Parrocchia San Giuseppe Lavoratore - Scalea

Home
Documenti
Missione
Progetto.

    

12 novembre 2022 - Relazione incontro tra le famiglie     

     Il 12 novembre 2022 ha di nuovo inizio lo stare insieme del gruppo delle famiglie, grazie a un incontro pensato per ricominciare ai cospetti della patrona della nostra città, Maria Santissima del monte Carmelo, in occasione della novena a lei dedicata. Abbiamo vissuto insieme momenti sentiti ed emozionanti di preghiera.

     Dopo la messa il momento della formazione è stato curato da padre Colbert, responsabile di un gruppo delle famiglie nel suo paese d’origine in Benin che in questo periodo sta offrendo il suo servizio qui tra noi a Scalea. Dopo una calorosa accoglienza e un ringraziamento particolare, Padre Colbert ha sottolineato l’importanza della famiglia, la chiesa può infatti essere seme dell’amore nel mondo grazie alla famiglia.

     L’amore e l’ascolto tra genitori e figli e tra marito e moglie devono infatti crescere e fortificarsi nella piccola chiesa domestica, e per curarsene c’è bisogno della preghiera. La famiglia deve pregare insieme all’inizio e alla fine della giornata così da superare ogni difficoltà.
Ci siamo confrontati sul brano biblico del ritrovamento di Gesù nel tempio tra i dottori della legge e Padre Colbert ci ha raccontato alcune esperienze che ha avuto con famiglie che ha seguito in veste di sacerdote.

     L’incontro è terminato alle 20:30, ma lo stare insieme è continuato in pizzeria, con un momento di serenità e spensieratezza. È infatti sempre “Bello e gioioso stare insieme come fratelli”, e lo è ancor di più se si è uniti dalla presenza di Gesù
 

Pregate  Pregate  Pregate

                  Attività di Formazione Settimanali Ottobre/Giugno Anno  2022 - 2023  

Lunedì

Martedì

Mercoledì

Giovedì

Venerdì

Sabato

 

Descrizione: http://www.parrocchiasangiuseppescalea.it/IMG_732766.jpg Descrizione: http://www.parrocchiasangiuseppescalea.it/Mensa%20San%20Giuseppe%20Logo.jpg

 

 

      

 

Descrizione: http://www.parrocchiasangiuseppescalea.it/IMG_732766.jpg Descrizione: http://www.parrocchiasangiuseppescalea.it/Mensa%20San%20Giuseppe%20Logo.jpg

 

 

 

 

 

 

 

Descrizione: http://www.parrocchiasangiuseppescalea.it/IMG_732766.jpg Descrizione: http://www.parrocchiasangiuseppescalea.it/Mensa%20San%20Giuseppe%20Logo.jpg

 

 

Descrizione: C:\Users\client\Desktop\agesci.jpg

 

Reparto E/G

 

Descrizione: http://www.parrocchiasangiuseppescalea.it/piccole%20orme.jpg 

Accoglienza

 

  

 

Descrizione: http://www.parrocchiasangiuseppescalea.it/nuova_13.jpg

Centro di Ascolto Caritas

 

Descrizione: http://www.parrocchiasangiuseppescalea.it/sorgente%20di%20gioia.jpg 

Eucaristia

 

Descrizione: C:\Users\client\AppData\Local\Microsoft\Windows\Temporary Internet Files\Content.Word\IMG_8322.jpg

Pulizia Chiesa

 

Descrizione: http://www.parrocchiasangiuseppescalea.it/angeli%20in%20festa.jpg 

Confermazione

 

Descrizione: http://www.parrocchiasangiuseppescalea.it/azione%20cattolica.jpg

AC Adulti

 

Descrizione: http://www.parrocchiasangiuseppescalea.it/IMG_4372.JPG

Coro

Attilio Manfredi

 

Descrizione: http://www.parrocchiasangiuseppescalea.it/index.41.jpg

NOI RAGAZZI CHE … GRUPPO CELINE

 

 

 

Descrizione: http://www.parrocchiasangiuseppescalea.it/anspi.jpeg

  Descrizione: C:\Users\client\AppData\Local\Microsoft\Windows\Temporary Internet Files\Content.Word\Talent & Art Logo.jpg 

 

Descrizione: C:\Users\client\Desktop\agesci.jpg

Comunità Capi

 

 

 

Descrizione: C:\Users\client\AppData\Local\Microsoft\Windows\Temporary Internet Files\Content.Word\images.jpg

Gruppo Liturgico

 

Descrizione: http://www.parrocchiasangiuseppescalea.it/index.40.jpg

Adorazione Eucaristica

 

Descrizione: Risultati immagini per SACRA BIBBIA LOGO

Formazione

Biblica

 

Descrizione: http://www.parrocchiasangiuseppescalea.it/imagesCAR6JPE4.jpg

Cammino Neo

Catecumenale

                                                         Attività Mensili Ottobre/Giugno Anno  2022 – 2023

 

 

Descrizione: http://www.parrocchiasangiuseppescalea.it/IMG_5605.JPG 

Direttivo

ANSPI   

 

 

 

 

 

 

Caritas

Descrizione: http://www.parrocchiasangiuseppescalea.it/index.131.jpg

Distribuzione

Alimenti

 

 

 GRUPPO

Descrizione: C:\Users\client\AppData\Local\Microsoft\Windows\Temporary Internet Files\Content.Word\logo_famiglie-800x467.jpg

 FAMIGLIE

 

 

Descrizione: http://www.parrocchiasangiuseppescalea.it/index.2.gif

Scalea, 8 aprile 2022, Gruppo Scout San Nicola Arcella1/Scalea1

 

Gesù è condannato: La Caduta del Seme

Dal Vangelo secondo Giovanni. 18, 37-40

"...Pilato disse a Gesù: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo:  per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce». Gli dice Pilato: «Che cos’è la verità?». E detto questo uscì di nuovo verso i Giudei e disse loro: «Io non trovo in lui colpa alcuna. Vi è tra voi l’usanza che, in occasione della Pasqua, io rimetta uno in libertà per voi: volete dunque che io rimetta in libertà per voi il re dei Giudei?». Allora essi gridarono di nuovo: «Non costui, ma Barabba!». Barabba era un brigante..."

 

Riflessione:

S. Ambrogio cita più volte nelle sue opere le due parabole di Luca, sul grano di senapa e sul lievito, "Anche il Signore è un chicco di senapa... Semina anche tu Cristo nel suo orto"; Cristo è il lievito "perché fa aumentare la virtù che accoglie in sé".

(...) Allarghiamo il significato delle metafore del piccolo seme e del lievito al rapporto tra la Chiesa e la società. Nel tempo in cui S. Ambrogio fu chiamato alla cattedra episcopale, la Chiesa di  Milano non era certo maggioritaria nella metropoli, e per di più era in sé divisa. Lo stile della società era ben lontano dall'essere impregnato di cultura e valori cristiani; S. Ambrogio poteva quindi sentirsi nella città come un pezzetto di lievito chiamato a far fermentare una massa o come un piccolo seme da cui avrebbe dovuto germogliare un albero capace di costituire un punto di riferimento e di appoggio per tanti bisogni civili e morali. La coscienza della sua pochezza di fronte al grande compito che lo attendeva spinse, secondo la leggenda, S. Ambrogio a fuggire errando per le campagne attorno a Milano, per non addossarsi un peso che avvertiva superiore alle sue forze. Immagino che in quel vagare notturno il Signore gli ispirasse qualche parola simile a quella riportata dal Vangelo secondo Luca (12,31): "Non temere, piccolo gregge, perché è piaciuto al Padre vostro di darvi il suo regno". E' infatti alla piccolezza e inadeguatezza che viene offerta la grazia: piccolissimo è il granello di senapa gettato nella terra, poca cosa è il pugno di lievito nascosto nella pasta, insignificante è il piccolo gregge di fronte alle mandrie sterminate. Eppure anche la pochezza umana, letta alla luce della fede, può diventare albero frondoso, far fermentare una massa, rallegrare un pascolo. Ispirandoci dunque alla figura di S. Ambrogio nell'esitare di fronte a un compito più grande di lui, nel sentirsi piccolo seme senza peso, grumo di lievito senza colore, pastore di un piccolo gregge, proviamo a parlare del rapporto tra una Chiesa cosciente della sua inadeguatezza e la società civile nel suo insieme. Poniamoci due domande:

1. La Chiesa nella nostra società è oggi veramente "piccolo gregge", minuscolo seme?

2. Come la Chiesa deve vivere questa sua condizione di seme e di lievito?

1. LA CHIESA E' OGGI PICCOLO GREGGE?

Vi sono apparenti motivi per rispondere senz'altro di no a questa domanda. Nella nostra società è ancora alto il numero di coloro che chiedono il battesimo, che si sposano in chiesa, che vogliono i funerali religiosi. Gli edifici adibiti al culto sono ben visibili e non pochi sono splendidi e prestigiosi. Si può perciò parlare di una maggioranza cristiana e cattolica nelle città.

Non dobbiamo tuttavia fermarci alle apparenze. Pochi sono i cristiani che, nelle parrocchie e nei gruppi, si impegnano veramente a testimoniare il Vangelo e a costruire la comunità. (...) Parliamo di cristiani della linfa, del tronco, della corteccia e infine di coloro che come muschio stanno attaccati solo esteriormente all'albero. Ebbene, i cristiani della linfa, quelli cioè visibilmente coinvolti e partecipi (sempre lasciando al Signore il giudizio sull'intimo dei cuori), sono una percentuale bassa.

Possiamo dire che la Chiesa è oggi, per non pochi aspetti, quello che Gesù chiamerebbe un piccolo gregge, un minuscolo seme, un pugno di lievito.

II. COME LA CHIESA DEVE VIVERE QUESTA SUA CONDIZIONE?

Rispetto a questo stato di cose sono possibili due reazioni opposte: quella dell'amarezza e del lamento e quella della lettura provvidenziale dei segni dei tempi.

1. La prima reazione è propria di quei cristiani che vivono con ansietà la sensazione di essere circondati da forze ostili. Da qui, talora, una depressione che dà luogo a un diffuso piagnisteo sterile, come se il cristiano non sapesse che il messaggio evangelico sarà sempre eccedente rispetto alle capacità dell'uomo -anche del credente- di accoglierlo nel suo cuore e nella sua città.

2. A questo atteggiamento diffuso si contrappone la reazione propria di chi, come S. Ambrogio al suo tempo, legge il presente alla luce della fede.

Una situazione di una qualche marginalità sociale e di non accettazione si può vincere non col lamento che diventa egocentrico e infantile bisogno di rassicurazione esterna, bensì con la serenità e la pazienza di chi vede in ogni tempo all'opera le forze che mirano al bene dell'uomo e insieme quelle che invece lo contrastano; e confida nel Signore della storia.

Occorre perciò (...) accettare l'umile missione di granello di senapa e di lievito e la poca rilevanza del piccolo gregge. Ciò non significa che non lottiamo con tutte le forze in favore della libertà della persona e per il bene comune della città e della nazione, poiché crediamo nella forza irresistibile del seme e dell'efficacia del lievito e siamo consapevoli di avere cose essenziali da dire e da offrire per l'intera società.

Estratto da: "IL SEME, IL LIEVITO E IL PICCOLO GREGGE"

Card. Carlo Maria Martini - Discorso per la vigilia di S.Ambrogio , Milano, 5 dicembre 1998

- Questa sera siamo riuniti qui per vivere la Via Crucis, noi della sestiglia dei Pezzati vogliamo mandare un messaggio di Pace a tutte le famiglie che sono rinchiuse nei bunker a causa della guerra.

Sestiglia Pezzati

 

Il Cireneo: Prendersi cura del Seme

Dal Vangelo secondo Marco. 15, 21                                           

"... E costrinsero un passante, un certo Simone di Cirene che tornava dalla campagna, padre di Alessandro e di Rufo, perché portasse la sua croce. Poi condussero Gesù al luogo detto Golgota che significa: Luogo del teschio."

 

 Riflessione:

Alla vigilia della sua Pasqua Gesù usa una semplice parabola per mostrare il senso vero di ciò che sta per compiersi: “Se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto”. Il vero volto della Pasqua è racchiuso nella storia breve e meravigliosa di questo seme.

L’attenzione è rapita dalla paura del verbo morire, tuttavia la verità si palesa grazie agli altri due verbi: rimanere soli o produrre molto frutto. Siamo messi con le spalle al muro da questa scelta: spendere la vita per gli altri e vedere il nostro dono moltiplicarsi nell’esistenza di tante altre persone oppure trattenerci e vivere di rimpianti fino a ripiegarci in una triste solitudine.

 

Il senso della morte di Gesù è tutto qui: nel desiderio di dare frutto per il bene di qualcun altro. In quella fecondità che non ha paura di perdere qualcosa. In quella vita abbondante che non si risparmia. Non il morire rende felice Dio ma il dono della propria vita.

Non il privarsi ma l’incrementare.

Come il sacrificio di tante persone che non hanno paura di spendere le proprie energie per farsi carico dei più deboli. Coloro che non temono di aprire le porte della loro vita per accogliere gli scarti, gli avanzi di questa società ricca e opulenta.

Vivere controcorrente è immettere germogli nuovi di pace, fratellanza, solidarietà nel mondo di oggi, che cerca di scacciare il Regno di Dio dalla storia.

Come ricordava Paolo VI, viviamo un tempo in cui c’è bisogno di testimoni che non abbiano paura di vivere il Vangelo.

Nella riconoscenza per il dono della vita c’è un fiorire di atti d’amore che danno ancora frutto. Nella storia della Pasqua di Gesù è racchiuso il senso della nostra vita: trattenere ruba speranza per sé e per gli altri. Morire donandosi è rinascere in forma più piena per sé e per gli altri.

- Caro Gesu’ fa che tra noi bambini non ci siano mai litigi e  nessun bambino  si senta escluso. Aiutaci  Gesu’ a capire che le cose importanti della vita non sono le cose esteriori ma è quello che abbiamo nel nostro cuore, come l’amore per coloro che ci stanno vicino.

Sestiglia Pezzati

 

 

Gesù cade sotto il peso della croce:  La difficoltà a lasciarsi trasformare

 

Dal libro delle Lamentazioni. 3, 27-32 

"È bene per l’uomo portare il giogo fin dalla giovinezza. Sieda costui solitario e resti in silenzio, poiché egli glielo ha imposto; cacci nella polvere la bocca, forse c’è ancora speranza;porga a chi lo percuote la sua guancia, si sazi di umiliazioni. Poiché il Signore non rigetta mai. . . Ma, se affligge, avrà anche pietà secondo la sua grande misericordia..."

Riflessione:

         Sembra una cosa triste: il seme deve morire per poter far nascere una nuova vita. Gesù è come quel chicco di grano, che è stato seminato dal Padre nel cuore del mondo: dalla sua morte e risurrezione verrà la vita per noi.

         Ma cosa vuol dire “morire per produrre molto frutto”? Per noi è cercare di trasformare alcuni nostri atteggiamenti negativi, come l’egoismo, la gelosia, la rabbia, la pigrizia, la disobbedienza, in gesti buoni verso gli altri.

 Se sapremo “far morire” questi nostri comportamenti sbagliati, saremo un seme che produrrà qualcosa di buono: amore, amicizia, altruismo e soprattutto oggi …Pace.

         Siamo vicini alla Pasqua, stiamo vivendo momenti molto difficili e siamo tutti chicchi di grano nel buio della terra,   a volte ci sentiamo piccoli e fragili ma dobbiamo imparare dal chicco di grano, dalla natura, a trasformare  la nostra vita coltivando un cuore che sa donare. 

 

 

 

- Questa sera ci troviamo qui per pregare tutti insieme anche per la Pace,  anche noi bambini spesso ci sentiamo molto tristi.

Gesu’ aiutaci a superare questo periodo e a sperare in un mondo migliore,  senza odio.

Sestiglia Rossi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gesù muore in croce: Il Seme germoglia

Dal Vangelo secondo Giovanni. 19, 19-23 

Pilato compose anche l’iscrizione e la fece porre sulla croce; vi era scritto: “Gesù il Nazareno, il re dei Giudei”. Molti Giudei lessero questa iscrizione, perché il luogo dove fu crocifisso Gesù era vicino alla città; era scritta in ebraico, in latino e in greco.

