Parrocchia San Giuseppe Lavoratore - Scalea

 

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Diario di Viaggio

4 luglio - Cosa volete che vi dica, con il caldo diventa più difficile mettersi a scrivere, per cui i giorni passano con le mille emozioni che comunque si vivono, ma sfuggono alla voglia di comunicarle. Quello che posso garantirvi è questo, sono giorni moto intensi, che vedono come protagonisti i giovani per cui cuore indiviso si coinvolge: tra coloro che fanno gli esami, coloro che hanno bisogno di lavorare e coloro che gareggiano nel rendersi presenti nelle più svariate attività sia del campismo, che delle attività educative e sportive. Come vedete è evitata con cura la parola vacanza. Non è una scelta di campo forzata, in realtà non so se dalle nostre parti abbiamo persone che vivono la vacanza nel senso vero del termine, attorno a me vedo solo persone che si agitano in mille attività, più del normale e nonostante il caldo vivono in modo intenso la loro giornata.

     Le attività per me diventano occasioni di relax fisico e di esercitazione mentale, insomma mi lascio coinvolgere passivamente senza particolari patemi d'animo ma con una gioia piena, che mi permette di leggere la preziosità del ministero che mi è stato affidato nella bellezza di quanto vissuto, ma anche e soprattutto alla luce di quanto il Signore mi dona di vivere guardando e ascoltando le persone che mi pone accanto. Il rischio potrebbe essere quello del già visto, ma è una tentazione che rimuovo a priori semplicemente perché ho imparato da tempo che ogni persona è un mondo sempre nuovo, per cui è solo importante permetterle di comunicare con serenità la novità che abita ogni giorno la sua vita, al di là di quanto esse stessa riesca a percepire di se. Volevo solo dire, che questi sono giorni, nei quali scopro sempre più la bellezza di quanto il Signore mi ha affidato.

    Dobbiamo ammettere che esiste una grande incertezza nei cuori, a motivo della crisi economica, a motivo della guerra, a motivo dei disastri naturali, a motivo delle partenze dei figli per l'università con i vuoti che determinano nelle case, insomma i motivi per preoccuparsi non mancano. Anche per questo,  a maggior ragione siamo chiamati a vivere la gioia della testimonianza cristiana, cercando di dare serenità ai cuori e di liberare la mente dalle tante preoccupazioni che la abitano e la tormentano. La via migliore è condividere con i più giovani della comunità il tempo che loro sono disposti a concederci, stare con loro incoraggia a vivere più sereni, chiede di essere sorridenti, di cogliere anche le nuove luci di futuro che abitano i loro occhi più che le loro parole.

   Insomma si tratta i stare di più con loro, cercando di imparare quello che appartiene al futuro e non ricordando il nostro passato. Un po' è quello che ci ricordava ieri San Paolo quando ci diceva che la cosa più imporrante è quella di essere creature nuove. Certo lui lo collegava all'opera compiuta dal Cristo, per noi è leggermente difficile farla cogliere nella vita dei nostri figli, ritengo che fosse difficile anche per lui aiutare dei politeismi a mettere da parte tante devozioni per fare spazio a Gesù di Nazareth, unico Signore della storia. E' il mistero permanente della fede che ieri come oggi ha la determinazione di orientare la nostra vita in modo nuovo. E' vero, tutto è legato a quale spazio riusciamo a dare a Gesù, conseguentemente allo spazio di preghiera che abita la nostra giornata.

    Un impegno non opzionale che deve abitare sempre le nostre giornate, è quale spazio riusciamo a dedicare alla crescita della fraternità quale vero dono della vita di comunità. Non della comunella degli amici, ma la comunità dei battezzati che siamo chiamati a vitalizzare e nella quale viviamo in modo festoso, lodando e ringraziando Dio per tutto quanto riesce a donarci con il dono della Grazia. Anche in riferimento a questo, gli sforzi della comunità devono essere orientati a generare legami sempre nuovi, questo anelito di futuro deve essere legato ancora una volta ai nostri figli, che esplodono, giorno dopo giorno,  in modo estemporaneo davanti ai nostri occhi e ritengo vogliano perfino che noi siamo più attenti alle loro istanze.

    Al punto dal poter affermare che una comunità, esprime pienamente se stessa, se i suoi figli più giovani la abitano come se fossero nella loro stanzetta, insomma nel loro ambiente naturale di vita. Ritengo che l'analisi della comprensione a che punto è la vita di comunità,  possa essere alla portata di tutti. Quanti ragazzi e giovani partecipano alle celebrazioni? Quanti ragazzi e giovani vivono quotidianamente la parrocchia. Quale tempo la parrocchia dedica loro? La risposta potrebbe sembrare lineare, ma in realtà è molto complessa, per cui ritengo che per oggi possa restare comodamente nella mie preoccupazioni anche perché certamente voi, nel tran tran tormentato che la vita ogni giorno vi chiede di affrontare, ne avete di più impegnative e magari più concrete.

21 giugno - Siamo in piena estate, insomma tutto molto positivo per le attività commerciali, è la fase del cambiamento per il ritmo liturgico della comunità, insomma maggiore spazio e attenzione al flusso turistico, con conseguente riformulazione delle disponibilità ecclesiali spesso legate, giustamente, agli impegni lavorativi di coloro che si impegnano maggiormente nell'opera di animazione e di evangelizzazione della parrocchia. Proseguono alcuni incontri programmatici, per impostare il cammino formativo di iniziazione cristiana. A chiusura della fase invernale  delle attività anno pastorali c'è sempre bisogno di rileggersi nel dono di grazia del Signore, cercando di valorizzare in modo sempre nuovo i carismi che il Signore dona per la vitalità del bene comune. Tutto abbastanza sereno e sostenuto dalla fraternità spirituale, che poi significa uno stare insieme animato dalla preghiera, senza la quale tutto diventa più difficile.

    Ma il Signore ci dona di non trascurare l'impegno di renderlo presente, per cui non abbiamo timore nel guardare avanti con fiducia. Certo il clima mondiale è sempre contrassegnato dalla volontà di fare guerra. Questo vien fomentato da tutti i governanti, anche si ci stiamo abituando, attraverso le comunicazioni dei social all'idea che il criminale sia solo Putin, ma soprattutto non si riflette abbastanza sui papà che vengono uccisi e costretti ad uccidere da tutte le parti,  famiglie intere distrutte e abbandonate nella disperazione e nella povertà della loro speranza distrutta. Noi ne viviamo alcune immagini nei volti dei profughi che sono in mezzo a noi, ma le vere disperazioni certamente sfuggono alla nostra comprensione.

     Quello che immediatamente è alla portata di tutti coloro che vogliono conoscere la verità, è che si vuole che la guerra continui, nella speranza di estenuare la potenza russa, in questo modo si estende l'egemonia della NATO e degli USA nella dinamica dell'economia globale. Insomma gli obbiettivi dei potenti esigono altro sangue innocente, famiglie distrutte e bambini abbandonati a se stessi. E' la storia vera che si ripete, dietro alle azioni di ciò che viene mostrato ci sono pianti di persone innocenti, e voglia di potere dei chi non si vede. Pregare per la pace significa che tutti devono anelare al bene comune, rimuovendo per quanto è possibile gli interessi di parte. Voi mi direte, ma come è possibile, a noi viene chiesto di pregare il come si potrà realizzare lo affidiamo alla volontà del Signore.

    Altro motivo di inquietudine ordinaria è la instabilità psichica delle persone, gli squilibri relazionali si esasperano in modo immotivato, questo generalmente determina situazioni di conflitti più o meno gravi nelle case e nelle relazioni tra le persone. Ancora, sono  tante le famiglie che continuano a dividersi davanti ai nostri occhi, con tutto ciò che questo comporta in ordine alla solitudine e, al senso di abbandono nel cuore dei figli, alcune volte anche relazioni conflittuali che si scatenano in modo immediatamente gratuito, ma certamente legati agli squilibri determinati dalla nostra società che mette al primo posto il denaro, il protagonismo personale e il disinteresse per gli altri, di cui ho ampiamente parlato prima.

     Nella dinamica cristiana tutto questo deve animare una preghiera più intensa, orientata a rinvigorire le persone sottoposte allo scoraggiamento. Non dobbiamo mai abbatterci, nella certezza che il Signore sostiene i nostri sforzi e vuole che viviamo nella pace. Questo significa che dobbiamo impegnarci con tute le energie per come Lui ci chiede e ci dona, avendo la certezza di non essere mai soli. Oltre alla presenza di Dio certamente possiamo contare sul sostegno forse velato, di tanti fratelli sorelle che magari non hanno il coraggio di combattere in prima linea, ma che non faranno mai mancare il sostegno della loro solidarietà e anche i contributi materiali che sono sempre necessari a portare avanti con serenità l'opera dell'amore e della pace che il Signore ci affida.

     Non dobbiamo mai temere di non farcela, dentro di noi abbiamo energie non sempre espresse pienamente e anche nelle comunità ci sono entusiasmi che vogliono esplodere, diventare più luminosi. Certo dobbiamo permettere a ciascuno di poter trasmettere quanto il Signore ha affidato loro, questo significa anche mettersi da parte per rischiarare la bellezza della presenza dell'altro. O per meglio dire, la bellezza dello stare tutti insieme senza correre il rischio di marginalizzare nessuno. Capita alcune volte che si viva il protagonismo del nulla, da decenni le stesse persone, che parlano alle stesse persone, che comunicano le stesse cose o forse peggio ancor che pensano di essere migliori degli altri. Cosa volete che vi dica, diamo più spazio a Dio, il resto diventa sempre Sua novità per la vita del mondo.

16 giugno - Ieri sera la gradita sorpresa del ritorno di Carmela nella vita della comunità a lasciato a custode di Santa Caterina il marito ed è scesa, armi e bagagli,  con il resto della tribù, per godere un po' del suo mare di Scalea. E' sempre bello rivedere in mezzo a noi persone serene, che incoraggiano a vedere la vita della comunità con gioia. Oggi sarà una giornata totalmente spesa in attività ecclesiali in senso stretto. Si comincia con la manutenzione del campanile, poi si procede per San Marco convocati dal Vescovo per il ritiro del clero diocesano, sarà anche un momento di fraternità con tutti, cosa che a causa della pandemia è mancato molto. Poi ci si prepara per la preghiera del Corpus Domini parrocchiale, volutamente intensa nella certezza che la contemplazione della presenza del Signore, incoraggia a leggerci meglio: nella disponibilità alla missione che ci viene affidata, ci sostiene nelle difficoltà che presenta, ci incoraggia a crescere nell'amore e nella vita di fraternità.

     Una no stop dalle 18:30 alle 21:30 senza interruzione ne distrazioni. Poi incontro della Comunità Scout in preparazione al nuovo anno associativo. Sarà una giornata intensa e bellissima, oltretutto il clima è mite per saremo incoraggiati a vivere tutto con l pace interiore e l'amore del cuore. Questo è il piano ipotizzato, poi certamente avremo degli imprevisti, l'immissione delle varianti legate alla vita di carità della parrocchia, ma mancheranno volutamente gli spazi di dispersione e di distrazione orientati all'alleggerimento dei ritmi pastorali. Che poi significa intrattenimento al Parco degli Angeli con i bambini e i familiari, al Campetto accoglienza e dialogo con i ragazzi, come anche non avremo momenti di fraternità con i laici impegnati che narrano la propria vita.

     Mancherà anche il tempo di ascolto per le tante vittime del nostro tempo, la pandemia ha fatto emergere tante fragilità soprattutto a livello familiare,  per cui molti stentano a riprendere in modo normale il proprio cammino relazionale. Molta parte della giornata, nella vita del parroco, è occupata dal dialogo con i fedeli, questo impegno  sfugge alla gran parte dei fedeli, che continuano la leggere la sua presenza legata sostanzialmente alle celebrazioni, queste in realtà rappresentano un tempo relativamente breve della giornata pastorale. In realtà non manca neanche qualche sortita a mare, quando si riesce la passeggiata salutare i pasti, purtroppo raramente.

     Ma Don Cono, e per il mangiare come vi regolate? Tempi brevissimi sia per cucinare che per consumare il pasto, lo so che non va bene, me lo dicono tutti, ma questo stile continua a caratterizzare per adesso le mie giornate.Non mancano i momenti affettuosi, fatti di incontri, di messaggi e di gesti consolatori. Alcune volte presenze e situazioni veramente soffocanti, ma sempre accolti con gioia, magari non sempre ci riesco. Ci sono anche tanti momenti di festa legati agli anniversari di questo o di quel componente della parrocchia, che per vari motivi, casualmente vado saltando regolarmente. Oggi sarà un giorno diverso dai soliti, semplicemente perché non esiste un giorno uguale ad un altro. Ogni momento della vita è unico e meritevole di essere vissuto pienamente. Allora buona giornata a tutti, sostenuti dalla benedizione del Signore.

14 giugno - Il mese di giugno sta scivolando verso la seconda metà e di Carmela non si intravede neanche l'ombra, così la cittadina di Santa Caterina fa fatica a staccarsi dal suo nuovo habitat esistenziale. Speriamo e aspettiamo, prima o poi la cacceranno via e così sarà costretta a tornare per qualche tempo tra noi. Intanto ci prepariamo a vivere la solennità del Corpus Domini, cercando di cogliere e di trasmettere in questa manifestazione pubblica della presenza eucaristica di Gesù Cristo, ciò che non sempre viene compreso: Gesù è sempre in mezzo a noi e ci chiede di avere un Suo  spazio nel nostro cuore e nella vita della Città. Obiettivo troppo pretestuoso? Può essere, ma questa è l'obbiettivo che ci si prefigge, mettendoci in cammino processionalmente.

   Quello che forse non sempre si sottolinea abbastanza è la carenza della preghiera nella vita dei cristiani, troppo spesso anche noi ci disperdiamo nelle mille cose da fare, che diventano sempre più intense e indispensabili, ma la conseguenza è il vuoto spirituale che spesso trasforma anche gli ambienti ecclesiali in enti orientati alla socializzazione e non tanto alla santificazione. Qual'é la differenze? E' semplice,  si corre il rischio di relazionarci, facendo comunque del bene, ma seguendo le regole del mondo e non secondo il progetto di Dio. Come ho già detto altre volte, la preghiera non è una azione magica, ma esige sempre la disponibilità del cuore aperto alla conversione, altrimenti si recita e non si cambia. Per cui avremo sempre simpatia e antipatia, amici con i quali relazionarmi e nemici da evitare o da ignorare, speriamo non da odiare.

     La preghiera di chiede di uscire da noi stessi per cogliere la bellezza e la preziosità della presenza dell'amore di Dio, non tanto e solo quando siamo in preghiera ma soprattutto quanto riprendiamo la vita nel mondo. Dobbiamo sempre ricordare che anche il mondo ha bisogno di essere orientato a Dio. C'è tanta bontà sommersa che stenta ad emergere, contemporaneamente abbiamo quel frammento di cattiveria che abita il cuore di tutti, che emerge costantemente quasi a tutela della propria integrità personale. Uno degli effetti generalizzati della pandemia è l'aumento della diffidenza vicendevole, che certamente non aiuta azioni gratuite di fraternità e la donazione di se.

     La preghiera è orientata a far emergere, senza patemi d'animo, la bontà che è dentro ciascuno di noi senza trascurare il fatto che anche in tutti gli altri c'è la presenza dell'amore di Dio, questa certezza deve spingerci al dono di se verso tutti, per come opera il Signore, la processione del Corpus Domini vuole essere la manifestazione gratuita di questo amore, che non si rifiuta a nessuno, contemporaneamente molti possono rifiutarlo, chiudendosi all'incontro con Lui. O, come certamente accadrà, preferendo fare altro ritenuto più importante che non onorare il passaggio del Signore davanti alla propria casa, per le vie della città. Noi speriamo che il Signore colga o stesso i frutti desiderati perché i cuori si aprano all'amore, ne avvertiamo tutti l'esigenza, per cui non possiamo fare altro che operare perché Gesù abbia la possibilità di incontrare le persone, anche quelle che non lo cercano. Moto è affidato al dono della fede, noi cerchiamo di non essere di ostacolo alla Sua azione.

9 giugno - Il pensiero stabile al quale in questa fase dedico il mio tempo, non sono tanto le attività che comunque meritano di essere vissute coinvolgendomi con passione, ma l'orientamento pastorale da dare alla parrocchia con il nuovo anno pastorale. Gli anni della pandemia, ci hanno permesso di accettare e vivere le modifiche apportate al territorio della parrocchia senza gravi traumi, anche se è evidente che la parrocchia, nella sua nuova conformazione territoriale, diventa da parrocchia delle periferie rurali ed è per questo che era nata, a parrocchia della nuova Scalea caratterizzata di edifici condominiali. In poche parole non è più parte della nostra comunità tutta l'area rurale e umanamente scaleota, come anche la nuova edilizia giovanile fatta di villette e residence signorili. Per cui il panorama che abbiamo davanti a noi come comunità è costituito dai nuclei storici del Calvario (Fischia e Cutura), sostanzialmente storicizzato, mentre l'Arenile, la Madonnina (Mulino) e San Giuseppe conservano pochi nuclei storici, ma la gran parte sono edifici totalmente innovativi, sia nelle loro strutture abitative come anche in coloro che le abitano.

     Alcune aree dei quartieri vanno caratterizzandosi sempre più con insediamenti multietnici, i più numerosi e stabili sono: rumeni, pakistani, albanesi, russi, ucraini, moldavi, marocchini e senegalesi, in piccolo numero sono presenti anche indiani e cingalesi, mentre la comunità dei polacchi è stabilizzata. La mia impressione è che la loro sia una presenza che non si apre molto al dialogo e all'integrazione, eppure sono accanto a noi ogni giorno, bussano e chiedono con insistenza per i loro bisogni materiali. Di certo anche la parrocchia ha bisogno di maggiori energie pastorali per tentare di avviare forme di integrazioni e di dialogo con persone totalmente estranee alla nostra cultura e anche al nostro credo religioso. Chiaramente tutti sono bisognosi di un approccio di evangelizzazione missionaria, alcuni partecipano molto occasionalmente alla vita della comunità.  Si può anche pensare che si possa procedere anche senza di loro, ma ormai parliamo di centinaia di persone, con i quali comunque è importante creare una relazione costruttiva per l vivibilità della nostra città.

     La parrocchia continua a godere del dono di Dio, quando con questo vogliamo intendere persone anche molto diverse, molti non praticanti la vita liturgica della comunità, che si emozionano e si coinvolgono per quanto il Signore ci dona di vivere al servizio di centinaia di fratelli e sorelle che neanche conosciamo ma che comunque accogliamo con gioia e con la disponibilità del cuore, per come possiamo e riusciamo. La via della carità aggrega e apre l dono molti fratelli e sorelle  della città, che per come possono ci sostengono nella dedizione alle emarginazioni o, come direbbe il Santo Padre: all'accoglienza dello scarto del nostro tempo. Abbiamo imparato da tempo che la volontà del Signore è che nessuno si senta marginalizzato, però il primo impegno che Lui ci affida è quello di creare intimità nei cuori e gioia nella vita comune. In realtà anche questi obbiettivi basilari della vita cristiana, spesso stentano ad emergere naturalmente anche tra i più praticanti.

     Gelosia, invidia, spirito di rivalità, incapacità di perdono abitano i cuori di tutti e, nella crescita spirituale, dobbiamo sempre tenerli a bada perché la parrocchia possa esprimere al meglio la sua vocazione di presenza di more del Signore nella città.  Pr fare questo dobbiamo dare più spazio alla vita di preghiera, perché il fare non generi aridità è importante che sia orientato e sostenuto dal lasciarsi fare di Dio. E' importante dare più spazio all'azione che nasce davanti al tabernacolo, deve essere sempre Gesù a guidare il nostro impegno e il nostro cammino. Questo ci permette di non essere mai scoraggiati, mai delusi dagli atteggiamenti degli altri, magari ogni tanto siamo delusi dei nostri atteggiamenti e questo, attraverso un sapiente discernimento spirituale, deve incoraggiare la correzione personale perché possiamo essere sempre più testimoni e presenza delle opere che compie l'amore di Dio in noi. Tutto questo deve essere oggetto privilegiato della vita formativa che si accompagna alle Aggregazioni Ecclesiali  che operano in parrocchia: Azione Cattolica, Oratorio ANSPI, Scout, Movimento Focolari, Comunità Neocatecumenali. In questi anni di pandemia tutte le esperienze aggregative hanno sofferto nei loro carismi tutti orientati alla evangelizzazione della comunità e si spera  possano rinnovarsi per il loro rinnovamento e nel loro impegno pastorale al servizio della crescita cristiana del territorio.

     Per quanto concerne i gruppi di formazione e di servizio, sono strutture più dinamiche e incostante movimento per cui si sono andate rinnovando a secondo delle esigenze anche in questi anni di pandemia. Oltre i gruppi di servizio alla Carità e alla Mensa San Giuseppe i il Gruppo dei Ministri Straordinari della Comunione, abbiamo il Gruppo dei Catechisti, la Formazione Biblica, il Gruppo delle Famiglie, il Coro A. Manfredi. Tutto deve essere letto in una dinamica estroversa di evangelizzazione verso i lontani, uscendo in modo definitivo dal cercarsi ad intra e di stare bene sono tra coloro che praticano la parrocchia. Alcune volte posso sembrare assente o distratto, non pienamente partecipe soprattutto in occasioni dei momenti di svago, che comunque sono importanti, ma come vedete dobbiamo riflettere come proseguire l'impegno missionario, la evangelizzazione dei lontani cosa che ritengo venga prima di ogni altra attività. Queste sono le preoccupazioni che abitano la mia mente e il mio cuore, vorrei tanto che le sentiste proprie, per pregare insieme, per avviare un cammino sincero di comunione che abbia sempre come cuore la volontà di Dio e non tanto e solo ciò che piace a noi.

     Quello che ho scritto sono solo pensieri estemporanei, e come tali vanno compresi per avviare insieme la preghiera comune a sostegno del bene della comunità nella quale il Signore ci ha posto. Come sempre un posto prezioso e insostituibile nella dedizione all'amore hanno i sofferenti, e sono tanti anche tra coloro che continuano con entusiasmo a dedicare il loro tempo prezioso al bene della comunità. La parrocchia ha bisogno di tutti, solo chi non ama la vita di comunità può pensare che si possa andare avanti senza il coinvolgimento di tutti. Perciò convertiamoci sempre più  al bene comune, mettiamo il più possibile da parte noi stessi e apriamoci al grido di dolore da qualunque parte arrivi.  Come anche gioiamo di tutto quanto il Signore ci dona di fare esperienza, dicevo in occasione del mio messaggio dei quanta anni di sacerdozio di non avere bisogno di fare feste particolari perché ogni giorno in mezzo a voi il Signore mi fa di dono di fare festa alla Sua presenza e questo deve bastare perché ci sia veramente gioia nel cuore in eccedenza, da non tenere mai per se stessi ma per donarlo agli altri. Sempre avanti con coraggio e gioia, San Giuseppe ci sostiene e ci dona l'esempio, come lui dobbiamo vivere instancabilmente al servizio della Sacra Famiglia che per noi è la parrocchia.

6 giugno - Con molta serenità siamo tornati, liturgicamente parlando, al Tempo Ordinario, che poi significa semplicemente l'impegno sempre intenso da vivere ogni giorno per testimoniare l'amore del Signore. Questa Pentecoste è stata caratterizzata da una serie di impegni, tutti ugualmente intensi e significativi orientati ad animare la vita di comunità e a leggerci nell'oggi che il Signore ci dona di vivere. A tutto questo occorre sempre aggiungere le tante sofferenze che ci accompagnano nella vita di comunità, generando tristezza e alcune volte disorientamento spirituale, tutto viene affidato alla preghiera della comunità, questo è l'impegno maggiore per coloro che comprendono l'importanza di invocare l'aiuto del Signore. Oggi si aggiunge a tutte queste emozioni spirituali anche il quarantesimo della mia ordinazione sacerdotale ricevuta in San Pietro mediante l'imposizione delle mani del Santo Padre Giovanni Paolo II. Come vedete, non mancano i motivi per restare in silenzio, per riflettere cercando di cogliere, per come il Signore dona, tutti motivi di ringraziamento che non devono mai mancare nella nostra vita di cristiani.

    Analizzando gli appuntamenti che hanno caratterizzato questo fine settimana, non posso che iniziare con quello formativo organizzato dal Rotary sulle conseguenze psicosociali della pandemia, posso affermare che le comunicazioni della psicologa e della sociologa, sono state molto intense e anche incarnate nella realtà dei nostri ambienti, mentre Don Fiorino ha trattato il tema della fede, in modo innovativo, sollecitando a una maggiore coerenza e autenticità degli atteggiamenti e della gioia di vivere la vita di comunità. Forse sarebbe stato opportuno pubblicizzarlo di più per coinvolgere più persone, ma si è sempre timorosi nell'invitare altri in ambienti chiusi. Però effettivamente abbiamo bisogno di riflettere meglio le conseguenze di quanto continuiamo a vivere, nei tanti drammi delle persone, piccoli e grandi, che vivono  accanto a noi. Fortunatamente i ragazzi che si accompagnano alla vita dell'oratorio con i loro giochi e la loro voglia di giocare ci riconciliano con la realtà e ci donano motivi sempre nuovi di speranza.

     Poi arriva il momento fuoco che ci riconcilia con la vita della giornata e ci chiede di sostare, di ascoltare, di cercare in modo nuovo non sempre ci è indicato il cosa, ma quello che è importante e non stancarci di cercare la novità di Dio nelle nostre azioni spesso ripetitive, ma in Lui sempre innovative. Non stancarci di scoprire la novità di Dio nel fuoco, nel silenzio della natura, nello scorrere del fiume ma soprattutto nel cuore dei fratelli e delle sorelle che Lui ci pone accanto. Troppo spesso questo esercizio è mortificato dalla poca disponibilità di accogliere la novità che l'altro ogni giorno manifesto e ci fermiamo agli stereotipi abitudinari. Tutto questo svilisce la bellezza del nuovo e non deve mai essere assecondato, ognuno deve canmminare con il proprio passo e diventa ostacolo quando si cerca di normalizzare l'altro sul proprio. Questo atteggiamento mortifica l'intervento potente di Dio e può anche diventare un ostacolo alla speranza che è a noi affidata. Il fuoco rischiare le tenebre, dona calore, trasmette vitalità nuova. Però anche in questo caso c'è bisogno di chi cerca la legna, lo accende, lo alimenta e lo custodisce perché non si creino problemi.

 

     Mettersi in cammino è sempre uno scommettere sulla bellezza di aprire una strada nuova e di scoprire la novità di Dio in tutto ciò che ci viene donato di vivere, la gioia del canto, il sudore del cammino, il sacrificio della strada, l'attraversare il fiume a piedi tutto merita di essere vissuto con entusiasmo e gioia. Tutto questo merita di essere vissuto e di essere trasmesso come parte della propria vocazione di nomadi. Siamo tutti nomadi, anche se non tutti ne siamo coscienti. Stare insieme, confrontarsi, crescere anche questo obbiettivo esige un impegno costante di impegno nel sacrifico e di relazioni educative.   Ed è quello che i Talent&Art hanno vissuto in quel di Trecchina. Loro stessi, per come potranno, ci racconteranno le emozioni sperimentate. Infine, sempre nello stesso giorno di Pentecoste, il Branco va in caccia in quel di Orsomarso, ancora un momento di fraternità, anche di stanchezza ma certamente caratterizzato dalla gioia dello stare insieme con le famiglie dei ragazzi, nel momento di preghiera e di ringraziamento.

     Oggi è tutto più sereno, come capita spesso si tirano le somme, anche degli auguri ricevuti hai quali ho risposto con lo stesso messaggio di riconoscimento del dono di amore del Signore e di ringraziamento, per quanto il signore suscita nei cuori dei fedeli. A me non piace vivere le distrazioni, per cui preferisco festeggiare nel silenzio, nella riflessione per come ordinariamente sono abituato, probabilmente  perché, almeno per me ogni giorno di ministero è una festa, oltretutto sempre nuova e meritevole di essere ricordata con gioia. Adesso andiamo agli incontri della sera, le ultime programmazioni di giugno. Questa sera con l'Azione Cattolica proviamo a dare un'anima spirituale a questi tempi segnati generalmente dalla vacanza. Nulla di particolarmente impegnativo, ma quanto basta per comprendere l'importanza di pregare sempre, per evitare di distrarsi dal bene che il Signore opera sempre e chiede i di operare nel Suo amore.

28 maggio - Capita che alcune volte il pensiero si imponga in modo impellente, orientando e facendo compiere delle scelte inimmaginabili. Quello che da oggi è davanti ai vostri occhi guardando l'immagine del nostro Santo Patrono, era impensabile fino allo scorso anno. Poi con l'indizione dell'anno giubilare in Suo onore, lentamente si è fatto largo nella mente l'esigenza di onorarne anche iconograficamente la solennità, insomma renderlo più immediatamente appariscente, farlo uscire dalla penombra, renderlo più protagonista. E' vero sono tutti sentimenti e valori che esulano dalla sua personalità, ma è anche bene che il cuore della comunità e della Chiesa universale, abbia modo di esprime in modo pieno la sua centralità agli occhi di chi lo osserva. Così si è pensato alla rilettura delle due aureole che ornano la statua. Certo per realizzarle abbiamo avuto bisogno di un sostegno concreto anche perché l'opera artistica era notevolmente qualificata e, come spesso accade, la realizzazione non appartiene totalmente alla volontà dell'uomo, ma alla complessa trama dei sentimenti e delle disponibilità dei fedeli. Non sempre tutto si può dire, ma per una congiuntura astrale, alcuni fedeli della parrocchia hanno inteso sostenere economicamente  l'opera artistica, ed oggi è davanti ai vostri volti un modo nuovo di leggere la figura del nostro Santo Patrono.

        Della serie tutto è opinabile, per cui può piacere e può anche non piacere, l'obbiettivo semplice e immediato è  quello di onorarne la presenza nell'aula liturgica, il resto appartiene al mi piace, a non mi piace e via a seguire, però tutto questo esula dalla scelta che ne ha determinato la realizzazione. Per cui grazie soprattutto a coloro che ne hanno sostenuto la realizzazione e una preghiera costante da elevare perché egli interceda e sostenga le nostre tante fragilità.   Domenica il Signore ci ha fatto il dono della presenza del Vescovo per la celebrazione della Confermazione, la sua presenza dona sempre conforto, è il Padre della comunità ecclesiale che visita la sua famiglia e perciò dona gioia e armonia. Oltretutto non va dimenticato che è probabilmente l'ultimo appuntamento sacramentale con la nostra comunità, anche perché è in scadenza il suo mandato episcopale. Dobbiamo pregare perché continui a vivere con serenità e gioia per come il Signore gli donerà e ringraziarlo per la sensibilità mostrata nei confronti della mia persona e del sostegno dato alla comunità parrocchiale con la creazione della Mensa San Giuseppe e del Centro di Aggregazione Mons. Didona.

     Una nota di merito va dedicata anche alla visita alle famiglie,  che abbiamo inteso vivere dopo gli anni della pandemia con Don Francesco. Abbiamo percorso le vie della comunità, visitando oltre 450 famiglie, dalle quali abbiamo ricevuto a sostegno della parrocchia 2.172,00 Euro. Anche l'aspetto economico non è marginale perché occorre comunque onorare le tante spese della comunità. E' stata una scelta sofferta, ma importante perché ci ha permesso di ripercorrere e di tornare, anche se per breve tempo, nelle case delle famiglie che compongono la nostra parrocchia.  Dobbiamo affermare che è stata anche una occasione per rivedere per la prima volta persone che sono barricate in casa da oltre due anni e ancora oggi stentano a cogliere la bontà di rimettersi in cammino. C'è ancora tata pura, per cui ci sarà bisogno di tempo per vedere la parrocchia rianimarsi con al serenità delle relazioni fraterna spontanee.  Certamente è stata necessaria ed è stata accolta con gioia dalla comunità.

     Nel frattempo si prosegue con la vita ordinaria, per cui animazione quotidiana della Mensa San Giuseppe, sostegno alle famiglie bisognose, preparazione alla vita sacramentale, preparazione dei campi di animazione ed esperienze di escursione, la nota dominante necessaria è la gioia di servire il Signore. Insomma si resiste, si anima, si combatte con gli acciacchi e si riesce perfino a non stare mai fermi. Come dire San Giuseppe ci sostiene, adesso poi è ancora più contento, diciamo che ad osservarlo con più attenzione sorride, e noi tutti cerchiamo  di corrispondere al suo amore per la nostra città. Buon lavoro a tutti, qui non ci si impigrisce e non si prevedono pause. D'altra parte comincia il tempo estivo e si cambia solo la modalità dell'impegno ma non l'intensità dell'impegno. Coraggio.

