Parrocchia San Giuseppe Lavoratore - Scalea

 

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Diario di Viaggio

11 dicembre - Ieri mattina, dopo aver attraversato la montagna di Fagnano gli occhi si sono spalancati per godere la bella schermata della catena del Pollino e della Dorsale Costiere con le loro cime quasi totalmente innevate. Il cuore si apre alla gioiosità del bambino che ciascuno conserva dentro di se, e che incoraggia a uno stupore sempre nuovo nel vedere che la natura segue il suo corso trasmettendoci tanta bellezza e luminosità. Non dobbiamo mai stancarci di incoraggiare al rispetto della natura, solo il creato, purificato dalle tante sozzure con le quali lo appesantiamo riesce a generare emozione e apre alla contemplazione del Creatore di ogni cosa. Le montagne, le piante, i corsi d'acqua, i fiori circondano da ogni parte la nostra vita, ma troppo sesso non cene accorgiamo sempre chiusi nelle nostre macchine incapaci di aprirci alle meraviglie che il Signore ha posto attorno a noi. Come ci insegna Gesù dobbiamo imparare dai bambini, i nostri figli,  sono il nostro futuro. Insomma è un dono spettacolare che non dobbiamo mai stancarci di ammirare.  E' un dono di Dio per la nostra terra, che genera armonia sempre nuova alla nostra vita.

 

     Ma, in questo periodo, stiamo facendo esperienza di un altro spettacolo, che è bello mantenere più velato, che certamente ha una grande importanza, è il vedere tanti battezzati che instancabilmente bussano alle porte dei fratelli e delle sorelle per incoraggiarli a vivere il cammino verso il Natale del Signore. Tutto viene vissuto nella propria casa, volendo restituire all'ambiente domestico ciò che lo caratterizza in quanto chiesa domestica, dove i genitori sono  i sacerdoti che annunciano e testimoniano la fede con i propri figli. E' un vero dono dello Spirito Santo, cogliere l'entusiasmo con cui vengono preparati e animati i Centri di Ascolto, la missione è già iniziata e dobbiamo ringraziare quanti, animati dalla propria fede, avvertono l'esigenza di coinvolgere le famiglie nella vita di comunità, in questo caso e in questo modo il gruppo diventa lievito che fermenta la pasta. E' proprio così i gruppi, arricchiti dal carisma di cui sono depositari, escono dalla propria esperienza personale e diventano dono di amore per una comunità che ha tanto bisogno di sentirsi amata. Anche in questo caso dobbiamo parlare di un vero dono che il Signore sta facendo alla nostra parrocchia: In Cristo, ci unisce ciò che siamo.

     Il cammino di Avvento è orientato a rivitalizzare la nostra fiducia in Dio, è il Dio della pace, della fraternità universale, della gioia. E' un messaggio antico, che però assume sempre risvolti nuovi ed esaltanti, anche perché cammina con l'uomo di ogni tempo e quindi, anche con l'uomo  del nostro tempo. La società globale esige la disponibilità ad annunciare la speranza con perseveranza anche perché i messaggi di morte assalgono quotidianamente la persona, non sempre è facile in mezzo a tanta disperazione far emergere il messaggio cristiana della fiducia nell'altro, ma soprattutto quello della fiducia in Dio che è la radice del bene, di ogni bene riposto nel cuore dell'uomo. Questa è la grave responsabilità affidata alle nostre forze e al nostro entusiasmo. Generare attenzione verso la persona, verso ogni persona, generare sempre speranza anche tra i più disperati e abbandonati, trasmettere il dono della fraternità non come un bene personale, ma come un dono da trasmettere agli altri. Non sempre riesce facile, ma è comunque bello provarci sempre con tutti.

9 dicembre - Stranamente piove, era un bel po' che non accadeva, d'altra parte siamo a dicembre e la neve bussa alle porte anche delle nostre montagne chiedendo di potersi adagiare, la neve è importante per creare l'aria del Natale, almeno dalle nostre parti il presepe esige le montagne innevate. Qualcuno dice che sta piovendo abbastanza, altri dicono troppo, in realtà nulla di particolarmente eccezionale, appartiene al ritmo delle stagioni che l'inverso si caratterizzi con un clima tempestoso. Per cui non dobbiamo fare altro che attrezzarci con gli indumenti adeguati, di conseguenza e armarci di pazienza e attendere, tanto è risaputo che prima o poi arriverà la primavera. E' una giornata segnata dalla gioia semplice degli avvenimenti della vita di comunità. Come sempre, prima di tutto  la preghiera, poi mi sono intrattenuto in varie iniziative. Non ultima in ordine di importanza, anche perché determina un cambiamento radicale nella mia vita privata,  l'esigenza di posizionarmi come abitazione, in una zona diversa del territorio, per cui posso comunicare che lascio la casa che avevo sulla scogliera a Scalea, intesa nel senso classico del termine, e vado ad abitare nell'Arenile, insomma un'area tradizionalmente semideserta, la classica casa di campagna per gli anziani soli, bisognosi di un pezzo di terra da coltivare e dei piccoli confort necessari per affrontare gli acciacchi determinati dal tempo che passa.

    Poi la sosta culinaria alla mensa, sono  i nuovi parrocchiani con i quali condivido stabilmente il pranzo. Nulla di particolarmente ansioso, per come molti temevano, insomma non abbiamo avuto avuto l'invasione degli ostrogoti, ma un drappello di persone che vivono da sole e avvertono l'esigenza di condividere un momento i familiarità attorno alla stessa mensa. Probabilmente la mia presenza non è ritenuta necessaria per la loro gioia, ma serve a me per restituirmi un accenno di coerenza cristiana accanto alle persone sole della comunità. Tutto sembra procedere per come il Signore ci ha insegnato, con la gioia di accogliere coloro che non vivono l'accoglienza in altri ambienti. Anche la disponibilità dei volontari è vissuta con discrezione e generosità. Insomma ringraziamo il Signore per tutto quanto riesce a suscitare nel cuore delle persone. E' da prevedere un cambiamento con il passare del tempo? Ritengo di sì, anche perché molti amici di coloro che vengono ci osservano con discrezione, cercando di capire come procedono le cose. Insomma il drappello dovrebbe aumentare di qualche unità, restando però nel numero previsto nell'organizzare questo servizio alla comunità. Cerchiamo di sostenere alcune situazioni nelle proprie abitazioni, anche se non sempre è facile, poiché alcuni contesti sociali sono legalmente inavvicinabili.

    Anche ieri è stata una giornata particolarmente intensa caratterizzata nella mattinata dall'animazione liturgica dei Talent&Art, la specificità è che sono i preadolescenti che ordinariamente gravitano ai margini della vita parrocchiale, ma che nella diversità della proposta educativa attuale forse, dico forse, quest'anno riusciremo a stabilizzare nella complessa dinamica formativa all'interno della vita di comunità. in questo segmento del progetto parrocchiale non voglio trascurare, insieme al servizio degli educatori dell'oratorio, la preziosa disponibilità di Padre Alessandro che certamente concorre con il suo impegno alla compattezza spirituale del gruppo armonizzando le sue diverse anime. Domenica nell'omelia accennavo ai tanti doni che si accompagnano al mio ministero pastorale, certo è proprio così troppe persone non fanno altro che collaborare con grande dedizione e gratuità generosità affettuosa. Al punto da non poter leggere quanto il Signore dona senza i loro volti sorridenti, anche se necessariamente i problemi, anche gravi dal punto di vista esistenziale,  si accompagnano alla loro vita, ma non per questo trascurano quanto il Signore chiede loro di vivere, perché la comunità corrisponda più pienamente alla gioia della vita comune. Anche coloro che vivono lontani dalla vita di comunità sono adulti ma anche giovani, non trascurano di farmi sentire il loro affetto e la loro vicinanza spirituale. Tutto è dono del Signore per il bene delle anime.

    Sono in piena attività le iniziative orientate a vitalizzare la pastorale famiglia grazie ai Centri di Ascolto di Avvento che vengono proposti all'interno delle famiglie nei quartieri, attualmente siamo all'animazione di circa venticinque appuntamenti, ma non sono ancora definitivi nel senso che cresceranno che fanno dell'avvento un periodo liturgico di evangelizzazione e di crescita comunitaria. Siamo usciti in modo definitivo dall'incontro occasionale che ha caratterizzato glia anni precedenti e siamo passati a un impegno su tutto il territorio della parrocchia perché il natale del Signore sia preparato, compreso e vissuto più pienamente. Ci unisce ciò che siamo, questo è lo slogan previsto come tema degli incontri ed è vero, siamo uniti in Gesù anche se non sempre questo grande dono che abbiamo ricevuto fin da bambini mediante il battesimo lo viviamo con la coscienza di ringraziare il Signore ma anche i nostri genitori che hanno saputo orientare alla vita di fede la nostra esistenza. Anche in questa azione corale,  è inutile ricordare sempre che non parliamo di trionfalismi inesistenti, sarebbe realmente sciocco fare propri i doni del Signore, ma semplicemente della gioia che nasce dal Signore di comprenderci protagonisti nella evangelizzazione della comunità. Quali saranno i frutti? Questo lo sa solo in Signore, tutto ha inizio in Lui, tutto si completa in Lui. Quello che è affidato a noi, è l'azione di renderlo presente negli ambienti di vita quotidiana, le case, come faceva Gesù con il suo sostare in tutti gli ambienti del suo tempo.

    Ho avuto anche modo di stare un poco con gli scout in quel della Madonna della Neve in Buonvicino è un luogo tra i più sacri della nostra Diocesi, che parla agli occhi, ma parla anche al cuore. Terra di San Ciriaco, d tradizione bizantina legata all'opera dei monaci fino al secolo XVI, è naturalmente un paesaggio bellissimo e variegato che esprime con intensità l'opera creatrice di Dio, è anche area di transito di centinaia di monaci e di pellegrini che nei secoli lo hanno percorso cercando la vita interiore nei vari santuari rupestri del Monte Mula che ne caratterizzano il territorio, il sentiero del fondovalle che lo percorre è un classico itinerario istmico (il Serapotalo) che non cessa di suscitare interesse  voglia di mettersi in cammino per cercare. Cosa? Chi si mette in cammino non sempre è cosciente della meta e ancora di meno delle emozioni che lo accompagneranno, è la bellezza della strada che stupisce sempre e incoraggia per questo a ricominciare con interesse sempre nuovo. Qui ho trovato gli esploratori alle prese con le attività di reparto, è vero non necessariamente hanno coscienza del valore di luoghi che li ospitano ma non tutto si può acquisire nei tempi brevi, la vita per loro è ancora lunga,per buona parte è ancora da vivere, quello che conta è non impigrirsi, avere sempre al gioia di mettersi in gioco. Cercare sempre sempre emozioni nuove da vivere il resto è affidato al Signore che non manca di stupire con la Sua presenza.

4 dicembre - Pronti, partenza, via sono scattati i Centri di Ascolto in tutta la parrocchia. Coso sono? Nulla di particolare, vogliono esprimere la voglia di stare insieme con Gesù nelle famiglie, con le persone del vicinato. L'esperienza è orientata a educare alla testimonianza della fede nella vita familiare e non solo negli ambienti ecclesiali. Insomma la casa come chiesa domestica, dover il papà e la mamma, in questo caso sostenuti da animatori delle varie esperienze ecclesiali riflettono sul dono della fede e sull'importanza di testimoniarlo negli ambienti della vita di ogni giorno. Non è particolarmente difficile, anche perché partiamo da ciò che siamo, siamo tutti cristiani, battezzati, per molti aspetti e appuntamenti praticanti, l'unico problema è che non sempre lo riflettiamo e ne parliamo. Il cammino di Avvento è un tempo propizio per restituire alla fede la gioia della condivisione dell'amore con il quale Dio ci ama, e che Lui incoraggia a vivere nelle nostre relazioni interpersonali.

     E' una esperienza che viviamo da molti anni, non dobbiamo stancarci e dobbiamo continuare a farlo con la convinzione del contadino che ogni anno semina con rinnovato impegno e con maggiore esperienza il seme, nella speranza che ancora una volta il Signore sostenga il suo lavoro facendo nascere la spiga piena di grano nuovo. In questa opera siamo accompagnati e sostenuti dalla Vergine Immacolata che si accompagna nella preghiera alla nostra opera, tutti amiamo il suo figlio Gesù e vogliamo accoglierlo con rinnovato amore nella nostra vita, nelle nostre case. Continua il clima primaverile che rende gioioso il risveglio, anche se disorienta nel modo di affrontare la giornata, è vero il sole non crea mai problemi particolari, come dire sarebbe opportuno almeno un venticello più freddo che prepara ad accogliere la neve. Ma per adesso siamo incoraggiati ad accogliere le rondini, i fiori nei prati, insomma tutto ciò che è colore, vivacità, gioia di uscire, di stare per strada.

    Nuova impostazione al Parco degli Angeli, la pietra/altare è stata posta a ridosso della pianta di ulivo al centro del Parco, insomma la liturgia renderà maggiormente evidente la centralità di ciò che viene celebrato. La mensa continua con discrezione il suo servizio al territorio, e permette anche di leggere meglio le povertà che lo abitano. Come era risaputo non abbiamo particolari situazioni di disperazione esistenziali, ma non meno gravi realtà di degrado sociale che avvertono l'esigenza di essere accolte  sostenute con amore. insomma si va avanti nella certezza della bontà di ciò che il Signore ci dona di vivere in questa fase del nostro ministero pastorale. La novena all'immacolata non ha una grande tradizione nella nostra parrocchia, però ritengo che coloro che vi partecipano lo fanno con molta dedizione interiore, insomma la Madre del Signore deve essere contenta di come viene onorata dalla comunità.

    Forse non vi ho parlato della grande festa che veniva organizzata in galleria a Scalea negli anni '60 oggi, ricorrenza di Santa Barbara patrona dei minatori. Don Tolentino mi chiamava di buon mattino io ero un chierichetto, avevo 13/14 anni e vestito con la talare mi portavo alla Madonna del Lauro, dove ci venivano a prendere con jeep, per portarci nella galleria che oggi chiamano delle croci ma che allora era semplicemente l'imbocco per i lavori del doppio binario tre Scalea e San Nicola Arcella. All'interno della galleria, il livello cambiava ogni anno, veniva celebrata la Santa Messa, venivano raccolte le offerte, distribuite le immaginette e poi a conclusione di tutto, sempre sulla jeep ce ne tornavamo al Lauro. Don Tolentino ci teneva molto a questa ricorrenza, per come riesco a ricordare anche gli operai erano particolarmente partecipi, anche perché purtroppo non mancavano gli incidenti sul lavoro e si avvertiva l'esigenza di sentirsi protetti.