Perciò i capi dei sacerdoti dei Giudei dicevano a Pilato: «Non scrivere: “Il re dei Giudei”; ma che egli ha detto: “Io sono il re dei Giudei”». Pilato rispose: «Quello che ho scritto, ho scritto».

I soldati dunque, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti e ne fecero quattro parti, una parte per ciascun soldato, e anche la tunica.

 

Riflessione:

Una storia! quella che conosciamo tutti, che è la povera storia umana dove si giudica secondo le apparenze, si prendono decisioni con molta leggerezza, i poveri restano poveri, gli oppressi restano oppressi. Questa è la storia umana come l’uomo l’ha fatta diventare con le sue scelte sbagliate. E ci sarebbe davvero, come fanno tanti, da disperarsi per una storia così.

Ma ecco il Dio che reagisce: non è questa la storia che vuole per gli uomini. In questa povera e tribolata storia irrompe una storia nuova, quella del germoglio e di tutti i suoi amici, e la trasforma, perché la sua presenza è quella del Figlio che è verità, bontà, giustizia, potenza. Gli amici del germoglio sono liberi, giorno dopo giorno, scelgono la loro

 strada. Non sono senza peccato, però sanno scegliere la strada giusta, e se hanno peccato sanno chiedere perdono al Signore. Gli amici del germoglio sono semplici, sono piccoli davanti a Dio.

 

- Gesu’ noi della sestiglia dei Rossi vorremmo che questo incontro ci aiutasse  a riflettere un po’ di piu’ su tutto ciò che stiamo vivendo ma soprattutto a credere  che con il nostro impegno possiamo costruire un mondo migliore.

Sestiglia Rossi

 

La Resurrezione

Dal Vangelo secondo Luca. 24, 1- 12 

"...Il primo giorno della settimana, di buon mattino, esse (le donne) si recarono al sepolcro portando gli aromi che avevano preparato. *E trovarono la pietra rotolata via dal sepolcro; *ma, entrate, non vi trovarono il corpo del Signore Gesù. *Mentre non sapevano come spiegarsi questo fatto, ecco due uomini si presentarono a loro in vesti sfolgoranti. *Prese da spavento, esse tenevano il viso chinato a terra, quando essi dissero loro: Perché cercate il vivente tra i morti? *Non è qui, ma è risorto. Ricordate quanto vi disse quando era ancora con voi in Galilea: *che il Figlio dell’uomo doveva essere consegnato nelle mani dei peccatori ed essere crocifisso, e il terzo giorno sarebbe risorto. *Allora ricordarono le sue parole e, ritornate dal sepolcro, riferirono…"

 

SINTESI CAMMINO SINODALE  PARROCCHIA “SAN GIUSEPPE LAVORATORE” SCALEA

FACILITATORE: ANNA MARADEI

INTRODUZIONE

In qualità di facilitatore e delegata della Parrocchia San Giuseppe Lavoratore di Scalea, inizio la mia relazione dicendo che, avendo camminato tutti insieme come Unità Pastorale, il mio gruppo era formato da otto partecipanti provenienti: dalla Parrocchia della Santissima Trinità di Scalea, dalla Parrocchia San Nicola da Tolentino di San Nicola Arcella, dalla Parrocchia San Giuseppe di Santa Domenica Talao, dalla Parrocchia San Nicola in Plateis e dalla Parrocchia San Giuseppe Lavoratore di Scalea. Il gruppo è rimasto sempre lo stesso e ci siamo spostati di volta in volta presso le suddette parrocchie nei giorni: 13, 20, 27 Marzo e 3 Aprile 2022, trattando i seguenti nuclei tematici: “Accoglienza – Ascoltare -Compagni di viaggio -Discernere e Decidere”.

CORPO CENTRALE

-         Affrontando il primo nucleo tematico “ACCOGLIENZA” abbiamo cercato di spiegare il significato della parola ed è emerso quanto segue: accoglienza vuol dire costruire dei ponti, non dei muri, si accoglie ascoltando l’altro con il  cuore, senza pregiudizi e senza giudicare.

Accoglienza vuol dire maggior attenzione verso i giovani per comprendere il presente in cui vivono e per riuscire a progettare iniziative comuni insieme. Occorre, pero’ ,rinnovare la formazione e cercare nuovi stili pastorali.

PROPOSTA

In virtu’ della spiritualità del camminare insieme per sentirci tutti fratelli  e camminare sulla stessa strada fianco a fianco, ognuno si propone, per come puo’ ( distribuzione alimenti, ospitalità, raccolta fondi, tempo da dedicare ai bambini, donazioni) ad aiutare, accogliere e sostenere tutti i fratelli che fuggono dalla guerra, dalla carestia, dalla fame, dalla poverta’ e dalla sofferenza.

-Nel nucleo tematico “ASCOLTARE” e’ stato riscontrato un forte bisogno di ritornare a dare un nuovo valore alle relazioni, agli incontri, che sappiano suscitare un ascolto profondo e vero e che sappiano promuovere un cammino di crescita.

E’ emersa quindi la necessita’ di fermarci e metterci in ascolto gli uni degli altri, tutti, senza distinzioni.

PROPOSTA

Visto che il Sinodo ci offre l’opportunità di diventare chiesa dell’ascolto, prendiamoci una pausa dai nostri ritmi, arrestiamo le nostre ansie e  ascoltiamoci. Fermiamoci in preghiera per ascoltare le crisi e le speranze dell’umanità e lasciamoci coinvolgere con essa in uno stile di prossimità, di fraternità che nasce dal sentirci abbracciati dall’unico amore di DIO. Tutti, senza distinzioni, relazionandoci nel rispetto delle diversità culturali e religiose.

-Nel trattare il nucleo tematico “COMPAGNI DI VIAGGIO” è emerso che bisogna amarsi come compagni di viaggio per compiere il cammino insieme, nel percorso della nostra vita.

 Bisogna uscire dalle nostre solitudini, per ricostruire relazioni con le altre persone, accettandone pregi e difetti, arricchendoci l’uno dell’altro, Camminare sulla stessa strada per condividere gioie, sofferenze, difficoltà, malattie.

PROPOSTA

Amarci come compagni di viaggio anche al di fuori del perimetro ecclesiale, perché una chiesa sinodale è una chiesa “in uscita”, una chiesa missionaria “con le porte aperte”.

Iniziamo, dunque, a guardare alle altre persone, a chi appunto ci cammina accanto e con noi condivide la fatica della strada. Accettiamo i nostri compagni di viaggio anche nella diversità.

-Dal nucleo tematico “DISCERNERE E DECIDERE” è emerso quanto segue: “ Il percorso di discernimento rappresenta il punto di contatto tra preghiera e azione, tra spiritualita’ e vita, ma ciò che esige, è, che vi sia allo stesso tempo, un profondo ascolto della Parola di Dio”.

Fondamentali per un percorso di discernimento sono : la preghiera, per darci luce e sapienza; l’ascolto e il silenzio per capire il disegno che Dio, ha per ognuno di noi; la scoperta del Vangelo, per meditare la Parola ogni giorno e metterci in relazione con Dio e il prossimo; la gioia della condivisione per imparare a condividere la nostra vita con le persone che Dio ci ha messo accanto.

PROPOSTA

Per una crescita del discernimento spirituale comunitario, non si deve essere né rigidi, né presuntuosi , ma bisogna incontrare gli altri, ascoltarli, fare delle scelte concrete, donarci piu’ tempo per pensare e riflettere, camminare insieme dietro al Signore e verso la gente, sotto la guida dello Spirito Santo per intraprendere un’autentica relazione con Dio nello spirito della preghiera e nell’ascolto della Parola.

CONCLUSIONI

Concludo, proponendo di trattare i nuclei tematici del Cammino sinodale nel gruppo di Azione Cattolica Adulti, per poter camminare in sinergia con il Sinodo.

Scalea, 04 Aprile 2022

                                                                                                                                                     Maradei Anna

                                                                                                                      Delegata della Parrocchia “San Giuseppe Lavoratore” Scalea

 

1 aprile 2022 - Quartiere Calvario: Via Crucis animata dal Gruppo Famiglie

PRIMA STAZIONE: L’ULTIMA CENA DI GESÙ

Gesù sceglie la cena, un incontro conviviale, per lasciare in memoriale il suo corpo e il suo sangue, come cibo e bevanda che dona vita eterna. È in quell’ultima cena che Gesù celebra insieme ai suoi. Così la famiglia riunita intorno al tavolo dona possibilità ai genitori di raccontarsi, confrontarsi, di progettare il futuro insieme ai propri figli, che intorno a quel tavolo possono esprimere ogni proprio desiderio e ogni propria aspettativa, sapendo di poter contare sul supporto di mamma e papà.

SECONDA STAZIONE: GESÙ NELL’ORTO DEL GETSEMANI

Affrontare il dolore è questione personale, nessuno può togliercelo; perciò, Gesù condivide con i suoi Apostoli il suo dolore, ma non li rimprovera quando li trova addormentati. Un dolore in famiglia coinvolge tutti in modo differente, ma il primo a soffrire è chi lo vive sulla propria pelle ed è l’affidarsi a Dio che dona la capacità di superare e di andare avanti, accettando quella sofferenza come sua volontà, come fa Gesù.

TERZA STAZIONE: GESÙ DAVANTI AL SINEDRIO

Gesù è l’imputato accusato, viene condotto dal sommo sacerdote per essere interrogato e giudicato. Alla domanda che gli viene fatta, “sei tu il figlio di Dio?”, lui non esita a proclamare il mistero di cui è depositario. Quante volte giudichiamo ingiustamente senza conoscere le reali situazioni, quante volte la verità viene piegata o addirittura nascosta. Quante volte rinneghiamo la nostra appartenenza a te, tu che sei via, verità e vita.

QUARTA STAZIONE: GESÙ È INTERROGATO DA PILATO

Gesù viene condotto davanti a Ponzio Pilato per rinnovare e strappare al procuratore i capi d’accusa e la sentenza di morte nei suoi riguardi. Questo atteggiamento sembra dominare anche nei nostri giorni: l’indifferenza, il disinteresse, la convenienza personale. Ognuno vive nel suo e non si esita a calpestare verità e giustizia. Purtroppo, non sempre siamo coscienti del dono che Gesù ci ha fatto, non mettiamo al centro la nostra appartenenza in lui, ma lo cerchiamo per risolvere le nostre situazioni terrene. Nonostante ciò, tu Gesù ci ami di un amore infinito.

QUINTA STAZIONE: GESÙ VIENE FLAGELLATO

L’atteggiamento di Pilato è sempre attuale e si ripresenta sia nelle grandi vicende che fanno cronaca sui giornali, sia in quelle piccole della nostra esperienza quotidiana. “Non tocca a me, non sono responsabile io”. Cristo ha pagato l’indifferenza con il suo sangue e ci ha dato l’esempio del suo amore che non rifiuta nulla, neppure di dare la vita per i propri fratelli. Il sangue di Cristo ci pone di fronte ad ogni umana sofferenza.  Sentiamoci responsabili in tutte le situazioni in cui i nostri fratelli possono essere da noi soccorsi e consolati.

SESTA STAZIONE: GESÙ VIENE CARICATO DELLA CROCE

Crocifiggilo! Crocifiggilo! È questa la condanna di chi, senza sapere e senza riflettere, giudica chi è innocente e precedentemente è stato osannato. Ogni giorno, anche noi siamo pronti a giudicare e a schierarci con i più forti, facendo emergere la parte peggiore di noi e non il bene. Gesù però ci hai insegnato altro, ci hai insegnato ad amare tutti e a non giudicare e odiare nessuno. Si è caricato della croce e ha percorso un lungo cammino di sofferenza in silenzio. E noi? Siamo capaci di accettare la nostra croce, come ha fatto lui, piccola o grande che sia, e portarla fino in fondo senza disperazione? Siamo capaci di guardare alla croce, tenendo presente che è un segno di amore verso l’eternità?

SETTIMA STAZIONE: IL CIRENEO AIUTA GESÙ

Un uomo sconosciuto che viene costretto a portare la croce di Gesù, si trovava a passare lì per caso, stanco di una giornata di lavoro nei campi. Eppure, è lui che prende su di sé quella croce, sotto cui Gesù era stremato. Farsi prossimi, farsi vicini, allora come oggi, sollevare quel peso che grava su un nostro fratello o su una nostra sorella. Ma anche se non lo conosco? Si, perché in Cristo è mio fratello e mia sorella.

OTTAVA STAZIONE: GESÙ INCONTRA LE DONNE

Gesù non pensa più alla sua persona, lui sa tutto ciò che deve subire, ha accettato la volontà del padre per la salvezza di ognuno di noi. Invita le donne a pensare ai propri figli, il dolore immenso di mamma nel perdere un figlio. Il nostro pensiero va oggi a tutte quelle madri che piangono i figli strappati alla vita terrena troppo presto, ma che vivono nella gloria di Dio. Va alle mamme che ogni giorno con tanti sacrifici portano avanti i loro bambini, ragazzi e giovani. Va a te, Maria, che hai accolto nel tuo seno tuo figlio Gesù e che hai donato a tutti noi la gioia del Paradiso.

NONA STAZIONE: GESÙ È SPOGLIATO DALLE VESTI

Gesù viene spogliato delle sue vesti, essere spogliato in pubblico significa che non è più nessuno che per i nostri peccati e la nostra infedeltà è stato emarginato e disprezzato dagli uomini. Il corpo umano è trattato senza rispetto e, come Gesù, anche l’uomo di oggi, specialmente il più povero, il più debole, si trova da solo, spogliato delle relazioni sociali. Specialmente in questo nostro tempo, il Signore ci chiede di “camminare insieme” in comunione per il cammino sinodale con i fratelli e sorelle che lui ci pone accanto.

DECIMA STAZIONE: GESÙ È CROCIFISSO

La pena della crocifissione è il supplizio più crudele, una vera e propria tortura che si concludeva con la morte del condannato. Gesù maltrattato, si lasciò umiliare, come agnello condotto al macello. Si sono realizzate in lui le profezie del “servo sofferente”.  Allora come oggi, i potenti hanno il sopravvento sui deboli, il denaro e la vita mondana hanno più valore della vita umana. Quante sono le vittime della guerra che senza avere alcuna colpa, sono condannati a subire e sottostare al volere dei governanti! Solo guardando a te, Gesù crocifisso, che possiamo cambiare il cuore di coloro che senza pietà sono responsabili di sofferenza.

UNDICESIMA STAZIONE: GESÙ TRA I LADRONI

“Non sei il Cristo? Salva te stesso e anche noi”. Il grido di chi è peccatore come noi. Perdonaci per le tante sofferenze che ti abbiamo inflitto condannandoti a morte sulla croce. Nonostante fossero i tuoi ultimi momenti su questa terra, hai avuto la forza di un ultimo atto d’amore. Nelle parole che rivolgi al ladrone pentito, ci insegni ad aprire il cuore a tutti coloro che metti sul nostro cammino, senza distinzioni di sesso, razza o religione. Ci insegni ad amarli di un amore gratuito e sincero, perché tutti insieme possiamo costruire un mondo di pace.

DODICESIMA STAZIONE: GESÙ MUORE SULLA CROCE

Per salvarci, Dio ha voluto che il suo unico figlio assumesse la condizione umana. La sofferenza sulla croce fu veramente atroce, sfinito a causa delle percosse e della flagellazione. Gesù si abbandona totalmente nelle mani del Padre, l’ultimo respiro diviene grido di vittoria. Tante volte in questi momenti sopraggiunge la disperazione di chi sta accanto come è stato per Maria e Giovanni, discepolo che lui amava tanto, sotto lo sguardo moriente di Gesù. Anche oggi in mezzo a noi c’è tanta gente che si sente sola, non si sente accolta, cercata, ma lasciata al suo dolore. Allora il nostro compito qual è? Quello di essere sostegno e forza per tutti coloro che vivono questo dramma e soprattutto portare consolazione e pace.

TREDICESIMA STAZIONE: GESÙ È DEPOSTO SULLA CROCE

Gesù aveva tanti amici, ma nessuno di questi ha avuto il coraggio dimostrato da Giuseppe D’Arimatea nel recarsi da Pilato.

Tutti, per via della paura, sono fuggiti, mentre Giuseppe e Nicodemo si prendono cura del suo corpo e gli rendono testimonianza.

