi e cogliere ciò che l'altro può rappresentare per me, spesso questo determina una comprensione diversa di se stessi e una esaltazione del proprio modo di vivere la disponibilità al Signore, si va per valorizzare e si rimane valorizzati, quando tutto si vive nella dinamica del dono tutto viene restituito per eccesso perché dono. Certo è importante leggersi con gli occhi di Dio e non secondo le proprie attese personali, ma per come il Signore ci vede e ci vuole, questa è la nostra gioia ed è la nostra pace. Quello che conta è non arroccarsi in se stesso, altrimenti si pretende sempre che l'altro sia diverso e ci si dimentica che devo essere io per primo a cambiare.

    Capita anche che si parta per un motivo determinato, ma oltre ad arricchirsi di ciò di cui si è fatto esperienza, si ritorna frastornati dalle mille situazioni che il viaggio intrapreso ci ha donato di poter vivere. Questo accade sia per i viaggi fisici che per quelli spirituali, il Signore ricorda a Nicodemo che: lo spirito soffia dove vuole ne senti la voce ma non sai da dove viene e dove va, non dobbiamo dimenticarlo neanche noi che siamo abitati dallo Spirito Santo. Tutto è legato alla capacità di rendersi disponibili al cambiamento della comprensione di se, insomma è importante non avere paura di cambiare, di perfezionarsi, di andare oltre i nostri limiti. Anche l'altro che attende l'incontro resta edificato in questo dono di sguardi e di cuori che si relazionano. Resta edificato nel valore dell'amicizia, nella gioia della fraternità ritrovata, nella possibilità di stare di nuovo insieme, nella comprensione che nulla è cambiato se non in meglio, nulla è come prima ma tutto è più bello di prima. Allora vi incoraggio di viaggiare sempre, il come non ha grande importanza, ciò che conta per sentirsi vivi è vivere come se fossimo sempre in viaggio.

    Allora che dirvi, auguri nella speranza di poter gioire di nuovo insieme, appena tornate. A presto. Sono frasi convenzionali, ma sono frasi sempre nuove che non vanno mai banalizzate, esprimono l'esigenza del distacco ma anche la gioia di potersi incontrare nuovamente. Il Vangelo è una interminabile storia di viaggi intrapresi in modo sempre nuovo, un cammino che è continuato attraverso i secoli  fino a far giungere anche a noi la gioiosa notizia dell'impegno di dover intraprendere a nostra volta il viaggio della vita vissuta  in compagnia di Gesù, in compagnia dei fratelli e delle sorelle che Lui ci pone accanto come compagni di viaggio. Verso di loro dobbiamo esprimere grande affetto, piena disponibilità, una apertura vera al sacrificio, la voglia di donarsi in modo sempre nuovo e pienamente per come Gesù stesso ci ha insegnato. In questo modo con semplicità, anche noi concorreremo alla costruzione del Regno di Dio che Lui ci ha affidato, Gesù ha una grande fiducia in tutti noi. Non sempre gli corrispondaimo fedelmente ma Lui ha sempre fiducia in noi.

28 dicembre - Intanto, dopo una notte ventosa, è sorta l'aurora su una giornata climaticamente invernale, anche se mite nella temperatura. Ieri era iniziata in modo morbido, per cui la mattinata è trascorsa nelle incombenze ordinarie di parroco, poveri da aiutare, persone che vogliono parlare dei propri problemi, qualche piccolo ritocco in chiesa tanto per ... passeggiata nel Parco in compagnia di alcuni bambini, alcune confessioni. Invece il pomeriggio che avevo immaginato in relax quasi perfetto, ha assunto subito contorni complessi. Appena aperta la Chiesa si sono introdotti una squadra ben organizzata che poi si è soffermata a lungo con gli operatori della Caritas, cercando di ottenere qualcosa per i propri bisogni veri o presunti che siano. Sono quei gruppi di persone che arrivano a frotte, ultimamente ne gravitano alcune su Scalea, ma vedo presenti anche in altre comunità della zona,  arrivano cercano e prendono tutto quanto trovano di spendibile, ritengo sia inutile dire che cercano denaro. Si devono tenere sotto controllo per evitare che approfittino della buona fede degli operatori. Insomma una situazione non bella, abbiamo pensato alle esigenze dei bambini e sono andati via, saranno andati certamente da altri, spero bene per loro.