21 maggio - Riflettendo ci si comprendo nella impossibilità a dare seguito alle incomprensione che si accompagnano alla propria vita. La prima delle quale è non riuscire a trovare il tempo per leggersi nel protagonismo quotidiano per come il Signore incoraggia e per come cerchiamo sempre di insegnare, ma, ahimè non sempre si riesce a testimoniare. Come mai questa riflessione? E' molto semplice, accadono tante di quelle cose e scivolano senza meritare un momento di elaborazione o di interiorizzazione e questo è molto negativo per un cristiano, perché significa non riuscire a cogliere e a proporre il dono di Dio, che ti è accennato e che non sempre viene osservato con attenzione. Magari viene anche osservato ma non si riesce ad elaborare e a farlo diventare tassello insostituibile del dono della Grazia di Do e questo certamente non è quanto il Signore si attende da noi.

    Manca il tempo, necessario per valorizzare quanto il Signore dona. E' una cosa giusta? Ritengo di no, ma per quanto razionalizzi i tempi mi trovo alla fine della giornata sempre in debito con tante persone che avrebbero avuto bisogno di una maggiore attenzione. Si riuscirà ad invertire la situazione, ritengo di no, anche perché la parrocchia è sempre più meta di incontro per tante persone, difficili da gestire e anche da comprendere, semplicemente perché non vengono guidati dalla fede e per essere incoraggiati a vivere la vita di fede, ma sostanzialmente perché appesantiti da problemi esistenziali e chiedono di essere sostenuti nell'affrontarli anche perché difficilmente si potrebbero risolvere. Questa situazione obbliga ad uscire con una certa stabilità dal ruolo ministeriali e di trasformarmi in operatore sociale con quello che ne consegue in stanchezza mentale, fisica e anche più semplicemente di spersonalizzazione ministeriale.

   

Magari questo non accade anche perché sono verso la conclusione della mia missione terrena, per cui non ritengo di poter subire sconvolgimenti di identità, ma un carico di eccessiva stanchezza mentale certamente si. Si può cogliere l'opera di Dio in tutto questo? Certamente si, però chiede anche di razionalizzare e di valutare i tempi, con quel che ne consegue nel togliere il di più, che corre il rischio di restare ingovernabile. Intanto sono da ricordare gli incontri con gli adulti, volendo ricordare che la parrocchia è fatta di adulti che cooperano al bene comune e quando gli adulti si incontrano per confrontarsi o anche più semplicemente per stare insieme è sempre una benedizione di Dio per la parrocchia. Meritano grande attenzione le celebrazioni che hanno ripreso il ritmo di partecipazione pre pandemia, questo non può che dare gioia, anche se esige più energie sia per la comprensione dell'azione liturgica, come anche per la preparazione. Insomma perché diventi messaggio dell'oggi, occorre che la si coordini in modo sempre innovativo.

    Agli incontri sistemativi di formazione si sono aggiunti quello con gli operatori della mensa, che come ho detto più volte, anche se non tutti lo comprendono, è un vero dono di Dio per la Città di Scalea. Una donazione di se che nasce dall'affetto verso persone che non si conoscono e che neanche si incontrano esige una carica affettiva che i volontari vivono con vera e naturale passione. Insomma, anche in questo caso, io non devo fare altro che cercare di imparare. Poi abbiamo avuto l'incontro con alcune famiglie dei Talent&Art, sono il segmento educativo adolescenziale con quel che ne consegue in attenzione e in dedizione innovativa. Insomma volti nuovi, che comunicano raramente tra loro chiamati a incontrarsi per dialogare sui loro figli, che a loro volta sono innovativi per la fase che crescita che vanno attraversando e che conseguentemente li rende totalmente nuovi anche a se stessi.

    Non vanno neanche svilite la partecipazione delle famiglie alle celebrazioni sacramentali, che generano nei cuori degli interessati, emozioni inenarrabili. Che generano anche la possibilità di incontrare persone che altrimenti vedresti solo raramente.  Ogni sguardo meriterebbe un libro, per cui va bene così. Anche se non inerente la vita a Scalea, ma solo perché ci sono coinvolto io come educatore, meritano una citazione l'entusiasmo e la gioia della vita comune dei Rover Scolte di San Nicola Arcella, anche in questo caso adolescenti e giovani che hanno vissuto in modo festoso la route sul Pollino. Poi dovrei parlare anche dei tanti incontri occasionali e quelli con le persone bisognose che sono centinaia, tanto per convincervi della bontà di quanto affermavo inizialmente, troppe cose per essere colte pienamente nella loro bellezza e unicità.

     Chiudo con un caro ricordo che la sorella Gemma che il Signore ha inteso chiamare a se in questi giorni. Posso definirla una cara compagna di viaggio, anche se in modo diverso abbiamo percorso molti tratti di cammino insieme. Prima di tutto alla scuola di Don Tolentino il nostro parroco storico, tutti e due stabilmente praticanti nella parrocchia di San Nicola in Plateis, ambedue fedeli in oltranza anche nel suo rigore. Purtroppo abbiamo condiviso anche il dolore della morte dei nostri padri, che nell'incidente coinvolse anche mia madre. Sempre attenta spiritualmente e partecipe alla vita di preghiera, finché a potuto ha sempre partecipato con discrezione e con gioia semplice di chi dedica la sua vita a testimoniare la fede, senza particolari protagonismi ma con la semplice gioia di poterci essere. Poi il silenzio degli ultimi mesi, nell'impossibilità di rendersi presente, e la possibilità di sentirla ancora viva nel mio cuore, come un vero dono di Dio per tutte le comunità di Scalea. Certo per chi lo comprende e per coloro che riescono a darsi il tempo di riflettere.

12 maggio - Certamente, lo so anche io, che non riesco più ad aggiornare in tempo reale, per cui le parole seguono quando giù le foto sono leggermente datate, ma ringraziando Dio si susseguono tante cose ed è perfino bello viverle in modo egoistico, nel senso di tenerle un po' per me.  In realtà non è vero, semplicemente manca il tempo della comunicazione, perché sommerso da quello dedicato all'azione. Ancora poche battute e ritengo di poter dichiarare concluse le visite alle famiglie. Certo ne rimangono di non trovate, ma questo capita sempre, quello che è importante è che abbia avuto la possibilità di riprendere questo pellegrinaggio della speranza e della ripresentazione della fede nelle case. Gesù dona la Pace, ed è perciò importante che la Pasqua sia stata caratterizzata, dopo due anni di distanziamento forzato, dalla presenza di Gesù nella propria famiglia. Come è andata difficile da definire, troppo immediata, prima o poi scriverò qualche impressione. Intanto posso solo raccomandare di dare più attenzione ad alcuni ammalati che hanno bisogno della nostra vicinanza affettuosa e spirituale. Coraggio il pellegrinaggio è per tutti.

     Le foto caratterizzano alani momenti della vita di comunità, le Piccole Orme che percorrono il tratto iniziale del sentiero della fede, avvertono l'esigenza di poter respirare con più libertà e lo vivono con grande passione, in attesa di maggiore stabilità sociale ed educativa. L'immagine delle Prime Comunione è già stata commentata precedentemente per cui non posso che ringraziare il Signore per questo primo giorno di festa che ha donato alla comunità. Tutto il mese di maggio sarà caratterizzato da appuntamenti festosi, nella speranza di restituirci alla gioia cristiana nel giorno del Risorto. La terza immagine è espressione di un momento di fraternità e di relax che mi ha concesso la carissima Serena nella gioia della festa del suo diciottesimo compleanno, la sua gioia ha caratterizzato un momento prezioso per i tanti che hanno inteso onorare questo suo traguardo.

    Serena non è una parola neutra, ma nel mio vocabolario caratterizza tutto ciò che di più armonioso deve poter essere espresso nella dinamica della vita di fede. E, diciamolo pure, lei rendo onore al nome che gli è stato donato, per come affronta i tanti momenti della sua crescita e anche gli imprevisti che alcune volte intervengono nella sua vita. Per cui sempre avanti con entusiasmo e che ci sia sempre gioia, per come il Signore vuole donarti. Certo poteri dire anche altre cose, ma poiché mi sono imposto una comunicazione più prudente con gli altri, ritengo di doverlo fare anche una delle mie cuoche più affettuose. Per il resto tutto procede con intensità e gioia, almeno dal mio punto di vista. Ci si prepara al secondo turno di prima comunione, alla chiusura delle attività per le Piccole Orme, si comincia ad accennare alle attività estive, un pensiero va anche a un campo per gli adulti.

     Per ripartire non si può che ripartire da esperienze prolungate di comunione, per superare gli anni della pandemia abbiamo bisogno di rigenerare al vita comunione all'interno della comunità, tutto esige del tempo da razionalizzare ma comunque da pianificare guardando al bene della vita di comunità e non solo delle varie esperienze di aggregazione ecclesiale. Insomma i tanti assenti devono sempre essere presenti nei cuori e non devono mai sentirsi trascurati dalla parrocchia. Non è una operazione passiva, ma esigerà un impegno collettivo per rigenerare il tessuto spirituale della comunità. Certo dovrei parlare del Giro d'Italia, che oggi ha fatto tappa a Scalea, ma ritengo di non riuscire ad esprimere con enfasi le emozioni, per cui lascio agli organizzatori di questo evento la grave responsabilità di far comprendere il valore da dare a questa manifestazione.

     Ogni età ha i suoi interessi, per quel che mi concerne riesce ad emozionarmi di fronti ai bambini che piangono, a stare bene accanto agli ammalati che soffrono e hanno bisogno di conforto. Sto molto bene durante i momenti di preghiera e nel sostare in mezzo al chiasso dei ragazzi, chiedendomi sempre come fanno a sopportarmi. Molto belli, sono anche i momenti di silenzio che caratterizzano la mia ricerca del senso da dare alla vita. Alcune volte mi rattristo, ma solo quando non riesco a far fronte alle tante esigenze delle povertà che guardano alla parrocchia con fiducia. Resto sempre ammirato dal come tanti laici riescono a donare se stessi senza mai cercare il proprio tornaconto. Insomma, in modi diversi, il Signore conduce all'incontro con lui e dona pace.

8 maggio - E' molto tempo che non scrivo di prima mattina, ma oggi la prima Messa la celebra Don Francesco, io non devo scrivere certificati e carte varie, per cui posso condividere con voi un momento di riflessione.  Intanto è Domenica, tutte le Domeniche sono particolari perché mistero della resurrezione del Signore, giorno di convocazione della comunità, tante esperienze di fraternità e di incontri, ma questa si arricchisce di altri momenti di festa. Prima di tutto la festa della Mamma che rallegrerà i cuori di ogni famiglia, insomma in ogni casa ci sarà festa. Per la parrocchia è il giorno della Prima Comunione di un gruppo di pargoletti per cui festa semplice fatta di sorrisi, di abiti bianchi, di fiori, di foto e di incontro con Gesù. L'ho messo per ultimo, ma spero che la scaletta dei valori sia leggermente invertita.

     Oggi è anche il giorno della Supplica alla Madonna di Pompei per cui ogni cuore di devoto si anima per elevare alla Vergine Santa questo momento di affidamento e di invocazione. Abbiamo tutti bisogno della vicinanza spirituale della Mamma celeste per continuare a vivere nella speranza e nella pace dei cuori. Affideremo alla grazia del Signore il fratellino Antonio, per la gioia dei familiari poiché darà loro occasione di fare festa. Ma oggi avremo anche modo di celebrare un matrimonio, dopo dieci mesi, è una ulteriore occasione di festa che il Signore ci chiede di condividere in suo onore. Una coppia semplice, emozionata, dedita ai poveri, generosa con i bisogni della parrocchia. Insomma tutto ciò che concorre alla serenità del parroco.

     Avverto l'esigenza di aggiungere anche una richiesta di Battesimo che ci perviene da altre confine, ma che da sempre abita nel mio cuore, non chiedo mai ma se uno si dona non posso rifiutare. Ogni divisione comporta dei traumi spirituali ma fortunatamente non interrompe le relazioni affettive, per buona pace di chi gestisce senza passione le dinamiche pastorali. Insomma come dicevo una Domenica che si arricchisce di tanti valori, che impreziosiscono ciò che già di suo è occasione di gioia e di festa. Ma diventa sempre l'occasione di affidare al Signore le nostre povertà e le nostre fragilità, perché visitate dalla misericordia di Dio e dalla potenza dello Spirito santo possono ritemprarsi e diventare energia nuova per la vitalità della vita comune.

     Possiamo affermare che dopo i giorni della festa, la festa continua con i tanti appuntamenti della vita di comunità sempre innovativi e depositari dell'affetto con il quale il Signore si accompagna alla nostro dedizione alla porzione del Regno che ci è stato affidato a Scalea. Potrei anche continuare con la gioiosità dei tanti che vengono accolti e sostenuti nei loro bisogni basilari, magari in modo essenziale ma sempre nel rispetto e con gioia. Non voglio trascurare la festa che i bambini vivono ogni giorno nel Parco degli Angeli, trasmettendo la loro gioia al cielo, ai loro fratellini che il Signore ha chiamato a se. Potrei anche parlare dei ragazzi che animano in modo molto dinamico la giornata frequentando il campetto, in ogni ora del giorno.

     Certo lo so, poi abbiamo gli incontri formativi delle varie aggregazioni ecclesiali e di servizio alla comunità. Non è bello trascurare i momenti di intrattenimento e di relazione che si generano nello stare insieme naturalmente negli ambienti parrocchiali. Insomma potrei parlarvi della vita di comunità che molti riducono alla partecipazione della Santa Messa, che pure rappresenta la pietra basilare, ma dalla quale, ritengo sia questa la volontà di Dio, i sviluppano tutti gli altri momenti e atteggiamenti che il Signore anima ed alimenta con la Sua parola di Vita, perché nei nostri cuori ci sia sempre la gioia di fare festa nel Suo nome e facendo la Sua volontà. Come dire Buona Domenica a tutti e che il Signore vi doni la Sua Pace.

5 maggio - Come sempre il tempo vola e non sempre riesco a stargli dietro, ma qualche appunto per incoraggiare a cogliere i doni della grazia che il Signore continua a donar per sostenere il cammino della vita di comunità. Intanto sono trascorsi i giorni della novena a San Giuseppe e anche i giorni della festa, con i tanti momenti di gioia che ha inteso elargirci per ritornare a percorrere con semplicità ed entusiasmo il cammino nel territorio della parrocchia, ma anche quello non meno significativo dello stare insieme costruendo momenti di gioia nel cortile della parrocchia. Inutile sottolineare la preziosità e l'unicità di questi momenti che ci vengono donati, generano l'entusiasmo per la vita della comunità e aggregano anche molti non praticanti che si riconoscono in queste attività contrassegnate dall'allegria costruita e vissuta insieme.

 

     Di particolare farei fatica a segnalare qualcosa di innovativo inteso in senso assoluto, magari un maggiore partecipazione ai momenti di preghiera, come anche la bellezza di vedere nuovamente insieme il Complesso Bandistico, o ancora l'affetto con il quale la statua di San Giuseppe è stata portata a spalla nonostante il peso, ancora molto bello l'accoglienza ricevuta nei vari quartieri. D'altra parte è risaputo che sono i momenti dell'anima, per cui è difficile poterli narrare, vanno vissuti nel suo itinere e conservati come un ricordo indelebile negli occhi e nel cuore. Comunque tutto è proseguito con intensità, le attività catechistiche, l'accoglienza alla mensa, le tante iniziative liturgiche, da non trascurare anche la pulizia della chiesa, i doni portati dai fedeli per le famiglie bisognose.

  

    Insomma una comunità che riesce a cogliere la bellezza del protagonismo che il Signore le ha affidato, per vitalizzare il cuore della Città di Scalea. Per vivere meglio tutto questo e rileggerci in missione, insieme  a Don Francesco abbiamo ripreso la visita alle famiglie della comunità. Anche questo impegno esige una bella energia per il tempo che assorbe ama anche la gioia da donare e da ricevere da tutti coloro che ci accolgono. Tutto procede nella semplicità, è quello  che il Signore esige quando scende in campo Lui, per dare pace ai cuori utilizzando le nostre fragilità, ma anche il nostro amore per la parrocchia. Adesso inizia la tornata sacramentale adombrata dalla protezione della Vergine del SS. Rosario. Tutto il mese di maggio sarà caratterizzato dalle celebrazioni sacramentali. Insomma che dire saranno momenti di festa e fraternità, per la comunità che si incontra attorno ai propri figli più giovani, sono loro la nostra vera speranza e la nostra autentica gioia.

27 aprile - Abbiamo ripreso con Don Francesco il pellegrinaggio nella parrocchia per visitare le famiglie con l'obbiettivo di ricucire, con i tanti non praticanti, una nuova relazione pastorale, i primi giorni sono stati certamente molto positivi il che significa, una buona accoglienza perfino gioiosa in molti casi,  la bellezza di ritrovare i sorrisi negli ambienti di vita. Ma anche il senso di vuoto, lasciato dai tanti,che in questi due anni di pandemia sono tornati alla Casa del Padre in silenzio, senza un coinvolgimento pieno della comunità parrocchiale. In questi giorni stiamo percorrendo i Quartieri Madonnina e Arenile, come ogni cosa anche la visita esige il suo tempo anche perché in concomitanza con la Novena di San Giuseppe e di altri impegni che ognuno cerca di portare avanti con gioia. Le immagini incoraggiano a leggerci nei sorrisi di coloro che trovano vitalità nuova e accoglienza nelle attività che la parrocchia cerca di portare a avanti e che condivido con tutti.

     Ricordo sempre che la parrocchia ha bisogno di tutti e che le energie non bastano mai per sostenere in modo adeguato quanto il Signore affida alle nostre cure, per cui, coraggio, chi può non si tiri indietro e si coinvolga con entusiasmo. Oltre le attività educative portate avanti dagli Scout e dall'Oratorio in questi periodi lo sforzo maggiore è orientato all'accoglienza dei profughi provenienti dall'Ucraina, una emergenza assolutamente imprevista che comunque non ci trova impreparati grazie ai sacrifici e alla disponibilità di volontari, in questa immagine la volontà di condividere con loro un momento di gioia e di festa in occasione della Pasqua ortodossa, che si aggiunge ai tanti sforzi che in modo corale la città va facendo per farli sentire accolti, questo vale per tutti ma in particolare per i tanti bambini che si accompagnano alle loro mamme, nella loro tragedia nazionale. Insomma per essere sempre gioiosi è opportuno condividere la gioia che abbiamo nei cuori e non tenerla solo per noi.

24 aprile - Così va scivolando anche la Domenica della Divina Misericordia, la potremmo definire, climaticamente parlando, come una decisa svolta verso l'estate. la vita della comunità va caratterizzandosi con le celebrazioni battesimali e con l'accoglienza di alcuni appuntamenti della SS. Trinità che, a motivo dei lavori in corso, non possono essere ospitati in quella comunità. Purtroppo dobbiamo comunicare la costante dei decessi di fratelli e sorelle che si sussegue in modo ininterrotto, raggiungendo numeri di eccezione. Il Signore chiama e nessuno può sottrarsi all'impegno e alla gioia di stare con Lui. Vanno stabilizzandosi le attività in preparazione agli appuntamenti sacramentali, anche se dobbiamo segnalare una carente partecipazione alle attività formative, ma ad oggi sembra che nessuno voglia sottrarsi alla gioia di vivere l'appuntamento con Gesù.

    Parlare della misericordia di Dio, è come tentare di raccogliere acqua da un fiume in piena, ne sopravanza sempre in modo indominabile. Così è la misericordia di Dio, ci si nutre, ne facciamo esperienza, ma sono sempre più gli aspetti sconosciuti che quelli che riusciamo a comprendere. Alcune volte ci da perfino fastidio un Dio così misericordioso, il salmista direbbe che questo è l'abisso che separa il nostro modo di pensare da quello di Dio. Anche per questo, non dobbiamo fare altro che immergerci nel Suo amore e, per quanto Lui ci concede, rendergli testimonianza cercando di superare i tanti limiti che si accompagnano alla nostra vita, legati all'egoismo che comunque abita insieme al bene il nostro cuore e la nostra mente.

 

    Come abbiamo già affermato vige ancora, almeno nella dinamica della partecipazione dei ragazzi e dei giovani, il clima sociale sospeso della pandemia, per cui sarà un appuntamento da cogliere come un vero dono del Signore per aiutare le famiglie a vivere la gioia di stare insieme, mettendo al centro di questo appuntamento tutto quanto il Signore riesce a comunità per la crescita della vita di fraternità e della pace familiare. A questi momenti in se comunque festosi,  dobbiamo comunque aggiungere tutta l'ansia che sta continuando a  generare il conflitto tra la Russia e l'Ucraina, anche in virtù della presenza di tanti nuclei familiari a Scalea, che mettono a dura prova la disponibilità dei volontari sia dal punto di vista culinario che in quelli impegnati negli abbigliamenti.

     Si resiste e si serve finché ci si riesce, d'altra parte la nostra è sempre una supplenza a quanto dovrebbero fare le istituzioni che sembrano impegnate in altre attività, più immediatamente da spendere sul piano mediatico. Il Signore ci deve dare forza, ma poi subentreranno necessariamente gli impegni estivi e tante cose, in ordine alla carità, dovranno essere trascurare. Insomma il povero, i più abbandonati restano sempre affidati alla dedizione della carità, al volontariato e non alle organizzazioni civili che dovrebbero garantire più stabilità e continuità. Evito di continuare d'altra parte non serve lamentarsi quando nessuna ti ascolta, meglio pensare a lavorare per come ci è possibile. Le persone bisognose non vogliono parole, vogliano essere accolte e aiutate.

     Per il resto la natura fa il suo corso, dopo la bellissima fase dell'infiorescenza, stiamo passando a quella della crescita dei frutti, posso garantirvi che la stagione  del raccolto si presenta molto ricca, con la gioia di poter distribuire tutto ai più bisognosi. Certamente qualcosa mangio anche io, nella dinamica della giustizia e del valutare il sapore, insomma tutto è fatto con il cuore ed è di buon gusto. Dopo la bellissima esperienza di Roma vissuta dai Talent&Art adesso abbiamo il Reparto Scout che sta vivendo nella dinamica del campismo il San Giorgio di gruppo in quel di Orsomarso. L'amore per la natura, la voglia di mettersi in gioco, la gioia della vita di fraternità tutto è raccolto in una sola parola scouting, che si può solo vivere, le emozioni non si raccontano si vivono e si conservano nel cuore.

19 aprile - Intanto abbiamo vissuto pienamente la gioia della Pasqua, nel senso che abbiamo potuto accogliere con una certa naturalezza i fedeli senza il timore dettato dalla pandemia. Rimane nell’aria una qualche prudenza, ma la gente avverte con forza l’esigenza di leggersi nella possibilità di vivere relazioni più naturali. Devo ammettere che si avverte un’altra sensazione, vedere la Chiesa che accoglie, che canta, che ringrazia il Signore, finalmente la gloria e la gioia della Pasqua è stata restituita alla festa dell’incontro con il Signore e tra i fratelli.

     Anche il triduo pasquale è stato ben partecipato, nel senso di intensità spirituale, ordinata e coinvolgente in modo connaturale la Cena del Signore, molto intensa per il silenzio che l’accompagna l’Adorazione della Croce, non molto sentita l’ora della Madre, la mattina del Sabato Santo, devo ammettere che stenta ad essere vissuta con la ricerca interiore che meriterebbe. Poi molto bella, armonica e liturgicamente curata, la veglia di Resurrezione. Diciamo così il Coro e il gruppo dei Ministranti hanno operato in modo puntuale e anche attenti alle varianti che durate una celebrazione pasquale non mancano mai. Questi sono gli aspetti liturgici e comunitari, a tutto questo dobbiamo aggiungere l’emozione degli ammalati che hanno potuto ricevere nuovamente la comunione nelle proprie case.

     Leggermente innovativa è la crescita dello spirito di fraternità che cresce con naturalezza nella parrocchia, tutto questo si aggiunge all’azione di volontariato che permette alla mensa di venire incontro al dramma di tanti ucraini che hanno trovato accoglienza tra i familiari a Scalea e adesso vivono in mezzo a noi. Un aspetto innovativo che è frutto del dono dello Spirito, sono le tante persone sono state accolte alla propria tavola, come familiari aggiunti. Della serie scrivere, purtroppo, non comunica le emozioni che gli interessati, sia gli accolti che gli accoglienti, certamente hanno sperimentato. Della serie imitare per credere. Infine, tanto per chiudere, sono troppi, insomma è difficile raccontare di coloro che come pellegrini, coscienti o incoscienti, hanno visitato e ornato il Calvario e l’Altare della Reposizione. Elevando una preghiera per sé stessi e per coloro, ritengo tanti, che possono aver bisogno dell’aiuto del Signore.

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     Non è certamente da trascurare l’esperienza che i Talent & Art hanno vissuto nel loro pellegrinaggio a Roma, per incontrare il Santo Padre, ma di questo spero che avremo una relazione dettagliata, per quanto è possibile, di ciò che il Signore ha donato loro di vivere.  In tutto questo ho trovato anche il tempo di lasciare la vita di comunità per dedicarmi alla famiglia. Ho attraversato l’Italia, in macchina, non ero certamente solo, lo dico perché ho avuto spesso l’impressione che accanto a me ci fosse qualcuno, sarà la vecchiaia? Insomma, insomma speriamo bene. Sono andato a visitare mio fratello minore, ricoverato da un poco in quel di Brescia, che dire gli anni passano per tutti.

    Umanamente parlando, l’unica nota negativa, è il continuo chiamare di fedeli che il Signore attira a sé, sappiamo bene che vanno a vivere la piena comunione con il Signore Risorto, insomma certamente stanno meglio, ma magari qualcuno in meno, così tanto per stare un poco di più insieme tra di noi? No? Signore, della serie sia fatta la Tua volontà, tanto, comunque è difficile dialogare con chi decide senza interpellare, certo non sempre è facile dare conforto ai familiari, comunque io ci provo.  

10 aprile - Il Messaggio che Sofia la ragazza ucraina ci ha donato all'inizio della Celebrazione delle Palme: Sfortunatamente, il mio paese oggi vive in tempi molto difficili: il tempo di guerra. Ecco perché la prima cosa che voglio augurare a tutti è un cielo sereno sopra le loro teste. Perché da tempo immemorabile abbiamo visto che tutti hanno bisogno della libertà, del diritto di scegliere e, soprattutto, del diritto alla vita. Grazie per l'attenzione e l'aiuto nel mio paese! Io appena trovo il tempo aggiungerò ... Nel frattempo sono trascorsi altri tre giorni ma intanto ho trovato il tempo di comunicare qualche emozione. Senza ripetere che sono giorni vissuti in apnea, pur essendo in tre sacerdoti, questo certamente depone positivamente sul fatto che i fedeli hanno ripreso a coinvolgersi attivamente nella vita liturgica e pastorale della comunità, aggiungo anche con una spensierata dedizione e gioiosità. Le immagini le lascio alla vostra libera interpretazione, esprimono pienamente la vocazione connaturale della parrocchia che è l'accoglienza verso tutti e la capacità di far trovare a loro agio coloro che vengono accolti. Tutto ciò può accadere grazie alla dedizione affettuosa dei volontari che si spendono con grande dizione verso tutti.

       Anche i mariti non si tirano indietro e contribuiscono in modo energico alla vitalità della comunità. Devo ammettere che viene invocata una convocazione culinaria in più, non tanto e solo per mangiare ma per stare insieme per quanto è possibile in modo spensierato, per adesso resisto ma non potrò farlo all'infinito. Saranno giorni bellissimi, da vivere affidati totalmente al Signore, che certamente non farà mancare la Sua benedizione e magari, se invocato con fede, uno spirito di forza che deve sostenere l'azione anche fisica della vita di comunità. Un segno particolarmente positivo è stata la processione del grano che ha abbellito il Calvario e il Tabernacolo, anche questo aiuta a pensare che, nonostante il Covid, il popolo dei credenti non abbandona le sue tradizioni e ha ripreso a vivere con impegno il ritmo del proprio volerci essere, per come ha sempre fatto. A tutto questo, ritengo opportuno aggiungere anche le celebrazioni per i defunti, non deve essere colta come una nota fuori luogo,  che continuano a sollecitare la nostra fede nella resurrezione e incoraggiano credenti e non a vivere gesti di solidarietà, verso le famiglie segnata dal dolore, che hanno tanto bisogno di fare esperienza di affettuosità e di fraternità comunitaria.

     Ma allora tutto molto bello, tutto da incorniciare? In se certamente si, per me necessariamente rimane il dramma della guerra da animare con la preghiera per la pace, il coinvolgimento cosciente dei giovani, purtroppo spesso latitanti,  al servizio delle marginalità che aumentano giorno dopo giorno  che bussano con insistenza alle porte della nostra comunità, ma anche più semplicemente perché i nostri figli devono imparare chela vita merita di essere vissuta se si trova el tempo per condividere con i bisognosi le proprie energie, insomma la vita non va colta solo come  una gara a primeggiare sugli altri in virtù delle proprie capacità, ma è anche un vivere la gioia di mettersi al servizio dei meno fortunati. Non è un passaggio passivo, per cui esige una educazione familiare alla valorizzazione delle proprie sensibilità del cuore e degli occhi, insomma dobbiamo educare i nostri principini e principessine domestiche a guardare con più attenzione dentro di se e attorno a se, per cercare autenticamente se stessi nella dedizione con la quale riescono a valorizzare le proprie potenzialità per la crescita degli altri. E' quello che chiamiamo ordinariamente servizio oppure in chiave più ecclesiale vita di carità.

   Fermo restando, che a me basta vederli circolare attorno alla parrocchia per essere soddisfatto senza esigere altro che un sorriso, magari neanche quello, tanto sono io che sorrido dentro di me, osservando come sono cresciuti in una bellezza non solo esteriore ma anche interiore, anche se necessariamente io non riesco a leggerla in pienezza, l'età ha il suo peso nella capacità di analisi del bene. Insomma dovunque si riesce a comprendere la possibilità della vita comune, cerchiamo di cogliere la bellezza di esserci anche in modo velato, non è necessariamente essere sempre notato. Io sono stato per troppi anni al centro dell'attenzione, magari non mi ha neanche giovato troppo, per cui ho imparato a gioire anche in posizione più marginale, meno appariscente. Magari le creo anche queste situazioni per capire come funzionano quando io non ci sono. Intanto domani mattina si va a ricominciare con il pellegrinaggio in Cattedrale, con l'esperienza insostituibile della fraternità sacerdotale e la comunione attorno al nostro Vescovo, che in questi mi ha nominato Assistente di Zona degli Scout, questo fu il promo incarico che mi aveva affidato Mons. Lauro circa trenta anni fa. Magari, come è di prasi nella tradizione buddista, mi toccherà ricominciare tutto daccapo,  intanto poi si prosegue tutto a seguire bevendo in un solo fiato, possibilmente senza ubriacarsi.

3 aprile - Sono alcuni giorni che si è messo a piovere, come suol dirsi da qualche parte,  di buzzo buono. E' una pioggia armoniosa orientata a vitalizzare la campagna e i terreni ubertosi, in realtà ne trovano grande giovamento anche i fiori, come dire una vera benedizione per il prosieguo della primavera nelle sue colture più bisognose di essere vitalizzate. Questo permette anche al contadino di riposare guardando con soddisfazione il lavoro che fa il Signore a vantaggio dell'agricoltura, insomma ciò che viene dall'alto orienta verso l'alto i frutti dei campi. Domani spero di completare ... In realtà sono le 19:30 e anche oggi la giornata è scivolata senza avere il tempo di poter respirare con serenità, devo anche ammettere che non abbiamo ancora ultimato le attività con i ragazzi, per cui saltata la prova con il coro, ecco perché riesco a scrivere qualcosa,  rimane da vivere in serata l'incontro con i Rover/Scolte in quel di San Nicola Arcella.

