Parrocchia San Giuseppe Lavoratore - Scalea

 

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Diario di Viaggio

22 ottobre - Prove di accelerazione per i lavori, qualcosa si muove, ma nulla di particolarmente straordinario, se non altro abbiamo quasi liberato il salone. Insomma gli spazi pastorali diventano più vivibili. La nota saliente di questa giornata è certamente la ricorrenza di Papa Giovanni Paolo II che oggi la Chiesa celebra come Santo del nostro tempo e che noi abbiamo avuto modo di godere nel suo entusiasmo da vivo. Di certo ha dato una sterzata alla pastorale della Chiesa, che all'improvviso si è trovata nella esigenza di comprendersi nel mondo uscendo in modo definitivo dagli spazi protetti, che precedentemente erano quelli propri della vita ecclesiale. Lo si è visto dal giorno del suo insediamento in Vaticano, quando alla fine della celebrazione si è sganciato dal corteo liturgico ed è andato verso la folla, inseguito dalla gendarmeria vaticana che non era preparata a questo fuori programma. Io allora ero uno studente di teologia, la figura di questo Papa si accompagnerà  tanta parte della mia vita sacerdotale. Lo contraddistingue l'empatia che lo relazionava in modo connaturale alle comunità verso le quali viveva gli incontri, ma soprattutto verso i giovani riusciva a creare una dinamica di relazione connaturale, insomma messaggio diretto, trasparente e immediato.

    Lui da il via alle giornate mondiali della gioventù, ma soprattutto rimuove quella patina di già visto, di antico che si accompagnava nonostante il Concilio alla vita della comunità ecclesiale. Un errore storico si è accompagnato al suo ministero petrino, probabilmente legato alla sua vita di cristiano polacco che ha vissuto la grande guerra e immediatamente dopo la dominazione comunista, questo ha determinato in lui la difficoltà a sostenere le comunità latino americane, e il suo schieramento a favore degli Stati Uniti di Regan contro ogni forma di comunismo. Ne pagarono gravemente le conseguenze i paesi latino americani dove era fortemente presente la chiesa impostata sulla teologia della liberazione. Come dire, la perfezione è solo in Dio, ma anche le imperfezioni non sono di ostacolo sulla via della santità. Ma oggi ne celebriamo la disponibilità di affidamento totale a Dio per il bene delle anime e la sua totale dedizione alla Chiesa che i Cardinali gli avevano affidata, ha vissuto anni di intensa dedizione pastorale, poi il lento declino delle energie e con queste anche una gestione parallela delle responsabilità petrine che non sempre ha fatto bene alla vita della Chiesa.

   Per il resto è stata una giornata contrassegnata da molte preoccupazioni, per le persone che chiedono di pregare per i loro problemi, per quanto mi  è possibile cerco di farlo anche se ritengo di essere indegno di chiedere qualcosa al Signore, la speranza è sempre riposta nella misericordia di Dio, che sempre perdona e che ci accoglie nonostante i tanti errori che commettiamo. Quando il cuore dell'uomo vive con sufficienza la relazione con Dio viene meno quell'anelito instancabile del cuore che permette di invocare aiuto con fiducia, insomma si ingenera una dedizione istituzionale che non è alimentata da una comprensione piena dell'aiuto dell'altro. Poi a seguire tante attività lavorative che non mi hanno lasciato libertà neanche nel respirare. Per come si dice generalmente. Ritengo che a seguire sarà sempre così, già precedentemente tutto era molto intenso, ma con l'apertura della Mensa Caritas San Giuseppe ritengo che le cose possono perfino stabilizzarsi in un servizio permanente verso i più bisognosi. Forse è proprio quello che ritengo necessario per qualificare deistituzionalizzando la mia vita.

21 ottobre - Riproviamo a scrivere ma il programma ha già rifiutato di caricare una volta. Stavo narrando di questo autunno estremamente primaverile, che fa desiderare l'acqua alla campagna e che genera disorientamento nel mondo rurale. Non è facile da accettare una stagione totalmente anomale rispetto alle sue caratteristiche salutari per tutto ciò che caratterizza le colture di questi mesi. Prima o poi ci restituirà il vero autunno, è quello che speriamo da più parti. Nel frattempo la comunità cerca di vivere con impegno il mese missionario, e devo affermare che nessuno si tira indietro, per cui non posso che ringraziare il Signore per lo zelo nell'impegno con il quale i battezzati corrispondono alla loro missione evangelizzatrice. Battezzati e Inviati, è questo lo slogan che caratterizza l'impegno di quest'anno, sarebbe a dire avere coscienza del dono ricevuto dal Signore per corrispondervi con estrema dedizione. Qualcuno giustamente avrà modo di riflettere sul disimpegno con il quale molti battezzati corrispondono alla loro responsabilità in ordine alla evangelizzazione, è vero non sempre e tutti, ma probabilmente è stato sempre così nella storia della Chiesa.

     Proprio adesso che tutto sembra filare liscio, mi va assalendo una forma di torpore che incoraggia la ricerca di un letto capace di darmi del riposo. In questa fase vivo da solo in canonica, per cui sono circondato dal silenzio, almeno di notte, durante il giorno è tutta un'altra musica, ma come sempre è opportuno settorializzare le emozioni, per cui in questa fase non è male godersi l'esercizio del'ascolto che per m diventa un esercizio interiore poiché non colgo voci esteriori, anche se probabilmente questo è legato agli impegni serali che non sempre danno spazio al silenzio, alla preghiera, alla ricerca interiore. E' importante cercare dentro di se tutto quanto il Signore ci chiede di trasmettere altrimenti corriamo il rischio di comunicare la fede come dei libri stampati e questo certamente non viene dagli insegnamenti del Signore. Quindi la fede diventa un esercizio di testimonianza che abbiamo appreso con naturalezza dai nostri genitori, ma che oggi stenta non poco ad essere amalgamato in una società agnostica.