Anche noi oggi, tante volte presi dalle debolezze, fuggiamo dai nostri amici e da te, o Gesù: ci nascondiamo per paura e non siamo pronti ad aiutare l’altro. Dobbiamo cercare di fare nostro il coraggio di Giuseppe D’Arimatea e comprendere che “coraggio” non significa “mancanza di paura”, ma è la capacità di vincerla, con Te a nostro sostegno.

QUATTORDICESIMA STAZIONE: GESÙ È SEPOLTO

Giuseppe di Arimatea, uomo facoltoso, mette a disposizione il suo sepolcro nuovo per il corpo di Gesù. Il figlio di Dio ha concluso la sua esistenza, il suo corpo martoriato viene staccato dalla croce e viene posto nel sepolcro. La pietra rotolata davanti all’apertura, suggella una fine, cancella ogni speranza. I discepoli sono sconsolati, sono delusi dal loro maestro…la morte ha cancellato ogni loro aspettativa.

Ognuno di noi fa esperienza di delusione, di fallimento, attraversa momenti bui nella vita e si trova davanti quel masso che chiude ogni possibilità di scampo. Gesù ci dimostrerà, quel mattino di Pasqua, che non è così. Quella pietra verrà ribaltata e la vita riprenderà, perché la morte non è per Gesù l’ultima parola e non lo è nemmeno per noi se crediamo che Egli è il figlio di Dio ed è venuto per la nostra salvezza.

QUINDICESIMA STAZIONE: GESÙ RISORGE DALLA MORTE

“Perché cercate tra i morti colui che è vivo?” Gesù è risorto, la sua umanità entra nella gloria di Dio. Ha trionfato non solo sul peccato, ma anche sulla morte.

Questa verità è il fondamento per tutti noi credenti. La resurrezione, una vita dopo la morte: ciò che è accaduto a Gesù e che egli promette ad ogni persona è un “mistero”. Quando perdiamo una persona cara, soffriamo, cerchiamo conforto e piangiamo e a volte ce la prendiamo con Dio. Dio però non vuole lasciarci così, ci promette che dopo la morte, la vita continua in un modo diverso, la vita eterna, che non avrà fine. Ogni persona ha una vita unica, perciò questa vita ha un valore per Dio e non può fermarsi.  La tristezza delle donne che si recano al sepolcro, si trasforma in gioia dopo aver ricevuto la notizia della resurrezione di Gesù. La resurrezione è la vittoria definitiva su tutto ciò che ci impedisce di vivere pienamente felici, la luminosità e la speranza che alimenta la nostra fede in te, o Gesù, che ci hai insegnato ad amare.

27 marzo 2022 - Quartiere Arenile: Via Crucis animata dall'Azione Cattolica 

 I STAZIONE

SIGNORE, FA’CHE IN QUESTO TEMPO RITROVIAMO IL SENSO DI ESSERE UN’UNICA COMUNITA’ UMANA, CHE CAMMINA INSIEME, CONDIVIDE E NON LASCIA INDIETRO NESSUNO. L’INVITO CHE RISUONA FORTE NEL CAMMINO SINODALE E’ QUELLO DI SAPERE ASCOLTARE IL PIU’ POSSIBILE: UN ASCOLTO SENZA CONFINI E SENZA BARRIERE CHE FACCIA CADERE I MURI, TRA NOI E GLI ALTRI. SIGNORE GESU’, CON LA TUA OBBEDIENZA AL PADRE, HAI OFFERTO A TUTTI LA GRAZIA DI DIVENTARE UOMINI NUOVI: PREGHIAMO AFFINCHE’ UNA PACE AUTENTICA RESTITUISCA A TUTTI I POPOLI LA GIOIA DI UN RINNOVATO VIVERE FRATERNO.

II STAZIONE

Signore Gesù, in questo cammino sinodale, aiutaci ad aprirci all'altro, ad ascoltarlo con gli occhi del cuore, ad apprezzarlo, a condividere con lui speranze e delusioni, a comprendere il suo vissuto e a farne tesoro. Liberaci da preconcetti e stereotipi, fa' che si possa lavorare insieme e in modo proficuo per il bene della Chiesa, nostra maestra e madre. Rendici segno del tuo amore.

III STAZIONE

Signore, fa' che questo cammino sinodale favorisca la partecipazione di tutti i battezzati (clero, laici, consacrati) come membra di un solo corpo e che la Chiesa sia esperta nell' incontro sia con Dio che con i fratelli di ogni confessione cristiana, di ogni religione e anche degli agnostici e di tutti gli altri.

 

IV STAZIONE

L’incontro di Maria con Gesù ci fa capire quanto le madri siano coraggiose nel dover affrontare la scomparsa dei figli e di quanto possano essere eroiche nell’ aiutarli ed ascoltarli quando ne hanno bisogno. Che possa Gesù vegliare su di loro donando un po’ di speranza nei loro cuori!!

V STAZIONE

Un sogno, un'utopia, una meta a cui non possiamo rinunciare. Pace non è solo che le guerre finiscano, è saper costruire una grande alleanza di popoli che, pur nelle diversità di religione, di costumi, e di credo politico, riesca a mantenersi viva e produttiva

VI STAZIONE

Gesù, è giunto il momento di accompagnarti nel cammino verso il Calvario, per portare a termine la tua missione sulla terra, fino al dono più grande, quello di dare la tua vita per la salvezza dell'umanità, nell'obbedienza totale alla volontà del Padre.

Anche noi Gesù, prendiamo la nostra croce e ti vogliamo seguire con il tuo aiuto, nella via del dolore, consapevoli che tu sei sempre con noi, chiamati a vivere in questo tempo e in questa storia così complessa e difficile, dove siamo chiamati a diventare prossimo degli altri, ad aprirci ai loro bisogni e alle loro esigenze con sentimenti di misericordia e di amore.

VII STAZIONE

QUANDO TI CHIEDIAMO IL PANE, SIGNORE NON TE LO CHIEDIAMO SOLO PER NOI STESSI, MA PER TUTTI I FRATELLI IN DIFFICOLTA’. SIGNORE, DONACI OCCHI CAPACI DI VEDERE I LORO BISOGNI, DACCI LA FORZA DI FARCI LORO COMPAGNI DI VIAGGIO PER CAMMINARE FIANCO A FIANCO SULLA STESSA STRADA. SIGNORE GESU’, AIUTACI A GUARDARCI L’UN L’ALTRO COME CI GUARDERESTI TU, AD ACCOGLIERCI E A SENTIRCI TUTTI FRATELLI E DONACI LA FORZA, COSI’ COME SUGGERISCE IL CAMMINO SINODALE, DI METTERCI IN ASCOLTO DELLO SPIRITO SANTO, CHE COME IL VENTO “ SOFFIA DOVE VUOLE E NE SENTI LA VOCE, MA NON SAI DA DOVE VIENE NE’ DOVE VA” RIMANENDO APERTI ALLE SORPRESE CHE CERTAMENTE PREDISPORRA’ PER NOI LUNGO IL CAMMINO.

VIII STAZIONE

O Gesù che nell'amara vita del Calvario, incontrando le donne in lacrime le invitaste a riflettere su quanto accadeva e a dare un senso al loro pianto: non solo parole di comprensione ma la ricerca di un amore che possa dare forza e incentivo alla vita. Anche noi oggi dobbiamo guardare a quanti soffrono non con commiserazione ma con responsabilità per affrontare le tante difficoltà frutto dei nostri difficili tempi

IX STAZIONE

Gesù come tu sei stato privato dalle tue vesti, spogliato, sputato e frustato, in questo momento si stanno spogliando delle loro vesti tutti quelli che fuggono da una guerra assurda, bombardati, senza casa, senza vestiti. Aiutaci Gesù con la nostra carità e accoglienza a non essere ipocriti ma ad amare i nostri fratelli come noi stessi, facendoci dono totale come te sulla croce

X STAZIONE

 Il Concilio Vaticano II ha esortato tutti i cattolici ad un dialogo capace di “riconoscere, conservare e far progredire i beni spirituali e morali, nonché i valori socio-culturali” presenti presso i seguaci di altre religioni, al fine di “promuovere insieme, per tutti gli uomini, la giustizia sociale, i valori morali, la pace e la liberà”.  Abbiamo l'esempio di Gesù che durante la sua vita terrena è stato l'uomo del dialogo per eccellenza. Ti preghiamo padre nel nome di Gesù affinché i capi ti stato possano trovare un dialogo capace di promuovere la pace e no la Guerra.

XI STAZIONE

Cosa sarebbe l’amore senza la parola? Cosa c’è di più bello che dire alla persona amata cosa si prova per lei e farle sapere quanto è importante nella nostra vita? È evidente che il potere della parola è enorme per comunicare alle altre persone il bello della nostra vita; si tratta di certo di uno dei migliori usi che possiede. Gesù aiutaci ad usare in maniera conforme alla tua volontà le nostre parole, che esse siano sono per incoraggiare e sostenere e non per uccidere e calunniare

XII STAZIONE

Signore Gesù, fa 'che tutti i battezzati, attraverso la riscoperta della croce e della resurrezione, in questo cammino di rinnovamento della Chiesa, si sentano coinvolti a pieno titolo, insieme al clero, a (prendere il largo), come dice il Santo Padre, per espletare la missione evangelizzatrice dei nostri territori di appartenenza. In questo essere insieme, fa' che nessuno si senta marginalizzato, ma supportato, responsabilizzato, amato, chiamato a diffondere l'amore che Gesù manifestava nel suo andare tra la gente, ieri come oggi carica di problemi esistenziali di ogni sorta. La Vergine Maria ci sostenga e ci protegga.

XIII STAZIONE

O Madre Addolorata, impetraci la grazia della fede, della speranza e della carità affinché anche noi, affratellati sotto la croce del comune dolore e pentimento rendiamo onore e gloria al tuo Divin Figlio. Non lasciarci mai soli a perderci d'animo nello smarrimento e fa che con la testimonianza della nostra fede siamo sempre aperti all'impegno nella comunità e nelle associazioni affinché nessuno si senta abbandonato.

XIV STAZIONE

Padre Santo, incoraggia e sostieni la preghiera silenziosa della nostra comunità, fa' che riusciamo a colmare la grande sete di silenzio e di contemplazione del nostro cuore Aiutaci a ritrovare degli spazi di silenzio che ci permettono di uscire da un bombardamento mediatico che non ci fa più pensare e andare in profondità.

XV STAZIONE

La resurrezione di Gesù fa sì che dopo un lungo calvario egli ha raggiunto il regno dei cieli lì dove tutto è tranquillo ed è proprio lui da lassù che ci tenderà la sua mano per compiere opere di amore e di bene verso gli altri!

 

18 marzo 2022 - Quartiere Madonnina: Via Crucis animata dal Movimento Focolari

1^ STAZIONE

Ultima cena: “Il pane e il corpo, il vino e il sangue”… Gli elementi significativi dell’offerta totale di Gesù in cambio della salvezza dell’umanità… E’ questo il messaggio importante di unità e condivisione di tutti i cristiani, che si deve leggere.  Era una normale cena, come se ne fanno tante tra amici….sicuramente c’era tanta allegria…è così bello stare insieme!!!! Pensavano gli apostoli…. E chissà con quanto amore sarà stata preparata????

Ma durante quella cena, poi accade qualcosa che per noi è ancora inspiegabile, un mistero che ancora non riusciamo a capire. Gesù annuncia ai suoi discepoli che questo pane che stanno mangiando, in realtà è il suo corpo offerto per tutti gli uomini….quel vino che stanno bevendo è il suo sangue versato per la remissione dei peccati di tutti gli uomini….

A questo punto cosa succede??? Cosa si pensa???

Quel sangue che sarà versato sarà l’elemento di unione tra tutta l’umanità….tutti gli uomini sono fratelli e pertanto uniti nel nome di Cristo. E’ l’ultimo dono che Gesù ci fa…ci dona se stesso….cioè tutto quello che aveva. L’unica cosa che poteva donarci, in quanto non possedeva nulla….povero tra i poveri, ultimo tra gli ultimi.

2^ STAZIONE

Era ormai notte…..le tenebre erano già calate…gli ulivi emanavano un profumo inebriante…nel cielo una luna piena splendeva…. E’ questo il quadro dell’ultima notte in vita di Gesù. Sente impellente il bisogno di pregare ardentemente.

Gesù è un uomo…in quei momenti vorrebbe avere il sostegno di tutti i suoi amici…ma essi dormono tutti….è rimasto solo!!! In quei momenti si intuisce anche la sua umanità, la debolezza di un uomo qualsiasi…per un attimo prova paura di quello che starà per succedergli. Chiede a suo padre di allontargli tutta quella sofferenza che proverà a breve… Ma è solo un attimo….si riprende da quel senso di debolezza tipica degli uomini….risponde pronto alla volontà del Padre.

Capita certamente anche a noi tutti, che di fronte alle richieste di aiuto rimaniamo indifferenti, preferiamo addormentarci, abbandoniamo al suo destino chi ha bisogno di noi. Nel Getsemani avviene il tradimento finale dell’umanità, ma nonostante tutto Lui ci rimane vicino, non ci abbandona. Egli sta costantemente alla porta e bussa. Ma oggi ci sarà qualcuno che è in grado di rimanere sveglio per sentire la sua voce ed aprire la porta????

3^ STAZIONE

Sta per giungere l’alba….siamo al crepuscolo… al nascere dell’ultimo giorno da uomo di Gesù. Il tradimento dell’umanità era già compiuto. Bisognava solo compiere la volontà del Padre. Sacrificare la vita del proprio figlio affinchè tutti gli uomini potessero redimersi, potessero vivere in pace, potessero formare una sola comunità basata sull’amore.

Mancava sottoporsi al giudizio finale. “Sei tu il Cristo???”. Gli viene chiesto. La risposta di Gesù è come la confessione di un condannato. Ma condannato per cosa??? Per essersi proclamato Figlio di Dio??? Ma lo era realmente!!!! Egli non doveva pagare nessuna colpa…è innocente!!!

Nel contempo la sua risposta diventa in realtà la professione della sua divinità. Infatti, nell’Antico Testamento l’appellativo di “Io sono” è il nome di Dio stesso. Da quella professione di divinità ne scaturisce poi l’imputazione di colpevolezza di bestemmia da lavare con la morte. Ma tutti quei giudici che credevano di avere a che fare con un rivoluzionario, con un sobillatore di popoli, oppure di un semplice profeta come tanti ne erano già passati, non sono come noi, quando oggi ci lasciamo sopraffare dai pregiudizi verso gli altri, quando giudichiamo a prescindere, senza andare a fondo nelle profondità di ciascuno.

Oggi c’è bisogno di silenzio per riconoscere la presenza di Gesù nel prossimo, senza dare adito a giudizi affrettati, ma solo a provare con l’amore reciproco e vicendevole.

4^ STAZIONE

Alla richiesta se fosse un re, Gesù confermò con dolcezza di esserlo, ma aggiunse che il suo regno non fosse terreno, quasi a voler rassicurare Pilato che non voleva mettere in discussione il suo potere politico. Ma allora perché Pilato invece ebbe paura di questo re??? La regalità di Cristo è basata su dei valori quali la verità, la giustizia, la libertà, l’amore, l’obbedienza a Dio. Sono queste le differenze sostanziali. Non sono previste ingerenze politiche o lotte di potere….per questo, ad un certo punto anche Pilato cominciò a temerlo.

Lasciò ai Giudei la scelta di condannarlo a morte, non si prese la responsabilità che gli spettava per il suo compito di governatore. Ma noi, oggi, ci sentiamo di appartenere al regno di Cristo?? Oppure siamo solo dei Pilato che non sappiamo prendere le decisioni, lasciando fare agli altri?? Gesù stesso, ce lo ha detto più volte, il suo regno non è un regno materiale, fatto di soldati, di guerre, di comandanti, di potere….

E’ un regno basato sull’amore reciproco, universale… Cerchiamo pertanto di metterci al servizio di questo regno per il quale ha dato la sua vita.

5^ STAZIONE

La flagellazione era quanto più terribile potesse essere inflitta ad un uomo…. Gesù viene sfigurato ed umiliato; i soldati lo irridono mentre lo flagellano, e così anche tutta la gente che assisteva. Nessuno fa nulla per difenderlo. Oggi dovremo chiederci…ma c’ero anche io insieme a costoro??? Certamente!!!!