     E' come se nelle persone andasse maturando un desiderio dell'incontro più stabile con il parroco, mentre nel parroco c'è l'esigenza di maggiore solitudine. Nulla di particolarmente legato al rifiuto relazionale, ma il fatto di non avere più tempo da vivere con serenità va generando il bisogno di respirare maggiormente. Per il resto come è evidenziano in alcune immagini è tutto un operare per sostenere e incontrare le varie categorie di fedeli, bambini, giovani, adulti a questi incontri si aggiunge il sostegno alle situazioni di bisogno che in questi giorni coincidono con il flusso ininterrotto di ucraini, sono quasi tutte donne,  che con molta dignità e anche rispetto, invocano il nostro aiuto per i figli prima di tutto e, per come ci è possibile, anche per se stessi. Alimenti, Abiti, Medicine e come sempre cosa più importante, un sorriso nell'accoglienza delle tante marginalità e nell'ascolto mediante traduttore delle loro difficoltà e delle loro esigenze.

    Certamente non si può trascurare l'impegno della preghiera, che è vissuta sempre con grande intensità, voglio ricordare che sono i pochi momenti di serenità che mi sono concessi dai ritmi della vita di comunità. Diciamo così, il Signore conosce le mie esigenze e si mantiene prudentemente a distanza discrezionale. Io non posso fare altro che ringraziarlo e cogliere la bellezza di questi momenti di armonia interiore che mi vengono concessi per recuperare energie umane e spirituali, da investire immediatamente dopo nel servizio alla comunità, per come Lui stesso mi sollecita. Insomma come dire, ritiene, ma poi immediatamente esige, ritengo sia così anche la relazione nella vita familiare. per cui si procede in un amore viscerale per come mi viene concesso di poter donare.

 

    Allora mi preparo a quest'ultimo appuntamento di oggi, è un momento sostanzialmente di relax, si tratta di mettersi in ascolto dei giovani che scelgono di non restare seduti, percependo la bellezza di essere presenti nel proprio ambiente, certo non dovremmo mai pensare di poterli orientare ai nostri desideri, questo necessariamente snaturalizza la bellezza della loro dedizione. Ma riesco veramente ad ascoltarli? Ritengo proprio di si, è per me un momento di totale rasserenamento, perché li vedo totalmente coinvolti in attività e valori che non abitano più da molto tempo la mia vita. Posso rischiare di affermare che forse neanche in loro sono particolarmente stabili, anche perché sono chiamati a vivere in mezzo agli altri, ma in alcune occasioni si ricoprono depositare di valori nei quali sono cresciuti e che riescono a cogliere ancora importante per leggersi nella naturalezza della loro crescita.

    Ritengo che tutto questo possa accadere anche per la connaturale dinamica relazionale degli ambienti piccoli, legati a relazioni tradizionali, l'esperienza di Scalea mi insegna che, anche tra i giovani,  ad un certo punto si spezza il legame relazionale interiore e rimangono rapporti comunque edificanti ma soprattutto fatti di atteggiamenti esteriori che raramente comportano la gioia di sentirsi partecipi gli uni, gli altri dello stesso cammino di crescita. Rimango gli appuntamenti festosi, le gioie da condividere ma la propria vita, ciascuno ritiene di poterla costruire staccandosi anche da esperienze a mio parere particolarmente significative e meritevoli di maggiore attenzione. Molti giovani sono passati attraverso le tante attività della parrocchia, ma ad oggi non posso affermare di poter godere delle loro energie per poter accogliere e costruire grazie ai loro entusiasmo di partecipazione ed energie, che peraltro permangono molto belle, il futuro della comunità.

    Adesso si riparte, domani sarà un altro giorno infinito caratterizzato dalla esigenza della riconoscenza e dal bisogno di esprimere la fraternità. Insomma sono i moti dell'anima che rendono lo stare insieme particolarmente necessario e importante da testimoniare in chiave cristiana. Come sempre sarà una giornata bellissima e piena di novità che il Signore sollecita a vivere con grande entusiasmo e in modo sempre nuovo. Poi vi dico, per adesso ci si incammina verso i giovani che stranamente riescono a sopportare l'incontro con me e sono in gioiosa attesa.

28 Marzo - Per adesso trasmetto alcune immagini, appena trovo il tempo esprimerò qualche emozione su una settimana bellissima. Necessariamente sono impressioni estemporanea senza alcuna presunzione esaustiva, ogni esperienza è troppo intensa e personale per essere comunicata con le parole. Poi si parla di futuro, dei nostri figli per cui meglio alzare le mani e aprire il cuore. Le giornate sono caratterizzate dall'afflusso degli ucraini, che chiedono con grande dignità e rispetto di essere aiutati. Praticamente hanno bisogno di tutto per cui dove abitare, cosa mangiare, cure mediche e via a seguire. Come sempre la gran parte dei lavoro è affidata ai volontari, che si dedicano con il cuore e senza parlare troppo. Si comunica con gli sguardi e con google il resto si manifesta con le azioni che si compiono, per cui non ha bisogno di tante parole. Arrivano di ogni età, in particolare giovani e bambini.

    Come sempre la comunità è attenta e cerca di non far mancare nulla di quanto viene richiesto in alimenti e in indumenti. Insomma è un nuovo fronte della carità che va a integrare il fronte delle famiglie  bisognose di casa nostra e i pasti alla Mensa di san Giuseppe che chiaramente ha dovuto raddoppiare il servizio. Di tutto questo nelle foto non si percepisce niente, semplicemente perché la via della carità è quella del silenzio e non della pubblicità, l'insegnamento del Signore è chiaro: non sappia la destra ciò che fa la sinistra. Però il maggiore impegno pastorale di questo periodo è proprio la frontiera della Carità che si esplicita nell'accoglienza della comunità dei profughi ucraini. Naturalmente questo non distoglie in nulla dagli impegni pastorali da vivere per vivificare la comunità nelle sue varie sfaccettature.

     Ecco allora nel Parco degli Angeli per la riqualificazione primaverile,  un momento con gli Angeli in Festa alle prese con il ripristino del colore allo striscione, dell'Epifania come accoglienza dei popoli, poi abbiamo il momento epocale della branca Rover/Scolte in route sulla cima di Castel Brancato, quindi le Piccole Orme con i mille colori dei loro occhi e della loro gioia, in quel di Belvedere i Talent&Art si preparano alla pasquetta romana, poi abbiamo il parroco che mette ordine alle insegne della parrocchia, infine un momento dialogico con i ragazzi di Sorgente di Gioia che cercano di trasmettermi il senso vero di ciò che Gesù ci dona di vivere, facendoci dono della vita comune. Di certo dovrei aggiungerne tante altre, perché veramente i momenti di vita comune sono tanti, ma per non soffocare ritengo che questi aiutino a comprendere come la primavera ha risvegliato con i suoi suoni e i suoi colori la vita di comunità.

 

    Infine, come sarà la Pasqua quest'anno, ritengo bellissima. Intanto ci si prepara ad accogliere il mistero della vita che rinasce, vera novità del dono del Signore. I ragazzi vengono introdotti a comprendere il contatto con la natura come parte della loro crescita e della preparazione al mistero della risurrezione del Signore. Certamente tutto è avvolto e accompagnato dall'incognita della partecipane ai riti sacri, restituirsi ai ritmi normali non è automatico, per cui come ogni cosa ci vorrà del tempo, ma intanto ci è concesso di poter preparare in questo modo le celebrazioni e cercheremo di vivere come la Chiesa ci dona di vivere. La comunità farà il resto con la sua voglia di stare insieme e la gioia di ringraziare il Signore. Il cuore di ogni cosa è l'amore con il quale il Signore abita la nostra vita, questo ci spinge a stare insieme, quando riusciamo ad esprimerlo tutto acquista un profondità diversa e intensa per come solo il Signore riesce a donare.

20 Marzo - Siamo inoltrati nel cammino quaresimale e tutto viene vissuto con maggiore intensità.  Gli incontri si snodano aprendosi alla disponibilità del cuore. La scelta rimane quella del protagonismo dei bambini e dei ragazzi anche se questo esige una mortificazione di altri aspetti dottrinali che pure sarebbe necessario approfondire in questo tempo liturgico, ma abbiamo imparto da tempo che non tutto si può trasmettere nei tempi brevi, per cui è importante riprendere i tempi lunghi dell'oratorio per fare in modo che i ragazzi stiamo più intensamente insieme per la crescita della fraternità e della vita di comunione. Anche i momenti liturgici sono impostati in modo da dare priorità al protagonismo dei ragazzi, alla loro gioia, ai loro sguardi, alla loro capacità di comunicare. Anche se soprattutto i più piccoli vivono in modo contratto, quasi timoroso tutto questo, è importante continuare per incoraggiarsi alla gioia di vivere ciò che sono. Tutto questo esige un sforzo di spogliamento da parte degli educatori che devono abbandonare il già visto e immergersi in ciò che il Signore dona di scoprire, come novità dell'oggi nella Sua presenza nel cuore dei nostri figli.

     E' un esercizio che esige grande determinazione e una motivazione interiore, che alcune volte può sembrare destabilizzante, ma in realtà è semplicemente innovativa nel senso totale del termine. Insomma è importante imparare a mettersi in gioco, in modo sempre nuovo. Una giornata sostanzialmente rigida climaticamente parlando e socialmente segnato dal grave lutto del ritorno alla Casa del Padre di Francesco. Un bravo giovane che il Signore ha chiamato a se, la comunità si è incoraggiata per trasmettere serenità e pace alla famiglia. Tanti i ricordi, le attività, le emozioni che il Signore ci ha donato di vivere, tutto vissuto con il cuore, nella serenità delle cose semplici da sperimentare e da trasmettere. Nel ritmo ordinario della formazione l'approccio alla Parola di Dio ci sta sottoponendo alla riflessione della Sapienza, non sempre viene compreso come un itinerario di perfezione e non tanto come un qualcosa si approfondire, ma per ogni cosa è importante darsi il tempo che è necessario, insomma soprattutto nell'approccio alla Parola di Dio è importante non avere fretta e occorre fare le cose interiorizzando i contenuti.

     

     La vigilia di San Giuseppe è stata caratterizzata con il dono del pasto agli ospiti, lagane e ceci, con verdure, riso e altro, in realtà ne abbiamo per più giorni, niente di negativo, ogni cosa sarà consumata con gusto.  San Giuseppe da oggi avrà un posto di onore anche nello spazio di fronte alla Chiesa, che è stato dedicato al suo nome, insomma nonostante il suo atteggiamento umile e silenzioso, va facendosi spazio nel cuore dei fedeli accanto alla presenza insostituibile della Vergine del Monte Carmelo. Ancora abbiamo ricevuto alimenti per la mensa dai ragazzi, unico dono che ci aspettiamo da presentare come cosa gradita al Signore, non tutti avvertono ancora l'importanza di rendersi presenti alla vita di comunità, ne mancava anche oggi qualcuno di troppo. Ma il recupero del ritmo ordinario non sarà facile, come sempre è importante perseverare con gioia, l'opera è del Signore noi non dobbiamo ostacolarla. Abbiamo ripreso anche a percorrere la comunità seguendo la via del croce, come sempre i fedeli non si lasciano pregare nel partecipare e si coinvolgono nella preghiera, abbiamo percorso le strade del Quartiere Madonnina, è importante perseverare con entusiasmo.

    Sono anche i giorni dell'accoglienza dei rifugiati ucraini, ogni giorno abbiamo l'incontro con i volti nuovi che vengono dal'est, generalmente sono nuclei formati dalla mamma e dai figli, sono accolti da amici residenti a Scalea, hanno bisogno soprattutto di alimenti e di qualche indumento. Di certo il bisogno principale rimane la gioia di un sorriso, la capacità di accoglierli e di ascoltarli nelle loro esigenze. Per adesso tutto si porta avanti con il traduttore dei cellulari, di certo la carità non viene meno, per adesso abbiamo raddoppiato  i pasti alla mensa, a seguire si vedrà.  Per quanto concerne le fragilità personali, sono parte integrante dell'esperienza della vita, necessariamente possono essere superate solo con una intensa vita spirituale orientata a cercare valori sempre nuovi sui quali orientare gli interessi di persone che, instancabilmente, cercano di non appiattirsi nelle abitudini, nel fare sempre allo stesso modo o più semplicemente nel non fare.

12 MARZO - Non posso chiudere questo giorno, senza esprimere il pensiero che mi ha accompagnato, nel vivere una giornata che oltre agli impegni parrocchiali e agli incontri educativi, quasi totalmente dedicata all'accoglienza degli ucraini a Scalea. Il fenomeno comincia a stabilizzarsi sia nelle regole di approccio, che nella generosità dell'accoglienza come necessariamente merita di essere vissuta, ma anche nella tradizionale generosità del dono che sovrabbonda nel rendere i volti tristi dei bambini aperti al sorriso del gioco e della gioia ritrovata. Come sempre non metto numeri, non metto immagini, è un lavoro che è bello vivere nel nascondimento e, per come insegna il Signore, nel segreto del cuore caratterizzato dalla totale gratuità del dono di se.

     Questo vale non solo per me ma anche per quanti mi sostengono con una generosità e una energia interiore che supera la mia, questo certamente è un dono di Dio per la nostra comunità e per la nostra città. E' bella da segnalare una situazione, che probabilmente non sono molti a immaginare,  oltre all'accoglienza che trovano nelle case degli abitanti di Scalea e in quelle dei loro connazionali residenti da tempo nella nostra città, molti ucraini trovano accoglienza nelle case estive dei russi. Questo incoraggia a leggere la guerra in atto non come uno scontro di popoli ma di potere, i due popoli quello russo e quello ucraino, continuano a rispettarsi e ad amarsi, anche in questo frangente e a sostenersi l'un l'altro per come è loro possibile. Intanato purtroppo la guerra continua, per cui necessariamente dovrà continuare la gioia di essere per loro un riferimento sicuro, soprattutto per i bambini che hanno bisogno di essere sostenuti psicologicamente e socialmente.

     Anche a me viene richiesto un supplemento di energie, che dovrò trovare nell'aiuto del Signore che non abbandona i suoi servi che vivono a sostegno dei più abbandonati. Intanto chiudo qui questo giornata che mi ha visto coinvolto in situazioni inimmaginabili, anche perché lontane dal nostro immaginario collettivo. Sono volti provati e sofferenti, che esprimono solitudine e dolore, ma che già generano in me la passione del coinvolgimento in questo dramma umano che il Signore sottopone alla nostra attenzione. Come sempre non dubito della vostra preziosa e insostituibile partecipazione e coinvolgimento, come spesso accade avrete modo di sopravanzare il mio zelo, sia per l'impegno della preghiera che per la carica di affetto che saprete esprimere verso questi fratelli e queste sorelle che il Signore pone accanto a noi in questa fase del nostro cammino testimoniale della Quaresima.

8 marzo - Oggi abbiamo avuto un approccio prolungato con i profughi ucraini che cominciano ad abitare accanto a noi, chiedendo la disponibilità di sostenerli per come possiamo. La tipologia degli arrivi è molto diversificata, per cui abbiamo coloro che sono autonomi e anche socialmente sereni, abbiamo coloro che hanno familiari che sono stabilizzati a Scalea con una propria casa e sono accolti da loro e poi abbiamo i profughi veri e propri che hanno un pressante bisogno di essere accolti. Arrivano come nuclei familiari decimati dalla componente maschile impegnata nei vari fronti di guerra. Per cui normalmente abbiamo la mamma con i figli, o ancora nuclei familiari più articolati fatti di fratelli e sorelle più giovani,  che chiedono comunque di restare uniti. Questa esigenza crea delle difficoltà perché nessuno può ospitare molte persone. Abbiamo anche bambini stremati dal lungo viaggio, o provati dalle malattie. Insomma quello che ci è dato di fare per sostenere la loro gioia sommersa è importante farlo con semplicità ed entusiasmo. E' questo che incoraggio a vivere, sempre sostenuti dalla preghiera, per come la comunità ha sempre fatto in ogni situazione.

     Entro in chiesa per le prove del coro e li vedo leggermente non saprei dire come, però li ho visti così.  Poi ho visto le mimose sull'organo al posto di Francesco, e anche questo mi ha disorientato, ma mi vado abituando alle stranezze del nostro tempo, per cui non ci ho fatto caso. Quindi ho comunicato il coinvolgimento spassionato alle persone interessate, che lo hanno accolto volentieri almeno così mi è sembrato. Poi ho visto che anche alla Madonna di Lourdes hanno messo una mimosa e allora ho ricordato che oggi si celebra una ricorrenza passionale che coinvolge la donna. Allora mi sono detto: Dovrei anche dare gli auguri alle donne, mentre mi approcciavo a questa azione liturgica siamo stati sommersi da cose da mangiare e tutto è stato dimenticato gioiosamente in fretta, solo una appendice frettolosa verso la fine.  Ma d'altra parte non lo ritengo importante, anche perché la mia vita si spende quasi sempre in mezzo alle donne, che spero di valorizzare e di far sentire preziose ogni momento e in ogni situazione.

     Però è chiaro che il pensiero rimane ancorato all'ansia dell'aiuto da offrire ai profughi, per come possiamo con le energie che il Signore ci ha affidato, chiaramente non mi tiro indietro in nulla, ma certamente non posso andare molto avanti senza il vostro aiuto concreto e affettuoso. Una parte di questi ospiti si lascia guardare negli occhi, anche se per brevi momenti, e dona la gioia di poterci sentire parte della loro vita, per cui vi ringrazio già adesso per l'affetto con il quale li accoglierete nella semplicità degli atteggiamenti di ogni giorno. Grazie sempre di tutto e che il Signore vi protegga con le vostre famiglie e vi doni sempre la gioia di camminare insieme nella comunità.

7 marzo - Le immagini della guerra che sta vivendo la Russia nei confronti dell'Ucraina tolgono il respiro e anche la voglia di raccontare questo tempo,  che comunque fa il suo cammino e perciò merita di essere ricordato per le tante iniziative volte ad alimentare il senso di pace che si accompagna a tanta parte dell'umanità e nel piccolo anche alla nostra città di Scalea e alla vita di comunità. Per cui anche se in modo leggermente demotivato, vado a narrare per come tutto viene colto e percepito, da me che non accetto in alcun modo la morte violenta che tanti nostri fratelli e sorelle stanno sperimentando per difendere la libertà di essere un popolo. Ancora di più diventa inaccettabile il calvario dei componenti più deboli di questa comunità che si preparano a vivere in terra straniera, in modo totalmente travagliato la loro esistenza. Sarà nostro impegno donare loro accoglienza, un sorriso, una esperienza di fraternità sincera e disinteressata. Intanto seguiamo con il cuore aperto il dramma dell'umanità che non si stanca di seminare morte.

   Ci stavamo preparando a uscire dalla pandemia, riprendendo i ritmi della vita quotidiana e liturgica con la necessaria prudenza e ci troviamo immersi in un dramma non meno grave che comunque cambierà anche le nostre vite. Ma la vita è così, per cui guardiamo avanti con coraggio e prepariamoci a donare il conforto a chi ne ha urgente bisogno. Intanto facciamo, o almeno proviamo a fare prove di vita di comunità. Una comunità che non si stanca di guardare avanti con fiducia, che cerca di costruire un futuro migliore per se stessi e per i propri figli. Una comunità che sa di avere una missione da testimoniare e intende farlo senza tirarsi indietro. Il primo impegno è quello della preghiera, la vera energia che deve abitare i cuore e ossigenare le menti. Dalla preghiera nasce l'entusiasmo per la vita di carità, da testimoniare su tutti i fronti possibili delle tante emergenze che ci circondano. Il mondo della carità è immenso, per cui non si corre mai rischio di annoiarsi.

     In mezzo a tutto questo modo complesso di relazionarsi e di leggere la realtà, c'è la vita di ogni giorno che merita di essere valorizzata e rinvigorita con le tante attività che ci permettono comunque di guardare avanti con entusiasmo. Ci sono i bambini, che hanno voglia di fare carnevale, con la pandemia abbiamo tolto loro tanta voglia di giocare e di stare insieme abbracciandosi, non è facile restituire loro qualcosa, ma non vogliamo tirarci indietro se qualche volta ci viene chiesto di farlo. Poi abbiamo un assembramento di protagonisti anonimi della vitalità della parrocchia, dico anonimi perché non amano le prime pagine e operano con grande dedizione, qui li vediamo in un raro momento di fraternità assemblata. La parrocchia deve loro molto, senza rendersene conto. Ma chi lavora per il Signore lo fa senza cercare meriti. Poi abbiamo l'esperienza delle famiglie, operativa da circa sette anni  ed è passata già da molteplici trasformazioni. Anche in questa esperienza di fraternità facciamo prove di ripartenza, in quel di Buonvicino, la terra di San Ciriaco.

     Non posso non ricordare il ritorno alla casa del padre di Don Tonino, un sacerdote molto umile e anche provato dalla vita, però totalmente innamorato della Chiesa, oltre della della mamma che ha condiviso con lui l'esperienza esistenziale. Ho avuto la fortuna di accompagnarlo e di sostenerlo in tutto il suo itinerario ministeriale inizialmente a Laise in Belvedere, poi a Maierà la sua terra, quindi con me a Cirella,  poi ancora a Maierà e infine ancora con me in quel del Timpone a Diamante. Non sempre siamo capaci di vivere con attenzione alle fragilità dei deboli, capita anche nella Chiesa che chi è debole corre il rischio di restare leggermente abbandonato. Insomma di certo lui quello che poteva fare lo ha sempre fatto con grande passione e prima di tutto ha sempre pregato. Adesso deve continuarlo a fare per tutti noi che abbiamo bisogno del suo sostegno spirituale e certamente lo farà perché lui, come ho già detto, amava veramente al Chiesa.

    Intanto è rientrato Don Francesco, che si è accompagnato agli adulti dell'AC in quel di Cetraro, ho avuto modo di fare gli auguri di buon compleanno a Serena, abbiamo anche parlato del degrado della qualità della vita. Uso un eufemismo tanto per sviare un po' l'attenzione, vi sarete accorti che un po' mi è passato il malumore, ma ritornerà certamente non appena mi metterò a seguire le notizie di oggi. E' un periodo da vivere così, nella speranza che tutto abbia a normalizzarsi in tempri brevi. non mancano anche i profeti di sventura, fortunatamente non sono molti ma è bene tenerli a bada. Piccoli gesti di pace devono comunque accompagnare la nostra giornata, oggi abbiamo avuto tre ucraini in più a mensa, nel pomeriggio ne ho incontrati e conosciuti altri tre, la mamma con due ragazzi, domani verranno anche loro. Tutto deve essere vissuto con serenità e gioia, il Signore ci deve sostenere. Intanto auguri a tutti voi, possiamo vivere nella pace e nella gioia familiare.

27 febbraio - E' una Domenica da vivere con l'amore del cuore esteso in Ucraina, con la mente immersa nei drammi dell'umanità e con lo sguardo attento alla crescita di coloro che più immediatamente il Signore ci pone accanto, è una tensione complessiva che genera immersione perenne nella realtà, perché nulla accada accanto a noi trovandoci distratti in altri pensieri. D'altra parte ogni cosa, ogni persona merita di essere seguita con una particolare  attenzione, sia nelle cose globali che in quelle particolari. Questa tensione permanente, potrebbe determinare uno svuotamento se fosse vissuta come un fatto distraente, ma ricarica in modo permanente se è vissuta con un coinvolgimento emotivo personale. Insomma è un po' come l'energia per una batteria, quello che conta è vivere l'equilibrio di una tensione vigilante che permette di determinare una ricarica permanente. Le immagini ritengo siano un messaggio in se, ma per semplificare il vostro pensato esplicito quello che percepisco io. Giovani Scout di San Nicola Arcella alla Mensa San Giuseppe, che si accompagnano alla squadra dei cuochi e degli operatori,un segno di impegno verso gli abbandonati nella crescita personale. 

     Una ragazza, che ha un nome si chiama Miriam, che custodisce con cura particolare qualcosa che l'accompagnerà da oggi in poi nel cammino della vita: la patente. La terza immagine esprime la stabilizzazione educativa del Reparto, con la formazione delle squadriglie e e la nomina dei capi si può avviare anche quest'anno l'azione educativa propria degli Esploratori e delle Guide dell'intergruppo Scalea/San Nicola Arcella. Poi presentiamo le altre situazioni di cui trattavo inizialmente, grazie ai social siamo immersi nei drammi dell'umanità che riguardano tante popolazioni abbiamo immagini di Siria ed Ucraina, ma come non aggiungere, la dimenticata Palestina, l'abbandonato dramma dell'Afganistan, e milioni e milio di profughi che in tante parti del mondo vivono ordinariamente nei campi profughi nella speranza ... Che cosa sperano? Difficile da definire, di certo possono vivere solo sperando qualcosa di nuovo per se e per i loro figli. 

   

     Noi cerchiamo di animare il sostegno e l'attenzione a tutto questo con l'offerta velata e quotidiana del pane a chi ha bisogno di mangiare anche nei nostri ambienti, incoraggiamo le giovani generazioni a guardare con fiducia alla costruzione di un mondo di pace, per come Gesù ci insegna e per come ciascuno deve cooperare. Certamente in tanti cuori c'é anche tanta voglia di distrazione, di divertimento, di trasgressione, di amare e di sentirsi amati. Basta chiudere gli occhi alle tante emergenze che sollecitano le nostre poche energie, io non ci riesco o più semplicemente non posso, ma altri magari sono più bravi di me. Ognuno, per come ritiene, si sforzi di vivere il bene che riesce a compiere senza clamore e con amore intenso. Per cui auguri a tutti, che il Signore Gesù Crocifisso e Risorto doni di vivere con le vostre famiglie una Domenica di preghiera, di pace e di fraternità con tutti.

24 febbraio - Certamente il pensiero di tutti, oggi è immerso nei fatti riguardanti lo scontro armato tra Russia e Ucraina. Alcune volte l'illusione abita i nostri cuori per cui può capitare che la realtà ci colga impreparati, ma poi ci si risveglia e la realtà incoraggia a leggere le cose oltre la distrazione con la quale viviamo ordinariamente e anche oltre la disinformazione politica che si accompagna attraverso i media alle nostre giornate. Questo è risaputo, anche se non è male ripetercelo spesso, le cose non accadono necessariamente per come ci vengono comunicate, questo vieta praticamente di averne una visione obbiettiva, se poi non è sostenuta da uno studio particolareggiato e approfondito delle cose trasmesse. Insomma siamo oggetto di un indottrinamento dei potenti di turno anche perché raramente si trova il tempo per comprendere meglio i fatti. Detto questo non possiamo fare altro, per come ci viene raccomandato dal Santo Padre, che pregare per le vittime di questo nuovo conflitto di matrice politica/economica che come sempre sono le popolazioni obbligate ancora una volta a subire violenza e ad accettare una volontà non espressa ma imposta dagli equilibri internazionali, sempre mutanti delle aree di competenza tra gli stati.

     Diciamo pure che una migliore comprensione del tutto è alla portata di quanti navigano e ritengono importante uscire dalla gioiosità degli inutili messaggini e decidano di leggersi protagonisti del web valorizzando al meglio le potenzialità culturali e informative di cui è depositario. Certo dobbiamo dedicare del tempo, questo è risaputo il tempo si dedica alle cose e alle persone che interessano. Coraggio non è mai troppo tardi per ricominciare in modo nuovo e più intelligente l'uso dei social. Tanto per aggiornare i distratti cronici, che oggi pontificano comunque senza alcun ritegno, lo scontro tra le due nazioni con ampia strumentalizzazione e ingerenze internazionali ha avuto inizio nel 1991, e si è incancrenito negli ultimi dieci anni con un crescendo di violenza. In questi giorni viene pianificato un tentativo di reintegro del territorio e una pianificazione politica per come era fino agli anni novanta. Come finirà, quando finirà? Difficile da codificare razionalmente, per questo ci viene chiesto di pregare, per cui coraggio diamo il nostro sostegno spirituale a coloro che già soffrono da tanto tempo e certamente non avrebbero avuto bisogno di questa ulteriore prova.

     La vita di comunità potrebbe sembrare passata in secondo piano, ma in realtà non è così. Ma è come quando nelle famiglie accade qualcosa di particolare che monopolizza i pensieri e le attenzioni, di certo non azzera la vita di ogni giorno che è fatta di incontri, di gioia, di sorrisi, di lutti e di attese, speranze nuove che certamente il Signore ci dona di sperimentare nelle tante attività che con serenità vengono portate avanti con gioia e spirito di fraternità. Diciamo subito che la partecipazione dei ragazzi e dei bambini è aumentata, per cui non potrà che migliorare nei giorni a seguire, mentre le iniziative degli adulti sono abbastanza stabilizzate e lasciano ben sperare per la crescita della fede e della comunione della parrocchia. Diciamo così un po' di preghiera in più non dovrebbe guastare, ma questo lo abbiamo imparato e lo sappiamo bene, nasce come dono dello Spirito, per cui nei cuori lasciamo che operi il Signore e noi cerchiamo di orientarne i frutti, per come riusciamo a cogliere.

    La nota positiva è che i ragazzi non partecipano più con la paura di stare insieme, nei loro occhi hanno la gioia dell'incontro e la vivono entusiasmandosi ed entusiasmando tutti. Come dire gradualmente ci libera dalle ansietà e si procede verso uno stile più libero di vita comune, di tutto questo non possiamo che ringraziare il Signore e sperare in una dinamica normalizzante in ordine alle tante attività oratoriali, bloccate da troppo tempo in quelle che sono le tecniche del fare e non solo del formare.  Così tanto per aggiornare chi è lontano dall'aula liturgica da tanto tempo, rientrando troverà un leggero ornamento di stucco alle Nicchie e alla Via Crucis, tanto per impreziosire e personalizzare i luoghi particolari della devozione personale. Il resto prosegue con l'entusiasmo di sempre, a partire dalla vita di carità che non conosce soste, anche lo zelo dei volontari con consoce soste, come anche la generosità della gente non conosce soste.

     Al Parco degli Angeli è ripreso l'entusiasmo gioioso dei pargoletti che corrono instancabilmente inseguiti per come possono dalle loro mamme. Al Campetto abbiamo dovuto sospendere l'accoglienza dei ragazzi per mancanza di custodi capaci di gestire le loro intemperanze, insomma la prudenza per evitare di generare più danni nelle loro relazioni interpersonali. Anche l'attività liturgica prosegue ininterrotta con le tante varianti legate alle tante situazioni esistenziali, ma sempre portata avanti con gioia e coinvolgimento. Ma Don Cono perché non parlate molto di ... Se non ne parlo, ci sarà pure qualche motivo, non tutto si può dire a tutti. Ogni cosa a suo tempo. Può darsi pure che un giorno riprenderò a trattarne. In realtà ritengo che non sia così, semplicemente gli anni passano per tutti e con il passare3 degli anni cambiano anche le situazioni della vita. Per cui tutto è bello per come può essere vissuto e per come è stato vissuto. Il futuro va letto per come ci sarà donato, magari anche semplicemente guardando da lontano la vitalità degli altri.

14 febbraio - La memoria dei Santi Cirillo e Metodio, che Giovanni Paolo II elesse a compatroni d'Europa insieme San Benedetto, rende più ampia la comprensione del cattolicesimo in Europa, incoraggiando gli amanti della Chiesa a una migliore comprensione dell'appartenenza interculturale alla comunità dei credenti. Un cattolicesimo latino, un cattolicesimo greco, un cattolicesimo slavo. Quando i due fratelli si resero disponibili e si dedicarono alla missione loro affidata congiuntamente dal Papa di Roma e dal Patriarca di Costantinopoli, mai avrebbero potuto immaginare, le  persecuzioni alle quali sarebbero andati incontro sia da parte dei latini che da parte dei greci, infatti nessuno dei due schieramenti voleva cedere al sorgere di una nuova lingua liturgica, appunto il Cirillico che prese forma e si diffuse, ed è ancora oggi presente, in Europa orientale proprio grazie al lavoro di Cirillo e Metodio.

     La Chiesa è lenta a sposare i cambiamenti che sono dono dello Spirito Santo per l'oggi di ogni tempo, spesso questo comporta anche il sangue dei malcapitati riformatori in seguito vengono beatificati, ma mentre sono in vita ne devono subire di ogni colore. Certamente non è l'unico problema che si accompagna alle tante situazioni dell'Europa orientale ai nostri giorni, ma di certo una migliore comprensione della loro opera ci è di aiuto per leggere il tormento che va accompagnandosi alle Nazioni che si identificano con le varie  Confessioni cristiane e altre religioni, delle nazioni che formavano l'URSS e che gradualmente decisero con il sostegno occidentale sulla propria autonomia. Ma perché parlarne adesso, semplice perché ancora una volta assistiamo a un ripensamento storico, ai nostri giorni la Russia non accetta più l'autonomia di stati che ha sempre ritenuto parte integrante dell'unico mondo Russo. D'altra parte è risaputo che la prima Russia era quella di Kiev, poi abbiamo avuto l'aggiunta di Minsk  (Bielorussia) e infine quella di Mosca.