     Anche il dono della presenza di Don Sandro e di Don Francesco da parte del Vescovo concorrono alla mia serenità e alla gioia sempre rinnovata di servire la Chiesa in modo nuovo. Come ho avuto modo di dire rappresentano per me la chiesa che si rinnova in ogni tempo, per cui il mio compito rimane quello di permettere loro di leggersi nel protagonismo che il Signore ha loro affidato. Nel frattempo non mi stanco di cogliere la bellezza delle opere di Dio nella bellezza del creato che lascia sempre spazio allo stupore delle cose sempre nuove che il Signore incoraggia a guardare e a contemplare. Come dicevo inizialmente tutto prosegue con grande dedizione. Il silenzio notturno lascia spazio alla riflessione, alcune volte sembra prevalere un senso di paura, sono momenti ma non per questo devono essere trascurati o banalizzati. D'altra parte, ogni emozione merita di essere memorizzata anche perché è parte integrante del mosaico che il Signore tesse grazie alla nostra presenza nel suo piano di salvezza.

    Ho resistito abbastanza, in realtà è presto, ma evidentemente la giornata è stata particolarmente stancante e il sonno insiste nel voler prevalere sulla voglia di continuare a lavorare. Come è andata? Semplice e lineare. Sveglia alle cinque, poi lavoro al computer, quindi aperture delle porte ai cantieri che si accompagnano alla vita della comunità, la mensa Caritas, la riqualificazione del salone, gli acquisti delle suppellettili per il funzionamento della struttura, poi la preghiera, la Santa Messa, dimenticavo la sistemazione del verde attorno alla Chiesa. Da non trascurare le persone e i responsabili delle varie attività che chiedono di essere ascoltate e accolte per le varie necessità che si accompagnano alla loro vita. Quindi aggiornamento straordinario del computer e degli spazi possibili per i campi estivi con i ragazzi. Pranzo straordinariamente leggero, insomma giusto, poi si riprende con l'arrivo dei ragazzi, poi dei giovani al campetto, quindi le pulizie nel salone per preparare la sistemazione degli ambienti per domani. Poi ci sono gli impegni celebrativi della sera, gli incontri con i laici, cena frugale e aggiornamento del sito. Quindi buona notte.

18 ottobre - Nel frattempo è passata una settimana, voi direte quanta pigrizia nello scrivere, in realtà è il computer che rifiuta di caricare quanto esprime, evidentemente non è d'accordo sui contenuti, magari più semplicemente il link deve essere alleggerito, domani faccio una verifica. E' stata una settimana molto intensa e forse con questo non dico una grande novità, la vera novità è che non riesco a rallentare i ritmi operativi della parrocchia, per cui ogni giorno diventa più variegata, oggi i giovani hanno dato dimostrazione di affezione ai loro colori sociali, sta per i loro interessi preferiti, insomma per fare spazio alla palestra hanno smantellato la cucina. Era tutto concordato, ma lasciatemi stupire per l'impegno non indifferente che hanno inteso esprimere. Le attività di iniziazione proseguono con ritmo crescente, con oggi abbiamo dato il via all'esperienza dell'ANSPI, per capirci diciamo un respiro più ampio alla vita della comunità oratoriale, usciamo così dall'ambito territoriale ed entriamo in quello nazionale. La nota positiva è che va stabilizzandosi la presenza degli adolescenti e dei giovani attorno alla parrocchia, è importante questo attorno, non dentro.

     Ma poiché io sto quasi sempre fuori non debbo lamentarmi perché mi permette di incontrarli  e di gustare la loro gioia, il loro innamorarsi, la loro voglia di correre e di sorridere. Ma i giovani veramente sono tutti così? Può darsi anche di no, io li vedo così, magari vogliono farsi vedere così da me, per farmi contento e io lo sono. C'è tanto bisogno di affetto, di sicurezza, di stabilità per il futuro, nei loro cuori  c'è tanta voglia di speranza. Il nostro compito rimane sempre quello di non deluderli, di condividere la loro storia, di accompagnare i loro passi, di cercarci in loro cogliendo nella loro presenza quello che alcune volte manca alla nostra vita. Altre volte ho detto che loro sono il futuro della storia, non dobbiamo fare altro che renderglielo vivibile, possibilmente anche bello. Dobbiamo imparare quasi tutto dai nostri genitori che si sono sacrificati in tutto per fare spazio a noi, non sempre ci riusciamo anche perché ci stiamo abituando a fare i giovani del villaggio, spendiamo quasi tutte le risorse disponibili, per cui per i giovani veri rimane veramente poco. Dovremmo cambiare il nostro modo di vivere, eliminare qualche comodità, forse staremmo anche meglio.

    Intanto si continua a combattere in Siria, si avvallano le pretese di annientamento di un popolo, quello Curdo, per assecondare le mire di possesso dei popoli entro i quali confini da noi europei, dalla fine della prima guerra mondiale, è stato costretto a coabitare: Turchia, Siria, Iraq, Iran. Come sempre a pagarne maggiormente le conseguenze sono gli indifesi, i bambini, i civili, anche perché i militari sonno come relazionarsi tra loro, come combattere e difendersi. Il Santo Padre incoraggia alla preghiera, ed è bene perché questo si può fare, ma dovrebbero essere i potenti della terra, anche essi credenti in varie religioni, a vivere una maggiore disponibilità alla conversione del cuore. Diciamolo pure, anche nelle nostre famiglie non sempre si riesce a vivere la disponibilità alla pace, per come il Signore ci chiede. Alcune volte vorremo che altri facessero quello che noi rigettiamo come pratica. Finché possiamo dobbiamo impegnarci a vivere la disponibilità alla fraternità, alla gioia delle relazioni di comunione, per quanto dipende da noi, verso tutti e quando questo non lo viviamo non dobbiamo stupirci se altri, per interessi certamente più rilevanti, vivono in conflitto.