1 dicembre - Si riparte con il tempo di Avvento, tempo di attesa, tempo di coraggio e di ricerca, ma anche di ascolto e di ricerca. Insomma una fase spirituale che ci interpella perché anche noi comprendiamo più pienamente il progetto di Dio cercando poi di aderirvi per come lui stesso ci dona. Ci viene chiesto di prepararci al Santo Natale, non è un impegno di poco conto. Accogliere Gesù nella nostra vita esige sempre una conversione personale. Intanto abbiamo cominciato con la Tappa dell'Iscrizione del Nome all'itinerario di catechesi. Le Piccole Orme e i Lupetti alla presenza delle loro famiglie erano tutti abbastanza emozionati, ma i catechisti hanno lavorato bene e don Francesco ha donato una emozione nuova alla proposta educativa. Abbiamo anche avuto modo di vivere un momento formativo con la Comunità Capi, ritengo che sia stato un momento abbastanza positivo, per come può essere in questa fase della vita del Gruppo scout a Scalea. Ci sono fasi dell'impegno educativo nei quali si è incoraggiati a stabilizzare i passi, insomma si guarda con più attenzione anche alle piccole cose che concorrono a realizzare il progetto che si è chiamati ad incarnare. Sognare non sempre è opportuno, e in questo fase è meglio camminare con gli occhi aperti, e le orecchie attente al grido della realtà per ascoltarne la voce e sostenerne gli aneliti.

 

     Intanto arrivano i commenti, molto calorosi del lucernario che i giovani hanno vissuto a Praia a Mare, come sempre il loro entusiasmo è la mia gioia, voglio sperare che tutto proceda sempre al meglio nella loro vita. Certo dobbiamo mettercela tutta, se vogliamo che non vadano a sbattere contro qualche imprevisto. Il mondo è allegro  e le vittime più immediate sono proprio i giovani. Intanto sui media impazzano le gioiosità del Natale che eludono accuratamente l'atteso, tutto già visto ampiamente, ma come si fa a festeggiare se Gesù viene eliminato a priori. Certo mi direte rimangono le luminarie, il panettone, perché no anche la voglia di stare insieme. Ma senza gli insegnamenti di Gesù, che fine fanno gli emarginati, i più abbandonati?  Oggi viviamo in una società complessa, purché non la si viva in modo confuso, nulla di particolarmente grave, ma per quanto ci è concesso è opportuno non spostare la barra del timone, onde evitare di smarrire la rotta. E' importante coniugare la bellezza con l'amore, devo ammettere che oggi è stata una giornata bellissima proprio perché è stata contrassegnata dall'amore di Dio. 

     Forse si esige troppo amore? Decisamente l'amore non è mai eccessivo, anche se non sempre lo si può trasmettere a tutti coloro che ne avvertono l'esigenza. Si fa per come si può, d'altra parte non è facile essere sempre attenti a tutti, è però importante non essere distratti da coloro che sollecitano maggiore attenzione e affetto. Occorre essere creativi ad ogni costo? Certamente no, molti amano stabilizzarsi nella ritualità. Perché insistere sempre tanto per incoraggiare a scomodarsi, nella medialità è la virtù, non è un adagio tanto per... purché non diventi un atteggiamento di  assuefazione, di stasi esasperata, alcune volte si avverte l'esigenza di pause meditative. Se vogliamo l'avvento è un tempo privilegiato perché tutto questo possa essere interiorizzato e vissuto con serenità. Come dicevano i saggi, non si è mai saputo chi fossero, chi ben comincia è a metà dell'opera, l'Avvento è appena iniziato per cui non dobbiamo fare altro che continuare.

26 novembre - Certamente è importante dare coraggio sempre, aiutare a leggere positivamente la propria vita anche quando sembra che tutto vada storto. Ma soprattutto è importante farlo con le persone scoraggiate, o comunque fragili nelle loro sicurezze vere o finte che siano. Di certo attraversiamo una fase debole a livello sociale, ma anche a livello ecclesiale. Tolte le granitiche certezze che per secoli hanno dato stabilità alla vita della Chiesa, ci presentiamo all'oggi della storia e al futuro dei nostri giovani appesantiti dal relativismo etico e morale anche all'interno della vita ecclesiale. E' vero rimane la certezza della salvezza che Gesù è venuto a donare, ma quanta diversità nel proporla e ancora di più nel viverla. Insomma, chiederete, come dobbiamo procedere? Di certo è necessario avere una grande prudenza comportamentale anche perché, semplicemente, la cattiveria che è presente nel mondo non è una leggenda metropolitana ma sussiste realmente, anche per questo è opportuno guardare con attenzione al mondo che ci circonda. Non basta fare il bene, è importante poter continuare a farlo.

     Certo al bene non c'è alternativa, se si vuole costruire la speranza e generare la fiducia nel futuro. Un amore sicuro lo si vive e lo si trasmette in famiglia, diventa tutto più difficile con quello della porta accanto. Qualche difficoltà in più la si incontro appena si esce per strada. Decisamente stasera stento a rendere presente la gioia di essere la forza disponibile per costruire il futuro a Scalea, però è importante non arrendersi, non desistere cercando di scuotere le tante forze positive che comunque sono presenti nel territorio ma troppo spesse si mantengono barricate nelle proprie case. Quanto amore abbiamo nel cuore? Quanto amore trasmettiamo agli altri? In che cosa l'amore di Dio mi dona pace nelle delusioni che necessariamente incontro nella dedizione al bene? In tutto questo tormento giova molto la comprensione piena del significato con il quale il Signore mi ha amato e continua a donarmi amore. Diciamo così, se guardiamo alle persone ne usciamo più edificati che non se guardiamo alle cose.

     Allora non dobbiamo fare altro che cercare Dio nell'altro, avendo la certezza che un barlume della Sua presenza necessariamente è presente in ciascuno. Possiamo cominciare con i più anziani, coloro che si sono spesi per noi, offrendo totalmente se stessi perché noi potessimo crescere e progredire, o come amavano dire loro fare carriera. Certo l'attenzione era soprattutto alle cose del mondo, ma poi ho imparato che c'è anche una carriera spirituale non meno importante, in ordine alla serenità interiore ed è soprattutto a questa che noi dobbiamo guardare, se vogliamo essere segno dell'armonia con la quale il Signore visita la nostra vita. Non si riesce ad essere forti se non si guarda con attenzione a Gesù, anche per questo è importante dedicare del tempo alla preghiera e per qualche aspetto, trovare il tempo da dedicare alla preghiera rimuovendo dalla nostra giornata altri impegni che pure ci sono presentati importantissimi. Non sempre è facile osare di fare le cose che altri non fanno, ma ritengo sia anche importante non arrendersi prima di aver cominciato a farlo.

    L'Avvento rimane un tempo da vivere in questa disponibilità a cercare vie nuove, cogliendo nel deserto l'ambiente ideale nel quale avventurarci per provare a cambiare la nostra vita e quella degli altri. Quello che è importante è non cedere alla tentazione di sedersi prima ancora di partire, solo in questo modo ci si rende conto della bellezza che anche il deserto riesce a trasmettere con i suoi colori, l'aria che sprigiona libertà, la voglia di cogliere la novità dell'aurora coniugandola con il silenzio. Ma tutte queste sensazioni correrebbero il rischio di restare senza frutto se non sono animate dall'amore verso l'altro, è a questo amore che dobbiamo guardare con fiducia, cercando nell'altro quegli aneliti di pace interiori che condivisi orientano a creare una società più vivibile e armoniosa. Il buio nel deserto è più intenso, più assoluto, ma anche la luminosità si irradia meglio nel cielo e riesce a rischiarare le realtà che ci circondano. Animali, piante persone. No nel deserto non è prevista la presenza di persone, ma forse anche nella nostra vita non ne entrano tante, siamo in mezzo a tenta persone ma quante sono parte di me?

     Il deserto è anche il luogo delle domande inevase, alle quali è bello far rispondere il silenzio che ci circonda. Il silenzio è immenso come il mare, certamente di più, alcune volte spaventa ma non accade se ci mettiamo ad ascoltarlo. Quante voci, quanti visi, quante emozioni, quanta gioia, quanta pace, dobbiamo solo cercare e ascoltare, senza neanche sapere che cosa, però questo apre il cuore e libera la mente, si coglie la bellezza di essere amati e la gioia di poter amare sempre di più. Il silenzio del deserto è diverso dal silenzio del bosco, ma di questo parlerò in altra occasione. Adesso buon proseguimento di serata con le persone che più vi amano e che vi sono accanto. Ci si prende per mano e ci si scopre amanti in modo sempre nuovo, in modo sempre più vivo. Auguri per un amore sempre più giovane, sempre più vivo, sempre più autentico. Il silenzio è lo spazio del vostro amore vero.

25 novembre - Oggi giornata di sensibilizzazione per la violenza sulle donne, è un fenomeno ordinario, anche tra le donne, quello di sparlare delle donne. Ancora di più da un fastidio a pelle, in molti uomini, vedere che le donne riescono a fare carriera, a conseguire posti di rilievo in ogni ambito della società. A tutto questo humus preventivo negativo, si aggiunge una legislazione molto benevola verso l'uomo che commette atti criminosi nei confronti delle donne. Per cui ci si rende conto che occorre tutto un lavoro formativo perché, ancora i nostri giorni, nella nostra società la donna sia rispettata in quelli che sono i suoi diritti basilari di vivibilità e di protagonismo personale. Occorre generare atteggiamenti educativi di maggiore valorizzazione e apprezzamento nelle sue capacità e nella possibilità che ha di poter emergere anche in una società ancora profondamente maschilista, dove ogni concessione sembra avere la caratteristica della grazia concessa per benevolenza e non del diritto acquisito in virtù delle proprie capacità.

    Però sono convinto che tutto questo, esige una conversione delle donne a una maggiore comprensione positiva verso le persone del proprio sesso, nella certezza che a parlarne male e ad agire contro ci sono già quelli dell'altro sesso e questo dovrebbe poter bastare. Come Chiesa non dobbiamo fare altro che rispettare questa preziosa presenza, non tanto e solo come offerta di servizi, ma come la potenziale novità dello Spirito nei doni che lo Spirito stesso ha donato loro di esprimere, perché la comunità cristiana possa crescere nell'amore relazionale, nel servizio vicendevole e verso gli ultimi,  e nella gioia della fraternità condivisa. Anche nell'educazione familiare occorre operare perché i figli crescano con le stesse responsabilità e impegni domestici, insomma è importante uscire dalla categoria interpretativi sintetizzata nelle allocuzioni, lui è maschio e le è donna. Sono semplicemente e meravigliosamente figli con gli stessi diritti e gli stessi doveri.

    Sono anche convinto che a tutto questo clima di violenza concorra anche l'uso che i media, da intendere in senso ampio,  fanno della donna che è valorizzata non tanto come persona, in gran parte il tutto è orientato ad alimentare il desiderio dell'altra e non il rispetto verso la libertà dell'altra, il desiderio del corpo dell'altra e non la valorizzazione della intelligenza dell'altra. Ritengo sia evidente a tutti il cammino per il cambiamento è stato intrapreso, in parte  è stato anche percorso, certamente bisogna continuare senza avere  paura, anche se la cronaca ci presenta un sequenza interminabile di martirii legati semplicemente all'essere donna. Questo fatto non deve scoraggiare, semplicemente deve aiutare a capire che la strada intrapresa è quella giusta. Ripeto, è importante avere un po' di coraggio  in più nel rivendicare i propri diritti  e un po' di corporativismo al femminile.

    A tutto questo dobbiamo sempre esprimere la bontà del Signore che continua ad accompagnare la vita della comunità che ha vissuto la giornata con il Gruppo delle Famiglie a Praia a Mare in preparazione all'Avvento, tutto è stato guidato con grande dedizione pastorale dal Parroco Don Ernesto. Da parte mia ho goduto solo del momento meditativo e della condivisione dell'agape fraterna. Ormai vado abituandomi a dare maggiore autonomia alle varie esperienze, questo permette ai responsabili di comprendere meglio la bellezza di essere al servizio del Signore in prima persona. Mentre in parrocchia abbiamo condiviso la gioiosa celebrazione animata dai Popoffini, l'uscita del Foglio di collegamento curato dai Talent&Art e la gioia della vita comunitaria che non manca mai. Insomma il Signore continua a benedire con la Sua presenza i carismi dei tanti laici che concorrono alla vitalità della comunità. Abbiamo chiuso l'anno liturgico leggermente soffocati dalla pioggia, ma nel cuore c'era spazio solo per la gioia.

22 novembre - Oggi è la memoria di Santa cecilia, per cui necessariamente devo fare gli auguri al coro parrocchiale, perché riesca a cantare sempre con entusiasmo la gloria del Signore e ad emozionare i fedeli con la propria dedizione gioiosa alla vita di comunità. Una giornata vissuta con grande entusiasmo e dedizione alla volontà di Dio. Come sempre si comincia con la preghiera, poi le tante attività orientate alle iniziative comunitarie. Devo anche sottolineare che oggi è il girono delle pulizie della Chiesa e, come sempre, le signore incaricate vi si sono dedicate on grande dedizione. Abbiamo anche contestualizzato in modo dignitoso la targa della Mensa Caritas San Giuseppe, lunedì si apre per cui tutto deve essere al posto giusto. Mattinata serena, pranzo dignitoso e sereno. Le analisi sono molto soddisfacenti. Poi la pausa di mezzogiorno è un periodo che riposo con difficoltà senza motivi evidenti.