Ogni volta che non amiamo il prossimo come noi stessi…..quando giudichiamo con pregiudizio….quando abusiamo e non rispettiamo la volontà di Dio…. Certamente siamo uno di quei flagellatori. Ogni volta che restiamo indifferenti dinanzi alle ingiustizie, dinanzi agli ammalati abbandonati, davanti ai profughi annegati, davanti ai bambini obbligati a spacciare droga, davanti alle tante violenze sessuali. 

Ogni volta, anche noi siamo complici di quei flagellatori. ”Apri il nostro cuore e la nostra mente, o Signore, alla tua parola e donaci di ascoltare il tuo silenzio nella sofferenza ed aiutaci ad essere consolatori di tutti gli abbandonati ed accogliere tutti coloro che alzeranno il loro grido di aiuto””.

6^ STAZIONE

Arriva la condanna per Gesù….infatti la stessa gente che alcuni giorni prima lo aveva osannato come proprio re e salvatore, adesso invoca la sua crocifissione come malfattore e sobillatore di popoli.

La punizione per questo reato è la croce. Da quel momento Gesù abbraccia la sua croce…una croce pesantissima perché contiene tutti i peccati dell’umanità, ma nel contempo un dolce peso in quanto avrebbe rappresentato un degno trono della sua regalità. Gesù abbraccia la sua croce con infinito amore….è attraverso di lei, infatti che dovrà compiersi la volontà del Padre suo.

Oggi Egli stesso invita ciascuno di noi a seguirlo, a prendere la sua croce e compiere la sua volontà. Capiremo, in questo modo che la croce non può farci paura…..è il mezzo per arrivare dritti a Lui!!! Nella nostra vita quotidiana definiamo croci tutto ciò che ci accade di sgradevole, che ci fa male…malattie, disagi, cattivi momenti…..  Invece dovremmo vedere in essa un segnale positivo, un segno di redenzione, il simbolo di ogni cristiano, per intendere quello che ognuno di noi dovrebbe portare appeso al collo come segno identificativo di fratellanza universale e di amore reciproco, derivante dal sacrificio di Gesù.

7^ STAZIONE

Lungo la via del Calvario per giungere al luogo fissato della crocifissione, la gente guardava quest’uomo già enormemente provato da mille sofferenze, trasportare quell’oggetto pesante sul quale avrebbe trovato la morte. Un passante, tornando dal suo lavoro, si accorge del triste corteo…per lui certamente uno spettacolo abituale.

Gli viene imposto di portare la croce del condannato, probabilmente perché i soldati riconoscono in lui la robustezza di un uomo di campagna. Cerca di opporsi, non vorrebbe avere nulla a che fare con quel condannato a morte. Tuttavia si trova la croce addosso, e da quel momento il suo destino si incrocia con quel condannato innocente.

Da quell’incontro con Gesù condannato, scaturisce il percorso di fede da parte del Cireneo. Un incontro involontario ed imprevisto…..come peraltro ne capitano tanti nella vita…ma mai così importante da cambiare il cuore dell’uomo. Certamente a questo punto il Cireneo avrà capito l’enorme grazia che gli è capitata, condividendo il peso della croce, e camminare al suo fianco fino alla cima.

Ognuno di noi, quando si rivolge con bontà alle sofferenze di un nostro fratello, verso chi appare inerme davanti alle persecuzioni ed agli abusi quotidiani, condividendone, di conseguenza, i propri patimenti e le debolezze, aiutiamo a portare la croce a Gesù. In tal modo, potremo ottenere materialmente la nostra salvezza, e contribuire materialmente alla salvezza di tutta l’umanità.   

8^ STAZIONE

Gesù vedendo le donne piangere e disperarsi, non le abbandona, anzi, nonostante il suo immenso dolore causato dall’enorme peso, le parla, le ammonisce, quasi le sgrida… Le intima di non piangere su di Lui, ma di piangere su loro stessi e sui loro figli, in virtù di tutti i peccati commessi. E’ un vero e proprio invito al pentimento, al rimpianto del male commesso.

Tuttavia, anche usando parole dirette e concrete, quasi dure… arrivano dritte al cuore, come quelle di un padre amorevole che non vuole giudicare i propri figli, ma vuole solamente cercare di correggere. Da queste parole emerge chiaramente, ancora una volta l’amore senza limiti verso gli ultimi e gli emarginati; le donne infatti, a quel tempo, non erano considerate degne di essere interpellate, mentre Lui, invece rivolge proprio a loro la sua attenzione.

Anche questo è un suo aspetto che lo ha reso un rivoluzionario per quell’epoca. Oggi, con questo gesto di infinito amore senza misura, Gesù ci chiede di diventare sempre più caritatevoli nei confronti dei bisognosi e degli ultimi, proprio come fece Lui. Per far questo serve una grande forza d’animo per andare contro corrente ed entrare in contatto autentico con gli altri, gettando ponti ed evitando di chiuderci nell’egoismo che ci conduce alla solitudine del peccato.

9^ STAZIONE

Oltre a essere ingiustamente condannato, Gesù’ viene umiliato, deriso e disprezzato. Le sue vesti vengono strappate e tirate a sorte.  Gesù si spoglia della sua condizione umana. Quanti uomini nudi ci sono oggi davanti ai nostri occhi?  E quanti uomini abbiamo spogliato noi della loro privacy e della loro dignità? Quanti ne abbiamo condannati ingiustamente?  Uomini emarginati e maltrattati, privati della loro stessa umanità.

E noi spesso ci giochiamo le loro vesti, con la nostra indifferenza, con il nostro egoismo, con i nostri pregiudizi.  Per meglio comprendere questi nostri fratelli, anche noi dobbiamo denudarci delle nostre “vesti”, del nostro superfluo, dei nostri rancori, delle nostre paure, dei nostri limiti. Farsi uno con l'altro, rivestire di amore le nudità nostre e altrui, per proseguire in compagnia di Gesù la via della salvezza.

10^ STAZIONE

Uno ad uno gli vennero infilati i chiodi…e ad ogni colpo di martello corrispondeva un grido disperato di dolore… Quel dolore che inevitabilmente si ripercuote su sua madre…proprio come le era stato predetto in passato. Infine la croce venne innalzata, come un trofeo alzato dai vincitori…

Coloro che lo avevano condannato finalmente erano felici…lo incitavano a scendere visto che era il Re dei Giudei. Ma Egli non volle rispondere, viveva pienamente quel momento…il suo momento… Aveva aspettato per questo….aveva vissuto tutta la sua vita in funzione di questi ultimi istanti… Il tempo non contava più….contava solo l’infinito amore che emanava quel corpo devastato dalle torture e dai flagelli. Tutti gli insulti che ricevette venivano restituiti con amore smisurato, fino a farli perdonare con cuore sincero.

Quell’immagine di Gesù abbandonato, oggi deve essere inteso come un grande dono nei nostri confronti da parte del Signore… Esso infatti è la chiave per risolvere i nostri problemi personali….. E’ da qui, che bisogna ripartire, ricominciare, oppure compiere il primo passo, il presupposto per cercarlo, donarlo agli altri ed infine amarlo nelle infinite sofferenze dell’umanità.

11^ STAZIONE

Insieme a Gesù vennero crocifissi anche due malfattori, uno a destra e l’altro alla sua sinistra. Essi rappresentano tutti noi uomini che commettiamo il male, ma sappiamo riconoscere il mistero di Dio sulla croce. Uno di essi lo provoca, vorrebbe essere salvato….ma di quella salvezza terrena che a quel punto non serve a niente. L’altro, (si dice quello bravo), riconosce nel giusto innocente Colui che con la sua morte laverà anche i suoi misfatti.

Un istante prima di morire riconosce i suoi peccati e chiede il giusto perdono solo a Colui che può concederlo… Oggi sarai con me in Paradiso….forse è la risposta più bella che avrebbe voluto sentire… E’ il segno dell’infinita misericordia di Dio, che ammette il sincero pentimento anche all’ultimo istante di vita, e concede lo stesso premio anche a chi è stato giusto e virtuoso per tutta la durata della sua vita terrena.

Questo comportamento ci spinge a chiederci…ma allora chi potrà dirsi perduto??? Probabilmente nessuno!!! Siamo tutti chiamati alla salvezza proprio perché c’è stato un giusto che si è immolato per tutti noi ed è stato dimostrato che anche dopo una vita dissoluta e spregiudicata, è possibile comunque raggiungere il Paradiso, riconoscendo in Gesù l’unico vero Salvatore del mondo.

12^ STAZIONE

Ad attendere la morte di Gesù c’erano sua madre e Giovanni, il suo apostolo preferito. Prima di spirare, per adempiere a quello che avevano previsto le scritture, restava da compiere solo un gesto… Affidare l’intera umanità a sua madre Maria. ”Ecco tua madre!!””: disse a Giovanni… Da quel momento tutti gli uomini diventarono fratelli, in quanto abbiamo in comune la maternità di Maria, e poi perché quel sangue versato era servito per la salvezza di ciascuno di noi.

Da quel momento non era più come prima… Infatti Gesù morendo ci fa scoprire nel dono di sé il gesto che crea lo spazio per l’unità.

Da quel momento cambia soprattutto il significato della croce…..diventa infatti, un amore orizzontale rappresentato dalla fratellanza universale che si incrocia con l’amore verticale significante l’amore di Dio verso gli uomini e viceversa.. E’ questo il nuovo significato della croce per noi cristiani.. Non più un simbolo di morte, di sofferenza, bensì di speranza, di unità, di amore…

13^ STAZIONE

Sopraggiunge ormai la sera e arriva Giuseppe, membro autorevole del Sinedrio a chiedere il corpo di Gesù. Anche nel Sinedrio che aveva deciso la morte di Gesù c’è chi “…aspettava il regno di Dio”, c’è qualcuno che crede, che conosce e riconosce Gesù dopo che è morto. Davanti all’ingiustizia della condanna di Gesù da parte del Sinedrio, Giuseppe trova il coraggio di agire, di uscire allo scoperto e andare da Pilato a chiedere il corpo di Gesù.

Trova finalmente il coraggio di schierarsi dalla parte della verità. Vincere le proprie paure non è affatto facile. Anche Giuseppe avrà meditato a lungo prima di trovare il coraggio di scegliere Gesù. Anche se questo poteva metterli in cattiva luce con gli altri membri del Sinedrio.

Nel momento estremo della morte di Gesù, Giuseppe scopre che la sua fede nel Cristo è più forte di tutte le sue paure. Anche noi come Giuseppe dobbiamo trovare il coraggio di vivere la nostra fede davanti al mondo, soprattutto facendo azioni concrete, aiutando i più bisognosi come Gesù ci ha insegnato.

14^ STAZIONE

Gesù è sepolto……questi sono i momenti più toccanti della pietà umana, la sepoltura di un proprio caro. Sono i momenti del dolore incredulo, sono i momenti della solitudine e dello sconforto umano. Il corpo di Gesù è inghiottito dalla terra e con esso anche ogni speranza di ogni uomo.

Il Dio della vita è morto, ma è proprio del momento della deposizione di Gesù che si avvera la sua parola…..”Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo, se invece muore produce molto frutto.

Gesù è il chicco di grano che muore e che mediante la sua morte salva tutto il genere umano. La sua discesa nella dimora dei morti non è per la morte, ma per la vita. Con Gesù, ogni morte da quel momento può sfociare nella vita vera. La morte di Gesù è la vittoria della vita e della resurrezione.

15^ STAZIONE

Gesù, Tu ci precedi sempre nella Galilea della nostra vita. Ogni luogo o situazione che ci troviamo a vivere non è senza di Te. Seguito il cammino del Calvario, sperimentiamo la gioia della risurrezione attraverso la Tua Pasqua. Le cose vecchie son passate e ne sono nate di nuove. 

La morte non può avvolgere e oscurare la speranza donataci nella resurrezione. Dovremmo poter vincere il nostro egoismo e compiere opere di vita per noi stessi e per i nostri fratelli.  Siamo chiamati alla vita che si celebra in Cristo Gesù attraverso la comunità che viviamo. Oggi, siamo chiamati alla vita del Maestro: non ci resta che rispondere con coraggio “Eccomi”, aprendoci alla sua volontà.

 

 Domenica 6 Marzo 2022 uscita con le Famiglie a Buonvicino

     Domenica 6 marzo, prima domenica di quaresima, è  stata programmata una uscita nel territorio del gruppo delle famiglie, destinazione  Buonvicino, il primo vero incontro con tempi più lunghi per stare insieme e confrontarci. Ci siamo dati appuntamento on parrocchia alle 9.30 e dopo i saluti di Don Cono ci siamo avviati.
Siamo arrivati a destinazione in largo anticipo per prendere parte alla messa Pro Populo, ci siamo messi in cammino per la chiesa  dedicata a San Ciriaco abate e dopo un breve saluto al parroco si è fatta l'ora della celebrazione. La chiesa era molto bella, ma faceva anche molto freddo. La celebrazione è stata essenziale e con poca partecipazione da parte dei fedeli, ravvivata solo da un battesimo e da alcuni ragazzi che fanno catechesi durante la Messa.

     Terminata la messa don Salvatore, il parroco, ci ha accompagnato  al santuario della Madonna della neve, una cappella molto semplice ma con il suo fascino, posta fra le montagne in un luogo caratteristico, con vista sui monti innevati dell'Appennino e dall'altra parte  sul nostro mare. Intanto è arrivato Don Cono, che ha trovato già apparecchiato e dopo un momento di preghiera, abbiamo dato il via al pranzo, conviviale anche se in verità  non proprio quaresimale.

     Data la meravigliosa giornata, dopo una spiegazione più  dettagliata dei luoghi e della chiesetta da parte sua, ci siamo avviati in una lunga passeggiata in direzione del Busto di San Ciriaco, posto sopra il paese in segno di devozione dalla popolazione. Gli abitanti vollero ringraziarlo per averli protetti dalla caduta di un enorme masso. Siamo poi tornati alla chiesa di San Ciriaco dove Don Cono ci ha dato anche lì qualche info sulla chiesa e le reliquie del santo.
Breve momento per il caffè del pomeriggio e poi di ritorno a  casa, dalla giornata è emerso che come gruppo delle famiglie sarebbe bello ritornare un fine settimana al santuario della Madonna della neve, ma per ora l'appuntamento è fissato al 19 marzo, festa di San Giuseppe, in cui il gruppo animerà la liturgia.

                                  Messaggio del Santo Padre  per la Quaresima 2022

Cari fratelli e sorelle,
la Quaresima è tempo favorevole di rinnovamento personale e comunitario che ci conduce alla Pasqua di Gesù Cristo morto e risorto. Per il cammino quaresimale del 2022 ci farà bene riflettere sull’esortazione di San Paolo ai Galati: «Non stanchiamoci di fare il bene; se infatti non desistiamo a suo tempo mieteremo. Poiché dunque ne abbiamo l’occasione (kairós), operiamo il bene verso tutti» (Gal 6,9-10a).

Semina e mietitura
In questo brano l’Apostolo evoca l’immagine della semina e della mietitura, tanto cara a Gesù (cfr Mt 13). San Paolo ci parla di un kairós: un tempo propizio per seminare il bene in vista di una mietitura. Cos’è per noi questo tempo favorevole? Certamente lo è la Quaresima, ma lo è anche tutta l’esistenza terrena, di cui la Quaresima è in qualche modo un’immagine.[1] Nella nostra vita troppo spesso prevalgono l’avidità e la superbia, il desiderio di avere, di accumulare e di consumare, come mostra l’uomo stolto della parabola evangelica, il quale riteneva la sua vita sicura e felice per il grande raccolto accumulato nei suoi granai (cfr Lc 12,16-21). La Quaresima ci invita alla conversione, a cambiare mentalità, così che la vita abbia la sua verità e bellezza non tanto nell’avere quanto nel donare, non tanto nell’accumulare quanto nel seminare il bene e nel condividere.

Il primo agricoltore è Dio stesso, che con generosità «continua a seminare nell’umanità semi di bene» (Enc. Fratelli tutti, 54). Durante la Quaresima siamo chiamati a rispondere al dono di Dio accogliendo la sua Parola «viva ed efficace» (Eb 4,12). L’ascolto assiduo della Parola di Dio fa maturare una pronta docilità al suo agire (cfr Gc 1,21) che rende feconda la nostra vita. Se già questo ci rallegra, ancor più grande però è la chiamata ad essere «collaboratori di Dio» (1 Cor 3,9, facendo buon uso del tempo presente (cfr Ef 5,16) per seminare anche noi operando il bene. Questa chiamata a seminare il bene non va vista come un peso, ma come una grazia con cui il Creatore ci vuole attivamente uniti alla sua feconda magnanimità.