    Insomma dobbiamo capire, ma ritengo che lo si comprenda con facilità che la pace è legata alle scelte che compiamo ogni giorno in ordine alla fraternità e alla gioia di costruire la vita comune con tutti. Non sempre riusciamo a cogliere la preziosità di questo impegno, forse per questo ci stupiamo di quanto ci accade interno che altro non è se non l'ampliamento di quanto ciascuno vive nel proprio cuore. Insomma per quanto questo ci appartiene ciascuno deve imparare ad amare e a trasmettere amore. Non posso che ringraziare quanti condividono con me la gioia di servire il Signore nella vita di comunità, e invocare dal Signore la pace di cui ciascuno ha necessariamente bisogno. Non posso chiudere senza dare un saluto particolare a quanti oggi, ella ricorrenza di San Luca celebrano la festa, le ricorrenze e tutto ciò che trasmette loro gioia e voglia di sperare in tempi migliori. Auguri comunque a tutti e che il Signore vi conceda, insieme alle vostre famiglie,  la pace del cuore.

12 ottobre - Oggi giornata di serenità e di pace nell'impegno pastorale al servizio della comunità, come sempre cerco di seguire il tutto con dedizione, così generalmente arrivo leggermente stanco alla chiusura della giornata. Già ne primo pomeriggio avverto i sintomi di stanchezza fisica, poi tutto in discesa e devo ancora celebrare con il Cammino Neo Catecumenale. La giornata è stata caratterizzata dai lavori per la Mensa Caritas San Giuseppe, insomma è stata una esperienza positiva che mi ha aiutato a comprendere come i ritmi di lavoro possono essere molto diversificati a secondo dei traguardi da conseguire. Diciamo così, fino ad oggi non avevano mai espresso un impegno così intenso nel portare avanti il lavoro quotidiano. Da una parte sono soddisfatto per come vanno le cose, la speranza è che non rallentino il ritmo, tanto per tornare ai ritmi ordinari. Insomma è stata impostato l'ambiente cucina, fatto il deposito, lo spogliatoio, da completare gli spazi della mensa. Insomma chi entra negli ambienti pastorali stenta a riconoscerli come quelli familiari, nei quali era abituato a vivere le attività formative.

     Dimenticavo è stato ultimato anche l'ingresso con la rampa per l'eliminazione delle barriere architettoniche, inoltre è stata reimposta la recinzione e il cancello esterno. Fermo invece a motivo dei tempi tecnici l'uscita di emergenza dalla Chiesa, posizionata la porta, manca l'antiporta, resta da perfezionare il piano di calpestio e la scale di congiungimento. Nulla è perfettamente ultimato, ma tutto è a buon punto di esecuzione. Insomma, ritengo che i tempi di consegna dei lavori e di apertura della mensa saranno rispettati. Anche la vita pastorale ha assunto i ritmi ordinari il che significa che la parrocchia cammina a pieno ritmo con un potenziale di miglioramento ancora buono, insomma continuano ad emergere energie inespresse il che non può che darmi gioia, e anche preoccupazione perché aumentano i ritmi di impegno. In realtà il mio ritmo rimane sempre più quello di valutare la bontà dell'azione di coloro che si dedicano con tanto amore e gioia alla vitalità cristiana della comunità.

    Sono troppo bravi coloro che il Signore mi pone accanto, sollecitano nuove attività ad ogni ora, sempre in modo nuovo, sempre con persone nuove. Io li ascolto, delego a loro il discernimento dell'impegno e cerco di capire come valorizzare questi nuovi spazi di apostolato. Ormai il ministero pastorale è molto diversificato anche perché cambiano i modi mediante i quali vivere l'approccio soprattutto con i giovani. Tutto è molto legato alla loro gioia di stare insieme, questo non sempre esige momenti comunitari, occorre sempre inserirli di traverso nelle loro attività, ma è importante non perdere il contatto con il loro sorriso e l capacità ritrovata di salutare il parroco. Gesù a che punto è nella loro vita? Domanda difficile, certo rimangono i ricordi della vita sacramentale, scarsa o nulla la conoscenza della Bibbia, non molto intensa la vita di preghiera personale, molto occasionale la partecipazione alla liturgia festiva e potrei continuare, ma ritengo possa bastare per dare un quadro della situazione complessiva.

    Tutto questo no deve spaventare anche perché rimangono sostanzialmente buoni nella loro indole, disponibili alla spontaneità dei rapporti di amicizia, molto innamorati quando scoppia la scintilla, sembrerebbe che il mondo è totalmente per loro. Dico meglio il mondo non esiste, ci sono solo loro. Finché dura, è vero ma finché dura è bello guardarli e gioire della loro gioia di stare insieme. Ma non sono sposati, in realtà ho visto delle coppie molto innamorate anche se sposate, tanto per smentire le malelingue, è ho trovato tanta emozione in coloro che celebrano i 25 anni o i 50 anni di matrimonio. Insomma al di là della pubblicità negativa dei nostri mass media la vita matrimoniale è bella ed è anche bello coglierne i frutti, prima di tutto la gioia dei figli che meritano sempre di essere amati e valorizzati, poi ci sono anche i cani che meritano rivendicano il loro spazio affettivo. Insomma il mondo è bello perché è vario.

9 ottobre - Ma cosa c'è nel cuore delle persone? Nella gran parte degli abitanti certamente c'è la preoccupazione per la propria famiglia, l'impegno del lavoro quotidiano, o più semplicemente gli affetti, sia dal punto di vista religioso che dal punto di vista sociale, sono altrove per cui evitano ad uscire dalla propria vita privata se non ne sono immediatamente  coinvolti. Poi abbiamo le  persone che muovendosi fanno massa, riescono a fare opinione, insomma riescono a impressionare la piazza. Guardando gli ultimi avvenimenti che hanno caratterizzato la nostra Città possiamo affermare senza alcun timore, anche se dispiace doverlo fare, che nel cuore di questa categoria di persone non ci sono le istituzioni, verso le quali viene mantenuto un atteggiamento di distacco, alcune volte si rasenta l'ostilità. Non so' se è una mia impressione, ma ciò che riesce a scuotere il territorio in un movimento di massa, rimane questa sottesa presenza di sottobosco sociale che garantisce una forma di manovalanza oscura, mai visibile eppure tanto presente nel nostro territorio.