    Si riprende alle ore 15,00 come sempre  i primi a impossessarsi della scena parrocchiale sono i Talent&Art, della serie organizziamo la palestrina. Che non ha nulla a che vedere con la Palestina la terra del Signore, è semplicemente un tentativo di stare insieme allenandosi, in quei luoghi moderi che inducano a sforzare il fisico, insomma ci si allena, sono gli spazi moderni della valorizzazione di se stessi. Poi le tante attività parrocchiali, a seguire Santo Rosario, Eucaristia, incontro con i Custodi, incontro con il Movimento dei Focolare, Incontro con gli Strumentisti, chiusura della serata pastorale. Inizia la mia serata privata con la cena che poi sarebbe il pranzo di oggi, con i messaggi, e infine con l'aggiornamento del Sito parrocchiale. Adesso vado a chiudere e vi saluto con gioia nella pace. Tutto sommato è stata una giornata per niente male.

19 novembre - Alcune volte sembra che il Signore si dimentichi dei suoi figli, al punto che si gridi alla sventura, si dia spazio alla disperazione. Ma come recita con versi antichi il Profeta anche a noi viene ripetuto: Può forse una madre dimenticarsi del suo bambino? Quant'anche questo dovesse accadere, Dio mai si dimenticherà dei suoi figli. Alla luce di questi versetti non ci resta altro che cercare di capire che cosa il Signore ritiene di doversi comunicare e in che cosa noi dobbiamo alimentare la fede per corrispondere meglio alla Sua volontà di salvezza. Il punto dolente è proprio questo, che cosa è per noi la salvezza e in che cosa cerchiamo di aderire al progetto di Dio per poterla conseguire. Ordinariamente ritengo che abbiamo altri pensieri e altri impegni, per cui quando il Signore bussa alla nostra vita, ci trova sempre leggermente stupiti e incapaci di comprenderci disponibili  al Suo protagonismo. Insomma, viviamo in modo impropriamente assoluto quanto è necessariamente relativo.

    Una giornata vissuta con serenità e impegno, con qualche apprensione ma anche con grande armonia. Lo so' non tutti ci riescono sempre, ma è anche vero che non tutti preghiamo con intensità. La meditazione, la riflessione non sono una esclusiva delle spiritualità orientali ma sono anche alla base della nostra vita di fede. Solo questo ci permette di affrontare le difficoltà di ogni giorno senza eccessiva agitazione. La preghiera quotidiana, gli impegni lavorativi familiari, la gioia della vita di comunità, la voglia di rendere migliori gli spazi che abitiamo sempre il tutto fatto con umiltà e senza presunzione, per il tempo che ci viene concesso. Certo nella vita di coppia abbiamo anche i tempi dell'affettività che non devono mancare mai, anche perché aiutano a vivere meglio la gioia della vita di comunione nella coppia e nella famiglia, i figli devono avere la certezza che i loro genitori vivono con amore il loro stare insieme, questo dono loro gioia e sicurezza per il domani.

    Intanto ci prepariamo al tempo di avvento, il tempo dell'attesa della venuta del Signore in mezzo a noi. Dono di amore del Padre. insomma tutto ciò che concorre alla gioia dei grandi e dei piccoli. Sono giorni da cogliere nella loro bellezza e nella loro intensità. L'opera di Dio deve sempre essere sempre contemplata  perché possa essere colta pienamente nella bontà della manifestazione del Suo amore per noi. Non dobbiamo stancarci di cercare il sorriso dei bambini, ma è ugualmente significativo quello dei poveri che si sentono accolti, anche se necessariamente non hanno la stessa luminosità. Poi c'è il lavoro di tanti che si sforzano di comprendersi protagonisti della propria vita, cogliendo ogni occasione di lavoro come un dono del Signore, questo è il periodo della raccolta delle ulive, una pianta ritenuta preziosa in tutti i tempi e in tutte le culture, proprio per il caratteristico molteplice utilizzo dell'olio.

     E' un lavoro umile, ma che dona grande soddisfazione a chi lo esercita. devo dire che molti in parrocchia in questo periodo fanno le giornate per la raccolta. Il Signore li deve benedire e deve dare loro la gioia di raccogliere per come si sono sacrificati. Sono molti i lavori umili che vengono praticati con grande dedizione, basterebbe pensare alla pulizia delle scale, fatta anche da molti uomini. La situazioni di crisi economica che si accompagna ai nostri tempi, esige una dedizione al lavoro per come si trova. E' difficile che qualcuno riesca a fare il lavoro per cui si è qualificato con gli studi. Il nostro è un tempo frammentato per cui è opportuno fare quello che si riesce a trovare, per il tempo che si riesce a viverlo. E' fondamentale fare tutto con amore, come se fosse qualcosa di proprio, altrimenti ci si intristisce e non si riesce a vivere l'impegno con entusiasmo, caratterizzandolo con le proprie capacità personali.

18 novembre - Giornata luminosa, la pioggia è necessaria per la vita sulla terra e quando piove ringraziamo Dio perché si ricorda di noi, ma quando esce il sole tutto cambia diventa più bello nei colori che la natura ci dona. Anche questo fine settimana è stato particolarmente intenso, caratterizzato dalla gioia di avere il Vescovo in mezzo a noi per la benedizione della Mensa Caritas San Giuseppe. La conclusione dei lavori era attesa da molto tempo, anche se ancora manca l'operatività a motivo del gas, posso affermare che siamo alla fine dello stress che si è accompagnato alla realizzazione di questa opera. Come ho già detto in altre sedi, tutto nasce dall'amore verso Scalea e dalla volontà di corrispondere al volto nuovo della Chiesa, che deve sempre più diventare il luogo dove i poveri si sentono cercati, accolti e amati. Insomma è un passo in avanti verso la gioia di incontrare Gesù nelle marginalità del nostro tempo. Il Vescovo nell'incontro che ha preceduto la benedizione ha ricordato l'impegno della Chiesa nel realizzare con i proventi dell'8X1000 centri di accoglienza in diverse parti della diocesi per sostenere le tante povertà del territorio, e la sua volontà di valorizzare Scalea come residenza istituzionale del Vescovo. Ha anche parlato delle sue esperienze da parroco sempre attento alle periferie, con discrezione e continuità, grazie ai volontari della Caritas.

    

    Il Parroco ha ringraziato il Vescovo della sua presenza e del suo impegno a volere realizzata quest'opera, sottolineandone la preziosità per tutto il territorio cittadino, hanno partecipato tutti i parroci della città. ha anche ringraziato tutti coloro che concorrono con il loro impegno gratuito a portare avanti con generosità e dedizione l'opera del Signore nella parrocchia. Il Sindaco nel suo intervento, ha ringraziato per la disponibilità a costruire la speranza a Scalea, confermando la sua disponibilità a collaborare e a incoraggiare tutte le aggregazioni per la crescita sociale del territorio. Tutto si è svolto in un clima di serenità e di ascolto, classico il gesto del taglio della torta augurale e la gioia di tutti a condividere un momento di fraternità. Le altre immagini richiamano le altre attività orientate alla crescita della carità come sentimento naturale della vita cristiana. La Tappa della Carità per i ragazzi del primo anno della confermazione, che hanno animato la liturgia e vissuto varie esperienze di solidarietà e di condivisione. Non tutto e sempre procede per come si vorrebbe ma si tratta di orientare in modo nuovo la formazione alla vita cristiana e non tutti ne colgono pienamente il valore.

  

    Infine una giornata intensa è calorosa è stata la Domenica per i Poveri, che ha visto un lungo pellegrinaggio dei fedeli piccoli e grandi che hanno portato ciò che hanno potuto ai piedi dell'altare per condividerlo con le famiglie che attingono per il loro sostentamento ordinario alla Caritas Una Mano Amica e verranno alla Mensa Caritas San Giuseppe. Come sempre ci si è messi in cammino con il cuore aperto all'amore. Ritengo che i risultati siano stati molto positivi in ordine alla generosità della comunità e ai bisogni della parrocchia. Tutto è opera del Signore, è lui che apre i cuori all'amore, è sempre lui che incoraggia alla generosità, è ancora Lui che chiede di farlo come Chiesa, perché la comunità del Risorto corrisponda sempre meglio alla sua vocazione di essere il luogo dove si manifesta l'amore di Dio.  E' stato un Suo dono anche la celebrazione dell'Eucaristia che ha assunto i colori che dovremmo godere sempre, e che non sempre caratterizzano le nostre assemblee festive. La caccia del pelo del Branco ha fatto da sottofondo emozionale a questa Domenica di intensa fraternità e di condivisione.

     La bimbetta che mette in ordine qualche dono che ha portato la mammina, è una nota di colore che non guasta. La presenza dei bambini è sempre un dono del Signore, lo slogan che mi è venuto osservando la scena che che: i Bambini donano gioia e donano con gioia. Questo mi è venuto in un momento quello della missione ancora stenta ad essere espresso pienamente, speriamo bene. Devo anche dire che la comunità non sta collaborando troppo in riferimento allo slogan. Le altre foto? E' il corso per il recupero dei crediti perduti, chi non aveva fatto la tappa della Bibbia ha auto modo di viverla, con la presenza di Don Sandrino e di Don Francesco, chiaramente debitamente preparati dai catechisti. In realtà abbiamo avuto anche l'incontro con i genitori dei ragazzi scout, a me è sembrato molto intenso. Ma spero di poterne trattare nel link proprio.

    Per non dimenticare proprio nessuno, certamente con questa bella giornata di sole la gran parte delle mamme e delle donne in genere, saranno alle prese con la lavanderia domestica.  Auguri, vi auguro di vivere sempre con grande gioia ed entusiasmo il servizio prezioso e insostituibile della quotidianità familiare che non sempre e tutti siamo capaci di apprezzare. Per cui ne approfitto per ringraziarvi a nome dei vostri mariti, qualora qualcuno, troppo preso nei propri impegni lavorativi a sostegno della famiglia,  non lo facesse già ordinariamente di persona. 

12 novembre - Ma è evidente che il Parroco può contare su tanti amici, il Sacerdote ne ha ancora di più tra le due categorie necessariamente c'è una differenza anche perché il ministero sacerdotale si spende in tante parrocchie, per cui ovunque accade che si determino relazioni di amicizia molto belle e significative. Alcune si ricordano, altre restano conservate passivamente nella memoria ed emergono immediatamente al momento, quanto ci si restituisce per alcuni momenti all'esperienza vissuta nell'incontro estemporaneo con le persone e gi ambienti nei quali si è vissuta l'esperienza ministeriale. Diciamo pure che non mancano relazioni conflittuali, d'altra parte sappiamo tutti che nelle comunità spesso si articolano dei veri centri di gestione personale, per cui non tutti sono necessariamente contenti di vedersi rimossi da ruoli vissuti da decenni e in alcuni casi da generazioni, ma posso garantirvi che le situazioni positive superano di gran lunga quelle negative.

     Diciamo pure che il Signore benedice i suoi servi, e li consola con ogni consolazione, avevo pensato di potervi narrare alcune situazioni particolari ma poi ho pensato che avrei fatto torno a mille altre possibili per cui chiudo qui questo discorso orientato a ringraziare il Signore per tutto il bene che mi ha donato, la gioia condivisa nelle tante amicizie che ho vissuto, in questi anni spesi al servizio della Chiesa che è in San Marco Argentano - Scalea e, in qualche occasione, anche oltre. Questa sera ho avuto modo di iniziare la novena della Madonna del Carmine e ho avuto modo di rileggermi in tante situazioni vissute nella mia adolescenza. E' proprio vero, con il salmista non posso che ripetere: Che cosa renderò al Signore per quello che ha dato? Nulla, perfettamente nulla, semplicemente perché il dono del Signore esige la gratuità dell'accoglienza per cui non devo fare altro che valorizzarne l'amicizia e la Sua volontà di continuare a visitare la mia vita.

    Anche oggi è stata una giornata vissuta in modo instancabile, come sempre si comincia con la preghiera, poi la formazione biblica con la Lettera agli Ebrei, quindi problemi tecnici legati al ministero sacerdotale, poi vissuta soprattutto in relazione ai lavori da ultimare alla mensa. Sembra che tutto proceda abbastanza bene anche alcune operazioni non necessariamente saranno ultimate in occasione della visita per la benedizione dei locali del nostro Vescovo sabato sera. Insomma sembra che il più è fatto, per cui ciò che rimane può essere realizzato anche dopo. Climaticamente è stata una giornata nervosa, caratterizzata da molte intemperanze, ma non di intensità calamitosa come da più parti si grida nei vari media. Forse a qualcuno l'inverno fa paura, o più semplicemente si vuole accentuare quel clima di spavento capace di mettere in risalto le notizie, che altrimenti non sono lette da nessuno. insomma la dinamica di impressionare per essere maggiormente seguiti.

    Abbiamo avuto l'attività degli operatori della carità, la partecipazione di tanti che avvertono l'esigenza di essere sostenuti. Poi i giovani leggermente spensierati che si allenano con gioia e serenità, si comincia anche a pianificare la pulizia finale degli ambienti, ma la parola fine non esiste, per cui diciamo di questa fase lavorativa. Ritengo anche di poter affermare che l'operazione adesioni alle attività oratoriali può dirsi conclusa, salvo qualche scampolo finale il numero per adesso è bloccato a 228 adesioni compresi i catechisti/educatori e gli animatori. Non è male, anche se deve essere considerata non positiva una leggera flessione, rispetto all'anno precedente, delle adesioni all'assunzione delle responsabilità formative. Molti hanno paura di mettersi in gioco anche se ne hanno le potenzialità, così come sarebbe sbagliato mettersi in gioco solo per seguire i propri figli, insomma dobbiamo ancora recuperare pienamente il senso vocazionale dell'impegno di educatori alla fede.

11 novembre - Il Signore ci ha donato di vivere ieri l'inizio del cammino di formazione per la missione parrocchiale, dopo un primo momento di confronto assembleare con il racconto breve della propria esperienza ecclesiale, ci si è successivamente divisi nei gruppi guidati per gli adulti da Padre Fabio e per i giovani da Padre Alessandro. Come prima esperienza dobbiamo essere soddisfatti anche se il fronte giovani esige un rinvigorimento nella partecipazione alla formazione. Merita anche apprezzamento l'inserimento nella parrocchia di Don Sandro e Don Francesco, che in modo molto diverso si rendono presenti alle varie attività caratterizzandole con i loro carismi. La missione esige uno sforzo intenso comune, anche perché l'obbiettivo e coinvolgersi nella costruzione della vita di fraternità all'interno della comunità. Insomma si tratta di uscire dal chiuso della propria famiglia e degli amici per vivere sempre con più naturalezza il sentirsi cristiani e fratelli e sorelle all'interno della comunità. Non si ha la presunzione di riuscire a trascendere le difficoltà che si accompagnano al tessuto sociale nel quale viviamo, ma fare azioni che incoraggino la gioia di stare insieme, che alimentino la nostalgia dell'incontro con l'altro.

