Parrocchia San Giuseppe Lavoratore - Scalea

 

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Natale 2020 il Covid si accompagna alla vita di comunità

     Quest'anno l'attesa del Natale, oltre alle gioie piccole e grandi che la vita di comunità dona, è stata caratterizzata anche dall'ansia per coloro che, compagni di viaggio nell'esperienza della missione, sono state vittime nella diversa tipologia dei modi dell'esperienza della pandemia. Ho ricevuto una breve relazione che pubblico volentieri, semplicemente perché molti, in modo superficiale anche attraverso i media nazionali, sviliscono la gravità che questo contagio comporta. Personalmente ho avuto modo di relazionarmi con alcune situazioni, che mi hanno terribilmente rattristato, ho cercato di rapportarmi con la vita dei familiari e, per quanto mi è stato possibile, ho cercato di sostenerli con la preghiera.

     Per quanto mi è dato di conoscere, a me sembra che tutti, con intensità diversa,  siano stati restituiti alla vita della famiglia e della comunità, di questo non possiamo che ringraziare il Signore e anche i tanti operatori sanitari che si dedicano a questa tragedia enorme del nostro tempo, che ad oggi ha mietuto migliaia e migliaia di vittime ed è ancora tutt'altro che debellata. Vi chiedo di leggere con attenzione quanto mi è stato trasmesso, per crescere nella prudenza degli atteggiamenti, ma anche per ringraziare il Signore. 

LA MIA AVVENTURA COL COVID 19  (Messaggio firmato)

     La mia prima volta trasportato dall’ambulanza del 118, dopo aver salutato mia moglie mi hanno fatto adagiare sul lettino, erano le 15,30 di un sabato, e mentre mi portavano nell’ambulanza ho salutato i miei fratelli, alcuni parenti e vicini che nel frattempo erano accorsi vista l’ambulanza.

     Mi hanno messo subito la mascherina dell’ossigeno e via verso un ospedale che ancora non si sapeva quale fosse.  Lungo la strada l’ordine di trasportarmi a Cosenza. I miei pensieri e la mia mente erano rimasti sui visi e le espressioni di mia moglie, anche lei positiva al covid, ed i miei cari che ho lasciato a casa e che non sapevo se e quando li avrei rivisti.

     Arrivati al pronto soccorso dell’ospedale, c’erano già altre 4 o 5 altre ambulanze in attesa, arrivato il mio turno, mi fanno entrare in un tendone tipo protezione civile, mi fanno coricare su una barella con le ruote e mi accostano ad un lato. C’erano 3 sanitari, dottori o infermieri, vestiti con le protezioni anticovid, si vedevano solo gli occhi,  non si capiva le loro mansioni,  entravano ed uscivano per vedere le esigenze di coloro che nel frattempo erano arrivati dopo di me  con ambulanze o con auto private.

     Mi chiedono i dati personali e varie informazioni, mi fanno firmare il foglio di ricovero, mi inseriscono l’ago cannula ad un braccio, mi prelevano il sangue e il prelievo per il tampone covid. Ero vestito con pigiama, giacca da camera, calze e pantofole, era ormai notte, cominciavo ad avere freddo e sete, chiedo alcune volte a persone diverse di avere una coperta e una bottiglia di acqua, sembrava che quasi non mi davano retta perché tutti andavano di fretta.

     Finalmente dopo insistenze arriva una coperta leggera, e un dottore si avvicina e mi dice di avere pazienza perché si deve aspettare che si liberano dei posti per trasferirmi in reparto.

     Dopo circa 5 ore mi portano in una stanza attigua al pronto soccorso, mi fanno coricare su un letto e mi mettono la maschera dell’ossigeno. C’erano in quella stanza altre 8 persone, tra donne e uomini, chi taciturno, chi si lamentava ad alta voce e chiedeva l’intervento di qualcuno,  tutti in attesa di sistemazione nei reparti.   In nottata verso le 22,00 mi portano a fare la TAC e mi riportano al mio letto.