     Certamente non sarebbe male spostarci sul Caucaso per leggere il movimento magmatico che anche in quelle aree tormenta la vita politica del colosso slavo. In quest'area geografica molto calda le diatribe sui confini con la Russia riguardano l'Armenia, l'Azerbaigian, la Georgia, l'Abhkazia, l'Ossezia e la Cecenia. Ma anche per l'Ucraina non è male ricordare che in essa abitano stabilmente due anime molto diverse, quella Latina con il polo di Leopoli e quella Ortodossa con Kiev. Nel corso dei secoli le frontiere sono state spostate a secondo dei vincitori dei vari conflitti, per cui sono relativamente stabili solo dalla conclusione della seconda guerra mondiale, ma chi ne segue lo sviluppo nei secoli, ha di che studiare per averne una comprensione più piena. Diciamo così ogni tanto darsi una ripassata culturale non guasta e aiuta anche a leggere le situazioni attuali nella dinamica del ringraziamento complementare a quella della speranza che non si abbia voglia di cambiare tutto, senza sapere a quale fase della storia si decida di fermarsi.

    A questo punto voi potreste dirmi, ma Don Cono non era meglio parlare di San Valentino, chiaramente non tanto del martire che ha dato la vita per il Signore, ma di come viene festeggiato dai tanti innamorati con fiori e cuoricini, cenette e baci alla luce della candela o senza luce, oltre che naturalmente con l'affetto sotteso ad ogni coppia che duri o non duri, non è mai da svilire, visto che comunque tutti ne abbiamo un grande bisogno. Anche avete ragione, diciamo così, ai miei tempi anche io ebbi un abbaglio da San Valentino, ero in quarto liceo in un periodo di frequenti manifestazioni studentesche, ogni ricorrenza era occasione propizia per scioperare, immaginatevi se poteva sfuggire questa. Ricordo che  insieme ad un gruppo del biennio, insomma sia come sia, mi capitò di regalare una rosa a una fanciulla di Buonvicino, in realtà devo ammettere che non ricordo il nome, ricordo però che non completò l'anno scolastico.

    Poi mi accorsi, che nei giorni seguenti mi cercava con insistenza, al mio chiedere cosa volesse, gli amici mi dissero che le avevo regalato la rosa nel giorno di San Valentino, cosa alla quale io non pensavo minimamente. Insomma per farla breve, della serie chiuso tutto in tempi brevi. Allora, cosa volente che dice, buona serata ai tanti innamorati di oggi, che possiate amarvi sempre con gioia ed entusiasmo. Senza fretta, d'altra parte siete giovani. Direte ma si amano anche quelli più avanti nell'età? Non penso che loro festeggino troppo, insomma San Valentino non è per tutti, comunque avete ragione qualche squilibrio si avverte anche più avanti, coraggio sempre tutto con grande dedizione vicendevole. Abbiamo tutti bisogno di cogliere la bellezza dell'amore nella vita di ogni famiglia, non possiamo che avere nostalgia di poterlo contemplare nella vostra vita con naturalezza e passione. Auguri.

11 febbraio - Oggi si celebra la memoria della Nostra Signora di Lourdes, per cui il nostro pensiero necessariamente si accompagna ai tantissimi pellegrini, per lo più ammalati, che ogni anno in ogni parte del mondo, vivono con fede questo appuntamento cercando conforto per il corpo e per lo spirito. Abbiamo imparato da tempo che la guarigione ha una su radice spirituale che spesso è più importante di una eventuale guarigione fisica. Per la nostra parrocchia è anche una occasione per pregare per la vita della comunità, poiché proprio in questo giorno nel 1994, il Vescovo del tempo Mons. Vacchiano emanò il decreto di erezione della parrocchia, che nasceva inizialmente in un magazzino, per servire una comunità prevalentemente dedita alla campagna. Necessariamente oggi ho pregato anche  per Don Tolentino il mio parroco di sempre e per Don Michele mio predecessore,  molto devoti e pellegrini  alla Vergine di  Lourdes.

     Per il resto è stata una giornata molto intensa, climaticamente primaverile e meritevole di essere vissuta con gioia. Abbiamo goduto della presenza dei giovani assidui al campetto, della simpatie di tante amicizie che cercano consensi e solidarietà, abbiamo ricevuto anche delle rose che abbiamo subito trapiantato nella speranza di arricchire i colori davanti alla chiesa.  Ho dedicato del tempo al giardinaggio, cosa che non annoia mai, soprattutto in questi giorni che incoraggiano a cogliere il risveglio della natura. Infatti tutte le piante cominciano a gemmare, magari siamo un po' in anticipo con il rischio della classica gelata, ma non c'è proprio niente da fare. Con il caldo che sta caratterizzando questi giorni nei campi tutto è pronto per far esplodere i colori primaverili. Insomma giornata vissuta in chiave bucolica e meditativa.

     Diciamo così, è un meditare distratto dalle cose da fare, anche se non particolarmente importanti, ma poiché si avvicina la Quaresima occorre preparare la mente e il calendario liturgico  per come poterla vivere e proporre ai fedeli. Come accade spesso di questi tempi, tutte ipotesi di lavoro anche perché basta un decreto e tutto viene cancellato, della serie speriamo che tutto proceda per come si spera. Comunque nessun problema, ci siamo abituati a vivere la comunità per come ci è donato, dobbiamo anche  essere contenti di poterlo fare con la serenità necessaria. Se vogliamo è un po' come per il clima, tutto lascia sperare nella bellezza del futuro sempre innovativo, ma basta poco per restituirci un inverno devastante. Programmare nell'instabilità non è un esercizio ozioso, ma esige una serenità interiore che in realtà non mi manca.

     La speranza di fondo che guida ogni iniziativa, è quella di poterci restituire alla gioia della vita comunitaria, tutto viene comunque vissuto con gioia,  anche se questo non sempre è possibile. E' vero tutto scivola in modo sereno, il momento saliente sono le celebrazioni e nella preghiera ogni casa assume ed è orientata per il verso giusto. In realtà anche la chiesa non sembra particolarmente vuota, se solo i giovani si emozionassero maggiormente per la testimonianza della loro fede. Guardare al futuro esige la loro presenza attiva nella comunità, la loro disaffezione alla testimonianza ha molte radici, ritengo che neanche loro saprebbero dare una risposta lineare, d'altra parte è risaputo che ogni persona è un modo a se. Non ci può essere appiattimento, omologazione, dove la regola è la creatività, con tutto ciò che questo comporta nel relazionarsi necessariamente con colori diversi.

    Per il resto si prega e si spera, in che cosa? Ritengo che questo lo possa sapere solo il Signore. Lui legge i cuori e i pensieri, noi riusciamo appena ad osservare gli atteggiamenti e neanche sempre in modo continuativo, per cui necessariamente dobbiamo arrenderci ai nostri limiti avendo la certezza che la realtà va sempre e comunque molto oltre ciò che immediatamente percepiamo. E se poi non è così? niente di particolarmente assurdo, intanto abbiamo avuto modo di pensare positivo e non in modo distruttivo, questo può anche bastare per poter andare avanti con entusiasmo. Il giusto entusiasmo, perché deve essere adeguato alle energie possibili da spendere. Poi mi guardo attorno e mi rendo conto che altri vorrebbero anche dell'altro. Come dire chi si accontenta gode, il giusto non è mai l'ottimo. Come anche l'ottimo non necessariamente da gioia. E' bello che tutto sia mediale.

7 febbraio - All'improvviso il Signore ci dona di rivivere momenti invernali, dopo averci fatto assaporare gioiose e luminose giornate di anticipo primaverile. Sia come sia, è sempre bello camminare sotto la pioggia, per cui tutto procede per chi non vuole arrendersi alle intemperanze meteorologiche. Mettersi in cammino, non arrendersi è la tipologia caratteriale di chi è convinto di quello che vive, il contrario appartiene a coloro che fanno le cose senza coinvolgimento emotivo, ma per dovere di cronaca. Questa predica preventiva non vuole preludere a momenti di stanchezza, ma a situazioni di euforia spirituale e fisica che ho assaporato pienamente in vai momenti parrocchiali; diciamo così ritenendo che possa andare bene, sono squilibri emotivi legati all'età. Finalmente ieri è stata una giornata vissuta pastoralmente con l'intensità che appartiene allo stile della parrocchia, dalle 6 di mattina alle 22 la sera, è stato  tutto un continuum di iniziative e di incontri. Forse è questo vuoto, magari non sempre sostenuto dalla intensità spirituale della preghiera, che genera alcune volte delle cadute di gioia e appesantisce le tante difficoltà che comunque appartengono alla vita ordinaria di tutti, ma affrontate con l'energia giusta, insomma alla presenza di Dio,  meritano di essere vissute con grande entusiasmo.

   

   Intanto è importante camminare in modo vigoroso, insomma non trascinandosi o lasciandosi stancare dalla strada percorsa, ma quasi saltellando, insomma è una danza che rallegra il cuore e apre la mente a emozioni sempre nuove. Voi direte, ma da cosa deriva tutto questo? Domanda difficile, diciamo che in questa fase è così, ho un grande desiderio di rimettermi in cammino, non solo fisico ma anche mentale e spirituale, quasi dimentico dei limiti legati a tante cose connaturali. Ma sembra che abbia a prevalere l'energia. Da segnalare l'energia anche di coloro che cooperano per il bene della comunità, per cui la distribuzione degli alimenti prosegue con la gioiosità necessaria, anche se poi appena vado io danno inizio ai momenti di agape senza neanche invitarmi.  Nulla di particolarmente grave, ma poiché va accadendo stabilmente il mio parere è che mi vogliono troppo bene e non vogliono che io cada nella tentazione di mangiare zuccheri impropri. A pensarci bene e considerando  all'affetto che nutrono nei miei confronti, non può che essere così.

    Poi abbiamo avuto l'incamminarci verso San Francesco, e questo mi ha elettrizzato al voltaggio giusto, senza false illusioni, però è importante poter riprendere la gioia di percorrere la strada in mezzo ai giovani e aprire la giornata leggendosi parte del dinamismo creativo di Dio. Nulla di particolarmente pesante solo pochi chilometri ma vi garantisco sono stati totalmente rigeneranti. Quindi l'entusiasmo della celebrazione animata con tre ragazzi, sui quattro presenti alla liturgia Eucaristica, per evidenziale la sacralità di quanto il Signore ci dona di vivere, cosa di cui  non sempre  siamo coscienti. Nulla di particolarmente scenografico ma la volontà di rendere presente il mistero di Dio con l'uso più intenso dell'incenso, portato lungo la navata centrale,  capace di coinvolgere tutta l'assemblea. Lo so, direte che non tutti lo hanno compreso, ma non fa niente quello che conta è l'intenzione di ciò che si propone. Infine coronamento di una Domenica vissuta nell'entusiasmo comunitario l'assemblea sinodale dell'Unità Pastorale di Scalea, primo appuntamento per coinvolgersi maggiormente in questo mistero di cambiamento che anima la Chiesa in questa fase del suo cammino nella storia. Nulla di particolarmente emozionante, ma sono oltre due anni che non facevamo più questi incontri, per cui anche questo è certamente un dono dell'amore di Dio.

    Detto in questo modo tutto potrebbe sembrare ordinariamente rubricistico, ma vi garantisco che non è così, ritengo siano solo i primi segni di un cammino che dobbiamo ricominciare a percorrere in modo nuovo, con una intensità antica e sempre innovativa. Insomma è il tempo del protagonismo di Dio che ci viene donato di vivere con gioia nella disponibilità a leggere la via che Lui ci indica, anche se non sempre siamo disponibili o capaci di percorrerla fino in fondo. D'atra parte Lui è l'Infinito, tutti noi siamo segmenti finiti che camminano verso l'Infinito. E' il mistero della vita, che ci percorre e che noi percorriamo, è il mistero della volontà di Dio che vuole coinvolgerci nel Suo progetto di amore universale,  è il mistero dei tanti sorrisi dei nostri ragazzi e dei nostri giovani, che si accompagnano alla nostra vita senza averne il diritto ma cogliendone pienamente la bellezza e la gratuità. Per cui, ancora e sempre, senza farci troppo l'abitudine, grazie a tutti per la preziosa disponibilità e per la gioia contagiosa con la quale la vivete. Il Signore si accompagna al vostro cammino ed è per tutti motivo di serenità e di pace.

3 febbraio - Sono i giorni del ricordo, legati al mio paesello nativo Sicilì. Anche ieri, secondo tradizione familiare, mi sono recato in pellegrinaggio in occasione della memoria di San Biagio, mia madre ci andava per una settimana e restava quasi per tutto il tempo in chiesa a pregare per tutti noi. Anche papà almeno due volte all'anno per periodi lunghi chiedeva di essere accompagnato al luogo dei suoi ricordi più belli. Io, come facevo già allora, mi sono concesso poche ore di libertà sono andato direttamente da zia China, dove secondo tradizione abbiamo mangiato i maccheroni ziti della festa e tutto il resto. Certo prima era una tavolata di oltre dieci, anche quindici persone, adesso eravamo in quattro. Poi breve riposo, visita al Camposanto per la preghiera con i familiari delle precedenti generazioni, quindi un po' di tempo in chiesa ripercorrendomi con i pensieri negli anni dell'infanzia e anche oltre. E' stata una occasione per rivedere e cercare tutti coloro che adesso sono al cospetto di Dio e che un tempo caratterizzavano con la loro presenza, e i loro volti i banchi. 

     Infine di nuovo da zia China per chiudere la giornata, dove ho avuto modo di ascoltare a lungo le paure e le fragilità che caratterizzano questa fase della sua vita, lei adesso ha ottanta anni, della sua famiglia di sette figli è rimasta solo lei, che oltretutto accudisce da sola un figlio disabile, che genera tante paure per le  prospettive ipotetiche del suo futuro. Posso dire che è la prima volta che mi soffermo tanto tempo ad ascoltarla, lei ha anche chiesto scusa ne parlarmene ma ne avvertiva il bisogno.  Tutto il cammino è rigorosamente percorso a piedi, anche per incontrare i parenti che conosco poco, ma mi conoscono loro e godere del paesaggio collinare nel tepore primaverile di questa giornata. In tutto questo, ho avuto modo di riflettere sui drammi e le gioie che si sono accompagnata alla mia vita, non sono pochi, e anche a quella dei miei familiari. Insomma una giornata del ricordo che non è male rivivere anche per comprendere meglio il senso della vita.

     Anche il viaggio per arrivare a Sicilì è ricco di ricordi verbali e di aneddoti rituali, insomma gesti familiari che rivivo sentendo accanto a me le persone più care che negli anni mi hanno accolto e sostenuto nella crescita. Poi al rientro in serata, ho avvertito una grande esigenza di restare da solo e di riposare, quasi a voler alleggerire una giornata vissuta troppo intensamente agli affetti che non sono più immediatamente presenti se non nel cuore e nella mente, per prepararmi all'oggi che ha bisogno della mia gioia di programmarlo e di affrontarlo con entusiasmo sempre nuovo. Per cui adesso eccomi pronto a riprendere con la gioia di sempre e di aprire la mensa che accoglie e dona speranza a chi non ha neanche la fortuna di potersi ripercorrere ma vuole sperare di non essere abbandonata nell'oggi della sua storia, nella possibilità di voler costruire il futuro per se stessi e per i propri familiari. Allora buon giorno a tutti e sempre avanti con coraggio, avendo la certezza che tutti abbiamo bisogno di tutti. San Biagio, proteggici dai mali della gola e da ogni male, prega per noi.

31 gennaio - Non posso che invocare l'intercessione di San Giovanni Bosco sulla vita di comunità, soprattutto sui nostri giovani e sui nostri ragazzi, sia per le cose positive che comunque abbiamo avuto l possibilità di sperimentare, sia per le tante sospensioni di attività necessarie per venire incontro alle ansie di tante famiglie. Insomma i tempi delle attese meritano comunque di essere vissute con gioia e serenità interiore, cogliendo nella presenza gioiosa dei giovani in festa tutto quanto il Signore ritiene di doverci comunque far vivere per sorridere un poco e guardare al futuro con i loro occhi luminosi e la loro voglia di sentirsi protagonisti della loro vita. Non mancheranno giorni migliori per restituirci al dono della festa e della gioia condivisa per celebrare la pace, nelle varie esperienze e i tanti colori che la comunità sa esprimere nella sua veste ordinaria.

     Sono giorni che scivolano in modo connaturale nella loro semplicità operativa, fatta di servizio ai più bisognosi con la mensa, nell'attenzione agli ammalati e alle persone sole, nella volontà di vivere con gioia l'accoglienza dei bambini che rischiano sulla volontà di partecipare alle iniziative parrocchiali, la stabile emozione dei tanti che comunque si coinvolgono nella liturgia assembleare. La vera caratterizzazione di questo tempo è il maggiore tempo dedicato agli adulti e tra gli adulti nella crescita relazionale della vita di fraternità. Certo non mancano le esperienze legate al dolore e alla sofferenza a motivo di cloro che tornano alla Casa del Padre, nella disponibilità alla solidarietà con i loro familiari, insomma verrebbe da pensare che comunque il Signore sostiene e incoraggia il cammino di comunità.

     La vita ordinaria non è mai sostituiva della straordinarietà dell'opera del Signore che non finiremmo mai di contemplare e di ammirare, ma tutto questo forse non siamo stati educati a viverlo con la gioia necessaria, per cui spesso ci lascia  nell'ansia di non vanificare tanta grazia. Diciamo così, stiamo vivendo il ritmo invernale della creazione che in questa fase stabilizza le potenzialità e le risorse che sono nella sua possibilità di esprimere in attesa dell'esplosione festosa che si realizza con l'arrivo colorito e stupefacente della primavera. E' vero, dobbiamo solo essere più attenti a quanto ci circonda, per non correre il rischio di vivere la nostalgia di non aver valorizzato abbastanza quanto ci era stato posto accanto per la nostra gioia. Intanto sembra che il Signore voglia benedire nuovamente la terra con la pioggia, che insieme al freddo invernale va caratterizzando questi giorni.

    Tutto è grazia, tutto è dono del cielo anche se non sempre noi siamo capaci di valorizzarne l'intensità e la ricchezza. Siamo troppo abituati ai supermercati, per comprendere la necessità che ha la terra di dissetarsi per portare i frutti sperati da coloro che la coltivano. Anche per questo è importante leggersi protagonisti in quanto destinatari di un dono che viene dall'alto e senza il quale non esiterebbe la vita sulla terra. Tutto nasce nell'acqua ed è vivificato dall'acqua. Per coloro che ci riescono è anche bello guardare questo spettacolo da dietro le finestre, vederla cadere dal cielo, come rivoli leggeri o anche in modo più impetuoso e irrorare, pulire, trascinare con se tutto quanto incontra. Questo pensare, è accompagnato dalle canzoni dei ragazzi delle Piccole Orme,  che in modo entusiasta preparano nella danza la gioia dello stare insieme per essere segno di pace per tutti.

    E' vero ne mancano molti, però ritengo più educativo valorizzare il più possibile queste presenze in tempo di Covid che mostrare attività degli anni precedenti dimenticando coloro che oggi avrebbero bisogno di essere accolti, di sentirsi amati, di poter fare esperienza di gioia e di fraternità nella vita di comunità. Stare a guardare è diverso dall'operare in modo diverso e non aiuta a guardare avanti con fiducia, potrebbe perfino generare l'illusione di poter riprendere come prima, cosa certamente molto difficile nei tempi immediati. Per cui, per come possiamo si continua con umiltà, facendo piccoli passi e cercando nei volti dei presenti la gioiosità necessaria per far arrivare, ai tanti assenti, la nostalgia di poterci essere la prossima volta. Auguri e, ricchi delle tante esprienze vissute nel tempo, guardiamo sempre avanti con grande entusiasmo.

27 gennaio - Alcune volte, capita che  ci si renda conto, della difficoltà di affrontare in modo sereno le difficoltà della vita. Per molti questo rappresenta una difficoltà, mentre andrebbe letta come una risorsa, perché rendersi conto è già un traguardo positivo, la gran parte delle persone non riesce a prendere coscienza della difficoltà che va vivendo, e spesso orienta,  nell'accanimento verso gli altri, la ricerca di una soluzione ai problemi che caratterizzano la propria esistenza attuale. Dico attuale, semplicemente perché dobbiamo prendere coscienza, che il Covid non è soltanto una malattia fisica, ma è anche oserei dire soprattutto mentale, anche se su questo piano non si producono statistiche, non siamo bombardati dai sondaggi e neanche dalle analisi degli specialisti. Ma la domanda d'obbligo è questa, quante persone dovendo cambiare il loro modo di relazionarsi sta vivendo fragilità di natura psicologica e sociale, o anche più immediatamente di difficoltà familiari?

     Anche sull'accettazione di se, non più legata alla possibilità/capacità di guadagnare, ma sul proprio esistere in armonia con la propria personalità e non con il protagonismo dell'apparire davanti agli altri, non sarebbe male avviare delle analisi adeguate. Non tanto per generare giudizi temerari su questo o su quello, ma semplicemente per prevenire reazioni smodate, rifiuto di continuare a vivere, o per incoraggiare atteggiamenti razionali di fronte alle difficoltà che comunque chiedono di essere affrontate con coraggio e non evitate, maturando l'illusione di aver superato il problema. Il primo passo operativo deve essere orientato alla comprensione di se stessi, cercarsi nei valori che prima erano vissuti passivamente e adesso esigono di essere analizzati, accettati e interiorizzati. Anche il valore dell'amore che tanto caratterizza il nostro tempo, nella sua dinamica sessuale, in questa fase esige di essere compreso nella sua dinamica affettiva che si apre al sacrificio verso gli altri e non alla contemplazione narcisistica del piacere di se stressi.

     Voi direte, ma la gioia, la voglia di sorridere,  o più semplicemente l'esigenza di giocare che fine hanno fatto in tutto questo rileggersi? E' una domanda complessa che non può essere semplificata in una risposta lineare, come ogni cosa che caratterizza la vita della persona. Ogni persona è un mondo, semplicemente per questo merita di essere amato e cercato per quello che lui è, altrimenti si corre il rischio di vivere in modo omologato, che però raramente esprime la verità sulle persone e sulle cose. Effettivamente questo è un altro rischio che corriamo il rischio di correre, relazionarci come se nulla fosse cambiato, mentre in realtà ogni cosa non può più avere il valore di prima, semplicemente perché siamo chiamati a viverla in modo diverso. Non per questo meno significativo, anzi magari è tutto più intenso, però è diverso. Un po' si ha paura che tutto crolli nella dinamica delle analisi, ma non è così, solo si da' alle cose e alle persone il valore che hanno oggi e non quello che hanno sempre avuto. Perché tante cose sono cambiate e probabilmente resteranno cangianti ancora per molto tempo.

23 gennaio -  La Parola di Dio che abbiamo ascoltato e ci è stata donata questa Domenica, è particolarmente indicata per riflettere su cosa si attende il Signore dalla nostra disponibilità a camminare alla Sua sequela, per continuare l'opera che il Padre ha affidato a Lui. E in Lui, in quanto suo corpo mistico mediante il dono dello Spirito Santo,  a tutti noi. Non sempre abbiamo coscienza del mistero di cui siamo depositari, ma proprio per questo è importante mettere al centro della nostra ricerca interiore l'ascolto della Parola di Dio, in modo che la fede ricevuta in dono possa sempre rigenerarsi e diventare novità della presenza di Dio, ogni giorno, per la nostra vita.

     L'immagine dei deportati di Babilonia che vengono convocati nella spianata del Tempio, per essere educati sulla via da seguire dopo quaranta anni di prigionia, possiamo compararla al tempo della pandemia che ci è chiesto di vivere e che va trasformando il nostro modo di relazionarci, anche se non sempre ne siamo coscienti, però è evidente che non ne usciremo per come eravamo prima. In questa ottica è importante la realizzazione del cammino sinodale per come il Santo Padre incoraggia a viverlo. L'obbiettivo non è quello di fare riunione o tirare bilanci, o ancora definire statistiche, ma semplicemente come ci viene ricordato da Esdra:  Perché la gioia del Signore è la vostra forza.

     Se vogliamo, pensare che fare la volontà di Dio sia una gioia da far abitare nella nostra vita, è una novità anche perché troppo spesso parliamo dell'adesione alla fede, come un peso da portare. Noi stessi praticanti, spesso manchiamo di colore, viviamo in modo sbiadito. Fare la volontà di Dio per vivere in una gioia infinita, è una certezza che deve trovare spazio nella nostra disponibilità alla testimonianza della fede. Stare in chiesa sorridenti, vivere la festa dell'incontro con gli altri, cantare con entusiasmo, insomma coinvolgersi di più, emozionarsi  per il dono della vita di comunità, questo ci permetterà di rendere più attraente l'adesione alla fede, soprattutto aiuterà a donare ai nostri giovani un traguardo stabile da conseguire, cercandosi in valori che non abbandonano, non vengono mai meno.

     In questo modo avremo modo di rendere presenti i valori che hanno già dentro di loro, la voglia di amare e di sentirsi amati, di stare insieme, di vivere un protagonismo non sempre compreso ma cercato con impegno, un protagonismo che nasce dalla certezza di essere tutti parte di un unico progetto di amore che ciascuno di noi è chiamato a vivificare. Molte sono le membra, ma nel dono dello Spirito uno solo è il corpo ... Questa parola che l'apostolo Paolo trasmetteva ai cristiani di Corinto aiuta a cogliere le difficoltà a comprendersi in comunione, in una società che da sempre educa alla divisione, al prevalere sugli altri, a non cercarsi nell'altro, ma piuttosto a chiudersi al dialogo, quasi a dimostrare che io posso stare bene anche da solo. Insomma come il nostro tempo. Anche in questo caso la Parola è maestra insostituibile che dona speranza e incoraggia a costruire la comunione nella comunità, non la divisione.

    
L'insegnamento e l'incoraggiamento, tratto dal profeta Isaia, che Gesù dona e chiede di accettare agli abitanti di Nazareth è rivolto a anche a noi: Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato. Anche ciascuno di noi oggi ha ascoltato la parola di salvezza che Gesù ci ha donato, è un dono che dobbiamo trasmettere a coloro che Lui ci ha posto accanto, nella nostra famiglia,  agli amici con i quali ci intratteniamo, nei tanti messaggi che ogni giorno trasmettiamo sui social. Insomma il dono per essere vitalizzato deve essere donato, altrimenti corre il rischio di inaridirsi e di inaridire anche noi, se cerchiamo di possederlo invece di trasmetterlo con la nostra gioiosa  testimonianza.

     

     Ed è in questo impegno che ritengo si possa  inserire l'opera alla quale l'evangelista Luca, avverte l'esigenza di mettere mano: Anch’io ho deciso di fare ricerche accurate su ogni circostanza, fin dagli inizi, e di scriverne un resoconto ordinato per te, in modo che tu possa renderti conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto. Il suo impegno deve essere anche il nostro, in questo modo la gioia che deriva dalla fede riesce a fugare le tante paure che abitano il cuore dell'uomo del nostro tempo, il cuore dei nostri figli e alcune volte anche la nostra stessa vita. Dobbiamo educarci ed educare a fare più spazio alla speranza cristiana nei nostri pensieri e nelle nostre azioni, questo ci aiuterà ad essere segno di comunione, anche se questo impegno esige la pazienza dei tempi lunghi e della sopportazione alle contrarietà.

     D'altra parte anche Dio, nei nostri confronti, deve esercitare abbondantemente queste virtù. Non dobbiamo fare altro che amare tutti coloro che ci dona di incontrare, questa è la Sua volontà poi sta a noi ubbidirgli o voltargli le spalle scegliendo di percorrere scorciatoie che non sempre fanno arrivare alla meta che Lui ci indica. D'altra parte dobbiamo ammettere che nulla deve essere considerato definitivo, in una società relativistica non è sempre facile vivere con linearità, anche per questo non sempre siamo capaci di gioire per i doni ricevuti e di ringraziare Colui che non ci abbandona mai.

15 gennaio - Diciamo così, per chi lo comprende, questo è un tempo prezioso da condividere con gli altri. Per cui non ci si incontra tanto e solo per programmare cose da fare, che troppo spesso generano solitudine e ansia di protagonismo, ma il Signore ci dona di incontrarci per stare insieme, confrontarci, leggere la nostra vita in profondità e comunicarla all'altro con il quale anche da anni offro del tempo per la crescita della comunità. Può anche capitare che si sta insieme da anni, ma non ci si confronta mai. In realtà questo può accadere anche tra marito e moglie, può accadere anche il dialogo con i figli, per cui non dobbiamo fare altro che ringraziare il Signore per questo tempo di grazia e di silenzio che devo però imparare a valorizzare cercando l'altro che sta' con me, io vivo con lui, ma forse conosco poco come fratello e/o sorella che il Signore mi ha posto accanto per crescere nella comunione.

    E' vero questo esige che io mi riscopra responsabile delle mie azioni e delle mie scelte, significa uscire dagli atteggiamenti abitudinari e anche dagli infantilismi relazionali. Questo esige una grande disponibilità al dialogo relazionale, altrimenti si corre il rischio di rompere la vita di comunione, che in assenza di preghiera stabile è già fragile di suo. E quando accade? Niente ci si arma di pazienza e si spera in tempi migliori legati sempre alla crescita della dinamica di comunione, che però non si può mai dare per scontato. Perché comunque ci si relaziona con altri, che non sempre conosciamo se non in modo epidermico o funzionale, per come dicevo inizialmente. Ma allora che giornata è stata? Chiaramente molto bella, non solo climaticamente m anche come esperienza di comunione e di servizio alla vita di comunità. Siamo sempre in clima di pandemia, però nonostante questo ci si incontra e si opera, per come è possibile, per  i bisogni delle famiglie più indigenti.

     Certamente anche l'affetto relazionale è importante. Ma oggi qualcuno vi ha voluto bene? Certamente, per come io desidero e per come concedo. Come ho già detto altre volte troppe persone mi vogliono bene in modo veramente bello e generoso, però a me piace restare leggermente appartato. Come dire più che amare, osservo con occhio positivo, che chiaramente non è la stessa cosa, ma questo mi permette di non avere mai delusioni dagli altri e neanche da me stesso. Insomma preferisco la prudenza affettuosa, che dona sempre per come riesco e non chiede mai nulla. Se l'altro si coinvolge, prende ciò che serve e lascia il di più. Uno spazio affettuoso è sempre riservato ai ragazzi e ai giovani che anche se non visibili, sono sempre nei miei pensieri e nel mio cuore, non per come li immagino ma per quello che sono. So' che hanno bisogno di essere sostenuti, per cui cerco di non trascurare nessuno.

     Andiamo a chiudere un altro giorno che il Signore mi ha donato di vivere al Suo servizio, fra poco, come da qualche tempo accade ogni sera, vado all'Interspar per ricevere ciò che è rimasto invenduto e che è destinato alle famiglie della comunità. Ieri sera mi hanno dato molta roba e per evitare che restasse a lungo in deposito ho chiamato Pina, prima o poi il marito la lascerà, e verso le 21:00 abbiamo fatto un pellegrinaggio notturno tra le famiglie nei quartieri periferici donando loro la gioia di qualcosa da condividere, per la gioia soprattutto dei figli più giovani e dei bambini. Come sarà questa sera? Questo lo sa solo il Signore, io mi incammino, il resto non mi appartiene, ma è tutto un dono da donare. Posso affermare che sono veramente tanti che a Scalea mi portano doni perché io li doni ad altri. Come dire che c'è tanta gente buona, ma non è opportuno che la voce si sparga in giro. Diciamo così, non è di moda essere considerati buoni, ma a Scalea c'è tanta gente veramente buona, molto più buona di me. Per cui, grazie Signore, e buona serata a tutti voi.