 

     Tutte le attività della vita di comunità sono orientate a questo obbiettivo, sia quelle con i piccoli che quelle con i grandi, ma adesso ci prepariamo a vivere coralmente un tempo di grazia che certamente, per la intensità della proposta, non passerà senza incidere in qualche modo nella vita delle persone. Intanto vi propongo alcune immagini della Mensa Caritas. Come potete notare siamo strutturalmente a buon punto, come sempre è la parte finale, che esige più tempo per essere definita, ma il grosso è fatto. Per diventare operativi, è necessario il collegamento alla rete del gas e poi via, si parte. Anche il numero delle persone disponibili è abbastanza motivato e qualificato, insomma ci si avvia con serenità a questo appuntamento di fraternità con le marginalità cercando di leggere in questa esperienza ciò che più immediatamente caratterizza la vita cristiana, la gioia di stare insieme con coloro che hanno più bisogno di calore umano, di fraternità. Scalea deve vivere con più intensità la capacità di essere comunità cristiana, una comunità che fa esperienza di gratuità, che vive e trasmette la presenza del Signore.

 

    In realtà molti gruppi e associazioni cristiane, quasi tutti, trattano nei loro progetti del servizio alle marginalità, ma poi non sempre si è conseguenti, troppo spesso si resta sul teorico e sul vissuto di qualche esperienza, la quotidianità è prova di lettura sulla validità di un progetto di servizio.  Speriamo di dare un buon esempio di maturità esperienziale e non solo di dialettica relazionale. Come sempre non tutto dipende da noi, ma di certo dobbiamo affrontare il tutto con una motivazione di fondo, dobbiamo pregare perché il Signore si accompagni alla nostra volontà di testimoniare il Suo amore. Altre volte ho auto modi di dire che Scalea ha assolutamente bisogno di vedere che amare è positivo, amare costruisce speranza, amare dona la gioia di vivere, amare aiuta a stare bene con tutti. Si tratta di inserire nel vissuto della città questa virtù cristiana che è la sola capace di cambiare il modo di relazionarsi e dello stare insieme.

     Occorre dare cittadinanza a Gesù ed è bello poterlo fare negli ambienti pastorali, sono ambienti dove si parla molto di Gesù, ma adesso abbiamo l'opportunità di farne esperienza, di farlo incontrare con gli altri con la Sua premura e l'attenzione che ha sempre avuto verso coloro che ne cercavano il conforto, coloro che avevano bisogno del Suo aiuto. La Chiesa sta attraversando un tempo molto tormentato, anche all'interno della Chiesa sembra abitare un pericoloso desiderio di conflitto, di generare separazione, di svilire l'opera del successore di Pietro, indebolendo così tutto quanto va comunque realizzando in ordine alla comunione e al desiderio di bene in ogni parte del mondo. Che cosa hanno a cuore questi fratelli e queste sorelle che operano in questo modo? Verso dove pensano di orientare la carica di amore che il Signore ha posto anche dentro di loro. Non dobbiamo fare altro che pregare e sperare che la Chiesa riscopra la gioia di camminare in comunione piena e vera, solo in questo atteggiamento ordinario e gratuito può vivere la bellezza di essere strumento del Signore per il bene e la gioia dell'uomo.

9 novembre - Intanto l'anno liturgico va completandosi, ci incamminiamo verso la fase conclusiva caratterizzata dalla festa rurale di San Martino e dalla Domenica delle Povertà. Il Santo Padre ci incoraggia a essere tutti protagonisti nella partecipazione solidale al dramma dell'umanità che stenta a comprendere, questo accade anche per molti battezzati, l'altro come il fratello da amare e da sostenere. Chiaramente per come è possibile, nessuno deve impoverire se stesso, ma neanche deve far finta che l'altro non esiste. Alla base di questo disinteresse necessariamente dobbiamo porre la mancata evangelizzazione della comunità cristiana, ancora oggi la gran parte di noi praticanti vive più di tradizioni religiose, che non seguendo con attenzione gli insegnamenti del Signore. La via del discernimento per orientare alla santità la propria vita, la capacità di dedicarsi agli con impegno e continuità agli emarginati, la gioia di diffondere il Vangelo all'interno della propria famiglia stentano ad abitare il cuore di molti fedeli.

     Non bisogna scoraggiarsi, semplicemente avere coscienza dell'impegno necessario perché la fede in Gesù cristo torni ad essere un riferimento vero almeno per coloro che sono battezzati. Anche la missione che ci avviamo a vivere vuole avere questo obbiettivo, direbbe San Leone Magno: O cristiano, ricorda la tua dignità. Questo esige vivere con più distacco la gioia di essere la comunità dei redenti, una gioia da esprimere anche nei momenti difficili che necessariamente chiedono di abitare anche la nostra vita. La missione chiede ai battezzati di dare più spazio all'impegno di rendere presente il Signore al di fuori degli ambiti ordinari di impegno ecclesiale, insomma non vivere solo la sequenza interminabile di incontri formativi nelle varie sedi, ma mettersi in cammino per cercare il fratello la sorella dei quali ho smarrito la presenza.

     Devo imparare a guardare con gli occhi del Signore, occhi che guardavano con attenzione, in profondità, che aprivano all'amore dell'incontro. Occhi che davano speranza, che trasmettevano la certezza che Dio ci ama, Dio è Padre, Dio che chiama all'incontro con se. Tutto questo forse oggi non è tanto presente nella vita di comunità. Forse è meglio dire che manca in noi protagonisti istituzionali dell'evangelizzazione la gioia di vivificarlo, perché certamente Dio è presente nei cuori, ma non sempre è una presenza che riesce ad emergere con vigore. Perciò dobbiamo chiedere al Signore di incoraggiare l'anelito ad andare verso l'altro, cercando in questo andare la capacità di coglierlo in tutti coloro che incontriamo e che hanno bisogno di sentirsi amati dal Signore e anche da noi. E' vero capita di sentirsi già oberati da troppi impegni, proviamo a togliere qualcosa di meno importante, ma non trascuriamo la gioia di rendere presente Gesù.

8 novembre - Il Sito comincia a diventare difficile da gestire, mi dicono che devo cambiare il programma, ormai storicizzato, intanto mi vieta di trasmettere con la comunità. Anche oggi ho passato alcune ore io a scrivere e lui a cancellare, dopo una rielaborazione programmatica, riprendo ma ormai è un po' tardi per trasmettere con freschezza le idee. Come sempre una giornata particolarmente intensa, oltre gli aspetti liturgici caratterizzati da quattro celebrazioni eucaristiche due delle quali esequiali, che hanno caratterizzato emotivamente questa giornata. La nota saliente e innovativa è il montaggio effettuato della cucina nella Mensa Caritas che comincia ad assumente un aspetto dignitoso, contemporaneamente stiamo anche operando per realizzare il bagno per i disabili. Nel frattempo è stata montata la ringhiera all'uscita di emergenza che adesso è pienamente funzionale. Allora siamo alla fine dei lavori? Penso proprio di no. Però procediamo verso l'attivazione per i quali sono stati aperti. Ho avuto modo di riposare durante le celebrazioni, sostanzialmente caratterizzate da una preghiera intensa, anche perché i partecipanti alle celebrazioni esequiali erano veramente pochi, insomma ho cercato di sopperire con l'interiorizzazione alla carenza di partecipanti.

     Poi ci sono anche altre informazioni di malessere per alcuni fratelli e sorelle, per cui la motivazione per pregare un po' di più certamente non mancano. Chiudo questa giornata sostanzialmente sereno, anche perché il Signore non mi ha fatto mancare niente in ordine alle consolazioni spirituali. Tutto procede secondo quanto andiamo preparando e vivendo, i ragazzi animano gli ambienti dell'Oratorio con lo sport, la musica, la gioia della vita comune, la catechesi e la preghiera. I responsabili dei vari ambiti educativi non si risparmiano in ordine alla programmazione nei team, gli ambienti oratoriali rispondono alle tante esigenza anche in seguito alla loro ristrutturazione. I ragazzi rispondono bene ai ritmi formativi di catechesi di meno alla vita liturgica della comunità, ma forse deve essere così in questo periodo storico. Io mi sforzo di operare in modo sereno anche se la mente è intasata di preoccupazioni non sempre risolvibili, per cui necessariamente corrono il rischio di intasarsi nella mente. In questo la preghiera è un deterrente positivo che aiuta a liberare la mente e incoraggia il cuore ad osare di più sulla via dell'amore disinteressato.

     Certo sta arrivando anche il momento di pagare i lavori ed è anche questo che genera perplessità, anche perché, a motivo delle varianti in itinere, come sempre si parte con 10 e si arriva a venti, senza avere la possibilità di dilatare i fondi a disposizione. Come sempre ci si appella alla Divina Provvidenza, fino ad ora non ha deluso speriamo non decida di cambiare aria.  Nella vita di un parroco la fede nella provvidenza è indispensabile altrimenti altrimenti si corre il rischio di restare bloccati al palo, se uno non rischia non farà mai nulla, anche perché alcune disponibilità nascono dal fare esperienza di emozioni dalle cose tangibili, insomma far vedere l'opera per incoraggiare il coinvolgimento. Ma allora è un problema di spettacolarità, no ma solo un corrispondere alle esigenza della vita di comunità. Esigenze artistiche, esigenze sociali, attenzione ai bisogni della gente e via a seguire. la parrocchia è un mondo complesso ed è bello farlo respirare in ogni ambito.  Non capita spesso di essere sollecitati a guardare con più attenzione alla gente che il Signore ti mette accanto, però quando ci si riesce si torna a casa con il cuore più pieno di amore e di gioia.

     Arrivo all'appuntamento dell'apertura della mensa con più emozione del solito, come il conseguire un traguardo inesplorato. Devo ammettere che ho sempre operato per dare cose, anche abbondanti ai bisognosi, ma non mi è mai capitato di condividere con loro stabilmente parte del mio tempo, per cui lo colgo una vera grazie del Signore poterlo vivere. Certamente sarò costretto a rinviarla almeno di una settimana, anche perché non riusciamo ad essere operativi per il la Domenica della Povertà, che comunque dedicheremo alla raccolta di viveri, ne avremo ancora più bisogno per cui occorre incentivare la gioia di diventare un dono per gli altri. Nel cuore delle persone è profondamente radicata la gioia di donare, ma siamo frenati e deviati da questa società che propone l'egoismo, il carrierismo, l'arricchimento personale come traguardo da conseguire, per cui si va avanti rattristati dal non potere avere tutto ciò che si vorrebbe, è nell'insegnamento di Gesù che dobbiamo cogliere la bellezza di essere vivi per l'eternità e non solo per la breve esperienza terrena. Anche se non sempre e non tutti ci riusciamo, ma semplicemente auguro a tutti di dare più spazio a Dio nella vita di ogni giorno.

5 novembre - Come sempre l'inizio di novembre è caratterizzato dalla memoria dei nostri cari, per cui ritengo di non dire molto se affermo che al centro dei pensieri di tutti ci sono stati coloro che ci hanno dato la vita, ci hanno donato il Battesimo e nel battesimo ci hanno incoraggiato a camminare con Gesù, quale compagno privilegiato per affrontare con coraggio la vita terrena e guardare con grande fiducia alla vita eterna in Dio. Anche io ho cercato di dare più spazio alla riflessione e alla comprensione della vita, insomma un po' più di silenzio personale e la volontà di andare maggiormente in profondità per la comprensione delle azioni e della vita pastorale della comunità. Capita spesso che in questa condizione i risultati che ne escono non necessariamente sono quelli sperati, per cui mi irrigidisco idealmente e la visione che ne esce diventa più negativa e pesante in ordine alla speranza che il Signore ci chiede di annunciare e testimoniare. Percepisco la capacità di leggersi nella dedizione al Signore ma anche la non volontà di andare più in profondità nella dedizione a renderlo presente nella vita di ogni giorno, insomma si corre il rischio di leggerlo importante purché rimanga nella Sua nicchia, insomma non deve diventare una presenza invasiva.

    Eppure le immagini che il Signore mi dona di contemplare non sono negative, come anche non lo sono la dedizione di chi mi collabora con grande dedizione, ma allora cosa non va, dove emerge il problema? Difficile da dire, però non ritengo che sia una mia fantasia mentale, quando leggo la difficoltà è perché c'è, anche se non sempre riesco a renderla visibile immediatamente. Capita che tutto inizi con una scena idilliaca, che merita di essere memorizzata. Il protagonista iniziale è il vento che si accompagna a questa ripresa dell'autunno, scuote gli alberi, fa cadere le foglie e le fa roteare a suo piacimento, tutto diventa filmico e ricco di creatività. Ad un tratto irrompe nella scena una bambina di due o tre anni, arriva al Parco degli Angeli, il clima è abbastanza rigido, insomma freddo tendente alla pioggia. Lei si toglie le scarpette e comincia a correre, naturalmente inseguita inutilmente dalla mamma. Comincia a raccogliere le foglie come se fossero dei fiori e ne fa un mazzetto che tutto ad un tratto avverte di far roteare nel vento, mentre lei riprende a correre questa volta attraversando con grande gioia il prato.

    Fine della scena, non perché sia conclusa la volontà di giocare della bambina, ma perché io devo riprendere il mio servizio sacerdotale, per cui devo portarmi verso la Chiesa, cambia il panorama, al centro dell'attenzione è la vita di fraternità, la gioia dell'incontro con Gesù, la constatazione che la gran parte dei ragazzi di catechesi stentano a cercare il loro posto tra i banchi ed io che comunque deve animare l'assemblea e la liturgia orientando alla speranza la vita di comunità. E' vero sono sostanzialmente incontentabile, per cui stento a comprendere pienamente la bellezza dei doni con il quali il Signore si accompagna alla mia vita di custode della comunità, ognuno ha il suo carattere, però è vero io devo solo ringraziare e non lamentarmi. Prima di tutto per l'impegno di molti che instancabilmente operano per il bene della comunità, poi per la disponibilità alla sopportazione degli animatori, che cooperano attivamente con la loro caratteristica creatività per la buona riuscita degli impegni da portare avanti. Perfino gli innamorati nella loro follia, caratteristica di questa età, condividono un po' del loro tempo con me.