     Ero digiuno e assetato, avevo visto dei distributori di bevande e snack nell’ingresso attiguo, in un momento di calma ne approfitto per andare a prendere una bottiglietta di acqua e qualche snack per calmare il languore, sono dovuto ritornare subito a letto anche perché non riuscivo a stare senza ossigeno.  La notte passa insonne e la mente ritorna ai miei cari ma principalmente a mia moglie, anche lei positiva al covid, fortunatamente con pochi sintomi, pensando a quando li avrei rivisti.

     L’indomani, domenica, mi trasferiscono nel reparto di pneumologia, in una stanza con un’altra persona di 58 anni che era ricoverato da tre settimane, mi dice che nel letto dove sono io c’era un’altra persona che non ce l’ha fatta portato via durante la notte. Passano i dottori e mi comunicano la diagnosi, polmonite bilaterale da covid, per questa avrebbero iniziato le terapie adeguate e che io dovevo avere tanta pazienza perché non era una cosa da poco; questa notizia e quello che mi aveva detto il compagno di stanza mi avevano gettato in un certo sconforto; perché a me? Cosa dovevo fare? Come dovevo reagire?

     Dopo poco mi iniettano, per la prima terapia, antibiotico e cortisone,  entro in crisi respiratoria per allergia a quell’ antibiotico iniettato, perdo conoscenza e dopo un paio di ore mi risveglio attaccato a flebo, ossigeno da ventilatore polmonare e  ad uno schermo che  rilevava costantemente battiti, pressione e ossigeno nel sangue.  Ero speventato, ma subito mi hanno spiegato che la causa è stata l’allergia al farmaco e che tutto era passato.

     Mi sono affidato al Signore con la preghiera, mi sono soffermato al salmo 22/23, che mi ha dato forza d’animo:  “ Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla, su pascoli erbosi mi fa riposare, ad acque tranquille mi conduce. Mi rinfranca, mi guida per il giusto cammino, per amore del suo nome. Se dovessi camminare in una valle oscura non temerei alcun male, perché tu sei con me”  Sono stato così per 2 giorni e 2 notti, nel frattempo mi avevano cambiato l’antibiotico che mi aveva provocato il tutto, mi sentivo meglio, fortunatamente quando non avevo le flebo attaccate mi potevo alzare togliendo per alcuni minuti la maschera dell’ossigeno per andare in bagno e lavarmi.

     Il compagno di stanza di 58 anni viene trasferito ad altra struttura e al posto suo un altro, tre anni più giovane di me, che era stato per 3 giorni nella terapia intensiva, ma che non si poteva alzare dal letto, mi ha raccontato di quello che aveva passato e quello che aveva visto, ma preferisco non parlarne.  La prima settimana è stata la più brutta per le terapie intense che mi facevano, sempre a letto, ossigeno con ventilatore polmonare 24 ore, 3 terapie giornaliere di cortisone, antibiotico, seleparina e altro, mediante flebo o iniezioni in vena.

     Fortunatamente avevo il mio telefono con il quale potevo comunicare con mia moglie, i fratelli, parenti e amici ai quali preferivo non raccontare tutto quello che stavo vivendo; il mio telefono mi ha dato la possibilità  di avere a portata di mano la Parola del Signore che mi permetteva di pregare giornalmente, la liturgia del giorno, la liturgia delle ore e il Rosario.

    Nella seconda settimana ho sentito mano mano i leggeri miglioramenti anche perché reagivo positivamente alla diminuzione del volume dell’ossigeno erogato e il distanziamento delle cure. 

    Nella terza settimana, fatta la TAC di controllo, mi comunicano che c’è stato un miglioramento, mi  diminuiscono le terapie da 3 a 2 al giorno, e giorno per giorno mi diminuiscono anche il volume di ossigeno, gli infermieri mi fanno capire che si avvicinava il tempo delle dimissioni.

    Finalmente il sabato mattina della terza settimana mi tolgono l’ossigeno, mi prelevano il sangue e il tampone per l’esame covid; già in serata mi comunicano che il risultato del tampone è negativo (non avevo più il covid) ma che per sicurezza me ne dovevano fare un altro.