10 gennaio - Oggi chi ha avuto la gioia di elevare al cielo lo sguardo verso l'alba, ha potuto godere di questo spettacolo di colori e cambiamento atmosferico in atto nella creazione. Quanta potenza inespressa e inesprimibile viene espressa nel turbinio di luminosità in cambiamento costante, poi in realtà è prevalso il sole che ha fugato ogni possibile mutamento, e tutto è stato vissuto con pensieri che si sono rischiarati di emozioni nuove, sempre aperte a ulteriori possibile varianti che, come il cielo della mattina assumevano dinamiche e intensità emozionali diverse a secondo del momento e della notizia. Allora ci si pone in  ascolto di Scalea, nelle mille emozioni che vive e trasmette ogni giorno.  Si cerca di ascoltare la voce accorata di chi trepida per i propri cari, quella gioiosa di chi si appresta a partire con la persona amata, ancora quella di chi stenta a trovare una condizione nuova per la sua vita, e poi chi va riprendendosi da un trauma, magari anche chi vive nel buio più totale la solitudine, e ancora tanti altri che cercano conforto, aiuto, incoraggiamento, speranza. Ma chi può donare tutto questo, dove trovare pace e consolazione?

    Nella nostra parrocchia c'è uno spazio dedicato alla preghiera e al silenzio, è l'angolo più intimo per vivere l'incontro con l'amore di Dio, è la Cappella del SS. Sacramento,  lì dobbiamo imparare a vivere il nostro pellegrinaggio quotidiano, dedicando un po' del nostro tempo per cercare e trovare la serenità che solo Gesù può donare a tutti. Trovare il tempo per sostare in silenzio davanti a Lui, è un esercizio che certamente ripaga in serenità interiore con un intenso senso di pace, che è generata dall'armonia con Dio e apre all'amore verso tutto ciò che Dio ha creato. E' facile comprendere che non è un'azione automatica, ma esige una disponibilità a sentirsi amati e a donare amore, altrimenti anche questo momento per quanto bello può essere vissuto in modo narcisistico e generare presunzione. Non dovrebbe mai accadere, ma può accadere se le motivazioni che spingono all'incontro con l'amore di Dio non si aprono all'amore verso gli altri. Ma allora si può essere egoisti anche contemplando Gesù? Certamente, purtroppo può accadere.

    Proprio per questo il Tabernacolo, che è la sorgente e l'alimento centrale della nostra vita di fede e della vita di carità ha degli ornamenti che spingono ad andare sempre oltre se stessi. Prima di tutto la cornice inglobante del Misericordioso, ci ricorda che tutto nasce dall'amore di Dio ed è orientato ad amare come Dio, nella nostra fragilità spirituale è importante fare nostro il messaggio che trasmette: io confido in te. Questo ci dona la certezza che da soli non ci riusciremmo pienamente, ma confidando totalmente nel Suo amore abbiamo un alleato vincente sul nostro egoismo, sulla nostra voglia di primeggiare e soprattutto sul vivere per come Lui ci chiede. Una tentazione molto diffusa, in questo tempo di pandemia, è quella di non vivere l'impegno di evangelizzare la comunità, di non farsi carico delle povertà dei fratelli, è molta diffusa la volontà di stare per i fatti propri. Chi può sconfiggere questa tentazione è la preghiera di contemplazione davanti a Gesù nell'Eucaristia, perché ci ricorda che Gesù sempre, in ogni luogo, ama, nutre, sostiene, incoraggia e chiede di fare come Lui.

    A noi viene chiesto di amare concretamente la comunità, come popolo di Dio ci si incontra ogni giorno, magari non ci si conosce, ma il Signore ci chiede di amarci come Lui ci ama. Questo invito lo rivolgo soprattutto a coloro che vivono delle responsabilità nelle varie comunità, dobbiamo testimoniare l'amore con il quale il Signore ci ama, semplicemente perché c'è tanta solitudine e anche all'interno delle comunità, nel pieno rispetto delle norme di igienizzazione, distanziamento e prudenza relazionale, non sempre si riesce a generare l'entusiasmo di incontrarsi e di cercare la gioia della fraternità, di farsi carico delle difficoltà del fratello e della sorella che abita accanto a noi. Vi incoraggio a pregare di più, per rimuovere le paure improprie che eventualmente abitano i nostri cuori e le nostri menti, facciamoci coraggio nel Signore e amiamo con entusiasmo, per come il Signore dona, coloro che ci chiedono di essere amati nel Signore.

7 gennaio - Dalla primavera natalizia, vero dono del Divin Bambinello, siamo passati all'inverno autentico che caratterizza questo tratto della giornata e si preannuncia tale per il fine settimana. Nuvole che vogliono scaricare acqua o neve a secondo dell'altitudine, un vento impetuoso che vanifica questa operazione, ma vieta anche l'opera di potatura delle piante che caratterizza e valorizza il rigore di questa stagione. Purtroppo per i maiali tutto procede secondo tradizione, non c'è niente da fare, è iniziata la loro stagione e tutto procede nelle famiglie secondo i calendari classici, ormai storicizzati dai ritmi secolari. E allora come si può fare, per valorizzare al meglio tutto questo? Semplice, ci si copre per bene e dopo aver cercato inutilmente dei complici, ci si incammina sferzati dal vento che libera la mente da tanti pensieri e ci rende più combattivi e vogliosi di avventura. Possiamo affermare che la gente già non usciva con il tepore primaverile adesso è incoraggiata pienamente a vivere la dolcezza familiare restando a casa per gioire l'affettuosa presenza dei propri cari.

     Mentre noi pastori d'anime speriamo che qualche anima persa abbia l'esigenza di incontrare qualche altro disperso nei luoghi di comunità. Sono stati giorni caratterizzati da celebrazioni essenzializzate nella partecipazione, nelle quali comunque abbiamo cercato di trasmettere la gioia dell'incontro con Gesù, per come è stato possibile. L'Epifania è stata rallegrata dai battesimi di Piruman e Chandrika venuti in mezzo a noi dall'India, donandoci un vero momento di gioia, è stata anche una occasione per fraternizzare con i tanti familiari, miei compagni dell'adolescenza, insomma giornata caratterizzata dai ricordi.  Ieri sera, inoltre, abbiamo vissuto un momento di serenità con il Gruppo delle Famiglie, con un momento di confronto anche dinamico in alcuni tratti, sul Messaggio che il Santo Padre ci ha donato in occasione del mese della pace, diciamo così, immediatamente a noi è sembrato che il Papa non sia molto contento di come vanno le cose del mondo. Dopo di che ci siamo intrattenuti in fraternità consumando una leggera cena. Quando parliamo di mangiare insieme,  decisamente il termine leggero perde di significato e si carica di altri valori ancestrali dal caratterizzante sapore esclusivamente nostrano.

     La vita pastorale decisamente segna il passo, ritengo che anche il mese della pace scivolerà senza darci la possibilità di entusiasmarci per i momenti comuni. Tutto rimane fortemente condizionata dalla pandemia nuovamente incalzante e con tutto la buona volontà degli operatori, ritengo che ci si debba limitare a intensificare la vita di preghiera speranza che tutto passi presto. Quasi in tutti, la insicurezza dei cuori domina e plagia il desiderio di stare insieme.  Non riusciamo ancora a guardare realmente avanti e attorno a noi con la fiducia necessaria. Per adesso continuiamo a navigare nell'incertezza delle informazioni e delle soluzioni che vengono proposte. Ci fidiamo di ciò che ci viene chiesto di fare per arginare il fenomeno, d'altra parte non ci è dato modo di fare diversamente, la speranza è che non si accentuino le contrapposizioni tra le varie fazioni e preghiamo perché, al di la delle proprie idee personali, il clima sociale si mantenga sereno e vivibile.

     Rimane forte la serenità interiore e la gioia di stare, almeno idealmente, insieme con i fratelli e le sorelle della comunità parrocchiale. Il Signore deve darci la gioia di riprendere la nostra vita quotidiana per come Lui stesso ci ha insegnato venendo in mezzo a noi. Cercarci, sostenerci, vivere insieme, aiutare i più abbandonati, cogliere la bellezza della vita all'aperto e giocare insieme. Riprendere a fare qualche campeggio, per adesso solo desideri e ricordi, per il futuro alla prima occasione che ci sarà data, si farà tutto insieme, per come ciascuno desidera nel proprio cuore. Adesso ci lasciamo portare dai pensieri affidati al vento, ci leggiamo nei tanti sguardi che non possiamo incrociare, nell'affetto vicendevole che caratterizza la vita familiare e quale risonanza la vita della comunità. Nessuna nostalgia, tutto è vissuto pienamente con il cuore e con i costanti pensieri, che colgono la bellezza della vostra presenza e della vostra gioia, per come vi è possibile viverla e trasmetterla alle persone a voi più care.

1 gennaio 2022 - Gli auguri che si sono accompagnati a questo ricominciare dello scorrere del tempo che ci accompagna nel cammino della vita, mai come quest'anno devono avere la caratterizzazione dell'autenticità e della gioia dei cuori, siamo abitati da una instabilità relazionale legata al diffondersi della pandemia e tanti anche tra i praticanti, all'improvviso, avvertono la loro non presenza perché coinvolti nella drammaticità ordinaria di questo virus. Se vogliamo è tutta la città che vive in modo fragile il proprio protagonismo e la propria presenza attiva e gioiosa, troppa insicurezza abita i cuori e le menti. Tutto questo vuoto di sicurezza relazionale necessariamente impoverisce spiritualmente la vita di comunità, ma è necessaria per poter continuare a vivere la gioia del servire il Signore aperti all'accoglienza nell'assemblea liturgica.

     Certo siamo abituati ad avere la presenza in assemblea di alcuni volti e la loro assenza non è indolore neanche nel mio cuore di Parroco, ma avendo coscienza del problema ancora di più non posso fare altro che pregare e affidare tutto al Signore e, oggi in particolare, alla Vergine Santa,  nella speranza che si possa a vivere la gioia dell'incontro e di abbracciarci per come il cuore desidera. Per cui nessuna tristezza  nelle celebrazioni, anzi è stato importate comunicare gioia ai partecipanti, perché anche i loro cuori appesantiti dalle stesse difficoltà potessero trovare conforto nella gioia dei canti, nella speranza della fede e nell'affidarsi al Signore. Come sempre sono giornate che appartengono alla gioia familiare, depositarie di troppi ricordi, per cui necessariamente donano molte emozioni.

     Forse in virtù del clima particolarmente fragile in rapporto alle relazioni tra le persone, ho avuto modo di dare più attenzione all'azione liturgica  e alla preghiera, anche perché purtroppo molte brutte notizie, inerenti la vita della comunità, si sono accompagnate alla gioiosità di questi giorni. Non potendo fare altro ho intensificato la dedizione dell'affidamento a Dio, nella speranza di trovare e dare pace per i cuori delle persone coinvolte. Poi tutto è stato un susseguirsi di celebrazioni, per cui le emozioni spirituali hanno coinvolto coloro che hanno potuto animarle e viverle. Non ho avuto modo di contemplare i volti dei nostri ragazzi e dei nostri giovani per cui come è risaputo la mia gioiosità necessariamente ne è rimasta indebolita ma ho cercato di supplire con una maggiore intensità interiore nella partecipazione ai misteri che mi è donato di presiedere.

     Dobbiamo leggerci nella bellezza di essere amati dal Signore, nella possibilità di poter amare coloro che ci pone accanto e di pensare con intensità affettiva a tutti coloro che per i motivi più variegati sono lontani dal coinvolgersi nella quotidianità della vita parrocchiale. E' un esercizio che attinge ai ricordi dei giorni spensierati che ci permettevano di stare insieme a lungo leggendoci in un protagonismo orientato alla costruzione di un modo cristiano di relazionarci nella gioia e nell'affetto vicendevole. Soprattutto grazie a quei momenti l'oggi appare meno disabitato, meno vuoto di amore in riferimento di come si presenta ai nostri occhi. Tutto questo rende prezioso il conservare nel cuore il dono della Grazia di Dio, che è l'attenzione con la quale i poveri guardano alla parrocchia e i fedeli sostengono l'esigenza di venire incontro alle povertà di tanti.

     Allora ringraziamo il Signore che ci ha donato di vivere giorni di serenità e di armonia interiore, lo ringrazio anche per il clima, in alcune occasioni primaverile, che ci ha permesso di leggere la natura nella bellezza dei suoi colori e dello stare insieme all'aperto. Soprattutto devo ringraziare i tanti bambini e le loro famiglie, che hanno accompagnato con i loro sorrisi di gioia e la loro voglia di giocare lo stare insieme al Parco degli Angeli. Necessariamente ringrazio il Signore tutti coloro che nei modi più variegati hanno inteso esprimere la loro partecipazione al servizio, al ringraziamento e alla gioia della vita comune della comunità. Diciamolo pure, il parroco gode nell'osservare una animosità instancabile della parrocchia, una dedizione che non prevede soste, e che si rianima anche nei momenti più stancanti di energie sempre nuove, questa energia possiamo identificarle nell'amore verso il Signore e nell'amore, non sempre espresso in modo esplicito ma sempre autenticamente intenso,  verso la comunità.

28 dicembre - Signori miei, è ora di riprendere e di guardare avanti con fiducia. Proviamo a completare con onore questi ultimi giorni del 2021 e ci incamminiamo coraggiosamente verso il futuro per come il Signore ci indicherà, magari con l'energia necessaria e con l'entusiasmo giusto. Ma Don Cono che cosa è successo di particolare? Nulla, quello che accade ogni giorno, il tempo che scorre, oggi di straordinario stavo per essere investito uscendo dal Camposanto, della serie fortunatamente guardavo io poiché l'autista era alle prese con il cellulare, in realtà candidamente e onestamente ha affermato di non avermi proprio visto. Poi sono andato dalla Gagliozzi e un caffè, che oltretutto mi è stato offerto da un signore, l'anonimato è d'obbligo,  insieme al cioccolatino rituale di questi giorni,  mi ha riproposto alla speranza del futuro per come affermavo all'inizio. Era necessario camminare per digerire, l'offerente mi ha gelato subito dicendomi che lui fa almeno cinque chilometri dopo pranzo.

    Come abbiamo imparato da tempo tutto si definisce in un attimo, per cui è bello vivere gli attimi, per non avere troppe nostalgie per il non vissuto. Tra le cose innovative della riproposta pastorale, certamente dobbiamo ascrivere la ripresa parziale delle attività con le famiglie, che come ogni forma di aggregazione di questi tempi non può essere vissuta per come dovremmo, ma ci si deve accontentare sul come possiamo, per cui appuntamento all'epifania per completare il primo appuntamento. I giorni oltre al calendario liturgico sono cadenzati dal ritmo sempre più ammiccante dal punto di vista culinario della Mensa San Giuseppe, di qui l'esigenza di moderare gli appetiti dei richiedenti altrimenti non ci si trova con i bilanci. Insomma non possiamo soddisfare tutti coloro che chiedono, ma il dilemma rimane chi lasciare fuori e come sostenerli comunque, in realtà non è difficile si sceglie in riferimento ai bisogni.

    L'altra vera novità è rappresentata dalla composizione naturale di un nuovo gruppo di giovani affezionati al campetto, non siamo mai riusciti a codificarlo in modo organico. Anche per questo i giovani vengono, si organizzano, restano per qualche tempo e poi si sganciano. Generalmente sono preadolescenti e adolescenti, per cui merita attenzione anche la dinamica affettiva che a questa età va esprimendosi in modo molto variegato, anche in questo caso è importante vedere crescere  la capacità delle ragazze di giocare al calcio in modo sempre più professionale. Insomma si relazionano alla pari in più, come capita spesso nella vita sociale ai nostri gironi, da parte delle fanciulle emerge il dono della continuità. Posso affermare che è uno dei pochi ambienti di aggregazione dove lo stare insieme occupa quasi tutta la giornata. Anche per la gioiosità della parrocchia è importante, esprime una vitalità, un entusiasmo di stare insieme, che in altre categorie di fedeli è molto velata

     Dappertutto si parla con ansia della pandemia, per qual poco che mi è dato conoscere a me sembra che siano molti i non vaccinati per principio, non chiedetemi quale, ma di certo lo fanno senza alcun motivo. Insomma è più il parlare che il vivere in modo consequenziale, come dire con molta meno ansia ci si relazione in modo libero per permettere al virus di farla da padrone, insomma il rischio che possiamo correre ed è quello che più si evidenzia, è che diventi un atteggiamento accademico e non tanto sociale.  C'è dappertutto un po' di stanchezza nel non potersi relazionale in modo libero, senza il necessario distanziamento, pur avendo coscienza che il virus si rende pericolosamente presente in tutti gli ambienti anche in quelli domestici, purtroppo di tutto questo non se ne intravede la fine e questo genera disimpegno e scoraggiamento. Si, questa sera ci è dato di ammirare un bel tramonto, per cui non posso che augurarvi una bellissima conclusione di giornata.

25 dicembre - Per tutti noi, dal punto di vista spirituale, è il giorno più intenso dell'anno. Giorno di riflessione e di grazia, giorno di pace e di fraternità. E' anche il giorno dell'incontro tra le famiglie che condividono il pasto comune ordinariamente arricchito dai cibi tipicamente legati alla tradizione del Santo Natale, ma ritengo di poter affermare che anche se non sono arricchiti, sono sufficientemente intensi di portate e qualità. Insomma come dire, normalmente sono giorni nei quali lo stomaco se la vede brutta. Posso affermare che anche spiritualmente sono giorni intensi e meritevoli di essere ricordati. Certo non parliamo del valori liturgico da dare a questo giorno, per come viene vissuta la partecipazione ci sarebbe molto da ridire, ma mai come in questi casi è importante imparare da Gesù a guardare in profondità i cuori, a leggere gli occhi.

     Certo direte voi, ma come si fa? Non è poi molto difficile, occorre trovare il tempo da dedicare agli altri, è importante cercarsi, stare insieme, condividere i valori di relazione. Parlare di meno ascoltare di più. Siamo a livello di predica fuori dal contesto liturgico, ritengo di no, sono quei sentimenti che restituiscono a questa giornata l'esclusività che le è propria. gioire nel comprendere che ancora una volta Dio ci insegna ad amare e non lo fa restando sulle sue, ma coinvolgendosi nella nostra fragilità per innestare in ciascuno di noi una energia nuova, che non ci appartiene. Proprio perché non è nostra, non dobbiamo fare altro che donarla e questo ci darà tanta serenità e gioia, missionari nelle cose piccole di ogni giorno per partecipare della gioia che Lui non fa mancare a coloro che confidano nel Suo aiuto.

    E' importante non farlo diventare il giorno dei ricordi passati, ma deve sempre essere l'oggi dell'esperienza dell'amore con cui ci si relaziona e ci si cerca. Certamente ciò che appartiene alla nostra vita non si cancella e ci arricchisce di entusiasmi sempre nuovi, però è importante dare maggiore spazio all'agire dell'oggi e non a ciò che si è fatto negli anni precedenti. Quante persone abbiamo incontrato, quante ne abbiamo cercate, con quante ci si è fermati a dialogare. Abbiamo dedicato più tempo alle persone sole e ammalate. Siamo riusciti a trovare del tempo per il divertimento, per la gioia nostra e della nostra famiglia. Insomma il presepe domestico, la propria famiglia, ha vissuto una dinamica in movimento, si è messo in cammino vivendo e portando gioia a tutti, o è rimasto in un atteggiamento statico, per piangersi meglio addosso.

   La prova più difficile da superare è quella dei messaggi augurali, che è anche la verifica di quale spirito ci ha accompagnato nel vivere questo giorno. Abbiamo risposto con gioia a tutti i messaggi ricevuti, o lo abbiamo fatto sbuffando. Abbiamo coniato frasi sempre nuove o abbiamo riciclato cosa già dette ad altri. Siamo stati contenti di ricevere i messaggi e quali sentimenti hanno alimentato in noi. Questo è un nuovo protagonismo dell'evangelizzazione, perché permette di comunicare la gioia dell'incontro con Gesù in modo empatico, come se l'altro se lo aspettasse. Mi rendo conto delle perplessità che alcuni sollevano di generare un modo più impersonale di relazionarsi, ma questo non dovrebbe incoraggiare a svilirlo anzi ci si dovrebbe impegnare a renderlo sempre più coinvolgente e interattivo.

    Insomma il Natale mediatico non è meno interessante di quello relazionale, in presenza? Forse è troppo presto per poterlo affermare, ma non dovremmo stracciarci le vesti prima di aver imparato a viverlo bene fino in fondo. Di certo è il Natale più vivibile è bello dei nostri giorni, contrassegnati dalla pandemia e dalle difficoltà relazionali, ma ritengo che non sia un ripiego legato a tutto questo ma un cambiamento epocale delle relazioni tra le persone. Insomma dobbiamo sempre più navigare in modo connaturale, leggendoci nel protagonismo di essere e di relazionarci per come la rete oggi consente. Come ogni cosa innovativa ha bisogno del suo tempo e della maturità dei naviganti, ma come ogni cosa che viviamo sotto il cielo questo il Signore lo affida a noi, Lui si è sempre fidato delle Sue creature anche se non sempre abbiamo corrisposto con amore intenso al Suo amore intenso.

     Continuano ad arrivare messaggi augurali, ci sono sempre quelli della messa vespertina che fanno una sintesi gradevole del loro natale, anche in questo caso si legge e si risponde con gioia. Ma tutto il giorno è andato così? Chiaramente al primo posto devono esserci le celebrazioni, ammettiamolo, non molto partecipate, come sempre le motivazioni sono tante quante sono le persone, ma abbiamo cercato di vivere tutto con gioia sincera avendo la certezza che tutti ne hanno bisogno, ma soprattutto è quello che ci chiede il signore. E' venuto in mezzo a noi, perché noi lo accogliamo con gioia e accogliamo ogni fratello e ogni sorella come se incontrassero Lui. Per cui via la tristezza da questo giorno anche quando preghiamo per i fratelli e le sorelle che sono alla Sua presenza tutto deve essere contrassegnato dalla gioia dell'offerta di se. Come avevamo ampiamente previsto è stata una bellissima giornata di Natale, grazie veramente a tutti per come avete inteso condividerla.

22 dicembre - Certamente il tempo di preparazione al Santo Natale è anche un tempo per educare alla lettura dei segni. E'un esercizio che non dovrebbe annoiare, anche perché in ciascuno dei segni dobbiamo imparare a leggere la nostra situazione esistenziale. Riflettendo il Natale del Signore non dobbiamo mai sentirci spettatori di qualcosa che ci è di fronte, ma sempre qualcosa nella quale siamo immersi. Per non farla troppo lunga entrando in tutte le chiese tra le tante domande possibili, normalmente ci si trova di fronte a questi interrogativi, cos'è il presepe, cos'è l'eucaristia, cos'è la culla e perché è velata, cos'è la luce di Betlemme. Tra questi segni quello più reale, di fronte al quale ci si genuflette,  è la presenza di Gesù nell'Eucaristia, semplificando significa che Gesù ogni giorno nasce in mezzo a noi ogniqualvolta e ovunque viene celebrata una Eucaristia, per comprendere meglio  è la santa Messa.

    Forse non ci pensiamo molto ma celebriamo la nascita di Gesù in mezzo a noi, milioni e milioni di volte ogni giorno, in ogni tempo e in ogni luogo. Come sempre è importante lasciarsi coinvolgere nella dinamica del mistero e cogliere la bellezza di questo dono che è destinato a ciascuno di noi. E' un dono che apre a una comprensione positiva della vita, che alimenta l'amore con il quale Dio abita la nostra vita e ci chiede di testimoniarne la presenza sempre nella dedizione all'amore vicendevole. Insomma nell'Adorazione e nel nutrirsi dell'Eucaristia, il cristiano si immerge nell'amore permanente di Dio, è una persona che si percepisce amato, e si sente chiamato ad amare sempre e tutti. Poi abbiamo i segni caratterizzanti questo tempo liturgico particolare che sin da bambini abbiamo imparato a definire il Natale. Non sempre hanno a che fare con la realtà dei fatti celebrati ma aiutano a sentirli parte della propria storia.

     Per cui il presepe concorre a creare un ambiente fantastico, capace di generare emozione, potremmo anche dire commozione e coinvolgimento interiore. La culla apre alla comprensione dell'attesa della vita come un mistero che va svelandosi nel tempo, è un po' la storia di tutti che ad un tratto siamo stati generati dopo il tempo velato, del concepimento e la gestazione nel grembo materno. La luce di Betlemme rappresenta l'anelito alla pace, che sgorga dal Messia atteso e si irradia nei cuori di coloro che anelano all'incontro con Lui e alla fraternità universale. E' evidente che nulla è automatico, ma ogni segno esige una partecipazione attive per averne una comprensione sempre nuova e attualizzata. insomma nulla deve essere mai colto come qualcosa di ripetitivo, di già visto.

     Questo ci permette di essere anche quest'anno lì davanti alla grotta, insieme ai pastori o ai Magi, nel momento dello svelamento del mistero di Dio nel bambino Gesù, pur vivendolo oggi a Scalea nel 2021. La novena fa il suo corso e procede naturalmente verso la conclusione del ciclo di preparazione, la luce arde ed è in attesa di poter rischiarare i nostri cuori e le situazioni di vita tormentate, il presepe ci restituisce una gioiosità sempre presente nei nostri cuori ma spesso velata dalle tante preoccupazioni della vita di ogni giorno. Il mistero della vita che sperimentiamo accanto, spesso in modo distratto e che il Natale ci chiede di mettere al centro di ogni nostra azione. Voi mi direte, ma Don Cono la gente non pensa a tutto questo, ci sono i pranzi, i cenoni da preparare e ai quali partecipare, i tanti momenti aggregativi estemporanei legati a una gioiosità semplicemente sociale e via a seguire.

     La risposta è semplice ogni ha la sua vita e le sue gioie, quello che conta e che si riesca  a cogliere il dono della felicità e della festa. Poi basterà cercarne autenticamente la radice, vedrete che comunque ci troveremo tutti attorno al bambino Gesù, nella semplicità della grotta di Betlemme tra le braccia di Maria, o come qualcuno ama ai nostri giorni di Giuseppe. Devo ammetterlo, oggi è stata una giornata veramente serena, mi chiedo come abbiate fatto a scoprirlo. Un po' è dovuto alla preghiera più intensa e prolungata del solito. Un po' alla coscienza inevasa dei tanti impegni da portare avanti, non meno importante qualche dono che ho ricevuto per la Mensa di San Giuseppe, magari anche perché ho fatto incontrare con Gesù alcuni ammalati. Come sempre sono tante le cose che alimentano la gioia, auguri anche a voi, di una serata festosa con le vostre famiglie.

20 dicembre - I giorni si susseguono in modo intenso e innovativo, ma lentamente nella gioia, accompagnata da tanti peneri e preoccupazioni per la vita della comunità, ma comunque e sempre nella gioia, ci avviamo verso l'atteso Natale del Signore. Saranno certamente giorni bellissimi, contrassegnati dalla partecipazione dei fedeli e anche degli infedeli, tutti abbiamo bisogno di gioire. Le motivazioni per cui farlo sono le più diverse e tutte meritano il rispetto necessario, necessariamente per me la gioia è riposta nell'attenzione agli ammalati, alle persone sole, ai più abbandonati con i quali stabilmente vivo parte della mia giornata. L'altra radice della mia gioia e la presenza di tanti bambini e giovani alla vita di comunità, mi accompagna sempre anche il pensiero di quanti non si emozionano più nel servire la parrocchia, ma tutto è stato un momento di grazia e un dono del Signore, per cui tutto merita di essere ricordato e affidato a Lui nella preghiera.

     Quante braccia, quanti cuori, quanto affetto circondano la vita di ciascuno di noi aprendoci all'accoglienza e alla riconoscenza. Tutto in realtà è maggiore di quello che riusciamo a cogliere, anche per questo è importante che il cuore non si chiuda mai nell'ottica egoistica, ma sia sempre operativo sul piano dell'affetto e dell'attenzione a tutti coloro che il Signore ci pone accanto.  Nel frattempo sono uscito per andare al bar, per un cappuccino, ma anche semplicemente per socializzare. Dalla solitudine del dialogo con lo schermo ci si ritrova nel cuore della vita giovane della città, centinaia di famiglie in movimento davanti alle scuole, saluti frettolosi, sorrisi che si intravvedono sotto le mascherine, qualche parola di cortesia. Poi al Bar attorno a me nuclei di polacchi ormai naturalizzati e di russi ancora sulle loro alla ricerca della nuova identità, che condividono un momento di fraternità e, ritengo anche di ricordi della loro terra lontana.

    Sono i volti nuovi di Scalea, famiglie giovani alla ricerca di un loro futuro in mezzo a noi che forse sono troppo abbandonati a se stesse. Nessun piano sociale di inserimento, niente per sostenere l'inserimento culturale degli immigrati, il sociale totalmente abbandonato, insomma delle serie arrangiatevi per come potete. Forse non c'è la possibilità di coordinare ogni cosa, ma l'abbandono non costruisce mai, piuttosto disperde, isola, genera diffidenza. Insomma come sempre è importante non scoraggiarsi e rimboccarsi le maniche quello che è possibile è bene farlo almeno per donare loro un punto di riferimento. Poi abbiamo i regali non meritano di essere valorizzati nel gioiosità che generano in chi li fa e in chi li riceve. In Natale era il tempo dei regali anche prima del Natale cristiano, insomma è nell'indole dell'uomo scambiarsi un dono, o magari è più bello ancora leggersi come un dono da scambiarsi.   

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     Generalmente i doni sono accompagnati da un nome o da tanti nomi, non sempre ci si fa caso, ma i nomi sono preziosissimi perché sono i depositari e rendono presente la vita di coloro che si sono ricordati di noi, quanta emozione si genera nei genitori quando si decide di dare il nome ai propri figli. Anche perché molti nomi spesso ne richiamano altri non più presenti con i loro sacrifici e il loro affetto. Insomma tutto è importantissimo per coloro che riflettono con intensità, nulla di ciò che accade attorno a noi è da considerare inutile, superficiale. Dipende da come noi viviamo e accogliamo come dono tutto ciò che ci circonda e tutti coloro che ci circondano. Per cui coraggio, il natale è il tempo privilegiato per l'accoglienza del dono e per la gioia di essere a nostra volta un dono per gli altri. Il Signore stesso ha voluto essere un dono ed ha voluto essere accolto come un dono. Anche quest'anno sarà un Natale bellissimo.

15 dicembre - Anche se con il freddo e il gelo, si cerca di andare avanti con coraggio, nella disponibilità all'impegno dei catechisti e nella pazienza delle famiglie. Non tutti, oserei dire non molti, ma come sempre anche oggi i coraggiosi non mancano e quello che più conta è la gioia dei ragazzi che si coinvolgono emozionando ed emozionandosi alle attività formative. Come capita spesso con i piccoli mi tocca la parte dell'orco delle favole, questo mi permette di attirare la loro attenzione e di generare qualche sorriso. Che dire, anche io devo ricavarmi uno spazio di simpatia nel loro cuore. Domani sera andiamo a cominciare la Novena del Divin Pampinello, come diceva un carissimo confratello degli inizi del mio ministero sacerdotale, come sempre ci si prepara con gioia e si apre il cuore all'amore di Dio, che anche quest'anno ci dona di vivere in semplicità e attenzione ai poveri, il mistero della sua venuta in mezzo a noi.

 

 

     E' vero, attorno a noi c'è anche tanta sofferenza e per molti una situazione di dolore, d'altra parte Gesù è venuto anche per questo. La speranza è che la fede abbia a prevalere sulle difficoltà per affrontare con coraggio le malattie e anche la morte dei propri cari, che comunque merita sempre la propria disponibilità al silenzio, alla riflessione e alla preghiera. L'altro capitolo difficile da aprire e da affrontare è la difficoltà sociale, nella quale molte famiglie si dibattono. In realtà non sempre è facile operare con serenità, anche perché non sempre si riesce a relazionarsi con sincerità, per cui spesso siamo obbligati a relazioni più istituzionali e severe per appurare la reale necessità di coloro che chiedono aiuto, ma cerchiamo nel dubbio di far prevalere la via della carità che è quella indicata dal Signore. Può anche essere motivata dalle difficoltà che incontrano, però molti fratelli e sorelle che aiutiamo con affetto non riescono proprio a dire grazie, per tutto ciò che facciamo per loro.

 

    Domenica abbiamo terminato la stagione dei lucernari di Avvento, in realtà anche ieri sera abbiamo recuperato quello della Confermazione. Si cerca di incoraggiare la ricerca del significato di quello che ci è donato di trasmettere sulla via della fede, certamente spesso il dialogo è apparentemente difficile da instaurare, ma i contenuti sono quelli sui quali ogni famiglia comunque cerca di spendere la propria vita. L'affetto, la solidarietà, il sacrificio, la donazione di sé, l'amore verso i propri cari, non sono altro che la traduzione pratica dei contenuti centrali della fede. Purtroppo spesso le due cose non si riesce di coniugarle e allora diventa più difficile comprendere la vita ecclesiale altro non è che il corrispondere nell'amore all'amore con il quale Dio ci ama e ci dona di stare alla sua presenza. La cosa buona è che le vie di Dio no infinite, mentre noi ne conosciamo solo alcune, anche per questo non ci si deve scoraggiare, ma dobbiamo guardare sempre avanti con fiducia e incoraggiare tutti a fare altrettanto.