    Secondo me impoverisce la gioia della vita comune nelle sue tante manifestazioni di affetto la ritualità degli incontri che non sempre aprono a una comprensione spirituale delle attività orientate alla crescita cristiana dei ragazzi e  dei giovani. Voglio dire che tante manifestazioni dovrebbero andare avanti come una routine creativa, ma ormai stabilizzata e invece permane una certa insicurezza di fondo nella dedizione al servizio, che quasi vincola alla presenza anche in situazioni che personalmente ritengo acquisite, questo non mi aiuta a vivere pienamente le emozioni che comunque il signore mi dona nella vita sacerdotale, che purtroppo vengono quasi assorbite immediatamente dalle cose da fare e da preparare. Insomma avrei bisogno di più solitudine, di più silenzio attorno per poter accogliere e assaporare quanto il Signore dona, senza doverlo immediatamente disperdere in questo o quell'incontro. E quindi? Vediamo se si riesce a modificare qualcosa, a far vivere qualche protagonismo in più. Proviamo, dopo vi farò sapere. Certo rimane vivo il problema che io non mi accontento facilmente e questo non concorre a dare serenità attorno. Comunque, adesso buona notte a tutti e grazie.  

28 ottobre - Oggi è la festa dei Santi Simone e Giuda, giustamente molti diranno ma chi sono costoro? Così andiamo a scoprire che anche tra le colonne fondanti la nostra vita di fede, abbiamo Apostoli più noti e altri pressoché sconosciuti. Insomma in ogni categoria esistenziale perfino in quella apostolica, esistono disparità di valutazione e di protagonismo nella comprensione del ruolo. Diciamola tutta, anche io farei fatica a dirvi qualcosa in più su questi discepoli che hanno avuto la fortuna di condividere l'avventura terrena del Signore, probabilmente hanno speso anche loro l'esistenza per al evangelizzazione dei popoli, di Giuda conserviamo anche una Lettera nel Nuovo Testamento, ma per il resto è tutto avvolto in tradizioni ecclesiali che come al solito hanno un loro fondamento storico ma non assurgono al valore di una storia su di loro. Voi direte ma non è proprio molto, è vero, ma alcune volte è importante accettare anche i limiti di conoscenza che le prime comunità cristiane ci hanno lasciato. Per cui facciamo comunque festa e ringraziamo il Signore per la loro presenza accanto a Gesù e nel successivo impegno di diffonderne il messaggio, contribuendo alla fondazione della Chiesa.

    Continua la primavera autunnale, clima medio caldo, con desiderio di mare. La gente è serena, la campagna soffre molto per l'assenza di acqua, speriamo in un cambiamento ma non è garantito in tempi brevi. Anche se tanti ne parlano, ma di ciarlatani imbonitori su tutti i media ne abbiamo anche in riferimento al clima, per cui non dobbiamo fare altro che sperare nella volontà di Dio di dare un volto credibile al clima autunnale. Diciamo così la vita di comunità continua come la relazione con il clima, manca necessariamente qualcosa perché il dono della fede porti più frutto. La domanda spontanea è, ma può portare più frutto? Ritengo di si, ma il ritmo della proposta spirituale ha bisogno dell'entusiasmo nella preghiera, perché  solo così la fede riesce a generare nei cuori delle persone aneliti impensabili e incoraggiamento a perseguire traguardi nuovi. Alcune volto mi rendo conto di chiedere troppo, o almeno penso sia così, perché anche le persone più disponibili si attestano sul fronte acquisito, tengono la posizione con difficoltà senza perciò osare un attacco rischioso per provare a sfondare il fronte.

     Non dobbiamo dimenticare di avere a che fare con una società sempre più esigente, che assorbe molte energie. Per cui anche coloro che hanno aneliti inenarrabili nel cuore, poi si ritrovano a poterli esprimere con molto difficoltà nella vita di ogni giorno. C'è sempre il rischio di fare troppe riunione trasformando così la vita di fede in una sequenza interminabile di incontri formativi, mentre dovremmo riuscire a fare quotidianamente esperienze di vita condivisa con i più deboli perché possano fare esperienza dell'amore di Dio che non li abbandona e li cerca in modo instancabile. Nel frattempo ci rendiamo conto che la preoccupazione del futuro abita il cuore dell'uomo, per cui la proposta di amore gratuito che passa attraverso la vita cristiana alcune volte è osteggiata dal problema della sicurezza, del futuro dei figli, del male che si accompagna alla vita di ogni giorno, insomma molti fanno fatica a dare seguito nella vita alla fede nella quale pure credono. Ma come potete rendervi conto stiamo sempre parlando sempre  in riferimento al mondo protetto dalla fede in Dio.

    Poi abbiamo il mondo nel senso più reale e, per alcuni aspetti, triste del termine, se riesco ve ne parlo in serata. Adesso buon appetito. Nella speranza di non essere letto da molti, poiché l'ora è quella della dolcezza familiare, mi capita di dover affrontare da parroco i problemi esistenziali che si accompagnano in modo drammatico alla vita di tante famiglie. Le difficoltà maggiori sono legate alla malattia, che per il dramma che comporta oggi si chiama tumore nelle sue variegate espressioni e tipologie. Però la parola stessa, quando comincia ad abitare la vita delle persone, la trasforma in modo viscerale, non è necessario che ci siano forme gravi ed invasive, basta anche un coinvolgimento marginale, ma tutti sappiamo che questa tipologia è pervasiva ed è difficile da estirpare per cui ci si prepara sempre a una fase successiva. Insomma, in queste situazioni, non è facile gioire e guardare al futuro con fiducia. La casistica diventa più complessa se coinvolge, per come purtroppo accade spesso, i ragazzi e i giovani. In realtà non è così, rimane un dramma che coinvolge tutta la famiglia ad ogni età, si deve solo sperare di non doverne subire la presenza.

    L'altro problema grave che coinvolge i nostri giovani ma si protrae nel tempo anche per gli adulti è la droga nelle sue varie tipologie.  Generalmente si resta coinvolti in età scolare, è un fenomeno legato sostanzialmente agli amici. La droga è molto diffusa in ogni ambienti, ma dove più immediatamente diventa ordinaria è l'ambiente scolastico, da questo si dirama un po' dappertutto. Ho motivo di pensare che non ci sia alcuna remora di farlo in ogni ambiente, ad ogni ora. Spesso gli ambienti nei quali si comincia sono le tante feste che costellano la crescita dei nostri figli, nelle discoteche  m anche negli ambienti di vita ordinaria. Generalmente si ha bisogno di stordirsi, molti lo fanno con l'alcool, altri con il fumo. Nella gran parte dei casi dall'alcool si viene fuori con la crescita, non sempre e non tutti ci riescono. Per quanto concerne il fumo inizia una dipendenza che non è facile interrompere, anche perché si entra a far parte del giro, si è cercati, insomma la persona diventa motivo di guadagno e c'è chi ha grande interesse che uno non smetta mai.

     Tutta la famiglia resta drammaticamente coinvolta anche perché il rischio è l'annullamento delle speranze riposte sul futuro dei propri figli, oltre il grave dispendio di denaro che comunque questo fenomeno comporta. Però per i genitori, diventa una tragedia semplicemente perché non sanno in che modo intervenire e purtroppo non sempre si socialmente si hanno a disposizione strumenti adeguati di interdizione. E' un fenomeno molto diffuso anche nella nostra realtà,  i fatti di cronaca di questi giorni, ci fanno comprendere che il rispetto per la vita dell'altro si abbassa sempre di più ed è fenomeno generalizzato quello di prevalere ad ogni costo sull'altro anche se in modo violento. In un contesto di violenza diffusa le vittime privilegiate sono sempre gli indifesi, cioè i nostri figli. Ad una certa età è difficile trovare dei colpevoli, purtroppo sono quasi tutte vittime bisognose di essere aiutate.

    In molte case tanti fratelli e sorelle piangono questi drammi, è bene ripeterselo spesso, per evitare di lamentarsi troppo invece di ringraziare per tutto ciò che si accompagna alla nostra vita in ordine alla pace e alla serenità familiare. Proviamo a stare loro vicini, come? Attraverso la preghiera ama anche mediante atteggiamenti di amicizia sincera e di disponibilità al dialogo, ritengo che di più si faccia fatica a fare. Non è facile entrare nella vita dei nostri giovani anche per questo è bene seguirli con attenzione e farli maturare con autonomia nella crescita. Devono imparare a vivere la responsabilità delle proprie azioni e anche la comprensione dei drammi che derivano nelle scelte sbagliate che possono compiere.  In molti casi non basta una famiglia sana, occorre anche una famiglia attenta alla crescita dei propri figli, perché altrimenti altri si inseriscono e non sempre per aiutarli a crescere, ma semplicemente per usarli. Non è facile sostenere chi vive questi drammi, ma appartiene a quanto il Signore ci chiede di testimoniare e per quanto ci è possibile è importante farlo con generosità in un sincero spirito di solidarietà.

22 ottobre - Prove di accelerazione per i lavori, qualcosa si muove, ma nulla di particolarmente straordinario, se non altro abbiamo quasi liberato il salone. Insomma gli spazi pastorali diventano più vivibili. La nota saliente di questa giornata è certamente la ricorrenza di Papa Giovanni Paolo II che oggi la Chiesa celebra come Santo del nostro tempo e che noi abbiamo avuto modo di godere nel suo entusiasmo da vivo. Di certo ha dato una sterzata alla pastorale della Chiesa, che all'improvviso si è trovata nella esigenza di comprendersi nel mondo uscendo in modo definitivo dagli spazi protetti, che precedentemente erano quelli propri della vita ecclesiale. Lo si è visto dal giorno del suo insediamento in Vaticano, quando alla fine della celebrazione si è sganciato dal corteo liturgico ed è andato verso la folla, inseguito dalla gendarmeria vaticana che non era preparata a questo fuori programma. Io allora ero uno studente di teologia, la figura di questo Papa si accompagnerà  tanta parte della mia vita sacerdotale. Lo contraddistingue l'empatia che lo relazionava in modo connaturale alle comunità verso le quali viveva gli incontri, ma soprattutto verso i giovani riusciva a creare una dinamica di relazione connaturale, insomma messaggio diretto, trasparente e immediato.

    Lui da il via alle giornate mondiali della gioventù, ma soprattutto rimuove quella patina di già visto, di antico che si accompagnava nonostante il Concilio alla vita della comunità ecclesiale. Un errore storico si è accompagnato al suo ministero petrino, probabilmente legato alla sua vita di cristiano polacco che ha vissuto la grande guerra e immediatamente dopo la dominazione comunista, questo ha determinato in lui la difficoltà a sostenere le comunità latino americane, e il suo schieramento a favore degli Stati Uniti di Regan contro ogni forma di comunismo. Ne pagarono gravemente le conseguenze i paesi latino americani dove era fortemente presente la chiesa impostata sulla teologia della liberazione. Come dire, la perfezione è solo in Dio, ma anche le imperfezioni non sono di ostacolo sulla via della santità. Ma oggi ne celebriamo la disponibilità di affidamento totale a Dio per il bene delle anime e la sua totale dedizione alla Chiesa che i Cardinali gli avevano affidata, ha vissuto anni di intensa dedizione pastorale, poi il lento declino delle energie e con queste anche una gestione parallela delle responsabilità petrine che non sempre ha fatto bene alla vita della Chiesa.

   Per il resto è stata una giornata contrassegnata da molte preoccupazioni, per le persone che chiedono di pregare per i loro problemi, per quanto mi  è possibile cerco di farlo anche se ritengo di essere indegno di chiedere qualcosa al Signore, la speranza è sempre riposta nella misericordia di Dio, che sempre perdona e che ci accoglie nonostante i tanti errori che commettiamo. Quando il cuore dell'uomo vive con sufficienza la relazione con Dio viene meno quell'anelito instancabile del cuore che permette di invocare aiuto con fiducia, insomma si ingenera una dedizione istituzionale che non è alimentata da una comprensione piena dell'aiuto dell'altro. Poi a seguire tante attività lavorative che non mi hanno lasciato libertà neanche nel respirare. Per come si dice generalmente. Ritengo che a seguire sarà sempre così, già precedentemente tutto era molto intenso, ma con l'apertura della Mensa Caritas San Giuseppe ritengo che le cose possono perfino stabilizzarsi in un servizio permanente verso i più bisognosi. Forse è proprio quello che ritengo necessario per qualificare deistituzionalizzando la mia vita.

21 ottobre - Riproviamo a scrivere ma il programma ha già rifiutato di caricare una volta. Stavo narrando di questo autunno estremamente primaverile, che fa desiderare l'acqua alla campagna e che genera disorientamento nel mondo rurale. Non è facile da accettare una stagione totalmente anomale rispetto alle sue caratteristiche salutari per tutto ciò che caratterizza le colture di questi mesi. Prima o poi ci restituirà il vero autunno, è quello che speriamo da più parti. Nel frattempo la comunità cerca di vivere con impegno il mese missionario, e devo affermare che nessuno si tira indietro, per cui non posso che ringraziare il Signore per lo zelo nell'impegno con il quale i battezzati corrispondono alla loro missione evangelizzatrice. Battezzati e Inviati, è questo lo slogan che caratterizza l'impegno di quest'anno, sarebbe a dire avere coscienza del dono ricevuto dal Signore per corrispondervi con estrema dedizione. Qualcuno giustamente avrà modo di riflettere sul disimpegno con il quale molti battezzati corrispondono alla loro responsabilità in ordine alla evangelizzazione, è vero non sempre e tutti, ma probabilmente è stato sempre così nella storia della Chiesa.