     Passo tutta la notte senza ossigeno e l’indomani, domenica, mi prelevano un altro tampone per l’esame covid.  In serata mi mandano a dire  che se il secondo tampone risultava negativo potevano dimettermi.  Così è stato e l’indomani, lunedì, al passaggio dei medici mi comunicano che domani mattina mi avrebbero dimesso, dandomi le indicazioni dei comportamenti e cure, puntualizzando che non sono ancora guarito dalla polmonite e che la riabilitazione a casa doveva essere lunga.

     Così martedì mattina, dopo la consegna dei documenti  di dimissione e le ricette delle cure da fare a casa, chiamo un TAXI, raggiungo la stazione ferroviaria e prendo il primo treno per rientrare a casa. Il tempo del viaggio mi è sembrato una eternità. Entrato nella porta di casa, ho ringraziato il Signore, baciato a terra e abbracciato mia moglie che anche lei aveva sofferto tanto restando sola a casa.

Il Mese di Maggio 2020

29 maggio - Madonnina mia, in questo mese di maggio a te dedicato ti abbiamo affidato tanti pensieri e situazioni della nostra vita, oggi vogliamo ringraziarti per averci ascoltato e per essere attenta ai nostri problemi piccoli o grandi che siano. Vogliamo continuare a camminare con te, tienici la mano e se volessimo lasciarla tu stingila forte tra le tue. Amen

22 maggio - Ti prego o Maria, per tutti noi studenti che ci siamo dovuti adeguare al nuovo metodo scolastico mettendo da parte la gioia di stare  insieme anche a scuola. Sostienici in questo ultimo periodo di studio che è il più impegnativo e duro per le tante verifiche finali e aiuta tutti coloro che si apprestano ad affrontare gli esami.

18 maggio - Caro Gesù oggi io prego per i malati, dona tanta forza e coraggio per superatre i loro momenti difficili, benedici tutte le persone che in questo momento li stanno aiutando.

16 maggio - Cara Madonnina, ti voglio pregare per un bambino di Scalea che ha seri problemi di salute e dopo il suo intervento non ha potuto fare i controlli necessari. Aiutalo a guarire e aiuta tutti i bambini che hanno difficoltà. Sotto la tua protezione ci rifugiamo, ascolta le nostre preghiere e salvaci sempre da tutti i pericoli. O Vergine gloriosa. Amen.

15 maggio - Cara Madonnina , accogli tra le tue braccia le nostre speranze e i nostri sorrisi, proteggili e custodiscili, affinché possano sempre illuminare i nostri volti e le nostre vite,. Colora il buio con la luce della preghiera e cancella la paura con la forza del coraggio. Stringi le nostre mani e guidaci nel cammino verso Gesù. Ascoltaci Madonnina.

14 maggio - Vergine Maria liberaci da questo attimo di inferno per tutti i medici, i pazienti e tutti i bambini che invece di giocare tra loro devono stare a casa 24h su 24h, uguale per noi poveri ragazzi che invece di farci una passeggiata o una partita a pallone siamo costretti a stare nelle nostre abitazioni. Maria vergine liberaci da questo periodo non bello.

12 maggio - Vergine Maria, ti prego per le persone che in questo momento difficile stanno rischiando la vita per proteggerci. E inoltre ti prego affinché ci aiuti ad uscire da questo periodo difficile più forte di prima. Cara Madonnina sono davvero felice perché la mia mamma mi ha portato in giro con la bicicletta. Ho visto anche la mia maestra. Grazie sono felice.

11 maggio - Santa Madre dei cieli ti preghiamo di aiutare tutti coloro che stanno affrontando un brutto periodo e per tutte le vittime del Covid 19, fa che possano sempre confidare nel Signore e nel Suo aiuto.

10 maggio - Vergine Santa, proteggi tutte le persone a me care, aiutaci a superare questo periodo, a ritornare alla normalità, a ritornare sui banchi di scuola, a riabbracciare gli amici e i parenti, a ritornare in palestra, a tornare a pregare tutti insieme. Maria, confido in te la mia preghiera. Aiutaci

9 maggio - Madonnina mia preghiamo insieme a te di proteggerci dal male e sconfiggere questa pandemia in tutto il mondo

8 maggio - Santa Madre accogli a te tutti  i bimbi mai nati, proteggili sotto il tuo caldo manto. Gesù, Madonnina e Giuseppe, aiutateci a sconfiggere questo virus, aiutate i dottori e gli scienziati a trovare il vaccino.