    A seguire, dopo la celebrazione della Santa Messa,  mi sono portato paese vicino, dove era stata organizzata una carrellata di politici per commemorare un politico del territorio loro collega, gli interventi sono stati abbastanza belli e coinvolgenti. Anche perché il personaggio in oggetto ha sempre lavorato  con grande passione ad un livello idealistico che esigeva grande dedizione, ma è stato fortemente emarginato, proprio far spazio a una nuova classe politica più legata agli affari e alla gestione economica del territorio. Alcuni interventi sono stati autoreferenziali, per la gran parte acritici. Oltre all'immancabile elogio verso il loro amico che non è più in mezzo a noi,  avrebbero anche potuto parlare delle carenze di coerenza della loro impreparazione a fronteggiare le nuove situazioni, l'incapacità di gestire il denaro pubblico, la distrazione con la quale hanno fronteggiato la presenza del fenomeno della ndrangheta nel nord Tirreno cosentino. Diciamo che il baricentro degli interventi è stato spostato sulla memoria per cui tutti felici e contenti del risultato, della serie nessuno si è fatto male.

    Erano presenti circa un centinaio di persone, tutti politici ai vari livelli amministrativi, c'erano i familiari, pochi i verbicaresi che hanno partecipato alla manifestazione. Terminati gli interventi sono andato in sacrestia per prepararmi alla celebrazione della Santa Messa. Si intona il canto natalizio e usciamo, erano rimasti per la celebrazione circa quindici persone, familiari compresi. Nulla di particolarmente scandaloso serve solo a capire perché il Santo padre ci incoraggia a diffidare del mondo politico che è abituato a celebrare se stesso e non a rendere presente il Signore nel loro impegno per il bene comune. Dovrei dire meglio così, anche perché avrei fatto più fatica a parlare della fede in Gesù e della vita eterna, dell'onestà e della gratuità nel servire gli altri, dell'amore verso il territorio e verso le popolazioni che lo abitano se fossero rimasti presenti, visto che alcuni di loro hanno lasciato dissesti economici spaventosi che gravano sulle spalle delle popolazioni e altri sono ancora inquisiti per malefatte amministrative.

 

    Comunque tutto bene, passando mi è sembrato di capire che nell'altra parrocchia c'era una celebrazione alla sette di sera per un anniversario di matrimonio, poi me ne sono sceso con la gioia di essere stato ancora una volta nella comunità di un tempo, persone semplici e votate al sacrificio che mi sono state di grande insegnamento negli anni iniziali del mio ministero sacerdotale. La classe politica al di là dei luoghi comuni, rimane insostituibile per costruire il bene della collettività, anche se ai nostri giorni si è sempre più arroccata su se stessa come un centro di potere da gestire in modo sempre più legato alla propria persona che non al coinvolgimento della collettività. Insomma il primo impegno è portare avanti se stesso e i propri amici e poi, se qualcosa rimane si può anche distribuire per i bisogni della città. Già negli anni sessanta qualcuno scriveva che: se la democrazia non è supportata da un collettivo impegno della popolazione corre il rischio di diventare sempre più una sottile forma di dittatura. Ed è quello che abbiamo davanti ai nostri occhi, nuclei di amici che si coalizzano per portare avanti se stessi e i propri interessi.

     Ma sono tutti così, certamente no, ce ne sono anche di peggio, quelli totalmente legati al denaro e ne trovano a tutti i livelli, spesso anche nelle associazioni, nel cosiddetto volontariato, nelle onlus abbiamo persone fortemente legate al mondo politico che veicolano interessi e orientano i consensi del territorio. Sono i canali economici stabilizzati di amici da sostenere per essere sostenuti. Ma Don Cono, giustamente voi chiederete, in tutto questo come e cose fa la Chiesa per orientare il cambiamento? Dovrei dire, già il verbo introduttivo esprime il disagio della risposta, che gli atteggiamenti sono molto variegati. Prima di tutto è cambiato l'atteggiamento del mondo politico nei confronti della Chiesa, insomma nessuno ne chiede il consenso o il sostegno, mi riferisco a quello pulito orientato alla crescita della collettività, perché se trovano qualcuno che si pone al loro fianco in modo acritico, ne sono molto contenti e stanno sempre visibilmente  a braccetto, si nutrono vicendevolmente lo scambio è favori in cambio di consensi.

     Di certo ritengo non c'è alcun legame spirituale, ho avuto modo di constatarlo più volte alle manifestazioni religiose, totalmente estranei all'azione liturgica, molti  si comportano come se fossero negli uffici di loro competenza. Certo occorre anche valutare la diversità dell'impegno, nei nostri ambienti abbiamo ancora persone di fede che ritengono di potersi impegnare per il bene comune, con questi in moti ambienti si costruisce una speranza rinnovata tra coloro che vogliono impegnarsi a costruire la civiltà degli onesti e dei costruttori di pace. Come sempre quando parliamo delle persone dobbiamo analizzare persona per persona, non dobbiamo mai correre il rischio di generalizzare, occorre anche fare  discernimento tra ciò che si fa per il ruolo che si occupa e ciò che uno vive come valore nel quale crede. Insomma non è facile, il bene e il male ci insegna il Signore sono presenti in ciascuno di noi e non è opportuno emancipare sempre il male negli altri e velare quello che è dentro di noi, così dobbiamo fare anche per il bene.  Cercare sempre il bene che è nel cuore di ognuno è una missione che esige pazienza ed esige anche verità relazionale, in queste cose non è mai opportuno giocare a nascondere se stessi.