E la mietitura? Non è forse la semina tutta in vista del raccolto? Certamente. Il legame stretto tra semina e raccolto è ribadito dallo stesso San Paolo, che afferma: «Chi semina scarsamente, scarsamente raccoglierà e chi semina con larghezza, con larghezza raccoglierà» (2 Cor 9,6). Ma di quale raccolto si tratta? Un primo frutto del bene seminato si ha in noi stessi e nelle nostre relazioni quotidiane, anche nei gesti più piccoli di bontà. In Dio nessun atto di amore, per quanto piccolo, e nessuna «generosa fatica» vanno perduti (cfr Esort. ap. Evangelii gaudium, 279).

Come l’albero si riconosce dai frutti (cfr Mt 7,16.20), così la vita piena di opere buone è luminosa (cfr Mt 5,14-16) e porta il profumo di Cristo nel mondo (cfr 2 Cor 2,15). Servire Dio, liberi dal peccato, fa maturare frutti di santificazione per la salvezza di tutti (cfr Rm 6,22). In realtà, ci è dato di vedere solo in piccola parte il frutto di quanto seminiamo giacché, secondo il proverbio evangelico, «uno semina e l’altro miete» (Gv 4,37). Proprio seminando per il bene altrui partecipiamo alla magnanimità di Dio: «È grande nobiltà esser capaci di avviare processi i cui frutti saranno raccolti da altri, con la speranza riposta nella forza segreta del bene che si semina» (Enc. Fratelli tutti, 196). Seminare il bene per gli altri ci libera dalle anguste logiche del tornaconto personale e conferisce al nostro agire il respiro ampio della gratuità, inserendoci nel meraviglioso orizzonte dei benevoli disegni di Dio.

La Parola di Dio allarga ed eleva ancora di più il nostro sguardo: ci annuncia che la mietitura più vera è quella escatologica, quella dell’ultimo giorno, del giorno senza tramonto. Il frutto compiuto della nostra vita e delle nostre azioni è il «frutto per la vita eterna» (Gv 4,36), che sarà il nostro «tesoro nei cieli» (Lc 12,33; 18,22). Gesù stesso usa l’immagine del seme che muore nella terra e fruttifica per esprimere il mistero della sua morte e risurrezione (cfr Gv 12,24); e San Paolo la riprende per parlare della risurrezione del nostro corpo: «È seminato nella corruzione, risorge nell’incorruttibilità; è seminato nella miseria, risorge nella gloria; è seminato nella debolezza, risorge nella potenza; è seminato corpo animale, risorge corpo spirituale» (1 Cor 15,42-44). Questa speranza è la grande luce che Cristo risorto porta nel mondo: «Se noi abbiamo avuto speranza in Cristo soltanto per questa vita, siamo da commiserare più di tutti gli uomini. Ora, invece, Cristo è risorto dai morti, primizia di coloro che sono morti» (1 Cor 15,19-20), affinché coloro che sono intimamente uniti a lui nell’amore, «a somiglianza della sua morte» (Rm 6,5), siano anche uniti alla sua risurrezione per la vita eterna (cfr Gv 5,29): «Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro» (Mt 13,43).

«Non stanchiamoci di fare il bene»
La risurrezione di Cristo anima le speranze terrene con la «grande speranza» della vita eterna e immette già nel tempo presente il germe della salvezza (cfr Benedetto XVI, Enc. Spe salvi, 3; 7). Di fronte all’amara delusione per tanti sogni infranti, di fronte alla preoccupazione per le sfide che incombono, di fronte allo scoraggiamento per la povertà dei nostri mezzi, la tentazione è quella di chiudersi nel proprio egoismo individualistico e rifugiarsi nell’indifferenza alle sofferenze altrui.

Effettivamente, anche le migliori risorse sono limitate: «Anche i giovani faticano e si stancano, gli adulti inciampano e cadono» (Is 40,30). Ma Dio «dà forza allo stanco e moltiplica il vigore allo spossato. […] Quanti sperano nel Signore riacquistano forza, mettono ali come aquile, corrono senza affannarsi, camminano senza stancarsi» (Is 40,29.31). La Quaresima ci chiama a riporre la nostra fede e la nostra speranza nel Signore (cfr 1 Pt 1,21), perché solo con lo sguardo fisso su Gesù Cristo risorto (cfr Eb 12,2) possiamo accogliere l’esortazione dell’Apostolo: «Non stanchiamoci di fare il bene» (Gal 6,9).

Non stanchiamoci di pregare. Gesù ha insegnato che è necessario «pregare sempre, senza stancarsi mai» (Lc 18,1). Abbiamo bisogno di pregare perché abbiamo bisogno di Dio. Quella di bastare a noi stessi è una pericolosa illusione. Se la pandemia ci ha fatto toccare con mano la nostra fragilità personale e sociale, questa Quaresima ci permetta di sperimentare il conforto della fede in Dio, senza la quale non possiamo avere stabilità (cfr Is 7,9). Nessuno si salva da solo, perché siamo tutti nella stessa barca tra le tempeste della storia;[2] ma soprattutto nessuno si salva senza Dio, perché solo il mistero pasquale di Gesù Cristo dà la vittoria sulle oscure acque della morte. La fede non ci esime dalle tribolazioni della vita, ma permette di attraversarle uniti a Dio in Cristo, con la grande speranza che non delude e il cui pegno è l’amore che Dio ha riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo (cfr Rm 5,1-5).

Non stanchiamoci di estirpare il male dalla nostra vita. Il digiuno corporale a cui ci chiama la Quaresima fortifichi il nostro spirito per il combattimento contro il peccato. Non stanchiamoci di chiedere perdono nel sacramento della Penitenza e della Riconciliazione, sapendo che Dio mai si stanca di perdonare.[3] Non stanchiamoci di combattere contro la concupiscenza, quella fragilità che spinge all’egoismo e ad ogni male, trovando nel corso dei secoli diverse vie attraverso le quali far precipitare l’uomo nel peccato (cfr Enc. Fratelli tutti, 166). Una di queste vie è il rischio di dipendenza dai media digitali, che impoverisce i rapporti umani. La Quaresima è tempo propizio per contrastare queste insidie e per coltivare invece una più integrale comunicazione umana (cfr ibid., 43) fatta di «incontri reali» (ibid., 50), a tu per tu.

Non stanchiamoci di fare il bene nella carità operosa verso il prossimo. Durante questa Quaresima, pratichiamo l’elemosina donando con gioia (cfr 2 Cor 9,7). Dio «che dà il seme al seminatore e il pane per il nutrimento» (2 Cor 9,10) provvede per ciascuno di noi non solo affinché possiamo avere di che nutrirci, bensì affinché possiamo essere generosi nell’operare il bene verso gli altri. Se è vero che tutta la nostra vita è tempo per seminare il bene, approfittiamo in modo particolare di questa Quaresima per prenderci cura di chi ci è vicino, per farci prossimi a quei fratelli e sorelle che sono feriti sulla strada della vita (cfr Lc 10,25-37). La Quaresima è tempo propizio per cercare, e non evitare, chi è nel bisogno; per chiamare, e non ignorare, chi desidera ascolto e una buona parola; per visitare, e non abbandonare, chi soffre la solitudine. Mettiamo in pratica l’appello a operare il bene verso tutti, prendendoci il tempo per amare i più piccoli e indifesi, gli abbandonati e disprezzati, chi è discriminato ed emarginato (cfr Enc. Fratelli tutti, 193).

«Se non desistiamo, a suo tempo mieteremo»
La Quaresima ci ricorda ogni anno che «il bene, come anche l’amore, la giustizia e la solidarietà, non si raggiungono una volta per sempre; vanno conquistati ogni giorno» (ibid., 11). Chiediamo dunque a Dio la paziente costanza dell’agricoltore (cfr Gc 5,7) per non desistere nel fare il bene, un passo alla volta. Chi cade, tenda la mano al Padre che sempre ci rialza. Chi si è smarrito, ingannato dalle seduzioni del maligno, non tardi a tornare a Lui che «largamente perdona» (Is 55,7).

In questo tempo di conversione, trovando sostegno nella grazia di Dio e nella comunione della Chiesa, non stanchiamoci di seminare il bene. Il digiuno prepara il terreno, la preghiera irriga, la carità feconda. Abbiamo la certezza nella fede che «se non desistiamo, a suo tempo mieteremo» e che, con il dono della perseveranza, otterremo i beni promessi (cfr Eb 10,36) per la salvezza nostra e altrui (cfr 1 Tm 4,16). Praticando l’amore fraterno verso tutti siamo uniti a Cristo, che ha dato la sua vita per noi (cfr 2 Cor 5,14-15) e pregustiamo la gioia del Regno dei cieli, quando Dio sarà «tutto in tutti» (1 Cor 15,28).

La Vergine Maria, dal cui grembo è germogliato il Salvatore e che custodiva tutte le cose «meditandole nel suo cuore» (Lc 2,19) ci ottenga il dono della pazienza e ci sia vicina con la sua materna presenza, affinché questo tempo di conversione porti frutti di salvezza eterna.

Roma, San Giovanni in Laterano, 11 novembre 2021, Memoria di San Martino Vescovo.
                                                                                                                                                                        FRANCESCO

Messaggio Cei per la Quaresima: ecco la “pienezza del tempo”

Rendere la propria vita un tempo “pieno”, cioè pronto all'incontro personale con Gesù: questo ci ricorda ogni anno il periodo della Quaresima che ci prepara a vivere il mistero pasquale del Cristo morto e Risorto. Una Quaresima, quella del 2022, che porta con sé ancora tante speranze miste a sofferenze a causa della pandemia che affligge il mondo da due anni, e che è dunque periodo particolarmente propizio per una conversione, in questo caso triplice: conversione all'ascolto, alla realtà e alla spiritualità.

Conversione all'ascolto

È un tempo di ascolto, quello della pandemia. È un ascolto della voce degli esperti che mettono in luce quanto la scienza sia fallibile, ma l'ascolto anche dei più piccoli e in particolare dei bambini e degli adolescenti che a causa del Covid hanno subito molte privazioni. L'ascolto dei piccoli, degli ultimi, inoltre, si rivela particolarmente prezioso perché ripropone esattamente lo stile di Gesù. Infine, ma non per ultimo, l'ascolto del grido dei parroci e dei catechisti, che vedono diminuita la partecipazione alle attività e alla vita della Chiesa rispetto a prima. L'ascolto cui siamo invitati, però, deve essere sempre un ascolto empatico, partecipe, che comunica un livello di attenzione massimo verso l'altro, interpellati in prima persona ogni volta che un fratello si apre con noi. Nella Bibbia è anzitutto Dio che ascolta il grido del suo popolo sofferente e si muove con compassione . Ma poi l’ascolto è l’imperativo rivolto al credente, che risuona anche sulla bocca di Gesù come il primo e più grande dei comandamenti.

Conversione alla realtà

Qual è “la pienezza del tempo”? Dio l'ha riconosciuta nel periodo storico in cui ha mandato Gesù a incarnarsi nel mondo ed è proprio la presenza del Figlio tra noi a provare definitivamente quanto la nostra realtà storica sia importante agli occhi del Padre. Ancorarsi alla realtà storica è fondamentale per i cristiani: significa obbedire al presente senza abbandonarsi ai rimpianti né cedere alla paura. La caratteristica del cristiano è, dunque, la perseveranza: la fede non è una bacchetta magica, essa rifugge le scorciatoie e le semplificazioni, ma benedice la pazienza cristiana, il restare saldi nell'impegno con gli occhi fissi sul bene comune e non per un vantaggio egoistico o di parte. Non è stata forse questa “la pazienza di Cristo” (2Ts 3,5), che si è espressa in sommo grado nel mistero pasquale? Non è stata forse questa la sua ferma volontà di amare l’umanità senza lamentarsi e senza risparmiarsi (cfr. Gv 13,1)? Come comunità cristiana, oltre che come singoli credenti, dobbiamo riappropriarci del tempo presente con pazienza e restando aderenti alla realtà. 

Conversione alla spiritualità

Cogliere “la pienezza del tempo” significa cogliere anche l'azione dello Spirito nel tempo, che lo rende sempre un tempo “opportuno”. Essere protagonisti del proprio tempo in ottica cristiana  vuol dire, quindi, viverlo attraverso la fede nel Padre misericordioso, la carità nei confronti degli ultimi e la speranza in un rinnovamento interiore delle persone. Ecco, dunque, che la Pasqua, e ancora prima, vivere ad essa con la Quaresima, significa riconsiderare la storia nell'ottica dell'amore, anche se questo implica farsi carico della propria croce e di quella altrui, ma significa anche accomodarsi alla sequela di Cristo in modo nuovo: sfruttando ogni occasione per mostrare a tutti quanto è grande l'amore del padre verso l'umanità. 

 

Epifania 2022 - Relazione incontro Gruppo delle Famiglie

    È arrivato per il gruppo famiglie il primo vero incontro, abbiamo cominciato con l'animazione della messa del 26 dicembre, giorno dedicato alla Sacra Famiglia di Nazareth. Tutti i componenti hanno animato e pregato insieme, ed era previsto per il pomeriggio un incontro, che non è stato possibile attuare per l'assenza, a causa di motivi lavorativi, del responsabile.

    L'incontro è stato perciò rinviato al 6 gennaio, ore 18:00. Nel giorno dell'Epifania del Signore, il gruppo si è radunato nella canonica, l'incontro è iniziato con la preghiera d'invocazione dello Spirito per il Sinodo, del Santo Padre. Il tema principale dell'incontro è infatti stato il messaggio del Papa per la giornata della pace del 1 gennaio. Don Cono ci ha incoraggiato a recitare questa preghiera ogni giorno perché, come ci viene detto nella preghiera stessa, ognuno di noi attraverso i nostri carismi possa riscoprire la gioia della vita cristiana. Ha inoltre sottolineato che, anche in questo periodo difficile dove ci viene chiesto di rimanere distanti, noi cristiani siamo chiamati, attraverso i doni dello Spirito, ad unirci nel metterci al servizio dei fratelli e, attraverso la preghiera, ad essere testimoni di speranza e di gioia per l'altro e sostegno per la chiesa, prendendo coscienza della nostra vocazione cristiana.

    Il tempo sinodale serve ad esprimere le proprie potenzialità e dal messaggio di Papa Francesco emerge il modo corretto per farlo, non guardando alle grandi azioni ed esperienze, ma limitandoci nel nostro piccolo e con umiltà, ad essere artigiani di pace. Ognuno nelle nostre case, nelle nostre città perché c'è il bisogno di cercarsi e relazionarsi.
Abbiamo toccato il primo punto: "Come sono belli sui monti i piedi del messaggero che annuncia la pace".

    Nel giorno dell'Epifania, a chiusura del tempo di Natale, è emerso che, in questo tempo in cui ci troviamo ad affrontare una pandemia, il cambiamento climatico e la mancanza di lavoro, anche questo periodo privilegiato in cui avviene l'evento luminoso della nascita del messaggero di pace che è Gesù è passato un po' così, senza che si avesse come obbiettivo il fratello. Questo è un momento difficile, ma siamo comunque chiamati a sforzarci a vivere da cristiani. Sorge quindi una domanda "Ma in tutto questo i potenti dove sono?".

    Il Papa, e di conseguenza la chiesa, sono soli e, nonostante gli sforzi, sembra che nella loro visione gli diano sempre meno importanza. Durante l'incontro c'è stato un dialogo che ha animato la nostra gioia  di confrontarci e stare insieme.
 

    Per i prossimi incontri ci siamo dati tempi più lunghi, infatti il prossimo, restrizioni  permettendo, si terrà a Buonvicino, alla Madonna della Neve. Alla fine di tutto ciò ci siamo spostati nei locali della mensa per continuare il nostro stare insieme con un'agape fraterna. Cena leggera? Non direi, ma sicuramente un modo gioioso per concludere il nostro incontro.