7 maggio - Ti amo, Vergine Santissima,  mia Mamma Celeste, continua a tenermi  per mano e guidami all'incontro definitivo con Gesù. Amen

6 maggio - Vergine Maria fa che presto, tutti noi ragazzi potremmo rivederci e contagiarci di nuovo di gioia, abbracciandoci e non pensando a questo brutto periodo che stiamo vivendo.

5 maggio - Cara Mamma Celeste.
Aiutaci in questo momento di dolore e afflizione. Speriamo di ritornare presto alla nostra vita quotidiana. Preghiamo di riabbracciare i nostri cari e i nostri amici. Questa pandemia non deve influire sulle nostre speranze e dobbiamo continuare ad avere fiducia in tutti quelli che si stanno impegnando, soprattutto dottori, medici e infermieri.

4 maggio - Vergine Maria, dolce Mamma del cielo, che con la Tua bontà infinita accogli ogni nostra richiesta, anch'io che sono un ragazzino rivolgo a Te una preghiera : aiuta la mamma di una mia compagna che deve affrontare le cure per un brutto male. Stendi, o Madonnina il Tuo sguardo misericordioso su di lei proteggendola e aiutandola a superare questa difficile prova. Grazie

3 maggio - O Madonnina da lassù un aiuto dacci tu. Tieni lontano da noi il dolore e dacci tanto, tanto amore. Tu che stringi il tuo Bambino stringi tutti a te vicino. Dacci coraggio e fa che presto venga maggio con il sole e con le rose scompariranno tutte le brutte cose

2 maggio - Cara e dolce Madonnina aiuta tutti i bimbi del mondo. Ti voglio anche dire che sei super bellissima.

O Vergine Madre, che Ti degnasti di apparire sulle solitarie montagne di Fatima a tre pastorelli, insegnandoci che nel ritiro dobbiamo intrattenerci con Dio nella preghiera per il bene delle anime nostre; ottienici l'amore alla preghiera e al raccoglimento, affinché possiamo ascoltare la voce del Signore e adempiere fedelmente alla sua santissima Volontà. Ave Maria... Madonna del Rosario di Fatima, prega per noi.


                         Scalea 28 aprile - Un dono da condividere                                     

Guardiamo al futuro con i nostri figli, ci chiedono di Vivere e vogliono farlo con Gioia, donando Felicità.

Cerchiamo di imparare. Grazie per tutto quanto il Signore vi dona di vivere per la nostra serenità.

 

 Scalea, 2 aprile 2020 - Lettera aperta alla comunità                                                                       

Carissimi Fratelli e Sorelle in Cristo,
siamo ormai vicini alle celebrazioni della Pasqua del Signore, per cui avverto viva l’esigenza di salutarvi e di porgervi gli auguri, anche perché faremo fatica a incontrarci per poterlo fare personalmente nel corso delle celebrazioni, per come eravamo abituati.
Quest’anno il Signore ci chiede di vivere la Pasqua rileggendoci nel Ministero battesimale del sacerdozio comune, è un ministero che non sempre esercitiamo anche perché ci siamo noi presbiteri, ma in questa occasione ogni cosa riferita alla grazia sacramentale dei segni pasquali è affidata a voi.

Vi incoraggio a viverla nelle vostre famiglie e a preparare bene ogni cosa, perché ogni famiglia, nella diversità delle sue componenti, possa emozionarsi nell’avvertire la presenza viva del Signore accanto a se.

Abbiamo celebrato San Francesco di Paola, patrono della Calabria e delle genti di mare, ma anche grande Santo eremita e penitente. Affidiamo a lui, tutto ciò che appesantisce il nostro cuore e rende insicura la speranza nella nostra vita. Tutti abbiamo bisogno di essere incoraggiati nel guardare con fiducia al futuro, ai nostri figli, nella certezza che Tutto andrà bene.

Sappiamo bene che questo vale per noi, tanti nostri fratelli e sorelle sono nel dolore, nella sofferenza, nella malattia, insomma hanno bisogno di essere sostenuti in questa grave prova, che si è accompagnata alla vita dei propri cari, trasformando radicalmente la loro esistenza, il loro modo di vivere. Dobbiamo pregare perché tutti abbiano pace nel cuore, che il Signore abiti la loro vita, che la Vergine Addolorata li sostenga con la sua intercessione.