    Potrei affermare questo, è l'unica forma di manovalanza che riesce a gestire gli spazi operativi del territorio. In poche parole,il Palazzo di Città stenta a cucire relazioni attive e operative con gli abitanti, per cui viene guardato con sospetto e ancora più spesso come la struttura che esige ma non dona o sostiene nelle necessità, insomma non viene compreso come una presenza amica verso la quale guardar con fiducia per affrontare anche i problemi lavorativi. Le parrocchie per come possono e sostenuti dalla Diocesi cercano di mediare le povertà più gravi e stabilizzate, per cui per le tante famiglie che stentano a gestire i bisogni economici ordinari rimane il vuoto istituzionale. Come mai questa riflessione? E' semplice per trasmettere la speranza alle persone occorre relazionarsi con loro con più stabilità, altrimenti si farà sempre fatica a generare fiducia vicendevole, restano i rapporti istituzionali ma il cuore rimane lontano, ci si affeziona di altro.

8 ottobre - Sono sette anni che Don Michele è tornato alla Casa del Padre, rimane di lui un ricordo vivo di formatore instancabile e di una dedizione affettuosa alla parrocchia. Non possiamo che pregare e ringraziare il Signore per il bene prezioso della sua presenza nella vita di comunità e di quanto il Signore gli ha donato di vivere per il bene dei battezzati. Non  è facile continuare il lavoro che ha iniziato e portato avanti, ma ci provo con tutte le energie, anche se in modo diverso, sostenuto da quanti collaborano con gioia per il bene della comunità. Capita che non sempre e tutti comprendano l'opera che il sacerdote è chiamato a portare avanti nella parrocchia, d'altra parte non è importante, quello che conta è che si operi per il bene delle anime, per come ciascuno riesce a fare nella sincerità del cuore. D'altra parte capita che il proprio pensiero possa essere inficiato da interessi personali per cui ciascuno ha diritto ad essere accolto ed ascoltato, ma ogni cosa deve essere analizzata e valutata con calma alla luce della volontà del Signore per il bene degli altri. é sempre opportuno non operare per il bene delle persone interessata, si corre sempre il rischio del coltivare un proprio tornaconto.

     Molti fingono di accontentare sempre e comunque, anche se sanno che è sbagliato o sanno di non poter fare ciò che viene promesso, Anche se è impopolare andare via senza la sensazione di essere accolti nelle proprie istanze, ma io preferisco essere sincero per come mi è possibile realizzare o per come ritengo sia giusto procedere. E' vero non è un atteggiamento politico, ma almeno comunico con trasparenza. Non sempre piace, ma ritengo importante creare rapporti di autenticità e non di parvenza.  Nei giorni scorsi tutto è stato caratterizzato da una pioggerellina serena che ha fatto tanto bene alla campagna. Oggi splende il sole, la notte è stata caratterizzata da un vento impetuoso, non sempre si riesce a comprendere cosa possa determinare, insomma si aspetta che finisca, nella speranza che non faccia eccessivi danni, sono un pastore caduto e uno dei magi nel presepe all'aperto, insomma non è andata proprio male.  Oggi tutto è più luminoso e sereno, insomma per come piace a tutti. 

7 ottobre - Poiché è la terza volta che provo a trasmettere qualcosa, ed è già due volte che mi cancella i pensieri non posso che arrendermi e salutarvi. Nella speranza di trovare momenti più propizi. Insomma quando il computer me lo consentirà. Intanto buona notte a tutti.

2 ottobre - In parrocchia, continuano i lavori per la Mensa Caritas San Giuseppe, in questa fase viene realizzata la rampa per rimuovere le barriere architettoniche. Quest'opera nasce dalla volontà del Vescovo di sostenere le marginalità sociali della nostra città e si aggiunge all'opera che la nostra Diocesi porta avanti, già da alcuni anni, con il Centro di Ascolto Caritas che quest'anno ha la sua sede presso la SS. Trinità. Per quanto concerne la Mensa Caritas San Giuseppe speriamo di procedere in tempi brevi per fare in modo che possa essere avviato un servizio ordinario dalla metà di novembre, si spera in occasione della Giornata Mondiale delle Povertà.  Tutto è nato in occasione della Visita Pastorale, il Vescovo ha scelto la nostra parrocchia per attivare la Mensa della Caritas nel territorio di Scalea. Da pochi giorni sono iniziati i lavori per la sua realizzazione negli ambienti pastorali. Speriamo, attraverso il coinvolgimento di volontari, in questa dedizione Scalea non ha mai deluso le aspettative, di concorrere a risollevare e dare speranza, a tutti coloro che possono avere bisogno anche di un pasto caldo, ma soprattutto sono bisognosi di accoglienza e di affetto. La Mensa San Giuseppe rappresenterà un’ulteriore attenzione della comunità cristiana, verso le fasce più deboli e spesso ignorate della città, alcune volte sono persone sole, altre volte situazioni di disorientamento sociale e familiare che hanno bisogno di un punto di riferimento.  La Mensa San Giuseppe opererà dal lunedì al venerdì preparando e offrendo pasti per circa venti persone. Cercheremo di operare con servizio a domicilio per coloro che potrebbero avere difficoltà a venire in parrocchia. Contemporaneamente sono stati avviati i lavori per una uscita di sicurezza della Chiesa, tutto procede secondo i piani presiti per una maggiore funzionalità di dell'edificio di culto.

  

    Ma oggi certamente merita di essere ricordato come il giorno della memoria dei nostri tanti angeli custodi. Io faccio veramente fatica a collegare questa festa ai nonni, mi è connaturale comprenderne la preziosità percorrendo quotidianamente il nostro Parco degli Angeli con le tante memorie che conserva. Sono gli angeli che il Signore ci ha donato come protezione, ma sono anche i testimoni della fede che ci hanno insegnato veramente tanto durante la loro breve vita, sono anche i tanti volti legati al dolore delle famiglie che in queste situazioni hanno vissuto momenti di smarrimento spirituale e di dolore. Ma per la nostra comunità sono il luogo della festa e della gioia di tanti bambini che ancora oggi vogliono giocare con loro, cogliendo in questa vicinanza quello che alcune volte manca alla loro felicità negli ambienti di vita ordinaria. Per me sono una occasione di crescita spirituale e di benessere interiore, nel semplice esercizio di condividere le loro storie e di dare dignità l luogo nel quale abbiamo scelto di conservarne il ricordo visto che non tutti riescono a rispettarlo per come sarebbe necessario. Si prega, si coglie la bellezza di sentirli vivi, ma soprattutto di vederli sorridere ai loro coetanei, che hanno un unico desiderio quello di giocare sentendone la presenza accanto.