Domenica 28 Novembre 2021 - Prove di Ripartenza

     Proviamo a ricostruire, dopo due anni, il gruppo delle famiglie bisogna perciò ripartire in modo nuovo. Domenica pomeriggio alle 18.30 si è tenuto il primo incontro e nonostante le condizioni meteorologiche avverse eravamo presenti.
L'incontro è iniziato con l'invocazione allo Spirito della preghiera per il Sinodo e Don Cono ha tenuto a sottolineare l'importanza del gruppo delle famiglie in parrocchia.

     Il cammino è lungo, c'è bisogno di tanta pazienza dopo questo periodo difficile per aggregare giovani famiglie, ma il Signore interviene sul suo popolo ci dona la gioia di camminare insieme nel suo amore.
Il percorso di questo anno vedrà come tema "il sinodo" voluto da papa Francesco. Sinodo vuol dire camminare insieme, un cammino di fratellanza, di amore e di fiducia tra noi.
 

     C'è stato un breve confronto tra i partecipanti sulla volontà di camminare insieme, confronto che è proseguito in pizzeria, la serata è scivolata in assoluta serenità e armonia. Ci siamo così dati appuntamento al prossimo incontro che sarà sicuramente nel giorno dedicato alla Sacra Famiglia.                            

                                                                                                                                                                      I Coordinatori

                                                                                                                                                                        Franco e Rita
 

Le Quaranta Ore: Via per incontrare il Risorto

Ho vissuto le Quarantore mettendomi in adorazione davanti a Lui presente nel Sacramento della Eucarestia, pregando con tanta passione mi sono accostata alla confessione, pochi giorni prima di questo evento, perché ho pensato che il Signore apprezzi l'adorazione che viene da una  coscienza pulita. Con fiducia di essere bene accolta gli ho aperto il cuore, l'ho pregato meditando e riflettendo tanto da sentire un profondo benessere interiore. La riflessione in questo momento importante "Rendi il nostro cuore simile al tuo" è avvenuta nel confortante silenzio che ha illuminato il mio cuore accendendo la speranza e la ferma volontà di rimanere accanto a Cristo nelle mie azioni. Ciò mi ha aiutato nella riconciliazione e nella preparazione della Santa Pasqua di Resurrezione che è un ritorno alla luce.

Queste 40ore di preghiera in chiesa sono state davvero importanti per me, hanno fatto in modo dopo tempo di far si che tutti noi fedeli potessimo riunirci e pregare tutti insieme nonostante questo brutto periodo incessante che ha cambiato in parte le nostre vite ma ciò non toglie che bisogna comunque avere fede sempre e lottare ed io questa forza la ritrovo mediante la Chiesa, la preghiera è l'avvicinamento a Dio dove la stanchezza non si fa sentire, ma solo tranquillità pace e serenità!

Sono stati un momento di intensa preghiera personale e comunitaria da riproporre con un maggiore coinvolgimento e protagonismo dei giovani e giovanissimi e con l'animazione dei vari momenti della giornata da parte dei gruppi parrocchiali. (Irma De Gregorio)
 

 

SETTIMANA SANTA 2021

 

28 marzo Domenica delle Palme e della Passione del Signore

La benedizione delle Palme si farà in tutte le Sante Messe

 

8:30 Santa Messa Ad Mentem

11:00 Santa Messa Pro Populo Dei

18:00 Santa Messa Ad Mentem

 

29 Marzo Lunedì Santo alle ore 18:00 - Santa Messa: Il giorno degli Amici

 

SI  PUO’ PORTARE IL GRANO IN CHIESA

 

30 Marzo Martedì Santo ore 18:00 - Santa Messa: Il giorno dello Sdegno

31 Marzo Mercoledì  Santo - ore 18:00 Santa Messa: Il giorno del Tradimento

 

 

1 Aprile Giovedì Santo – In Coena Domini

09:30 San Marco Argentano in Cattedrale: Messa Crismale

09:00 Disponibilità per le Confessioni e Visita agli Ammalati

18:00 Santa Messa ‘in Coena Domini’

La Chiesa resta aperta per la preghiera fino alle ore 21:00

 

2 Aprile Venerdì Santo - In Passione Domini  - Astinenza e   Digiuno

09:00 Disponibilità per le Confessioni e Visita agli Ammalati

18:00 Liturgia: Adorazione della Croce

 

3 Aprile Sabato Santo - Astinenza

09:00 Ora della Madre: Disponibilità per le Confessioni e Visita agli Ammalati

16:00   Disponibilità per le Confessioni fino alle ore 19:00

19:30  Inizio della Veglia -  In Resurrectione Domini

 

 

4 Aprile Domenica di Pasqua In Resurrectione Domini 

08:30 Santa Messa Ad Mentem

11:00 Santa Messa Pro Populo Dei

12:30 Santa Messa Ad Mentem

18:00 Santa Messa Ad Mentem

 

Nei giorni della Settimana Santa

terrà la predicazione Don Francesco Maria Castelluzzo

la disponibilità per le Confessioni e la Direzione Spirituale è

dalle ore 10:00 alle 11:30 e dalle ore 15:30 alle 17:50

 

  Scalea  21  marzo  2021

Don Cono e Don Francesco

 

Quaresima 2021

Descrizione: C:\Users\client\AppData\Local\Microsoft\Windows\Temporary Internet Files\Content.Word\images.jpg

Quaranta Ore Indulgenza Giubilare

Preghiera Meditazione Adorazione Eucaristica Riconciliazione

Giovedì 18 - Venerdì 19 - Sabato 20 Marzo 2021

dalle ore 6:00 alle ore 21:00

“Rendi il nostro cuore simile al Tuo”

Carissimi Fratelli e Sorelle, come meditazione e guida, in questo tempo di preparazione alla Santa Pasqua di Resurrezione, vi proponiamo quanto Papa Francesco ha inteso donarci, perché sia per tutti un impegno di vita: Per superare l’indifferenza e le nostre pretese di onnipotenza, vi chiedo di vivere questo tempo come un percorso di formazione del cuore: Avere un cuore misericordioso non significa avere un cuore debole. Chi vuole essere misericordioso ha bisogno di un cuore forte, saldo, aperto a Dio. In fondo, un cuore povero, che conosce le proprie povertà e si spende per l’altro. Per questo, cari fratelli e sorelle, desidero pregare con voi Cristo in questa Quaresima: “Rendi il nostro cuore simile al tuo”. Allora avremo un cuore forte e misericordioso, vigile e generoso, che non si lascia chiudere in se stesso e non cade nell’indifferenza.

Io e Don Francesco non possiamo fare altro che ringraziare il Signore, per il dono della vostra presenza sempre in preghiera, attenta e attiva al servizio della comunità, soprattutto dei più abbandonati. Il Signore ci deve proteggere e donare pace.

Orario delle Giornate Eucaristiche

Ore 6:00 Ufficio delle Letture Meditazione

Ore 8:00 Santo Rosario a San Giuseppe, 8:30 Lodi e Santa Messa, 9:00 Esposizione SS. Sacramento, 9:30 Santo Rosario Misteri Gaudiosi

Ore 11:00 Santo Rosario Misteri Luminosi, Ora Media, Angelus

Ore 15:00 Coroncina Divina Misericordia, 15:30 Santo Rosario Misteri Dolorosi

17:30 Santo Rosario Misteri Gloriosi, 18:00 Vespro e Santa Messa 

Ore 20:30 Compieta, Benedizione Eucaristica

19 Marzo Festa di San Giuseppe: GIUBILEO DELLA FAMIGLIA

Ore 16:00 Santo Rosario a San Giuseppe, 16:30 Via Crucis, 18:00 Celebrazione con le Famiglie  con Rinnovo delle Promesse Matrimoniali

17 febbraio 2021 -Tempo di Quaresima e vita di Carità

Nell'ultimo anno, contrassegnato dalla pandemia e conseguentemente dalle regole del distanziamento, mi è capitato spesso di indicare nella vita di carità della parrocchia l'impegno maggiore e più continuo che la comunità ha sostenuto con grande entusiasmo. Io stesso sono rimasto stupito per come le persone anche le più anonime, potrei aggiungere anche abbastanza lontane dalla pratica ecclesiale, si siano lasciate coinvolgere nell'amore verso i più abbandonati e bisognosi. Spesso mi sono chiesto ma chi spinge a donare? Ma forse avrei dovuto chiedermi come Dio incoraggia la generosità, quali vie utilizza, perché è evidente che comunque si corrisponde alla volontà di Dio.  Non sempre è facile comprendere, potrei dire che alcune volte è quasi impossibile, in molte occasioni mi chiedo: ma perché questo fratello offre il suo tempo a persone che neanche conosce.

E' proprio vero che alcune risposte non ci appartengono, sono affidate al mistero dell'amore di Dio, e a come è presente nel cuore di ogni uomo, non solo in quello dei credenti. E' la bellezza dello stupore che non ci deve mi abbandonare. Parafrasando, il Santo Padre stesso incoraggia la ricerca di senso: Ci incamminiamo immersi nell'amore di Dio, per essere nel mondo presenza di Carità, volendo restituire a questa parola,  il valore che gli è proprio ogni uomo è mio fratello, bisognoso del mio amore e della mia attenzione solidale. Quando riusciamo ad aprire il nostro cuore a tutto questo ci accorgiamo di essere la creatura nuova che trova in Cristo il suo modello e nell'impegno semplice e generoso di ogni giorno il modo in cui corrispondere ai valori della nostra crescita.

 Nelle attività caritative della parrocchia si cerca di coinvolgere tutti gli ambiti della vita pastorale, quello catechistico educando alla vita di fraternità e all'attenzione verso gli ultimi, quello spirituale pregando per l'apertura del cuore alla carità, quello sociale coinvolgendo nella loro generosità tutti i fratelli e le sorelle con i quali si vive, i vicini di casa, gli amici, i fedeli e anche i non credenti. La vita di carità rappresenta una realtà diversa nella nostra città di Scalea, potrei dire così: è la voce del cuore. Per cui ognuno vi corrisponde perché sente che promana amore, e vuole condividere questo amore. Tra le iniziative di Carità quella delle attività per la Mensa Caritas svolte dai ragazzi, trova nell'atteggiamento delle famiglie un sostegno fondamentale e innovativo.

Va maturando in molti genitori la coscienza della preziosità di quello che i figli vanno sperimentando, per cui non si mandano più in parrocchia perché devono ricevere i sacramenti o perché devono imparare dei contenuti della fede, ma perché devono maturare al coscienza di essere a loro volta un dono per gli altri. La cosa innovativa, ancora in germe per cui non potrà che crescere, è che molti dei genitori si sentono anche loro un dono per gli altri. Non dobbiamo mai stupirci abbastanza di come loro ci aiutano ad essere cristiani in modo nuovo. Per questo abbiamo chiesto a qualcuno di loro,come vivono questo impegno con i figli.

In questo periodo storico così particolare, grazie allo staff “Talent&Art”, mi sono resa conto di aver avuto, sia io che mia figlia, una grande opportunità, quella di metterci al servizio degli altri e di capire che, con poco, possiamo dare un sollievo a chi è meno fortunato. Inoltre, mi sono resa conto che, più delle parole, il miglior insegnamento per un figlio è quello di dare l’esempio. Insieme abbiamo deciso di tendere la mano ai bisognosi della nostra comunità, maturando il pensiero che davanti alle difficoltà altrui, non bisogna voltare le spalle, ma “offrirsi”. Tale esperienza ha portato in noi la convinzione che aiutare è la manifestazione più pura dell’amore e che non solo porta sollievo a chi riceve, ma rende più libera l’anima di chi offre. ““Non preoccuparti dei numeri; aiuta una persona alla volta e inizia sempre con la persona più vicina a te” (Santa Madre Teresa di Calcutta). (Adele)

A volte basta poco, davvero poco per sentirsi appagati. Noi genitori dei ragazzi “Talent&Art” abbiamo l’opportunità di sentirci parte di una grande famiglia: la famiglia della mensa Caritas che da tempo ormai si occupa delle persone bisognose del nostro territorio. Anche noi, con i nostri ragazzi, doniamo un pò del nostro tempo per far sì che questa grande macchina possa continuare ad esistere. Macchina che, senza la presenza degli innumerevoli volontari, si fermerebbe. Ci sentiamo un po' parte di un ingranaggio ed è bello poter trasmettere proprio ai nostri figli l’importanza del donare in modo spassionato. Perché, in fondo, non è tanto quello che diamo, ma quanto amore ci mettiamo nel dare. (Imma)

 Vedere i nostri figli fare esperienza insieme ai propri coetanei nel donare un po' del proprio tempo libero alle esigenze della parrocchia, è per noi momento di gioia osservare che attivano nuove risorse. (Antonella) Anche questo è innovativo, non è facile far trasmettere agli altri, la gioia del proprio impegno, però è importante, perché aiuta a rompere la solitudine e incoraggia a guardare avanti con fiducia, stimola ad educare i figli  ad avere fiducia negli altri. Voglio sperare che questa volontà di comunicare la gioia del dono cresca sempre più anche per sminuire la voce troppo diffusa dei disfattiti e dei pessimisti, che vedono il male dappertutto. Diciamo così, è importante che coloro che vivono nel bene e si esercitano nel leggere il bene negli altri, colgano la bellezza di essere ascoltati e valorizzati. Allora camminiamo con serenità, con gioia insieme alle nostre famiglie al servizio dei più abbandonati.

Ordine del Giorno del Consiglio Pastorale di Lunedì 8 febbraio 2021

Quaresima 2021

Carissimi Fratelli e Sorelle, come meditazione e guida, in questo tempo di preparazione alla Santa Pasqua di Resurrezione, vi proponiamo quanto il Santo Padre ha inteso donarci, che sia per tutti un impegno di vita: Ma in questo tempo si deve giocare per l’unità, sempre… Tutta la classe dirigenziale non ha diritto di dire “io” … deve dire “noi” e cercare un’unità di fronte alla crisi... In questo momento, un politico, un cristiano, un vescovo, un sacerdote, che non ha la capacità di dire “noi” invece di “io” non è all’altezza della situazione... è necessario non cedere alla logica dello scarto, specie dei più indifesi, dei poveri, dei malati, degli anziani, degli “improduttivi”. Questa logica comincia con il rifiuto di bambini non ancora nati. La sfida è farmi vicino all’altro, vicino alla situazione, vicino ai problemi, farmi vicino alle persone. Nemica della vicinanza è invece la cultura dell’indifferenza… Si parla di un sano menefreghismo dei problemi, ma il menefreghismo non è sano. La cultura dell’indifferenza distrugge, perché mi allontana. (Papa Francesco)
 

Mercoledì 17 febbraio
Giorno di Astinenza e Digiuno
18:00 Santa Messa con l’Imposizione delle Ceneri

Tutti i Venerdì con inizio alle ore 16,30
In chiesa sarà celebrata la Via Crucis
seguita dalla Messa Vespertina

Le Celebrazioni Pro Populo Dei saranno animate
21 Febbraio dalla Comunità Neocatecumenale
28 Febbraio dall’Azione Cattolica
7 Marzo dall’Oratorio ANSPI
14 Marzo dall’AGESCI
21 Marzo Movimento dei Focolari

Le Catechesi per le Famiglie alle 16:00 saranno animate
21 Febbraio Piccole Orme
28 febbraio Sorgente di Gioia
7 Marzo Talent & Art
14 marzo Angeli in Festa
21 Marzo Animatori
28 marzo Scout

19 marzo Festa di San Giuseppe
Alle ore 8:00 inizio delle 40 ore di Adorazione, alle ore 18:00 Celebrazione con le Famiglie. Seguirà la preghiera, con la disponibilità per le Confessioni e/o la Direzione Spirituale, tutta la notte fino alla Santa Messa festiva delle Ore 18:00 di Sabato 20.