     Proprio adesso che tutto sembra filare liscio, mi va assalendo una forma di torpore che incoraggia la ricerca di un letto capace di darmi del riposo. In questa fase vivo da solo in canonica, per cui sono circondato dal silenzio, almeno di notte, durante il giorno è tutta un'altra musica, ma come sempre è opportuno settorializzare le emozioni, per cui in questa fase non è male godersi l'esercizio del'ascolto che per m diventa un esercizio interiore poiché non colgo voci esteriori, anche se probabilmente questo è legato agli impegni serali che non sempre danno spazio al silenzio, alla preghiera, alla ricerca interiore. E' importante cercare dentro di se tutto quanto il Signore ci chiede di trasmettere altrimenti corriamo il rischio di comunicare la fede come dei libri stampati e questo certamente non viene dagli insegnamenti del Signore. Quindi la fede diventa un esercizio di testimonianza che abbiamo appreso con naturalezza dai nostri genitori, ma che oggi stenta non poco ad essere amalgamato in una società agnostica.

     Anche il dono della presenza di Don Sandro e di Don Francesco da parte del Vescovo concorrono alla mia serenità e alla gioia sempre rinnovata di servire la Chiesa in modo nuovo. Come ho avuto modo di dire rappresentano per me la chiesa che si rinnova in ogni tempo, per cui il mio compito rimane quello di permettere loro di leggersi nel protagonismo che il Signore ha loro affidato. Nel frattempo non mi stanco di cogliere la bellezza delle opere di Dio nella bellezza del creato che lascia sempre spazio allo stupore delle cose sempre nuove che il Signore incoraggia a guardare e a contemplare. Come dicevo inizialmente tutto prosegue con grande dedizione. Il silenzio notturno lascia spazio alla riflessione, alcune volte sembra prevalere un senso di paura, sono momenti ma non per questo devono essere trascurati o banalizzati. D'altra parte, ogni emozione merita di essere memorizzata anche perché è parte integrante del mosaico che il Signore tesse grazie alla nostra presenza nel suo piano di salvezza.

    Ho resistito abbastanza, in realtà è presto, ma evidentemente la giornata è stata particolarmente stancante e il sonno insiste nel voler prevalere sulla voglia di continuare a lavorare. Come è andata? Semplice e lineare. Sveglia alle cinque, poi lavoro al computer, quindi aperture delle porte ai cantieri che si accompagnano alla vita della comunità, la mensa Caritas, la riqualificazione del salone, gli acquisti delle suppellettili per il funzionamento della struttura, poi la preghiera, la Santa Messa, dimenticavo la sistemazione del verde attorno alla Chiesa. Da non trascurare le persone e i responsabili delle varie attività che chiedono di essere ascoltate e accolte per le varie necessità che si accompagnano alla loro vita. Quindi aggiornamento straordinario del computer e degli spazi possibili per i campi estivi con i ragazzi. Pranzo straordinariamente leggero, insomma giusto, poi si riprende con l'arrivo dei ragazzi, poi dei giovani al campetto, quindi le pulizie nel salone per preparare la sistemazione degli ambienti per domani. Poi ci sono gli impegni celebrativi della sera, gli incontri con i laici, cena frugale e aggiornamento del sito. Quindi buona notte.

18 ottobre - Nel frattempo è passata una settimana, voi direte quanta pigrizia nello scrivere, in realtà è il computer che rifiuta di caricare quanto esprime, evidentemente non è d'accordo sui contenuti, magari più semplicemente il link deve essere alleggerito, domani faccio una verifica. E' stata una settimana molto intensa e forse con questo non dico una grande novità, la vera novità è che non riesco a rallentare i ritmi operativi della parrocchia, per cui ogni giorno diventa più variegata, oggi i giovani hanno dato dimostrazione di affezione ai loro colori sociali, sta per i loro interessi preferiti, insomma per fare spazio alla palestra hanno smantellato la cucina. Era tutto concordato, ma lasciatemi stupire per l'impegno non indifferente che hanno inteso esprimere. Le attività di iniziazione proseguono con ritmo crescente, con oggi abbiamo dato il via all'esperienza dell'ANSPI, per capirci diciamo un respiro più ampio alla vita della comunità oratoriale, usciamo così dall'ambito territoriale ed entriamo in quello nazionale. La nota positiva è che va stabilizzandosi la presenza degli adolescenti e dei giovani attorno alla parrocchia, è importante questo attorno, non dentro.

     Ma poiché io sto quasi sempre fuori non debbo lamentarmi perché mi permette di incontrarli  e di gustare la loro gioia, il loro innamorarsi, la loro voglia di correre e di sorridere. Ma i giovani veramente sono tutti così? Può darsi anche di no, io li vedo così, magari vogliono farsi vedere così da me, per farmi contento e io lo sono. C'è tanto bisogno di affetto, di sicurezza, di stabilità per il futuro, nei loro cuori  c'è tanta voglia di speranza. Il nostro compito rimane sempre quello di non deluderli, di condividere la loro storia, di accompagnare i loro passi, di cercarci in loro cogliendo nella loro presenza quello che alcune volte manca alla nostra vita. Altre volte ho detto che loro sono il futuro della storia, non dobbiamo fare altro che renderglielo vivibile, possibilmente anche bello. Dobbiamo imparare quasi tutto dai nostri genitori che si sono sacrificati in tutto per fare spazio a noi, non sempre ci riusciamo anche perché ci stiamo abituando a fare i giovani del villaggio, spendiamo quasi tutte le risorse disponibili, per cui per i giovani veri rimane veramente poco. Dovremmo cambiare il nostro modo di vivere, eliminare qualche comodità, forse staremmo anche meglio.

    Intanto si continua a combattere in Siria, si avvallano le pretese di annientamento di un popolo, quello Curdo, per assecondare le mire di possesso dei popoli entro i quali confini da noi europei, dalla fine della prima guerra mondiale, è stato costretto a coabitare: Turchia, Siria, Iraq, Iran. Come sempre a pagarne maggiormente le conseguenze sono gli indifesi, i bambini, i civili, anche perché i militari sonno come relazionarsi tra loro, come combattere e difendersi. Il Santo Padre incoraggia alla preghiera, ed è bene perché questo si può fare, ma dovrebbero essere i potenti della terra, anche essi credenti in varie religioni, a vivere una maggiore disponibilità alla conversione del cuore. Diciamolo pure, anche nelle nostre famiglie non sempre si riesce a vivere la disponibilità alla pace, per come il Signore ci chiede. Alcune volte vorremo che altri facessero quello che noi rigettiamo come pratica. Finché possiamo dobbiamo impegnarci a vivere la disponibilità alla fraternità, alla gioia delle relazioni di comunione, per quanto dipende da noi, verso tutti e quando questo non lo viviamo non dobbiamo stupirci se altri, per interessi certamente più rilevanti, vivono in conflitto.

    Insomma dobbiamo capire, ma ritengo che lo si comprenda con facilità che la pace è legata alle scelte che compiamo ogni giorno in ordine alla fraternità e alla gioia di costruire la vita comune con tutti. Non sempre riusciamo a cogliere la preziosità di questo impegno, forse per questo ci stupiamo di quanto ci accade interno che altro non è se non l'ampliamento di quanto ciascuno vive nel proprio cuore. Insomma per quanto questo ci appartiene ciascuno deve imparare ad amare e a trasmettere amore. Non posso che ringraziare quanti condividono con me la gioia di servire il Signore nella vita di comunità, e invocare dal Signore la pace di cui ciascuno ha necessariamente bisogno. Non posso chiudere senza dare un saluto particolare a quanti oggi, ella ricorrenza di San Luca celebrano la festa, le ricorrenze e tutto ciò che trasmette loro gioia e voglia di sperare in tempi migliori. Auguri comunque a tutti e che il Signore vi conceda, insieme alle vostre famiglie,  la pace del cuore.

12 ottobre - Oggi giornata di serenità e di pace nell'impegno pastorale al servizio della comunità, come sempre cerco di seguire il tutto con dedizione, così generalmente arrivo leggermente stanco alla chiusura della giornata. Già ne primo pomeriggio avverto i sintomi di stanchezza fisica, poi tutto in discesa e devo ancora celebrare con il Cammino Neo Catecumenale. La giornata è stata caratterizzata dai lavori per la Mensa Caritas San Giuseppe, insomma è stata una esperienza positiva che mi ha aiutato a comprendere come i ritmi di lavoro possono essere molto diversificati a secondo dei traguardi da conseguire. Diciamo così, fino ad oggi non avevano mai espresso un impegno così intenso nel portare avanti il lavoro quotidiano. Da una parte sono soddisfatto per come vanno le cose, la speranza è che non rallentino il ritmo, tanto per tornare ai ritmi ordinari. Insomma è stata impostato l'ambiente cucina, fatto il deposito, lo spogliatoio, da completare gli spazi della mensa. Insomma chi entra negli ambienti pastorali stenta a riconoscerli come quelli familiari, nei quali era abituato a vivere le attività formative.

     Dimenticavo è stato ultimato anche l'ingresso con la rampa per l'eliminazione delle barriere architettoniche, inoltre è stata reimposta la recinzione e il cancello esterno. Fermo invece a motivo dei tempi tecnici l'uscita di emergenza dalla Chiesa, posizionata la porta, manca l'antiporta, resta da perfezionare il piano di calpestio e la scale di congiungimento. Nulla è perfettamente ultimato, ma tutto è a buon punto di esecuzione. Insomma, ritengo che i tempi di consegna dei lavori e di apertura della mensa saranno rispettati. Anche la vita pastorale ha assunto i ritmi ordinari il che significa che la parrocchia cammina a pieno ritmo con un potenziale di miglioramento ancora buono, insomma continuano ad emergere energie inespresse il che non può che darmi gioia, e anche preoccupazione perché aumentano i ritmi di impegno. In realtà il mio ritmo rimane sempre più quello di valutare la bontà dell'azione di coloro che si dedicano con tanto amore e gioia alla vitalità cristiana della comunità.

    Sono troppo bravi coloro che il Signore mi pone accanto, sollecitano nuove attività ad ogni ora, sempre in modo nuovo, sempre con persone nuove. Io li ascolto, delego a loro il discernimento dell'impegno e cerco di capire come valorizzare questi nuovi spazi di apostolato. Ormai il ministero pastorale è molto diversificato anche perché cambiano i modi mediante i quali vivere l'approccio soprattutto con i giovani. Tutto è molto legato alla loro gioia di stare insieme, questo non sempre esige momenti comunitari, occorre sempre inserirli di traverso nelle loro attività, ma è importante non perdere il contatto con il loro sorriso e l capacità ritrovata di salutare il parroco. Gesù a che punto è nella loro vita? Domanda difficile, certo rimangono i ricordi della vita sacramentale, scarsa o nulla la conoscenza della Bibbia, non molto intensa la vita di preghiera personale, molto occasionale la partecipazione alla liturgia festiva e potrei continuare, ma ritengo possa bastare per dare un quadro della situazione complessiva.

    Tutto questo no deve spaventare anche perché rimangono sostanzialmente buoni nella loro indole, disponibili alla spontaneità dei rapporti di amicizia, molto innamorati quando scoppia la scintilla, sembrerebbe che il mondo è totalmente per loro. Dico meglio il mondo non esiste, ci sono solo loro. Finché dura, è vero ma finché dura è bello guardarli e gioire della loro gioia di stare insieme. Ma non sono sposati, in realtà ho visto delle coppie molto innamorate anche se sposate, tanto per smentire le malelingue, è ho trovato tanta emozione in coloro che celebrano i 25 anni o i 50 anni di matrimonio. Insomma al di là della pubblicità negativa dei nostri mass media la vita matrimoniale è bella ed è anche bello coglierne i frutti, prima di tutto la gioia dei figli che meritano sempre di essere amati e valorizzati, poi ci sono anche i cani che meritano rivendicano il loro spazio affettivo. Insomma il mondo è bello perché è vario.

9 ottobre - Ma cosa c'è nel cuore delle persone? Nella gran parte degli abitanti certamente c'è la preoccupazione per la propria famiglia, l'impegno del lavoro quotidiano, o più semplicemente gli affetti, sia dal punto di vista religioso che dal punto di vista sociale, sono altrove per cui evitano ad uscire dalla propria vita privata se non ne sono immediatamente  coinvolti. Poi abbiamo le  persone che muovendosi fanno massa, riescono a fare opinione, insomma riescono a impressionare la piazza. Guardando gli ultimi avvenimenti che hanno caratterizzato la nostra Città possiamo affermare senza alcun timore, anche se dispiace doverlo fare, che nel cuore di questa categoria di persone non ci sono le istituzioni, verso le quali viene mantenuto un atteggiamento di distacco, alcune volte si rasenta l'ostilità. Non so' se è una mia impressione, ma ciò che riesce a scuotere il territorio in un movimento di massa, rimane questa sottesa presenza di sottobosco sociale che garantisce una forma di manovalanza oscura, mai visibile eppure tanto presente nel nostro territorio.

    Potrei affermare questo, è l'unica forma di manovalanza che riesce a gestire gli spazi operativi del territorio. In poche parole,il Palazzo di Città stenta a cucire relazioni attive e operative con gli abitanti, per cui viene guardato con sospetto e ancora più spesso come la struttura che esige ma non dona o sostiene nelle necessità, insomma non viene compreso come una presenza amica verso la quale guardar con fiducia per affrontare anche i problemi lavorativi. Le parrocchie per come possono e sostenuti dalla Diocesi cercano di mediare le povertà più gravi e stabilizzate, per cui per le tante famiglie che stentano a gestire i bisogni economici ordinari rimane il vuoto istituzionale. Come mai questa riflessione? E' semplice per trasmettere la speranza alle persone occorre relazionarsi con loro con più stabilità, altrimenti si farà sempre fatica a generare fiducia vicendevole, restano i rapporti istituzionali ma il cuore rimane lontano, ci si affeziona di altro.

8 ottobre - Sono sette anni che Don Michele è tornato alla Casa del Padre, rimane di lui un ricordo vivo di formatore instancabile e di una dedizione affettuosa alla parrocchia. Non possiamo che pregare e ringraziare il Signore per il bene prezioso della sua presenza nella vita di comunità e di quanto il Signore gli ha donato di vivere per il bene dei battezzati. Non  è facile continuare il lavoro che ha iniziato e portato avanti, ma ci provo con tutte le energie, anche se in modo diverso, sostenuto da quanti collaborano con gioia per il bene della comunità. Capita che non sempre e tutti comprendano l'opera che il sacerdote è chiamato a portare avanti nella parrocchia, d'altra parte non è importante, quello che conta è che si operi per il bene delle anime, per come ciascuno riesce a fare nella sincerità del cuore. D'altra parte capita che il proprio pensiero possa essere inficiato da interessi personali per cui ciascuno ha diritto ad essere accolto ed ascoltato, ma ogni cosa deve essere analizzata e valutata con calma alla luce della volontà del Signore per il bene degli altri. é sempre opportuno non operare per il bene delle persone interessata, si corre sempre il rischio del coltivare un proprio tornaconto.