28 settembre - Come vivere l'impegno dell'evangelizzazione ai giorni nostri? Non è una domanda facile, ma ritengo che Gesù non se la sarebbe posta o, più semplicemente avrebbe risposto con la testimonianza della vita. Lui ci insegna a stare in mezzo agli altri, a vivere il bene verso tutti, condividendo la propria giornata con tutti coloro che lo cercano. Insomma non è un problema di prediche più o meno elaborate e/o qualificate, ma semplicemente si vive condividendo la propria storia in modo ordinario con tutti coloro che incontriamo e che cercano l'incontro con Gesù. Certo questo significa anche rimuovere tanti impegni della propria giornata che ci potano lontani dalla comunità, l'affermazione appartiene al repertorio classico ed è poco di moda ai nostri giorni: il Parroco deve stare in parrocchia. Se vogliamo vivere la nuova evangelizzazione dobbiamo semplicemente condividere la vita delle nostre comunità, il Santo Padre direbbe con una delle sue affermazioni colorite: il pastore deve puzzare delle pecore. Nella vita di una comunità necessariamente ci sono molte fasi, alcune più esaltanti, altre più deboli; se vogliamo questo accade anche nella vita delle singole persone.

     Sono i vari momenti della vita che necessariamente caratterizzano la vita di ciascuno di noi. Però anche in queste situazioni è importante la nota della stabilità, che generalmente è determinata dall'equilibrio di uno dei componenti della comunità, necessariamente il Pastore dovrebbe rappresentare questo riferimento di stabilità. Ho usato il condizionale anche perché può accadere sia difficile trovare il Pastore dove lo si cerca, è la allora tutto diventa più difficile, più problematico. E' come quando nelle casa si stenta a trovare il papà o la mamma, sempre alle prese con altri impegni al di fuori del nucleo familiare. Come mai queste argomentazioni, semplicemente perché la caratterizzazione della vita pastorale di tante comunità è caratterizzata dalla vita liturgica, mentre per la vita pastorale si deve attendere il bel tempo, la bella stagione che è di la da venire. E' un grosso problema? Alcune volte si, dipende dalla salute del gregge, che generalmente ai nostri giorni è febbricitante.  Non è facile praticare questa terapia, ma probabilmente è l'unica capace di porre argine al degrado spirituale del nostro tempo.

     Stare in mezzo, cercare sempre l'incontro, aiutare l'altro a comprendere la via del bene. Vivere l'accompagnamento con la propria vita, è l'esempio che ci dona il Signore che ha preferito donare totalmente se stesso, avendo la comprensione che i miracoli, le parabole per quanto belle e significative non avrebbero sortito il risultato di operare la salvezza del genere umano. Capita alcune volte o magari anche spesso, che perché l'altro possa godere il bene sia necessario morire a se stessi e diventare dono gratuito per chi può averne bisogno, magari è semplicemente, personalmente uno sconosciuto, ma il Signore lo ha posto accanto ed è allora importante non deluderlo, non trascurarlo, sostenerlo. Certamente ciascuno potrebbe accampare mille scuse per non farlo, partendo dalla più reale e immediata, a me nessuno lo ha fatto mai. Certo chi dice così dimentica volutamente o passivamente l'opera del Signore, però in questo modo si sente di poter agire per come ritiene, tanto lui non deve dar conto a nessuno.

    Per come dicevo all'inizio, comunque tutto è legato alle scelte di vita che guidano il cammino di una persona. Non sempre è facile scegliere in libertà, però è bello provare a farlo, non perché si realizzino soddisfazioni personali, ma solo perché è bello sentirsi vivi, non per come vogliono che tu viva ma come ha  deciso di farlo. Questo ti permette di essere soddisfatto per le scelte che compi, e non ti autorizza a lamentarti per come vivono gli altri. Accanto a Gesù anche nei momenti di maggiore esaltazione per le opere che compiva erano in pochi a condividerne totalmente le scelte di vita, ma Lui non si tirava indietro, anche quando gli stessi discepoli erano indecisi avverti l'esigenza di liberarli da qualunque obbligo relazionale: disse loro, volete anche via anche voi? La vita cristiana è così, una scelta di fondo orientata al bene, un riferimento sicuro che è Gesù, una forza insostituibile che non delude mai ed è la preghiera, e quindi in cammino, sostanzialmente sempre da soli, semplicemente perché anche chi ti è accanto,gli stessi amici di cordata, sono guidati da altri obbiettivi da perseguire percorrendo altre vie.

23 settembre - Sono iniziate le lunghe serate autunnali, il che non è male anche perché libera i cortili dalla presenza impetuosa dei ragazzi e dona più tempo per la vita e la riflessione personale. Intanto la giornata di ieri, come sempre la Domenica dà il La alla vita di comunità, e questa volta voglio intendere la comunità reale della parrocchia non quella turistica, non meno vera di quella reale ma certamente molto diversificata in relazione alla realtà ordinaria  della parrocchia. Questa è una fase intermedia, che vede la stabile presenza degli ultras ma ancora non accennano a rientrare i fedeli ordinarii, ancora alle prese soprattutto per quanto concerne l'aspetto mentale, con lo smontare le attività estive. Dei ragazzi e dei giovani si cominciano a intravvedere le ombre e le intenzioni, ma a pretendere di più sarebbe follia, ne frattempo sono partiti in modo definitivo i turisti, sia quelli stagionali che quelli stabilizzati. Insomma torniamo alle assemblee domestiche della comunità nella quale il Signore mi ha posto come pastore e che mi è stata affidata con l'impegno di evangelizzazione. Straordinaria la presenza di Gioele e di Valentino da battezzare, una liturgia gioiosa iniziata in sordina , ma grazie alle estemporanee dei partecipanti è andata vivificandosi fino a diventare particolarmente gioiosa. D'altra parte con il Signore è così, Lui anima l'assemblea, per cui necessariamente tutto diventa molto bello, quello che conta è il non opporre resistenza.