 

10 dicembre - Climaticamente siamo immersi nel Natale occidentale, acqua in pianura, neve in altura, freddo giusto per indossare gli abiti pesanti, la famiglia resta più unita in casa, almeno coloro che non lavorano, tutto ciò che da calore acceso, chiaramente per chi può. Chi non può soffre e spera nel bel tempo. Nel frattempo, liturgicamente parlando, abbiamo completato la riflessione sul mistero dell'Immacolata nel piano della salvezza di Dio, ci sono stati donati momenti molto belli di interiorizzazione e di amore spirituale. Insomma, il Signore non abbandona e sostiene coloro che si affidano a Lui. Nel frattempo il Don Francesco dopo aver coordinato l'adesione dell'Azione cattolica, con il canto della Messa degli Angeli, almeno così mi è sembrato di sentire dalla mensa,  ha intronizzato Santa Lucia, una immagine leggermente innovativa, come d'altra parte è lui.

 

Tutto nella misura giusta guardando avanti con coraggio, ma non perdendo mai di vista la sana tradizione degli antichi. Anche il presepe è già pianificato e operativo in chiave artistica, in parte legato alla tradizione e in parte allo stile napoletano, diciamo così il clima liturgico generale della chiesa è quasi pronto per le celebrazioni del Natale del Signore. Come accade ormai da tempo io mi dedico maggiormente alle tante povertà del territorio, per cui coordiniamo la distribuzione degli alimenti, paghiamo qualche bolletta con l'aiuto della Caritas diocesana, prepariamo il pasto caldo quotidiana, senza mai sentire l'abbandono di fratelli e di sorelle che con grande dedizione e affetto si dedicano probabilmente, meglio dire certamente più di me alla cucina, perché tutto proceda bene esaltando il gusto giusto.

 

     Non va trascurata l'altra grande povertà che è la solitudine delle persone e gli ammalati, abbastanza accuditi dai familiari. Insomma non dovremmo avere situazioni di estremo disagio. Forse il male peggiore, anche perché invisibile agli occhi è il disagio relazionale che genera accentuazioni di atteggiamenti orientati all'affermazione di se e al disprezzo dell'altro. Alcune volte genera anche abbandono dell'altro nella sua solitudine incomunicata, perciò da vivere come se tutto procedesse bene, semplicemente per non turbare la dinamica familiare o anche per mancanza di interlocutori attendibili con i quali avviare una relazionalità attiva e costruttiva. E' quanto, come ogni educatore, in questa fase siamo chiamati a percepire, perché immediatamente ciascuno presenta il meglio di sé, giustamente per evitare compatimenti e/o bullismo.

 

     Insomma è importante leggere gli occhi e non tanto il sentire delle parole, che pure invitano ad ascoltare, ma che non sempre comunicano. Le relazioni sincere esigono il dialogo del cuore, qualcuno dice ma esistono? Penso di si, molti fratelli e sorelle vivono una sincera dedizione verso gli altri e si sostengono vicendevolmente nella gratuità assoluta e ammirevole, magari non appaiono sulle home dei social ma esistono e sono significativi nella loro dedizione anche andrebbe emancipata e sostenuta, oltre che imitata anche perché aprirebbe a una fiducia vicendevole verso gli altri, cosa che non sempre oggi traspare nei nostri mass media. La parola finction una volta era applicata ai film, oggi come oggi è estensiva a molti atteggiamenti esistenziali quotidiani.

 

    Nulla di particolarmente strano, anche perché nel frattempo l'utilizzo delle home è affidato alle singole persone, con quel che ne consegue nella dinamica dell'apparire a tutti i costi i più importanti e i più bravi, e i più belli, e i più buoni. No, questo no, essere buoni non è proprio di moda. Ah, già non voglio dimenticare che andiamo verso il Natale del Signore, il che significa dare fiducia a tutti, avendo la certezza che comunque in ciascuno è presente la luce battesimale. Certo troppa luce può anche dare fastidio a qualcuno, ma non dovrebbe accadere anche per evitare che a forza di spegnere le luci ci si ritrova nel buio, o meglio dire nelle tenebre di biblica memoria. Insomma che dire, coraggio camminiamo nella gioia dell'incontro, avendo la certezza che Gesù viene incontro alla nostra esigenza di pace e di fraternità.

 

3 dicembre - E' incredibile da credere ma devo comunicarvi che purtroppo siamo già a dicembre, con tutto ciò che questo cambio di mese comporta. Neve sulle alture anche a bassa quota, per cui conseguentemente clima freddo, pioggia stabilizzata, vento impetuoso e tutto ciò che genera l'inquietudine dell'uomo viandante, ma che concorre fortunatamente al riposo della terra e all'armonia della natura, quindi ogni tipo di erba alta e piante che si preparano ad esplodere. Insomma siamo in inverno ed è bello poterlo vivere come tale, l'uomo che combatte il freddo senza particolari patemi d'animo, almeno per me, poi certamente se alziamo lo sguardo e andiamo oltre il nostro uscio, ci rendiamo conto di tante povertà che ci sollecitano e che, per come possiamo, proviamo a fare nostre.

 

     A tutto questo, è importante aggiungere la serenità che ci viene donata dalla celebrazione della Novena all'Immacolata. Questa ricorrenza è celebrata in tutte le comunità cristiane, almeno dalle nostre parti, dove l'aspetto devozionistico della fede permette alle parrocchie di vivere e trasmettere, un afflato spirituale che va molto oltre le cose da preparare e da fare. La novena diventa un momento di affidamento interiore che nessuno può possedere come una cosa propria,ma che coinvolge ed emozione, certamente incoraggia ad andare oltre se stessi nella certezza di comprendersi amati dal Signore e accompagnati e sostenuti dalla Vergine Santa,  alla quale Gesù ci ha affidati e che ha affidato a noi come nostra madre, nel momento più fragile della sua esperienza terrena, il momento della sua morte sulla croce.

 

    I giorni della novena sono perciò giorni da vivere affidati a lei, nella certezza che lei non si distrae dalle nostre fragilità e ci sostiene, ma anche avendo la certezza che grazie alla sua presenza, noi non ci chiudiamo in noi stessi, ma cerchiamo di aprirci all'amore di Dio e in questo abbraccio mistico all'amore verso gli altri. Quella che viviamo è una fase che affettivamente ci rende tutti più bisognosi di abbracci e di attenzioni. Non riuscire a vivere le gestualità ordinarie di affetto con i propri cari, impoverisce anche nelle relazioni esterne. Questo vale per noi adulti, per i giovani per i ragazzi che spesso reagiscono in modo nervoso a questo distacco forzato. Anche per questo la preghiera deve recuperare la sua dimensione vicaria,  essere sempre attenta a tutti coloro che non riescono più a farlo, perché comunque avvertano nella loro vita questo abbraccio spirituale, che dona armonia e genera serenità interiore e relazionale.

 

29 novembre - A questo punto non possiamo che ringraziare Dio per il dono della pioggia, che con abbondanza e pazienza sta irrigando le campagne e colmando le sorgenti inaridite, il dono della neve dovrebbe accompagnare e completare questa fase climatica, che in parte riequilibra il caldo eccessivo che si è accompagnato fino a qualche giorno fa alla nostra vita. Non tutti ne comprendono la preziosità, però questi giorni di pioggia sono un vero dono dell'amore con il quale Dio si accompagna alla nostra vita terrena e apre alla gioia di un avvento più sereno e ricco di speranza per i frutti della terra. Contemporaneamente ci rallegriamo con i passi festosi della vita di comunità che non manca di camminare con entusiasmo sforzandosi di trasmettere la gioia della vita comune e del servizio verso gli altri.

 

 

     Come sempre tutto parte dalla vita liturgica della comunità. Questa Domenica è stata accompagnata e animata dalle Piccole orme, un piccolo gesto per ricordare questo appuntamento per il ritorno alla vita ordinaria della partecipazione comunitaria è stato il dono del Rosario da portare al braccio per i bambini. Come sempre in queste occasioni contigentate la chiesa diventa immediatamente piccola per accogliere tutti gli invitati alle nozze dell'Agnello. Certo dispiace ma è bene continuare a invitare al banchetto festivo, anche per restituire a Gesù la centralità della nostra festa che altrimenti corre il rischio di limitarsi alle cose da condividere sulla tavola e ai regali da ricevere. Come ripeto spesso il regalo sono i nostri figli e la gioia nasce dalla possibilità di incrociare i loro occhi e i loro sorrisi. Virgulto autentico della festa cristiana.

 

     Poi abbiamo la volontà di trasmettere la gioia attraverso l'abbellimento degli ambienti pastorali, e i Talent&Art si sono messi all'opera in modo connaturale alla loro età, è evidente anche in questo caso che gli ambienti sono gioiosi quando ci sono loro, per cui a sprazzi diventano luminosi, ma anche i segni del loro passaggio parlano sempre di generosità e di attenzione agli altri. Abbiamo ripreso con entusiasmo gli incontri con le famiglie, nella certezza di poter aggregare o comunque diventare un riferimento, anche occasionale, per coloro che hanno esigenza di vita relazionale e avvertono l'esigenza di stare insieme per affrontare e concorrere a costruire la vita di comunità. Come sempre tutto è affidato alla gioia di essere dono per gli altri che spesso apre ad attese disilluse e a delusioni difficile da colmare, la dinamica cristiana esige una maturità nel donare che non prevede mai un essere ripagati in alcun modo, se non nella possibilità di continuare a essere dono per gli altri.

 

     Insomma per come ci è donato, non lasciamo nessuna pista inesplorata, come sempre il Signore ne apre sempre di nuove, molte di queste ultime facciamo anche fatica a intravvederle, ma d'altra parte non tutto è dato perché noi lo comprendiamo. Per la gran parte delle esperienze possibili, non dobbiamo fare altro che indicarne il sentiero da percorrere orientandolo alla vita di comunione, avendo anche l'umiltà e la capacità  e tirarci indietro, per evitare di essere d'impaccio agli altri. Per cui non posso che augurare buon cammino a tutti coloro che avvertono l'esigenza di mettersi in gioco. Intanto a me sembra che anche la neve abbia voglia di visitare le nostre montagne, per cui oggi caminetti accesi e buona Novena dell'Immacolata, magari anche domestica, a tutti.

 

27 novembre -  Cambiando il colore dei miei pensieri, faccio una leggera violenza al calendario liturgico e vi invito ad entrare già adesso nel clima di Avvento. Al di là di quello che viene trasmesso dall'allerta meteo, che caldeggia il rosso fisso e incoraggia a sospendere ogni iniziativa, vuole essere liturgicamente un tempo di pace interiore e di attesa ricca di speranza della realizzazione del progetto di Dio. Insomma, siamo incoraggiati a guardare con fiducia verso il cielo, avendo la certezza che la realizzazione del progetto di Dio non delude le attese dei suoi fedeli. Contemporaneamente ci viene chiesto di operare con impegno per collaborare alla crescita di quanto il signore ci ha affidato. Gli autori sacri non sono distratti dalla condizione degli uomini che spesso presentano situazioni drammatiche, ma hanno la certezza che Dio è attento, viene incontro e sostiene le fragilità dei suoi servi. Questa fiducia alcune volte potrebbe sembrare, illusoria secondo la mentalità attuale, che prevede il tutto subito, ma il cammino della fede è lento e, in ogni sua fase, merita il nostro impegno fiduciale. Come altre volte avrete avuto modo di ascoltare, lo strumento privilegiato è la disponibilità del cuore visitato dalla grazia di Dio e ricco di affetto verso ogni creatura, il tempo della preghiera da vivere con sempre maggiore intensità e la dedizione alla vita di carità che deve caratterizzare ogni nostra azione, sia dal punto di vista sociale che nel campo spirituale.

 

     Questa particolare dedizione alla comprensione del piano di Dio,  esige una particolare sensibilità verso coloro che il Signore ci ha posto accanto, soprattutto verso le situazioni più deboli, verso costoro dobbiamo maturare una intensa dedizione del cuore e del nostro tempo. Altre volte ho affermato che dobbiamo trovare il tempo delle relazioni di fraternità, questo concorre a generare vita di comunità e a trasmettere fiducia attorno a noi e nella vita di comunità. L'Avvento merita di essere vissuto con la leggerezza spirituale che deve caratterizzare la nostra vita, liberi dalle pesantezze del quotidiano, che merita di essere vissuto con entusiasmo e gioia condivisa. Ma soprattutto occorre dedicare maggiore spazio alla vita di preghiera per se stessi e con coloro che ci sono accanto. Questo atteggiamento incoraggia a leggere in profondità le nostre azioni, non tanto nelle cose che facciamo e che pure sono preziose, ma nelle motivazioni che le guidano e le sostengono.

 

     Per coloro che ne coltivano l'azione  formatrice l'Avvento è anche il tempo della scrutatio delle scritture, nelle quali dobbiamo cercarci come l'oggi del progetto di Dio e trovarvi i segni che devono guidare il nostro cammino e anche la vita della comunità. Le due cose, il nostro cammino e la vita di comunità non devono mai essere disgiunte, avendo coscienza che noi siamo manifestazione vera del progetto di Dio, e che questo progetto dobbiamo rendere presente con le nostre azioni d ogni giorno, questo significa anche che ci rendiamo disponibili a rimuovere tutto ciò che si oppone al piano di salvezza che ci è stato affidato. Alcune volt emi si dice, ma è difficile. E' vero, ma nella nostra vita anche altre cose sono difficili, eppure con perseveranza le affrontiamo e le superiamo. Lo strumento privilegiato della nostra partecipazione al progetto salvifico di Dio è la preghiera. Perciò pronti a metterci in cammino, senza incertezze o tentennamenti, con gioia ascoltiamo e seguiamo il Signore.

 

 

     Ieri sera abbiamo ospitato un momento culturale, sul valore e le devianze del Desiderio che fa seguito al convegno con il Prof. Aceti, la speranza è che a Scalea continuino le opportunità di aprire la mente ed il cuore alla cultura, nel senso più puro del termine. Può essere una mia impressione ma troppo spesso gli ultimi libri che sono stati letti appartengono al periodo della propria preparazione professionale e questo non aiuta a leggere l'oggi, perciò ben vengano occasioni per incoraggiare le menti ad andare più in profondità alla ricerca delle proprie potenzialità non sempre valorizzate pienamente. Intanto Scalea mostra la bellezza del suo volto invernale, la scogliera immersa nelle onde che si susseguono generando un moto armonico e disuguale di sensazioni volte alla contemplazione e al timore. Mentre le montagne circostanti del Cozzo del Pellegrino e Montea, si presentano finalmente con le cime innevate, insomma siamo incoraggiati a vestire i panni invernali, tutto secondo tradizione, molto bello e attinente il periodo liturgico che andiamo a vivere. Allora coraggio, prepariamo i caminetti, proviamo a mobilitare la famiglia attorno al papà e alla mamma, prepariamo qualche piatto nostrano e buona giornata a tutti.

25 novembre – Come dire che lentamente ci si avvia a completare anche questo tassello del calendario, novembre ha deciso di lasciarci, un po’ alla chetichella, ha avuto il suo inizio circa venticinque giorni fa e adesso si avvia a completare il suo percorso. Voi direte che sono cose che sappiamo già, è vero ma alcune volte è importante intrattenersi sulle cose scontare per vivere in modo rilassante la lettura. Insomma anche il cervello ha bisogno di momenti rasserenanti, in questo modo poi riprende il suo impegno attivo con più entusiasmo. Con più gioia? Non penso, la gioia non è legata al relax, ma alle situazioni che si vivono, spesso dipende anche dalle persone con le quali si vive. La gioia è una sensazione bellissima, anche se non sempre abita la mia vita in questi ultimi anni.

     Quando sono in mezzo ai ragazzi diventa più immediatamente spontanea, vivibile; ma quando mi restituisco al mondo delle relazioni ordinarie non è veramente facile essere gioiosi, diciamolo pure alcune volte resto sommerso nei tanti drammi che si accompagnano alle persone marginalizzate e non sempre reagisco positivamente scaricando le loro difficoltà, per cui qualcosa rimane sulle mie spalle. Insomma qualcosa oggi, qualcosa domani cumulato per tanti anni, il peso diventa abbastanza gravoso.

    Avrete compreso subito che è stata una giornata bellissima, rimane il fatto che non riesco a trovare il bandolo della matassa per poterla trasmettere in modo adeguato. Allora mi distraggo dall’oggi e provo a cominciare da ieri sera. Ad un certo punto della serata decido di portarmi in quel di Belvedere, che come sapete appartiene a quel nucleo di ricordi belli che ogni tanto è bello ripercorrere. Si è vero sono andato per un incontro ufficiale ma non mi intrattengo su questo altrimenti è meglio tornare a oggi, già da tempo avevo deciso di ripercorrere il territorio della Palazza attorno alla cappella di Santa Gemma, pensato tante volte ma mai realizzato, ieri sera è stata la volta buona.

     Lo so, voi non sapete dove si torva, ma lo so io e questo vi deve bastare. Insomma era buio e mi sono inerpicato dalla stradina che incrocia il frantoio e porta poi al pianoro, tutto come immaginavo, un leggero vento si accompagnava ai miei passi, ma per il resto avrei potuto suonare a qualunque campanello avendo la certezza di incrociare gli occhi di chi vi abitava. Naturalmente non ho fatto nulla di questo, semplicemente ho sostato per qualche tempo nei pressi della cappella, ho controllato l’integrità dei luoghi e poi ho ripreso il mio cammino verso la marina. Però ci sono stato, nel frattempo sono passati solo sedici anni dall’ultima volta che vi ho celebrato la festa.

     D’altra parte ogni età ha i suoi interessi, quante serate trascorse nei pressi del canale Cozzandrone, adesso mi sarebbe realmente difficile immaginarlo possibile. Effettivamente il silenzio aiuta molto a penetrare negli ambienti e nei cuori, aiuta anche a comprendere la vita al di là di come ci viene presentata, anche per questo è importante che nel parlare ci sia sempre qualcuno disposta ad ascoltare. Il Sinodo, almeno nel documento di indizione, raccomanda di fare i primi passi, in ascolto delle persone che ci sono accanto, invece anche negli incontri di preparazione non si fa altro che parlare delle cose da fare.

     Alcune volte accade anche peggio, si cerca di leggere le persone non per quello che sono ma per quello a cui possono essere utili. Insomma che dire, coraggio, si va avanti con entusiasmo. Che cos’è il cambiamento? Intanto è una parola che destabilizza, per cui fa leggermente paura, altre volte rimane alla stregua di una parola e allora è anche di moda, infatti tutti parlano dell’esigenza di cambiare, purché non si tocchi nulla. Ah, già ci eravamo soffermati sul silenzio. E’ importante educarsi a questo atteggiamento, anche perché da più spazio alla mente che alla lingua, nel silenzio è maggiormente valorizzato anche l’udito per cui ti riesce di ascoltare voci che altri non intendono, perfino la voce del cuore, diventa comunicativa, ma questo esige grande allenamento e sensibilità. In realtà occorre avere anche amore, altrimenti ci si relaziona in modo superficiale e tutto scivola senza penetrare in nulla nella propria vita.

     Voglio dire, che si può parlare per ore senza che ne resti traccia alcuna. Tutto è legato alla voglia di relazionarsi seriamente e rendersi disponibile alla comprensione della vita dell’altro, che però deve avere la volontà di comunicare sinceramente sé stesso. Da questa tensione alla vicendevole relazione deriva la crescita della vita di comunità, altrimenti si può anche stare insieme per anni e restare dei perfetti sconosciuti, nel senso che si è deciso che ognuno resta sulle proprie posizioni, che è poi l’atteggiamento più ordinario dello stare insieme, in tanti ambienti di vita nel nostro tempo. Da dove nasce il desiderio della comunicazione di sé? Questa è una domanda semplice, dalla voglia di costruire una relazione sull’amore vicendevole. Nulla è automatico, è importante volersi leggere nell’altro e cogliere l’altro parte di sé.

     Nel senso che altrimenti mi sento solo, incapace di gioia. Questo non riguarda solo gli innamorati, ma tutti coloro che comprendono la preziosità della vita comune. La vita della comunità è fatta di relazioni convergenti e di intenti complementari, evito di usare il condizionale nel senso che quando questo non accade, non si genera comunità ma semplicemente comunella. Conseguentemente non un ambiente nel quale tutti si trovano a loro agio e si sentono rispettati nelle loro idee, ma una dinamica pettegola che alla base pone una superficialità di relazione. Insomma nulla a che vedere con quanto il Signore ci ha insegnato e ci chiede di testimoniare.

    Anche in tempo di pandemia, dove sembra che ognuno vada maturando la gioia di stare per i fatti propri, dobbiamo restituirci alla bellezza della vita comune. Avete ragione, che centra il Signore in queste cose, Lui deve restare in chiesa, quando usciamo i signori siamo noi e guai chi ci contraddice. Magari non è proprio così, infatti alcune volte è peggio ma altre volte è anche molto meglio. Tutta la nostra vita è fatta di momenti lieti e di momenti più tristi e fin qui tutto va abbastanza bene, per alcuni si attua una forma di accanimento difficile da accettare, per cui il rischio che potrebbe correre è quello di voler rispedire tutto al mittente. Cosa peraltro impossibile da realizzare.

    Allora forse è meglio leggersi nella via di mezzo, comprendere ogni momento in modo complementare, senza mai assolutizzare una determinata esperienza, ma complessizare sempre ogni cosa. No, non significa complicare, ma semplicemente leggere il fatto accaduto dai vari punti di vista, talora anche in parametri contrapposti. Quanto questo procedimento è attuato con serenità, allora la verità ci si rende conto assume tante sfaccettature e diversificazioni, quando non accade sempre che ogni cosa sia monolitica e immutabile.

     Allora la gioia? La si vive quando ci si rende conto del dono ricevuto senza meritarlo, naturalmente non si parla di cose, ma di relazioni tra persone, di amore donato al quale è bello corrispondere, di esperienze da vivere e da trasmettere, di occhi luminosi da contemplare, di dolore da assumente su d sé per permettere anche a chi ne porta il peso di sorridere un poco. Insomma genera gioia la capacità di leggersi nella disponibilità a camminare insieme, come il dono più prezioso che ci fa il Signore.

20 novembre - Ci prepriamo a vivere questa ultima tappa dell'Anno Liturgico con serenità nella speranza di condividere la gioia della Tappa del Credo con i ragazzi del cammino di preparazione per la Prima Comunione. Dobbiamo ammettere che c'è una grande confusione nella testa dei genitori, che quasi in nulla si lasciano coinvolgere nell'impegno della educare alla fede i figli, troppe distrazioni da inseguire che evidentemente emozionano di più dell'incontro con Gesù. Ammettendo in tutto questo di essere ancora fortunati per il gran numero dei ragazzi che comunque partecipano, anche se siamo pienamente coscienti che senza un maggiore coinvolgimento delle famiglie si corre il rischio di costruire il classico castello sulla sabbia. Intanto godiamo della gioiosità dei ragazzi che fa sempre bene, dobbiamo ammettere che nel cuore di molti adulti alberga una forma di depressione latente che ha bisogno di essere corretta con il sorriso dei bambini e la gioia dei ragazzi.

    Dopo la celebrazione dei Sacramenti, è la prima volta che invitiamo i ragazzi a partecipare alla celebrazione festiva, dobbiamo solo vedere il coinvolgimento che ne consegue, che io ritengo abbastanza buono. Insomma lentamente proviamo ad uscire dalle ansie della pandemia, nella speranza che tutto proceda per come il Signore ci va donando, come sempre affidiamo tutto alla grazia di Dio, nella speranza di saper valorizzare il dono che ci viene affidato. L'Avvento sarà così sostenuto da un clima liturgico nuovo, più conforme alla preparazione della gioia del Santo Natale. Accogliere Gesù, circondato dall'esuberanza delle nuove generazioni, necessariamente prepara qualcosa di totalmente spettacolare. Intanto abbiamo vissuto ancora una giornata primaverile, ricca di colore e di calore, di gioia  e anche di qualche attesa inevasa. Della serie il Signore non abbandona il suo popolo.

     Come sempre il Sabato sera è caratterizzato dalla celebrazione Neo Catecumenale, un momento intenso e prolungato di ascolto della Parola e delle preoccupazioni dei fedeli. Il campetto è rimasto chiuso per la manutenzione, ma anche perché stentiamo a coordinare bene in modo più ordinato il suo utilizzo. Insomma i ragazzi sono inquieti, ma senza qualche adulto corrono il rischio di vivere una aggregazione diseducativa anche per i valori cristiani. Come vedete qualche tormento nei pensieri non manca mai, qualcuno dice che pretendo troppo, ma a me sembra di chiedere solo impegni ordinari, insomma nulla di straordinario. Ma quello che preoccupa di più è la dispersione della mente, si fa fatica a mantenere la concentrazione sui valori orientati alla vita di fede, anche tra coloro che devono testimoniarne più pienamente i contenuti,  entrano in competizione troppe dispersioni.

     E' vero, questo è il nostro tempo, costantemente orientato da spinte centrifughe, per cui può capitare di far fatica a leggerne il senso di orientamento, ma non dovremmo stancarci di tentare di orientarne il cammino. Sempre in avanti per costruire la speranza del futuro e sempre verso l'alto per rendere visibile l'amore con il quale Dio continua ad amarci. Immediatamente può sembrare tutto abbastanza semplice, magari lo è anche, non dobbiamo fare altro che essere vigilanti, magari anche forti, come dire un po' più di energia non guasta mai. Ritengo sia la preoccupazione di tutti, quella di orientare la speranza nel futuro che poi altro non è se non dare fiducia ai più giovani, non perderli di vista, provare a seminare il Vangelo nei cuori, senza mai aver la presunzione di raccogliere qualche frutto.

     In questo modo tutto prosegue per come il Signore ci insegna,  noi stessi ne godiamo la contemplazione, ma mai il raccolto. Questa è la via maestra che non genera mai delusione, ma sempre e solo disponibilità a continuare con entusiasmo verso l'infinito, una nota importante ritengo sia quella che si si troverà nell'infinito senza neanche rendersi conto di aver attraversato in modo definitivo il finito. Insomma ci si apre all'inconosciuto senza rendersene conto, almeno spero che sarà così. Intanto preghiamo e operiamo per come ci è donato dal Signore, cercando di generare la comunione tra i componenti della comunità, con tutte le incomprensione che questo atteggiamento vissuto con temperanza comporta, in società che fa dell'inquietudine il senso del proprio protagonismo apparente. Ammettiamolo stare con i ragazzi non ci si annoia mai, nella speranza che non siano loro ad annoiarsi nello stare con noi.

17 novembre - Necessariamente l'impegno per la costruzione del futuro esige una grande dedizione interiore, altrimenti ci si chiude sempre più in se stessi, totalmente dimentichi dei dono del Signore. Questo significa che spesso anche chi dice di operare per gli altri corre il rischio di operare per se stessi, ma forse è meglio dire, ci si illude di operare per se stessi, poiché se non si opera per gli altri non si costruisce nulla neanche per se stessi. Ma il mondo è così, alcune volta si colora di protagonismi senza altro traguardo se non la gioia di se. La dinamica del Regno di Dio esige una dedizione affettuosa per gli altri, è in questa dedizione gratuità gioiosa che riusciamo ad incidere in un modo che economizza oggi relazione e fa piegare sempre più su se stessi anche coloro che dovrebbero aiutare gli altri a guardare con fiducia al futuro, per impegnarsi alla costruzione del futuro.

     L'energia scatenante la gratuità rimane sempre la preghiera che alimenta la fede in colui che ha dato la vita per noi, solo nell'impegno di camminare dietro a Gesù troviamo la capacità di superare i nostri limiti e i nostri desideri per aprire al mente e il cuore al dono di se stessi e alla gioia di essere un dono per gli altri. Ma perché devo vivere impegnandomi per gli altri? Domanda semplice, perché l'altro è parte di me. Al punto da poter affermare che quanto più colgo l'altro in me, tanto più riesco a leggere la mia stessa vita che non può sussistere senza gli altri. Nel frattempo novembre comincia ad esprimere con intensità il suo umore inverale e incoraggia a indossare abiti più consoni a questa stagione. Insomma si aprono gli armadi e si cerca qualcosa di pesante, come vedete nulla di particolarmente grave, anche perché viviamo nella società del benessere, per cui non dobbiamo fare altro che scegliere tra le tante alternative che aspettavano da tempo di essere valorizzate.  

    Come sempre al di là delle considerazioni di intrattenimento  espresse, le giornata vengono vissute in modo impegnativo e intenso. La stabilità delle attività educative che dona la gioia dell'incontro con i bambini, il servizio quotidiano alla Mensa che fa incontrare le persone più sole e poi tante sollecitazioni ad ascoltare quanti cercano ancora oggi nel sacerdote un momento di conforto e di armonia spirituale. Un ritornello che esprime con una certa intensità è il senso della stanchezza che abita la mia vita in questa fase della crescita. Come sempre cerco di resistere, di vivere la frontiera, anche perché la parrocchia sollecita ad esprimere energie sempre più intense, diciamo che se riuscissi, magari dovrei provarci di più, ad essere più giovane certamente le cose andrebbero molto meglio. Per adesso non rallentiamo in nulla anzi cerchiamo di rendere ancora più complesso per come la vita di comunità esige la proposta educativa nella speranza di valorizzare al meglio i tanti carismi che lo Spirito Santo dona di valorizzare.

     Questa settimana è stata anche caratterizzata da momenti di gioioso pellegrinaggio in quel di Verbicaro e ai piedi della nostra Patrona su al Castello. Come capita in queste occasioni, diventano momenti della memoria, nei quali mi ripercorro nelle tante emozioni vissute nei decenni precedenti condividendoli con coloro che vogliono trovare conforto nelle tradizioni spirituali, nelle quali si è cresciuti e grazie alle quali sono stati superati tanti momenti difficili, per se stessi e per le proprie famiglie. Qualcosa ne faccio partecipi i fedeli, ma tanto altro resta nel segreto del mio cuore semplicemente perché non tutto di se stessi si può comunicare. Però certamente sono momenti nei quali sperimento le tante gioie che il Signore mi ha donato di vivere e di condividere con coloro che mi ha posto accanto. Per farla breve nella vita del parroco ogni cosa merita di essere conservato, poiché ogni cosa è un dono da condividere, per cui ancora grazie a tutti di ogni cosa e buona serata con le vostre famiglie.

10 novembre - Gli effetti del tempo della pandemia, sono evidenti anche nelle relazioni interpersonali sempre più assolutizzanti ed esclusive. Certamente la domanda che più si accompagna alla mia vita e che mi compete è: a che punto è la fede in Gesù e fino a fino che punto incide negli atteggiamenti e nelle scelte che la persona compie? Domanda necessariamente da cogliere complessa e risposta inesistente, perché quando entriamo nel mondo della persona, di ogni persona, tutto merita di essere inquadrato in modo articolato e quasi mai si riesce ad esprimere una risposta di sintesi. Qualcuno ci riesce? No, se qualcuno dice di si è solo per togliersi in fretta fuori dalla difficoltà infinita dell'analisi. Ma allora come ci si regola nei rapporti, nelle relazioni? Ritengo che alla base di ogni incontro ci debba sempre essere la preghiera, quanto con questo termine voglio intendere, cogliere nell'altro l'azione di Dio.

     Tradotto significa guardare al bene possibile, che ogni persona comunque compie. Anche la persona più cattiva in assoluto, intendendo con questo il modo di pensare a se stessi e agli altri, deve sempre compiere per vari motivi azioni positive. Ritengo che la missione che oggi viene affidata al battezzato sia proprio quella di far emergere, far conoscere quanto di buono è presente nella vita del fratello, anche perché a far emergere il male si è già in tanti a cominciare dai social che troppo spesso intossicano e avvelenano le relazioni, con la volontà di scandalismo, ma anche di distruzione dell'altro, che si accompagna al bisogno di audience. Certo voi direte, ma Don Cono, voi avete quasi settanta anni, non avete vissuto situazioni distruttive lesive della vostra persona, delle vostre ambizioni? In questo caso la risposta è semplice, certamente si, ma non per questo mi hanno coinvolto in quella dinamica di reazioni a catena che generano odiosità e rancore all'infinito, tante volte anche nei rapporti intrafamiliari. 