     Molti fingono di accontentare sempre e comunque, anche se sanno che è sbagliato o sanno di non poter fare ciò che viene promesso, Anche se è impopolare andare via senza la sensazione di essere accolti nelle proprie istanze, ma io preferisco essere sincero per come mi è possibile realizzare o per come ritengo sia giusto procedere. E' vero non è un atteggiamento politico, ma almeno comunico con trasparenza. Non sempre piace, ma ritengo importante creare rapporti di autenticità e non di parvenza.  Nei giorni scorsi tutto è stato caratterizzato da una pioggerellina serena che ha fatto tanto bene alla campagna. Oggi splende il sole, la notte è stata caratterizzata da un vento impetuoso, non sempre si riesce a comprendere cosa possa determinare, insomma si aspetta che finisca, nella speranza che non faccia eccessivi danni, sono un pastore caduto e uno dei magi nel presepe all'aperto, insomma non è andata proprio male.  Oggi tutto è più luminoso e sereno, insomma per come piace a tutti. 

7 ottobre - Poiché è la terza volta che provo a trasmettere qualcosa, ed è già due volte che mi cancella i pensieri non posso che arrendermi e salutarvi. Nella speranza di trovare momenti più propizi. Insomma quando il computer me lo consentirà. Intanto buona notte a tutti.

2 ottobre - In parrocchia, continuano i lavori per la Mensa Caritas San Giuseppe, in questa fase viene realizzata la rampa per rimuovere le barriere architettoniche. Quest'opera nasce dalla volontà del Vescovo di sostenere le marginalità sociali della nostra città e si aggiunge all'opera che la nostra Diocesi porta avanti, già da alcuni anni, con il Centro di Ascolto Caritas che quest'anno ha la sua sede presso la SS. Trinità. Per quanto concerne la Mensa Caritas San Giuseppe speriamo di procedere in tempi brevi per fare in modo che possa essere avviato un servizio ordinario dalla metà di novembre, si spera in occasione della Giornata Mondiale delle Povertà.  Tutto è nato in occasione della Visita Pastorale, il Vescovo ha scelto la nostra parrocchia per attivare la Mensa della Caritas nel territorio di Scalea. Da pochi giorni sono iniziati i lavori per la sua realizzazione negli ambienti pastorali. Speriamo, attraverso il coinvolgimento di volontari, in questa dedizione Scalea non ha mai deluso le aspettative, di concorrere a risollevare e dare speranza, a tutti coloro che possono avere bisogno anche di un pasto caldo, ma soprattutto sono bisognosi di accoglienza e di affetto. La Mensa San Giuseppe rappresenterà un’ulteriore attenzione della comunità cristiana, verso le fasce più deboli e spesso ignorate della città, alcune volte sono persone sole, altre volte situazioni di disorientamento sociale e familiare che hanno bisogno di un punto di riferimento.  La Mensa San Giuseppe opererà dal lunedì al venerdì preparando e offrendo pasti per circa venti persone. Cercheremo di operare con servizio a domicilio per coloro che potrebbero avere difficoltà a venire in parrocchia. Contemporaneamente sono stati avviati i lavori per una uscita di sicurezza della Chiesa, tutto procede secondo i piani presiti per una maggiore funzionalità di dell'edificio di culto.

  

    Ma oggi certamente merita di essere ricordato come il giorno della memoria dei nostri tanti angeli custodi. Io faccio veramente fatica a collegare questa festa ai nonni, mi è connaturale comprenderne la preziosità percorrendo quotidianamente il nostro Parco degli Angeli con le tante memorie che conserva. Sono gli angeli che il Signore ci ha donato come protezione, ma sono anche i testimoni della fede che ci hanno insegnato veramente tanto durante la loro breve vita, sono anche i tanti volti legati al dolore delle famiglie che in queste situazioni hanno vissuto momenti di smarrimento spirituale e di dolore. Ma per la nostra comunità sono il luogo della festa e della gioia di tanti bambini che ancora oggi vogliono giocare con loro, cogliendo in questa vicinanza quello che alcune volte manca alla loro felicità negli ambienti di vita ordinaria. Per me sono una occasione di crescita spirituale e di benessere interiore, nel semplice esercizio di condividere le loro storie e di dare dignità l luogo nel quale abbiamo scelto di conservarne il ricordo visto che non tutti riescono a rispettarlo per come sarebbe necessario. Si prega, si coglie la bellezza di sentirli vivi, ma soprattutto di vederli sorridere ai loro coetanei, che hanno un unico desiderio quello di giocare sentendone la presenza accanto.

28 settembre - Come vivere l'impegno dell'evangelizzazione ai giorni nostri? Non è una domanda facile, ma ritengo che Gesù non se la sarebbe posta o, più semplicemente avrebbe risposto con la testimonianza della vita. Lui ci insegna a stare in mezzo agli altri, a vivere il bene verso tutti, condividendo la propria giornata con tutti coloro che lo cercano. Insomma non è un problema di prediche più o meno elaborate e/o qualificate, ma semplicemente si vive condividendo la propria storia in modo ordinario con tutti coloro che incontriamo e che cercano l'incontro con Gesù. Certo questo significa anche rimuovere tanti impegni della propria giornata che ci potano lontani dalla comunità, l'affermazione appartiene al repertorio classico ed è poco di moda ai nostri giorni: il Parroco deve stare in parrocchia. Se vogliamo vivere la nuova evangelizzazione dobbiamo semplicemente condividere la vita delle nostre comunità, il Santo Padre direbbe con una delle sue affermazioni colorite: il pastore deve puzzare delle pecore. Nella vita di una comunità necessariamente ci sono molte fasi, alcune più esaltanti, altre più deboli; se vogliamo questo accade anche nella vita delle singole persone.

     Sono i vari momenti della vita che necessariamente caratterizzano la vita di ciascuno di noi. Però anche in queste situazioni è importante la nota della stabilità, che generalmente è determinata dall'equilibrio di uno dei componenti della comunità, necessariamente il Pastore dovrebbe rappresentare questo riferimento di stabilità. Ho usato il condizionale anche perché può accadere sia difficile trovare il Pastore dove lo si cerca, è la allora tutto diventa più difficile, più problematico. E' come quando nelle casa si stenta a trovare il papà o la mamma, sempre alle prese con altri impegni al di fuori del nucleo familiare. Come mai queste argomentazioni, semplicemente perché la caratterizzazione della vita pastorale di tante comunità è caratterizzata dalla vita liturgica, mentre per la vita pastorale si deve attendere il bel tempo, la bella stagione che è di la da venire. E' un grosso problema? Alcune volte si, dipende dalla salute del gregge, che generalmente ai nostri giorni è febbricitante.  Non è facile praticare questa terapia, ma probabilmente è l'unica capace di porre argine al degrado spirituale del nostro tempo.

     Stare in mezzo, cercare sempre l'incontro, aiutare l'altro a comprendere la via del bene. Vivere l'accompagnamento con la propria vita, è l'esempio che ci dona il Signore che ha preferito donare totalmente se stesso, avendo la comprensione che i miracoli, le parabole per quanto belle e significative non avrebbero sortito il risultato di operare la salvezza del genere umano. Capita alcune volte o magari anche spesso, che perché l'altro possa godere il bene sia necessario morire a se stessi e diventare dono gratuito per chi può averne bisogno, magari è semplicemente, personalmente uno sconosciuto, ma il Signore lo ha posto accanto ed è allora importante non deluderlo, non trascurarlo, sostenerlo. Certamente ciascuno potrebbe accampare mille scuse per non farlo, partendo dalla più reale e immediata, a me nessuno lo ha fatto mai. Certo chi dice così dimentica volutamente o passivamente l'opera del Signore, però in questo modo si sente di poter agire per come ritiene, tanto lui non deve dar conto a nessuno.

    Per come dicevo all'inizio, comunque tutto è legato alle scelte di vita che guidano il cammino di una persona. Non sempre è facile scegliere in libertà, però è bello provare a farlo, non perché si realizzino soddisfazioni personali, ma solo perché è bello sentirsi vivi, non per come vogliono che tu viva ma come ha  deciso di farlo. Questo ti permette di essere soddisfatto per le scelte che compi, e non ti autorizza a lamentarti per come vivono gli altri. Accanto a Gesù anche nei momenti di maggiore esaltazione per le opere che compiva erano in pochi a condividerne totalmente le scelte di vita, ma Lui non si tirava indietro, anche quando gli stessi discepoli erano indecisi avverti l'esigenza di liberarli da qualunque obbligo relazionale: disse loro, volete anche via anche voi? La vita cristiana è così, una scelta di fondo orientata al bene, un riferimento sicuro che è Gesù, una forza insostituibile che non delude mai ed è la preghiera, e quindi in cammino, sostanzialmente sempre da soli, semplicemente perché anche chi ti è accanto,gli stessi amici di cordata, sono guidati da altri obbiettivi da perseguire percorrendo altre vie.

23 settembre - Sono iniziate le lunghe serate autunnali, il che non è male anche perché libera i cortili dalla presenza impetuosa dei ragazzi e dona più tempo per la vita e la riflessione personale. Intanto la giornata di ieri, come sempre la Domenica dà il La alla vita di comunità, e questa volta voglio intendere la comunità reale della parrocchia non quella turistica, non meno vera di quella reale ma certamente molto diversificata in relazione alla realtà ordinaria  della parrocchia. Questa è una fase intermedia, che vede la stabile presenza degli ultras ma ancora non accennano a rientrare i fedeli ordinarii, ancora alle prese soprattutto per quanto concerne l'aspetto mentale, con lo smontare le attività estive. Dei ragazzi e dei giovani si cominciano a intravvedere le ombre e le intenzioni, ma a pretendere di più sarebbe follia, ne frattempo sono partiti in modo definitivo i turisti, sia quelli stagionali che quelli stabilizzati. Insomma torniamo alle assemblee domestiche della comunità nella quale il Signore mi ha posto come pastore e che mi è stata affidata con l'impegno di evangelizzazione. Straordinaria la presenza di Gioele e di Valentino da battezzare, una liturgia gioiosa iniziata in sordina , ma grazie alle estemporanee dei partecipanti è andata vivificandosi fino a diventare particolarmente gioiosa. D'altra parte con il Signore è così, Lui anima l'assemblea, per cui necessariamente tutto diventa molto bello, quello che conta è il non opporre resistenza.

    Nel pomeriggio ho partecipato per come mi è stato possibile ad alcuni momenti del Convegno della Diocesi, ritengo che il programma proposto sia ampiamente vissuto nella nostra parrocchia: la missione dei laici, la vita di carità, l'impegno sociale e politico. Non mi è sembrato di cogliere tematiche sulle quali operiamo in modo distratto, per cui come sempre si tratta di avere una migliore comprensione del bene che il Signore compie attraverso di noi. Forse è proprio questo l'aspetto più delicato e non sempre compreso nella sua preziosità, eppure non è difficile da intendere, è il Signore che opera e noi cooperiamo alla Sua azione. Per molti operatori ciò che viene vissuto sembra appartenere ai propri gusti e alla propria passione, questo certamente apre ai fallimenti personali e, alcune volte, anche al disfacimento delle relazioni educative che nel frattempo si erano costruite. Nulla di particolarmente apocalittico, se l'azione non la si vive cercando di realizzare il progetto di Dio, forse è meglio interrompere e procedere più lentamente invece di vivere l'illusione di camminare restando fermi. E' inutile dire che anche in questi casi l'azione di discernimento non è mai indolore semplicemente perché operiamo con le persone, per cui non sempre si riesce a interagire consensualmente.

    Vi propongo alcune Immagini tra le tante possibili, la prima un momento di relax dei nostri animatori che non ringrazierò mai abbastanza per il dono della loro presenza nella comunità e nella mia vita personale. L'atteggiamento molto compassato e staccato di Miriam, il maneggio ordinario di Chiara sulla tastiera del cellulare, quello che appare come atteggiamento anomalo è lo sguardo ispettivo di Antonio. Farei fatica ad entrare nella sua mente, per cui lascio a ciascuno di voi, la libera interpretazione. Ho inserito alcune immagini di cinque anni fa, gli anni passano e si vede bene. Poi, in serata,  abbiamo vissuto l'incontro pastorale per la presentazione del progetto pastorale, insomma i partecipanti hanno sopportato la mia lettura della vita di comunità. Poi abbiamo la foto di Simone, il primo bambino delle Piccole Orme che ha varcato le soglie dell'Oratorio per la ripresa delle attività catechistiche. Quali pensieri accompagnano i ragazzi in questi primi passi del loro cammino di fede, sarebbe bello poterlo sapere, ma ritengo non facile da elaborare. Intanto ne godiamo la presenza e la gioia che trasmettono. Non meno importante ritengo sia la loro preghiera, elevate da cuori semplici che avvertono la gioia dello stare alla presenza del Signore. Sappiamo bene che il Signore accoglie volentieri le loro invocazioni, per cui dobbiamo incoraggiarli a chiedere con insistenza nella certezza che le loro invocazioni sono ascoltate prima e più di tutte le altre.

21 settembre - Nella vita di un sacerdote, il Signore dona di vivere tantissimi incontri, alcune volte sono momenti sporadici con grandi assemblee, altre volte occasioni prolungate di impegno educativo, che confluiscono in momenti di gioia attorno all'Altare del Signore o anche attorno alla Mensa con i poveri. Sono tutti momenti belli e irripetibili, per cui meritano di essere vissuti con intensità ed entusiasmo, anche perché più semplicemente sono un dono del Signore, è i doni devono essere apprezzati sempre. Diciamolo pure, magari non sempre ci si riesce, ma quando lo facciamo ne ricaviamo una gioia insuperabile. Certo, ogni età ha un suo modo di vivere l'incontro, come anche il proprio protagonismo nell'incontro. Le immagini che vi propongo vogliono ripercorrere momenti di vita attiva particolarmente significativa. La prima mi è stata inviato da Cetraro nei giorni scorsi, siamo a Taizé per vivere una esperienza di ecumenismo, è un luogo dove tanti anni fa, forse ne sono passati quaranta, ho sperimentato che anche i giovani pregano e lo fanno a lungo. Anche per questo sono tornato lì più volte con diversi gruppi.