    Nel pomeriggio ho partecipato per come mi è stato possibile ad alcuni momenti del Convegno della Diocesi, ritengo che il programma proposto sia ampiamente vissuto nella nostra parrocchia: la missione dei laici, la vita di carità, l'impegno sociale e politico. Non mi è sembrato di cogliere tematiche sulle quali operiamo in modo distratto, per cui come sempre si tratta di avere una migliore comprensione del bene che il Signore compie attraverso di noi. Forse è proprio questo l'aspetto più delicato e non sempre compreso nella sua preziosità, eppure non è difficile da intendere, è il Signore che opera e noi cooperiamo alla Sua azione. Per molti operatori ciò che viene vissuto sembra appartenere ai propri gusti e alla propria passione, questo certamente apre ai fallimenti personali e, alcune volte, anche al disfacimento delle relazioni educative che nel frattempo si erano costruite. Nulla di particolarmente apocalittico, se l'azione non la si vive cercando di realizzare il progetto di Dio, forse è meglio interrompere e procedere più lentamente invece di vivere l'illusione di camminare restando fermi. E' inutile dire che anche in questi casi l'azione di discernimento non è mai indolore semplicemente perché operiamo con le persone, per cui non sempre si riesce a interagire consensualmente.

    Vi propongo alcune Immagini tra le tante possibili, la prima un momento di relax dei nostri animatori che non ringrazierò mai abbastanza per il dono della loro presenza nella comunità e nella mia vita personale. L'atteggiamento molto compassato e staccato di Miriam, il maneggio ordinario di Chiara sulla tastiera del cellulare, quello che appare come atteggiamento anomalo è lo sguardo ispettivo di Antonio. Farei fatica ad entrare nella sua mente, per cui lascio a ciascuno di voi, la libera interpretazione. Ho inserito alcune immagini di cinque anni fa, gli anni passano e si vede bene. Poi, in serata,  abbiamo vissuto l'incontro pastorale per la presentazione del progetto pastorale, insomma i partecipanti hanno sopportato la mia lettura della vita di comunità. Poi abbiamo la foto di Simone, il primo bambino delle Piccole Orme che ha varcato le soglie dell'Oratorio per la ripresa delle attività catechistiche. Quali pensieri accompagnano i ragazzi in questi primi passi del loro cammino di fede, sarebbe bello poterlo sapere, ma ritengo non facile da elaborare. Intanto ne godiamo la presenza e la gioia che trasmettono. Non meno importante ritengo sia la loro preghiera, elevate da cuori semplici che avvertono la gioia dello stare alla presenza del Signore. Sappiamo bene che il Signore accoglie volentieri le loro invocazioni, per cui dobbiamo incoraggiarli a chiedere con insistenza nella certezza che le loro invocazioni sono ascoltate prima e più di tutte le altre.

21 settembre - Nella vita di un sacerdote, il Signore dona di vivere tantissimi incontri, alcune volte sono momenti sporadici con grandi assemblee, altre volte occasioni prolungate di impegno educativo, che confluiscono in momenti di gioia attorno all'Altare del Signore o anche attorno alla Mensa con i poveri. Sono tutti momenti belli e irripetibili, per cui meritano di essere vissuti con intensità ed entusiasmo, anche perché più semplicemente sono un dono del Signore, è i doni devono essere apprezzati sempre. Diciamolo pure, magari non sempre ci si riesce, ma quando lo facciamo ne ricaviamo una gioia insuperabile. Certo, ogni età ha un suo modo di vivere l'incontro, come anche il proprio protagonismo nell'incontro. Le immagini che vi propongo vogliono ripercorrere momenti di vita attiva particolarmente significativa. La prima mi è stata inviato da Cetraro nei giorni scorsi, siamo a Taizé per vivere una esperienza di ecumenismo, è un luogo dove tanti anni fa, forse ne sono passati quaranta, ho sperimentato che anche i giovani pregano e lo fanno a lungo. Anche per questo sono tornato lì più volte con diversi gruppi.

 

     Nella foto ci sono molti giovani è un gruppo proveniente da tante comunità. Se mi chiedeste chi sono farei fatica a identificarli, alcuni è facile ma la gran parte non lo ritengo possibile. Al centro è tutto più immediato, siamo in Sila area del Villaggio Racise con il reparto ASCI Catanzaro IV tutti volti noti, tante esperienze di campismo condivise, ancora adesso con qualcuno ci si incontra. Come capita spesso altri percorrono altre strade anche molto diverse per interesse rispetto a quelle che ci hanno fatto incontrare. La vita è bella per la sua varietà.  La terza foto trasmette l'oggi della mia vita sacerdotale, nell'impegno che cerchiamo di vivere a Scalea con gli immigrati e le marginalità in genere. Non sempre ci si riesce anche perché non è sempre facile avvicinare questi fratelli, ma lo zelo di tanti operatori e la gioia degli animatori, rendono agevole quello che potrebbe essere immediatamente più difficile da vivere.

    Sembrerebbe che oggi abbia avuto inizio l'autunno, molto settembrino nel senso estivo del termine. Per il resto il clima è orientato bene in riferimento alla natura, è la stagione del raccolto dell'uva e dell'ulivo, per cui è importante non subire intemperanze climatiche eccessive. Possiamo dire che tutto procede nella ordinarietà della ripresa, le scuole che riaprono, gli insegnanti che cercano energie, la parrocchia che incoraggia la ripresa delle attività. le persone che concorrono a leggere in modo dinamico lo stare insieme. I giovani che instancabilmente si accompagnano al campetto per ore e ore. Contemporaneamente si cerca di riqualificare gli ambienti pastorali per renderli più conformi alle esigenze dell'oggi. Insomma come sempre non ci si annoia e si guarda avanti con entusiasmo.