Anche nella nostra comunità, che pure è stata risparmiata dagli effetti più disastrosi del virus, non possiamo che prepararci a sostenere quanti sono rimasti per molto tempo senza lavoro, e si trovano a vivere questo tempo in gravi difficoltà esistenziali. Perciò vi incoraggio nuovamente alla generosità per come potete e se potete, abbiamo bisogno del sostegno di tutti, per aiutare tutti coloro che chiedono di essere sostenuti.

Da parte mia, non posso che levare il ringraziamento al Signore per aver risparmiato la comunità dai drammi legati a questo morbo, alla morte e a tutto ciò che si accompagna a queste sensazioni di dolore che hanno la radice nell’amore verso le persone care.
Il Signore ci ha protetti dalle sofferenze più gravi, ci ha benedetti e noi dobbiamo ringraziarlo. Ho vissuto questi giorni con la sofferenza nel cuore, non vi avevo accanto materialmente, ma con la gioia del ministero ho celebrato e ho pregato con voi e per voi.

Voglio dare un saluto particolare ai ragazzi e ai giovani che avrebbero dovuto vivere la gioia dei momenti sacramentali della Prima Comunione e della Confermazione, anche per me sono appuntamenti di particolare gioiosità caratterizzata dalla loro voglia di vivere l’incontro con Gesù e il dono dello Spirito Santo.
Diciamolo pure, è tutta la famiglia cristiana che fa festa accanto ai nostri figli, per adesso è tutto rinviato alla ripresa delle attività catechistiche. Magari qualcuno non riuscirà più a stare dentro gli abiti che aveva preparato, è la crescita fisica che caratterizza questo periodo della loro vita.

La Comunità parrocchiale vive giorni di riflessione di fraternità familiare e guarda con fiducia al giorno nel quale insieme torneremo attorno allo stesso altare per cantare e ringraziare il Signore, per scambiarci i sorrisi, o più semplicemente gli sguardi, per chi ama basta poco e tutto diventa vita nuova e voglia di fare festa.

Per la prima volta, da quando sono a Scalea, non potrò neanche fare visita alle vostre famiglie nel mio pellegrinaggio personale per portare la benedizione e gli auguri del Risorto nelle Vostre case. Una Pasqua speciale, da vivere con grande intensità nella contemplazione del mistero di Cristo abbandonato, cogliendo in tutto questo tutto ciò che genera amore e donazione di se per il bene della vita di comunità. Ancora grazie, per tutto quanto riuscite a trasmettermi con il vostro esempio e la vostra dedizione alla vita familiare e alla comunità.

Adesso mi preparo a vivere questi giorni santi leggendovi accanto a me, vi vedo nella vostra dinamicità affettiva e nella gioia di sentirvi parte di questo mistero di salvezza. Pregheremo con intensità perché tutto prosegua per il bene nostro e dei nostri figli, il Signore ci deve dare pace.
Se camminiamo insieme, riusciremo a dare speranza anche a coloro la vivono con più difficoltà, oggi hanno bisogno di noi per recuperare fiducia.

Ancora auguri a tutti di una Santa Pasqua, nella speranza di rivederci al più presto, quando e per come il Signore vorrà donarci.

26 marzo 2020  - Scalea. La solidarietà non si ferma

Il principio della solidarietà non può conoscere confini territoriali o limiti temporali ed incoraggia i tanti cittadini impegnati nelle associazioni di volontariato e nelle aggregazioni ecclesiali a svolgere il loro servizio con umiltà e spesso nell’ anonimato, anche nella trepidazione che in questo tempo di pandemia la paura del contagio determina. Non è sempre facile fare discernimento tra gli orientamenti governativi e l’attenzione alle tante marginalità che guardano alla Chiesa, spesso uno dei pochi presidi rimasti sulla frontiera della povertà, per essere accolte.