     Attenti, spesso si corre il rischio di nascondere se stessi anche a se stessi. Da cosa dipende? La mente innesta dei meccanismi mentali perversi, al punto che uno ritiene di fare il bene dell'altro e invece opera il male per l'altro. Alcune volte dipende dal voler essere al centro a tutti i costi, problemi di solitudine, altre volte è una dinamica di autoreferenzialità. Troppo spesso è semplice immaturità, nel senso che uno non comprende il senso del bene se non partendo dal proprio punto di vista, tutto ciò che l'altro compie non merita attenzione se non coincide con ciò che voglio io. Sono tutti atteggiamenti non legati in nessun modo alla comprensione del dono dello Spirito Santo: che opera tutto in tutti, il che significa che l'educatore deve sempre essere attento a tutto ciò che il Signore manifesta attraverso la presenza degli altri, dai più piccoli ai più grandi. Ma è inutile spiegarlo a gente che è abituata a fare per come ritiene. D'altra parte la nostra è una società che stenta a generare fiducia relazionale, diciamolo pure non è facile educare chi educa. Chi guida è abituato a guidare non ad essere guidato, oltretutto l'esperienza ci insegna che se a guidare è un altro, colui che ha sempre guidato lo richiama continuamente, non perché sbaglia ma perché non guida come vuole lui.

    In tutta questo magmatica dinamica relazionale abbiamo i gesti di solidarietà e la disponibilità verso i più abbandonati, le persone sole, è una solidarietà che assume alcune volte la maturità della gratuità assoluta  da parte di persone assolutamente anonime e velate, alcune volte anche sconosciuti, almeno non identificabili dal parroco,  vengo a portare doni per i bisognosi. E' il mistero della gratuità che si apre al dono di se stessi, alcune volte nasce dalla vita di fede, altre volte dalla disperazione di esperienze non sempre narrabili, altri volte ancora sono i gesti semplici dei tanti fedeli che si rendono conto di avere troppo e ritengono di dover condividere qualcosa con gli altri. Anche per questo l'uomo di fede non deve mai essere disperato, ma sempre aperto alla novità del dono di Dio che si manifesta nei tanti volti che ci circondane ai quali non sempre riusciamo a dare un nome.

    Forse questo è un limite di tante comunità, contare solo su coloro dei quali si conoscono i nomi e che sono oberati da tanti impegni familiari, sociali e anche parrocchiali, dobbiamo essere certi che quando si lascia operare lo Spirito tutto funziona meglio, tutto diventa novità, voglia di vita in comune, gioia da donare a tutti e non ai soliti noti. Non sempre ci si riesce, ma quando accade ci si rende conto di quanto il Signore ci ama e ci sostiene nella nostra fragilità, vera o presunta che sia. Tante volte mi capita di ripetere che l'opera è del Signore, per cui  quello che conta è che, con la nostra presenza, non creiamo ostacolo alla Sua volontà. L'amore libera, accoglie, dona.

26 dicembre - Che devo dirvi, faccio fatica anche solo a pensarci. Tanta gente cercava il bambino, non tutti sono riusciti ad entrare nella grotta, però li ho visti tutti gioiosi. Io purtroppo ho dovuto dormire fuori con il gregge, spero che trovino presto un alloggia almeno tra i parenti, di certo non posso restare a lungo in mezzo alla campagna, Giuseppe, il papà è un artigiano di Nazareth,  mi ha garantito che oggi sarebbe andato  vedere. In realtà a qualcuno sembra strano che sia il papà, sembra molto più grande della moglie ma forse porta male gli anni, come sempre la gente  parla per come gli gira. Comunque adesso è tutto calmo, regna un silenzio riflessivo, è come se il Signore ci invitasse a capire meglio quello che ci ha donato di vivere. Anche tanti giovani presenti all'incontro con Gesù, questo fatto apre alla speranza, la riflessione del dono di Dio in Gesù incoraggia a leggere la propria vita come un dono, il che significa valorizzarla e, per quanto è possibile donarla agli altri. Bella anche la presenza dei fidanzati, non so se si può usare ancora oggi questa parole, insomma giovani che vivono nell'amore questa parte della loro vita, Si riconoscono facilmente, dal modo in cui sorridono ma soprattutto dal come il loro viso è gioioso.

    Anche una mia carissima amica si è presentata con il fidanzato, diciamolo un