     La novità in senso assoluto sarà l'apertura della Mensa Caritas San Giuseppe, vero dono del Signore, permetterà alla parrocchia di corrispondere più pienamente alla vocazione della Chiesa di essere luogo di accoglienza per i poveri. Detto così tutto sembrerebbe molto lineare e semplice, invece ci sarà bisogno di organizzare il servizio, quindi esigerà la presenza di volontari che stabilmente e con tanta passione prenderanno a cuore le situazioni di marginalità che si accompagnano, magari in modo velato, alla nostra vita quotidiana. Ma quello che più è importante è il valore che viene restituito alla parrocchia casa di accoglienza per i poveri, chi bussa deve essere accolto e per quanto ci è possibile deve poter essere nutrito. Ci riusciremo? io penso di si, fino ad oggi il Signore ha dato energie più che sufficienti per affrontare le emergenze che pone davanti ai nostri passi.

16 settembre - Tutto procede per riprendere in modo attivo con le energie che il Signore ci ha affidato, certo può accadere che ci sia stanchezza, il servizio vissuto in modo totalmente gratuito non sempre è appagante, anche perché coloro che ne dovrebbero riconoscere il valore non sempre sono attenti al dono ricevuto. Questo atteggiamento spesso distratto alcune volte genera scoraggiamento, delusione. Anche per questo è sempre importante non perdere di vista la preghiera come la vera energia capace di generare entusiasmo sempre nuovo nel donare se stessi per amore del Signore. E' importante vivere avendo sempre davanti a se l'esempio che Gesù ci ha donato, in questo modo non si aspetta nulla dagli altri, si dona totalmente agli altri, e si resta sufficientemente disponibili a continuare per come il Signore ci chiede percorrendo fino in fondo la via della Croce. Che tradotto significa la via dell'amore, è opportuno comprendere in questo modo la croce altrimenti, potrebbe abitare i nostri pensieri il desiderio maldestro del mettersi da parte, io ritengo che assolutamente questo desiderio non viene dal Signore, ma dalla concorrenza e cioè dal Maligno, al quale deve dare proprio fastidio vedere persone che gareggiano nel servire gratuitamente gli altri, invece di vivere nel proprio egoismo come lui incoraggia a fare.

     Il lavoro che il Signore ci affida è molto bello, trasmettere la speranza cristiana alle nuove generazioni. Generalmente tutto si volge con grande gioia, stare con i ragazzi e i giovani è il dono più grande che il Signore può fare a un educatore, però è importante mettersi sempre in discussione, sempre alla ricerca della novità che Dio ha affidato ai nostri figli e che noi dobbiamo imparare a cogliere stando con loro. Alcune volte ci si stanca, ma se si ha la costanza di resistere l'incontro non delude e dona gioia vera, il che vuol dire disinteressata e apre a un sorriso che aiuta a vivere meglio anche nelle difficoltà che comunque la vita chiede a tutti di affrontare ogni girono. In alcuni prevale la delusione, anche per motivi rigorosamente personale, la sofferenza le incomprensioni familiari, l'incapacità di affrontare i problemi con entusiasmo, allora possiamo solamente pregare e affidare al Signore ogni singola situazione. La cosa importante è non confondere il servire con il bisogno di essere serviti, altrimenti si resta profondamente delusi, se uno ha bisogno di essere aiutato non colma questo bisogno con il mettersi al servizio degli altri. Servire esige una mente libera e un entusiasmo del cuore, altrimenti diventa un aspettare ciò che non si può sperimentare.

11 settembre - E' un po' che non comunico, ma solo perché mi sto dedicando al nuovo progetto pastorale della parrocchia. Gli anni passano, tante cose sono cambiate ed è importante che l'impegno di coloro che si spendono al servizio della comunità abbia dei riferimenti legati all'oggi della vita di comunità. Poiché la stesura del progetto non è stato ancora completato, ma è in stato avanzato di elaborazione, vi invio la presentazione che fa da cappello al lavoro. Lo slogan che guiderà i nuovi anni del ministero è: Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù . Ritengo sia importante ringraziarvi per la dedizione che mostrate avere nella dedizione alla volontà del Signore, grazie al vostro entusiasmo la comunità cresce nella vita generosa di attenzione ai poveri e verso coloro che hanno bisogno di affetto, lo cercano  e lo trovano nella vita della comunità. Nella vita di alcuni generosi operatori pastorali, sono intervenute difficoltà, per cui vi chiedo di pregare perché il Signore doni loro pace e li restituisca alla gioia del servizio per il bene comune. Ancora grazie a tutti e buon impegno per la crescita del Regno di Dio a Scalea.

     Nel precedente Progetto Pastorale: (Una Chiesa in uscita, Dicembre 2014) cercavo di spiegare perché è importante avere e presentare un Progetto Pastorale alla comunità parrocchiale, tra le altre cose, mettevo in risalto che: la coscienza della missione da portare avanti, rende insostituibile la stesura di un progetto pastorale, che non è la semplice lettura di una realtà colta negli atteggiamenti salienti ed estemporanei del nostro tempo, ma una vera ricerca interiore, alimentata dalla preghiera personale e della comunità, orientata alla valorizzazione progettuale, lineare e sistematica di tutto quando il Signore pone nel cuore dell’uomo per il bene di tutti.

    Nel frattempo sono passati sei anni, durante i quali il Signore ha dato modo di conoscerci meglio, di operare insieme, abbiamo colto vicendevolmente i limiti e gli entusiasmi che il Signore dona di vivere. Abbiamo vissuto momenti anche molto difficili. Insomma abbiamo sperimentato relazioni che ci hanno permesso di vivere la vita di ogni giorno, affidandoci semplicemente al Signore, cogliendo nella sua presenza tutto quanto poteva mancare alle nostre energie materiali e spirituali.  Abbiamo colto anche una novità permanente della vita di comunità, ne faccio esperienza durante il tempo di Pasqua nella visita annuale, mi rendo conto di situazioni familiari e sociali sempre nuove, che chiedono a me e a tutta la comunità più amore verso la comunità, maggiore attenzione e disponibilità alla condivisione delle esperienze e alla vita di comunione.  Significa che la parrocchia, è dinamica, stenta ad assestarsi, e dal punto di vista degli insediamenti abitativi, continua ad essere una realtà in profondo cambiamento, continuano ad arrivare famiglie giovani, nuove che hanno bisogno di inserirsi e di essere accolte, anche di essere aiutate nelle loro povertà spirituali e materiali.   