Il tempo quaresimale ci incoraggia a restituire a questo termine il valore che gli è proprio, un periodo di riflessione e di ricerca interiore, di scelta vocazionale necessario per tutti coloro che devono affrontare una nuova fase della propria vita.

Quale parroco della Comunità di San Giuseppe Lavoratore, che conta circa quattromila abitanti, e Coordinatore dell’Unità Pastorale di Scalea sottolineo la preziosità della presenza di quanti generosamente e quotidianamente, spesso in modo anonimo, sostengono le iniziative parrocchiali; in particolare le Caritas parrocchiali “Una Mano Amica” e “Con-Tatto”, che servono oltre cento nuclei familiari, italiani e stranieri, nella distribuzione degli alimenti e per gli indumenti,  la richiesta del servizio di questo sostegno ai bisogni basilari va giorno per giorno ampliandosi. Viene vissuto anche il servizio a domicilio per le situazioni sociali più difficili da vivere, alcune persone sole e anziane.

In particolare la Mensa Caritas San Giuseppe ha accentuato la sua attività di accoglienza verso gli ospiti provenienti dal territorio e i tanti immigrati che chiedono di poter avere il pane quotidiano. Un più moderno servizio mensa è stato inaugurato nello scorso novembre alla vigilia della Giornata Mondiale per i Poveri, dal nostro Vescovo, che ha benedetto i locali ed ha sottolineato come questa struttura si è inserita in un piano diocesano di sostegno alle marginalità, insieme ai centri di prima accoglienza, ospitalità ai senzatetto e il Centro di Ascolto Foraniale,  attivo da molti anni presso la parrocchia della SS. Trinità, realizzati con il contributo che la CEI elargisce annualmente alle diocesi per dette finalità con i fondi dell’otto per mille. In questo periodo di emergenza sociale, abbiamo privilegiato totalmente il servizio di asporto e il recapito a domicilio, per evitare i contatti tra le persone e  gli spostamenti nella città.

La città di Scalea in questi ultimi anni sta vivendo un particolare disagio già nella sua vita amministrativa, retta da qualche mese e ancora una vota da un Commissario Prefettizio; il tessuto sociale risulta molto complesso per la presenza dell’alto numero di extracomunitari che stentano ad inserirsi nella comunità e, nei mesi estivi da quanti vi giungono per trascorrere un periodo di vacanza al mare, la città che ordinariamente conta circa 12.000 abitanti si popola fino a raggiungere le oltre 100.000 persone,  senza necessariamente poter contare sui servizi essenziali di accoglienza. Scalea infatti è un riferimento abitativo stabile per molti immigrati Polacchi, Brasiliani, Venezuelani, Senegalesi, Marocchini, Albanesi, Russi, Rumeni, Pakistani, Indiani un vero crogiuolo di culture e di popoli diversi che sperano di costruire qui il loro futuro. Questo fenomeno, in se molto positivo, esigerebbe da parte dell’amministrazione un monitoraggio permanente dei loro bisogni ai quali dare una risposta e interagire in modo programmatico. Non si può contare solo sulla Provvidenza, che deve essere invocata per incoraggiare la generosità a sostegno dell’opera dei volontari, credenti e laici, che  vivono con gioia l’esercizio della carità, secondo l’insegnamento evangelico: “c’è più gioia nel dare che nel ricevere”.

Tutto questo lavoro pastorale e caritativo può contare ministerialmente su molte disponibilità il prof. Eugenio Ielpa, diacono permanente rientrato in questi giorni a servizio della parrocchia nella quale risiede. I diaconi don Sandrino Gaudio, che nel prossimo maggio sarebbe dovuto essere ordinato presbitero e don Francesco Castelluzzo, già molto inseriti soprattutto nella pastorale giovanile e nelle attività caritative. Poi i Giovani Animatori dell’Oratorio ANSPI, i Talent&Art, gli Scout, gli aderenti all’Azione Cattolica e del Cammino Neo Catecumenale, il Movimento dei Focolari, il Gruppo delle Famiglie, e tanti altri laici che nella diversità dei carismi hanno come comune denominatore l’appartenenza alla comunità, l’amore verso la persona e la preghiera, che è sempre  l’anima di ogni apostolato.