Scalea 8 febbraio 2021                                                                                                                                                          Don Cono e Don Francesco


Verifica della Vita associativa e Aggregativa

Azione Cattolica - AGESCI - Oratorio ANSPI - Cammino Neocatecumenale - Movimento dei Focolari - Gruppo di Preghiera Maria Rifugio delle Anime

Servizio Liturgico

Coro: A. Manfredi - Gruppo dei Chierichetti - Gruppo dei Lettori - Formazione Biblica - Ministri Straordinari dell'Eucaristia

Vita di Carità

Centro Caritas Una Mano Amica - Mensa Caritas San Giuseppe - Pulizia Chiesa


Proposta delle Tappe Sacramentali

Sacramento della Prima Comunione
Domenica 25 Aprile alle ore 11:00 - Domenica 2 Maggio alle ore 11:00 - Domenica 9 Maggio alle ore 18:00

Sacramento della Confermazione
Domenica 30 Maggio alle 11:00 - Martedì 2 Giugno alle 18:00
 

Natale 2020 il Covid si accompagna alla vita di comunità

     Quest'anno l'attesa del Natale, oltre alle gioie piccole e grandi che la vita di comunità dona, è stata caratterizzata anche dall'ansia per coloro che, compagni di viaggio nell'esperienza della missione, sono state vittime nella diversa tipologia dei modi dell'esperienza della pandemia. Ho ricevuto una breve relazione che pubblico volentieri, semplicemente perché molti, in modo superficiale anche attraverso i media nazionali, sviliscono la gravità che questo contagio comporta. Personalmente ho avuto modo di relazionarmi con alcune situazioni, che mi hanno terribilmente rattristato, ho cercato di rapportarmi con la vita dei familiari e, per quanto mi è stato possibile, ho cercato di sostenerli con la preghiera.

     Per quanto mi è dato di conoscere, a me sembra che tutti, con intensità diversa,  siano stati restituiti alla vita della famiglia e della comunità, di questo non possiamo che ringraziare il Signore e anche i tanti operatori sanitari che si dedicano a questa tragedia enorme del nostro tempo, che ad oggi ha mietuto migliaia e migliaia di vittime ed è ancora tutt'altro che debellata. Vi chiedo di leggere con attenzione quanto mi è stato trasmesso, per crescere nella prudenza degli atteggiamenti, ma anche per ringraziare il Signore. 

LA MIA AVVENTURA COL COVID 19  (Messaggio firmato)

     La mia prima volta trasportato dall’ambulanza del 118, dopo aver salutato mia moglie mi hanno fatto adagiare sul lettino, erano le 15,30 di un sabato, e mentre mi portavano nell’ambulanza ho salutato i miei fratelli, alcuni parenti e vicini che nel frattempo erano accorsi vista l’ambulanza.

     Mi hanno messo subito la mascherina dell’ossigeno e via verso un ospedale che ancora non si sapeva quale fosse.  Lungo la strada l’ordine di trasportarmi a Cosenza. I miei pensieri e la mia mente erano rimasti sui visi e le espressioni di mia moglie, anche lei positiva al covid, ed i miei cari che ho lasciato a casa e che non sapevo se e quando li avrei rivisti.

     Arrivati al pronto soccorso dell’ospedale, c’erano già altre 4 o 5 altre ambulanze in attesa, arrivato il mio turno, mi fanno entrare in un tendone tipo protezione civile, mi fanno coricare su una barella con le ruote e mi accostano ad un lato. C’erano 3 sanitari, dottori o infermieri, vestiti con le protezioni anticovid, si vedevano solo gli occhi,  non si capiva le loro mansioni,  entravano ed uscivano per vedere le esigenze di coloro che nel frattempo erano arrivati dopo di me  con ambulanze o con auto private.

     Mi chiedono i dati personali e varie informazioni, mi fanno firmare il foglio di ricovero, mi inseriscono l’ago cannula ad un braccio, mi prelevano il sangue e il prelievo per il tampone covid. Ero vestito con pigiama, giacca da camera, calze e pantofole, era ormai notte, cominciavo ad avere freddo e sete, chiedo alcune volte a persone diverse di avere una coperta e una bottiglia di acqua, sembrava che quasi non mi davano retta perché tutti andavano di fretta.

     Finalmente dopo insistenze arriva una coperta leggera, e un dottore si avvicina e mi dice di avere pazienza perché si deve aspettare che si liberano dei posti per trasferirmi in reparto.

     Dopo circa 5 ore mi portano in una stanza attigua al pronto soccorso, mi fanno coricare su un letto e mi mettono la maschera dell’ossigeno. C’erano in quella stanza altre 8 persone, tra donne e uomini, chi taciturno, chi si lamentava ad alta voce e chiedeva l’intervento di qualcuno,  tutti in attesa di sistemazione nei reparti.   In nottata verso le 22,00 mi portano a fare la TAC e mi riportano al mio letto.

     Ero digiuno e assetato, avevo visto dei distributori di bevande e snack nell’ingresso attiguo, in un momento di calma ne approfitto per andare a prendere una bottiglietta di acqua e qualche snack per calmare il languore, sono dovuto ritornare subito a letto anche perché non riuscivo a stare senza ossigeno.  La notte passa insonne e la mente ritorna ai miei cari ma principalmente a mia moglie, anche lei positiva al covid, fortunatamente con pochi sintomi, pensando a quando li avrei rivisti.

     L’indomani, domenica, mi trasferiscono nel reparto di pneumologia, in una stanza con un’altra persona di 58 anni che era ricoverato da tre settimane, mi dice che nel letto dove sono io c’era un’altra persona che non ce l’ha fatta portato via durante la notte. Passano i dottori e mi comunicano la diagnosi, polmonite bilaterale da covid, per questa avrebbero iniziato le terapie adeguate e che io dovevo avere tanta pazienza perché non era una cosa da poco; questa notizia e quello che mi aveva detto il compagno di stanza mi avevano gettato in un certo sconforto; perché a me? Cosa dovevo fare? Come dovevo reagire?

     Dopo poco mi iniettano, per la prima terapia, antibiotico e cortisone,  entro in crisi respiratoria per allergia a quell’ antibiotico iniettato, perdo conoscenza e dopo un paio di ore mi risveglio attaccato a flebo, ossigeno da ventilatore polmonare e  ad uno schermo che  rilevava costantemente battiti, pressione e ossigeno nel sangue.  Ero speventato, ma subito mi hanno spiegato che la causa è stata l’allergia al farmaco e che tutto era passato.

     Mi sono affidato al Signore con la preghiera, mi sono soffermato al salmo 22/23, che mi ha dato forza d’animo:  “ Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla, su pascoli erbosi mi fa riposare, ad acque tranquille mi conduce. Mi rinfranca, mi guida per il giusto cammino, per amore del suo nome. Se dovessi camminare in una valle oscura non temerei alcun male, perché tu sei con me”  Sono stato così per 2 giorni e 2 notti, nel frattempo mi avevano cambiato l’antibiotico che mi aveva provocato il tutto, mi sentivo meglio, fortunatamente quando non avevo le flebo attaccate mi potevo alzare togliendo per alcuni minuti la maschera dell’ossigeno per andare in bagno e lavarmi.

     Il compagno di stanza di 58 anni viene trasferito ad altra struttura e al posto suo un altro, tre anni più giovane di me, che era stato per 3 giorni nella terapia intensiva, ma che non si poteva alzare dal letto, mi ha raccontato di quello che aveva passato e quello che aveva visto, ma preferisco non parlarne.  La prima settimana è stata la più brutta per le terapie intense che mi facevano, sempre a letto, ossigeno con ventilatore polmonare 24 ore, 3 terapie giornaliere di cortisone, antibiotico, seleparina e altro, mediante flebo o iniezioni in vena.

     Fortunatamente avevo il mio telefono con il quale potevo comunicare con mia moglie, i fratelli, parenti e amici ai quali preferivo non raccontare tutto quello che stavo vivendo; il mio telefono mi ha dato la possibilità  di avere a portata di mano la Parola del Signore che mi permetteva di pregare giornalmente, la liturgia del giorno, la liturgia delle ore e il Rosario.

    Nella seconda settimana ho sentito mano mano i leggeri miglioramenti anche perché reagivo positivamente alla diminuzione del volume dell’ossigeno erogato e il distanziamento delle cure. 

    Nella terza settimana, fatta la TAC di controllo, mi comunicano che c’è stato un miglioramento, mi  diminuiscono le terapie da 3 a 2 al giorno, e giorno per giorno mi diminuiscono anche il volume di ossigeno, gli infermieri mi fanno capire che si avvicinava il tempo delle dimissioni.

    Finalmente il sabato mattina della terza settimana mi tolgono l’ossigeno, mi prelevano il sangue e il tampone per l’esame covid; già in serata mi comunicano che il risultato del tampone è negativo (non avevo più il covid) ma che per sicurezza me ne dovevano fare un altro.

     Passo tutta la notte senza ossigeno e l’indomani, domenica, mi prelevano un altro tampone per l’esame covid.  In serata mi mandano a dire  che se il secondo tampone risultava negativo potevano dimettermi.  Così è stato e l’indomani, lunedì, al passaggio dei medici mi comunicano che domani mattina mi avrebbero dimesso, dandomi le indicazioni dei comportamenti e cure, puntualizzando che non sono ancora guarito dalla polmonite e che la riabilitazione a casa doveva essere lunga.

     Così martedì mattina, dopo la consegna dei documenti  di dimissione e le ricette delle cure da fare a casa, chiamo un TAXI, raggiungo la stazione ferroviaria e prendo il primo treno per rientrare a casa. Il tempo del viaggio mi è sembrato una eternità. Entrato nella porta di casa, ho ringraziato il Signore, baciato a terra e abbracciato mia moglie che anche lei aveva sofferto tanto restando sola a casa.

Il Mese di Maggio 2020

29 maggio - Madonnina mia, in questo mese di maggio a te dedicato ti abbiamo affidato tanti pensieri e situazioni della nostra vita, oggi vogliamo ringraziarti per averci ascoltato e per essere attenta ai nostri problemi piccoli o grandi che siano. Vogliamo continuare a camminare con te, tienici la mano e se volessimo lasciarla tu stingila forte tra le tue. Amen

22 maggio - Ti prego o Maria, per tutti noi studenti che ci siamo dovuti adeguare al nuovo metodo scolastico mettendo da parte la gioia di stare  insieme anche a scuola. Sostienici in questo ultimo periodo di studio che è il più impegnativo e duro per le tante verifiche finali e aiuta tutti coloro che si apprestano ad affrontare gli esami.

18 maggio - Caro Gesù oggi io prego per i malati, dona tanta forza e coraggio per superatre i loro momenti difficili, benedici tutte le persone che in questo momento li stanno aiutando.

16 maggio - Cara Madonnina, ti voglio pregare per un bambino di Scalea che ha seri problemi di salute e dopo il suo intervento non ha potuto fare i controlli necessari. Aiutalo a guarire e aiuta tutti i bambini che hanno difficoltà. Sotto la tua protezione ci rifugiamo, ascolta le nostre preghiere e salvaci sempre da tutti i pericoli. O Vergine gloriosa. Amen.

15 maggio - Cara Madonnina , accogli tra le tue braccia le nostre speranze e i nostri sorrisi, proteggili e custodiscili, affinché possano sempre illuminare i nostri volti e le nostre vite,. Colora il buio con la luce della preghiera e cancella la paura con la forza del coraggio. Stringi le nostre mani e guidaci nel cammino verso Gesù. Ascoltaci Madonnina.

14 maggio - Vergine Maria liberaci da questo attimo di inferno per tutti i medici, i pazienti e tutti i bambini che invece di giocare tra loro devono stare a casa 24h su 24h, uguale per noi poveri ragazzi che invece di farci una passeggiata o una partita a pallone siamo costretti a stare nelle nostre abitazioni. Maria vergine liberaci da questo periodo non bello.

12 maggio - Vergine Maria, ti prego per le persone che in questo momento difficile stanno rischiando la vita per proteggerci. E inoltre ti prego affinché ci aiuti ad uscire da questo periodo difficile più forte di prima. Cara Madonnina sono davvero felice perché la mia mamma mi ha portato in giro con la bicicletta. Ho visto anche la mia maestra. Grazie sono felice.

11 maggio - Santa Madre dei cieli ti preghiamo di aiutare tutti coloro che stanno affrontando un brutto periodo e per tutte le vittime del Covid 19, fa che possano sempre confidare nel Signore e nel Suo aiuto.

10 maggio - Vergine Santa, proteggi tutte le persone a me care, aiutaci a superare questo periodo, a ritornare alla normalità, a ritornare sui banchi di scuola, a riabbracciare gli amici e i parenti, a ritornare in palestra, a tornare a pregare tutti insieme. Maria, confido in te la mia preghiera. Aiutaci

9 maggio - Madonnina mia preghiamo insieme a te di proteggerci dal male e sconfiggere questa pandemia in tutto il mondo

8 maggio - Santa Madre accogli a te tutti  i bimbi mai nati, proteggili sotto il tuo caldo manto. Gesù, Madonnina e Giuseppe, aiutateci a sconfiggere questo virus, aiutate i dottori e gli scienziati a trovare il vaccino.

7 maggio - Ti amo, Vergine Santissima,  mia Mamma Celeste, continua a tenermi  per mano e guidami all'incontro definitivo con Gesù. Amen

6 maggio - Vergine Maria fa che presto, tutti noi ragazzi potremmo rivederci e contagiarci di nuovo di gioia, abbracciandoci e non pensando a questo brutto periodo che stiamo vivendo.

5 maggio - Cara Mamma Celeste.
Aiutaci in questo momento di dolore e afflizione. Speriamo di ritornare presto alla nostra vita quotidiana. Preghiamo di riabbracciare i nostri cari e i nostri amici. Questa pandemia non deve influire sulle nostre speranze e dobbiamo continuare ad avere fiducia in tutti quelli che si stanno impegnando, soprattutto dottori, medici e infermieri.

4 maggio - Vergine Maria, dolce Mamma del cielo, che con la Tua bontà infinita accogli ogni nostra richiesta, anch'io che sono un ragazzino rivolgo a Te una preghiera : aiuta la mamma di una mia compagna che deve affrontare le cure per un brutto male. Stendi, o Madonnina il Tuo sguardo misericordioso su di lei proteggendola e aiutandola a superare questa difficile prova. Grazie

3 maggio - O Madonnina da lassù un aiuto dacci tu. Tieni lontano da noi il dolore e dacci tanto, tanto amore. Tu che stringi il tuo Bambino stringi tutti a te vicino. Dacci coraggio e fa che presto venga maggio con il sole e con le rose scompariranno tutte le brutte cose

2 maggio - Cara e dolce Madonnina aiuta tutti i bimbi del mondo. Ti voglio anche dire che sei super bellissima.

O Vergine Madre, che Ti degnasti di apparire sulle solitarie montagne di Fatima a tre pastorelli, insegnandoci che nel ritiro dobbiamo intrattenerci con Dio nella preghiera per il bene delle anime nostre; ottienici l'amore alla preghiera e al raccoglimento, affinché possiamo ascoltare la voce del Signore e adempiere fedelmente alla sua santissima Volontà. Ave Maria... Madonna del Rosario di Fatima, prega per noi.


                         Scalea 28 aprile - Un dono da condividere                                     

Guardiamo al futuro con i nostri figli, ci chiedono di Vivere e vogliono farlo con Gioia, donando Felicità.

Cerchiamo di imparare. Grazie per tutto quanto il Signore vi dona di vivere per la nostra serenità.

 

 Scalea, 2 aprile 2020 - Lettera aperta alla comunità                                                                       

Carissimi Fratelli e Sorelle in Cristo,
siamo ormai vicini alle celebrazioni della Pasqua del Signore, per cui avverto viva l’esigenza di salutarvi e di porgervi gli auguri, anche perché faremo fatica a incontrarci per poterlo fare personalmente nel corso delle celebrazioni, per come eravamo abituati.
Quest’anno il Signore ci chiede di vivere la Pasqua rileggendoci nel Ministero battesimale del sacerdozio comune, è un ministero che non sempre esercitiamo anche perché ci siamo noi presbiteri, ma in questa occasione ogni cosa riferita alla grazia sacramentale dei segni pasquali è affidata a voi.

Vi incoraggio a viverla nelle vostre famiglie e a preparare bene ogni cosa, perché ogni famiglia, nella diversità delle sue componenti, possa emozionarsi nell’avvertire la presenza viva del Signore accanto a se.

Abbiamo celebrato San Francesco di Paola, patrono della Calabria e delle genti di mare, ma anche grande Santo eremita e penitente. Affidiamo a lui, tutto ciò che appesantisce il nostro cuore e rende insicura la speranza nella nostra vita. Tutti abbiamo bisogno di essere incoraggiati nel guardare con fiducia al futuro, ai nostri figli, nella certezza che Tutto andrà bene.

Sappiamo bene che questo vale per noi, tanti nostri fratelli e sorelle sono nel dolore, nella sofferenza, nella malattia, insomma hanno bisogno di essere sostenuti in questa grave prova, che si è accompagnata alla vita dei propri cari, trasformando radicalmente la loro esistenza, il loro modo di vivere. Dobbiamo pregare perché tutti abbiano pace nel cuore, che il Signore abiti la loro vita, che la Vergine Addolorata li sostenga con la sua intercessione.