     Ma allora che cos'è il bene? semplicemente donare se stessi, sempre, per come si riesce a tutti coloro che ci guardano nell'esigenza di ottenere qualcosa. Certo non è possibile lasciarsi possedere, ma donare certamente ci appartiene e allora, proviamo a leggere la nostra vita come un dono infinito, inesauribile. Per noi cristiani il modello di tutto questo è l'icona della Croce di cristo, crocifisso per amore. Per coloro che non credono in Gesù basta aprire il proprio cuore agli aneliti positivi che comunque vi abitano sempre, senza guardare ai propri interessi, ma al proprio bene. Anche questa sintesi identificativa tra il bene e gli interessi appartiene alla falsità del nostro tempo, la verità è che più pensiamo agli interessi che ne possono conseguire più il bene viene meno, anche nella nostra vita personale.

     Oggi? Una giornata serena, piena di affetto, si dovrebbe sempre cominciare caricandosi dell'affettuosità delle persone amate, che ci sono accanto e poi si comincia. Non sempre è possibile? Ma quando si può, si deve, questo permette di affrontare la giornata con la certezza di non essere soli nell'affrontare le difficoltà che comunque ci camminano accanto e che siamo chiamati ad affrontare con entusiasmo. L'importante è non farci travolgere, la via da seguire concretamente potrebbe essere una di quelle tracciata dal Siddharta: niente entusiasmi e niente fallimenti tutto è pace interiore. E' un po' come tenere sotto controllo la pressione. Camminiamo nell'estate di San Martino e tutto lascia presagire che avremo giorni di luce e di gioiosi colori nella natura che ci circonda. Attualmente il colore dominante è il verde delle compagne, che caratterizza con la sua presenza la gioia della terra di essere stata irrorata dalle acque del cielo.

     Poi il tepore del sole autunnale, compie il resto del miracolo creativo, restituendo alla natura la pausa necessaria che le permetterà di riprendere il ciclo produttivo che è proprio di ogni arbusto, di ogni fiore, di ogni pianta. Tutti noi viviamo perché tutto questo procede, al di là della violenza che comunque produciamo con il ritmo della vita che conduciamo e per come consumiamo senza rispettare l'ambiente.  Sappiamo bene che è un lusso che non potremmo più permetterci, eppure si procede a discapito dei nostri figli che pure amiamo e che faranno fatica a vivere la gioiosità in mezzo a una natura danneggiata, che non riesce ad esprimere più il ritmo armonioso che il Creatore le aveva affidato.

     Procediamo comunque con fiducia ed entusiasmo, portiamo nel cuore i nostri ragazzi, soprattutto quelli che sono nella sofferenza, sia spirituali, sia quelle sociali, che quelle fisiche, la loro difficoltà deve incoraggiare la gioia del nostro essere presenti nella loro vita. Non sempre ci si riesce? E' vero, ma non per caso spesso siamo malinconici. Per cui, con coraggio, riprendiamo l'impegno di accogliere i più abbandonati e bisognosi. Buona giornata a tutti. Il Signore, deve darci forza.

6 novembre – Il mese di novembre si è introdotto nella nostra vita con una tonalità autunnale, in modo poco lineare e sempre bisognoso di essere codificato in modo nuovo. Oggi è una giornata climaticamente nervosa, dominata dallo scirocco sia per il vento che per la pioggia di terra che l’accompagnava a intermittenza, ma per il resto molto intensa e meritevole di essere vissuta nella gioia, come ci hanno insegnato i ragazzi che sono stati ininterrottamente a giocare al campetto dalle 9:30 alle 19:45, hanno anche consumato un veloce pasto, sempre nei dintorni per poi riprendere a giocare senza perdere tempo.

     Non mi chiedete delle famiglie, farei fatica a rispondere, di certo loro hanno deciso che, almeno in questa fase della loro vita, la famiglia dinamica nella quale si identificano, sono loro stessi e non riescono proprio a staccarsi né tantomeno a stancarsi. Esprimono una energia incredibile e ammirevole, ma è anche bello vedere il legame che va generandosi tra di loro, comprendendo in questo gruppo anche quattro o cinque ragazze che giocano niente male e anche loro con grande impegno. Insomma il mondo va cambiando sotto i nostri occhi, ma ritengo che non riusciremo mai a leggerlo pienamente sia nei suoi mutamenti, sia nei nuovi valori che lo caratterizzano.

     Tema complesso quello dei valori, semplicemente perché correrei il rischio di giocare a fare l’opinionista qualunquista, perché ritengo che non si possa parlare in chiave generale. Anche se è difficile/impossibile tutto meriterebbe di essere analizzato nelle diverse età che compongono il mondo che ci circonda e che sollecita la nostra attenzione, quai sempre distratta in altre cose, peraltro importanti da portare avanti ma che generano una distrazione verso le persone anche di quelle alle quali siamo affettivamente più legati, almeno oggi, poiché domani magari si cambia capitolo e anche impostazione di vita.

     Insomma, il nostro tempo è caratterizzato da una realtà profondamente cangiante, alla quale faremo bene a non abituarci, ci apriremmo ad analisi fallimentari. Poiché ogni persona è sempre più un mondo a sé, fa di tutto per differenziarsi dalle altre, e quando si codifica in cordata e/o si inserisce in un gregge, anche questo cangiante, spesso è solo per convenienza sociale o economica. La nota dominante individuale, è la bellezza di essere se stessi, quella nella quale si è codificati è l’essere in un gruppo che sia assimilabile con ampi margini di diversità, ma che abbia contemporaneamente valori identificativi comuni.

     Anche coloro che si coinvolgono nell’impegno ecclesiale, pur appartenendo a una specie umana differente, devono comunque fare i conti con la relazionalità che la vita sociale impone a tutti. Storia antica, già presentati nella Didachè, cittadini di due mondi, quello spirituale e quello materiale, la tensione verso ideale che guarda al cielo e la vita da spendere quotidianamente sulla terra. Ma la bellezza dell’oggi è la complessa categorizzazione della comprensione del cielo e la variegata dinamica dell’appartenenza alla terra. Questo concerne sia i valori che gli obbiettivi, sia gli strumenti che i modi per conseguirli, ma soprattutto esige come dicevo precedentemente la maturità di non vivere l’illusione di fare categorizzazioni assolute, definitive; questo genererebbe solo individualità o, più banalmente, la presunzione di se in riferimento al pensare degli altri.

     Come dice qualche autore, leggersi nella fluidità del tempo, esige la gioia di stabilizzarsi in nulla e di riposizionare il proprio pensato fino a farlo diventare condizione stabilizzata nella novità del cambiamento perpetuo. Volendo scomodare una immagine biblica anche per evitare di essere definito funambolico, è lo stesso contesto che accompagnava Abramo mentre saliva sul monte Moria per sacrificare Isacco. Ciascuno deve leggersi in questo contesto di sicurezza ideale che accompagna l’esperienza, aperta al fallimento totale nella sua ipotetica realizzazione, ma che comunque merita di essere perseguita con coerenza e insicurezza, onde evitare di diventare un fallimento.

     Non so se sono riuscito ad essere più esplicito, ma è chiaro che la vita del credente ai nostri gironi somiglia molto all’esperienza primitiva di Abramo. Sempre alla ricerca di traguardi nuovi, in mezzo a città fortificate pagane ma non per questo da evitare, nella costante riqualificazione del modo in cui vivere comunque la fedeltà a Dio. Tutto questo esige un grande serenità interiore, che ti permette anche di accettare eventuali fallimenti o scelte umanamente disorientanti. Ritengo che la cosa più importante, anche nelle difficoltà più evidenti, sia il non tirarsi mai indietro o cedere alla tentazione di non proseguire lungo la strada che si è scelta di percorrere, senza però mai avere la presunzione assoluta che non ci sia anche altre vie possibile, ma per adesso si è scelto di proseguire in questo modo.

     Poi è sempre da valutare il tempo che si riesce a donare a coloro con i quali si percorre la strada e che esigono giustamente di essere sostenuti e incoraggiati nel proseguire il cammino. Qui cominciano a delinearsi in modo evidente la diversificazione tra ciò che si vorrebbe e ciò che si può fare. Quali situazioni esigono la priorità e a quali realtà dare maggiore attenzione. In questi casi gioca una valenza importante, oserei dire insostituibile, la fede personale e le motivazioni che spingono all’impegno, la maturità con la quale si perseguono e si testimoniano i valori.

     Insomma si entra nel mondo molto variegato e necessariamente personale della maturità spirituale, nel quale unico maestro insindacabile è solo Dio, noi siamo tutti apprendisti stregoni. Questo non svilisce il nostro protagonismo, ma esige anche la disponibilità profonda all’umiltà per non scadere nell’errore di codificare gli altri sul modello di sé stessi. Insomma l’altro è un altro è non necessariamente deve fare come faccio io, anzi se sono mediamente bravo devo incoraggiarlo a seguire una strada tutta sua, d’altra parte lo Spirito apre a una comprensione sempre nuova e diversa della realtà. 

     Questo ci incoraggia fare un uso intelligente dei social che non dovrebbero diventare uno strumento per coinvolgere gli altri per il consenso di sé, ma un modo per universalizzare la propria diversità e specificità, che non è mai il pensare di essere al di sopra degli altri. Purtroppo è davanti agli occhi di tutti un uso teatrale di questi strumenti preziosi, che raramente emancipa la persona nei suoi ideali, e che troppo spesso è una mera ricerca di consensi, sempre più e troppo spesso contro altri.

     È stata una giornata terribilmente intensa e arricchente proprio in ordine alla diversità degli incontri e alla volontà di orientarli in modo unificante. Poi magari tutto questo non riusciamo sempre a comunicarlo, ma non è poi così importante, quello che conta è lasciare spazio a Dio, che è il vero collate del nostro agire troppo spesso bellissimo e inenarrabile. Anche in questo caso non dobbiamo tendere a possedere quello che ci viene donato di vivere, ma viverlo pur non cogliendo pienamente quanto noi stessi viviamo spesso in modo irriflessivo. 

     Nel frattempo, ancora una volta il vento prevale sulla volontà e il desiderio di pioggia e allora non possiamo fare altro che lasciarci trasportare per come lui soffia. Il vento mi trasporta in di quel di Bova, dove una cara signora, ultra novantenne, continua a ricordarsi di me, prega per me e mi sostiene affettuosamente con la preziosa tradizione culinaria, che solo i nostri anziani sanno conservare e trasmettere. Non posso che ringraziare il Signore per tanto affetto e attenzione.

1/2 novembre - Questi sono i giorni della riflessione, dei ricordi e dell'attenzione agli affetti più cari che si sono accompagnati alla nostra vita. E' vero tutti affermiamo che dobbiamo volerci bene quando siamo in vita, ma capita spesso che il tempo fugge via comunque e all'improvviso di rendiamo conto di non avere più accanto le persone che ci hanno amato di più. Magari sarebbe meglio dire: coloro che avremmo dovuto amare di più. E' comunque bello avere alcuni giorni da dedicare e quando ci riusciamo, slavo facendo tutti coloro che anche in questi giorni hanno ansietà nel dover comunicare qualunque altra cosa, viviamo l'esperienza del sentirci presi per mano, essere accolti egli affetti più cari e ci restituiamo alla serenità della vita domestica. Il nostro cuore vive esperienze semplici e autentiche di fraternità e di pace interiore.

     Sono giorni da dedicare alla preghiera, alla visita al camposanto. ma anche alla cura estetica delle tombe, che per alcuni aspetti diventano uno dei luoghi più cari da valorizzare nei propri ricordi, alla ricerca sincera di relazioni autentiche e sempre attuali di vita condivisa e di sacrifici, grazie a questa dedizione il Signore ci ha donato di vivere valorizzando le nostre potenzialità, ma sempre grazie ai sacrifici dei nostri cari e alla loro volontà di aiutarci in ogni modo a conseguire i traguardai ai quali abbiamo anelato in modo peraltro incostante, al punto dal poter affermare che i più stabili, nel volerli conseguire spesso erano proprio loro. Almeno per la mia esperienza è stato proprio così, non si davano pace se non portavo risultati adeguati nell'attività che portavo avanti, come se fossero stati loro al mio posto.

     A tutto questo, che potrebbe sembrare connaturale delle relazioni familiari, occorre aggiungere le centinaia di persone che il Signore mi ha donato di incontrare negli anni del mio ministero e che hanno sempre espresso nei miei confronti un rispetto e una attenzione incredibile al punto da farmi sentire in ogni realtà dove ho vissuto il mio ministero sacerdotale: Verbicaro, San Marco Argentano, Cirella, Belvedere Marittimo, Diamante, A questi incarichi devo aggiungere, anche se per periodi più brevi  Maierà, Sangineto, Grisolia Scalo, San Nicola Arcella  e adesso a Scalea, dappertutto sempre mi sono sentito accolto come a casa mia. Dico questo per aiutare a comprendere come per me è praticamente impossibile corrispondere concretamente al grande affetto che ho avuto modo di sperimentare negli anni.

    Centinaia e centinaia di persone sempre attente, affettuose, disponibili, generose e io sempre leggermente scontroso quasi a dover contenere tanto affetto. E' importante valorizzare i momenti e gli incontri quotidiani non solo quelli celebrativi e alla diventa un fiume infinito di sorrisi, di gioia , di amore affettuoso che si è accompagnato al mio essere il riferimento della comunità. Tutti i volti mi scivolano davanti agli occhi e se rivivo, anche se per brevi momenti in questi ambienti, le situazioni vissute e le esperienze è come se ancora oggi fossimo insieme, insomma nella dedizione di amore il tempo non passa mai. Certamente non deve essere affetto possessivo, ma oblativo, il che significa che ogni persona è importantissima, nessuno può essere percepito come estraneo alla mia gioia e anche al mio cammino spirituale.

     Come vedete sono i giorni dei ricordi e del ringraziamento, come è possibile fare tutto questo, semplicemente pregando per tutti, sia quelli ancora vivi sia per coloro che il signore ha chiamato a sé. L'altro esercizio è ancora più semplice, si resta in silenzio e si rileggono i momenti vissuti insieme, tutti belli anche se spesso si sovrappongono e generano confusione. Allora i volti stessi si inseguono negli anni trascorsi ed è un esercizio complesso collocarli al posto giusto per rileggermi in età diverse e con entusiasmo ed energie diverse, per come in quegli anni mi era donato di vivere. Ma oggi a che punto siamo? Come sempre tutto molto bello e bisognoso di essere pienamente valorizzato, semplicemente è tutto dono di Dio, per cui è opportuno che nulla vada disperso di quanto mi è stato affidato. Allora non posso che augurare anche a voli la gioia del ricordo e la consolazione della speranza dei tempi nuovi che siamo chiamati a percorrere con i nostri figli. Coraggio, il Signore ci sostiene e ci dona forza.

    Intanto è arrivata anche la desiderata pioggia, ma i ragazzi continuano imperterriti il loro impegno, inzuppati ma felici. Vorrei vedere i volti dei loro genitori al rientro a casa, ma forse è meglio immaginarli felici di rivedere i loro ragazzi bagnati e gioiosi. Ogni età ha le proprie gioie e i propri interessi, meglio, così non ci si annoia. Sono tanti pensieri che si accompagnano a questa serata di Tutti i Santi, ma come ho già detto prima adesso prevalgono i valori di chi ci ha dato la vita e ci ha sostenuti, per cui auguri anche a tutti voi la gioia di una serata serena e festosa in famiglia, se vi riesce magari anche voi lasciate un po' di spazio ai ricordi, questo non guasta mai. Anche se in alcuni casi si è portati a dimenticare in fretta il bene ricevuto. D'altra parte come dicevo prima è un mondo che aiuta spesso a disperdere e non sempre a conservare, insomma ci si deve dedicare, ma sempre e solo nella preghiera.

25 ottobre - Invece della desiderata pioggia, arriva il temuto vento. Capita anche in natura che non tutto proceda per come si vorrebbe, allora è importante accettare le contrarietà educandosi a contrastarli per come può essere possibile con altri strumenti alla nostra portata che non hanno quasi mai la stessa intensità, ma è quello che ci è concesso di poter fare. È un po’ come nella vita di comunità, si vorrebbe che le cose andassero in un certo modo, ma è importante accettare come il bene possibile anche tutto ciò che ci è donato appesantito dai limiti esuberanti di chi pensa di aver fatto un dono.

    Per come ci trasmette la Bibbia, possiamo affermare che anche a Dio non tutto piaccia di quanto Lui stesso ha determinato all’esistenza. In effetti anche Lui ha cercato di rimediare per come gli è stato possibile rispettando sempre la libertà dell’uomo, qualcosa è riuscito a farla, ma grazie a eroiche disponibilità e sacrifici, altre cose le sopporta con pazienza. Se vogliamo, questo vento impetuoso che periodicamente interviene nella storia dell’umanità, un po’ disorienta sia nel campo spirituale che in quello naturale. Fin dall’inizio della creazione il vento aleggiava sulle acque, da quell’immagine di serena stabilità è iniziata l’azione creatrice con tutto ciò che questo ha comportato.

     Anche all’inizio della chiesa un vento impetuoso scosse l’ambiente del Cenacolo, insomma è un elemento naturale che esige una forza ideale e una disponibilità interiore a mettersi in gioco, educarsi a superare la prova. Quante volte, pur vivendo in ambienti protetti, ciascuno di noi si è messo a gareggiare, o più semplicemente si è messo a camminare, controvento per verificare la propria forza, il proprio coraggio.  Anche ieri sera mi è stata data la possibilità di poter gareggiare in modo gioioso con questi atteggiamenti dei bambini, ritengo di aver superato la proba in modo brillante. Ma al di là dei risultati possibili, la vita come sempre fa il suo corso, procede per la sua strada, per cui anche le piante devono accettare di essere scrollate per bene, nella speranza che questa azione le irrobustisca.

     Anche oggi le esigenze dei bisognosi superano le difficoltà legate alla impetuosità del vento e si rendono presenti in modo costante alla porte della parrocchia, ieri pomeriggio come sempre, per come riusciamo abbiamo accolto cercando di non deludere le loro attese. La vita di comunità continua il suo corso con andamento morbido e costante, il che tradotto significa che si cerca di evitare pericolosi scossoni, e si attende ancora una stabilizzazione per riprendere un impegno più spericolato e aperto all’animosità dei nostri tempi. Nel frattempo si privilegia la formazione e si incoraggia la vita di fraternità, non dimenticando mai che la forza della parrocchia ha le sue radici nella gioia di stare insieme. Camminare da soli è sempre pericoloso, per sé stessi e per gli altri, ma soprattutto non si costruisce vita di comunità.

     Magari si possono fare anche cose molto belle, ma non coinvolgono, non emozionano, non creano la gioia della vita comune. Anche in questo caso la pazienza è lo strumento necessario per il conseguimento del bene comune, diciamo pure che lo spirito aleggia con vigore, cercando di orientare sempre alla dinamica di comunione anche i cuori più ribelli e individualistici. In questa fase l’azione educativa primaria è quella di coinvolgere le famiglie nell’impegno della testimonianza cristiana, sia nelle proprie famiglie che nella parrocchia. Insomma dovremmo uscire dalla fede individualistica, e farla diventare irradiazione di valori da condividere con tutti, come ansia del bene, non tanto da ritenere solo dentro di sé, quanto da trasmettere a tutti.

     Non è una azione semplice e neanche spontanea, ma solo perché non siamo stati educati a fare questo, per semplificare voglio dire che è più facile cogliere il bene nel fare dell’altro che non nel dire dell’altro. Più nel dono che faccio che nel dire che vivo. In questa ottica è importante avere il tempo di leggere le azioni, che spesso sono in netto contrasto con le parole che si dicono e si sentono. Ordinariamente si vive nel bene, ma si parla come se tutto fosse veicolato dal male, si compiono azioni buone ma si mettono in risalto quelle cattive. Diciamolo pure, in tutto questo anche i social sono orientati in questo senso, fa notizia, audience il male, il dramma, solo per questo ritengo che il bene non conquisti mai la home, ma nelle informazioni è reso presente solo nelle notizie di coda.

    Noi cristiani dobbiamo leggerci nel protagonismo di questa inversione di tendenza, dobbiamo vedere ed educare al bene che è sempre presente in ogni azione, anche in quelle presentate in modo più drammatico, semplicemente perché ha come protagonista la persona. In ogni persona abbiamo il bene e il male, dobbiamo leggere complessivamente ogni azione per comprendere quali meccanismi facciano emancipare il male in persone sostanzialmente buone, che hanno sempre vissuto nella bontà e che per determinate situazioni, alcune volte occasionali altre volte indotte, si trovano a compre il male mai pensato e mai desiderato. In questo dinamismo conflittuale possiamo leggere la vita di ciascuno di noi, totalmente orientata al bene ma sempre assoggettata alla possibilità del male. Insomma dobbiamo essere vigilanti, perseveranti, gioiosi e sempre disponibili a vivere la lotta con noi stessi e le tante tensioni che abitano il nostro cuore e la nostra mente.

20 ottobre - Tutto procede per come il Signore dona, con grande dedizione degli operatori e grande animosità dei ragazzi, forse sarebbe necessaria un po' di preghiera in più per i quadri operativi, per evitare che tutto vada compreso come un protagonismo, comunque e sempre necessario, che non dona molto spazio all'azione di Dio. E' sempre importante aiutare a comprendere che alla stanchezza spirituale spesso corrisponde anche una disaffezione relazionale, quando non si determina una devianza dai valori della vita di comunità e del rispetto per l'altro. Insomma la preghiera dona un margine di accettazione dei propri limiti e incoraggia a leggere l'altro necessario per la propria vita e per la vitalità della comunità.

     Stiamo leggermente avviandoci con grande prudenza verso un modo ordinario di comprendere l'impegno pastorale, anche se ancora siamo lontani dai ritmi capaci di generare entusiasmo e la gioia di incontrarsi, ma intanto godiamo del dono del Signore che poi, come sempre è rappresentato dai ragazzi e dai giovani che ci crescono accanto, fino a conseguire i primi traguardi sociali che che li qualificano nelle loro potenzialità e li inseriscono nel mondo degli adulti. L'appuntamento epocale con il diciottesimo anno celebrato da tutti in modo memorabile, il conseguimento del diploma delle superiori che li incoraggia, con la scelta universitaria, a prendere il volo verso altre mete che spesso diventano stabilizzanti il loro futuro.

     Poi arriva  il dottorato, in questi giorni abbiamo gioito con Maria Rosa e oggi con Andrea, momento epocale da incorniciare perché aiuta a leggersi nel protagonismo e nelle qualità esclusive delle quali ciascuno diventa depositario e che sempre più qualificherà la loro presenza nella società. Questo significa assunzione di nuove responsabilità, ma immediatamente anche una grande gioia per i genitori, quasi una esplosione dei cuori, che hanno tanto atteso questo momento. Non si tratta certamente una esigenza di vanagloria, ma semplicemente la coscienza di aver generato una apertura al futuro dell'uomo che apre alla crescita dell'umanità che è fatta direbbe qualcuno, più santo di me, di tante piccole gocce che si uniscono fino a diventare un oceano di voci e di sguardi, spesso luminosi altre volte opachi, o ancora totalmente sognanti traguardi sempre nuovi.

     Ma allora la preghiera? Eravamo partiti da questo vuoto. Eccomi a voi. Il silenzio è l'ambito naturale di questo valore, ma non è un silenzio orientato al nulla ma a una intensa ricerca della presenza del tutto, è nel silenzio della preghiera che ci si sempre più immediatamente vivi respirando con il respiro del mondo intero. Si prega quando si cerca dentro ciò che immediatamente non si riesce a sperimentare. SI prega quando si riesce a leggere con intensità la propria vita orientandola alla gioia da condividere con tutti. SI prega ancora se non si tiene nulla per se stessi e si vive con ansietà la possibilità di fare della propria vita un dono di amore. Si prega quando per amore si superano tutte le barriere strutturale che spesso ci vengono imposte dalla società e si riesce a cogliere ogni altro come un fratello e una sorella da amare.

     Si prega quando si riesce a perdonare l'altro che il Signore mi ha posto accanto, soprattutto quando commette degli errori. Si prega anche quando la gioia dell'altro diventa la mia gioia, al punto da riuscire a sentirla e a comunicarla come parte della mia vita. Ancora è preghiera la gioia di contemplare il creato, dalle realtà più piccole a quelle più grandiose. Si prega anche quando ci si immerge negli occhi dei bambini, ma anche in quelli degli ammalati, cogliendo in essi tutto ciò che genera pace e armonia in noi. Si riesce a pregare anche donando serenità ai cuori inquieti, ma anche semplicemente prendendo la loro mano per far capire loro che non sono assolutamente soli. Si prega quando al nulla della coscienza di noi stessi supplisce la coscienza del tutto che io non riesco a cogliere ma percepisco presente e questo mi dona tanta pace.  

15 ottobre - E' un tema sul quale mi soffermo poco ma purtroppo, nella vita del Parroco, è uno degli ambiti pastorali più delicati sia per le famiglie ma anche per la mia stessa persona, con i quali in particolare quest'anno ci si deve relazionare. Ad un certo punto della vita capita spesso che la sofferenza bussi alle porte di casa, e un po' più in avanti, per come direbbe Frate Francesco, arriva anche sorella morte. Essendo parroco da quasi nove anni, la gran parte di coloro che vivono questa realtà esistenziale sono parte integrante della mia vita. Vivendo, anche se in modo frammentato, a Scalea dagli anni settanta molti di questi fratelli e sorelle sono stati miei compagni di gioco o più semplicemente persone con le quali sono cresciuto guardandoli spesso dal basso in alto, ma comunque come esempi da seguire per come il Signore mi ha donato. Tutto questo aiuta a comprendere che nessuno toccato dalla sofferenza o dal ritorno alla Casa del Padre, umanamente parlando, mi è totalmente estraneo.

    Naturalmente il mio impegno è principalmente orientato alla preghiera, al sostegno spirituale per la persona interessata ma anche e soprattutto per i familiari che si trovano a dover continuare la propria esistenza, con un vuoto esistenziale sia interiore che relazionale. Nella sofferenza è importantissimo che la famiglia resti sempre accanto alla persona che soffre o che perde l'autonomia dei movimenti, ogni altra cura è importantissima, ma è soprattutto prezioso che l'ammalato avverta l'affetto dei propri familiari accanto a se. Anche questo potrebbe essere superficiale affermarlo, ma nella realtà spesso subentrano gli interessi di parte, per cui non è raro che comincino i litigi in famiglia sia per l'eredità che per il sostenere economicamente l'ammalato. Ritengo che sia inutile sottolineare la sofferenza che questo comporta e anche il disagio all'interno di parsone che sono cresciute insieme generalmente portati avanti con grandi sacrifici dai propri genitori, magari adesso si stenta a fare i sacrifici necessari per ricambiare in qualche modo qualcosa di quanto ricevuto.

    In tutti questi anni spesso ho visto una vera abnegazione di se e una totale dedizione da parte di alcuni familiari, al punto da vivere spesso come segregati, insomma un atteggiamento ammirevole anche se non sempre valorizzato pienamente come modello esistenziale. Però vi posso garantire che io stesso non ho potuto fare a meno di ammirarli per lo zelo della dedizione affettiva. Purtroppo ci sono anche altre situazioni dove al centro di ogni cosa viene posto il guadagno da ricavare, per cui necessariamente tutto è più inaridito a livello affettivo, insomma le cose si fanno non per affetto ma per tornaconto. Quando visito gli interessati è facile rendersi conto della situazione reale, il che non significa molto se non per il fatto di poter essere leggermente più accanto al sofferente e incoraggiare i familiari, ma questo non sempre viene concesso, di essere più affettuosi verso il familiare che soffre.

    Oggi è la festa di Santa Teresa d'Avila, me ne ricordo perché in questa occasione feci l'ingresso nella prima parrocchia a me affidata, quella di Verbicaro e anche per il canto che spesso si accompagna alla nostra preghiera: Nada te turbe. Vivere un totale affidamento al Signore, in questo dobbiamo crescere tutti noi che ancora abbiamo dei giorni da spendere su questa terra. Vivere affidati all'amore di Dio, incoraggia a leggerci amati e nella disponibilità ad amare sempre, tutti. Poi, ad un certo punto la sorgente dell'amore ci chiede di stare con Lui e ogni cosa viene restituita alla sua verità più autentica. In coloro che rimangono prevale lo scoraggiamento, altre volte la speranza, altre volte una più intensa vita spiritualità, altre volte la difficoltà di guardare con fiducia a Dio.

     Come dire, ogni vita ha una sua storia e merita di essere ricordate per come il Signore ha donato di viverla. In questo caso il compito del parroco rimane molto delicato ed è quasi sempre orientato a comprendere il bene che Dio ha operato attraverso la vita di questi fratelli e di queste sorelle. Proprio perché il loro ricordo permanga come coloro che hanno contribuito a generare speranza alla vita di comunità e alla città. Certamente tutto è particolarmente agevole, anche perché al di là dei luoghi comuni, posso attestare che non esiste una persona totalmente negativa, della quale non si possa narrare qualcosa di buono. Ancora di più posso affermare che la gran parte delle persone offrono una grande testimonianza di bontà, anche se pubblicamente non sempre sono letti in questo modo.

    E' anche molto importante il coinvolgimento della comunità, poiché la prima medicina per le persone colpite dalla solitudine e dalla sofferenza è proprio quella di sentirsi amati, cercati da tutti coloro che vivono con entusiasmo la fede e la disponibilità di essere un prezioso conforto per coloro che sono nel dolore. La vita è molto variegata come anche il modo di viverla e di concluderla, ciò che conta per i cristiani è spenderla nel bene e nella condivisione dell'amore, avendo la certezza che questo ci consente di vivere i tanti momenti, anche quelli più drammatici con una particolare attenzione agli altri, soprattutto ai più fragili, e non tanto a se stessi. Come si riesce? Molto semplice, basta leggere con attenzione la vita degli altri, parlare poco, pensare molto, riflettere con intensità, pregare sempre per tutti e perché si diffonda sempre più l'amore nei cuori. Nada te turbe. 

13 ottobre - Tutto è perfettamente impostato in clima autunnale, orientato ad accogliere la neve delle cime, che speriamo possa imbiancare presto le vette della Dorsale Costiera. Di certo i fiori restano leggermente impreparati e stupiti, anche perché adesso cominciavano ad assaporare un po' di vitalità grazie alle piogge, ma è evidente che non avranno vita lunga, per cui è bene goderne velocemente la presenza. In natura sembra che ogni cosa abbia un ciclo più fragile, più breve, insomma come recita il salmista al mattino germoglia alla sera dissecca. Forse è così anche per noi, ma magari non ce ne rendiamo conto. Proprio per questo è opportuno non trascurare nulla di quanto il Signore ci dona da ammirare e da valorizzare, certo dovremmo educarci a non possedere, a raccogliere per forza tutto, altrimenti corriamo il rischio di accelerarne la fine.

     Continua la gioiosità dei ragazzi della catechesi, oggi primo anno di Sorgente di Gioia, tanti sorrisi, qualche sguardo perplesso e poi tutto si vive in modo vivace, forse eccessivamente dinamico ma è importante cominciare a prendere le misure. Diciamo così, ogni cosa non potrà che peggiorare. quando i ragazzi si coalizzano si salvi chi può. insomma questi sono i giorni della quiete. Ma è anche importante sottolineare la gentilezza del personale all'Ufficio Postale, voi mi direte, ma è possibile, mi dispiace deludervi ma è proprio così. Una carissima impiegata che io chiaramente non conosco ma probabilmente mi conosce lei, ha fatto tutto lei, insomma incredibile rispetto alle tante critiche che mi capita di dover sentire, ancora di più ha fatto tutto sorridendo. Insomma una esperienza da non dimenticare.

     Necessariamente si prega per le tante situazioni di sofferenza e di dolore che il Signore sottopone alla nostra attenzione. Purtroppo sono veramente tante per cui non posso che tentare di dare conforto con il dono della fede e della solidarietà della vita di comunità. E' vero non sempre ci si riesce pienamente, ma certamente l'impegno non manca. Poi abbiamo la gioia dei tanti traguardi conseguiti dai nostri giovani e meno giovani. ci eravamo lasciati con i diciotto anni di Antonio e siamo già alle prese con il Dottorato di Maria Rosa e di Andrea, per non parlare di chi si prepara a cambiare in chiave professionale, radicalmente. Insomma la vita procede senza interruzioni, diciamolo pure non c'è molto spazio per lamentarsi, ne rimane molto per stupirsi e ammirare.