 18 marzo 2020 - Seconda settimana di Esercizi Spirituali

Ci guardiamo attorno, e leggiamo di più anche nel mondo dei social, abbiamo tutti più tempo. Si può notare un accentuato nervosismo anche per le considerazioni più ordinarie, è chiaro chela situazione sta generando disagio non solo in riferimento al virus ma anche alle relazioni sociali. In molti messaggi, c'è come una esigenza di esprimere il disprezzo per l'altro, nel turpiloquio gratuito, improprio si cerca di far sapere all'altro che si è forti, mentre si è coscienti della propria debolezza. Ma perché ci sentiamo deboli? Quasi in nulla dipende da noi.

Purtroppo vediamo i nostri politici, sono le nostre guide sociali, disorientati che si affannano a fare proclami a normalizzare divieti, invocare l'intervento dell'esercito, invece di creare un maggior senso di responsabilità nei cittadini. Senza mai affermare le loro responsabilità, operando sempre con gli amici degli amici, in merito alla impossibilità operativa delle strutture che dovrebbero attivarsi in questi casi.

Anche le associazioni di volontariato che dovrebbero esprimere il valore della loro presenza particolarmente in queste situazioni, a me sembra non vivano il loro senso civico di vitalizzare la speranza nelle proprie competenze, che è anche azione, fare delle cose e non solo scaricare messaggi, copiati di qua e di la che non hanno alcuna relazione con il vissuto ordinario. Poi c'è il tema dell'amore gratuito verso l'altro che non è appannaggio esclusivo dei cristiani, ma è il valore mediante il quale ogni persona merita il mio rispetto, la mia attenzione e il mio aiuto.

Certo noi dobbiamo prepararci ad affrontare anche il dopo, e questo aspetto ogni tanto esplode con rabbia, è la povertà che dovremo affrontare ed è purtroppo generalizzata e presente in ogni famiglia nelle diversità dei modi, delle scadenze economiche, senza il sostegno di risorse adeguate per poterle affrontare. Poi abbiamo gli impiegati, tutti coloro che hanno garanzie sociali, che, a vario titolo vivono in questa fase dei disagi, ma dovrebbero avere il gusto del rispetto per chi non riuscirà a rispettare gli impegni per sostenere i propri figli e verso la società. Ritengo che i Politici ai vari livelli dovrebbero parlare anche di questo, una volta terminata, speriamo presto questa emergenza,, come aiuteremo gli agricoltori, i negozianti, i gestori delle varie attività turistiche.

Purtroppo di tutto questo a me sembra non emerga molto, parlo del nostro territorio, e questo atteggiamento certamente non genera fiducia nel futuro, serenità nelle relazioni, capacità di dialogo, amore per l'altro. Diciamo così, almeno chi ritiene di dirsi cristiano abbia la capacità di leggere meglio la realtà e di sostenere, anche concretamente per come è lecito, nel rispetto di tutte le norme comportamentali, con amore coloro che vivono l'impossibilità della speranza se non avendo accanto il fratello che si accorge di lui e non lo dimentica nel disagio e nella solitudine.

Ritengo di non aver detto nulla di particolarmente nuovo, penso che ciascuno di voi, lo avrebbe espresso con la stessa intensità magari arricchendo il tutto con qualche parolaccia, indicando qualche nemico da odiare, da scacciare.  Noi che operiamo con i social dobbiamo sentire viva la responsabilità dei mezzi a nostra disposizione avendo chiara la coscienza di dover generare sempre fiducia nell'altro, di sentirsi liberi di amare, di guardare anche a coloro che purtroppo non operano per come si dovrebbe, nella disponibilità a suturare con il proprio impegno i vuoti e il degrado sociale che loro determinano e che noi dobbiamo subire. Dedico tutto questo ai nostri ragazzi, ai giovani che guardano a noi adulti cercando un po' di sicurezza per il loro domani. E' un po' lungo ma non siete obbligati a leggerlo tutto.

Abbiate pace nel cuore, donate pace agli altri.
 