Anche nella nostra comunità, che pure è stata risparmiata dagli effetti più disastrosi del virus, non possiamo che prepararci a sostenere quanti sono rimasti per molto tempo senza lavoro, e si trovano a vivere questo tempo in gravi difficoltà esistenziali. Perciò vi incoraggio nuovamente alla generosità per come potete e se potete, abbiamo bisogno del sostegno di tutti, per aiutare tutti coloro che chiedono di essere sostenuti.

Da parte mia, non posso che levare il ringraziamento al Signore per aver risparmiato la comunità dai drammi legati a questo morbo, alla morte e a tutto ciò che si accompagna a queste sensazioni di dolore che hanno la radice nell’amore verso le persone care.
Il Signore ci ha protetti dalle sofferenze più gravi, ci ha benedetti e noi dobbiamo ringraziarlo. Ho vissuto questi giorni con la sofferenza nel cuore, non vi avevo accanto materialmente, ma con la gioia del ministero ho celebrato e ho pregato con voi e per voi.

Voglio dare un saluto particolare ai ragazzi e ai giovani che avrebbero dovuto vivere la gioia dei momenti sacramentali della Prima Comunione e della Confermazione, anche per me sono appuntamenti di particolare gioiosità caratterizzata dalla loro voglia di vivere l’incontro con Gesù e il dono dello Spirito Santo.
Diciamolo pure, è tutta la famiglia cristiana che fa festa accanto ai nostri figli, per adesso è tutto rinviato alla ripresa delle attività catechistiche. Magari qualcuno non riuscirà più a stare dentro gli abiti che aveva preparato, è la crescita fisica che caratterizza questo periodo della loro vita.

La Comunità parrocchiale vive giorni di riflessione di fraternità familiare e guarda con fiducia al giorno nel quale insieme torneremo attorno allo stesso altare per cantare e ringraziare il Signore, per scambiarci i sorrisi, o più semplicemente gli sguardi, per chi ama basta poco e tutto diventa vita nuova e voglia di fare festa.

Per la prima volta, da quando sono a Scalea, non potrò neanche fare visita alle vostre famiglie nel mio pellegrinaggio personale per portare la benedizione e gli auguri del Risorto nelle Vostre case. Una Pasqua speciale, da vivere con grande intensità nella contemplazione del mistero di Cristo abbandonato, cogliendo in tutto questo tutto ciò che genera amore e donazione di se per il bene della vita di comunità. Ancora grazie, per tutto quanto riuscite a trasmettermi con il vostro esempio e la vostra dedizione alla vita familiare e alla comunità.

Adesso mi preparo a vivere questi giorni santi leggendovi accanto a me, vi vedo nella vostra dinamicità affettiva e nella gioia di sentirvi parte di questo mistero di salvezza. Pregheremo con intensità perché tutto prosegua per il bene nostro e dei nostri figli, il Signore ci deve dare pace.
Se camminiamo insieme, riusciremo a dare speranza anche a coloro la vivono con più difficoltà, oggi hanno bisogno di noi per recuperare fiducia.

Ancora auguri a tutti di una Santa Pasqua, nella speranza di rivederci al più presto, quando e per come il Signore vorrà donarci.

26 marzo 2020  - Scalea. La solidarietà non si ferma

Il principio della solidarietà non può conoscere confini territoriali o limiti temporali ed incoraggia i tanti cittadini impegnati nelle associazioni di volontariato e nelle aggregazioni ecclesiali a svolgere il loro servizio con umiltà e spesso nell’ anonimato, anche nella trepidazione che in questo tempo di pandemia la paura del contagio determina. Non è sempre facile fare discernimento tra gli orientamenti governativi e l’attenzione alle tante marginalità che guardano alla Chiesa, spesso uno dei pochi presidi rimasti sulla frontiera della povertà, per essere accolte.

Il tempo quaresimale ci incoraggia a restituire a questo termine il valore che gli è proprio, un periodo di riflessione e di ricerca interiore, di scelta vocazionale necessario per tutti coloro che devono affrontare una nuova fase della propria vita.

Quale parroco della Comunità di San Giuseppe Lavoratore, che conta circa quattromila abitanti, e Coordinatore dell’Unità Pastorale di Scalea sottolineo la preziosità della presenza di quanti generosamente e quotidianamente, spesso in modo anonimo, sostengono le iniziative parrocchiali; in particolare le Caritas parrocchiali “Una Mano Amica” e “Con-Tatto”, che servono oltre cento nuclei familiari, italiani e stranieri, nella distribuzione degli alimenti e per gli indumenti,  la richiesta del servizio di questo sostegno ai bisogni basilari va giorno per giorno ampliandosi. Viene vissuto anche il servizio a domicilio per le situazioni sociali più difficili da vivere, alcune persone sole e anziane.

In particolare la Mensa Caritas San Giuseppe ha accentuato la sua attività di accoglienza verso gli ospiti provenienti dal territorio e i tanti immigrati che chiedono di poter avere il pane quotidiano. Un più moderno servizio mensa è stato inaugurato nello scorso novembre alla vigilia della Giornata Mondiale per i Poveri, dal nostro Vescovo, che ha benedetto i locali ed ha sottolineato come questa struttura si è inserita in un piano diocesano di sostegno alle marginalità, insieme ai centri di prima accoglienza, ospitalità ai senzatetto e il Centro di Ascolto Foraniale,  attivo da molti anni presso la parrocchia della SS. Trinità, realizzati con il contributo che la CEI elargisce annualmente alle diocesi per dette finalità con i fondi dell’otto per mille. In questo periodo di emergenza sociale, abbiamo privilegiato totalmente il servizio di asporto e il recapito a domicilio, per evitare i contatti tra le persone e  gli spostamenti nella città.

La città di Scalea in questi ultimi anni sta vivendo un particolare disagio già nella sua vita amministrativa, retta da qualche mese e ancora una vota da un Commissario Prefettizio; il tessuto sociale risulta molto complesso per la presenza dell’alto numero di extracomunitari che stentano ad inserirsi nella comunità e, nei mesi estivi da quanti vi giungono per trascorrere un periodo di vacanza al mare, la città che ordinariamente conta circa 12.000 abitanti si popola fino a raggiungere le oltre 100.000 persone,  senza necessariamente poter contare sui servizi essenziali di accoglienza. Scalea infatti è un riferimento abitativo stabile per molti immigrati Polacchi, Brasiliani, Venezuelani, Senegalesi, Marocchini, Albanesi, Russi, Rumeni, Pakistani, Indiani un vero crogiuolo di culture e di popoli diversi che sperano di costruire qui il loro futuro. Questo fenomeno, in se molto positivo, esigerebbe da parte dell’amministrazione un monitoraggio permanente dei loro bisogni ai quali dare una risposta e interagire in modo programmatico. Non si può contare solo sulla Provvidenza, che deve essere invocata per incoraggiare la generosità a sostegno dell’opera dei volontari, credenti e laici, che  vivono con gioia l’esercizio della carità, secondo l’insegnamento evangelico: “c’è più gioia nel dare che nel ricevere”.

Tutto questo lavoro pastorale e caritativo può contare ministerialmente su molte disponibilità il prof. Eugenio Ielpa, diacono permanente rientrato in questi giorni a servizio della parrocchia nella quale risiede. I diaconi don Sandrino Gaudio, che nel prossimo maggio sarebbe dovuto essere ordinato presbitero e don Francesco Castelluzzo, già molto inseriti soprattutto nella pastorale giovanile e nelle attività caritative. Poi i Giovani Animatori dell’Oratorio ANSPI, i Talent&Art, gli Scout, gli aderenti all’Azione Cattolica e del Cammino Neo Catecumenale, il Movimento dei Focolari, il Gruppo delle Famiglie, e tanti altri laici che nella diversità dei carismi hanno come comune denominatore l’appartenenza alla comunità, l’amore verso la persona e la preghiera, che è sempre  l’anima di ogni apostolato.

 18 marzo 2020 - Seconda settimana di Esercizi Spirituali

Ci guardiamo attorno, e leggiamo di più anche nel mondo dei social, abbiamo tutti più tempo. Si può notare un accentuato nervosismo anche per le considerazioni più ordinarie, è chiaro chela situazione sta generando disagio non solo in riferimento al virus ma anche alle relazioni sociali. In molti messaggi, c'è come una esigenza di esprimere il disprezzo per l'altro, nel turpiloquio gratuito, improprio si cerca di far sapere all'altro che si è forti, mentre si è coscienti della propria debolezza. Ma perché ci sentiamo deboli? Quasi in nulla dipende da noi.

Purtroppo vediamo i nostri politici, sono le nostre guide sociali, disorientati che si affannano a fare proclami a normalizzare divieti, invocare l'intervento dell'esercito, invece di creare un maggior senso di responsabilità nei cittadini. Senza mai affermare le loro responsabilità, operando sempre con gli amici degli amici, in merito alla impossibilità operativa delle strutture che dovrebbero attivarsi in questi casi.

Anche le associazioni di volontariato che dovrebbero esprimere il valore della loro presenza particolarmente in queste situazioni, a me sembra non vivano il loro senso civico di vitalizzare la speranza nelle proprie competenze, che è anche azione, fare delle cose e non solo scaricare messaggi, copiati di qua e di la che non hanno alcuna relazione con il vissuto ordinario. Poi c'è il tema dell'amore gratuito verso l'altro che non è appannaggio esclusivo dei cristiani, ma è il valore mediante il quale ogni persona merita il mio rispetto, la mia attenzione e il mio aiuto.

Certo noi dobbiamo prepararci ad affrontare anche il dopo, e questo aspetto ogni tanto esplode con rabbia, è la povertà che dovremo affrontare ed è purtroppo generalizzata e presente in ogni famiglia nelle diversità dei modi, delle scadenze economiche, senza il sostegno di risorse adeguate per poterle affrontare. Poi abbiamo gli impiegati, tutti coloro che hanno garanzie sociali, che, a vario titolo vivono in questa fase dei disagi, ma dovrebbero avere il gusto del rispetto per chi non riuscirà a rispettare gli impegni per sostenere i propri figli e verso la società. Ritengo che i Politici ai vari livelli dovrebbero parlare anche di questo, una volta terminata, speriamo presto questa emergenza,, come aiuteremo gli agricoltori, i negozianti, i gestori delle varie attività turistiche.

Purtroppo di tutto questo a me sembra non emerga molto, parlo del nostro territorio, e questo atteggiamento certamente non genera fiducia nel futuro, serenità nelle relazioni, capacità di dialogo, amore per l'altro. Diciamo così, almeno chi ritiene di dirsi cristiano abbia la capacità di leggere meglio la realtà e di sostenere, anche concretamente per come è lecito, nel rispetto di tutte le norme comportamentali, con amore coloro che vivono l'impossibilità della speranza se non avendo accanto il fratello che si accorge di lui e non lo dimentica nel disagio e nella solitudine.

Ritengo di non aver detto nulla di particolarmente nuovo, penso che ciascuno di voi, lo avrebbe espresso con la stessa intensità magari arricchendo il tutto con qualche parolaccia, indicando qualche nemico da odiare, da scacciare.  Noi che operiamo con i social dobbiamo sentire viva la responsabilità dei mezzi a nostra disposizione avendo chiara la coscienza di dover generare sempre fiducia nell'altro, di sentirsi liberi di amare, di guardare anche a coloro che purtroppo non operano per come si dovrebbe, nella disponibilità a suturare con il proprio impegno i vuoti e il degrado sociale che loro determinano e che noi dobbiamo subire. Dedico tutto questo ai nostri ragazzi, ai giovani che guardano a noi adulti cercando un po' di sicurezza per il loro domani. E' un po' lungo ma non siete obbligati a leggerlo tutto.

Abbiate pace nel cuore, donate pace agli altri.
 

 

Domenica 12 Gennio 2020:  Con Don Pierpaolo alla scoperta  del Gastaldato Longobardo e le origini della Diocesi di Malvito

     Come previsto dal calendario degli incontri di formazione, domenica 12 gennaio c.a.  il nostro Gruppo delle Famiglie ha vissuto una bellissima giornata di comunione e formazione, presso la Parrocchia San Michele Arcangelo in Malvito (Cs), il cui Amministratore parrocchiale è don Pierpaolo Lippo.

     Seppur in numero alquanto ridotto, a causa di molteplici impegni che hanno impedito a tante famiglie del gruppo di essere presenti, dopo esserci ritrovati nel piazzale della nostra Chiesa di San Giuseppe, ci siamo trasferiti a Malvito dove la giornata è iniziata con la partecipazione alla Santa Messa delle ore 11,00 officiata da don Pierpaolo, che ci ha accolti con gioia ed entusiasmo presentandoci a tutta l’assemblea; anche in questa occasione il nostro gruppo si è subito unito al coro parrocchiale collaborando all’animazione della celebrazione eucaristica  (Franco sempre con la chitarra e gli altri a cantare); la nostra presenza è servita anche a don Pierpaolo per ricordare con affetto il tempo trascorso come vicario nella nostra parrocchia e che ha lasciato in lui ricordi belli e indelebili.                                            

     Al termine della santa messa, è stata tenuta da don Pierpaolo una catechesi sul ruolo della famiglia prendendo spunto dall’Esortazione Apostolica di Giovanni Paolo II  “Familiaris Consortio”.

     Iniziando con la lettura del brano evangelico del ritrovamento di Gesù nel Tempio di Gerusalemme, don Pierpaolo ha sottolineato la difficile situazione delle famiglie cristiane in questo nostro tempo e la difficoltà che esse incontrano nella trasmissione e la crescita della fede dei propri figli e delle nuove generazioni. Le famiglie – ha detto don Pierpaolo – devono essere i primi centri di ascolto e di evangelizzazione; i genitori oggi devono avere la stessa ansia, nella sequela di Gesù per farlo conoscere ai propri figli, che ebbero Maria e Giuseppe quando si misero alla sua ricerca a Gerusalemme.

     La missione della chiesa di oggi è quella di “uscire” per entrare nei contesti famigliari e portare l’annuncio del “Vangelo della famiglia” quel vangelo che è “Famiglia” perché crea comunione e comunità; bisogna pregare – ha proseguito don Pierpaolo – perché la famiglia torni a svolgere il ruolo che Dio gli ha affidato sin dalle origini

     Al termine di questo momento di riflessione, dopo una preghiera alla Vergine Maria e la benedizione, don Pierpaolo ci ha invitato, con il motto “dopo la mistica… la mastica” a trasferirci nel salone parrocchiale dove alcune collaboratrici parrocchiali avevano preparato per noi un abbondante pranzo comunitario che abbiamo consumato con gioia e allegria a cui hanno partecipato anche don Pierpaolo e sua madre Anna, non prima di aver guardato un video con il saluto di benvenuti, preparato da alcuni giovani della parrocchia, sulle bellezze e le peculiarità del paese di Malvito, con il suo caratteristico centro storico, il castello e alcune immagini della parrocchia.

 

     Infatti, intorno alle ore 15,00 circa, accompagnati da Roberto, un operatore turistico, nonché fotografo, di Malvito che ci ha fatto da guida, abbiamo potuto visitare il caratteristico centro storico di Malvito, cominciando dal Castello Longobardo – Normanno, posto sulla parte più alta del paese.

     Intorno alle ore 16,30 circa ringraziando tutti per la splendida giornata vissuta e la calorosa accoglienza ricevuta, siamo ripartiti per ritornare a Scalea.

     A conclusione di questa ennesima esperienza di uscita come gruppo famiglie, la riflessione che ci viene da fare è che questa metodologia di evangelizzazione e nello stesso tempo di conoscenza e formazione personale, ci porta alla scoperta e all’instaurazione di rapporti umani e sociali, di amicizia e di fratellanza, che ci gratificano e ci incitano a continuare in questo cammino, ringraziando il Signore per tutto ciò che ci dona di vivere alla luce della sua grazia.

 

                                                                                                                                                        I  Coordinatori del Gruppo delle Famiglie

                                                                                                                                                                      Gianpietro  e  Maria Franca

                      

Archivio Vita di Comunità 2019

 

 
 

 

Largo San Giuseppe, 1  -  87029 Scalea - Cs    tel/fax 0985/920078

 

Contatore visite