 

     Nella foto ci sono molti giovani è un gruppo proveniente da tante comunità. Se mi chiedeste chi sono farei fatica a identificarli, alcuni è facile ma la gran parte non lo ritengo possibile. Al centro è tutto più immediato, siamo in Sila area del Villaggio Racise con il reparto ASCI Catanzaro IV tutti volti noti, tante esperienze di campismo condivise, ancora adesso con qualcuno ci si incontra. Come capita spesso altri percorrono altre strade anche molto diverse per interesse rispetto a quelle che ci hanno fatto incontrare. La vita è bella per la sua varietà.  La terza foto trasmette l'oggi della mia vita sacerdotale, nell'impegno che cerchiamo di vivere a Scalea con gli immigrati e le marginalità in genere. Non sempre ci si riesce anche perché non è sempre facile avvicinare questi fratelli, ma lo zelo di tanti operatori e la gioia degli animatori, rendono agevole quello che potrebbe essere immediatamente più difficile da vivere.

    Sembrerebbe che oggi abbia avuto inizio l'autunno, molto settembrino nel senso estivo del termine. Per il resto il clima è orientato bene in riferimento alla natura, è la stagione del raccolto dell'uva e dell'ulivo, per cui è importante non subire intemperanze climatiche eccessive. Possiamo dire che tutto procede nella ordinarietà della ripresa, le scuole che riaprono, gli insegnanti che cercano energie, la parrocchia che incoraggia la ripresa delle attività. le persone che concorrono a leggere in modo dinamico lo stare insieme. I giovani che instancabilmente si accompagnano al campetto per ore e ore. Contemporaneamente si cerca di riqualificare gli ambienti pastorali per renderli più conformi alle esigenze dell'oggi. Insomma come sempre non ci si annoia e si guarda avanti con entusiasmo.

     La novità in senso assoluto sarà l'apertura della Mensa Caritas San Giuseppe, vero dono del Signore, permetterà alla parrocchia di corrispondere più pienamente alla vocazione della Chiesa di essere luogo di accoglienza per i poveri. Detto così tutto sembrerebbe molto lineare e semplice, invece ci sarà bisogno di organizzare il servizio, quindi esigerà la presenza di volontari che stabilmente e con tanta passione prenderanno a cuore le situazioni di marginalità che si accompagnano, magari in modo velato, alla nostra vita quotidiana. Ma quello che più è importante è il valore che viene restituito alla parrocchia casa di accoglienza per i poveri, chi bussa deve essere accolto e per quanto ci è possibile deve poter essere nutrito. Ci riusciremo? io penso di si, fino ad oggi il Signore ha dato energie più che sufficienti per affrontare le emergenze che pone davanti ai nostri passi.

16 settembre - Tutto procede per riprendere in modo attivo con le energie che il Signore ci ha affidato, certo può accadere che ci sia stanchezza, il servizio vissuto in modo totalmente gratuito non sempre è appagante, anche perché coloro che ne dovrebbero riconoscere il valore non sempre sono attenti al dono ricevuto. Questo atteggiamento spesso distratto alcune volte genera scoraggiamento, delusione. Anche per questo è sempre importante non perdere di vista la preghiera come la vera energia capace di generare entusiasmo sempre nuovo nel donare se stessi per amore del Signore. E' importante vivere avendo sempre davanti a se l'esempio che Gesù ci ha donato, in questo modo non si aspetta nulla dagli altri, si dona totalmente agli altri, e si resta sufficientemente disponibili a continuare per come il Signore ci chiede percorrendo fino in fondo la via della Croce. Che tradotto significa la via dell'amore, è opportuno comprendere in questo modo la croce altrimenti, potrebbe abitare i nostri pensieri il desiderio maldestro del mettersi da parte, io ritengo che assolutamente questo desiderio non viene dal Signore, ma dalla concorrenza e cioè dal Maligno, al quale deve dare proprio fastidio vedere persone che gareggiano nel servire gratuitamente gli altri, invece di vivere nel proprio egoismo come lui incoraggia a fare.

     Il lavoro che il Signore ci affida è molto bello, trasmettere la speranza cristiana alle nuove generazioni. Generalmente tutto si volge con grande gioia, stare con i ragazzi e i giovani è il dono più grande che il Signore può fare a un educatore, però è importante mettersi sempre in discussione, sempre alla ricerca della novità che Dio ha affidato ai nostri figli e che noi dobbiamo imparare a cogliere stando con loro. Alcune volte ci si stanca, ma se si ha la costanza di resistere l'incontro non delude e dona gioia vera, il che vuol dire disinteressata e apre a un sorriso che aiuta a vivere meglio anche nelle difficoltà che comunque la vita chiede a tutti di affrontare ogni girono. In alcuni prevale la delusione, anche per motivi rigorosamente personale, la sofferenza le incomprensioni familiari, l'incapacità di affrontare i problemi con entusiasmo, allora possiamo solamente pregare e affidare al Signore ogni singola situazione. La cosa importante è non confondere il servire con il bisogno di essere serviti, altrimenti si resta profondamente delusi, se uno ha bisogno di essere aiutato non colma questo bisogno con il mettersi al servizio degli altri. Servire esige una mente libera e un entusiasmo del cuore, altrimenti diventa un aspettare ciò che non si può sperimentare.

11 settembre - E' un po' che non comunico, ma solo perché mi sto dedicando al nuovo progetto pastorale della parrocchia. Gli anni passano, tante cose sono cambiate ed è importante che l'impegno di coloro che si spendono al servizio della comunità abbia dei riferimenti legati all'oggi della vita di comunità. Poiché la stesura del progetto non è stato ancora completato, ma è in stato avanzato di elaborazione, vi invio la presentazione che fa da cappello al lavoro. Lo slogan che guiderà i nuovi anni del ministero è: Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù . Ritengo sia importante ringraziarvi per la dedizione che mostrate avere nella dedizione alla volontà del Signore, grazie al vostro entusiasmo la comunità cresce nella vita generosa di attenzione ai poveri e verso coloro che hanno bisogno di affetto, lo cercano  e lo trovano nella vita della comunità. Nella vita di alcuni generosi operatori pastorali, sono intervenute difficoltà, per cui vi chiedo di pregare perché il Signore doni loro pace e li restituisca alla gioia del servizio per il bene comune. Ancora grazie a tutti e buon impegno per la crescita del Regno di Dio a Scalea.

     Nel precedente Progetto Pastorale: (Una Chiesa in uscita, Dicembre 2014) cercavo di spiegare perché è importante avere e presentare un Progetto Pastorale alla comunità parrocchiale, tra le altre cose, mettevo in risalto che: la coscienza della missione da portare avanti, rende insostituibile la stesura di un progetto pastorale, che non è la semplice lettura di una realtà colta negli atteggiamenti salienti ed estemporanei del nostro tempo, ma una vera ricerca interiore, alimentata dalla preghiera personale e della comunità, orientata alla valorizzazione progettuale, lineare e sistematica di tutto quando il Signore pone nel cuore dell’uomo per il bene di tutti.

    Nel frattempo sono passati sei anni, durante i quali il Signore ha dato modo di conoscerci meglio, di operare insieme, abbiamo colto vicendevolmente i limiti e gli entusiasmi che il Signore dona di vivere. Abbiamo vissuto momenti anche molto difficili. Insomma abbiamo sperimentato relazioni che ci hanno permesso di vivere la vita di ogni giorno, affidandoci semplicemente al Signore, cogliendo nella sua presenza tutto quanto poteva mancare alle nostre energie materiali e spirituali.  Abbiamo colto anche una novità permanente della vita di comunità, ne faccio esperienza durante il tempo di Pasqua nella visita annuale, mi rendo conto di situazioni familiari e sociali sempre nuove, che chiedono a me e a tutta la comunità più amore verso la comunità, maggiore attenzione e disponibilità alla condivisione delle esperienze e alla vita di comunione.  Significa che la parrocchia, è dinamica, stenta ad assestarsi, e dal punto di vista degli insediamenti abitativi, continua ad essere una realtà in profondo cambiamento, continuano ad arrivare famiglie giovani, nuove che hanno bisogno di inserirsi e di essere accolte, anche di essere aiutate nelle loro povertà spirituali e materiali.   

     Ritengo che l’Inno ai Filippesi sia indicativo degli atteggiamenti che devono animare la nostra vita, negli anni che il Signore vorrà donarci di vivere ancora insieme.  Dobbiamo vivere la totale donazione di noi stessi, in questa disponibilità gratuita all’accoglienza, anche se sembra che non si consegua nessun risultato. Abbiamo imparato da tempo che è il Signore a leggere il valore della nostra azione, per cui non dobbiamo fare altro che: Avere in noi gli stessi sentimenti di Cristo Signore, per il resto dobbiamo operare totalmente affidati a Lui, seguire i suoi insegnamenti, in una disponibilità umile all’ascolto del Magistero della Chiesa che chiede e incoraggia a percorrere con entusiasmo la via della missione. Sappiamo bene che non sempre e tutti, per i motivi più svariati, spesso per i tanti problemi da affrontare ogni giorno, si coinvolgono da protagonisti nella vita di comunità, per cui fanno fatica a rendersi conto della complessità relazionale che esiste all’interno della nostra parrocchia che, colgo e ripresento: ricchissima di esperienze di umanità, complessa nelle relazioni sociali e familiari, bisognosa di una migliore comprensione della vita spirituale e della sua vocazione cristiana.   

    La nostra parrocchia, si è sviluppata in quella che una volta era la campagna di Scalea, non ha monumenti da presentare e da contemplare, per cui ciò che il Signore ci dona e che ci chiede di valorizzare sono il creato, anche se si presenta molto deturpato dall’agire dell’uomo, ma che comunque dobbiamo amare e valorizzare, i ragazzi e i giovani, che dobbiamo cogliere come la permanente novità dell’amore e della gioia di Dio. Lo sforzo da vivere è quello di operare perché i nostri figli colgano la parrocchia come la loro casa, come ambiente ordinario della loro crescita spirituale e sociale, come ambiente di speranza dove poter esprimere pienamente le loro potenzialità e il loro desiderio di futuro.

     Il Santo Padre orienta nell’esortazione Gaudete et Exultate a percorrere, con determinazione e con l’impegno della testimonianza personale, la via della santità. Dobbiamo imparare a cogliere nell’amore, nella donazione di sé, sulla via delle Beatitudini, ciò che concorre alla nostra gioia e alla crescita spirituale nella vita semplice di ogni giorno: Mi piace vedere la santità nel popolo di Dio paziente: nei genitori che crescono con tanto amore i loro figli, negli uomini e nelle donne che lavorano per portare il pane a casa, nei malati, nelle religiose anziane che continuano a sorridere. In questa costanza per andare avanti giorno dopo giorno vedo la santità della Chiesa militante. Questa è tante volte la santità “della porta accanto”, di quelli che vivono vicino a noi e sono un riflesso della presenza di Dio”. (GE7)

      È la missione che il Signore ci affida, essere coraggiosi testimoni della Sua presenza che cerca, che ama, che sostiene, che incoraggia. Questa presenza di Dio è affidata alla nostra testimonianza semplice, autentica, vogliamo affidarci alla Vergine Santa del Monte Carmelo, la Celeste Patrona della nostra Città. Tanti nostri fratelli e nostre sorelle vivono l’eroismo della fede nel silenzio, nella dedizione sincera e quotidiana all’amore di Dio, pregano per noi e ci sostengono nella loro sofferenza. È vero, non sempre troviamo il tempo di coglierne e valorizzarne la presenza, questo ci impoverisce, ma nello stesso tempo ci sentiamo protetti, sostenuti dalla loro attenzione.  Non vi nascondo, che guardando alle attese che abitano il cuore dei fedeli, più volte mi sono sentito inadeguato alla missione che il Signore mi ha affidato, d’altra parte siamo coscienti che è il Signore il vero protagonista e questo ci dona serenità e pace.

Come sempre vi incoraggio a guardare avanti con fiducia, cercando nell’impegno personale con il quale ciascuno, nelle azioni ordinarie di ogni giorno, anche quelle che potremmo considerare inutili, contribuisce alla crescita della vita di comunità: Questa santità a cui il Signore ti chiama andrà crescendo mediante piccoli gesti. Per esempio: una signora va al mercato a fare la spesa, incontra una vicina e inizia a parlare, e vengono le critiche. Ma questa donna dice dentro di sé: “No, non parlerò male di nessuno”. Questo è un passo verso la santità. Poi, a casa, suo figlio le chiede di parlare delle sue fantasie e, anche se è stanca, si siede accanto a lui e ascolta con pazienza e affetto. Ecco un’altra offerta che santifica. Quindi sperimenta un momento di angoscia, ma ricorda l’amore della Vergine Maria, prende il rosario e prega con fede. Questa è un’altra via di santità. Poi esce per strada, incontra un povero e si ferma a conversare con lui con affetto. Anche questo è un passo avanti. (GE16)

     Nell’intraprendere questa nuova fase nel nostro cammino pastorale, Vi auguro di avere sempre questa certezza, se operiamo per come lo Spirito, ci chiede e ci dona, certamente la nostra azione porterà i frutti spirituali di cui tutti avvertiamo l’esigenza per il nostro bene e per il bene dei nostri figli.  Nella famiglia di Nazareth San Giuseppe aveva la missione di dare sicurezza, di sostenere con il lavoro quotidiano la serenità della Sacra Famiglia, probabilmente ha dovuto affrontare anche problemi esistenziali, anche allora i tempi non erano facili. Grazie al suo affetto, alla sua prudenza e al suo impegno Gesù è cresciuto in età, sapienza e grazia.  I nostri figli, sono il futuro della comunità, hanno grande fiducia in noi, ci osservano con attenzione, ascoltano le nostre parole, guardano alle nostre azioni, alla nostra vita, al nostro impegno e vogliono imparare e operare con dedizione e con gioia per costruire il loro futuro.  Voglio ricordare a tutti, che molto della loro gioia dipende dalla serietà del nostro lavoro e della nostra testimonianza cristiana.  Coraggio, il Signore ci ama e non ci lascia soli.



 

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