 

Domenica 12 Gennio 2020:  Con Don Pierpaolo alla scoperta  del Gastaldato Longobardo e le origini della Diocesi di Malvito

     Come previsto dal calendario degli incontri di formazione, domenica 12 gennaio c.a.  il nostro Gruppo delle Famiglie ha vissuto una bellissima giornata di comunione e formazione, presso la Parrocchia San Michele Arcangelo in Malvito (Cs), il cui Amministratore parrocchiale è don Pierpaolo Lippo.

     Seppur in numero alquanto ridotto, a causa di molteplici impegni che hanno impedito a tante famiglie del gruppo di essere presenti, dopo esserci ritrovati nel piazzale della nostra Chiesa di San Giuseppe, ci siamo trasferiti a Malvito dove la giornata è iniziata con la partecipazione alla Santa Messa delle ore 11,00 officiata da don Pierpaolo, che ci ha accolti con gioia ed entusiasmo presentandoci a tutta l’assemblea; anche in questa occasione il nostro gruppo si è subito unito al coro parrocchiale collaborando all’animazione della celebrazione eucaristica  (Franco sempre con la chitarra e gli altri a cantare); la nostra presenza è servita anche a don Pierpaolo per ricordare con affetto il tempo trascorso come vicario nella nostra parrocchia e che ha lasciato in lui ricordi belli e indelebili.                                            

     Al termine della santa messa, è stata tenuta da don Pierpaolo una catechesi sul ruolo della famiglia prendendo spunto dall’Esortazione Apostolica di Giovanni Paolo II  “Familiaris Consortio”.

     Iniziando con la lettura del brano evangelico del ritrovamento di Gesù nel Tempio di Gerusalemme, don Pierpaolo ha sottolineato la difficile situazione delle famiglie cristiane in questo nostro tempo e la difficoltà che esse incontrano nella trasmissione e la crescita della fede dei propri figli e delle nuove generazioni. Le famiglie – ha detto don Pierpaolo – devono essere i primi centri di ascolto e di evangelizzazione; i genitori oggi devono avere la stessa ansia, nella sequela di Gesù per farlo conoscere ai propri figli, che ebbero Maria e Giuseppe quando si misero alla sua ricerca a Gerusalemme.

     La missione della chiesa di oggi è quella di “uscire” per entrare nei contesti famigliari e portare l’annuncio del “Vangelo della famiglia” quel vangelo che è “Famiglia” perché crea comunione e comunità; bisogna pregare – ha proseguito don Pierpaolo – perché la famiglia torni a svolgere il ruolo che Dio gli ha affidato sin dalle origini

     Al termine di questo momento di riflessione, dopo una preghiera alla Vergine Maria e la benedizione, don Pierpaolo ci ha invitato, con il motto “dopo la mistica… la mastica” a trasferirci nel salone parrocchiale dove alcune collaboratrici parrocchiali avevano preparato per noi un abbondante pranzo comunitario che abbiamo consumato con gioia e allegria a cui hanno partecipato anche don Pierpaolo e sua madre Anna, non prima di aver guardato un video con il saluto di benvenuti, preparato da alcuni giovani della parrocchia, sulle bellezze e le peculiarità del paese di Malvito, con il suo caratteristico centro storico, il castello e alcune immagini della parrocchia.

 

     Infatti, intorno alle ore 15,00 circa, accompagnati da Roberto, un operatore turistico, nonché fotografo, di Malvito che ci ha fatto da guida, abbiamo potuto visitare il caratteristico centro storico di Malvito, cominciando dal Castello Longobardo – Normanno, posto sulla parte più alta del paese.

     Intorno alle ore 16,30 circa ringraziando tutti per la splendida giornata vissuta e la calorosa accoglienza ricevuta, siamo ripartiti per ritornare a Scalea.

     A conclusione di questa ennesima esperienza di uscita come gruppo famiglie, la riflessione che ci viene da fare è che questa metodologia di evangelizzazione e nello stesso tempo di conoscenza e formazione personale, ci porta alla scoperta e all’instaurazione di rapporti umani e sociali, di amicizia e di fratellanza, che ci gratificano e ci incitano a continuare in questo cammino, ringraziando il Signore per tutto ciò che ci dona di vivere alla luce della sua grazia.

 

                                                                                                                                                        I  Coordinatori del Gruppo delle Famiglie

                                                                                                                                                                      Gianpietro  e  Maria Franca

                      

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