     Anche in questo caso è importante essere attenti, perché può capitare che presi dai loro impegni e dall'euforia dei traguardi conseguiti, non si rendano conto della tua presenza, ma è importante che tu non dimentichi la loro. Adesso parlo in modo impersonale, diciamo così licenza poetica, nella speranza di non offendere chi ha, anche in questo ambito, conseguito traguardi più ampi. Insomma si resta a riflettere e a ringraziare il Signore per tutti questi doni che mi ha posto accanto. Ho perso un po' di vista il mondo variegato della danza, ma speriamo di poterne ancora ammirare la creatività e l'arte una volta riaperte integralmente le attività educative. Anche in una giornata caratterizzata dal grigio dominante non sono mancati gli elementi di gioia e festa, tutto come sempre ha una sua radice nel Signore e si dirama in mille rivoli, verso tutti coloro che ne sanno apprezzare la ricchezza e la intensa vitalità.

     Il colore più bello, quello dominante necessariamente è il verde dei prati, che si sono restituiti, grazie alla pioggia intensa, alla bellezza del dono della speranza e della serenità che caratterizza questo colore. SI lo so' i colori più belli, sono i volti dei bambini che guardano con curiosità al mondo ecclesiale cercando qualcosa che può essere per loro interessante, comunque al di là dei tanti cellulari che troneggiano nelle loro agili mani, è ancora il pallone a farla da padrone a tutte le età. Direte voi, ma Gesù dove lo mettiamo? Semplice, anche Lui è contento del ritorno dei ragazzi  in parrocchia e li guarda con grande gioia, anche se non tutti si rendono sempre conto della sua presenza, ma si sa' Lui ha dato la vita per noi, è paziente e accoglie tutti con un sorriso.

10 ottobre - La vita cristiana, si vive in semplicità e gioia nell'amore verso il Signore e nella dedizione alla comunità. Oggi è Domenica, il Giorno del Signore e della Comunità, ma non tutti colgono la preziosità ineludibile di ringraziare il Signore e di essere partecipi della vita di comunità in quello che è l'appuntamento privilegiato dell'assemblea liturgica festiva. Questo atteggiamento necessariamente apre a una comprensione individualistica della vita di fede, faccio ciò che a me piace e lo faccio con chi mi è simpatico. Certo, è evidente a tutti , che è un progetto molto diverso da quello che ci affida il Signore, ma spesso la vita della comunità è vissuta in questo modo.

     Niente di particolarmente scandaloso, ci sono situazioni anche molto peggiori da affrontare e con le quali convivere, aiuta solo a capire che il lavoro che il Signore ci chiede di portare avanti comincia da coloro che ci sono più accanto e via, via, va ampliandosi alle tante periferie individuali della nostra città. Tutto è radicato nell'amore con il quale il Signore ci ama, l'emblema di questo amore passionale è la Croce che troneggia in tutti gli ambienti cristiani, come a ricordarci che il nostro modello è solo Lui, ogni altra affezione deve fare spazio a Lui, e deve essere messa a confronto con questo amore, nella certezza che in questo modo contribuiamo a generare il Regno che ha avuto inizio nell'avvento di Gesù e che continua nelle nostre azioni di ogni giorno.

     Come vedete tutto è particolarmente lineare e immediato, certo poi subentrano i distinguo e i personalismi e allora inizi il tran tran dell'inseguire i desideri, il perseguire gusti personali, il cercare diversità assortite, il caratterizzare con il proprium ciò che in Gesù è universale. Semplificando, anche tra noi cristiani, non mancano a me piace di più questo e non quello, io voglio altrimenti no, io non voglio vedere nessuno e via a seguire, insomma la casistica spesso è fatta più sulla diversificazione che non sulla comunione di intenti. E allora, in questi casi come si procede? Tutto molto semplice, si accoglie tutti anche quelli con limiti di comprensione molto vistosi, si prega di più, cominciando da chi ne ha più bisogno, si lavora di più anche per tamponare chi si sforza ma proprio non ce la fa.

     Insomma si fa il parroco, che si dedica con affetto alla comunità che gli è stata affidata senza cercare varianti affettive o disarticolazioni diversificate. Il parroco è la manifestazione testimoniale più immediata dell'Uomo della Croce, è l'uomo che nella comunità si fa carico di ogni fragilità, evita di scansare il lavoro pastorale, vive tutto e accoglie tutti con amore. Cerca di non distrarsi troppo da Gesù, nella cui esistenza non contemplava vacanze, ristori  o stanchezze, ma si è sempre dedicato con amore tutto a tutti. Certo sempre cercando e chiedendo la collaborazione affettuosa e generosa di quanti si sono resi disponibili a condividere le gioie e le fragilità della vita di ogni giorno. Insomma, che dire, buona Domenica a tutti ovunque voi siate.

8 ottobre - Intanto è arrivato l'autunno, in modo impetuoso e sereno. Il clima richiede il classico maglioncino sulle spalle, si indossano le scarpe più alte, ha piovuto per come avevamo desiderato donando ristoro alle piante che avevano tanta esigenza di dissetarsi. Insomma tutto procede per come ha stabilito il Signore, restando salve le scelte affidate agli uomini che ordinariamente gravitano in modo narcisistico, della serie: tutto ruota attorno a me.  Basti ascoltare le affermazioni dei candidati alle elezioni regionali, non ha perso nessuno, sono tutti soddisfatti dei risultati conseguiti, chiaramente nessuno parla di programmi o di obbiettivi per la crescita della regione, quello che conta è il proprio protagonismo. E poi dobbiamo ammettere che il lavoro per gli eletti è da ritenersi realizzato, e per i non eletti una presidenza non mancheranno di riceverla, tra le tante a disposizione. Per come pochi riescono ad affermare è stato sconfitto l'alto Tirreno cosentino, che resta politicamente assoggettato ai desiderata e agli umori dei grandi elettori della città.

     Anche se ci siamo abituati da tempo, dispiace pensare di non poter decidere nulla in proprio e di dipendere anche per le cose essenziali da altri, che certamente faranno fatica a mettere in primo piano questa parte della Calabria. Non mancheranno le carrellate, ma di fatti concreti orientati ad emancipare il territorio soprattutto sul piano sociale,  stenteremo a coglierne. Certo non deve essere difficile che dividendo si perde e che sommando si vince, la democrazia è anche questo, fare le analisi con maturità perché i progetti possano essere realizzabili, ma ciò che è immediato stenta ad essere compreso ed eccoci a guardare un film già visto altre volte, con l'aggiunta delle tante astensioni, che molti colgono come una vera novità invece di leggerla come la naturale conseguenza di un allontanamento della politica dal territorio, per cui i cittadini non si riconoscono in coloro che vengono indicati come loro delegati, rappresentanti delle loro istanze.

     A questo punto il rischio, ma sembra che non ci siano grandi alternative, rimane quello di guardare alla vita di comunità e di perdere di vista il territorio più ampio. Tutto è stato contrassegnato dalla presenza benedicente della Vergine del SS. Rosario che incoraggia alla speranza anche nelle situazioni di pericolo. Devo affermare che continuano in modo intenso le celebrazioni funebri, anche molto dolorose e partecipate. La nota positiva come sempre è il coinvolgimento dei bambini, dei ragazzi e dei giovani, che in modo chiassoso animano i cortili della parrocchia, donando gioia a tutti. Non dovremmo mai stancarci di ringraziarli per la loro esuberanza e la loro voglia di stare insieme. Buono il coinvolgimento delle Piccole Orme e di Sorgente di Gioia, più lento quello degli Angeli in Festa. I più grandi come sempre prendono le misure cercando di comprendere quali spazi recuperare per conseguire buoni risultati con minore partecipazione.

     Ritengo che al di là delle analisi che lascino il tempo che trovano, il problema è legato ancora una volta alle norme restrittive legate alla pandemia, che vietano di vivere in modo naturalmente gioioso lo stare insieme valorizzando la dinamica oratoriale. I profeti direbbero il Signore non tarderà a ricostruire Sion, per cui anche noi operiamo guardando con fiducia al futuro e alla speranza di poterci restituire alla gioiosità dei giochi e delle relazioni di fraternità affettuose. Tutto è ripartito con la serenità interiore degli animatori e dei responsabili, per cui non dobbiamo fare altro che attendere che i nuovi meccanismi vivano la loro dinamica di rodaggio per far esprimere al meglio la vita di fraternità. Nel frattempo ci siano goduti la gioia dei tanti battesimi che si sono accompagnati alle celebrazioni, creano un clima festoso che ha scosso quella patina di sofferenza che alcune volte caratterizza le nostre assemblee.

    Anche la Mensa San Giuseppe esprime con entusiasmo la gioia di essere al servizio degli altri, tutto scorre con serenità sia per la preparazione dei pasti che per l'accoglienza del dono. Insomma nella dedizione agli ultimi sembra che non manchi l'entusiasmo, tutto si svolge con la naturalezza di cogliere questi fratelli e queste sorelle come parte della propria famiglia. Il Signore deve darci sempre la gioia del dono di se stessi, Lui certamente corrisponderà al nostro desiderio di diventarlo, se glielo chiediamo con amore, lo viviamo con il cuore. 

1 ottobre - The day after ...  dal 27 settembre riesco a mettermi al computer solo questa sera. Che giornate sono? Molto belle, ricche di impegni e di incontri gioiosi, la ripresa delle attività catechistiche rigenera la vita della comunità e arricchisce in ordine alla gioia la dinamica comunitaria. certo non tutto è ancora possibile vivere con naturalezza, ma fatto con prudenza la gioia non viene meno nello stare insieme e nell'incontro con i catechisti. Come sempre dobbiamo conciliare le mille attività che fin da bambini coinvolgono i nostri figli, ma lentamente ne verremo fuori senza particolari danni. Tutto questo dicevo, arricchisce e dona luminosità alle già stabilizzare esperienze educative con i fuori quota. Insomma sembra che tutto proceda nel migliore dei modi. Se devo elevare un lamento verso il cielo è per il fatto che non piove da mesi e la terra soffre molto, è accaduto che spesso la pioggia lambisce i confini cittadini e preferisce andare oltre. Prima o poi il Signore mi ascolterà, nella speranza che tutto proceda in modo dolce e senza irruenza. Oggi contempliamo in Santa Teresa di Gesù Bambino la Piccola Via per conseguire la salvezza e per vivere la santità, non dobbiamo fare altro che perseguirla con semplicità e linearità, insomma tutto merita di essere vissuto e valorizzato, perché tutto quello che ci è donato di vivere è dono di Dio.

    Prima di tutto sono un dono di Dio le persone che il Signore ci mette accanto, nella loro crescita nel loro modo di vivere la gioia e nella disponibilità che esprimono a volerla condividere con gli altri. Come vedete è arrivato il 18° anche per Antonio, solo a osservarlo ci si rende conto di quanta incredibile maturità abita nel suo cuore e nella sua mente, una energia potenziale a esponenza imperscrutabile, se uno poi riesce a conoscerlo non può fare altro che ringraziare il Signore per averlo incontrato. Come tutti i giovani necessariamente anche lui è totalmente diverso dagli altri, e ci tiene anche ad esserlo, ma in questo caso oserei esprimere un giudizio positivo in ordine alla maturità con la quale guarda al suo protagonismo nella vita di ogni giorno. Non voglio aggiungere altro, anche perché a lui non piacerebbe, per cui auguri di cuore e sempre avanti con grande entusiasmo e con la gioia di esserci, di essere te stesso.

 

    Non si finisce mai di crescere. Le sisters of charity ne sono un esempio, della serie ogni tanto mi rilasso e leggo la presenza dei volontari che si dedicano con naturalezza e gioia al servizio della parrocchia in modo scherzoso. Perché si possano portare avanti tante iniziative è indispensabile il coinvolgimento e la dedizione di molte persone, che esprimo la gioia di servire gli altri con gratuità nelle tante attività che caratterizzano la nostra parrocchia: la preghiera comunitaria e l'adorazione personale radice dell'amore missionario, il servizio della catechesi e dell'evangelizzazione, l'attenzione agli ammalati, l'accoglienza dei giovani, il servizio alla mensa, la pulizia della chiesa, preparare la celebrazione, proclamare e cantare la gloria di Dio, la distribuzione degli alimenti alle famiglie, i tanti cammini formativi e aggregativi che rappresentano le colonne portanti della crescita cristiana, il coinvolgimento delle famiglie senza le quali non si va molto avanti. Ogni tanto mi ripasso le attività per evitare di trascurare qualcosa.

   

   Di fatto, portare avanti quotidianamente tutto questo, esige una dedizione affettuosa del parroco dalla mattina alla sera, dico il parroco in virtù del carisma della sintesi, ma è evidente che da soli non si va da nessuna parte, occorre aggiungere il dialogo spirituale, e via a seguire tutta la vita sacramentale, della serie vietato riposare e annoiarsi. Tutto deve essere vissuto per la gloria di Dio e nella gioia di vivere al Suo servizio. Magari non sempre ci si riesce, per cui capita, in alcune occasioni, che prevalga l'insoddisfazione, vedendo che nonostante gli sforzi vissuti con il cuore non sempre tutto procede con linearità. Spesso dobbiamo fare i conti con la vita di ogni giorno che orienta altrove tante energie e perfino la vita di comunità. Nessun disorientamento e abbattimento, basta leggersi all'interno delle tante forme di attività per comprendere come l'azione di Dio comunque aiuta a superare le difficoltà e incoraggia la speranza.

     La Piccola Via di Santa Teresina, chiede di dare il tempo anche alle cose che immediatamente potrebbero essere percepite come inutili, superficiali, un sorriso, una carezza, la gioia di un incontro,l'attenzione ai sofferenti, dare del tempo a chi ha bisogno di dialogare, di sfogarsi, ma soprattutto è importante non giudicare mai nessuno, semplicemente perché non conosciamo bene nessuno, forse neanche noi stessi. Per cui è importante vivere nella certezza che tutto è animato dalla Grazia di Dio, apre alla gioia di comprendersi dono per tutti, anche per coloro che non comprendono l'importanza del dono. Diciamo così, troppe persone hanno bisogno di sentirsi amati, per cui non dobbiamo mai stancarci di farlo con la dedizione del cuore, in questo magari si arriva stanchi alla fine di una giornata, ma il Signore dona subito il pieno, per cui si è sempre pronti a ricominciare. L'amore nel SIgnore non si esaurisce mai.

20 settembre – Ne farei a meno per la stanchezza che si è accompagnata alla giornata di oggi, ma anche comunicare è un impegno di evangelizzazione per cui avverto l'esigenza di viverlo, come sempre con gioia e semplicità. Necessariamente e inattesa al momento della esposizione delle foto, la morte violenta del nostro fratello Francesco, con tutto ciò che questo inspiegabile gesto ha determinato nella vita dei propri cari. Ma la vita ci presenta queste situazioni, alle quali non ci si  abitua mai; ma che ormai, nei mille modi possibili, fanno parte del vissuto del nostro tempo. Per questo straordinariamente la Chiesa resta aperta tutta la notte, sotto la tutela dei Carabinieri che vegliano per il loro commilitone. La giornata era iniziata nel migliore dei modi, caratterizzata dai mille colori e schiamazzi dei ragazzi che hanno ripreso il loro percorso scolastico. Quest'anno godiamo anche della presenza dei pargoli più piccoli, le scuole materne per cui molti genitori seguivano attraverso le sbarre i primi passi dei loro figli, necessariamente non sono mancanti i pianti anche ad un certo livello di sonorità, d'altra parte è risaputo che i bambini sanno come farsi sentire. Una scena assolutamente innovativa, è stata quella di una classe che ha iniziato il suo anno scolastico al Parco degli Angeli, non male in ordine alla creatività e alla gioia di destreggiarsi con grande rispetto in mezzo alla natura.

    Diciamo che questi ambienti nati per venire incontro al dolore dimenticato di tante famiglie della comunità, diventa sempre più con naturalezza, il luogo di incontro per fare festa e di svago di tanti pargoletti, ammettiamoli alcuni sono veramente guerrieri della categoria dei guastatori, ma la vita è bella perché è varia e dobbiamo accettare anche coloro che stentano a comprendere l'impegno del rispetto verso gli ambienti naturali. Le conseguenze sono ampiamente visibile sui tanti giochi che comunque resistono alle intemperanze dei pargoletti. Come spesso mi sento ripetere dovrebbero essere più attenti i genitori, ma i ragazzi li portano qui proprio perché loro possano stare spensierati. Insomma che ci sia libertà nel valorizzare le energie inespresse. Che dire la vocazione alla sopportazione non è per tutti, ma i sacerdoti la devono imparare in tempi brevi altrimenti non si va molto avanti. Alcune volte mi rendo conto che anche i nani non sopportano più di tanto le moine fatte attorno a Biancaneve, ma anche loro devono fare buon viso a cattivo gioco, della serie mal comune mezzo gaudio. Non, Gesù bambino se la vive beata la sua natività, fino ad oggi ha subito solo un furto di legname tre anni fa, ma dopo di allora tutto procede in modo ordinato e composto.

     Ci ricorda sempre che ogni cosa nasce dalle cose piccole, umanamente inutili, come sempre è necessario lo stupore dei bambini per cogliere la grandezza dell'amore che Dio nutre nei nostri confronti. Quello che si stupisce di più nel vedere tutti questi bambini che vanno verso la scuole è proprio lui, anche se Luca avrebbe scritto che era la mamma a stupirsi di ogni cosa. Altri tempi altre sensibilità, altri obbiettivi.  Voi mi chiederete ma perché Gesù si stupirebbe? Semplice, perché nei vangeli si afferma che tutti andavano verso di Lui, mentre in questo contesto Gesù deve solo vedere che gli passano davanti, perché tutti vanno oltre. Certo qualcuno si fera e fa delle domande ai propri genitori, ma non chiedetemi delle risposte che ricevono, farei fatica a trasmettervele. Nel frattempo la parrocchia va riprendendo i suoi ritmi ordinari, per cui abbiamo alcune scene celebrative. il primo anno di sacerdozio di Don Francesco nella sua gioiosa beatitudine giovanile, le rose che voglio sentirsi osservate e valorizzare per la loro bellezza.

     Ancora abbiamo i Talent&Art che avvertono l'esigenza di sentirsi presenti per vitalizzare la comunità nella gioia di trasmettere l'amore che li fa incontrare. Certo ci sono anche incontri più impegnativi e programmatici, con i Catechisti, con gli operatori della Mensa San Giuseppe, con quelli della Caritas, domani iniziamo la Formazione Biblica, ma in questi casi nessuno fa foto per cui ci si deve accontentare dei momenti gioiosi e goliardici. In realtà abbiamo anche momenti bellissimi di dialogo spirituale, di preghiera e di confronto pastorale, per non parlare dei tanti volontari che spendono con impegno il loro tempo al servizio dei più abbandonati della comunità. Ma di tutto questo nessuna immagine è possibile, semplicemente dobbiamo avvertire il pensiero di cuori che ci amano, si cercano e si donano. Che dire ho resistito abbastanza, per cui non posso che augurare buona notte a tutti.

11 settembre – Decisamente siamo entrati nel clima settembrino che consiglia prudenza nel vestire e incoraggia a guardare con più fiducia al clima piovigginoso vera manna per la campagna. Insomma chi ama la terra può stare più sereno, perché il Signore benedice, oltretutto in modo giusto e paziente con perseveranza, il clima generale è abbastanza autunnale, insomma umido. È finito il grande caldo. La natura esige il suo tempo, nulla accade in fretta, diciamolo pure su questo atteggiamento, io e la natura non andiamo molto d’accordo. Ma al di là della mia frettolosità tutto va gemmando, il che significa che tutto prosegue per come il Signore dona.  

     Dopo le informazioni meteo che ritengo siano davanti agli occhi di tutti, non posso che comunicare la ripresa delle tante attività parrocchiali. Dopo una lunga fase di riflessione e di preghiera, insomma adesso l’elefante si rimette in movimento, in modo lento ma articolato per cui ritengo che sarà un anno che vivremo con più serenità e continuità, rispetto agli altri due precedenti. Dopo l’incontro con il Consiglio Pastorale, e quello con i Catechisti, ancora prima avevamo avuto l’incontro con il Direttivo dell’ANSPI, e quello programmatico per le attività nelle parrocchie cittadine dei Talent&Art, oggi ho avuto l’incontro con i Ministri Straordinari della Comunione per incoraggiarli a una preghiera più intensa a sostegno degli ammalati e le persone sole.

     Guardando avanti Domenica prossima abbiamo la programmazione con i volontari della Mensa Caritas, quindi la distribuzione degli alimenti alle famiglie, il Consiglio di Azione cattolica, La Comunità Capi per gli scout. Ancora di là da venire il lavoro con le Famiglie e quello con i Focolarini, mentre continua con umiltà e continuità quello della Preghiera, del Coro e quello delle Pulizie. In settimana proviamo a riprendere con la formazione biblica. Insomma si procede per come il Signore dona di poter vivere. Questo è il nostro microcosmo, insomma gli ambienti nei quali possiamo esprimere un protagonismo spirituale, che diventa gradualmente crescita sociale e attenzione alle persone in particolare agli ultimi e ai sofferenti.

     Per quanto concerne la realtà più ampia, vi sarete accorti che dai social secondo uno stile tutto occidentale di attenzione ai problemi del mondo, sono spariti il dramma dell'Afganistan, come le altre marginalità del mondo. Per cui oltre all’angoscia di dover sopportare ogni giorno, più volte al giorno le statistiche sulla pandemia, siamo sommersi dai messaggi politici, stile campagna elettorale permanente, anche molto ripetitivi e contraddittori, che generano disaffezione all’impegno per la costruzione della società. Insomma ognuno porta avanti se stesso incurante del bene comune e del coinvolgimento dei cittadini. Lo stile è quello del delirio di onnipotenza, della serie nessuno è più bravo di me, e posso fare anche da solo senza nessuno.

     Mentre il Santo Padre ci incoraggia alla sinodalità, che poi significa camminare insieme, collaborare per costruire la gioia della vita di fraternità, ma è ormai evidente a tutti che il mondo politico e quello ecclesiale dialogano raramente, e vivono staccati gli uni dagli altri, negli stessi ambienti sociali. Ritengo sia importante sottolineare sempre la preziosità della disponibilità dei laici, senza i quali la vita pastorale della comunità di potrebbe arenare. Oggi pomeriggio, ho ricevuto anche un messaggio da parte di Madre Filomena e Suor Ernestine, che ringraziano la comunità per tutti ciò che il Signore ha dato loro modo di vivere in mezzo a noi. La loro partenza ha rattristato molti fedeli che si erano affezionati alla loro gioiosità tutta africana di testimoniare la fede. Abbiamo ancora negli alberghi, la presenza di un buon numero di turisti che continuano ad affollare la nostra Chiesa, come sempre donano una buona testimonianza di fede.

     Come parrocchia, per continuare a dialogare con un territorio peraltro socialmente molto complesso, abbiamo l’esigenza di avere più battezzati disponibili all’impegno attivo dell’evangelizzazione, nelle sue varie forme di impegno ecclesiale. Salvo restando la bontà, l’affetto verso la comunità e la generosità di coloro che vivono da molti anni con grande dedizione la loro testimonianza. Comprendiamo tutti bene che la vita parrocchiale comporta anche stanchezza e bisogno di ricambio. Non è facile coinvolgere altri, soprattutto in questa fase di crisi relazionale, spesso ho avuto modo di affermare che il distanziamento diventa sempre più frequentemente allontanamento, ma proprio per questo dobbiamo pregare. Ci guida la certezza che dove non arriviamo noi, con il nostro impegno e la nostra testimonianza, certamente ci riuscirà il Signore.

    Insomma come sempre dobbiamo avere coraggio e vivere la gioia di essere al servizio degli altri. Ognuna dona ciò che gli appartiene come carisma avendo la certezza di contribuire nel proprio piccolo, o anche in grande a secondo dei punti di vista,  a costruire la speranza, cominciando dal mondo dei nostri figli, che hanno tanto bisogno di guardare con fiducia al futuro. Voi siete il loro riferimento più sicuro e autentico, perché loro continuino con entusiasmo a valorizzare le loro enormi potenzialità. Non è una impresa da poco, ne avete oltretutto la gestione in esclusiva, sono troppo belli e anche troppo forti, insomma la loro presenza è la nostra gioia. Buona serata e Auguri.

7 settembre - Oggi siamo chiamati a guardare con più attenzione alla vita della comunità con tutto ciò che comporta il dono di se per gli altri, nelle tante energie che il Signore dona e che, se condivisi con gioia, diventano ricchezza e voglia di vivere per tutti. Tutto questo nasce dal silenzio che alcune volte si accompagna alla vita della persona, spesso capita di fronte a problemi inattesi, altre volte semplicemente si tratta di fare delle scelte esistenziali, altre volte è una scelta orientata al discernimento. Quello che è sicuro, è che il silenzio è parte integrante del nostro essere persone aperte alla fede e alla ricerca del progetto che Dio ha su di noi. Anche per questo non è male trovare ogni giorno uno spazio di solitudine e di intimità con Dio. Alcune volte, questo modo di parlare, può generare disorientamento, come se dovessimo snaturalizzare la nostra vita, mentre si tratta semplicemente di appropriarsene in modo più intenso e maturo.

     Significa cercarsi, tra le tante distrazioni e problemi, veri o presunti che siano, che si accompagnano alla nostra giornata, ma significa anche dare più spazio agli altri, nel senso vero di ascoltare e di elaborare pensieri per interagire, per sostenere con l'esperienza della propria vita quanto l'altro va comunicando, senza avere l'ansia di controbattere per affermare se stessi, ma semplicemente provare la gioia di aver condiviso dei momenti di fraternità e di gioia, con l'atteggiamento semplice di essersi messi in ascolto anche con il cuore di quanto l'altro avvertiva l'esigenza di comunicare. Molta gente avverte l'esigenza di svuotare il proprio carico di difficoltà, di problemi esistenziali, ma non sempre trova interlocutori disponibili all'ascolto, altre volte si corre il rischio di trovare chi specula sulle proprie fragilità, generando dipendenza e/o orientamenti deviati.

     Ma allora? Proprio per questo è importante avere la forza del discernimento, la nostra è una società complessa e per alcuni aspetti orientata alla confusione valoriale, in tutto questo la missione della chiesa e di ogni battezzato rimane sempre quella di essere un riferimento sicuro, nell'impegno di educare alla trasmissione di valori che certamente non sono di moda oggi, ma aiutano a vivere con più serenità e incoraggiano a guardare avanti con serenità, oltre la propria stessa vita. Questo non significa svilire se stessi, le proprie aspirazioni, ma semplicemente dare ad essi dei contenuti più profondi che non cambiano a secondo delle stagioni o delle amicizie, sono i contenuti che derivano dalla fede in Gesù e sono orientati alla vita eterna che Lui ci ha donato con la Sua morte e con la Sua resurrezione. Però tutto questo, non è esplicitato in atteggiamenti di vita automatici, ma ha bisogno di essere elaborato e sostenuto con l'impegno spirituale.

     Ed è così che ci restituiamo alla vita di preghiera e del silenzio orante. Questo è un atteggiamento che apre al sostegno verso tutti e alla solidarietà universale, nella maturità dell'ascolto impariamo a sentire le voci più lontane e cogliamo la bellezza di percepirle parte di noi. Nella preghiera non siamo mai soli e, guardandoci attorno interiormente, ci rendiamo conto di quanti fratelli e sorelle si sentono aiutati da noi. Nella preghiera non c'è differenza di età, di razza, di problemi e via a seguire, ma semplicemente intensità comunionale, insomma ciascuno è parte dell'altro e viceversa io sono frammentato in chiave universale al punto da non riuscire a comprendermi, a cogliere pienamente me stesso se noi leggendomi in questa relazione di fraternità cosmica che ingloba ogni più piccolo atomo di tutto ciò che esiste ed esisterà per sempre e io con esso.

     Tutto questo è un dono inenarrabile che il Signore ci ha fatto, non si riesce a trasmetterlo parlandone ma semplicemente facendone esperienza. Ancora di più io riesco a farne esperienza, immergendomi totalmente nell'altro comprendendo la sua vita intensamente inserita nella mia. Tutto deve essere condiviso e compreso nella dinamica dell'amore che nulla chiede e tutto dona. Questa capacità di essere se stesso nell'altro non alimenta nostalgie di se, ne senso di smarrimento, ma incoraggia sempre a operare più intensamente avendo la certezza che in questo modo si cresce nella comprensione di se stessi e nella maturità di cogliere la preziosità dell'altro. Coraggio, si tratta di avere il coraggio di partire in modo sempre nuovo, ciascuno di noi è capace di novità ogni giorno. Forse è tempo di scoprire meglio queste potenzialità che il Signore ci ha affidato e che non sempre riusciamo a far vivere in noi e nella relazione con gli altri.

4 settembre – Le favole come vi ho già detto in altre occasioni, iniziavano con un c'era un volta... In questa occasione non posso che iniziare con: c'era una volta l'estate. Questa notte il Signore ci ha donato le prime gocce d'acqua, per ristorare la terra e le piante, in modo che tutto sia rigenerato e orientato alla vita nuova dell'autunno. Ritengo sia inutile parlare del ritorno a casa dei tanti fratelli e sorelle che hanno condiviso on noi questo periodo, non parlo di turisti per evitare confusione relazionale e aggiunte redazionali anche negative. Insomma ci si prepara a riprendere in modo più sistematico gli impegni pastorali che il Signore ci chiede di portare avanti con continuità, con prudenza e con grande umiltà. I tempi che ci sono aperti in prospettiva e nei quali ci inseriamo non sono quelli dell'euforia, ma devono essere contrassegnati dall'ascolto, dalla vigilanza e dalla riflessione. Non penso che siano tempi nei quali fare delle conclusioni, dobbiamo solo camminare con prudenza evitando di farci del male, anche perché il Signore non gradirebbe errori di superficialità pastorali. Diciamola tutta, Lui avendo coscienza di essere Figlio di Dio, non sempre era prudente, ma a noi raccomanda di esserlo. Anche l'incontro del Consiglio Pastorale servirà a orientare in questo senso la ripresa delle attività parrocchiali.

      Tutto questo ritengo sia espresso bene nelle foto che vi propongo. Intanto l'incontro inenarrabile della gioia vissuta, anche se per poche ore, con Carmela e con i suoi familiari in quel di Pontelandolfo. Lei rappresenta ancora un punto di riferimento per la gioia e semplicità attiva con la quale ha sempre operato nella parrocchia, anche se la vita le chiede di vivere geograficamente molto lontano da noi, però il cuore, come tutti sappiamo, non subisce le lontananze ma esprime sempre la bellezza e la gioia dell'incontro affettuoso e del pensiero. Poiché è inenarrabile evito di raccontarvelo, il viaggio è servito anche a rileggermi tante pagine di storia non sempre conosciute toponomasticamente ma culturalmente si, Pirro e i suoi elefanti contro i romani, le guerre e la civiltà dei sanniti, il risorgimento e le sue tragedie storicamente nascoste, insomma un territorio ricco di storia e di memoria, oltre che di bellezze paesagistiche e poi, la classica ciliegina sulla torta, c'è Carmela, il che è tutto dire. Insomma sono quelle cose che si fanno una volta nella vita.

     Passo alla secondo che celebra ancora un compleanno della squadra dei custodi, gruppo rigorosamente maschile per tradizione e per origine al servizio del Parco degli Angeli, ormai rituale acquisito di relazione comunitaria semplice e costruttiva, questa volta  auguri ad Antonio. Il bocciolo invece ritengo abbia pensato che questo era il tempo giusto di emergere e di rendersi visibile, visto che l'aria si è rinfrescata deve aver maturato la coscienza di poter durare un po' di più, auguri anche a lui. Settembre è una benedizione per tutti, soprattutto per i fiori. Poi abbiamo le attività del Reparto, i ragazzi sono sempre alle prese con l'esplorazione del territorio e nel mettere alla prova le proprie competenze tecniche. Rapporto di rispetto con la natura vincolante e bello da ricordare. Merita un appunto anche l'incontro programmatico per i Talent&Art che rivisiteranno la loro vita percorrendo il territorio di Scalea, purtroppo non ho immagini da mostrare che comunque certamente avrebbero certamente suscitato il vostro stupore.

 



 

 

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