     Ritengo che l’Inno ai Filippesi sia indicativo degli atteggiamenti che devono animare la nostra vita, negli anni che il Signore vorrà donarci di vivere ancora insieme.  Dobbiamo vivere la totale donazione di noi stessi, in questa disponibilità gratuita all’accoglienza, anche se sembra che non si consegua nessun risultato. Abbiamo imparato da tempo che è il Signore a leggere il valore della nostra azione, per cui non dobbiamo fare altro che: Avere in noi gli stessi sentimenti di Cristo Signore, per il resto dobbiamo operare totalmente affidati a Lui, seguire i suoi insegnamenti, in una disponibilità umile all’ascolto del Magistero della Chiesa che chiede e incoraggia a percorrere con entusiasmo la via della missione. Sappiamo bene che non sempre e tutti, per i motivi più svariati, spesso per i tanti problemi da affrontare ogni giorno, si coinvolgono da protagonisti nella vita di comunità, per cui fanno fatica a rendersi conto della complessità relazionale che esiste all’interno della nostra parrocchia che, colgo e ripresento: ricchissima di esperienze di umanità, complessa nelle relazioni sociali e familiari, bisognosa di una migliore comprensione della vita spirituale e della sua vocazione cristiana.   

    La nostra parrocchia, si è sviluppata in quella che una volta era la campagna di Scalea, non ha monumenti da presentare e da contemplare, per cui ciò che il Signore ci dona e che ci chiede di valorizzare sono il creato, anche se si presenta molto deturpato dall’agire dell’uomo, ma che comunque dobbiamo amare e valorizzare, i ragazzi e i giovani, che dobbiamo cogliere come la permanente novità dell’amore e della gioia di Dio. Lo sforzo da vivere è quello di operare perché i nostri figli colgano la parrocchia come la loro casa, come ambiente ordinario della loro crescita spirituale e sociale, come ambiente di speranza dove poter esprimere pienamente le loro potenzialità e il loro desiderio di futuro.

     Il Santo Padre orienta nell’esortazione Gaudete et Exultate a percorrere, con determinazione e con l’impegno della testimonianza personale, la via della santità. Dobbiamo imparare a cogliere nell’amore, nella donazione di sé, sulla via delle Beatitudini, ciò che concorre alla nostra gioia e alla crescita spirituale nella vita semplice di ogni giorno: Mi piace vedere la santità nel popolo di Dio paziente: nei genitori che crescono con tanto amore i loro figli, negli uomini e nelle donne che lavorano per portare il pane a casa, nei malati, nelle religiose anziane che continuano a sorridere. In questa costanza per andare avanti giorno dopo giorno vedo la santità della Chiesa militante. Questa è tante volte la santità “della porta accanto”, di quelli che vivono vicino a noi e sono un riflesso della presenza di Dio”. (GE7)

      È la missione che il Signore ci affida, essere coraggiosi testimoni della Sua presenza che cerca, che ama, che sostiene, che incoraggia. Questa presenza di Dio è affidata alla nostra testimonianza semplice, autentica, vogliamo affidarci alla Vergine Santa del Monte Carmelo, la Celeste Patrona della nostra Città. Tanti nostri fratelli e nostre sorelle vivono l’eroismo della fede nel silenzio, nella dedizione sincera e quotidiana all’amore di Dio, pregano per noi e ci sostengono nella loro sofferenza. È vero, non sempre troviamo il tempo di coglierne e valorizzarne la presenza, questo ci impoverisce, ma nello stesso tempo ci sentiamo protetti, sostenuti dalla loro attenzione.  Non vi nascondo, che guardando alle attese che abitano il cuore dei fedeli, più volte mi sono sentito inadeguato alla missione che il Signore mi ha affidato, d’altra parte siamo coscienti che è il Signore il vero protagonista e questo ci dona serenità e pace.

Come sempre vi incoraggio a guardare avanti con fiducia, cercando nell’impegno personale con il quale ciascuno, nelle azioni ordinarie di ogni giorno, anche quelle che potremmo considerare inutili, contribuisce alla crescita della vita di comunità: Questa santità a cui il Signore ti chiama andrà crescendo mediante piccoli gesti. Per esempio: una signora va al mercato a fare la spesa, incontra una vicina e inizia a parlare, e vengono le critiche. Ma questa donna dice dentro di sé: “No, non parlerò male di nessuno”. Questo è un passo verso la santità. Poi, a casa, suo figlio le chiede di parlare delle sue fantasie e, anche se è stanca, si siede accanto a lui e ascolta con pazienza e affetto. Ecco un’altra offerta che santifica. Quindi sperimenta un momento di angoscia, ma ricorda l’amore della Vergine Maria, prende il rosario e prega con fede. Questa è un’altra via di santità. Poi esce per strada, incontra un povero e si ferma a conversare con lui con affetto. Anche questo è un passo avanti. (GE16)

     Nell’intraprendere questa nuova fase nel nostro cammino pastorale, Vi auguro di avere sempre questa certezza, se operiamo per come lo Spirito, ci chiede e ci dona, certamente la nostra azione porterà i frutti spirituali di cui tutti avvertiamo l’esigenza per il nostro bene e per il bene dei nostri figli.  Nella famiglia di Nazareth San Giuseppe aveva la missione di dare sicurezza, di sostenere con il lavoro quotidiano la serenità della Sacra Famiglia, probabilmente ha dovuto affrontare anche problemi esistenziali, anche allora i tempi non erano facili. Grazie al suo affetto, alla sua prudenza e al suo impegno Gesù è cresciuto in età, sapienza e grazia.  I nostri figli, sono il futuro della comunità, hanno grande fiducia in noi, ci osservano con attenzione, ascoltano le nostre parole, guardano alle nostre azioni, alla nostra vita, al nostro impegno e vogliono imparare e operare con dedizione e con gioia per costruire il loro futuro.  Voglio ricordare a tutti, che molto della loro gioia dipende dalla serietà del nostro lavoro e della nostra testimonianza cristiana.  Coraggio, il Signore ci ama e non ci lascia soli.



 

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